martedì 22 luglio 2014
GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
lunedì 10 ottobre 2011
ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI
domenica 19 dicembre 2010
DIARIO DI UN GAY 65ENNE
venerdì 17 dicembre 2010
RIFLESSIONI DI UN GAY QUARANTENNE
qui fiocca che è una bellezza, sembra il paese di Babbonatale, bello ma frustrante, non posso nemmeno uscire di casa. Sto a casa e mi deprimo, leggo un po’ su internet poi mi metto a pensare alla mia vita, ormai ho 40 anni, non sono ancora vecchio ma non sono nemmeno giovane, coi giovani veri ho poco da condividere. Ho anche amici ventenni ma lo sento benissimo che è un altro mondo, mi devo adattare alla terrificante quarantina, quando ancora erano 30 e passa la cosa era più accettabile ma adesso sono 40. Guardo avanti al mio futuro e mi piglia la malinconia. Diciamo che è da almeno 25 anni che so di essere gay, ma che è successo in questi 25 anni? Tanti pensieri a vuoto, tanti desideri ma poi in concreto sempre rinvii e nulla di reale e non è stato nemmeno un male, in certi casi, se si fossero realizzati i miei sogni allora, dopo sarei finito nei guai. Le persone vent’anni dopo non sono come te le immaginavi 20 anni prima e allora la solitudine è il male minore e forse è anche per questo che uno alla fine i sogni li mette da parte e cerca di vivere tranquillo. Leggevo su internet di una esecuzione capitale ieri negli usa, queste notizie mi creano una profonda sensazione di disagio. Mi veniva in mente che la vita umana non è tutta quella sequela di meraviglie e di opportunità che si dice, ma è una cosa terribile nella quale si capita per caso e bisogna andare avanti solo perché ci si sta, forse sono pessimista. Oggi ho rivisto un mio vecchio professore di quando andavo al liceo, adesso ha 70 anni, era ed è una brava persona, è stato contento di vedermi, siamo andati a fare colazione insieme al bar e mi ha parlato un po’ dei suoi guai, io me lo ricordavo di 48/49 anni, era una forza della natura, rivederlo adesso mi ha fatto proprio male, è invecchiato, insicuro, ha avuto un sacco di guai, ed è sposato, ha figli grandi e tutto sommato dovrebbe fare una vecchiaia felice ma i guai li ha lo stesso. Mah, io adesso mi sto incamminando per quella strada. Sono gay, sì, è vero, ma in fondo non è affatto la questione fondamentale, il tempo passa per tutti, anche per quelli che pensano di poterne non tenere conto. Oggi non cerco più un compagno ma una tranquillità, che in parte già ho, potrebbe sembrare rassegnazione, ma per parlare di rassegnazione bisognerebbe credere di aver perduto qualcosa. Ci sono persone (ragazzi) ai quali voglio bene e con i quali ho anche vissuto una mezza storia ma non siamo mai stati la scelta definitiva l’uno per l’altro, li stimo, siamo amici e anche qualcosa di più forse, ma non abbiamo una parte di vita in comune e molto probabilmente non l’abbiamo mai avuta. Vedo i sogni di tanti ragazzi e penso che in effetti ci ho messo anni per staccarmi da quei sogni. Non so che pensare di quei sogni ma ho l’impressione che per me quella fase sia archiviata. Adesso penso ad altro, penso al lavoro, nel senso che siccome dovrò lavorare ancora parecchi anni devo cercare di mettermi in una condizione che non mi schiavizzi ma mi lasci la mia liberà che è in fondo il vero valore al quale ancora credo. Mi piace la natura, la montagna, mi piacciono le sensazioni fisiche di quando ti svegli la mattina e intorno sei circondato dalla natura. Il mondo umano lo sento vicino ma solo in un certo modo molto teorico ormai non desidero più di unire la mia vita a quella di un’altra persona. Mi spaventa la vecchiaia, quella sì, la vecchiaia di un gay, quando non sei più autosufficiente e il cervello comincia ad abbandonarti, la vedo proprio con timore, ma è anche inutile pensarci, se ci arriverò verrà tutto da sé.
