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sabato 3 novembre 2018

GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”
Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:
“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”
Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.
Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.
Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:
“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”
“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”
“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”
Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.
È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.
Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.
Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.
Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”
Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.
Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”
Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.
Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!
Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.
Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.
Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”
Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.
Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.
Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.
L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.
Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.
Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica
art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.
art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).
Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.
In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6750

lunedì 3 settembre 2018

SEMPRE FIGLI NOSTRI – I VESCOVI USA E L’OMOSESSUALITA’

Leggevo sul sito della Conferenza dei Vescovi cattolici degli stati uniti un documento “Always Our Children: A Pastoral Message to Parents of Homosexual Children and Suggestions for Pastoral Ministers” che merita una particolare attenzione. Era mia intenzione tradurre il teso in Italiano e pubblicarlo “con il dovuto commento” sui siti di Progetto Gay, sia in Italiano che in Inglese. Ho tradotto tutto il testo ma ho notato che non posso riprodurlo nemmeno parzialmente perché è coperto da copyright! Il copyright è nato per impedire lo sfruttamento commerciale di una pubblicazione, ma in questo caso specifico, dove non si capisce quale possa essere l’interesse commerciale da difendere, trattandosi di un documento “pastorale”, il copyright ha ovviamente un altro significato, cioè quello di impedire la pubblicazione anche parziale del testo e quindi il suo commento puntuale da parte di “persone non autorizzate”, in sostanza il copyright qui ha solo il senso di una censura. Devo sottolineare che i documenti ufficiali del Vaticano, che sono di ben altra importanza, non sono difesi con espedienti come il copyright e il Vaticano si espone onestamente alle critiche di chiunque, ma la conferenza episcopale degli USA preferisce difendersi con mezzi tipici del diritto commerciale!
Invito non solo i gay ma tutte le persone che hanno una coscienza civile a leggere questo documento (http://www.usccb.org/issues-and-action/ … ildren.cfm).
Non posso citarne i contenuti per questioni di copyright, mi limiterò quindi a riportare le impressioni che ho avuto durante la lettura del testo.
Noto che il testo è del 1997, in piena epoca di Giovanni Paolo II, anzi di San Giovani Paolo II. I vescovi presentano un approccio non fraterno ma “pastorale” nel senso che non c’è nessuna ricerca in comune della verità ma ci sono i pastori che benevolmente si preoccupano della pecorelle smarrite. La comunicazione è a senso unico, dall’alto al basso, dai vescovi ai fedeli. Il discorso sulla omosessualità è affrontato insistendo molto formalmente sull’accoglienza e il rispetto ma ribadendo l’insegnamento della Chiesa, cioè in sostanza rifiutando radicalmente di aprire gli occhi sulla realtà. Anche Galileo aveva sostenuto che non è il sole a girare intorno alla terra ma la terra a girare intorno al sole e fu condannato dall’Inquisizione sulla base degli insegnamenti della Chiesa, insegnamenti che non avevano nulla di evangelico, come non hanno nulla di evangelico gli insegnamenti della Chiesa sulla Omosessualità. Ho citato centinaia di volte documenti fondamentali su questa materia dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità, ma la Chiesa non vuole prendere in considerazione “la realtà”, che non ha niente a che vedere con quello che la Chiesa stessa predica in tema di omosessualità. Sbagliare si può, ma insistere nell’errore evitando ogni forma di confronto vuol dire che l’altro è considerato una realtà di serie B, da compatire, da guidare, una persona che si deve fingere di rispettare senza minimamente cercare di capire quello che pensa, che è considerato sbagliato a priori.
C’è poi un’altra cosa che mi ha molto colpito, il documento è rivolto essenzialmente non ai gay, mai ai genitori di figli gay e coloro che esercitano funzioni pastorali, si dice che il ricorso alle terapie di conversione “non è obbligatorio” e dovrebbe essere accettato volontariamente e anche che non è detto che risolva il problema, ma si consiglia ai genitori cattolici di rivolgersi a specialisti che seguono la dottrina cattolica, e questo è di per se molto significativo.
Per un verso si insiste sul fatto che un figlio gay è comunque un figlio (perché molti cattolici evidentemente erano stati indotti a pensare il contrario!), ma per l’altro si riconosce che un genitore può ben dirsi sconvolto da un evento terribile come accorgersi di avere un figlio gay, si consiglia a quel genitore di rivolgersi alla comunità, alla parrocchia, alla diocesi, alle associazioni di genitori di figli gay, ecc. ecc.. Ma mi sono chiesto se la Chiesa si sia mai resa conto di avere diffuso e di continuare a diffondere messaggi falsi e omofobi che hanno alimentato e continuano ad alimentare l’odio verso i gay. Sul tema del suicidio si dice che l’omosessualità può portare al suicidio ma in realtà non è l’omosessualità che porta al suicidio ma il clima di caccia alle streghe alimentato intorno all’omosessualità da quanti, sotto l’apparenza mite e paterna del pastore, diffondono l’odio. Chi ha orecchio per intendere intenda! Questa era la chiesa di San Giovanni Paolo II ma è stata anche la chiesa di Benedetto XVI e purtroppo è ancora la chiesa di Papa Francesco.
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giovedì 8 febbraio 2018

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.
Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.
Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.
Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)
“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:
A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.
