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martedì 22 luglio 2014

GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE

Nella fiaba di Cenerentola un principe azzurro compare all’improvviso, si innamora di Cenerentola e la trasforma da serva in regina. Questa fiaba, che ha alimentato i sogni di tante ragazzine e che, ovviamente, si può declinare anche in chiave gay, proprio perché alimenta i sogni, rischia di rendere traumatici i risvegli, quando, aperti finalmente gli occhi, ci si rende conto di aver costruito castelli in aria fondati sulle sabbie mobili di un mito. È indubbio però che il mito persiste perché anche se non è assolutamente realistico corrisponde ad un’esigenza profonda che non è tanto quella dell’amore in sé ma quella di dare una svolta alla propria vita. Cenerentola non sogna l’amore con un suo pari, ma sogna che l’amore possa essere la chiave della sua trasformazione in regina. Amore e riscatto sociale in questa fiaba compaiono solo insieme e l’amore è, anzi, solo strumentale. Cenerentola continuerebbe a sognare il suo bel principe se si accorgesse che non è un principe, che non diventerà re e non la farà regina, perché è solo un ragazzo come tanti altri, magari bello, ma con tutto il seguito dei suoi complessi e delle sue manie? Leggendo la storia in chiave gay, ovviamente, spariscono i balli e la corte e con queste cose sparisce la gratificazione pubblica, resta comunque l’idea che il principe azzurro compirà il miracolo e trasformerà il verme in farfalla, anche qui, quindi, l’amore è essenzialmente un mezzo e non un fine. Quanti gay sognano il principe azzurro e si illudono di trovarlo in questo o in quel ragazzo, quanti gay si svegliano traumaticamente dai loro sogni e invece di tenere i piedi ben saldi per terra si mettono comunque alla ricerca di un nuovo principe azzurro! La pia illusione in questo caso consiste nel credere che l’altro ci possa corrispondere al 100%, che il contato con lui possa essere totalmente gratificante, che l’altro non abbia difetti e debolezze di nessun genere o meglio che possa esistere in “nostro” principe azzurro. In tutto questo atteggiamento domina l’idea di egocentrismo, che è una della componenti più forti della personalità, ma qui domina al punto di richiedere all’altro di esistere in funzione nostra. L’altro, in tanto ha un senso e un valore, in quanto mi gratifica e corrisponde esattamente ai miei desideri. Ma questa forma di egocentrismo urta contro un dato di fatto insuperabile: l’altro è veramente altro da noi, ha i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi punti deboli, le sue fragilità e l’essere coppia è sempre parziale, c’è qualcosa di comune e ci sono cose che non possono essere comuni perché si tratta di persone diverse, con alle spalle storie diverse. Coppia, quindi, non sempre e comunque, non come ricetta per risolvere i problemi individuali ma solo se esiste una vera anche se parziale corrispondenza, coppia quindi, sempre e solo parziale e certo non coppia come realtà in cui i singoli vengono ad annullarsi. E quando non c’è relazione di coppia? La risposta è una sola: la solitudine, tanto demonizzata ma indispensabile per costruire l’equilibrio individuale. Solitudine non significa vita eremitica ma capacità di staccarsi dalle cose e anche dalle persone per tornare nella propria individualità, per recuperare il senso e il valore della parzialità e della relatività di un rapporto di coppia o di amicizia. Solitudine per imparare il valore dell’effimero e del relativo. Il mito del principe azzurro conduce alla dicotomia radicale o serva o regina, ma il buon senso dimostra come gli stati intermedi siano infiniti ed abbiano comunque un valore proprio perché possibili, il valore del relativo e del parziale, che però è reale, mentre il mito, proprio perché sublime, non ha nulla di reale. La solitudine come capacità di distacco è un valore fondamentale proprio perché aiuta a non buttare via tante realtà che pur non essendo gratificanti al 100% hanno comunque aspetti positivi, ovviamente non hanno solo aspetti positivi, ma non per questo devono essere svalutate e spazzate via. Per uno della mia età, poi, la solitudine diventa un abito mentale che non è affatto una forma di disagio ma risponde all’esigenza di tirare le somme e di ridare ordine all’esperienza. Quante volte il mito del principe azzurro produce ansia nella fase dei sogni e delusione nella fase del risveglio! Non sarebbe meglio tenere i piedi ben saldi per terra e cominciare a vedere le cose con distacco? Mi rendo conto che questi sono i classici ragionamenti dei vecchi per i quali il realismo non è una scelta ma una necessità. Certo è che ora la prima esigenza che sento è quella di riposare, non quella di sognare. Vorrei un contatto più immediato e diretto con la natura, in altri termini vorrei recuperare la solitudine, questa fedele compagna della vita.
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lunedì 10 ottobre 2011

ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.
Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.
I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.
Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.
Come in tutti i problemi di carattere psicologico, una volta individuata la causa, si comincia un lavoro di razionalizzazione e di presa di coscienza che parte dal fornire innanzitutto una visione realistica della omosessualità e, in particolare, di quella dei gay non dichiarati, che pur essendo invisibili, costituiscono la grande maggioranza degli omosessuali. Credo che tutti i gay abbiano chiara coscienza del fatto che ancora oggi, nel 2011, è estremamente difficile trovare informazioni serie sul tema e ancora più difficile è che la televisione affronti questi problemi fuori della logica del gossip. In pratica, per un gay non dichiarato, trovare notizie serie su come vive la maggioranza non dichiarata dei gay è quasi impossibile. La priorità va data quindi ad una informazione seria sul tema della omosessualità non in astratto, ma come rappresentazione di vissuto reale, perché solo così emerge il concetto di “omosessualità come normalità”. È ovvio che questo concetto non la lo stesso supporto sociale che ha l’idea di “eterosessualità come normalità” e quindi, per un gay non dichiarato, tanto più se molto chiuso nel proprio ambiente, l’idea di “omosessualità come normalità” non è affatto facile da interiorizzare. Molti gay, e lo dico con rammarico, sono tuttora convinti che la loro sessualità abbia qualcosa di intrinsecamente patologico, ed è proprio su questo che bisognerebbe lavorare prima che su qualsiasi altra cosa. Come si fa a rendersi conto che la omosessualità è una condizione normale di vita? Certamente le affermazioni di principio lasciano il tempo che trovano, c’è invece una strada naturale per arrivare a quella conclusione ed è avere la possibilità di conoscere ragazzi gay non dichiarati che vivono tranquillamente la loro vita, in coppia o no, ma la vivono serenamente dando alla loro omosessualità il senso non di una condanna ma di un valore che connota profondamente l’identità personale e dal quale non ci si vorrebbe staccare per nessun motivo. Permettetemi un esempio che potrebbe risultare strano per un gay ma in fondo è significativo: se una persona ha in mente che i cani sanno solo mordere c’è un solo modo per convincerla che con un cane si può avere un rapporto affettivo profondo ed è mostrare a quella persona come si può giocare con un cane e coinvolgerla direttamente nel gioco. La paura pregiudiziale si supera solo attraverso l’esperienza che dimostra che si tratta appunto di effetto di pregiudizi.
Per un ragazzo che non ha mai avuto amici e, a maggior ragione, non ha mai avuto amici gay, poter parlare con dei ragazzi gay in tutta tranquillità, con la garanzia dell’anonimato, rappresenta una svolta epocale. I pregiudizi cadono progressivamente attraverso la creazione di rapporti di amicizia. Ci vorrà un po’ di tempo ma alla fine ci si arriva.
Il muro della solitudine che rappresenta la prigione di questi ragazzi si sgretola quando essi si rendono conto di non essere soli, che ci sono moltissimi ragazzi che hanno vissuto e vivono tuttora problemi molto simili ai loro, che con quei ragazzi è possibile stringere rapporti di amicizia vera che non è finalizzata ad altro che allo stare entrambi meglio. Ogni forma di amicizia è uno scambio affettivo bilaterale.
Sono profondamente convinto sulla base dell’esperienza, e Progetto Gay me ne ha date molte conferme, che da soli non si sta bene, per stare bene bisogna sentirsi inseriti  in una rete di rapporti affettivi seri, come quelli della famiglia, delle amicizie e anche ma non esclusivamente quelli con il proprio ragazzo.  Le amicizie gay tendono a ricostruire l’immagine della omosessualità nella mente di un ragazzo che l’ha sempre vista come un disvalore. Le amicizie si possono costruire anche in chat, e possono benissimo non essere cose banali ma, ovviamente, le amicizie che si concretizzano in una conoscenza e in una frequentazione personale, anche se episodica, hanno certamente ben altro peso. Bisogna che i ragazzi che devono ricostruire la loro immagine della omosessualità si rendano conto che tutto questo non solo è possibile ma è addirittura facile. Capita che con i ragazzi del Progetto ci si incontri per una pizza o per una passeggiata in città, gli argomenti affrontati sono lo studio, il lavoro, la vita sociale, la politica,l’attualità e “anche”, se capita, qualcosa che ha a che vedere con l’omosessualità, che non è certamente l’argomento centrare della conversazione. La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola. Amicizia significa poter passare una serata tranquilla tra amici, sapere che non si è soli, che gli altri ragazzi condividono con noi aspetti fondamentali della vita.
Vorrei riportare qui la mia esperienza diretta nel parlare con questi ragazzi. L’impressione che ho riportato pressoché sempre è di un forte disagio iniziale, come se si facesse forza a se stessi per portare avanti la conversazione, ma una volta rotto il muro della iniziale diffidenza il dialogo diventa serissimo e si capisce che corrisponde ad una esigenza profonda e repressa per moltissimo tempo. In pratica attraverso msn questi ragazzi si rendono conto che la realtà gay è una cosa seria della quale non si deve avere paura, che con un gay si può parlare benissimo e, anzi, è in grado di capirti come altri non potrebbero fare, parlo in particolare di psicologi o psicoterapeuti che non sono omosessuali e che trattano anche di omosessualità a livello professionale. Osservo spesso che questi ragazzi tendono ad accentuare molto il peso di questioni che non sono di fatto i problemi di fondo di un gay, tendono ad andare indietro nel loro passato alla ricerca della causa della loro omosessualità e si stupiscono quando cerco di mettere in chiaro che bisognerebbe ricercare invece la causa della rimozione della loro omosessualità.
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domenica 19 dicembre 2010

DIARIO DI UN GAY 65ENNE

Caro progettista,
ti mando una pagina di diario, pubblicala se vuoi. Ho 66 anni, leggo il tuo forum con un certo interesse, di recente ho letto degli articoli che parlano anche dei vecchi e ne parlano con rispetto, così ho pensato di dire la mia.

