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domenica 22 ottobre 2017
UN GAY SPOSATO NON IN CRISI
Ciao Project,
ti ringrazio per la tua ultima mail che non mi aspettavo e che mi ha fatto molto piacere. Viviamo in paesi diversi, siamo di età diverse, ma alla fine riusciamo a capirci abbastanza bene. Forse il fatto che sei veramente lontanissimo da qui mi permette di esprimermi più liberamente. Mi colpisce il fatto che in teoria avremmo dovuto parlare soprattutto se non soltanto di sesso e invece siamo finiti a parlare di lavoro, di prospettive per il futuro e di mille altre cose. Per un gay sposato di 36 anni come me, è molto importante riuscire ad avere un amico con cui parlare liberamente senza sentirsi giudicato. Già la condizione dei gay è complicata perché l’aggressività della gente è forte, ma un gay sposato, almeno qui dove io vivo, è considerato un mostro, un caso patologico, uno che non può essere in nessun caso né un buon marito né un buon padre. Tu conosci già la mia storia e sai che sono stato particolarmente fortunato perché ho con mia moglie un dialogo vero, lei sa tutto di me e mi vuole bene, e anche io le voglio bene. Un tempo mi chiedevo spesso se per caso io non fossi bisessuale piuttosto che gay, perché voglio bene a mia moglie e posso anche avere rapporti sessuali con lei, poi sono arrivato alla conclusione che le voglio bene perché è una brava ragazza che mi vuole bene veramente e che, quando e ho detto quello che pensavo, mi ha aiutato ad essere quello che veramente sono. Lei non mi ha dato nessuna colpa e mi ha detto che ero un ottimo papà e che mi voleva bene senza condizioni. Puoi capire che dopo mesi di esitazioni, sentirmi fare un discorso simile mi ha messo in una condizione di euforia incredibile. Però scambiare qualche mail con te mi permette di capire tante altre cose e di superare tanti problemi o falsi problemi che mi sono portato appresso per anni, come per esempio i sensi di colpa per il matrimonio e l’idea di aver rovinato la vita di mia moglie e poi ho cominciato a mettere a fuoco il problema del rapporto tra affettività e sessualità e a capire quali possono essere le vere paure che mia moglie si porta dentro e delle quali non mi parla. Ho anche capito meglio come mia moglie possa considerare la mia situazione e la sua possibile evoluzione nel futuro. Ti dico onestamente che all’inizio non avevo dato molto peso al fatto che se avessi avuto rapporti sessuali con uomini senza una protezione adeguata non avrei messo a rischio solo me stesso ma anche lei. In pratica ho capito che devo essere sempre molto attento alla prevenzione. Fino a poco tempo fa mi ritornava spesso in mente l’idea di “provare” con un uomo, poi mi hai fatto capire che quello che conta è creare un rapporto affettivo vero, che possa durare nel tempo, con o senza sesso, e mi sono reso conto che posso aver desiderato sessualmente un ragazzo ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse mi servirebbe avere amici gay per poter essere me stesso senza imbarazzo. Mi viene in mente una cosa che ti potrà sembrare strana, adesso mi sento molto meno condizionato nella masturbazione. I primi tempi la prendevo come un vero tradimento di mia moglie, mi dicevo che in fondo avevo già distrutto il matrimonio, poi, parlando con te, ho visto le cose in una luce del tutto diversa. Sono rimasto stupito quando mi hai detto che potevo parlarne a mia moglie, perché non avevo mai considerato possibile una cosa simile. Il giorno appresso mi sono fatto coraggio e ne ho parlato con lei che mi da detto che si sarebbe stupita forse del contrario e che non si riteneva assolutamente tradita o offesa dal fatto che io mi masturbassi pensando ai ragazzi. Project, ma perché non mi sono mai innamorato di un ragazzo? Fantasie sessuali sui ragazzi ne ho fatte eccome ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse sono meno gay di quanto io creda di essere, o forse non ho ancora trovato il ragazzo giusto, e poi perché ho contattato te, che stai lontanissimo da qui e che probabilmente non conoscerò mai di persona, per poter parlare liberamente di queste cose? Sarebbe stato più facile cercare un ragazzo gay qui, ma io non l’ho fatto e ho cercato di mettermi al sicuro evitando scupolosamente ogni rischio di outing. Forse una ragione profonda per cui amo mia moglie è che lei sa tutto, ma non ha raccontato nulla a nessuno, nemmeno ai suoi genitori o alla sorella, lei ha fatto squadra con me e con nessun altro e questo mi rassicura. Io continuo a dormire con mia moglie nel letto matrimoniale e la cosa non mi imbarazza affatto e penso che non imbarazzi nemmeno lei perché tra noi qualche momento di intimità, al limite anche sessuale, c’è lo sesso, cioè lei non mi rifiuta e la cosa mi sembra al limite dell’incredibile. La nostra vita, ora, è tutta con centrata su nostro figlio Matteo che ha compiuto da poco due anni. Quando non lavoro il pomeriggio sto a casa con Matteo e giochiamo insieme, mi butto per terra, lo prendo a cavalluccio e lo vedo contento. Mia moglie ogni tanto viene nella stanza e vede tutto questo movimento e penso che ne sia contenta, poi entra anche lei in scena, si butta anche lei sul tappetto e giochiamo in tre. Due mesi fa Matteo non è stato bene e in quell’occasione ho trovato con mia moglie un momento di sintonia totale, ci siamo guardati negli occhi, senza dire nulla, lei è andata a vestire Matteo e io sono andato a prendere la macchina e lo abbiamo portato al pronto soccorso pediatrico. Lo hanno visitato e ci hanno rimandati a casa, con l’indicazione di una terapia da seguire, cosa che abbiamo fatto con la massima attenzione e Matteo è guarito del tutto in tre giorni. Vedi, Project, io con mia moglie sento di formare veramente una famiglia, so che non mi verrà mai meno, e non mi è venuta meno nemmeno quando ha saputo delle mie fantasie gay! Con un uomo potrebbe accadere qualcosa di simile? Francamente credo di no! Non che io creda che la cosa sia impossibile in generale, ma io credo che sarebbe impossibile nel mio caso, perché io una famiglia già ce l’ho e la sento mia, cioè non la metterei in crisi per nessuna ragione. Con mia moglie abbiamo fatto anche un ragionamento che non avrei mai immaginato, lei mi ha chiesto: “Ma tu pensi che si potrebbe avere un secondo figlio?” e io le ho risposto: “Certo!” Lei mi ha sorriso e ha detto: “Oh, aspettiamo che Matteo abbia tre anni!” Quindi anche mia moglie non considera la nostra come una famiglia in crisi e in realtà non lo è. Le mia fantasie gay non sono distruttive e mia moglie se ne rende conto. So bene che si tratta di una condizione più unica che rara, perché nelle storie dei gay sposati ho letto cose terribili sulle lotte con le mogli per l’affidamento dei figli. In pratica tutti davano per scontata la separazione e poi il divorzio e intendevano costruire una famiglia gay, cioè per loro essere gay era incompatibile con il loro matrimonio etero. E questo valeva anche in presenza di figli, cosa che a me sembra veramente inconcepibile. Però va pure detto che avevano mogli con le quali avevano rapporti solo formali e patrimoniali. Una cosa ancora devo dire di mia moglie: tra me e lei non abbiamo mai, e dico proprio mai, parlato di denaro e certamente non navighiamo nell’oro. Se una spesa la fa lei io so per certo che non si sarebbe potuto fare meglio. Penso sia anche per questo che l’idea del divorzio non mi è proprio mai venuta in mente. Chissà, forse mi basta avere un amico gay oltre oceano! Sono realmente gay? Da tutto quello che ti ho scritto potresti arrivare a dubitarne, ma io credo di esserlo. Faccio pochissimo uso di pornografia, mentre mi piacciono moltissimo i film gay in cui domina la tenerezza, perché è in fondo che quello che vorrei anche io. Chissà come sarebbe un vero rapporto di coppia con un uomo, ci penso spesso ma non riesco ad immaginarlo. Un gay riuscirebbe ad accettare l’idea che io continui a vivere con mia moglie compresa qualche tenerezza? E mi chiedo anche se mia moglie, nel caso io mi trovassi veramente un compagno, continuerebbe a dimostrare tutta l’apertura mentale che dimostra adesso che non ho nessun compagno. Il suo atteggiamento resisterebbe alla prova della realtà? Sarebbe comunque per lei una prova terribile. Adesso sono un gay (perché sono gay, anche se più sessualmente che affettivamente) che vive da etero ma non vive male, sono un individuo anomalo sia come etero che come gay. Ho parlato di te anche con mia moglie e le ho fatto leggere le tue mail, devo dire che le sono piaciute molto, dice che si vede che “ti intendi anche di donne!” Adesso ti lascio, Project, perché sento che Matteo si è svegliato e ha bisogno del suo papà.
