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martedì 8 dicembre 2009

DA ETERO PERPLESSO A GAY FELICE

Ciao Project,
sono un po’ di mesi che seguo progetto gay che è praticamente una realtà unica in tutta la rete e mi ha permesso di capire tante cose e di dare una risposta seria a tante domande. Mi chiamo Massimo, ho 29 anni, per mia fortuna ho un buon lavoro, che di questi tempi è una rarità, e vivo per conto mio in una piccola città del nord. Per accettare ci essere gay ci ho messo tanto, ho avuto due ragazze, la prima storia era una cosa di poco peso ma la seconda è stata importante. Avevo bisogno di un appoggio, mi sentivo solo, avevo 26 anni, quando è cominciata. Con questa ragazza mi sono un po’ lasciato andare, poi ho capito la ragione ma al momento non la capivo, ho avuto rapporti sessuali con lei ma in un modo molto strano, io non prendevo l’iniziativa, proprio non mi veniva in mente, era lei a fare tutto, io mi abbandonavo proprio passivamente e lei mi portava pure all’orgasmo. Le prime volte, è questo che ho capito dopo, mi sembrava importantissimo che io avessi l’erezione con una ragazza perché così allontanavo la paura di essere gay. Quando arrivavo all’orgasmo però me ne restava un senso di delusione, come se fosse una cosa del tutto stupida e in effetti per me era solo una reazione fisica. Lei al fatto che io arrivassi all’orgasmo dava molta importanza, se ne sentiva fiera. Solo pochissime volte sono stato io a stimolarla, ma mi ha dovuto in pratica insegnare tutto perché non avevo un’idea concreta di come una donna potesse eccitarsi. Penso che in genere un ragazzo di 26 anni sappia molto bene che cosa fare a una donna ma io non lo sapevo. Lei voleva che io provassi la penetrazione ma non l’ho mai fatto, un po’ per la paura che restasse incinta e un po’ perché per me non era affatto una cosa spontanea. Insomma secondo lei le cose andavano benissimo e io ero solo un po’ imbranato ma sapevo benissimo che non era così e che mi stavo costringendo, proprio come dici tu, stavo facendo un esperimento su me stesso per vedere se alla fine potevo adattarmi a vivere con una donna. Il fatto di fare sesso con lei mi dava comunque la sensazione di non essere gay e andavo avanti così, e qui è intervenuto il tuo blog, in effetti io allora avevo pure un’altra vita sessuale, cioè mi masturbavo ma sempre e solo guardando video gay oppure facendo fantasie su ragazzi incontrati in palestra. Francamente a queste cose, allora, non annettevo un grande significato, quando li guardavo dicevo a me stesso che lo facevo per fare confronti e basta, come fanno, credo, tutti i ragazzi etero e poi, tutto sommato, non succedeva nemmeno tanto spesso. Fantasie su ragazze non ne ho fatte mai ma allora mi sembrava ovvio e quasi meritorio dato che io una ragazza che faceva sesso con me ce l’avevo. Con la mia ragazza avevo un rapporto molto particolare anche perché i suoi non lo sapevano o almeno io non mi ero mai voluto fare conoscere dai suoi perché, penso, inconsciamente avevo paura di rimanere incastrato, gli amici invece lo sapevano, sia i suoi che i miei e, in fondo, che i miei amici lo sapessero, per me, era una cosa importante. A lei avevo detto una marea di cose strane sul fatto che non mi volevo sposare e che non volevo avere figli, queste cose a lei sembravano tutte assurde ed era sicurissima che sarebbe riuscita a farmi cambiare idea. Certe volte ho pensato che a lei di me come persona importasse molto poco e che per lei avesse importanza solo il fatto che io entrassi a completare il suo progetto di vita, però, diciamo che ormai fare sesso tra noi era diventata un’abitudine, io ci stavo a lei piaceva ma quando poi era finita non ci ripensavo più e in fondo non lo desideravo. Mi ricordo che quando stavamo insieme lei era totalmente concentrata sul sesso mentre io pensavo proprio ad altro e mi chiedevo che si stavo a fare lì. Non abbiamo mai parlato veramente di noi, ma sempre dei suoi progetti che in effetti non riguardavano noi come persone ma il nostro possibile apparire come coppia, andare qua, andare la, fare questo e fare quello. Mi stupiva che lei si sentisse innamorata ma secondo me ci si sentiva veramente. Un paio d’anni fa sono capitato per caso su progetto gay e mi sono messo a leggere. Più andavo avanti più mi si aprivano gli occhi. A un certo punto mi sono detto: ma allora sono veramente gay! Prima pensavo che il fatto che non io non avessi mai fatto quelle cose che si dice che siano tipiche dei gay fosse la prova evidente che non ero gay, tanto più che facevo sesso con una ragazza. Poi a forza di leggere il tuo blog quei ragionamento cominciavano a sembrarmi assurdi, ho cominciato a pensare seriemente al fatto che le fantasie