Giovedì 16 XII 2010
Sveglia alle 6.30, chiudo la sveglia prima che suoni, ormai mi sveglio cinque minuti prima della sveglia, poi non mi alzo, semplicemente aspetto che passi in tempo, è una successione di eventi precisa, alle 6.45 si sente lo scarico dello sciacquone del piano di sopra, poi il rumore della doccia. Alle sette in punto il mio vicino esce e sbatte la porta di casa, poi sento i passi per le scale, ma non mi alzo, io non devo andare a lavorare, ho i ritmi rilassati, esco dal letto alle otto, poi il bagno e qui mi permetto un lusso, la vasca da bagno calda che è veramente un grandissimo conforto, anche se devo stare attento quando scavalco il bordo per non cadere. Resto nella vasca circa mezz’ora, non la misuro ma esco quando l’acqua comincia a raffreddarsi, oggi si è raffreddata prima del solito perché fa un freddo terribile. Amo le pantofole, le vestaglie lunghe e anche il cappellino di lana, perché dentro casa mia la mattina, l’inverno, fa freddo. Mi metto in abiti da casa  e vado a sedermi in poltrona davanti al PC. Un occhio alla posta, ma non mi scrive mai nessuno, se non ho nulla da fare mi stendo di nuovo sul letto fino alle nove. Alle nove mi vesto per uscire, praticamente in certe giornate me lo impongo, come è successo oggi, vado al bar a fare colazione, cappuccino e brioche, una di tipo diverso ogni giorno. Quando non fa freddo faccio due passi, sempre negli stessi posti, ma oggi sono tornato subito a casa, ho preso la posta nella cassetta, mi sono rimesso in abiti da casa, ho aperto le fatture da pagare e le ho messe in un cassettino dove metto tutte le cose da evadere, poi sono passato a preparare la lavatrice, che mi tocca il venerdì, poca roba perché io sono solo e non ho molte esigenze, ho eliminato tutti i capi di vestiario che richiedono lavatura e stiratura quotidiana, niente camicie se non per le grandi occasioni, maglioni a collo alto per l’inverno e camicette leggere per l’estate. Alle dieci sono uscito per fare la spesa e anche per muovere un po’ la macchina che per me è un lusso quasi del tutto inutile perché non vado da nessuna parte. Faccio la spesa grossa una volta alla settimana, il venerdì. Gli altri giorni faccio la spesa piccola col carrello con le ruote, nessuno lo nota perché sono vecchio. Ho passato al supermercato più di un’ora. Il supermercato è enorme e la mattina è quasi vuoto. Mi affascinano gli oggetti per la casa, avevo visto un mortaio di marmo che mi piaceva molto e sarebbe stato l’ideale per fare il pesto, che mi piace, ma poi mi sono detto che sarebbe stato l’ennesimo oggetto inutile e ho lasciato perdere. Al supermercato la mattina vado sempre alla stessa cassa, dove c’è un ragazzo che mi sta proprio simpatico e mi tratta bene, sorridendo, si chiama Francesco, lo so perché sta scritto sul cartellino. Francesco c’era anche oggi, lo sa che sono un vecchio solo e che mi impapero a mettere le cose in fretta in fretta nelle buste e allora lo fa lui per me (per gli altri non fa così) io lo ringrazio e finisce lì. Alle 11.30 ero a casa, sono rimasto a cucinare per più di un’ora: cannelloni con gli spinaci e la ricotta, 24 cannelloni, due li ho tolti, gli altri li ho fatti raffreddare e li ho messi nel surgelatore con l’etichetta e la data, poi ho scongelato al microonde la cicoria ripassata e le patate al forno. Il pane lo compro con la spesa grossa il venerdì e lo surgelo e mi basta per tutta la settimana. Non mangio quasi mai carne, la frutta la compro sotto casa giorno per giorno e ne consumo tanta. Vino pochissimo, una bottiglia da 750 mi basta per quattro giorni. Il caffè in genere lo vado a prendere al bar, un’altra occasione per uscire di casa, oggi faceva troppo freddo e ho fatto il caffè a casa. Dopo pranzo i piatti, in genere ne uso uno solo, oggi avevo anche le pentole dei cannelloni e ci ho messo un po’ di tempo. Se sto molto davanti al lavandino mi fanno male le anche e mi devo sedere, ma ho cercato di fare presto. Nel pomeriggio faccio quasi sempre un riposino, massimo un’ora e ho fatto così anche oggi, alle due e mezza ero di nuovo in poltrona. Vedo un po’ di TV, se ci sono cose che mi interessano, altrimenti mi metto al PC e leggo. Un oggetto del tutto secondario a casa mia è il telefono, uso il cellulare e ho anche una linea fissa per internet ma non mi chiama nessuno, se il telefono squilla la cosa più probabile è che abbiano sbagliato numero. Amici veri non ne ho, ognuno vive per conto suo e ha il suo mondo, i parenti, io parenti non ne ho, solo un fratello ma non vive in Italia, in pratica non ho nessuno, mio fratello lo sento raramente, poco più che a pasqua e a natale, lui è più giovane di me di parecchi anni ha mille cose da fare e un fratello vecchio (ha 15 anni meno di me) potrebbe essere per lui solo un impiccio e io d’altra parte, finché dura, non ho nessuna intenzione di essere un peso per nessuno. Oggi un pensiero mi è stato sempre presente, ossia l’idea che prima o poi ci vorrà una badante (o un badante) ma maschio o femmina non cambia nulla, è proprio l’idea che non mi piace. Ho a casa mia le mie cose, cose vecchie certo, i miei libri, il mio computer (quello è l’unica cosa nuova che ho) e tante cianfrusaglie che per me contano molto ma per altri sarebbero solo immondizia, non mi piacerebbe affatto che altri ci mettessero le mani. Dopo che sarò morto potranno anche buttare via tutto, succederà sicuramente così, ma finché sono vivo quelle cose sono mie, sono sacre. Avevo provato a conoscere delle persone tramite internet, non dei gay, perché quando diventi vecchio che siano gay o meno non fa proprio nessuna differenza, ma era gente che voleva andare da tutte le parti, che doveva sempre organizzare qualcosa, insomma avevano la mania di fare, ma io sono uno tranquillo, ho cercato di correre un po’ appresso alle esigenze di queste persone ma mi sono stancato e me ne sono tornato per i fatti miei. Il pomeriggio faceva freddo anche dentro casa e mi sono rimesso a letto con tutta la vestaglia, una sensazione bellissima. Poi si è fatto buio, di questa stagione fa notte subito. Quando sto a letto mi piace ricordare la mia vita passata. Nella mia vita ho conosciuto l’amore (se lo possiamo chiamare così) una volta sola, dai 31 ai 35 anni ho convissuto con un ragazzo, l’unica esperienza sessuale della mia vita, se rileggo le cose che scrivevo allora penso di averla vissuta come una cosa importante però poi la rottura è stata traumatica, faceva il doppio gioco, mi raccontava bugie e poi mi ha piantato. Al tempo ci sono stato male. Adesso non ho la più pallida idea di che fine abbia fatto quel ragazzo (aveva un anno meno di me). Ormai sono passati 31 anni e la cosa mi è del tutto indifferente, come se appartenesse alla vita di un altro. Non è a lui che penso quando sto a letto ma a quando stavo un po’ meglio in salute e me ne andavo in montagna alla casa di mio nonno, una casa antica, isolata in una grande prateria vicino a un bosco. Quella casetta l’ho rimessa tutta a posto, mi ci sono voluti dieci anni di lavoro e di economie, fino a una decina di anni fa ci andavo i fine settimana, quando lavoravo ancora e sognavo di poterci vivere una volta in pensione, poi in pensione ci sono andato ma ho qualche problema di cuore e il medico mi dice che non devo andare in montagna, insomma è finita così, la casa di nonno è rimasta un monumento inutile come tante altre cose. Il pomeriggio sono stato al computer, ho letto il forum di progetto gay e ho pensato di scriverti questa mail. È la vita di un vecchio solo, ormai gay o non gay non conta più niente, essere gay ha condizionato il mio passato e mi ha lasciato adesso la solitudine. Avrei dovuto costruire una coppia pensando alla vecchiaia? Ma io penso che se è andata così è perché così doveva andare. Rimpianti, no, non ne ho. Adesso mi vivo la mia vita giorno per giorno. Dovrei cercare di riempire la vita di altre cose? Darmi da fare? Cercare di costruire chissà che cosa? Ma sono stanco, devo fare una vita tranquilla e devo andare avanti così. Ai giovani ci penso, beati loro, adesso è il tempo che si possono giocare le loro carte, o almeno è quello che sembra, poi come giochi giochi come va a finire la partita non dipende nemmeno da te. Adesso si è fatto tardi, la mail te la mando domani mattina, così la rileggo con calma, adesso vado a scaldare la cena e poi vedo se c’è qualcosa che valga la pena di vedere in TV. Ciao Project. Buonanotte.
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venerdì 17 dicembre 2010

