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sabato 11 aprile 2009

SCOPRIRSI GAY A 26 ANNI

Ciao Project,

non so chi sei e per inviarti questa e-mail ho aperto appositamente un nuovo account di posta che userò solo per scrivere a te, se mi risponderai. So che forse è un eccesso di prudenza ma è quello che ho fatto. Chiamami Alex, anche se ovviamente non mi chiamo così. Non ti nascondo che non mi sento a mio agio a scriverti una mail come questa in cui racconto cose che non sa nessuno ma penso che valga comunque la pena di scriverle perché Progetto Gay mi ha aiutato molto e la mia storia può servire a qualcosa.

Ho 27 anni, da alcuni mesi vivo per conto mio, lontano dalla mia famiglia di origine. Ho un lavoro fisso che mi piace e sono economicamente autonomo, anzi ho il rispetto e la considerazione degli altri. Diciamo che dall’esterno sembro uno che si è realizzato e in un certo senso è così ma dentro di me per molti anni mi sono sentito un fallito. Pensavo che nella vita non avrei mai fatto quello che volevo ma sempre altro. Avrei voluto studiare Fisica ma ho fatto Economia ed è grazie a quello che lavoro, avrei voluto lavorare a Milano dove stanno i miei e invece sono finito e Bologna dove ho trovato una mia autonomia personale, insomma ho fatto sempre il contrario di quello che avrei voluto ma alla fine mi sono trovato bene.

In una sola cosa mi sentivo proprio uno che non era riuscito a costruire nulla ed era la vita affettiva. Leggendo il tuo sito mi si sono chiarite parecchio le idee. Fino a 26 anni mi sono ritenuto etero al 100% e non avevo nessuna ragione per pensare diversamente, ma proprio nessuna. Con una donna non ci sono mai stato ma le mie fantasie le facevo sulle donne anche se non sono mai state grandi cose e il sesso per me è sempre stato in tono minore cioè non ho mai avuto la mania di queste cose, sentivo raccontare da altri cose straordinarie ma a me non succedevano mai. Insomma il sesso per me era una mezza cosa e non capivo che cosa ci potesse essere di travolgente ma anche il sesso individuale era una cosa che non mi entusiasmava. Avevo provato anche coi siti porno etero ma mi sembravano cose assurde. Fino a 26 anni non ho mai pensato a un ragazzo, ma proprio mai, le trasmissioni sui gay mi sembravano cose di un altro pianeta. Fino a 25 anni ho fatto sport e coi miei compagni facevamo la doccia insieme ma la cosa per me era del tutto indifferente. Pensavo proprio di non avere una sessualità. Le ragazze mi dicevano che ero un bel ragazzo ma non si innamoravano di me, quando io ci provavo si allontanavano e ci rimanevo malissimo. Non credo che sarei mai capace di corteggiare una ragazza e di sicuro non è mai successo.

Le cose per me sono cambiate dal settembre del 2008. Ho cominciato a lavorare in un’altra città, dove ho affittato un monolocale abbastanza vicino al posto di lavoro e nel posto dove lavoro ho incontrato un ragazzo che aveva un anno meno di me, chiamiamolo Max. Pure lui viveva in un monolocale, ma lontano da dove stavo io, circa mezz’ora in macchina. Siamo stati assunti lo stesso giorno e l’ho incontrato che aspettava davanti alla porta dell’amministratore delegato per conosce la sua destinazione. Io stavo lì per la stessa ragione. Abbiamo aspettato più di mezz’ora, sia lui che io timidissimi e normalissimi, e poi eravamo entrambi timorosi dell’ambiente nuovo del lavoro, il primo lavoro sia per me che per lui. Entra lui per primo, io aspetto, dopo mezz’ora lui esce e chiamano me. Io entro, mi danno le lettere di assunzione mi spiegano sommariamente che l’indomani avrei dovuto prendere servizio, in pratica in un posto vicinissimo a casa mia. Ero contento. Esco e vedo che Max è nell’anticamera. Mi stava aspettando. La cosa mi faceva piacere. Non aveva macchina. Gli chiedo dove lo hanno destinato, apprendo che lo avevano mandato dall’altra parte della città, vicino a casa sua, o almeno non lontanissimo. La cosa mi dispiace un po’. Gli dico della mia destinazione. Ci scambiamo i numeri di cellulare. Erano passare le undici, mi propone di pranzare insieme, dico di sì, ma è presto. Lo invito da me ma preferisce fare due passi, è una bella giornata e non ci resto male. Camminiamo molto, poi il pranzo in un fast food. Mi chiede se ho impegni. Gli dico di no. Mi chiede se è ancora valida l’offerta di salire a casa mia. Saliamo nel mio monolocale. C’è un unico letto matrimoniale. Si sfila la scarpe e di stende sul letto, io mi siedo sull’unica poltrona e parliamo. In pratica parla sempre lui, del fatto che faceva sport, di quanto voleva bene ai nonni che non ha più, delle canzoni che sente, di quello che si aspetta dal lavoro e di tante altre cose. Io lo ascolto con piacere, è simpatico, disinvolto, poi dice sciocchezze, ride, insomma è una compagnia gradevole. A distanza di tempo mi sono reso conto che non abbiamo mai parlato di sesso o d’amore, mai, come se l’argomento non esistesse proprio, ma allora non facevo caso a queste cose. La sera abbiamo preso qualcosa al fast food e poi l’ho accompagnato a casa sua ma non sono salito. Ero contento di avere trovato Max. Non mi sentivo solo anche stavo in una città che non conoscevo affatto. In breve siamo diventati come fratelli. Dieci giorni dopo era diventato normale che stessimo sempre insieme fino alla sera o nelle giornate libere, ma la notte stavamo ciascuno a casa propria. Dopo un mese abbiamo cominciato anche a dormire nella stessa casa e nello stesso letto ma tutto senza nessuna implicazione di altro genere a nessun livello, eravamo proprio come due fratelli, nessun imbarazzo reciproco e nessun pensiero sessuale né da parte mia, né, credo, da parte sua.

La prima idea che la cosa potesse avere un altro senso l’ho avuta quando una collega ha cominciato a fare il filo a Max. Era una cosa che non sopportavo, mi dava proprio fastidio, non che lo facesse lei ma che Max ci perdesse tempo. Lui la trattava educatamente, probabilmente non era interessato ma io avevo paura che lo fosse. Una sera mi dice che la collega gli ha proposto di uscire con lei. Gli chiedo: “E tu che hai risposto?” Mi dice che aveva detto che non se la sentiva. A quel punto ho tirato un respiro di sollievo e devo avere fatto una faccia molto contenta. Max mi ha guardato e mi ha detto: “Non ti preoccupare, non succede!” Sul momento ho fatto la faccia di quello che ha capito e ho cambiato discorso, ma quella frase ha cominciato a girarmi in testa in modo incredibile. La sera è rimasto a dormire da me, ho provato a riprendere il discorso ed è stato evasivo, mi ha detto solo: “Non fare troppe domande...” . E’ a quel punto che mi sono chiesto se Max non si fosse innamorato di me. Che io potessi innamorarmi di lui lo escludevo del tutto, ma che lui potesse innamorasi di me lo consideravo una cosa possibile. Mi chiedevo che cosa avrei dovuto fare, se tagliare i rapporti con lui o semplicemente non dormire più insieme, anche se tra noi non era mai successo nulla. Comunque non gli ho detto niente e tutto, tra noi, è continuato esattamente come prima, abbiamo continuato a dormire insieme nello stesso letto o da me o da lui e non è successo assolutamente nulla, col passare dei giorni ho finito per mettere da parte l’idea che fosse gay, mi sembrava assolutamente impossibile. Mi dicevo: se è gay perché non ci prova? Infondo stiamo insieme nello stesso letto. È possibile che un gay in una situazione del genere non tenti nulla, nemmeno a livello minimo? Comunque a giudicare dai suoi comportamenti non mi sembrava assolutamente che potesse essere gay. In pratica sono passati mesi in cui abbiamo vissuto insieme e da parte sua non c’è stato mai un minimo cenno, mai un discorso, nemmeno vago, niente! Una bella mattina mi sveglio prima del suono della sveglia, c’era abbastanza luce nella stanza, lui è addormentato, lo osservo con attenzione. È bello. Mi viene voglia accarezzargli il viso ma non lo faccio, ma è proprio bello, sereno, un’immagine che non dimenticherò mai ed è lì che ho avuto la prima reazione fisica guardando un uomo. Non mi era mai successo prima, era la prima volta in assoluto. Ne sono rimasto turbato. Mi sono detto: ma che mi sta succedendo? Mi sono alzato e sono andato a mettermi sotto la doccia gelata. Lì per lì ero convinto che fosse passata. Quando Max si è alzato tutto è andato come al solito ed ero felicissimo che la cosa non si fosse ripetuta. Cercavo tutte le motivazioni possibili per giustificare quello che era successo: il caldo, il fatto che non facevo sesso per conto mio da qualche giorno e cose del genere e il fatto che non si fosse ripetuto mi faceva sentire tranquillo. Per tutta la giornata di lavoro niente. La sera dovevo andare a casa sua ma ho messo una scusa e non ci sono andato, avevo paura che succedesse di nuovo. Lui non mi ha detto nulla, in fondo ero rimasto solo a casa altre volte. Ho passato la notte da solo con l’idea che potesse succede ancora, ho visto la tv, sono stato un po’ su internet, poi mi ha chiamato in chat per chiedermi se andava tutto bene e la cosa è successa di nuovo anche se stavamo parlando solo di lavoro. L’ho salutato in fretta perché non volevo che continuasse. Ero proprio sconvolto, ho cercato di distrarmi ma non mi è riuscito e ho fatto una cosa che non avevo mai fatto, ho bevuto due lattine di birra una appresso all’altra e, stordito com’ero, me ne sono andato a letto. Cominciavo a pensare che lo avrei voluto accanto a me e nello stesso tempo che lo avrei dovuto allontanare e che se ero a quel punto era colpa sua, perché la sua compagnia mi aveva rovinato. Insomma lo odiavo e lo amavo. Da allora ho cominciato ad allontanarlo, probabilmente per lui è stata una mazzata tremenda ma non ha detto nulla e ha cercato di fare come se se tra noi le cose non fossero cambiate. Più lo allontanavo peggio stavo e poi cominciavo proprio a desiderarlo, cioè anche a livello sessuale, con tutto quello che viene appresso. Mi dicevo che sarebbe passata ma sapevo benissimo che non sarebbe stato così. La fase di allontanamento, diciamo così, è durata quasi due mesi. Lui con me era amichevole quando ci incontravamo ma succedeva di rado e solo quando l’azienda di obbligava a delle attività comuni, ma a livello privato non ci vedevamo più. La separazione non solo non mi aveva fatto passare i mie sentimenti per Max ma li aveva messi nettamente sul piano sessuale. Ormai avevo del tutto rinunciato all’idea di essere etero ma il fatto di essere innamorato di Max dovevo tenerlo solo per me, ormai eravamo come due estranei, o almeno io credevo così. È stato in quei giorni che ho cominciato a cercare in rete siti gay e, dopo avere visto cose di uno squallore incredibile che mi facevano stare proprio male, ho scoperto Progetto Gay ed è stata una scoperta fondamentale che mi ha proprio aperto gli occhi. Un giorno io e Max capitiamo insieme a una riunione, lui mi chiede: “Come stai?” Ma me lo chiede in un modo serissimo, proprio preoccupato per me. Gli rispondo che ho dei problemi, mi guarda fisso negli occhi e mi stringe forte la mano, da fuori solo un saluto, per me molto ma molto di più. Gli dico: “Ti va di passare da me nel pomeriggio?” Mi dice: “Certo!” Viene subito dopo il lavoro. Mi sento in un imbarazzo terribile, la sua presenza fisica mi mette in uno stato d’animo stranissimo. Mi sento eccitatissimo, anche sessualmente, ma ho paura di dire cose fuori luogo, di ferirlo, di offenderlo. Risultato: dopo ore di tentativi di colloquio io non dico nulla. Mi chiede se può restare per la notte per parlare un altro po’, ma insisto per riaccompagnarlo a casa sua. Lo riposto a casa, lungo tutto il viaggio non diciamo una parola, l’imbarazzo si sente fortissimo. Torno a casa. Mi chiama al telefono, poche parole e lunghissimi silenzi. Chiudiamo il telefono con un nulla di fatto. La situazione è andata avanti così per più di un mese e oltre, ma non ce la facevo più. Un pomeriggio viene da me come non lo avevo mai visto. Non mi fa domande, mi dice solo: “Stai zitto e fammi parlare …” Io ascolto. Mi dice solo: “Alex, mi sono innamorato di te!” Non so che faccia ho fatto in quel momento, ero felice ma anche turbato, non me l’aspettavo proprio, dopo diversi secondi ho risposto: “Forse anche io …” ma ho aggiunto che non mi era mai successa una cosa simile e che mi sentivo strano. È stata la prima volta che abbiamo parlato di noi in modo veramente libero. Io e Max eravamo arrivati a questo punto, adesso sapevamo tutto l’uno dell’altro, anche le cose più intime e tutto era stato assolutamente semplice. Mi sembrava incredibile che si potessero fare discorsi simili in modo così diretto, eppure era successo. Mi disse che quando lo avevo allontanato era stato malissimo ma che pensava che io lo avessi allontanato perché avevo capito che era gay dai discorsi che aveva fatto e non voleva intromettersi nella mia vita perché in fondo anche se mi vedeva come etero mi voleva bene lo stesso e non voleva crearmi problemi e quindi aveva accettato di mettersi da parte. Insomma lui prendeva me per etero e io ci prendevo lui. Ci siamo confessati il nostro interesse sessuale reciproco ma anche l’imbarazzo circa la possibilità di fare sesso tra noi. Anche lui è piuttosto inibito. Abbiamo deciso di andare molto piano. Quella notte ci siamo limitati a dormire tenendoci per mano. Ma anche stringere la sua mano era bellissimo, era pure quello un contatto fisico e trasmetteva un’emozione fortissima. A un certo punto gli dico: “Max, mi sento eccitato” e lui mi dice: “Anche io … ma ti imbarazza?” Gli rispondo: “No … e a te?” Mi dice: “Per niente, anzi … “. Max non era mai stato innamorato di un ragazzo in vita sua, proprio come me. Era il 29 Marzo 2009 un giorno che non dimenticherò mai.

