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venerdì 28 settembre 2007

RAPPORTI TRA GAY DI ETA' DIVERSA

Sulla base delle notizie che ho raccolto (che su questo tema non sono molto limitate, anzi!) e spinto soprattutto dal commento anonimo pubblicato in “Commenti da meditare” cercherò di affrontare un tema fondamentale del mondo gay, che si ripresenta puntuale in moltissime relazioni anche importanti, quello della differenza d’età. Premetto che si tratta di un argomento estremamente delicato perché la dissimmetria all’interno di un rapporto sembra, almeno all’apparenza, un elemento di debolezza. Mi è capitato anche a livello personale di trovarmi coinvolto in rapporti con persone anche molto più giovani di me e ho cercato di mettermi dall’altra parte e di capire che cosa stesse cercando il ragazzo che avevo vicino. Molto spesso lasciare spazio a chi mi voleva bene mi è costato molto caro nel senso di auto-repressione, spesso mi sono sentito frenato dall’idea di invadere terreni molto delicati sui quali non credevo di avere il diritto di entrare, perché per un uomo adulto un ragazzo che gli vuole bene è qualcosa di sacro. Ho vissuto questi rapporti dissimmetrici sempre dalla parte del più grande e non riesco a immedesimarmi realmente nella parte del più giovane. Quanto di questi rapporti fosse determinato dall’eros e quanto da altre forme di affettività, addirittura più profonda, è difficile dirlo. Certo dal mio punto di vista scattavano meccanismi di affettività quasi paterna e in tutta onestà sarei tentato di togliere il quasi. Questi sentimenti erano ovviamente mescolati con l’eros che tuttavia si stemperava in una dimensione di gradevolezza fisica, di godimento della semplice presenza dell’altro, della sua voce, della sua fiducia nei miei confronti. Ciò che ho potuto rilevare in questi rapporti, per quanto mi è capitato di viverne personalmente e per quello che ho visto nella vita di altri è che sono realtà estremamente importanti, che incidono profondamente nell’animo delle persone e che possono portare entrambe le parti ad una maturazione affettiva molto seria. Il vero problema di questi rapporti non è, come speso si crede, nella questione “sesso sì, sesso no” o fino a che punto. Il vero problema è nel senso del limite, nella non prevaricazione, nel consentire a chi è più giovane sempre una via di uscita dignitosa (l’amore non è una trappola), sesso o non sesso, nella coscienza della reversibilità della cosa, che poi è il vero fondamento della stabilità di questi rapporti. Quando ci sono venti o più anni di differenza un rapporto ha inevitabilmente una struttura più complessa, è giocato su una molteplicità di ruoli e tentare di eliminare in modo fittizio il gap generazionale non ha alcun senso, ma il rapporto può avere un senso profondo “per quello che è” e, a mio giudizio, può essere vissuto pienamente solo con la coscienza che alla base c’è qualcosa di diverso da ciò che unisce due coetanei. Personalmente ho il terrore degli schemi ma da quello che vedo sono portato a pensare che molti uomini adulti abbiano enormi problemi nel gestire questo tipo di relazioni proprio perché temono che non saranno mai come un rapporto tra coetanei. Certo, non lo saranno mai, ogni pretesa in contrario è velleitaria perché chi ha vent’anni ha comunque vent’anni di vantaggio su chi ne ha 40, ma nel pieno rispetto della sua particolarità, un rapporto affettivo profondo (anche sessuale) tra due persone di età molto diversa, più avere un senso positivo e profondo da entrambi i punti di vista. Ogni forzatura, ogni tentativo di ridurre queste cose a schema è nella sostanza una forma di violenza e le forzature creano sofferenza e non c’è niente di peggio che mettere alle stette un’altra persona costringendola “affettuosamente” ad un rapporto affettivo che non vuole o che non vuole più. Dalla mia personale esperienza posso solo dire che da ragazzi molto più giovani di me ho imparato come si ama veramente, senza calcolo e senza preconcetti, perché quando un ragazzo cerca la compagnia di un uomo adulto ha veramente superato i preconcetti. Lo fa perché sente il bisogno di farlo, un bisogno di stabilità, di sicurezza, di confronto serio, un bisogno d’amore anche in un altro senso. Queste forme d’amore sono cose serissime, non sono un gioco anche se ne possono avere talvolta l’apparenza. I ragazzi molto più giovani di me con i quali ho vissuto relazioni affettive profonde ormai sono uomini adulti e addirittura di mezza età, con alcuni di loro i rapporti affettivi seri datano ormai da decenni. Il nostro rapporto si è trasformato lentamente in altro da una cosa positiva è derivata, senza forzature, un’altra cosa positiva e il contatto affettivo “profondo” non si è mai perso. Vorrei dire ai quarantenni: quando vi capiterà di trovarvi in situazioni simili, perché queste cose ai gay capitano, evitare di vedere le cose solo dal vostro punto di vista, chiedetevi che cosa potete fare di buono per il ragazzo che vi sta vicino perché potete fare molto ma ricordatevi che dovete fare uno sforzo enorme per non distruggere quello che quel ragazzo sta cercando di costruire perché pesare negativamente (anche col negarsi) sull’affettività di un ragazzo giovane è una forma di cattiveria che un uomo adulto non si deve permettere. E ai ragazzi più giovani che si trovano in situazioni simili vorrei dire: cercate di capire che per un quarantenne la vostra presenza può essere un grossissimo problema, insegnategli a volervi bene secondo la vostra regola e non secondo la sua. I quarantenni hanno tanto bisogno di crescere e hanno paura dell’amore più dei ragazzi giovani. Agli uni e agli altri direi: cercate di non vedere l’uno le stupidaggini fatte dall’altro, cercare di capirvi, di parlare, di confrontarvi, non recitate mai! Non fingete mai! Non fate ai calcoli! L’amore non è una partita a scacchi dove si vince facendo la mossa giusta. Non ricorrete mai a schemi... cercare di volervi bene, perché è l’unica cosa che conta!

