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giovedì 9 aprile 2015

IL PROCESSO AD OSCAR WILDE 2

È questo [quello riportato nel precedente post], riassunto dal Times, il secondo atto di questo processo, che al momento era ben lungi dall’essere terminato. Il terzo atto si svolge davanti alla corte d’assise. Gli stessi fatti immorali sono rimproverati a Wilde. Il suo avvocato Edward Clarke fa una difesa tanto abile quanto è possibile dimostrando lo scarso valore delle persone citate come testimoni a carico, e la poca affidabilità delle loro dichiarazioni. Si ascolta Wood, il maestro cantore, Atkins, il commesso dell’allibratore, che Wilde ha portato con sé in viaggio di piacere a Parigi e col quale aveva cenato un una stanza separata. Il povero testimone Edward S…., domestico di uno degli editori di Wilde arriva piangendo a raccontare nuovamente la sua miserevole caduta. Legge una lettera indirizzata da lui a Wilde nella quale gli rimprovera la sua immoralità e si lamenta del fatto di averlo conosciuto, il poveretto fa pena e produce una certa sensazione di intenerimento. Wilde lo guarda piangere alzando le spalle e sorridendo sdegnosamente. È il primo segno di emozione che dà da quando il processo ha preso una strada così pericolosa per lui. Ha perso tutta la sua arroganza, non dà più segni di gioia, resta impassibile e all’apparenza indifferente.
Il processo continua con delle fasi diverse. L’avvocato di Wilde rileva delle contraddizioni e delle menzogne nelle deposizioni dei testimoni; ma il numero dei testimoni, l’onorabilità di qualcuno di essi sembrano mettere fuor di dubbio che Wilde ha tenuto una condotta del tutto immorale. Si ascolta anche l’editore di Wilde che ha congedato il suo domestico a causa delle sue relazioni con l’autore, il proprietario dell’Albermale Hotel, il gioielliere che ha venduto a Wilde tutti i gioielli che egli offriva ai suoi accoliti, e infine i domestici – due dipendenti del Savoy Hotel – che dichiarano di aver visto Wilde portare spesso nella sua camera dei giovani.
La requisitoria fu molto dura. Il sig. Gill sfruttò un certo numero di frasi, di pensieri pretenziosi che Wilde si era lasciato sfuggire al tempo del suo primo processo. Le frasi seguenti, in particolare, produssero un effetto deplorevole per l’accusato.
“L’indifferenza è la madre della perfezione. Non ho mai adorato che me stesso. Il piacere è la sola cosa per la quale io vivo, nulla mi invecchia più dell’avversità. Amo lo scandalo negli altri. Quanto e me, nessuno scandalo mi tocca. La perversità è un mito inventato dalla brava gente per designare il fascino delle seduzioni che essi non comprendono.”
“Il peccato si imprime da se stesso sulle facce degli uomini. Il vizio segreto non esiste; da quando un uomo ha un vizio, quel vizio si manifesta dalle pieghe delle sue labbra.”
Leggendo questa frase, il sig. Gill si girò verso Wilde e guardandolo fisso, sembrò scoprire sulla sua fisionomia delle tracce delle passioni di cui lo accusava.
Alle domande del suo avvocato, Wilde rispose con la più totale tranquillità che tutte le supposizioni fatte a suo riguardo erano false. Diede dei dettagli sui suoi lavori, la sua vita, la sua famiglia, al centro della quale dichiarò di aver sempre vissuto, tra sua moglie che ha sposato nel 1884 e i due figli che ha avuto.
Poi venne il controinterrogatorio del sig. Gill, di cui ecco dei frammenti: (Estratti dal giornale Times)
D. Nel precedente processo due poesie di lord Alfred Dougles sono state lette. Le trovate belle?
R: Sì, molto belle. Esprimono sentimenti che io ho saputo ispirare al mio amico e che molti non comprendono, perché quei sentimenti compongono un affetto tanto profondo che Platone lo considerava e lo descriveva come l’inizio della saggezza. Oggi, questo sentimento è assai mal compreso, anche se è così fecondo e capace di ispirare tanti artisti: un’amicizia intellettuale tra due uomini, uno più grande e uno più giovane, il più grande che possiede un’esperienza del mondo e il più giovane che racchiude in sé la gioia, la speranza, la bellezza della vita. Questa è una cosa, lo ripeto, che la nostra epoca non comprende; e che pota, forse, alla berlina!
Scoppiano degli applausi in un angolo della galleria superiore, con viva sorpresa dell’uditorio e suscitando l’indignazione del giudice che minaccia di espulsione i manifestanti. Poi l’interrogatorio riprende:
D. Avete ascoltato le deposizioni del massaggiatore e della cameriera del Savoy Hotel. Sono deposizioni gravi. Come rispondete?
R. Tutto quello che hanno detto è falso.
D. Allora mentono?
R. Non dico che mentono; possono sbagliarsi. Chiunque è esposto al rischio di affermare un fatto falso con la convinzione intima che sia vero.
D. E Edward S…?
R. Oh! Quello è un bugiardo, una sorta di squilibrato, di lunatico. Non ho mai avuto per lui altro che un’amicizia letteraria.
D. Un’amicizia letteraria per un domestico?
R. Perché no?
