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giovedì 25 febbraio 2016
L’OMOSESSUALITÀ FEMMINILE SECONDO HAVELOCK ELLIS
Vi propongo oggi l’ultima parte del capitolo dedicato alla omosessualità femminile del trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale.
Qui sono ormai superate le questioni di carattere antropologico e etnologico e Ellis tenta un approccio alla omosessualità femminile da medico qual era. Va però detto che il modo di trattare l’omosessualità femminile appare condizionato proprio da questo suo approccio di tipo clinico. Ellis tende ad interpretare l’omosessualità femminile in chiave fisiologica e ormonale molto di più di quanto non avesse fatto per l’omosessualità maschile e tende a soffermarsi, con un’analisi anatomica e fisiopatologica, sullo studio di casi che, per quanto emblematici, ed anzi proprio perché emblematici, presentano caratteristiche tanto marcate da sconfinare nel patologico. Ellis studia la distribuzione del pelo sul corpo delle donne omosessuali, la loro laringe, ovviamente si sofferma sulle anomalie anatomiche dei loro genitali considerando in particolare casi di donne che hanno trascorso l’intera vita in abiti maschili e che hanno sposato altre donne ricorrendo all’ausilio di peni artificiali. Ellis, che è un Inglese, sembra qui cadere nello stesso errore metodologico che aveva caratterizzato lo studio dell’omosessualità maschile in Francia, dà cioè spazio alle situazioni estreme e sembra non rendersi conto che l’omosessualità femminile è un fenomeno molto più largo e meno rigidamente definito dei casi analizzati dagli psichiatri e dagli anatomopatologi. In altri termini, Ellis dimostra di non avere una conoscenza diretta adeguata dell’omosessualità femminile analoga a quella che possono avere oggi quanti conoscono personalmente e frequentano donne lesbiche nella loro quotidianità. Conosceva, evidentemente e comprensibilmente, solo la parte emergente dell’iceberg dell’omosessualità femminile e su quella tentava di costruire un inquadramento generale della questione.
Ellis, che affronta l’omosessualità maschile affidandosi soprattutto a storie vere di omosessuali, presenta in questa ultima parte del capitolo dedicato all’omosessualità femminile una vera collezione di stranezze e di orrori che, è bene sottolinearlo, non hanno nulla a che vedere con la realtà dell’omosessualità femminile che è una dimensione normale della sessualità.
Buona lettura.
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La caratteristica più comune della donna sessualmente invertita è un certo grado di mascolinità o di modo di fare da ragazzo. Come ho già sottolineato, il travestitismo in donne o uomini in nessun modo implica necessariamente l’inversione. Nel volume di Women Adventurers, a cura dalla signora Norman per la Serie delle Avventure, non vi è alcuna traccia di inversione; nella maggior parte di questi casi, infatti, l’amore per un uomo era proprio il motivo per l’adozione di indumenti e maniere maschili. Anche la figlia di Colley Cibber, Charlotte Charke, una donna con atteggiamenti da ragazzo e brillante, che trascorse gran parte della sua vita in abiti maschili e, infine, scrisse un vivace volume di memorie, sembra non essere mai stata attratta da donne, anche se le donne erano spesso attratte da lei, credendo che fosse un uomo; è infatti degno di nota che le donne sembrano, con particolare frequenza, innamorarsi di persone del proprio sesso dissimulate [in abiti maschili]. [1] Vi è, tuttavia, una tendenza molto marcata tra le donne sessualmente invertite ad adottare un abbigliamento maschile, quando è possibile. In questi casi, i capi di abbigliamento maschile di solito non sono considerati desiderabili principalmente a causa della loro praticità, e nemmeno al fine di fare impressione su altre donne, ma perché chi li indossa si sente più a suo agio in essi. Così, Moll cita il caso di una giovane governante di 16 anni che, mentre era ancora inconsapevole della sua perversione sessuale, aveva l’abitudine di trovare piacere, quando tutti erano fuori di casa, nel mettersi i vestiti di un ragazzo appartenente alla famiglia.
Sono stati registrati casi di donne invertite che hanno trascorso la maggior parte della loro vita in abbigliamento maschile e sono state generalmente considerate come uomini. Posso citare il caso di Lucy Ann Slater, alias il reverendo Joseph Lobdell, registrato da Wise (Alienist and Neurologist, 1883). Era maschile di carattere, fattezze e abbigliamento. Nel primi anni di vita si sposò ed ebbe un figlio, ma non aveva affetto per il marito, che alla fine la lasciò. Come al solito in questi casi, le sue abitudini maschili apparvero nella prima infanzia. Era esperta con il fucile, visse la vita di uno che mette trappole e fa il cacciatore tra gli Indiani, e fu conosciuta come “la donna cacciatore di Long Eddy”. Pubblicò un libro su quelle esperienze. Non sono stato in grado di vederlo, ma si dice che sia caratteristico e ben scritto. Lei si considerava praticamente un uomo, e finì per legarsi ad una giovane donna di buona educazione, che era stata anche lei abbandonata dal marito. L’affetto era forte ed emotivo, e, naturalmente, senza inganno. Fu interrotto dal suo riconoscimento e dalla detenzione come vagabonda, ma a seguito della petizione di sua “moglie” fu liberata. “Posso essere una donna in un certo senso”, ha detto, “ma ho organi particolari che mi rendono più un uomo che una donna.” Alludeva ad un clitoride ingrossato che lei poteva tenere eretto, disse, come una tartaruga sporge la testa, ma il problema del suo uso nel coito non si poneva proprio. Fu infine portata al manicomio con attacchi parossistici di esaltazione e di erotomania (senza auto-abuso apparentemente) e periodi corrispondenti di depressione, e morì di demenza progressiva. Posso anche citare il caso (registrato brevemente nel Lancet, 22 Febbraio 1884) di una persona chiamata John Coulter, che fu impiegata per dodici anni come operaio dai Commissari del porto di Belfast. Dopo la sua morte a seguito di lesioni provocate da una caduta dalle scale, si constatò che questa persona era una donna. Aveva cinquanta anni, e aveva trascorso manifestamente la maggior parte della sua vita come un uomo. Quando era impiegata, nei primi anni di vita, come servo in una fattoria, aveva sposato la figlia della padrona. La coppia rimase sposata per ventinove anni, ma negli ultimi sei anni le due vissero separate, a causa delle abitudini dissipate del “marito”. Nessuno mai sospettò del suo sesso. Era di aspetto maschile e di buono sviluppo muscolare. La “moglie” si occupò del corpo e lo seppellì.
Un caso più recente dello stesso tipo è quello di “Murray Hall,” che morì a New York nel 1901. Il suo vero nome era Mary Anderson, nacque a Govan, in Scozia. Rimasta orfana molto presto, alla morte del suo unico fratello si mise i suoi vestiti e andò a Edimburgo, lavorando come un uomo. Il suo segreto fu scoperto durante una malattia, e lei alla fine andò in America, dove visse come un uomo per trenta anni, facendo soldi, e diventando famosa come il politico del Tammany [un’associazione all’interno del Partito Democratico comunemente associata alla corruzione], un piuttosto dissoluto “Man About Town” [playboy]. Il segreto non fu scoperto fino alla sua morte, quando fu una completa rivelazione, anche per la sua figlia adottiva. Si sposò due volte; il primo matrimonio finì con la separazione, ma il secondo matrimonio sembra essere stato felice, perché durò vent’anni, fino alla morte della “moglie”. Lei stava molto insieme con belle ragazze, ed era molto gelosa di loro. Sembra che sia stata delicata e non molto maschile nella struttura fisica generale, con una voce stridula, ma i suoi modi, l’atteggiamento e le abitudini erano tutti essenzialmente maschili. Frequentava i politici, beveva in modo un po’ eccessivo, anche se non pesantemente, bestemmiava moltissimo, fumava e masticava tabacco, cantava canzoni licenziose; poteva correre, ballare e combattere come un uomo, e si era spogliata di ogni traccia di delicatezza femminile. Indossava vestiti che erano sempre un po’ troppo grandi in modo da nascondere le sue forme, pantaloni larghi e un cappotto anche in estate. Si dice che sia morta di cancro del seno. (Cito da un racconto, che sembra essere affidabile, contenuto nello Weekly Scotsman, 9 febbraio 1901.)
Un altro caso, descritto sui giornali di Londra, è quello di Catharine Coome, che per quarant’anni impersonò con successo un uomo e adottò in tutto abitudini maschili. Sposò una cameriera, con la quale visse per quattordici anni. Avendo alla fine adottato una vita basata sulla frode, il suo caso ottenne pubblicità come quello dell ‘”uomo-donna”.
Nel 1901 si ebbe notizia della morte a bordo di una nave di Miss Caroline Hall, di Boston, una pittrice di acquerelli che aveva avuto a lungo la residenza a Milano. Da tre anni aveva dismesso gli abiti femminili e aveva vissuto come “marito” di una giovane donna italiana, anche lei artista, che aveva già conosciuto per sette anni. Si faceva chiamare “Mr. Hall” e sembrava essere un uomo giovane completamente normale, in grado di sparare con il fucile e appassionato di sport virili. Gli ufficiali della nave dichiararono che fumava e beveva generosamente, scherzava con gli altri passeggeri di sesso maschile, ed era cameratesco con tutti. La morte avvenne a causa della tubercolosi polmonare avanzata, accelerata dal bere eccessivo e dal fumo.
Ellen Glenn, alias Ellis Glenn, un ben noto truffatore, che venne alla ribalta davanti al pubblico a Chicago durante il 1905, fu un altro “uomo-donna”, di tipo solido e mascolino. Preferì vestirsi come un uomo ed ebbe molte scappatelle d’amore con donne. “Lei può giocherellare così come chiunque nello Stato”, disse un uomo che la conosceva, “può tirare di box come un pugile, e può ballare e giocare a carte.”
A Siviglia, pochi anni fa, un poliziotto anziano, che era stato di scorta ai governatori succedutisi in quella città per trenta anni, fu gravemente ferito in un incidente stradale. Fu portato in ospedale e il medico, lì, scoprì che il “poliziotto” era una donna. Usò il nome di Fernando Mackenzie e durante tutto il suo lungo servizio non sorse mai alcun sospetto di alcun tipo sul suo sesso. Era francese di nascita, era nata a Parigi nel 1836, ma il padre era inglese e la madre spagnola. Assunse il suo travestimento maschile quando era una ragazza e prestò servizio nell’esercito francese, poi emigrò in Spagna, all’età di 35 anni, e fece in modo di entrare nel corpo di polizia di Madrid, travestita da uomo. Si sposò lì e finse che il figlio di sua moglie fosse suo figlio. Si trasferì a Siviglia, prestando ancora servizio come poliziotto, e fu impegnata lì come cuoco e attendente al palazzo del governatore. Servì sette governatori uno dopo l’altro. In conseguenza della scoperta del suo sesso fu cacciata dalla polizia senza la pensione che le era dovuta; la moglie era morta due anni prima, e “Fernando” aveva tutto quello che possedeva per il funerale della donna. Mackenzie aveva una voce morbida, un volto raffinato dai lineamenti delicati, ed era ben vestito in abiti maschili. Alla domanda su come avesse evitato di essere riconosciuta per così tanto tempo, rispondeva che aveva sempre vissuto tranquillamente nella sua casa con sua moglie e aveva fatto il suo dovere verso i suoi datori di lavoro così che nessuno si impicciò di lei.
A Chicago nel 1906 molta attenzione fu riservata al caso di “Nicholai de Raylan,” segretario particolare del console russo, che, al momento della morte (di tubercolosi), all’età di 33 anni, risultò essere una donna. Nacque in Russia e fu per molti aspetti molto femminile, piccola ed esile di costruzione, ma era ritenuta un uomo, e anche molto “virile”, da uomini e donne che la conoscevano intimamente. Lei era sempre molto ordinata nel vestire, esigente in materia di camicie e cravatte, e indossava un cappotto dalla vita abbassata per nascondere le linee della sua figura. Si sposò due volte in America, avendo divorziato dalla prima moglie, dopo una unione duratura dieci anni, a causa della sua crudeltà e della sua cattiva condotta con le ballerine. La seconda moglie, una ballerina di fila, che era stata precedentemente sposata e aveva un figlio, si dedicò a suo “marito”. Entrambe le mogli erano fermamente convinte che il loro marito fosse un uomo e consideravano ridicola l’idea che “lui” potesse essere una donna. Sono informato che De Raylan indossava un pene artificiale molto elaboratamente costruito. Nel suo testamento lasciò precise disposizioni per impedire il rilevamento del sesso dopo la morte, che risultarono però inutili perché morì in un ospedale.
A St. Louis, nel 1909, venne fuori il caso di una giovane donna di 22 anni, che aveva recitato la parte di un uomo per nove anni. La sua carriera maschile iniziò all’età di 13 anni, dopo l’alluvione di Galveston che spazzò via tutta la sua famiglia. Fu salvata e lasciò il Texas, vestita come un ragazzo. Lavorò in un deposito di carrozze, in una fabbrica di aratri, e come attacca-manifesti. A un certo punto fu il figlio adottivo della famiglia in cui viveva e non ebbe difficoltà ad ingannare le sue sorelle adottive circa il suo sesso. Venendo a St. Louis nel 1902, produsse sedie e cestini presso le fabbriche dell’American Rattan, frequentando i compagni di lavoro su una base di uguaglianza maschile. Un giorno un operaio notò l’estrema piccolezza e la destrezza delle sue mani. “Accidenti, Bill, avresti potuto essere una ragazza.” “Come fai a sapere che non lo sono?” ribatté lei. Così il suo spirito pronto e il suo buon umore, dissipavano sempre il sospetto quanto al suo sesso. Non evitava le difficoltà nel suo lavoro e nei suoi sport, ci è stato detto, e mai evitava le prove più severe. “Beveva, bestemmiava, corteggiata le ragazze, lavorava duro come i suoi compagni, andava a pesca e al campeggio; raccontava storie con il meglio di loro, e lei non batteva ciglio quando il discorso si faceva più duro. Masticava anche tabacco.” Le ragazze cominciarono molto presto ad innamorarsi del bel ragazzo, e lei spesso si vantava delle sue conquiste femminili; con una ragazza che la venerava ci fu anche una domanda di matrimonio. A causa della mancanza di istruzione il suo impiego fu limitato al solo lavoro manuale, e lei spesso sceglieva proprio il lavoro duro. A un certo punto divenne apprendista di un operaio costruttore di caldaie, brandiva un martello e batteva sui rivetti caldi. Qui lei era molto popolare e divenne segretario locale della Fratellanza Internazionale dei fabbricanti di caldaie. Quanto allo sviluppo fisico era ora in un certo senso un atleta. “Poteva correre più veloce qualsiasi dei suoi amici in una volata, poteva calciare alto il pallone, giocare a baseball e lanciare la palla col braccio sopra le spalle come un uomo, ed era appassionata di calcio. Come lottatore poteva mettere al tappeto la maggior parte dei membri del club.” Il medico che la esaminò per una polizza assicurativa osservò: “Tu sei un bell’esempio di virilità fisica, giovanotto, prenditi cura di te stesso.” Infine, in un momento di debolezza, ammise il suo sesso e ritornò al modo di vestire femminile.