Ciao Project (se vuoi, pubblica la mail)
domenica 7 novembre 2010
PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE
venerdì 20 agosto 2010
GAY E AUTONOMIA AFFETTIVA
martedì 13 luglio 2010
QUADERNO DI UN VECCHIO GAY
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Che giornata! Fa un freddo boia ma io me ne sto a casa, mi faccio una tazza di tè e sento un po’ di musica. Forse gli altri vecchi non si accorgono così chiaramente di invecchiare. Se hai figli ti devi preoccupare per loro, li hai messi al mondo e devi fare in modo che ci possano stare dignitosamente, o il meno peggio. Io adesso ho solo un fratello parecchio più giovane di me, lui ha famiglia e quindi ha altro da pensare, i nipoti hanno la vita loro e che possono capire di un vecchio? Mi fanno un po’ di moine quando capita che mi vengono a trovare ma per loro la vita è ancora tutta una promessa. Ancora sto in salute, diciamo così, almeno non sembra ci siano cose che mi potrebbero portare dall’altra parte in tempi brevi. E allora mi sono rimesso a scrivere, ma voglio mettere da parte le chiacchiere, devo scrivere solo cose, fatti immediati.
Quando ero giovane avevo una casa piena di tutto e sempre in disordine, adesso non c’è una virgola fuori posto. D’altra parte la casa è piccola piccola e si fa presto.
La signora della rosticceria mi tratta bene perché ci vado quasi tutti i giorni, è una signora grande che in quel posto ci ha passato la vita, adesso si sono allargati e il locale è messo bene e poi ci va tanta gente. Quando ci vado mi metto sempre bene, barba fatta e camicia stirata e soprattutto scarpe lucidate, non voglio cominciare ad andare in giro trasandato, almeno un po’ di decoro lo devo salvare. Tornando a casa ho incontrato il portiere, un ragazzo giovane credo dell’America latina che ha moglie e figli piccoli, veramente un bravissimo ragazzo. Quando mi vede mi saluta e mi fa un sorriso e io rispondo con la mano come se fossimo vecchi amici.
Il pranzo è finito, quello che è rimasto va bene per la sera, ho preso le medicine e per fortuna hanno acceso il riscaldamento e si sta bene. Mi metto un poco di musica bassa bassa e mi metto sul letto perché se sto in piedi i dolori si fanno sentire di più.
Ho sentito una trasmissione sul festival e sulla canzone di quello che non è più gay. Ma perché si buttano i soldi in queste cose quando ci sta tanta gente che muore di fame? E poi Lippi dice che nel calcio di gay non ne ha mai visto uno e la gente va appresso a queste cose, è proprio deprimente. La gente pensa che si è gay a 20 anni e poi passa, ma quelli che sono gay a 20 anni, dopo 50 anni, se sono ancora vivi, sono gay vecchi, ma non fanno più notizia, quello che fa notizia è il bel ragazzo che puoi mettere in copertina, il resto ha fatto il suo tempo.
Sono stato al matrimonio di un mio lontano nipote, un rito veramente grottesco, almeno dal mio punto di vista, la socializzazione dei rapporti d’amore, ammesso e non concesso che amore ce ne sia e non sia solo un contratto di quattrini. Poi dicono matrimonio gay! Per carità! Finire in inghippi simili non lo augurerei a nessuno; suoceri, cognati, obblighi ecc. ecc.. Non vedevo l’ora di andarmene, Come si sta bene a casa! Senza nessuno! Mi sento misantropo e mi sa che il mio essere solo alla fine è addirittura un vantaggio. Ha cominciato a piovere ma non devo uscire di casa oggi ho mangiato pure troppo. Lunedì devo andare dal dottore così faccio un po’ di controlli. Adesso vado a dormire che sono frastornato.
È ancora notte, ho aperto la finestra e fa un freddo polare, per terra è tutto gelato. Dovrei scrivere a [omissis] ma non ne ho nessuna voglia.