sessuali sono una cosa seria e piano piano, diciamo, ho cominciato a vivere certe cose con più consapevolezza, ma al massimo potevo ritenermi bisex, quella era l’idea che mi ero fatto di me, ma poi anche quell’idea ha finito per andare in frantumi, però l’idea di essere gay non mi piaceva. Leggere il forum mi ha aiutato parecchio, però ormai il sesso con la mia ragazza era diventato un’abitudine e francamente pensavo che sarebbe stato comunque meglio di fare sesso con un uomo, cosa su cui fantasticavo ma ritenevo assolutamente impossibile, per me, come esperienza concreta. Diciamo che avevo raggiunto un equilibrio, un compromesso, certamente instabile però tranquillizzante. Poi da tre mesi a questa parte le cose sono cambiate, ho conosciuto un ragazzo di 21 anni per puro caso. È venuto dove lavoro e aveva degli affari da sbrogliare, erano cose piuttosto complicate e mi ha chiesto se potevo dargli una mano. Il modo come me lo ha chiesto e il suo aspetto mi hanno fatto venire un colpo al cuore. Sono rimasto incantato. Io avevo altro lavoro da fare ma l’ho fatto accomodare e ho chiuso la porta, ha cominciato a espormi i vari problemi e ho cercato di trovare proprio la soluzione migliore mettendoci il massimo impegno. Non tutte le pratiche si potevano sbrigare a vista, ci siamo incontrati di nuovo anche nei giorni successivi. Piano piano si è creato un clima meraviglioso. Andavo a lavorare solo per rivedere quel ragazzo. Di domande me ne sono fatte centomila e anche lui. Piano piano il clima si è sciolto, mi chiamava a casa per avere informazioni e si facevano sempre quattro chiacchiere che col lavoro non avevano nulla a che fare. Cercavamo entrambi di prolungare il più possibile la conversazione. A darci del tu ci abbiamo messo pochissimo, poi la prima pizza insieme e la prima serata passata a parlare in macchina, poi mi ha chiesto come avevo fatto io a capire e ad accettare, gli ho detto come stavano le cose senza nessun problema, è venuto tutto naturalissimo, e lui mi ha detto si sé e che pure lui aveva passato nottate intere a leggere i post del blog di Project. La sera che ci siamo detti tutto credo sia stata una cosa assolutamente irripetibile mi sentivo felice e anche lui. Quando lo guardavo negli occhi e lo vedevo sorridere mi sentivo l’uomo più felice del mondo, volevo abbracciarlo ma non avevo il coraggio e nemmeno lui, temevo che un contatto fisico anche minimo potesse fare svanire l’incantesimo. Ci siamo visti tutti i giorni per quasi tre mesi, poi mi ha detto che per lui era la prima volta e che avrebbe voluto fare l’amore con me, gli ho snocciolato tutte le mie paure, insistendo sul fatto della mia ragazza anche se francamente io desideravo stare solo vicino a lui. Con lui riuscivo a parlare di tutto anche delle mie fantasie sessuali. Certe volte mi sembrava impossibile che un ragazzo come lui potesse essere innamorato di me, ma era proprio così. Io verso di lui provavo un’attrazione sessuale fortissima ma soprattutto una tenerezza totale, gli volevo proprio bene come persona, lui mi faceva sentire amato, mi faceva sentire che mi voleva bene, si fidava totalmente di me, eravamo felici insieme e lo siamo tuttora. Project, quello che scrivi sull’affettività gay è verissimo. Ultimamente ho passato due giorni interi con lui e non penso che saprei più farne a meno. Da due settimane non vedo più la mia ragazza, a lei non ho potuto dire nulla e in fondo mi dispiace ma penso che non avrebbe capito. Quelle rare volte che avevamo avuto occasione di parlare dei gay aveva risposto come chi non si scandalizza ma con “quelli” proprio non vorrebbe avere nulla a che fare. Credo di non essere mai stato così felice come in questi giorni. Non è una questione di sesso, è che mi sento proprio totalmente innamorato di questo ragazzo. In tutto quello che fa e che dice non c’è mai stata una nota stonata e un ragazzo così si è innamorato di me! Ragazzi, io prima ero convinto che la mia vita sarebbe stata fare sesso etero in modo non partecipato e recitare come se fossi innamorato di una ragazza, pensavo che non avrei mai avuto un ragazzo, lo davo per scontato, e poi a 29 anni le possibilità diminuiscono, e invece no! Come dice Project, quando incontri il ragazzo giusto la vita ti cambia. E io al mio ragazzo voglio bene in modo totale, mi piace in tutti i sensi, proprio come persona, è buono dentro, è una ragazzo onesto e senza complessi stupidi. Lo voglio dire a tutti, non vi mettere in testa che l’amore non esiste e che non lo troverete perché quando meno te lo aspetti un ragazzo ti guarda negli occhi e la tua vita cambia! Un abbraccio a tutti quanti! E uno speciale a ta Project (adesso capisco proprio il senso profondo di quello che dicevi tu!)
Massimo