RIFLESSIONI DI UN GAY QUARANTENNE

Ciao Project,
qui fiocca che è una bellezza, sembra il paese di Babbonatale, bello ma frustrante, non posso nemmeno uscire di casa. Sto a casa e mi deprimo, leggo un po’ su internet poi mi metto a pensare alla mia vita, ormai ho 40 anni, non sono ancora vecchio ma non sono nemmeno giovane, coi giovani veri ho poco da condividere. Ho anche amici ventenni ma lo sento benissimo che è un altro mondo, mi devo adattare alla terrificante quarantina, quando ancora erano 30 e passa la cosa era più accettabile ma adesso sono 40. Guardo avanti al mio futuro e mi piglia la malinconia. Diciamo che è da almeno 25 anni che so di essere gay, ma che è successo in questi 25 anni? Tanti pensieri a vuoto, tanti desideri ma poi in concreto sempre rinvii e nulla di reale e non è stato nemmeno un male, in certi casi, se si fossero realizzati i miei sogni allora, dopo sarei finito nei guai. Le persone vent’anni dopo non sono come te le immaginavi 20 anni prima e allora la solitudine è il male minore e forse è anche per questo che uno alla fine i sogni li mette da parte e cerca di vivere tranquillo. Leggevo su internet di una esecuzione capitale ieri negli usa, queste notizie mi creano una profonda sensazione di disagio. Mi veniva in mente che la vita umana non è tutta quella sequela di meraviglie e di opportunità che si dice, ma è una cosa terribile nella quale si capita per caso e bisogna andare avanti solo perché ci si sta, forse sono pessimista. Oggi ho rivisto un mio vecchio professore di quando andavo al liceo, adesso ha 70 anni, era ed è una brava persona, è stato contento di vedermi, siamo andati a fare colazione insieme al bar e mi ha parlato un po’ dei suoi guai, io me lo ricordavo di 48/49 anni, era una forza della natura, rivederlo adesso mi ha fatto proprio male, è invecchiato, insicuro, ha avuto un sacco di guai, ed è sposato, ha figli grandi e tutto sommato dovrebbe fare una vecchiaia felice ma i guai li ha lo stesso. Mah, io adesso mi sto incamminando per quella strada. Sono gay, sì, è vero, ma in fondo non è affatto la questione fondamentale, il tempo passa per tutti, anche per quelli che pensano di poterne non tenere conto. Oggi non cerco più un compagno ma una tranquillità, che in parte già ho, potrebbe sembrare rassegnazione, ma per parlare di rassegnazione bisognerebbe credere di aver perduto qualcosa. Ci sono persone (ragazzi) ai quali voglio bene e con i quali ho anche vissuto una mezza storia ma non siamo mai stati la scelta definitiva l’uno per l’altro, li stimo, siamo amici e anche qualcosa di più forse, ma non abbiamo una parte di vita in comune e molto probabilmente non l’abbiamo mai avuta. Vedo i sogni di tanti ragazzi e penso che in effetti ci ho messo anni per staccarmi da quei sogni. Non so che pensare di quei sogni ma ho l’impressione che per me quella fase sia archiviata. Adesso penso ad altro, penso al lavoro, nel senso che siccome dovrò lavorare ancora parecchi anni devo cercare di mettermi in una condizione che non mi schiavizzi ma mi lasci la mia liberà che è in fondo il vero valore al quale ancora credo. Mi piace la natura, la montagna, mi piacciono le sensazioni fisiche di quando ti svegli la mattina e intorno sei circondato dalla natura. Il mondo umano lo sento vicino ma solo in un certo modo molto teorico ormai non desidero più di unire la mia vita a quella di un’altra persona. Mi spaventa la vecchiaia, quella sì, la vecchiaia di un gay, quando non sei più autosufficiente e il cervello comincia ad abbandonarti, la vedo proprio con timore, ma è anche inutile pensarci, se ci arriverò verrà tutto da sé.
Ciao Project (se vuoi, pubblica la mail)
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domenica 7 novembre 2010

PROMISCUITA’ GAY E MODELLI DI SOCIALIZZAZIONE

Questo post è dedicato all’analisi della promiscuità sessuale gay. Girando su Internet è facile imbattersi in affermazioni concernenti la promiscuità sessuale gay, dai blog ultracattolici, che citando San Pio X ritengono l’omosessualità colpa gravissima, seconda per gravità solo all’omicidio volontario, e affermano che la promiscuità gay grida vendetta al cospetto di Dio, a studi che hanno almeno l’apparenza della scientificità. Ho provato a leggere un po’ di saggi e di statistiche in proposito ma devo dire chiaramente che spesso sanno più di delirio che di indagine scientifica. Per esempio, in “A comparative demographic and sexual profile of older homosexually active men”, uno studio di Paul Van de Ven  pubblicato sul Journal of Sex Research, si legge che il 21,6% degli omosessuali anziani afferma di avere avuto nella vita tra 101 e 500 partner e che una percentuale superiore al 10% afferma di averne avuti addirittura più di 1000. Esistono per fortuna anche lavori che hanno altri livelli di serietà, come il libro-indagine “Omosessuali moderni” dei sociologi dell’Università di Bologna Marzio Barbagli e Asher Colombo (Il Mulino 2007). Questo studio che ha analizzato un campione di 3502 donne e uomini di ogni età arriva alla conclusione che il 48% dei gay ha avuto meno di 20 partner in tutta la vita dato praticamente identifico a quello della popolazione maschile etero. Devo sottolineare che lo studio di Barbagli e Colombo si riferisce a gay dichiarati. In effetti, quello che rilevo da un osservatorio privilegiato come Progetto Gay, che si occupa soprattutto di gay non dichiarati, non fa che restringere ulteriormente quel numero di 20 partner che lo studio di Barbagli e Colombo attribuisce ai gay dichiarati ad un numero orientativamente compreso tra 5 e 10. Questo significa che per i gay dichiarati la promiscuità sessuale è di fatto identica a quella degli etero e per i gay non dichiarati è significativamente minore. Da dove viene allora la legenda metropolitana che identifica i gay come molto più promiscui degli etero? Conoscendo il mondo dei gay non dichiarati più a fondo (ma credo che sotto questo aspetto tra i gay dichiarati le cose siano praticamente le stesse), rilevo che le forme di socializzazione dei gay sono diverse dalle forme di socializzazione degli etero perché per un gay la distinzione tra amicizia e amore è certamente meno netta. Nei rapporti etero, tradizionalmente, si davano per scontate alcune regole di comportamento, in primo luogo che quando una coppia che aveva avuto una relazione sessuale si scioglieva il ragazzo e la ragazza non potessero rimanere amici. Questa regola, che comincia a trovare numerose eccezioni anche tra gli etero, è seguita molto raramente in ambiente gay, non fosse altro perché, tra gay non dichiarati, incontrarsi è difficile e perdere il contatto con un ragazzo gay non è ritenuta una buona cosa. La sessualità non è neppure considerata come l’elemento determinante di un rapporto. I ragazzi in genere mantengono buoni rapporti con i loro ex e continuano a frequentarli anche dopo che il loro rapporto di coppia è finito. Questo è un comportamento piuttosto comune in una alta percentuale di gay ma le manifestazioni esterne di questo comportamento sono spessissimo lette come una forma di prosecuzione della relazione sessuale con il partner precedente anche dopo l’instaurarsi di un nuovo rapporto sessuale di coppia. Esiste poi una ulteriore motivazione, in realtà molto specificamente gay, che porta al mantenimento di una relazione affettiva con i propri ex partner sessuali e si tratta del fatto che in diversi casi, data la difficoltà per i gay (in particolare non dichiarati) di incontrarsi, si creano con una certa frequenza delle relazioni sessuali di coppia anche tra ragazzi che hanno in realtà mondi affettivi significativamente diversi. Molti ragazzi sentono il peso della solitudine, temono di dover passare la vita in attesa di un ragazzo che possa rappresentare per loro il massimo ma nello stesso tempo temono che quel ragazzo ideale possa non arrivare mai, perché per loro la possibilità di incontrare altri ragazzi gay non dichiarati è, almeno nelle loro aspettative, piuttosto remota. Di qui l’idea di non attendere troppo e di provare a vivere una vita di coppia anche col presupposto che possa trattarsi di un’esperienza destina ad esaurirsi per le ragioni più varie. Questo significa che molte relazioni sessuali tra ragazzi gay nascono non dall’idea di giocare con la sessualità, come la gente spesso crede, ma dalla necessità di riempire dei vuoti affettivi, di creare comunque una coppia senza rinviare troppo. Si sceglie quindi tra ciò che esiste perché l’attesa di ciò che al momento non esiste è stressante e induce alla depressione. Con questi presupposti non è raro che le relazioni siano solo parzialmente soddisfacenti e che alla lunga la trasposizione delle esigenze affettive in chiave sessuale, puntando esclusivamente sul rapporto di coppia, mostri tutti i suoi limiti. Intendo dire che, quantomeno a livello affettivo la promiscuità è di fatto un’esigenza primaria perché in nessun caso il rapporto di coppia copre tutte le esigenze affettive dei ragazzi. Questo vale nelle coppie etero e vale a maggior ragione nelle coppie gay. Dall’esterno tutto questo è interpretato come promiscuità sessuale e questa interpretazione, interiorizzata dai ragazzi gay, non solo non li porta a forme di vera promiscuità sessuale ma li spinge a chiudersi anche sotto il profilo affettivo concentrando sul rapporto di coppia tutte le loro attese, cosa che carica il rapporto di coppia di ruoli di supplenza che non gli competono. Il miglioramento della vita sociale dei ragazzi gay, la possibilità di costruire amicizie e di incontrare altri ragazzi gay diminuirebbe i timori per il futuro, porterebbe a scelte di coppia che non sono in realtà delle forme di fuga dalla solitudine e sottolineerebbe il carattere di normalità dell’essere gay, con effetti benefici anche sulla vita di coppia. Il mito della promiscuità gay è ancora oggi una della ragioni che rendono problematica l’accettazione della omosessualità. Mi rendo conto che questo post va contro l’ondata delle interpretazioni comuni e che è una ben misera cosa, ma è almeno un tentativo di dire la verità sull’argomento.
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venerdì 20 agosto 2010

