martedì 10 gennaio 2017
THOMAS LOVELL BEDDOES OMOSESSUALE
martedì 24 aprile 2012
GAY E CAPACITA' DI SCELTA
mercoledì 10 novembre 2010
AMORE E DISAGIO GAY
Gli sono stato vicino, e lui dice di avermi aperto il suo cuore dicendomi che effettivamente mi vuole bene... Ma un affetto senza che ci si possa incontrare, che destino può mai avere?
Tra pochi mesi, in teoria se tutto va come deve andare, mi dovrò trasferire a in un’altra città, lontano dal remoto frammento toscano dove lui abita... e gli ho chiesto ancora per un'ultima volta se volesse vivere con me, anche a costo di doverlo mantenere lavorando il doppio. Cioè la mia famiglia se ne va al nord, ma io per lui sarei restato volentieri qui sebbene sia la sola ragione per la quale me ne starei quaggiù. Perché non ho altro quaggiù, non ho amici né altre forme forti di serenità.
Insomma... quello che dovevo dire a tutti l'ho detto, e credo di non aver sbagliato nel mio pensiero né con lui o altre persone ancora. Se volete dirmi qualche cosa fate pure, sia critiche che consigli che riflessioni. Qualsiasi cosa.
martedì 3 agosto 2010
FRUSTRAZIONI GAY
FRUSTRAZIONE AGGRESSIVA – “Il mondo fa schifo”, “Io spaccherei tutto”, “La gente è una mer.a”, “A uno come quello gli spaccherei la faccia”, “Sono deficienti e immaturi”, “Li odio tutti quanti”, “Non li sopporto proprio”, “Ho l’impressione di buttare via il tempo”, “È passato un altro giorno e non ho concluso nulla! Io il tempo lo devo buttare via così!”
FRUSTRAZIONE PASSIVA – “Gli altri si possono divertire io no”, “Ma che ci sto a fare?”, “Tanto non serve a niente!”, “Non sarò mai felice.”, “Di studiare non me ne frega niente, tanto non ci riuscirò mai, la mia vita è solo un insieme di fallimenti”.
Alla base di queste forme di frustrazione ci possono essere motivazioni diversamente articolare ma tutte riconducibili alla impossibilità reale o presunta di vivere una vita affettiva soddisfacente e alla convinzione che “gli altri” (etero ma anche gay) la loro vita affettiva la vivano pienamente.
Le frustrazioni si ritrovano in diverse forme in gruppi diversi di persone:
- I ragazzi grandi, oltre i 35 anni, che cominciano ad avere la sensazione di avere “perso il treno” per essere arrivati troppo tardi all’accettazione di sé o all’idea che una realizzazione affettiva è possibile anche per un ragazzo gay.
- Ragazzi con orientamento sessuale specifico verso persone molto più grandi di loro che si rendono conto della difficoltà di realizzare quello che vorrebbero e della condanna sciale (anche tra i gay) delle loro preferenze. Questi ragazzi si sentono emarginati anche tra i gay.
- Ragazzi con orientamenti sessuali specifici minoritari, ossia ragazzi che si innamorano molto raramente e di tipologie di ragazzi con i quali è difficile costruire un rapporto. Questi ragazzi non si innamorano in genere dei ragazzi di cui si innamora la maggioranza dei ragazzi gay e hanno l’impressione che il futuro, per loro, possa consistere esclusivamente o nell’accettazione di soluzioni di compromesso o nella solitudine affettiva.
- Ragazzi che si ritengono inadatti a costituire un centro di interesse affettivo e sessuale per un altro ragazzo sia per ragioni fisiche che per ragioni psicologiche.
Devo aggiungere una riflessione che mi è venuta spesso in mente, trovandomi a parlare con i ragazzi e confrontando le loro reazioni con quelle che avevano i miei coetanei quando avevano vent’anni. Quarant’anni fa, in termini oggettivi, le motivazioni della frustrazione di un ragazzo gay potevano essere anche più gravi perché l’isolamento era totale e tuttavia, per quello che ho potuto vedere parlando con persone della mia generazione, il senso di frustrazione era meno profondo e la tendenza a ricercare soddisfazioni sostitutive nello studio, nella carriera e in una dimensione sociale che prescindesse dall’orientamento sessuale era nettamente più forte. In sostanza c’era all’epoca la chiara coscienza della impossibilità di costruire una vita secondo i propri principi. Oggi, soprattutto grazie ad internet, le possibilità di contatto tra ragazzi gay sono enormemente aumentate ma sono aumentate proporzionalmente anche le attese, e il senso di frustrazione, lungi dall’essere sublimato in attività produttive, si manifesta fortissimo. Uno dei rischi connessi ad una realtà come Progetto Gay consiste proprio nel costituire una cassa di risonanza che amplifica il senso di frustrazione e lo radicalizza. Non solo, ma il contatto diretto con altri ragazzi gay, che all’inizio si presenta come estremamente promettente, smonta poi piano piano il presupposto per il quale due ragazzi gay hanno necessariamente un mondo comune e fa risaltare le differenze che sono spesso radicali. La discussione tra gay non è facile perché mette in evidenza che anche tra gay esistono meccanismi di emarginazione sociale e di competitività. Tutto questo rischia di radicalizzare la frustrazione: “Mi sento emarginato perfino tra gli altri gay!”
Ma veniamo ai rischi specifici del senso di frustrazione, in primo luogo alle forme depressive che talora accompagnano l’adolescenza e la giovinezza di un ragazzo gay, forme depressive complicate dal fatto che parlare con i propri genitori è praticamente impossibile e che si è costretti ad una recita senza fine.