La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.
È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).
Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.
Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).
Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.
Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.
Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”
Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:
“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 
251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 
[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”
Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:
“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”
La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.
Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.
Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.
Chi ha orecchio per intendere intenda!
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Se volete,potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6350

domenica 30 ottobre 2016

OMOSESSUALI E EDUCAZIONE SESSUALE; QUALE EDUCAZIONE SESSUALE

Sul sito dell’ANSA (sezione Salute & Benessere), in data 28 Ottobre 2016, è stato pubblicato un articolo intitolato “Genitori disorientati da temi gender, ‘disgregano’ famiglie – Pediatri Simpe, 1 mln di omosessuali ma adulti non parlano con figli”.
“Sono circa un milione, afferma la Simpe (Società Italiana Medici Pediatri), gli italiani che si dichiarano omosessuali o bisessuali, a cui si aggiungono altri due milioni che hanno sperimentato attrazione per persone dello stesso sesso. In maggioranza si tratta di giovani, perché i primi segni di un diverso orientamento di genere compaiono prima dei 18 anni nell’80% dei casi. I genitori sono però poco preparati a capire i ragazzi: fino a 1 su 3 non sa come affrontare le problematiche dell’identità di genere, il 46% però capisce che i figli attraversano l’adolescenza con evidenti incertezze e dubbi di orientamento. Solo 1 su 5 tenta di comprendere, 1 su 2 ritiene che il dialogo sia difficile. Idee confuse anche sulle nuove forme di famiglia: un genitore su 2 accetta solo quella tradizionale e 2 su 3 ritengono che le tematiche gender possano disgregare la famiglia. ‘No’ alla fecondazione eterologa, inoltre, da 1 su 2, ma ‘sì’ alle coppie di fatto per i due terzi degli intervistati.”
Secondo Giuseppe Mele, presidente della Simpe, riporta il sito dell’Ansa, “Sono moltissimi i ragazzi che devono affrontare dubbi circa l’orientamento sessuale durante il difficile periodo della adolescenza. I genitori se ne rendono confusamente conto, ma sembrano incapaci di affrontare il tema con un obiettivo educativo. Al Nord l’apertura è maggiore, ma ovunque c’è disorientamento e poca conoscenza del problema”. Sempre più spesso, dunque, “i pediatri si trovano di fronte a sistemi familiari inediti, frutto di un cambiamento culturale inarrestabile di cui dobbiamo prendere coscienza, riconoscendo la diversità e le tematiche gender – conclude – indipendentemente dal giudizio personale che ognuno può avere sull’argomento”.
Perfino papa Francesco ha avuto parole di condanna per la teoria del gender, sembra che sia veramente una cosa terribile in grado di minare le famiglie alle fondamenta. Ma qualcuno ha mai spiegato al presidente della Società italiana del medici pediatri e a papa Francesco che la cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella? «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia Lgbt» (http://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma- … BRzvPmLSUl).
Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles» fornisce ampi ragguagli in proposito.
Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. Mi chiedo a quali fonti facciano ricorso papa Francesco e il dott. Mele in tema di orientamento sessuale e di problematiche di genere per arrivare ad avallare espressioni e concetti del tutto privi di fondamento. Il dott. Mele dice che “Sono circa un milione gli italiani che si dichiarano omosessuali o bisessuali, a cui si aggiungono altri due milioni che hanno sperimentato attrazione per persone dello stesso sesso” e non fa che riportare, praticamente con le sesse parole, un dato dell’ultimo censimento istat del 2012.
Il dato potrebbe fare pensare che gli omosessuali in Italia siano circa un milione, valore che appare assolutamente sottostimato a chiunque abbia anche una minima conoscenza della realtà omosessuale. In realtà, dopo aver detto che “Secondo i risultati della rilevazione, circa un milione di persone si è dichiarato omosessuale o bisessuale (pari al 2,4% della popolazione residente), il 77% dei rispondenti si definisce eterosessuale, lo 0,1% transessuale.” Il documento dell’Istat prosegue così: “Il 15,6% non ha risposto al quesito, mentre il 5% ha scelto la modalità “altro”, senza altra specificazione. I dati raccolti, quindi, non possono essere considerati come indicativi della effettiva consistenza della popolazione omosessuale nel nostro Paese, ma solo di quella che ha deciso di dichiararsi, rispondendo ad un quesito così delicato e sensibile, nonostante l’utilizzo di una tecnica che rispettava appieno la privacy dei rispondenti (busta chiusa e sigillata e impossibilità per l’intervistatore di verificare le risposte).”
Non c’è bisogno di aggiungere che non ci si può lamentare che la gente non capisca di che cosa si sta parlando quando le semplificazioni e il linguaggio giornalistico finiscono per prevalere sui dati scientifici e quando a Mons. Anatrella (inventore del gender) è dato maggior credito che all’Organizzazione Mondiale della Sanità.