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Se volete, potete partecipare alla discuissione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=512

sabato 23 agosto 2008

ACCETTARE DI ESSERE GAY DOPO I 35 ANNI

Per i ragazzi gay due momenti/processi sono particolarmente significativi:

1) Il riconoscimento della propria omosessualità, cioè il rendersi conto di essere gay, il prenderne piena consapevolezza.

2) L’accettazione della propria omosessualità, cioè l’integrazione della propria identità gay all’interno della personalità, in altri termini un ragazzo accetta la propria omosessualità quando cessa di contrastarla.

Si tratta di momenti/processi distinti e successivi.

RICONOSCERSI GAY

Moltissimi ragazzi gay, tre su quattro, all’incirca, si sono sempre considerati gay, dal primo sorgere cosciente della loro sessualità. Per loro, in rapporto a loro stessi, la sessualità è sempre e solo omosessualità.

Circa un quarto dei ragazzi che si riconosco gay ha vissuto in precedenza una fase etero. In altri post ho cercato di tratteggiare il percorso che porta questi ragazzi dalla presunzione della loro eterosessualità alla coscienza della loro omosessualità. Ho sottolineato che le fantasie sessuali che accompagnano la masturbazione sono in realtà, proprio perché espressione della sessualità libera individuale, assai più indicative rispetto ai comportamenti sessuali di coppia per l’individuazione dell’orientamento sessuale; in altri termini se un ragazzo ha rapporti eterosessuali ma quando si masturba pensa ai ragazzi, quel ragazzo non è realmente eterosessuale.

Nel processo di emersione dell’orientamento sessuale profondo un’importanza particolare deve essere riconosciuta al fattore tempo. I ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità si riconoscono gay ad età diverse, ma in genere entro i 24/25 anni il processo è concluso e l’identità gay è solidamente acquisita. Le eccezioni ci sono ma sono rare.

ACCETTARSI COME GAY

Quando un ragazzo diventa consapevole della propria omosessualità, sia che ciò avvenga all’inizio dell’adolescenza, come accade per i ragazzi che sono stati sempre e solo gay, o anche molto tempo dopo, come avviene per ragazzi provenienti da esperienze etero, si rende conto anche, inevitabilmente, che la sua omosessualità non sarà accettata. Non imposta che ciò accada per motivi religiosi, per profonde convinzioni o per semplice conformismo Un ragazzo avverte nettamente lo stigma sociale che circonda i comportamenti gay, ma quali saranno le sue reazioni?