La depressione può arrivare a manifestarsi in crisi di pianto, in senso di abbandono e di inutilità. Accade talvolta che alcune idee connesse alla depressione diventino insistentemente ricorrenti e addirittura dominanti. È il caso dei ragazzi che costruiscono un discorso razionale a sostegno della loro idea depressiva dandole un’apparenza di oggettività. È il caso tipico delle cosiddette estrapolazioni, che sono frequentissime: “Se non mi sono innamorato in vent’anni non mi capiterà mai!”, “Tutto quello che ho fatto mi è andato sempre storto e sarà sempre così!”. In questi discorsi si parte da premesse che possono essere anche oggettive ma si giunge a conclusioni improprie caratterizzate da “sempre” e da “mai”, cioè a conclusioni radicalmente negative. Ho imparato per esperienza che parlare con ragazzi che vivono fasi depressive non è facile e che la prima cosa che bisogna tenere presente è che non bastano quattro chiacchiere positive per uscire dall’umore depresso. Se per un verso la depressione non deve essere alimentata, per l’altro deve essere rispettata. Vista dall’esterno sembra una cosa quasi banale, superabile con un po’ di incoraggiamento, ma vista dall’interno provoca sofferenza profonda. Il rispetto verso un ragazzo depresso si deve manifestare mettendo da parte ogni aggressività nei suoi confronti e ogni atteggiamento predicatorio, tutto questo non è affatto facile perché, per chi depresso non è, è decisamente difficile rendersi conto dei meccanismi della depressione. L’insistenza è vissuta da un ragazzo depresso come una forma di aggressività. Ciò che invece ha realmente valore è una presenza che non viene meno. Ma il discorso è molto complesso e andrebbe approfondito in altra sede.
Il secondo rischio tipico della frustrazione consiste nel tentativo di “risolvere il problema” attraverso le strade che sembrano le più facili o forse le uniche praticabili, ossia le chat erotiche e i siti di incontri. Le interviste di Progetto Gay http://nonsologay.blogspot.com/2010/07/ ... i-gay.html dimostrano che la percentuale di ragazzi che frequenta chat erotiche e siti di incontri più o meno abitualmente non è trascurabile. È comunque piuttosto probabile che una buona percentuale di quei ragazzi non vada realmente nelle chat o nei siti di incontri per cercare sesso facile, in parecchi casi quei ragazzi sono spinti dal senso di frustrazione a ricercare in quei siti quello che non trovano altrove, ossia una vera vita affettiva. Da quello che vedo quotidianamente, molti ragazzi escono profondamente delusi dall’esperienza dei siti di incontri e delle chat erotiche e questo non fa che incrementare il senso di frustrazione. A parte il rischio hiv, l’alternativa tra l’andare sui siti di incontri e immalinconirsi in una forma di depressione radicale può apparire l’unica possibile, anche se realmente non lo è. Ciò che spesso condiziona è la fretta di arrivare alla soluzione. Tra l’altro la fuga dalla solitudine depressiva può essere così radicalmente condizionante da portare i ragazzi a sottovalutare i rischi reali delle chat e dei siti di incontri sotto il profilo delle malattie sessualmente trasmesse e a considerare i rapporti sessuali come indicativi di un sicuro substrato affettivo anche dove non è realistico aspettarsi nulla di simile. Ci sono ragazzi che tentano di avviare rapporti di coppia con ragazzi incontrati in chat o nei siti di incontri spendendo completamente se stessi in questo tentativo e riportandone alla fine, dopo molte peripezie, delusioni profonde. L’idea che la realizzazione di un contatto sessuale sulla base della sola gradevolezza fisica non realizza il benessere affettivo è difficile da accettare, tanto più da parte di un ragazzo in fuga dalla depressione. Sarebbe fondamentale creare rapporti affettivi veri, di semplice amicizia, che potrebbero, se si tratta di amicizia vera, consentire una vita affettiva meno centrata sulla sola vita di coppia. L’idea che la vita di una persona si identifichi con la sua vita di coppia e solo con essa, oltre ad essere del tutto irrealistica, non fa che amplificare le aspettative, prima, e il senso di frustrazione, dopo, dato che la vita affettiva si può costruire solo in due e non come risposta alle esigente di uno solo, per quanto profonde esse siano.
La frustrazione comporta anche un terzo tipo di rischio ed è il rischio connesso al trascurare o all’abbandonare tutte le altre attività che contribuiscono a costruire la vita vera di un ragazzo gay, parlo dello studio, del lavoro, del rapporto con la famiglia di origine e con gli amici di vecchia data. Quando l’idea di realizzare la vita di coppia diventa dominante, tutto il resto perde proporzionalmente peso e diventa oggetto di disprezzo e di esplicito disinteresse. Trascurare gli studi perché ci sono problemi più importanti da risolvere non solo non risolve i problemi ma ne aggiunge altri e allontana nel tempo l’autonomia economica che potrebbe essere invece uno degli elementi più utili a ridurre il senso di frustrazione e di depressione che accompagna la giovinezza di tanti ragazzi gay. Purtroppo l’idea che la vita di un individuo non si gioca sull’unico elemento “vita di coppia” è difficile da accettare per un ragazzo che è abituato e spinto a considerare la vita di coppia come totalizzante.
Che si può fare? Me lo sono chiesto una infinità di volte ma finora non sono riuscito a trovare nessuna risposta soddisfacente.
venerdì 18 giugno 2010
GAY CHE REAGISCONO
lunedì 10 maggio 2010
GAY MA USANDO IL CERVELLO
Capire di essere gay, tanto più se si vive in contesti in cui l’omosessualità non è accettata, non è facile e le delusioni che un ragazzo gay deve trovarsi a fronteggiare possono essere molto forti. Tutto questo ha una sua dimensione oggettiva e deve essere affrontato razionalmente, né sottovalutando la portata dei problemi fino a mettere in pratica comportamenti sconsiderati e imprudenti, né sopravvalutandola sentendosi di conseguenza schiacciati da cose tropo più forti di noi.
domenica 2 agosto 2009
UN RAGAZZO GAY DEPRESSO
Ciao Project, ti scrivo, superando la ritrosia, perchè ho voglia di parlare con qualcuno, di confidarmi, di dire a qualcun'altro che cosa mi sta succedendo e con i pochissimi amici con cui potrei farlo non ne ho voglia perchè chiederebbero, indagherebbero, s'interesserebbero ed io voglio solo essere lasciato in pace.