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mercoledì 28 settembre 2016

CASANOVA E L'OMOSESSUALITA'

Proseguendo nella pubblicazione della mia traduzione di “Uranismo e Unisessualità” di Raffalovich, sono lieto di presentare oggi l’analisi della sessualità di Giacomo Casanova offerta dallo stesso Raffalovich. Nessuno ha mai messo in dubbio l’eterosessualità di Casanova, ma nei Mémoires di Casanova non troverete mai alcuna forma di disprezzo o di strillata repulsione nei confronti dell’omosessualità, della quale Casanova ha avuto qualche piccola esperienza in seminario all’età di 17 anni. Il racconto dei fatti, operato da lui stesso, manifesta l’intelligenza dell’uomo e la sua indipendenza di giudizio. Nella narrazione di Casanova i fatti contano più delle parole, l’aggettivazione è scarna e l’intelligenza si manifesta anche nella prosa.
Nella seconda parte del post si tratta di un argomento molto particolare e ben noto nel ‘700 e cioè dei castrati, chiamati a recitare in teatro e anche a cantare nell’opera lirica le parti femminili, perché alle donne era proibito comparire sulla scena. È ben noto che Parini, un prete serio e un illuminista serio, fece sentire la sua voce su questo punto nella famosa ode alla Musica, in cui, per smuovere lo sdegno civile per pratiche tanto immorali, descrive un castrato, ingrassato e svirilizzato per effetto della castrazione, che canta con un fil di voce una parte femminile in un’opera lirica:
“Aborro in su la scena
Un canoro elefante,
Che si strascina a pena
Su le adipose piante,
E manda per gran foce
Di bocca un fil di voce…”
Casanova si trova coinvolto nella questione dei castrati per un motivo molto particolare. Nel ‘700, poteva anche accadere che una donna, facendosi passare per castrato, nella vita e sulle scene, potesse conquistare le platee, perché nessuno poteva interpretare i ruoli femminili meglio di una vera donna nei panni di un falso castrato. Casanova si imbatté in “Bellino”, una donna nei panni di un falso castrato, capì che si trattava di una donna e perse la testa per lei. Cercò di sedurre Bellino con tutte le sue arti. Avrebbe voluto a tutti i costi avere la prova certa della femminilità di Bellino, ma Bellino non cedeva, d’altra parte se lo avesse fatto la sua figura di (falso) castrato sarebbe crollata con conseguenze economiche e penali molto pesanti. Bellino aveva un fratello, Petronio (il nome è tutto un programma), che Casanova considera un vero gitone (prostituto, anche qui il nome non è casuale). Petronio prova a sedurre Casanova, ma Petronio è un uomo e Casanova gli fa capire che la cosa non incontra i suoi gusti, ma lo fa col tatto del gran signore.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich. Le aggiunte tra parentesi quadra sono mie.
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IV. – Casanova. – Eterosessualità congenita malgrado atti unisessuali commessi dopo la pubertà.
Dopo il masturbatore omosessuale [Rousseau], ecco Casanova, libertino eterosessuale famoso; all’età di 17 anni passati (dopo essere stato l’amante di due sorelle che deflorò) lo misero in seminario, ma fu ben presto cacciato dal seminario per atti di unisesualità: ecco il suo racconto:
“Uno dei miei compagni di dormitorio, dell’età di quindici anni e che oggi, se è ancora vivo, è vescovo, mi colpì per la sua figura e per le sue doti. Mi ispirò una viva amicizia, e nelle ore di ricreazione, invece di giocare ai birilli con gli altri, passeggiavo regolarmente con lui. Parlavamo di poesia e le più belle odi di Orazio facevano le nostre delizie. Preferivamo l’Ariosto al Tasso e Petrarca catturava tutta la nostra ammirazione, perché Tassoni e Muratori, che lo avevano criticato, erano l’oggetto del nostro disprezzo. In quattro giorni divenimmo così buoni amici che eravamo tanto gelosi l’uno dell’altro che, quando uno di noi lasciava l’altro per andare a passeggio con un terzo, ci tenevamo il broncio come amanti. Un monaco laico [il prefetto] sorvegliava il nostro dormitorio e le sue funzioni erano di mantenere lì dentro l’ordine … Quando il prefetto vedeva che tutti gli allievi erano coricati, entrava nel suo letto. Una grande lanterna illuminava questo luogo che era un parallelogrammo di ottanta passi per dieci. I letti erano posti a distanze uguali, all’altezza di ogni letto c’era un inginocchiatoio, una sedia e il baule del seminarista. Ad un estremo c’era il lavabo e all’altro il letto del prefetto. Il letto del mio amico era di fronte al mio e noi avevamo la lanterna tra noi. L’occupazione principale del prefetto era di sorvegliare perché nessun allievo andasse a coricarsi con un altro, perché non si sarebbe mai supposta innocente una tale visita. Il fatto era considerato un crimine capitale: il letto non serviva che per dormire e non per intrattenersi con un compagno, c’era la convinzione che un seminarista non potesse dormire fuori del suo letto se non con propositi immorali. Del resto, libero e tranquillo nel suo letto, ci poteva fare quello che voleva; peggio per lui se avesse abusato di questa libertà. È stato sottolineato in Germania che gli agglomerati di giovani in cui i direttori si danno da fare per prevenire l’onanismo sono quelli in cui questo vizio regna più largamente. Gli autori di questi regolamenti erano degli stupidi ignoranti che non conoscevano né la natura né la morale. La natura ha dei bisogni che devono essere soddisfatti, e Tissot ha ragione soltanto in rapporto ai giovani che abusano di questa facoltà, ma questo abuso sarebbe estremamente raro se i direttori fossero prudenti e saggi, perché i giovani sono spinti ad eccessi pericolosi solo dal piacere della disobbedienza, ecc. .. Nella notte del nono o del decimo giorno del mio soggiorno in seminario, sentii qualcuno venire a coricarsi vicino a me. Mi prese subito la mano che la strinse dicendomi il suo nome, io feci fatica ad impedirmi di ridere. Era il mio amico che si era svegliato e vedendo la lanterna spenta aveva avuto il desiderio di venire a farmi una visita. Qualche istante dopo lo pregai di andarsene, per paura che il prefetto potesse svegliarsi, perché allora ci saremmo trovati in forte imbarazzo e forse saremmo stati accusati di cose abominevoli. Nel momento stesso in cui gli davo questo buon consiglio, sentimmo dei passi e l’abate [il mio compagno] se ne scappò; ma in quel momento sentii che qualcuno cadeva a terra e nello stesso momento sentii il prefetto gridare con una voce rauca: “Ah! Scellerato! A domani, a domani!”