D. Avete cenato con lui al Savoy?
R. Non c’è una parola di verità in tutto questo, non più che in quello che ha osato raccontare Frederick Atkins.
D. Comunque, avete portato con voi Atkins a Parigi?
R. Non l’ho mai negato.
D. Atkins ha mai cercato di ricattarvi?
R. Mai.
D. E voi non avete avuto nemmeno alcun motivo di risentimento contro Burton?
R. Nessuno, non lo conosco neppure.
D. Negate che Atkins sia venuto da voi in Tite street, cioè nel domicilio della vostra famiglia, e che voi siete andato a trovarlo a casa sua?
R. No, non lo nego questo; ma una visita di Atkins o una mia visita ad Atkins non ha alcuna importanza.
D. Dite che Wood ha mentito?
R. Sì, su molte cose. Wood mi è stato presentato da Lord Alfred Douglas e io ho fatto conoscenza con Taylor attraverso Schwabe. Non sono mai andato a caccia di relazioni; sono le relazioni che vengono da me.
D. Chi incontravate da Taylor?
R. Degli altri, dei cantori, e altra gente ancora. Sono rimasto amico di Taylor fino all’ultimo processo.
Wilde nega tutti i fatti contestatigli, di cui alcuni non possono essere citati qui.
Si ascolta allora Taylor. Trentatré anni; è nato a Malborough, ha fatto ottimi studi a Preston e ha passato qualche tempo sotto le armi, nella milizia. Nel 1883, ricevette in eredità da uno zio una fortuna di 1.125.000 franchi che dissipò in piaceri a Londra e in cattive speculazioni. Nel 1893 fu dichiarato fallito. Nel marzo dello stesso anno fu presentato da Sghwabe a Oscar Wilde, e ha riconosciuto di avergli presentato a sua volta i fratelli Parker, ma afferma che in questo non c’era alcuno scopo immorale.
Poi afferma che gli abiti femminili travati a casa sua erano destinati a un travestimento per un ballo in costume.
Finiti questi due interrogatori, sir Edward Clarke riprende la difesa del suo cliente, contro il quale, dice, non può essere invocata alcuna prova formale di colpevolezza.
- Paragonate, dice, il passato di oscar Wilde al passato degli individui che lo accusano e la causa sarà giudicata. Noi abbiamo dimostrato che sono tutti organizzatori di ricatti, glielo abbiamo fatto confessare. Quanto a me, su tali testimonianze, non oserei condannare nemmeno un cane!
L’accusa è già tornata indietro e voi la farete tornare ancora più indietro: voi gli mostrerete quanto è stata male ispirata nel farvi assistere a questa sfilata di individui reclutati in tutti i posti peggiori e che la polizia avrebbe dovuto conoscere molto meglio pur avendone già perseguiti, arrestati e sorvegliati alcuni. Nulla si può rimproverare a Wilde! Non c’è nulla contro di lui se non la superiorità della sua natura, il carattere artistico tipico di tutti i suoi scritti, di tutte le sue parole e di tutte le sue azioni. Da questo deriva l’errore dell’opinione pubblica circa le lettere indirizzate a Lord Alfred Douglas.
La perorazione di sir Edward Clarke è stata sostenuta con un vigoroso e irresistibile talento. Ha concluso tra gli applausi che il giudice non tentava nemmeno di fermare.
Ascoltandolo, Wilde ha dato segno di una profonda emozione. Ed è con le lacrime agli occhi che si è alzato per stringere entrambe le mani di sir Edward Clarke.
Si sa come si concluse questa parte del processo. Il giudice Charles, come vuole la legge inglese, sintetizzò il dibattimento; dopo che l’accusato era stato lasciato nelle mani della difesa e dell’accusa, pronunciò un vero discorso molto eloquente e di una nettissima chiarezza, i suoi punti più interessanti sono i seguenti:
1° Il giudice si congratula con l’accusa per aver abbandonato le accuse relative alla cospirazione e alla incitazione alla dissolutezza, essendo tutti i complici di Wilde dei dissoluti o dei maestri del ricatto;
2° Una giuria non deve mai confondere l’uomo e l’autore o giudicare il primo guardando al secondo. Ricorda il motto di Coleridge “Non giudicate alcun uomo dai suoi liberi”. Infine facendo allusione e quelli tra i testimoni che non erano tarati, terminò così:
“Quelli, cioè i testimoni che hanno una onorabilità, sono sinceri; e dovete chiedervi se le loro deposizioni sono sufficienti e motivare un verdetto di colpevolezza. Se voi accettate quello che vi hanno detto come corrispondente al vero, sapete quello che dovete fare… Vi dicevo poco fa di dimenticare l’uomo di lettere ma non preoccupatevi nemmeno dell’uomo di mondo. Nessuno qui ha un passato né degli antecedenti. Solo i fatti della causa devono interessarvi. Quanto e me mi sono fatto la mia opinione e mi auguro caldamente di trovare il giudizio che mi farete rendere come magistrato in accordo con la mia libera coscienza!”
I giurati non poterono sentirsi. Tre di loro, tra i dodici, si dice che abbiano rifiutato un verdetto di colpevolezza. Dato che la legge inglese richiede per il verdetto l’unanimità dei voti, il giudice decise che Wilde e Taylor sarebbero stati mandati davanti ad un’altra giuria.
Tutto era da rifare.
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lunedì 18 giugno 2012

