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domenica 27 novembre 2011

GAY E CORAGGIO DI CAMBIARE

Caro Project,
leggendo il tuo blog ho avuto un sussulto di orgoglio e mi capita molto di rado. Ho 43 anni e alle spalle una vita di quelle che a te non piacerebbero proprio. Sono dichiarato pubblicamente da moltissimo tempo, anzi diciamo che sono stato pubblicamente dichiarato e sono passato per la trafila di quelle che tu chiami con molto distacco cose etichettate gay. Per mia fortuna sono riuscito a salvarmi la salute e questo mi conforta perché c’è gente alla quale è andata molto peggio che a me. Quando avevo 18/20 anni internet praticamente non c’era, e mi ero fatto le mie idee, un po’ come dici tu, la frenesia di provare credendo che entrare nel giro avrebbe facilitato le cose e in un certo senso era vero ma da altri punti di vista è stato distruttivo, prima di tutto la notizia che io fossi gay ha fatto rapidamente il giro della città, una città piccola del nord in cui il pettegolezzo e l’ipocrisia la fanno da padroni sempre. Per fortuna studiavo in un’altra città e sono arrivato a finire gli studi, ma poi quando ho cominciato la professione ho avuto problemi enormi perché da me scappavano tutti (sono medico) e sono stato costretto a cambiare città, ho dovuto ricominciare tutto da zero, per non dire delle recriminazioni terribili da parte della mia famiglia che mi trattava come uno stupido senza rimedio, cosa che mi ha spinto ancora di più ad andarmene. Nella nuova città, dopo un po’ ho ricominciato ad andare per locali, perché era diventata quasi una droga. Ho conosciuto gente fuori di testa che in qualche caso mi ha fatto proprio paura e dopo cinque anni me ne sono dovuto andare di nuovo in una città diversa, più piccola, qui i locali non c’erano ma sono cominciate le chat e anche lì è stato un tormento, proprio come una droga, conoscevo dei ragazzi in chat, poi ci si vedeva, si faceva un po’ di sesso e poi sparivano ed erano ragazzi spericolati che quando parlavo di preservativi mi prendevano per matto. Io avevo proprio la frenesia del sesso, avevo più di 30 anni, anzi più di 35, ma passavo tutto il mio tempo libero a cercare contatti. Mi sentivo solo, ed ero solo, i rapporti con casa erano del tutto inesistenti. Mio padre e mia madre non si sono più fatti sentire dopo che sono andato via di casa, li chiamavo ma non mi rispondevano deliberatamente. Gli unici punti di riferimento erano i ragazzi che conoscevo solo per sesso, di uno in particolare mi ero innamorato, mi diceva tante cose dolci ed era un ragazzo molto bello ma pretendeva di venire a vivere con me, cosa che non potevo proprio fare perché avrei finito per non lavorare più e per creare un casino di problemi con tutta le gente che avevo intorno, poi è sparito, ma prima di sparire mi ha vomitato addosso tutti gli insulti possibili, che ero un verme, uno che non ha il coraggio di essere quello che è e soprattutto che ero un morto di fame, perché a lui piaceva di fare la bella vita e con me non la poteva fare di certo. Questa storia è durata tre anni e mi la lasciato con un senso di rigetto e di amarezza fortissima. Col passare degli anni, i ragazzi giovani non volevano più saperne di me e mi cercavano solo i cinquantenni ma era gente più scoppiata di me, depressi da ricovero, che si credevano ragazzini di primo pelo e cercavano di darsi un tono, anche etero sposati, anche gente con patologie a sfondo religioso, una varia umanità che non pensavo nemmeno potesse esistere. Sono arrivati perfino ad offrirmi soldi in cambio di sesso. Uno era malato, aveva un’asma forte e l’ho convinto a farsi ricoverare perché rischiava grosso. Ad agosto del 2009 ho detto basta, ho cancellato tutti i contatti gay che avevo. Ho cambiato numero di telefonino e mi sono buttato completamente nel lavoro, praticamente mi sono rimesso a studiare per fare una specializzazione molto impegnativa e molto lunga che mi porti a occuparmi di aids, ho finito i primi due anni e cominciato il terzo, è una cosa serissima e mi impegna completamente, adesso lavoro part-time e guadagno pochissimo e tutto quello che guadagno va per la specializzazione. Sono realmente interessatissimo agli studi e penso per la prima volta di avere fatto la scelta giusta. Non ti dico quello che vedo in ospedale, c’è un bisogno veramente disperato di gente che si occupi di queste cose, io sono rinato e ho trovato la mia strada. C’è moltissimo da fare e non tanto in Italia o in Europa ma soprattutto in Africa dove l’aids, senza medicine e in mezzo alla totale ignoranza, è un autentico flagello. Giorni fa ho trovato “progetto gay” proprio cercando siti che si occupano di prevenzione e poi mi sono messo a leggere anche il resto. Non abbassare la guardia Project! Quello che fai ha un senso. La vita ha un senso e non sta nel cercare sesso ma nel dare amore senza condizioni, io l’ho capito tardi ma fortunatamente l’ho capito. Essere gay ha un senso eccome, penso che l’essere gay e l’avere passato tutto quello che ho passato sia la vera molla della mia motivazione di fondo. Ti ho raccontato in breve la mia storia, pubblicala se vuoi, a me farebbe piacere. Permettimi una notazione professionale, non abbandonare mai il discorso sulla prevenzione perché sono in pochissimi a farlo e ce n’è un bisogno enorme. Ti aggiungo il link alla pagina su hiv e aids del Ministero della salute
http://www.salute.gov.it/hiv/hiv.jsp che resta un punto di riferimento fondamentale per trovare informazioni serie, anche per i medici (vedi aggiornamento delle linee guida). Mi piacerebbe dedicare un po' di tempo al forum ma adesso ho altri obiettivi per cui ti chiedo di mantenere la privacy.
[lettera firmata]
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

