Buonanotte.
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martedì 7 aprile 2020
COPPIE GAY E FANTASIE SESSUALI
Mau85 – Ciao Project, come stai? È un bel po’ che non ci sentiamo
Project – Qui per fortuna tutto abbastanza bene, e tu?
Mau85 – io pure bene, anzi oggi proprio bene! Ti ricordi di me?
Project – sì, mi ricordo della storia col tuo ex che di fatto non era conclusa, perché avevate continuato a sentirvi
Mau85 – Sì proprio lui, chiamiamolo Andrea, e ti ricordi altro? Non voglio mettere alla prova la tua memoria, ma devo capire da dove riprendere la storia
Project – Mi ricordo che Andrea aveva anche altri ragazzi e che questo fatto per te non era affatto sconvolgente
Mau85 – sconvolgente no, insomma lo avrei voluto tutto per me ma lui è fatto così, ha bisogno anche di altro, se mai io avevo paura che potessero portarmelo via, cioè avevo paura che potesse smettere di volermi bene perché stava pure con altri ragazzi, però non gli potevo mica chiedere di lasciare quei ragazzi perché lui a loro voleva bene veramente
Project – sì, queste cose me le ricordo
Mau85 – lui però da questi ragazzi si sentiva soddisfatto solo a metà, nemmeno tanto dal punto di vista affettivo perché in fondo lo rispettavano e gli volevano bene, ma proprio dal punto di vista sessuale
Project – Cioè?
Mau85 – Nel senso che lui cercava di coinvolgerli nelle sue fantasie sessuali, che non sono proprio comuni, ma loro non lo stavano a sentire e alla fine, per lui, il sesso era una cosa molto meccanica, perché era lui a doversi adattare. In realtà non so nemmeno che cosa possa avere raccontato di sé a quei ragazzi ma penso che sia stato piuttosto esplicito, come è stato con me, però esattamente non lo so. Lui ha provato spesso a coinvolgere pure me nelle sue fantasie, che non è che mi vengano proprio spontanee, ma alla fine io facevo finta di non capire e cercavo di fare quello che facevano gli altri ragazzi, cioè cercavo di portalo sul mio terreno, cosa che poi puntualmente succedeva, anche se alla fine lui era soddisfatto solo a metà. Ti devo dire che vedere che dopo aver fatto sesso con me lui non era veramente soddisfatto mi metteva addosso parecchia malinconia al punto che cercavo di diradare i nostri incontri perché mi aspettavo che comunque sarebbe rimasto deluso. Project, ho visto che non mi hai fatto domande per andare più nello specifico e hai fatto bene. Ti devo dire solo che ad Andrea io voglio un bene dell’anima, lo stimo come persona, gli piace il sesso, fa sesso con altri ragazzi, ma alcuni di quei ragazzi io li conosco e sono ragazzi che gli vogliono bene.
Project – da quello che mi avevi detto era chiaro che il tuo rapporto con Andrea era una cosa seria, che ci sia gente che possa vedere la cosa in modo del tutto diverso è scontato, per quello che può valere. L’importante è quello che di Andrea pensi tu, perché tu lo conosci molto bene, il resto non conta
Mau85 – beh, si lo conosco bene da anni, con lui non si può fare coppia tradizionale, è diverso, ma non è una cosa meno seria. Lui ha bisogno di altri ragazzi, io no, ma noi ci vogliamo bene lo stesso. Però questo lo sai già e non era di questo che ti volevo parlare, ma proprio di quello che è successo tra noi il 29 febbraio, un sabato, prima di questa faccenda del virus, quando si poteva ancora circolare. Insomma mi chiama e senza preamboli mi dice che sta sotto casa mia e che vuole salire. Nel nostro linguaggio vuol dire che ha voglia di fare sesso con me. Io tante volte gli ho detto di no, ma in quel momento ero contento che lui fosse venuto da me, mi era mancato molto negli ultimi giorni. Sale a casa, tu lo sai che io vivo solo, mi dice che non ha i preservativi, quando viene da me li ha sempre lui, io faccio una faccia perplessa, come per dire: allora che sei venuto a fare? Lui sa benissimo che per me l’idea di fare sesso con lui senza preservativo è assolutamente inconcepibile e allora mi risponde: Ok, non ci sfioriamo nemmeno, ognuno sta per conto suo a due metri di distanza, però devi venire tu nelle mie fantasie, devi farmi fare per una volta, almeno a fantasia, una cosa che sta bene a me, ok? Io o guardo e gli dico ok! Poi aggiunge, però arriviamo fino in fondo, ti prego non cambiare discorso. Io gli dico che va bene e in pratica ci seghiamo insieme mentre io gli racconto una storia erotica del tipo di quelle che piacciono a lui. La cosa all’inizio non era molto spontanea, ma vedevo che lui ne era molto preso e sono andato avanti nella storia che alla fine sembrava piuttosto coinvolgente pure a me. La faccio breve. Siamo arrivati alla fine più o meno insieme, lui era stanchissimo e onestamente pure io. Beh, è stata la prima volta che non è rimasto deluso, eppure non ci siamo nemmeno sfiorati. Mi ha detto che cominciavo a capire di che cosa lui aveva bisogno e che apprezzava moltissimo il fatto che io non avessi cercato di driblare la faccenda e di fare le solite cose, poi mi ha detto che i preservativi non se li era portati apposta. In genere dopo i nostri incontri di sesso, appena fatto, lui se ne va via. Ma il 29 febbraio invece abbiamo cucinato e cenato insieme ed è rimasto a dormire a casa mia. Abbiamo parlato moltissimo, lo vedevo sereno, per niente frustrato, scherzava, diceva scemenze, insomma è stata una serata incredibile, prima di andarsene a dormire “nella sua stanza” mi ha detto. “Ti voglio bene!” e mi ha dato un bacetto sulla guancia. Poi non ci siamo sentiti per un po’ ma tra noi non è una cosa rara. Ci eravamo messi d’accordo che ci saremmo rivisti sabato 14 marzo, ma sono intervenuti i decreti del governo e non ci siamo più potuti muovere da casa né lui né io, ma l’esperienza del 29 febbraio in qualche modo è stata replicata un paio di volte via web, che non è proprio lo stesso, però mi sono reso conto che non avevo più resistenze e che cercare di condividere le sue fantasie mi sembrava molto più spontaneo, cioè eravamo praticamente sulla stessa lunghezza d’onda, non c’era bisogno di discorsi o di preamboli di nessun genere, una volta arrivati a destinazione però continuavamo a parlare di mille altre cose anche lontanissime dal sesso, lo sentivo sciolto, senza note malinconiche. Mi raccontava di quando era bambino, delle costruzioni lego, ma anche dei pomeriggi lunghissimi che passava da solo, praticamente abbandonato dai genitori, di come aveva imparato a disegnare (cosa che fa ancora adesso e molto bene) e di come aveva imparato da sé a suonare la chitarra, qualche volta quando gli prendevano le malinconie le scacciava facendo esercizi con la chitarra. Abbiamo passato due serate o piuttosto due nottate a parlare e siamo stati bene in un senso profondo, lui si sentiva accettato, non strumentalizzato, Mi diceva: non sei il mio tipo, ma con te sto bene, sto bene veramente e pure io ti voglio bene, non sono innamorato di te ma ti voglio bene. Questa frase può sembrare strana ma io so che è assolutamente vera. Adesso spero che le limitazioni alla circolazione vengano rimosse quanto prima, chiaramente perché significherebbe che l’epidemia sta scemando, ma anche perché potrei rivedere Andrea, perché per me esiste solo lui. Questi sono i fatti. Che ne pensi, Project?
Project – Tu sei stato contento e pure lui, dimmi che questo non è volersi bene! C’è stato un fidarsi uno dell’altro, accettare uno le regole dell’altro e poi lui non si è sentito rifiutato nelle fantasie più intime, gli hai fatto capire che non ti sentivi condizionato, insomma lo hai messo a suo agio. Magari tra le coppie monogame ci fosse questo livello di disponibilità sessuale! Ma credimi è molto raro. Spessissimo nel sesso ci sono dei veri tentativi di prevaricazione, dei tentativi di imporre modelli senza mai adeguarsi all’altro
Mau85 – Ma io mi sono sentito felice e mi sono detto che sono stato uno stupido quando ho cercato di svicolare e di non assecondarlo, quando invece l’ho fatto l’ho visto felice, perché non si è sentito rifiutato. Io penso che quando tu fai capire al tuo partner di che cosa hai bisogno e quello fa finta di non capire e ti vuole portare sulla sua strada la sensazione di frustrazione deve essere tremenda, perché lì senti che non c’è coppia, che tu conti solo come corpo disponibile alle fantasie altrui. Insomma, Project, sto imparando piano piano a capire il senso di tante cose che qualche anno fa avrei rifiutato e mi sarebbero sembrate del tutto assurde. Io avevo il modello classico di coppia e pensavo che non mi sarei mai adattato a nulla di diverso e invece quando Andrea mi ha detto che si era innamorato di un altro ragazzo ma mi voleva bene lo stesso io questa cosa l’ho accettata e non me ne sono mai pentito e poi adesso imparo che per vivere bene la sessualità bisogna cercare di lasciare spazio all’altro, di rispettarlo e di accettarlo. Io l’ho visto sorridere ed era una cosa bellissima. Se gli voglio bene non gli devo dire di no per ragioni più o meno stupide. E poi le serate passate insieme a parlare sono state meravigliose. Io sento che mi vuole bene veramente.