GAY E AUTONOMIA AFFETTIVA

Nei decenni precedenti, l’essere gay in condizioni di isolamento pressoché assoluto portava i ragazzi a dover realizzare una propria personale autonomia affettiva. Era praticamente scontato fin dall’inizio che al di là dei sogni non si sarebbe mai realizzata una vita di coppia e questa ipotesi dopo le prime delusioni, veniva lentamente messa da parte perché oggettivamente irrealizzabile. L’autonomia del sé si realizzava come modalità di vita al riparo da sogni e desideri impossibili o, meglio, la fantasia e la realtà erano consapevolmente su piani diversi. Era quello il tempo della autonomia affettiva dei gay, il tempo del gay come single per definizione, il tempo in cui i gay finivano per sublimare la sessualità in altro (studio, lavoro). Oggi le cose sono cambiate, un gay giovane del 21esimo secolo vede il proprio essere single come cosa necessariamente provvisoria e si costruisce in funzione della vita di coppia. L’autonomia affettiva del gay viene meno e al suo posto subentrano tutte le dinamiche della vita di coppia (reale o ipotetica che sia). In qualche modo la differenza nel modo di impostare la vita tra un gay e un etero si riduce. Resta però che per un gay la realizzazione della vita di coppia è oggettivamente più difficile perché le condizioni di non accettazione sociale e familiare della omosessualità rendono impossibile (salvo rarissime eccezioni) una istituzionalizzazione del rapporto, cioè una sua trasposizione in un vissuto socialmente accettato. I gay di oggi non sono abituati all’autonomia affettiva (che sembra una contraddizione in termini) il che per un verso li indirizza alla ricerca dell’affettività di coppia ma per l’altro li rende fragili di fronte alle difficoltà della vita di coppia e in particolare di fronte all’abbandono e al ritorno alla condizione di single. Convivono due atteggiamenti in gran parte in contraddizione tra loro, per un verso la vita di coppia è vista miticamente come la panacea di tutti i mali e per l’altro è vista come sperimentazione di sé in una condizione in cui la situazione conta più della persona. Nel tentativo di realizzare una vita di coppia che metta insieme questi due aspetti, un ragazzo gay spende del tutto se stesso, si identifica e si valorizza come metà di una coppia reale o ipotetica e considera lo star bene con se stessi come necessaria conseguenza di una vita di coppia gratificante. Il risultato di tutto questo è che quando le difficoltà della vita di coppia emergono e ancora peggio quando la vita di coppia vissuta in modo più o meno mitico viene meno, manca la capacità di fare appello alla propria autonomia affettiva. In sostanza non si è più capaci di vedere se stessi come single, e la delusione della vita di coppia diventa distruttiva a misura di quando la precedente illusione è stata fragilmente costruttiva. L’autonomia affettiva, cioè la capacità di stare bene con se stessi è la base e non la conseguenza della vita di coppia, si tratta di un elemento senza il quale la vita di coppia ha radici fragili e che fa da supporto alla persona quando la vita di coppia va in crisi o viene meno. Non dico che bisognerebbe recuperare l’idea di stare bene solo come single, come accadeva prima, ma l’idea di stare bene ”anche” come single. L’unità di base della vita è il singolo, la coppia è salda quando le persone che la costituiscono sanno stare bene con se stesse.
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martedì 13 luglio 2010

QUADERNO DI UN VECCHIO GAY

Ricevo e pubblico queste pagine di diario. Non è il mio diario! Ringrazio di cuore Fabrizio che me lo ha mandato (ti ho risposto per e-mail).
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Che giornata! Fa un freddo boia ma io me ne sto a casa, mi faccio una tazza di tè e sento un po’ di musica. Forse gli altri vecchi non si accorgono così chiaramente di invecchiare. Se hai figli ti devi preoccupare per loro, li hai messi al mondo e devi fare in modo che ci possano stare dignitosamente, o il meno peggio. Io adesso ho solo un fratello parecchio più giovane di me, lui ha famiglia e quindi ha altro da pensare, i nipoti hanno la vita loro e che possono capire di un vecchio? Mi fanno un po’ di moine quando capita che mi vengono a trovare ma per loro la vita è ancora tutta una promessa. Ancora sto in salute, diciamo così, almeno non sembra ci siano cose che mi potrebbero portare dall’altra parte in tempi brevi. E allora mi sono rimesso a scrivere, ma voglio mettere da parte le chiacchiere, devo scrivere solo cose, fatti immediati.
Stamattina non vado a fare la spesa perché fa troppo freddo. È un po’ di tempo che non vado più al supermercato a fare la spesa grossa, portare troppo peso mi fa venire i dolori e la macchina non la prendo quasi mai, la tengo per ogni evenienza, ma tanto se servisse magari per portarmi all’ospedale non saprebbero dove è parcheggiata e dove stanno le chiavi. Prima o poi la macchina la vendo perché non mi serve proprio a niente, però rinvio, chi lo sa, potrebbe servire. Quindi spesa niente e alla peggio scendo alla rosticceria qua sotto e compro una cosa già cucinata, ancora me lo posso permettere, è vicino e costa poco e poi non devo lavare piatti.

Quando ero giovane avevo una casa piena di tutto e sempre in disordine, adesso non c’è una virgola fuori posto. D’altra parte la casa è piccola piccola e si fa presto.
Quando ero giovane l’ho rimpianto di non avere una casa più grande, come se la casa grande avesse potuto cambiare le cose, adesso piccola mi sta bene non ci sono cose inutili e poi ho fatto spazio, ho buttato via tutto anche cose che avevo conservato per anni.

La signora della rosticceria mi tratta bene perché ci vado quasi tutti i giorni, è una signora grande che in quel posto ci ha passato la vita, adesso si sono allargati e il locale è messo bene e poi ci va tanta gente. Quando ci vado mi metto sempre bene, barba fatta e camicia stirata e soprattutto scarpe lucidate, non voglio cominciare ad andare in giro trasandato, almeno un po’ di decoro lo devo salvare. Tornando a casa ho incontrato il portiere, un ragazzo giovane credo dell’America latina che ha moglie e figli piccoli, veramente un bravissimo ragazzo. Quando mi vede mi saluta e mi fa un sorriso e io rispondo con la mano come se fossimo vecchi amici.

Il pranzo è finito, quello che è rimasto va bene per la sera, ho preso le medicine e per fortuna hanno acceso il riscaldamento e si sta bene. Mi metto un poco di musica bassa bassa e mi metto sul letto perché se sto in piedi i dolori si fanno sentire di più.

Ho sentito una trasmissione sul festival e sulla canzone di quello che non è più gay. Ma perché si buttano i soldi in queste cose quando ci sta tanta gente che muore di fame? E poi Lippi dice che nel calcio di gay non ne ha mai visto uno e la gente va appresso a queste cose, è proprio deprimente. La gente pensa che si è gay a 20 anni e poi passa, ma quelli che sono gay a 20 anni, dopo 50 anni, se sono ancora vivi, sono gay vecchi, ma non fanno più notizia, quello che fa notizia è il bel ragazzo che puoi mettere in copertina, il resto ha fatto il suo tempo.

Sono stato al matrimonio di un mio lontano nipote, un rito veramente grottesco, almeno dal mio punto di vista, la socializzazione dei rapporti d’amore, ammesso e non concesso che amore ce ne sia e non sia solo un contratto di quattrini. Poi dicono matrimonio gay! Per carità! Finire in inghippi simili non lo augurerei a nessuno; suoceri, cognati, obblighi ecc. ecc.. Non vedevo l’ora di andarmene, Come si sta bene a casa! Senza nessuno! Mi sento misantropo e mi sa che il mio essere solo alla fine è addirittura un vantaggio. Ha cominciato a piovere ma non devo uscire di casa oggi ho mangiato pure troppo. Lunedì devo andare dal dottore così faccio un po’ di controlli. Adesso vado a dormire che sono frastornato.

È ancora notte, ho aperto la finestra e fa un freddo polare, per terra è tutto gelato. Dovrei scrivere a [omissis] ma non ne ho nessuna voglia.

Sono passato dalle parti dell’università, mi ha fatto un’impressione stranissima, i ragazzi ci sono sempre, identici a quelli di quando io avevo vent’anni, ma adesso sono vecchio. Sono belli, ma a quei ragazzi non ho nulla da dire e non ci si capirebbe proprio. Due mondi, due galassie lontane, una, la mia, si avvicina ad un buco nero. Senso di solitudine, di distacco, di indifferenza. In fondo non mi manca nulla: la casa, la pensione. Certo non ho progetti, niente che riguardi il futuro, un vecchio, un tramonto lento.