lunedì 27 aprile 2009

DIFENDERSI DALL’AIDS

L’argomento di questo post è estremamente importante. Non insisterò mai abbastanza sul fatto che i rapporti sessuali possono essere mezzo di trasmissione di malattie anche gravissime e che DEVONO ESSERE PROTETTI. Facendo espressa eccezione alla regola di Progetto Gay, secondo la quale tutti i materiali pubblicati devono essere originali, pubblico qui di seguito dei testi informativi sulle malattie sessualmente trasmesse e sull’aids tratti dal sito del Ministero della Salute.
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MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE
Nel nostro Paese, in base ai dati disponibili, si valuta che le infezioni sessualmente trasmesse possano essere più di mezzo milione l’anno.
Le MTS sono causate da batteri, funghi, parassiti o virus che si trasmettono da una persona ad un’altra attraverso “i rapporti sessuali non protetti”, siano essi eterosessuali o omosessuali. Quindi fare sesso non protetto con una persona che abbia una MTS (e potrebbe anche non saperlo!) è causa di trasmissione. Le più conosciute sono la Sifilide, la Gonorrea e l’AIDS. Altre MTS molto diffuse sono le infezioni da Herpes genitale, le infezioni da papilloma virus (HPV) e le epatiti virali da HAV, HBV, HCV (epatite A, B, C). Possono essere presenti in una persona senza provocare sintomi particolari, altre provocano ulcere o perdite mucose.
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Che cos'è l'Aids
La sigla AIDS (Acquired Immune Deficiency Sindrome) significa "Sindrome da Immunodeficienza Acquisita"

Come si trasmette il virus
Il virus si trasmette attraverso:
sangue infetto (stretto e diretto contatto tra ferite aperte e sanguinanti, scambio di siringhe)
rapporti sessuali (vaginali, anali, orogenitali), con persone con Hiv, non protetti dal preservativo
da madre con Hiv a figlio durante la gravidanza, il parto oppure l’allattamento al seno
Sieropositivà all'Hiv e Aids
Essere sieropositivi all'Hiv non significa sempre essere ammalati. La sieropositività è quella condizione in cui viene riscontrata la presenza di anticorpi anti-HIV, ma non sono ancora comparse le infezioni opportunistiche come nell'AIDS.

Come non si trasmette il virus
Il virus non si trasmette attraverso: strette di mano, abbracci, vestiti, baci, saliva, morsi, graffi, tosse, lacrime, sudore, muco, urina e feci bicchieri, posate, piatti, asciugamani e lenzuola punture di insetti. Non si trasmette frequentando: palestre, piscine, docce, saune e gabinetti scuole, asilo e luoghi di lavoro, ristoranti, bar, cinema e locali pubblici, mezzi di trasporto
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Il test HIV
Per sapere se si è stati contagiati dall’HIV è sufficiente sottoporsi al test specifico per la ricerca degli anticorpi anti-HIV che si effettua attraverso un normale prelievo di sangue. Il test anti-HIV è in grado di identificare la presenza di anticorpi specifici che l’organismo produce nel caso in cui entra in contatto con questo virus.Se si sono avuti comportamenti a rischio è bene effettuare il test al termine del sesto mese dall’ultimo rischio di contagio (periodo finestra) poiché gli anticorpi anti-HIV possono presentarsi anche entro sei mesi di distanza dall’esposizione al contagio. Bisogna tenere presente che durante il cosiddetto 'periodo finestra' (periodo di tempo che va dal momento del contagio a quello della comparsa degli anticorpi) è comunque possibile trasmettere il virus pur non risultando positivi al test. La Legge italiana (135 del giugno 1990) garantisce che il test sia effettuato solo con il consenso della persona.Il test non è obbligatorio, ma se si sono avuti comportamenti a rischio sarebbe opportuno effettuarlo. Per eseguire il test, nella maggior parte dei servizi, non serve ricetta medica; è gratuito e anonimo.Le persone straniere, anche se prive di permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano.Per tutte le coppie che intendono avere un bambino sarebbe opportuno sottoporsi al test per la sicurezza del neonato. Il risultato del test viene comunicato esclusivamente alla persona che lo ha effettuato. Sapere precocemente di essere sieropositivi al test dell’HIV consente di effettuare tempestivamente la terapia farmacologica che permette oggi di migliorare la qualità di vita e vivere più a lungo.
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Terapia
Nei paesi occidentali i successi terapeutici contro l'AIDS sono in gran parte dovuti ai risultati ottenuti dalla ricerca scientifica che ha consentito di individuare farmaci dotati di potente attività antivirale. Occorre tuttavia tenere ben presente che le attuali strategie terapeutiche non consentono la guarigione dall'infezione ma permettono di tenerla sotto controllo. Oggi i medici propongono la terapia HAART (terapia antiretrovirale altamente attiva)contro l'infezione da HIV alle persone sieropositive sulla base dei cosiddetti "valori" dei linfociti CD4 (cellule del sistema immunitario) e della carica virale (numero di particelle di HIV nel sangue) che misura la velocità di replicazione dell'infezione. La terapia è in genere composta da più farmaci antiretrovirali che permettono di ridurre la carica virale e migliorare la situazione immunitaria. Il medico potrà spiegare meglio quali sono le varie possibilità terapeutiche, i possibili effetti collaterali, le modalità di assunzione dei farmaci. Per maggiori approfondimenti è possibile consultare il documento "Aggiornamento sulle conoscenze in tema di terapia antiretrovirale - 2005" (pdf, 989 Kb) elaborato dalla Commissione nazionale per la lotta contro l' AIDS - Comitato Scientifico di Progetto del Centro Nazionale per la Prevenzione e il controllo delle malattie, nella seduta di dicembre 2005. Il testo, organizzato in 7 Sezioni per complessive circa 180 pagine, è stato redatto dai maggiori esperti infettivologi, immunologi e virologi della comunità scientifica nazionale affiancati da epidemiologi, operatori di sanità pubblica, psicologi e avvalendosi anche dell’apporto di rappresentanti delle associazioni di pazienti. Tutto il testo è stato revisionato e approvato dalla Commissione Nazionale AIDS sia per quanto riguarda le sezioni redatte da suoi componenti che da esperti associati “esterni”. L’obiettivo, chiaramente esplicitato, è di offrire, a tutti i Centri infettivologici distribuiti nella Penisola, uniformi raccomandazioni di comportamento clinico redatte allo scopo di aiutare i medici e i pazienti a decidere le modalità assistenziali più appropriate in specifiche situazioni cliniche.
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FAQ - Telefono Verde Aids: le risposte alle domande più frequenti (fonte ISS)
Ultimo aggiornamento: 29 Novembre 2007

