venerdì 23 febbraio 2018
COPPIE GAY E SEPARAZIONI IMMOTIVATE
domenica 3 febbraio 2013
AMORE GAY SENZA COPPIA GAY
ho avuto modo di parlare con te diverse volte tramite msn ma credo che tu non possa facilmente ricordarti di me senza un riferimento più preciso. Ventottenne follemente innamorato di un ragazzo ventitreenne col quale credevo di aver costruito un bellissimo rapporto, poi sono stato abbandonato da questo ragazzo l’estate scorsa ma in un modo che non riuscivo a spiegarmi, ho parlato con te per una intera nottata nel mese di Settembre (nickname: sad). Ti avevo chiamato perché avevo bisogno di sfogarmi e invece parlare con te mi ha fatto uno strano effetto, mi sono accorto che ragionavi in un altro modo e che davi dei fatti una lettura del tutto diversa dalla mia, o forse solo diversa da quella che io mi sforzavo di dare.
venerdì 28 maggio 2010
AMICIZIA TRA GAY
Ieri mi hai detto che hai capito chi sono, che tipo di persona sono...
So che è una cosa stupida ma... li per li non ci avevo pensato, mi è venuto in mente dopo, e cioè se la tua opinione su di me sia positiva (anche se spero che lo sia :) ).
Ti dico questo perché ho notato che le persone con cui parlo in chat si fanno subito una strana idea su di me, questo riporta al discorso riguardante la morale gay e il concetto di amicizia tra omosessuali.
Vedi io ho sempre avuto discreti rapporti sociali, con diversi tipi di persone, da quelli che comunemente sono giudicate "cattive compagnie" al loro esatto opposto e non mi sono mai posto il problema di "con chi stessi parlando" o il fatto che lo facessi con un qualche interesse e per questo sono sempre stato apprezzato.
Tendo ad essere sincero e spontaneo, quando non sono depresso, e questo con le persone della chat viene sempre frainteso ... non capisco il perché ma credo che pensino tutti che io ci stia provando e si comportano di conseguenza, non mi allontanano, ma cominciano tipo a psicanalizzarmi ... quasi che dovessero capire non so cosa su di me.
Io ho parlato con molte persone della chat sia nuovi arrivati che utenti datati, la maggior parte delle volte non sono io a contattare loro (almeno la prima volta), io cerco di comportarmi con loro come farei con chiunque, ci scherzo, ci parlo seriamente, mi ci confronto cerco di parlare di un po’ di tutto sia di cose frivole che di cose importanti a seconda del mio e del loro umore sul momento, se sono nuovi utenti gli dico se hanno notato il forum e li invito a iscriversi ... perché la maggior parte di loro fraintende il mio modo di comportarmi?
Io credo che tra due gay ci possa essere semplicemente amicizia, la maggior parte di loro, almeno quelli a cui l'ho chiesto, sono convinti del contrario.
Come ti ho detto io vengo da un'esperienza di vita sociale piuttosto ampia, nei gruppi di amici di cui faccio, od ho fatto, parte ci sono sempre stati sia uomini che donne, qualche volta è nata qualche "scintilla" qualche volta un "fuoco di paglia", altre volte un amore serio, ma questo non significa che non si sia un gruppo di amici.
Inoltre tutte le mie esperienze (etero), sia tramite amici che tramite chat, sono nate prima da una forma di amicizia, anche se non tutte le donne con cui sono o sono stato amico sono finite a letto con me o ci ho flirtato.
Parlando con gli altri alle volte ho l'impressione che abbiano paura del proprio interlocutore, che non vogliano esporsi, che abbiano paura di non essere capaci di dominare quello che potrebbero provare, non capisco, veramente, ma possibile che tutto quello che riguarda il rapporto tra due persone omosessuali debba per forza risolversi con pensieri riguardanti la sfera sessuale e quella affettiva direttamente al sesso legata (amore ed eros)?
Capisco che l'amicizia è una cosa seria, capisco che tutti (me compreso) cerchino un compagno e non un amico ma diamine, perché non si può essere amici solo per il fatto che sappiamo, l'un l'altro, di essere gay? Che senso ha?
La maggior parte delle volte che parlo con qualcuno non lo faccio per "interesse", fino ad adesso l'ho fatto con una sola persona e ho messo la cosa in chiaro fin da subito.
Alle volte voglio solamente parlare o cazzeggiare, altre vorrei avere l'opinione o il parere di una voce amica, altre ancora cerco magari un pochino di comprensione da qualcuno che può capirmi visto che è come me. Che cosa c'è di anormale o di strano in questo? Te ne sarai accorto anche quando parlo con te, io cerco dialogo mi piace parlare e confrontarmi con gli altri e finora non ho mai avuto l'occasione di farlo con altri omosessuali, è tanto strana la mia curiosità, il mio cameratismo, la mia cordialità?
E' vero che cerco di essere sempre sincero e spontaneo in quello che dico, in chat come sul forum, ma lo faccio perché sono fatto così dico quello che penso e lo faccio pensando che di fronte ho un essere umano anche se ci comunico con una tastiera e un monitor, non lo faccio per chissà quale motivo e non voglio assolutamente che questo mio modo di essere sia frainteso o mal giudicato per il semplice motivo che la cosa non farebbe male soltanto a me (non è bello essere considerato in quel modo) e perché non vorrei con il mio comportamento allontanare, traviare o illudere altre persone.
Scusa se mi permetto, ma vorrei dirti due parole sulla chat pubblica e chiederti di rivalutare la tua posizione. Nonostante abbia provato in prima persona cosa vuol dire essere preso di mira in una chat pubblica (non mi era mai successo, ma infondo non avevo mai partecipato prima ad una chat con contenuti omosessuali) credo che sia molto utile.
Ho conosciuto diverse persone che si sono avvicinate alla chat e ho capito quanto alle volte sia di supporto. Io stesso mi sono avvicinato a voi per merito della chat pubblica.
E poi ti posso assicurare che è sorprendente la maturità che ho visto dimostrare da molti degli utenti della chat nelle situazioni più disparate, soprattutto se c'è qualcuno che ha problemi o vuole informazioni se non semplicemente parlare.
Indubbiamente bisogna cambiare qualcosa, aumentare gli op, chiedere a tutti gli utenti di identificarsi pena il kick, un controllo maggiore e una sensibilizzazione maggiore degli utenti nell'utilizzo della chat (non dire nulla di personale, evitare discorsi lunghi se non in PM, massima prudenza in presenza di sconosciuti, ecc...) ma credo che sarebbe un grossissimo errore chiuderla.
Ciao e buona giornata
PS: se pensi che pubblicare questa mail abbia una qualche utilità sei libero di farlo ma per favore evita la firma.
mercoledì 30 luglio 2008
DOCCIA FREDDA GAY
Ciao Project,
Ti mando il file che ti avevo detto, avevo cominciato a scriverlo come una cosa non indirizzata a te ma al forum, però mi accorgo che in certi puntI sembra una lettera ma non ho voglia di correggerlo. Mettilo così.
DOCCIA FREDDA GAY
Io (Marco) 26 anni, ex-etero. Lui, Andrea, 25 anni, ex-mezzo-etero.
Ex-etero significa che fino a 20 anni, cioè fino a quando ho conosciuto Andrea io ero etero, campavo di porno etero, avevo avuto sei ragazze, una dopo l’altra ovviamente, e avevo fatto con loro tutto quello che si poteva fare. Dopo le mollavo e ciao! Facevo la corte alle ragazze ma solo per portarmele a letto.
Andrea, ragazze zero! Ma zero totale, a livello sesso dico, però, cavolo, stava sempre a chiacchierare con le amiche sue. Amici maschi niente! Amiche del cuore tre! Una più cozza dell’altra!
Non so se mi sono mai innamorato di Andrea, francamente non l’ho mai capito, perché che significa innamorarsi forse non lo so nemmeno.