Project, io e Max consideriamo Progetto Gay un po’ una seconda casa, veramente una cosa unica su internet, e nel modo di vedere di questi ragazzi io e Max ci ritroviamo benissimo. La nostra storia non la sa nessuno, non la sanno nemmeno le nostre famiglie, perché probabilmente non capirebbero il senso vero del nostro rapporto, ma desideriamo che la sappiano i ragazzi che leggono i tuoi siti. Né io né Max avremmo mai immaginato una vita come quella che stiamo facendo eppure la stiamo vivendo. Non è semplicissimo né tra noi né a livello sociale ma abbiamo passato prove dure e siamo qui a testimoniare che, se due ragazzi si vogliono bene, la felicità per loro è possibile.

Grazie per quello che fai, Project, e non mollare!

Alex

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Se volete, potete partecipare alla discussione si questo post aperta nel Forum di Progetto Gay:

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sabato 23 agosto 2008

ACCETTARE DI ESSERE GAY DOPO I 35 ANNI

Per i ragazzi gay due momenti/processi sono particolarmente significativi:

1) Il riconoscimento della propria omosessualità, cioè il rendersi conto di essere gay, il prenderne piena consapevolezza.

2) L’accettazione della propria omosessualità, cioè l’integrazione della propria identità gay all’interno della personalità, in altri termini un ragazzo accetta la propria omosessualità quando cessa di contrastarla.

Si tratta di momenti/processi distinti e successivi.

RICONOSCERSI GAY

Moltissimi ragazzi gay, tre su quattro, all’incirca, si sono sempre considerati gay, dal primo sorgere cosciente della loro sessualità. Per loro, in rapporto a loro stessi, la sessualità è sempre e solo omosessualità.

Circa un quarto dei ragazzi che si riconosco gay ha vissuto in precedenza una fase etero. In altri post ho cercato di tratteggiare il percorso che porta questi ragazzi dalla presunzione della loro eterosessualità alla coscienza della loro omosessualità. Ho sottolineato che le fantasie sessuali che accompagnano la masturbazione sono in realtà, proprio perché espressione della sessualità libera individuale, assai più indicative rispetto ai comportamenti sessuali di coppia per l’individuazione dell’orientamento sessuale; in altri termini se un ragazzo ha rapporti eterosessuali ma quando si masturba pensa ai ragazzi, quel ragazzo non è realmente eterosessuale.

Nel processo di emersione dell’orientamento sessuale profondo un’importanza particolare deve essere riconosciuta al fattore tempo. I ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità si riconoscono gay ad età diverse, ma in genere entro i 24/25 anni il processo è concluso e l’identità gay è solidamente acquisita. Le eccezioni ci sono ma sono rare.

ACCETTARSI COME GAY

Quando un ragazzo diventa consapevole della propria omosessualità, sia che ciò avvenga all’inizio dell’adolescenza, come accade per i ragazzi che sono stati sempre e solo gay, o anche molto tempo dopo, come avviene per ragazzi provenienti da esperienze etero, si rende conto anche, inevitabilmente, che la sua omosessualità non sarà accettata. Non imposta che ciò accada per motivi religiosi, per profonde convinzioni o per semplice conformismo Un ragazzo avverte nettamente lo stigma sociale che circonda i comportamenti gay, ma quali saranno le sue reazioni?

1) Se l’identità gay è consolidata il ragazzo avverte il pericolo come sterno, identifica se stesso come gay e gli altri in genere come persone che non capiranno. In questo caso il conflitto è esterno, ha una dimensione sociale o familiare, può creare notevoli problemi ma non ha nessun potere lacerante nei confronti della personalità del ragazzo. Se l’identità gay è acquisita consapevolmente alla fine dell’adolescenza, come accade ai ragazzi gay che provengono dalla eterosessualità, l’accettazione è, salvo casi eccezionali, poco più di un corollario del riconoscersi gay e i due processi tendono a unificarsi e a risolversi insieme entro i 24/25 anni.

2) Se il problema dell’accettazione subentra all’inizio dell’adolescenza, come accade ai ragazzi che non hanno vissuto una fase etero, le cose si possono presentare in modo molto complesso in relazione all’ambiente familiare e sociale e al relativo livello di repressione della omosessualità. Nelle situazioni più semplici il processo di accettazione della omosessualità si presenta in modo analogo a quello tipico dei ragazzi che lo affrontano al termine dell’adolescenza, ossia dei ragazzi gay provenienti dalla eterosessualità, si manifesta cioè sotto forma di conflitto familiare o sociale ma non crea lacerazioni interne alla personalità del ragazzo. Tuttavia in una percentuale non trascurabile di casi le istanze di tipo moralistico esterno sono invece interiorizzate e il ragazzo avverte una profonda spaccatura all’interno della sua personalità, che per un verso lo conferma nell’identità gay e per l’altro contrasta questa identità. Questo conflitto interno che non trova nessuna possibilità di essere manifestato all’eterno e di essere ridimensionato e razionalizzato, spinge un ragazzo a negare la propria identità gay contro ogni evidenza che l’altra parte della sua coscienza gli propone e a considerala una realtà negativa e pericolosa che deve essere repressa ad ogni costo.

L’elemento più caratteristico sintomatico di questo tipo di situazione è la svalutazione dei gay in termini morali e il loro svilimento: i gay sono personaggi squallidi, io non voglio avere nulla a che vedere con loro. L’educazione religiosa rigida e l’educazione familiare rigida contribuiscono alla cronicizzazione di questi conflitti che possono essere così profondamente radicati da portare un ragazzo a vivere la sua sessualità solo in termini di trasgressione e di sensi di colpa. Quando queste situazioni bloccano radicalmente ogni manifestazione esterna della sessualità non resta che la masturbazione che però è vissuta male e finisce per aprire la strada ad una depressione dell’umore. L’accettazione della propria omosessualità viene così rinviata di anno in anno e qualche volta non si realizza mai. In altri casi si realizza ma dopo una lunghissima fase di gestazione e ad un’età parecchio superiore alla normale età in cui si conclude il processo di accettazione. E’ proprio di questo che intendo parlare sei seguito.

Se un ragazzo, ormai pienamente adulto, di 30/35 anni e oltre, arriva ad accettare la propria omosessualità, prova in un primo momento una sensazione di liberazione, ha l’impressione che l’accettazione sia ormai piena e irreversibile e di questo si sente felice, comincia a sognare e il mondo gay, che non conosce e che gli pare di avere finalmente conquistato, gli si presenta con tinte molto più vivaci, come una specie di patria ideale. Ma mentre per un gay che viene della eterosessualità e che è oggettivamente giovane 21/22 anni alla scoperta e all’accettazione della sessualità gay segue la cosiddetta “fase frenetica” di ricerca di un compagno, caratterizzata da una esplicita dimensione sessuale, per il 35enne che si è finalmente accettato, subentra rapidamente l’idea del tempo irrimediabilmente perduto, alcune frasi sono caratteristiche a questo proposito: “Ormai ho perso il treno, loro sono ragazzi, io ormai sono vecchio (35 anni!), io l’amore non lo trovero mai”. Compare poi nel 35enne un discorso opposto a quello del 22/23enne in “fase frenetica” del tipo del seguente: “Io vorrei l’amore, il sesso non mi interessa”, le visioni del sesso accreditate dal 35enne che si è appena accettato come gay tendono ad essere fortemente sublimate, ciò che indica una paura della sessualità e un tentativo di trasformare la sessualità in altro. Spesso la sessualità riconquistata è vista più come un obbligo di costruire una storia d’amore in breve tempo che come un’autentica possibilità di realizzazione umana e affettiva. Il 35enne è incerto, si sente depresso, è portato a pensare di avere ormai perso il treno. Il tono depressivo emerge e la sessualità ne risulta frustrata.

Che cosa si può fare di concreto in situazioni del genere? Esiste una valore che non è né etero né gay ed è l’amicizia. Un 35enne che si è appena accettato come gay può essere una persona profondamente in crisi e soprattutto può essere portato alla supervalutazione degli elementi di pericolo e può trovarsi sostanzialmente paralizzato nella costruzione di una vita affettiva della quale non è esperto e che gli appare per molti aspetti incomprensibile. Una dimensione affettiva compressa per molti anni, quando viene accattata e non trova la possibilità di trasfondersi in una dimensione amorosa, si manifesta almeno in termini di amicizia, e si tratta di cose particolarmente serie. Un 35enne gay vuole capire, sapere, confrontarsi, ha bisogno di punti di riferimento per la sua vita gay e può trovarli esclusivamente negli amici.

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mercoledì 23 luglio 2008

SENTIRSI GAY A 16 ANNI MA SI PUÒ SBAGLIARE

Ricevo e pubblico.
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Ciao Project,

ho 16 anni ma prima di natale ne faccio 17, ti scrivo ma non avrei mai il coraggio né di parlare con te in chat né di iscrivermi al forum, perché oggettivamente sento che certe cose non le potrei accettare. Lo so che non c’è niente di strano ma se leggi fino in fondo potrai capire perché dico così. Tu però, se vuoi, mi puoi aiutare veramente, ieri ho letto praticamente tutta la sezione orientamento gay per i più giovani perché sono due settimane che ho in testa un dubbio assurdo e penso che tu mi possa dare un parere serio, però nel forum una risposta chiara a una situazione come la mia non l’ho trovata.

Mi sono sempre piaciute le ragazze, ma ti giuro sempre, sono state la mia fissazione, le mie fantasie, quando mi masturbavo le facevo sempre e solo sulle ragazze e l’idea di pensare a un ragazzo l’avrei considerata proprio pazzesca. Con la mia attuale ragazza ci sto bene, cioè proprio mi eccita. Non abbiamo fatto niente perché lei non vuole, ma ti giuro solo per quello, io l’avrei fatto eccome. Diciamo che le cose stavano così fino a due settimane fa.

Io, dalle elementari, conosco un ragazzo, chiamiamolo Marco, con Marco siamo cresciuti insieme proprio come due fratelli, per me casa mia o casa sua era lo stesso e così pure per lui. Mia mamma l’ha considerato sempre come un figlio e i suoi facevano lo stesso con me. Marco è il mio migliore amico, ci siamo sempre detti tutto, e più o meno da quando facevamo la seconda media abbiamo parlato pure di sesso. Pure lui è sempre stato etero e ha sempre avuto la ragazza e con la ragazza sua lui qualche cosa di sesso ce l’ha pure fatta, perché a me la ragazza me l’ha raccontato. Quando parlavamo di sesso parlavamo solo di ragazze, di quello che gli avremmo fatto, come fanno tutti i ragazzi. A me l’idea che Marco sia gay non mi era mai passata per la testa. Pure questo tutto fino a due settimane fa.