A Londra, nel 1912, una serva di 23 anni fu accusata presso la Corte di polizia di Acton di essere “disordinata e travestita,” avendo indossato abiti da uomo e vivendo con un’altra ragazza, più alta e più bella di lei, come marito e moglie. Aveva avuto lievi problemi cerebrali da bambina, ed era molto intelligente, con un cervello fin troppo attivo; nel suo tempo libero aveva scritto storie per delle riviste. Le due ragazze si legarono l’una all’altra facendo un lavoro sociale cristiano insieme nel loro tempo libero, e decisero di vivere come marito e moglie per evitare che qualche giovane si facesse avanti. Il “marito” divenne compagno di un idraulico, e mostrava una certa abilità nel fare a pugni quando finalmente fu scoperto dal fratello “della moglie”. Di qui la sua comparizione nella corte di polizia. Entrambe le ragazze furono rimandate ai loro amici, e si trovò per loro una collocazione come domestiche. Ma dato che rimasero fedeli l’una all’altra, furono trovate per loro delle sistemazioni che permettessero loro di vivere insieme.
Un altro caso che può essere menzionato è quello di Cora Anderson, “l’uomo-donna di Milwaukee”, che per tredici anni fece la parte di un uomo, e durante quel periodo viveva con due donne come sue mogli senza che il suo travestimento fosse svelato. (Le sue “Confessioni” sono state pubblicate nel Day Book of Chicago, nel mese di maggio 1914.)
Sarebbe facile citare altri casi. Alcuni esempi di matrimonio tra donne si trovano in Alienist and Neurologist, novembre, 1902, p. 497. In tutti questi casi, dove più, dove meno, c’è stata frode. So di un caso, probabilmente unico, in cui la cerimonia si è svolta senza alcun inganno da nessuna parte: una donna inglese congenitamente invertita di ragguardevoli capacità intellettuali, ormai morta, si legò alla moglie di un uomo di chiesa, che, in piena cognizione di tutti i fatti del caso, sposò privatamente le due signore nella sua chiesa.
Quando conservano ancora gli indumenti femminili, questi di solito mostrano alcuni tratti di semplicità maschile, e c’è quasi sempre un disprezzo per i piccoli artifici femminili della toilette. Anche quando questo non è evidente, ci sono tutti i tipi di gesti istintivi e di abitudini che possono suggerire alle conoscenti donne l’osservazione che una quella persona “avrebbe dovuto essere un uomo.” I bruschi movimenti energici, l’atteggiamento delle braccia, il discorso diretto, le inflessioni della voce, la semplicità maschile e il senso dell’onore e, soprattutto, l’atteggiamento verso gli uomini, libero da qualsiasi spunto o di timidezza o di audacia, spesso suggeriranno ad un acuto osservatore l’anomalia psichica sottostante
Nelle abitudini non solo vi è spesso un gusto pronunciato per il fumo di sigaretta, che spesso si trova nelle donne molto femminili, ma anche il gusto deciso e la tolleranza per i sigari. C’è anche un’avversione e, talvolta, un’incapacità di svolgere lavori di cucito e altre occupazioni domestiche, mentre vi è spesso una certa capacità per l’atletica.
Per quanto riguarda il portamento generale della donna invertita, nella sua forma più marcata e più palese, posso citare l’ammirevole descrizione dal Prof. Zuccarelli, di Napoli, di una donna non sposata, di classe media, dell’età di 35 anni: “Pur conservando indumenti femminili, il suo portamento è il più vicino possibile a quello di un uomo. Porta i capelli sottili gettati con noncuranza all’indietro alla Umberto, e fissati in un nodo semplice nella parte posteriore della testa. I seni sono poco sviluppati, e compressi sotto un alto corsetto, il suo abito è stretto, senza l’espansione richiesta dalla moda. Il suo cappello di paglia con ampi lavori di intreccio è talvolta ornato da una piuma, o indossa un piccolo cappello come quello di un ragazzo. Non porta l’ombrello o il parasole, e se ne va da sola, rifiutando la compagnia degli uomini, o è accompagnata da una donna, come lei preferisce, offrendo il braccio e portando l’altra mano alla cintura, con l’aria di un gentiluomo. In carrozza suo portamento è particolare e diverso da quello abituale delle donne. Seduta nel mezzo di un sedile doppio, con le ginocchia accavallate o, anche, con le gambe ben separate, con aria virile e movimenti semplici trascurati, gira la testa in ogni direzione, trovando a colpo d’occhio una conoscenza qua e là, salutando gli uomini e le donne con un grande gesto della la mano come avrebbe fatto un uomo d’affari. Nella conversazione la sua posa è simile; gesticola molto, è vivace nel discorso, con molta potenza mimica, e mentre parla inarca gli angoli interni del sopracciglio, producendo rughe verticali al centro della fronte. La sua risata è aperta ed esplosiva e scopre le sue file bianche di denti. Con gli uomini è in condizioni di noncurante uguaglianza. (“Inversione congenita dell’istinto Sessuale in una donna”, L’Anomalo, febbraio 1889.)
“La donna invertita,” Hirschfeld osserva realisticamente (Die Homosexualität, p. 158), “è più piena di vita, di iniziativa, di energia pratica, più aggressiva, più eroica, più adatta per l’avventura, di quanto non sia la donna eterosessuale o quella omosessuale .” A volte, aggiunge, i suoi modi maschili possono avvicinarsi ad una brutalità spericolata, e il suo coraggio diventa avventatezza. Questo autore osserva, tuttavia, in un altro punto (p. 272) che, in aggiunta a questo gruppo di donne invertite con tratti maschili c’è un altro gruppo, “non meno grande”, di donne ugualmente invertite che sono esteriormente altrettanto accuratamente femminili delle donne normali. Non è un’osservazione che io sono in grado di confermare. Mi sembra che la grande maggioranza delle donne invertite possieda alcuni tratti maschili o da ragazzo, anche se solo leggermente, come quelli che possono a volte essere mostrati da donne normali. La femminilità estrema, dalle mie osservazioni, è molto più probabile che si trovi nelle donne bisessuali che nelle donne omosessuali, così come l’estrema mascolinità è molto più probabile che si trovi in uomini bisessuali piuttosto che in uomini omosessuali.
Mentre le donne invertite spesso, se non sempre, trasmettono un’impressione di mascolinità o di atteggiamenti da ragazzo, non ci sono caratteristiche anatomiche invariabilmente associate a questa impressione. Non c’è, per esempio, nessuna tendenza uniforme ad una distribuzione maschile di peli. Né si deve supporre che la presenza di una barba in una donna indichi una tendenza omosessuale. Le “donne barbute”, come osserva Hirschfeld, non sono quasi mai invertite, e sembrerebbe che le più marcate inversioni dei caratteri sessuali secondari accompagnino meno spesso l’omosessualità rispetto alle modifiche lievi di questi caratteri. [2] Anche un leggero baffo e altre lievi manifestazioni di ipertricosi in nessun modo indicano necessariamente l’omosessualità. In una certa misura è una questione di razza; così, nel quartiere di Pera di Costantinopoli, Weissenberg, tra quasi settecento donne tra i18 e 50 anni circa di età, ha rilevato che il 10 per cento, mostrava peli sul labbro superiore; erano più spesso donne armene, le donne greche venivano subito dopo. [3]
C’è stata qualche controversia sul fatto che, a parte l’omosessualità, l’ipertricosi in una donna possa essere considerata come un’indicazione di una mascolinità generale. Questo è negato da Max Bartels (nel suo elaborato studio, ” Ueber abnorme Behaarung beim Menschen”, Zeitschrift für Ethnologie, 1876, p. 127; 1881, p. 219 e, per quanto riguarda la follia, da L. Harris-Liston (“Cases of Bearded Women,” British Medical Journal, June 2, 1894). D’altra parte, J. H. Claiborne (“Hypertrichosis in Women”, New York Medical Journal, June 13, 1914) ritiene che i peli sul viso e sul corpo in una donna siano un segno di virilità; “Le donne con ipertricosi possiedono tratti maschili.”
Sembra che ci siano davvero pochi dubbi sul fatto che le “donne barbute” pienamente sviluppate siano per la maggior parte, forse non in tutti i casi, decisamente femminili in tutti gli altri aspetti. Un esempio tipico è fornito da Annie Jones, la “Lady Esaù” della Virginia. Apparteneva ad una grande famiglia del tutto normale, ma lei stessa possedeva una folta barba con baffi spessi e di un tipo completamente maschile; mostrava anche corti peli scuri sulle braccia e le mani che assomigliano a quelle di un uomo. Al di là di questa diversità, era del tutto normale e femminile. All’età di 26 anni, quando fu esaminata a Berlino, i capelli della testa erano molto lunghi, l’espressione del volto del tutto femminile, anche la voce era femminile, la figura elegante, le mani e i piedi completamente di tipo femminile, i genitali interni ed esterni del tutto femminili. Annie Jones era sposata. Max Bartels, che ha studiato Annie Jones e ha pubblicato il suo ritratto (Zeitschrift für Ethnologie, 1891, Heft 3, p. 243), osserva che per questi aspetti Annie Jones assomiglia ad altre “donne barbute”; si sposano, hanno figli, e sono in grado di allattarli. La barba nelle donne sembra, come Dupré e Duflos credono (Revue Neurologique, 30 agosto 1901), essere più strettamente correlata con la neuropatia che con la mascolinità; confrontando mille donne sane di mente con mille donne folli di Parigi, questi autori hanno trovato un’insolita presenza di peli nella parte bassa del volto nel 23 per cento del primo gruppo e nel 50 per cento del secondo; ma anche le donne barbute sane spesso appartenevano a famiglie neuropatiche.
Una tendenza a una lieve ipertricosi ampiamente diffusa sul corpo nel suo complesso, non localizzata o altamente sviluppata sulla faccia, sembra essere associata con la mascolinità con probabilità molto maggiore che la barba, anche quando si verifica in bambine. Così Virchow una volta presentò alla Società Antropologica di Berlino una bambina di 5 anni di questo tipo, che possedeva anche una voce profonda e ruvida (Zeitschrift für Ethnologie, 1891, Heft 4, p. 469). Un tipico esempio di lieve ipertricosi in una donna associato a tratti generali maschili è fornito dalla descrizione e dalla figura del corpo di una donna di 56 anni in un istituto anatomico, fornite da C. Strauch (Zeitschrift für Ethnologie, 1901, Heft 6, p. 534). In questo caso c’era una crescita di peli intorno ad entrambi i capezzoli e una linea di peli estesa dal pube verso l’ombelico; entrambe queste due disposizioni di peli sono molto rare nelle donne. (A Vienna, tra quasi 700 donne, Coe trovò una tendenza alla distribuzione dei peli verso l’ombelico soltanto nell’uno per cento circa dei casi). Mentre i peli in questo soggetto erano altrimenti abbastanza normali, c’erano molte approssimazioni al tipo maschile per altri aspetti: i muscoli erano fortemente sviluppati, le ossa erano massicce, gli arti lunghi, le articolazioni potenti, le mani ei piedi di grandi dimensioni, il torace ben sviluppato, la mascella inferiore massiccia; si notava l’assenza di curve femminili sul corpo e i seni erano appena percettibili. Allo stesso tempo, gli organi genitali erano normali e non vi erano stati parti di bambini. Era inoltre notevole il fatto che questa donna si fosse suicidata per auto-strangolamento, un metodo raro, che richiede grande decisione e forza di volontà, perché in qualsiasi momento del processo la pressione può essere rimossa.
Non c’è dubbio che le donne invertite spesso tendono a mostrare lievi anomalie del sistema pilifero, e soprattutto una leggera ipertricosi e una distribuzione maschile dei peli. Così, in un caso molto tipico di inversione di una ragazza italiana di 19 anni che vestiva come un uomo e scappò di casa, la parte terminale delle braccia e delle gambe era caratterizzata da pelo in misura insolita, e c’erano peli molto abbondanti sotto le ascelle e sul pube, con una tendenza alla distribuzione maschile. [4] Dei tre casi descritti in questo capitolo, che conosco meglio, uno possiede una insolitamente piccola quantità di peli sul pube e sotto le ascelle (oligotrichosis terminalis), e si avvicina al tipo infantile, mentre un altro presenta una complessa e molto rara anomalia pilifera. C’è molto scuro sul labbro superiore; il pelo pubico è spesso, e ci sono peli sulle dita dei piedi, sui piedi e sulle gambe fino all’ombelico; ci sono anche alcuni peli intorno ai capezzoli. Una donna medico negli Stati Uniti che conosce molte donne invertite mi dice, anche lei, di aver notato la tendenza alla crescita dei peli sulle gambe. Se, come non è improbabile, l’inversione è associata a un certo equilibrio anormale delle secrezioni interne, non è difficile capire questa tendenza alle anomalie pilifere; e sappiamo che la secrezione della tiroide, ad esempio, e più ancora le secrezioni testicolari e quelle ovariche, hanno una forte influenza sui peli.