Sono passato dalle parti dell’università, mi ha fatto un’impressione stranissima, i ragazzi ci sono sempre, identici a quelli di quando io avevo vent’anni, ma adesso sono vecchio. Sono belli, ma a quei ragazzi non ho nulla da dire e non ci si capirebbe proprio. Due mondi, due galassie lontane, una, la mia, si avvicina ad un buco nero. Senso di solitudine, di distacco, di indifferenza. In fondo non mi manca nulla: la casa, la pensione. Certo non ho progetti, niente che riguardi il futuro, un vecchio, un tramonto lento.
Ho conosciuto in parrocchia un prete giovane (meno di trent’anni) mi irrita per le continue attenzioni che ha per me, si comporta come un boy scout che vuole fare la buona azione quotidiana, quando parla con me cambia voce, come se fossi del tutto rimbambito e io lo lascio fare, a ragionare seriamente non ci provo nemmeno.
Non amo le persone con atteggiamenti assertivi. Anche se è assurdo, un vecchio può pure credere di essere un oracolo ma che lo pensi un giovane è ridicolo. All’ufficio postale c’era un ragazzo che parlava a ruota libera di economia e non la finiva più, sapeva tutto, aveva capito tutto. Io di economia non ne capisco niente ma se ne capissi qualcosa me la terrei per me.
Ho fatto colazione al bar, ho fatto mettere due cornetti in una bustina ma poi li ho lasciati lì. Mi sento uno che fa le cose senza pensare.
Oggi una signora dal fornaio stava parlando dei gay, povera donna non aveva la più pallida idea di quello che stava dicendo e le davano tutti ragione, pure io, tanto il cervello delle persone non cambia.
Ho incontrato la vedova della prima scala, mi ha detto quanto voleva bene al marito. Quando il marito era vivo litigavano tutti i giorni a urli e strilli e li sentiva tutto il palazzo e gli strillava contro che era un debosciato, adesso è morto ed è diventato un santo. Almeno a me queste cose non toccano.
Ho saputo che alcuni condomini pensano che sia vedovo, non solo ma uno dice perfino di aver conosciuto benissimo mia moglie. Non me lo hanno detto in faccia, quindi lasciamo fare: vedovo è ok, non sposato è sospetto.
Oggi stavo cadendo dalle scale, non sono finito per terra perché mi sono aggrappato alla ringhiera, mi dovrò adattare a prendere sempre l’ascensore.
Mio fratello mi ha invitato a pranzo ma non ci sono andato, mi dispiace solo perché da lui si mangia bene.
Ho trovato due mie poesie di quando avevo 25 anni, le ho lette, è come se non fossero mie, le ho buttate via, von voglio feticci.
Che c’è di fronte a me, be’ …
Stasera vado a una cena con due ex-amici di lavoro, ci penso con un certo interesse. Strano!
Non è stata affatto male, tre vecchi che ricordano cose che non ci sono più e ci ridono sopra. Sono bravi ragazzi, ma abbiamo parlato solo di ricordi di lavoro, solo di quello. Meglio di niente. Ho pure bevuto un po’. Devo ricominciare a comprare il vino perché è una cosa buona.
Visita cardiologica passabile. Non ci lamentiamo. Analisi passabili, anche il PSA. Meglio così.
Dovrei pensare seriamente di trovarmi un interesse. Mettermi a studiare? Alla mia età? Non lo so, leggere un po’ lo faccio, ma così per perdere tempo. Mi alzo tardi e mi impigrisco e ne risente il cuore, dovrei muovermi, fare ginnastica, una mezz’oretta al giorno “con calma” come dice il dottore. Di andare in giro non mi va, fa un freddo polare, è meglio se aspetto la primavera.
In chiesa mi trovo solo col parroco vecchio, almeno non fa chiacchiere.
Stamattina al bar una cosa bella, una ragazza nera che serve al bancone, quando mi sono avvicinato mi ha sorriso, si è ricordata di che cosa prendo sempre e mi ha dato pure un bicchiere d’acqua senza che glielo chiedessi, perché ieri gliel’ho chiesto, ha proprio il modo di fare di una signora, mi fa simpatia, è dolce, una donna così l’avrei sposata, forse no, ma forse sì, magari per lei sarei stato solo un peso.
Ho pagato la televisione, me ne ero scordato. Pure questo non era mai successo, è il cervello che comincia a fare cilecca.