Ho conosciuto in parrocchia un prete giovane (meno di trent’anni) mi irrita per le continue attenzioni che ha per me, si comporta come un boy scout che vuole fare la buona azione quotidiana, quando parla con me cambia voce, come se fossi del tutto rimbambito e io lo lascio fare, a ragionare seriamente non ci provo nemmeno.

Non amo le persone con atteggiamenti assertivi. Anche se è assurdo, un vecchio può pure credere di essere un oracolo ma che lo pensi un giovane è ridicolo. All’ufficio postale c’era un ragazzo che parlava a ruota libera di economia e non la finiva più, sapeva tutto, aveva capito tutto. Io di economia non ne capisco niente ma se ne capissi qualcosa me la terrei per me.

Ho fatto colazione al bar, ho fatto mettere due cornetti in una bustina ma poi li ho lasciati lì. Mi sento uno che fa le cose senza pensare.

Oggi una signora dal fornaio stava parlando dei gay, povera donna non aveva la più pallida idea di quello che stava dicendo e le davano tutti ragione, pure io, tanto il cervello delle persone non cambia.

Ho incontrato la vedova della prima scala, mi ha detto quanto voleva bene al marito. Quando il marito era vivo litigavano tutti i giorni a urli e strilli e li sentiva tutto il palazzo e gli strillava contro che era un debosciato, adesso è morto ed è diventato un santo. Almeno a me queste cose non toccano.

Ho saputo che alcuni condomini pensano che sia vedovo, non solo ma uno dice perfino di aver conosciuto benissimo mia moglie. Non me lo hanno detto in faccia, quindi lasciamo fare: vedovo è ok, non sposato è sospetto.

Oggi stavo cadendo dalle scale, non sono finito per terra perché mi sono aggrappato alla ringhiera, mi dovrò adattare a prendere sempre l’ascensore.

Mio fratello mi ha invitato a pranzo ma non ci sono andato, mi dispiace solo perché da lui si mangia bene.

Ho trovato due mie poesie di quando avevo 25 anni, le ho lette, è come se non fossero mie, le ho buttate via, von voglio feticci.

Che c’è di fronte a me, be’ …

Stasera vado a una cena con due ex-amici di lavoro, ci penso con un certo interesse. Strano!

Non è stata affatto male, tre vecchi che ricordano cose che non ci sono più e ci ridono sopra. Sono bravi ragazzi, ma abbiamo parlato solo di ricordi di lavoro, solo di quello. Meglio di niente. Ho pure bevuto un po’. Devo ricominciare a comprare il vino perché è una cosa buona.

Visita cardiologica passabile. Non ci lamentiamo. Analisi passabili, anche il PSA. Meglio così.

Dovrei pensare seriamente di trovarmi un interesse. Mettermi a studiare? Alla mia età? Non lo so, leggere un po’ lo faccio, ma così per perdere tempo. Mi alzo tardi e mi impigrisco e ne risente il cuore, dovrei muovermi, fare ginnastica, una mezz’oretta al giorno “con calma” come dice il dottore. Di andare in giro non mi va, fa un freddo polare, è meglio se aspetto la primavera.

In chiesa mi trovo solo col parroco vecchio, almeno non fa chiacchiere.

Stamattina al bar una cosa bella, una ragazza nera che serve al bancone, quando mi sono avvicinato mi ha sorriso, si è ricordata di che cosa prendo sempre e mi ha dato pure un bicchiere d’acqua senza che glielo chiedessi, perché ieri gliel’ho chiesto, ha proprio il modo di fare di una signora, mi fa simpatia, è dolce, una donna così l’avrei sposata, forse no, ma forse sì, magari per lei sarei stato solo un peso.

Ho pagato la televisione, me ne ero scordato. Pure questo non era mai successo, è il cervello che comincia a fare cilecca.

Mi sono preparato al computer tutta la lista delle cose che devo fare, prima di tutto delle tasse, irpef, ici, mondezza, televisione, tassa di circolazione, la scadenza della patente (tra poco la devo rinnovare), Carta d’identità, libretto di pensione, tesserino del codice fiscale, tessera sanitaria, esenzioni sanitarie, assicurazione della macchina.

Domani devo andare a prendere la pensione. Vado alle otto, quando aprono, così sto a casa prima. Questo mese ho speso pochissimo ma dopo che prendo la pensione mi devo comprare un giaccone nuovo e un paio di scarpe e così le economie me le mangio tutte.

Ho trovato un blog gay che mi è sembrato fatto bene ma sono cose da ragazzi, beati loro, quando diventi vecchio, o gay o quello che sei, sempre niente conti.

Oggi ho fatto la lavatrice ma i panni li ho dovuti appendere dentro casa che se li metto fuori si gelano.

La vedova vuole che vada alla riunione di condominio per una cosa di uno che ha il cane che piscia per le scale ma come me l’ha detto non mi è piaciuto proprio. Tutte smancerie, un poco da pu.. le ho detto che ci andrò certamente ma non ci andrò proprio. Mi ci manca pure la vedova inconsolabile, certe volte accatta certe tirate sul marito che l’appiccicherei al muro. È una mezza pazza.
Stamattina al bar non c’era la signora nera ma un’altra scorbutica. Se non torna la nera cambio bar.

Il blog dei ragazzi è carino, certo che le cose sono sempre quelle, altro che progresso, per fortuna certe cose non cambiano. È malinconico fare i conti col tempo. Magari se nascevo adesso chissà che vita avrei fatto.

Domani vado a vedere per il giaccone e magari pure una giacca e un pantalone. Li prendo sempre tutti uguali, stesso colore, stesso genere più o meno, così le camicie si adattano a tutto.
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sabato 3 luglio 2010

COPPIE GAY E SOLITUDINE

Ciao Project,
ho 38 anni, non ho un compagno o meglio non ce l’ho più, l’ho cercato per anni, all’inizio credevo che non avrei mai conosciuto un altro ragazzo gay invece poi alla fine ne ho conosciuti e anche parecchi, tutti fuori da giri strani, tutti ragazzi non dichiarati (sembra strano lo so, ma li ho incontrati), la prima volta che ho conosciuto un ragazzo gay mi è sembrato di toccare il cielo col dito e quando ho capito che era interessato a me ero proprio in orbita, avevo 23 anni, poi le cose tra noi sono andate bene per un po’ ma dopo piano piano non è stata più la stessa cosa. È un bravissimo ragazzo che ormai non sento più da parecchio tempo. Quando è finita ci sono rimasto un po’ stranito ma me lo aspettavo, era in qualche modo inevitabile. Sarà stata la noia, il fatto di conoscersi veramente (abbiamo anche convissuto per tre anni), fatto sta che a un certo punto ci siamo accorti che non avevamo più una spinta vera per restare insieme, non parlo nemmeno di spinta sessuale. In pratica all’inizio abbiamo vissuto di entusiasmi perché ognuno si era immaginato che l’altro fosse come ce lo aveva in testa lui, poi abbiamo capito che non era così e le cose sono andate a spegnersi. Non abbiamo mai litigato, ma eravamo al punto che eravamo di impaccio l’uno per l’altro e allora ci siamo lasciati. Qualche rimpianto certo c’è stato e da tutte e due le parti, ma la volontà di ricominciare da capo non l’abbiamo avuta. Dopo ho conosciuto altri quattro ragazzi, con i primi tre ho avuto solo rapporti sessuali, una cosa tutto sommato gradevole ma non eravamo innamorati o forse lo siamo stati solo nei primissimi tempi ma sono state cose che non sono mai durate più di sei mesi, con l’ultimo invece c’era anche un’intesa ad altri livelli, stavamo bene e abbiamo deciso di vivere insieme. È durata quattro anni. Diciamo che è stata una cosa più voluta che vissuta con l’entusiasmo degli innamorati. Lui è una bravissima persona, lo stimo, gli voglio bene, ne sono stato anche innamorato nel vero senso della parola ma anche questa volta solo all’inizio, quando abbiamo cominciato a vivere insieme mi sono accorto che aveva un mondo tutto suo e lui ha capito che io ne avevo uno tutto mio, alla fine stavamo insieme per conforto reciproco. Poi ci siamo separati. Vorrei sottolineare che le mie due storie importanti non sono finite per ragioni di tradimento o per cose simili ma per il fatto che di fatto continuavamo ad essere due persone distinte con due mondi distinti. All’inizio c’era l’illusione che il sesso e anche l’amore affettivo potessero costituire un elemento in grado di farci superare i particolarismi e le nostre specifiche maniere di vedere la vita, ma alla fine non abbiamo costruito realmente qualcosa di comune. In questi giorni, a 38 anni, mi capita di aver conosciuto un ragazzo di 27, un ragazzo gay, non dichiarato, tra l’altro un bel ragazzo che mi attrae molto fisicamente. Ho l’impressione che lui a costruire qualcosa ci proverebbe anche seriemente ma io francamente non me la sento. Sarebbe come ripetere per la terza volta la stessa storia. Con gli altri ragazzi eravamo arrivati all’idea di convivere attraverso il sesso, cioè piano piano si arrivava a una forma di coinvolgimento sessuale reciproco e poi ci si illudeva che quello fosse il senso di un rapporto di coppia, come se il sesso potesse operare il miracolo e fare di due ragazzi una cosa sola. Questa volta non me la sento, non perché non sia sessualmente ed affettivamente coinvolto, anzi! Ma perché ormai non ci credo più. Quello che non mi sta bene è proprio il fatto che ci si possa piano piano ricadere per finire poi come tutte le volte precedenti, con un arrivederci e grazie. Mi piacerebbe tenere questo ragazzo come amico, ma pure lì a una certa distanza. Temo che lui abbia cominciato ad innamorarsi di me, lo vedo dal fatto che lo sento dipendente da me, che non mi dice mai di no, che si adegua a tutto quello che crede vada bene a me. In un certo senso mi fa tenerezza ma mi fa anche un po’ pena, ma non lo voglio fare soffrire, se adesso ci buttiamo in una storia che poi finirà regolarmente per stanchezza reciproca, alla fine ci staremo male in due e lui starà sicuramente peggio di me, perché io ormai verso queste cose mi sento vaccinato mentre per lui è la prima volta. Mi dice che sono una persona di cui si fida totalmente e io gli ripeto che per essere gay bisogna prima di tutto imparare ad essere soli nel senso che se sei gay la solitudine è il tuo modo di vita normale, ti puoi anche innamorare e puoi anche convivere, ma poi finisce e la solitudine torna. Se non sai stare solo il fatto di essere gay lo vivi male, ma se alla solitudine non solo ci fai il callo ma cominci a trovarci anche qualcosa di positivo, alla fine essere gay non ti pesa più. Verso questo ragazzo ho un dovere: quello ci non raccontare frottole, di non parlare di cose sublimi ma di mezze cose vere, non di amore totale, ma di come trovare un equilibrio in due. Project, so quello che pensi tu delle coppie gay, cioè di come dovrebbero essere, tu sottolinei molto che ci deve essere amore, e questo è giusto ma l’amore vero, quello che ho conosciuto io, è molto più tiepido di come lo dipingi tu e lo stesso vale per il sesso, sì è importante, e chi lo nega, però non basta nemmeno quello a fondere due persone. Amarsi in una coppia gay significa voler amare l’altro (e sottolineo il verbo volere) per quello che è realmente, non si tratta di essere due metà di un tutto ma di essere due singoli che si stimano, si rispettano ma che capiscono senza illudersi che l’altro è altro e resterà altro comunque. Il ragazzo che si è innamorato di me vuole provare seriamente una convivenza e sono convinto che ci si metterebbe con tutta la buona volontà, lui è convinto che riuscirebbe a cambiarmi la vita, io, francamente, non dico che sono convinto del contrario ma mi aspetto al massimo un bel rapporto che possa durare qualche anno. In una situazione del genere, che vivo da disilluso, secondo te che devo fare? Al di là di dirgli la verità non posso andare. Se gli dico di no gli faccio male adesso e se gli dico di sì gli farò male dopo. Ho l’impressione che lui sogni da un rapporto di copia delle cose che dopo non potrà comunque ottenere. Realmente non so che fare, per me non è una scelta di istinto, è veramente una decisione da prendere perché a questo ragazzo io voglio bene e forse per questo cerco di allontanarlo da me.
Se credi che questa mail possa servire anche a qualche altro pubblicala pure.
Grazie Project. Ti sarei grato se mi mandassi il tuo contatto msn.
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giovedì 17 giugno 2010