COMMENTI GAY DA MEDITARE

Nel blog ora denominato STORIE GAY ho ricevuto due commenti, quanto mai significativi. Riposto questo commenti qui sotto, perché possiate leggerli comodamente. Per quanto mi riguarda posso solo dire che mi hanno messo in moto il cervello.
Commento ad “UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY” (presente anche su questo blog):
Anonimo ha detto...
Sta succedendo anche a me, lui ha 23 anni e io 43! Chi è in pericolo sono io, sono troppo grande, e non penso che possa essere, alla lunga, educativo per lui. Mi sta travolgendo con la sua giovinezza, spensieratezza, incoscienza e ... superficialità. Ho un compagno da 8 anni, non viviamo insieme, ma tra alti e bassi, è sicuramente la storia più importante della mia vita. Ho messo altre volte in pericolo la mia relazione, ma questa volta ho l'impressione che non dipenda solo da me. Mi corteggia e mi parla come se fosse già invaghito di me, piacevolmente grato della mia sola presenza. Sono spaventato ma al tempo stesso non riesco a non pensare a lui.
Commento a “PER UN GAY MEGLIO UN ETERO SERIO CHE UN GAY STUPIDO” (presente anche su questo blog)
lucio ha detto...
Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che tra un gay ed un etero puo' nascere un rapporto affettivo, nel rispetto delle proprie tendenze sessuali. Mi dispiace pero' quando affermi che i gay sono solo stupidi. Ho 43 anni, ho vissuto la mia sessualità nascondendomi alla curiosità degli "stupidi etero". Quando però ho capito che era il mio, l'atteggiamento sbagliato, ho trovato degli stupendi etero, così come avevo già incontrato dei fantastici amici gay, hai solo incontrato uno stronzo. Fidati ci sono fantastici gay e stupidi etero, basta saper riconoscere i primi ed evitare i secondi.