Una mattina all’università me lo vedo passare davanti. Uno etero che fa? Non si gira! E invece io mi sono girato. Andrea è un bel ragazzo, non posso dire quello che avevo sempre sognato perché io non avevo mai sognato un ragazzo, comunque mi sono girato e la cosa, a ripensarci dopo qualche secondo, m’ha fatto pensare: Ma che cavolo sto a fare! Te la faccio breve ma è stata una cosa complicata. Dopo due ore mi ripassa davanti, ok! Sono etero, però perché non lo devo seguire? Io lo seguo. L’ho pedinato tutta la giornata e non ho fatto altro, non sono nemmeno andato a lezione ma sono andato alla lezione dove andava lui. Mi studiavo tutte le tecniche per non perderlo d’occhio, proprio con un pedinamento da cacciatore che deve stanare la preda. Stava sempre a cincischiare con le ragazze. A me non è che me ne fregasse più di tanto, perché io ero etero! Allora stavo con Monica, la mia sesta ragazza, un gran pezzo.. (vabbe’, hai capito). Poi quella brava ragazza di Monca se ne va con un’amica non so dove per una settimana. Un giorno, due e poi comincio a pensare ad Andrea e quando lo penso vado il tiro, poi una cosa tira l’altra, insomma mi faccio una sega pensando ad Andrea. Tu puoi dire: “Allora sei andato in crisi!” No! Manco per il cavolo, mi piaceva proprio. Mi sono detto. “Marco! Oh! Sei gay! … però gay è bello!” Monica manco ho dovuto pensare a liquidarla perché m’ha liquidato lei che se n’era trovato un altro, me l’ha detto e ha fatto: “Mi dispiace, ma proprio non me la sento do continuare!” E io gli ho fatto: Vabbe’, dai, un po’ ci siamo divertiti, perché ti devi dispiacere?” Lei è rimasta un po’ perplessa di questa fine così rapida della nostra relazione, ma contenta lei, contento io, meglio di così! Ho pensato che dovevo fare con Andrea come facevo con le ragazze perché me lo volevo portare a letto. Dopo sei ragazze un ragazzo ci sta bene! Accorcio, ok. Lo abbordo proprio di brutto, alla malandrina, gli faccio l’occhietto, lui mi sorride, penso: “è fatta!” Si avvicina e mi chiede: “Sei gay?” Io mi sento preso alla sprovvista e rispondo: “No! Cioè sì! Da una settimana.” La risposta gli è piaciuta. Vabbe’. Una cinquantina di ore dopo stavamo a letto insieme. Project, qui non si può dire (e mi sto buono!) però, ma come ho fatto a essere etero fino a 20 anni? Con Andrea non c’è stato proprio nessun problema. Pure lui mi diceva: “Beh per essere uno che è gay da una settimana te la cavi bene!” Insomma, abbiamo passato un mesetto a fare solo quello. Esami in malora, non tornavo a casa la notte. I miei erano convinti al 200% che c’avevo chissà che ragazza! Siamo proprio spariti dalla circolazione. E poi sai, oh! Cose di ormoni sono, io c’avevo 20 anni e lui 21 e quindi puoi capire. Però c’è una cosa, noi ci volevamo bene ma in un modo strano, litigavamo un sacco ma finiva sempre a letto. Certe volte mi provocava proprio perché magari non c’aveva la faccia di dirmi che lo voleva rifare e così, in un modo o nell’altro ci si arrivava. Stavamo sempre insieme, ma proprio sempre. Stessi amici e ci andavamo sempre insieme. Insomma insieme 24 ore su 24. Fino qui tu puoi dire: “Una meraviglia!” Effettivamente pure io la vedevo così ma c’erano tante cose che non capivo perché con Andrea finiva sempre nello stesso modo, non potevi nemmeno provare a prendere un discorso serio che manco mi stava a sentire. In effetti non avevamo poi tanti discorsi da fare, almeno così sembrava, è andata avanti così per 5 anni, tutto sommato anni belli, poi una sera sentiamo una canzone, mi chiede se è bella e io gli dico che in effetti non mi piace troppo, un attimo resta perplesso, mi chiede perché no? Io cerco di minimizzare perché sento che sta per arrivare il fulmine, ma lui alza i toni, ma non come faceva sempre, lo fa con freddezza, io cerco di avvicinarmi per buttarla sul piano sessuale ma mi risponde cose viperine, che non sono la sua puttana e che non lo rispetto ecc. ecc. Mi girano le scatole di butto e invece di rispondere mi prendo il giubbotto e me ne vado, mi porto appresso il cellulare ma non mi ferma e dopo non mi chiama, passano le ore e non mi chiama, lo stronzo! Me la deve fare pesare! Io ci sono stato malissimo camminavo per strada e mi veniva da piangere, la sera alle nove sono andato a casa dei miei, ho detto che Andrea quella sera non c’era e che volevo stare da loro, mi sono distratto un po’ ma il tarlo mi rodeva dentro e Andrea non chiamava. Io non volevo mollare, non gli volevo dare la soddisfazione. Dopo mezzanotte squilla il cellulare, penso che sia lui, ma non è, è Michele un amico nostro etero, che mi aggredisce, mi dice che Andrea lo ha chiamato che era disperato che io lo facevo stare malissimo, che è stato a piangere con lui al telefono per un’ora. Michele era convinto che lo avessi offeso, umiliato, che ne so. Gli ho detto che tutto era cominciato da una canzone, ma non ci ha creduto, mi ha detto che Andrea non è stupido e mi ha fatto capire che secondo lui dovevo avere fatto qualcosa di terribile. Ha insistito che lo dovevo chiamare subito. Io l’ho fatto mettendo sotto i piedi la mia dignità. Mi è costato moltissimo. Al massimo gli avrei mandato un sms e invece l’ho chiamato e dopo mezzo minuto me ne sono pentito amaramente. Mi ha detto che se mi ero stancato di lui dovevo dirglielo chiaramente, ma l’ha detto con livore, in modo aggressivo, si sentiva dalla voce. L’ho supplicato per mezz’ora, finalmente si è deciso, non a dirmi di tornare, no! Ma a rispondere “fai quello che vuoi” quando gli ho chiesto se mi voleva a casa. Ho salutato i miei e ho detto che Andrea era ritornato e che dovevo andare da lui. Quando sono tornato a casa, l’ho cercato ma si era chiuso a chiave in camera e non ha nemmeno risposto. Era notte fonda e non potevo strillare. Ho dormito sul divano. Dormito! Si fa per dire, perché la rabbia mi mangiava dentro. Il girono appresso io lavoravo di mattina e lui di pomeriggio. Quando sono tornato se n’era andato di casa, aveva raccattato tutte le sue cose e se n’era andato. Neanche un sms di saluto. I primi 5 o 6 giorni sono stato malissimo poi ho pensato che se quello è il livello del nostro comprenderci reciprocamente, beh allora è meglio che ce ne andiamo ognuno per la strada propria. Ma questo non basta, ha montato contro di me tutti miei amici, che adesso sono solo amici suoi e ha riempito la città di pettegolezzi. Dal giorno che se n’è andato sono passati 32 giorni e ormai Andrea è una storia conclusa e, da parte mia, conclusa con una sensazione di amarezza e di schifo, perché se cerco un motivo di tutto questo precipitare delle cose non ce lo trovo proprio, non riesco proprio a trovarlo. Non mi risulta che stia con un ragazzo, gli ex-amici comuni, e ora solo amici suoi, non fanno che pensare che gli ho rovinato la vita e che dovrei avere gli scrupoli di coscienza, ma io adesso sono contento che la storia sia finita così. Un po’ mi dispiace per Andrea, però penso che uno che reagisce così ha qualche rotella che non funziona. Non so se lui troverà un altro ragazzo, io l’idea me la sono fatta passare e poi quello che mi sconcerta è l’assurdità del tutto. Ho pensato che se non c’era un motivo per rompere non c’era neppure un motivo per stare insieme. In fondo io quello che gli passava per la testa non lo sapevo proprio, tutto era giocato sulla dimensione sesso, ma si vede che non basta, o forse una coppia gay io non ho mai capito che cosa possa essere. Fatto sta che oggi come oggi, dopo cinque anni di convivenza con un ragazzo mi ritrovo da capo solo, come se non fosse successo niente e comincio a chiedermi che cosa sarebbe stato se non avessi mai incontrato Andrea. Forse starei solo lo stesso, non lo so, meglio o peggio è difficile dirlo. Project, dimmi che non è finita così e che c’è ancora un futuro, adesso mi sento soltanto un passato pesante dietro le spalle. Se ci sei stasera ti rompo un po’ le scatole. Una storia come la mia, in fondo, la posso raccontare solo a te. Tu sui gay sei ottimista! Beato te! Io adesso comincio a pensare che è tutto un fallimento. Quest’estate mi avevi promesso che saremmo andati a prendere una pizza. Fissiamo una giornata perché l’esatte sta finendo, però a ora di pranzo perché la sera non posso tornare a casa troppo tardi, perché adesso sto definitivamente dai miei!
Un abbraccio
Marco
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay
http://progettogay.forumfree.net/?t=30582843
sabato 19 aprile 2008
DIFFICILI AMORI GAY
Ciao Project, vado al sodo, ti mando la mia storia ridotta in due paginette, ma sono tutte cose vere. Se ti va pubblicala. Ti accludo il mio contatto, se mi aggiungi al tuo msn ci possiamo sentire così mi dici quello che pensi. Ci terrei.