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giovedì 20 luglio 2017
STORIA DI UN GAY SPOSATO
Ciao Project, ho avuto ieri sera il piacere di parlare con te, era la prima volta che parlavo con uno che sapevo con certezza essere gay ed è stato tutto molto più facile del previsto. La conversazione è stata agevole, si potrebbe dire una normale chiacchierata, anche se gli argomenti non erano affatto comuni, almeno per me, perché a quasi 40 anni, avevo ancora idee piuttosto preconcette sui gay. Per un uomo sposato e divorziato, per fortuna senza figli, con una, chiamiamola così, tradizione etero alle spalle, non è per niente facile avvicinarsi all’idea che in fondo per tanti anni non si è fatto che rimuovere e si è vissuta una vita da etero, matrimonio compreso, che non era in fondo quello che si voleva. Mi sono chiesto se sono stato veramente etero, ma penso che non sia assolutamente così. Ho sposato la mia ex-moglie ma non l’ho amata. Quando eravamo sposti e vedevo un bel ragazzo per la strada non solo mi fermavo a guardarlo ma pensavo che tornato a casa non avrei trovato lui ma mia moglie. A parte la sofferenza psicologica che ho imposto anche a lei, la cosa più atroce, per me, è stata tirare avanti “per non mettere in crisi il matrimonio”. In realtà le cause del tirare avanti erano ben altre e molto meno nobili: avevo paura di una vita da gay, avevo paura delle reazioni della gente, della mia famiglia, dei compagni di lavoro. Avere una moglie mi metteva al sicuro. La storia aveva ben poco di sessuale, lei non se ne rendeva conto, ma per me fare sesso con lei era una forzatura, alla fine qualche volta succedeva ma non era quello che volevo, piano piano, anzi piuttosto velocemente, il sesso lo abbiamo messo da parte del tutto, ma il problema non era nemmeno quello, mia moglie si aspettava qualcosa da me, qualcosa che non potevo darle, si era adattata all’idea di un matrimonio senza sesso, ma avrebbe voluto almeno un po’ d’amore, ma per me non era possibile, la nostra era una convivenza, un condividere la casa, un fare i turni per lavare i piatti e fare la spesa, ma tra noi affetto zero. Lei non capiva, io non avevo il coraggio di parlare e si andava avanti così. Io non ho cercato avventure gay, perché di quelle cose avevo il terrore, mi bastava un po’ di pornografia e un po’ di fantasia. Mi dicevo che non ero gay perché non ero mai stato con un uomo e che in fondo avevo fatto anche sesso con una donna, cosa che secondo me un gay non avrebbe mai fatto, e andavo avanti così. Poi ho incontrato Mauro e lì mi è crollato il mondo addosso. Non so se Mauro fosse gay, io penso di sì, ma non ne sono sicuro. Con lui stavo bene, ci vedevamo spesso, ma per un caffè, per fare due passi e per chiacchierare un po’, ma tra noi c’era una complicità totale, non vedevo l’ora di uscire con lui, di restare solo in macchina a parlare con lui. Ho sempre pensato che lui si aspettasse una prima mossa da parte mia, ma quella prima mossa non c’è mai stata e siamo andati avanti così per quasi tre anni, poi ha trovato lavoro altrove e se ne è andato. Io ci sono stato malissimo, dovevo tornare ad una vita che non era la mia, Mauro mi mancava. Ci siamo sentiti un po’ su skype, poi piano piano non ci siamo sentiti più. Ma alla fine avevo capito che mi mancava un’amicizia maschile, allora non pensavo assolutamente di essere gay, non avevo interessi sessuali su Mauro, o forse li avevo sublimati, però usavo solo porno gay e questo mi avrebbe dovuto fare riflettere. Diciamo che alla fine avevo anche ipotizzato di poter essere gay ma la cosa mi sconvolgeva proprio. Io gay? Io che non ho mai avuto niente di strano, niente di effeminato? Mi sembrava proprio impossibile. Con mia moglie le cose andavano a rotoli: incomprensioni, risposte piccate senza nessun motivo, insomma eravamo in crisi. Devo dire a onore di mia moglie che lei ha tenuto i nostri problemi solo per noi, i suoi genitori non ne sanno assolutamente nulla. Insomma, due mesi fa l’ho vista proprio a terra e sono finalmente riuscito a parlare chiaro e la sua reazione mi ha stupito. Mi ha ascoltato senza dire una parola, quando ho finto il mio discorsetto, mi ha detto che era contenta che fossimo arrivati a chiarirci e si è anche sentita in colpa perché era stata lei che era voluto arrivare al matrimonio, mentre io cercavo di svicolare e di metterla al massimo in termini di convivenza. Poi abbiamo parlato molto del che cosa fare, lei era disposta al divorzio consensuale e non pretendeva nulla, ma la nostra casa l’avevamo comprata e pagata insieme, io ne avevo un’altra piccolina e avrei lasciato casa nostra a lei, ma non l’ha voluta, allora abbiamo stabilito che l’avremmo venduta dividendoci poi il ricavato. Adesso siamo divorziati, ma ci vediamo ancora, non siamo più ragazzi e non so se io o lei riusciremo a rifarci una vita. Ovviamente non viviamo più insieme ma è rimasta una stima reciproca. I miei suoceri sono rimasti perplessi del nostro divorzio, proprio perché abbiamo continuato a vederci anche dopo. Adesso sto cominciando a cercare di capire che cosa è il mondo gay, sarei già contento di trovare un amico gay per parlare un po’, specialmente se avesse un’esperienza analoga alla mia, ma ho ancora molta paura di queste cose. Quello che sarà sarà, oggi come oggi sono soprattutto contento di come sono andate le cose con mia moglie e sto veramente molto meglio di prima. Vedremo che cosa mi riserverà il futuro.
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domenica 10 gennaio 2016
SESSUALITA’ GAY E GAY SPOSATI TRA 800 E 900
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte settima
Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 16, 17, 18 e 19, che presentano modi molto diversi di affrontare l’omosessualità, si passa da atteggiamenti risoluti e fortemente liberi da condizionamenti ambientali, a situazioni vagamente possibiliste nei confronti di un matrimonio etero, per arrivare al caso, veramente interessantissimo, di un gay sposato, trattato nella Storia 19.
Stupisce che Storie raccolte e pubblicate quasi cento anni fa siano ancora così attuali.
Buona lettura.
STORIA XVI
Irlandese, 36 anni; non ha notizia di nulla di insolito nei suoi antenati. I suoi gusti sono maschili sotto ogni aspetto. È forte, sano, e appassionato di esercizi e di sport. I suoi istinti sessuali sono anormalmente sviluppati; confessa un grande desiderio quasi di tutto, mangiare, bere, fumare, e di tutte le cose buone della vita.
A circa 14 anni ha praticato la masturbazione con altri ragazzi della stessa età, e ha anche provato molto piacere nell’essere a letto con uno zio con il quale praticava la stessa cosa. In seguito ha praticato la masturbazione con ogni ragazzo o uomo con il quale era in rapporti di intimità; l’essere stato a letto con chiunque senza che avesse luogo nulla di simile gli avrebbe reso impossibile il sonno, e lo avrebbe fatto sentire assolutamente misero. I suoi sogni erotici in un primo momento riguardavano le donne, ma più di recente riguardano di solito giovani uomini, e molto raramente donne. È per lo più insensibile nei confronti delle donne, come anche le donne sono sempre state insensibili nei suoi confronti. Anche se è bello, forte, e maschile, non ha mai conosciuto una donna che si sia innamorata di lui. Quando aveva circa 18 anni pensò di essersi innamorato di una ragazza; e aveva spesso, coabitato con prostitute quando aveva tra 20 a 30 anni. Ricorda che una volta, molti anni fa, ebbe rapporti sessuali con una donna sette o otto volte in una notte, e poi dovette masturbarsi a mezzogiorno del giorno successivo. Non è sposato, e pensa che sia improbabile che possa mai sposarsi, ma aggiunge che se una donna sana, bella e intelligente, si innamorasse di lui, lui potrebbe cambiare idea, perché essere vecchio e solo sarebbe come essere abbandonati, e gli piacerebbe avere dei figli.
Non è mai attratto da uomini più anziani di lui, e preferisce i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni. Possono essere di qualsiasi classe sociale, ma non gli piace la gente comune, e non ama uniformi e livree. Le attrattive richieste sono: un occhio intelligente, una bocca voluttuosa, e “denti intelligenti.” “Se Alcibiade cercasse di corteggiarmi”, dice, “e avesse i denti brutti, il suo sforzo sarebbe inutile.” È stato a volte il partner attivo nella pedicatio, e ha provato il ruolo passivo per curiosità, ma preferisce la fellatio.
Non ritiene di stare facendo qualcosa di sbagliato, e considera i suoi atti come del tutto naturali. Il suo unico rammarico è la natura assorbente delle sue passioni, che si impongono anche nei momenti meno opportuni, e lo lasciano tranquillo solo raramente o addirittura mai, e talvolta rendono la sua vita un inferno. Eppure dubita che cambierebbe, anche se ne avesse la possibilità.