Project – Tu sei arrivato a queste conclusioni ma la stragrande maggioranza delle coppie non ci arriverebbe mai, semplicemente perché non c’è affetto vero, o forse c’è ma mettendo prima la realizzazione di sé, prima la nota egoistica. Le cose che dici scandalizzerebbero tanta gente, eppure sono cose verissime. Ricordo che mi avevi detto che Andrea non ti aveva mai ingannato, beh, dire questo di un ragazzo vuol dire fargli il complimento più bello che si possa fare. Non mi stupisce che tu ti sia innamorato di Andrea e ancora meno che tu non abbia mai sentito il bisogno di trovarti un altro ragazzo perché un rapporto con Andrea c’è eccome ed è di quelli profondi, che non si perdono con gli anni.
Mau85 – Lo sapevo che avresti capito, pensa che ho raccontato un piccolo riassunto di questa storia su un altro sito gay e mi hanno chiesto se avevo tutte le rotelle a posto, alla fine mi hanno lasciato in pace perché pensavano che mi stessi prendendo gioco di loro! Mi fa piacere parlare con te, mi sento incoraggiato. Comunque se vuoi pubblicare questa chat pubblicala, magari mette in crisi qualcuno! Ti ringrazio, Project, Progetto mi ha dato tanto!
Buonanotte.
Buonanotte.
Project – Grazie a te! E un abbraccio a te e ad Andrea!
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6866
domenica 30 dicembre 2018
DIVERSI APPROCCI ALLA SESSUALITA’ GAY
Ciao Project,
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.
leggo da anni il forum di progetto gay che mi è stato utilissimo per sentire una voce diversa da quelle che sento di solito. Ho 29 anni e non ho mai avuto problemi con la mia sessualità, almeno stando ai modelli più diffusi. Già a 18 anni avevo avuto le mie prime esperienze e le prime volte senza protezione, poi mi è venuto il panico, ho fatto il test ma per fortuna non era successo niente, e da allora sono stato molto più cauto. Non penso di essere dipendente dal sesso. Fino ad oggi ho avuto solo cinque partner, con tutti loro c’è un rapporto di amicizia e alcuni si conoscono. Non ho mai promesso fedeltà a nessuno e poi penso che fare sesso con un ragazzo non significhi tradire niente, se le cose sono dette chiare fin dal principio. Diciamo che se c’è una cosa che c’è stata solo molto parzialmente è stata l’attenzione reciproca, cioè ho sempre pensato che i rapporti con quei miei cinque amici avessero senso solo o almeno soprattutto perché con loro potevo fare sesso. Sesso ne ho fatto tanto, ma sempre un po’ troppo sul tecnico perché sono cresciuto a pornografia. Non mi piace il sesso anale e penso che non interessi a nessuno dei miei amici, non ho mai avuto pressioni in quel senso. Anche per questo ho smesso di andare alla ricerca di altri partner, perché coi miei amici c’è grosso modo una consonanza di gusti e sono attenti alla salute. Voglio dire che se fossero a rischio me lo direbbero. È successo più di qualche volta che mi hanno detto di no perché avevano dei dubbi e dovevano rifare il test, e questo l’ho apprezzato moltissimo. Diciamo che avevo trovato comunque il mio equilibrio, io coi miei amici da quel punto di vista sto bene, loro mi capiscono, non mi fanno prediche, non fanno pettegolezzi, insomma di loro mi posso fidare. Fin qui non è proprio una storia classica ma penso che ci siano tanti ragazzi che fanno come me. Alla fine dell’estate, saranno stati i primi di settembre, ad un incontro di collezionisti di fumetti (la mia seconda passione dopo i ragazzi), incontro Andrea (non si chiama così), 26 anni, non bello ma di più, talmente sexy che non riesco a staccargli lo sguardo di dosso. Lui mi nota, ricambia lo guardo, accenna un sorriso e da lì cominciamo a parlare, prima di fumetti e poi via via di mille altre cose, ci scambiamo i numeri di cellulare, ne sono contento ma non do troppo peso alla cosa, poi ci salutiamo. Un paio di giorni dopo mi chiama e mi invita ad uscire, ne sono contento perché non me lo aspettavo e poi il fatto che lui sia bellissimo mi spinge all’idea di tentare una nuova conquista e questo mi stuzzica parecchio, brutalmente comincio ad andare in erezione solo pensandoci. Usciamo. Io mi aspetto che mi faccia una proposta ma non succede niente di simile, ma non è nemmeno una serata banale: parliamo molto e anche molto seriamente, fa ancora caldo e si può stare in giro fino a notte tardi. Quando torno a casa mi sento strano: “Che cosa ho provato con Andrea? Sesso? Sì e no. Amicizia? Forse”. Era stata una serata strana: “Che cosa voleva da me?” Non sapevo darmi spiegazioni plausibili. Dopo un paio di giorni mi ha richiamato e abbiamo passato un’altra serata strana anche se intrigante. Poi non l’ho più sentito per una decina di giorni e già mi mancava e allora l’ho chiamato io e gli ho proposto di venire a casa mia, ci ha pensato un po’ e poi, quando gli ho detto che vivo solo, mi ha detto di sì. Entra a casa con un pacchetto, mi sarei aspettato una bottiglia, visto che lo avevo invitato a cena, ma era un oggetto di legno, o meglio un piccolo busto in legno, neanche piccolissimo, la base era 20×15, lì per lì sono rimasto perplesso, ma mi ha detto: “Quello sei tu!” E in effetti c’era una certa somiglianza. Gli ho detto: “Sei bravissimo! Un artista!” Mi ha detto che scolpiva il legno da anni e che io lo avevo ispirato. Il regalo mi aveva spiazzato, mi sentivo uno stupido a metterla sul piano di un approccio sessuale con lui. Ha girato un po’ per casa, poi mi ha detto: “Mi sa che avevo indovinato! Non ci sono riferimenti a una ragazza, e i tuoi libri li conosco bene. Ok, mi pare evidente che non hai un compagno…” Questo discorso mi sembrava inopportuno e invasivo della mia privacy, lui se ne è accorto e ha cercato di bilanciare la cosa: “Sono single anche io e non ho un ragazzo, ovviamente la mia non è una proposta, anche se non sono mai stato con nessuno”. A questo punto gli ho detto che anche se non avevo un compagno avevo degli amici e con loro facevo pure sesso. Non si è minimamente sconvolto, mi ha solo chiesto: “E ci stai bene?” Gli ho detto di sì, forse in modo non troppo convinto, lui ha aggiunto: “Ok, non ci vedo niente di strano”. Poi abbiamo parlato tanto di sesso e in modo molto libero, mi è venuta l’idea che potesse entrare a fare parte del club dei miei amici, ma c’erano dei problemi di fondo: i miei amici erano navigati, e lui aveva detto di non essere stato con nessuno. Pensavo che nella serata si sarebbe sbloccato ma non è successo niente di simile, come al solito abbiamo parlato molto prima e dopo la cena e con lui stavo proprio bene: niente sesso, ma ci stavo bene, in un certo senso meglio di come sto in genere coi miei amici. Andrea non era per niente ingenuo ma era tranquillo, non aveva la frenesia del sesso che quando mi prende non la controllo più. Gli ho chiesto come faceva per il sesso e mi ha risposto che ci pensava Federica. Gli ho detto: Ma hai una ragazza? Mi ha guardato sorridendo e ha detto: “Federica, la mano amica” ma ancora una volta io non ho capito e ho pensato che la mano amica significasse la mano di un amico e lui mi ha guardato scuotendo la testa e mi ha detto: “Ma in che mondo vivi?” Allora ho capito e mi sono sentito totalmente stupido! La presenza di Andrea mi creava un imbarazzo notevole perché ero sempre in erezione e cercavo di non alzarmi della sedia per paura che si vedesse. È rimasto da me fin dopo mezzanotte. Al momento di salutarlo mi sono dovuto alzare in piedi e ha notato l’erezione. Ha detto semplicemente: “Non ti formalizzare, tante volte capita anche a me”. Io gli ho chiesto: “Anche adesso?” E mi ha risposto: “No, adesso no, perché ci sono troppe cose che non capisco bene, ho bisogno di avere le idee più chiare”. Quando è andato via non sapevo che cosa pensare, che cosa desiderare. Mi chiedevo se lo avrei rivisto ancora, e l’ho rivisto dopo qualche giorno. Mi ha chiamato e siamo stati al telefono più di un’ora. Col passare del tempo i nostri incontri diventavano regolari, quasi appuntamenti fissi, veniva a cena a casa mia, ci ha pure dormito qualche volta ma niente sesso. Mi sentivo anche parecchio demoralizzato: io stavo facendo la corte ad un ragazzo che da qual punto di vista sembrava totalmente disinteressato. Io non ho mai perso tempo per il sesso, ma con lui stava succedendo. Ne parlo con uno dei miei amici e la reazione mi sorprende: mi dice che forse, finalmente, mi sto innamorando veramente! Io innamorato di Andrea? Questo, ok, poteva pure essere, ma lui? Tanche chiacchiere e poi basta! O l’amore è proprio un’altra cosa. Certo è che da qualche tempo mi trovo a fare cose che non avrei mai immaginato, mi sembra di essere tornato indietro almeno di 10 anni, mi sento ingenuo, mi aspetto qualcosa da un ragazzo e non so nemmeno se da lui mi aspetto sesso o altro. Se fosse stato brutto, tutto questo non sarebbe successo, molto probabilmente. Sono in una situazione difficile, mi affascina ma nello stesso tempo lo sento anche lontano come mentalità. Se si arrivasse a un contatto sessuale, anche minimo, proprio a rischio zero assoluto, ok, la cosa mi starebbe bene, ma se non ci si arrivasse, e il rischio c’è e pure molto concreto, secondo me, che cosa dovrei fare? Aspettare che il principe azzurro si decida? E potrebbe succedere magari tra 10 anni! Non avrei mai pensato di trovarmi a ragionare su queste cose ma è quello che mi sta succedendo. Che ne penso Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se credi.