SONO GAY E VOGLIO USCIRE DALLA SOLITUDINE

Ciao Project
Se mai ti arriverà questa mail vuol dire che dopo quasi un anno passato a leggere il tuo blog ho avuto finalmente il coraggio anch’io di scriverti, di raccontarti un po’ cos’ho combinato in questi 21 anni (praticamente niente) e magari di sentire cosa ne pensi.
Allora, come ho già detto ho 21 anni, ho capito di essere gay alle medie, non lo so con precisione quando ma comunque in quel periodo. C’è da dire però che anche alle elementari probabilmente qualcosa non andava: ho avuto una “fidanzatina” (se così la possiamo chiamare) che è durata poche ore perché appena ha cercato di baciarmi ho avuto paura e l’ho mollata. Sembrerà una cosa stupida ma anche se sono passati anni mi ricordo benissimo il disagio che ho provato in quelle poche ore, lo stesso disagio che ho continuato a provare, e che continua tuttora, quando qualche ragazza mi sta dietro. Fisicamente non sono male ma non ho mai sentito girare voci sul fatto che sia un bel ragazzo o meno. Mi ritengo un tipo x per molte persone: amici di infanzia ne ho solo uno, ci conosciamo da quando siamo nati e ti dirò che è il mio opposto. È conosciuto da tutti come un rompiscatole (e in effetti lo è!), molte volte mi vergogno ad uscire con lui perché pur essendo un bestione si comporta spesso come un bambino e ha la fissa delle ragazze, è sempre che ci prova con tutte: totalmente il mio opposto. Come altre amicizie nel mio paese non ho nessun altro, ero riuscito a farmi una compagnia alle superiori con la quale mi ci trovavo benissimo, mi sentivo anche importante all’interno di essa. Tuttavia finite le superiori abbiamo preso strade diverse e adesso non ci sentiamo più. Ora che sono all’università mi vedo con altre persone ma non c’è lo stesso rapporto che avevo con quelli di prima. Di ciò mi dispiace tantissimo, mi sento spesso solo, non ho amici di cui potermi fidare veramente, con cui potermi confidare (il mio amico d’infanzia è un chiacchierone e non potrei mai parlare di cose intime con lui perché verrebbero a saperle tutto il paese!). l’unica persona di cui mi possa fidare ciecamente è mia sorella: tra di noi c’è un legame che va aldilà dell’essere semplici fratelli, ci capiamo in ogni circostanza ed è la persona con cui ho vissuto la maggior parte della mia vita. Da piccoli abbiamo sempre giocato insieme, abbiamo studiato nelle stesse scuole, abbiamo girato nelle stesse compagnie. Ora lei ha il ragazzo e quindi non siamo più attaccati come prima. Sono un po’ geloso in effetti ma giustamente mia sorella ha il diritto di crearsi una vita normale (lei che può) con chi vuole. So che le vorrò bene per tutto il resto della mia vita e le auguro tutto il bene di questo mondo. Lo stesso vale per mia madre e per mia nonna: sono cresciuto con queste meravigliose donne (che saranno anche le uniche della mia vita) alle quali voglio un bene dell’anima. Vengo quindi al sodo anche se ci sarebbero altre cose da dire ma non sono molto bravo nello scrivere, farei solo confusione.
Che sono gay ce lo siamo già detti anche se non ho detto che mi pesa da quando ho capito di esserlo: sono sempre stato un tipo sincero, mi conoscono tutti come un bravo ragazzo, bravo a scuola (un po’ meno adesso all’università) e il fatto che stia mentendo da anni sulla mia sessualità ora comincia a crearmi anche problemi: non sono effeminato ma il fatto che non abbia mai avuto una fidanzata secondo me fa un po’ insospettire la gente. Alle volte capita quindi che debba finire anch’io per commentare il sedere di una ragazza che mi passa di fianco anche se a me non fa nessun effetto. Fino a pochi giorni fa ero contento di essere gay solamente quando mi masturbavo, ma pensare di dover reprimere la mia sessualità in camera o in bagno per tutta la vita mi faceva stare malissimo. Non avevo mai pensato inoltre di poter costruire una storia con qualcuno. Tutto questo fino a pochi giorni fa, quando ho cominciato a vedere un po’ di film a tematica gay. A dire la verità anche leggendo i racconti sul tuo blog qualcosa in me aveva cominciato a cambiare ma la svolta totale è stata decidendomi di guardare “I segreti di Brokeback Mountain”. Ho sempre avuto paura di guardarlo perché pensavo che avrei potuto insospettire qualcuno ma finalmente l’altra sera l’ho guardato di nascosto: è stato il più bel film che abbia mai visto! Non ho mai pianto in un film d’amore perché probabilmente non riuscivo a capire cosa volesse dire amare un'altra persona (perché la tv propone principalmente storie d’amore etero). Questo film invece continua ancora adesso a farmi venire crisi di pianto appena penso che anch’io potrei vivere una storia d’amore con qualcuno. Vorrei spiegarmi meglio ma non sono bravo ad esprimermi. Forse il film gonfia un po’ la cosa ma piacerebbe vivere anche a me una storia di questo genere (sebbene non riuscirei a vivere una vita etero parallela). Poter vivere una cosa che riguarda solo te e questa persona, senza che nessuno si interessi. Certo non riuscirei a tenere tutto questo nascosto per 20 anni, e non potrei mai tenere nascosto questo a mia sorella e a mia madre. In  questi giorni infatti penso spesso a come poter dire tutto a loro due (nessuno sa della mia omosessualità). Tuttavia ho le stesse paure che spaventano tutti i ragazzi non dichiarati ancora in famiglia come me. Mia sorella non avrebbe problemi (penso) anche se avrei paura di sentirmi in imbarazzo con lei dopo averglielo detto, avrei paura di non riuscire più a guardarla negli occhi, di rovinare quello stupendo rapporto che abbiamo, paura di vergognarmi di me stesso. Lo stesso vale per mia madre anche se è un po’ diverso. Dentro di me sento di averla delusa anche se non posso farci niente: mia madre ha fatto molti sacrifici per noi e mi sarebbe piaciuto regalarle un nipotino. Lei adora i bambini e ha sempre detto che la cosa più bella che ha avuto nella sua vita siamo stati io e mia sorella. Per quello non penso mi caccerebbe di casa, sono sicuro che non lo farebbe mai, ma ho paura che lei pensi che quello che sono sia una mia scelta. Purtroppo mia madre non è affatto informata sul tema omosessualità, un giorno poi mi ha fatto rimanere malissimo perché ha detto che una coppia gay non saprebbe mai tirare su un figlio. Mi fa soffrire moltissimo questo suo pensiero perché mi fa pensare che di me non ha capito niente: sicuramente non avrò mai un figlio ma secondo me sarei stato un bravo padre.
Tu non sai Project quanto stia male per tutta questa situazione e soprattutto dopo aver visto il film tu non sai quanto mi sento solo. Non conosco nessun ragazzo gay (conosco due di vista ma sono molto effeminati e mi dispiace dirlo ma mi danno fastidio perché mi sembra come peggiorino l’idea che un etero ha di un gay) e non so come fare per conoscerne. Ho una paura tremenda di essere scoperto, temo il giudizio della gente, dei miei coetanei, ho paura di rimanere più solo di quanto non lo sia già adesso. Allo stesso tempo però dichiararmi mi sembrerebbe come una liberazione. Spesso penso di andarmene via dal mio paese e di trasferirmi in qualche altra regione in modo da potermi far conoscere subito come gay e quindi non mentire più. Project che ne pensi? Secondo te mi sono instupidito guardando quel film? Cosa dovrei cominciare a fare poi per poter conoscere ragazzi gay? Ho paura di non godermi la giovinezza come hanno fatto gli altri miei coetanei e di rimpiangere tutto quando diventerò vecchio. Se pensi che questa mail possa essere d’aiuto a qualcuno pubblicala pure. Mi piacerebbe però che mi rispondessi in privato e mi piacerebbe anche parlare un po’ con te su msn.
Scusami per la mia pessima capacità di espressione. Non mi è mai piaciuto scrivere e non sono mai stato bravo nel farlo. Ti ringrazio anticipatamente per tutto quello che fai per noi, giovani e non.
Un abbraccio
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domenica 16 maggio 2010