STORIA XVII
Età 25; è impiegato in una comune officina, e vive nei vicoli di una grande città in cui è nato e cresciuto. È bello, delicato e raffinato in apparenza. Gli organi sessuali sono normali e ben sviluppati, e le passioni sessuali forti. Sua madre è una donna grossa e mascolina, e lui le è molto legato. Il padre è delicato e debole. Ha sette fratelli e una sorella. I desideri omosessuali sono iniziati in tenera età, anche se non sembra essere stato sottoposto a qualche influenza perversa. Non è incline alla masturbazione. I sogni erotici sono sempre di maschi. Dichiara di non essersi mai curato di nessuna donna eccetto sua madre, e che non poteva sopportare di dormire con una donna.
Dice che generalmente si innamora di un uomo a prima vista, di regola, qualcuno più grande di lui e di classe sociale più elevata, e anela a dormire e a stare con lui. In un caso si innamorò di un uomo che aveva il doppio della sua età, e non ebbe pace finché non ottenne il suo affetto. Non si preoccupa molto di quale forma il rapporto sessuale prenda. È sensibile e femminile per natura, gentile e affettuoso. È pulito e ordinato nelle sue abitudini, e appassionato del lavoro domestico; aiuta la madre a lavare, ecc.. Sembra pensare che le relazioni con gli uomini sono perfettamente naturali.
STORIA XVIII
Inglese, nato a Parigi; 26 anni; un attore. Appartiene ad una antica famiglia inglese; suo padre, per quanto egli ne sa, non aveva inclinazioni omosessuali, né le aveva nessuno dei suoi antenati dal lato paterno; ma crede che alcuni della famiglia di sua madre, e in particolare uno zio materno, che aveva un forte interesse per la bellezza fisica, fossero molto simili a lui da questo punto di vista.
I suoi primi ricordi mostrano un’attrazione per i maschi. Alle feste dei bambini incorse nell’ira di suo padre per aver baciato altri ragazzini, e i suoi sentimenti crebbero di intensità con gli anni. Non ha mai praticato l’auto-abuso, e raramente aveva sogni erotici; quando si verificavano riguardavano maschi.
La sua sensazione fisica per le donne è di indifferenza assoluta. Ammira le belle donne nello stesso modo in cui si ammira uno splendido panorama. Allo stesso tempo, gli piace parlare con donne intelligenti, e ha formato molte amicizie con ragazze inglesi schiette, pure, e colte, per le quali egli ha la massima ammirazione e il massimo rispetto. Il matrimonio è impossibile, perché il piacere fisico con le donne è impossibile; ci ha provato ma non riesce ad ottenere la minima sensazione sessuale o la minima eccitazione.
Ammira soprattutto i giovani (anche se non devono essere immaturi) dai 16 o 17 anni a circa 25. Il tipo che lo attira di più e che lui attira di più, è fine, ha la pelle liscia, è delicato, piuttosto femminile ed effeminato, con la mollezza dell’ingenuo, non della cocotte. Il suo preferito, per attirarlo deve essere sottomesso e femminile; gli piace essere l’uomo e il maestro. Su questo punto aggiunge: “La grande passione della mia vita è un’eccezione, e sorge su una base completamente diversa. Realizza un ideale di matrimonio in cui nessuno dei due è padrone, ma entrambi condividono un potere congiunto, e in cui la tirannia sarebbe altrettanto dolorosa per entrambi. Ma questa amicizia e questo amore sono per un pari, un anno più giovane di me, e non esclude altri e meno affidabili legami, essendo la fedeltà fisica impossibile per gli uomini del nostro calibro.”
La pedicatio è la soddisfazione che preferisce, a condizione che abbia il ruolo attivo, e mai quello passivo. È bello, con le spalle larghe, bella figura, e con viso piuttosto classico, con begli occhi azzurri. Ama andare in barca e pattinare, ma non il cricket o il calcio, e di solito è pronto al divertimento, ma ha, allo stesso tempo, ha il gusto della lettura.
Non ha sentimenti morali su tali questioni; egli le considera come al di fuori dell’etica, come mere questioni di temperamento e di sensibilità sociale. Se l’Inghilterra fosse spopolata, pensa che potrebbe eventualmente provare qualche lieve rimorso; ma, per come stanno le cose, sente che nel prostituire maschi piuttosto che femmine sta facendo un’azione meritoria.
STORIA XIX
T. N. La sua storia è riportata qui con le sue parole.
“Fin dal tempo delle mie prime fantasie, sono sempre stato attratto con forza dagli uomini e spesso ho pensato di essere rapito da grandi guerrieri e di vivere con loro nelle grotte e altrove. Quando avevo circa 7 anni, un ragazzo aveva l’abitudine di farmi vedere il suo pene e di maneggiare il mio di tanto in tanto. Nel convitto privato la masturbazione era abbastanza frequente e penso di essere stato iniziato alla masturbazione a circa 12 o 13 anni. Dopo aver lasciato il convitto, a volte indulgevo alla masturbazione, ma non successe niente fino a quando avevo circa 20 anni, salvo il fatto che ero spesso attratto da giovani uomini forti, ben strutturati e di buon carattere, un uomo che non fosse onesto e di buon cuore non mi attraeva affatto. A 20 anni sono stato molto legato ad un giovane della mia età. Era fidanzato. Questo non gli impedì, una volta, di tentare per gioco e con suo fratello di avere accesso alla mio corpo. Io ho resistito con successo, però, se fosse stato presente solo lui, non avrei resistito, ma avrei accolto con favore il tentativo, e ho spesso rimpianto di non averglielo fatto sapere. Ma avevo una vaga idea che il mio pene fosse un po’ sottodimensionato e questo mi rese timido. Le circostanze ci separavano. Circa due anni dopo, stavo attraversando la Manica, quando mi sono impegnato in una conversazione con un uomo che aveva più o meno otto anni più di me, che era uno del nostro gruppo in viaggio. Credo che l’attrazione sia stata un caso di amore a prima vista, di certo lo è stata da parte mia. Alcune notti più tardi, aveva sistemato le cose in modo che condividessimo una camera da letto, e lui venne subito verso di me e teneramente toccò il mio corpo. Io ricambiai, e torno indietro di tutti questi anni col pensiero a quella notte con piacere e senza vergogna. In un’occasione, in quel periodo, mi capitò di essere a letto con un altro giovanotto (un compagno di ufficio) in un giorno festivo, quando mi svegliai, trovai che lui teneva in mano mio pene e lo accarezzava. Io gentilmente spostai la sua mano e mi girai. Ciò nonostante pensai a lui, ma il mio corpo sembrava appartenere solo a me stesso e all’amico che amavo. L’amico che amavo non era un Urning, ne sono certo, ma stavamo spesso insieme è entrai molto nei suoi interessi e provai una soddisfazione infinita della vita, feci molti progressi ed ebbi molti amici. La nostra intimità fisica si ripeté, lui aveva la parte attiva nel contatto intercrurale. Poi si sposò felicemente. La nostra amicizia rimane, ma le circostanze ci impediscono di incontrarci spesso, e non c’è più alcun desiderio da nessuna delle due parti.