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sabato 25 marzo 2017
GAY E SESSUALIZZAZIONE DELL’AFFETTIVITA’
Dedico le pagine che seguono alla sessualizzazione dell’affettività da parte dei gay e all’evoluzione affettiva di un rapporto nato esclusivamente sessuale. Lo spunto mi è stato offerto da una chiacchierata in chat nella mattinata di oggi, che mi ha fatto riflettere molto.
L’affettività è una caratteristica innata non solo degli umani ma anche di moltissimi animali, è un meccanismo relazionale essenziale alla convivenza e non solo tra individui della stessa specie.
L’affettività ha due aspetti, che sono tipici di tutti i meccanismi relazionali:
1) la manifestazione dell’esigenza affettiva, che consiste nell’inviare messaggi di disponibilità o di richiesta, che possono o meno essere indirizzati a specifici individui;
3) la risposta all’esigenza affettiva altrui, che è per sua natura strettamente individuale.
Quando l’individuo che ha manifestato l’esigenza affettiva accetta la risposta affettiva altrui, si crea una relazione affettiva, cioè uno speciale legame tra i due individui che viene incontro alle esigenze di entrambi. Le relazioni affettive possono consolidarsi e ampliarsi quando il legame è stabilizzato e diviene una forma di confidenza, ossia di fiducia reciproca o di reciproco affidamento. Tra un uomo e un cane si può creare un rapporto affettivo importante proprio sulla base di questi meccanismi, tra umani la sfera dell’affettività ha degli aspetti con una forte componente biologica, come nei rapporti madre figlio, e degli altri in cui la risposta affettiva si costruisce sulla base di affinità di carattere culturale, comportamentale, o sulla base di analogie del vissuto individuale.
La ricchezza delle relazioni affettive, da quelle familiari, a quelle amorose, a quelle con animali domestici, aumenta il livello di gratificazione individuale e di autostima, riduce l’aggressività e il senso di frustrazione, allontana il rischio di depressione e favorisce l’integrazione sociale a tutti i livelli.
Lo sviluppo dell’affettività è un fenomeno molto complesso. Bisogna imparare a comprendere e a manifestare i propri bisogni affettivi e a decodificare le manifestazioni delle esigenze affettive altrui. Lo sviluppo dell’affettività è essenzialmente imitativo. Un bambino che vede i genitori scambiarsi affettuosità non si sente bloccato nell’espressione delle sue esigenze di contatto fisico e inquadra l’affettività in una dimensione di normalità. Il bambino che non vede scambi affettivi tra i genitori e al quale si insegna a controllare la propria emotività finisce per considerare l’affettività come un elemento di debolezza da tenere sotto controllo.
E qui entra in gioco un elemento che rende l’educazione affettiva di un ragazzo gay diversa da quella di un ragazzo etero.
Le manifestazioni delle esigenze affettive legate alla sfera sessuale sono in genere indirizzate verso individui ben precisi. Un ragazzino preadolescente, che indirizza le manifestazioni delle sue esigenze affettive verso una ragazza, è in genere incoraggiato, o almeno non represso, e in questo modo intende lo sviluppo spontaneo della sua affettività verso una ragazza come una cosa normale, che non deve essere frenata.
Per un ragazzino preadolescente gay le cose sono molto diverse, molti messaggi, fin dalla più tenera età, lo mettono sull’avviso che manifestare un interesse affettivo verso un ragazzo è cosa da non fare, una cosa ritenuta socialmente riprovevole e che va evitata in ogni modo.
La repressione dell’affettività gay preadolescenziale può provocare un forte senso di frustrazione, un calo significativo dell’autostima e un netto crollo delle relazioni interpersonali. Questi sintomi sono indice di un tipico disturbo relazionale degli omosessuali. Ovviamente non è l’omosessualità la causa del disagio ma il fatto che le esigenze affettive di un ragazzo omosessuale siano ignorate o addirittura represse.
La repressione dell’affettività omosessuale, che non può essere sostituita con quella eterosessuale, determina una progressiva chiusura affettiva. I ragazzi si concentrano su se stessi, tendono a considerare il disagio comunicativo come una loro caratteristica e nello stesso tempo interiorizzano i valori sociali comuni e covano contro di essi un profondo risentimento. La sessualità, per loro, più che interattiva e interpersonale è solitaria e masturbatoria e si concretizza nel consolidamento di un insieme di fantasie-desideri, quasi del tutto prive di risconti esterni. Talvolta la masturbazione diventa quasi compulsiva in quanto unico surrogato di un’affettività preclusa. L’esperienza della sessualità gay condivisa, quando c’è, è priva delle componenti affettive, non tende a creare un rapporto interpersonale ma ad esaurirsi nella concretizzazione più o meno soddisfacente delle fantasie erotiche individuali.
Accade però, talvolta, che alcuni rapporti, nati come esclusivamente sessuali, finiscano per diventare almeno una componente non episodica della vita e, non fosse altro che per questo, finiscano per assumere un valore tendenzialmente affettivo. Un ragazzo gay che trova un partner sessuale stabile finisce per condividere con lui la sua sessualità e per essere coinvolto in quella dell’amico. In queste situazioni la sessualità diventa gradualmente più disinibita perché i ragazzi hanno bisogno di farsi accettare per quello che sono realmente. In questo caso l’accettazione senza riserve della sessualità dell’altro, il non tirarsi indietro, il non negarsi, significa aprirsi all’altro, sforzarsi di capirlo nelle sue istanze più profonde e contraddittorie. In altri termini, dalla sessualità può nascere un rapporto molto più complesso, basato sulla certezza che l’altro non verrà meno. Non si tratta di una fedeltà, che avrebbe delle sue regole, ma di una disponibilità incondizionata che non viene meno neppure in situazioni in cui ci si sentirebbe sciolti da un obbligo di fedeltà. Dall’esterno il collante di questi rapporti sembra essere la sessualità, ma nella sostanza è l’accettazione dell’altro “senza riserve”, a partire dalla sessualità. In situazioni del genere si può parlare di sessualizzazione dell’affettività.