Però due settimane fa è successa una cosa che ha cambiato tutto. Lui era venuto in campagna a casa dei miei per una settimana, ma l’ha fatto tutti gli anni e qualche volta ci veniva pure con la ragazza o io andavo da lui. Quando sta in campagna dai miei stiamo in camera insieme e la notte parliamo sottovoce per non fare sentire quello che diciamo e in genere parliamo solo di ragazze.

Due settimane fa però, non so nemmeno come può essere successo, ma ci siamo messi a fare gli stupidi tra noi e ci siamo masturbati insieme ma non ognuno per conto suo. Prima parlavamo soltanto di cose sessuali ma tra noi non avevamo mai fatto niente. Adesso sto malissimo per quello che abbiamo fatto, ci sto malissimo. I giorni seguenti per lui era come se non fosse successo niente e ha continuato a parlare di ragazze come faceva prima e a dirmi che si faceva le seghe pensando alle ragazze, ma io da quel giorno non sono più riuscito a masturbarmi pensando a una ragazza, mentre la sera prima di quello che ti ho detto l’avevo fatto benissimo.

Mi sta venendo l’ossessione di essere gay, ma io ho 16 anni e in queste cose poso sbagliare, anche se però comincio ad esserne proprio convinto. Project, io non riesco più togliermelo dalla testa e per quanto gli volevo bene io adesso lo odio perché penso che mi ha rovinato la vita e per una cosa così stupida che per lui non contava nulla.

Dimmi che ne pensi Project perché così sto tropo male, in 15 giorni mi è crollato il mondo addosso, continuo a vedere tutti i giorni la mia ragazza, ma non è più lo stesso e non sarà più lo stesso. Ho l'impressione che la mia vita stia prendendo una piega che mi farà stare malissimo.

Non credo di essere l’unico ragazzo a vivere situazioni del genere. Ho bisogno di capire. La lettera, ti prego, mettila nel forum, può darsi che qualcuno mi risponda, tu però non mi fare stare in ansia e dimmi “tutto” quello che pensi, tanto più o meno me l’aspetto!

Andrea

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Parlando poco fa con un ragazzo coetaneo di Andrea, chiamiamolo Lorenzo, gli ho accennato alla mail di Andrea, lui mi ha chiesto di mandargliene il tesoro e io l’ho fatto, lui lo ha letto e questo è il seguito della conversazione:

Lorenzo scrive:
povero

Project scrive:
già letto tutto?

Lorenzo scrive:
si

Project scrive:
che risponderesti?

Lorenzo scrive:
innanzi tutto gli direi: “Non stare troppo in pensiero perché la vita va vissuta bene e non devi pensare che solo una SOLA esperienza ti debba cambiare la vita, forse ti resterà impressa però non devi mollare, perché se non ti ritieni gay allora non devi darci peso anche se è difficile però tentar non nuoce. Masturbati pensando alle ragazze e prova a vedere se cambia qualcosa e metti da parte il ricordo di quella nottata con Marco."

Lorenzo scrive:
in poche parole gli direi ciò che ho fatto io

Project scrive:
Risposta molto saggia!!!

Lorenzo scrive:
già anche se io ancora a volte mi masturbo pensando a maschi però anche alle donne booo non saprei come spiegartelo

Lorenzo scrive:
ma poi è solamente la verità.
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Caro Andrea,

intanto ti ringrazio per la tua mail. Non sei sicuramente l’unico ad avere vissuto esperienze di quel tipo. Lorenzo, del quale ho riportato quello che mi ha detto in chat sulla tua mail, ha un’esperienza molto simile alla tua. Etero senza esitazioni in partenza, ha sperimentato un contatto sessuale con un ragazzo e da allora, per lui, le fantasie masturbatorie gay si alternano a quelle etero. Ho riportato quello che mi ha detto in chat circa la tua esperienza proprio perché penso che l’analogia sia piuttosto stretta. Nel ragionamento di Lorenzo ci sono già tutti gli elementi di un’analisi seria del faccenda.

1) Il fatto che non ci fosse nessuna traccia di omosessualità prima del fatto, nemmeno a livello di fantasie, e questo a 16 anni e mezzo, mi porta a ritenere improbabile che una sola esperienza gay, per quanto intensa, possa avere determinato l’orientamento sessuale di un ragazzo, tra l’altro non proprio giovanissimo. In questo concordo sostanzialmente con Lorenzo lasciando però almeno una piccola percentuale di probabilità alla eventualità che ciò, invece, possa essere accaduto. Ma uno spiraglio alla probabilità dell’orientamento gay lo lascia anche Lorenzo, quando dice che se non ti senti gay non devi dare peso a quell’episodio, anche se è molto difficile e conclude con un “tentar non nuoce”.

2) Concordo perfettamente con Lorenzo su due altri punti: non preoccuparti troppo e non dare eccessivo peso a queste cose, perché, come dice giustamente Lorenzo, avere fantasie sia sui ragazzi che sulle ragazze non è un problema ma semplicemente un fatto. L’ansia, caro Andrea, spesso non è solo una complicazione di problemi sessuali ma ne è addirittura la causa

3) Non posso invece concordare con Lorenzo su consiglio di masturbarsi pensando alle ragazze. La masturbazione è un’espressione spontanea della sessualità e nulla è più deprimente che masturbarsi pensando intenzionalmente a cose che non verrebbero spontanee alla mente.

4) Una raccomandazione: non odiare il tuo amico Marco perché, ammesso e non concesso che tu finisca per riconoscerti gay, non ne è certo lui la causa, al massimo potrebbe averti portato prima alla consapevolezza.

5) Aggiungo un’altra cosa. Ti ho mandato il mio contatto, vedi tu se usarlo. Parlare avrebbe sicuramente un senso, non per appiccicare definitivamente un’etichetta gay o etero sopra Andrea ma per abituarsi considerare queste cose senza ansia e con la massima consapevolezza che, comunque, essere gay non comporterebbe nulla di tragico.

Project
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domenica 13 luglio 2008

AMORE E SESSUALITÀ GAY

Riporto qui di seguito, previa autorizzazione degli interessati e sostituzione nei veri nomi con altri nomi per la tutela della privacy, uno scambio epistolare iniziato il 22 Febbraio 2008.
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e-mail di Fabio - Venerdì 22 Febbraio 2008

Ciao Project,

complimenti per il forum, una delle poche cose gay serie che ho trovato in rete! Ti scrivo per un motivo molto particolare. In sostanza leggendo il forum posso dire che mi ci riconosco o almeno che mi ci riconosco molto di più di quanto mi accade in altri ambienti gay. Ma bisogna che ti faccia capire meglio perché così non puoi capire niente. Mi chiamo Fabio, ho 23 anni, sono gay da sempre, non sono mai stato con un ragazzo ma non sono timido, sono dichiarato praticamente con tutti quelli che conosco. Qui, nel mio ambiente, se ti conoscono e ti stimano, se sei gay non cambia niente, almeno nel giro di quelli che conosco io è così, gay e etero. Ho due amici gay, che per loro fortuna vivono insieme da qualche anno, ho frequentato le mie community, ho frequentato i locali gay finché non mi sono proprio sentito a disagio e mi sono chiesto che cavolo ci andavo a fare, ho provato a chattare con una marea di ragazzi gay. Io non so perché, ma quando il discorso finiva sul sesso inevitabilmente, ma proprio sempre, la cosa finiva lì. In pratica tanti di questi ragazzi che erano pure ragazzi ok sotto tutti gli altri punti di vista, quando parlavano di sesso mi procuravano automaticamente il rigetto. Sia ben chiaro, io non solo non odio il sesso ma a queste cose ci penso spessissimo e anzi le occasioni non dico per fare sesso ma per divertirmi un po’ me le creo proprio. Frequento una palestra e ci vado tre volte alla settimana, mi piace eccome vedere i ragazzi nudi nello spogliatoio, queste cose mi piacciono molto ma forse perché non sono situazioni veramente sessuali. Mi piace quell’ambiente, il cameratismo, il fatto che scherzano e che il nudo è vissuto come normalità, al massimo un po’ come gioco. La palestra è un po’ il posto dove sto meglio dal punto di vista sessuale, ma con quei ragazzi non ci farei niente altro che guardarli, cosa che per loro non crea nessun problema. Con quei ragazzi non ho mai pensato all’ipotesi vera di fare sesso. Di fantasie ce ne ho fate tante, ma a modo mio. Ecco questo è il punto. Le fantasie a modo mio non corrispondono alle fantasie che fanno gli altri, almeno credo che sia così, anche perché non posso andare dai miei amici gay e chiedere a loro che fantasie fanno sui ragazzi. Però dalle cose che sentivo in chat mi potevo fare un’idea e l’impressione di essere un marziano l’ho avuta tante volte. Io sono gay, di questo non ho mai avuto dubbi, ma si vede che esistono tanti modi di essere gay e quello mio è decisamente minoritario. Per esempio tutta la solfa di attivo e passivo, francamente a me quelle cose non sono mai passate per la testa, a certe cose non mi ci potrei mai adattare, non le sento mie nemmeno un po’. Io vorrei stare con un ragazzo prima di tutto per volergli bene, per metterlo a suo agio, vorrei che tra noi si creasse un’atmosfera di tipo familiare. Certo che un ragazzo mi interessa anche dal punto di vista sessuale. Sono un ragazzo gay io! Quando parlo del sesso a modo mio, i ragazzi che mi ascoltano sorridono e fanno facce strane come a dire che non mi capiscono proprio e mi guardano molto increduli. Piano piano, dai oggi e dai domani, mi è entrata in testa un’idea: cioè che sono un po’ strano e che le mie rotelle non funzionano tutte come dovrebbero funzionare, anche perché alla mia età io non ho ancora trovato un ragazzo gay che abbia un’idea della sessualità simile alla mia. I ragazzi coi quali ho provato a fare un discorso serio non sono certo tantissimi, al massimo quattro, che poi erano i meno peggio di quelli che ho conosciuto, diciamo pure quelli coi quali ci avrei provato, però a modo mio, dico solo “avrei” perché sistematicamente loro mi scartavano e mi dicevano che ero immaturo pure a 23 anni. Adesso io penso che tu abbia un’esperienza seria del mondo gay anche dal punto di vista di quello che pensano i ragazzi del sesso e magari anche di quello che fanno. Ti accludo il mio contatto [omissis] e mi farebbe piacere sentire quello che pensi. Project, io ho bisogno di un confronto serio su queste cose perché l’idea di essere io quello fuori squadra mi viene.

Ciao.

Fabio

p. s. : purtroppo io lavoro dalla 16.00 alle 24.00, quindi in pratica ci possiamo sentire solo di mattina. Spero veramente di potere parlare con te.
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e-mail di Fabio - Sabato 23 Febbraio 2008