“Per alcuni anni sono stato piuttosto solitario nonostante avessi amici. Ero in qualche modo attratto da un altro uomo, ma la sua posizione sociale superiore era un difetto da me. Poi, a 28 anni circa, sono venuto in contatto con un giovane di 24, della classe artigiana, ma superiore per ideali e intelligenza alla maggior parte degli uomini. L’ho amato a prima vista e fino ad oggi. All’inizio era solo amicizia, ma ben presto la sua figura, la voce e i pensieri mi sono entrati nell’anima di giorno e di notte. Desideravo di stare sempre vicino a lui, di vederlo progredire e aiutarlo se potevo. Avrei rinunciato con gioia a casa, amici, e reddito, e lo avrei seguito fino alla fine del mondo, preferibilmente su un’isola dove noi due fossimo gli unici uomini bianchi. Sembrava incarnare tutto quello che desideravo quanto a conoscenza della natura, forza, e capacità pratiche, e la voglia di imitarlo in queste cose allargava e rafforzava il mio carattere. La prima volta che ho dormito con lui ho potuto solo trovare il coraggio di mettere il mio braccio sul suo petto, ma non riuscivo a dormire per il desiderio insoddisfatto, e l’erezione costante provocò un dolore sordo l’indomani. Non mi era mai piaciuto quel tipo di conversazione che confina con l’osceno e di conseguenza ero molto ignorante sul molte questioni; mi addolorava anche sentirlo ridere di tali osservazioni. Penso che se fosse stato intimo con me non avrei conversato molto su tali argomenti, ma allora provavo piacere in queste cose con lui perché esprimevano intimità. Lo sognavo e non ero mai veramente felice in sua assenza; la gioia più grande sarebbe stata quella di dormire tra le sue braccia; la pelosità delle sue gambe e delle sue braccia erano anche più affascinanti. Circa un anno più tardi, ci siamo trovati ancora una volta insieme la notte, e questa volta ho sentito, per gradi, con la mano, i suoi organi genitali, ma lui era freddo e mi sono sentito un po’ insoddisfatto. Volevo essere abbracciato. Questo è accaduto ancora una volta, e poi in un’altra occasione, – non che mi desse tanta soddisfazione, ma volevo stimolarlo all’ardore – tentai di masturbarlo. Questo provocò il suo disgusto e di conseguenza io rimasi sgomento. Mi disse che dovevo sposarmi e, anche se sapevo che il suo amore era tutto quello che volevo, non mi sentivo se non uno che può fare felice una donna. Le continue erezioni non soddisfatte che avevano luogo quando vedevo il mio amico adottare un atteggiamento gradevole mi causavano dolore in fondo alla schiena, e io consultai due specialisti, che, anche loro, mi consigliarono il matrimonio. Non ho detto loro che ero un ‘invertito’, perché neppure sapevo che era una cosa riconosciuta, ma dissi loro qualcosa di quello che era accaduto, loro non hanno fatto nessun commento, ma davano per scontato che fosse una cosa frequente. Il mio amico ora sentiva repulsione verso di me, ma non si esprimeva, e siccome altre circostanze, allora, in una certa misura, alzarono una barriera tra noi, non mi rendevo conto del vero motivo della sua freddezza. Ma mi sentivo assolutamente miserabile. Quando ho incontrato una donna nobile che avevo conosciuto da tempo, le ho chiesto di essere mia moglie e lei ha acconsentito. Anche se le ho detto molto presto, e molto prima del nostro matrimonio, dei miei limiti come marito e del mio costante desiderio per il mio amico, capisco ora di aver fatto un grande errore, e non riesco a capire perché non ne fossi più consapevole a quel tempo; che stessi in una certa misura ingannando i suoi parenti era inevitabile. Mi aspettavo di dedicare la mia vita a renderla felice, ma ho presto scoperto che il vero motivo dell’infedeltà apparente del mio amico era stata la mia azione, combinata con la sensazione da parte sua che il nostro rapporto affettivo avrebbe dovuto cessare comunque, anche a costo di incomprensioni. Da allora, tre anni fa, non ho avuto un giorno o una notte felice, e non sono quindi proprio in grado di promuovere la felicità degli altri. Senza il mio amico, non posso trovare alcuna soddisfazione con una moglie, un figlio, o una casa. La vita è diventata quasi insopportabile. Spesso ho seriamente pensato di suicidarmi, solo per rinviare poi la cosa ad un momento che fosse meno crudelmente inopportuno per gli altri. Vedo il mio amico (ora sposato) quasi ogni giorno, e soffro torture nel vedere gli altri più vicini a lui di me. Sembra impossibile che si possa arrivare ad un chiarimento tra noi, dato che l’idea stessa dell’inversione è così ripugnante per lui, ed essendo un uomo d’onore, per lui i legami coniugali escludono qualsiasi altro calore di affetto. Ma tutti i desideri della mia vita sembrano dover culminare in una forza trainante che mi porterà alla prostituzione maschile o alla morte. Non posso concentrare il mio pensiero su niente altro, e di conseguenza sono diventato inefficiente nel lavoro e non ho cuore per il gioco. So che, se i miei desideri potessero essere occasionalmente soddisfatti, recupererei immediatamente, ma il mio timore è che se io mi uccido, quelli che mi conoscevano in giorni più felici siano confermati solo nell’idea che io fossi un degenerato e pensino che siano stati miei istinti a provocare mio suicidio, mentre in realtà sarebbero proprio la negazione e la fame di quegli istinti ad aver prodotto quel risultato. Ora so per esperienza di me stesso e degli altri che la mia disposizione è congenita e che ho reso infelice me stesso e sono stato causa di infelicità per gli altri perché sono venuto troppo tardi a conoscenza di me stesso. L’esempio del mio ex amico che si è sposato mi ha portato a credere erroneamente che anche io avrei potuto sposarmi e fare una casa felice; e così, quando l’uomo che amavo mi ha consigliato in quel modo, ho deciso di farlo, come avrei fatto quasi altra cosa che egli mi avesse suggerito. Se avessi potuto tirarmi indietro senza imbarazzo dal fidanzamento con la donna devota che divenne mia moglie, lo avrei fatto, se lei me ne avesse dato l’opportunità. Nulla nel mio matrimonio mi ha dato piacere e spesso mi auguro che mia moglie possa cessare di amarmi in modo da poterci separare. Ma lei avrebbe il cuore spezzato anche solo all’idea e mi sento spinto a tentare di alleviare i miei sentimenti anche in un modo che in precedenza mi sembrava ripugnante, cioè mediante l’uso di denaro.
“Quanto ai miei sentimenti verso mio figlio non c’è molto da dire, in quanto non sono molto forti. Lo prendo in braccio, aiuto quando fa bagnetto e lo assisto tanto quanto la maggior parte dei padri, e quando lui sarà di qualche anno più grande spero di poterlo trovare molto socievole. Ma lui non mi ha portato una vera gioia, anche se vedo che altri uomini lo guardano quasi con affetto. Ma ha portato un po’ di felicità in più a sua madre.”
Il prossima Storia è interessante perché mostra lo sviluppo mentale ed emotivo in un caso molto radicale di inversione sessuale.
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giovedì 7 gennaio 2016
IMPRINTING E ORIENTAMENTO OMOSESSUALE
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quinta
Prosegue la pubblicazione delle storie presentate da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale.
La Storia 10 dimostra una classica situazione di iniziazione sessuale della fine dell’800 e apre uno squarcio sulle pratiche omosessuali più diffuse, tra le quali, come avviene quasi sempre nei casi presentati da Havelock Ellis, non è compresa la penetrazione anale.
La Storia 11 è di difficile interpretazione. La sessualità giovanile del protagonista, che appare nettamente gay, è presentata come profondamente condizionata dalla frequente masturbazione. Il protagonista, a distanza di qualche anno, afferma di essere alla vigilia del matrimonio e di avere cambiato orientamento sessuale, ma quello che dice della ragazza che sta per sposare sa ben poco di vero innamoramento. La penetrazione anale, ritenuta impensabile nella fase gay, diventa, nella fase etero, una pratica che si alterna alla penetrazione vaginale.
La Storia 12 presenta uno stereotipo di omosessualità caratterizzato da atteggiamenti femminili ostentati più che da vera effeminatezza.
Buona lettura.
STORIA 10
A. H., dell’età di 62 anni. Appartiene ad una famiglia che non può essere considerata in buona salute, ma non c’è follia tra i parenti prossimi. Il padre è un uomo molto virile di caratteristiche elevate e di buona intelligenza, ma di salute fisica non sana. La mamma era instabile e nervosa, ma in possesso di indomito coraggio e molto affettuosa; ha vissuto molto felice con suo marito. Divenne un’invalida cronica e morì di consunzione. A. H. era un bambino di sette mesi, il terzo della famiglia, tutti nati molto rapidamente, tanto che tra il primo e il terzo figlio c’era solo una differenza di età di tre anni. A. H. ritiene che anche uno dei suoi fratelli, che non si è mai sposato e preferisce gli uomini alle donne, sia invertito, anche se non nella stessa misura di lui stesso, e sospetta anche che una relazione di sua madre potrebbe essere stata con un invertito. La sorella, che assomiglia al padre nel carattere, è sposata, ma si parla di lei come di una donna da donna piuttosto che come di una donna da uomo. La famiglia in genere è considerata orgogliosa e riservata, ma di doti mentali superiori.
Nei primi anni di vita, A. H. era di salute delicata e i suoi studi erano spesso interrotti per malattia. Pur vivendo in una condizione buona, era timido e nervoso, spesso depresso. Nella vita successiva la sua salute è arrivata fino ad un livello medio, ed è stato di solito in grado di nascondere i suoi dubbi mentali e la sua diffidenza.
Da bambino giocava con le bambole e aveva delle ragazze come compagni fino a un’età in cui giunse alla consapevolezza che il suo comportamento era insolito e diventò vergognoso, mentre suo padre sembrava preoccupato per lui. Ritiene di essere stato un bambino molto infantile.
La sua vita sessuale consapevole iniziò un un’età compresa tra gli 8 e i 10 anni. Stava giocando in giardino dalle quando vide un servitore che era stato a lungo con la famiglia, in piedi davanti alla porta di un capannone con il pene eretto ed esposto. Il ragazzo non aveva mai visto nulla del genere prima, ma provava grande gioia per quell’esibizione e si mosse timidamente verso l’uomo, che si ritirò nel capanno. Il ragazzo lo seguì e gli fu permesso di accarezzare il pene e di giocarci fino a quando non arrivò l’eiaculazione, l’uomo rispose, alle innocenti richieste di informazioni del bambino, che “era stato bello.” Questa esperienza fu spesso ripetuta con lo stesso uomo, e il ragazzo si confidò con un altro ragazzo, suo amico, con il quale cercava di accertare per esperienza personale in che cosa consistesse la “bella sensazione”, ma erano troppo giovani per trarre un qualche piacere dal tentativo, oltre la gioia di fare ciò che era istintivamente sentito come “mangiare un frutto proibito.”