1. Quali accertamenti diagnostici devono essere eseguiti per rilevare l'infezione da HIV?
I test specifici per la ricerca degli anticorpi anti-HIV più diffusi sono il test Elisa e il metodo Western Blot. Il primo viene usato come test preliminare mentre il secondo come test di conferma.
2. E' possibile sottoporsi ad esami e controlli mantenendo l'anonimato?
Si, nella maggior parte dei Centri è possibile mantenere l’anonimato; negli altri Centri, comunque, è strettamente confidenziale. Per Legge, inoltre, (art. 5 - Legge 135 dell’08/06/90) nessuno può essere sottoposto al test HIV senza il proprio consenso ed è vietato rivelare i risultati del test a persone diverse dall'interessato o dai suoi tutori legali.
3. Nelle strutture pubbliche il test è sempre gratuito?
Nelle strutture pubbliche, il test è anonimo, come prevede la Legge 135 del 1990, e gratuito, come specificato dal Decreto ministeriale del 1° Febbraio 1991, che individua le malattie che danno diritto all’esenzione dal ticket. Il Ministero della Salute attiverà nel 2008, in accordo con le Regioni e Province Autonome, il sistema nazionale di sorveglianza delle diagnosi delle nuove infezioni da HIV che permetterà, tra l’altro, di fare il punto sulla corretta applicazione delle norme che garantiscono gratuità e anonimato del test da parte delle Asl. Le persone straniere, anche se prive del permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano.
4. Quando è opportuno effettuare il test HIV?
Quando si è corso un rischio di contagio reale (rapporti sessuali non protetti, scambio di siringhe per i tossicodipendenti, scambio diretto di sangue infetto e trasmissione verticale da madre HIV+ a figlio), tenendo presente che devono trascorrere sei mesi (periodo finestra) dall’ultimo comportamento a rischio (tempo necessario all'organismo per sviluppare gli anticorpi specifici contro l'HIV).
5. Quando è inutile ripetere il test HIV?
Quando il test dà esito negativo ed è stato effettuato sei mesi dopo l'ultimo comportamento a rischio.
6. Un risultato positivo è sempre indicativo di infezione da HIV?
Si, se sono stati effettuati gli ulteriori test di conferma (Western Blot).
7. Come si trasmette l'infezione da HIV?
L'infezione da virus HIV si trasmette:
per via sessuale attraverso rapporti di penetrazione vaginale, anale e rapporti oro-genitali non protetti da profilattico o con uso non adeguato dello stesso
per via ematica- attraverso lo scambio di siringhe contaminate (per chi usa sostanze per via endovenosa)- attraverso un contatto diretto tra ferite cutanee, profonde, aperte e sanguinanti- attraverso un contatto diretto tra sangue infetto e mucose, anche integre, durante i rapporti sessuali
per via materno-fetale.