Ciao Project,

stamattina ho capito tante cose però mi sono pure venute in testa tante cose strane. Parlando con te sono rimasto spiazzato. Diciamo che all’inizio non mi sembravi nemmeno un gay, affettivamente rispetto al modello che conosco io sei proprio fuori, forse sarà perché non sei giovane. Io sono abituato alla gente che quando si parla di sesso, alla fine, ti fa pure la proposta oscena, invece tu parlavi di sesso come se fosse la cosa più ovvia del mondo, mentre per me parlare di sesso “così” non è affatto la cosa più ovvia del mondo, io sono abituato a fare le battute sul sesso ma non a parlarne seriamente. Però ci voleva. Ma torno all’impressione che mi hai fatto, diciamo come se stessi parlando con uno psicologo che sa quello che dice dal di dentro. Fa uno strano effetto parlare seriamente con te di sesso, alla fine pensi che è tutto enormemente più semplice di quanto sembra e che i complessi non hanno senso, pensi che di fatto la stragrande maggioranza dei problemi non esistono proprio. Sono perfino riuscito a raccontarti le mie fantasie erotiche, ma quello che mi hai risposto però mi ha un po’ stupito, hai detto che quelle sono le fantasie della maggior parte dei ragazzi gay, cosa che a me non sembra proprio. Ho avuto quasi la sensazione che tu mi dicessi una cosa del genere a scopo consolatorio, quasi a dirmi che non sono un’animale raro o un caso patologico. In conclusione, Project, che cosa sono quelli che tu chiami veri gay? E quelli che ho conosciuto io allora erano falsi? Diamo pure per scontata la storia dell’iceberg, il 10% si vede e il 90% è sommerso, però pure quel 10% che si vede è fatto di gay, è possibile mai che in quel 10% non ce n’è uno come me? Ho letto i file che mi hai mandato e sono interessantissimi, cioè, stando a quelle cose, ok, ci stanno eccome i ragazzi che la pensano come me in fatto di sesso. Il file n. 1 e il n. 3 e il n. 4 sono interessanti, diciamo che con ragazzi così penso che potrei riuscire ad avere un dialogo vero in fatto di sesso, però quello che mi ha stupito proprio è il n. 2, perché nel leggerlo ho avuto la nettissima impressione che potessi averlo scritto io. Project, dimmi chi ti ha mandato quella mail, ti prego, per me è troppo importante! Anche se lo so che non me lo diresti mai. Però ragazzi così esistono, ragazzi che hanno una visione del sesso come dolcezza. Se qualcuno potesse parlare di me come quel ragazzo parla del suo compagno io mi sentirei l’uomo più felice del mondo. Domani mattina faccio un turno diverso e sono libero tra le sei e le otto, lo so che ti chiedo molto ma mi piacerebbe moltissimo parlare con te di un ragazzo che ho conosciuto da qualche giorno e che mi pare che in fatto di sesso abbia molti più complessi di me, ha 22 anni, uno meno di me, e adesso, da poco lavoriamo insieme e ho la possibilità di stare molto insieme con lui, spesso noi due soli, è un bel ragazzo cioè, fuori dai denti, mi interessa proprio tanto dal punto di vista sessuale. Sono stato molto prudente nel parlare con lui perché all’inizio era proprio chiusissimo poi si è sciolto un po’, ma proprio poco. Di ragazze non ha mai parlato. Una volta, così amichevolmente gli ho messo un braccio sulla spalla e lui ha fatto proprio uno scatto e si è allontanato, poi si è scusato e mi ha detto che non è abituato a quelle cose. Qui dove lavoro tutti sanno che sono gay, ma lui non lo sapeva e allora gliel’ho detto. È diventato rosso come un peperone. Io pensavo che si sarebbe congelato del tutto e invece un po’ si è sciolto, mi ha chiesto se avevo un ragazzo e poi siamo andati avanti a parlare di queste cose, mi guardava fisso negli occhi e ogni tanto mi sorrideva con un sorriso dolcissimo, alla fine gli ho chiesto in modo diretto se era gay anche lui, gli si leggeva in faccia che era turbato, ma proprio tanto, lui mi ha detto: “Penso di essere etero, fino a sei mesi fa avevo la ragazza, anche se non abbiamo fatto mai nulla, poi mi succedevano delle cose strane e l’ho lasciata”. Io sono rimasto sconvolto dalla semplicità con la quale mi ha detto una cosa simile, non me l’aspettavo proprio, era turbato, ma turbato parecchio, lui poi è molto religioso, ma in modo serio, fa volontariato, si dà da fare per gli altri e penso che abbia un po’ di problemi con la religione. Dopo che abbiamo parlato di queste cose, se si può dire così, me ne sono proprio innamorato. Non ho insistito, però, così, a puro titolo di notizia gli ho buttato lì che ti conosco e che ho parlato con te, lui mi ha chiesto chi sei e qualche altra cosa, ho avuto l’impressione che fosse interessato, ma dato che tu sei molto legato all’ambiente gay penso che lui abbia paura di contattarti. In breve è di questo che vorrei parlare con te domani. Per me è una cosa molto importante.

A domani Project, lo so che ci sarai!

Fabio
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e-mail di Fabio - Lunedì 25 Febbraio 2008

Ciao Project,

ieri ti ho ammorbato per tutta la giornata ma se non mi sfogo con te non lo posso fare con nessuno, intanto grazie! Forse ieri non ti ho dato gli elementi per capire chi è Alessio ma il fatto è che non ce li ho nemmeno io. Ieri te l’ho detto che me ne sto innamorando alla follia, è dolce, è buono dentro, e sembra sempre che abbia dei timori, dei limiti, io lo abbraccerei, ma proprio così per affetto. Ieri mi hai raffreddato molto, mi aspettavo che mi dicessi di farmi avanti e di fargli capire le cose in modo esplicito e invece tu mi hai frenato, ma perché? Per quel po’ che ti conosco se mi dici una cosa ci deve essere una ragione seria e sono stato tanto a pensarci, lui mi sembra freddino, ma mica tanto, con me ci parla e poi a dirmi che in fondo mezzo gay ci si sente è stato lui, non dico mezzo gay, ma etero con qualche dubbio almeno sì, e tu, Project, su queste cose hai messo nel forum tanti post e le cose che scrivi gli si adattano abbastanza. Insomma, va bene che io voglio arrivare alla conclusione che piace a me, ma anche oggettivamente mi sembra che la probabilità che sia un ragazzo gay c’è, lui non lo nega! E allora perché tu hai cercato di frenarmi? Va bene quello che mi hai detto dell’essere in due e che lui in sostanza non prende nemmeno una minima iniziativa e anzi scappa davanti a me, però con un minimo di insistenza, non dico tanto, ma un minimo, si potrebbe pure sciogliere. Però pure io, quando sto da solo con lui, mi sento disarmato, quasi respinto dalla sua semplicità ma anche tanto tanto innamorato, ma proprio nel senso profondo del termine, non è nemmeno questione di sesso, comincio proprio a volergli bene, Stasera abbiamo di nuovo il turno insieme. Speriamo bene! Poi ti faccio sapere.

Fabio
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e-mail di Fabio - Venerdì 7 Marzo 2008

Ciao Project,

ti devo dire una cosa importantissima, il mio collega mi ha chiesto il tuo contatto, l’ha chiesto lui, non gliel’ho detto io e anzi non avevo più parlato di te. Mi ha detto che ha letto il forum e che gli sembra una cosa seria e che vorrebbe provare a parlare con te, penso che ti chiamerà stasera dopo le 22.00 perché finisce il turno alla 21.30.

Fabio

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e-mail di Project - Giovedì 13 Marzo 2008

Ciao Fabio,

ho scritto ieri pomeriggio questa mail e l’ho fatta leggere ad Alessio prima di mandartela, te la mando perché lui è d’accordo.

Ciao Fabio,

ho delle cose da dirti su Alessio ma prima di inviarti questa e-mail devo chiedere a lui che cosa ne pensa.

Ho parlato più volte con Alessio e per molte ore. Ti dico subito che ha manifestato nei miei confronti dei livelli di fiducia che non avrei mai immaginato, in pratica l’imbarazzo è durato una decina di minuti poi il colloquio è stato serissimo e autentico, a livelli inimmaginabili, il che significa che è un ragazzo che ha un bisogno fortissimo di affetto e di attenzione. Non semplifichiamo troppo le cose, non ci si può ridurre all’alternativa: è gay o non è gay. Ti dico subito che è un po’ preoccupato perché ha l’impressione che tu gli stia troppo addosso, come se tu volessi forzarlo (nel senso buono) a venire dalla parte tua, cioè a qualificarsi come gay. Ho provato a fare con lui i tipici discorsi che si fanno in queste circostanze trattando in modo diretto di tematiche legate all’orientamento sessuale, Alessio cercava di rispondere con la massima sincerità ma era realmente confuso e allora siamo partiti proprio dal principio. Alessio è cresciuto senza affetti da quando era bambino e ha vissuto parecchie esperienze negative anche molto traumatiche che lo hanno sicuramente condizionato moltissimo nella maturazione della sua sessualità. Deve prima di tutto riacquistare fiducia in se stesso, e deve trovare delle persone che gli vogliano bene senza pretendere nulla da lui ma dandogli tempo per riacquistare fiducia in sé e nel prossimo. Lascia perdere per adesso parole come gay e etero, Alessio ha veramente bisogno di tranquillità e di amici veri che sappiano stargli vicino. Nei suoi confronti, anche da parte mia, non credo abbia senso scavare ancora alla ricerca dei perché, vorrei invece che con lui si stabilisse un rapporto di amicizia vero, senza ruoli. Gli ho parlato molto di me e anche della mia sessualità perché desidero che mi conosca per quello che sono realmente, vorrei cioè che si creasse un rapporto affettivo vero ma neppure troppo stretto, che si sentisse oggetto di attenzioni ma senza esserne assillato. Alessio non è una caso patologico, i suoi comportamenti si spiegano benissimo e anzi ha saputo reagire e ne verrà fuori sicuramente. So che voi siete tutti e due di Roma e pensavo di invitarvi a pranzo domenica prossima. Si potrebbe andare da qualche parte ai Castelli per passare una giornata insieme. Fabio, se sei d’accordo fammelo sapere. Ci terrei moltissimo!
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e-mail di Fabio - Lunedì 17 Marzo 2008

Ciao Project,

che domenica incredibile! Non avevo mai visto Alessio così! Sembrava un’altra persona, e alla fontana quando m’ha schizzato tutta l’acqua, rideva, una cosa meravigliosa. Insomma quando lo vedo così per me è come stare in paradiso. Che me ne importa del sesso! (è assurdo che io dica una cosa del genere ma è così) Mi sento leggero, felice da staccarmi da terra, una sensazione meravigliosa!

Un abbraccio.

Fabio
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e-mail di Fabio - Venerdì 11 Luglio 2008

Ciao Project,

una cosa bellissima, te la devo dire subito. Ieri Alessio mi ha preso la mano e l’ha stretta tra le sue per quasi un minuto e a me mi è scappata una lacrima e lui ne n’è accorto e mi ha sorriso, poi è arrivata gente ed è finita lì. Io lo vedo molto meglio! Project, ti voglio bene!

Fabio
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e-mail di Alessio - Venerdì 11 Luglio 2008

Project,

ti devo dire una cosa che mi è successa, anzi che ci è successa a me e a Fabio. Ieri era un po’ pensieroso. Lo so che si preoccupa per me, lui è innamorato e io lo posso capire, io no, o forse no, o fino a ieri no, non lo so nemmeno io. Lo vedo che con me si sforza di fare di tutto per farmi stare bene, e mi fa una tenerezza infinita, l’ha presa un po’ come una missione ma gli deve pesare moltissimo, in pratica lui si trattiene anche da un minimo gesto affettuoso, che gli verrebbe spontaneo eccome, perché ha paura di farmi male. Tutto questo, lo so, ha un valore enorme, però, sai, se non ti scatta dentro quella molla proprio fisiologica c’è poco da fare. Project, ieri l’ho visto proprio sconsolato anche se faceva di tutto per non dimostrarlo, ma lo capivo benissimo che era così e allora gli ho preso la mano, ma mi è venuto spontaneo. A me toccare un ragazzo ha creato sempre un senso di stranezza e di rigetto, ma ieri no, mi è venuto proprio spontaneo. Gli ho tenuto la mano per un po’, una sensazione stranissima, mi sentivo totalmente scombussolato, era la mano di Fabio e io la potevo accarezzare, poi ci siamo guardati negli occhi e lui era proprio turbato e poi è successa una cosa che proprio non mi aspettavo: Project ho avuto un’erezione e l’ho avuta perché stavo vivendo un momento di tenerezza totale, una sensazione stranissima, per la prima volta non avevo schifo di me stesso, mi sembrava una cosa possibile, anzi mia, e pure gradevole. Poi è venuta gente ed è finita lì, ma ti giuro che mi sento proprio sconvolto. A Fabio non ho accennato nemmeno di questa cosa perché magari può essere una cosa così, passeggera, e io non so se sono veramente innamorato di lui, però, ti ricordi tutto quello che abbiamo detto proprio della fisiologia dell’innamoramento, beh, per la prima volta comincio a pensare che potrebbe anche essermi successo. Cioè io ho paura di dire a Fabio che forse mi sono innamorato di lui, perché c’è quel forse, però penso che lui abbia capito qualcosa, anzi ne sono certo perché è stato un momento intensissimo. Ti dico che sono pure molto spaventato, ho l’impressione che sto per buttare via tante cose di me, come la mia fede, che forse mi hanno condizionato parecchio ma che mi hanno dato pure tanto, perché sono riuscito ad andare avanti proprio perché c’erano quelle cose e adesso ho paura di staccarmi da quelle cose, so che probabilmente sarà inevitabile, o che almeno dovrò viverle in un altro modo, ma la paura mi resta lo stesso e poi c’è proprio tutto il problema sesso. Per me non sarà facile, ma oggi mi sembra che sia scattato qualcosa di nuovo. Io una reazione sessuale a livello fisico, stando vicino a un ragazzo, non l’avevo mai provata e lo sai benissimo, ma adesso è successo e Fabio mi torna in mente spessissimo e quella reazione fisiologica si ripete, cioè mi accorgo che mi basta pensare a lui. Sono un po’ spaventato da tutto questo ma mi sento pure felice. Project, sto cominciando a capire cose che avevo sempre rifiutato e sono cose belle! Pensi che domenica ce ne possiamo andare ai Pratoni del Vivaro? A Fabio diglielo tu e se pensi sia il caso digli anche del contenuto di questa mail perché mi sento imbarazzato a parlargliene direttamente ma penso che gli farà piacere. Mi sento sconvolto ma pure felice.