Ho 23 anni ho preso la laurea triennale in fisica e ho cominciato la specialistica. Sono sempre andato bene a scuola e il mio obiettivo primario è sempre stato laurearmi il più presto possibile, cominciare a lavorare e andarmene via da casa il più presto possibile. Io penso che alla mia età sia normale che un ragazzo cerchi anche altro e non solo i libri. In pratica fino a 21 anni ho studiato soltanto, non avevo amici gay, non frequentavo locali, niente, però l’idea fissa di trovarmi un ragazzo per capire esattamente che cosa vuol dire stare insieme a un altro ragazzo ce l’avevo eccome ma anche molto prima dei 21 anni. Diciamo che su internet, potevo trovare un po’ di foto e di video gay e così diciamo che per masturbarsi poteva bastare… certo un ragazzo è un altro mondo… ma deliberatamente non sono mai andato su chat o su siti di incontri, sarà stato un bene o un male non lo so, ma è stato così. Fuori io sono etero al 100%, un perfetto camaleonte, quindi, in pratica, nessuno mi ha mai individuato come gay. Non sono bellissimo, insomma, un tipo normale, non ho mai fatto palestra né attività sportiva. Un anno e mezzo fa, quando avevo 21 anni e stavo per finire la triennale, mi chiama mia madre e mi dice che un’amica sua ha un figlio di 19 anni che deve fare la maturità scientifica. L’amica di mamma mi telefona e mi prega di dare delle lezioni al figlio. Sarà stato marzo, gli esami di maturità si fanno a giugno… non mi sembrava un grande impegno e poi avere un ragazzo di 19 anni vicino, per me, era sicuramente un’attrattiva molto più importante di qualunque compenso economico. Ci mettiamo d’accordo per due ore due volte alla settimana, martedì e venerdì, dalla 15.00 alle 17.00 a casa mia. Quando ho visto Dino la prima volta per poco non mi prendeva un colpo, era il tipico ragazzo che avevo sempre sognato, anche bello, perché no, ma soprattutto dolcissimo, con un sorriso che mi entrava dentro. Abbiamo fatto le prime due ore di lezione, al termine mia madre ci ha portato il tè perché Dino era il figlio della sua amica. Abbiamo chiacchierato un po’, mi ha detto che riusciva a seguirmi e che aveva capito in due ore cose che non aveva mai capito sul campo elettrico conservativo. Poi l’ho salutato e gli ho dato appuntamento per venerdì, ovviamente ci si dava del tu. Il mercoledì alle due mi chiama e mi dice: “Senti, giovedì c’è un compito di matematica a sorpresa… che te la sentiresti di darmi una mano?” E’ venuto da me alle tre e siamo stati fino alle nove a fare esercizi. Dino è pure sveglio… non ha grosse basi di matematica ma piano piano riesce ad entrare nel discorso, ha preso mano a fare un po’ di integrali e mi dava pure una certa soddisfazione, anche se per me la più grande soddisfazione era quella di stargli vicino e di poterlo guardare negli occhi come se la cosa fosse assolutamente normale. L’indomani ha fatto il compito e mi ha chiamato perché voleva farmi vedere quello che aveva combinato… è venuto alle tre di pomeriggio e se n’è andato alle nove. Nella prima settimana abbiamo fatto 16 ore di lezione! Alla fine della settimana la madre di Dino mi ha mandato 640 euro un somma per me favolosa. Dino mi sembrava la gallina dalle uova d’oro… mi permetteva di fare soldi in modo facilissimo e soprattutto gradevolissimo. Al compito aveva preso sette! Insomma, la faccio breve, ho guadagnato 640 euro a settimana (uno stipendio da manager) per 15 settimane, poi Dino ha fatto gli esami ed è stato promosso con un volto più che dignitoso, rispetto alle premesse: 86! Tra noi, ovviamente si era sviluppata una certa familiarità, anche molto mediata dall’ambiente di casa mia e dal fatto che lui fosse il figlio di un’amica di mia madre. Con lui stavo bene, anzi stavamo bene insieme. A me essere pagato per studiare con lui mi sembrava assurdo, ma i quattrini mi facevano molto comodo e non ho detto mai di no… anche perché così, all’esterno, sembrava quello il motivo di fondo per il quale io passavo tutto quel tempo con Dino. Di lui mi piaceva tutto e poi piano piano si era creata una complicità fortissima. Diciamo subito che la presenza di Dino, sotto certi aspetti, per me è stata anche dannosa, in pratica all’università ho perso una sessione ma la cosa non mi dispiaceva affatto. Quando è uscito dall’orale della maturità io stavo lì ad aspettarlo e la sera stessa siamo andati a prenderci una pizza. Fin qui tutto bene: lo desideravo alla follia tanto che dovevo stare attento a non dare spettacolo per le reazioni fisiologiche troppo evidenti, però avevo anche la chiara coscienza che il nostro rapporto, perché di quello si trattava, sarebbe finito lì. La sera che ha fatto gli orali e siamo stati insieme in pizzeria pensavo fosse un addio ma non è stato così. Siamo rimasti a parlare fino a notte alta. Dino mi ha detto: “So che hai qualcosa da dirmi… dai… è il momento giusto!” Siccome io non rispondevo mi ha detto: “Ok… allora comincio io: io sono gay… dai adesso a te… dai, lo so come stanno le cose…“. Gli ho detto semplicemente: “Ma come hai fatto a capirlo?” Mi ha riposto: “Certe volte era fin troppo evidente!” e ha fatto un sorriso. Io sono diventato rosso come un peperone, poi mi ha detto: “Marco… tu come la vedi?” Io ero senza parole, in pratica Dino guidava la conversazione, mi avrebbe potuto far dire qualunque cosa, io non capivo più nulla, mi ha detto che si era innamorato di me… e che avrebbe voluto fare l’amore con me quella sera stessa… a un certo punto gli ho detto: “Però, Dino, … non corriamo troppo…” e lui c’è rimasto male… si è proprio congelato. Avrei voluto non dirla quella frase ma l’avevo detta, e forse gli ho detto anche qualcosa di più pesante, se gli avessi detto di sì allora, credo che la mia storia sarebbe stata diversa, ma io l’ho frenato. Abbiamo continuato a parlare ma la conversazione aveva qualcosa di controllato e di falso, ho finito per sentirmi fortissimamente a disagio, gli ho chiesto perdono in modo umiliante, ma è rimasto rigido sulle sue posizioni e mi ha detto che se non ci si capisce al volo non c’è niente da fare, che non è colpa di nessuno ma che non c’è storia. Quando sono tornato a casa stavo malissimo. Ho mandato a Dino due sms ma non mi ha risposto e capivo che non avrebbe mai più risposto, avevo distrutto il suo sogno d’amore e non lo avevo nemmeno capito. Ci sono stato malissimo fino a settembre, poi mi sono rimesso a studiare e ho cercato di togliermelo dalla testa. Poco prima di Natale mi chiama la madre di Dino e mi chiede di andare a casa sua, io non me lo faccio dire due volte. Dino non c’è, ma ci sono i genitori, mi fanno sedere in salotto, sono molto preoccupati, mi parlano di Dino in modo ansioso: dopo la maturità è cambiato radicalmente, dell’università non ne ha voluto sapere ma i genitori lo hanno iscritto ugualmente a scienze biologiche la facoltà che aveva sempre detto che avrebbe frequentato, ma i problemi non finivano qui, i genitori pensavano che Dino fosse gay perché lo avevano visto spesso in compagnia di un ragazzo e anche in atteggiamenti molto disinvolti. Dino non tornava quasi mai a casa, stava sempre a casa di un suo amico ma i genitori non ne sapevano nulla, mi hanno chiesto se io sapevo qualcosa ma ho risposto di no, che non ne sapevo nulla e che non conoscevo nessuno degli amici di Dino. Poi la madre mi ha detto che pensava che solo io potessi tirare il figlio fuori dai guai perché probabilmente nei guai ci si era cacciato, nel dirmelo mi ha passato un penna usb di computer e mi ha detto di leggere il contenuto perché sicuramente avrei capito, poi mi hanno chiesto di rivederci l’indomani, io ho detto di sì e me ne sono andato a casa a leggere. Nella penna usb c’era il diario di Dino. Più andavo avanti più capivo il disastro che avevo combinato, involontariamente è vero, ma lo avevo combinato grossissimo. Dino si era innamorato di me e aveva investito su di me tutte le sue speranze, per il resto era un ragazzo di una tristezza indicibile, il diario era angosciante, in pratica viveva per me… poi la delusione, il diario si fermava alla sera prima dell’esame orale. Mi sono sentito gelare. Sono andato a casa di Dino di corsa per parlare coi genitori quella sera stessa, volevo fare qualcosa ma non sapevo che cosa, ho cercato di rimettere insieme tutte le informazioni che avevo io con le cose che mi avevano detto i genitori di Dino. Al suo cellulare, quello che avevano i genitori, non rispondeva mai, ma a me ne aveva dato un altro. Sono tornato a casa di corsa e ho messo sotto sopra la casa per trovare quel numero e l’ho ritrovato dentro un libro di meccanica quantistica… ho chiamato… mi ha riposto ma non ha detto una parola. Sapevo che stava lì, si sentiva respirare, ho cercato di parlare con lui in modo che non staccasse e non lo ha fatto… è stato più di 20 minuti ad ascoltarmi mentre lo scongiuravo di dirmi dove si trovava… ma non ha detto una parola, io avevo l’impressione che respirasse male, ero terrorizzato… poi ha chiuso, improvvisamente. Mi sono messo a piangere come un disperato… l’ho richiamato ma il telefono era spento e mi è presa una angoscia terribile. I miei ormai sapevano tutto dall’amica di mamma ma non pensavano proprio che anche io fossi innamorato di Dino perché dopo gli esami non lo avevo più cercato, anche se loro non sapevano il perché. L’unico consiglio che mi hanno dato i miei e stato quello di non farmi coinvolgere troppo in faccende poco chiare, ma per me la faccenda era chiara eccome. Alle tre sono andato a dormire… si fa per dire dormire. Alle 4.35 Dino mi ha richiamato, mi ha detto che il suo amico se lo era