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sabato 19 aprile 2008

STORIE E REALTA' GAY

Ma perché tutte le storie gay che leggo sono piene di ragazzi bellissimi e disponibilissimi? Perché l’ottimismo verso il futuro è una merce così abbondante? Sono tutti giovani, tutti belli, tutti in perfetto stato fisico, tutti innamorati persi e per di più proprio della persona giusta! … Queste storie gay non sono storie ma fantasie, nessuno racconta la sua vita ma tutti si limitano a raccontare i loro sogni… anche la poesia vive di sublimazioni, ma la narrativa troppo sublimata ha uno strano sapore… è bella, se vuoi, ma irreale, in fondo si tratta solo di belle favole in cui le cose finiscono sempre bene… ma la realtà? La realtà che fine ha fatto? La realtà del quotidiano, dei sogni che rimangono sogni proibiti, dei desideri che non si realizzano, delle dichiarazioni fatte alla persona sbagliata, delle delusioni, della solitudine, dei ragazzi mezzi mezzi, gay e non, o troppo magri o troppo grassi, dei ragazzi non californiani, non palestrati, dei ragazzi qualunque di cui è piena la vita? Quando rivedo qualche vecchio film di Pasolini resto sconvolto proprio dal realismo, dalla crudezza, in qualche modo dalla verità di quello che vedo, ma oggi, nella narrativa gay, se ha un senso chiamarla così, di verità ne trovo pochissima, io stesso sento la tentazione di scrivere inventando e lanciandomi a sognare cose lontanissime dalla realtà. L’alienazione e la fuga dal reale sono divenute un rifugio costante anche per me. In internet c’è tanta narrativa a sfondo gay (ma proprio tanta) ma la dimensione realistica è costantemente messa da parte. Ho trovato un bel sito di narrativa gay con tantissime storie ma sono anche in questo caso lontanissime dal mondo reale, si tratta di un sito creato da un anziano che, evidentemente, ha fatto dell’ottimismo la sua missione, scrive cose molto belle, anche commuoventi ma, purtroppo, non realistiche, se vogliamo, propone modelli “facili” a persone giovani che avranno delle strade molto “difficili” da percorrere e che nella stragrande maggioranza dei casi si adatteranno a vivere una vita di “serie b”. Mi chiedo talvolta se l’ottimismo sistematico non sia in effetti una spia del contrario, spesso la letteratura ha un valore sostitutivo della vita reale. Ciò che mi lascia perplesso è che praticamente quasi tutta la narrativa a sfondo gay non ha nulla a che vedere con la realtà, nella vita della maggior parte dei gay di eros ce n’è veramente poco, la fuga nel mondo irreale non è di un singolo ma di tutti, sembra quasi che le favole premino più della realtà, che guardare in faccia le cose come sono sia deprimente, che, tutto sommato, nessuno voglia riflettere sulla vita che realmente fa.
E se invece scrivessi un romanzo diverso? Un romanzo reale… una storia di delusioni, di fallimenti, di vecchiaia incombente o già arrivata? Se cercassi di dire che cosa si prova e non che cosa si sogna? Un romanzo con un titolo semplice “banalità della vita quotidiana”, la storia di un vecchio depresso, deluso, un poco rincoglionito, che si droga talvolta con le letteratura ma che alla fine resta comunque nel suo buco, la storia del non concludere nulla, del lasciarsi andare senza drammi e con mille rimpianti, ma rimpianti stupidi, cose da stupidi, da delusi del mondo e della vita, che hanno passato sì qualche momento bello ma che in fondo non sono mai stati se stessi… questo romanzo sarebbe reale, coerente, non un manifesto ideologico ma un documento reale, qualcuno leggendolo potrebbe sentirsi meno solo… e sarebbe già molto, forse.
Se volete, potete partecipare alla discussione sull'argomento aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=27214709

