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mercoledì 30 dicembre 2009

GAY EFFEMINATI TRA STEREOTIPI E REALTA'

Ciao Project
Ieri sera mi sono imbattuto in questo forum e nel leggere qualche articolo mi sono come rassicurato vedendo che non sono l'unico a vivere i 'disagi' di un adolescente gay. Poi stamattina ho iniziato a
pensare alla mia situazione e forse era meglio se continuavo la mia vita senza farmi tanti problemi. Questa è la prima volta in vita mia che parlo della mia sessualità e che con me stesso faccio un po' di ordine (e non è semplice, ho mille pensieri e non so nemmeno come organizzare i discorsi).
Praticamente mi sono reso conto di essere gay penso verso i dodici anni, comunque l'ho capito ma la cosa è finita lì, non è che mi sia posto più di tanto il problema. La mia adolescenza l'ho cercata di vivere al meglio e così è stato. Di fare coming out non ci ho mai nemmeno pensato, non tanto per i miei genitori (non mi darebbero alcun problema penso, basta che non lo venga a sapere mio nonno che per lui già è stato difficile accettare che non abbia fatto il classico, e non scherzo), ma per non turbare la serenità della mia vita quasi
'perfetta'. Solo ora che ho diciannove anni inizio ad aver bisogno di una vita sentimentale e sessuale, e poi avrei dovuto pensare alla mia omosessualità prima o poi.
Comunque penso che SE NON FOSSI GAY STAREI MILLE VOLTE MEGLIO e vi spiego perché. Forse sarà colpa di questa 'educazione etero', ma i miei fanno pressioni per sapere della mia vita sessuale, ma io rispondo sempre con "sono cazzi miei", però mi rendo conto che loro pensino "ha diciannove anni e farà sesso" e questo mi pesa tanto. Poi c'è una pressione da parte dei miei genitori più indiretta, che mi rendo conto
che me la costruisco da solo, ovvero invidia nei loro confronti. A volte vorrei avere come genitori due tristi repressi trogloditi ignoranti che guardano uomini e donne e si ammazzerebbero all'idea di avere un figlio gay: in questo modo potrei avere il diritto di disprezzarli e me ne andrei di casa; si, mi dispiacerebbe non stare con loro, ma la vita va avanti. Invece i miei genitori conducono una vita che mi sembra quasi non potrò avere; la spensieratezza che hanno avuto dai venti ai trenta (ragazzi/e sesso divertimenti che so da foto e racconti di amici e nonni) ora come ora mi sembra che solo in parte potrò avere, ma poi la vita da adulti rispettabili che si amano e amano i loro figli mi sembra totalmente preclusa. Anche se la vedo una
cosa lontana, mi chiedo se potrò mai avere dei figli e una famiglia che venga considerata da tutti una famiglia vera non di serie B.
Poi una cosa che odio dell'essere gay è che mi sembra di essere stereotipato, i ragazzi gay che conosco (pochi e che non sopporto caratterialmente) hanno molti gusti e interessi simili ai miei... Se ripenso a me a quattordici anni, ero un cliché vivente, mi interessavo solo di moda, ero fan di Paris Hilton, ero un gran pettegolo, ascoltavo Britney Spears, Madonna, Christina Aguilera e queste cantanti da ragazzine in fase pre adolescenziale. Poi ero, e sono ancora in parte oggi, una "checca", e me rendo conto da come dico
certe cose, dai gesti che faccio e da come parlo, e questo non lo sopporto! Poi non sopporto il fatto di essere amico delle donne... Di questo me ne sono reso conto da settembre circa quando ho iniziato l'università. Venendo da una città molto piccola i miei più cari amici alla fine lo sono perché facendo parte delle famiglie più 'importanti' (è brutto da dire ma non so come spiegarmi) della città siamo cresciuti insieme (anche se vedo che con i ragazzi maschi ci sono amico ma ho molto meno rapporto) e non sono considerato l'amico gay dalle ragazze ma solo me stesso. Invece ora mi sono trasferito a Milano per l'università e ho legato con delle ragazze con cui mi trovo molto bene, solo che a volte mi sembra di essere proprio il classico "amico gay" a cui dici come ti vesti o gli inciuci col ragazzo. Il problema è che ai maschi non ho veramente nulla da dirgli, e mi rendo conto che le amicizie a casa sono così perché le circostanze hanno fatto sì che fossero così, ma ora sarò destinato a essere l'amico gay? Non che stia male, ma vorrei
anche altro... Forse queste saranno cazzate, ma il mio più grosso problema è... mi innamorerò mai? Ma nemmeno innamorarmi, vorrei avere un legame affettivo e sessuale con qualcuno, ma qualcosa di serio. Solo che se non inizio a cercare i miracoli non avvengono e di certo gli uomini non cadono dal cielo. Anche ora che mi sono trasferito a Milano non sono minimamente intenzionato a cercare qualcuno, non saprei nemmeno cosa fare. Comunque un modo lo devo trovare perché il mio unico sfogo sessuale è nella masturbazione, e anche se ho letto più volte "è naturale non bisogna avere sensi di colpa", trovo che masturbarsi (sia che il soggetto sia gay che etero) davanti a un sito porno o in webcam con uno sconosciuto sia di quanto più squallido possa esistere. Quindi più che senso di colpa dopo la masturbazione mi abbatto un po' e mi dico "ma invece di stare qui a fare 'ste porcate e perdere tempo non posso fare del sesso normale con qualcuno di normale come fa la gente normale?" (preciso che per normale non intendo etero).
Vabe' ora mi sento solo un ridicolo ragazzino omosessuale di provincia che fa la vittima. Non so bene cosa sperassi di fare scrivendo questa email, non sei dio e so che non mi puoi dire cosa fare, però certamente mi ha aiutato a chiarirmi un po' le idee (ora sono depresso però!). Sono felice che esista un qualcosa come Progetto Gay, per lo meno ti rendi conto che essere Gay non è solo chat e porno.
Grazie di tutto
B.
Ps. Se vuoi pubblicare l'email non ci sono problemi, solo se possibile, non pubblicare il mio indirizzo.
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Ciao B.,
ti ringrazio per la mail e vado subito al punto. Ti innamorerai mai? In effetti in quello che scrivi il grande assente è l’amore, cioè il sentire un trasporto autentico e convinto verso un altro ragazzo, il desiderarne la presenza, il fantasticare su di lui, il proiettare su di lui la tua affettività e anche la tua sessualità. Hai vissuto in una piccola città in una famiglia che ti ha voluto bene ma ha anche riposto in te molte aspettative e bene o male ti ha imposto un ruolo che non senti tuo. Leggendo quello che hai scritto mi sono chiesto: Ma sulla base di che B. si sente gay? Per il fatto di avere visto qualche porno gay o di essersi masturbato in cam con uno sconosciuto? Ma è possibile che un ragazzo gay di 19 anni non si sia mai innamorato? Non abbia mai perso la testa per uno suo amico o un suo compagno e abbia finito per fuggire dal contatto con gli altri ragazzi? Perché un ragazzo gay deve avere delle remore nel cercare di approfondire l’amicizia con dei ragazzi? Quando dici “Se non fossi gay starei mille volte meglio” di fatto metti proprio in evidenza che non hai mai sperimentato il senso di fondo dell’essere gay che consiste nell’innamorarsi di un ragazzo e nel sentirsi ricambiati, è per questo che non stai bene nel tuo essere gay, perché è un essere gay cui manca l’esperienza essenziale che non è quella del fare sesso con un ragazzo ma quella dell’innamorarsene e del sentirsi amati. Reclami dei diritti in nome dei gay e ti posso capire ma i diritti si guadagnano sul campo cercando di costruire per sé e per gli altri qualcosa di buono perché la società matura lentamente e bisogna aiutarla a maturare. E poi perché un ragazzo gay deve dire “Se non fossi gay starei mille volte meglio”? Al di là del discredito sociale della omosessualità, tu credi veramente che un rapporto d’amore tra due ragazzi abbia meno dignità e meno valore del rapporto tra un ragazzo e una ragazza? Se lo non lo credi, come non lo crede nessuna persona di buon senso, che ti importa delle difficoltà che incontrerai e delle attese che disilluderai? Essere gay non una scelta ma una identità profonda, non sessuale, ma affettiva, umana nel senso più alto del termine, è un modo di amare.
Non ti nego che mi ha colpito non poco il brano in cui ti definisci un po’ checca e dici che i gay sono stereotipati. Ma non sarebbe ora di superare questi atteggiamenti (perché quello sono) e cominciare ad essere se stessi senza nessuna concessione a modelli gay che di realmente gay non hanno proprio nulla? Insomma se essere gay significa amare un ragazzo “in condizioni di assoluta parità” che cosa c’entrano gli atteggiamenti? Come se ci fosse un modo di fare tipico dei gay. Di ragazzi atteggiati ad imitazione dei gay da avanspettacolo ogni tanto se ne vede qualcuno, ma sono delle pose imitative, non dei modi di essere. Un giorno avevo incontrato un gruppo di ragazzi e tra loro ce ne era uno atteggiato in modo quasi teatrale, poi gli è squillato il cellulare ed era il padre. Quel ragazzo ha immediatamente messo da parte gli atteggiamenti teatrali e ha risposto al padre in modo serissimo. Ma è mai possibile che la cosiddetta cultura gay mediatica, che non è altro che una sovrastruttura commerciale, debba finire per essere un modello ancora realmente condizionante? Ammesso e non concesso che possa esserlo per i giovanissimi che non hanno altri punti di riferimento, non dovrebbe esserlo per nessuna ragione per i ragazzi più grandi e di fatto tu stesso avverti il fastidio ci certi atteggiamenti che pure riconosci come tuoi.
Ma che c’entra l’essere gay con l’imitazione dell’identità femminile? Sono ancora residui di mentalità ottocentesche! La sessualità etero è una sessualità “di ruolo” o di “complementarità” nel senso che un uomo e una donna sono fisiologicamente diversi e vivono nella sessualità ruoli che sono definiti a livello anatomico e fisiologico. La sessualità gay è una sessualità “paritaria” o di “identità”. Nota bene che un gay non cerca mai nel suo compagno il sostituto di una donna o uno che assuma un ruolo femminile, cerca invece il suo compagno proprio in quanto simile a sé, è chiaro che in questo contesto paritario non ha alcun senso parlare di femminilizzazione del gay. La femminilizzazione del partner, la “checca”, è una caratteristica degli “etero che vanno con gli uomini” e anche dei bisessuali, che nel rapporto gay tendono a riprodurre i ruoli di un rapporto etero. La femminilizzazione è stata assunta come caratteristica dei gay attraverso la diffusione dei rapporti gay-etero all’inizio dell’800, quando un ricco signore etero, stanco dei rapporti familiari, aveva rapporti sessuali “alla maniera etero” con un ragazzo, spesso suo subordinato (donde l’idea della penetrazione come segno di dominio) che rivestiva stabilmente ruoli femminili ed era indotto per compiacere il ricco signore ad imitare i comportamenti femminili, cioè ad essere una “checca”. La reciprocità dei ruoli era assolutamente impensabile. In genere i ragazzi gay (poveri) si adattavano a questa situazione nella quale potevano avere dei benefici materiali e nello stesso tempo potevano provare un po’ di sessualità con un altro uomo cosa altrimenti del tutto impossibile per la presenza di mille tabù. La pornografia omosessuale non è nata peri ragazzi gay poveri costretti al ruolo di “checca” ma per i ricchi signori etero che nel rapporto gay-etero con ragazzi di classe sociale inferiore sfogavano non solo la loro repressione sessuale ma soprattutto il loro desiderio di dominio. La pornografia dei rapporti omosessuali, quindi, non è nata sulla base del rapporto tra due gay ma sulla base del rapporto tra un etero dominante e un gay femminilizzato e siccome si trattava di rapporti tra due uomini si è finito per considerare impropriamente il modello offerto dalla pornografia come tipicamente gay e quel modello ha purtroppo influenzato pesantemente i comportamenti dei ragazzi gay. I rapporti paritari tra due ragazzi gay sono una cosa molto più tarda e si sono affermati alla fine degli anni ‘60 del ‘900, ma la vera sessualità gay è quella, cioè quella della parità, quella senza “checche”! E allora perché non cominciamo noi per primi a liberarci di tutta una tradizione che non ci appartiene ma ci è stata imposta e con la quale continuiamo a bamboleggiare? Basta con l’idea del gay come checca! Basta con la femminilizzazione del gay!
Quanto a quello che scrivi della masturbazione, beh, tra masturbarsi pensando al proprio ragazzo quasi per prefigurarsi o per rivivere un contatto sessuale con lui, masturbarsi guardando un porno, o masturbarsi in chat con un altro individuo incontrato per caso, la differenza è enorme, nel primo caso la masturbazione fa parte a tutti gli affetti di un rapporto d’amore ed ha una dimensione profondamente affettiva che presuppone un vero rapporto bilaterale, nel secondo caso la dimensione affettiva può esserci nella misura in cui il video è mentalmente rivissuto in riferimento non agli attori ma a persone reali incontrare nella vita quotidiana, ma si tratta comunque di fantasie del tutto unilaterali, nel terzo caso il ruolo tipico della fantasia masturbtoria è delegato alla presenza virtuale di un altro individuo col quale si crea un falso rapporto bilaterale. Il rischio connesso alla masturbazione in cam non è tanto la dipendenza psicologica e la coazione a ripetere quanto la falsità del rapporto bilaterale sottostante che abitua pian piano a considerare con la stessa leggerezza tutti i rapporti bilaterali, anche quelli che potrebbero avere una serissima consistenza. Non c’è da meravigliarsi che la masturbazione sia in pratica la più comune forma di sessualità tra i gay, dato che all’età di 24,2 anni il 50% dei ragazzi gay non ha ancora avuto il primo rapporto sessuale. Questo è un dato di fatto. Certo sarebbe molto bello vivere una sessualità di coppia in modo libero, socialmente accettato, ecc. ecc., ma queste cose sono ancora per moltissimi ragazzi gay pura utopia ed è per questo che, come dici tu, Progetto Gay sta facendo di tutto per dimostrare che essere gay non è “chat e porno” ma è una cosa serissima, perché è un modo di amare.