1) Se l’identità gay è consolidata il ragazzo avverte il pericolo come sterno, identifica se stesso come gay e gli altri in genere come persone che non capiranno. In questo caso il conflitto è esterno, ha una dimensione sociale o familiare, può creare notevoli problemi ma non ha nessun potere lacerante nei confronti della personalità del ragazzo. Se l’identità gay è acquisita consapevolmente alla fine dell’adolescenza, come accade ai ragazzi gay che provengono dalla eterosessualità, l’accettazione è, salvo casi eccezionali, poco più di un corollario del riconoscersi gay e i due processi tendono a unificarsi e a risolversi insieme entro i 24/25 anni.

2) Se il problema dell’accettazione subentra all’inizio dell’adolescenza, come accade ai ragazzi che non hanno vissuto una fase etero, le cose si possono presentare in modo molto complesso in relazione all’ambiente familiare e sociale e al relativo livello di repressione della omosessualità. Nelle situazioni più semplici il processo di accettazione della omosessualità si presenta in modo analogo a quello tipico dei ragazzi che lo affrontano al termine dell’adolescenza, ossia dei ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità, si manifesta cioè sotto forma di conflitto familiare o sociale ma non crea lacerazioni interne alla personalità del ragazzo. Tuttavia in una percentuale non trascurabile di casi le istanze di tipo moralistico esterno sono invece interiorizzate e il ragazzo avverte una profonda spaccatura all’interno della sua personalità, che per un verso lo conferma nell’identità gay e per l’altro contrasta questa identità. Questo conflitto interno che non trova nessuna possibilità di essere manifestato all’eterno e di essere ridimensionato e razionalizzato, spinge un ragazzo a negare la propria identità gay contro ogni evidenza che l’altra parte della sua coscienza gli propone e a considerala una realtà negativa e pericolosa che deve essere repressa ad ogni costo.

L’elemento più caratteristico sintomatico di questo tipo di situazione è la svalutazione dei gay in termini morali e il loro svilimento: i gay sono personaggi squallidi, io non voglio avere nulla a che vedere con loro. L’educazione religiosa rigida e l’educazione familiare rigida contribuiscono alla cronicizzazione di questi conflitti che possono essere così profondamente radicati da portare un ragazzo a vivere la sua sessualità solo in termini di trasgressione e di sensi di colpa. Quando queste situazioni bloccano radicalmente ogni manifestazione esterna della sessualità non resta che la masturbazione che però è vissuta male e finisce per aprire la strada ad una depressione dell’umore. L’accettazione della propria omosessualità viene così rinviata di anno in anno e qualche volta non si realizza mai. In altri casi si realizza ma dopo una lunghissima fase di gestazione e ad un’età parecchio superiore alla normale età in cui si conclude il processo di accettazione. E’ proprio di questo che intendo parlare sei seguito.

Se un ragazzo, ormai pienamente adulto, di 30/35 anni e oltre, arriva ad accettare la propria omosessualità, prova in un primo momento una sensazione di liberazione, ha l’impressione che l’accettazione sia ormai piena e irreversibile e di questo si sente felice, comincia a sognare e il mondo gay, che non conosce e che gli pare di avere finalmente conquistato, gli si presenta con tinte molto più vivaci, come una specie di patria ideale. Ma mentre per un gay che viene della eterosessualità e che è oggettivamente giovane 21/22 anni alla scoperta e all’accettazione della sessualità gay segue la cosiddetta “fase frenetica” di ricerca di un compagno, caratterizzata da una esplicita dimensione sessuale, per il 35enne che si è finalmente accettato, subentra rapidamente l’idea del tempo irrimediabilmente perduto, alcune frasi sono caratteristiche a questo proposito: “Ormai ho perso il treno, loro sono ragazzi, io ormai sono vecchio (35 anni!), io l’amore non lo trovero mai”. Compare poi nel 35enne un discorso opposto a quello del 22/23enne in “fase frenetica” del tipo del seguente: “Io vorrei l’amore, il sesso non mi interessa”, le visioni del sesso accreditate dal 35enne che si è appena accettato come gay tendono ad essere fortemente sublimate, ciò che indica una paura della sessualità e un tentativo di trasformare la sessualità in altro. Spesso la sessualità riconquistata è vista più come un obbligo di costruire una storia d’amore in breve tempo che come un’autentica possibilità di realizzazione umana e affettiva. Il 35enne è incerto, si sente depresso, è portato a pensare di avere ormai perso il treno. Il tono depressivo emerge e la sessualità ne risulta frustrata.