Ballantyne, alcuni anni fa, nel discutere l’ipertricosi congenita (Manual of Antenatal Pathology, 1902, pp. 321-6) ha concluso che la teoria dello sviluppo arrestato è meglio supportata dai fatti; la persistenza di lanugine costituisce un arresto, e l’ipertricosi può in gran parte essere considerata una persistenza di lanugine. Tale conclusione è ancora sostenibile, – anche se incontra qualche difficoltà e qualche incongruenza, – e concorda in gran parte con quello che sappiamo della condizione associata con l’inversione nelle donne. Ma ora stiamo cominciando a comprendere che questo arresto dello sviluppo può essere definitivamente associato ad anomalie nelle secrezioni interne, e anche a difetti chimici speciali in queste secrezioni. La forza virile è sempre stata associata con i capelli, come la storia di Sansone testimonia. Ammon ha trovato che tra i militari di leva del Baden (L’Anthropologie, 1896, p. 285), quando gli uomini vengono divisi in classi a seconda della quantità di peli sul corpo, la prima classe, cioè quella con meno peli, ha la più piccola circonferenza del testicolo, il minor numero di uomini con glande scoperto, il maggior numero di voci infantili, la più grande proporzione di occhi azzurri e capelli biondi, la più piccola altezza media, il minor peso e la minore circonferenza del torace, mentre sotto tutti gli aspetti gli uomini con corpi pelosi sono all’altro estremo. Sappiamo dall’antichità che negli uomini la castrazione precoce influenza la crescita dei capelli. È ormai noto che nelle donne la presenza o l’assenza delle ovaie e di altre ghiandole colpisce i capelli, così come lo sviluppo sessuale. Hegar (Beiträge zur Geburtshülfe und Gynäkologie, vol. I, p. 111, 1898) ha descritto una ragazza con il bacino di tipo infantile e con una malformazione uterina che era stata insolitamente pelosa sul viso e sul corpo dalla prima infanzia, con una disposizione maschile di pelo sul pube e sull’addome; le mestruazioni erano scarse, i seni atrofici; i capelli erano tipo lanugine; vediamo qui come nelle donne le caratteristiche infantili e maschili sono associate, ed entrambe probabilmente dipendono da difetti nelle ghiandole sessuali. Plant (Centralblatt für Gynäkologie, N. 9, 1896) ha descritto un’altra ragazza con ovaie molto piccole, utero rudimentale, piccola vagina e piccole labbra minori prominenti, nella quale le mestruazioni erano assenti, i capelli sulla testa lunghi e forti, ma i peli erano assenti sotto le ascelle e scarsi sul monte di Venere. Questi due casi sembrano incoerenti per quanto riguarda i capelli, e ora dovremmo desiderare di conoscere lo stato delle altre ghiandole interne. La tiroide, per esempio, è ormai noto, controlla i capelli, così come fanno le ghiandole sessuali; e la tiroide, come ha dimostrato Gautier (Académie de Médecine, 24 luglio 1900), elabora l’arsenico e lo iodio, che nutrono la pelle e i capelli; Gautier ha scoperto che la somministrazione di cacodilato di sodio a giovani donne produceva abbondante crescita di capelli sulla testa. Anche i reni, e soprattutto le ghiandole surrenali, influenzano i capelli. È noto da tempo che nelle ragazze con tumori renali congeniti vi è una crescita anormalmente precoce di pelo ascellare e pubico; Goldschwend (Prager Medizinische Wochenschrift, nn. 37 e 38, 1910) ha descritto il caso di una donna di 39 anni, con piccole ovaie e tumore del surrene, nella quale il pelo ha cominciato a crescere sul mento e sulle guance. (Vedi anche C.T. Ewart, Lancet, 19 maggio 1915.) Anche l’ipofisi influisce sulla crescita dei capelli ed è stato trovato da Lévi (citato in Archives d’Anthropologie Criminelle, agosto-settembre, 1912, p. 711) che la somministrazione di estratto di ipofisi ad una donna infantile senza peli di 27 anni, priva di sensazioni sessuali, produceva una generale tendenza alla crescita di peli. Tali fatti non solo aiutano a spiegare le anomalie dello sviluppo dei peli, ma indicano anche la direzione in cui si può trovare una spiegazione delle anomalie dell’impulso sessuale.
Oltre al problema complicato presentato dai peli, ci sono vere approssimazioni di tipo maschile. I muscoli tendono ad essere ovunque saldi, con una relativa assenza di tessuto connettivo molle; in modo tale che una donna invertita può dare un’impressione non femminile al senso del tatto. Una certa tonicità dei muscoli è stata infatti spesso osservata nelle donne omosessuali. Hirschfeld ha trovato che due terzi delle donne invertite sono più muscolose rispetto alle donne normali, mentre, d’altra parte, ha trovato che tra gli uomini invertiti la muscolatura era spesso debole.
Non solo il tono della voce è spesso diverso, ma c’è motivo di supporre che questo poggi su una base di modificazione anatomica. Su suggerimento di Moll, Flatau esaminò la laringe in un gran numero di donne invertite, e trovò in molte un tipo di laringe decisamente maschile, o qualcosa che ci si avvicinava, in particolare nei casi di chiara origine congenita. Hirschfeld ha confermato le osservazioni di Flatau su questo punto. Si può aggiungere che le donne invertite sono molto spesso buone fischiatrici; Hirschfeld ne conosce anche due che sono esecutrici pubbliche di fischiate. È appena il caso di notare che, mentre il vecchio proverbio associava il fischiare in una donna con il cantare in una gallina, il fischiare in una donna non è in alcun modo una prova di inversione fisica o psichica generale.
Per quanto riguarda gli organi sessuali sembra possibile, per quanto si estendono le mie osservazioni, parlare in modo più definito di donne invertite piuttosto che di uomini invertiti. In tutti e tre i casi circa sui quali ho informazioni precise, tra coloro le cui storie sono registrate in questo capitolo, si ritrovano sviluppo più o meno arrestato e infantilismo. In un caso una piccola vagina e piccole labbra prominenti, con sensibilità locale, sono associate con oligotricosi. In un altro caso, gli organi sessuali sono sotto certi aspetti piuttosto piccoli, mentre non vi è alcuna traccia di ovaio su un lato. Nel terzo caso, insieme con l’ipertricosi, i glutei sono piccoli, le piccole labbra sono di grandi dimensioni, il clitoride è profondamente incappucciato, l’imene è spesso, e la vagina probabilmente piccola. Queste osservazioni, anche se scarse, sono significative, e si accordano con quelle di altri osservatori [5] Krafft-Ebing ha ben descritto un caso che sarei propenso a considerare come rappresentativo di molti altri casi; organi sessuali di tipo femminile, ma che rimangono allo stadio infantile di una bambina di 10 anni; piccolo clitoride, piccole lebbra prominenti a forma di cresta di gallo, vagina piccola, che permette poco un rapporto normale, e molto sensibile. Hirschfeld concorda nel considerare comune l’approccio al tipo descritto da Krafft-Ebing; egli considera più comuni le anomalie atrofiche di quelle ipertrofiche, e si riferisce allo spessore di dell’imene e a una tendenza ad un utero e ad ovaie notevolmente piccoli. Il clitoride è più frequentemente di piccole che di grandi dimensioni; le donne con un grande clitoride (come Duchâtelet-padre ha da tempo osservato) raramente sembrano essere di tipo maschile.
Nonostante queste tendenze, tuttavia, l’inversione sessuale in una donna non è, di norma, più evidente che in un uomo. Allo stesso tempo, la donna invertita di solito non è attraente per gli uomini. Lei stessa prova generalmente la più grande indifferenza per gli uomini e, spesso, non riesce a capire il motivo per cui una donna dovrebbe amare un uomo, anche se capisce facilmente perché un uomo dovrebbe amare una donna. Non mostra, poi, nulla di quella timidezza sessuale e di quell’aria coinvolgente di debolezza e di dipendenza che sono un invito per gli uomini. L’uomo che è attratto con passione da una donna invertita di solito è di un tipo piuttosto femminile. Per esempio, in un caso presente alla mia mente, era di eredità un po’ nevrotica, di esile sviluppo fisico, non sessualmente attraente per le donne, e molto adattato al suo modo di vivere; in breve, un uomo che potrebbe facilmente essere appassionatamente attratto dal proprio sesso.
Mentre la donna invertita è fredda, o, al massimo, cameratesca nel suo portamento verso gli uomini, può diventare timida e confusa in presenza di persone attraenti del suo stesso sesso, anche incapace di spogliarsi in loro presenza e piena di tenero ardore per la donna che ama.[6]
La passione omosessuale nelle donne si esprime più o meno completamente nel baciare, nel dormire insieme, negli abbracci stretti, e in quello che è talvolta chiamato “cucchiai appoggiati”, quando una donna si trova su un fianco con la schiena rivolta alla sua amica che l’abbraccia da dietro, mettendo le cosce nella curva delle gambe della sua compagna, in modo che il suo mons Veneris venga in contatto con le natiche dell’altra, e un leggero movimento quindi produce un blando eretismo. Una delle due può anche sdraiarsi sul corpo dell’altra, o ci può essere la masturbazione reciproca. Il contatto reciproco e l’attrito delle parti sessuali sembrano essere relativamente rari, ma sembra essere stato comune nell’antichità, dato che dobbiamo ad esso il termine “tribadismo”, che viene talvolta usato come sinonimo di omosessualità femminile, e si dice che questo metodo sia praticato oggi dalle donne slave del sud dei Balcani [7] La gratificazione estrema è il cunnilingus, o la stimolazione orale degli organi sessuali femminili, di solito non reciproca, ma praticata dalla partner più attiva e maschile; questo atto viene talvolta definito, in modo assolutamente insoddisfacente, “saffismo” e “lesbismo”. [8]
Un clitoride allargato si ritrova solo raramente nell’inversione e gioca una parte molto piccola nella gratificazione dell’omosessualità femminile. Kiernan fa riferimento ad un caso, che si verificò in America, in cui una donna invertita, sposata e madre, possedeva un clitoride che misurava due pollici e mezzo quando era eretto. Casanova ha descritto una donna invertita svizzera, altrimenti femminile nello sviluppo, il cui clitoride in erezione era più lungo del suo mignolo, e in grado operare la penetrazione. [9] La letteratura più vecchia contiene molti casi simili. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, ci troviamo di fronte ad una qualche forma di pseudoermafroditismo, e il “clitoride” dovrebbe più propriamente essere considerato come un pene; non vi è quindi nessuna inversione coinvolta. [10]
Mentre l’uso del clitoride è raro nell’omosessualità, l’uso di un pene artificiale non è affatto raro ed è anzi molto diffuso. In molti dei casi moderni in cui donne invertite hanno sposato donne (come nei casi di Sarolta Vay e De Raylan) la convinzione della moglie relativa alla virilità del “marito” era dovuta ad un apparecchio di questo tipo utilizzato nei rapporti sessuali. Il pene artificiale (olisbo, o baubon) era ben noto ai Greci ed è descritto da Eroda. La sua invenzione era attribuita dalla Suda alle donne di Mileto e Mileto, secondo Aristofane, nella Lisistrata, era il luogo principale della sua produzione. [11] Era ancora noto in epoca medievale, e il vescovo Burcardo di Worms, del XII secolo, parla del suo uso come di cosa “che alcune donne sono abituate a fare.” Nei primi anni del XVIII secolo, Margaretha Lincken, di nuovo in Germania, sposò un’altra donna con l’ausilio di un organo maschile artificiale.[12] Il pene artificiale è anche utilizzato da donne omosessuali in varie parti del mondo. Così lo troviamo citato nelle leggende degli Indiani del Nord America ed è impiegato a Zanzibar e nel Madagascar. [13]
I vari fenomeni di sadismo, masochismo e feticismo, che potrebbero sorgere, spontaneamente o per suggestione, nei rapporti di amanti normali, così come di invertiti maschi, possono anche sorgere nello stesso modo tra donne invertite, anche se, probabilmente, spesso in una forma non molto pronunciata. Moll, tuttavia, presenta un caso (Konträre Sexualempfindung, 1899, pp. 565-70), in cui varie perversioni minori ma ben definite erano combinate con l’inversione. Una giovane donna di 26 anni, di buona ereditarietà, a partire dall’età di 6 anni era stata attratta solo dal proprio sesso e anche durante l’infanzia aveva praticato il cunnilingus reciproco. Era estremamente intelligente, di disposizione generosa e di buon carattere, con vari gusti maschili, ma, nel complesso, di corporatura femminile e con la laringe completamente femminile. Per sette anni visse esclusivamente con una sola donna. Trovava completa soddisfazione nel cunnilingus attivo. Nel corso di questa relazione emersero vari altri metodi di eccitazione e gratificazione – sembra, per la maggior parte, spontaneamente. Trovava molto piacere nelle pratiche di urolagnia e coprolagnia. In aggiunta a queste e simili perversioni, al soggetto piaceva essere morso, in particolare nel lobo dell’orecchio, e lei era molto eccitata quando era montata dalla sua amica, che doveva, se possibile, essere nuda in quel momento; solo le natiche dovevano essere frustate e doveva essere usata solo una canna di betulla o non si sarebbe ottenuto alcun effetto. Queste pratiche non sarebbero state possibili per lei, in assenza di estrema intimità e comprensione reciproca, ed esse ebbero luogo soltanto con la sua unica amica. In questo caso i fenomeni perversi erano masochisti piuttosto che sadici. Molte donne omosessuali, tuttavia, mostrano tendenze sadiche in maggiore o minor grado. Così il dottor Kiernan mi dice di un caso americano, al quale si è interessato professionalmente con il dottor Moyer (vedi anche l’articolo di Kiernan e Moyer in Alienist and Neurologist, maggio 1907), di una donna invertita sadica in una piccola città dell’Illinois, sposata e con due bambini piccoli. Aveva un’indubbia componente neuropatica e c’era una storia di masturbazione prematrimoniale e la bestialità con un cane. Era una donna di primo piano nei salotti della sua città e una leader nelle questioni religiose e sociali; come spesso accade con i sadici, era pruriginosamente pudica, e c’erano forti testimonianze da parte di uomini di chiesa, da parte donne legate ad associazioni e di magnati locali del suo carattere casto e modesto. La vittima della sua passione sadica era una ragazza che lei aveva adottato da un orfanotrofio, ma della quale si sentiva quasi famelica. Su questa ragazza inflisse oltre trecento ferite. Molte di queste ferite erano pugnalate con forchette e forbici che penetravano solo la pelle. Questo era soprattutto il caso di quelle inflitte sul seno, sulle labbra genitali e sul clitoride. Mentre infliggeva queste ferite provava forte eccitazione, ma questa eccitazione era sotto controllo, e quando sentiva qualcuno avvicinarsi subito smetteva. Fu ritenuta sana e responsabile, al momento di queste azioni, ma la giuria rilevò anche che da allora era diventata pazza e fu mandata in manicomio, per scontare poi, dopo la guarigione, una pena di due anni di carcere. La presunta follia, il Dr. Kiernan aggiunge, era di un dubbio tipo maniacale e depressivo, e forse era dovuta soprattutto all’ orgoglio ferito.