Molto tempo fa io e te parlavamo ma poi non l'ho più fatto.
Ho 23 anni ed ho passato gli ultimi due anni della mia vita a lavorare come un matto.
Due mesi fa ho lasciato tutto quanto. Un pò perchè mi avrebbero dato un quarto di tutto quel che mi spettava e mi sono sentito offeso. Un pò perchè ero arrivato allo stremo delle forze ed un pò per il bisogno di "ritrovare il senso delle cose".
Non ho più voglia di fare nulla. Non ho più obbiettivi, sogni, speranze, progetti. Un tempo, anche quando non avevo elementi reali che mi potessero far sperare in qualche buona nuova cosa per il futuro, andavo di immaginazione e vagheggiavo con la mente. Quando mi sentivo troppo solo e cominciavo ad avere le smanie di dolore, prendevo un lenzuolo, lo attorciavo, fingevo fosse il mio ragazzo e convincendomene riuscivo ad addormentarmi.
Adesso invece so che non ho un obbiettivo nè una prospettiva futura e non mi sforzo neppure di immaginarlo e la notte, quando mi sento solo, resto sveglio e mi lascio corroborare da quella sorta di smania che ti da il senso del non aver senso.
Credo d'essere depresso ma non oso dirlo a me stesso figuriamoci agli altri.
In questi ultimi due anni ho lavorato per costruirmi un futuro e magari una famiglia ma è andato tutto a farsi fottere. Il lavoro al quale ho dato tutto me stesso non c'è più e i due ragazzi con i quali ho avuto una sorta di storia sono tornati ciascuno alla propria vita senza ch'io abbia lasciato traccia. L'ultimo di questi, che era il mio capo, mi ha proposto una "relazione aperta". L'ho mandato a fanculo, adesso però penso che forse avrei fatto bene ad accontentarmi di quello perchè tanto non vedo come si possa trovare qualcosa di meglio.
Non ho più alcun impulso sessuale nei confronti di niente e di nessuno. Non ho più voglia di lavorare nè di fare null'altro.
Nella vita credo d'aver sempre convissuto, più o meno bene, con questi stati d'animo ma ho sempre avuto un qualche sogno, un obbiettivo. La depressione per un ragazzo gay è una cosa normale. E' una sorta di compagnia perenne e costante e fino a qualche tempo fa credevo d'essere riuscito a superare il periodo critico; quello in cui te ne stai chiuso nella tua stanza con le finestre chiuse perchè la luce ti da fastidio e piangi per non si sa bene cosa. E invece quel periodo credo non sia tipico solo della fase dell'autoaccettazione. Arriva anche quando ti sei accettato, e sono passati anche un pò di anni da quando lo hai fatto, ma capisci che non t'è servito a un cazzo perchè tanto sei solo lo stesso e al più puoi accontentarti di una "relazione aperta" che non è esattamente il modello di famiglia che avevi in testa.
Adesso non ho più voglia neppure di piangere. Non ne vedo l'utilità.
Ti saluto con una cosa che so essere assurda: mi piacerebbe essere salvato.
ciao project
p.s. se vuoi pubblicala ma tanto non credo possa essere utile a nessuno.
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Se volete, potete aprtecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=347
giovedì 7 agosto 2008
BELLEZZA E SESSO GAY
Ciao Project,
mi sento molto strano a scriverti questa lettera, non ti conosco, ho solo letto un po’ (un bel po’) il forum. In genere diffido molto delle persone. Sono due giorni che ho la grandissima tentazione di mandarti una e-mail, l’ho scritta ma quando sto per fare il clic definitivo mi fermo. Ma adesso ho deciso, provo a fidarmi e te la mando qualunque cosa succeda (e poi non ho capito che cosa potrebbe succedere).