Che cosa si può fare di concreto in situazioni del genere? Esiste una valore che non è né etero né gay ed è l’amicizia. Un 35enne che si è appena accettato come gay può essere una persona profondamente in crisi e soprattutto può essere portato alla supervalutazione degli elementi di pericolo e può trovarsi sostanzialmente paralizzato nella costruzione di una vita affettiva della quale non è esperto e che gli appare per molti aspetti incomprensibile. Una dimensione affettiva compressa per molti anni, quando viene accattata e non trova la possibilità di trasfondersi in una dimensione amorosa, si manifesta almeno in termini di amicizia, e si tratta di cose particolarmente serie. Un 35enne gay vuole capire, sapere, confrontarsi, ha bisogno di punti di riferimento per la sua vita gay e può trovarli esclusivamente negli amici.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta dul Forum di Proeggtto Gay:

http://progettogay.forumfree.net/?t=31285749

sabato 14 giugno 2008

FANTASIE DISCORSI E COMPORTAMENTI GAY capire di non essere gay

Questo post è intitolato “fantasie, discorsi e comportamenti gay”. Mi capita spesso parlando in chat con i ragazzi di sentire raccontare di esperienze gay vissute anche da ragazzi molto giovani e ho notato che certi ragazzi sono particolarmente orgogliosi dei loro comportamenti che a loro sembravano nettamente adulti ma a me danno l’impressione di essere comportamenti ben lontani da una dimensione adulta della sessualità. Alcuni ragazzi si imbarcano in età molto giovane in esperienze sessuali che, viste dall’esterno, sembrano più derivare da un atteggiamento di sfida che da una vera esigenza affettiva. Cose del genere, anche quando non comportano conseguenze brutte a livello di malattie sessualmente trasmesse perché sono state fatte evitando i rischi più grossi, immancabilmente comportano strascichi a livello psicologico anche a distanza di anni. L’esperienza sessuale vissuta per sfida verso i divieti della famiglia oppure come mezzo per sentirsi adulti è uno dei più evidenti segni di immaturità affettiva. Si arriva al paradosso per il quale, siccome la sessualità gay è ritenuta più trasgressiva, alcuni ragazzi ci si imbarcano senza nessuna motivazione seria a livello personale e ad un’età molto giovane, per fare un dispetto ai genitori o per sentirsi appunto “trasgressivi”. Può sembrare assurdo ma ho parlato con ragazzi giovani che a mio giudizio avevano ben poco di gay, che si ritenevano gay al 100% perché avevano esperienze gay, ma esperienze nelle quali si erano cacciati per fare un dispetto ai genitori e per sentirsi grandi e indipendenti. Alcuni giorni fa ho parlato con un ragazzo di 18 anni che mi ha sconcertato: un ragazzo cresciuto in un ambiente molto oppressivo di una tipica famiglia borghese. A 16 anni frequentava locali gay per sua stessa ammissione “per fare un dispetto ai genitori” e a 16 anni si è messo con un ragazzo di 34 per fare vedere che non aveva paura di nulla e che era in grado di fare quello che voleva. Ha continuato a vivere con il 34enne per quasi due anni, ma allo stesso tempo aveva una ragazza con la quale aveva anche rapporti sessuali. Lui si definiva gay o al limite bisessuale ma in realtà, dal suo discorso si capiva che dal rapporto col 34enne non era