CIAO DISTILLATO 4

Ciao Distillato,
quanto al tuo commento a Ciao Distillato 2 ti dico subito due cose, perché poi vorrei chiederti un consiglio. Innanzitutto mi piace moltissimo il tono sciolto del tuo commento e il fatto che parli anche un po’ di te, cosa che per me ha un enorme valore, quello che dici non è teorico ma è il frutto della tua esperienza che non deve essere stata facile. In sostanza il fatto che questi nostri confronti a distanza non siano confronti di idee ma esperienze mi sembra importantissimo, ciò che conta sono sempre e solo le persone. La seconda cosa che mi ha colpito e anche questa volta mi ha aperto gli occhi su cose che non sono abituato a vedere è l’idea di pensare che ci sono i più giovani e che forse rivolgersi a loro è particolarmente importante. Ieri sera ho ricevuto un commento di Rossana una ragazza che mi ha chiesto se questo blog è aperto anche alle ragazze gay. E’ una ragazza giovanissima e ricevere un suo commento mi ha svegliato un po’, le ho risposto dandole il benvenuto e ho scritto un post per l’occasione, poi sono andato al sito statistico (mio vecchio vizio) e ho trovato cose che mi hanno fatto molto pensare e che prima non avevo notato. Diverse visite anche lunghe e concentrate su pochissimi post (cosa che indica una lettura seria dei testi) provengono da scuole. Il che vuol dire che ci sono ragazzi molto giovani che leggono un sito come questo. Ho scritto un primo post per l’occasione e ne ho aggiunto un altro contenete una storia ambientata a scuola, tra ragazzi molto giovani, su qualche mia vecchissima memoria. Confesso però che rendermi conto che il pubblico di questo blog può essere anche pubblico molto giovane mi mette un po’ in crisi. Con i ragazzi della tua età o più grandi non ho mai trovato incomprensioni, ma con ragazzi molto giovani mi sento in imbarazzo, come se questo sito, per il suo stesso contenuto, potesse creare dei problemi. Mi rendo conto che anch’io ho le mie fisse e che forse il mondo è più semplice di come me lo immagino. Per esempio, alcuni post recenti (che tu hai commentato) mi creano un certo imbarazzo se penso che possono essere letti da ragazzi molto giovani. E allora corro un po’ il rischio di auto-censurarmi, di moderare non solo il linguaggio ma anche i contenuti fino al punto di banalizzarli e tutto per paura di fare danni, cosa che non vorrei fare per nessuna ragione. Questo è oggi il mio momento di imbarazzo ed è proprio su questo che vorrei chiederti quello che pensi si debba fare perché tu hai manifestato la volontà di rivolgerti proprio a questi ragazzi e, probabilmente, ne conosci il mondo da vicino molto più di me.
Un abbraccio.

LETTERA AGLI AMICI GAY PIU' GIOVANI

Dai siti statistici rilevo che un numero non esiguo di visite proviene da scuole e che in diverse occasioni non si tratta di visite occasionali perché vengono aperte diverse pagine e i tempi di permanenza sono a volte significativamente lunghi, il che indica che i ragazzi leggono effettivamente i post. Ho ragione di ritenere che tra i lettori di questo blog ci siano anche ragazzi giovanissimi. Questo post è rivolto a questi ragazzi, ma se ci sono anche ragazze il discorso è esattamente lo stesso.
_________