Ti abbraccio con tantissimo affetto

Tuo Alessio

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30008967

domenica 29 giugno 2008

TERAPIA ANTI-GAY

Ciao Project,

ti ricordi ancora di me? Probabilmente no, non mi faccio vivo da tanto tempo, praticamente dall’inizio di febbraio. A febbraio ci siamo sentiti un paio di volte, io 23enne, lombardo. Ti ricordo che avevamo parlato anche del fatto che stavo per laurearmi in Ingegneria, però questo ti dice poco. C’è una cosa che ti può aiutare a ricordare: abbiamo parlato in pratica solo di ragazze, era la mia fissa. La seconda volta mi hai detto delle cose che mi hanno dato fastidio e ti ho chiuso la chat e, lo devo dire, ci sono rimasto veramente male, Mi sembrava che tu volessi mettermi in mente che per me le ragazze erano un po’ un modo di fuggire dalla realtà. Il tuo discorso mi sembrava proprio stupido. Dopo che ho chiuso la chat ti ho mandato sonoramente a quel paese e lì per lì ne sono stato contento.

Che è successo dopo? Mi sono detto: Project è un cretino e non capisce che io sono etero al 100%! E non sapevo nemmeno perché tu ti fissassi su particolari un po’ scabrosi dei quali, tra l’altro, ti avevo parlato io. Non è che non se ne possa parlare, però non mi sembrava affatto una cosa così determinante. Lì per lì le cose che dicevi mi davano proprio fastidio. Non ti ho chiamato più, ma non solo, un po’ per reazione mi sono messo proprio di impegno a corteggiare una ragazza, francamente pensavo che non ci sarebbe stata e che tutto si sarebbe concluso con un po’ di corteggiamento così, tanto per fare, e invece non è stato così per niente. Lei si è innamorata di me e io sono andato avanti, abbiamo fatto sesso più di qualche volta. L’ho fatto eh, nessun problema, erezione ok e tutto il resto. Lei contentissima, io meno. La prima volta non c’ho nemmeno fatto caso, in fondo la cosa sembrava eccitante. Siamo andati avanti. Un giorno mi chiama e mi dice che pensa di essere incinta. Io un po’ ero eccitato, perché sai l’idea di un figlio alla mia età è bellissima, però un po’ ero terrorizzato perché io non l’amavo. Due giorni di ritardo e ho cominciato ad entrare nel panico, e anche lei non sapeva che cosa fare ed era nervosissima. Poi è arrivata la risposta ed era un falso allarme! In quel momento mi sono sentito molto più leggero, però anche un po’ deluso. Da allora abbiamo fatto l’amore sempre col preservativo, così non c’erano rischi di gravidanze. Siamo arrivati ad un ritmo che lo facevamo anche tre volte alla settimana e pure di più, sempre tutto regolare a livello tecnico, però mi sentivo strano e cominciavo a vederlo come una specie di dovere. Mi dicevo che ero stanco, stressato, che stava diventando un’abitudine. Quando stavamo a letto avevo l’erezione ecc. ecc. ma in altre occasioni pensare a lei non mi faceva né caldo né freddo. Piano piano si era creata una situazione tale che lei pensava che io fossi cotto di lei e voleva che le dicessi cose carine ogni momento ma a me non venivano spontanee e certe volte non la sopportavo proprio, specialmente quando mi faceva qualche proposta che secondo lei mi doveva piacere molto. Nota che in tutto questo periodo io non avevo un ragazzo e non ci pensavo nemmeno e nemmeno mi masturbavo perché il sesso che facevo con lei mi bastava. Quindi tutta la mia sessualità io la vivevo con lei, però non le potevo dire: guarda che quando stiamo insieme c’è qualcosa che non funziona, perché in effetti funzionava. A metà di maggio vado a fare uno stage in un’azienda e conosco un ragazzo di 25 anni. Mi colpisce, ma non ci faccio caso. La mia ragazza mi propone un weekend insieme e io le dico di no, per la prima volta. La settimana successiva cerco scuse e non faccio l’amore con la mia ragazza, anzi non la penso proprio mentre quando penso al 25enne, anche solo quando ci penso, mi si drizza e la cosa non mi dispiace affatto. Nella settimana in cui non sono stato con la mia ragazza, praticamente già dal lunedì ho cominciato a masturbarmi pensando al 25enne. E allora, caro Project, mi sei tornato in mente, ho pensato che forse non eri proprio così stupido ma che se avessi ripreso a fare l’amore con la mia ragazza tutte le fantasie gay se ne sarebbero andate. Con un grosso sforzo di volontà mi sono imposto di tornare a fare l’amore con la mia ragazza. Mi sono fatto coccolare in tutti i modi. Erezione sì, ma poco convinta. Lei mi guarda un po’ delusa e comincia la solfa: ma è colpa mia? Ma che ho fatto? Ma non ti piaccio più? Insomma, una situazione terribile, imbarazzante all’incredibile. Che lei facesse apprezzamenti sul mio pene non lo sopportavo proprio. A un certo punto il fastidio è diventato tale che mi sono rivestito e me ne sono andato. Io pensavo che da certe situazioni, che sono un po’ come delle trappole, si potesse anche uscire facilmente, visto che ci si entra giocando giocando, e invece no! Mi chiama al telefonino, io non rispondo, mi richiama, alla fine sono costretto a rispondere, mi dice che non fa nulla, che la prossima volta andrà meglio. Ma io mi dicevo: “Non voglio che ci sia mai più una prossima volta! E questa adesso come la scarico?” L’ho mandata a quel paese di brutto, ma lei ormai era entrata nella parte della ragazza che deve salvare il suo ragazzo e voleva capire il perché. Ma come si fa a dire a una ragazza che hai quasi messo incinta che in effetti non la ami, non la desideri e che invece pensi mille volte al giorno a un ragazzo! Sono stati giorni di inferno, non sapevo che fare, per togliermela di mezzo avrei potuto dirle che ero gay, ma con la sua mentalità sarebbe stato peggio, perché lei era convinta che sarebbe stata capace di portarsi a letto qualunque gay. In effetti con me c’era riuscita! Ma solo perché il cretino sono stato io e anche lo stronzo perché in effetti l’ho usata come terapia anti-gay. Ma io di dirle che ero gay non ne avevo nessuna voglia, ormai per me era un certezza, ma parlarne con lei mai! Lo so che è una cattiveria ma è così. E allora le ho detto una enorme bugia, le ho detto che in quella settimana avevo frequentato un’altra ragazza e che non me la sentivo più di stare con lei. Mi sono sentito un mostro nel raccontare una balla simile, ma io ne dovevo uscire comunque. Ci sono state ore di recriminazioni, poi decine di messaggini ai quali non ho mai risposto e poi me ne ha mandato uno definitivo: “Se non mi rispondi io non ti chiamo più!” Io non aspettavo altro e non l’ho più sentita. È stata una liberazione incredibile. Il mio 25enne non aveva una ragazza ma, da come parlava di donne, più etero di così non poteva essere. Che significa quando un etero al 100% non sta con una ragazza? Nella mia ingenuità di neofita gay la cosa significava che l’etero non era etero! E allora, con molta discrezione (era la prima volta che facevo il filo a un ragazzo) ho cominciato a stargli appresso. La cosa è finita però quasi subito, ha usato delle espressioni nei confronti di un ragazzo presunto gay che non mi sono piaciute affatto. Io non l’ho più cercato, lui ha continuato a cercarmi per un po’, poi si è stufato, per fortuna! Non voglio innamorarmi di un ragazzo etero! In pratica ero di nuovo solo, ma meglio solo che con la mia ragazza o con un cretino come il 25enne. Project, va bene che tu hai una certa pratica di cose gay, ma come cavolo avevi fatto a capire che sarebbe andata a finire così? Ma torno a me. Insomma il giorno appresso mi sono iscritto in palestra e effettivamente è un posto dove sto benissimo, un po’ perché, vabbe’ insomma hai capito, e un po’ perché in un ambiente come quello, tutto maschile, mi ci trovo proprio bene, le tentazioni sessuali ci sono ma si sta bene anche quando si sta insieme solo così a livello generico. Insomma sono ragazzi ok! Adesso non riesco nemmeno più a capire come ho fatto a sentirmi etero per anni. Se io penso che praticamente poco più di un mese fa io facevo l’amore con la mia ragazza un giorno sì e l’altro pure mi sento assurdo. Ma come ho fatto a non rendermene conto prima? Dei cosiddetti segni premonitori ce n’erano e ne avevamo parlato, io pensavo che se era nuvolo al massimo avrebbe fatto quattro gocce e invece è stato un temporale. Io gay!!! Cavolo ma com’è possibile? Però è così! Project, se vuoi fino a qui la mail la puoi mettere nel forum (a proposito, complimenti per il forum! È proprio una cosa intelligente! Ed è cresciuto tantissimo!) però da qui in poi la mail è solo per te, perché ho altre cose da chiederti ma sono troppo personali e d’altra parte non posso parlarne con nessuno. [omissis]. E adesso ti saluto perché se no per leggere questa mail ci metti tre ore. Se te lo sei dimenticato, il mio contatto è [omissis].

Un abbraccio, Project! Ti chiamo presto!

Se volete, potete partecipare alla discussione di questa testimonianza aperta sul blog di Progetto Gay:
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martedì 18 marzo 2008

COME HO CAPITO DI ESSERE GAY

Capire di essere gay... il mio vero problema per almeno tre anni è stato proprio questo. Fino a 17 anni mi sono sentito etero, non molto entusiasta nel correre appresso alle ragazze, lo subivo più che altro, però ci stavo, non dicevo di no, mi facevano la corte, credo di essere un bel ragazzo e qualche ragazza ci provava sempre, a scuola i miei compagni c’avevano tutti la fissa si andare a ballare, specialmente il sabato sera, in discoteca. Qualche volta ci sono andato anche io tra i 17 e i 18 anni ma in effetti la cosa non aveva per me l’interesse che aveva per gli altri, loro andavano lì per potersi appartare con le ragazze, magari senza fare niente di male, o forse no, chi lo sa, forse sono ingenuo. Io ci andavo e non ballavo quasi mai. quando mi capitava di abbracciare qualche ragazza cercavo anche di tenerla a distanza da lì.

Tutte queste cose mi avrebbero dovuto fare pensare e invece non succedeva così e il perché l’ho capito dopo. Io allora frequentavo molto la Chiesa (e adesso sono proprio in crisi da questo punto di vista ma allora non era così), allora non pensavo proprio di essere gay, cioè, non è che mi ponevo il problema e concludevo che non ero gay, il problema non me lo ponevo proprio. Per me era evidente che ero etero. Tentazioni gay non ne sentivo proprio, lo so che vi sembrerà assurdo, ma non succedeva proprio. Ho letto su questo forum dell’erezione e del masturbarsi per un amico. Oggi lo so che significa ma allora non mi succedeva proprio. Quel po’ di fantasie sessuali che facevo le facevo sulle ragazze, un po’ perché tutti le facevano sulle ragazze. Cioè, se dovessi dire, allora io sublimavo tutto... o quasi, mi masturbavo ma pensando alle ragazze anche se non era proprio una cosa entusiasmante. Ma guardate che non mi faceva nessun effetto nemmeno fare la doccia coi miei amici in piscina, proprio niente.

Io di avere ridotto la sessualità ai minimi termini me ne facevo un vanto. Quando andavo a confessarmi qualche volta almeno non dovevo nemmeno raccontare di essermi masturbato perché per me non era una fissa e mi sentivo molto orgoglioso di questo fatto. Voi potete dire: “Allora come vivevi?” Praticamente tutto sport, scuola, volontariato... insomma ero un nuotatore quasi da selezioni nazionali, non proprio ma ci andavo vicino e per me quelle cose erano importantissime, passavo in piscina pomeriggi interi e il mio allenatore l’idea di mandarmi ai campionati italiani la considerava realistica e la cosa mi gratificava moltissimo... e non so se voi sapete a che livello di allenamenti è sopporto un nuotatore del livello mio di allora.... poi ci mettevo lo studio, perché ero pure molto bravo a scuola e la cosa mi faceva sentire perfetto. I professori a scuola mi dicevano che ero bravissimo, l’allenatore mi diceva che potevo andare ai nazionali, i preti mi dicevano che facevo benissimo a non masturbarmi... voi capite che mi potevo sentire il modello di ragazzo perfetto.