stato capace di staccarsi, in pratica andava avanti perché l’altro lo corteggiava all’incredibile, naturalmente tutto all’insaputa della famiglia. Con la ragazza ha parlato del 34enne e lei non lo ha lasciato e anzi si è affezionata in modo forte, lui “per sdebitarsi” ha avuto rapporti sessuali con lei, che ha commentato così: “Mi è venuto assolutamente spontaneo, mentre col mio amico adesso almeno è un po’ una forzatura.” Mi dice che quando si masturba pensa alla ragazza e “alla tenerezza di stare con lei che non è affatto aggressiva.” Poi mi chiede che cosa può fare per trovare un ragazzo che possa andare bene per lui, perché si è stufato del 34enne, e gli dico che non deve cercare un ragazzo ma deve capire che una ragazza l’ha già trovata e che è innamorata di lui e che anche lui ne è innamorato. È perplesso, mi dice che non ho capito bene, che lui con 34enne ci “ha fatto tutto” mentre con la ragazza poco poco e che è ancora a livello di fantasia. Allora gli parlo della crescita della sessualità di un ragazzo, e qui torno al titolo, delle fantasie, dei discorsi e dei comportamenti gay. Gli dico che in genere i ragazzi gay si accorgono del loro orientamento sessuale dalle loro fantasie masturbatorie e che la loro sessualità vive una specie di periodo di gestazione e di esperimento fatto di masturbazione e di reazioni sessuali e psicologiche che definiscono piano piano l’orientamento sessuale a livello individuale. Quando questo livello è superato si comincia a parlare di sessualità prima in modo generico e allusivo oppure in chiave di battute, poi in modo sempre più diretto e consapevole, solo successivamente arrivano i veri comportamenti collegati all’orientamento sessuale, cioè arriva l’innamoramento, nel quale la sessualità esplicita di coppia ha spessissimo un ruolo molto marginale. Gli dico che cominciare dalla fine, cioè da comportamenti sessuali concreti (da pratiche sessuali) in età molto giovane, stravolge tutto il processo di orientamento sessuale e porta spesso a fraintendimenti. Insisto con quel ragazzo nel dire che la sessualità deve essere spontanea e non reattiva e che il suo sentirsi stretto con il 34enne e il sentirsi invece libero con la ragazza è una cosa che ha un valore enorme e che le fantasie che lui fa sulla ragazza contano molto di più di quel “tutto” che fa col 34enne. Alla fine di una lunghissima chat mi chiede che cosa potrebbe succedere se “poi” gli tornassero in testa fantasie gay. Gli rispondo che lui fantasie gay non ne ha mai avute ma ha solo avuto dei comportamenti sessuali gay di tipo reattivo e che le sue vere fantasie sessuali sono etero. Mi dice che probabilmente è vero e che lo aveva pensato anche lui. Poi mi fa una domanda, mi chiede se sono gay! Perché lui si aspettava da me un altro atteggiamento e non che tirassi fuori la sua parte etero ed era rimasto stupito da questo fatto. Gli dico che la cosa che conta veramente è cha ciascuno possa vivere la sua vera sessualità e che se lui starà bene con la sua ragazza (cosa della quale non ha dubbi!) io sarò il primo ad essere felice e che anzi mi farebbe piacere che non si perdessero i contatti tra di noi perché un gay come me può anche voler bene a un ragazzo etero come lui. Poi ci siamo salutati in modo molto affettuoso.