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Se volete, potete partecipare alla discussione si questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=529&start=0

domenica 4 novembre 2007

MITI GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sui “miti gay”. Ogni gruppo che si riconosce in una identità tende ad avere una sua mitologia. I gay non sfuggono a questa regola. Se pensate a che cosa è una gay vi vengono in mente immancabilmente alcune alcuni aggettivi: sensibile, creativo, solo, depresso, frivolo ecc. Così se vi chiedete che cosa sia una coppia gay vi verranno in mente alte idee: coppia forte, coesa, unita contro il mondo. Per costruire un bel Romanzo Gay che possa fare audience o un bella fiction gay televisiva bisogna mettere insieme tutti gli stereotipi classici della cultura gay: due ragazzi gay entrambi bellissimi (altro mito galoppante) dopo avere vissuto di angosce e di paure si incontrano, tra loro sboccia un amore fortissimo, con una perfetta intesa sessuale (altro mito). Il mondo è contro di loro (altro mito) ma loro combattono contro tutto e contro tutti e ovviamente riescono a prevalere (altro mito) “e vissero sempre infelici e contenti” (altro mito). Se un lettore gay di questo blog dovesse confrontasi con la trama di una mitica storia gay come quella che ho presentato dovrebbe dire che nella sua vita nulla o quasi corrisponde a quel modello. Quei modelli di vita gay non vengono dai gay ma del mondo del cinema o della letteratura di serie b, eppure quei modelli condizionano pesantemente l’immaginario dei gay e ne condizionano l’agire che con quei modelli finisce inevitabilmente per scontrarsi. La grande narrativa gay (Baldwin, Forster, ma ci aggiungerei anche Leavitt e Tondelli, per non dire di uomini come Pasolini, o Jean Jenet) non ha nulla a che vedere con quei modelli. La grande letteratura storicizza e non mitizza, relativizza al qui e ora e rifugge gli astrattismi buoni per tutte le stagioni. In altri termini la grande letteratura gay non è mitologia ma immagine di vita reale e, tra l’altro, non della vita gay reale più spettacolarizzata, ma di quella più imprevista e imprevedibile. La coscienza collettiva dei gay, purtroppo, non è formata dai Balwin, dai Forster o dai Pasolini ma dalla dimensione più commerciale della cosiddetta cultura gay, che non ha nulla né di gay né di cultura. Ed è purtroppo con questa pseudocultura che bisogna fare i conti ogni giorno, ed è questa pseudocultura che condiziona non solo i gay ma anche il mondo etero, che finisce per avere un’immagine dei gay assolutamente distorta. Chi non conosce il mondo gay da vicino, e spesso anche chi lo conosce e ne fa parte, subisce la presenza di quei modelli, gli etero li identificano come modelli gay e i gay li accettano come propri modelli perché, anche se provengono dal mondo del cinema e dello spettacolo ed hanno scopi commerciali, sono gratificanti. Anche se non hanno nulla a che vedere con la realtà, i miti gay sono in sostanza più o meno belle favole gay e ai gay, come d’altra parte a tutti, piace ascoltare favole, tanto più se a lieto fine, salvo poi doversi rendere conto per esperienza diretta e spesso traumatica che si tratta solo di favole. Per crescere i gay dovrebbero uscire dalla mitologia e confrontarsi con altri gay, per discutere con loro, per capire quello che la vita gay è veramente, ma una ipotesi del genere è ancora oggi molto remota. I gay contrariamente ad un altro mito diffuso, non sono un gruppo ma sono singoli dispersi in un mare etero nel quale stentano a trovare il simile, in buona sostanza sono individui piuttosto solitari almeno a livello sostanziale. E’ ovvio che in una dimensione di ridotto scambio tra loro, i gay finiscano per rifugiarsi nella mitologia gay. Da quello che ho visto più volte, tra persone di tutte le età, sono portato a pensare che la vera crescita di un gay in termini di maturità umana e di coscienza gay si realizzi solo attraverso un bagno di realtà. Ho conosciuto tramite chat diverso tempo fa un ragazzo di 30 anni, un ragazzo veramente notevole che, nonostante tutto, ha finto per sprecare anni della vita nel tentare di mettere in pratica modelli tipici della mitologia gay, aveva conosciuto ragazzi di qualità personali eccellenti ma li ha rifiutati tutti, uno per uno, perché non incarnavano il suo modello di principe azzurro gay. Quel trentenne ha rovinato la vita di quattro ragazzi nel corso di circa di 5/6 anni, illudendoli in una maniera vergognosa a forza di promesse sublimi, nelle quali lui stesso, badate bene, credeva e lasciandoli poi in preda di una disillusione terribile quando li abbandonava perché insoddisfatto. Ho avuto modo di seguire le quattro storie, anche se da lontano e ho conosciuto i quattro ragazzi di cui parlo, ragazzi ottimi. Adesso il 35enne è rimasto solo a leccarsi le ferite e a rimpiangere gli anni buttati dalla finestra a correre dietro i miti dimenticandosi di avere a fianco ragazzi che gli volevano bene. Chi si innamora delle situazioni astratte e non delle persone concrete non ha capito nulla dell’amore, chi cerca di costruirsi nella realtà un mondo di favola rifiuta di crescere e si contenta della mitologia mentre intorno a lui c’è il mondo vero, ci sono i ragazzi veri, con tante contraddizioni, con tante difficoltà, con tante stranezze... ma con tanto amore da poter dare. Tra i tanti miti gay c’è anche quello che sesso: l’idea che il sesso per un gay sia l’essenziale. Questo teorema, in termini generali, non ha senso. Desiderare il contatto fisico con un ragazzo che si ama ha un senso, andare a caccia di sesso da persone sconosciute indica una sofferenza affettiva profonda. Per favore aiutatemi a mettere al bando la falsa mitologia gay!

martedì 18 settembre 2007

BLOG NON DICHIARATAMENTE GAY

Sono andato a leggere il blog di un lettore di “progetto gay”, non lo cito perché il rispetto della privacy deve essere la mia prima preoccupazione. Con l’autore del blog avevo scambiato qualche battuta e, molto ingenuamente, pensavo di avere capito qualcosa di lui, lo ritenevo sotto diversi aspetti un po’ lontano del mio modo di vedere il mondo. Quanto si può essere stupidi e quanto pesano i pregiudizi! Insomma apro, leggo in ora notturna perché nessuno mi disturbi e mi si apre un mondo. Prima di cominciare avevo dato un’occhiata rapida al blog per vedere quanto fosse lungo perché lo volendo leggere tutto, non era lunghissimo, ma sulla base del mio pregiudizio, valutandolo in termini di tempo necessario, mi sembrava fin troppo lungo, poi ho cominciato a leggere. La prima osservazione che mi è venuta in testa è stata: “queste sono cose vere!” effettivamente la dimensione era un po’ astratta, diciamo così generica e, almeno a prima vista, permetteva due letture alternative, una etero e una gay. Io sapevo quale fosse la chiave giusta di lettura perchè il proprietario del blog me lo aveva detto, quindi per me la lettura è stata facile. In realtà alcuni elementi di tipo grammaticale, sparsi qua e là, e qualche precisazione concernente il pronome “lei” da non intendere come “la mia fidanzata” permettevano comunque di dare un’interpretazione corretta delle cose ma quello che mi ha stupito è che i lettori del blog del quale sto parlando, che avevano lasciato lì i loro commenti, erano praticamente tutte ragazze e tutte davano una lettura etero di quel blog. L’autore aveva scelto, come onestamente devo dire di aver fatto io stesso in diverse situazioni analoghe una linea editoriale di ambiguità. Di fronte a commenti che presupponevano una chiave di lettura etero del blog, l’autore o si teneva sulle generali o rispondeva con altri commenti tali però da essere fraintesi a loro volta. Una domanda mi sono posto: che cosa si riproponeva l’autore da un blog come quello, che io considero non un blog pseudo-etero o un blog ambiguo, ma un tipico blog “non dichiaratamente gay”? Lo dico perché in quella tecnica di scrittura e in quelle risposte, spontanee e reticenti nello stesso tempo, mi sono ritrovato pienamente, ho fatto esattamente le stesse cose per moltissimo tempo. Anch’io ho scritto blog diciamo così ambigui, seminando qua e là come Pollicino qualche segnale che permettesse di arrivare alla chiave giusta di lettura, ma come è capitato all’autore del blog di cui stiamo parlando, nessuno ha mai interpretato correttamente quei segnali. Ma c’è di più, la mia lettura, iniziata con piglio filologico, come se uno stesse cercando chissà che cosa, man mano che andava avanti si faceva più gradevole e io provavo quasi la sensazione di conoscere l’autore del blog, di parlarci e quello che leggevo mi sembrava anche molto mio, molto più vicino di quanto avessi immaginato prima. Sono rimasto colpito dalla spontaneità con la quale l’autore era capace di mantenersi su due livelli paralleli ma separati di discorso. In altre parole il discorso era sostanzialmente cifrato pur mantenendo una spontaneità sostanziale, segno di una raffinata arte nel confezionare discorsi con due livelli diversi di ricezione possibile, modo di fare questo che riconosco anche tipicamente mio. La lettura è andata avanti in modo sempre più gradevole, l’ho già detto, mi sembrava di conoscere l’autore di quel blog, avevo il piacere di leggere oltre, quando sono arrivato alla fine ci sono rimasto male per il rammarico che fosse già finito. Le impressioni preconcette erano state completamente capovolte, perché raccontarsi ha un senso che va molto al di là del discorso logico e ho pensato che le affinità tra me e l’autore di quel blog sono sostanziali e che la mia vita non è stata e probabilmente non è nemmeno ora sostanzialmente diversa dalla sua. Quello che ho trovato in quel blog è la vita vera di un ragazzo gay, ma il blog non si riduce solo alla dimensione gay ma dà un bellissimo ritratto a tutto tondo della persona. In questi giorni sto facendo delle esperienze per me nuovissime e mi sento felice di esistere ed era una cosa che prima non mi capitava mai, e anche la lettura di quel blog è una parte della mia felicità.