Facciamo che mi chiamo Marco (poi, se ci sentiamo, ti dico il nome vero, ma tutte le cose che hai scritto sulla privacy ma spingo ad essere prudentissimo, faccio male?) ho 25 anni, vivo in un paesetto della Lombardia, praticamente sotto le Alpi, un posto bello a livello naturale ma molto isolato, una frazione di poche case su una strada di montagna. Se non ci fosse internet io sarei tagliato fuori dal mondo. Adesso mi sento perfino in imbarazzo nell’andare avanti. Fino a 23 anni il sesso è stata la mia ossessione ma in un senso molto particolare, in pratica è stata la mia preoccupazione. Almeno quando andavo a scuola c’era l’ora di educazione fisica, poi all’università ho solo studiato e adesso proprio da pochissimo, ho finito anche la specialistica e ho avuto diverse offerte di lavoro tramite l’università e di questo vado molto fiero. In fondo queste cose mi hanno dato soddisfazioni grosse e penso me ne daranno ancora. Ma perché scrivo a Project? Per dirgli che sono tanto bravo e che mi sono laureato e che in fondo me ne sento orgoglioso? No, Project, il fatto è che dietro la scorza del ragazzo modello e di quello che non perde un colpo, c’è in realtà un mondo che fa pena. Dal punto di vista affettivo sono stato sempre solo, a casa mia, arrampicata sui monti, non ci viene nessuno, nel mio paese la gente è pochissima, pensa che ci sono10 negozi in tutto! E di ragazzi della mia età non ce ne sono proprio. Io amici non ne ho mai avuti, ho conosciuto dei ragazzi all’università ma li sentivo lontanissimi da me. Tu, poi, che vuol dire essere gay e essere solo lo puoi capire. I miei sono brava gente che sogna il figlio sposato e i nipotini. Quando mi sono laureato sono stati felicissimi e quando hanno visto che è arrivato anche il lavoro sembrava mi volessero dire che ormai era ora di mettere su famiglia. Da ottobre sarò a Milano per un master, oltre che per il lavoro, e almeno potrò stare lontano da casa. Che io possa trovare amici a Milano non mi sembra realistico, visto che non ne ho trovati fino adesso. E adesso vengo al capitolo dolente, quello del sesso. Nelle cose del sesso mi sento proprio un ragazzino, penso che un quindicenne ne sappia molto più di me. Non sono mai stato con un ragazzo e, quello che è paggio, credo che non sarò mai capace di stare con un ragazzo. È come se io avessi rimosso la sessualità, mi ci vorrebbe una specie di rieducazione. Forse mi sono ammazzato sui libri proprio per non pensare a me stesso. Già al liceo pensavo poco al sesso e molto allo studio, ma col sesso per i cinque anni dell’università c’è stato il black out totale o quasi. A casa mia non ho uno spazio mio dove posso stare da solo, la casa è piccolissima e la privacy non è mai esistita, anche farmi una sega è un problema (a 25 anni!), lo posso fare solo di notte con un minimo di comodità oppure la mattina quando faccio la doccia ma in questo caso devo fare molto in fretta. Quanto ai contatti con i ragazzi, non sono mai esistiti. Te l’ho detto, ho conosciuto dei ragazzi solo all’università ma, lo dico chiaro, non ho mai pensato che un ragazzo potesse innamorarsi di me e il motivo è semplice: io non sono un bel ragazzo. Il miglior commento che ho avuto su di me è stato: non hai nulla che non va! Cioè non sei proprio uno schifo, ma stai su quella strada. Ho quasi l’impressione che quando avvicino un ragazzo (non un ragazzo gay, perché di ragazzi gay non ne conosco), ma “avvicino” non nel senso che ci parlo, in chat o al telefono, perché a questo livello non c’è mai stato nessun problema, ma proprio quando mi avvicino fisicamente, quel ragazzo prova una specie si senso di repulsione nei miei confronti. Non so se la cosa è oggettiva, ma io l’avverto così. Saranno magari ragazzi etero, ma se sono ragazzi etero che repulsione potrebbero provare nei miei confronti? Tanto non ci sarebbe nessun rischio di contatto fisico, ma l’impressione è che non piaccio comunque. E se poi si trattasse di un ragazzo gay? Non bisogna essere ipocriti, un ragazzo bello fa presto a trovare quelli che si innamorano di lui, uno come me non ne trova e basta. All’università c’è un ragazzo bellissimo e gli vanno tutti dietro, ragazze, ragazzi e pure i professori, e ovviamente anche io, ma tanto quello non mi guarderà mai, quello ha solo il problema della scelta. Project, tu mi dirai che magari tutto questo con la sessualità c’entra poco e invece, secondo me, c’entra moltissimo. Ma io che me le faccio a fare le seghe su un bel ragazzo che non mi guarderà mai? Un anno fa avevo la fissazione della ginnastica da camera, almeno per irrobustirmi un po’, avevo pure comprato gli estensori e i pesi. Lavoravo come un matto ma non si vedeva nulla. Lo stesso il look. Prima vestivo sempre nello stesso modo, adesso no, sono un po’ più sciolto, ma al massimo guardano il vestito, mica me! Certe volte sul fatto di essere brutto ci faccio pure gli incubi, sogno di stare vicino a un ragazzo che mi parla, poi io gli pendo la mano e lui si ritrae schifato e mi lascia da solo sulla panchina e io mi metto a piangere. Project, non ti scandalizzare di quello che ti dirò adesso, c’è una sola cosa in cui non mi sentirei proprio in imbarazzo: il mio sesso, quello, onestamente, credo che sia di prima categoria (mi vergogno un po’ a dire una cosa del genere ma non la cancello perché è vero. Ma tanto che ci faccio? Uno che vuole stare con te ti valuta dalla bellezza in generale e, se quella non soddisfa, al sesso non ci arriverà mai. Quindi, mi trovo come ad avere un’arma segreta che tanto non potrò mai adoperare. Mi piacerebbe eccome avere un ragazzo vicino e non è solo una storia di sesso, mi piacerebbe essere in due con lui in ogni cosa: nelle coccole, nelle preoccupazioni, nell’essere felici insieme e ovviamente anche nel sesso. Sto tanto a fantasticare su queste cose, cerco di immaginarmele nei minimi dettagli, quello che farei per farlo stare bene, le sensazioni che si provano a fare i progetti insieme, il modo come fargli capire che ho voglia di fare l’amore con lui. Ma alla fine a che serve fissarsi con queste fantasie? Se sei bello c’è pure qualche possibilità che diventino reali, ma se sei brutto come me lo sai benissimo che tanto non andrai da nessuna parte e che nessuno ti desidererà mai. Project, i ragazzi brutti che conosci tu hanno fatto tutti la fine miserevole che ho fatto io? In pratica sono forzato a sublimare la sessualità studiando, perché, diciamocelo chiaro, una sega fatta pensando a un ragazzo con l’idea che prima o poi sarà il tuo ragazzo è una cosa, ma fatta con l’idea nettissima che tanto a te non ti guarderà nemmeno è proprio un’altra cosa ed è pure deprimente. Insomma, io mi masturbo poco perché so benissimo che “fantasie sono e fantasie resteranno”. Project tu hai scritto che le fantasie masturbatorie servono a strutturare la sessualità, ma io che la strutturo a fare? Per arrivare alla conclusione che in testa c’è già tutta la commedia ma che tanto l’attore è sempre uno solo? Un po’ farei il bis della storia del pene, c’è, e pure di prima categoria, ma tanto non serve a niente! Io sono brutto soprattutto di faccia. Sono arrivato a pensare seriamente di farmi una plastica, l’ho detto a mia madre e mi ha guardato come se stessi scherzando, per lei sono “bellissimo”. A Napoli si dice: “pure ‘o scarrafone (scarafaggio) è bello a mamma sua!” Io ci sto scherzando sopra ma per me è un problema grossissimo. Ho letto di tutti i ragazzi che hanno il problema di essere gay e di farsi accettare, ma io sto molto più indietro di questo livello. Certe volte penso che in fondo una ragazza la troverei (forse) ma non è il mio genere! Quindi resterò “solo” a vita. Project, ma quando eri giovane, eri bello? Che domanda stupida! Eppure uno come me le grandi aziende se lo contendono! Quando sento qualche ragazzo che mi parla della paura dell’aids con molta partecipazione mi viene da sorridere e quello mi dice: “Ma che ti credi? Queste cose possono capitare pure a te!” E invece a me non possono capitare!