Mi sono preparato al computer tutta la lista delle cose che devo fare, prima di tutto delle tasse, irpef, ici, mondezza, televisione, tassa di circolazione, la scadenza della patente (tra poco la devo rinnovare), Carta d’identità, libretto di pensione, tesserino del codice fiscale, tessera sanitaria, esenzioni sanitarie, assicurazione della macchina.
Domani devo andare a prendere la pensione. Vado alle otto, quando aprono, così sto a casa prima. Questo mese ho speso pochissimo ma dopo che prendo la pensione mi devo comprare un giaccone nuovo e un paio di scarpe e così le economie me le mangio tutte.
Ho trovato un blog gay che mi è sembrato fatto bene ma sono cose da ragazzi, beati loro, quando diventi vecchio, o gay o quello che sei, sempre niente conti.
Oggi ho fatto la lavatrice ma i panni li ho dovuti appendere dentro casa che se li metto fuori si gelano.
La vedova vuole che vada alla riunione di condominio per una cosa di uno che ha il cane che piscia per le scale ma come me l’ha detto non mi è piaciuto proprio. Tutte smancerie, un poco da pu.. le ho detto che ci andrò certamente ma non ci andrò proprio. Mi ci manca pure la vedova inconsolabile, certe volte accatta certe tirate sul marito che l’appiccicherei al muro. È una mezza pazza.
Il blog dei ragazzi è carino, certo che le cose sono sempre quelle, altro che progresso, per fortuna certe cose non cambiano. È malinconico fare i conti col tempo. Magari se nascevo adesso chissà che vita avrei fatto.
Domani vado a vedere per il giaccone e magari pure una giacca e un pantalone. Li prendo sempre tutti uguali, stesso colore, stesso genere più o meno, così le camicie si adattano a tutto.
sabato 3 luglio 2010
COPPIE GAY E SOLITUDINE
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
giovedì 17 giugno 2010
SONO GAY E VOGLIO USCIRE DALLA SOLITUDINE
domenica 16 maggio 2010
GAY OVER65
lunedì 5 aprile 2010
COPPIA GAY E SOLITUDINE
ogni tanto leggo il tuo forum, le storie dei ragazzi mi lasciano sempre dentro qualcosa. Vorrei contribuire anche io, nonostante non sono iscritto. in un momento di sconforto ho scritto qualcosa che forse potrà interessare a qualcuno. Se ritieni che non sia adatto, lo posso capire, se invece vuoi pubblicarlo, hai il mio permesso, ma assolutamente per problemi personali ci tengo a tenere l’anonimato. Ti ringrazio per l’attenzione, ma soprattutto per il lavoro che fai. Continua così. Un abbraccio.
Con stima.
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"In questo pomeriggio sento qualcosa di strano dentro di me. Innanzitutto è da tantissimo tempo che non parto per un viaggio introspettivo, verso quel dentro che spesso sento come oscuro, come proibito, come qualcosa da cui fuggire per non farmi inghiottire. Nonostante le belle parole che potrei dirmi per darmi coraggio, parole che mi rimbalzano in testa ogni giorno, che mi aiutano ad andare avanti, mi rendo conto che oggi non le voglio sentire. Posso cadere in quel buio x una volta? Beh penso che posso, dato che l’ho fatto milioni di volte in passato e ne sono uscito quasi sempre illeso. Oggi in quel buio ci vedo la solitudine. Non la stessa solitudine che vedevo anni fa, che ormai era la mia unica compagna di vita. Oggi è una solitudine diversa, forse piu matura. Ho 28 anni, e sono qui nella casa dove sono cresciuto, dove ho passato la mia infanzia e la mia terribile adolescenza. Posso guardare indietro al mio cammino piu recente, fatto di una vita fuori casa con il mio compagno, inseguire e raggiungere il sogno di una storia d’amore, eppure quella solitudine non è sparita, ma ha solo cambiato aspetto, cambiato forma. Come quando la chiesa (odiata e amata) parla del demonio sotto diverse forme. Forse la solitudine è quel demonio. Non la mia omosessualità, ma soltanto la solitudine. Penso che passerò tutta la vita a combatterci, anzi come ho fatto negli ultimi due anni fuori casa, a ignorare