8. Quali liquidi biologici trasmettono il virus?
I liquidi biologici che trasmettono l'infezione da HIV sono: sperma, liquido precoitale, secrezioni vaginali, sangue, latte materno.
9. Perché si considerano a maggiore rischio di infezione i rapporti sessuali di tipo anale?
I rapporti anali sono a maggior rischio perché la mucosa anale è molto fragile ed in tale pratica si possono creare delle microferite che aumentano la possibilità del passaggio del virus.
10. Perché coloro che assumono droghe per via endovenosa sono a rischio per l'infezione da HIV?
Perché generalmente scambiano siringhe non sterili, contenenti sangue infetto.
11. I rapporti sessuali con più partner, non protetti da profilattico, aumentano ancora di più i rischi di infezione da HIV?
Si, se nei rapporti sessuali non si usa correttamente il profilattico.
12. Le prostitute possono trasmettere l'infezione da HIV?
Si, se sono persone che hanno contratto l’HIV. Non esistono categorie a rischio, ma comportamenti a rischio, pertanto le prostitute con l’infezione da HIV possono trasmettere il virus se durante i rapporti sessuali non usano il profilattico. Il virus, infatti, non fa distinzione di sesso, età, religione, razza, condizioni socio-economiche. Se il cliente è sieropositivo e non usa il profilattico durante il rapporto sessuale può trasmettere l’infezione da HIV alla persona che si prostituisce.
13. Le persone contagiate per via ematica possono trasmettere il virus durante i rapporti sessuali?
Si, se non usano correttamente il profilattico.
14. Che cosa rischiano i soggetti sieropositivi e i loro partners continuando ad adottare comportamenti a rischio?
I soggetti sieropositivi che continuano ad avere rapporti non protetti da profilattico, rischiano di infettare altre persone e di essere esposti ad altre malattie infettive.
15. I bambini come possono contrarre l'infezione?
I bambini possono contrarre l'infezione da virus HIV dalla madre sieropositiva durante la gravidanza, al momento del parto e durante l'allattamento. Per questo motivo, attualmente, le donne sieropositive in gravidanza assumono farmaci, partoriscono con il cesareo e evitano l’allattamento al seno. In questo modo si riduce notevolmente il rischio di contagio per il bambino.
16. La persona con HIV mostra segni/sintomi dell'infezione?
No, in quanto lo stato di infezione può mantenersi a lungo senza alcun sintomo.
17. L'infezione da HIV può costituire motivo di discriminazione?
No, perché esiste una Legge (Legge 135 - art.5 dell'8/6/1990) che tutela la persona sieropositiva da discriminazioni di carattere sociale, sanitario, lavorativo etc.
18. Una persona contagiata da HIV o malata di AIDS può essere licenziata per tale motivo?
No, come indica la Legge 135 - art. 5 - dell’8/6/90.
19. Un operatore sanitario può rifiutarsi di assistere un sieropositivo o un malato di AIDS?
No, perché alla persona sieropositiva o malata di AIDS deve essere offerta tutta l'assistenza e la cura necessaria come per qualsiasi altra persona residente sul territorio nazionale.
20. Come si possono eliminare i rischi di contrarre l'infezione da HIV mediante i rapporti sessuali?
Con un uso corretto del profilattico.
21. Il profilattico elimina il rischio di contagio?
Si, se indossato fin dall’inizio del rapporto, per tutta la durata e non si rompe. Per un utilizzo corretto seguire le istruzioni riportate nella confezione.
22. Il profilattico deve essere usato anche per un solo rapporto sessuale?
Si, perché ci si può infettare anche con un solo rapporto sessuale.
23. Si può contrarre oggi l'infezione da HIV mediante una trasfusione di sangue?
E' estremamente raro, poiché dal 1986 il sangue donato viene controllato.
24. Le persone che hanno comportamenti a rischio possono donare il sangue?
No, perché potrebbero essere infette e quindi contagiare altre persone.
25. Il virus HIV può penetrare attraverso la pelle integra?
No, perché la pelle è una protezione, un 'rivestimento', una barriera per il nostro organismo.
26. E' pericoloso vivere nello stesso ambiente di un sieropositivo o di un malato di AIDS?
No, perché la condivisione di ambienti di vita non comporta alcun rischio di contagio.
27. L'infezione da HIV può trasmettersi attraverso il bacio 'profondo'?
No, salvo il caso in cui si abbiano lesioni e sanguinamenti delle mucose orali macroscopicamente visibili.
28. Si può contrarre l'infezione bevendo nello stesso bicchiere o mangiando nello stesso piatto di persone sieropositive?
No, perché la saliva non trasmette questo virus.
29. Le lacrime e il sudore sono in grado di trasmettere il virus da HIV?
No, le lacrime, il sudore, la saliva, l’urina, le feci, il vomito e le secrezioni nasali non trasmettono il virus HIV.
30. Si può contrarre l'infezione usando il rasoio o lo spazzolino da denti di persone sieropositive?
No, perché l'infezione si trasmette attraverso contatto 'diretto' con il sangue infetto. Si consiglia, però, per buona norma igienica, di usare strumenti personali indipendentemente dalla conoscenza dello stato di sieropositività.
31. Si può trasmettere l'infezione attraverso gli strumenti usati dal dentista?
No, perché gli strumenti vengono sterilizzati ad una temperatura elevata che non permette la sopravvivenza di questo virus.
32. Gli insetti e gli animali domestici possono trasmettere il virus HIV?
No, perché non è possibile la trasmissione uomo/animale e viceversa. Questo virus, infatti, si può trasmettere solo da un essere umano infetto ad un altro.