domenica 16 settembre 2007

AMORE FISICO GAY E SUBLIMAZIONI

Una cosa mi sconcerta un po’ su questo blog, si parla più che altro di rapporti gay etero, non solo di amicizia ma anche d’amore gay etero, ma di amore gay gay se ne parla poco. Voglio essere cattivo: ma non è che perché in un rapporto gay gay c’è di mezzo il sesso non sublimato la cosa viene piano piano messa fuori della porta? Scusate, con tutto il rispetto per gli etero, contro i quali io no ho proprio nulla (anche io ho ottimi amici etero) ma volete mettere la differenza che c’è tra un’amicizia bella per quanto possa essere, la potete pure chiamare amore, se volete, è un abbraccio vero, forte stretto, corpo nudo contro corpo nudo... Sono cose senza paragoni, ve lo dico perché io ho provato tutte e due le cose e mi stanno benissimo tutte e due ma quando mi trovo col mio ragazzo mi sento completo in un altro modo, senza sublimazioni. Va bene, posso pure capire che con certi etero ci si stia bene e che ti possano pure voler bene, ma ci sono dei limiti, con un ragazzo gay l’identificazione può essere totale, dico può essere perché in qualche esperienza concreta con ragazzi gay non è stata poi una cosa così esaltante, ma quando ho trovato il ragazzo giusto il mondo per me è cambiato, di sublimazioni con gli etero o di adattamenti con i gay che mi andavano bene solo a metà non ce n’è stato più bisogno. Io il contatto fisico con il ragazzo che amo non lo cambierei con nulla al mondo, non è una sublimazione, lo senti che c’è e c’è proprio in un altro modo, insomma non dite che gay etero è meglio che gay gay, perché non è vero, almeno se trovi il ragazzo giusto non è vero, io col mio ragazzo non mi limito a parlare d’amore, che per quanto sia bellissimo è una cosa che ti lascia deluso dentro, perché vorresti di più e non lo puoi avere, anch’io mi ero innamorato di un etero e nemmeno una volta sola, non erano cose stupide per carità, ma quando avevo davanti un ragazzo al quale volevo bene, perché io a questi ragazzi, a quelli etero dico, volevo bene, avevo voglia di toccarlo, di baciarlo di tenerlo per mano e invece mi dovevo stare tranquillo, per un po’ l’ho fatto, ma non poteva continuare così, non ce la facevo proprio, ma come puoi parlare di sesso con in ragazzo di cui sei innamorato e pensare di finirla lì perché lui è etero? E’ ovvio che bisogna finirla lì ed è già tanto che in qualche modo ti vuole bene, succede, lo so benissimo che succede, ma non mi basta, mi sembra di fare una scelta castrante, se qual ragazzo fosse gay la felicità forse sarebbe totale, ma non è, e francamente mettere tra parentesi la sessualità concreta è una cosa che non riesco a concepire, certe cose per me adesso sono necessarie come l’aria, qualche anno fa ne potevo pure fare a meno ma adesso no, adesso non ne posso fare più a meno, perché quando certe cose ti rendi conto che esistono e che sono possibili, l’idea di tornare indietro e di rinunciarci ti sembra una totale follia. Lo ripeto, io non condanno mica quelli che si contentano delle sublimazioni, ma non mi dicano che lo fanno per amore! Insomma, parliamoci chiaro, secondo me lo fanno perché non hanno trovato l’occasione giusta o perché per loro, in concreto, l’altra strada quella vera, quella giusta, quella gay gay, per qualche ragione non è praticabile. Il mio ragazzo si chiama Màrtin ed è di origine tedesca, l’ho conosciuto ad una corsa ciclistica a Milano, in una domenica di sole, che se devo pensare al paradiso lo posso pensare solo così, io arrivo, mi registro, predo il numero e Màrtin sta davanti a me io uno così non l’avevo mai visto, non lo avrei nemmeno saputo descrivere, ma era dolce, questa era la cosa mi colpiva di più, sorrideva in modo dolcissimo, sembrava più giovane dei 21 anni che aveva. Era proprio davanti a me e scambiare due parole è venuto spontaneo, anche la voce era dolcissima, profonda ma molto giovanile, mentre parlava sorrideva e strizzava gli occhi. Io ho pensato: se questo è etero va a finire che mi innamoro un’altra volta di un etero, ci siamo seduti sull’erba, io lo volevo guardare dritto negli occhi ma mi vergognavo perché lo conoscevo da pochissimi minuti e non lo volevo spaventare, quei minuti di conversazione dovevano assolutamente continuare. Màrtin ha aperto la sacca e mi ha passato una mela io l’ho presa e l’ho addentata, lui ha spalancato gli occhi e io ho fatto una faccia buffa perché mi veniva da ridere ma non potevo perché avevo i denti incastrati nella mela. Poi è suonata la campana della partenza. Io temevo di perderlo ma non è stato così, non abbiamo fatto non una corsa ma una passeggiata in bicicletta camminando sempre uno vicino all’altro. Màtrin aveva i capelli biondi tagliati cortissimi, aveva un corpo meraviglioso, non lo so se queste cose si posso dire qua, ma era così, ma quando voi guardate un ragazzo guardate l’anima? No! Anche l’anima, per carità, ma dopo, prima guardate come è fatto e volete vedere esattamente come è fatto e come stavamo noi, in tenuta ciclistica, il corpo era in piena evidenza, insomma più lo vedevo pedalare più mi piaceva e lui ogni tanto (ma piuttosto spesso) si voltava verso di me e mi sorrideva o mi faceva delle smorfiette deliziose, io sentivo che stava succedendo qualche cosa, lo percepivo in modo esatto. Dopo quasi tre ore siamo ritornati alla base, erano arrivati quasi tutti ormai, eravamo sudatissimi, abbiamo riconsegnato i pettorali e ripreso gli zaini, poi ci siamo allontanati insieme, io avevo una paura terribile che potesse finire tutto così e mi sono fatto venire il coraggio della disperazione e gli ho detto chiaro ma con una voce che mi tremava per l’emozione: “Màrtin, mi sono innamorato di te, ti posso abbracciare?” Lui mi ha subito sorriso e mi ha fatto cenno di sì con la testa... e io non c’ho visto più, l’ho abbracciato strettissimo, l’ho proprio sollevato fa terra, lui mi ha buttato le braccia al collo e gli ho fatto fare un giro di 360° senza che poggiasse i piedi per terra. La gente vedeva ma non diceva niente, e poi qualunque cosa avesse detto, per me sentire che Màrtin era fisicamente tra le mie braccia e ci voleva stare ed era proprio felice di starci... era una sensazione così inebriante che il mondo intorno non lo vedevo proprio. Ormai il ghiaccio era rotto e non c’era più bisogno di fingere, è venuto a casa mia e abbiamo fatto la doccia insieme, sì, insieme. Ma scusate, ma di che vi scandalizzate? Ma voi pensate che ci sia qualcosa di più bello del fatto di non avere segreti l’uno per l’altro nemmeno a livello fisico? Per me quello è il massimo, tutto il resto in confronto è una scelta di serie B. Io voglio ribadire che pure io pensavo che i rapporti gay etero fossero il massimo, ma lo pensavo prima di conoscere Màrtin e ormai non lo posso pensare più. Io e Màtrin non possiamo vivere insieme perché la sua famiglia non lo accetterebbe. Ci vediamo un giorno sì e uno no a casa mia, quando è il giorno che non vedo Màrtrin il tempo non passa mai, quando sto con lui il tempo vola e il desiderio di stare con lui non è una cosa vaga, no, è una cosa fisica, fortissima, se non lo vedo ci sto proprio male ma se lo vedo vado in estasi e prima a me cose del genere non erano mai capitate. Sono stato fortunato lo so ma vi posso solo augurare che vi capiti una fortuna come la mia. Ciao e grazie di essere stati a leggere!

DOMENICA GAY

Oggi è domenica, un giorno più vuoto di altri. In internet la domenica non c’è quasi nessuno, gli accessi ai miei blog cadono a picco e devo solo aspettare che la settimana ricominci. Speranza di ricevere visite scarsa, speranza di riceve commenti praticamente nulla, solo attesa. Scriverò anche oggi qualche nuovo post ma più per punto d’onore che sperando che qualcuno lo legga. Questa è una nota terribile nella vita dei gay: il vuoto, la solitudine sostanziale. In qualche modo sto sempre in mezzo alla gente ma la sensazione di essere fuori, di “esseri fuori” radicalmente, salvo con i pochissimi amici veri (in pratica due) è sempre presente. E’ una canzone che gira nel mio cervello dalla mattina alla sera: “tu non c’entri niente”. Oggi mi sento solo più che in altri giorni e oggi scriverò su queste cose. I miei amici (quei due) sono etero, hanno famiglia e ovviamente la domenica devono stare con le mogli e con i figli, durante la settimana ci sentiamo, compatibilmente con gli impegni di lavoro miei e loro, ma spesso, per diverse settimane di seguito si scambia una telefonata ogni quattro o cinque giorni. Avere amici veri etero significa che bisogna accettare che hanno il loro mondo e che tu puoi essere “una parte” del loro mondo e sarai sempre una parte più piccola col passare del tempo, ma a loro non posso certo fare una colpa di questo. Una disponibilità la troverei, quella della ragazze, ma avere una ragazza per amico, per un gay, è una cosa impossibile, voglio dire per un gay non dichiarato. Se lei sa che sei gay e magari è anche impegnata sentimentalmente con un altro, forse il discorso è diverso, salvo che non sia disponibile a una falsa amicizia solo perché “le persone intelligenti” hanno amici gay, cioè per una questione di moda. Ma a parte situazioni di questo genere, una semplice amicizia “vera”, come quella che io ho con i miei due amici etero, con una ragazza non è possibile, c’ho provato più volte ma con esiti da tragedia o da farsa, secondo i punti di vista. Quindi su quel fronte è meglio alzare una muraglia cinese, piuttosto fare tentativi destinati comunque a fallire. La sensazione del vuoto qualche volta è totale. Ho conosciuto anche ragazzi gay dichiarati, anche qui, in pratica solo due, ma navigavano tutti e due in oceani lontanissimi dal mio, uno, un ragazzo giovanissimo, usava la parola gay come una specie si strumento di lotta politica, cioè aveva del mondo gay una immagine molto ideologizzata in senso politico, l’altro, più grande di me, si dava per spacciato al 100% e in pratica aveva rinunciato a vivere una vita sua e diceva sempre che tanto le “chiacchiere stanno a zero”, è un bravo ragazzo, e ormai non è più un ragazzo ma questa parola magica si usa lo stesso, ma mi trasmette il senso della resa, del buttare le armi. Probabilmente fra qualche anno finirò anch’io come lui, non lo so, è probabile, va vorrei che non fosse così. Quanto al sesso, i due ragazzi gay che conosco, non ne parlano mai e io credo che per loro sia un argomento da leggere nei romanzi e basta, una cosa che per un motivo o per l’altro è stata rimossa. Quello più piccolo aveva sempre mille cose da fare e mille progetti ai quali correre dietro, ma tutte cose che col sesso non “ideologico” non c’entravano nulla, quello più grande ormai aveva gettato la spugna e quando provavo a proporre l’argomento (solo per chiacchierare ovviamente) mi guardava con una faccia di commiserazione come per dire: “Ma ancora non hai capito come stanno le cose?”. Insomma con due esempi così, scusate se lo dico (perché non dovrei essere io a dirlo) forse è meglio avere due amici etero “veri” anche se a mezzo servizio piuttosto che due amici gay che vivono su altre galassie. Che mi resta? Mi restano questi blog, l’unica trasgressione vera della mia vita, l’unico momento in cui almeno dico quello che mi sembra di “dover” dire, senza fingere e senza imbrogliare nessuno, come invece faccio tutti i giorni. Il post successivo lo dedicherò proprio a questi blog. Per il momento la finisco qua e posto il tutto, chissà che prima o poi a qualcuno non venga in testa di aprire il forum e di scriverci qualcosa, fino adesso non è successo, il forum è pure su google, ma non ci va nessuno! C’ho messo io una prima risposta usando la mia seconda identità, almeno sembra che qualcuno lo apra. A tra poco. Adesso chiudo.

mercoledì 12 settembre 2007

FORUM DI PROGETTO GAY

Carissimi (e numerosissimi) lettori,
ho superato le esitazioni è ho aperto finalmente un FORUM GAY SERIO su Alice
Riporto qui sotto il post di apertura.