“il rettore, accompagnato dal prefetto entrò nel dormitorio e ci disse: “Ascoltatemi tutti. Voi non ignorate la confusione di questa notte. Due di voi devono essere colpevoli, ma voglio perdonarli; e per il loro bene, prometto che manterrò la cosa segreta. Verrete tutti a confessarvi con me prima dell’ora della ricreazione…” Conformemente ai suoi ordini, andammo tutti a confessarci da lui, e poi ce ne andammo in giardino, dove l’abate [il mio compagno] mi raccontò che avendo avuto la disgrazia di urtare il prefetto aveva pensato bene di doverlo fare cadere terra e questo gli aveva dato il tempo di tornarsene nel suo letto senza essere riconosciuto. “
(L’abate [il compagno] gli raccontò anche di aver fatto al rettore una falsa confessione di non avergli confessato la sua disobbedienza [cioè la sostanza del fatto].)
[Quella riportata tra parentesi tonde, nelle righe precedenti è la sintesi operata da Raffaolovich, ma vale la pena di citare l’intero brano di Casanova:
“E ora, gli dico:
- tu sei sicuro di essere stato perdonato perché molto saggiamente hai confessato la tua colpa.
- Stai scherzando? Mi rispose il mio amico, il buon rettore non avrebbe comunque saputo più di quello che sapeva già nemmeno se la visita che ti ho fatto fosse stata criminale.
- Dunque hai fatto una falsa confessione perché eri colpevole di disobbedienza?
- Può essere, ma non se la può prendere che con se stesso, perché ci ha forzato.
- Caro amico, tu ragioni a meraviglia e ora il reverendissimo deve sapere che la nostra camerata ne sa più di lui!”]
“La storia sarebbe finita lì se, qualche notte dopo, io non avessi avuto il capriccio di restituire a mia volta al mio amico la visita che gli dovevo. Verso l’una di notte, avendo avuto il bisogno di alzarmi, e sentendo russare il prefetto, spensi in fretta il lucignolo e andai a mettermi vicino al mio amico. Lui mi riconobbe e condivise la mia gioia, ma stavamo attenti entrambi al russamento del nostro guardiano, appena smise di russare, vedendo il pericolo, mi alzo e raggiungo il mio letto senza perdere un istante; ma appena ci arrivo, ecco due sorprese invece che una. La prima è che mi trovo vicino a qualcuno, la seconda è che vedo il prefetto in camicia, con la bugia in mano, che andava lentamente guardando i seminaristi a destra e a manca. Pensai che il prefetto avrebbe potuto accendere una bugia in un stante; ma come spiegare quello che vedevo: uno dei miei compagni, con la schiena girata verso di me che dormiva profondamente? Prendo la decisione poco meditata di fare finta di dormire anche io. Alla seconda o terza scossa del prefetto faccio finta di svegliarmi e l’altro si sveglia anche lui. Stupito di trovarsi nel mio letto, mi chiede scusa: “Mi sono sbagliato, mi dice, ritornando da qualche parte all’oscuro e trovando il tuo letto libero l’ho scambiato per il mio.
“Può essere, gli risposi, perché anche io ho avuto bisogno di alzarmi.
“Non è verosimile, riprese l’Argo [il cane da guardia, cioè il prefetto],
“E dicendo così si dirige verso la lampada e trova lo stoppino schiacciato. Lo stoppino è affogato nella lampada, signori, la lampada non si è spenta da sé: è opera di uno di voi. Lo vedremo domani.”
L’indomani i due accusati ricevettero sette o otto colpi di corda o di bastone; e il quarto giorno Casanova lasciò il seminario.