OMOSESSUALITA’ E POLITICA NELLA GERMANIA DI GUGLIELMO II

Questo post mira a mettere in evidenza come le condanne penali della omosessualità possano indurre facilmente a ricattare le persone omosessuali che rivestono ruoli importanti per condizionarne pesantemente le scelte.

Prenderò in considerazione il cosiddetto Scandalo Harden-Eulenburg che ebbe immensa eco e certamente effetti non trascurabili sulla Germania di Guglielmo II tra il 1907 e il 1909, e contribuì a modificare la politica estera della Germania nel periodo immediatamente precedente la prima guerra mondiale.

Procediamo per gradi. Il codice penale tedesco in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994 condannava i rapporti omosessuali tramite il famigerato Paragrafo 175.
La versione originale del Paragrafo 175 (15 maggio 1871) è la seguente: « § 175 Fornicazione innaturale - La fornicazione innaturale, cioè tra persone di sesso maschile ovvero tra esseri umani ed animali, è punita con la reclusione; può essere emessa anche una sentenza di interdizione dai diritti civili.» (osservo che si tratta solo di omosessualità maschile).

Già a partire del 1890 il partito socialdemocratico (SPD) si impegnò per ottenerne l’abolizione del Paragrafo 175. Nel 1929, una commissione del Reichstag decise di abrogare il Paragrafo 175, grazie ai voti dei Socialdemocratici, del Partito Comunista (KPD) e del Partito Democratico (DDP), ma la salita al potere del Partito Nazista nel 1933 impedì di fatto l’abrogazione. Nel 1935 i nazisti allargarono la portata del Paragrado 175 in modo da permettere di condannare qualunque “atto osceno” anche senza contatto fisico come la masturbazione uno a fianco all’altro. Le condanne per omosessualità si decuplicarono, arrivando a circa 8.000 l’anno. Fu permesso alla gestapo di rinchiudere i sospetti in campi di concentramento, anche se prosciolti dai tribunali o dopo aver scontato la pena. In questo modo un numero imprecisato di omosessuali uomini tra i 5.000 e i 15.000 (si tratta dei cosiddetti triangoli rosa, dal colore del segno di riconoscimento cucito sulle loro casacche) finirono nei campi di sterminio. L’abrogazione definitiva del Paragrafo 175 in Germania e quindi l’eliminazione del reato di omosessualità data al 10 marzo 1994.

Ma torniamo alla prima versione del Paragrafo 175. Nel 1890 Guglielmo II aveva licenziato Bismarck la cui Realpolitik, fatta di accordi internazionali e di pragmatismo politico e tendente al mantenimento degli equilibri internazionali, sembrava ormai superata e favorì la cosiddetta Weltpolitik cioè una politica estera ambiziosamente espansionistica che potesse portare la Germania a ricoprire un ruolo di protagonista a livello mondiale.