33. Un bambino sieropositivo può contagiare un altro bambino sano?
No, nessun bambino si è mai contagiato nei contatti sociali con un bambino sieropositivo.
34. Quali sono le precauzioni specifiche che il personale scolastico può adottare in caso di sanguinamento da parte di un bambino sieropositivo?
La precauzione da usare, come in tutte le situazioni di contatto con sangue di altre persone, è l’uso di guanti per effettuare la medicazione di ferite e/o tamponare emorragie.
35. Qual è la causa dell’infezione da HIV?
La causa dell’infezione è un virus che dal 1986 è stato denominato Virus dell’Immunodeficienza Umana (Human Immunodeficiency Virus - HIV). Sono stati identificati due tipi principali di HIV, denominati HIV-1 e HIV-2, che sembrano avere caratteristiche patologiche e cliniche simili.
36. Quanti sieropositivi ci sono nel mondo?
Al 31 dicembre 2005 il numero delle persone infette è stimato nell’ordine di 33 - 46 milioni (Report UNAIDS 2006).
37. Quanti casi di AIDS ci sono in Italia?
Dal 1982 al 31 dicembre 2005 i casi di AIDS conclamato in Italia sono 56.076 (forniti dal Reparto di Epidemiologia del Dip. MIPI dell’Istituto Superiore di Sanità).
38. Quanti sieropositivi ci sono in Italia?
Si stimano circa 110.000 – 130.000 persone sieropositive (forniti dal Reparto di Epidemiologia del Dip. MIPI dell’Istituto Superiore di Sanità).
39. Quali farmaci attualmente sono utilizzati per il trattamento delle persone con HIV e con AIDS?
Oggi vengono utilizzate terapie combinate (HAART: High Aggressive Antiretroviral Therapy) che consistono nell’associazione di più farmaci e che consentono sia una migliore qualità della vita sia un prolungamento del periodo di sopravvivenza.
40. A che punto è la ricerca scientifica?
Attualmente la ricerca è orientata a sperimentare nuovi farmaci e vaccini.
41. Che cos’è un vaccino?
Un vaccino è un prodotto che stimola il sistema immunitario a reagire contro un particolare microrganismo. I vaccini sono stati concepiti per la prevenzione delle malattie infettive. La somministrazione di un vaccino induce una risposta immunitaria dell’organismo che determina la protezione della persona vaccinata nei confronti di una o più malattie (nel caso dei vaccini combinati) di origine batterica o virale.I vaccini possono essere costituiti da batteri o virus interi vivi inattivati (uccisi) oppure da frammenti del microrganismo specifico. Questi vaccini, detti inattivati, stimolano la risposta anticorpale, ma non causano la malattia. Esiste un terzo tipo di vaccini prodotto con microrganismi vivi attenuati in grado di indurre una forma asintomatica della malattia e quindi la formazione degli anticorpi specifici.Una caratteristica specifica dei programmi generali di vaccinazione consiste nel fatto di non produrre solo effetti sulla persona che riceve il vaccino, ma su tutta la popolazione riducendo la circolazione dell’agente responsabile di una specifica malattia.
42. Che cosa è un vaccino preventivo?
Un vaccino viene definito preventivo quando ha lo scopo di prevenire un’infezione o una malattia in un individuo sano.
43. Che cosa è un vaccino terapeutico?
Viene definito terapeutico un vaccino somministrato ad una persona già infetta o malata. Esso ha lo scopo di indurre o potenziare la risposta immunitaria specifica per controllare l’evoluzione di una infezione o di una malattia. Un vaccino terapeutico potenzialmente si configura come una ulteriore arma per controllare l’evoluzione di una malattia.
44. Che cos’è un trial clinico?
Trial è una parola inglese che significa “prova”. In italiano si parla di “studio clinico”. I trial clinici vengono effettuati per capire se un nuovo trattamento (somministrazione di un farmaco o vaccino) è applicabile agli esseri umani, se può essere nocivo, se ha o meno effetti collaterali, se è efficace e in quale misura lo è nel contrastare la malattia o prevenire l’infezione e quali sono i dosaggi più opportuni. Quando si sperimenta un nuovo trattamento devono essere superate tre tappe consecutive, definite convenzionalmente fasi I, II e III.Generalmente ogni nuova sostanza in procinto di essere sperimentata sull’uomo è stata prima sottoposta ad un lungo periodo di studio in laboratorio. Successivamente la sostanza viene sperimentata su animali di laboratorio (topo, ratto, coniglio, scimmia). Tale fase viene detta sperimentazione preclinica. Se gli studi effettuati sugli animali dimostrano che la sostanza non è tossica ed è efficace, viene valutata l’opportunità di avviare la fase I di sperimentazione clinica.
45. Che tipo di vaccino è quello basato sulla proteina TAT?