portato a Verona ma che lui non ci voleva stare ma aveva solo i soldi per arrivare in treno fino a Bologna e che potevo andare a prenderlo a Bologna. Noi siamo di Piacenza, mi ha detto che sarebbe arrivato a Bologna alle 7.28 e che dovevo fare per lui il biglietto da Bologna a Piacenza… Gli ho detto che era tutto chiarissimo. Ho avvisato i miei e mi sono precipitato in stazione portando con me un bel po’ di quattrini per sicurezza. A Bologna ho preso due cappuccini, quattro cornetti, quattro panini e due bottiglie d’acqua e ho fatto mettere tutto in un contenitore, poi ho aspettato facendo il conto alla rovescia il treno da Verona… sono salito… ho girato il treno da cima a fondo, ma Dino non c’era, mi sono sentito perso, poi l’ho visto avanzare nel corridoio e gli ho chiesto: “Ma dov’eri?” Mi ha risposto: “In bagno.” Nel treno c’era molta gente e non potevamo parlare delle nostre cose, era pieno di studenti e di gente che andava al lavoro. In pratica fino a Piacenza non abbiamo detto una parola. Quando siamo scesi si vedeva che era stanchissimo, mi ha detto solo: “A casa non ci voglio andare.” Gli ho chiesto il permesso di avvisare i suoi perché non stessero preoccupati, ha fatto cenno di sì con la testa. Li ho chiamati e ho detto solo: “Sto qui con Dino, sta bene, adesso dobbiamo parlare un po’…” Hanno risposto solo: “Grazie!” Ho preso la macchina, almeno potevamo stare seduti e parlare un po’ liberamente, ma lui era stanchissimo e non aveva dormito. Ce ne siamo andati in albergo alla dieci di mattina: una stanza doppia. Pensavo che Dino mi avesse perdonato… in pratica pensavo che avremmo fatto l’amore ma mi ha proprio respinto in modo quasi aggressivo. Mi sono sentito spiazzato, non sapevo che fare… mi ha detto di lasciargli le cose da mangiare che avevo portato e cento euro e di pagare il conto dell’albergo e poi di sparire perché non aveva bisogno di me. Ho cercato di insistere ma non ha voluto sentire ragioni. Era il 24 settembre di due anni fa, secondo me il momento peggiore della mia vita, mi sentivo proprio uno schifo. A casa ho spiegato la cosa in termini generici. La sera mi hanno chiamato di genitori di Dino e mi hanno detto cose bellissime: che Dino stava bene e che aveva deciso di andare all’università e che il merito era tutto mio. Io ho ringraziato in modo generico e ho chiuso. Mia madre era contenta di me, ma ero io a non essere contento di me stesso, ero proprio amareggiato. Una sera ho preso la macchina, non sapevo dove andare, ero proprio fuori di me, insomma ho perso il controllo e sono finito fuori strada, la macchina si è cappottata e io ci sono rimasto intrappolato dentro, ma era notte e la cunetta era profonda. Insomma mi sono fatto parecchio male… ma ero vivo anche se molto acciaccato. Avevo il telefonino a portata e ho chiamato Dino, mi ha risposto subito, gli ho detto che ero finito fuori strada e gli ho spiegato esattamente il punto. Si è precipitato, mi ha tirato fuori dalla macchina, io ero acciaccato ma stavo in piedi, ha fatto venire il soccorso dell’aci e sono riusciti a tirare fuori la macchina, nel cadere giù un pneumatico si era lacerato e hanno verbalizzato che ero finito fuori strada per lo scoppio di un pneumatico, cosa che potrebbe anche essere vera. Dino mi ha riportato a casa con la sua macchina e ha spiegato ai miei del pneumatico scoppiato. Poi siamo andati a fare quattro passi insieme anche se mi sentivo dolori da tutte le parti. Dino mi ha rimproverato, e forse aveva ragione, di non averlo più chiamato dopo il 24 settembre e mi ha detto che si era sentito abbandonato perché non avevo provato in nessun modo a fargli cambiare idea. Insomma adesso la nostra è una vera storia d’amore, tra noi almeno, anche se al di fuori siamo solo amici, uno gay e uno etero. Di lui ormai lo sanno tutti, di me lo sa solo Dino. La nostra storia è a questo punto. Io non credo che ci lasceremo più… ma non so se la nostra storia diventerà mai una forma di convivenza o qualcosa di simile. Dino nei giorni successivi all’incidente non ha voluto fare l’amore con me e mi ha detto che doveva prima fare il test, poi i sei mesi sono passati e abbiamo fatto il test tutti e due, adesso abbiamo anche una vita sessuale nostra ma segreta però adesso tra noi parliamo molto e le decisioni le prendiamo veramente insieme. Prima pensavo che una situazione del genere fosse ibrida e un po’ strana, ma quello che conta non è la nostra collocazione sociale ma la nostra vita di coppia. Adesso ci siamo rimessi a studiare tutti e due ma le nostre famiglie non sanno niente di noi e penso che le cose andranno avanti così, poi ce ne andremo insieme in un’altra città, magari anche in un’altra parte del mondo perché dalle parti nostre la convivenza di due ragazzi gay non è comunque una cosa accettata in modo pacifico. Ecco la nostra storia è arrivata a questo punto.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=27215545
lunedì 10 marzo 2008
INSTABILITA' DELLA COPPIA GAY
Questa discussione rappresenta la fase successiva a quella rappresentata nella discussione GAY ALLA RICERCA DI UN COMPAGNO
http://progettogay.forumfree.net/?t=25001669 .
In questa discussione partiamo dall’ipotesi che un ragazzo gay sia riuscito ad incontrare un altro ragazzo gay e che il reciproco interesse sia autentico, tanto da scongiurare il rischio della “falsa coppia”, diamo anche per ipotesi che entrambi i ragazzi riescano a controllare l’ansia e ad esprimere i propri sentimenti senza ambiguità e senza mitizzazioni. Diamo cioè per scontato che ci siano tutte le ipotesi necessarie per la creazione di una vera coppia gay.
Bisogna tenere conto che ragazzi gay non hanno tutti la stessa idea della vita affettiva e della vita sessuale, sussistono in particolare molte differenze su questioni estremamente importanti come:
a) la fedeltà di coppia
b) il valore da dare alla sessualità all’interno della coppia
c) l’attitudine a vivere in dimensione più i meno privata una relazione gay
d) le fantasie sessuali e la sessualità fisica
Esaminerò le quattro questioni separatamente:
LA FEDELTA’ DI COPPIA
Il concetto di fedeltà è assai variabile. Se la fedeltà è esclusività affettiva e sessuale, possono essere considerati non fedeli:
a) i ragazzi che hanno amicizie importanti al di fuori della coppia, con la consapevolezza del compagno.
b) i ragazzi che hanno amicizie importanti fuori della coppia mantenendo il compagno deliberatamente all’oscuro.
c) i ragazzi che hanno relazioni affettive al di fuori della coppia, con coinvolgimento sessuale unilaterale (normalmente mantenendo il proprio compagno all’oscuro).
d) i ragazzi che hanno contatti fisici limitati (carezze, baci) ma non genitali al di fuori della coppia.
e) i ragazzi che hanno sporadici rapporti sessuali al di fuori della coppia.
f) i ragazzi che hanno normalmente rapporti sessuali al di fuori della coppia.
Avere criteri diversi di giudizio circa la fedeltà di coppia comporta spesso incomprensioni tardive insanabili.
VALORE DELLA SESSUALITA’
Il significato della sessualità all’interno della coppia non è assolutamente univoco. Ci sono ragazzi che ritengono che:
1) la dimensione sessuale sia prevalente, che senza sesso non c’è vita di coppia, che una incompatibilità di tipo sessuale sia dirompente e non possa essere superara e che una separazione della coppia per lunghi periodi sia sostanzialmente distruttiva della coppia stessa, per mancanza della intimità sessuale necessaria. (Quando i due ragazzi si incontrano è scontato che abbiano rapporti sessuali)
2) la sessualità sia utile ma non indispensabile e che, per esempio, periodi di separazione anche di mesi siano tollerabili. (Quando i due ragazzi si incontrano il sesso tra loro è una eventualità non data per scontata che, se non si realizza, non compromette nulla)
Considerare il valore della sessualità nella coppia gay in modo molto diverso costituisce un fattore di instabilità notevole.
SOCIALIZZAZIONE DELLA VITA AFFETTIVA
L’attitudine a socializzare la vita affettiva è quanto mai varia:
1) I ragazzi gay non dichiarati tendono a farne una questione assolutamente privata e segreta, della quale non si parla mai al di fuori della coppia. nel mondo di oggi questa eventualità è molto rara e si verifica in condizioni particolari (matrimonio, coppie creare all’interno di ambienti di lavoro)
2) I ragazzi gay che hanno effettuato un coming out limitato ai loro amici tendono a vivere la loro relazione gay manifestandola a quegli amici di cui si fidano. Quasi tutti i ragazzi gay si comportano così.
3) I gay pubblicamente dichiarati, che sono però una minoranza, tendono a vivere la loro relazione di coppia in una dimensione tipicamente pubblica.
Avere visioni moto diverse della socializzazione della vita gay di coppia può creare incomprensioni profonde.
FANTASIE SESSUALI E SESSUALITA’ FISICA
I ragazzi gay provengono delle più diverse esperienze ed hanno, al momento in cui si affacciano alla vita di coppia, un patrimonio di fantasie erotiche masturbatorie estremamente differenziato, che riflette i percorsi di formazione delle varie sessualità individuali. Possono sussistere forti differenze in termini di:
1) inibizione / disinibizione
2) grado di intraprendenza
3) ripetitività / non ripetitività
4) imitazione di modelli appresi / creatività
5) integrazione tra sessualità e affettività
A tutti gli elementi sopra riportati in genere si fa caso solo a posteriori. Nel caso in cui un ragazzo avverta con il suo compagno dissonanze sostanziali farebbe bene a valutare molto attentamente e razionalmente tutti i rischi della vita gay dei coppia.