la solitudine e concentrarmi sui problemi reali, tipo i soldi per l’affitto e le bollette, tenere in ordine la casa, vivere le piccole cose della vita con il mio compagno, e cosi via. Sono felice di questa vita che mi sono costruito con cosi tanta forza e coraggio. Dalle lotte per l’accettazione con la mia famiglia, ne sono uscito vincente nonostante mille sofferenze ed ostacoli. Da mio padre che a malapena mi parlava ad ora che riconosce ed accetta il mio ragazzo, da mia madre che era la mia nemica numero uno, ad ora che è diventata la mia migliore amica e confidente. Tantissime cose sono cambiate. Oltre a questo aspetto, ho preso coraggio per continuare gli studi interrotti anni fa, l’università, gli esami, l’adrenalina, i sacrifici, i sogni e le speranze. Tante sedute di analisi, o terapia, chiamala come ti pare, eppure sono serviti a qualcosa. Eppure tutto inevitabilmente crolla. C’è sempre un ostacolo verso la felicità completa. Lo so, sono egoista, non mi accontento di ciò che ho, ma non ce la faccio, penso che sia la natura umana di evolversi e continuare a sognare e raggiungere traguardi sempre nuovi con sfide più difficili e dure. Bene, oggi mi sento senza una sfida. Senza volontà di continuare. Ovvio che ci sono problemi di fondo a questo malessere, sofferenze che vanno oltre il muro di apparenza della felicità che mostro e che spesso sento. Mi trovo molto bene con il mio lui, ormai abbiamo raggiunto un equilibrio nel nostro rapporto che mi soddisfa. Siamo in sintonia su tutto, siamo amanti, ma soprattutto amici e confidenti. Almeno io lo sono con lui e lui con me un po’ meno dato il suo carattere. Eppure mi va bene anche cosi. Ho accettato due anni fa di iniziare una storia all’insegna della menzogna. Mentire alle famiglie, nascondere al mondo il nostro bellissimo amore. Eppure non mi sono mai sentito inferiore agli altri, alle altre coppie. Anzi spesso ho sentito il nostro amore come piu profondo e sincero di tante coppiette sposate che sento in giro. Come colleghe di lavoro che tradiscono i mariti, o gli stessi che vanno con altre donne. Io no. Fiero di essere fedele. In questa società che ormai promuove valori che disprezzo, come la superficialità, l’apparenza, l’ipocrisia della famiglia tradizionale mi disgusta. Forse nasce dall’invidia di non poterne avere una. Intendiamoci non con una donna. Ma il fatto di non potermi sposare con il mio uomo, è un qualcosa di profondamente destabilizzante a lungo andare. Continuare la farsa degli eterni amici, o come della coppia imperfetta, incapace di prendersi responsabilità al pari delle coppie etero sposate. Perché io non posso prendermi quelle responsabilità? Capisco e rispetto tutte le coppie gay che vogliono gli stessi diritti del matrimonio, ma i doveri? Piu passa il tempo e mi rendo conto che ho bisogno di questi doveri. La profonda mancanza di sicurezza che mi ferisce da morire. Non è certo una firma su un registro che da sicurezza per il futuro, o il doversi legare civilmente (del matrimonio religioso mi disinteresso). Quanto piuttosto al riconoscimento pubblico che mi manca. Non mi interessa piu di tanto poter andare in giro a braccetto con [omissis] o fare vari sbaciucchiamenti in pubblico. Non è questo. Il riconoscimento da parte di amici e famiglia che mi manca. Poter dire: questo è il mio compagno, o nella migliore delle ipotesi, dire questo è mio marito. Non lo posso fare. Con la mia famiglia ho cercato con gli anni di raggiungere un equilibrio in questo senso. Durante tutti i giorni dell’anno siamo una coppia agli occhi della mia famiglia. Eppure da parte della sua famiglia non è cosi. Ho conosciuto tutti, sono stato presentato come “migliore amico” “convivente”, e cosi via. Ma mai come ciò che sono in realtà. Perché la sua famiglia non conosce la sua omosessualità, e credo che nemmeno lui ne sia consapevole. Certi argomenti tra noi sono tabù, non