FORUM DI PROGETTO GAY
Cari amici,
su suggerimento di due lettori del mio blog "progetto gay" ho finalmente aperto un forum a tematica gay su Alice. Questo forum non è un forum di incontri e non ha nulla a che vedere con i siti o i forum per adulti. Chi ha letto il mio blog ha visto che i post lì pubblicati, alcuni dei quali speditimi dai lettori, mantengono un tono e una correttezza adeguate ad un blog destinato a chiunque. Questo forum vuole essere un mezzo per consentire a tutti quelli che vorranno scriverci di parlare seriemente della vita reale dei gay, in tutti i suoi aspetti, compresa la sessualità, ma sempre con i toni adeguati ad un sito pubblico. Come ho detto più volte nel blog, non amo particolarmente i forum, ma questo è un forum di Community e costituisce quindi un ambiente molto meno soggetto ad abusi. Mi auguro caldamente che aprano e partecipino a questo forum non solo gay ma anche persone interessate a capire quello che il mondo gay è realmente. Per il momento non mi resta che spedire il post di apertura e attendere. Grazie!

Come potete vedere e come mi preme sottolineare il nuovo forum non è un sito per adulti, come non lo è il mio blog. Si tratta solo di un esperimento che potrà essere continuato se riuscirà a decollare. Per il momento siamo in fase sperimentale. I forum su Alice sono una novità e per la verità hanno qualche condizionamento come la pubblicità e dei sistemi di organizzazione dei post che non sono proprio quelli tradizionalmente affermati... ma probabilmente presentano anche dei vantaggi perchè il posting non è totalmente pubblico e quindi lo spam e l’assalto dei falsi messaggi a scopo pubblicitario non ci dovrebbe essere. Per il momento c’è solo il messaggio di apertura, ma adesso la palla passa a voi, specialmente a chi mi ha parlato di forum e mi ha spinto (in modo graditissimo) su questa strada.

martedì 11 settembre 2007

GAY E SESSO

Io voglio parlare di un’altra questione bollente, non so se qui si può, ma se non si può tanto non la pubblicano. Parlo di gay e sesso perché io, per quanto ne so, credo che ci siano molte leggende da sfatare. Parlo di me in prima persona e la butto lì subito. Io il sesso l’ho vissuto solo nella fantasia, e alla bella età di 26 anni non sono mai stato a letto con un ragazzo, con una ragazza sì un paio di volte molto tempo fa, ma con un ragazzo mai, ma non dico andare a letto a fare chissà che, proprio: sesso mai a nessun livello, neanche minimo, ma nemmeno un bacetto... niente! Adesso io mi chiedo: è mai possibile che io sia l’unico in queste condizioni? Tra parentesi: com’è bello l’anonimato che ti permette di dire cose come queste perchè nessuno ti conosce, perché a dirle in giro a quelli che ti conoscono minimo non ci crede nessuno e se ci credono ti prendono per cretino tutto il resto della vita. Con le due ragazze, due ragazze diverse in epoche anche diverse, l’esperienza è stata tragica, come se uno stesse facendo una cosa che non lo interessa affatto, e il peggio è stato che a tutte e due le ragazze, dopo, ho dovuto dire che ero gay, perché c’erano rimaste malissimo e pensavano quasi che fosse colpa loro e, credetemi, dovere fare un coming out con una ragazza dopo un’esperienza come quella e umiliante peggio di qualunque altra situazione. Ma io con le ragazze mi ero messo in testa che ci dovevo provare, una specie di fissazione, una cosa che ti passa per la testa quando pensi che “forse” non sei veramente gay e io questo l’ho pensato, come ho fatto a pensare una cosa così assurda non lo so ma l’ho pensato. Insomma ad andare con una ragazza non ci proverò mai più. Con i ragazzi la cosa era diversa, mi interessava molto ma io sono sempre stato maledettamente legato a idee assurde che mi si sono ficcate in testa da piccolo, io in sostanza del sesso ho sempre pensato che non sia il meglio dell’amore e che in sostanza se ne possa fare anche a meno, naturalmente parlo del sesso a due. Se questa idea mi ha portato a non fare mai sesso oppure se mi sono inventato questa cosa perché tanto di sesso non ne avrei fatto mai comunque proprio non lo so. Non che mi facesse schifo, anzi, ma non l’ho mai considerato il massimo dei miei desideri. Io sogno un ragazzo che mi voglia bene, che mi coccoli, che mi faccia sentire importante. Ci tengo a dire che sono un tipo atletico alto 1.84 e ho un bel fisico, quando dico che vorrei essere coccolato intendo che vorrei essere coperto di attenzioni, anche fisiche ma in modo limitato. La privacy mi ossessiona, non sopporto di dormire in camere a due letti, ho bisogno di stare solo in camera. Non so perché ma il contatto fisico mi spaventa, non ho complessi di nessun genere sul nudo ma ne ho tanti sul contatto fisico, la persona mi sembra più brutta se ha una fisicità. Probabilmente nel mio cervello c’è qualcosa che non funziona troppo oppure penso che non ho trovato ancora il ragazzo giusto. Lo penso seriamente perché un ragazzo col quale mi sarei sentito certamente a mio agio c’è stato ma era un ragazzo etero e provarci sarebbe servito solo a metterlo in difficoltà. Quel ragazzo lo sentivo fisicamente affine, anche se non era gay, lo sentivo affine a pelle, una cosa fisica, una specie di identificazione, con quello sono sicuro che non avrei avuto nessun problema ma con gli altri non è mai stato lo stesso. Quelli che mi conoscono pensano che io non sappia quello che voglio o addirittura che io sia etero, il che non è, perché io penso praticamente solo ai ragazzi e sto bene solo con loro e mi attirano pure sessualmente ma per me questo discorso ha un valore tutto particolare. Una volta un ragazzo c’ha provato con me e io gli ho detto di no perché non mi ispirava e lui c’è rimesto male, non mi ha aggredito nemmeno verbalmente ma negli occhi gli si leggeva un senso di frustrazione profonda, dirgli di no, in qualche modo mi è dispiaciuto, ma se gli avessi detto di sì mi sarei trovato con lui come con le due ragazze e non volevo per nessun motivo che succedesse una cosa del genere. Poi quel ragazzo l’ho rivisto e gli ho anche sorriso e lui ha risposto al sorriso, in qualche modo abbiamo fatto la pace. Penso che un ragazzo gay non mi sopporterebbe così come sono, perché anche nel mondo gay mi sento fuori. Qualcuno mi dice che queste cose si superano e io me lo auguro... mi ci vorrebbe un ragazzo come quello etero ma per me ce ne vorrebbe uno come quello ma gay. Io penso, anzi sono sicuro che con uno così non avrei nessun problema. Non sto facendo solo fantasie, questa impressione ce l’ho nettissima e quando cerco un ragazzo cerco in tutti i modi che sia il più simile possibile a quello che per me rappresentava fisicamente il massimo. Non è un modo per rinunciare senza dire di aver rinunciato, no, è il tentativo di costruire una cosa esattamente come l’ho sognata. Forse sono stupido, lo penso pure io qualche volta, ma perché dovrei rinunciare al mio sogno? Almeno posso continuare a vivere di fantasia, perché io penso che se mi togliessi pure la possibilità di continuare a sognare alla fine non ci resterebbe proprio niente. Sognare sarà pure stupido ma almeno è qualche cosa.

venerdì 7 settembre 2007

QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI

Riceviamo e pubblichiamo questa storia inviataci tramite messaggio sul sito “STORIE GAY” (http://storiegay.speces.live.com/) , l’unico sito del gruppo in cui è attivo un servizio di posting di messaggi. Ringraziamo Andrea del contributo.

QUANDO UN GAY SI INNAMORA DI UN BI
Mi chiamo Andrea, ho 24 anni, sono di Bergamo, ovviamente sono gay, e la cosa non mi procura veramente grossi problemi. I miei amici lo sanno, qualcuno degli amici per fortuna l’ho perso, ma quelli buoni, quelli che per me contavano veramente non li ho persi affatto, in pratica per loro non è cambiato niente. Non studio più, anzi ho studiato sempre poco, ho provato a laurearmi in lingue ma poi non sono arrivato alla fine e ho lasciato perdere tutto, però lavoro, non posso dirvi esattamente dove ma lavoro qui a Bergamo, una città cattolica fino in fondo, almeno di facciata, ma poi alla fine molto più tollerante, nella sostanza, verso i gay di molte altre città. Io qui il clima di caccia alle streghe non l’ho mai percepito. Ho letto il post della storia tra il gay e il bi e vi vorrei proporre la mia storia, una storia che continua tuttora. Quando avevo vent’anni ed ero molto meglio di adesso, cioè ero proprio un bel ragazzo, già tutti sapevano che ero gay e, con buona pace di gayproject che forse non condivide, io le discoteche gay le ho frequentate, almeno qualcuna, lì c’era di tutto ma se tenevi gli occhi aperti potevi evitare di metterti nei guai. Adesso tendo a mettere su pancetta, non vado più alle discoteche e in pratica mi voglio sistemare economicamente aprendo una pizzeria qui a Bergamo, ma ci vogliono quattrini, tanti quattrini e io ne ho pochi, quindi se voglio realizzare il mio sogno devo lavorare al massimo per cercare di fare le cose presto e bene.
Dalle discoteche gay, onestamente non ho ottenuto gran che, si oscillava dal movimentismo al casinismo totale. Anch’io ero un casinista senza scrupoli e per questo mi ci trovavo passabilmente ma onestamente, sotto il profilo degli incontri, sono rimasto piuttosto deluso, incontri facili se ne potevano pure trovare, ma non solo sono cose che possono essere pericolose e anche per l’aids ma non corrispondono alla mia visione dell’essere gay, che si avvicina abbastanza a quella di gayproject (è per questo che ho spedito questo post). Uno che frequenta le discoteche e anche quelle un po’ più pericolosette come può avere una concezione dell’eros basata sui sentimenti? Bella domanda! In realtà non lo so, ma io vado cercando uno di cui innamorarmi e questo in certi ambienti non lo trovi facilmente. Nelle discoteche passavo il mio tempo ma dal punto di vista affettivo ero piuttosto deluso. Mi sentivo comunque solo anche se stavo in mezzo a tanti ragazzi gay e parlavamo di tutto. A qualcuno può sembrare paradossale ma è così, una forma di solitudine strana... io volevo innamorarmi ma per innamorati devi trovare il ragazzo giusto e la cosa deve essere reciproca. Dove lavoro io era venuto un ragazzo molto giovane con un contratto di formazione, quando l’ho visto mi è piaciuto subito, ho desiderato tanto che lo mettessero a lavorare con me, o almeno nel mio reparto, ma non è successo. Ho cercato di avere su di lui tutte le informazioni possibili, arrivando a corrompere le signore della contabilità per poter dare un’occhiata al suo stato personale, ma ho solo saputo che aveva vent’anni e che si chiamava Daniel, non Daniele, proprio Daniel, i numeri di telefono non me li hanno fatti vedere e io non potevo insistere più di tanto, finito il mio turno andavo al suo reparto per vedere se c’era e l’osservavo da lontano senza farmi vedere, era proprio il mio sogno, insomma è durata così per diversi giorni ma io non resistevo oltre, mi sono fatto coraggio e con una scusa l’ho abbordato. Mi sentivo sciogliere. La scusa era puerile: sapevo il suo nome e dove abitava e gli ho detto che l’avevo visto qualche volta dalle parti di casa sua, ma la scusa ha funzionato e abbiamo scambiato quattro parole, gli ho chiesto se aveva la macchina e a che ora finiva il turno, la macchina non l’aveva e il turno sarebbe finito dopo 20 minuti. Gli ho detto che lo avrei aspettato e che l’avrei accompagnato a casa, lui ha sorriso e ha detto che andava bene così. Accorcio molto la storia per venire subito al punto. Abbiamo preso l’abitudine di andare al lavoro insieme in macchina, io passavo a prenderlo a casa sua e lo riaccompagnavo alla fine del turno, almeno tutte le volte che i nostri orari coincidevano. In breve abbiamo superato questa fase. Daniel era molto disponibile nei miei confronti e alla fine, per non giocare sporco nascondendo i fatti, gli ho detto le cose come stavano e gli ho fatto una dichiarazione in piena regola, in fondo sapevo che non mi avrebbe detto di no e infatti così è successo. Gli ho detto: “Io sono gay e mi sono innamorato di te”, lui mi ha sorriso e ci siamo baciati e poi è venuto tutto il resto. Io ero al settimo cielo, era il ragazzo che avevo sognato, in sostanza mi sentivo totalmente realizzato sotto tutti i punti di vista. I giorni seguenti è stato un vero paradiso, giorni memorabili. Non sto a dire altro, ma voi potete immaginare. Poi un giorno mi dice: “Oggi non ci possiamo vedere, poi ti spiego”. La cosa mi dispiaceva ma mi sembrava una cosa normale, io avevo avuto un cambio di turno all’ultimo momento e quindi sono uscito in un orario in cui, secondo Daniel, io dovevo essere al lavoro, mi metto a camminare per viale Giovanni XXIII e chi ti vedo a distanza? Daniel che passeggia con una ragazza mano nella mano. Mi stava prendendo un accidente, sono passato in un momento dal paradiso all’inferno più nero. Mi sono ricordato che, anche se con me Daniel era totalmente disinibito, non aveva voluto che lo tenessi per mano quando stavamo in strada. Io pensavo che fosse perché non aveva fatto ancora il coming out, poi mi sono ricordato che quando gli ho detto che ero gay e gli ho fatto la dichiarazione lui non mi ha detto di essere gay, mi ha solo sorriso e mi ha baciato e non è la stessa cosa. Il giorno appresso è tornato da me e con una disponibilità affettiva quasi totale, almeno sembrava, ma io l’ho fermato subito: “Senti, bello, a me certe cose non piacciono per niente!”. Gli ho detto che l’avevo visto con la ragazza il giorno prima e si è giustificato dicendomi che lui non mi aveva mai imbrogliato perché non mi aveva mai detto di essere gay, ma io una presa per i fondelli del genere non l’ho sopportata e l’ho proprio aggredito, solo verbalmente ovviamente: “Ma Daniel, se tu sei bi me lo devi dire, non dire di essere gay non è la stessa cosa che dire di essere bi! Tu mi stai imbrogliando! Se tu me lo avessi detto sarebbe stato un problema mio, forse la cosa l’avrei pure potuta accettare, sarebbe stata terribile ma l’avrei pure potuta accettare, ma così, con l’imbroglio, non la tollero proprio!” Insomma l’ho mandato a quel paese, dopo mi sono venuti tantissimi scrupoli perché gli voglio bene e mi manca da matti, dopo due giorni sono andato a supplicarlo di rimettersi con me e ci siamo rimessi insieme, perché pure lui stava malissimo, lui la ragazza non l’ha più vista, almeno credo, però per me è un’angoscia continua, io per Daniel non sarò mai tutto, ci sarà sempre, prima o poi, una ragazza che potrà incontrare e allora per me sarà una sofferenza atroce, perché queste cose ti fanno stare male fisicamente. E poi, anche dal punto di vista della ragazza, ma Daniel gliel’aveva detto come stavano le cose? Io non lo so e non glielo posso chiedere. Ma ditemi voi: come deve fare un gay che si innamora di un bi?