La donna invertita è un’ammiratrice entusiasta della bellezza femminile, in particolare della bellezza statuaria del corpo, a differenza, in questo, di quanto accade nella donna normale, la cui emozione sessuale è solo debolmente venata dal sentimento estetico. Nelle sue abitudini sessuali troviamo forse meno spesso il grado di promiscuità che non è raro tra gli uomini invertiti, e possiamo forse essere d’accordo con Moll sul fatto che le donne omosessuali sono più portate ad amare fedelmente e in modo duraturo rispetto agli uomini omosessuali. Hirschfeld osserva che le donne invertite, di solito, non sono attratte nell’adolescenza dall’autoerotismo e dai vizi omosessuali della vita scolastica, [14] e quasi tutte le donne, le cui storie ho registrato in questo capitolo, sentivano forte ripugnanza per tali manifestazioni e coltivavano alti ideali d’amore.
Le donne invertite non raramente sono sposate. Moll, da diverse confidenze che ha ricevuto, crede che le donne invertite non abbiano lo stesso orrore del coito normale degli uomini invertiti; questo è probabilmente dovuto al fatto che la donna in tali circostanze può mantenere una certa passività. In altri casi vi è un certo grado di bisessualità, anche se, come tra gli uomini invertiti, l’istinto omosessuale sembra di solito dare maggiore sollievo e gratificazione.
È stato affermato da molti osservatori – in America, in Francia, in Germania e in Inghilterra – che l’omosessualità è in aumento tra le donne. [15] Ci sono molte influenze nella nostra civiltà, oggi, che incoraggiano queste manifestazioni. [16] Il movimento moderno di emancipazione – il movimento per ottenere gli stessi diritti e doveri degli uomini, la stessa libertà e responsabilità, la stessa educazione e lo stesso lavoro - deve essere considerato come, nel complesso, un movimento sano e inevitabile. Ma porta con sé alcuni svantaggi. [17] Le donne stanno, molto giustamente, cominciando a considerare la conoscenza e l’esperienza in generale come un loro diritto tanto quando sono un diritto dei loro fratelli. Ma quando questa dottrina viene applicata alla sfera sessuale trova alcune limitazioni. Le intimità di qualsiasi genere tra giovani uomini e giovani donne sono scoraggiate socialmente oggi come lo sono sempre state; per quanto riguarda l’istruzione superiore, la semplice associazione dei sessi nella sala da conferenze o nel laboratorio o nell’ospedale è scoraggiata in Inghilterra e in America. Mentre gli uomini è concessa libertà, il campo sessuale per le donne sta diventando limitato a banali flirt con il sesso opposto e all’intimità con il proprio sesso; dato che alle donne è stata insegnata l’indipendenza degli uomini insieme col disprezzo per la vecchia teoria che poneva le donne nella fortezza chiusa della casa a sospirare per un uomo che non arriva mai, le donne sviluppano una tendenza a portare questa indipendenza ancora più lontano e a trovare l’amore dove trovano il lavoro. Queste influenze indiscutibili dei movimenti moderni non possono causare direttamente l’inversione sessuale, ma ne sviluppano i germi, e probabilmente causano una imitazione impropria. Questa imitazione impropria è dovuta al fatto che l’anomalia congenita si verifica con particolare frequenza nelle donne di alta intelligenza che, volontariamente o involontariamente, influenzano le altre.
Kurella, Bloch e altri credono che il movimento femminile abbia contribuito a sviluppare l’omosessualità (vedi, ad esempio, I. Bloch, Beiträge zur Ætiologie der Psychopathia sexualis, 1902, vol. I, p. 248). Varie “Strindberg-donna del movimento femminile”, come sono state chiamate, mostrano una marcata ostilità nei confronti degli uomini. Anna Rüling sostiene che molte donne a capo del movimento, sin dall’inizio e fino ad oggi, erano invertite. Hirschfeld, tuttavia (Die Homosexualität, p. 500), dopo aver dato particolare attenzione alla questione, conclude che, allo stesso modo tra le suffragette inglesi e le Verein für Frauenstimmrecht tedesche, la percentuale di invertite è inferiore al 10 per cento.
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[1] Un antico esempio interessante di donna con un impulso irresistibile ad adottare un abbigliamento maschile e a condurre la vita di un uomo, ma che non aveva, per quanto è noto, alcun impulso sessuale, è quella di Mary Frith, comunemente chiamata Moll la tagliaborse, che visse a Londra agli inizi del XVII secolo. Il libro The Life and Death of Mrs. Mary Frith apparve nel 1662; Middleton e Rowley fecero anche di lei l’eroina della loro deliziosa commedia, The Roaring Girl (Mermaid Series, Middleton’s Plays, volume ii), idealizzandola un po’, comunque. Sembra che appartenesse ad un ceppo nevrotico ed eccentrico; “Ciascun membro della sua famiglia”, dice il suo biografo, “aveva la sua peculiare stranezza.” Da bambina si interessava solo ai giochi da maschietto, e non si sarebbe mai adattata ad occupazioni da donna. “Aveva una ripugnanza naturale per il prendersi cura dei bambini.” La sua indole era del tutto maschile; “Non era portata all’oscenità, ma avrebbe parlato liberamente, qualunque discorso fosse venuto fuori.” Non ebbe mai figli, e non fu mai tacciata di dissolutezza: “Nessuno può dire o affermare che mai abbia avuto una fidanzata o qualcosa del genere e che si sia trastullata con lei;” un mastino fu l’unica cosa vivente di cui si prese cura. La sua vita non era del tutto onesta e non era molto lontana da una qualche tendenza organica al crimine, a quanto pare, perché la sua natura anormale e la sua irrequietezza avevano fatto di lei una reietta. Era troppo appassionata al bere e si dice che sia stata la prima donna a fumare tabacco. Nulla è detto o suggerito di eventuali pratiche omosessuali, ma vediamo chiaramente qui ciò che può essere definito diatesi omosessuale.
[2] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 137.
[3] S. Weissenberg, Zeitschrift für Ethnologie, 1892, Heft 4, p. 280.
[4] Questo caso fu descritto da Gasparini, Archivio di Psichiatria, 1908, fasc. 1-2.
[5] Mettendo insieme da varie fonti dieci casi di donne invertite (tra cui i tre casi originali di cui sopra), solo in quattro casi gli organi sessuali erano normali; negli altri erano più o meno sottosviluppati.
[6] Le persone omosessuali in generale, maschi e femmine, a differenza di quelle eterosessuali, sono inclini a provare maggior pudore con persone dello stesso sesso che con quelle del sesso opposto. Vedi, per esempio, Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 76.
[7] Κρυπτάδια, vol. vi, p. 197.
[8] Il termine “cunnilinctus” mi è stato suggerito dal compianto Dr. J. Bonus, e l’ho utilizzato da allora; gli autori latini comunemente usavano la parola “cunnilingus” per indicare “chi agiva”, ma il termine non ha un termine corrispondente per l’azione. Hirschfeld recentemente ha usato il termine “cunnilinctio” nello stesso senso, ma una tale formazione è abbastanza inammissibile. Per informazioni sui termini classici per questa perversione, vedi, ad esempio, Iwan Bloch, Ursprung der sifilide, vol. ii, p. 612 e segg.
[9] Casanova, Mémoires, ed. Gamier, vol. iv, p. 597.
[10] Hirschfeld tratta in maniera completa e autorevole la diagnosi differenziale di inversione e gli altri gruppi di sessualità di transizione in Die Homosexualität, cap. ii; anche nel suo libro interamente illustrato Geschlechtsübergänge 1905.
[11] Havelock Ellis, “Auto-erotism,” in vol. i di questi Studies; Iwan Bloch, Ursprung der Syphilis, vol. ii, p. 589; ib., Die Prostitution, vol, i, pp. 385-6; per riferimenti precedenti, Crusius, Untersuchungen zu den Mimiamben der Herondas, pp. 129-30.
[12] Ho trovato notizia di un caso simile in Francia, nel corso del XVI secolo, nel Journal du Voyage en Italie en1850 di Montaigne (scritto dal suo segretario); il fatto avvenne vicino Vitry le François. Sette o otto ragazze appartenenti di Chaumont, ci viene detto, scelsero di vestirsi e di lavorare come gli uomini; una di queste venne a Vitry a lavorare come tessitore, e fu considerata come un giovane uomo buona condizione, apprezzato da tutti. A Vitry divenne promesso sposo a una donna, ma nacque una lite e il matrimonio non ebbe luogo. In seguito “si innamorò di una donna che sposò, e con la quale visse per quattro o cinque mesi, con grande soddisfazione della moglie, si dice, ma, essendo stata riconosciuta da qualcuno di Chaumont, fu portata davanti al tribunale e fu condannata all’impiccagione. Disse che avrebbe preferito questo a vivere di nuovo come una ragazza, e fu impiccata per l’utilizzo di invenzioni illecite per porre rimedio ai difetti del suo sesso.” (Journal, edito da d’Ancona, 1889, p. 11).
[13] Roux, Bulletin Société d’Anthropologie, 1905, No. 3. Roux conosceva una donna che, all’età di 50 anni, dopo la morte del marito, divenne omosessuale e si fece un pene artificiale che usò con donne più giovani.
[14] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 47.
[15] Ci sono poche tracce dell’omosessualità femminile nella storia sociale inglese del passato. Nella corte di Carlo secondo, i Mémoires de Ghrammont ci dicono, alla signorina Hobart erano riconosciute tendenze lesbiche. “Presto la voce di questa singolarità, vera o falsa che fosse, si diffuse a corte. Ma lì erano così ignoranti da non aver mai sentito parlare di quella raffinatezza dell’antica Grecia nei gusti della tenerezza, ed entrò loro in testa l’idea che l’illustre Hobart, che sembrava così affezionata alle belle donne, dovesse essere diversa da come appariva.” Questo brano è interessante perché ci mostra quanto rara fosse l’eccezione. Un secolo più tardi, tuttavia, l’omosessualità tra le donne inglesi sembra essere stata considerata dai Francesi come una cosa comune e Bachaumont, il primo gennaio 1773, nel ricordare che Mlle. Heinel dell’Opera stava trovando una sistemazione in Inghilterra, aggiunse: “Il suo gusto per le donne potrà lì trovare un’attraente soddisfazione, perché anche se Parigi fornisce molte tribadi si dice che Londra in queste cose sia superiore.”
[16] “Credo”, scrive un corrispondente americano ben informato, “che l’inversione sessuale sia in aumento tra gli americani – sia uomini che donne -, e le ovvie ragioni sono: in primo luogo, la crescente indipendenza delle donne, il loro diminuito bisogno di sposarsi; in secondo luogo, la tensione nervosa che la concorrenza commerciale ha portato in tutta la nazione. In una parola, il rapido aumento della mascolinità nelle donne e il sistema nervoso poco sano degli uomini offrono i fattori ideali per la produzione di inversione sessuale nei loro figli.”
[17] Le donne omosessuali, come gli uomini omosessuali, ora inseriscono annunci sui giornali, alla ricerca di un’”amica”. Näcke (“Zeitungsannoncen von weiblichen Homosexuellen,” Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1902, p. 225) ha raccolto da giornali di Monaco di Baviera una collezione di tali annunci, la maggior parte dei quali erano abbastanza inequivocabili: “Attrice con idee moderne desidera conoscere ricca signora con opinioni simili per relazioni amichevoli, ecc .”; “Signorina di 19 anni, una bella bionda, cerca un’altra come lei per passeggiate, teatro, ecc.,” e così via.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
mercoledì 14 ottobre 2015
IL SESSO INTERMEDIO – EDWARD CARPENTER (IN ITALIANO)
La Biblioteca di Progetto Gay si arricchisce di un nuovo e importante volume, ossia della (mia) traduzione italiana di un famosissimo saggio di Edward Carpenter del 1908, che è stato per decenni il punto di riferimento e la “speranza” di parecchie generazioni di omosessuali.
Il libro ha più di un secolo ma conserva tutta la sua freschezza e tutta la sua carica di entusiasmo ed è ancora oggi un testo che tutti i gay dovrebbero leggere.
Il libro ha più di un secolo ma conserva tutta la sua freschezza e tutta la sua carica di entusiasmo ed è ancora oggi un testo che tutti i gay dovrebbero leggere.
Il libro è scaricabile (ovviamente gratis e senza alcuna formalità) dalla home del forum, di Progetto Gay (http://progettogayforum.altervista.org/index.php), sezione Biblioteca di Progetto Gay, oppure direttamente da qui:
sabato 26 settembre 2015
E. CARPENTER: "IL SESSO INTERMEDIO" QUARTA PARTE
IL RUOLO DEGLI URANISTI NELLA SOCIETÀ
Per quante visioni diverse ci possano essere sui problemi più importanti che le sessualità intermedie presentano e per quanto difficile sia la soluzione delle questioni coinvolte, c’è una cosa che mi appare incontestabile: e precisamente che un vasto numero di intermedi svolgono ora un lavoro sociale molto apprezzabile e che essi lo fanno in parte in ragione del loro temperamento sociale.