Solo a mio padre, qualche volta gli deve essere venuto qualche dubbio, ma non che fossi gay, semplicemente che io la mia sessualità l’avessi messa da parte per dedicarmi ad altre cose. Papà cercava di dirmi che nella vita ci sono altre cose, voleva dire sicuramente le ragazze, ma non le nominava nemmeno, io gli rispondevo che avevo tantissime altre cose da fare e che alle ragazze ci pensavo eccome e io allora ero veramente convinto di pensarci.

Insomma, la cosa è andata avanti così fino a 19 anni. Poi mi sono iscritto a ingegneria e a ingegneria ho incontrato Stefano e lì è cominciata la nostra storia. Dopo i primi giorni di lezione vedo che c’è un ragazzo molo serio, un po’ come me, che prende sempre appunti, che non esce durante gli intervalli e sta sempre lì col libro davanti, che dà poca confidenza e che non perde mai tempo... Lo noto sì, ma non ci faccio troppo caso... poi capita una cosa imprevedibile, il professore di analisi spiega il teorema di Heine-Cantor facendo questa premessa: “Io lo spiego ma tanto non ci capirete niente!” Per com’ero io allora, dirmi una cosa del genere era come gettarmi un guanto di sfida. Dovevo capire il teorema di Heine-Cantor. Mi ci metto col massimo impegno, un po’ a occhio ci si poteva anche arrivare ma non capivo proprio perché fosse una cosa importante e nemmeno se potesse avere una utilità concreta.

Il giorno appresso mi si accosta Stefano (benedetto sia il teorema di Heine-Cantor!) e mi fa: “Ma tu l’hai capito il teorema che ha spiegato ieri?” Badate bene che per me quella domanda non aveva in nessun modo il sapore di un approccio personale, era solo una richiesta di spiegazioni di un teorema di analisi. Ho cercato di farmi maestro a partire da quello che avevo capito ma Stefano mi rispondeva con obiezioni alle quali non sapevo che rispondere e finivo per sorridere e allargare le braccia come per dire: “Beh... forse non ho capito niente!”

Quando comincia la lezione successiva resta seduto vicino a me, non ci faccio nemmeno caso. Poi alla fine della lezione mi dice: “Ti va se proviamo a capire come funziona?” Io dico di sì e passiamo l’intero pomeriggio sul teorema di Heine-Cantor, piano piano la questione si chiarisce e alla fine la cosa ci sembra piuttosto chiara. La sera ci lasciamo dicendoci che l’indomani saremmo andati a chiedere al professore se quello che avevamo capito era giusto. La sera, a casa, mi sono ripassato il teorema e l’indomani dopo la lezione abbiamo chiesto al professore che ci ha detto che il senso era esattamente quello che avevamo capito noi. Mi sentivo raggiante... ma solo per il teorema di Heine-Cantor.

Nei giorni successivi, a Stefano è venuta l’idea che si poteva studiare insieme perché eravamo tutti e due tipi seri che non perdevano tempo e abbiamo cominciato a studiare insieme. Ci tengo a sottolineare che studiavamo soltanto, di altro non si parlava quasi mai, eravamo troppo presi dall’idea di fare tutti gli esami al primo appello, per noi era quello il primo obiettivo. In pratica abbiamo solo studiato fino alla fine degli esami e li abbiamo fatti tutti in tempo e con tutti 30 e non era facile per niente.

Ci sentivamo in estasi, ma già dal giorno appreso lo studio con Stefano mi mancava da matti... e credo succedesse anche a lui. Mi chiama e mi dice... che fai oggi? Gli rispondo ... niente! Così ci vediamo il pomeriggio presto ma non avevamo nulla da fare, abbiamo parlato tutto il pomeriggio, io cattolico fino all’osso, lui tutt’altro, ma rispettoso, quanto a idee politiche non eravamo poi molto lontani, poi abbiamo parlato di libri, di cinema, di canzoni, dei professori del liceo e di tante altre cose, ma mai di ragazze o di sesso. Io allora a queste cose non ci facevo caso ma dopo ho capito...

Al momento di salutarci gli chiedo che cosa pensa di fare l’indomani, lui mi propone una mostra sugli impressionisti e io accetto. L’indomani, dopo la mattina alla mostra, della quale sapeva tutto più di un professore di storia dell’arte, andiamo a mangiare qualcosa un fast food e poi ci mettiamo a camminare per la città. Insieme stiamo bene. Siamo due amici a spasso in un bel pomeriggio di luglio. Insomma, le cose sono andate aventi così per buona parte dell’estate.

I miei ad Agosto andavano in montagna per tre settimane, io ero sempre andato con loro. Chiedo a Stefano che cosa farà ad Agosto, lui mi chiede: “Tu che farai?” gli dico d’istinto: “Io resto in città...” e lui mi dice: “Pure io!” Mi sento contento. Quando torno a casa dico ai miei che non andrò con loro in montagna. Mio padre mi dice solo: “Però non t’impazzire sui libri!” In quel momento per la prima volta mi rendo conto che ho rinunciato a tre settimane in montagna per restare con Stefano. Tanto tempo dopo lui mi ha detto che aveva fatto esattamente la stessa cose per stare con me.

Quando i miei non c’erano Stefano veniva casa mia, il sesso non ci passava nemmeno per l’anticamera del cervello, né a lui né a me, eravamo felici di stare insieme, di parlare, di cucinare di riposarci e di raccontarci prudentemente la nostra vita. In quei pomeriggi abbiamo cominciato a parlare di sesso: due amici etero che parlano di sesso, all’inizio mi racconta delle sue due ragazze e io gli dico delle mie avventure, se si possono chiamare così. Poi la nostra confidenza è diventata piano piano maggiore e lui mi ha detto che però non era entusiasta del sesso, io gli ho detto che accadeva anche a me e allora ne abbiamo parlato in modo più libero. Per me, ma credo anche per lui era un senso di liberazione incredibile potere parlare di sesso in modo libero, anche se in effetti se ne parlava ancora più per allusioni che in modo diretto, ma la sostanza era quella di un discorso serissimo. Né a lui né a me passava minimamente per la testa di essere gay, eravamo due etero non entusiasti, tutto qui.

Poi Stefano si è bloccato del tutto, la scioltezza dei giorni precedenti sembrava sparita, veniva a casa mia ma voleva che non si restasse a casa ma che si uscisse subito per andare in giro per la città, non parlavamo più di noi ma solo di mostre e di libri... io non ne potevo più... ma non ho detto niente. Una sera, quando se n’è andato, ha cercato di non darmi l’appuntamento per l’indomani, era scostante, una cosa che non aveva ai fatto prima. L’ho messo alle strette, si vedeva che era imbarazzatissimo, mi ha detto: “Dai, non mi va di parlarne... non ti preoccupare, non ce l’ho con te...” e se n’è andato. Io ci sono rimasto malissimo, non sapevo che pensare, l’ho chiamato sul telefonino, mi rispondeva cose brevissime e poi chiudeva ma io non ho mollato, alla fine mi ha detto: “Va bene, vengo domani, è pure giusto che tu sappia...”

L’indomani è venuto, era tesissimo, mi ha chiesto di non interromperlo e in pochissime parole mi ha detto che pensava di essersi innamorato di me ma che la cosa gli sembrava assurda perché non si era mai innamorato di un ragazzo e invece gli stava succedendo. Io allora pensavo ancora di essere etero e gli ho risposto come pensavo che un bravo ragazzo etero dovesse rispondere ad un suo amico gay che gli faceva un discorso simile: “Mi dispiace che non posso corrisponderti perché io sono etero... ma ti voglio bene...” Non me lo ha nemmeno fatto finire di dire e se n’è andato dicendo che non ce la faceva a stare lì...

Quando se n’è andato ho sentito una sensazione violenta di vuoto, sono rimasto qualche minuto imbambolato... poi sono andato di corsa alla fermata dove doveva prendere l’autobus, l’ho visto salire e non ho fatto a tempo a raggiungerlo... mi sono sentito morire... mi sono detto: “Ma io questo ragazzo lo amo... non so se c’entra il sesso, ma io non posso stare senza di lui...” Gli ho mandato un sms: “Ti amo... adesso l’ho capito!” Lui mi ha chiamato e mi ha detto: “Ma è vero?” Gli ho detto: “Ti sono corso appresso alla fermata e ti ho visto partire ma non sono riuscito a raggiungerti e mi veniva proprio da piangere... non riesco a fare a meno di te, senza di te mi sento morire... ti prego... non mi mollare così... io ti amo, Stefano... ti amo...”, e lui ha detto, resta alla fermata arrivo subito e ha chiuso...

Dieci minuti dopo l’ho visto arrivare di corsa tutto trafelato... Mi ha abbracciato in mezzo alla strada, stavamo piangendo tutti e due. Non pensate che siamo andati a casa a fare sesso, per arrivarci ci abbiamo messo più di un mese. Ha voluto che facessimo entrambi il test per l’aids e poi i nostri rapporti sono stati proprio caratterizzati da una forma di timidezza reciproca, di esitazione, un po’ come dice Project. Adesso stiamo insieme da un anno, abbiamo fatto tutti gli esami anche del secondo anno... Io penso che senza Stefano non mi sarei nemmeno mai accorto di essere gay. Adesso abbiamo una sessualità tutta nostra ma è troppo nostra e non ve la racconto.

Volevo solo dire che ci sono tanti modi per arrivare a sentirsi gay e forse ci sono tanti modi di essere gay che è difficile capire fino in fondo. Grazie a tutti e a Project in particolare.
________


Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26194995

sabato 16 febbraio 2008

PAURA DI ESSERE GAY

Ho visto sul forum la sezione capire di essere gay e vorrei chiedere a Project di mettere questa storia in quella sezione.
Non credo che la mia storia sia molto comune, adesso conosco due ragazzi gay ma hanno esperienze lontanissime dalla mia, nel senso che si sono sentiti sempre gay. Per me non è stato così. Io sono cresciuto nella piena convinzione di essere etero e questa idea me la sono portata appresso in pratica senza nessun cedimento fino a dopo aver compiuto i 21 anni. Ho avuto il mio primo contatto sessuale con una ragazza intorno ai 16 anni, a 18 ho avuto il mio primo rapporto completo con una ragazza e l’ho desiderato come fanno tutti i ragazzi etero. Il sesso con le ragazze mi piaceva molto e le amavo anche a livello emotivo. Insomma erano l’unico vero oggetto dei miei desideri. A 19 anni mi sono fidanzato con Martina (il nome è inventato) la stessa ragazza con la quale avevo avuto il mio primo rapporto. Insieme stavamo molto bene, anche a livello sessuale. Mi sentivo veramente soddisfatto. Non lo dico per dire, era proprio così. Io sono di settembre, ho compiuto 21 anni. Martina mi ha fatto il regalo più bello che potessi desiderare. Siamo andati fuori insieme tre giorni e sono stati giorni da sogno! Questa è la premessa.