Da questo periodo le sue tendenze sessuali iniziarono a diventare fisse e consapevoli. Non ebbe mai, in nessun periodo della vita, un’attrazione sessuale consapevole neppure momentanea verso una persona del sesso opposto. Le sue amicizie più calde, infatti, erano state con le donne e molta della felicità che ha goduto, forse la maggior parte, è stata prodotta da quelle amicizie. Ma la passione era suscitata solo da persone del suo stesso sesso, in genere da uomini molto più giovani di lui. Si sente timido e a disagio in presenza di uomini della sua età. Ma anche alla sua età attuale, il tocco di un uomo o di un ragazzo può causargli la gratificazione più vivace.
Poco dopo l’incidente già narrato di quanto era ragazzino, A. H. indusse un ragazzino suo compagno ad andare con lui in un posto tranquillo, dove, su suggerimento di A. H., ciascuno a turno prese in bocca il pene dell’altro. A. H. non aveva mai sentito parlare di un tale procedimento. Fu un istinto naturale.
Cominciò a masturbarsi in tenera età. Ma ben presto trovò un compagno per condividere la sua passione. Un uomo più anziano, in particolare, sposato e con una famiglia, diventò suo complice in ogni occasione possibile, e si manipolavano l’un l’altro. All’età di 21 anni, la fellatio cominciò ad essere praticata con quest’uomo. Divenne una pratica destinata a durate tutta la vita, e il suo metodo preferito di gratificazione sessuale. Preferisce che la eseguano su di lui, ma non ha mai chiesto a nessuno di fare per lui quello che lui stesso non avrebbe fatto per l’altro, se richiesto. Non c’è mai stata pedicatio. Il pene, si può aggiungere, è di buone dimensioni e i testicoli sono piuttosto grandi.
Nessuno ha mai sospettato la perversione sessuale di A. H., nemmeno il suo medico, con il quale ha avuto per lungo tempo una stretta amicizia, fino a quando in un momento di grande angoscia mentale A. H. non gli ha volontariamente rivelato il suo stato. È abituato alla società raffinata, ha sempre letto molto, aborrito i passatempi atletici, ha amato la poesia, i bambini e i fiori. Il suo amore per la natura equivale, infatti, ad una passione. Ovunque è stato ha fatto amicizie tra le persone migliori. Confessa di aver avuto occasionali periodi di dipendenza da sostanze stupefacenti, dovuti ad una compagnia socievole, e controllati solo con la forza di volontà.
Per gli affari non ha la minima attitudine, e non può seguire i suoi propri affari. Ha sempre temuto la povertà e la miseria. Ritiene, tuttavia, di essere considerato abbastanza capace tra i suoi amici.
Considera l’inversione una cosa naturale, nel suo caso, e ritiene di avere tutto il diritto di gratificare i suoi istinti naturali, quantunque ammetta anche che essi possano essere vizi. Non ha mai cercato di influenzare una persona innocente verso le proprie tendenze.
STORIA 11
T. D., non sa di nulla di anormale nella sua ascendenza. Suo fratello ha tendenze omosessuali, ma è anche attratto da donne. Una sorella, che è molto religiosa, afferma che lei ha poche inclinazioni sessuali o non ne ha per niente. Erano tutti di una disposizione sognante, da giovani, con disgusto dei loro insegnanti. Egli ha inviato il seguente rendiconto di sé dall’Università, all’età di 20 anni:
“Quando ero un bambino (prima di andare a scuola a 9 anni),” egli scrive, “ero già di carattere affettuoso, un affetto che girava prontamente verso un sesso o verso l’altro. Nessun ragazzo fu la causa delle mie inclinazioni, che erano del tutto spontanee. (Senza dubbio, una parte delle motivazioni può essere trovata nel nostro sistema sociale, nel quale le donne sono piuttosto creature da salotto che devono essere trattate con rispetto a distanza.) Quando avevo 10 anni, in una scuola preparatoria, ho cominciato a formare legami con altri ragazzi della mia età, in cui ho sempre avuto riguardo alla bellezza fisica. È questa fase, in cui l’elemento sessuale è latente, che Shelley dice venir prima dell’amore nelle nature ardenti.
A 12 anni imparai la masturbazione, a quanto pare per istinto, e, mi spiace dirlo, la praticai eccessivamente per i successivi sette anni, sempre in segreto e con vergogna, e spesso con l’accompagnamento di fantasie pruriginose che non hanno impedito però che i miei rapporti con quelli che amavo fossero di natura molto spirituale. La masturbazione era spesso praticata quotidianamente, con esplosioni di pentimento e astinenza, ultimamente più raramente. Ma fino a quando avevo 15 anni non sapevo assolutamente nulla di questioni sessuali, e solo all’età di almeno 17 anni fui consapevole del desiderio sessuale, che reprimevo con vergogna.
A causa dell’eccessivo auto-abuso, non sono in grado di eiaculare se non manualmente, ma il desiderio è forte. Penso che un contatto nudo sarebbe sufficiente, e in ogni caso un rapporto intercrurale. Aborrisco la pedicatio e la fellatio. Adoro i ragazzi di età compresa tra 12 e i 15 anni; devono essere della mia classe sociale, raffinati, e amabili. Desidero solo la parte maschile attiva. Ora considero le mie inclinazioni come naturali e normali per me. La difficoltà consiste nel guidare l’altra parte a considerarle come tali, oltre che nella giovane età richiesta e nella natura clandestina delle procedure necessarie. Le difficoltà morali delle circostanze sono così forti che ho poca speranza di gratificare la mia passione completamente. Un paio di volte si sono sbagliato circa il carattere del ragazzo. L’ultima amicizia è durata tre anni, durante i quali l’ho visto nudo solo due o tre volte (questo mi provocava l’erezione), non l’ho mai toccato pruriginosamente, e l’ho baciato solo una volta.
Non ho mai trovato un oggetto soddisfacente dei miei sentimenti, e la mia felicità e forse la mia salute, sono state gravemente ferite. Nella mia scuola pubblica un insegnante mi ha aiutato in una comprensione più vera di queste cose. La sodomia solo animale che esiste in molte scuole pubbliche era sconosciuta. Quello che ho imparato del sesso l’ho imparato da me. Mi è stato raccomandato di rivolgere le mie aspirazioni alla donna universale astratta,… ma finora almeno io non riesco a farlo.
La statuaria greca maschile e il Fedro di Platone hanno avuto una grande influenza sui miei sentimenti, anche se solo confermativa. Il mio ideale è quello di Teocrito XIII, in cui Ercole stava portando Hylas alla misura perfetta un uomo. Il mio primo pensiero è il bene del mio amico, ma, fatta eccezione per la buona influenza soggettiva della passione, ho fallito completamente.
Sono molto alto, scuro, piuttosto forte, appassionato di giochi, anche se non riesco ad eccellere a causa della miopia. Io sono inglese, anche se ho sangue francese, che può spiegare una disposizione appassionata senza riserve. A differenza di altre persone, non sono affatto femminile, né per quanto ne so, qualcuno lo ha mai pensato. Posso fischiare facilmente e bene. Sono così maschile che non riesco nemmeno a concepire il piacere sessuale passivo nelle donne, e ancora meno negli uomini. (Questo costituisce una delle difficoltà nell’amore dei ragazzi.) I miei affetti sono inestricabilmente legati agli ideali di tutela di uno più debole di me. In tempi precedenti, quando la sessualità era meno consapevole, questo fatto era una grande fonte di sentimento romantico, il cui fascino si va però via via perdendo. Non riesco a capire l’amore dei maschi adulti, e ancora meno se sono di classe inferiore, e l’idea della prostituzione per me è nauseabonda.
Credo di poter dire di avere il senso estetico e quello morale fortemente radicati. Anzi, li considero in gran parte sinonimi. Non ho attitudine drammatica, e, anche se mi illudo di avere buon gusto per la musica, non conosco la musica Se ho un colore preferito, è un cremisi scuro o blu, del tipo del vecchio vetro colorato. Ricavo grande piacere da tutta l’arte letteraria e pittorica e dall’architettura; in sostanza, dall’arte di tutti i tipi. Sono abile nello scrivere versi lirici personali, cosa che mi dà sollievo.
Penso che la mia inversione debba essere congenita, perché il desiderio di contatto con quei ragazzi che ho amato è iniziato prima della masturbazione e si è prolungato in luoghi pubblici e privati e nella vita universitaria. L’altro sesso non mi attira, ma io sono molto amante dei bambini, intendo delle bambine così come dei bambini. (Se c’è sessualità in questo, e penso che non ci sia, è comunque latente).”