Se volete, potete partecipare alla discussione dell'argomento sul FORUM PROGETTO GAY
http://progettogay.forumfree.net/?t=25961612 .
sabato 19 gennaio 2008
LETTERA DI FEDERICO SULLA COPPIA GAY
Riporto la mail di Federico integralmente augurandomi di incontrarlo quanto prima in chat.
Grazie Federico!
La tua è una testimonianza importantissima!
_________
per prima cosa (la meno importante) ti sto scrivendo su questo indirizzo mail, ma non so se preferisci che ti scriva quì oppure sul contatto che avevo usato la scorsa volta, o se per te fa lo stesso ... fammi sapere!
Poi che ti posso dire ... quando ho letto la tua risposta mi sono sentito un gran groppo dentro, una felicità ed un senso di realizzazione ... ma sai? Mi sono venuti i brividi e la pancia mi si è annodata! Strano no? Certo io sono un tipo che somatizza alla grande ma è giusto per dirti che non pensavo di poterti "colpire" così con le mie parole ... Alla fine scriverti ha fatto un gran bene anche a me, sai. Ho avuto modo di ripensare per bene al mio inizio con Davide, non che non lo faccia mai, anzi a volte con Davide ci mettiamo proprio a parlarne, sai quelle cose che poi ricordando ridi, e dici io facevo così? davvero? e tu come è che mi vedevi? cosa pensavi? che stupido che ero ... ma tu eri, sei troppo bello ... e via sull'andazzo che è troppo dolce farlo e pure divertente, e poi rivedersi un pò più giovani ed immaturi e inconsapevoli è un pò mantenersi come si era ... Dio rinizio con le deviazioni, bhè mi sa che avrai capito come sono e ti toccherà portare pazienza con me ... Dicevo che nel ripensare all'indietro all'inizio della mia storia con Davide per poterla raccontare a qualcuno che non ci conosce affatto, mi sono costretto ad uno sforzo di onestà più per me stesso che per chi mi sarebbe stato ad ascoltare, e nel farlo mi sono arricchito di dubbi, dettagli, critiche verso di me e meraviglia per la persona che ero e per quella che sono diventata perchè seppure io mi continua a riconoscere con linearità come il Federico di 12 ma anche 16 anni fa è indubbio che qualcosa in me allora si è fratturato e poi ricomposto ed è in questa frattura che sta tutta la differenza. A volte mi è venuto da pensare che il dolore ti può inaridire ed ingrigire, ti si piazza dentro e ti succhia via il meglio che hai, ma se sei fortunato a non rimanere del tutto solo, se sei abbastanza forte e perseverante, se ci credi e continui a guardarti attorno con un minimo di fiducia allora questo dolore nel tempo sedimenta e ti si impasta semplicemente dentro, e diventa quella parte di te che sa meglio sintonizzarsi con gli altri, che li sa vedere con più "comprensione" nel senso etimologico del termine, che li sa meglio perdonare perchè nel freddo, nel disincanto, nella cattiveria di quegli altri sa che spesso c'è anche quella parte di te che tu sei riuscito ad elaborare in altro modo, ma la base di partenza era la stessa per te e per loro: DOLORE. Solo tu sei stato più fortunato.
Ora dopo quel momento di autentica sorpresa e gioia mi sono messo a trotterellare tutto attorno, ho messo sù la canzone giusta e sono saltato sul letto sopra a Davide, svegliandolo un pò male poverino e beccandomi per la verità pure qualche vaffa, e l'ho abbracciato troppo anche da parte tua. Lui non ci capiva un bel niente, era tutto ancora assonnato, lui che ci impiega un pò a carbuare la mattina, mi guardava con gli occhi spalancati e ad un certo punto mi ha detto no, ti prego Fede non dirmi che abbiamo vinto dei soldi ... Ecco,hai capito come ero? Con la faccia di uno che ha appena vinto l'enalotto!!! gli ho stretto la testa, l'ho baciato e gli ho detto si, abbiamo vinto ma è un premio di altro tipo, di quello che anche se sei milionario non ti puoi comprare. Gli ho dovuto spiegare tutto per bene, che ti avevo scritto di noi e che tu mi avevi risposto subito, subito e poi ho aperto il pc e gli ho letto la tua mail e poi gli ho mostrato la mia e la nostra storia ... e vederla là sul pc e sapere che delle persone la potessero leggere bhè faceva strano, davvero strano. Davide non sapeva che dire, lui non è molto bravo a parlare a ruota alle cose come faccio io, però sai era molto felice e poi mi ha detto una cosa che ho trovato davvero bella, mi ha detto "Sai Fede, ora mi sembra che tutto quello che c'è tra noi sia leggittimato, come se il mondo dicesse, ok, ci siete, ne terrò conto, e penso che sia questo che per me vuol dire matrimonio, sapere che ci sia qualcuno che neppure ti conosce che dica questi due si amano e io lo vedo." Il mio Davide ...
Bhè proseguendo ed andando verso quello che è un pò il nocciolo della mia questione, poi io ho continuato a fare il matto, ho telefonato anche a Francesca ed ho buttato temo pure lei giù dal letto, ma tanto la mia stellina non me lo direbbe mai, e le ho detto apri subito il blog e guarda un pò ... Non ci voleva proprio credere, una gioia incredibile anche per lei! Mi ha fatto promettere di dirti che ti abbraccia e ti dà un bacio in fronte da dove ti escono queste parole bellissime. Ed io l'ho faccio.
Riprendo il filo dopo l'ennesima parentesi, ma non preoccuparti sto andando al punto. Ora dopo tutte quelle parole e scoppiettii di gioia sono subentrato qualche ora dopo in uno stato un pò più serio e pensieroso. Davide era uscito a farsi una passeggiata con Nisa, la nostra cagna, ed io mi sono messo a riflettere. Mi sono detto ok, la storia è quella ma si ferma li? No. Assolutamente. Tu dici che potrei pubblicarla su Storie Gay (a parte che al caso mi dovresti spiegare che devo fare che sono un bel pò imbranato con queste cose) e che i ragazzi leggendola potrebbero vedere della luce ma quella luce non rischia di confondere? Mi spiego meglio mi è venuto questo scrupolo: ma alla fine non è che sembra troppo quasi una bella favola? E tutti vissero felici e contenti. Fine. Perchè in realtà non è affatto così semplice e temo che un ragazzo di 18-19 anni come ero io allora potrebbe essere pure sviato da una fine così. Ne ho parlato con Davide quando è tornato, lui dice che il problema semplicemente non esiste perchè la nostra storia non è finita, noi ci siamo, la viviamo, la evolviamo giorno dopo giorno, Francesca ... bhè ha una idea troppo romantica dell'amore e lei ad un finale così ci crederebbe subito senza tanti problemi. Ma io mi chiedo, ma se questi ragazzi che leggono di me pensano che sia tutto semplice? Si può trovare la persona giusta, è una possibilità, magari si soffre ma quando si diventa una coppia il resto è il paradiso, fila tutto alla grande ... sì, se uno di questi ragazzi la pensa così? Io sentirei in coscienza di aver combinato un gran casino. Perchè ripeto le cose non sono così facili nè semplici. Perchè se poi uno di questi ragazzi avesse queste aspettative io gli avrei dato in mano solo gli strumenti per distruggere la sua storia.
Stare insieme non è affatto una favola, non è facile. Riuscire a stare insieme per 12 anni è un viaggio che sai dove inizia ma non sai dove ti conduce e soprattutto non sai come ti può modificare. Stare insieme implica un continuo, serio e costante sforzo. Bisogna lavorare ogni giorno costantemente su sè stessi, bisogna essere onesti uno con l'altro ed esserlo con sè stessi che spesso è molto più difficile di quanto si pensi. Bisogna mettersi in gioco ed esporsi così tanto da averne paura, ma superare quella paura nella fiducia dell'altro. Bisogna mettersi in contraddizione, disfarsi e ricostruirsi. Bisogna pensare all'altro con costanza ma non con abitudine. Bisogna avere dedizione, prendersi cura dell'altro ma non soffocarlo. Bisogna imparare a gestirsi i propri spazi, coltivare i propri silenzi e non sconfinare in quelli dell'altro. Bisogna saper ascoltare. Bisogna tantissimo saper perdonare. Ed essere creativi. Non bisogna mai dare niente per scontato. Anche dopo 12 che conosco Davide so bene che non devo credere di conoscerlo così bene dal mettergli addosso dei pensieri, delle reazioni, delle emozioni senza aver chiesto a lui se sono veramente i suoi. La gente cambia, si evolve e quello che può pensare un giorno per qualche strano evento o passaggio mentale o sedimentarsi di un qualcosa che si è infine elaborato non è più quello che si pensa il giorno dopo. E' fondamentale non dimenticarselo mai. E non è affatto facile, lo assicuro.
Insomma è quasi uno sforzo quotidiano. E può pesare. Certo tu ami e lui ti ama. Cosa c'è di meglio? Però perchè negarlo a volte sei un pò stanco. Ma se tieni duro, se ti ripeti lui è la mia vita, lui lo fa per me bhè alla fine sei felice, sei pieno di lui e sei realizzato. E non sei solo. Mai. Magari lui sta lontano qualche giorno, qualche settimana per vari motivi ma te lo senti comunque vicino, vicino. Senti che lo vuoi e che non ti basta mai. Sai che può durare fino alla fine. A quella famosa fine.