Si tratta di un vaccino contro l’HIV basato sull’utilizzo di una proteina del virus chiamata TAT, che è indispensabile per la replicazione virale. Una serie di motivi rendono la proteina TAT “speciale”. Il primo è che si tratta di una proteina regolatoria del virus, un motore del virus, e non di una proteina strutturale. Questo vuol dire che il vaccino sperimentato dall’Istituto Superiore di Sanità presenta un razionale, cioè un approccio totalmente differente da quello degli altri vaccini sperimentati sinora nel mondo. Questi, infatti, si sono concentrati sulle proteine esterne dell’involucro del virus, allo scopo di ottenere un’immunità sterilizzante, ossia la produzione di anticorpi che bloccano il virus prima che entri nelle cellule, creando una risposta immune contro queste proteine esterne. Il vaccino TAT, al contrario, non è in grado di bloccare l’entrata del virus, ma di bloccarne il funzionamento, di non farlo replicare. In altre parole, la risposta immune contro questa proteina dovrebbe far sì che questa proteina non funzioni più nel virus e quindi che l’infezione diventi abortiva. La funzione preventiva del vaccino TAT deriva proprio dal fatto che riesce a bloccare le prime fasi di replicazione del virus. Quando si viene infettati, infatti, il virus entra nella cellula e inizia un meccanismo di proliferazione di se stesso, per cui produce tante copie di virus che si diffondono nell’organismo. Se si riesce a bloccare questa prima fase, il virus non è più in grado di copiare se stesso. Nella sperimentazioni precliniche, condotte sulle scimmie, è successo esattamente così: il virus è entrato nella cellula (i ricercatori hanno trovato tracce di DNA provirale), ma non c’è stata replicazione, non c’è stata quindi l’evoluzione dell’infezione. Poi, con una serie di indagini nel tempo, è stato possibile osservare addirittura che negli animali non c’era più neanche traccia di virus. Questo significa che nel modello animale il vaccino è riuscito a bloccare l’infezione in fasi così precoci che l’infezione stessa non è riuscita a partire. In una seconda ipotesi, meno efficace, è possibile che il virus riesca ad iniziare un ciclo replicativo, il quale, tuttavia, può essere tenuto sotto controllo da un sistema immune che funziona. I cicli di replicazione virale diventano in questo caso molto più bassi e la malattia rimane sotto controllo. Dati condivisi della letteratura internazionale testimoniano che sono proprio le prime fasi di infezione a stabilire l’evoluzione della malattia. In altre parole, più virus replica nelle fasi di infezione acuta all’inizio, più aumentano le probabilità di procedere verso la malattia in tempi brevi. In questo caso, dunque, si è riusciti, sempre nelle scimmie, a controllare talmente bene il processo replicativo che la malattia è rimasta sotto controllo.
46. Questo vaccino può proteggere dall’infezione da HIV?
Questo vaccino non previene l’infezione, ma potrebbe controllare la replicazione del virus e quindi la progressione e la trasmissione della malattia.
47. Il vaccino TAT può essere sia preventivo che terapeutico?
Sì. Proprio perché questo vaccino potrebbe controllare la replicazione virale, può essere usato sia come vaccino preventivo, bloccando i primi cicli di replicazione del virus e quindi impedendo la sua diffusione all’interno dell’organismo, sia come vaccino terapeutico, bloccando la progressione della malattia in individui sieropositivi.
48. Può essere efficace sugli esseri umani?
Sugli esseri umani non possiamo ancora dirlo, ma sugli animali ha dimostrato la sua efficacia nel modello della scimmia.
49. Quando sarà disponibile in commercio?
Saranno necessari alcuni anni di sperimentazione clinica per accertare che il vaccino sia sicuro ed efficace e che possa essere utilizzato per la prevenzione e la terapia dell’HIV/AIDS. Affinché il vaccino sia commercializzato, la sua efficacia dovrà essere confermata con la sperimentazione clinica di Fase III, e ciò richiederà circa 7-10 anni.
50. Quali sono stati i risultati della sperimentazione clinica di Fase I del vaccino Tat?
Questa prima fase di sperimentazione sull’uomo ha avuto come principale obiettivo la verifica della sicurezza del vaccino Tat, ossia l’assenza di tossicità per l’organismo umano. Il vaccino si è dimostrato sicuro e ben tollerato dai pazienti. Non si è, infatti, avuta alcuna indicazione di tossicità, né si sono verificati eventi avversi significativi, se non locali, relativi all’iniezione stessa, o lievi febbricole, molto frequenti peraltro nelle vaccinazioni. Obiettivo secondario di questa fase di sperimentazione, inoltre, era anche quello di verificare l’immunogenicità del vaccino. Una risposta immune specifica è stata riscontrata sia nei soggetti sani che in quelli sieropositivi. In particolare, nel 100% dei volontari immunizzati si è avuta una risposta umorale positiva, ossia la produzione di anticorpi specifici, sia nel protocollo preventivo che in quello terapeutico. La risposta cellulare, ossia la risposta di cellule specifiche capaci di riconoscere la proteina TAT, è stata indotta nel 93% dei volontari sani (protocollo preventivo) e nell’83% dei volontari sieropositivi (protocollo terapeutico).
51. Come proseguirà la sperimentazione clinica del vaccino Tat?
La sperimentazione clinica del vaccino Tat proseguirà con la realizzazione di studi clinici di Fase II, che saranno condotti su volontari sieronegativi a rischio di infezione (vaccinazione preventiva) e su volontari sieropositivi con o senza terapia (vaccinazione terapeutica).
52. A chi ci si può rivolgere per avere informazioni scientifiche e aggiornate sull’infezione da HIV e sull’AIDS?
Si può telefonare, gratuitamente e in anonimato da qualsiasi parte d’Italia, al Servizio Telefono Verde AIDS (800 861061) dell’Istituto Superiore di Sanità. Ricercatori esperti rispondono ai quesiti posti dal lunedì al venerdì dalle ore 13.00 alle ore 18.00. Ogni anno, in occasione del 1 dicembre, Giornata Mondiale di Lotta contro l’AIDS, il servizio è attivo a partire dalle 10.00 alle 18.00.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=20&...