Questa dichiarazione è interessante perché può anche condurci a supporre che l’autore, che è di mente equilibrata e di sano giudizio, possieda una visione omosessuale ben definita della vita. Mentre, tuttavia, è la regola che la direzione permanente dell’impulso sessuale si decida intorno all’età di 20 anni, questa età è troppo anticipata per permetterci di valutare in modo definitivo, soprattutto in un giovane i cui impulsi adolescenziali indifferenziati o omosessuali sono favoriti dalla vita universitaria. Questo è proprio quello che si è verificato nel caso di T. D., che, pur possedendo certamente un qualcosa di psichicamente anomalo, è ancora prevalentemente maschile. Lasciando l’università la sua eterosessualità si affermò normalmente. Circa sei anni dopo la precedente dichiarazione, scrisse che si era innamorato. “Sono alla vigilia di sposare una ragazza quasi della mia età. Ha interessi e anche conoscenze nei miei campi di studio; così è stato più facile per me spiegarle il mio passato, e ho scoperto che lei non riusciva a capire le obiezioni morali contro le pratiche omosessuali. La mia opinione era sempre che le obiezioni morali erano molto considerevoli, ma potevano in alcuni casi essere superate. In ogni caso ho completamente perso la mia attrazione sessuale verso i ragazzi, anche se sono contento di dire che l’apprezzamento del loro fascino e della loro grazia rimane. I miei istinti, di conseguenza, hanno subito un notevole cambiamento, ma il cambiamento non è del tutto in direzione della normalità. L’istinto della sodomia, nel senso proprio del termine, mi era incomprensibile, ma da quando l’oggetto della attrazione è diventata una donna questo istinto è mescolato con quello normale nel mio desiderio. Inoltre, un elemento che mi preoccupava molto, perché era piuttosto estraneo ai miei sentimenti ideali, potrei dire che non mi ha abbandonato – la curiosità indecente e spesso scatologica [coprofilica] per le ragazze immature. Posso solo sperare che la realizzazione della normalità nel matrimonio possa finalmente eliminare queste aberrazioni dolorose. Vorrei aggiungere che la pratica della masturbazione è stata abbandonata.”
STORIA 12
Di 24 anni. Padre e madre entrambi viventi; la madre è di una migliore condizione sociale rispetto al padre. È molto attaccato a sua madre, e lei gli dimostra un po’ di simpatia. Ha un fratello che è normalmente attratto dalle donne. Lui stesso non è mai stato attratto da donne, e non prova alcun interesse per loro, né per la loro compagnia.
All’età di 4 anni ha preso coscienza per la prima volta di un’attrazione per i maschi più grandi. Dall’età di 11 anni e fino ai 19, in una grande scuola di grammatica, ha avuto rapporti con un centinaio di ragazzi. Inutile aggiungere che considera l’omosessualità molto comune nelle scuole. È stato, tuttavia, il caso di Oscar Wilde, che gli ha aperto gli occhi per la prima volta sulla vasta diffusione dell’omosessualità, e ritiene che la pubblicità di questo caso abbia fatto molto, se non per incrementare l’omosessualità, in ogni caso per renderla più visibile e per fare in modo che divenisse argomento di discussione.
Egli è ora attratto da ragazzi di circa 5 o 6 anni più giovani di lui; devono essere di bell’aspetto. Non ha mai pervertito un ragazzo che non fosse già incline all’omosessualità. Nella sua relazione non si sente esclusivamente come un maschio o come una femmina, ma a volte uno, a volte l’altra. Dice di essere une persona che spesso piace per il suo carattere maschile.
È pienamente sviluppato e sano, ben oltre l’altezza media, incline ad essere grassoccio, con viso pieno e baffetti. Fuma molte sigarette e non può andare avanti senza di esse. Anche se i suoi modi sono molto leggermente femminili, ammesso che realmente lo siano, egli ammette di avere molti modi di fare femminili. È appassionato di gioielli, fino a poco tempo fa indossava un braccialetto, e gli piacciono gli anelli da donna; è molto ricercato per quanto riguarda le cravatte eleganti, e usa fazzoletti da donna molto delicati. Ha sempre avuto gusto per la musica, e canta. Ha una predilezione speciale per il verde; è il colore predominante nella decorazione della sua stanza, e tutto quello che è verde lo attira. Egli trova che l’amore per il verde (ma anche per il violetto e il porpora) è molto diffuso tra i suoi amici invertiti.
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martedì 2 dicembre 2014
DUBBI DI UN GAY SPOSATO
Ciao Project,
mi ha fatto piacere parlare con te, anche se non sono più un ragazzo, mi hai tolto di testa molti dubbi, in fondo erano cose che io sapevo benissimo anche da me ma che non avrei voluto sapere, o meglio avrei preferito tenere nell’ombra come ho fatto per parecchi anni, perché c’è sempre la pura del cambiamento.
mi ha fatto piacere parlare con te, anche se non sono più un ragazzo, mi hai tolto di testa molti dubbi, in fondo erano cose che io sapevo benissimo anche da me ma che non avrei voluto sapere, o meglio avrei preferito tenere nell’ombra come ho fatto per parecchi anni, perché c’è sempre la pura del cambiamento.
Hai ragione quando dici che non mi sono svegliato a 45 anni con un po’ di fantasie gay ma che quelle fantasie ci sono state sempre, è vero, è proprio così. Ho un figlio di 16 anni e pure una moglie che è una brava donna e che mi vuole bene, però da qualche mese ho cominciato a guardare un ragazzo di 30 anni che lavora con me e mi si è scatenata dentro la rivoluzione. Penso che lui sia etero (ne sono certo) e che non ci sia nessuna possibilità di andare oltre un buon rapporto tra colleghi di lavoro, però la sua presenza mi mette in crisi, mi sembra un ragazzo stupendo e lo è: è tranquillo, pensa prima di parlare, non si mette al centro della scena, non si atteggia. È molto meglio di me in tutti i sensi, a parte il fatto che ha 15 anni meno di me, lui è proprio bello, è quello che io avrei voluto essere e non sono mai stato.
Proprio per questo, all’inizio, ho scambiato quello che provavo per ammirazione, un po’ come se lo prendessi a modello, però poi la cosa non regge perché mi torna in mente tante volte anche quando sto con mia moglie e immagino che al posto di mia moglie ci sia lui, oppure ci faccio le mie fantasie in momenti privatissimi… vedi che assurdo, Project, mi faccio perfino venire i complessi e evito di usare la parola masturbazione. Quest’anno è successa una cosa stranissima, l’argomento masturbazione è venuto fuori parlando con mio figlio e ne ho parlato con lui senza complessi ed è rimasto colpito e mi ha detto: “Un discorso così aperto, da te non me lo sarei mai aspettato”, tra parentesi, mio figlio è radicalmente etero, forse è un’osservazione sciocca, ma mi fa piacere. Poi mi ha raccontato di un suo compagno gay e gli ho detto cose positive dei gay e anche qui non se le aspettava, a un certo punto mi ha chiesto: “Ma hai mai avuto amici gay?” Gli ho detto la verità: “No, ma non avrei avuto proprio nessun problema”.
Ma adesso torniamo al punto, il mio collega mi piace, non lo posso negare, ma questo mi cambia qualcosa? Oppure resta tutto come prima, tanto è etero? Ho delle pulsioni gay, su questo non ci piove, e allora? Che succede dopo? Me le tengo e basta e vado avanti come ho fatto per tutti questi anni? Ma te lo immagini che succederebbe se mio figlio si rendesse conto che ha un papà che parla bene dei gay perché è gay, almeno un pochettino gay? E peggio ancora se sapesse che il papà non pensa che la masturbazione sia un vizio terribile perché il fondo si masturba anche lui e pensando ad un uomo. E mia moglie poi, credo che ci resterebbe secca, perché una cosa del genere non l’ha certamente mai sospettata. Anzi tra noi problemi sessuali non ce ne sono mai stati, io ho fatto sempre il mio dovere, magari mentre pensavo ad altro, ma è andato sempre tutto bene. Posso essere bisessuale? Non lo so, perché fantasie sessuali su donne non ne ho mai fatte mentre sugli uomini succedeva eccome.
Project, al punto in cui sto, sul fonte etero ho una famiglia e una bella famiglia e francamente non ci rinuncerei per niente al mondo, sul lato gay ho solo un po’ di fantasia e pure su un ragazzo etero. Che cosa suggerisce il buon senso lo capisco da solo. Il mio sogno sarebbe un altro, perdonami l’espressione irriguardosa, ma mi piacerebbe riuscire a salvare capra e cavoli, cioè mantenere la mia famiglia e avere un amico gay che mi possa capire, poi se scavo più a fondo, capisco che dovrei dire non un amico e basta ma una amico-amante, e lì sta il problema perché mi piacerebbe non imbrogliare la mia famiglia e vivere tutto alla luce del sole. Io credo che se avessi una relazione con un uomo non metterei in crisi la famiglia, cioè mi spiego meglio, diciamo che non sentirei meno affetto per mia moglie e per mio figlio. Non so se queste cose esistono in qualche parte del mondo, probabilmente no, ma se non esistono, francamente non riesco a capirne la ragione. Ma perché dovrei amare di meno la mia famiglia se avessi una relazione con uomo? Non c’è nessuna ragione seria per crederlo. Non penserei mai di scappare col mio amico-amante e di piantare mia moglie e mio figlio, ma vorrei che si conoscessero e che capissero che è una cosa seria, anche se non è il modello tipico di famiglia. Mi rendo conto che sto sognando, Project, e che il mondo è quello che è, le regole del gioco ci sono e non le posso cambiare io.