Project, faccio pena? Dai dillo senza ipocrisia! Ultima cosa e poi ti saluto. Questa è una domanda! Siccome da ottobre lavorerò a Milano, che faccio? Mi ci iscrivo a una palestra o meglio a una piscina? Questa tentazione ce l’ho, e poi, dai, io almeno lì sono sicuro di non sfigurare!
Scherzi a parte (ma non sono scherzi!) mi piacerebbe fare due chiacchiere con te, naturalmente se ti va. A dire la verità mi piacerebbe parlare con te faccia a faccia e forse mi sentirei meno imbarazzato, ma tanto non sarà possibile (anche se io un viaggetto dalle parti tue me lo farei) e allora mi accontento della chat, per il momento. Non ti rompo più. Mi puoi rispondere allo stesso indirizzo.
Ciao Project
Fabio
Se volete, potete partecipare alla discussione di questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30844436
giovedì 24 luglio 2008
UN GAY 43ENNE NUOVO PROF ASHENBACH
Project, ciao.
Mi vergogno un po’ a scrivere in un forum dove ci sono tanti ragazzi, io che ragazzo non sono più, la parola mi piace tanto ma purtroppo non mi guarda di persona. Per fortuna non puoi vedere una mia foto, non sono giovane, ho 43 anni, non sono bello e non lo sono mai stato. I ragazzi non mi sono mai venuti appresso, nemmeno quando avevo 20 anni. Sembra paradossale ma a 43 anni non ho mai fatto l’amore con nessuno, con un paio di ragazze la possibilità c’era ma la volontà mancava del tutto, con un paio di ragazzi la volontà c’era ma la possibilità mancava del tutto. Ho trovato solo uno che mi fatto la corte, aveva 14anni più di me, una brava persona indubbiamente, l’ho conosciuto quando avevo 19 anni e lui 33, mi sembrava vecchissimo e io allora guardavo solo i ragazzi della mia età, mi è stato tanto appresso, anche se sapeva che da me non avrebbe avuto nulla. Adesso siamo amici, non credo che non sia più innamorato di me e poi un po’ le parti si sono invertite, lui regge benissimo e io invece sono in preda alla decadenza galoppante, quando andiamo in giro io sembro più vecchio di lui, ma ormai anche questa è una storia finita. Lui sarebbe stato l’unico forse ad amarmi veramente ma io non ero innamorato di lui ed è finita così. Altre storielle tante, specialmente negli ultimi 7/8 anni, diciamo dai 35 in su, ma proprio storielle, ragazzi che vedi per la prima volta e che vogliono fare l’amore con te, tu una mezza tentazione pure pure per la testa ce l’hai ma poi ti dici: che faccio? Mi metto pure a rischio di beccarmi un malanno e tutto per 10 minuti senza cervello? No, non lo faccio! E allora dici a quei ragazzi che non sono il tuo tipo e li scarichi subito, perché tanto il problema è se scaricarli subito o scaricarli dopo un po’ di sesso, allora meglio subito. Poi, sai, giocando giocando, nemmeno ti accorgi che gli anni passano e che stai uscendo di scena, prima hai il piacere di sentirti più grande ma pi ti prende l’angoscia. Tra i 39 e i 40 anni più mi guardavo allo specchio più mi spaventavo, stavo facendo la faccia del vecchio o almeno di quello che chiamano l’uomo di mezza età, di quelli che ormai stano proprio chiudendo un ciclo, e io lo chiudevo con bilancio a zero, senza guai, senza pasticci, senza vere preoccupazioni, ma senza nessuna realizzazione concreta. Ormai la giovinezza era passata e io stavo ancora a zero, due ragazze sui 35 mi correvano appresso perché non avevano trovato niente di meglio nemmeno loro o forse il fatto che io non volessi andare di corsa a letto con loro le tranquillizzava, con una delle due c’è stato un abbozzo di storia, lei lo voleva e io non ce la facevo a tirarmi indietro, poi alla fine quando stava per diventare pericoloso mi sono defilato. Un ragazzo non lo avrò mai e va bene, ma certo non poso passare la vita a fare cose che non sento. Quindi adesso ho 43 anni, sono solo come un cane, esperienze sessuali nessuna, gay sì, fino al midollo, tanto che quando vedo un bel ragazzo ci sto proprio male perché non riesco a mettermi in mente che per me quelle cose sono ormai partita chiusa. Ho parecchi capelli bianchi, una bella pancetta. Dove lavoro ci sono dei ragazzi giovani che mi trattano con molto rispetto, hanno quasi paura di me, mi vedono come uno di un’altra generazione, quando stanno parlando tra loro e io mi avvicino cambiano subito discorso e questo fatto mi dà molto fastidio, con me sorridono sempre ma recitano, non si fidano, non so, non pensano che il mio mondo possa essere simile al loro. Adesso ho lasciato le chat e non cerco più nessuno in rete quindi la mia attenzione si concentra sui miei colleghi di lavoro ma li guardo come uno zoologo guarda i gorilla, senza una immedesimazione, quel mondo per me non ha più senso. Certe volte guardo la pelle di quei ragazzi e poi guardo la mia: gli anni si vedono tutti, la vecchiaia non è una cosa teorica, si diventa proprio diversi a livello fisico: rughe, pelle disidratata, capelli bianchi, fatica a sorridere. E allora mi rifugio in altre cose per cercare di mascherare la frustrazione, ho comprato una bella macchina, non eccessiva, ma non proprio utilitaria minima, chi la vede mi fa i complimenti, ma non a me, alla macchina. Vado spesso dal medico, faccio le analisi tutti gli anni, mi sono fatto rimettere a posto i denti e ho speso un patrimonio, cerco di concedermi qualche passatempo, vado al mare da solo, mi porto un libro e mi metto sotto l’ombrellone, non mi metto sulla spiaggia, ma sulla terrazza del bar, non vado mai in costume da bagno ma sempre vestito di chiaro, con gli occhiali da sole graduati e fotocromatici (un altro lusso). Lascio cinque euro di mancia al ragazzo del bar. Insomma, se qualcuno