L’episodio di Bellino, di suo fratello Petronio e delle sue due sorelle, dimostra (cosa d’altra parte ben nota) che Casanova restò eterosessuale. Bellino (sotto questo nome la bella Teresa recitava in teatro e nella vita il ruolo di castrato) lo affascina, lo strega con la sua bellezza, che lui capisce essere quella di una donna. Come avrebbero potuto il petto deforme di un castrato o gli occhi di un uomo emozionare Giacomo Casanova? In vano le due sorelle (una di dodici e l’altra di 11 anni) vanno da lui, in vano Petronio, fratello di Bellino e prima ballerina, più maschio di Bellino, va a portagli il caffè: “Questo Petronio era un vero gitone [prostituto] e anche di professione. Non è una cosa rara in Italia, dove l’intolleranza su queste cose non è né irragionevole come in Inghilterra, né selvaggia e crudele come in Spagna. Gli avevo dato uno zecchino per pagare il caffè, facendogli dono del resto, e lui me ne mostrò riconoscenza applicandomi sulle labbra un bacio voluttuoso a bocca semi-aperta, supponendo che io avessi gusti che ero lontano dall’avere. Io lo disillusi senza che lui ne rimanesse umiliato. Gli comandai di ordinare la cena per sei persone ma mi disse che l’avrebbe ordinata solo per quattro perché bisognava che tenesse compagnia alla sua cara madre, che cenava sempre nel suo letto. Ciascuno deve fare come vuole; e lo lasciai fare.”
Bellino continua a preoccupare Casanova, persuaso di avere indovinato il suo sesso incantatore e nascosto ma senza poterne comunque ottenere la confessione. Bellino, una signorina de Maupin più voluttuosamente mascherata, lo portò alla collera, alla disperazione (la disperazione infantile di cui è capace), gli fece sorgere dubbi, rifiutò di rimuoverli o di soddisfarli. Senza paura di infilare qui troppa frivolezza, cito una conversazione che ha il suo valore per l’osservatore dei costumi:
“Con un po’ di compiacenza, disse Casanova, voi avreste potuto guarire la mia passione.
“Non ne sareste guarito, disse Bellino, sia che io sia una ragazza sia che io sia un ragazzo, perché vi siete innamorato di me, indipendentemente dal mio sesso; e la certezza che avreste ottenuto vi avrebbe reso furioso…”
Ma Casanova vuole la certezza, promette la sua amicizia se Bellino non fosse una donna. Chiede solo di toccare una cosa fatta per disgustarlo.
“Ah! Disgustare, disse Bellino, sono certo del contrario… La vostra natura ardente avrebbe la meglio sulla vostra ragione, e la vostra stessa ragione diventerebbe dipendente dai vostri sensi e sarebbe l’altra metà della vostra natura… Cercando quello che voi non potreste trovare, vorrete soddisfarvi con quello che trovereste. Come, con tutto il vostro spirito, potete illudervi che, trovandomi uomo, potreste smettere di amarmi da un momento all’altro? Il fascino che voi trovate in me cesserebbe di esistere? Probabilmente diventerebbe ancora più vigoroso e allora una volta che il vostro fuoco sarà diventato brutale, adotterete tutti i mezzi che la vostra immaginazione vi suggerirà per soddisfarlo. Arriverete a persuadervi di potermi trasformare in donna, o peggio ancora di divenire donna voi stesso. La vostra passione genererà mille sofismi per giustificare il vostro amore che voi adornerete del bel nome di amicizia; e per giustificare la vostra condotta non mancherete di citare mille esempi di simili turpitudini…”
“Non succederà niente di tutto questo, rispose lui, – comunque vi devo dire che se tutto questo succedesse , mi sembra che sarebbe meglio perdonare alla natura un deragliamento che a rigore può essere considerato solo un accesso di follia che agire in modo da rendere incurabile una malattia dello spirito che la ragione renderebbe solo passeggera”.
“Per ragionare bene, aggiunge, bisogna non essere né innamorati né in collera.”
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lunedì 12 settembre 2016

RAFFALOVICH: RUOLO STORICO DELL’INVERSIONE [sessuale]

Il brano del trattato di André Raffalovich “Uranisme ed Unisexualité” che potete leggere qui di seguito nella mia traduzione, nonostante il titolo, che sembra prefigurare un’analisi generale del ruolo dell’omosessualità nella storia, è sostanzialmente una riflessione sul rapporto tra Cristianesimo e omosessualità in una prospettiva tipica di Raffalovich. In buona sostanza, se Platone ha fornito un ideale agli omosessuali “superiori”, cioè a quelli che sono capaci di autocontrollarsi, secondo la definizione di Raffalovich, il Cristianesimo non ha fatto che proseguire sulla stessa strada e ha portato nelle sue file, e soprattutto nel clero, schiere di omosessuali “superiori” che hanno entusiasticamente accettato di sublimare la loro sessualità nel misticismo e di contenerla negli obblighi e nei doveri del celibato. Anche qui, come praticamente in tutte le opere di Raffalovich, compare il personaggio dell’omosessuale “superiore”, ma resta il forte dubbio, e direi quasi la certezza, che l’omosessuale superiore non sia in realtà quello che è in grado di autocontrollarsi ma quello che ha definitivamente rinunciato alla propria sessualità sostituendola con la mistica, in questo caso la Chiesa non sarebbe l’educatrice degli omosessuali deboli che hanno bisogno di una disciplina e la dimora di elezione degli omosessuali superiori che optano spontaneamente per la castità, come vorrebbe Raffalovich, ma sarebbe semplicemente l’autorità che in modo più o meno interiorizzato diffonde l’omofobia. Tutto il lavoro di Raffalovich è centrato sul binomio autocontrollo-repressione, in cui i concetti sfumano uno nell’altro. Raffalovich affronta anche il ruolo della Chiesa come persecutrice degli omosessuali e sembra cavarsela sostenendo che la Chiesa, quando ha messo in atto persecuzioni non lo ha fatto per ragioni sostanziali, che anzi la spingerebbero ad una pedagogia dell’omosessualità, ma perché mondanizzata e spinta da motivi politici. Sono particolarmente interessanti, verso la fine dell’articolo, le citazioni che documentano come gli uomini del Medioevo fossero indotti al matrimonio, anche se riluttanti, attraverso la minaccia di un’accusa di sodomia (considerata impropriamente, allora come adesso, sinonimo di omosessualità), data l’equazione, al tempo comune, tra sodomia ed eresia.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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Non si può ancora seguire in modo sicuro l’influenza del ruolo dell’inversione sessuale nella storia dell’umanità, ma c’è comunque il presentimento che sia stato importante e inevitabile. Dopo i pudori inutili, le dannose reticenze e le vane speranze del passato, si comincia oggi a riprendere, a riapprendere e a completare la psicologia dell’uomo.