Ora con Davide abbiamo avuto i nostri momenti difficili, se ci fossimo posati sugli allori della nostra felicità non staremmo più insieme. Il fatto è che entrambi anno dopo anno con determinazione e con testardaggine abbiamo scelto di stare insieme. E si, lo posso dire siamo ancora profondamente innamorati l'uno dell'altro. Perchè sai, si tratta solo di una scelta e forse è banale dirlo ma il pensare ogni giorno, io lo voglio, io lo desidedero e farò di tutto perchè questo continui è una scelta di vita che ci si presenta di continuo. E' facile lasciar perdere, trascurare, pensare ok, mi fermo un attimo poi riprendo. Basta quell'attimo e già ci si è persi un pochino e poi riprendersi è un piccolo sforzo in più. Ora magari tutte queste parole sembrano un pò fumose, un predichetta saputella ... ma io non sono il tipo, non lo sono mai stato, che sale in cattedra.
E' che capisci, per dire io e Davide siamo due persone molto diverse. Io sono estroverso, sono impulsivo e tutto quello che penso lo butto fuori, Davide invece è introverso, pensoso, e piuttosto sienzioso. Lo capisci bene che due persone così possono fare un pò di fatica a capirsi. Con il tempo io ho imparato a contenermi un poco e lui ad aprirsi un poco di più. Ma se continuamente ci sforziamo di limare i nostri eccessi, nel contempo non vorremmo mai che l'altro cambiasse troppo, è importante per noi che ognuno rimanga fino in fondo fedele alla sua natura. E neppure questo è così facile in un rapporto forte come il nostro in cui c'è il rischio di una fusione che non fa certo bene alla vita a due, seppure uno potrebbe pensare il contrario. E' importante dire ok, ti vengo un pò incontro ma uno sforzo lo devi fare anche tu, perchè io come sono mi piaccio e non voglio cambiare e non voglio che neppure tu cambi perchè se mi sono innamorato di te è per quello che sei. Abbiamo tanto litigato ed ancora lo facciamo per questi affari strani che sono i nostri caratteri diammetralmente opposti, ma poi so che Davide con una sola frase riesce a sintettizzare tutto quello che io dico con 20.000 parole e per me è un magia, come quando dietro alle mie mille capriole lui con un gesto molto semplice esprime il senso del mio sentimento, io d'altra parte sono un pò la sua voce anche se spesso troppo logorroica. All'inizio si stava per giorni e giorni, anche una intera settimana in uno stato di tensione aspettando che scoppiasse il temporale. Io parlavo, mi rodevo, lo stuzzicavo, lo attaccavo e lui sempre più a riccio. E quando Davide fa il riccio riesce ad essere davvero insopportabile, sembra che non ti veda neppure più. Poi iniziava a parlare,diceva la sua,ci si spiegava e finiva tutta là. Una cosa così semplice che se l'avesse fatto subito ci avrebbe evitato tutte le paturnie del caso. Io allora, che con lui per sdrammatizzare faccio sempre un pò il buffone, gli aprivo la bocca, ci guardavo dentro e gli dicevo, ma Davide sei ben sicuro di aver fatto uscire tutto, ma proprio tutto? O devo buttarti giù per la gola un amo e poi pescare? Lui allora si metteva, lo fa ancora, a ridere e mi chiedeva scusa. Insomma lui è come si dice un pò panza niura, si tiene un pò troppo dentro le cose e si fa un pò troppi trip da sè, ma l'importante è che continui a fare l'etna e che non diventi mai il vesuvio, che poi sarebbe la fine. Però è migliorato il nero se lo tiene per non più di tre giorni. Una altra cosa che ho visto essere terribilmente distruttiva, almeno per noi, è il pensiero del sacrificarsi totalmente per l'altro senza voglierlelo dire. Insomma voler fare gli eroi solitari. Dopo poco che ci eravamo laureati abbiamo rischiato grosso per questa cosa. Non avevamo come al solito che due lire in tasca e si doveva accettare ogni tipo di lavoro. Io lavoravo ad un call center, lui faceva il cassiere nel supermercato di un centro comerciale. Bhè lo puoi immaginare quanto potesse essere frustrante per noi due laureati in biologia lui con 110 ed io con 108, continuare a fare dei lavori così. Avevamo le nostre belle aspirazioni sia io che lui, i nostri sogni. Ma non se ne parlava mai tra noi perchè non si voleva appesantire l'altro e si giocava al tutto va bene comunque. Poi sia io che lui abbiamo avuto delle belle occasioni, ci hanno chiamati per diversi colloqui, abbiamo avuto proposte di cose che ci sarebbero troppo piaciute fare, ma o non ci avrebbero pagati, o troppo poco,o dovevamo pagare noi o andare troppo lontano per troppo tempo. Rifiutavamo, tutti e due senza esitazioni, lo facevamo volentieri per amore dell'altro ma non se ne parlava mai. Nessuno dei due sapeva del rifiuto, nessuno dei due sapeva in realtà neppure dell'occasione semplicemente non se ne parlava, non si voleva mettere l'altro in difficoltà nel mostrargli che si sacrificava qualcosa di prezioso ed importante per lui, non si voleva fargli vedere che esistevano per noi delle priorità e che in cima a queste stava lui, per non doverlo vedere anche solo sentirsi in debito o magari sentirsi costretto a fare lo stesso. Senza accorgercene abbiamo cominciato ad accumulare un mucchio di frustrazioni, di risentimenti anche solo per noi perchè ci si sentiva inadeguati, perchè si avrebbe voluto che per amore niente costasse fatica, neppure il sacrificio della nostra realizzazione lavorativa, ed invece mica è così, la fatica c'è solo che si sa in cuor nostro che è la scelta migliore. Alla fine ci siamo ridotti alla corda. Non si parlava più se non a mugugni, pure io, pensa tu, ci si lamentava delle stronzate, tutto dava fastidio, si è arrivati al punto di pensare continuamente dell'altro ecco guarda un pò, io ho rinunciato ad andare in quel posto e lui non fa neppure lo sforzo di andare a pagare le bollette perchè dice che è troppo stanco ... insomma hai capito cose così. Un giorno è scoppiato il finimondo per una stronzata che più di così non si può. Ci siamo detti di tutto, ci siamo pure menati, tutto un rinfacciare ed accusare e poi ad un certo punto Davide ha detto, che stupidi abbiamo fatto le stesse cose l'uno per l'altro per amore ed ora ci odiamo. Non l'abbiamo fatto mai più di non parlarci delle nostre scelte, ora ne discutiamo sempre insieme.
E poi sai per davvero non bisogna mai darsi per scontato perchè capita di continuo che delle cose che per noi sono stupidissime a volte per l'altro sono invece terribili. Ti racconto questa ultima cosa e poi concludo, ma per noi è estremamente significativa. Fin da quando abbiamo iniziato a convivere io avevo questo gesto di portare il caffè a Davide mentre era ancora a letto, perchè io sono un tipo che si sveglia presto, e poi ce lo bevevamo assieme. Magari io mi vestivo, preparavo le mie robe e posavo la tazzina un pò quà ed un pò là ... insomma una sorta di rituale a cui io però non davo molto significato. Poi è successo che la caffettiera da due avesse problemi di guarnizione e si mettesse a sputare acque per tutto il gas. Io mi seccavo troppo, veniva su uno sputo di caffè e pure bruciaticcio e mi toccava pulire, però avevo quasta pigrizia nel dire vado e compro una guarnizione nuova. Mi sono messo a fare il caffè con la moka da uno e per questione di tempo o ancora di altra pigrizia lo facevo solo per me. Mi dicevo bhè per qualche giorno può pure farselo da sè il caffè quando si alza oppure andare a comprarla lui la guarnizione. Davide non diceva niente e non mi chiedeva il perchè non gli portassi il caffè e per me era una cosa tranquillissima vederlo alzarsi e farselo per conto suo, si vede che a lui andava bene pure così. Mi sbagliavo. Per Davide quello era un autentico disastro affettivo. Soffriva come un cane e non me lo faceva capire, una sua vecchia brutta abitudine. Perchè per il mio Davide quel gesto per me tanto banale e routinario aveva invece un significato profondo ed importante. Per lui il vedere che gli portavo la tazzina con il caffè voleva dire che già da subito quando mi alzavo per iniziare la giornata lo pensavo, mi prendevo cura dei suoi bisogni, condividevo con lui un momento della mia giornata, il primo. Senza aveva la sensazione che lo trascurassi, che non lo pensassi più con l'affetto di prima, che già mi stessi stancando di lui. Anche quella è stata una crisi della malora. Per difesa mi ha quasi piantato. Aveva persino già preso degli accordi per andare a vivere in un altro posto. Ora quella nel nostro gergo di coppia è diventata "la crisi del caffè". Tra noi è diventata quasi una vicenda epica, per lo meno molto significativa. A volte ci si dice stiamo andando verso una "crisi del caffè" e ci si intende subito si cambia rotta, anche per gli altri lo si dice per vicende amorose e no. E' successo anche qualche settimana fa, Davide mi ha detto "Bada Fede c'è una crisi del caffè che ti si agita dentro" ed io mi sono messo a ridere perchè era proprio vero. E sai cos'è? Che se si riesce ad accettare che l'altro vede le cose sempre in un modo diverso dal nostro, che ci si deve confrontare di continuo, che si deve fare lo sforzo di non dare mai per scontato un gesto e non impigrirsi o rendere tutto una abitudine le crisi del caffè non verranno mai.