se ne parla mai e sinceramente ne sono un po’ stufo. Sento la necessità di sdoganare o forse meglio dire prendere per il collo certi argomenti e parlarne. Eppure non si riesce mai con lui. La sua famiglia mi ha accettato nel migliore dei modi. Eppure questo ruolo dell’eterno amichetto mi sta molto stretto. Non che mi aspetto chissà che, ma il fatto che il riconoscimento da parte della sua famiglia, mi darebbe piu certezza verso il futuro. E poi c’è anche il discorso famiglia in senso proprio. Io so che voglio una famiglia con dei figli, so che li voglio crescere con lui e so che anche lui lo vuole. Eppure non si fa un passo verso questa direzione. A parte che non sappiamo nemmeno come muoverci. Per noi coppie gay è estremamente difficile completare la nostra unione con un bambino. Eppure io ci spero ancora. Sarò ingenuo, stupido, ma credo che quello che c’è nel cuore non muore mai (cit. da qualche film o canzone, boh). Eppure è cosi. In passato con l’ingenuità dei vent’anni, ho annullato la mia natura, mi sono messo con una donna, con l’unico scopo di avere una famiglia con dei figli. E vivevo male, stavo da cani, sempre piu triste e solo per non poter essere me stesso. Ora sto molto meglio, sono me stesso, ma il prezzo da pagare è davvero cosi alto? Davvero il destino è una vita senza poter amare, crescere, sostenere dare tutto ciò che posso al sangue del mio sangue, a un bambino? A dire il vero l’espressione sangue del mio sangue è ridicola. In quanto sarei ben felice di adottare un bambino che ha bisogno di cure e di una famiglia. Al mondo ci sono centinaia di milioni di bambini che vivono in condizioni pietose, senza una stabilità famigliare, economica, e spesso anche igienica. Io e il mio compagno potremmo dare tutto questo ad un bambino. Eppure lo stato non ce lo concede. E la società, mi rincresce ammetterlo, ma ancora non lo accetta. Basta pensare all’immagine che noi (come gay) diamo di noi stessi… ma non entriamo in discorsi troppo alla larga. Ciò che vorrei è una vita come quella di tutti gli altri. Non ce la faccio a dovermi arrendere, a dover per forza scegliere. Anche perché la mia omosessualità fa parte di me tanto quanto il mio istinto paterno. Perché devo rinunciare ad entrambi? Se avessi continuato la strada precedente, fingendo un eterosessualità che non mi appartiene, magari sposandomi con una donna e avendo figli con lei, che razza di padre potrei mai essere se non mi sento nel cuore felice e sereno? Non credo nella cosidetta “guarigione” dall’omosessualità, però sono convinto che tanti gay potrebbero vivere una vita etero, magari esserne pure soddisfatti, ma qualcosa dentro mancherà sempre. Qualcosa che diventerà ogni giorno più grande e più oscuro. E questo l’ho già provato e non lo voglio. Spesso mi sento come se avessi 50 anni. Come se la mia vita l’avessi già fatta. Ho avuto poche ma pesanti esperienze. Dipendenze da droghe prima, da alcol poi, anni di sregolatezza, di divertimenti sfrenati che non mi hanno lasciato dentro niente. Il vuoto dentro non si è mai riempito. E non si riempie nemmeno ora. Non so che fare, mi sento in certi momenti come in bilico su una corda e appena guardo sotto mi gira la testa. Trovo appiglio nella quotidianità, nel lavoro, nello studio, nella vita con il mio compagno… ma qualcosa dentro manca sempre… sempre… come se vedessi già il mio futuro, tra venti o trenta anni, quando la giovinezza sarà ormai sfiorita, appassita insieme ai miei capelli persi chissà dove, e mi renderò conto che non sono mai stato padre e non lo potrò mai piu essere. Eppure la vita riserva sempre sorprese… come per il progresso scientifico che non procede mai in modo lineare, ma sempre con grandi balzi… io sto ancora aspettando il balzo che mi permetterà di raggiungere “la mia stella” come la chiamo io… quella stella, oggi come ieri è sempre un figlio. E sempre lo sarà. "