Ragazzi,
se siete venuti a leggere un blog come questo probabilmente non è per caso, ma dal mio punto di vista il rendermi conto della vostra presenza, tanto più se con casuale, significa mantenere nei vostri confronti il massimo rispetto. Questo blog non è un sito pornografico, non ci sono immagini di nessun tipo e la a finalità è quella di presentare la realtà gay del mondo di oggi com’è realmente, senza falsificazioni e senza finalità ideologiche. Io cerco di moderare il linguaggio e i contenuti nella dimensione necessaria per mantenere questo blog un blog per tutti (non per adulti) ma l’argomento che si affronta qui ha una sua consistenza reale che in ogni caso emerge da queste pagine. Quello che potete trovare qui non è la verità rivelata, è un insieme di punti di vista soggettivi. Potete trovare altrove molte altre fonti di informazioni autorevoli e serie, ma se apprezzate questo blog non posso che esserne contento. So che ci siete e in ogni caso mi sento di darvi alcuni consigli. Se siete ragazzi (o ragazze) gay, non fidatevi di nessuno, tanto meno in rete. Su eventuali vostri blog non usate riferimenti personali identificabili (cognome, scuola frequentata, foto di luoghi o di persone). In rete c’è moltissima gente seria ma ci sono anche persone poco raccomandabili. Non date mai a nessuno numeri di telefono o di cellulare, evitate di dare credito a promesse o a prospettive allettanti. Tenete presente che in rete le identità spesso sono false e dietro l’apparenza di un vostro coetaneo non sapete chi si nasconde realmente. Io stesso ho pubblicato sul blog delle storie (scritte in prima persona) riguardanti ragazzi di 22-23 anni e alcuni lettori mi hanno contattato pensando che io avessi 22-23 anni mentre ne ho moltissimi di più. Ho dovuto pubblicare un post di chiarimento e avvisare gli interessati per non fare nascere rapporti sulla base di un completo fraintendimento, ma in genere non succede così.
Quanto poi al vostro essere gay... usate il cervello! Pensate prima di agire! Non fatevi portare da entusiasmi troppo facili, diffidate delle persone che non conoscete e anche di quelle che credere di conoscere. Se qualcuno di voi pensa al coming out, cioè al dichiararsi gay, come ad una realtà liberatoria, è bene che ci pensi molto seriamente prima perché sono passi senza ritorno e possono creare grossissimi guai che non si è in grado di prevedere in anticipo. Se leggete questo blog e ne condividete la linea lasciate un commento sempre senza riferimenti troppo diretti e senza aggiungere link a un vostro blog personale. Se in qualunque modo posso esservi utile fatemelo sapere tramite un commento senza nessun riferimento troppo specifico. Anche nei confronti di questo blog usate la dovuta prudenza perché è visitato ogni giorno da centinaia di persone. Io cercherò, nei limiti di tempo di rispondere a tutti, come mio solito, con la massima onestà. In genere il mio motto è “Tenere i piedi per terra!”. Non vi dirò cose bellissime, vi dirò semplicemente quello che penso. In bocca al lupo per la vostra vita!