Questo fatto, in genere, non è conosciuto come dovrebbe per la semplice ragione che l’uranista stesso non è riconosciuto, e infatti (come abbiamo già detto) tende a nascondere il suo temperamento al pubblico. Non c’è dubbio che, se fosse ampiamente noto che cosa sono gli uranisti, il mondo rimarrebbe stupito di trovare tanti tra i suoi grandi uomini e tanti trai suoi leader in mezzo a loro.
Ho pensato che sarebbe stato utile indicare alcune delle linee lungo le quali un lavoro considerevole viene effettivamente svolto, o è stato svolto, dalle persone di questo orientamento; e nel fare questo non intendo certo mascherare o nascondere il fatto che ci sono parecchie persone omosessuali che sono soltanto frivole o deboli o anche viziose, che in pratica non fanno assolutamente alcun lavoro utile per la società, così come ci sono persone normali che non fanno alcun lavoro utile per la società. L’esistenza di quelli che non fanno alcun lavoro significativo non altera il fatto dell’esistenza degli altri il cui lavoro è di grande importanza. Desidero anche chiarire che io uso la parola uranisti per indicare semplicemente quelli le cui vite e la cui attività sono ispirate da una genuina amicizia o da amore per quelli del loro stesso sesso, senza avventurarmi a specificare le loro particolari e specifiche abitudini o le loro relazioni con quelli che amano (relazioni che in molti casi non abbiamo alcun modo di conoscere). Alcuni intermedi illuminati e leader – certamente non pochi – sono fisicamente molto riservati e continenti; altri sono sensuali in grado maggiore o minore. Il punto è che essi sono tutti uomini o donne la cui motivazione più profonda deriva del fatto di dedicarsi al loro stesso genere e che in qualche modo si limitano a quello. E se sembra strano e anomalo che in questi casi un lavoro di particolare importanza per la società sia fatto da gente i cui affetti e le cui stesse disposizioni la società stessa biasimerebbe, dopo tutto si tratta di un fatto che è accaduto già prima centinaia di volte nella storia del mondo.
Come ho già accennato, il temperamento uraniano (probabilmente proprio a causa della sua doppia natura e della veloce e costante interazione tra i suoi elementi maschili e quelli femminili) è enormemente sensibile ed emotivo; e non c’è dubbio che per questa ragione un gran numero di artisti, musicisti, letterati, pittori appartengano a questa categoria. Quella delicata e sottile corrispondenza con ogni onda e con ogni fase della sensibilità, che rende possibile l’esistenza di un artista, è anche specificamente una caratteristica degli uranisti (di tipo maschile), e rende facile e naturale per un uranista diventare artista. Nelle confessioni e nei casi raccolti da Krafft-Ebing, Havelock Ellis e altri, è veramente considerevole il largo numero di uomini di questo temperamento che appartengono alla classe degli artisti. Nel suo volume sulla “Inversione sessuale” [1] che parla dei casi raccolti da lui stesso, Ellis dice: “Un esame dei miei casi rivela il fatto interessante che trentadue di essi, cioè il sessantotto per cento, possiede in grado variabile un’attitudine artistica. Galton ha trovato, attraverso un’indagine su circa mille persone, che la media generale di quelli che mostrano attitudini artistiche in Inghilterra è solo di circa il trenta per cento. Bisogna anche dire che i miei numeri sono probabilmente al di sotto della verità, perché nessuna particolare attenzione era stata usata per indagare questo punto specifico, e anche perché in molti dei miei casi le attitudini artistiche sono di alto livello. Rispetto alla particolare occupazione dei miei casi, bisogna dire ovviamente che nessuna occupazione fornisce una salvaguardia contro l’inversione. Ci sono comunque alcune occupazioni verso le quali gli invertiti sono particolarmente attratti. L’attore è certamente una delle più importanti. Tre dei mie casi appartengono alla professione drammatica e altri hanno spiccate attitudini drammatiche. E ancora, l’arte nelle sue varie forme e la musica esercitano su di loro molta attrazione. Nella mia esperienza, comunque, la letteratura è l’attività verso la quale gli invertiti si sentono più fortemente vocati e in cui d’altra parte possono trovare nel più alto grado successo e reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei casi sono uomini di lettere di successo”.
Della letteratura in questo senso e dei grandi scrittori del mondo il cui lavoro è stato in parte ispirato dall’amore uraniano ho già parlato io stesso. [2] Si può dire in aggiunta che quelli tra i moderni scrittori d’arte e i poeti che hanno fornito i più grandi servizi sulla strada della interpretazione e della ricostruzione della vita greca e degli ideali greci – uomini come Winckelmann, Goethe, Addington Symonds, Walter Pater – hanno avuto una marcata nota di questo temperamento in loro. E questo è stato un servizio di grande valore, in servizio che il mondo a stento avrebbe potuto permettersi di perdere.
I pittori e gli scultori, specialmente del del periodo del rinascimento in Italia forniscono non pochi esempi di uomini il cui lavoro è stato ispirato in questo modo – come nei casi di Michelangelo, Leonardo, Bazzi, Cellini e altri. Quanto alla musica, questa è certamente l’arte che nella sua sottigliezza e tenerezza – e forse in una certa inclinazione ad indulgere all’amozione – si colloca più vicino alla natura uranista. Ce ne sono pochi, infatti, di questa natura che non abbiano qualche dono nella direzione della musica – anche se non sembra, se non citiamo Tschaikowsky, che molti uomini profondamente Uranisti abbiano raggiunto i più alti livelli in questa arte.
Un’altra direzione verso la quale il temperamento uranista trova del tutto naturalmente il suo sbocco è l’importante lavoro sociale dell’educazione. La capacità che un uomo ha, in questi casi, di dedicarsi al benessere dei ragazzi e dei giovani è chiaramente una cosa che non dovrebbe essere gettata via e che può essere molto preziosa e utile. Non si può contestare che un gran numero di uomini (e di donne) sono attratti verso la professione dell’insegnamento da questo sentimento – e il lavoro che essi fanno è in molti casi decisamente sottostimato. Fortunato il ragazzo che si incontra con un aiuto simile nella prima fase della sua vita! Conosco un uomo – un pensatore e uno scrittore emergente e vigoroso – che deve quasi tutto, mentalmente, ad un simile amico della sua adolescenza, che ebbe per lui il massimo interesse, lo vide quasi ogni giorno per anni, e quindi gli chiarì non solo le questioni mentali ma anche quelle morali, dandogli l’affetto e la guida di cui il suo giovane cuore aveva bisogno. Ed io stesso ho conosciuto e visto non pochi di questi insegnanti, sia in scuole pubbliche che in scuole private, e ho visto qualcosa del loro lavoro e quanto siano stati di esempio per i loro ragazzi. Ostacolati come sono stati dalla facilità del mondo nell’interpretare male le cose, sono stati comunque capaci di fare un lavoro prezioso. Ovviamente qua e là capita qualche caso nel quale c’è stato abuso di posizione, ma anche allora il giudizio del mondo è spesso irragionevolmente severo. Un povero ragazzo, una volta, mi disse con le lacrime agli occhi del lavoro che un uomo aveva fatto per lui. Quest’uomo aveva salvato il ragazzo dai genitori ubriachi, lo aveva portato via dai quartieri malfamati e attraverso un club lo aveva inserito nel mondo. Era chiaro che ne aveva salvati decine e decine di altri nello stesso modo. Ma in un’occasione o nell’altra si trovò nei guai e fu accusato di familiarità improprie. Nessuna scusante e nessun ricordo di una vita utile fu del minimo aiuto. Qualsiasi spropositata calunnia otteneva credito, qualsiasi motivo meschino gli veniva imputato, dovette rinunciare alla sua posizione e andarsene da un’altra parte, il suo lavoro di una vita fu distrutto e per non essere mai più ricominciato.
La capacità di affetto sincero che fa in modo che un uomo più grande si prenda cura con tale attenzione del benessere di un giovane o di un ragazzo trova una corrispondenza in una corrispondente capacità del giovane di devozione verso un uomo più grande. Questo fatto spesso non è riconosciuto. Ma ho visto casi di ragazzi e anche di giovani uomini che potevano provare l’attaccamento più romantico verso uomini abbastanza maturi, talvolta fino a quaranta o cinquant’anni di età e solo verso di loro – che non prendevano assolutamente in considerazione i loro coetanei, dell’uno o dell’altro sesso, ma che si preoccupavano solo di ottenere una risposta affettiva da questi altri. Può sembrare strano ma è vero. E questo fatto non solo ci fa capire quali rovelli ci siano, addormentati, nei petti dei nostri figli ma quanto sia importante che noi cerchiamo di comprenderli – perché qui, in casi come questi, trovare un cuore che ti corrisponde in un uomo più grande potrebbe essere proprio la salvezza del più giovane.
Sarebbe certo difficile dire quanto dell’enorme ammontare del lavoro filantropico fatto ai giorni nostri – da donne in mezzo a ragazze bisognose e indigenti di tutti i tipi o da uomini tra categorie corrispondenti di ragazzi – è ispirato da questo sentimento; ma deve trattarsi comunque di una notevole percentuale. Io personalmente credo che il miglior lavoro filantropico, proprio perché è quello più personale, più affettuoso, e il meno riducibile ad aspetti solo formali, il meno presuntuoso, ha una forte fibra di cuore uraniano che lo percorre. E se andrebbe detto che un lavoro di tipo così personale è più soggetto a pericoli e a difficoltà in quel senso, è l’unico che è veramente dei migliori in tutti i settori.
Eros è un grande livellatore. Probabilmente la democrazia si trova, molto più saldamente che in qualsiasi altro luogo in un sentimento che facilmente supera i limiti di classe e di casta e unisce negli affetti più stretti i livelli più distanti della società. È da notare quanto frequentemente gli uranisti di buona posizione e di buona educazione sono portati verso i tipi più rozzi, come i lavoratori manuali e frequentemente si formino rapporti molto stabili in questo modo, che, anche se non pubblicamente riconosciuti hanno un’influenza decisiva sulle istituzioni sociali, sulle usanze e sulle tendenze politiche e che avrebbero ancora un bel po’ di influenza in più se fosse data loro una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento. Ci sono casi che ho conosciuto (anche se il comune mondo commerciale lo può credere a stento) di datori di lavoro che hanno fatto in modo che i loro dipendenti, o molti di loro, si affezionassero a loro in modo molto personale, e il cui scopo nel condurre i loro affari era almeno altrettanto quello di dare un buon tenore di vita ai loro dipendenti, quanto di darlo a loro stessi; mentre i dipendenti, rendendosene conto hanno corrisposto come meglio potevano. È possibile che qualcosa di simile alle gilde e alle confraternite del medioevo possa quindi essere ricostruito ma su una base molto più intima e personale ai nostri giorni; e infatti non mancano i segni che una simile ricostruzione si stia attualmente verificando.
Le “Lettere di Amore e di Lavoro” scritte sa Samuel M: Jones di Toledo, Ohio, ai suoi dipendenti in uno stabilimento industriale di cui era il direttore, sono molto interessanti a questo riguardo. Esse emanano uno spirito di affetto straordinariamente personale verso i dipendenti e una grande confidenza con loro, sentimenti che erano di cuore corrisposti da questi ultimi e tutta l’impresa era gestita con grande successo sulla base di un principio di stretta e amichevole collaborazione a tutto tondo. [3]
Queste cose suggeriscono in realtà che è possibile che lo spirito uranista possa condurre a qualcosa di simile ad un generale entusiasmo di umanità, e che le persone uraniste possano essere destinate a formare l’avanguardia del grande movimento che trasformerà un giorno la vita comune sostituendo un legame di affetto personale e di compassione ad altri vincoli, monetari, legali o comunque esterni che adesso controllano e limitano la società. Non possiamo ovviamente aspettarci che gli uranisti possano ricoprire un tale ruolo a meno che la disponibilità per il loro tipo d affetto esista – benché in germe e in modo non sviluppato – nell’animo dell’umanità su larga scala. E il pensiero e la ricerca moderna procedono su questa strada per confermare che questo può avvenire.
Il Dtt. E. Bertz nel suo recente studio su Whitman come persona di temperamento fortemente omogenico [4] tira fuori l’obiezione che il Vangelo del Cameratismo come mezzo di rigenerazione sociale è fondato su una falsa base perché (Così dice il Dott. Bertz) questo Vangelo di Whitman deriva da una anormalità in lui stesso, e quindi non può certo avere una applicazione universale né creare un entusiasmo generale. Ma questo è piuttosto il caso in cui si dà per scontato il punto che deve essere dimostrato. Whitman sostiene costantemente che il suo orientamento, a qualsiasi livello è normale e che lui rappresenta il modello di uomo medio. E può essere vero, almeno finché è interessato il suo temperamento uraniano, perché mentre questo era particolarmente sviluppato in lui, i germi di esso sono quasi universali. Se è così il cameratismo sul quale Whitman fonda una gran parte del suo messaggio, può nel corso del tempo trasformarsi in un entusiasmo generale, i più nobili uranisti di oggi possono essere destinati, come abbiamo suggerito, ad essere i suoi pionieri e le sue avanguardie. Come uno di essi ha cantato:
Questo fatto, in genere, non è conosciuto come dovrebbe per la semplice ragione che l’uranista stesso non è riconosciuto, e infatti (come abbiamo già detto) tende a nascondere il suo temperamento al pubblico. Non c’è dubbio che, se fosse ampiamente noto che cosa sono gli uranisti, il mondo rimarrebbe stupito di trovare tanti tra i suoi grandi uomini e tanti trai suoi leader in mezzo a loro.