Se volete, potete partecipare alla discusione di quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=615&start=0
giovedì 24 luglio 2008
DIGNITÀ GAY 2
e-mail di Alberto, di cui ho pubblicato una precedente mail: http://progettogay.forumfree.net/?t=29040167
Ciao Project,
ti scrivo perché mi è difficilissimo sentirti in chat e quando arrivo a casa devo assolutamente dormire e per me non c’è né sabato né domenica. Penso di essere vicino al tracollo, non ce la faccio sto lavorando come un matto per cercare di mettere un po’ di soldi da parte che mi permettano di sopravvivere da settembre in poi, perché da settembre dovrò tornare a scuola e ho la maturità che mi aspetta, quindi di lavoro per guadagnare qualche soldo ne potrò fare ben poco e vorrei cercare di mantenere questa mini-casa per non essere costretto a tornare in famiglia. I miei non mi cercano nemmeno, per loro sono solo un problema risolto in tutti i sensi, se riesco a spesarmi da solo, ma poi, dopo la maturità, che potrò fare? Come farò a sopravvivere, a lavorare, a studiare? Non ci sarà proprio il tempo materiale, la vedo come un incubo che si avvicina. I miei amici di scuola, chiamiamoli così, se ne stanno tutti comodi a fare nulla, se ne vanno in vacanza e si divertono, io sto qui ad ammazzarmi di lavoro per sopravvivere. Queste sono le prospettive di studio e di lavoro, belle vero! Almeno prima avevo Luca vicino, ma adesso lavora fuori città, c’ha la ragazza, quando ci vediamo sono contento perché ci vogliamo bene ma mi prendono pure delle malinconie terribili, a lui, di me, non ho detto nulla, siamo due buoni amici che adesso non lavorano più insieme e che si vedono sì e no due ore alla settimana. Una volta è venuto alla pizzeria e mi sono sentito in un imbarazzo terribile, l’ho servito al tavolo, stava con la ragazza, io sono stato sorridente e disinvolto come se niente fosse, ma dentro mi sentivo morire. Io dicevo che Luca mi sarebbe stato bene comunque ma adesso lo sento come un estraneo, un estraneo al quale in qualche modo voglio pure bene, ma lui ha la sua vita e io non c’entro niente. Quindi adesso coi miei genitori partita finita, con Luca pure, che cosa mi resta? Lavorare fino alla follia, studiare, e poi l’università per me non esisterà proprio, i miei amici si stanno facendo tutti i loro conti, uno vuole andare a medicina, l’altro a ingegneria, ecc. ecc. e quando lo chiedono a me io che posso rispondere? Io non ci andrò! Perché per poterci andare dovrei tornare a casa dei miei e dovrei chiedere a loro i soldi e io non lo farò, poi adesso, da quello che sento l’università è tosta e selettiva, quindi o fai solo quello o non vai da nessuna parte. Il mio sogno sarebbe stato fare statistica, non so perché ma ho sempre avuto questa fissa e lì ci sono pochissimi studenti e si deve frequentare per forza. Che schifo la vita! È tutto casuale, puoi vincere la lotteria o finire sotto il treno, con c’è un perché. Ho provato a dare uno sguardo a quel sito Universo-MIUR che mi hai mandato, ma è un caos, non ci si capisce nulla, ti perdi in un mare enorme di possibilità e di scelte. Magari potremmo provare a guardarcelo insieme, ma tanto temo che alla fine sarà solo una cosa inutile perché per me resteranno solo sogni. Come mi sento in questi giorni non te lo puoi immaginare, ho proprio la sensazione che per me la vita non sarà altro che lavoro. Un ragazzo? Ma è solo un sogno balordo, qui ognuno pensa ai fatti suoi e poi che cosa posso offrire a un ragazzo, una vita da morto di fame oppure se lui lavora e magari molto meglio di me io posso fare il mantenuto. No! È meglio stare soli e penso che dovrò cominciare ad abituarmici.
Ciao Project. Se mi rispondi almeno mi rendo conto che qualcuno 10 minuti per me ce li ha persi. Lo so che lo farai.
Tuo Alberto
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Proegtto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30343048