Gli antichi filosofi, gli stoici, Plutarco il borghese, Epicuro, Platone, Aristotele, avevano, ciascuno a modo proprio, studiato questa questione alla luce del sole, e ancora oggi ciascuno di essi offre soluzioni del problema che tormenta tanti uomini in modi diversi. Platone resta sempre la guida sublime degli uomini superiori, invertiti di nascita o per casualità.(1)
Se la Grecia avesse interessato oggi un po’ di più i dotti, avrei analizzato i rapporti tra le diverse filosofie dell’inversione e le diverse categorie di invertiti, di uranisti e di unisessuali.
Si è talmente abusato di aneddoti greci e si è capita così poco la gerarchia delle relazioni sessuali, al punto da confondere per molto tempo i lettori di oggi con la saggezza e la morale della Grecia. La Grecia intellettuale e filosofica, così come il Cristianesimo, considerava l’istinto sessuale, gli atti sessuali, come un mezzo e non come un fine.
Gli uranisti greci non consideravano più di quelli di oggi la sodomia (il coito anale) come lo scopo dell’unisessualità. Le medesime cause che agiscono sui nostri contemporanei agivano su di loro: nella loro giovinezza i Greci di buon livello sociale erano sorvegliati e difesi contro la lussuria e la dissolutezza di quelli più gradi di loro.
Li si allevava perché fossero forti. Si condannavano le relazioni con gli impuberi. L’amato, secondo il loro codice morale, non poteva essere amato in modo onesto contro la sua volontà. I giovani guerrieri greci non erano effeminati: le abitudini della sodomia attiva o passiva non erano affatto frequenti in mezzo a loro e fra loro. Nella letteratura greca ce ne sono prove sufficienti. Quando si parla di amore greco (nel senso di sodomia) si dovrebbe dire amore turco. L’amore tebano o spartiate era piuttosto quello di August von Platen, “petto contro petto, anche contro anche”.
Platone innalza l’invertito superiore, anche se non gli impedisce di cadere; gli permette di trovare il suo posto, il suo ideale nella gerarchia dell’universo. Se Platone è stato accusato di essere pericoloso, non è certo per l’invertito superiore che aspira al controllo di se stesso, alla glorificazione delle sue tendenze e alla loro purificazione, ma è per il debole che si lascia frastornare, che si crede capace di coraggio e di virtù che egli ancora non ha o che non raggiungerà mai. Per lui ci sono altri filosofi, più accomodanti e meno eccelsi, che non trasfigurano il corpo con l’aiuto dell’anima.
Ovviamente il Cristianesimo non cambiò l’uranismo, ma per moltissimo tempo permise agli invertiti superiori di seguire freneticamente e santamente il principio di Platone. In un mondo che aveva assistito ai saturnali di tutte le dissolutezze e di tutte le vergogne, la religione non poté che attirare in un modo molto particolare gli invertiti superiori. La verginità collocata così in alto o l’amore del proprio simile divenuto così sacro e così tenero, l’amore del suo giovane dio, nudo e sanguinante, sfigurato e trasfigurato, lacerato e lacerante, riempì gli uranisti o i figli di uranisti, di pervertiti, di dissoluti eterosessuali, di un entusiasmo facile da capire e che non è ancora spento oggi e probabilmente per parecchi uomini non si spegnerà mai. L’anima dell’uomo, diventata la fidanzata del Cristo, ha per molti secoli espresso il suo desiderio e la sua adorazione in poesia e in prosa. Angelus Silesius, Frédéric Spe, san Giovanni della Croce, santa Teresa e molti altri illustri o illuminati hanno effuso lamenti d’amore sul petto dell’Amante divino. Hafiz della “notte oscura” è stato accostato a san Giovanni della Croce. Si potrebbero certo leggere le poesie e ignorare che è l’anima dell’uomo che urla e abbraccia i piedi, le mani, i fianchi misericordiosi e non un amante che Krafft-Ebing considererebbe nella sua Psychopathia sexualis come affetto da sadismo, da masochismo e da unisessualità. La letteratura di oggi non osa, tranne che nei suoi momenti di sfida sensuale o sentimentale quello che i poeti dell’amore divino hanno “tubato” e gemuto tra le delizie.
