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domenica 24 gennaio 2016

DA ETERO A GAY: LA SCOPERTA TARDIVA DELLA PROPRIA SESSUALITÀ

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte tredicesima
Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis.
Nella Storia n. 27, che potete leggere qui di seguito, si può seguire il percorso di emersione della omosessualità in un ragazzo americano di fine 800. Nella storia si ha una chiarissima esemplificazione di un concetto fondamentale riguardante la sessualità: l’imprinting sessuale (cioè le prime esperienze sessuali o para-sessuali vissute in età infantile).
Da una lettura attenta risulta chiaramente che l’imprinting, nel caso specifico molto forte e molto anticipato, e la facilità nel procacciarsi sesso etero, hanno reso impossibile l’emersione della omosessualità fino all’età adulta. Aggiungo che l’assenza della masturbazione dovuta alla facilità e alla frequenza del coito eterosessuale, privava di fatto il ragazzo di un elemento fondamentale per il riconoscimento del proprio orientamento sessuale.
Buona lettura!
STORIA 27
H. C., americano, 28 anni, possidente, non sposato, il maggiore dei due figli. La sua storia può essere meglio espressa con le sue stesse parole:
“Io sono, dalla parte di entrambi i genitori, di ascendenze inglesi molto antiche, essendo i primi coloni del mio nome arrivati nel New England nel 1630. Sia la famiglia di mio padre che quella di mia made sono state prolifiche di soldati e statisti; la famiglia di mia madre diede un presidente degli Stati Uniti. Per quanto ne so, nessuno dei miei predecessori ha fatto sospettare stranezze mentali, ad eccezione di uno zio materno, il quale, per eccesso di studio, divenne folle per un anno.
“Sono laureato in due università con una laurea in belle arti e una in medicina. Dopo un anno come medico in un ospedale, abbandonai la medicina del tutto, per seguire la letteratura, una predilezione che avevo dall’inizio della fanciullezza.
“Mi sono svegliato al sentimento sessuale all’età di 7 anni, quando, in una piccola scuola privata, intravedendo le cosce nude sopra le calze delle mie compagne di scuola femmine, mi esaltavo vagamente. Questo feticismo, è cresciuto più definitamente centrato alla fine sulle cosce e poi su tutta la persona di una ragazza in particolare. Il mio primo sogno tinto di sessualità fu su di lei, mentre lei mi stava vicino io schiacciavo il mio pene sopra un’incudine rovente e poi, in beatifica auto-immolazione, esponevo il moncherino carbonizzato ai suoi supplicanti occhi rotondi. Questo amore, però, diminuì all’arrivo di una nuova ragazza nella scuola, che, non più bella, ma più formosa, esercitava una forte attrazione sulla mia sessualità nascente. Un pomeriggio, nella soffitta della scuderia di suo padre, mi indusse a spogliarmi, dando lei stessa l’esempio. L’erezione che le nostre manipolazioni reciproche produssero fu per me senza impulso cosciente, provai solo una curiosità infantile vedendo la nostra differenza genitale. Ma l’episodio diede l’avvio a capricci stravaganti, uno dei quali con insistenza mi ossessionava: con queste differenze fisiche, ovviamente, compensatorie, perché io e quella ragazza non avremmo dovuto realizzare un qualche tipo di rapporto sessuale? Questa fantasia, derivante esclusivamente da quell’esperienza unica, mi affascinò solo con quello che aveva di grottesco, perché in quel momento la mia sensibilità sessuale non era che rudimentale e la mia conoscenza del sesso era nulla. L’idea bizzarra, presentata alla ragazza altrettanto ignorante e da lei approvata, nacque nella soffitta dell’aia paterna e là, in modo molto pasticciato, giunse a un compimento sorprendente e piacevole.
“Nei quattro anni successivi ho ripetuto l’atto non di rado con questa ragazza e con altre.
“Quando avevo 11 anni io e mia sorella fummo portati dai nostri genitori in Europa, dove rimanemmo sei anni, frequentando la scuola ogni inverno in una città diversa e viaggiando, durante l’estate, in diversi paesi.