giovedì 6 settembre 2007

QUESTI LEONI - ROMANZO GAY di GAYPROJECT

QUESTI LEONI
ROMANZO GAY
di gayproject


Cari amici, ho finito oggi di pubblicare il mio primo romanzo breve gay in Italiano. E’ la storia d’amore di due ragazzi uno gay e uno etero che stabiliscono tra loro un profondo e difficile rapporto d’amore. Qui avete i link ai singoli capitoli.

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Tutti i diritti sono riservati.

QUESTI LEONI 7 - ROMANZO GAY

QUESTI LEONI 7
ROMANZO GAY 1986
CAPITOLO 7
ULTIMO CAPITOLO
Angelo piangeva, rimase sveglio per buona parte della notte con il cervello in continuo movimento, non si era mai sentito così, i suoi schemi, la sua prudenza, le sue paure uscivano sconvolte dall’incontro con Marco, le speranze nascevano e il desiderio d’amore si faceva sentire in modo inatteso anche da chi pensava di essere immune per esercizio di astinenza forzata. La sensazione che Angelo provava era dolcissima ma mista a qualche vena di angoscia per la sensazione di un futuro che incombe su un passato di sogni e su un presente d’amore. Il giorno seguente era domenica. Marco non aveva proposto nulla ad Angelo perché era già impegnato con alcuni suoi compagni di scuola, sarebbero andati insieme al lago di Bracciano. Alla gita andarono pure persone sconosciute, tra esse una ragazza più o meno dell’età di Marco, di nome Antonella. Nè Marco nè Antonella erano in coppia, fu quindi quasi ovvio che si trovassero insieme. Scambiarono delle battute molto timide e scontate già sull’autobus, a Bracciano poi persero di vista la comitiva e decisero di stare per conto proprio, parlavano di scuola, di letteratura, Marco si sentiva libero, raccontava, rideva, faceva battute. Poi il discorso si fece più personale e diretto.
- Ma tu ce l’hai una ragazza?
- Adesso no.
- E perché no?
- Perché mi sono reso conto che stavo meglio solo.
Marco si accorse di avere fatto un errore si affrettò a correggersi.
- Non lo so, prima stavo in continua agitazione, adesso sono più tranquillo.
- Però stavi meglio prima?
Marco sentì di essersi messo in un vicolo cieco, ebbe la chiara impressione di essersi o meglio di essere costretto a recitare.
- Certe volte tu da una ragazza vorresti comprensione, chiarezza e poi ti accorgi che non ti capisce, cioè che non sta cercando te a chissà che cosa, certo poi ci stai male ma che puoi fare, quando non va non va.
- E di amici veri ne hai?
- Ma che vuol dire amici veri?
- Che ti capiscono, che ci stai bene insieme.
Marco capì che non aveva senso affrontare neppure questo argomento.
- No, amici così non ne ho.
- Ma ti senti solo?
- ma no, neanche, perché?
- Così tu cerchi di difenderti... e poi guarda, la gente che c’hai intorno non ti sta nemmeno a sentire... guarda io ti capisco tanto, io credo che in qualche modo mi somigli, ci si può capire solo se ci si somiglia molto.
- Mah!
Antonella prese Marco per mano.
- Ti dispiace?
- No, anzi.
- Ci sediamo sull’erba?
- Qua?
- Ecco, così.
Antonella si distese sull’erba poggiando la testa sulle gambe di Marco, Marco viveva il contatto fisico con Antonella quasi dal di fuori chiedendosi che cosa lei potesse provare, che cosa si aspettasse da lui, Antonella continuava a parlare aspettando da Marco un incoraggiamento che non veniva.
- Marco, mi dici che cosa stai pensando?
- Mi viene in mente García Lorca.
- E perché proprio García Lorca?
- Così.
L’argomento cadde in questo modo.
- Senti, perché non mi vieni a trovare domani?
- Domani non posso, magari un altro giorno.
- Ma che devi fare?
- Ho preso un impegno già da molto tempo.
All’ora di pranzo comprarono dei panini, fecero una lunga passeggiata sul lago e poi decisero di rientrare.
- Ma lo sai che sei timido in modo impossibile?
- Perché?
- Perché quando stavamo sul prato mi aspettavo che mi baciasi e tu ti sei fatto centomila scrupoli.
- Ma non è timidezza.
- E che cosa è?
- E’ che non sei la mia ragazza e forse non ci capiamo molto.
- Va be’, va’, è meglio che torniamo a Roma.
Il discorso continuò sull’autobus.
- Perché non mi dici quello che pensi veramente?
- Perché non c’è niente da dire.
- Va be’, lasciamo perdere.
A Roma si salutarono in modo molto formale. Marco era felice di non aver parlato di Angelo, quello era il suo segreto. Marco però coglieva pure il fatto di aver accettato di recitare con Antonella, l’obbligo di dire la verità non gli sembrava vincolante, in altri tempi avrebbe cercato comprensione e dialogo adesso tutto questo era inesistente, l’urgenza della verità si limitava ormai solo ai rapporti con Angelo. Quando Marco rientrò a casa telefonò subito ad Angelo.
- pronto.
- Ciao!
- Come va?
- Bene, e tu?
- Bene, non mi posso proprio lamentare!
- Che stavi facendo?
- C’avevo un lavoro da finire, niente di speciale... e tu?
- Io oggi sono andato a Bracciano.
- A fare che?
- Niente, così, con un po’ di gente di scuola, se no sarei venuto a trovarti.
- E’ vero?
- Sì, comunque vengo domani pomeriggio.
- Va bene, però ti poso chiedere una cosa?
- Dai.
- Non ti creare doveri che non esistono.
- Ma io vengo per me, mica per te.
- Ah!
- Va be’, su, tanto hai capito, anzi domani ti racconto pure una cosa che m’è capitata oggi...
- Cioè?
- No, dai, te la racconto domani...
- Dai, racconta adesso...
- Ho conosciuto una ragazza, abbiamo passato la giornata insieme... si stava bene...
- Scusa, sei convinto di volermi parlare di queste cose?
- No, dai, adesso stammi a sentire ché puoi capire benissimo, all’inizio stavo bene, si parlava di tante cose, insomma si stava bene.
- Senti Marco, tu qualche tempo fa dicevi che volevi tenere per te il tuo privato... perché adesso mi dici queste cose... sono tue...
- No, il fatto è che non sono mie, cioè mi piacciono finché le penso, ma poi, quando mi ci trovo, mi sento al di fuori, mi sembra tutto un gioco.
- ...
- Adesso parla però.
- Non è facile parlare senza dire scemenze, io credo che ci vuole tempo, bisogna riuscire a conoscersi bene, a capirsi.
- Senti, ma tu qualche volta sei stato vicino a una ragazza?
- Sì...
- E come reagivi?
-... Dipende, se non mi sentivo aggredito stavo bene, cioè io contro le ragazze non c’ho niente, ci parlo volentieri, ci vado d’accordo, la preoccupazione vera è che capiscano male e possano fraintendere le mie intenzioni, allora possono essere pasticci. Però io per certe ragazze ho provato tenerezza, affetto,, affetto vero, però questo quando non erano innamorate di me... cioè, per assurdo, con certe ragazze ho provato pure qualche cosa di tipo sessuale, al limite ci avrei pure fatto l’amore... forse no, comunque ho provato qualche cosa, quello che mi fa paura è vedermi con le spalle al muro, senza possibilità di scappare. Che ti devo dire, ma a te che cosa ti è capitato?
- Non lo so, mi sembrava di partecipare a un gioco, di recitare... adesso io questa ragazza non la conosco, sarà pure questo, però certe volte mi chiedevo che stavo a fare lì. Mi sembrava tutta una cosa assurda.
- ma tu ci sei rimasto male?
- Di che?
- ... del fatto che magari ti aspettavi di reagire in un latro modo...
- Ma in fondo io non mi aspettavo niente di diverso, cioè lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin dall’inizio.
- E allora perché ti ci sei messo?
- Io non mi ci sono messo, ci sono capitato.
- Beh adesso non lo so questo fino a che punto può essere vero.
- No, è così, è che uno comincia a parlare e poi non si sa dove si va a finire, adesso l’impressione che ho avuto io è stata che a quella ragazza non c’avevo niente da dire, tu adesso, però, non pensare che questa storia per me significa qualche cosa, te l’ho raccontata per sapere quello che ne pensavi tu però è una cosa che non significa niente, anzi stasera ti volevo chiedere del film di ieri.
- Quale?
- Ritratto di famiglia in un interno di Visconti, l’hai visto?
- Lo conoscevo già da prima.
- E che ne pensi?
- penso che è una tipica storia d’amore di un certo tipo, il vecchio professore è quello che non ha vissuto, che si è costruito a fatica il suo castello di certezze, il rapporto tra lui e il ragazzo sembra un rapporto padre-figlio, ma è un timidi tipico rapporto tra amanti, fatto di stima, di rispetto, quasi di timore e poi la fine è la morte per entrambi, non riescono più a vivere come prima, dopo che si sono conosciuti...
- Ma tu perché dici che il movente di fondo è di un certo genere? Cioè nel film, almeno apertamente, non c’è niente di tutto questo.
- Non c’è niente? E’ tutto una sinfonia dall’inizio alla fine. Guarda che certe cose non hanno niente di cinematografico nel senso stupido del termine, sono cose serie, della vita comune e col sesso inteso alla maniera dei film pornografici non c’è proprio nessun rapporto, per questo il film di Visconti è un capolavoro, perché ti fa capire certe cose come sono, senza etichette e preconcetti. Chi sa che cosa sono queste cose non ci ride mai sopra perché non c’è proprio niente da ridere.
- ... l’altro giorno parlavo con un insegnante che sta in un istituto dove c’è il convitto, lui parlava di un ragazzo di sedici anni che si era innamorato del compagno di banco. Senti, guarda, diceva certe cose... io l’avrei... che ne so, mi faceva rabbia, non lo so, diceva: “ma con tante belle ragazze che ci stanno in giro...” oppure diceva che quel ragazzo se ne stava imbambolato come un cretino, adesso quello magari si è rovinato la vita per una cosa del genere.
- Guarda che la gente che dice che questi problemi non esistono e che c’è piena tolleranza o cose del genere dice cose assurde... adesso non c’è più la galera ma il condizionamento sociale è fortissimo.
- Senti ma per il fatto che non sei sposato ti hanno mai guardato strano?
- Beh, ancora sono giovane ma qualche volta è successo, penso che con gli anni sarà più difficile... adesso poi non è più come prima, il matrimonio è meno un vincolo sociale obbligatorio, ma prima c’era poco da fare e poi moltissimi personaggi di un certo mondo erano sposati, non lo so, da Wilde a Gide a Bourroughs, addirittura Addinton Symmonds, uno di quelli che hanno scritto le cose più esaltate e più belle su certe cose era sposato e aveva quattro figlie. Tutta questa gente si è sposata... adesso, se l’alternativa è sposarsi o stare solo, può anche essere meglio sposarsi, però l’alternativa non dovrebbe essere questa...
- Va be’, ma di fatto non c’è niente da fare...
- Sì, in un certo senso è così, non lo so, se penso a me stesso penso che potrei anche sposarmi, così, per tranquillità, per avere una copertura o anche per comodità, ma credo che poi ci starei stretto, preferisco andare avanti come adesso, anzi il fatto stesso che posso parlare di queste cose mi sembra del tutto eccezionale e adesso come adesso mi basta... certe volte mi torna in mente che tanto, quando ti stuferai sarò solo un’altra volta.