giovedì 27 settembre 2007

CIAO DISTILLATO 2

Ciao distillato7,
eccomi di nuovo qui dopo aver letto i tuoi commenti agli ultimi post. Ormai dire la mia in risposta ai tuoi commenti è divenuta una graditissima consuetudine e questo blog trova nel nostro dialogo un elemento molto importante. Non lo dico per lusingare, lo penso. E’ un confronto a distanza ma è un confronto serio.
Ma andiamo ai commenti.
1) Il commento a “Ciao distillato” mi rimette un po’ in riga e mi ricorda che il mondo è un po’ più grande di come lo vedo io. In effetti, i contatti con i gay che ho io sono pressoché sempre con persone che non hanno avuto problemi nell’accettarsi e per questo sono portato a generalizzare questi atteggiamenti. Quello che dici mi fa riflettere per esempio circa il fatto che i lettori gay (adesso veramente numerosi) di questo blog, anche se in genere non scrivono commenti, sono comunque gay che si sono accettati, che magari non si dichiarerebbero mai né in famiglia né altrove ma che non hanno problemi con se stessi e con la propria identità. Persone che cercano un blog come questo, quanto meno, non hanno problemi di identità e di accettazione, quelli poi che mi hanno scritto o che sono in chat con me sicuramente non hanno il minimo problema di identità. E’ vero, esiste una dimensione più sfumata, un terreno in cui l’accettazione, cioè l’auto-accettazione può essere molto più faticosa, potrà sembrare strano e probabilmente non lo è affatto, ma pur conoscendo più di qualche gay (persone delle età più varie) non ho mai incontrato problemi di identità o di auto-repressione. Probabilmente ormai parlare di esperienze gay da parte di chi si riconosce gay non è poi una cosa veramente tabù, ma i problemi di identità sfuggono e non vengono nemmeno a galla... A queste cose non avevo “onestamente” mai pensato come a cose realmente esistenti, proprio perché non ne ho mai viste direttamente. Non nego che mi piacerebbe (anche se è un’ipotesi estremamente remota) incontrare persone che hanno avuto problemi di identità e che li hanno superati, perché incontrare persone che hanno tuttora problemi di identità su un sito come questo è pressoché impossibile. Devo dire che la tua osservazione mi ha aperto gli occhi su un aspetto dell’essere gay che avevo cercato inconsciamente di eliminare. E tra l’altro si tratta di un aspetto cruciale che può creare sofferenze enormi.
2) Quanto al tuo commento a “Gay e ignoranza”, concordo pienamente con quello che dici. Probabilmente mi sono lasciato andare un po’ troppo, ma in sostanza la storia che c’è alla base è vera. Un ragazzo voleva parlare chiaro ai suoi, poi ha visto atteggiamenti di totale chiusura e ha finito per rinunciarci. Diciamo che il dialogo concentra in poche battute contenuti che probabilmente sono stati espressi dai genitori di quel ragazzo in momenti vari e in situazioni differenti. Riassumere il tutto era difficile e ho insistito un po’ troppo. Certo, oggi queste punte non si raggiungono ovunque né frequentemente.
3) Quanto al tuo commento a “Masturbazione gay” ti dirò che a prima lettura mi sembrava una cosa molto accettabile, in effetti dici cose che è difficile non accettare, ma mi sono chiesto, onestamente, perché in quello che dici c’è comunque una riserva nei confronti della masturbazione. In sostanza dici che non bisogna permettere che la masturbazione, che pure ci mette in relazione con i nostri desideri, diventi un surrogato della vita reale, altrimenti si rischia isolamento, incompiutezza e insoddisfazione. Ripeto, il discorso sembra ineccepibile, ma dipende da una pregiudiziale. Cerco di spiegarmi. Avevo già letto il tuo blog, e sono ritornato a visitarlo più volte. Da una lettura che non sia totalmente superficiale si deduce che tu hai trovato una tua realizzazione a livello affettivo, il che, dal mio punto di vista, significa che quelli che per me sono stati sogni per te sono una realtà. E di questo non posso che essere felice con te. E’ chiaro che trovare un ragazzo col quale si può avere una forma di contatto sessuale serio è la realizzazione del più profondo desiderio che un ragazzo gay posa avere. Però questa volta finisci tu per guardare dall’alto di una posizione sostanzialmente privilegiata quelli che non hanno avuto la fortuna (o la capacità, o l’occasione) di trovare la persona giusta al momento giusto (tra queste persone mi ci metto anch’io) e il giudizio dall’alto in basso lo sento un po’ bruciante. Per carità, non solo non mi offendo ma mi onoro di una scambio di pareri come questo, però mi chiedo, come stavi anche tu prima? Adesso, dire che la masturbazione può lasciare isolati, incompiuti e insoddisfatti a me sembra che contenga un po’ un atto di superbia da parte di uno al quale in fondo è andata bene, verso quelli che sono rimasti nel guado. Per quelli che stanno in fondo e non in cima, la masturbazione non allontana nulla, se mai avvicina, diciamo pure che avvicina l’impossibile ma certo non allontana dalla vita reale perché la sessualità reale, quella condivisa, di fatto, non esiste. Ti ho detto onestamente quello che penso. So che non te la prenderai per questo. Se puoi, continua a darmi una mano e, credimi, ogni volta che pubblico un post comincio a chiedermi che cosa ne penserai. Tutto questo mi fa estremamente piacere.