martedì 6 maggio 2008

GAY E MALATTIE SESSUALMENTE TARSMESSE

Questo post è dedicato a tutti coloro che hanno o possono avere comportamenti sessuali a rischio, in particolare ai ragazzi più giovani che si apprestano a vivere la loro sessualità attraverso rapporti con altre persone e non solo attraverso la masturbazione.

CHE COSA SONO LE MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE

Le malattie sessualmente trasmesse (che un tempo si chiamavano “venéree”) sono malattie infettive, trasmesse o diffuse principalmente per contagio diretto in occasione di attività sessuali.

Sono in genere causate dalla trasmissione di batteri, virus, parassiti o funghi che passano da un corpo all'altro attraverso il contatto delle mucose genitali o con liquidi organici infetti, come sperma, secrezioni che precedono l’eiaculazione, secrezioni vaginali e, per alcune malattie, anche la saliva.

Queste malattie si trasmettono essenzialmente attraverso attività sessuali ma non colpiscono non solo gli organi genitali ma anche altri organi e in alcuni casi possono portare alla morte o a lezioni e menomazioni permanenti gravi.

Nel passato, ma purtroppo anche ai nostri giorni, le malattie sessualmente trasmesse sono state considerate il segno di comportamenti moralmente riprovevoli e, a causa di questo atteggiamento moralistico, ancora oggi si preferisce talvolta curarle di nascosto e senza ricorrere ai presidi sanitari idonei e si tende a non riservare alle campagne di prevenzione lo spazio che esse dovrebbero avere.

La lotta contro queste malattie si svolge in due modi complementari:

1) rendendo praticamente facile e non imbarazzante dotarsi dei mezzi meccanici di prevenzione come il profilattico,

2) combattere cause di ostacolo alla prevenzione ed alla cura sia in termini di psicologia individuale della persona a rischio che in termini di morale generale, nell'intento di abbattere il pregiudizio e di avvicinare con maggiore naturalezza il paziente al medico per favorire la prevenzione, la diagnosi precoce e la terapia, oltre che per arginare l'ulteriore espansione della patologia.

Le più frequenti malattie trasmissibili sessualmente sono, secondo l'eziologia (la causa):

Malattie dovute a batteri

1) Gonorrea (Blenorragia)

2) Sifilide

Micoplasmi

1) Chlamydia thachomatis, la più diffusa in Nord America, ma che anche da noi in Europa sta aumentando di incidenza. È molto importante perché può rapidamente portare a infertilità e dare una infiammazione pelvica acuta, molto grave.

2) Ureaplasma urealyticum.

3) Mycoplasma genitalis e M. hominis.

Protozoi

1) Trichomonas vaginalis

Virus

1) AIDS, dovuta a infezione da HIV

2) Virus del papilloma umano o HPV che può dare, a seconda del sierotipo, condilomi o essere causa diretta del carcinoma, come lo sono gli HPV 16 e 18

3) HSV (virus dell’Herpes simplex) 1 e 2, e i virus erpetici

4) Virus dell’Epatite C e virus dell’Epatite B che non sono malattie prettamente della sfera sessuale ma sono comunque trasmissibili per via sessuale.

COME CI SI DIFENDE DALLE MALATTIE SESSUALEMNTE TRASMESSE

Dalle malattie sessualmente trasmesse ci si difende attraverso l’uso sistematico del preservativo (detto anche profilattico o condom). Il preservativo deve essere indossato correttamente e al momento di toglierlo è bene usare guanti di gomma (in particolare se si presuppone che ci sia un rischio) e comunque evitando il contatto con lo sperma del partner. Il profilattico usato deve essere gettato via subito. Il profilattico non azzera il rischio di trasmissione di malattie sessualmente trasmesse ma lo riduce moltissimo. Come è evidente, i rischi della malattie sessualmente trasmesse aumentano attraverso quelle pratiche sessuali che comportano contatto diretto tra lo sperma o le secrezioni che precedono l’eiaculazione di un individuo e le mucose dell’altro individuo. In questo senso, il sesso anale non protetto è in assoluto la pratica sessuale più rischiosa. Molti ragazzi considerano l’uso del preservativo assolutamente scomodo e non naturale, ne lamentano la fastidiosità che farebbe perdere gradevolezza al contatto sessuale in termini di spontaneità e di immediatezza delle sensazioni. Questi ragazzi devono però tenere presente che il rischio che si corre non usando il preservativo non è il rischio di prendere un raffreddore ma il rischio di perdere la vita. Tanto dovrebbe bastare a fare accettare l’idea dell’uso sistematico del preservativo ad ogni persona intelligente.