È in questo ambito che va collocata l’azione del principe Philipp di Eulenburg-Hertefeld (1847-1921), si tratta di un personaggio che appartiene all’alta nobiltà tedesca, già amico personale di Guglielmo II prima che questi divenisse imperatore. Nel 1888 Guglielmo II divenne Kaiser, all’età di 29 anni. Gli scioperi di minatori della primavera del 1889 indussero Guglielmo a non tenere con gli scioperanti una linea dura come avrebbe voluto il cancelliere Otto von Bismarck ma a tentare di frenare l’ascesa del socialismo attraverso l’istruzione (ideologizzata in senso anti-socialista) degli operai. Guglielmo preferiva una linea di conciliazione nazionale rispetto a scelte che avrebbero potuto portare a scontri sociali. Le elezioni videro una vittoria dei socialisti democratici. Bismarck cercò di avocare a sé l’esclusiva dei rapporti con il kaiser sulla base di un decreto del 1853 che imponeva ai ministri di consultare il capo del governo prima di conferire con l’imperatore. Guglielmo decise di modificare il decreto e in pratica con questo gesto tolse credibilità a Bismarck che si dimise il 18 marzo 1890. Bismarck era nato nel 1815 e Gugliemo II nel 1859, li separavano 45 anni. Il vecchio cancelliere era un diplomatico fine ma non era in grado di valutare i rischi delle tensioni sociali e operaie che si stavano manifestando in Germania.

Dietro la destituzione di Bismarck si scorge la presenza accorta del principe Philipp di Eulenburg-Hertefeld, che sarà poi ambasciatore a Vienna dal 1894 al 1903. Negli anni che precedettero il suo incarico di ambasciatore a Vienna Eulenburg fu assai vicino al sovrano e cercò di mitigare le tendenze aggressive e imperialiste della Weltpolitik, in buona sostanza, secondo lui, la politica diplomatica di equilibrio caldeggiata da Bismarck non avrebbe dovuto cedere il passo a tendenza imperialistiche, la destituzione di Bismarck non era avvenuta per questioni di politica estera ma per la sua incapacità di interpretare i fermenti della classe operaia che si stavano manifestando in Germania. Guglielmo II propose a Eulenburg di diventare lui stesso cancelliere dei Reich ma Eulenburg rifiutò.

Che l’omosessualità possa aver avuto un ruolo nell’ascesa politica di Eulenburg è certamente possibile. Lo stesso Bismarck, scrivendo al figlio, parla di rapporti tra Eulenburg e Gugliemo II che “non possono essere messi per iscritto”, anche se Bismarck non può essere considerato un osservatore e un giudice disinteressato delle condotte dell’imperatore e di Eulenburg.

Proprio a questo punto entra in ballo l’idea dell’accusa di omosessualità come strumento di ricatto a fini politici. Mentre Bismarck, ormai vecchio e stanco della politica, aveva tenuto per sé quello che sapeva sui comportamenti privati dei personaggi della corte di Guglielmo II, nel 1902, Maximilian Harden, direttore del periodico imperialista Die Zukunft (il futuro), un giornalista tedesco di origini ebree, fautore di una politica nazionalista e aggressiva arrivò a ricattare il principe Eulenburg minacciandolo di mettere in piazza non solo la sua omosessualità ma addirittura il rapporto che lo legava a Guglielmo II, cosa che avrebbe messo pesantemente in crisi il Kaiser.

Harden chiedeva, in cambio del suo silenzio le dimissioni di Eulenburg da Ambasciatore a Vienna ed Eulenburg si dimise effettivamente nel 1903, ufficialmente per ragioni di salute, e fino al 1906 si tenne fuori dall’attività politica. In questo modo la sua influenza moderatrice su Guglielmo II venne meno e il kaiser abbracciò una politica di protagonismo a livello internazionale e di riarmo in particolare navale.