Parlare di accettazione dell’altro “senza riserve” significa usare formule semplici per cose che in realtà non sono affatto semplici da accettare e da gestire. La trasformazione di un rapporto originariamente soltanto sessuale in un rapporto che comporta l’accettazione integrale dell’altro suscita spesso perplessità e dubbi e richiede una forma particolare di disponibilità e di rispetto ben al di là di un rapporto sessuale disimpegnato. Tuttavia, per un ragazzo gay che non ha avuto modo nell’infanzia o nella preadolescenza di sviluppare la propria affettività, il recupero dell’affettività tramite la sessualità è una delle poche strade possibili per superare il disagio comunicativo. La sessualità compulsiva è spesso la manifestazione di un bisogno affettivo profondo. Va sottolineato che si tratta di coppie di ragazzi gay, che proprio in quanto entrambi gay, vivono un rapporto in cui gli ostacoli di tipo sociale alla comunicazione sono di fatto ampiamente rimossi. Il rapporto che si crea è evolutivo ma non è affatto detto che percorra tutti gli stadi, fino alla reale accettazione dell’altro “senza riserve”. Il rapporto in genere si interrompe o si banalizza quando se ne smarrisce la dimensione affettiva.
Vorrei insistere che in queste situazioni il sesso non è solo sesso o meglio, una richiesta di sesso non è solo una richiesta di sesso ma è una richiesta di accettazione “senza riserve”. Non è certo facile che un rapporto nato come esclusivamente sessuale si trasformi nel tempo in qualcosa di stabile, capace di far crescere una componente affettiva, ma è comunque possibile.
Aggiungo un altro elemento importante: il sesso è anche un diversivo, nel senso che serve a mantenere un rapporto ma nello stesso tempo concentra l’attenzione su un elemento che potrebbe non essere al momento quello critico e la allontana dai veri elementi critici che spesso sono legati a frustrazioni nello studio o nel lavoro, a bassa autostima, se non a momenti di vera depressione. La dimensione affettiva di un rapporto sessuale si manifesta quando si va oltre la dimensione sessuale, sostanzialmente scontata, e si riesce a parlare apertamente delle proprie frustrazioni profonde. Quando il sesso cede a un dialogo sugli argomenti che più ci condizionano, il livello comunicativo sale, sale la sensazione di essere capiti senza essere giudicati e si sperimenta un’altra forma di gratificazione, questa sì tipicamente affettiva.
È proprio attraverso questi episodi che l’affettività cresce e diventa un elemento di stabilizzazione della persona oltre che del rapporto. Aggiungo che attraverso la conoscenza della frustrazioni del partner si impara a conoscerlo meglio, a capire che i suoi momenti di crisi non sono stranezze immotivate e che le sue reazioni sono modulate da un vissuto che può essere molto complesso e contraddittorio. La sessualità, in questi casi diventa una porta di accesso al complesso della personalità del partner. Così, passo dopo passo, una relazione sessuale evolve verso forme di amicizia affettuosa in cui il sesso è una delle componenti di una relazione molto più complessa e forte. Pian piano ci si abitua all’affettività nell’ambito di una relazione gay e si vivono in età adulta le esperienze affettive che non si sono vissute nell’infanzia o nella preadolescenza.
Bisogna sottolineare che lo sviluppo dell’affettività a partire dalla sessualità non è un fenomeno lineare, i momenti di apertura si alternano a momenti di frustrazione o di delusione e talvolta, nonostante la buona volontà, si arriva al limite di rottura e l’esperienza finisce miseramente, ma quando il rapporto ha una qualche solidità non si arriva al limite di rottura, ci si ferma prima, si arriva ad alzare i toni, ad avanzare recriminazioni ma lasciando sempre la porta aperta per soluzioni non definitive. Solo quando esiste una vera fiducia reciproca si arriva a sopportare le fasi negative (banalizzanti o addirittura aggressive) del rapporto, nella speranza e sostanzialmente nella certezza che la fase negativa lascerà il posto ad un vero arricchimento affettivo della relazione. L’evoluzione affettiva di una relazione sessuale può essere profondamente stressante e può mettere pesantemente alla prova i partner. L’evoluzione è lenta, talvolta si trasforma in una recessione, ma alla lunga apre prospettive inizialmente del tutto inattese.
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lunedì 6 marzo 2017
RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY
Ciao Project,
spero tutto bene.
Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…
Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.
Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.
È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).
Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!
Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.
Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).
Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.
Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.
Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.
Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.
La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.
Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.
Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.
Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.
Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.
Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.
Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.
Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.
In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.
Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.
Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.
Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.
Un abbraccio,
Marco
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Caro Marco,
non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.
Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.
Un forte abbraccio e grazie della mail!
Project
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martedì 29 marzo 2016
SESSUALITA’ OMOSESSUALE SECONDO HAVELOCK ELLIS
Prosegue la pubblicazione della versione italiana del trattato di Havelock Ellis dedicato all’inversione sessuale. Oggi potrete leggere le parti dedicate alla masturbazione, all’atteggiamento verso il sesso opposto, ai sogni erotici e alla cosiddetta attrazione pseudo-sessuale.
Ellis, smentendo molti luoghi comuni, riporta delle interessantissime valutazioni quantitative relative alla frequenza di specifiche pratiche sessuali, e in particolare della penetrazione anale (pedicatio), da parte degli omosessuali e anche alcune citazioni che permettono di cogliere gli aspetti affettivi connessi ai rapporti omosessuali. Cito come esempio due brani:
“Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania.”
“A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: -
“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”
Vi lascio alla lettura integrale del testo.
Project
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MASTURBAZIONE.- Moreau riteneva che la masturbazione fosse la causa dell’inversione sessuale e Krafft-Ebing la considerava capace di indurre ogni tipo di perversione sessuale; la stessa opinione è stata recentemente ripetuta da molti autori, ma ormai non è più accettata. Moll ha decisamente respinto l’idea che la masturbazione possa essere la causa dell’inversione; Näcke nega ripetutamente che la masturbazione, non più della seduzione, possa mai produrre vera inversione; Hirschfeld non le attribuisce alcun significato eziologico. Molti anni fa ho prestato particolare attenzione a questo punto e sono giunto ad una conclusione simile. Che la masturbazione, soprattutto in tenera età, possa a volte indebolire le attività sessuali e aiutare le manifestazioni dell’inversione, io certamente credo. Ma al di là di questo c’è ben poco nella storia dei miei casi di sesso maschile che indichi la masturbazione come causa dell’inversione. È vero che 44 su 51 ammettono che hanno praticato la masturbazione, – in ogni situazione, di tanto in tanto o in qualche periodo della loro vita, – ed è possibile che questa percentuale sia più grande di quella trovata tra le persone normali. Anche in tal caso, tuttavia, non è difficile da spiegare, tenendo conto del fatto che la persona omosessuale non ha le stesse opportunità della persona eterosessuale di gratificare i suoi istinti, e che la masturbazione può talvolta apparire legittimamente a quella persona come il minore dei due mali. [1] Non solo la masturbazione non è stata praticata in alcun periodo in almeno 7 dei casi (perché su alcuni casi non ho informazioni), ma in molti altri casi non è mai stata praticata fino a molto tempo dopo l’apparire dell’istinto omosessuale, in un caso non prima dei 40 anni, e solo di tanto in tanto. In almeno 8 è stata praticata solo al tempo della pubertà; in almeno 8, tuttavia, è cominciata prima della pubertà; almeno 9 l’hanno abbandonata prima dell’età di circa 20 anni. Purtroppo, finora, abbiamo poche prove definitive della prevalenza e della portata della masturbazione tra gli individui normali.
Tra le donne la masturbazione è stata riscontrata in almeno 5 casi su 7. In un caso non ci fu masturbazione fino ad un’età relativamente tarda della vita, e solo per brevi periodi e in circostanze eccezionali. In un altro caso, è stata praticata alcuni anni dopo l’esperienza dell’attrazione omosessuale, anche se non in eccesso, a partire dall’età della pubertà per circa quattro anni, e poi abbandonata; nel corso di questi anni le sensazioni sessuali fisiche erano più imperative di quanto non fossero percepite in seguito. In 2 casi la masturbazione è appresa spontaneamente subito dopo la pubertà, e in uno di questi è stata praticata in eccesso prima che le manifestazioni dell’inversione divenissero ben definite. In tutti i casi i soggetti sono risoluti nell’affermare che questa pratica non ha portato all’attrazione omosessuale, né è stata causata dall’attrazione omosessuale, che considerano come un sentimento molto più alto, e si deve aggiungere che la pratica occasionale della masturbazione è tutt’altro che rara tra donne abbastanza normali. [2]
Stando così le cose, sono certamente incline a credere che l’indulgere precocemente ed eccessivamente alla masturbazione, benché non sia una causa adeguata, sia comunque una condizione che favorisce lo sviluppo dell’inversione, e che questo è particolarmente vero nelle donne. La precocità sessuale indicata dalla masturbazione precoce ed eccessiva, senza dubbio a volte rivela un organismo già predisposto all’omosessualità. Ma, a parte questo, quando la masturbazione nasce spontaneamente in età precoce su base puramente fisica, sembra che tenda a produrre una separazione tra gli aspetti fisici e gli aspetti psichici dell’amore sessuale. Le manifestazioni sessuali sono tutte deviate in questa direzione fisica, e il bambino non sa che tali fenomeni sono normalmente collegati con l’amare; poi, quando un’attrazione più spirituale appare con lo sviluppo adolescenziale, questo divorzio si perpetua. Non si ha la comparsa simultanea delle sensazioni fisiche e psichiche all’arrivo dell’età dell’attrazione sessuale, perché le sensazioni fisiche sono state prematuramente deviate dal loro fine naturale, e diventa così anormalmente facile per una persona dello stesso sesso intervenire e prendere il posto appartenente di diritto ad una persona del sesso opposto. Questo mi è certamente sembrato il corso degli eventi in alcuni casi che ho osservato.