GAY OVER65

Caro Project,
sono un vecchio, più vecchio di te e non di poco. Fortunatamente la salute mi assiste ma sono solo, sono sempre stato solo, tutta la vita, ci sono abituato ma adesso piano piano comincio ad avere paura del tempo che passa. Avevo un cane che mi faceva compagnia, ma era vecchio pure lui ed è morto tre mesi fa. L’ho assistito fino all’ultimo come si fa con le persone ma vederlo morire mi ha fatto venire una malinconia terribile. Siamo proprio dei viaggiatori di passaggio in questo mondo. Adesso non ho nemmeno un cane e non ne voglio prenderne un altro perché potrebbe campare più di me e non saprei a chi lasciarlo. Ho dei parenti che in pratica non hanno mai avuto rapporti di me di nessun genere ma che adesso si stanno facendo vivi di nuovo perché, anche se non sono ricco, ho una casa in cui abito e a loro interessa. Affetti miei veri nel senso di vivere in due non ne ho mai avuti, di ragazzi ai quali ho voluto bene “a distanza” ne ho avuti alcuni, quasi tutti etero, ma adesso molti non ci sono più. Guardo con un certo timore al momento in cui non sarò autosufficiente (adesso porto ancora la macchina) ma gli anni passano. Finirò nelle mani dei parenti che si aspettano la casa, è quasi inevitabile. Quando ero ragazzo ho sofferto tanto di non poter avere quello che avrei voluto, cioè di non poter vivere la mia vita insieme con un ragazzo, ma erano gli anni ’50, proprio un altro mondo. Allora pensavo che il problema dell’essere gay fosse quello, poi ho capito che non è un fatto di sesso, ma che se non hai nessuno vicino da ragazzo non avrai nessuno vicino nemmeno da vecchio. Alla mia età non è tempo per cominciare le storie, certo che se avessi cominciato a vivere a 20 anni adesso forse saremmo in due, ma ho pensato pure che io non ho vissuto nessuna vedovanza, perché penso che essere sempre solo è brutto, ma essere solo, poi trovare un affetto vero e poi perderlo sia molto peggio. Io almeno non ho nulla da perdere. Non mi sento frustrato per la vita che non ho vissuto perché non c’era nessuna scelta da fare, era così e basta, ma ho paura per quello che mi aspetta, ho paura di uscire di testa e di non essere più me stesso. Cerco di restare giovane: macchina, lunghe camminate, almeno finché è possibile, letture, cinema quando posso, e anche un po’ di internet, per pensare che la vita continua e che ci sono tanti ragazzi che forse oggi vivono meglio di come ho vissuto io. Le cose sono migliorate un po’ anche se non credo che sia facile trovare un ragazzo nemmeno oggi. Chissà se i ragazzi di oggi ci pensano mai alla vecchiaia. Ho letto un po’ del forum ed è proprio ben fatto, ai tempi miei non c’erano queste cose, ma adesso ci sono e penso che possano essere utili. Però nel forum sono tutti ragazzi quelli di 40 anni sono rari e poi per me sono ragazzi pure quelli, però di vecchi non ce ne sono, cioè di over 65, Adesso me ne vado un poco a riposare e ti mando questa mail, se vuoi pubblicala, se non pensi che faccia troppa malinconia, ma io francamente non mi sento molto malinconico, preoccupato per il futuro in fondo sì, ma è una cosa diversa, mi fa paura la vecchiaia anche se ormai so bene di che si tratta, ma credo che non sia questione di gay o non gay, la vecchiaia penso sia brutta per tutti, anche se però non avere una famiglia alla mia età p proprio una preoccupazione.
Ti saluto Project
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lunedì 5 aprile 2010