La Francia e l’Inghilterra preoccupate dalle mire espansionistiche della Germania, l’8 aprile 1904 siglarono a Londra l’Entente cordiale cioè un patto amichevole in cui si riconobbe l’influenza inglese sull’Egitto e quella Francese sul Marocco. Questo fatto non piacque ai consiglieri nazionalisti di Guglielmo II che lo indussero fare una vista a Tangeri nel Sultanato del Marocco, il 31 marzo 1905 e a dichiarare che la Germania era favorevole all’indipendenza del Marocco, minacciata dalla Francia. Ne seguì un periodo di furiose polemiche franco-tedesche finché nel 1906, con la conferenza di Algesiras, la Germania si trovò isolata dalle altre potenze e fu costretta a subire un pesante scacco diplomatico, le conseguenze interne in Germania furono notevoli. I pangermanisti e anche Maximilian Harden, accusarono Guglielmo II e il governo di debolezza imperdonabile. Furono momenti molto difficili per il Kaiser che alla fine aveva preferito evitare opzioni belliciste. Il principe Eulenburg si riavvicinò all’imperatore per sostenerlo in una politica di moderazione e per permettergli di liberarsi dalle pressioni dei pangermanisti e dei fautori della guerra. Harden si rese conto che il principe Eulenburg sarebbe diventato un personaggio importantissimo e in pratica il puntello della politica non aggressiva di Guglielmo II e quindi partì nuovamente alla carica ma non potendo rivolgere le sue accuse direttamente contro il Kaiser, perché avrebbe rischiato un processo per lesa maestà, preferì una via traversa e sostenne che l’insuccesso delle conferenza di Algesisras fosse conseguenza della “mollezza” (omosessualità) di quanti invece avrebbero dovuto spingere Gugliemo II a decisioni molto più risolute.

Harden pubblicò due articoli sul suo giornale che alludevano ad un rapporto omosessuale tra Eulenburg e il conte Kuno Graf von Moltke (1847 - 1923) generale aiutante di campo dell'imperatore Guglielmo II e comandante militare di Berlino. Tra il 1906 e il 1907 sei ufficiali tedeschi si suicidarono a seguito di ricatti per questioni di omosessualità, cosa ritenuta infamante per un ufficiale dell’esercito tedesco. Tra il 1903 e il 1906 la corte marziale aveva condannato una ventina di ufficiali per questa ragione. Perfino una guarda del corpo del Kaiser, appartenente a un gruppo sceltissimo comandato da Luogotenente generale Wilhelm Graf von Hohenau, parente di Gugliemo II, aveva subito una imputazione per omosessualità. Eulenburg cercò in tutti i modi di lasciare l’imperatore del tutto al di fuori di questa caccia alle streghe e preferì ritirarsi in esilio volontario in Svizzera. Per la seconda volta Harden aveva conseguito il suo obiettivo, ossia l’allontanamento di Eulenburg.

Ma il Kaiser offrì ad Eulenburg l’ordne dell’Aquila nera, un’altissima onorificenza, segno di stima, cosa che non fu gradita agli amici di Harden. L’occasione per una nuova e più violenta crociata moralistica e per ridare fiato alla politica pangermanista venne ad Harden proprio dal fatto che Eulenburg accettò l’offerta del Kaiser e tornò in Germania per ottenere l’investitura ufficiale. Herden non tollerava che si conferissero tali onori ad un omosessuale e il 27 aprile 1907 scrisse un articolo chiaro, sottolineando che la "vita sessuale" di Eulenburg non era più sana di quella del principe di Prussia Friedrich Heinrich, il quale aveva dichiarato pubblicamente la sua omosessualità e per questo aveva dovuto rinunciare all'investitura dell’Ordine dei cavalieri di San Giovanni. L’opinione pubblica osannò Harden come difensore della morale, fustigatore della corruzione e paladino del sano nazionalismo germanico.
Cominciò una vera caccia alle streghe, con indagini segrete di polizia e schedatura degli omosessuali che avessero dei ruoli di rilievo. Guglielmo II fu costretto a chiedere le dimissioni di tre personaggi di rilievo della sua corte: Hohenau (comandante della Guardia del corpo), Lynar e lo stesso von Moltke.

Moltke denunciò Herden per diffamazione. Lo scandalo si allargò e furono coinvolti anche Georg von Hülsen, direttore del Royal Theatre, von Stückradt, scudiero del principe della corona e Bernhard von Bülow, cancelliere imperiale: tutti vennero accusati di avere tendenze o attività omosessuali. L’inchiesta penale fu breve e di concluse nel luglio 1907 con una sentenza di pieno proscioglimento di Eulenburg e di non luogo a procedere per gli altri.