San Giovanni della Croce, uno dei saggi più ammirevoli, disse: “Ci sono persone di una complessione debole e delicata e di una natura tenera e sensibile. Quando queste persone si occupano delle cose spirituali, la loro natura ne prova una grande dolcezza ed è da questa dolcezza che vengono queste emozioni. Quando lo spirito e i sensi ne godono, ogni parte dell’uomo è di conseguenza eccitata al piacere secondo le sue proprietà particolari, cioè: lo spirito al piacere spirituale, che viene da Dio, e i sensi al piacere sensibile, che nasce dal corpo. In modo che l’anima è qualche volta spiritualmente unita intimamente a Dio nell’orazione e, dal punto di vista dei sensi, essa sperimenta in modo durevole e sgradevole grandi sconvolgimenti e grandi rivolte. Perché, dato che queste due parti compongono proprio un tutto unico, uno dei due componenti è normalmente toccato dal dolore e dal piacere dell’altro; in realtà, seguendo le massime dei filosofi, i soggetti ricevono quello che a loro arriva nel modo che è adatto e naturale per loro. Così l’anima, ai suoi inizi, e anche nei progressi che realizza, gusta i piaceri spirituali con la stessa imperfezione con la quale la sensualità gusta i piaceri sensibili; ma quando questa parte animale è stata riformata nella notte oscura, in cui essa viene purificata dalle sue debolezze, essa non è più soggetta a questi difetti.”
Il celibato, coi suoi doveri, le sue occupazioni, le sue devozioni, era una vocazione per queste anime ardenti e desiderose di innalzarsi alla saggezza.
Se si studiano i mistici, i settari, i dottori della Chiesa, si trovano, per l’invertito superiore, una saggezza, una elevazione e una pratica comparabili certamente a quanto indicato da Platone, con in più la devozione, e per l’invertito debole una disciplina.
La storia dei grandi fondatori, dei grandi religiosi, qualsiasi sia la loro epoca o la loro particolarità nell’intendere la fede, Gordon, per esempio, ci insegnerebbe molte cose su questa psicologia dell’inversione e dell’educazione.
Si il cristianesimo si apriva per ricevere gli invertiti, per aiutarli, per assolverli, per salvarli, diveniva però nello stesso tempo un pretesto di persecuzione.(2) Ogni setta che si staccava era accusata di sodomia. Dopo essere stati loro stessi accusati di tutte le lussurie, dopo aver tuonato contro le lussurie dei pagani, i cristiani si servirono di questa accusa contro tutti settari e tutti gli eretici senza eccezione. È estremamente interessante, quando si studia la storia delle sette e delle mistiche (storia così attraente e assorbente), esaminare tutte le dottrine astratte, tutti gli assiomi spirituali, tutte le enunciazioni e tutte le affermazioni che conducono ad una possibile difesa dell’inversione o ad un’accusa certa. In pratica o in teoria tutte le dottrine possono favorire l’inversione sessuale; penso di poterne indicare le due cause, che secondo me sono: in primo luogo che fisicamente l’inversione non è contraria all’istinto sessuale, e poi che l’inversione non è contraria all’intelligenza umana. La Chiesa cattolica ha certamente compreso che spesso l’inversione era meno scandalosa della sessualità eterosessuale; essa ne ha anche spesso conosciuto l’estensione e le ramificazioni, ed è depositaria di parecchie ricette per l’educazione degli invertiti, deve scegliere come preti, ancora oggi, gli invertiti superiori, casti e devoti preferibilmente, e poi gli eterosessuali che hanno rotto con il mondo o che hanno la forza di carattere necessaria; e l’invertito grossolano è naturalmente uno dei peggiori pericoli per una qualsiasi istituzione religiosa.
I settari, entusiasti, pertinaci, ribelli o molto coscienziosi, provenivano soprattutto da due gruppi: i puri, i giusti, i santi, ai quali tutto era permesso e che probabilmente non si permettevano nulla, e i discepoli, quelli che li seguivano, che si permettevano una licenza di costumi che gli eresiarchi potevano rifiutarsi.
Può darsi anche che gli ortodossi militanti, che perseguitavano e accusavano nei primo tempi della Chiesa, credessero che i vizi sessuali degli eretici fossero ben peggiori di quelli degli ortodossi e che i principi eterodossi non fossero che una scusante del cattivo comportamento. Potevano credere facilmente che un ortodosso fosse sodomita malgrado gli assiomi della Chiesa.
Col tempo naturalmente, l’amore per la persecuzione divenne violento, la persecuzione si mescolò con la politica e, per così dire, divenne storica.
Io non condanno, io indico soltanto.
Il processo dei Templari è molto istruttivo. Ci si vede, molto amplificato, uno degli sviluppi dei costumi di oggi,(3) come le diverse soddisfazioni unisessuali simbolizzate attraverso i diversi baci rimproverati e definiti nell’atto di accusa.
Le grandi organizzazioni come quella dei Templari, devono condurre all’unisessualità (allora come oggi) come il modo esterno conduce ad essa; e allora come adesso era solo per caso che si incrudeliva contro le offese nei confronti dei costumi, o per ragioni politiche, e allora come oggi, l’immoralità in quanto tale era impunita.