- Ma guarda che magari non mi senti per qualche mese però io non sparisco, prima o poi mi rifaccio vivo.
- Sì, questo l’ho visto ma il tempo cambia tante cose.
- No, guarda, io non sono di quelli che dicono addio, io dico solo ciao, non mi piacciono i tagli senza ritorno, e poi non mi piace fare i conti sul futuro, tu pensa adesso, adesso io sto qua e tu pure... basta così.
- E’ già talmente tanto che non me lo sarei aspettato e dopo credo che riuscirei a campare anche solo di ricordi.
- Ah! Ancora?
- Niente! Non ho detto niente! Basta!
- Allora ci vediamo domani più o meno verso le tre.
- Perfetto.
- Allora Ciao.
- Ciao!...
- ... la sai una cosa?
- Quale?
- Senti che devi fare adesso?
- Niente.
- Mi richiami?
- Benissimo.
- A subito.
- Ciao.
- Pronto!
- ... allora come va?
- Mah! Non c’è male, e tu? Anzi senti, mi dici una cosa?
- Che cosa?
- Ma perché pensi che resterai solo? Io credo che pure se avrò il mio mondo... non credo che cambierebbe molto, cioè posiamo restare amici, mi dispiacerebbe rinunciarci... dai, e tu che pensi?
- Non lo so, non lo so veramente , senti, non mi far fare discorsi assurdi, non riesco a farli nemmeno con me stesso.
Credo che sia solo questione di tempo, ma poi è logico, cioè uno lo sa in partenza, l’assurdità di queste cose è tutta qui, non ci puoi fare niente e basta. Senti, se prima di parlare chiaro ero in crisi, adesso è peggio, io pensavo che sarebbe finito tutto, magari pure male, adesso certe volte vorrei che tu non ci fossi, cerca di capire, io devo aspettare che tu te ne vada e mi devo augurare per te e pure per me che succeda subito, siccome finisci per contare più di me io devo cercare di allontanarti perché penso che per te sia meglio.
- Adesso lasciamo perdere il futuro, quello che è meglio per me adesso lascialo decidere me, non mi mettere il problema del dopo, cioè, io adesso sto bene così, quello che succederà dopo non lo so.
- Ma guarda che adesso, a parte tutto questo, tu al futuro ci devi pensare.
- No, io adesso sto qui a discutere con te, per me significa passare una serata che mi sta bene. Basta! Perché, tu dici che è poco? Per me non è poco. Per adesso sto bene così... vedi, è questo che ti rovina, questo arzigogolare... cioè io lo so quello che pensi, ma a dopo non ci voglio pensare.
- ...
- ... Dai, che c’è?
- C’è che forse hai ragione... tu una serenità ce l’hai...
- Sta’ zitto va’, lasciamo perdere...
- Dobbiamo proprio lasciare perdere?
- E’ meglio! Però guarda non mi piace quando assumi un po’ questo atteggiamento vittimistico, mi sembra che tu rinunci a tutto in partenza...
- Va be’, ma che dovrei fare? Io la faccia di vivere allo scoperto non ce l’ho, sono riuscito a parlare con te proprio perché pensavo che te ne saresti andato subito, magari pure ricordandoti di me come una persona onesta e questo mi sarebbe bastato, adesso, così, mi metti in crisi, però vuol dire solo rinviare la soluzione che mi aspettavo subito, mettiamo che tu mi avessi risposto in un altro modo... hai capito quello che intendo dire... eh, cioè, se nei tuoi confronti ci fossero state altre possibilità ... mi avresti distrutto a pezzettini, avrei avuto dei problemi spaventosi e credo che all fine sarei scappato via, cioè avrei preferito stare solo...
- Mah! Io non ci credo molto.
- Beh! Non lo so, almeno penso, credo che sarei stato in crisi in modo assurdo.
- No! Non ti sarebbe sembrato vero, avresti cambiato vita... e basta!
- Mah! Questo non credo proprio, cioè non lo so...
- Tu ti crei tutti questi ragionamenti perché sei solo, capisci, se non fossi solo costruiresti ragionamenti completamente diversi. Adesso scusa se dico quello che penso, tu ti devi sentire buono per forza, tu sei uno come si deve e guarda, te lo dico io, gente come te ce n’è proprio poca, però tu devi giocare al martire, scusa, adesso non ti offendere, adesso tu con me parli come parli con te stesso, ma u non parli chiaro nemmeno con te stesso...
- Cioè?
- Dai che lo sai benissimo.
- Ma scusa, anche se fossi chiaro fino in fondo che cosa cambierebbe?
- Tu hai paura della gente, per questo sei una brava persona anche nel senso stupido del termine.
- Ma che dovrei fare? Io ci posso provare, ma tanto non serve a niente...
- Senti, se io domani vengo da te con un orecchino e pure a destra, tu poi esci con me per la strada, in tram... e in tutti gli altri posti?
- Bah! Ma tu pensi che la libertà sia questa?
- No! Ma se non c’è neanche questa, figurati come ci può essere il resto! Lo vedi che tu vivi nel mondo dei sogni Guarda che il mondo è quello che è...
- Va be’, ma se per una libertà di quel genere io poi ci devo perdere la faccia definitivamente è meglio che lascio perdere.
- Senti, ce l’hai una tuta da ginnastica?
- Sì.
- Allora domani andiamo a correre ai giardini dell’Eur, adesso non mi dirai che questo ti mette in crisi?
- Ma non è questo...
- Quello che posso fare io sarà poco, però, ... dai, allora... siamo d’accordo?
- Ma perché mi devi mettere in imbarazzo? Assurdo mi ci sento già da solo... io credo che dovrei stare solo, non voglio cambiare niente, sto bene così..., capiscimi, non ce l’ho con te ma mi sento strano...
- ... vuoi che domani non vengo?
- ... forse sarebbe meglio...
- ...Va be’... però dimmi quello che pesi veramente.
- Senti, lasciamo stare, tanto a stare da parte ci sono abituato.
- Va be’, vuoi che chiudo?
- ... fai come vuoi...
- ...
- Però parla!...
- ... ma sei di un egoismo spaventoso... io non conto proprio niente! Tu devi pensare che sei l’unica vittima... ma scusa... perché mi tratti in questo modo? Guarda che non piace per niente... ma tu vuoi veramente che non mi faccio più vedere?
- Ma no...
- E allora?
- Forse ci stanno delle cose che tu non capisci...
- ... Scusa, ma tu da me che ti aspetti?
- Niente.
- ... Ma scusa, perché devi rispondere con cose prefabbricate? Mica dici quello che pensi! ... Rispondi onestamente!
- Senti Marco, ti prego, non giocare con me, non facciamo giochi di parole che non servono a niente e poi, senti, i buoni sentimenti nei miei confronti mettili da parte, io non sono uno per esercitarci sopra i buoni sentimenti... tu adesso mi stai mettendo in mezzo in questo modo... ma perché?
- Perché mi dispiace che tu stia così.
. Sì, e con questo? Per me che cosa cambia?
- Scusa, per me non è tutto come prima, perché? Tu vuoi dire che per te non è cambiato niente?
- Ma no, ...che c’entra?
- Ma veramente vuoi che domani non vengo? ... Rispondi veramente.
- Ma perché me lo chiedi? Lo sai benissimo... E’ vero che mi metti in crisi, scusa se te lo dico, ma non mi era mai capitato di volere bene a qualcuno.
- E si sente!
- Mh! E poi, adesso che ti conosco meglio, non so come dire... è difficile... va be’, niente, tanto hai capito.
- Senti, quando ti chiedo di rispondere a qualche domanda importante non mi rispondere recitando una parte, senti, pure io ti voglio bene, io non voglio fare buone azioni, io in quest’ultimo periodo mi sento bene... non ho mai avuto un rapporto così profondo con un’altra persona... non lo so... per me è importante.
- Marco, scusami, certe volte mi dimentico che ci sei, cerca di capirmi, io non sono abituato a vivere in questo modo.
- Ma neanche io.
- ...
- Che ora abbiamo fatto?
- Sono quasi le quattro.
- C’hai sonno?.
- No... senti, sai che penso?
- No, che cosa?
- Penso che tutte queste cose le riscriverò tutte, mi piacerebbe farci un romanzo...
- Guarda che quando si scrive vuol dire che non si vive, è un po’ un brutto sogno, io adesso non scrivo più, l’ano scorso avevo scritto un sacco di cose.
- Cioè?
- Niente, conoscevo una ragazza, si chiamava Caterina, siamo stati un po’ insieme, io ho scritto pure un po’ di poesie, però così, forse non c’ho creduto neanche io, quelle cose lì, adesso mi sembrano assurde, cioè non le scrivevo per Caterina, le scrivevo e basta, ma non erano cose vere, erano poesie d’amore... però, io non ero innamorato, almeno credo.
- E poi non hai più scritto?
- No, adesso tutte queste cose mi sembrano molto lontane.
- Senti, la sai una cosa... ma tu ti senti personaggio?
- Cioè? Che c’è sotto?
- Eh... insomma, da quando ti conosco ho preso nota di tutto quello che hai detto e hai fatto, proprio cercando di essere il più fedele possibile alla memoria e di ricostruire tutto nei dettagli...
- Ah! Ma per esempio che cosa hai scritto?
- Tutto, tutto quello che mi colpisce, in qualche modo ti ho rubato qualche pezzetto di vita, scusa, se ti dà fastidio dimmelo e butto via tutto, guarda, mica mi dispiace... veramente...
- Adesso però queste cose me le devi fare leggere, così vedo se mi ci ritrovo... Oh! Ma lo sai che è quasi l’alba... tra due ore mi devo alzare.
- dai, adesso andiamo a dormire... che di fesserie ne abbiamo dette pure troppe.
- Allora ci vediamo domani alle tre, cioè, oggi, vengo io.
- Va bene...
- Allora buonanotte
- ...
- Beh! che fai, non chiudi?
- Perché non chiudi tu?
- E perché devo chiudere io? ... Va be’, va’, chiudo io, però prima mi devi dire una cosa... per te sono timido?
- E mo’ questa come t’è venuta in mente?
- Mah, così, me l’ha detto quella ragazza a Bracciano, però rispondi.
- Timido? Certe volte mi sembra che tu non abbia paura di niente...
- No! Ti sembra, ma forse è perché sono brutto...
- Brutto eh! Va be’ è meglio che lasciamo perdere...
- Ma no, dai, veramente, sono brutto, sono condannato a scontare un forte isolamento culturale, sei bello tu che piaci alle donne, ma a me non mi guardano proprio, come il brutto anatroccolo...
- Senti, ma ci sei o ci fai?
- E’ la mia anima di attore che torna a galla, mi piace recitare... beh! Che c’è? ... parla!
- Niente, sto pensando al recitare, mi viene in mente che...
- Zitto! Non lo voglio sapere.
- Va be’
- Non lo voglio sapere perché già lo so... non te la sei mica presa?
- Ah, ci mancherebbe pure... sei proprio grande e non solo, ... non so quasi che dire, ma mi sento protetto, al sicuro.
- Queste cose le so, me le hai già dette.
- Va be’, però io le penso veramente.
- Lo so, mi fa piacere che le pensi, ma io mi sento molto al di sotto di come mi giudichi tu.
- Mah! Dopo una nottata passata a parlare così io mi sento felice e il merito è solo tuo.
- Ma io non ho fatto niente...
- Tu non hai fatto niente? Beh allora vuol dire che io riesco ad essere felice di niente, ma è un niente così differente! Ci sei, e tu credi che ci possa essere qualcosa che conta di più?
- Zitto, va’, adesso vai a dormire veramente, oh! chiudo io, però... la sia una cosa... si sta bene a chiacchierare...
- A chi lo dici...
- Va be’ allora buonanotte... e grazie.
- Marco ti prego, non dire grazie.
- Va be’, buonanotte.