Ora vorrei che i ragazzi che iniziano una storia potessero capire questo che vivere una storia per lungo tempo è un pò come fare gli equlibristi. Raggiungi oggi un certo equlibrio interno, stai bene, sei troppo felice e poi un qualche evento esterno che magari tu proprio non volevi o non pensavi importante sposta tutto il baricentro della coppia e tu devi arrabbatarti per cercare un nuovo equlibrio. Se non lo fai cadi. E' un bello sforzo è indubbio e con gli anni lo diventa di più. Certo se non fosse che tu come coppia ti mantieni in cammino non avresti tutte queste rogne ma alla fine ti fossilizzeresti ed anche quello è un gran brutto modo per uccidere un rapporto. Il difficile allora(o la fortuna se vogliamo dargli un altro nome) è non tanto incontrare la persona giusta per te, perchè di quelle credo ce ne siano magari anche diverse nel corso della vita di ognuno di noi, ma l'incontrare quella persona che vuole rimanerti a fianco per tutta la vita e lo vuole da subito senza mai metterlo in dubbio. E questo, si è solo questo il difficile.
Un conoscente, un gay di 42 anni, qualche anno fa mi disse: sai ho incontrato delle persone meravigliose ma ogni volta che cominciavo a vederne i diffetti finita la sbornia iniziale, alle prime difficoltà mi dicevo, bhè non è la persona giusta, se cerco troverò di meglio. Ora a distanza di tanti anni mi rendo conto che 2-3 persone lo erano quelle giuste ma io non ci ho capito un cazzo ed ora sono solo.
Ecco è tutto qui.
Spero di non averti annoiato, mi dilungo sempre così tanto, lo so. Ma per me è importante esporti questi miei dubbi, queste mie esperienze, alla fine sai a parte Davide e Francesca e pochi altri sono poche le persone con cui puoi veramente parlare e sapere a priori di venire capito. Io ti vedo in fondo un pò simile a me, per lo meno nella costanza e nella dedizione amorosa che ci mette nelle cose che fai e quindi so che di te mi posso fidare.
Ti voglio davvero bene e si anche io spero che presto possiamo sentirci in chat,
tuo Federico
P.S. non è che sono un grafomane è che sono proprio così anche quando parlo mi disperdo nei pensieri, mi dicono che sono una vera esplosione .... mah, migliorerò pian piano anche in questo.
lunedì 8 ottobre 2007
ANDY 3/2 ROMANZO GAY
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Marco lo strinse a sé e Andy si rannicchiò sul divano ma era poco reattivo, sembrava quasi non partecipare e vivere passivamente tutto quello che stava accadendo, poi Marco si pose un cuscino sulle gambe e Andy vi poggiò la testa.
- Lo vedi… magari tu pensavi che stamattina avremmo fatto chissà che cosa e invece tu stai qui a consolare un…
- Zitto, adesso non dire nulla.
Marco cominciò a accarezzargli i capelli in modo molto lento, poi gli strinse la mano e la baciò, Andy lo guardava con un senso di incertezza.
- Marco… ti faccio pena? Dimmelo, ti prego!
- No, è che mi sto innamorando di te, è bello starti vicino.
- Mah… Sei l’unica persona che mi dice queste cose, Marco, pure io sto bene con te, sto bene in un modo strano, ti conosco solo da ieri sera, non so se fidarmi veramente di te, ho un po’ di paura, non so chi sei, istintivamente mi piaci ma non so come mi puoi giudicare, mi sento molto scosso emotivamente, tutte queste cose per me sono nuovissime, chissà, forse io non sto cercando un ragazzo di cui innamorarmi ma solo uno che mi stia a sentire e che mi voglia consolare un po’. Marco, ma tu perché mi dici che ti stai innamorando di me… queste cose non me le devi dire, mi fanno un effetto stranissimo, io rischio di crederci… è pericoloso, vedi, io non so niente di te, istintivamente sto bene con te ma solo istintivamente, e poi perché ti dovresti innamorare di me, io per te non sono nulla.
- Andy, non mi chiedere spiegazioni, io non lo so perché mi sto innamorando però è vero.
- Ma Marco, un po’ di sesso non è amore… magari ieri c’è stato un po’ di trasporto sessuale ma poi finisce lì, potrebbe essere solo curiosità, l’amore con queste cose non c’entra niente…
- Ma che dici? Io sto qui perché ti voglio bene, perché ti voglio vedere felice, perché sento che anche tu mi vuoi bene.
- E se non fosse vero?
- Ma come fai a dire che non è vero? E’ una cosa che si percepisce istante per istante, io non ho bisogno di riprove, adesso tu stai vicino a me, stai parlando con me e io lo sento che ci vogliamo bene.
- Ma, Marco, forse io ho solo bisogno di te, mi servi per sfogarmi un po’, come faccio a pensare che tu mi vuoi bene? Io non ho fatto niente per te, ieri abbiamo fatto un po’ di sesso e oggi magari chissà che cosa stai pensando…
- No, Andy, io ti dico tutto quello che penso, non ti nasconderei nulla per nessuna ragione, non si può creare un rapporto senza la chiarezza e la reciprocità assoluta.
- Dici cose belle, in un certo senso mi piacciono, mi tentano, sono cose da innamorati ma sono troppo teoriche… e se io non volessi fare più sesso con te? … Qualche minuto fa l’ho proprio pensato… in effetti adesso questa spinta non la sento più…
- Ma questo è assurdo… e poi, anche se fosse, le cose non cambierebbero molto, resterei innamorato di te lo stesso, mi sento felice quando sto qui vicino a te a coccolarti, sento che mi stai a sentire, che stai riflettendo sulle cose che ti dico, sento che piano piano si sta costruendo un rapporto di fiducia.
- Mah!…
Marco osservava Andy da vicino.
- Lo sai Andy che sei bellissimo anche dentro? Lo sai che hai un’anima bellissima? Io adesso mi sento felice perché ci sei tu, perché ti fidi di me.
- Ma non è che ti dispiace di non fare sesso?
- Quando ci sei qualsiasi cosa è meravigliosa e poi io queste cose le ho sognate anche più del sesso, adesso mi sento vivo.
Ad Andy tornarono le lacrime agli occhi.
- Che c’è, Andy, come va?
- No, va tutto bene, è che non riesco a controllarmi, mannaggia come mi sento stupido...
Andy cominciò a tremare.
- Che c’è, Andy, come ti senti?
- Abbracciami, Marco, non ce la faccio più, mi sento strano, vuoto, un po’ sottosopra.
Marco lo strinse fortissimo a sé e Andy continuò a piangere in modo sempre più convulso, piangeva e tremava.
Marco posò un bacio lievissimo sulle sue labbra e Andy si calmò un pochino, era stanchissimo, emotivamente carico, assonnato per non aver dormito la notte precedente, lo disse senza complimenti a Marco.
- Marco, senti, adesso ho proprio bisogno di dormire un po’, mi sdraio qui sul divano, ma tu non te ne andare.
- No, dai vieni di là, ti metto le lenzuola pulite e ti metti in un letto vero, così dopo potrò pensare che in quel letto ci abbiamo dormito tutti e due, magari separatamente, Marco fu deciso e Andy lo seguì. In pochissimi secondi il letto era cambiato, Andy cominciò a spogliarsi davanti a Marco senza alcuna remora ma Marco uscì prima che Andy si sfilasse i calzoni. Andy lo chiamò.
- Ma perché te ne vai?
- Ti lascio un po’ di privacy.
- E allora ieri sera che l’abbiamo fatto a fare?
- Hai ragione.
- Dai stenditi vicino a me, almeno mi addormento mentre mi tieni per mano.
Marco si tolse solo le scarpe e si sdraiò accanto a Andy, gli strinse la mano, all’inizio Andy ricambiò debolmente la stretta ma dopo qualche minuto Marco sentì la mano di Andy completamente rilassata perché Andy si era già addormentato. Marco si distese accanto a lui e piano piano fu vinto dalla stessa sonnolenza. Si risvegliò dopo poco più di un’ora, si alzò cercando di non svegliare Andy, vederlo addormentato nel suo letto dava a Marco delle sensazioni di tenerezza fortissima, se ne andò in cucina a preparare la colazione, apparecchiò nel salotto, lucidò le tazze del latte, preparò dei toast, aprì un barattolo nuovo di marmellata e dispose su un piattino due cubetti di burro, fece il caffè fresco e anche una teiera di tè, poi si sedette in poltrona e attese il risveglio di Andy. A mezzogiorno Andy dormiva ancora, Marco pensò di svegliarlo, fece scaldare il latte e quando tutto il necessario per la colazione fu pronto andò in camera da letto, accostò una sedia al letto e si mise ad accarezzare i capelli di Andy.
- Andy … vuoi fare colazione?
Andy si stiracchiò vistosamente e sorrise in modo deciso, Marco rispose al sorriso.
- Dai, … se ti alzi vieni a fare colazione in salotto, ma se vuoi ti porto la colazione qui.
- Vengo subito, … mh…mi stiracchio un po’ e vengo subito… ecco fatto!
Andy si alzò, Marco non uscì dalla stanza, poi andarono insieme a fare colazione.