Se si studiano i documenti si trova che gli atti unisessuali, i gusti unisessuali, le abitudini unisessuali non erano in alcun modo appannaggio della Chiesa o degli ordini religiosi o dei monasteri. L’unisessualità era in piena fioritura tra i laici e allora come oggi la questione dei costumi serviva come pretesto all’indignazione degli ingiusti e degli ignoranti e allontanava i coscienziosi dalla giustizia e dalla ragione.
Nel Medioevo l’unisessualità era molto diffusa. Odericus Vitalis parla di molti sodomiti e catamiti dell’Inghilterra. Guillaume de Nangis (1120) racconta che i due figli del re Enrico e tutti i nobili che morirono con loro al tempo del naufragio della Blanche Nef, erano sodomiti. Importa poco sapere se fossero tutti unisessuali, e non c’è bisogno di credere con i moralisti dell’epoca che il mare assunse il ruolo del fuoco di Sodoma. La loro reputazione è sufficiente.
C’erano allora in Inghilterra molti prostituti, come oggi, molti gitons. Jean de Salisbury li descrive a lungo e secondo lui erano ancora più splendidi di oggi e molto più intimamente(4) curati di molti gitons del 1896. Il Concilio di Londra, nel 1102, prese inutilmente delle misure contro delle abitudini così radicate da lungo tempo.
In Francia, il Concilio di Parigi nel 1212 e quello di Rouen nel 1214 tuonarono contro i sodomiti. E ciò che è più curioso è il fatto che gli uomini che rifiutavano le avences delle donne (molto intraprendenti allora, sembrerebbe, sulla base dei documenti pervenuti fino a noi) dovevano aspettarsi di essere chiamati sodomiti.(5)
La letteratura ce ne fornisce degli esempi. Quando Lanval(6) resiste a Ginevra, lei gli dice:
Uno mi ha detto abbastanza spesso
Che non avete interesse per le donne.
Avete valletti bene affezionati,
Insieme con voi, dovunque li portiate.
Quando Gilles de Chin rifiuta la regina di Gerusalemme: La Regina dice: “E allora, che cosa c’è di sbagliato in me?” “Nulla, mia signora, ve lo assicuro, voi siete una donna bella e nobile, ma il mio cuore è altrove.”(7)
“È vero, risponde lei, è con un ragazzo. Voi state tendendo un arco immorale e certamente non c’è ferro nella vostra freccia.” Gilles l’ascolta, ma non gradisce affatto che lei lo stia accusando di eresia. Lui subito le risponde di non essere eretico: «Non sono un sodomita.”
In Germania nell’Eneit di Heintich von Veldeke, si ritrova la stessa situazione. La madre di Lavinia rimprovera Enea: “Voi non amate le donne. E non sarebbe cosa buona dire quello che voi fare con gli uomini per arrivare a non desiderare le donne.”
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(1) Basta leggere “l’Amitié antique” di M. Dugas per rendersi conto delle ricerche e dei risultati.
(2) La storia delle leggi di Giustiniano, di Carlo magno e di san Luigi conto la sodomia stupirebbe e istruirebbe; Carlo magno e san Luigi considerano la sodomia come una delle cause dell’arrivo dei Saraceni, quegli stessi Saraceni accusati così spesso di insegnare l’unisessualità agli innocenti europei. Giustiniano da parte su aveva delle premesse abbastanza corrette. Tutte queste leggi furono fatte in momenti di paura e di disgrazia. Si stabilì un rapporto tra la distruzione di Sodoma, l’unisessualità contemporanea, i terremoti, la peste, ecc.. Nel 1120 un’invasione di topi fu considerata una conseguenza della sodomia.
(3) Nel 1730, nei Paesi Bassi, 245 unisessuali furono perseguiti penalmente. Solo 68 non se ne scapparono o non riuscirono comunque a sfuggire. Tre morirono in prigione o di malattia. Due si suicidarono. Otto furono leggermente puniti. Cinquantacinque furono condannati a morte e giustiziati. Riprendo questi dettagli da Ulrichs. Non li ho verificati, ma non sono poi molto improbabili. Ottant’anni più tardi si introduceva nei Paesi Bassi il Code pénal e queste barbarie divennero assolutamente impossibili.
(4) Ulrichs rimprovera a Terdieu di avere descritto la mancanza di pulizia dei pederasti di professione, ma egli giura che molti invertiti effeminati trascurano di fare toletta perché non potendo portare abiti sontuosi di seta come le donne, non vedono la necessità di prendersi cura dei comuni abiti maschili. È completamente sbagliato.
Ci si stupisce nel mondo di vedere dei “mezzi-mondani” poco curati, con le unghie rosicchiate, dall’incerta pulizia ma dai vestiti elegantissimi; è la loro vanità o la loro ignavia che li acceca.
(5) Jacques de Vitry (morto nel 1240) dice che a Parigi, se un uomo passava davanti a una casa di prostituzione senza volerci entrare, gli si gridava: “Sodomita!”. Oggi i prostituti, nel luoghi di passeggio eleganti di Londra, per esempio, dicono qualcosa si equivalente.
C’erano allora, come oggi, uomini che avevano delle amanti per sviare i sospetti.
(6) “Lai de Lanval” di Maria di Francia (Vedi oltre).
(7) La parte in corsivo è stata inserita dal traduttore per la comprensibilità del testo.
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