COPPIA GAY E SOLITUDINE

Caro project,
ogni tanto leggo il tuo forum, le storie dei ragazzi mi lasciano sempre dentro qualcosa. Vorrei contribuire anche io, nonostante non sono iscritto. in un momento di sconforto ho scritto qualcosa che forse potrà interessare a qualcuno. Se ritieni che non sia adatto, lo posso capire, se invece vuoi pubblicarlo, hai il mio permesso, ma assolutamente per problemi personali ci tengo a tenere l’anonimato. Ti ringrazio per l’attenzione, ma soprattutto per il lavoro che fai. Continua così. Un abbraccio.
Con stima.
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"In questo pomeriggio sento qualcosa di strano dentro di me. Innanzitutto è da tantissimo tempo che non parto per un viaggio introspettivo, verso quel dentro che spesso sento come oscuro, come proibito, come qualcosa da cui fuggire per non farmi inghiottire. Nonostante le belle parole che potrei dirmi per darmi coraggio, parole che mi rimbalzano in testa ogni giorno, che mi aiutano ad andare avanti, mi rendo conto che oggi non le voglio sentire. Posso cadere in quel buio x una volta? Beh penso che posso, dato che l’ho fatto milioni di volte in passato e ne sono uscito quasi sempre illeso. Oggi in quel buio ci vedo la solitudine. Non la stessa solitudine che vedevo anni fa, che ormai era la mia unica compagna di vita. Oggi è una solitudine diversa, forse piu matura. Ho 28 anni, e sono qui nella casa dove sono cresciuto, dove ho passato la mia infanzia e la mia terribile adolescenza. Posso guardare indietro al mio cammino piu recente, fatto di una vita fuori casa con il mio compagno, inseguire e raggiungere il sogno di una storia d’amore, eppure quella solitudine non è sparita, ma ha solo cambiato aspetto, cambiato forma. Come quando la chiesa (odiata e amata) parla del demonio sotto diverse forme. Forse la solitudine è quel demonio. Non la mia omosessualità, ma soltanto la solitudine. Penso che passerò tutta la vita a combatterci, anzi come ho fatto negli ultimi due anni fuori casa, a ignorare la solitudine e concentrarmi sui problemi reali, tipo i soldi per l’affitto e le bollette, tenere in ordine la casa, vivere le piccole cose della vita con il mio compagno, e cosi via. Sono felice di questa vita che mi sono costruito con cosi tanta forza e coraggio. Dalle lotte per l’accettazione con la mia famiglia, ne sono uscito vincente nonostante mille sofferenze ed ostacoli. Da mio padre che a malapena mi parlava ad ora che riconosce ed accetta il mio ragazzo, da mia madre che era la mia nemica numero uno, ad ora che è diventata la mia migliore amica e confidente. Tantissime cose sono cambiate. Oltre a questo aspetto, ho preso coraggio per continuare gli studi interrotti anni fa, l’università, gli esami, l’adrenalina, i sacrifici, i sogni e le speranze. Tante sedute di analisi, o terapia, chiamala come ti pare, eppure sono serviti a qualcosa. Eppure tutto inevitabilmente crolla. C’è sempre un ostacolo verso la felicità completa. Lo so, sono egoista, non mi accontento di ciò che ho, ma non ce la faccio, penso che sia la natura umana di evolversi e continuare a sognare e raggiungere traguardi sempre nuovi con sfide più difficili e dure. Bene, oggi mi sento senza una sfida. Senza volontà di continuare. Ovvio che ci sono problemi di fondo a questo malessere, sofferenze che vanno oltre il muro di apparenza della felicità che mostro e che spesso sento. Mi trovo molto bene con il mio lui, ormai abbiamo raggiunto un equilibrio nel nostro rapporto che mi soddisfa. Siamo in sintonia su tutto, siamo amanti, ma soprattutto amici e confidenti. Almeno io lo sono con lui e lui con me un po’ meno dato il suo carattere. Eppure mi va bene anche cosi. Ho accettato due anni fa di iniziare una storia all’insegna della menzogna. Mentire alle famiglie, nascondere al mondo il nostro bellissimo amore. Eppure non mi sono mai sentito inferiore agli altri, alle altre coppie. Anzi spesso ho sentito il nostro amore come piu profondo e sincero di tante coppiette sposate che sento in giro. Come colleghe di lavoro che tradiscono i mariti, o gli stessi che vanno con altre donne. Io no. Fiero di essere fedele. In questa società che ormai promuove valori che disprezzo, come la superficialità, l’apparenza, l’ipocrisia della famiglia tradizionale mi disgusta. Forse nasce dall’invidia di non poterne avere una. Intendiamoci non con una donna. Ma il fatto di non potermi sposare con il mio uomo, è un qualcosa di profondamente destabilizzante a lungo andare. Continuare la farsa degli eterni amici, o come della coppia imperfetta, incapace di prendersi responsabilità al pari delle coppie etero sposate. Perché io non posso prendermi quelle responsabilità? Capisco e rispetto tutte le coppie gay che vogliono gli stessi diritti del matrimonio, ma i doveri? Piu passa il tempo e mi rendo conto che ho bisogno di questi doveri. La profonda mancanza di sicurezza che mi ferisce da morire. Non è certo una firma su un registro che da sicurezza per il futuro, o il doversi legare civilmente (del matrimonio religioso mi disinteresso). Quanto piuttosto al riconoscimento pubblico che mi manca. Non mi interessa piu di tanto poter andare in giro a braccetto con [omissis] o fare vari sbaciucchiamenti in pubblico. Non è questo. Il riconoscimento da parte di amici e famiglia che mi manca. Poter dire: questo è il mio compagno, o nella migliore delle ipotesi, dire questo è mio marito. Non lo posso fare. Con la mia famiglia ho cercato con gli anni di raggiungere un equilibrio in questo senso. Durante tutti i giorni dell’anno siamo una coppia agli occhi della mia famiglia. Eppure da parte della sua famiglia non è cosi. Ho conosciuto tutti, sono stato presentato come “migliore amico” “convivente”, e cosi via. Ma mai come ciò che sono in realtà. Perché la sua famiglia non conosce la sua omosessualità, e credo che nemmeno lui ne sia consapevole. Certi argomenti tra noi sono tabù, non se ne parla mai e sinceramente ne sono un po’ stufo. Sento la necessità di sdoganare o forse meglio dire prendere per il collo certi argomenti e parlarne. Eppure non si riesce mai con lui. La sua famiglia mi ha accettato nel migliore dei modi. Eppure questo ruolo dell’eterno amichetto mi sta molto stretto. Non che mi aspetto chissà che, ma il fatto che il riconoscimento da parte della sua famiglia, mi darebbe piu certezza verso il futuro. E poi c’è anche il discorso famiglia in senso proprio. Io so che voglio una famiglia con dei figli, so che li voglio crescere con lui e so che anche lui lo vuole. Eppure non si fa un passo verso questa direzione. A parte che non sappiamo nemmeno come muoverci. Per noi coppie gay è estremamente difficile completare la nostra unione con un bambino. Eppure io ci spero ancora. Sarò ingenuo, stupido, ma credo che quello che c’è nel cuore non muore mai (cit. da qualche film o canzone, boh). Eppure è cosi. In passato con l’ingenuità dei vent’anni, ho annullato la mia natura, mi sono messo con una donna, con l’unico scopo di avere una famiglia con dei figli. E vivevo male, stavo da cani, sempre piu triste e solo per non poter essere me stesso. Ora sto molto meglio, sono me stesso, ma il prezzo da pagare è davvero cosi alto? Davvero il destino è una vita senza poter amare, crescere, sostenere dare tutto ciò che posso al sangue del mio sangue, a un bambino? A dire il vero l’espressione sangue del mio sangue è ridicola. In quanto sarei ben felice di adottare un bambino che ha bisogno di cure e di una famiglia. Al mondo ci sono centinaia di milioni di bambini che vivono in condizioni pietose, senza una stabilità famigliare, economica, e spesso anche igienica. Io e il mio compagno potremmo dare tutto questo ad un bambino. Eppure lo stato non ce lo concede. E la società, mi rincresce ammetterlo, ma ancora non lo accetta. Basta pensare all’immagine che noi (come gay) diamo di noi stessi… ma non entriamo in discorsi troppo alla larga. Ciò che vorrei è una vita come quella di tutti gli altri. Non ce la faccio a dovermi arrendere, a dover per forza scegliere. Anche perché la mia omosessualità fa parte di me tanto quanto il mio istinto paterno. Perché devo rinunciare ad entrambi? Se avessi continuato la strada precedente, fingendo un eterosessualità che non mi appartiene, magari sposandomi con una donna e avendo figli con lei, che razza di padre potrei mai essere se non mi sento nel cuore felice e sereno? Non credo nella cosidetta “guarigione” dall’omosessualità, però sono convinto che tanti gay potrebbero vivere una vita etero, magari esserne pure soddisfatti, ma qualcosa dentro mancherà sempre. Qualcosa che diventerà ogni giorno più grande e più oscuro. E questo l’ho già provato e non lo voglio. Spesso mi sento come se avessi 50 anni. Come se la mia vita l’avessi già fatta. Ho avuto poche ma pesanti esperienze. Dipendenze da droghe prima, da alcol poi, anni di sregolatezza, di divertimenti sfrenati che non mi hanno lasciato dentro niente. Il vuoto dentro non si è mai riempito. E non si riempie nemmeno ora. Non so che fare, mi sento in certi momenti come in bilico su una corda e appena guardo sotto mi gira la testa. Trovo appiglio nella quotidianità, nel lavoro, nello studio, nella vita con il mio compagno… ma qualcosa dentro manca sempre… sempre… come se vedessi già il mio futuro, tra venti o trenta anni, quando la giovinezza sarà ormai sfiorita, appassita insieme ai miei capelli persi chissà dove, e mi renderò conto che non sono mai stato padre e non lo potrò mai piu essere. Eppure la vita riserva sempre sorprese… come per il progresso scientifico che non procede mai in modo lineare, ma sempre con grandi balzi… io sto ancora aspettando il balzo che mi permetterà di raggiungere “la mia stella” come la chiamo io… quella stella, oggi come ieri è sempre un figlio. E sempre lo sarà. "
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giovedì 24 luglio 2008

DIGNITÀ GAY 2

e-mail di Alberto, di cui ho pubblicato una precedente mail: http://progettogay.forumfree.net/?t=29040167

Ciao Project,

ti scrivo perché mi è difficilissimo sentirti in chat e quando arrivo a casa devo assolutamente dormire e per me non c’è né sabato né domenica. Penso di essere vicino al tracollo, non ce la faccio sto lavorando come un matto per cercare di mettere un po’ di soldi da parte che mi permettano di sopravvivere da settembre in poi, perché da settembre dovrò tornare a scuola e ho la maturità che mi aspetta, quindi di lavoro per guadagnare qualche soldo ne potrò fare ben poco e vorrei cercare di mantenere questa mini-casa per non essere costretto a tornare in famiglia. I miei non mi cercano nemmeno, per loro sono solo un problema risolto in tutti i sensi, se riesco a spesarmi da solo, ma poi, dopo la maturità, che potrò fare? Come farò a sopravvivere, a lavorare, a studiare? Non ci sarà proprio il tempo materiale, la vedo come un incubo che si avvicina. I miei amici di scuola, chiamiamoli così, se ne stanno tutti comodi a fare nulla, se ne vanno in vacanza e si divertono, io sto qui ad ammazzarmi di lavoro per sopravvivere. Queste sono le prospettive di studio e di lavoro, belle vero! Almeno prima avevo Luca vicino, ma adesso lavora fuori città, c’ha la ragazza, quando ci vediamo sono contento perché ci vogliamo bene ma mi prendono pure delle malinconie terribili, a lui, di me, non ho detto nulla, siamo due buoni amici che adesso non lavorano più insieme e che si vedono sì e no due ore alla settimana. Una volta è venuto alla pizzeria e mi sono sentito in un imbarazzo terribile, l’ho servito al tavolo, stava con la ragazza, io sono stato sorridente e disinvolto come se niente fosse, ma dentro mi sentivo morire. Io dicevo che Luca mi sarebbe stato bene comunque ma adesso lo sento come un estraneo, un estraneo al quale in qualche modo voglio pure bene, ma lui ha la sua vita e io non c’entro niente. Quindi adesso coi miei genitori partita finita, con Luca pure, che cosa mi resta? Lavorare fino alla follia, studiare, e poi l’università per me non esisterà proprio, i miei amici si stanno facendo tutti i loro conti, uno vuole andare a medicina, l’altro a ingegneria, ecc. ecc. e quando lo chiedono a me io che posso rispondere? Io non ci andrò! Perché per poterci andare dovrei tornare a casa dei miei e dovrei chiedere a loro i soldi e io non lo farò, poi adesso, da quello che sento l’università è tosta e selettiva, quindi o fai solo quello o non vai da nessuna parte. Il mio sogno sarebbe stato fare statistica, non so perché ma ho sempre avuto questa fissa e lì ci sono pochissimi studenti e si deve frequentare per forza. Che schifo la vita! È tutto casuale, puoi vincere la lotteria o finire sotto il treno, con c’è un perché. Ho provato a dare uno sguardo a quel sito Universo-MIUR che mi hai mandato, ma è un caos, non ci si capisce nulla, ti perdi in un mare enorme di possibilità e di scelte. Magari potremmo provare a guardarcelo insieme, ma tanto temo che alla fine sarà solo una cosa inutile perché per me resteranno solo sogni. Come mi sento in questi giorni non te lo puoi immaginare, ho proprio la sensazione che per me la vita non sarà altro che lavoro. Un ragazzo? Ma è solo un sogno balordo, qui ognuno pensa ai fatti suoi e poi che cosa posso offrire a un ragazzo, una vita da morto di fame oppure se lui lavora e magari molto meglio di me io posso fare il mantenuto. No! È meglio stare soli e penso che dovrò cominciare ad abituarmici.

Ciao Project. Se mi rispondi almeno mi rendo conto che qualcuno 10 minuti per me ce li ha persi. Lo so che lo farai.

Tuo Alberto

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