“All’estero il mio desiderio fu saziato al massimo grado: la disponibile ragazza compagna di giochi era onnipresente, e io la maneggiavo con ardore negli alberghi svizzeri, negli stabilimenti termali tedeschi, nelle pensioni francesi, dove non l’ho fatto? Verso la pubertà per la prima volta ho fatto ricorso, qualche volta, alle prostitute.
“Alla masturbazione, eccetto alcuni esperimenti, non ho mai fatto ricorso. Pochi dei miei compagni di scuola la praticavano dichiaratamente.
“Di omosessualità avevo sentito qualcosa esclusivamente attraverso i classici, in cui, senza lunga ponderazione, riconoscevo solo il nostro cameratismo moderno, poeticamente esaltato, mascherato con gli abiti con la fraseologia antica. L’omosessualità non riuscì mai ad annidarsi dentro di me e non trovò nessuna consonanza nella scala delle mie simpatie, non possedevo nessuna pietra di paragone per tradurre le esibizioni di quegli amori ambigui in messaggi infuocati Il rapporto con il mio sesso consisteva, intellettualmente, in un’amicizia occasionale priva di forte affetto, e fisicamente, in un blando antagonismo, il corpo nudo di un uomo era per me alquanto repellente. Le statue di donne mi evocavano una risposta sia carnale che estetica, quelle degli uomini, non mi suscitavano alcuna emozione, salvo un approfondimento di quella antipatia originaria. Allo stesso modo accadeva per i dipinti, la letteratura, il dramma, gli uomini servivano solo come complemento per le deliziose fanciulle, che visitavano i miei serragli aerei e mi leccavano nei miei rosei sogni.
“Nel mio diciottesimo anno tornammo in America, dove entrai all’università.
“Il corso del mio amore per le donne era ormai un po’ irregolare, il rapporto sessuale normale cominciò a perdere fascino. Già avevo definito, senza l’aiuto di nessuno la logica del coito, così ora l’immaginazione, brancolando nel buio, concepì un nuovo impulso per il desiderio, il  cunnilingus. Ma questo, anche se per un po’ fu abbastanza adeguato, presto cessò di soddisfarmi. In quel frangente, il Natale del mio primo anno di college, fui nominato direttore di una piccola rivista, una pecca precoce del modo di procedere di questa rivista fu la scarsità di storie d’amore. Tale abbandono improvvido era in linea con il mio modo deviante di vedere le donne, un modo di vedere che mi era stato dato dalla auto-dissipazione del glamour attraverso il quale si voleva che apparissero. Avevo vagato in qualche modo dietro le quinte e avevo visto, senza l’intervento delle luci della ribalta del sesso, che le fate una volta così raggianti si riducevano ad una umanità imbellettata, simpatica come sempre, ma non più desiderabile.
“Poco dopo, si cominciò a parlare del caso di Oscar Wilde. I resoconti dei giornali su questa faccenda, mentre  mi illuminavano, non accendevano alcuna luce di auto-rivelazione; correggevano soltanto alcune inutili congetture che, su alcuni vizi mistici, avevo sentito sussurrare. Qua e là un’allusione giornalistica ancora troppo recondita mi veniva faticosamente chiarita da un compagno di studi effemminato, che, immagino ora, non avrebbe mostrato alcuna reticenza se lo avessi pregato di aggiungere una dimostrazione pratica. Acquistai anche delle fotografie di Oscar Wilde, le guardavo sotto gli auspici untuosi di quello stesso svirilizzato mentore blandiloquente. Se il mio interesse per Oscar Wilde derivava da qualche altra emozione che non fosse la curiosità piuttosto morbosa allora quasi universale, non ne ero comunque consapevole.
“I sogni erotici, preclusi fino ad allora dal coito, vennero subito ad affliggermi. I protagonisti di questi sogni erano (e sono tuttora) invariabilmente le donne, con questa sola eccezione che io posso ricordare: sognai che Oscar Wilde, una delle mie fotografie di lui incarnata, si avvicinò a me con un languore buffonesco e eseguì una fellatio su di me, un atto che mi era stato spiegato verbalmente poco prima dal mio oracolo. Per un mese o più, il ricordo di questo sogno mi disgustò.
“I pochi tentativi successivi, timidi e svogliati, di ripristinare la mia attività sessuale erano predestinati a fallire, anche perché avevo temuto che lo fossero: l’erezione era incompleta, l’eiaculazione senza piacere.
“Sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo comportamento. Perché coito senza desiderio sensuale del coito? Nessun senso del dovere mi spingeva, né alcun timore di un’aberrazione sessuale. La spiegazione è questa: l’attrazione per le donne non era stata eliminata, ma semplicemente sublimata, la mia immaginazione, che non importava più le immagini delle donne dall’osservazione, creava le proprie sirene deliziose, una volta diventata ​​esigente e trascendente, si rivolgeva invano alla realtà. La sostanza era svanita stabilmente, e presto anche queste sue ombre tormentose divennero via via più evanescenti, finché anch’esse svanirono nel nulla .
“Gli antipodi della sfera sessuale vennero sempre più verso la luce della mia tolleranza. L’inversione, fino ad allora macchiata da una leggera ripugnanza, divenne alla fine esteticamente incolore, e poi riprese delicatamente colore, in un primo momento solo attraverso la pietà verso le sue vittime, ma alla fine, il colore si fece più marcato con l’inclinazione semicosciente ad applicarla a me stesso come una remota possibilità. Questa rivoluzione, però, non avvenne senza una spinta esterna. Il tono prevenuto di un libro che stavo leggendo, Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, incitando il mio sdegno, mi portò alla simpatia. Il mio prendere le difese degli omosessuali, puramente astratto anche se era solo un inizio, comportava però il mio guardare le cose con occhi ipoteticamente invertiti, un orientamento per amor di discussione. Dopo un po’, insensibilmente e non in un momento ben preciso, l’ipotesi si fuse con la realtà: io stesso ero un invertito. L’inversione occasionale e fittizia non si era mai sovrapposta, credo, a questa vera inversione, ma piuttosto una vera e propria inversione, dormiente per tutti quegli anni, aveva semplicemente risposto alla fine ad uno stimolo forte e abbastanza prolungato, come un uomo che si risveglia quando è chiamato ad alta voce.
“Nel presentare me stesso così sessualmente trasformato, non affermo di aver avuto fin dall’inizio una qualche inclinazione definitiva. L’istinto, così evoluto da poco tempo, rimase per un po’ offuscato. La sua espressione primaria era un interesse debolmente sensuale per le caratteristiche fisiche dei ragazzi specialmente nelle loro somiglianze con le donne. A questo interesse non opponevo alcuna disapprovazione; dato che la lascivia con le donne in molte e diverse situazioni aveva molto tempo prima intossicato la mia coscienza sessuale fino a portarla alla letargia, nessun ragionamento si oppose al tentativo di ricostituire quella coscienza sessuale. D’altra parte, il piacere intellettuale per le promesse del nuovo mondo, così come la sensualità, mi conducevano alla sua esplorazione deliberata. Eppure, per un anno, il desiderio si fermò ad una vera libidine su nulla di più concreto dei giovani, la coabitazione coi quali era la mia unica fantasia.
“Un giovane chirurgo, dopo aver letto la mia copia della Psychopathia Sexualis, si mise una sera a discutere sugli invertiti con tale gusto che gli chiesi ingenuamente se lui stesso fosse invertito. Diventò rosso, se confermativamente o altrimenti non potevo immaginarlo, nonostante il suo no veemente. Immediatamente ritirò molto sottilmente la sua negazione. Ma alla sua domanda, in risposta alla mia, io mantenni il mio no, per paura che mi proponesse qualche atto sessuale, un cosa che l’estetica della mia inversione sessuale in pieno sviluppo non avrebbe ancora permesso, i ragazzi della mia immaginazione dominavano ancora la scena.