Ho pensato che sarebbe stato utile indicare alcune delle linee lungo le quali un lavoro considerevole viene effettivamente svolto, o è stato svolto, dalle persone di questo orientamento; e nel fare questo non intendo certo mascherare o nascondere il fatto che ci sono parecchie persone omosessuali che sono soltanto frivole o deboli o anche viziose, che in pratica non fanno assolutamente alcun lavoro utile per la società, così come ci sono persone normali che non fanno alcun lavoro utile per la società. L’esistenza di quelli che non fanno alcun lavoro significativo non altera il fatto dell’esistenza degli altri il cui lavoro è di grande importanza. Desidero anche chiarire che io uso la parola uranisti per indicare semplicemente quelli le cui vite e la cui attività sono ispirate da una genuina amicizia o da amore per quelli del loro stesso sesso, senza avventurarmi a specificare le loro particolari e specifiche abitudini o le loro relazioni con quelli che amano (relazioni che in molti casi non abbiamo alcun modo di conoscere). Alcuni intermedi illuminati e leader – certamente non pochi – sono fisicamente molto riservati e continenti; altri sono sensuali in grado maggiore o minore. Il punto è che essi sono tutti uomini o donne la cui motivazione più profonda deriva del fatto di dedicarsi al loro stesso genere e che in qualche modo si limitano a quello. E se sembra strano e anomalo che in questi casi un lavoro di particolare importanza per la società sia fatto da gente i cui affetti e le cui stesse disposizioni la società stessa biasimerebbe, dopo tutto si tratta di un fatto che è accaduto già prima centinaia di volte nella storia del mondo.
Come ho già accennato, il temperamento uraniano (probabilmente proprio a causa della sua doppia natura e della veloce e costante interazione tra i suoi elementi maschili e quelli femminili) è enormemente sensibile ed emotivo; e non c’è dubbio che per questa ragione un gran numero di artisti, musicisti, letterati, pittori appartengano a questa categoria. Quella delicata e sottile corrispondenza con ogni onda e con ogni fase della sensibilità, che rende possibile l’esistenza di un artista, è anche specificamente una caratteristica degli uranisti (di tipo maschile), e rende facile e naturale per un uranista diventare artista. Nelle confessioni e nei casi raccolti da Krafft-Ebing, Havelock Ellis e altri, è veramente considerevole il largo numero di uomini di questo temperamento che appartengono alla classe degli artisti. Nel suo volume sulla “Inversione sessuale” [1] che parla dei casi raccolti da lui stesso, Ellis dice: “Un esame dei miei casi rivela il fatto interessante che trentadue di essi, cioè il sessantotto per cento, possiede in grado variabile un’attitudine artistica. Galton ha trovato, attraverso un’indagine su circa mille persone, che la media generale di quelli che mostrano attitudini artistiche in Inghilterra è solo di circa il trenta per cento. Bisogna anche dire che i miei numeri sono probabilmente al di sotto della verità, perché nessuna particolare attenzione era stata usata per indagare questo punto specifico, e anche perché in molti dei miei casi le attitudini artistiche sono di alto livello. Rispetto alla particolare occupazione dei miei casi, bisogna dire ovviamente che nessuna occupazione fornisce una salvaguardia contro l’inversione. Ci sono comunque alcune occupazioni verso le quali gli invertiti sono particolarmente attratti. L’attore è certamente una delle più importanti. Tre dei mie casi appartengono alla professione drammatica e altri hanno spiccate attitudini drammatiche. E ancora, l’arte nelle sue varie forme e la musica esercitano su di loro molta attrazione. Nella mia esperienza, comunque, la letteratura è l’attività verso la quale gli invertiti si sentono più fortemente vocati e in cui d’altra parte possono trovare nel più alto grado successo e reputazione. Almeno una mezza dozzina dei miei casi sono uomini di lettere di successo”.
Della letteratura in questo senso e dei grandi scrittori del mondo il cui lavoro è stato in parte ispirato dall’amore uraniano ho già parlato io stesso. [2] Si può dire in aggiunta che quelli tra i moderni scrittori d’arte e i poeti che hanno fornito i più grandi servizi sulla strada della interpretazione e della ricostruzione della vita greca e degli ideali greci – uomini come Winckelmann, Goethe, Addington Symonds, Walter Pater – hanno avuto una marcata nota di questo temperamento in loro. E questo è stato un servizio di grande valore, in servizio che il mondo a stento avrebbe potuto permettersi di perdere.
I pittori e gli scultori, specialmente del del periodo del rinascimento in Italia forniscono non pochi esempi di uomini il cui lavoro è stato ispirato in questo modo – come nei casi di Michelangelo, Leonardo, Bazzi, Cellini e altri. Quanto alla musica, questa è certamente l’arte che nella sua sottigliezza e tenerezza – e forse in una certa inclinazione ad indulgere all’amozione – si colloca più vicino alla natura uranista. Ce ne sono pochi, infatti, di questa natura che non abbiano qualche dono nella direzione della musica – anche se non sembra, se non citiamo Tschaikowsky, che molti uomini profondamente Uranisti abbiano raggiunto i più alti livelli in questa arte.
Un’altra direzione verso la quale il temperamento uranista trova del tutto naturalmente il suo sbocco è l’importante lavoro sociale dell’educazione. La capacità che un uomo ha, in questi casi, di dedicarsi al benessere dei ragazzi e dei giovani è chiaramente una cosa che non dovrebbe essere gettata via e che può essere molto preziosa e utile. Non si può contestare che un gran numero di uomini (e di donne) sono attratti verso la professione dell’insegnamento da questo sentimento – e il lavoro che essi fanno è in molti casi decisamente sottostimato. Fortunato il ragazzo che si incontra con un aiuto simile nella prima fase della sua vita! Conosco un uomo – un pensatore e uno scrittore emergente e vigoroso – che deve quasi tutto, mentalmente, ad un simile amico della sua adolescenza, che ebbe per lui il massimo interesse, lo vide quasi ogni giorno per anni, e quindi gli chiarì non solo le questioni mentali ma anche quelle morali, dandogli l’affetto e la guida di cui il suo giovane cuore aveva bisogno. Ed io stesso ho conosciuto e visto non pochi di questi insegnanti, sia in scuole pubbliche che in scuole private, e ho visto qualcosa del loro lavoro e quanto siano stati di esempio per i loro ragazzi. Ostacolati come sono stati dalla facilità del mondo nell’interpretare male le cose, sono stati comunque capaci di fare un lavoro prezioso. Ovviamente qua e là capita qualche caso nel quale c’è stato abuso di posizione, ma anche allora il giudizio del mondo è spesso irragionevolmente severo. Un povero ragazzo, una volta, mi disse con le lacrime agli occhi del lavoro che un uomo aveva fatto per lui. Quest’uomo aveva salvato il ragazzo dai genitori ubriachi, lo aveva portato via dai quartieri malfamati e attraverso un club lo aveva inserito nel mondo. Era chiaro che ne aveva salvati decine e decine di altri nello stesso modo. Ma in un’occasione o nell’altra si trovò nei guai e fu accusato di familiarità improprie. Nessuna scusante e nessun ricordo di una vita utile fu del minimo aiuto. Qualsiasi spropositata calunnia otteneva credito, qualsiasi motivo meschino gli veniva imputato, dovette rinunciare alla sua posizione e andarsene da un’altra parte, il suo lavoro di una vita fu distrutto e per non essere mai più ricominciato.
La capacità di affetto sincero che fa in modo che un uomo più grande si prenda cura con tale attenzione del benessere di un giovane o di un ragazzo trova una corrispondenza in una corrispondente capacità del giovane di devozione verso un uomo più grande. Questo fatto spesso non è riconosciuto. Ma ho visto casi di ragazzi e anche di giovani uomini che potevano provare l’attaccamento più romantico verso uomini abbastanza maturi, talvolta fino a quaranta o cinquant’anni di età e solo verso di loro – che non prendevano assolutamente in considerazione i loro coetanei, dell’uno o dell’altro sesso, ma che si preoccupavano solo di ottenere una risposta affettiva da questi altri. Può sembrare strano ma è vero. E questo fatto non solo ci fa capire quali rovelli ci siano, addormentati, nei petti dei nostri figli ma quanto sia importante che noi cerchiamo di comprenderli – perché qui, in casi come questi, trovare un cuore che ti corrisponde in un uomo più grande potrebbe essere proprio la salvezza del più giovane.
Sarebbe certo difficile dire quanto dell’enorme ammontare del lavoro filantropico fatto ai giorni nostri – da donne in mezzo a ragazze bisognose e indigenti di tutti i tipi o da uomini tra categorie corrispondenti di ragazzi – è ispirato da questo sentimento; ma deve trattarsi comunque di una notevole percentuale. Io personalmente credo che il miglior lavoro filantropico, proprio perché è quello più personale, più affettuoso, e il meno riducibile ad aspetti solo formali, il meno presuntuoso, ha una forte fibra di cuore uraniano che lo percorre. E se andrebbe detto che un lavoro di tipo così personale è più soggetto a pericoli e a difficoltà in quel senso, è l’unico che è veramente dei migliori in tutti i settori.
Eros è un grande livellatore. Probabilmente la democrazia si trova, molto più saldamente che in qualsiasi altro luogo in un sentimento che facilmente supera i limiti di classe e di casta e unisce negli affetti più stretti i livelli più distanti della società. È da notare quanto frequentemente gli uranisti di buona posizione e di buona educazione sono portati verso i tipi più rozzi, come i lavoratori manuali e frequentemente si formino rapporti molto stabili in questo modo, che, anche se non pubblicamente riconosciuti hanno un’influenza decisiva sulle istituzioni sociali, sulle usanze e sulle tendenze politiche e che avrebbero ancora un bel po’ di influenza in più se fosse data loro una maggiore visibilità e un maggiore riconoscimento. Ci sono casi che ho conosciuto (anche se il comune mondo commerciale lo può credere a stento) di datori di lavoro che hanno fatto in modo che i loro dipendenti, o molti di loro, si affezionassero a loro in modo molto personale, e il cui scopo nel condurre i loro affari era almeno altrettanto quello di dare un buon tenore di vita ai loro dipendenti, quanto di darlo a loro stessi; mentre i dipendenti, rendendosene conto hanno corrisposto come meglio potevano. È possibile che qualcosa di simile alle gilde e alle confraternite del medioevo possa quindi essere ricostruito ma su una base molto più intima e personale ai nostri giorni; e infatti non mancano i segni che una simile ricostruzione si stia attualmente verificando.
Le “Lettere di Amore e di Lavoro” scritte sa Samuel M: Jones di Toledo, Ohio, ai suoi dipendenti in uno stabilimento industriale di cui era il direttore, sono molto interessanti a questo riguardo. Esse emanano uno spirito di affetto straordinariamente personale verso i dipendenti e una grande confidenza con loro, sentimenti che erano di cuore corrisposti da questi ultimi e tutta l’impresa era gestita con grande successo sulla base di un principio di stretta e amichevole collaborazione a tutto tondo. [3]
Queste cose suggeriscono in realtà che è possibile che lo spirito uranista possa condurre a qualcosa di simile ad un generale entusiasmo di umanità, e che le persone uraniste possano essere destinate a formare l’avanguardia del grande movimento che trasformerà un giorno la vita comune sostituendo un legame di affetto personale e di compassione ad altri vincoli, monetari, legali o comunque esterni che adesso controllano e limitano la società. Non possiamo ovviamente aspettarci che gli uranisti possano ricoprire un tale ruolo a meno che la disponibilità per il loro tipo d affetto esista – benché in germe e in modo non sviluppato – nell’animo dell’umanità su larga scala. E il pensiero e la ricerca moderna procedono su questa strada per confermare che questo può avvenire.
Il Dtt. E. Bertz nel suo recente studio su Whitman come persona di temperamento fortemente omogenico [4] tira fuori l’obiezione che il Vangelo del Cameratismo come mezzo di rigenerazione sociale è fondato su una falsa base perché (Così dice il Dott. Bertz) questo Vangelo di Whitman deriva da una anormalità in lui stesso, e quindi non può certo avere una applicazione universale né creare un entusiasmo generale. Ma questo è piuttosto il caso in cui si dà per scontato il punto che deve essere dimostrato. Whitman sostiene costantemente che il suo orientamento, a qualsiasi livello è normale e che lui rappresenta il modello di uomo medio. E può essere vero, almeno finché è interessato il suo temperamento uraniano, perché mentre questo era particolarmente sviluppato in lui, i germi di esso sono quasi universali. Se è così il cameratismo sul quale Whitman fonda una gran parte del suo messaggio, può nel corso del tempo trasformarsi in un entusiasmo generale, i più nobili uranisti di oggi possono essere destinati, come abbiamo suggerito, ad essere i suoi pionieri e le sue avanguardie. Come uno di essi ha cantato:
Queste cose accadranno! Una razza più alta,
Di quelle che il mondo ha mai conosciuto, sorgerà
Con la fiamma della libertà nelle loro anime,
E con la luce della scienza nei loro occhi.
Nazione con nazione, terra con terra,
Senza armi vivranno libere come compagne;
In ogni cuore e in ogni cervello palpiterà
Il battito della fraternità.
[John Addington Symonds.]
Di quelle che il mondo ha mai conosciuto, sorgerà
Con la fiamma della libertà nelle loro anime,
E con la luce della scienza nei loro occhi.
Nazione con nazione, terra con terra,
Senza armi vivranno libere come compagne;
In ogni cuore e in ogni cervello palpiterà
Il battito della fraternità.
[John Addington Symonds.]
Ma procediamo. L’uranista, anche se in genere è eccitabile e sensibile, certamente non è sempre un sognatore. È talvolta straordinariamente e inaspettatamente pratico; e un uomo simile può trasmettere e spesso trasmette un entusiasmo positivo tra i suoi subordinati in una organizzazione di affari. Lo stesso si può dire per l’organizzazione militare. Di regola il temperamento uranista (nel maschio) non è militarista. La guerra con i suoi orrori e i suoi modi selvaggi è qualcosa di alieno per questo tipo di uomini. Ma anche qui ci sono eccezioni; e in ogni tempo ci sono stati grandi generali (come Alessandro, Cesare, Carlo XII di Svezia o Federico II di Prussia, per non parlare di esempi più moderni) con una potente traccia in loro di natura omogenica e una stupefacente capacità di organizzazione e di comando che si combinava col loro personale interesse o per le loro truppe o col loro attaccamento ad esse, e l’entusiasmo suscitato in risposta ha reso le loro armate pressoché invincibili.