Alla denuncia per diffamazione di Moltke contro Harden seguì processo tra il 23 e il 29 ottobre 1907. Fu chiamato in qualità di esperto il dott. Magnus Hirschfeld, anche lui di origini ebraiche, sessuologo, militante del movimento di liberazione omosessuale, del quale è considerato uno dei fondatori, uno del paladini della lotta contro il paragrafo 175. La moglie di Moltke dichiarò inspiegabilmente di avere avuto rapporti sessuali col marito solo i primi due giorni dopo il matrimonio ma di non sapere nulla della omosessualità del marito. La corte assolse Harden e condannò Moltke come omosessuale, non sodomita né pederasta ma omosessuale cioè, a detta della corte, con dei tratti femminei! La sentenza non piacque al Kaiser, fu annullata per vizi di procedura e fu deciso che il processo dovesse essere ripetuto.

Il 6 novembre 1907, Adolf Brand, fondatore di Der Eigene, primo periodico omosessuale, stampò un pamphlet rimproverando a Bernhard von Bülow, cancelliere imperiale, di non essersi battuto per l’abolizione del Paragrafo 175 perché era sotto ricatto, essendo anche lui omosessuale, lui che, a dire di Brand, aveva baciato Scheefer e scambiato effusioni con lui alle riunioni maschili ospitate da Eulenburg. Brand venne denunciato per diffamazione e condannato a 18 mesi di prigione.

Tra il 18 e il 25 dicembre 1907 la moglie di Moltke, la cui testimonianza era stata determinante per la condanna del marito, fu dichiarata isterica, Magnus Hirschfeld, che in qualche modo aveva fatto della sua presenza al processo una occasione per dare visibilità alla omosessualità coinvolgendo una personalità di rilievo come Moltke, fu accusato dagli stessi suoi sostenitori omosessuali di avere fatto outing, cioè di aver esposto l’omosessualità di un altro agendo in sostanza per l’utile della causa omosessuale ma ai danni di un altro omosessuale. Magnus Hirschfeld ritrattò buona parte delle sue dichiarazioni. Moltke venne questa volta assolto e Harden fu condannato per diffamazione a 4 mesi di prigione.

Harden, uscito di prigione, non si diede per vinto e architettò un marchingegno per rimettere le cose in movimento. Fece pubblicare da un editore bavarese, Anton Städel, un articolo in cui Städel stesso lo accusava di aver desistito della accuse contro Eulenburg dopo aver ricevuto da lui una grossa somma di denaro. In questo modo Harden avrebbe avuto modo di denunciare Städel e di portare come testimoni personaggi che avrebbero testimoniato della omosessualità di Eulenburg. Harden, come convenuto, denunciò quindi Städel per diffamazione e al processo che ne seguì ottenne la dichiarazione da parte di due testimoni, Georg Riedel e Jacob Ernst, che affermarono di avere avuto rapporti omosessuali con Eulenburg. Era esattamente quello che Harden voleva, in questo modo infatti Eulenburg fu accusato di spergiuro perché aveva testimoniato di non aver mai avuto rapporti sessuali con uomini. Städel fu condannato a una mula di 100 marchi che furono ovviamente pagati da Harden!

Poco dopo, il 7 maggio 1908, Eulenburg venne incriminato per spergiuro. Due settimane più tardi la condanna a Harden fu annullata, e un secondo processo ebbe inizio.

Il 29 giugno 1908 dopo l'esame del primo dei 41 testimoni citati da Harden, tra i quali Jacob Ernst e altri dieci che avevano descritto alcuni rapporti di Eulenburg avvenuti nel 1887 e “spiati attraverso un buco della serratura”, il processo venne rimandato a causa dello stato di salute di Eulenburg. Il processo venne trasferito in ospedale, ma nuovamente rimandato. Dal 1908 fino alla fine della prima guerra mondiale e al conseguente disfacimento dell’impero tedesco, il processo venne rimandato di anno in anno sempre per motivi di salute, col risultato che Eulenburg non fu di fatto mai processato.

In questo periodo il periodico di Harden aumentò enormemente la sua tiratura arrivando a vendere 70.000 copie (un’enormità per l’epoca) per poi scendere a meno di 1.000 nel 1922.

Nell’aprile 1908, Harden venne nuovamente condannato e multato per 600 marchi, oltre a 4.000 per spese processuali, mentre Moltke fu pienamente riabilitato agli occhi dell'opinione pubblica.

Da tutta questa storia si può dedurre quanto il moralismo sia in realtà strumentale alla lotta politica. La storia non si fa con i se, ma è legittimo chiedersi se vivere in una società più libera non sia la cosa migliore per tutti: le possibilità di ricatto diminuirebbero nettamente e la peggiore politica avrebbe assai meno possibilità di travestirsi da morale.
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