MASTURBAZIONE GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sulla masturbazione gay. Preciso che le analisi statistiche permettono di rilevare che la chiave di ricerca “masturbazione” con o senza ulteriori parole aggiunte rappresenta la chiave di ricerca più usata dopo “storie gay”, “blog gay” e “forum gay” per l’accesso a questo blog. La parola masturbazione precede sensibilmente anche la parola “sesso” che, essendo più generica dovrebbe in linea di massima essere più usata. Osservo che lo stesso tipo di analisi, condotta su siti etero, non porta allo stesso risultato e, anzi, la parola “masturbazione” in ambiente etero è nettamente meno gettonata della parola “sesso”. Nei colloqui che mi è capitato di avere in rete e di persona con ragazzi gay, l’argomento masturbazione è stato praticamente sempre presente e non ha creato difficoltà di nessun genere. Ho avuto occasione di parlare più volte di sesso anche con ragazzi etero e l’atteggiamento nei confronti della masturbazione è risultato alquanto diverso. I ragazzi etero preferiscono parlare di rapporti sessuali con le ragazze più che di masturbazione e l’argomento masturbazione crea in genere imbarazzo anche a ragazzi che non hanno remore a parlare della loro vita sessuale in termini molto espliciti, come se la masturbazione fosse intesa, in ambiente etero, come una forma inferiore di sessualità, una specie di surrogato della vera sessualità identificata come effettivo rapporto a due. In pratica parlare di masturbazione in ambiente etero è più difficile perché chi ne parla teme di essere considerato non pienamente adulto, come se la masturbazione fosse una caratteristica adolescenziale che, se non superata in età adulta, è indice di immaturità psico-sessuale. Tra i gay, come ho già detto, non è così, si parla di masturbazione sostanzialmente senza problemi, della masturbazione non si prova vergogna, in sostanza non la si vede come una forma minore e quasi immatura di sessualità. Parlando di questo argomento con ragazzi gay è praticamente impossibile che si scivoli su toni di scherzo o su battute più o meno ovvie accompagnate da risate di disimpegno, come invece succede quando se ne parla con ragazzi etero. Secondo la prospettiva gay la masturbazione è fondamentale perché costituisce per molto tempo, e talora per tutta la vita, l’unica realtà sessuale concreta. Aggiungo che la masturbazione è anche il vero mezzo per scoprire i propri orientamenti sessuali. In sostanza, un ragazzo gay si accorge a livello cosciente di essere gay proprio perché si masturba pensando ad altri ragazzi, il valore di questa scoperta è enorme perché ne va dell’identità dell’individuo. L’identificazione del proprio orientamento sessuale per questa via non è quindi legata ad atteggiamenti psicologici più o meno falsificabili e condizionabili, ma a una reazione molto diretta e istintiva della quale ci si può fidare molto più che del consiglio di chiunque. La masturbazione gay è quindi per un verso il mezzo per la scoperta della propria identità e per l’altro è di fatto la vera sessualità possibile. Un gay che si proietta nelle proprie fantasie quando si masturba, non cerca solo o soprattutto uno sfogo fisico ma mira a costruire a livello fantastico cose che non sono possibili nel mondo reale. Le fantasie masturbatorie gay sono estremamente importanti perché la possibilità della loro realizzazione concreta è di gran lunga inferiore a quella delle fantasie masturbatorie etero. Le fantasie masturbatorie riflettono in modo profondo la personalità di un individuo e identificano le sue vere scelte, cioè quelle più istintive e meno mediate da ragionamenti e da condizionamenti. Parlando con un ragazzo gay mi capitò di entrare in argomento, lui mi disse di essere innamorato di due ragazzi “ugualmente”. Mi permisi di chiedergli a che cosa pensasse quando si masturbava e mi rispose che pensava a uno solo dei due e nel dirlo arrivò da sé alla conclusione. Passo ad un’altra questione, in anni recenti assai meno importante di quanto non fosse in passato, ossia alla repressione della masturbazione e anche qui devo segnare la differenza tra quanto accade ai ragazzi etero e quanto accade ai ragazzi gay. La repressione della masturbazione su base religiosa (peccato) o su base pseudo-medica (indice di immaturità sessuale) tende a divenire un fenomeno recessivo quantunque ancora concretamente presente e oggi assai più che in passato è diffuso un atteggiamento che non mira a colpevolizzare. Se la tendenziale repressione della masturbazione (per quanto intrinsecamente sbagliata) può spingere un etero verso una sessualità reale di coppia, lo stesso atteggiamento spinge un gay alla castità forzata, tanto più forzata quanto più potenti sono i condizionamenti. Preferisco non soffermarmi sull’atteggiamento della Chiesa circa la masturbazione e sulla necessità della vita casta perché un gay possa dirsi cristiano anche se questi temi meriterebbero un’analisi molto seria perché coinvolgono la vita intima di moltissime persone. Là dove non sono possibili o sono estremamente improbabili, per ragioni ambientali, forme di affettività sessuale a due, come spesso accade per i gay, la masturbazione resta sostanzialmente l’unica forma di sessualità possibile e l’unico modo di unire affettività e sessualità. Voglio sottolineare che per un gay innamorarsi di un etero è una cosa non solo possibile ma frequente. In casi del genere, ma non solo in questi ma anche là dove c’è una vera sessualità di coppia gay, vivere in modo sereno la masturbazione significa non svalutare ma valorizzare e completare la propria sessualità.