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lunedì 21 gennaio 2008

DEFINIZIONE PERSONALE DI SE’ NELLA COPPIA GAY

Questa è una citazione da “Camere Separate” di Pier Vittorio Tondelli che è uno dei miei scrittori preferiti indipendentemente del fatto che fosse uno scrittore dichiaratamente gay (lo leggevo già quando avevo 15 anni e non ci pensavo assolutamente che un giorno mi sarei innamorato di un ragazzo):
“ … si ritrova vedovo di un compagno che è come non avesse mai avuto; e a proposito del quale, non esiste nemmeno una parola, in nessun vocabolario umano, che possa definire chi per lui è stato non un marito, non una moglie, non un amante, non solamente un compagno ma la parte essenziale di un nuovo comune destino.”
Ora vorrei che queste parole fossero di spunto per aprire un dialogo per me molto importante su questo: come mi definisco io all’interno della mia coppia sia che la stia vivendo, la stia iniziando o solo immaginando? Mi spiego, questa non è a mio vedere una banale considerazione sul significato di una parola ma è il modo in cui ognuno di noi offre una definizione di se all’altro, al mondo e anche a se stesso. Per uno che vuol costruire una vita di coppia questo non è un fatto da poco, perché ci spinge in qualche misura ad uno sforzo serio di riflessione su quelle che sono le nostre aspettative ed i nostri desideri mettendoli a confronto non solo con l’altra metà della coppia ma anche e soprattutto con il nostro background culturale affettivo e con l’immagine che la società offre di una relazione gay. Alla fine una parola è una parola ma per ognuno di noi può assumere significati e sfumature lievemente differenti. Io per dire fino a qualche anno fa nel riferirmi a Davide lo facevo sempre nei termini di “mio ragazzo”, ora da qualche tempo questa parola non mi riesce più a convincere molto. Ormai ho 30 anni e sono tanti anni che stiamo insieme. Ora per parlare di lui alle persone che conosco dico sempre “il mio Davide”, per quelle che di lui non sanno ancora niente mi viene spontaneo usare la parola “il mio amico”, ma nel mio dirlo c’è una inclinazione particolare dell’espressione per cui nessuno mai fraintende il significato di amico. Amico per me al momento vuol dire amore disinteressato, dedizione, tenerezza e tanto altro al di là di una valenza sessuale che soprattutto con le persone che non conosco bene sento che appartiene solo a me e non sono fatti loro. Davide invece mi chiama semplicemente “Fede” diminutivo a cui lui attribuisce anche la valenza propria della parola perché nella sua storia personale gli ho riportato la fede, improvvisa e miracolosa, nella sincerità dei sentimenti di una persona. Ma a volte mi chiama anche “il suo compagno …” e quei puntini stanno a significare la pausa un po’ strascicata che dà alla parola per sottintendere “di vita”.
Ora mi piacerebbe molto sentire le vostre di “definizioni” e magari un commento a fianco sul significato che date alle parole. Per me e certo per voi pure sarebbe certo una buona base di partenza per imparare a dialogare comprendendoci meglio.
Federico
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di
Progetto Gay Forum]

lunedì 1 ottobre 2007

CIAO FOSCAFOREVER

Ciao Foscaforever (vedi commento su Progetto Gay ad "ANDY ROMANZO GAY INTEGRALE O CENSURATO"), non sei odiosa per niente perché dici e scrivi quello che pensi (cosa che a me piace moltissimo!), anzi mi dai l’occasione per dire ancora più esplicitamente quello che penso io e di questo non posso che ringraziarti. Tu dici che tu “come studiosa di letteratura” ritieni che non esistono romanzi gay e romanzi etero, evidentemente per te essere una studiosa di letteratura è una cosa fondamentale, ma io come “Gay” (nota: scritto con la G maiuscola!) della letteratura (scritto con la l minuscola) me ne infischio totalmente: non sono un letterato che scrive un romanzo Gay (nota: romanzo con la minuscola e Gay con la maiuscola!) ma un Gay che scrive un Romanzo Gay (due maiuscole!). Il mio valore è essere gay, per me scrivere un romanzo valido significa scrivere un Romanzo Gay vero, che “per carità” non parla affatto “dell’uomo” in generale, che è un concetto tanto astratto che non significa proprio nulla, ma parla esclusivamente di due Ragazzi Gay (due lettere maiuscole!). Io non mi rivolgo ad un pubblico generale, questo lo fanno quelli che devono vendere, quelli che prima di scrivere un romanzo fanno le indagini di mercato e scrivono anche romanzi Gay ma solo se si vendono meglio, altrimenti scrivono di tutto. Io scrivo Romanzi Gay, Poesia Gay perché non voglio fare letteratura, non mi interessa nulla del pubblico in senso generale, io sono un Gay che scrive per i Gay, se poi altre persone vogliono leggere nessuno glielo impedisce. Il tempo degli universalismi è finito. E poi: romanzo valido o non valido? Ma giudicato da chi? Da chi pensa che i Romanzi Gay non esistono? Da chi pensa che la letteratura vale più della vita? Ma per carità! Dalla critica letteraria? Ma tutte queste cose sono mercato della cultura, al di là di tutti gli orpelli della “letteratura” (con l minuscola).
Le cose che scrivo adesso, tutte le cose che scrivo adesso sono Gay, prima ho scritto tante altre cose delle quali in teoria potrei andare fiero ma erano solo miserabile letteratura, parlavano dell’uomo in generale e di altre assurdità del genere, ma per fortuna sono diventato vecchio e ho scoperto il piacere di essere me stesso, so benissimo che tutto questo può fare storcere il naso ai “letterati di professione” ma io, per fortuna, con queste cose non ho più nulla a che vedere.