AFFERMAZIONI IRRESPOSNABILI A PROPOSITO DEL PRESERVTIVO

Riporto qui di seguito alcune affermazioni irresponsabili a proposito dell’uso del preservativo:

a) “Vabbe’, lo metto sempre ma per una volta non succede niente”

b) “Io del mio ragazzo mi fido”

c) “Mi ha detto che non ha problemi del genere e che posso stare sicuro”

d) “Quell’affare mi dà fastidio, non lo sopporto”

e) “Ma se gli dico che senza il profilattico non lo faccio vuol dire che non mi fido di lui”

I GAY E LA VERA PREVENZIONE

La prevenzione vera delle malattie sessualmente trasmesse è una questione educativa di fondo. Anche l’uso del preservativo viene da un’educazione corretta, tuttavia l’educazione alla prevenzione, che fa appello al senso di responsabilità individuale, mira anche a questioni più complesse e più generali e intende innanzitutto:

a) Rendere i ragazzi consapevoli del fatto che l’attività sessuale deve essere intesa come una cosa seria, capace di confermare un rapporto interpersonale forte preesistente e deve avere una base affettiva autentica. In altri termini: il sesso non è un gioco e la sessualità a due è diversissima dalla masturbazione individuale nella quale non si corre in nessun caso alcun rischio.

b) Far comprendere che l’irresponsabilità dovuta alla furia e alla pulsione sessuale di un momento può portare a conseguenza gravissime.

c) Far comprendere che chiedere a un altro ragazzo di fare “entrambi” un test per l’HIV e per altre malattie sessualmente trasmesse è un segno di responsabilità e di affidabilità e che chi rifiuta il test prima di fare sesso o solleva questioni pretestuose non ama certamente l’altro ragazzo nel senso serio del termine.

d) Fare comprendere che dopo il test HIV negativo ed altri test per le malattie sessualmente trasmesse (compresa l’epatite) negativi, è possibile un contatto sessuale anche non protetto e in condizioni di sicurezza, in una situazione in cui non ci sono preoccupazioni di fondo a poter compromettere il coinvolgimento sessuale ed emotivo più autentico.

e) Fare capire che la salute è un valore assolutamente prioritario rispetto a qualunque altro e che un comportamento prudente è un segno d’amore e non di disinteresse.

PROGETTO GAY E LA PREVENZIONE

Progetto Gay si rivolge a ragazzi gay per i quali la sessualità non è una questione teorica ma una questione di vita pratica. È per questo che mi rivolgo a tutti i ragazzi che leggeranno questo post, per dire loro nel modo più forte possibile di tenere sempre comportamenti responsabili perché il bene della vita è troppo importante. Per vivere bene la sessualità ci vuole soprattutto equilibrio e senso di responsabilità.


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giovedì 1 maggio 2008

SESSO GAY E PREVENZIONE

Carissimi Ragazzi,

oggi in chat mi è capitato di venire a contatto con situazioni connesse alla sieropositività e all’AIDS. Confesso che mi sono sentito totalmente inadeguato, spiazzato come non mai. Sono abituato da sempre a parlare con ragazzi gay di tutte le età di tutte le possibili condizioni, studenti e ragazzi già in attività di lavoro, ragazzi che vivono come single o in coppia, ecc. ecc., ma, vi giuro che venire a contatto con i problemi della sieropositività mi ha messo in crisi. Avevo sempre cercato di rimuovere queste cose e di allontanarle in uno sfondo lontanissimo ma queste cose esistono e parlarne qui è un dovere assolutamente prioritario. L’AIDS esiste, la sieropositività esiste e la prevenzione è una cosa assolutamente fondamentale.

Voglio portare che mi legge a riflettere su un punto importantissimo: la prudenza nell’attività sessuale non è un di più ma è essenziale per evitare di correre rischi gravissimi la cui terribile concretezza purtroppo si percepisce spesso soltanto quando ci si trova di fronte alle conseguenza pesantissime della propria imprudenza.

L’uso del preservativo serve a proteggersi e a proteggere il nostro partner da eventuali rischi di cui potremmo non essere a conoscenza.

Il tradimento, nell’ambito di una coppia omosessuale (ma anche nell’ambito di una coppia eterosessuale) può portare alla diffusione dell’AIDS e può portare a distruggere la vita propria e la vita di colui che si ama. L’uso del PRESEVATIVO, pur non sicuro al 100%, abbassa nettamente il rischio. L’uso del preservativo nei rapporti sessuali è una garanzia irrinunciabile per la salute. Solo quando si ha una certezza reciproca assoluta, legata a una totale confidenza nel proprio partner e dopo aver fatto il test dell’HIV e delle più comuni malattie sessualmente trasmesse è pensabile avere rapporti non protetti.

Ragazzi! Cervello in testa e comportamenti responsabili vi possono mettere al riparo da rischi enormi.

Non insisterò mai abbastanza sul fatto che il sesso può essere una cosa meravigliosa ma, se fatto in modo irresponsabile, può essere l’origine di autentici disastri. Quindi: prudenza e sesso protetto! Non lo sto solo dicendo, lo sto strillando perché è una cosa troppo importante.

Non sono un medico, ad ogni buon fine riporto qui di seguito il link alla pagina del sito del Ministero della Salute concernente HIV e AIDS:

http://www.ministerosalute.it/hiv/hiv.jsp

Ragazzi, mi raccomando, cervello in testa!

Un abbraccio!

Il vostro GayProject

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