di voi ha mai visto Morte a Venezia di Visconti, beh io sono un po’ come il prof. Ashenbach, spero però di non fare quella fine. Per me non c’è nessun Tadzio a rubarmi l’anima. Vedo i ragazzi di 20 anni che giocano a pallone ma poi torno al mio libro. Project non sai che cultura letteraria mi sto facendo adesso! Romanzi russi, romanzi americani moderni. Tutta droga per non pensare . Ho anche un modo di fare molto pacato, da signore di mezza età, mi rispettano tutti, io d’altra parte non pesto i calli a nessuno, mi faccio gli affari miei e dico bene pure delle persone che ammazzerei. Ho una casa discreta che ho attrezzato di tutto, è il mio paradiso e la mia tana, quando torno a casa mi metto in libertà, un altro privilegio di chi vive solo e mi godo la mia tecnologia: tutto razionalizzato, fatica ridotta al minimo. C’è solo un dettaglio: a casa mia non ci viene mai nessuno. Fino a poco tempo fa andavo a caccia di sesso in rete, ma poi mi sono stancato pure di quello che in pratica non mi fa più nessun effetto. Preferisco un libro o meglio ancora un audiolibro. Mi stendo sul letto e sento leggere un libro. Sto così anche tre ore di seguito a luce spenta o qualche volta metto un po’ di musica jazz, un’altra mia passione. Project, ho visto che tu sei molto più grande di me e che stai cercando di dare alla tua vita un’impronta di impegno gay forte, beh, io ho fatto il contrario, il mio essere gay piano piano l’ho rimosso, perché oltre certi limiti non puoi trovare niente di serio e allora preferisci non pensare. Non mi sento veramente anziano ancora e, al limite, non ho proprio perso tutte le speranze però diciamo che il mio futuro lo vedo di solitudine al 99,9%. La mia sembra una proposta di svendita della vita forse svendita per fallimento, sì probabilmente è così, ma fare finta del contrario sarebbe ancora più patetico.
La mail pubblicala se vuoi e se proprio ti resta uno scampoletto di tempo, aggiungimi. Mi trovi in rete solo dalle 12.00 alle 14.00 ma due parole mi farebbero piacere, chissà che tu non possa contagiarmi un po’ del tuo mitico entusiasmo! Il mio contatto è [omissis].
Un possibile amico.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30366185
lunedì 21 luglio 2008
MALINCONIA E DEPRESSIONE GAY
e-mail di Paolo di lunedì 7 luglio 2008
Ciao Project,
ti ricordi ancora di me? Sono Paolo, il ventiduenne indomabile di Brescia. Ti ricordi? Ci siamo conosciuti quasi quattro mesi fa, era il 21 di marzo e mi avevi fatto notare che era il primo giorno di primavera. Intanto grazie per averci provato allora a mettermi in testa quattro idee non stupide, ma io allora ero proprio refrattario. Ti ho fatto perdere la pazienza per due settimane, poi ti ho mandato a quel paese e ho cancellato il tuo contatto msn. Adesso te lo ricordi vero? Io sono un cafone, lo avrai pensato certamente, lo so, ma mi dava enormemente fastidio che tu potessi guardarmi dentro. Ti avevo cercato io, ma non volevo che arrivassi alla soluzione anche se lo sapevo benissimo qual’era la soluzione. Lo so che è pazzesco a 22 anni non sapere ancora se vuoi andare con un ragazzo o con una ragazza, però io non lo sapevo o facevo ancora finta di non saperlo. Poi quello che volevi tirarmi fuori non mi piaceva proprio, ti ho raccontato balle, lo so che è pazzesco pure venirti a cercare per parlare con te e poi raccontarti balle, ma comunque tu non ci sei cascato, abbiamo perso decine di ora a girarci intorno, tu a cercare di capire e io a cercare di non farti capire. Io mi aspettavo che tu mi dicessi: Ok, sei gay. E basta. Ma tu hai avuto paura della mia reazione (Confessalo, è così! Sei stato vigliacco pure tu! Di me hanno paura tutti), l’hai presa alla larga, me lo ricordo benissimo, hai fatto una lunga pausa e poi hai cominciato a dirmi che stavo fingendo anche con me stesso e avrei fatto bene a non coinvolgere altre persone nella mia finzione e lì non c’ho visto più, in fondo stavi solo dicendo che sono gay e io lo sapevo benissimo, ma non mi piaceva il modo, proprio con un gesto di stizza ho chiuso tutto e ti ho cancellato. Ero proprio furioso nero. Poi, ovvio, lo sapevo che avevi ragione. Era l’inizio di Aprile e avevo gli esami alla fine di Maggio ma ho preso tutti i soldi che avevo e me ne sono andato da casa, ma senza dire niente a nessuno. Ai miei ho fatto prendere un accidente, loro non sanno nulla di me, avevo staccato il cellulare, poi dopo tre giorni quando l’ho riattaccato ho trovato 100 messaggi dei miei e li ho chiamati. Loro non c’entrano proprio per niente, ma non sono tornato a casa, poi il cellulare si è scaricato e si è spento. Sono stato a Milano e ho cercato di restare lì spendendo il meno possibile, volevo arrivare fino a primi di giugno e passare lì il tempo degli esami, randagio, e provare il piacere di mandare tutto alla malora per dire che io sono più forte di tutte quelle stronzate dell’università. Dormivo sulle panchine o nelle sale d’aspetto delle stazioni. Così sono arrivato al 9 giugno e con gli ultimi soldi contati che mi erano rimasti ho ripreso il treno e sono tornato a casa. I miei non hanno detto nulla, come se nulla fosse accaduto, mi hanno salutato affettuosamente (in modo un po’ falso) come se fossi tornato da un viaggio. Probabilmente pure loro ormai hanno paura di me e delle mie reazioni. All’università la sessione l’ho perduta e poi non ho voglia nemmeno di provarci. Fino a ieri sera ho fatto la vita del vegetale e non mi va proprio di fare nulla e di spiegare niente a nessuno, sono proprio stufo della vita e non so nemmeno bene perché ti mando questa mail.