Mi sono chiesto come mi comporterei io se mia moglie si trovasse nella mia situazione, se si fosse innamorata di una sua amica. In effetti se la cosa non mettesse in crisi la nostra famiglia penso che l’accetterei e anche se si fosse innamorata di un altro uomo, anche se lì la cosa è più complicata perché in pratica potrebbe avere altri figlia e crearsi un’altra famiglia e quello magari mi creerebbe problemi grossi, ma la presenza di un’altra donna non mi creerebbe difficoltà. Ho anche pensato che io posso fare questo discorso su mia moglie proprio perché sono gay, o almeno credo di esserlo, forse se fossi etero sarei terribilmente geloso.
E se poi trovo veramente un amico gay – potrebbe anche succedere – come mi devo comportare? Forse è meglio tenere i piedi per terra e guardare a come le cose stanno adesso. Oggi come oggi vorrei conoscere dei gay, perché ho ancora le idee molto confuse, ho bisogno di collegare la parola gay a una persona reale o a delle persone reali e non a delle fantasie. A casa non uso il PC fisso, perché lo usa mio figlio e non vorrei per nessuna ragione lasciare tracce strane. I PC dell’ufficio sono tutti in rete e si possono adoperare solo per lavoro. Uso un mio PC portatile con password, a casa ho detto che è quello del lavoro ma non è vero, lo uso solo per le cose mie privatissime nei rarissimi momenti di libertà che posso avere.
Project, fino ad ora non sono mai entrato in chat erotiche o in siti di incontri, ma ti confesso che la tentazione è grande però è grande anche la paura e allora lo stallo perdura. Ho scritto a te, e prima di inviare la mail ci ho pensato mille volte. Adesso a distanza di tempo posso dire di avere fatto bene, almeno un confronto serio è possibile, però poi mi blocco.
Mi ha colpito molto una cosa che mi hai detto in chat e cioè che probabilmente vedo il mondo gay come il mondo della favole, come se lì tutto fosse facile e scontato, cosa che probabilmente non corrisponde affatto alla realtà. Certo non staranno tutti aspettando me e poi, come hai detto tu, un gay sposato e di 45 anni non è certo un ragazzo libero di 25 anni, e lo capisco benissimo. Mi vuoi dire che ci avrei dovuto pensare vent’anni fa e che allora le cose sarebbero state completamente diverse, però non mi pento per niente delle scelte che ho fatto, perché adesso ho una famiglia, anche se rischio di metterla in crisi.
Project, a questo punto che si fa? Proverò ad entrare di nuovo nella tua chat, ci ho già provato e mi hanno accolto bene, cosa che mi ha colpito. Pensavo di sentirmi un estraneo ma è stato tutt’altro. Spero di poter parlare di nuovo con te e magari anche di conoscerti di persona, anche perché ho bisogno di tempo e di situazioni tranquille.
Grazie di tutto e a presto (spero).
Grazie di tutto e a presto (spero).
Dubbioso69
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venerdì 3 febbraio 2012
GAY E REPRESSIONE DELLA SESSUALITÀ
Questo post mira ad illustrare le cause ed i meccanismi del
rifiuto della omosessualità da parte di ragazzi che sono o sono stati
pienamente consapevoli di essere gay. “Sì io sono così, ma non voglio essere
così!”. Il rifiuto della omosessualità sintetizzato in questa frase si presenta
come un atto volontario e libero di scelta ma la realtà è del tutto diversa. La
repressione familiare e sociale della omosessualità ne impedisce ogni libera manifestazione
al punto che la coscienza familiare e sociale finisce per sostituire la coscienza
individuale nella motivazione delle scelte, fino a portare un ragazzo a
rinunciare ad avere la sua coscienza personale pur di non essere espulso del
gruppo.
Esaminiamo separatamente i rapporti interpersonali che
portano alla abdicazione alla coscienza individuale. Partiamo dall’ambiente
familiare. “Odio i miei genitori perché se sono gay è colpa loro! Mi hanno
sempre assillato con l’idea di avere una ragazza e così mi hanno portato a
pensare che stare con una ragazza fosse un dovere e ho finito per odiare
perfino l’idea di stare con una ragazza, ma se loro non si fossero impicciati
non sarebbe stato così. Avevo un amico e gli volevo bene, ma hanno cominciato a
dire che non dovevo uscire con lui ma con una ragazza, che quel ragazzo mi
avrebbe portato sulla cattiva strada, e io, pur di fare il contrario di quello
che volevano loro, con quel ragazzo ho passato tantissimo tempo. È cominciato
tutto così, alla fine per me c’era solo quel ragazzo”. Chi scrive queste parole
rimprovera i genitori di essersi intromessi pesantemente nella sua vita privata
apparentemente proponendo ma sostanzialmente tentando di imporre dei valori che
avrebbero portato di conseguenza “per reazione” verso l’omosessualità. Come si
vede, questo ragionamento mira alla ricerca di “colpe” che avrebbero portato
alla omosessualità. In realtà, però, gli elementi centrali del discorso restano
due “l’omosessualità è un male”, “l’omosessualità è la conseguenza di
comportamenti sbagliati”. Queste due ultime affermazioni sono il segno che i
valori della morale familiare e sociale sono stati profondamente interiorizzati
e in pratica la sola reazione che si verifica consiste nel dire ai genitori: “La
colpa non è mia ma vostra!” Ma l’idea che l’omosessualità sia una male è
talmente interiorizzata che il figlio arriva ad odiare i genitori per avergli
procurato questo male gravissimo. Di fronte al teorema della morale familiare: “L’omosessualità
è una cosa molto brutta e ti ci sei cacciato per colpa tua” la reazione arriva
a negare solo la seconda parte di questa affermazione: “Non è vero che la colpa
è la mia, la colpa è vostra!” Lo stesso uso del concetto di colpa e della
omosessualità come conseguenza di una colpa sa molto mi morale religiosa. Un
ragazzo sessualmente represso che abbia interiorizzato la morale familiare non
accusa i genitori di avergli impedito di essere gay ma anzi li accusa di averlo
fatto diventare gay “per reazione”. Naturalmente in queste situazioni ci sono a
monte delle carenze familiari molto pesanti o quanto meno della forme di
ignoranza grave che si manifesta in interventi educativi di tipo repressivo. L’educazione
ha come elemento fondamentale il dialogo e il rispetto reciproco, che in queste
situazioni vengono meno, in buona sostanza queste famiglie sul piano affettivo
non sono neppure famiglie.
In modo simile si dà abusivamente il nome di amicizia a dei
rapporti, più di gruppo che interpersonali, nei quali manca del tutto la
dimensione affettiva e l’unico valore riconosciuto è l’appartenenza al gruppo. È
il caso tipico dei gruppi di ragazzi che trovano la loro coesione nel fatto di
passare molte ore insieme in giro per la strada o nei bar. Specialmente nei piccoli
paesi dove tutti si conoscono, far parte di questi gruppi è praticamente un
obbligo al quale è impossibile sottrarsi. Quando un ragazzo gay sessualmente
represso dice: “Esco con gli amici” dovrebbe dire invece: “Siccome non voglio
rimanere in casa per nessun motivo perché in casa non potrei comunque avere
neppure un minimo di libertà, tento di integrarmi nel gruppo”. Nel gruppo, in
assenza di rapporti seri di carattere personale, si parla di sport, di politica
e ovviamente di ragazze e per integrarsi nel gruppo è necessario conformarsi al
modo di fare e di ragionare di gruppo, quindi è necessario essere etero perché
il gruppo combina uscite del sabato sera, appuntamenti in discoteca e simili ma
sempre e solo seguendo una logica etero. Con questi “amici” un ragazzo gay può
integransi solo fingendo di essere etero o meglio (cioè peggio) “volendo”
essere etero ad ogni costo.