- Sta bene, ciao.
Non è facile stabilire i confini tra la speranza e la paura, oppure tra la fiducia e la paura, è anzi molto difficile esercitare seriamente la libertà di giudizio e di comportamento cui non si è abituati, la vita è una scienza i cui principi derivano facilmente dall’esperienza quando questa esperienza è confortata da un principio di autorità, come in tutte le scienze il difficile è aprire vie nuove, spingersi oltre le colonne d’Ercole, l’abitudine al principio di autorità spinge piuttosto a mettere in dubbio se stessi, ad avere paura del vuoto, del viaggio senza ritorno, delle ombre che l’inconscio spinge contro di noi. Marco e Angelo, anche se da diversi punti di vista avevano varcato i confini dell’autorità ma proprio per questo cominciavano nel loro intimo una dura lotta contro se stessi, ciascuno dei due nascondeva nell’anima contraddizioni, rimorsi, speranze incoscienti, volontà di amare e di essere amato, esigenze di libertà e di dominio. Angelo in qualche momento si rendeva conto che la gran parte della speranza che riponeva in Marco dipendeva dall’idea che Marco potesse un giorno rendersi conto di essere omosessuale, Marco aveva negato di essere omosessuale... ma in fondo perché allora non era mai andato via? Angelo ricercava mentalmente in tutti i discorsi detti e taciuti di Marco tutti e soli i segni che lo potessero confermare nella sua ipotesi. Angelo aveva letto che molti omosessuale accettano di essere tali solo dopo difficili lotte con se stessi, anche se non attribuiva troppa credibilità a tale ipotesi, pecche in se stesso non aveva mai ritrovato il minimo dubbio sulla sua sessualità, si faceva forte di questa possibilità. Se Marco si fosse riconosciuto omosessuale e si fosse poi allontanato da Angelo, Angelo avrebbe pur sempre agito in nome di una solidarietà che gli sembrava più vincolante di qualsiasi altra. Marco avrebbe potuto avere bisogno di tempo, Angelo avrebbe aspettato. Ma Angelo si chiedeva se sarebbe stato disposto a vedere andare via Marco... lo avrebbe voluto tutto per sè, e nonostante tutti si diceva che amare vuol dire rendere libero l’amato. Angelo rifletteva con terrore sul senso di solitudine e di abbandono che avrebbe provato nel momento di vedere Marco andare via e temeva che questo prima o poi sarebbe accaduto, per questo in fondo desiderava conoscere che cosa Marco si aspettasse dal futuro, Angelo tuttavia non comprendeva che esistono stati di coscienza veramente indeterminati, domande fondamentali su noi stessi alle quali possiamo non essere in grado di rispondere. Marco già da alcuni mesi aveva l’oscura certezza che sarebbe rimasto solo, che non avrebbe trascorso la sua vita lavorando per una famiglia e non avrebbe avuto una donna vicino, aveva bisogno di mitizzare le immagini femminili e di staccarle da un interesse che unisse amore e sesso, forse per questa ragione gli era stato più facile avvicinarsi ad Angelo, non ne aveva paura... Si chiedeva che differenza ci fosse tra ciò che provava per Angelo e le sensazioni di tipo sessuale che provava davanti alle riviste porno che qualche volta aveva comprato, così la sessualità vissuta a livello di fantasia autoerotica appariva sostanzialmente diversa dal rapporto affettuoso con Angelo, tuttavia la differenza tra queste due realtà che era stata sempre a favore della maggiore immediatezza della sessualità diretta cominciava a preoccupare Marco che, tra sublimazioni petrarchesche e autoerotismo non si sentiva realmente appagato e aveva cominciato a vivere una strana specie d’amore, apparentemente senza sesso e quindi senza turbamenti. Marco cominciava ad esser convinto che quella nuova specie di affetto fosse pur sempre capace di dare sicurezza e, in fondo, era tremendamente reale, era uno scambio affettivo a due, il primo e l’unico rapporto in cui Marco sentiva di essere amato per se stesso, in modo gratuito, senza che da lui si richiedesse nulla, lo sgomento di tutto ciò lo metteva in crisi e si diceva che avrebbe dovuto stare in guardia per non fare divenire quel rapporto troppo stretto, eppure se a un livello molto superficiale si diceva che avrebbe fatto meglio a scappare via, a livello più profondo cominciava a credere che restando vicino ad Angelo non sarebbe stato mai solo... avrebbe forse perso la sua libertà, ma la libertà della solitudine è angosciosa. Con questi problemi nell’anima si incontrarono il pomeriggio del giorno seguente, Marco chiese subito di leggere quello che Angelo aveva scritto su di lui, Angelo insistette nel chiedergli se voleva veramente, poi gli diede l’agenda e Marco cominciò a leggere a voce alta, con molta attenzione e chiedendo spiegazione di tutto, suggeriva modifiche, correzioni, Angelo era molto teso perché dopo le prime pagine il diario prendeva una piega diversa e Angelo non sapeva come Marco l’avrebbe presa, man mano che si andava avanti con la lettura sentiva aumentare la tensione, poi intervenne direttamente.
- Senti, Marco, aspetta, adesso prima che vai avanti, guarda, lì dentro c’è proprio tutto... non so se è il caso di continuare, non vorrei che ci rimanessi male... senti, per favore, pensaci bene...
- No, leggiamo, su.
Marco andò avanti nella lettura, ma non più a voce alta, Angelo aveva le mani gelate e cercava di seguire col pensiero la lettura, poi a un certo punto Marco chiuse l’agenda con una smorfia di disappunto.
- Basta, mi dà fastidio leggere queste cose.
Angelo era gelato e non sapeva che cosa dire, Marco si alzò, girò per la stanza, poi prese la borsa.
- Senti, io me ne vado...
Angelo non rispondeva ma avrebbe voluto piangere, rimase zitto parecchi secondi, Marco imboccò il corridoio, Angelo rimase in silenzio, poi sentì chiudere il portoncino, era in preda a una terribile crisi di disperazione, non passò un minuto che sentì suonare alla porta, corse ad aprire col cuore in gola, Marco era tornato indietro.
- Senti, adesso parliamo cinque minuti, però poi me ne vado perché voglio stare solo.
- Marco, ti prego, credimi io non volevo, hai ragione, ... senti, ti prego, perdonami, non volevo farti male...
- Senti, sta’ un po’ zitto! Io tra cinque minuti me ne vado, non è che non voglio stare qui, è che non voglio stare con nessuno, voglio stare solo, per favore, non dire niente.
Passarono cinque minuti di silenzio terribile, poi Marco si alzò, scambiarono un ultimo sguardo, avevano entrambi gli occhi umidi, quindi Marco andò via. Era pieno giorno, Angelo lo vide allontanarsi senza voltarsi dalla finestra che dava sulla strada. Marco si sentiva vuoto, come se dovesse ricominciare tutto da capo, camminava senza sentire il proprio peso, aveva solo voglia di camminare senza fermarsi, aveva letto che qualche volta Angelo si masturbava pensando a lui e non comprendeva come quell’affetto così rispettoso potesse mescolarsi con l’attrazione sessuale, se da un lato l’idea di essere desiderato sessualmente da un altro ragazzo induceva in lui delle reazioni dirette, queste reazioni erano poi sue nel senso più profondo del termine? Masturbarsi pensando a qualcuno vuol dire pur sempre amarlo molto, Marco sentiva che Angelo in qualche modo dipendeva da lui ma voleva restare solo, desiderava lasciare decantare dentro di sè quella massa di sensazioni forti che aveva provato in così poco tempo. Dal punto di vista di Angelo la cosa era motto diversa: sensi di colpa per aver offeso col proprio amore la persona amata, disperazione, solitudine, pianto, desiderio di non vivere più, volontà, ansia di essere abbracciato, di essere perdonato da Marco, di essere santificato quasi dal suo perdono. Angelo anche in questo abbandono sentiva che Marco gli voleva bene anche se non poteva continuare ad andare avanti così, quel distacco era forse più di qualsiasi altra azione di Marco un disperato atto d’amore capace di venare la disperazione di qualche traccia di speranza. Angelo viveva una ebbrezza di purezza sublime, si sentiva amato e amante fino alla disperazione, il loro rapporto era sospeso, forse per sempre negli atti esterni, ma sarebbe continuato senza limiti di tempo nelle zone più profonde del cuore. E’ terribile amare contro tutti e tutto e perfino contro se stessi, l’altro vive dentro di te e tu hai la certezza di vivere dentro di lui, forse è questa la comunione dei santi. Nello stesso giorno in cui si erano lasciati sentivano che non avrebbero potuto lasciarsi veramente. Marco aveva bisogno di una pausa, di una tregua con se stesso, rifletteva sui propri sentimenti e capiva di voler bene ad Angelo ma di non provare per lui attrazione sessuale, gli venne in mente che una vera reciprocità in quel rapporto non ci sarebbe mai stata, avrebbe dovuto essere estremamente chiaro con Angelo, anche a costo di fargli male, non voleva che Angelo coltivasse delle illusioni senza fondamento, gli pareva quasi di ingannarlo ed era convinto o meglio si sforzava di essere convinto che dopo quel chiarimento tra lui e Angelo tutto sarebbe finito. In sostanza Marco non trovava in sè una ragione per interrompere quel rapporto e riteneva il proprio disinteresse sessuale un motivo sufficiente per non essere amato. Tuttavia l’amore di Angelo verso Marco, più che sessualità immediata era un disperato tentativo di identificazione, una ricerca affannosa di aiuto da parte di un uomo che si sente morire giorno dopo giorno e vuole sopravvivere per bruciarsi tutto per colui che gli promette di offrigli la vita. Marco pensò che non ritelefonare sarebbe stato meglio, non per sè ma per Angelo, e che ad Angelo non avrebbe avuto nulla da dare se non speranze vuote e delusioni brucianti, gli voleva bene ma non avrebbe mai potuto renderlo felice, poi gli venne in mente che tutto quel ragionamento veniva solo dal tentativo di applicare al loro strano rapporto delle categorie, dei comportamenti stereotipi. Verso sera giunse alla conclusione che avrebbe detto tutto quello che aveva da dire. Telefonò.
- Ciao
- Come va?
- E tu?
- ...
- Senti, vengo domani così ti riporto un po’ di libri.
- I libri tienili, io li ho già letti...
- Va be’, allora che devo fare? Non devo venire?
- No, se vieni sono contento... grazie.
- Va be’, parliamo domani... be’? Che pensi?
- Niente, sono contento... e poi lo sapevo che ti avrei risentito...
- ... oggi pomeriggio ho passato dei momenti brutti...
- Lo capisco benissimo e guarda proprio mi dispiace...
- No, non lo capisci... mah! Forse di cose ne capisci pure troppe.
- ... Dio! non so che dire.
- Qui se c’è qualcuno che deve dire qualche cosa sono io... Mah! Basta! Vengo domani pomeriggio... Come stai?
- Bene nel senso più profondo.
- Allora ciao!
- Sta’ bene, buonanotte!