Paolo
p. s. scusami la chiusa secca ma non sono in vena di smancerie
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e-mail di Paolo di martedì 8 luglio 2008
Ciao Project,
devo chiederti scusa, ma ieri sera è successa la stessa cose di 4 mesi fa. Ma perché non facciamo due chiacchiere e basta? Ma a te che te ne frega della vita mia, ne senti centomila! È inutile che ti metti in testa di portarmi sulla buona strada tanto ormai io sono fuori ed è proprio di vivere che non me ne frega più niente.
(e-mail non firmata)
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e-mail di Project di mercoledì 9 luglio 2008
Senti Paolo,
non mi piaccino questi giochi al massacro, sei stato già cretino abbastanza, io i giochi dei ragazzini non li sopporto! Ma non ti accorgi che fai pena? Ti comporti come un deficiente, te ne vai da casa, fai prendere un accidente ai tuoi, salti una sessione intera di esami, passi che mi rispondi a parolacce, ma che cominci a fare i discorsi stupidi sulla vita e la morte non lo sopporto proprio! Bello mio, ma è possibile che tu faccia tutta questa commedia perché sei gay, si lo hai capito benissimo che sei GAY, ma il patologico non è nell’essere gay ma nel fare tutta questa commedia, ma per che cosa? Per farti compatire? Bello! Di ragazzi gay ne ho visti centinaia ma stupidi come te no! È gente seria che non fa il pagliaccio come fai tu, è gente che ha una dignità!
Paolo, capiamoci bene! Se hai veramente intenzione di fare le cose serie puoi stare certo che su di me ci puoi contare, ti do pure l’anima! Ma se per caso vuoi giocare con la morte perché sei deficiente fino a questo punto allora dimenticati che esisto!
Ti aspetto in chat domani mattina alla 10.00, ma se non ci sei con me hai chiuso.
Un abbraccio (se per te vale ancora qualche cosa)
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e-mail di Project di giovedì 10 luglio 2008
Ciao Paolo,
queste sono un po’ le mie riflessioni a freddo. Intanto fammi dire che avevo una paura forte di non sentirti stamattina alle 10.00. Quando ti ho visto comparire sono stato felice. Ispido sei stato come lo sei stato sempre, però per la prima volta (perché non era mai successo!) abbiamo parlato seriamente. E qui tocca a me chiederti scusa perché non pensavo che le cose stesero a questo punto, è vero che non avevo nemmeno la possibilità di capirlo, ma indubbiamente ho semplificato troppo il quadro. Se devo dire la verità, mi vergogno molto dei toni aggressivi che usato con te, erano manifestazioni della mia stupidità e del fatto che io, invece di cercare di capire, consideravo stupide le tue reazioni. Stamattina, te lo confesso, mi sono sentito un verme. Ma è la prima volta che mi sono realmente sentito vicino a Paolo. Dovrei avere una giornata completamente libera entro fine luglio e penso di poterti venire a trovare, ma ci metteremo d’accordo via chat. Intanto ti mando questa, poi appena ti vedo in linea ti chiamo subito.