L’ATTEGGIAMENTO VERSO IL SESSO OPPOSTO. – In 17 casi (di cui 5 sono sposati e altri si propongono di sposarsi) c’è attrazione sessuale per entrambi i sessi, una condizione precedentemente chiamata ermafroditismo psico-sessuale, ma ora più comunemente bisessualità. In questi casi, anche se vi è piacere e soddisfazione nei rapporti con entrambi i sessi, di solito c’è un maggior grado di soddisfazione in relazione a un sesso. La maggior parte dei bisessuali preferiscono il proprio sesso. È curiosamente raro trovare una persona, uomo o donna, che per scelta esercita i rapporti con entrambi i sessi e preferisce il sesso opposto. Ciò sembrerebbe indicare che i bisessuali possono davvero essere invertiti.
In ogni caso, la bisessualità sconfina impercettibilmente nella semplice inversione. In almeno 16 dei 52 casi di semplice inversione negli uomini, vi è stato congiungimento con le donne, in alcuni casi solo una o due volte, in altri nel corso di diversi anni, ma sempre con uno sforzo, o per un senso di dovere e di ansia di essere normale; non hanno mai avuto alcun vero piacere nell’atto, o senso di soddisfazione dopo di esso. Quattro di questi casi sono sposati, ma le relazioni matrimoniali in genere cessavano dopo pochi anni. Almeno altri quattro sono stati attratti da donne quando erano più giovani, ma non lo sono ora; un altro una volta si sentì sessualmente attratto da una donna, da ragazzo, ma non fece alcun tentativo di costruire un qualunque rapporto con lei; 3 o 4 altri ancora hanno cercato di avere rapporti con le donne, ma non ci sono riusciti. La maggior parte dei miei casi non ha mai avuto alcuna intimità sessuale con il sesso opposto, [3] e alcuni di essi provano quello che, nel caso di un invertito maschio, è talvolta chiamato horror feminæ [orrore della donna]. Ma, mentre la donna come oggetto del desiderio sessuale è in questi casi disgustosa per loro, ed è di solito è difficile per un vero invertito avere un rapporto con una donna se non attraverso la creazione di immagini del suo stesso sesso, per la maggior parte, gli invertiti sono capaci di vere amicizie, a prescindere dal sesso.
Forse, non è difficile spiegare quell’orrore – molto più forte rispetto a quello normalmente provato verso una persona dello stesso sesso – col quale l’invertito considera spesso gli organi sessuali delle persone del sesso opposto. Non si può dire che gli organi sessuali di entrambi i sessi sotto l’influenza dell’eccitazione sessuale siano esteticamente gradevoli; diventano solo emotivamente desiderabili attraverso l’eccitazione corrispondente di chi li guarda. Quando l’assenza di eccitazione corrispondente è accompagnata in chi guarda dal senso di scarsa familiarità come nell’infanzia o da una ipersensibilità nevrotica, ci sono tutte le condizioni per la produzione di un intenso horror feminæ o horror masculi, a seconda dei casi. È possibile che, come Otto Rank sostiene nel suo interessante studio, “Die Naktheit im Sage und Dichtung,” questo orrore degli organi sessuali del sesso opposto, in una certa misura sentito anche dalle persone normali, sia incarnato dalle leggende sulle Melusine. [4]
SOGNI EROTICI.-I nostri sogni seguono, come regola generale, gli impulsi che agitano la nostra vita psichica da svegli. L’uomo o la donna normali nel loro vigore sessuale sognano di amare una persona del sesso opposto; l’uomo invertito sogna di amare un uomo, la donna invertita di amare una donna. [5] I sogni quindi hanno un certo valore nella diagnosi, soprattutto dal momento che c’è meno riluttanza a confessare un sogno perverso che un’azione perversa.
Ulrichs per primo ha fatto riferimento al significato dei sogni degli invertiti. In un periodo successivo Moll ha sottolineato che essi hanno un certo valore nella diagnosi quando non sappiamo con certezza in che misura la tendenza invertita sia radicale. Poi Näcke più volte ha sottolineato l’importanza dei sogni come, secondo lui, il test più delicato che possediamo nella diagnosi di omosessualità; [6] questa era una visione esagerata che non riusciva a tenere conto delle varie influenze che possono deviare i sogni. Hirschfeld ha fatto la più ampia indagine su questo punto, e ha scoperto che tra 100 invertiti 87 avevano sogni esclusivamente omosessuali, mentre la maggior parte degli altri non aveva sogni del tutto. [7] Tra i miei casi, solo 4 affermano con sicurezza che non ci sono sogni erotici, mentre 31 riconoscono che i sogni riguardano più o meno persone dello stesso sesso. Di questi, almeno 16 affermano o sottintendono che i loro sogni sono esclusivamente sullo stesso sesso. Due, anche se apparentemente invertiti congenitamente, hanno avuto sogni erotici di donne, in un caso più frequentemente che sogni erotici di uomini; queste due eccezioni non hanno alcuna apparente spiegazione. Un altro sembra avere sogni sessuali, tipo incubo, in cui compaiono le donne. In un altro caso c’erano sempre all’inizio sogni di donne, ma questo individuo aveva avuto a volte rapporti con le prostitute, e non è assolutamente indifferente alle donne, mentre un altro, i cui sogni rimangono eterosessuali, aveva nella prima parte della vita una certa attrazione per le ragazze. Nei casi di chiara bisessualità non vi è unanimità; 2 sognano del loro stesso sesso, 2 sognano di entrambi i sessi, di solito 1 sogna del sesso opposto, e un uomo, sognando di entrambi, non ama quei sogni in cui figurano le donne. In almeno 3 casi i sogni di carattere sessuale sono iniziati all’età di 8 anni o anche prima.
I fenomeni presentati da sogni erotici, allo stesso modo in persone normali e anormali, sono un po’ complessi, ed i sogni non sono affatto una guida sicura per l’orientamento sessuale vero del sognatore. Le fluttuazioni delle immagini oniriche possono essere illustrate dalle esperienze di uno dei miei soggetti che riassume così, indirettamente, le proprie esperienze: “Quando era ancora un bambino, di solito, era perseguitato da sogni lordi e grotteschi di uomini adulti nudi, che devono essere stati erotici. All’età della pubertà sognava in due modi, ma sempre di maschi, una specie di visione era molto idealistica, il volto di un giovane uomo raggiante e bello con i capelli fluenti gli appariva su uno sfondo di ombre oscure. L’altra era oscena, ed era generalmente la vista dei genitali di uno stalliere o di un carrettiere in uno stato di erezione violenta. Non ha mai avuto sogni erotici o sentimentali sulle donne; ma quando il sogno era spaventoso, il personaggio che faceva spavento era invariabilmente femminile. Nei sogni ordinari, le donne della sua famiglia o le sue conoscenti giocavano un ruolo insignificante. All’età di 24 anni, dopo aver deciso di vincere le sue passioni omosessuali, si è sposato, non ha trovato difficoltà nel convivere con la moglie, e ha generato diversi bambini, anche se ha ottenuto solo un piccolo piacere passionale dall’atto sessuale. Ha continuato a sognare esclusivamente di uomini, per diversi anni; e le visioni oscene sono diventate più frequenti rispetto a quelle idealizzate. A poco a poco, grossolani e poco interessanti sogni erotici di donne cominciarono a tormentare la sua mente nel sonno. Un curioso particolare per quanto riguarda il nuovo tipo di visione era che non sognava donne intere, ma solo le loro parti sessuali, viste in modo confuso; e le emissioni seminali che accompagnavano le immagini mentali lasciavano una sensazione di stanchezza e di disgusto. Nel corso del tempo, sua moglie e lui stesso hanno accettato di vivere separatamente per quanto riguarda i rapporti sessuali. Poi si è abbandonato la sua passione per i maschi, e ha perso del tutto quei sogni femminili rudimentali che si erano sviluppati durante il periodo di convivenza matrimoniale.”