Tornato dai tre giorni con Martina la domenica sera, il giorno appresso vado all’università e vengo a sapere che il professore di genetica col quale dovevo fare la tesi non insegnava più da noi. La cosa mi dava fastidio. Ho cercato di capire che fine avrei fatto. Tutti gli studenti del mio gruppo sarebbero stati assegnati al professore di genetica dell’altro canale che però non era specificamente un genetista molecolare. Comunque non c’era molto da fare. La prima lezione sarebbe stata l’indomani alle 9.00. L’indomani alle 8.30 ero davanti all’aula e, secondo la mia antica abitudine mi guardavo intorno alla ricerca della collega più carina. Ne vedo una niente male, la seguo, mi siedo vicino a lei e cerco di fare quattro chiacchiere finché non arriva il professore, poi, nel voltarmi casualmente all’indietro, incrocio lo sguardo di un ragazzo che non avevo mai visto, probabilmente uno dell’altro canale. Lì per lì non ci faccio nemmeno caso, poi la cosa si ripete e noto che il ragazzo che mi osserva, appena mi giro distoglie immediatamente lo sguardo. Lui sta più indietro rispetto a me quindi ha la possibilità di osservarmi con attenzione mentre io non mi posso girare... però so che c’è e che mi sta osservando. Ma che cosa avrà da guardare quello! Poi la lezione termina, mi giro ma lui non c’è più, ci resto quasi male, poi mi giro verso la mia collega carina, ma sono distratto, singolarmente distratto. Non sto nemmeno pensando al ragazzo... ma nemmeno alla ragazza. Non sapevo il perché ma il pensiero di quel ragazzo mi tornava di tanto in tanto alla mente, mi chiedevo se lo avevo già visto da altre parti ma mi sembrava di no, cercavo di trovare una ragione del perché mi stesse osservando ma non ne trovavo nessuna ma continuavo a pensarci. Poi me ne dimentico, il pomeriggio torno alle cose mie solite e non ci penso per un po’... poi la sera mi torna in mente, mi dico: “Ma che vorrà quello?”. L’indomani lo rivedo, è molto più prudente, evidentemente non vuole che io che io lo becchi mentre mi osserva. Il gioco di sguardi mi distrae anche durante la lezione. Non so che fare, mi dà fastidio che mi osservi così... mi riprometto di farglielo capire... mi giro un po’ mentre il professore è girato verso la lavagna e lo becco che mi osserva, con la mano gli faccio cenno, come a dire. “Che vuoi?”, lui mi fa capire che me lo dirà all’intervallo... e io aspetto l’intervallo per capire di che si tratta... suona la fine della lezione. Esco, si avvicina, gli chiedo: “Ma noi ci conosciamo?” e lui mi risponde “Purtroppo no...” Io non colgo al volo il significato di quel purtroppo e gli chiedo: “Ma perché mi osservi?” Mi risponde: “Perché sei un bel ragazzo...” e nel dirlo diventa rosso e gira gli occhi dall’altra parte. Una risposta del genere non me l’aspettavo... gli ho detto solo: “Ma che dici...” e me ne sono andato ma la cosa mi ha turbato profondamente. Mi sentivo un po’ come una puttana ad essere stato abbordato in modo così diretto e poi, con i miei parametri di allora, che un ragazzo potesse dire ad un altro ragazzo una cosa come quella che quello aveva detto a me mi sembrava del tutto assurdo... Non avevo mai odiato i gay, per me semplicemente non esistevano, quello era il primo ragazzo gay che incontravo... e mi aveva fatto una mezza dichiarazione... ero turbato, agitato, quasi offeso, mi sentivo sporco per il fatto di essere stato desiderato da un ragazzo, mi sembrava una cosa strana, innaturale... Insomma, ci ho ripensato tutto il pomeriggio... poi la sera ho visto Martina, l’ho vista per dire che ci siamo appartati come facevamo sempre. Tra noi la confidenza era totale, io le ho raccontato la storia e lei mi ha risposto: “Beh... è solo un finocchio!” e lo ha detto con un tono che non mi è piaciuto per niente. Per un attimo l’ho odiata, ma dopo è passata e abbiamo fatto l’amore... però mentre lo facevamo ogni tanto mi tornava in mente quel ragazzo e il pensiero mi dava fastidio. A Martina non ho detto nulla perché la sua reazione precedente non mi era piaciuta. Tu guarda come sono le cose... con un ragazza ci vai a letto e poi non le dici quello che pensi! Però a me è successo così. Sono tornato a casa arrabbiato con me stesso... era la prima volta che non dicevo a Martina la verità e tutto perché? Per un imbecillotto che mi aveva detto una cosa da finocchi... Non capivo perché potesse succedere una cosa simile, non potevo farmi condizionare da quello... però in effetti lui aveva detto solo poche parole, stupide quanto vuoi... ero io che stavo andando in crisi per una stupidaggine. La mattina appresso l’ho rivisto all’università, lui non si è avvicinato e ha fatto finta di nulla e la cosa mi è dispiaciuta... mi dicevo: “Tanto questo lo dice a tutti!” Però mi faceva rabbia che facesse finta di non vedermi e allora ho preso l’iniziativa, mi sono avvicinato e l’ho salutato con un ciao, lui mi ha risposto con un sorriso, come per dire: “Ci sono... non ti preoccupare” Ormai tra me e lui c’era une specie di sfida. Martina non sta alla mia facoltà, però alla mia facoltà c’era una ragazza che mi piaceva molto, Anna, quando vedevo quel ragazzo avvicinarsi mi stringevo a lei quasi istintivamente e lei mi diceva: “Ma che fai!” dopo un paio di settimane più o meno così e dopo qualche dissapore con Martina per motivi stupidissimi, ho deciso di parlare con quel ragazzo e di dirgli di lasciarmi in pace. Un giorno alla fine delle lezioni lo fermo perché volevo arrivare a una specie di regolamento di conti, gli chiedo di parlare, ce ne andiamo ai giardini pubblici, data l’ora c’era poca gente. Gli dico che mi deve lasciare in pace e lui mi guarda e mi dice: “Ma che ti ho fatto?” Io non so che dire... gli dico: “Non mi devi sfottere! Hai capito?” Mi dice: “Non lo farei mai...” Gli dico: “E il discorso che mi hai fatto quel giorno?” Mi risponde: “Quello è vero sei un bel ragazzo...”. Gli chiedo. “Sei gay?” Mi risponde: “Sì” Ribatto: “Io no! E non me ne frega niente! C’ho pure una ragazza e ci sto benissimo!” Lui mi fa: “E allora dov’è il problema?” Mentre parlava io lo osservavo. Non era un tipo appariscente ma era dolce... mi veniva voglia di toccarlo, aveva mani molto belle... e un sorriso incredibile. Gli faccio un sorriso e gli dico: “Pensi che un gay e un etero possano essere amici?” Mi risponde di sì con la testa e sorride. Abbiamo parlato un po’ poi ci siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo salutati. Ero contento di come erano andate le cose. Quel ragazzo mi piaceva. Mi dicevo: “Ma è proprio un bel ragazzo...” e subito dopo pensavo: “Ma che cavolo vado a pensare...”. La sera mi sono proposto di raccontare tutto a Martina perché altrimenti mi sembrava di tradire la sua fiducia. L’ho fatto e lei mi ha risposto: “Che hai fatto tu!” Le ho detto: “Ma guarda che non ci sono mica andato a letto...” lei mi ha guardato con un senso di repulsione e mi ha detto: “Ma non sarai mica finocchio pure tu?” Io allora mi sentivo etero al 100%, l’ho abbracciata, ecc. ecc. ma l’ho fatto solo per dimostrare che non ero gay, alla fine si è sciolta ed è stata contenta: per me quella è stata la prima volta che ho fatto l’amore perché dovevo farlo... ma lei non se n’è accorta. L’indomani vedo Marco all’università, mi accompagna in macchina, gli racconto che la sera prima ho fatto l’amore con la mia ragazza e che è stato bellissimo, lui mi guarda e mi fa: “Ti invidio... a me non è mai capitato niente di simile...” Io gliel’ho chiesto e lui mi ha parlato di sé. Esperienze sessuali nessuna! Dice che con me ci ha provato proprio perché io lo ispiravo molto, dice che non l’ho affatto deluso e che già avere un amico vero è bellissimo, anche se è etero perché forse certi etero ti capiscono più dei gay. Il discorso mi colpisce molto e decido sul momento di dirgli la verità. Gli dico: “Quello che ti ho detto non è vero... ieri ho fatto l’amore con la mai ragazza ma l’ho fatto per forza, per dimostrarle che non sono gay, perché le ho detto di te e lei mi ha rinfacciato che se voglio essere tuo amico sono gay anch’io...” Parlare con Marco è stato rassicurante perché tendeva a dire che io potevo essere solo etero, però io avevo parecchi dubbi per la testa e poi Marco mi piaceva fisicamente, così, solo a livello estetico. Ci salutiamo. La sera dovevo vedere Martina, la chiamo e le dico che non sto bene, resta perplessa e mi dice: “Ma non è per la storia di quel ragazzo?” Le dico di no. Dentro di me sapevo che non era vero. L’indomani rivedo Marco che mi riaccompagna a casa in macchina. Quando siamo dalle parti mie si ferma e cominciamo a parlare. Io mi eccito, era la prima volta che mi capitava di avere l’erezione per il solo fatto di stare in macchina vicino a Marco. Ero imbarazzatissimo, mi sono fatto schermo con l’impermeabile e sono sceso... Lui non si è accorto di nulla. Io mi sono detto: “Cavolo! allora è vero! ... Però io non lo amo, io di lui non so quasi nulla, questa è solo attrazione gay senza amore e poi io non voglio essere gay, non ha senso che io possa essere gay, mica posso dipendere psicologicamente da Marco...” Ma mentre facevo tutto questo ragionamento, ce lo avevo sempre davanti agli occhi e non solo l’erezione non mi passava... insomma mi masturbo pensando a Marco, poi penso che ne dovrei essere preoccupato, angosciato... e invece no! Neanche per sogno! Mi resta solo in mente che è stato bellissimo e che lui con me ci starebbe e che lui stupidaggini sulla mia vita etero precedente non me ne aveva mai dette. L’indomani vedo Marco e gli racconto come sono andate le cose, mi aspetto una risposta entusiastica e invece lui è molto prudente, si vede che è contento ma mi dice una cosa che non mi sarei mai aspettato: “Luca, ti voglio bene, ma non è un gioco, tu a me non devi dimostrare niente, io ti voglio bene anche se sei etero, ti voglio bene come persona perché mi hai trattato con rispetto e perché gay o etero mi sono innamorato di te, ma tu non devi sbagliare strada, devi fare sempre e solo quello che ti senti spontaneamente di fare...” L’unico gesto che ha fatto è stato prendermi la mano e stringerla fortissimo tra le sue.

mercoledì 6 febbraio 2008

SONO GAY

SONO GAY

Quando un ragazzo ha preso coscienza della propria omosessualità, cioè ha capito di essere gay, le sue reazioni possono essere di vario genere.

a) PRIMA IPOTESI (FUGA) - L’essere gay è vissuto come un evento deprecabile al punto che si tenta di uscirne cercando spontaneamente aiuto in tal senso presso i genitori, presso uno psicologo o cercando di auto-condizionarsi alla eterosessualità attraverso il coinvolgimento in relazioni eterosessuali nelle quali si entra in cerca di una affermazione della propria eterosessualità.
Poiché molti ragazzi gay, in situazione di particolare coinvolgimento emotivo rispondono bene anche a stimoli di natura eterosessuale, cioè hanno l’erezione in occasione di contatti sessuali con donne e raggiungono anche l’orgasmo, ossia il culmine dell’eccitazione sessuale, questi ragazzi che associano impropriamente l’idea di essere gay con l’idea di non poter raggiungere l’orgasmo e di non poter andare in erezione con una donna, si confermano nell’idea di essere eterosessuali. I loro rapporti sessuali con le donne sono per loro insoddisfacenti ma essi ricercano le cause di questa insoddisfazione altrove e non nella propria omosessualità.
Per un omosessuale non è impossibile avere rapporti sessuali con una donna, alcuni omosessuali sono sposati e hanno figli, sono gay in quanto il loro desiderio sessuale non si realizza nei rapporti matrimoniali ma nei rapporti con altri uomini. Un gay può essere coinvolto in rapporti eterosessuali ma non li troverà soddisfacenti e in assenza di possibili rapporti omosessuali troverà sfogo nella masturbazione pensando a persone dello stesso sesso.

b) SECONDA IPOTESI (SUBLMAZIONE) - L’essere gay è accettato in dimensione del tutto privata come propria identità profonda alla quale però non può essere data alcuna via per manifestarsi all’esterno. In situazioni del genere, un ragazzo è portato a sublimare la propria omosessualità e a viverla in termini di amicizia amorosa, cioè di un’amicizia stretta che non ha all’apparenza alcuna connotazione di interesse sessuale. Un ragazzo gay, in una situazione del genere tende a creare storie impossibili, ossia storie in cui sia sempre possibile sfuggire ad un coinvolgimento sessuale diretto. Questi ragazzi, proteggendosi dietro un’esigenza di essere prudenti, rinunciano coscientemente perfino alla ricerca di un rapporto omosessuale vero, per loro, dichiararsi al loro amico prediletto è sostanzialmente impossibile.

c) TERZA IPOTESI (ACCETTAZIONE) - L’essere gay è accettato come realtà non da reprimere ma da coltivare per quello che è. In questa situazione, ad un ragazzo gay si prospettano i problemi tipici che in pratica tutti o quasi i ragazzi gay hanno dovuto affrontare. Questi problemi sono sostanzialmente due:
1) Il comung out
2) La ricerca di un compagno

Per ciascuna di queste due cose in questa sezione del Forum puoi leggere gli articoli specifici.