- Ma qui è tutto apparecchiato…
Marco versò il latte e il caffè per Andy, poi lo fece per sé, gli passò i toast, poi il burro e la marmellata, Andy era impressionato dalla cura con cui Marco aveva preparato tutto e si lasciò sfuggire un altro sorriso, Marco pose la sua destra sulla sinistra di Andy e Andy prese la mano di Marco tra le sue e la strinse forte.
- Andy, ti posso chiedere una cosa…
- Che cosa?
- Ma tu devi tornare a casa per pranzo?
- No, posso tornare quando mi pare, ma stasera devo stare a casa.
- Che bello Andy! Posso stare con te tutta la giornata, il tempo prima non passava mai ma adesso corre troppo in fretta!
- Ma tu non avevi altre cose da fare?
- No, non ne avevo, ma anche se ne avessi avute le avrei messe tutte da parte.
- Se ti va possiamo andare a mangiare fuori.
- Se posso essere sincero preferisco stare qui con te, possiamo cucinare insieme qualche cosa ma io voglio stare con te da solo, se stiamo in mezzo alla gente ci perdiamo il meglio della giornata.
Andy fece cenno di sì con la testa.
- Allora, Andy, adesso ci organizziamo.
- Marco, e se ce ne andassimo a letto… ma insieme… Però se non vuoi non fa nulla…
- Marco lo abbracciò e lo baciò, poi lo prese per mano e lo condusse in camera da letto, Andy si spogliò, tenne gli slip e entrò nel letto, Marco fece altrettanto, si abbracciarono, il contatto a pelle dava delle sensazioni fortissime.
- Marco, se mi ami veramente… No, sono cose stupide.
- Che cosa?
- Quando mi stringi così mi sento strano.
- Cioè?
- E’ una cosa che voglio ma ne ho anche paura.
- Ma ieri non hai avuto paura anzi, sei stato tu che hai preso l’iniziativa.
- Lo so, io fino a quel punto ci arrivo, il guaio è dopo, Marco, io sto bene con te, anzi io ho bisogno di te, però mi sento strano lo stesso, io non sono mai stato tra le braccia di un ragazzo, la cosa mi dà delle sensazioni fortissime ma non so se faccio bene, cioè non so se è la cosa giusta per me. Non mi giudicare male se ti ho proposto di venire a letto con me, è che io ne ho assoluto bisogno, io adesso non penso alla tua felicità, penso egoisticamente alla mia però non so se una cosa del genere ha senso per me.
- Ma tu vuoi dire che non ti senti gay o che hai qualche perplessità?
- No, … cioè non lo so, io con te sto bene però non mi viene tutto spontaneo, ieri sera era diverso, ieri sera anche tu eri diverso, era tutto più facile, ma adesso io sto a casa tua, nel tuo letto e tu mi stai abbracciando, mi sembra una situazione strana, non siamo alla pari, è la prima volta che mi succede una cosa del genere, non la capisco fino in fondo, un po’ mi sento assurdo.
Marco si mise a sedere nel letto.
- Spiegati meglio, Andy, cerca di farmi capire.
- Il fatto è che io non so nemmeno se mi voglio spiegare meglio con te, non so se me ne importa veramente o se… non lo so, Marco, mi sento strano e basta.
- Ma ti dà fastidio che io stia vicino a te?
- No, anzi mi fa piacere ma mi sembra strano, magari pensavo che saremmo usciti per andare in giro da qualche parte, ma ci siamo conosciuti ieri e io adesso sto a casa tua nel tuo letto, Marco, non so che dire e poi non ho niente da spiegare, sono tutte sensazioni strane, forse ci vuole più tempo, è successo tutto così in fretta… anzi sta succedendo tutto così in fretta…
- Andy, ma me lo hai detto tu che si poteva andare a letto…
- Lo so benissimo ma adesso mi sembra strano.
- Dai, preparati!
- Che fai, mi cacci?
- No, per carità! Ma se ti va possiamo andare veramente da qualche parte.
- Ma tu poi ci resti deluso?
- Per niente.
- Allora non ti va di fare l’amore con me…
- Andy, adesso sta’ zitto e non dire sciocchezze, non so se tu stai cercando di costruire un rapporto serio con me, questo non lo posso capire, però ho l’impressione che se avessi voluto tagliare la corda l’avresti già fatto, e non è successo, non sai che dire ma poi chiacchieri troppo e forse non è nemmeno vero che non sai che dire, è che a parlare di queste cose non sei abituato, si vede che vuoi stare con me, me lo stai dicendo in modo strano ma me lo stai dicendo in modo molto forte, in fondo tu almeno in qualche momento non ti vergogni dei tuoi pensieri e dei tuoi desideri e fai benissimo perché sono anche i miei, però poi non sai come comportarti e ti vengono i dubbi… Andy! Io sto cominciando a capire che cosa è un ragazzo vero. Io devo abituarmi a capire il tuo modo di comunicare.
- Ma perché? Non lo hai capito?
- Non del tutto, io non so ancora se mi vuoi veramente, credo di sì ma lo credo io, tu non me lo stai dicendo in modo chiaro, o forse sì, non lo so, mi dici che sei incerto, che non lo sai… anche se secondo me lo sai benissimo.
Marco si alzò dal letto e si rivestì continuando a parlare, Andy si chiuse in un lungo silenzio, Marco si preoccupò ma anche lui non disse parola, la situazione rischiava di diventare critica, poi Marco si sedette sul bordo del letto dalla parte di Andy.
- Che c’è, Andy?
- Marco perché tu adesso mi stai rifiutando?
- Ma non è vero!
- No, è vero, io ti ho chiesto di fare l’amore con me, te l’ho fatto capire in tanti modi, l’hai detto pure tu un minuto fa ma tu non lo stai facendo, tu stai evitando un contatto profondo con me, ieri c’era stato e fortissimo, adesso ti sento impacciato, sei molto meno spontaneo, sei studiato, pesi le parole, pensi a quello che devi fare… ma pure tu non ti devi vergognare dei tuoi sentimenti, se sono veri.
- Andy, è proprio perché ti amo che mi sento molto esitante.
Nel dire così Marco si spogliò di nuovo, entrò nel letto e prese ad accarezzare Andy su tutto il corpo.
Andy tornò nel suo silenzio, Marco restò nuovamente perplesso, non sapeva come comportarsi, alla fine glielo disse.
- Andy, vorrei che tu partecipassi un po’.
- Non mi riesce, mi sembra che non me ne importi nulla, prima mi sembrava importante, adesso mi sembra una cosa che non ha alcun senso. Prima pensavo che tu non volessi ma adesso ho l’impressione che non voglio io.
Andy cominciò ad avere gli occhi umidi e cominciò a piangere lentamente. Marco lo guardava con un sentimento misto di amore e di incertezza.
- Andy, posso fare qualche cosa per te?
- Stai zitto e stai qui, non puoi fare altro.
Andy cercò la mano di Marco e la strinse con forza, Marco non disse una parola. Dopo parecchi minuti Andy si asciugò gli occhi.
- Marco ma tu mi desideri?
- Eccome!
- Ma allora perché non ci provi?
- Io ho paura che tu la possa prendere male, ho paura di metterti in difficoltà, di offenderti, di farti sentire strano, io voglio che tu stia bene veramente, il sesso lo desidero ma io voglio tutto Andy.
- Vuoi dire che ti trattieni perché non capisci le mie reazioni?
- No, ma che non vorrei mai che tu associassi me a qualche cosa di negativo.
- Marco, io ieri sera sono stato benissimo perché siamo stati estremamente liberi, anche tu voglio dire, se tu mi desideri non ti frenare, io non ho paura di queste cose, ne ho bisogno, è delle parole che ho paura, parlare troppo non mi piace, non riesco a spiegarmi e poi rovino tutto. Ti prego, fallo per me, sentiti libero con me, se mi desideri veramente fammelo capire.
- Andy!
Marco ricominciò ad accarezzare Andy su tutto il corpo, era terrorizzato all’idea che Andy potesse fraintendere qualche suo gesto o qualche sua parola ma nello steso tempo non voleva deluderlo, non aveva nessuna idea precisa di che cosa Andy intendesse quando gli diceva che doveva dimostragli che lo desiderava. Quale contatto sessuale poteva desiderare Andy, quali fantasie avevano contribuito a costruire la sua affettività e la sua adolescenza, Marco non lo sapeva, scelse una strada prudente, continuò ad accarezzare Andy, ad abbracciarlo, a stringerlo a sé con forza, Andy non diceva una parola, spesso chiudeva gli occhi, qualche volta guardava Marco con gli occhi umidi come se volesse comunicargli qualche cosa, Marco in certi momenti non sapeva che fare, poi si chinò a baciarlo, gli passo le mani tra i capelli, lo baciò con più partecipazione, lo abbracciò con forza...
[....omissis... (Marco tenta un contatto sessuale più diretto)]
Temeva di essersi spinto troppo avanti e si aspettava una reazione negativa di Andy, ma lentamente Andy cominciò a rianimarsi, si girò sopra Marco sorridendo e lo baciò
[...omissis... (Andy prende l’iniziativa)]
... poi cominciò a sorridere allusivamente e riprese a parlare, sembrava quasi un’altra persona.
- Mi sa che tu nelle cose di sesso sei un po’ indietro, si vede che ti tira ma sei anche imbranato.
Continuando a sorridere Andy tirò via il lenzuolo.