L’esistenza di questa abilità pratica in alcuni uranisti non può essere negata; ed essa mira all’importante lavoro che essi potrebbero dover fare nella ricostruzione sociale. Nello stesso tempo credo che sia da notare che la politica (a qualunque livello, nel senso moderno del termine, in relazione in particolare con questioni di partito e col governo dei partiti) di regola non sia cosa loro congeniale. L’elemento personale o affettivo è probabilmente troppo remoto o assente. Meri “punti di vista” o “questioni” e conflitti di partito sono cose lontane per un uomo uranista, come lo sono in genere per la donna comune.
Se la politica, comunque, non è loro particolarmente congeniale, è comunque da notare quanti personaggi di rango reale sono stati decisamente omogenici nel temperamento. Prendendo i re di Inghilterra dalla conquista normanna fino ai nostri giorni, ne possiamo contare più o meno trenta. E tre di essi, cioè in particolare Guglielmo il Rosso, Edoardo II e Giacomo I, erano omosessuali in modo marcato e possono senza problemi essere classificati come uranisti, mentre alcuni altri, come Gugliemo III, mostravano una forte componente dello stesso temperamento. Tre su trenta costituiscono una percentuale notevole – il dieci per cento – e considerando che i sovrani generalmente non scelgono da sé di essere sovrani ma finiscono nella loro posizione per caso o per nascita, la percentuale è certamente notevole. Questo suggerisce che la percentuale generale, nel mondo considerato nel suo complesso è ugualmente alta, ma che resta inavvertita, salvo che nella feroce luce che batte sui troni? O c’è un’altra spiegazione per la speciale predisposizione dei regnanti per l’inversione? Qualche volte è stata chiamata in causa la degenerazione ereditaria. Ma è difficile spiegare la faccenda anche con questa teoria, perché anche se l’epiteto “degenerato” si può forse applicare a Giacomo I, non sarebbe comunque applicabile a Guglielmo il Rosso e a Guglielmo III, che nei loro diversi modi, erano entrambi uomini di grade coraggio e di grande forza personale – mentre Edoardo II era senza dubbio mancante di abilità.
Ma mentre il temperamento uranista ha, in alcuni casi, aiutato coloro che lo possedevano a diventare persone distinte nell’arte o nell’educazione o nella guerra o nell’amministrazione, e li ha resi capaci di svolgere un lavoro di valore in questi campi; resta comunque vero che d’altra parte li ha favoriti e li favorisce marcatamente per il servizio negli affari di cuore.
È difficile immaginare persone più dotate in queste materie rispetto agli Intermedi. Perché, infatti, nessun altro probabilmente può trovare una risposta a tutte le fluttuazioni e a tutte le interazioni della vita umana maschile e femminile e può comprenderle meglio di loro. La falsa timidezza e la passività delle donne , la rude invasività degli uomini; la lussuria, la brutalità, le lacrime segrete, il cuore sanguinante; la rinuncia, la maternità, la finezza, il romanticismo, la devozione angelica, tutte queste cose si trovano addormentate nell’anima uranista, pronte ad esprimersi quando se ne presenta l’occasione; e se non sono sempre espresse, sono comunque sempre lì a scopo di divinazione o di interpretazione. Ci sono in realtà poche situazioni, nel corteggiamento o nel matrimonio che un uranista non possa capire istintivamente; ed è strano vedere come anche una persona illetterata di questo tipo possa spesso leggere facilmente manoscritti d’amore in casi in cui un uomo o una donna normale brancola su di essi come un bambino al buio. [5]
Che gli uranisti spicchino come aiutanti e guide, non solo in questioni educative, ma in questioni d’amore e di matrimonio è abbastanza evidente a tutti quelli che li conoscono. Per loro è una cosa comune essere consultati ora dagli uomini ora della donne le cui situazioni matrimoniali sono in crisi o sono addirittura al disastro, in genere non per il fatto che coloro che li consultano percepiscono la natura uranista, ma perché essi sentono istintivamente che c’è una grossa simpatia unita alla comprensione della questione dal loro punto di vista. In questo modo, il destino dell’uranista, benché non riconosciuto, è di avvicinare tempi più felici e una migliore comprensione reciproca tra quelli coi quali può trovarsi ad avere a che fare. Spesso diventa anche il confidente di ragazzi giovani di entrambi sessi, colti nel groviglio dell’amore e della passione, che non sanno a chi rivolgersi per cercare aiuto.
Penso, per esempio, a tutti i servizi che un uranista può rendere alla società. Un bel giorno si troverà che nel risolvere problemi di affetto e di cuore egli potrà rendere il più grande servizio. Si sta veramente avvicinando il giorno in cui, come abbiamo suggerito, l’amore dovrà prendere il suo giusto posto come collante e forza direttrice della società (al posto dei legami basati sul denaro) e la società dovrà trasformarsi di conseguenza andando verso un livello più alto, allora certamente i tipi superiori di uranista – preparati per questo servizio da una lunga esperienza e dal fatto di essersi dedicati ad essa, come da molta sofferenza, avranno un ruolo importante da giocare nella trasformazione. Perché gli uranisti nelle loro vite mettono l’amore davanti a qualsiasi altra cosa, posponendo ad esso le altre motivazioni, come il fare soldi, il successo negli affari, la fama, che occupano un così largo spazio nelle carriere di molte persone. Questo è un fatto che è evidente a tutti quelli che conoscono gli uranisti. Questo può significare dire poco o nulla in favore degli individui di questa categoria la cui concezione dell’amore è solo di tipo basso e frivolo; ma nel caso degli altri, che vedono il dio nella sua giusta luce, il fatto che essi servano il dio con onestà di cuore e senza mai interrompere il loro servizio, li innalza di un solo balzo nella posizione di leader naturali dell’umanità.
Da questo fatto – cioè dal fatto che queste persone si occupano molto spesso di problemi di cuore – e dal fatto che le loro relazioni e le loro amicizie si formano e si sviluppano per così dire al di sotto della superficie della società e perciò in qualche misura al di là delle ricerche e delle analisi della signora Grundy, discendono delle conclusioni interessanti.
Per un verso continuiamo a chiederci come la società si conformerebbe se fosse libera: che forma assumerebbe in questioni di amore e di matrimonio, se le attuali restrizioni e sanzioni fossero rimosse o fortemente modificate. Attualmente in queste materie, la Legge, la Chiesa, e una forte pressione della pubblica opinione interferiscono molto, costringendo all’osservanza di determinate norme; e diventa difficile dire quanto dell’ordine esistente è dovuto all’istinto spontaneo e al senso comune della natura umana e quando alla mera costrizione e all’interferenza esterna: quanto, per esempio, la monogamia sia naturale o artificiale; fino a che punto i matrimoni sarebbero stabili se la legge non li rendesse tali; quale sia una visione razionale del divorzio; se la gelosia sia il necessario completamento dell’amore, e così via. Questi sono problemi che sono continuamente discussi senza giungere a conclusioni; o non raramente con conclusioni abbastanza pessimistiche.
Ora nei gruppi degli urning esiste una certa libertà (anche se, ovviamente, incompleta). Al di sotto della superficie della società generale e per conseguenza in modo indipendente dalle sue leggi e dai suoi costumi, le relazioni si formano, si mantengono o si modificano o si rompono in accordo più con una necessità interna che per una pressione esterna. E così accade che in questi gruppi si presenta l’opportunità di notare e osservare i raggruppamenti in condizione di libertà, come non accade nel mondo ordinario. Di regola, io credo, bisognerebbe dire che i rapporti sono piuttosto stabili. Invece del selvaggio caos generale che tanta brava gente sembra aspettarsi nel caso che la legge fosse ammorbidita, si trova (eccettuati ovviamente pochi casi individuali) che prevalgono un comune senso della fedeltà e una forte tendenza alla stabilità. Nel mondo ordinario, finora, ha circolato il dubbio che molti oggi non credano affatto che un matrimonio libero possa durare tutta la vita. Tuttavia tra gli uranisti questa cosa si potrebbe dire che è quasi comune e ben nota; e certamente sono pochi tra loro quelli che non credono a questa possibilità.
Ci sono stati grossi dibattiti, in ogni tempo e dovunque, sulla gelosia; e su quanto la gelosia sia naturale, istintiva e universale e quanto sia il prodotto dell’opinione pubblica e del senso di opportunità e così via. Nell’ordinario matrimonio quella che si può chiamare gelosia sociale e appropriativa è indubbiamente un fattore importante. Ma questo tipo di gelosia difficilmente compare e opera nei gruppi di urning. Quindi abbiamo la possibilità di osservare questi ultimi in condizioni in cui esiste solo la gelosia naturale e istintiva. Questa ovviamente è presente tra gli uranisti – talvolta in modo aggressivo e violento, qualche volta quiescente e tendente a dissolversi nel nulla. Sembra dipendere quasi integralmente dall’individuo singolo; e noi certamente impariamo che la gelosia, anche se frequente e diffusa largamente, non è assolutamente una compagna necessaria dell’amore; ci sono casi di uranisti (sia uomini che donne) che, anche se uniti in modo permanente, non si oppongono ad amicizie minori da entrambe le parti, e ci sono casi invece di opposizione molto decisa. E noi possiamo concludere che in un certo senso la stessa cosa varrebbe per il matrimonio ordinario una volta rimosse le considerazioni sulla proprietà e la gelosia possessiva. Comunque la tendenza a stabilire una relazione di coppia, più o meno fissa, risulta essere molto forte tra gli intermedi e si può concludere che sia ugualmente forte tra le persone più normali.
Ancora con riguardo alla prostituzione, nel gruppo degli urning si vede che ci sono pochi prostituti nati; ma la prostituzione in quel mondo non riveste un ruolo così importante come quello che riveste nel mondo normale in parte perché il matrimonio obbligatorio definito dalla legge lì non esiste, e in parte perché la prostituzione ha naturalmente poche possibilità e non può entrare in competizione con un mondo in cui i rapporti sono liberi e c’è un largo spazio per l’amicizia. Da qui noi possiamo capire che la libertà delle unioni e del matrimonio nel mondo ordinario porterà probabilmente ad una grande diminuzione se non alla sparizione della prostituzione.
In questo e in altri modi l’esperienza del mondo uranista che si forma liberamente e che non è soggetto a leggi e ad istituzioni esterne ci giunge come una guida – e veramente si tratta di una guida piena di speranza – verso il futuro. Vorrei dire comunque che nel fare queste sottolineature su certe conclusioni che noi possiamo mettere insieme da alcune unioni spontanee e relativamente non ristrette, non intendo in nessun modo accusare le istituzioni e le tradizioni. Io credo che l’amore uraniano soffra certamente per la mancanza di riconoscimento e di standard. E anche se al presente è meglio che resti fuori piuttosto che venga assoggettato ad una regolamentazione sciocca e invadente, nel futuro esso avrà i suoi standard e i suoi ideali più o meno definiti, come l’amore normale. Se si considera per un momento come le relazioni ordinarie tra i sessi potrebbero soffrire se non ci fossero codici generalmente riconosciuti di onore e di condotta riguardo ad esse, si vede che forme e istituzioni ragionevoli sono un aiuto e piuttosto bisognerebbe meravigliarsi che i gruppi degli urning siano così ben condotti, come in realtà sono.
Ho detto che gli uomini urning, nelle loro vite mettono l’amore prima del fare soldi, del successo negli affari, della fama e di altri motivi che governano l’uomo normale. Sono sicuro che, per loro, considerati nel complesso, è altrettanto vero che mettono l’amore prima del sesso. E non sono certo che si possa dire altrettanto dell’uomo normale, a qualunque livello, nello stadio presente dell’evoluzione. È dubbio, se nell’insieme l’attrazione meramente fisica non sia la motivazione più forte per quest’ultimo gruppo. Per quanto il mondo nel suo complesso non sia disposto ad accreditare quello che sto per dire, e per quanto siano gravi le incomprensioni attuali dell’argomento, penso sia vero che gli uomini uranisti siano superiori agli uomini normali da questo punto di vista cioè rispetto al sentimento amoroso, che è per loro più grande, più coinvolgente, più considerato, più un fatto di cuore e meno una soddisfazione meramente fisica, rispetto al sentimento amoroso degli uomini ordinari.[6] Tutto questo discende in modo naturale dalla presenza in loro di un elemento femminile e dal suo mescolarsi col resto della loro natura. Ci si dovrebbe aspettare tutto questo a priori e dovrebbe essere immediatamente rilevato da quelli che hanno una qualche conoscenza del mondo degli urning. Gran parte dei fraintendimenti attuali circa il carattere e le abitudini degli urning deriva del fatto che li si confonde con l’ordinario libertino che, anche se di temperamento normale contrae abitudini omosessuali per curiosità e così via, ma questo è un punto che ho già toccato prima e che ora dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Se una buona volta si riconoscesse che la natura amorosa degli uranisti è di tipo sincero, profondamente umano e gentile, allora anche l’importanza del ruolo sociale dell’uranista e del lavoro sociale che egli può produrre dovrebbe essere certamente riconosciuta.
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[1] “Studies in the Psychology of Sex”, vol. ii, p. 173.
[2] Vedi il capitolo II, supra e anche Ioläus, nell’Antologia dell’Amicizia di E. Carpenter.
[3] Il sig. Jones divenne sindaco di Toledo, ma morì all’età ancora giovane di 53 anni. Vedi anche “Workshop Reconstruction” di C.R. Ashbee, Appendice, infra, pag. 138.
[4] Edward Bertz, “Whitman: ein Charakterbild”, (Leipzig, Max Spohr).