Non solo è possibile per un vero invertito essere addestrato ai sogni erotici eterosessuali, ma i sogni omosessuali possono occasionalmente essere sperimentati da persone che sono, e sono sempre state, esclusivamente eterosessuali. Potrei presentare molte prove su questo punto. (Confronta. “autoerotismo” in Vol. I di questi Studi.) Sia gli uomini e le donne che sono sempre stati di marcata tendenza eterosessuale, senza la minima traccia di inversione, sono passibili di rari sogni omosessuali, che non prevedono necessariamente l’orgasmo o nemmeno una marcata eccitazione sessuale, e, a volte sono accompagnati da un sentimento di ripugnanza. A titolo di esempio posso presentare un sogno (di origine sconosciuta) di una signora esclusivamente eterosessuale di 42 anni; sognò che era a letto con un’altra donna, a lei sconosciuta, ed era sdraiata sul suo stomaco, mentre con la mano destra stesa stava toccando le parti sessuali dell’altra. Poteva percepire distintamente il clitoride, la vagina, ecc .; sentiva una specie di disgusto per se stessa per quello che stava facendo, ma continuò fino a quando si svegliò; a si trovò sdraiata sul suo stomaco, come nel sogno, e in un primo momento pensò di avere toccato se stessa, ma si rese conto che questo non poteva essere accaduto. (Niceforo, che crede che l’inversione possa svilupparsi a partire dalla masturbazione, ritiene che i sogni di masturbazione per associazione di idee possono assumere un carattere invertito [Le Psicopatie Sessuali, 1897, pp 35, 69.]; questo, tuttavia, deve essere raro, e non vale per la maggior parte dei sogni in questione.)
Näcke e Colin Scott, alcuni anni fa, in modo indipendente hanno fatto riferimento ai casi in cui persone normali sono state suscettibili di sogni omosessuali, e Féré (Revue de Médecine, dicembre 1898) ha fatto riferimento ad un uomo che aveva orrore delle donne, ma sembrava manifestare la sua omosessualità solo nei suoi sogni. Näcke (Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1907, Heft I, 2) chiama i sogni che rappresentano una reazione opposta alla vita ordinaria del sognatore “sogni di contrasto.” Hirschfeld, che accetta i “sogni di contrasto “di Näcke in relazione all’omosessualità, ritiene che essi indichino una bisessualità latente. Possiamo ammettere che sia così, nello stesso senso in cui un’immagine a colori complementari richiamata da un altro colore indica la possibilità di percepire quel colore. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, mi sembra che i sogni omosessuali in persone normali possano essere semplicemente spiegati come dipendenti dall’ordinaria confusione e transizione delle immagini oniriche. (Vedi Ellis, The World of Dreams, in particolare il cap. II).
Metodi del rapporto sessuale.- Le esatte modalità in cui un istinto invertito trova soddisfazione è spesso importante dal punto di vista medico-legale; [8] dal punto di vista psicologico è di minore importanza, essendo principalmente interessante in quanto mostra il grado in cui l’individuo si è allontanato dai sentimenti istintivi dei suoi compagni normali.
Considerando i 57 uomini invertiti di cui ho una conoscenza ben definita, trovo che 12, trattenuti da considerazioni morali o da altro, non hanno mai avuto alcun rapporto fisico con il proprio sesso. In 22 casi il rapporto sessuale raramente va al di là di uno stretto contatto fisico e delle carezze, o al massimo della masturbazione reciproca e del rapporto intercrurale. In 10 o 11 casi la fellatio (l’eccitazione orale) – spesso in aggiunta ad una qualche forma di masturbazione reciproca, di solito, anche se non sempre, come agente attivo – è la forma preferita. In 14 casi, è stata esercitata una vera pedicatio [9] – di solito attiva, non passiva -. In questi casi, comunque, la pedicatio non è affatto, sempre o abitualmente, anche il metodo preferito di gratificazione. Sembra essere il metodo preferito in circa 7 casi. Molti che non l’hanno mai sperimentata, tra cui alcuni che non hanno mai praticato alcuna forma di rapporto fisico, affermano di non avere alcuna obiezione contro la pedicatio; alcuni dicono la stessa cosa rispetto alla pedicatio attiva, altri rispetto alla pedicatio passiva. La percentuale di invertiti che praticano o hanno in qualche momento sperimentato la pedicatio, rilevata in questo modo, è grande (quasi il 25 per cento). In Germania Hirschfeld ritiene che sia solo l’8 per cento, e Merzbach solo il 6. Credo, tuttavia, che una valutazione induttiva più ampia, a partire da un maggior numero di casi americani e inglesi darebbe una percentuale molto più vicina a quella trovata in Germania. [10 ]
ATTRAZIONE PSEUDOSESSUALE – A volte si suppone che nelle relazioni omosessuali una persona sia sempre attiva, fisicamente ed emotivamente, e l’altra passiva. Tra gli uomini, in ogni caso, molto spesso non accade così, e l’invertito non può dire se si sente come un uomo o come una donna. Così uno scrive: -
“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”
“A letto con il mio amico mi sento come si sente lui, e lui si sente come mi sento io. Il risultato è la masturbazione, e niente di più e nessun desiderio di altro da parte mia. Io cerco di andare oltre il più presto possibile, al fine di venire al meglio – cioè al dormire abbracciati l’uno all’altro o al parlare stando così.”
Resta vero, però, che si può solitamente rintracciare ciò che è possibile chiamare attrazione pseudo-sessuale, e con questo intendo la tendenza dell’invertito ad essere attratto verso persone diverse da lui, in modo che nei suoi rapporti sessuali ci sia una certa parvenza di opposizione sessuale. Numa Praetorius ritiene che nell’omosessualità l’attrazione degli opposti – l’attrazione per i soldati e altri vigorosi tipi primitivi – gioca un ruolo più importante che tra gli amanti normali. [11] Questa attrazione pseudo-sessuale non è, tuttavia, come sottolinea Hirschfeld, [12] e come vediamo dalle Storie qui presentate, in alcun modo invariabile.
M. N. scrive: “A me sembra che l’elemento femminile debba necessariamente esistere nel corpo che desidera il maschio, e che la natura salvi le sue leggi nello spirito, anche se le viola nella forma. Il resto è tutta una questione di temperamento individuale e di ambiente. La natura femminile dell’invertito, anche se è ostacolata dal suo travestimento di carne, è ancora in grado di esercitare un’influenza straordinaria e attira con insistenza il maschio. Questa influenza sembra che sia chiamata ad agire più violentemente in presenza dei maschi che possiedono un forte magnetismo sessuale loro proprio. Questi uomini sono generalmente più o meno consapevoli dell’influenza, e il risultato è o un apprezzamento vago, che farà in modo che il maschio si chieda perché ha successo con gli invertiti, oppure l’influenza sarà intesa come qualcosa di incongruo e innaturale, e verrà di conseguenza rifiutata. A volte, infatti, la sensazione ricambiata (circostanza e opportunità permettendo) si rivelerà abbastanza forte da indurre ai rapporti sessuali. La ragione quindi generalmente dominerà l’istinto, e la sensazione, nata inconsapevole, sarà probabilmente cambiato in repulsione. Inoltre, l’influenza agisce allo stesso modo sulle donne che, soprattutto se sono fortemente sessuali, provano sensazioni involontarie di disgusto o di avversione rispetto al mettersi con invertiti. L’invertito dovrà tuttavia affrontare una terribile realtà, non importa quanto egli possa desiderare di evitarla e possa cercare di ingannare se stesso. C’è per lui quasi una assoluta assenza di qualsiasi vera soddisfazione sia quanto agli affetti che quanto ai desideri. Tutta la sua vita trascorre in una vana ricerca e in un vano desiderio del maschio, l’antitesi della sua natura, e nel ritrovarsi con gli altri invertiti deve per forza accontentarsi di chi è maschio solo formalmente, l’ombra senza la sostanza. In effetti, un invertito riguarda necessariamente l’altro invertito come se fosse dello stesso sesso femminile indesiderato come lui stesso, e per questo motivo si troverà che, mentre esistono spesso amicizie tra invertiti (e queste sono tipicamente femminili, instabili, e suscettibili di tradimento), i legami d’amore sono meno comuni, e quando si verificano naturalmente devono essere basati su un notevole auto-inganno. Le gratificazioni venali sono sempre, naturalmente, tanto possibili quanto insoddisfacenti, e qui forse alcune delle peculiarità di gusto che accompagnano l’inversione possono ammettere una delucidazione. Nel considerare la predilezione particolare dimostrata dagli invertiti per i giovani di posizione sociale inferiore, per i portatori di uniformi, per l’estremo sviluppo fisico e la virilità non necessariamente accompagnata da intellettualità, si deve tener conto della probabile condotta delle donne collocate in una posizione di completa irresponsabilità combinata con l’assoluta libertà di azione e con ogni opportunità di promiscuità. Mi sembra che l’importanza di riconoscere l’elemento femminile di fondo nell’inversione non possa essere mai troppo fortemente sottolineata.”