Quali possibilità di confronto o di dialogo minimamente
serio ha un ragazzo che si senta gay in situazioni del genere? Praticamente e
paradossalmente ne ha una sola e cioè creare, nei limiti del possibile, un
rapporto autentico con una ragazza e qui viene la parte più delicata del
problema della repressione sessuale. Mettersi con una ragazza non è solo una scelta di facciata o la
risposta obbligata alle richieste espresse o tacite della famiglia o del gruppo
ma è praticamente l’unico modo che un ragazzo gay sessualmente represso ha di
creare un rapporto che abbia un contenuto affettivo reale. Un ragazzo gay,
proprio per il fatto che dimostra in genere un atteggiamento diverso nei
confronti della ragazze, molto più legato a una ricerca di dialogo che ad un
approccio immediatamente sessuale, con le ragazze ha in genere un certo
successo. Per un verso è portato a vivere il rapporto con una ragazza come una copertura
sociale ma per l’altro si rende conto che con una ragazza un rapporto affettivo
vero è possibile e non è raro il caso che questi rapporti affettivi diventino
molto importanti, anche se per motivi diversi, sia per la ragazza che per il
ragazzo gay. La ragazza ci vede una bellissima storia d’amore, il ragazzo una
reale possibilità di dialogo. Il dialogo in genere si approfondisce e col
passare del tempo la ragazza alimenta sempre di più la speranza che quel
rapporto arrivi finalmente a manifestasi anche sotto forma di interesse
sessuale ma la cosa tarda ad accadere. Le ipotesi possibili a questo punto sono
due, o il ragazzo tenta un approccio sessuale con la ragazza che, date le condizioni
di particolare calore affettivo, potrebbe benissimo avere un risultato almeno
in parte positivo portando il ragazzo all’idea di una ritrovata
eterosessualità, o il ragazzo mette da parte del tutto la possibilità di un
contatto sessuale con la ragazza e arriva a pensare di poterle confidare di
essere gay. Ovviamente si tratta di due ipotesi molto diverse ma non è raro il
caso che si possano presentare una dopo l’altra.
Quando un ragazzo arriva a dire alla ragazza con la quale ha
costruito un rapporto affettivo serio di essere gay in genere si sente sicuro
che l’esito non sarà distruttivo del rapporto e infatti spesso il rapporto
sopravvive al coming out. La ragazza, se è realmente innamorata, tende a non
dare alla dichiarazione del ragazzo un peso troppo grande, vede che il ragazzo
la cerca, sta bene con lei e pensa che la “fase gay” sia in via di risoluzione
e che con po’ di pazienza tutto si aggiusterà, cosa che però non accade e, superata
la fase del coming out, in assenza di segnali sessuali incoraggianti, la
ragazza gradualmente tende ad allentare i rapporti, tanto più se vede spesso il
ragazzo distratto da altri interessi, non è raro il caso che si arrivi a una
rottura traumatica, in genere perché il ragazzo accusa ingiustamente la ragazza
di volerlo condizionare e di togliergli la libertà. Tuttavia il rapporto con la
ragazza in questi casi ha un valore estremamente positivo perché rafforza nel
ragazzo l’idea di essere gay, non sono però rari i casi in cui, anche dopo il
coming out con la ragazza, il ragazzo rinnega del tutto il suo essere gay e si
impegna con tutte le sue forze per essere etero e per non perdere l’appoggio
della ragazza che ormai giudica indispensabile. In queste situazioni, di fatto,
è come se il coming out fosse annullato. Ci sono ragazze che mantengono in
queste situazioni un atteggiamento possibilista ma prudente e ce ne sono altre
che ci ravvisano una ormai chiaramente avvenuta conversione eterosessuale del
ragazzo. In ogni caso la situazione torna a livelli di maggiore ambiguità.
Le situazioni più complicate non sono però quelle in cui si
arriva ad un coming out del ragazzo nei confronti della ragazza ma quelle nelle
quali si arriva a costruire una relazione anche sessuale tra il ragazzo e la
ragazza. Queste relazioni per la ragazza hanno, a maggior ragione per la
presenza del coinvolgimento sessuale, la valenza di vere storie d’amore, mentre
per il ragazzo sono dei classici esperimenti sessuali in cui ci si mette alla
prova. Se la prova è superata, cioè se c’è un coinvolgimento sessuale che
permetta di arrivare fino in fondo, il ragazzo si sente gratificato, perché ha
superato il suo esame e ha ottenuto la sua patente etero, la ragazza lo vede
sinceramente soddisfatto e attribuisce quella soddisfazione al coronamento di
un sogno d’amore anche da parte del ragazzo, mentre il primo motivo di
soddisfazione per il ragazzo è costituto dal potersi finalmente considerare
etero. In questa relazione che ormai ha anche dei risvolti sessuali il ragazzo
non tende a prendere l’iniziativa, o lo fa solo per mettersi ulteriormente alla
prova e soprattutto, per il ragazzo, avere rapporti sessuali con la ragazza non
rappresenta tutta la sessualità perché anche in presenza di possibilità
concrete e di facile realizzabilità di rapporti sessuali con la ragazza, il
ragazzo non sfrutta a pieno quelle possibilità e conserva una sessualità
masturbatoria totalmente orientata in direzione gay, anche con l’uso di pornografia
gay. Questo fatto è in genere interpretato dal ragazzo come un vizio che
bisogna togliersi. Tuttavia, dopo i primi tempi, i rapporti con la ragazza
tendono ad andare in crisi, il ragazzo si sente insoddisfatto da “quella”
ragazza ed è portato a seguire la logica etero del cambiare ragazza. All’esterno
tutto questo comportamento appare come tipico di un ragazzo etero, l’integrazione
familiare migliora e così quella all’interno del gruppo degli “amici”, ma la
masturbazione in chiave gay resta, l’uso di pornografia gay resta e l’omosessualità
tende sempre più ad essere considerata come un vizio nato per reazione ad
errori educativi della famiglia: “Se i miei non si fossero messi in mezzo io
adesso sarei felice, ho una ragazza che mi vuole bene e non mi mancherebbe
nulla”. In questa espressione non si dice “sono innamorato di una ragazza” e
nemmeno “voglio bene a una ragazza” ma “ho una ragazza che mi vuole bene” il
che è decisamente diverso. In queste situazioni viene meno anche l’idea di
essere gay, e se anche quell’idea aveva portato in precedenza il ragazzo al
coming out verso la ragazza, il coming out viene del tutto rimosso. Una ragazza
mi ha scritto: “Lui prima mi ha confessato di essere gay, di masturbarsi
pensando ai ragazzi e di fare uso di pornografia gay, però poi tra noi le cose
sono andate molto bene anche sul piano sessuale e quando gli ho chiesto se si
sentiva ancora gay ha detto che io non avevo capito bene e che erano solo dubbi
come quelli che vengono a tutti i ragazzi e che lui gay non ci si è sentito mai”.
Che cosa può fare una ragazza in una situazione simile?
Credere che la “fase gay” sia realmente superata e che si possa magari dare al
rapporto una dimensione più ufficiale attraverso una presentazione del ragazzo
ai genitori della ragazza, nella prospettiva di un futuro matrimonio, sembrerebbe
la via più naturale e in genere il ragazzo è, almeno inizialmente, favorevole a
questo tipo di scelta che non fa che confermarlo nell’idea di essere etero e
gli attribuisce per di più la qualifica sociale di fidanzato ufficiale. In
realtà tuttavia qui cominciano a manifestarsi le debolezze del rapporto. Il
ragazzo prima dice di sì, poi ci ripensa e si rende conto che potrebbe
chiudersi in una trappola, ma non perché si sente gay, questione che gli sembra
ormai superata, ma perché quella “potrebbe non essere la ragazza giusta”. Il
teorema del “potrebbe non essere la ragazza giusta” può salvare il ragazzo dal
matrimonio una o due volte, ma quando l’età avanza il passo decisivo non si può
più eludere e così si arriva anche al matrimonio che sembra il coronamento
perfetto di una storia tipicamente etero, turbata solo da qualche incertezza di
orientamento sessuale ancora di tipo adolescenziale e dal permanere di una
masturbazione in chiave gay, che non mai sparita del tutto ma è stata degradata
al livello di vizietto che non potrà comunque mettere in crisi la serenità di
un matrimonio, tanto più se allietato dalla nascita di figli. Non è raro che
prima del matrimonio arrivi un minimo di resipiscenza e che il ragazzo senta l’esigenza
di confidarsi e di chiedere consiglio e qui, spesso, sedicenti esperti gli
offrono tutto il loro sostegno nel trovare che per certe “stupide fantasie” il
matrimonio è il rimedio migliore e che tutto sarà certamente risolto dalla
pratica della vita matrimoniale. Nei primi tempi le cose sembrano
effettivamente andare così e possono anche restare per lunghi periodi a questo
livello ma poi il senso di insoddisfazione si fa sentire. Le mogli si rendono
conto che c’è qualcosa che non va, il
dialogo coi mariti è in crisi e non si capisce perché, i mariti sono nevrotici,
ansiosi, hanno bisogno di un sostegno psicologico, cominciano a strare
parecchio tempo fuori casa, talvolta anche di notte, ricevono sms che non
aprono subito e telefonate che si riducono a uno “Scusami, ora non posso, ti
richiamo io” oppure le mogli scoprono nei computer dei mariti tracce dell’uso
di pornografia gay o messaggi amorosi scambiati con uomini e a quel punto il
matrimonio è in crisi totale.
In sintesi: negare la propria sessualità produce alla lunga
effetti negativi ai quali è molto difficile trovare un rimedio.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=2211
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