[5] Certamente questo non significa una superiorità di carattere del primo, ma solo che con la sua doppia capacità di penetrazione, egli vede delle cose che l’altro non vede.
[6] Vedi Appendice, p. 164-166.
L’esistenza di questa abilità pratica in alcuni uranisti non può essere negata; ed essa mira all’importante lavoro che essi potrebbero dover fare nella ricostruzione sociale. Nello stesso tempo credo che sia da notare che la politica (a qualunque livello, nel senso moderno del termine, in relazione in particolare con questioni di partito e col governo dei partiti) di regola non sia cosa loro congeniale. L’elemento personale o affettivo è probabilmente troppo remoto o assente. Meri “punti di vista” o “questioni” e conflitti di partito sono cose lontane per un uomo uranista, come lo sono in genere per la donna comune.
Se la politica, comunque, non è loro particolarmente congeniale, è comunque da notare quanti personaggi di rango reale sono stati decisamente omogenici nel temperamento. Prendendo i re di Inghilterra dalla conquista normanna fino ai nostri giorni, ne possiamo contare più o meno trenta. E tre di essi, cioè in particolare Guglielmo il Rosso, Edoardo II e Giacomo I, erano omosessuali in modo marcato e possono senza problemi essere classificati come uranisti, mentre alcuni altri, come Gugliemo III, mostravano una forte componente dello stesso temperamento. Tre su trenta costituiscono una percentuale notevole – il dieci per cento – e considerando che i sovrani generalmente non scelgono da sé di essere sovrani ma finiscono nella loro posizione per caso o per nascita, la percentuale è certamente notevole. Questo suggerisce che la percentuale generale, nel mondo considerato nel suo complesso è ugualmente alta, ma che resta inavvertita, salvo che nella feroce luce che batte sui troni? O c’è un’altra spiegazione per la speciale predisposizione dei regnanti per l’inversione? Qualche volte è stata chiamata in causa la degenerazione ereditaria. Ma è difficile spiegare la faccenda anche con questa teoria, perché anche se l’epiteto “degenerato” si può forse applicare a Giacomo I, non sarebbe comunque applicabile a Guglielmo il Rosso e a Guglielmo III, che nei loro diversi modi, erano entrambi uomini di grade coraggio e di grande forza personale – mentre Edoardo II era senza dubbio mancante di abilità.
Ma mentre il temperamento uranista ha, in alcuni casi, aiutato coloro che lo possedevano a diventare persone distinte nell’arte o nell’educazione o nella guerra o nell’amministrazione, e li ha resi capaci di svolgere un lavoro di valore in questi campi; resta comunque vero che d’altra parte li ha favoriti e li favorisce marcatamente per il servizio negli affari di cuore.
È difficile immaginare persone più dotate in queste materie rispetto agli Intermedi. Perché, infatti, nessun altro probabilmente può trovare una risposta a tutte le fluttuazioni e a tutte le interazioni della vita umana maschile e femminile e può comprenderle meglio di loro. La falsa timidezza e la passività delle donne , la rude invasività degli uomini; la lussuria, la brutalità, le lacrime segrete, il cuore sanguinante; la rinuncia, la maternità, la finezza, il romanticismo, la devozione angelica, tutte queste cose si trovano addormentate nell’anima uranista, pronte ad esprimersi quando se ne presenta l’occasione; e se non sono sempre espresse, sono comunque sempre lì a scopo di divinazione o di interpretazione. Ci sono in realtà poche situazioni, nel corteggiamento o nel matrimonio che un uranista non possa capire istintivamente; ed è strano vedere come anche una persona illetterata di questo tipo possa spesso leggere facilmente manoscritti d’amore in casi in cui un uomo o una donna normale brancola su di essi come un bambino al buio. [5]
Che gli uranisti spicchino come aiutanti e guide, non solo in questioni educative, ma in questioni d’amore e di matrimonio è abbastanza evidente a tutti quelli che li conoscono. Per loro è una cosa comune essere consultati ora dagli uomini ora della donne le cui situazioni matrimoniali sono in crisi o sono addirittura al disastro, in genere non per il fatto che coloro che li consultano percepiscono la natura uranista, ma perché essi sentono istintivamente che c’è una grossa simpatia unita alla comprensione della questione dal loro punto di vista. In questo modo, il destino dell’uranista, benché non riconosciuto, è di avvicinare tempi più felici e una migliore comprensione reciproca tra quelli coi quali può trovarsi ad avere a che fare. Spesso diventa anche il confidente di ragazzi giovani di entrambi sessi, colti nel groviglio dell’amore e della passione, che non sanno a chi rivolgersi per cercare aiuto.
Penso, per esempio, a tutti i servizi che un uranista può rendere alla società. Un bel giorno si troverà che nel risolvere problemi di affetto e di cuore egli potrà rendere il più grande servizio. Si sta veramente avvicinando il giorno in cui, come abbiamo suggerito, l’amore dovrà prendere il suo giusto posto come collante e forza direttrice della società (al posto dei legami basati sul denaro) e la società dovrà trasformarsi di conseguenza andando verso un livello più alto, allora certamente i tipi superiori di uranista – preparati per questo servizio da una lunga esperienza e dal fatto di essersi dedicati ad essa, come da molta sofferenza, avranno un ruolo importante da giocare nella trasformazione. Perché gli uranisti nelle loro vite mettono l’amore davanti a qualsiasi altra cosa, posponendo ad esso le altre motivazioni, come il fare soldi, il successo negli affari, la fama, che occupano un così largo spazio nelle carriere di molte persone. Questo è un fatto che è evidente a tutti quelli che conoscono gli uranisti. Questo può significare dire poco o nulla in favore degli individui di questa categoria la cui concezione dell’amore è solo di tipo basso e frivolo; ma nel caso degli altri, che vedono il dio nella sua giusta luce, il fatto che essi servano il dio con onestà di cuore e senza mai interrompere il loro servizio, li innalza di un solo balzo nella posizione di leader naturali dell’umanità.
Da questo fatto – cioè dal fatto che queste persone si occupano molto spesso di problemi di cuore – e dal fatto che le loro relazioni e le loro amicizie si formano e si sviluppano per così dire al di sotto della superficie della società e perciò in qualche misura al di là delle ricerche e delle analisi della signora Grundy, discendono delle conclusioni interessanti.
Per un verso continuiamo a chiederci come la società si conformerebbe se fosse libera: che forma assumerebbe in questioni di amore e di matrimonio, se le attuali restrizioni e sanzioni fossero rimosse o fortemente modificate. Attualmente in queste materie, la Legge, la Chiesa, e una forte pressione della pubblica opinione interferiscono molto, costringendo all’osservanza di determinate norme; e diventa difficile dire quanto dell’ordine esistente è dovuto all’istinto spontaneo e al senso comune della natura umana e quando alla mera costrizione e all’interferenza esterna: quanto, per esempio, la monogamia sia naturale o artificiale; fino a che punto i matrimoni sarebbero stabili se la legge non li rendesse tali; quale sia una visione razionale del divorzio; se la gelosia sia il necessario completamento dell’amore, e così via. Questi sono problemi che sono continuamente discussi senza giungere a conclusioni; o non raramente con conclusioni abbastanza pessimistiche.
Ora nei gruppi degli urning esiste una certa libertà (anche se, ovviamente, incompleta). Al di sotto della superficie della società generale e per conseguenza in modo indipendente dalle sue leggi e dai suoi costumi, le relazioni si formano, si mantengono o si modificano o si rompono in accordo più con una necessità interna che per una pressione esterna. E così accade che in questi gruppi si presenta l’opportunità di notare e osservare i raggruppamenti in condizione di libertà, come non accade nel mondo ordinario. Di regola, io credo, bisognerebbe dire che i rapporti sono piuttosto stabili. Invece del selvaggio caos generale che tanta brava gente sembra aspettarsi nel caso che la legge fosse ammorbidita, si trova (eccettuati ovviamente pochi casi individuali) che prevalgono un comune senso della fedeltà e una forte tendenza alla stabilità. Nel mondo ordinario, finora, ha circolato il dubbio che molti oggi non credano affatto che un matrimonio libero possa durare tutta la vita. Tuttavia tra gli uranisti questa cosa si potrebbe dire che è quasi comune e ben nota; e certamente sono pochi tra loro quelli che non credono a questa possibilità.
Ci sono stati grossi dibattiti, in ogni tempo e dovunque, sulla gelosia; e su quanto la gelosia sia naturale, istintiva e universale e quanto sia il prodotto dell’opinione pubblica e del senso di opportunità e così via. Nell’ordinario matrimonio quella che si può chiamare gelosia sociale e appropriativa è indubbiamente un fattore importante. Ma questo tipo di gelosia difficilmente compare e opera nei gruppi di urning. Quindi abbiamo la possibilità di osservare questi ultimi in condizioni in cui esiste solo la gelosia naturale e istintiva. Questa ovviamente è presente tra gli uranisti – talvolta in modo aggressivo e violento, qualche volta quiescente e tendente a dissolversi nel nulla. Sembra dipendere quasi integralmente dall’individuo singolo; e noi certamente impariamo che la gelosia, anche se frequente e diffusa largamente, non è assolutamente una compagna necessaria dell’amore; ci sono casi di uranisti (sia uomini che donne) che, anche se uniti in modo permanente, non si oppongono ad amicizie minori da entrambe le parti, e ci sono casi invece di opposizione molto decisa. E noi possiamo concludere che in un certo senso la stessa cosa varrebbe per il matrimonio ordinario una volta rimosse le considerazioni sulla proprietà e la gelosia possessiva. Comunque la tendenza a stabilire una relazione di coppia, più o meno fissa, risulta essere molto forte tra gli intermedi e si può concludere che sia ugualmente forte tra le persone più normali.
Ancora con riguardo alla prostituzione, nel gruppo degli urning si vede che ci sono pochi prostituti nati; ma la prostituzione in quel mondo non riveste un ruolo così importante come quello che riveste nel mondo normale in parte perché il matrimonio obbligatorio definito dalla legge lì non esiste, e in parte perché la prostituzione ha naturalmente poche possibilità e non può entrare in competizione con un mondo in cui i rapporti sono liberi e c’è un largo spazio per l’amicizia. Da qui noi possiamo capire che la libertà delle unioni e del matrimonio nel mondo ordinario porterà probabilmente ad una grande diminuzione se non alla sparizione della prostituzione.
In questo e in altri modi l’esperienza del mondo uranista che si forma liberamente e che non è soggetto a leggi e ad istituzioni esterne ci giunge come una guida – e veramente si tratta di una guida piena di speranza – verso il futuro. Vorrei dire comunque che nel fare queste sottolineature su certe conclusioni che noi possiamo mettere insieme da alcune unioni spontanee e relativamente non ristrette, non intendo in nessun modo accusare le istituzioni e le tradizioni. Io credo che l’amore uraniano soffra certamente per la mancanza di riconoscimento e di standard. E anche se al presente è meglio che resti fuori piuttosto che venga assoggettato ad una regolamentazione sciocca e invadente, nel futuro esso avrà i suoi standard e i suoi ideali più o meno definiti, come l’amore normale. Se si considera per un momento come le relazioni ordinarie tra i sessi potrebbero soffrire se non ci fossero codici generalmente riconosciuti di onore e di condotta riguardo ad esse, si vede che forme e istituzioni ragionevoli sono un aiuto e piuttosto bisognerebbe meravigliarsi che i gruppi degli urning siano così ben condotti, come in realtà sono.
Ho detto che gli uomini urning, nelle loro vite mettono l’amore prima del fare soldi, del successo negli affari, della fama e di altri motivi che governano l’uomo normale. Sono sicuro che, per loro, considerati nel complesso, è altrettanto vero che mettono l’amore prima del sesso. E non sono certo che si possa dire altrettanto dell’uomo normale, a qualunque livello, nello stadio presente dell’evoluzione. È dubbio, se nell’insieme l’attrazione meramente fisica non sia la motivazione più forte per quest’ultimo gruppo. Per quanto il mondo nel suo complesso non sia disposto ad accreditare quello che sto per dire, e per quanto siano gravi le incomprensioni attuali dell’argomento, penso sia vero che gli uomini uranisti siano superiori agli uomini normali da questo punto di vista cioè rispetto al sentimento amoroso, che è per loro più grande, più coinvolgente, più considerato, più un fatto di cuore e meno una soddisfazione meramente fisica, rispetto al sentimento amoroso degli uomini ordinari.[6] Tutto questo discende in modo naturale dalla presenza in loro di un elemento femminile e dal suo mescolarsi col resto della loro natura. Ci si dovrebbe aspettare tutto questo a priori e dovrebbe essere immediatamente rilevato da quelli che hanno una qualche conoscenza del mondo degli urning. Gran parte dei fraintendimenti attuali circa il carattere e le abitudini degli urning deriva del fatto che li si confonde con l’ordinario libertino che, anche se di temperamento normale contrae abitudini omosessuali per curiosità e così via, ma questo è un punto che ho già toccato prima e che ora dovrebbe essere sufficientemente chiaro. Se una buona volta si riconoscesse che la natura amorosa degli uranisti è di tipo sincero, profondamente umano e gentile, allora anche l’importanza del ruolo sociale dell’uranista e del lavoro sociale che egli può produrre dovrebbe essere certamente riconosciuta.
_______
[1] “Studies in the Psychology of Sex”, vol. ii, p. 173.
[2] Vedi il capitolo II, supra e anche Ioläus, nell’Antologia dell’Amicizia di E. Carpenter.
[3] Il sig. Jones divenne sindaco di Toledo, ma morì all’età ancora giovane di 53 anni. Vedi anche “Workshop Reconstruction” di C.R. Ashbee, Appendice, infra, pag. 138.
[4] Edward Bertz, “Whitman: ein Charakterbild”, (Leipzig, Max Spohr).
[5] Certamente questo non significa una superiorità di carattere del primo, ma solo che con la sua doppia capacità di penetrazione, egli vede delle cose che l’altro non vede.
[6] Vedi Appendice, p. 164-166.
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