domenica 14 ottobre 2007

GAY TRA REALTA' E MORALISMO

Mi chiamo Marco e ho 23 anni, studio ancora, ma spero per poco, vorrei insistere sul tema dell’indecisione e soprattutto sull’idea che “fare il bravo ragazzo” è molto più difficile di quello che sembra, il post del ragazzo indeciso, secondo me, è molto realistico, non so se nel bene o nel male, è un esempio di quello che vive la maggior parte dei ragazzi gay, almeno di quelli che un compagno ce l’hanno, più o meno di nascosto, e io sono uno di quelli e mi ritengo enormemente fortunato. Quando ho letto il post del ragazzo che va a caccia di gay all’università mi ci sono rivisto e un po’ mi sono rivisto pure nel ragazzo che non si decide mai. Adesso vi dico di me. Sto da due anni con un ragazzo che è uno come si deve, lo apprezzo molto umanamente, però non so dire se lo amo, veramente non lo so, quando l’ho conosciuto ero solo come un cane e mi ci sono attaccato subito, prima come amico e poi anche a livello sessuale. Voi potete anche dire che se uno non è profondamente innamorato non ci si deve mettere perché se no crea una marea di illusioni... ma queste sono chiacchiere perché se dai retta a queste cose torni ad essere solo come un cane, mentre se ti metti con lui, non dico che stai bene, ma almeno stai un po’ meglio. Capite quello che voglio dire? Ho letto quello che scrive progettogay sulla morale gay e in un certo senso lo condivido, però le mezze misure sono una cosa che esiste nella vita di tante persone, pure nella mia... ma che significa decidersi? Non lo so, ma mettersi con un ragazzo solo se lo ami in senso totale mi sembra una cosa utopistica... la mezza misura esiste veramente e, secondo me, è la regola, quelli che sanno sempre quello che devono fare, se ci sono, sono pochissimi. Ma adesso torno a me. Io che ci vado a fare all’università? ... onestamente ci vado “anche” per studiare, ma non è quello il motivo principale... io all’università ci vado per stare in mezzo ai ragazzi e, ovviamente, anche per andare a caccia di ragazzi gay, la cosa mi sembra assolutamente naturale... gli etero ci vanno a caccia di ragazze e noi facciamo la nostra parte... se un ragazzo gay va all’università solo per studiare, secondo me c’è qualcosa che non funziona, perché, non so quello che pensate voi, ma il sesso per me è proprio una spinta fondamentale, è proprio la presenza fisica di questi ragazzi che mi manda in orbita. Adesso cerco di farvi capre dove voglio andare a parare... io un ragazzo ce l’ho e ce l’ho in tutti i sensi, sia a livello affettivo che a livello sessuale... però, quando vado all’università non mi posso mettere il paraocchi! Io gli altri ragazzi li vedo e per me sono un interesse fortissimo, voglio dire che sono un interesse fortissimo ”anche” se io il mio ragazzo ce l’ho... mi guardo intorno, comincio con una chiacchiera, poi si va a prendere un pezzo di pizza, poi si parla dell’università... insomma, io ci provo! Non posso fare l’ipocrita... è un gioco che mi piace troppo. Ditemi quello che vi pare... forse io non terrei il piede in due scarpe... ma fare finta che questi ragazzi non mi interessano non ha senso, perché mi interessano eccome. Sono io l’ipocrita e l’immorale perché sto mettendo le corna al mio ragazzo e almeno sto cercando di vedere se è possibile mettergliele? E qui torna il problema del capire se il ragazzo che ti interessa è gay... perché mi potete dire tutto quello che volete, però l’occhio non va alla ricerca del ragazzo gay ma del bel ragazzo, cioè il fatto che sia gay è secondario. Anche qui, per favore, mettiamo da parte le ipocrisie. Io non cerco di vedere se tra i ragazzi gay dell’università (ammesso che riuscissi a distinguerli) ce n’è qualcuno bello, no! Io faccio il contrario, io cerco di vedere se tra i ragazzi belli dell’università ce n’è qualcuno gay! ... se dovessi scegliere tra uno gay e brutto, o almeno che non mi attira, e uno bello che non è gay... beh! ... potrà sembrare paradossale, ma io continuerei a correre appresso a quello bello ed etero e non a quello gay e brutto! Ho sentito dire tantissime volte la storia di quelli che sono belli “dentro”... eh no! Onestamente a me interessano i ragazzi belli “fisicamente”, se poi hanno anche l’anima bella tanto meglio, ma se non mi attirano a livello istintivo alla prima occhiata... beh... c’è poco da fare possono essere pure persone eccelse sotto altri punti di vista ma di loro non mi interessa più di tanto... e aggiungo un’altra cosa...per quelli che dicono che l’amicizia e l’amore non sono la stessa cosa... io gli amici li voglio belli, prima di tutto belli... non mi dite che sono stupido e che non vedo il resto... perché io quello che vedo lo vedo! So benissimo che ci sarà il coro dei moralisti! Io stesso prima ero moralista... ero moralista quando possibilità concrete di trovare ragazzi belli che potessero stare con me non ne avevo... un po’ il discorso della volpe e l’uva... Non ci posso provare io e allora sono immorali quelli che ci provano! Ma poi, quando ho visto che la caccia non al gay, ma al “bello gay” poteva avere successo.... beh... il modo di valutare le cose è cambiato. Dei ragazzi belli e gay che ho conosciuto all’università... tutti ragazzi normalissimi sotto tutti gli altri aspetti, non sono stato mai veramente entusiasta, ma se lo fossi stato io il mio ragazzo di adesso lo avrei mollato, perché se no il rapporto con lui sarebbe stato falso... io queste cose a lui le ho dette e non è rimasto per niente impressionato, mi ha detto che lo sapeva benissimo e che ormai mi conosce bene, ma che a lui sta bene anche così... parliamoci chiaro, di gay belli e “possibili” all’università nell’ultimo anno ne ho conosciuti tre, ma poi alla prova dei fatti non mi sembrava che valesse la pena di cambiare... non lo so se cambierò tanto facilmente... forse no... anche se il mio ragazzo in termini estetici non è assolutamente paragonabile ai bellissimi che ho conosciuto... però... perché devo rinunciare a guardarmi intorno? Per dirmi a distanza di qualche anno che sono stato stupido a non farlo? Gli occhi ci stanno per guardare! E un ragazzo gay sa benissimo che cosa guardare!