domenica 11 novembre 2007

SCOPRIRSI GAY

Apro il blog “STORIE GAY” e trovo un commento al post “COME HO CAPITO DI ESSERE GAY”. E’ un commento importante che si rivolge all’autore del post.
Anonimo ha detto...
Ciao....ho letto la tua storia ( be è piuttosto ovvio dato che sto lasciando un commento!) e ora sto un pò meglio perchè so che al mondo c'è un altra persona che si è trovata nella mia "stessa" situazione; ti ammiro perchè tu sei riuscito ad accettare quello che sei. Io sono in uno stato di puro panico ma allo stesso tempo quello che secondo me, fino ad ora, era sbagliato mi attrae. Spero anch'io un giorno di riuscire ad accettarmi così come sono senza odiarmi.
10 novembre 2007 20.30
Per debito di chiarezza devo precisare che il post “COME HO CAPITO DI ESSERE GAY” mi è stato inviato anonimo come messaggio sul blog (msn) “STORIE GAY E NON SOLO” con il seguente brevissimo testo di accompagnamento:
“Questa è la mia storia vera, se ti va pubblicala, mi farebbe piacere, chissà che non serva a qualcuno.”
Il messaggio era senza firma. Si tratta del sesto post che non ho scritto io o non ho dedotto dal materiale di archivio che conservo. Non so di chi sia ma è evidente che è di un utente del mio blog msn “STORIE GAY E NON SOLO”. L’autore del post, quindi, molto difficilmente potrebbe accorgersi di un commento lasciato su un altro blog. La pubblicazione del commento su tutti e tre i brog (PROGETTO GAY [in assoluto il blog più commentato], STORIE GAY [blogspot] e STORIE GAY E NON SOLO [msn]) serve a tentare di fare in modo che l’autore legga il commento e, se vuole, risponda.
In ogni caso una riflessione si impone. Due persone: l’autore del post e il commentatore si ritrovano nella “stessa” situazione che, lo devo dire, è molto più comune di quanto non si creda. Ho conosciuto personalmente ragazzi anche ben oltre i 21 anni che hanno scoperto di essere gay dopo aver avuto a tutti gli effetti, sesso compreso, una vita tipicamente etero ed effettivamente l’atteggiamento che ho riscontrato più frequentemente è del tipo di quello del commentatore e non del tipo di quello dell’autore del post. Queste persone si ritrovano, anche in età non giovanissima, di fronte ad una crisi di identità. Dal mio punto di vista credo che, al di là di qualsiasi accademismo sull’origine dell’omosessualità, abbia senso osservare quello che accade e la crisi di identità è pressoché una costante in situazioni del genere. Mi riferisco a situazioni in cui i ragazzi, prima di scoprirsi gay, non avevano mai sospettato che una cosa del genere potesse accadere. Questi ragazzi che non avevano una identità etero di copertura ma erano profondamente convinti del loro orientamento etero, si trovano, spesso per situazioni come quella descritta nel post, a scoprire che, invece, il loro orientamento sessuale è tipicamente gay. Non stiamo parlando di bisessuali, ma di veri gay che, salvo meccanismi di autorepressione violenta, non torneranno più ad una sessualità etero. Un ragazzo che si identifica come gay in età molto giovane in genere vive una situazione meno traumatica di chi si sente gay per la prima volta in età adulta. La domanda: “Che mi sta succedendo?” è automatica. Come dice il commentatore, ci si sente attratti da ciò che fino a poco prima si riteneva assolutamente sbagliato, o quanto meno lontano da sé. E in una situazione di questo genere il panico arriva. Nelle situazioni di questo tipo con le quali mi è capitato di venire in contatto ho visto più volte ragazzi che pur essendo fortemente tentati dal mondo gay al punto, a loro dire, di andare in erezione per il solo fatto di parlare con un ragazzo, si costringevano ad autentiche forme di autocondizionamento nel tentativo vano di “correggere” la loro nuova sessualità, si forzavano a non masturbarsi per molto tempo e quando lo facevano cercavano di concentrarsi sul’idea di stare con una ragazza o, addirittura, si forzavano ad un contatto sessuale con una ragazza nel tentativo di mettere da parte i loro interessi gay. Tentativi di questo genere erano condotti con un impegno serissimo e tuttavia avevano effetti psicologici deprimenti, come la mancanza di erezione al contatto sessuale con una ragazza o come la sensazione ancora più deludente che deriva da un rapporto sessuale che arriva al termine ma che non soddisfa perché non corrisponde ai propri desideri profondi. Per un ragazzo grande, che ha vissuto anni come etero, rendersi conto di essere gay è traumatico specialmente in una circostanza, che tra l’altro è di gran lunga la più frequente, ossia nel caso che la scoperta della propria omosessualità sia una scoperta che si fa da soli. I ragazzi che si scoprono gay per effetto di un’amicizia amorosa con un ragazzo gay, in genere, vivono il cambiamento in modo molto meno traumatico, per loro l’essere gay significa trovare fin dl primo momento un supporto forte in un ragazzo che li sostiene. Ma per i ragazzi che scoprono da soli la loro omosessualità la sensazione è sgradevole perché comporta una sorta di solitudine radicale: “A chi lo dico?” Per questi ragazzi in genere non c’è nessuna possibilità di confronto, i lori amici sono tutti etero e, in genere, il timore di creare contatti gay è considerevole, si tratta di ragazzi che non sono abituati a considerare la condizione gay come una condizione di normalità e si giudicano in qualche modo un caso patologico. Questa è la realtà ed è una realtà che comporta situazioni di disagio grave. L’accettazione è difficile ma, per quello che ho visto, arriva abbastanza rapidamente, in genere due o tre anni. Il cammino che seguono questi ragazzi è segnato alcune tappe fondamentali. La prima è il superamento delle autoforzature sessuali, cioè il non mettersi alla prova in situazioni etero e l’accettare una sessualità gay almeno nella masturbazione. Questo passo è in genere il più difficile, perché comporta una ammissione sostanziale del proprio essere gay. La seconda fase è data dalla conoscenza del mondo gay e qui ci possono essere problemi non piccoli. Un ragazzo che scopre di essere gay in età adulta deve riuscire ad accettare di far parte del cosiddetto mondo gay e se questo gli si presenta nelle forme più esasperate la cosa diventa molto difficile. In altri termini l’idea di gay come normalità è fondamentale: gay come confronto serio, come discussione, come supporto reciproco, come amicizia, questa parola in una situazione come quella di cui stiamo parlando è fondamentale, un amico gay serio può facilitare molto le cose, un amico gay interessato al sesso, aggressivo o poco rispettoso può destare facilmente repulsione e aggravare la crisi di identità. In genere l’accettazione di una vita affettiva gay seria necessita di tempo. In questo senso un blog gay come questo può avere un senso perché permette ad un ragazzo che si scopre gay di vedere che cosa sono veramente i gay e di confrontarsi con loro, non solo leggendo i post ma soprattutto i commenti (vedi il blog Progetto Gay ricchissimo di commenti). Trovare tra i gay un rispetto autentico e un’amicizia seria è fondamentale per chi ha appena scoperto di essere gay e di questo ha paura.

domenica 14 ottobre 2007

SENTIRSI GAY PER LA PRIMA VOLTA

Questo post è dedicato all’utente che è arrivato a questi blog battendo su Google “sentirsi ghei per la prima volta”. Lo scrivere ghei e non gay e soprattutto la scelta di pagine dedicate ai giovanissimi mi lascia supporre che si tratti di un giovanissimo lettore. A questo ragazzo vorrei dedicare questo post, nella speranza che possa leggerlo una volta o l’altra, dato che non è la prima volta che accede a questo blog. Do per scontata l’ipotesi che si tratta effettivamente di un ragazzo giovanissimo che si sente gay per la prima volta.
Carissimo,
intanto mi fa piacere che tu sia arrivato su questo blog perché sto cercando in ogni modo di mantenerlo un ambiente serio, come avrai l’occasione di vedere dalla lettura dei commenti, le persone che frequentato questo blog sono persone serie. Ma che cosa può dire un uomo anziano come me a un ragazzo giovanissimo che si sente gay per la prima volta? Innanzitutto provo il peso di una certa responsabilità, gradita certo, ma reale. Ovviamente anche a me è capitato di sentirmi gay per la prima volta, e mi è capitato quando ero giovanissimo, intorno ai 13 anni, se non anche prima. In quel momento ho percepito per la prima volta che mi sentivo attratto verso gli altri ragazzi e che quell’attrazione pervadeva tutto il mio essere, non era una scelta, non era un gioco, non era una cosa fatta per sfida, era una vera è propria realtà di fondo della mia persona che veniva alla superficie. L’adolescenza, con la sua maturazione sessuale, mi aveva fatto scoprire la sessualità e, per me, si trattava di omosessualità. In realtà non ero assolutamente consapevole di che cosa quella scoperta avrebbe comportato nella mia vita, sul momento ne percepivo soltanto la forza che mi spingeva verso gli altri ragazzi. All’epoca, molti anni fa, di queste cose non si parlava liberamente e in modo serio e alcuni ragazzi le vivevano in modo aggressivo ritenendo che la sessualità legittimasse una qualche forma di aggressività se non addirittura di violenza verso gli altri. Quando ero alle scuole medie ho visto dei veri momenti di violenza sessuale di alcuni ragazzi su altri ragazzi, l’apparenza era quella del gioco ma era un gioco imposto e non condiviso e quindi era una vera e propria violenza. Alle scuole superiori non ho mai visto nulla di simile. Per me l’essere gay non autorizzava alcuna forma di violenza. Avevo alcuni amici (pochissimi) con i quali si creavano momenti di intimità molto gradevole ma mi rendevo conto che i rapporti con questi ragazzi non erano simmetrici, io lo cercavo per altri motivi e per me lo stare vicino a loro aveva una valenza sessuale innegabile. I miei compagni di scuola si masturbavano pensando alle ragazze, io lo facevo pensando ai ragazzi, loro potevano parlare di ragazze in modo scopertamente sessuale (anche se credo ne sapessero ben poco) io di ragazzi non potevo parlare affatto, cominciavo a percepire la mia diversità come una forma di emarginazione, come un qualcosa che marcava la mia non appartenenza al gruppo, certe volte i miei compagni parlavano di sesso solo dicendo stupidaggini e la cosa mi dava fastidio, ma qualche volta il discorso era serio ma io non potevo intervenire, ascoltando i loro discorsi potevo studiare la loro sessualità e, inevitabilmente, la trovavo diversa dalla mia, poi sono venuti i problemi con la religione e con la confessione e il tentativo di contenere la masturbazione, ma la mia concentrazione era soprattutto sull’idea di non masturbarmi, non tanto sull’idea che la mia era una masturbazione omosessuale, del significato di questo fatto ho avuto conoscenza soltanto dopo. Quando sono passato alla scuola superiore l’idea di incontrare un amico “come me” è diventata l’idea centrale. Frequentavo circoli sportivi, ricreativi, frequentati dai ragazzi, passavo con loro interi pomeriggi, ero sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andare via. Ma lì non ho trovato ragazzi gay, forse ce ne erano, ma avevano paura di esporsi. A scuola i momenti emotivi più coinvolgenti erano quando si andava allo spogliatoio per le lezioni di educazione fisica o quando si andava alla gita scolastica. Qualche immagine eccitante dal mio punto di vista c’era ma non si trattava di sessualità a due ma solo di qualche immagine colta per caso e arricchita a forza di fantasia, ma comunque in modo totalmente lontano dalla realtà. Per tutto il tempo del liceo la ricerca di un altro ragazzo gay è stata vana e, lo devo dire, avevo paura e non ero molto intraprendente in queste cose, così ho cominciato a spostare i miei interessi sul mondo della cultura, si trattava di falsi interessi, di tentativi di trovare soddisfazioni di ripiego, ma sul momento mi davano almeno un po’ di gratificazione. A scuola andavo bene ma dentro mi sentivo un senso di vuoto terribile e avevo l’impressone che il tempo mi stesse sfuggendo dalle mani giorno dopo giorno. All’università la delusione è stata totale, nessuna amicizia vera, nemmeno superficiale, ma io continuavo a frequentare gli stessi gruppi sportivi e ricreativi del tempo del liceo e cercavo di non pensare. In breve, solo dopo i 40 anni ho cominciato a vivere la mia vera vita perché ho incontrato un ragazzo etero (bada bene, non un ragazzo gay) che mi ha voluto bene. Questo ragazzo mi ha accettato per quello che ero, tra noi non c’è mai stato sesso a nessun livello, ma un contatto affettivo profondo c’è stato eccome... da allora io ho capito che si può essere felici di essere gay, ma per essere felice devi trovare persone che ti vogliano bene per quello che sei... e a me è capitato. Adesso sono vecchio ma mi sento sereno e ho creato questo blog per cercare di comunicare il senso di serenità che ho trovato. Tanti ragazzi leggono questo blog e lo commentano e la cosa mi dà una soddisfazione profonda, con alcuni di loro mi ritrovo a chiacchierare in chat, ma sono ragazzi molto più grandi di te. Una sola cosa mi permetto di dirti: cerca di essere prudente, di costruirti un futuro studiando adesso e lavorando dopo e quando ne avrai la possibilità cerca di costruirti una vita piena di cose vere, di amici veri, di amore vero, di rispetto vero. Queste cose danno un senso alla vita!