Angelo cominciò a pensare a ciò che Marco avrebbe potuto dirgli l’indomani, non riusciva ad evitare di proiettarsi troppo lontano. Il suo cervello cominciò a lavorare a vuoto, a formulare ipotesi. Che cosa Marco avrebbe potuto aspettarsi da lui? Se Marco gli avesse detto di essere omosessuale Angelo avrebbe compiuto il suo sogno, d’altra parte Angelo non si aspettava un discorso di questo genere, lo desiderava sì, ma non lo credeva possibile. In ogni caso Angelo non avrebbe rinunciato a dire a Marco che gli faceva piacere essere trattato come era trattato e meno ancora avrebbe rinunciato a dirgli che gli voleva bene. Dal lato suo Marco era deciso a dire come stessero le cose dal suo punto di vista. Il pomeriggio cominciò con una conversazione fatta di battute leggere, nessuno dei due aveva intenzione di affrontare discorsi seri. Non fecero riferimento alla telefonata della sera prima, tuttavia le cose non dette premevano per venire alla superficie, come sempre fu Marco a prendere l’iniziativa.
- ma tu ti sei mai chiesto perché ti telefono e ti vengo a trovare?
- Me lo sono chiesto e come.
- Certe volte ti chiamo perché non c’ho niente da fare.
- E allora?
- No, così, cioè, a me in fondo dei discorsi che faccio con te non me ne importa niente, li faccio per te... hai capito?
- E con questo?
- Cioè, io parlo di cose che non mi riguardano, cioè, lo so quello che provi tu per me, ma io per te non provo le stesse cose, mi fa piacere quando ci sei, però, quando non ci sei, per me è lo stesso...
- E allora?
- Allora penso che tu puoi dipendere da me e questo mi dà fastidio, mi sento legato e poi penso che ti puoi aspettare da me cose che non sono in grado di darti... insomma, vista da me ... è proprio un’altra cosa.
- Questo lo so, non è la prima volta che lo dici... guarda che non hai obblighi di nessun genere... sei completamente libero.
- Aspetta, io queste cose te le devo dire, però tu lo sai che quando si è amici di qualcuno c’è una certa identificazione, poi magari è tutto sbagliato, però uno ci si ritrova un po’... adesso non mi va di parlare di queste cose, non mi va di farmi capire... io lo so che faccio male quando faccio così ma non mi va di andare oltre, lo so che è una cattiveria, ma non mi va.
Angelo rimase in silenzio, Marco si accostò alla libreria, ne prese un libro, Le mani sporche, di Sartre.
- Questo l’ho letto anch’io, è bello.
- Io l’ho visto in televisione, tutti dicono che parla di Trozskij ma forse non parla solo di quello...
- Mh... beh... comunque era una manovra di alleggerimento.
- Ma perché si finisce sempre nei discorsi difficili? Io penso che è meglio parlare di cose stupide.
- Quando tu sai che con una persona ci puoi parlare di cose serie, allora ci puoi pure parlare di stupidaggini perché tanto lo sa che è lo stesso.
- Bello! Mi piace. Senti, te la posso dire una cosa?
- Dai!
- Certe volte c’ho l’impressione che ridi meno di prima e che non fai mai pazzie, che non ti lasci andare mai, prima qualche volta lo facevi adesso invece tendi di più al cupo.
- Ma che dovrei fare?
- Trovare un entusiasmo vero... mi piacerebbe vederti contento veramente, ma ho l’impressione che c’è qualche cosa che non va.
- Ma non è cambiato niente.
- Nelle cose no!
- ...
- Dai, cambiamo discorso che è meglio.
- Senti, ma tu dormi sempre dalla parte del cuore?
- Fammi pensare da che parte è la sponda del letto.
- Ma è una metafora, è un pezzo di una canzone.
- Beh! Allora sì, certamente... e tu?
- Mah!... Ma che intendi per fare pazzie?
Marco proseguì il dialogo in modo evasivo, citava frasi di film, faceva battute non pertinenti, impediva in ogni modo ad Angelo di parlare, lo scoraggiava. Angelo dal canto suo provava talvolta una situazione di disagio, era la prima volta che la presenza di Marco lo metteva in difficoltà con se stesso, non si trattava di fastidio, tuttavia avrebbe voluto in certi momenti non esserci, per la prima volta in un momento in cui Marco gli era vicino provò il desiderio di non essere lì, avrebbe preferito rintanarsi con le sue cose, in un calore chiuso e riflesso tutto su se stesso, per la prima volta viveva realmente a livello emotivo il distacco da Marco, pensava tra sè: “Dio! Come finisce un amore! Adesso sono assolutamente solo, basta solo un istante per capire che non ami più, eppure il mio forse non era nemmeno amore, chi ama non dovrebbe smettere di amare per il solo fatto di essere abbandonato, in fondo il mio amore non era che una montatura egoistica basata sull’affetto che Marco ha avuto per me... era lui in fondo a reggere tutto”. Angelo era abituato a vivere solo, forse avrebbe continuato a vivere sognando di Marco a occhi aperti, come altri sognano di Dio, credeva comunque che avrebbe dovuto trovare qualcosa da fare per dare un senso alla vita: farsi prete, oppure scrivere un romanzo in cui l’omosessualità fosse descritta con tono sereni, senza angosce, un romanzo di cui avrebbe voluto essere protagonista, una storia d’amore in cui l’amore è reciproco, totale, con o senza sesso, ma fino alla morte e oltre la morte, una storia d’amore che fosse anche una storia di lotte comuni, di sofferenze comuni e di felicità comuni, o forse avrebbe dovuto studiare, lavorare avrebbe dovuto divenire uno che conta per poter predicare un verbo molto sottile e ambiguo, al cui fondo fosse sempre il proprio diritto alla vita, senza scelte tra apparenza e emarginazione. Certo idee velleitarie gli si agitavano per la mente, continuava a camminare, ma quella serata per lui era già finita, Marco continuava a parlare, Angelo continuava a rispondere, Marco interpretava le parole di Angelo perché pensava che Angelo stesse soffrendo, ma Angelo non era più lì, era già molto lontano. Come è il panico della morte così è quello del distacco, si teme ma poi si può solo accettare, come morire non dipende da noi, così non dipende da noi continuare ad mare, sono cose che semplicemente accadono, senza vera angoscia, un salto e sei fuori, ad Angelo tornava in mente Alberto Finzi Contini del romanzo di Bassani, tra Alberto e Malnate c’era un po’ un rapporto come quello tra lui e Marco , che cosa lo aveva salvato dal disfacimento più terribile? ... Solo la morte di entrambi che aveva tolto a ciascuno la possibilità di vivere una vita propria. Quando l’amore finisce, quando cioè non si ama più, terminano le sofferenze e ricomincia la solitudine che non è angoscia perché è senza attese, anche la sessualità si spegne quando finisce l’amore, si vive in un limbo vuoto che dà spazio al sonno e alla coscienza, che apre la mente a una consapevolezza di sè come creatore, come consolatore, come autonoma inesauribile fonte di pensieri, in quei momenti Angelo ripensava ai suoi sogni... fin dove si era arrampicato il suo spirito, fino a quale rifiuto di pensare si era spinto per inseguire una speranza! La parola amore gli sembrava una parola senza senso, per gli altri forse l’amore esisteva, per lui no... eppure in qualche modo aveva amato ed era stato amato, come avrebbe voluto essere in grado di amare senza speranza, allora si sarebbe sentito perfetto, e non era l’idea che Marco se ne stesse andando per la sua strada a sconvolgerlo, ma l’idea di non riuscire ad amarlo ugualmente. Quello di Marco non era un tradimento e Angelo lo sapeva, un altro mondo, con altre speranze e altri amori stava portandogli via Marco, forse una ragazza, forse solo un desiderio di libertà, in tutto questo, che pure in qualche modo gli toglieva la speranza non c’era odio nè perfidia, era il compiersi di una realtà che Angelo non conosceva ma che in qualche modo era fatta di desiderio, d’amore, di angoscia e di speranza, di senso di incompletezza e di solitudine, Angelo desiderava fortemente che Marco, andandosene per la sua strada potesse essere felice, era questo forse l’unico modo assolutamente disinteressato di amarlo, per questo Angelo era felice di non provare gelosie. D’un tratto venne in mente ad Angelo che forse quel distacco, per Marco, non fosse o potesse non essere del tutto sena rimpianti e senza problemi, questo pensiero bastò a farlo tornare alla conversazione, voleva che Marco sapesse che avrebbe continuato a volergli bene e che prendeva quel distacco con serenità.
- Senti Marco, adesso me la fai dire una cosa?
- Dai, su, ... che c’è ... però non facciamo troppi discorsi.
- Devo stare zitto, va be’, però accidenti come è difficile parlare...
- Parla, parla...
- Io lo sento che stai andando via ma per me resti sempre un dio.
- Sono contento che lo capisci, penso che non ti telefonerò più...
- Va bene anche così.
Seguì una lunghissima pausa.
- ... Però senti, se poi ti richiamo tu mi rispondi?
- Certo che ti rispondo!
Angelo si sentì gelare da quello strano modo di dire addio, erano all’ultima fermata, Marco non sembrava aspettare l’autobus, più avanti c’era un largo con delle panchine, andarono a sedersi, Angelo si chiedeva se quello fosse veramente un addio, Marco che pure aveva voluto quell’addio si chiedeva se non stesse recitando una parte e quale fosse la reale consistenza della sua volontà di andare via, voleva una pausa perché un po’ aveva paura, ma quella paura era anche la ricerca di una conferma, all’atto del distacco Marco sentiva quanto Angelo gli volesse bene e quanto questo fosse importante per lui, sapeva che Angelo avrebbe continuato ad amarlo, non voleva ingannarlo e non voleva deluderlo con la sua libertà, voleva che Angelo non lo mitizzasse, non finisse per credere in lui ciecamente, voleva che sapesse che poteva andare via, che poteva andare per la sua strada, forse non oggi, forse tra un anno, ma voleva anche metterlo alla prova per vedere se Angelo avrebbe saputo amarlo anche così. Nella volontà di fuga di Marco c’era pur sempre una volontà di lasciarsi dietro una scia per riconoscere i suoi passi e per non perdere la via del ritorno. E poi chi se ne vuole andare se ne va e basta, non lo dice rima, non si sente obbligato a dare spiegazioni, chi invece si ferma a dire addio sente che c’è qualcosa da lacerare. Angelo che pochi minuti prima aveva provato il senso del distacco si sentiva ansioso, temeva di poter deludere; in un addio come quello, Angelo rivedeva il suo Marco, vedeva che Marco era incerto, diviso tra sparire e restare. Marco capì che il momento era importante, si fermò a parlare, a dire cose belle di Angelo, ma per Angelo quelle parole contavano poco perché erano tutte al passato, solo l’ipotesi di risentirsi “dopo” era per il futuro, solo quello contava veramente. L’addio non era più un addio, era già una attesa, l’attesa di un ritorno, anche quella prova andava superata ma era piccola cosa, forse un mese, forse un anno, Marco non lo aveva mai abbandonato, perché avrebbe dovuto farlo allora?
FINE