“La maggioranza” [degli invertiti], scrive “Z”, “non differiscono in alcun dettaglio del loro aspetto esteriore, nel loro fisico, o nel loro abito dagli uomini normali. Sono atletici, di modo di fare maschile, franchi nei comportamenti, e passano anno dopo anno attraverso la società senza destare sospetto sul loro temperamento interiore, se non fosse così, la società avrebbe da molto tempo aperto gli occhi sulla quantità di sessualità pervertita che essa stessa nasconde “. Queste righe sono state scritte, non in opposizione alle distinzioni più sottili puntualizzate sopra, ma a confutazione dell’errore volgare che confonde l’invertito tipico con le creature dipinte e femminilizzate che appaiono nei distretti di polizia di tanto in tanto, e i cui ritratti sono presentati da Lombroso, Legludic, ecc.. In un’altra occasione lo stesso autore ha sottolineato che, pur esprimendo un accordo generale con l’idea di una attrazione pseudo-sessuale: “Il rapporto non è affatto sempre ricercato e iniziato dalla persona che è anormalmente costituita. Voglio dire che posso citare i casi di uomini decisamente maschili che si ingraziavano gli invertiti, e hanno trovato la loro felicità nella passione ricambiata. E ancora, un uomo decisamente maschile di questo tipo una volta mi ha detto: ‘gli uomini sono molto più affettuosi rispetto alle donne.’ [Proprio le stesse parole sono state utilizzate da uno dei miei soggetti.] Inoltre, il rapporto nasce qualche volta quasi per caso per giustapposizione, quando è difficile dire se uno dei due fin dall’inizio abbia avuto una tendenza invertita di tipo ben marcato. In questi casi la relazione sessuale sembra arrivare come un rafforzamento dell’affetto cameratesco, e la si trova piacevole – a volte, penso, si scopre che è sicura oltre che soddisfacente. D’altra parte, per quanto ne so, è estremamente raro osservare una relazione permanente tra due uomini nettamente invertiti.”
La tendenza all’attrazione pseudo-sessuale nell’omosessuale sembrerebbe dunque comportare una preferenza per le persone normali. Fino a che punto questo accada sembra difficile affermarlo positivamente. Solitamente, si può dire, un invertito si innamora (esattamente come nel caso di una persona normale) senza alcun calcolo intellettuale della capacità temperamentale di ricambiare l’affetto che l’oggetto del suo amore può possedere. Naturalmente, tuttavia, non vi può essere alcun adeguato ritorno di affetto in assenza di una disposizione omosessuale attuale o latente. Su questo punto un corrispondente americano (H. C.), con una grande conoscenza dell’inversione in molti paesi, scrive: “Uno dei vostri corrispondenti dichiara che gli invertiti desiderano rapporti sessuali con gli uomini normali, piuttosto che tra di loro. Se questo è vero, non l’ho mai trovato esemplificato nemmeno una volta in tutta la mia vasta esperienza di invertiti, e ho presentato la sua affermazione a più di 50 invertiti. Questi hanno risposto invariabilmente che a meno che un uomo non sia agli stesso omosessuale, quasi tutto il piacere della fellatio è assente. Il fatto è che la maggior parte degli invertiti si raggruppa non per un’esigenza, ma per una scelta. Il semplice atto sessuale è, se mai, molto meno l’unico oggetto di interesse tra inverti di quanto non lo sia tra uomini e donne normali. Perché l’invertito dovrebbe sospirare per un rapporto con gli uomini normali, in cui le confidenze reciproche e le simpatie e l’amore sarebbero fuori questione? Personalmente, mi rifiuto di impegnarmi nella fellatio con un uomo che è dedito alle donne; il pensiero di una cosa simile mi ripugna e questo è l’atteggiamento di ogni invertito che ho interrogato. L’approccio più vicino alla conferma della teoria del vostro corrispondente è stato quando un invertito estremamente femminile, qua e là, ha ammesso il desiderio che un uomo normale fosse un invertito. Infatti, la gamma dei temperamenti dell’inversione di per sé è abbastanza ampia per abbracciare gli ideali più ampiamente divergenti. Come le mie richieste di maggiore importanza possono essere realizzante nel ragazzo dolce e bello, così la sua propria più gagliarda affinità risiede in me. Se gli invertiti fossero in realtà donne, allora davvero il maschio normale sarebbe il loro ideale. Ma gli invertiti non sono donne. Gli invertiti sono maschi capaci di appassionata amicizia, e il loro ideale è un maschio che dia loro in cambio appassionata amicizia.”
In almeno 24 dei miei casi di maschi , e probabilmente in molti di più, c’è un contrasto marcato, e in un certo numero ancora più grande di casi un contrasto meno marcato, tra il soggetto e gli individui verso cui è attratto; o lui è di natura un po’ femminile e sensibile, e ammira le nature più semplici e virili, o lui è abbastanza vigoroso e ammira i ragazzi che spesso sono di classe sociale più bassa. Anche le donne invertite sono attratte da persone femminili più propense ad un legame. [13] L’attrazione sessuale per i ragazzi è, senza dubbio, come sottolinea Moll, quella forma di inversione che si avvicina di più alla sessualità normale, perché chi ne è soggetto di solito si avvicina di più all’uomo medio nella disposizione fisica e mentale. La ragione di questo è ovvia: i ragazzi assomigliano alle donne, e quindi si richiede una meno profonda svolta biologica per diventare sessualmente attratto da loro. Chiunque abbia visto rappresentazioni teatrali private nelle scuole dei ragazzi avrà osservato quanto sia facile per i ragazzi impersonare le donne con successo, ed è ben noto che fino alla metà del XVII secolo le parti delle donne sul palco erano sempre ricoperte da ragazzi, sia con che senza oltraggio alla morale loro o di altri. [14] È anche degno di nota che in Grecia, dove l’omosessualità è fiorita in modo così esteso, e apparentemente con così poco accompagnamento di degenerazione nevrotica, si è spesso ritenuto che solo i ragazzi sotto i 18 anni dovessero essere amati; in modo che l’amore dei ragazzi si congiungesse con l’amore delle donne. Circa 18 dei miei casi sono più fortemente attratti da giovani, – preferibilmente di un’età compresa tra i 18 e i 20 anni circa, – e questi sono, per la maggior parte, tra i casi più normali e sani. Una preferenza per gli uomini più anziani, oppure un notevole grado di indifferenza all’età, è più comune, e forse indica un grado più profondo di perversione.
Tralasciando l’età dell’oggetto desiderato, va detto che c’è una piuttosto generale, ma non universale, tendenza degli invertiti sessuali ad avvicinarsi al tipo femminile, nella disposizione psichica o nella costituzione fisica, o in entrambe. [15] Non posso dire quanto questo possa essere motivato dal sistema nervoso irritabile e dalla salute delicata che sono spesso associati con l’inversione, anche se questo è certamente un fattore importante. Anche se l’invertito stesso può fermamente affermare la sua mascolinità, e anche se questa femminilità può non essere molto evidente, la sua ampia prevalenza si può affermare con ragionevole sicurezza, e in nessun modo solo tra la piccola minoranza degli invertiti che assumono un ruolo esclusivamente passivo, anche se in questi di solito è più marcata. Di questo trovo conferma in Q., che scrive: “In tutti, o certamente in quasi tutti i casi di invertiti maschi congeniti (esclusi gli ermafroditi psico-sessuali), che io conosco c’è stata una notevole sensibilità e delicatezza di sentimento, simpatia, e un’attitudine intuitiva della mente, come quella che generalmente associamo con il sesso femminile, anche se il corpo può essere molto maschile nella sua forma e nei suoi atteggiamenti.”[16] Quando, tuttavia, un invertito di notevole personalità disse a Moll:”Noi siamo tutti donne, non lo neghiamo”, mise la questione in una forma troppo estrema. I tratti femminili degli omosessuali non sono di solito di tipo molto marcato. “Credo che gli invertiti di natura chiaramente femminile siano rare eccezioni”, ha scritto Nacke: [17] e questa dichiarazione può essere accettata anche da coloro che sottolineano la prevalenza dei tratti femminili tra gli invertiti.