Un abbraccio fortissimo
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e-mail di Paolo di domenica 20 luglio 2008
Ciao [omissis],
adesso sei tu a non essere in linea e invece ne avrei un bisogno disperato. Almeno ti scrivo questa per colmare il vuoto, perché mi sento proprio uno schifo. Che devo fare? Ormai con l’università un anno l’ho perso, non ho proprio la forza di andare avanti, per me non è un problema di laurea e nemmeno di gay o non gay, quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, io non ce la faccio più a stare solo, ho bisogno di sfogarmi, ma sono proprio al limite. Adesso la storia la sai tutta, tu dici che alla fine si risolvono pure quelle cose, ma io qui non ci voglio più stare, me ne voglio andare via, da un’altra parte, voglio stare solo, non so se ce la farò a cominciate tutto da capo ma io all’università non ci voglio più andare, non ce la faccio proprio. Per gli esami avevo pure studiato, però se quelli poi me li ritrovo davanti che faccio? È un rigetto fisico. Si potrebbe pure pensare di andare a Milano, su questo hai ragione, e i miei un supporto economico me lo darebbero eccome, sono brave persone, ma loro non sanno nulla e se mio padre lo venisse a sapere gli prenderebbe un infarto. Io è da più di un anno che non mi faccio mai vedere in giro con loro perché non voglio che la gente mi associ a loro. Sto sempre in giro, esco presto di casa e torno di notte o, quando sono stanco, non esco proprio per giorni. Quando non sto a casa parto la mattina prestissimo, prendo il treno e vado a passeggiare sul lago di Garda, il treno parte prestissimo e sto lì praticamente alle sei di mattina e resto lì fino alla sera, mi porto un libro, ma non lo apro mai, vado solo avanti e dietro per il lungo lago, mi siedo sulle panchine e aspetto. Adesso è estate e si sta bene, praticamente ci vengo due o tre volte alla settimana, ma ci venivo pure d’inverno e allora si motiva di freddo e passavo le giornate alla sala d’aspetto della stazione, allora magari, d’inverno, il libro un po’ lo leggevo. Gli esami che non ho fatto li ho preparati così e li ho preparati perché pensavo che a rimette piede lì ce l’avrei fatta e invece sono stato un vigliacco totale. Quando arrivo sul lago la mattina, adesso che è estate, è bellissimo, fresco, un posto meraviglioso e la paura di vivere mi passa è sto bene fino a mezzogiorno, poi mi mangio la mia pagnottella e mi rimetto a passeggiare e mano mano che passano le ore mi prende un’angoscia tremenda. So che non posso tornare a casa troppo presto e allora aspetto che venga la notte ma è proprio un incubo. Adesso magari ti posso mandare un sms ma prima era zero totale, sai che vuol dire “solo” nel senso più assoluto, ecco così! Poi adesso andare al lago mi fa un effetto stranissimo, è pieno di ragazzi. Stanno tutti insieme, sono contenti, giocano, scherzano, loro la loro gioventù se la vivono e io che faccio? Li osservo e basta. Io con loro non c’entro niente. E adesso ti dico di ieri perché dopo che avevo parlato con te stavo un po’ meglio, ma dopo quello che è successo ieri sto uno schifo peggio di prima. Arrivo al lago, scendo dal treno e mi trovo davanti due ragazzi bellissimi, non un ragazzo e una ragazza, ma proprio due ragazzi, sicuramente turisti americani. Mannaggia [omissis]! Giocavano tra loro, ma sai proprio in un modo così dolce, ma con qualcosa di disinibito, di sensuale, che mi strappavano l’anima. Ma io non mi sono mosso, poi uno di loro è venuto a chiedermi un’informazione, volevano andare a Sirmione. Io un po’ di Inglese niente male lo parlo, ho risposto che erano circa 9 km e che io c’ero andato più volte a piedi. Quel ragazzo, Patrick, ha fatto un’espressione di stupore, poi ha aperto le braccia come a dire: “Sì, ma noi non sappiamo nemmeno per dove si va”. Mi sono proposto di accompagnarli, Patrick è andato a parlare con l’altro ragazzo, Steven, che ha fatto cenno di sì. Mi hanno offerto la colazione al bar e poi ci siamo messi in strada. Io i posti li conoscevo benissimo perché le guide turistiche del posto le so a memoria. Insomma, abbiamo fatto 10 km a piedi! Piano piano l’atmosfera si è sciolta, loro parlavano anche un po’ di Italiano e capirsi era piuttosto semplice. A Sirmione ormai parlavamo come se fossimo amici, poi Patrick ha guardato negli occhi Steven e si è girato verso di me e mi ha detto: “Penso che sia giusto dirti che noi siamo due ragazzi gay che si vogliono bene”, e lo ha detto in Italiano, evidentemente era una farse alla quale aveva pensato parecchio. Io ho risposto nel modo più gentile possibile ma di me non ho detto nulla, ho detto che avevo un amico gay (me stesso) che la viveva malissimo e che aveva passato pure parecchie brutte avventure, perché da noi, in Italia essere gay è ancora una situazione difficile, poi ho detto che a quel mio amico io volevo molto bene “as a friend, obviously” e che però non credo che tutti i gay siano come quel mio amico, e ho raccontato la storia di quello che è successo a me. Patrick era perplesso, quel “non credo che tutti i gay siano come il mio amico” gli aveva dato fastidio, mi ha guardato un istante in modo interrogativo, ho avuto l’impressione che volesse misurare le mie reazioni, poi ha detto: “Posso?” e ha preso la mano di Steven ma l’ha lasciata subito perché ha avuto l’impressione che la cosa mi desse fastidio e mi ha chiesto pure scusa. Da quel momento hanno tenuto con me un comportamento apparentemente amichevole ma molto formale e anche tra loro non hanno parlato quasi più: comportamenti disinibiti zero! Un silenzio gelato! In pratica dalle due del pomeriggio non vedevo l’ora di stare per conto mio. Io non ho detto nulla di me a quei due ragazzi che, tra l’altro, non avrei mai più rivisto ma loro non lo hanno capito nulla e anzi hanno proprio frainteso il mio atteggiamento, una cosa penosa. Insomma, io sono diventato l’etero cortese. Per tornare indietro abbiamo preso l’autobus. All’arrivo li ho salutati in modo molto freddo. Non ci siamo nemmeno scambiati gli indirizzi e i contatti msn, niente. Era finito tutto in uno schifo! Sono rimasto solo dalle tre e mezza fino alle nove di sera con un’amarezza dentro che non te la immagini nemmeno, poi sono tornato a casa e non ho nemmeno acceso il computer. [omissis], non ce la faccio proprio ad andare avanti così!
(e-mail non firmata)
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e-mail di Project di domenica 20 luglio 2008
Ciao Paolo,
ho letto e l’angoscia è venuta pure a me. Domani se ti va sono su msn dalle 6.00. Ti dico solo che ti voglio bene! E ti abbraccio!
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Se volete potete partecipare alla discussione di questa tesimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
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