CIAO DISTILLATO BANDO AI RINGRAZIAMENTI

Confesso che attendo regolarmente il commento di distillato7 e che lo leggo con estremo interesse. Non fosse altro perché è un punto di vista almeno parzialmente diverso dal mio. In realtà spesso davvero molto parzialmente. L’ultimo commento, quello a “Dialogo a distanza”, mi sentirei di sottoscriverlo quasi al 100%. C’è solo una cosa che mi colpisce perché non concorda con la mia personale esperienza che, lo ripeto, è assolutamente parziale. Nel commento si sottolinea che nell’essere gay non c’è nulla di sbagliato. L’osservazione è ripetuta con qualche variante ben due volte. Secondo me i gay non pensano affatto che l’essere gay come tale sia un problema o che in loro ci sia qualcosa di sbagliato. Questo tipo di impostazione, con l’enfatizzazione del problema dell’auto-accettazione, proviene da vecchie visioni di tipo para-psichiatrico dell’omosessualità. Cose del genere possono esistere solo per ragazzi molto giovani e esclusivamente se questi ragazzi hanno subito un fortissimo condizionamento ambientale omofobo, tuttavia, anche solo la frequenza di una scuola pubblica costituisce una efficace vaccinazione contro queste cose. In sostanza penso che il problema dell’identità gay sia il tipico falso problema che viene non dall’osservazione del reale ma da visioni molto astratte e sostanzialmente a priori del mondo dei ragazzi gay. Il problema se mai è la difficoltà di arrivare a capire di essere omosessuali, non l’idea che la cosa in sé sia patologica, cioè la comprensione del fatto non la sua accettazione.
Quanto al fatto che nascondere o reprimere il fatto di essere gay non faccia bene ai ragazzi gay, vorrei dire una cosa: che reprimere il proprio essere gay faccia male mi sembra ovvio, anche se credo che questa repressione sia solo il portato di un condizionamento ambientale non del vedere l’essere gay come cosa per sé problematica; che poi faccia male il nascondere il fatto di essere gay è tutto da dimostrare perché spesso l’applicazione di questo teorema contraddice la sua stessa tesi e si producono più disagi non nascondendo che nascondendo. Quello che distillato dice al punto 3 del suo commento mi sembra totalmente vero e appena ne avrò la possibilità scriverò un post centrato sul problema del rapporto tra omofobia e ignoranza, che mi sembra un punto fondamentale.
Concordo poi totalmente con la conclusione nella quale ravviso una esortazione a superare le geremiadi e ad assumere un atteggiamento positivo e attivo nei confronti dei problemi.
Gra... No! va bene non lo dico più... però una cosa te la dico e mi fa estremamente piacere, questo blog non è più solo mio! E un altro pezzetto del sogno che si avvera!
Un abbraccio!