Nelle donne invertite un certo grado di mascolinità o di caratteristiche da ragazzo è altrettanto diffuso, e non si trova di solito nelle donne da cui sono attratte. Anche nell’inversione prevale ancora il bisogno di una certa opposizione sessuale – il desiderio di qualcosa che l’amante stesso non possiede -. Esso si esprime talvolta in una attrazione tra persone di diversa razza e colore. Mi è stato detto che nelle prigioni americane per le donne, le relazioni lesbiche sono particolarmente frequenti tra donne bianche e nere [18] Un’affinità simile si trova tra gli arabi, spiega Kocher; e se una donna araba ha un amica lesbica quest’ultima è di solito europea. Pure in Cocincina, secondo Lorion, mentre i cinesi sono prevalentemente pederasti attivi, gli Annamiti sono principalmente passivi.
Si deve, tuttavia, tenere presente che, nell’amore normale, l’omogamia, l’attrazione tra simili, prevale sull’eterogamia, l’attrazione tra persone diverse, che è essenzialmente limitata a quelle caratteristiche che appartengono alla sfera dei caratteri sessuali secondari; [19] lo stesso sembra essere vero per l’inversione, e gli omosessuali sono probabilmente, nel complesso, più attratti dai tratti che essi stessi pensano di possedere che da quelli che sono a loro estranei. [20]
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[1] Uno dei miei soggetti scrive: “Io penso che gli invertiti siano naturalmente più propensi ad indulgere all’auto-gratificazione rispetto alle persone normali, in parte a causa della repressione perpetua e della frustrazione dei loro desideri, e anche a causa del fatto che in realtà possiedono in se stessi la forma desiderata del maschio. Questa idea è un po’ difficile da spiegare, ma si può facilmente immaginare a che frenesie di auto-abuso un uomo normale sarebbe spinto supponendo che egli avesse inclusa in se stesso la forma della femmina.”
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[1] Uno dei miei soggetti scrive: “Io penso che gli invertiti siano naturalmente più propensi ad indulgere all’auto-gratificazione rispetto alle persone normali, in parte a causa della repressione perpetua e della frustrazione dei loro desideri, e anche a causa del fatto che in realtà possiedono in se stessi la forma desiderata del maschio. Questa idea è un po’ difficile da spiegare, ma si può facilmente immaginare a che frenesie di auto-abuso un uomo normale sarebbe spinto supponendo che egli avesse inclusa in se stesso la forma della femmina.”
[2] Non mi spingo qui a considerare la prevalenza normale e il significato della masturbazione e dei fenomeni connessi, dato che ho già affrontato questo tema nello studio sull’”autoerotismo”, nel volume I di questi Studi.
[3] Hirschfeld trova anche, tra gli invertiti tedeschi (Die Die Homosexualität, ch iii.), che la maggioranza (anche se si tratta di una maggioranza inferiore a quella che io trovo in Inghilterra e negli Stati Uniti) non ha avuto rapporti sessuali con le donne; il 53 per cento, egli afferma, tra cui un paio di uomini sposati, non ha mai nemmeno tentato il coito, e oltre il 50 per cento è presumibilmente impotente. Il numero di donne invertite che non hanno mai avuto rapporti sessuali con gli uomini è ancora più grande.
[4] Otto Rank, Imago, Heft 3 1913.
[5] I sogni erotici sono stati discussi in “Autoerotismo”, vol i di questi Studi, e le più ampie implicazioni dell’argomento sono state discusse in un altro lavoro, The Study of Dreams. Molti riferimenti alla vasta letteratura si trovano in entrambi questi luoghi.
[6] Per esempio, Archiv für Psychiatrie, 1899; Archiv für Kriminal-Anthropologie, 1900.
[7] Hirschfeld, Die Homosexualität, pag. 71 e seguenti. Hirschfeld ritiene che i sogni dell’invertito ricadano in due gruppi: uno in cui il sognatore immagina di abbracciare una persona dello stesso sesso, e un altro in cui immagina che egli stesso sia del sesso opposto. Quest’ultima classe di sogni, costituendo un gruppo pseudo-eterosessuale, mi sembra essere rara, e questi sogni possono, inoltre, verificarsi in persone eterosessuali.
[8] Vedi Thoinot e Weysse, Medico-legal Aspects of Moral Offenses, pp. 165, 291, ecc..
[9] Pedicatio (o pædicatio) è il termine tecnico più generalmente accettato per l’intromissione sodomitica del pene nell’ano. Di solito è derivato dal greco pais (ragazzo), ma alcuni autori lo fanno derivare da pedex o podex (ano). I termini “pederastia” e “pederasta” sono a volte utilizzati per indicare lo stesso atto e il relativo agente. Questo uso, tuttavia, è indesiderabile. Si consiglia di limitare la parola “pederastia” al il suo corretto utilizzo, come nome della speciale istituzione dell’amore greco dei ragazzi. Si può aggiungere che i Greci stessi usavano molti nomi (fino a 74) al posto di pederastia. Vedi, a questo fine di nomenclatura, Iwan Bloch, Der Ursprung der Syphilis, vol. ii, pp. 527, 563.
[10] Sono le forme più grossolane di perversione che vengono subito rilevate in ogni campo. Nella prima edizione di questo Studio la prevalenza della pedicatio era ancora maggiore; non viene praticata da nessuno dei soggetti delle Storie aggiunte alla presente edizione, anche se molti non vedono alcuna obiezione contro la pedicatio.
[11] Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. viii, 1906, p. 712.
[12] Hirschfeld, Die Homosexualität, p. 276 e seguenti.
[13] “Gli uomini”, sottolinea D., “tendono a innamorarsi di ragazzi o di giovani, i ragazzi e i giovani di uomini adulti, le nature femminili di nature virili e viceversa, e le razze diverse tendono ad innamorarsi tra di loro.”
[14] Stubbes, nella sua Anatomy of Abuses, ha affermato che “gli attori e i frequentatori del teatro nei loro conclavi segreti giocano ai sodomiti”, e si riferisce ad alcuni recenti esempi di uomini che erano stati disperatamente innamorati di ragazzi attori vestiti in abbigliamento femminile, al punto di far loro richieste a voce, con lettere, e anche in realtà di abusare di loro. Più tardi, nel 1633, Prynne, nel suo Histrio-Mastix (parte 1, pag. 208 e segg.), ha condannato fermamente sulla stessa base “questo abbigliarsi con abiti da donna” da parte degli attori, e aggiunge di aver sentito, riportato in modo credibile, di un accademico del Balliol College che era violentemente innamorato di un ragazzo attore. In Giappone, dove anche, come accade in Cina, le parti femminili sulla scena sono prese da uomini (non sempre giovani), l’omosessualità di questi attori è diventata, nel corso dei secoli XVII e XVIII, talmente nota che essi costituivano una classe che richiedeva un regolamento speciale come Joro, o prostitute.
[15] Questo è stato sottolineato anche dai primi scrittori moderni sull’omosessualità, come Hössli. Vedi Hirschfeld, “Vom Wesen der Liebe,” Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, 1906, p. 124 e segg.
[16] Allo stesso modo Numa Praetorius asserisce (Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen, vol. VIII, p. 732) che anche gli uomini omosessuali più virili mostrano tratti femminili, e aggiunge che non ci si può aspettare che sia altrimenti quando notiamo quanto costantemente le donne omosessuali mostrano tratti maschili.
[17] Näcke, “Die Diagnose der Homosexualität,” Neurologisches Centralblatt, 16 Aprile 1908.
[18] Così anche tra le educande americane. Così Margaret Otis (Journal of Abnormal Psychology, giugno 1913) ha descritto l’attrazione che le ragazze negre esercitano sulle ragazze bianche a scuola. La corrispondenza di queste amanti, e, talvolta, il loro metodo di gratificazione sessuale, possono occasionalmente essere di natura anche grossolanamente passionale.
[19] Vedi “Sexual Selection in Man,” vol. iv di questi Studi.
[20] Hirschfeld (Die Homosexualität, p. 283) ha trovato che il 55 per cento degli invertiti sono attratti da qualità diverse dalla loro, e il 45 per cento da qualità simili alle loro, indipendentemente dal fatto che queste qualità appartengono alla sfera sessuale secondaria. Si può aggiungere che per quanto riguarda l’età delle persone verso le quali sono attratti, Hirschfeld (p. 281) ammette due gruppi principali, ciascuno dei quali di circa il 45 per cento degli omosessuali; efebofili, attratti dai giovani tra i 14 e 21 anni, e androfili, attratti da adulti nel fiore della vita. Questa divisione, come si può vedere dalle Storie contenute nel presente volume, sembra applicarsi bene agli invertiti inglesi e americani.
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