COMING OUT E FUGA

Quasi in prosecuzione del post “Essere gay in diversi contesti”, vorrei fermarmi un po’ su un elemento che ho ritrovato piuttosto frequentemente nell’esperienza dei ragazzi gay, si tratta dell’idea della fuga, chiaramente non della fuga d’amore ma della fuga da casa, dalla famiglia, dall’ambiente sociale dove normalmente vivono. L’idea della fuga non viene dalla fantasia o dall’illusione di trovare altrove situazioni ideali di vita, ma viene esclusivamente dalle difficoltà reali, talvolta pesantissime, che si incontrano dove si vive abitualmente. Ieri sera parlavo con uno dei miei amici etero (amici veri) e parlavo con lui di queste cose. A un certo punto mi ha guardato e mi ha detto: se i miei figli fossero gay non è certo da me che incontrerebbero chiusure, ma penso che avrebbero comunque una vita difficile. Questo mio amico ha due figli e quando lo vedo in famiglia ho l’impressione che sia nato per fare il papà, nessun atteggiamento pedagogico, un lasciarsi coinvolgere nel gioco, un saper rispondere sempre con un sorriso, un non perdere mai la pazienza. Questo mio amico, oltre me, ha conosciuto altri gay della sua stessa età mantenendo con loro dei rapporti affettivi seri, fatti di rispetto e di affetto. Ma, bisogna dirlo chiaramente, si tratta di cose rare. Molte famiglie (e l’ho visto in concreto) non hanno in pratica nessun dialogo con i figli e mantengono con loro dei rapporti che non hanno nulla di affettivo. Ci sono ragazzi (non solo gay) che a casa loro non si sentono affatto la persona più importante, perché hanno genitori che tendono ad essere dominanti e invadenti e queste cose, che già si tollerano a stento quando si è molto giovani, a 24-25 anni e oltre sono sentite come delle vere e proprie forme di prevaricazione. Se poi si aggiunge che “molto spesso” i ragazzi gay, se pure si dichiarano con qualche amico (il che tra l’altro non è assolutamente frequente) non si dichiarano praticamente mai coni loro genitori. Aggiungo che, se poi un ragazzo percepisce la disistima dei genitori nei suo confronti per qualche altra ragione, ben difficilmente potrà avere la pur minima disponibilità a fare con loro un discorso chiaro. In queste situazioni l’idea della fuga diventa insistente: Andare via! Cambiare aria a qualunque costo! In genere non si tratta di un’idea estemporanea ma di del risultato di un ragionamento purtroppo giusto. In sostanza un ragazzo gay ha l’impressione che siccome la sua autonomia economica tarderà fino ai 30 anni e talvolta anche oltre, “tutta” la vita reale cioè quella affettiva sarà inevitabilmente rinviata a quell’età. In altri termini un ragazzo gay che vive in condizioni difficili ha piena coscienza che per lui tutto il tempo tra i 16 e i 30, e anche 35 anni, sarà niente altro che una lunghissima vigilia nella quale brucerà la sua giovinezza senza vivere sostanzialmente la sua vita. E a quell’età la privazione di una vita affettiva vera costituisce una sofferenza forte. Vedere bruciare il proprio tempo giorno per giorno porta a un profondo senso di frustrazione. Ecco il significato vero della fuga! Purtroppo i ragionamenti che spingono i ragazzi gay verso l’idea della fuga non sono fantasie negative ma sono fondati sulla realtà, anche se poi non esiste nessuna possibilità reale di attuare questa fuga al momento in cui la si concepisce. Perchè andare via da casa contro il parere della propria famiglia è una scelta senza ritorno e quindi se non c’è un’indipendenza economica seria (cioè una condizione di lavoro stabile) non ci può essere nessuna fuga. In questa situazione “reale” (non sto descrivendo l’Inferno di Dante, ma cose che sento ogni giorno) tanti ragazzi si pongono il problema se non abbia più senso fingere, almeno finché non si veda molto prossima la meta dell’indipendenza economica. Francamente, in situazioni del genere, il “fingere” non è un inganno ma una forma di legittima difesa. Un ragazzo mi ha fatto notare che “fingere è disonesto” ma devo aggiungere che a mio modo di vedere in certe situazioni fingere è addirittura un dovere perché in risposta a un atto di onestà radicale come l’outing in situazioni pericolose (che certe volte maschera un certo autocompiacimento) si posso trovare forme di ostilità e di ipocrisia così sgradevole che “dopo” ci si pente profondamente di aver confidato nella capacità altrui di capire.