“Una sera, subito dopo, mi scortò a molte delle caffetterie dove gli invertiti sono soliti radunarsi. Questi luoghi di incontri amorosi segreti erano tutti molto simili: un lungo corridoio, con l’orchestra ad una estremità, tavoli in marmo lungo le pareti, che lasciavano il pavimento libero per ballare. Attorno ai tavoli sedevano ragazzi e giovani, Adoni sia per effetto dell’arte che della natura, disponibili per un drink o una chiacchierata col Samaritano di turno, e timidamente venivano importunati per i piaceri per i quali, al piano di sopra, c’erano piccole stanze in affitto. Uno dei ragazzi, supportato dall’orchestra, cantava “l’aria dei gioielli” del ‘Faust’. La sua voce aveva la limpida, tremula purezza di un clarinetto, e il suo volto la bellezza di un angelo. La canzone si concluse, lo invitammo al nostro tavolo, dove si sedette a sorseggiare un brandy liscio, mentre rispondeva beffardamente alle mie domande libresche. I ragazzi prostituti che abbelliscono queste sale, ci informò, avevano nomi fantasiosi, alcuni di attrici famose, altri di eroi del teatro, il suo nome era Dorian Gray. I rivali, si lamentava, avevano assunto lo stesso nome, ma lui era l’originale Dorian, gli altri erano solo impostori gelosi. I suoi capelli ricci erano d’oro; le guance rosa; le labbra, rosso corallo, si aprivano incessantemente per rivelare il bianco perla scintillante dei suoi denti Eppure, anche se lo ritenevo il giovane più bello del mondo, non provavo nessun interesse sessuale né per lui né per gli altri ragazzi, che in realtà erano tutti belli – la bellezza era la loro principale risorsa. Dorian, inoltre, esaltato dallo splendore del suo abbigliamento femminile, corsetti di raso, abiti da sera scollati, ecc, si vestiva, nelle notti di gala, in modo da mettere in mostra le sue spalle lucenti e le sue braccia belle, paffute e bianche. Così messo in mostra, scherzava, e avrebbe stregato perfino me, ancora così impassibile, fino a quando non mi fossi buttato, in lacrime di felicità, nel suo abbraccio d’amore.
“La mia prima esperienza di fellatio fu un mese più tardi, con il giovane chirurgo. Gli confessai lo sfizio di provare, e lui accettò. Anche se questo atto nauseante e faticoso, molto imperfettamente eseguito, era dovuto soprattutto alla curiosità, sorse ben presto una passionale velleità di ripetizione. In breve, il desiderio della fellatio crebbe lentamente dalla notte di quel fiasco sdolcinato e divenne alla fine in un desiderio sovrano.
“Forse l’abortire spontaneo di quell’esperimento iniziatico era dovuto alla precipitazione, all’incubazione del mio istinto perverso che non era ancora completa. Ci fu poi una pausa di un mese, nella quale, anche se non ci fu alcun tentativo di una ulteriore fellatio, la mia mente andò via via sempre più vicino ad una conciliazione con la grossolanità dell’atto, e cominciò a scoprire qualche correlazione tra le sue creature e i bei ragazzi visti in carne e ossa. Una sera, a Broadway, concepii improvvisamente un desiderio totale per un giovane che stava uscendo da un hotel mentre passavo. I nostri sguardi si incontrarono e si  fermarono insieme. Si accostò a me per la prima volta vicino a una vetrina. Era un invertito. Con lui, nella sua stanza presso l’hotel da dove lo avevo visto uscire, ho passato una notte apocalittica. Da allora in poi il contatto con i ragazzi limitato solo allo spirito cessò di essere un fine, le immagini si erano trasformate in carne, uscivano dal loro contesto a andavano per le strade. Quel ragazzo, quel deus ex machina, lo vedo chiaramente: i suoi capelli ricci marroni, gli occhi azzurri come il mare, il suo petto insieme così ad arco e così pieno, le braccia arrotondate, la sua vita stretta, il rigonfiamento aggraziato dei suoi fianchi e le cosce, piene e bianche come la neve; ricordo come ieri le fossette nelle sue ginocchia, la snellezza delle sue caviglie, la morbidezza dei suoi piccoli piedi, con il collo del piede rosa come l’interno di una conchiglia. Come gongolavo sulle sue ampie rotondità, le sue ricche ondulazioni!
“Negli ultimi otto anni ho eseguito la fellatio (mai la pedicatio) con più di trecento uomini e ragazzi. La mia preferenza è per i ragazzi tra i 15 ei 20 anni, raffinati, carini, con un fare da ragazzina, e loro stessi omosessuali.
“Personalmente, salvo questo amore per i maschi, sono da ogni punto di vista maschile, dedito agli sport all’aria aperta, e a fumare e a bere moderatamente. All’apparenza, non sono che un ragazzo di 18 anni. La mia faccia e la figura sono generalmente considerate belle. Sono ben rasato, con capelli neri e ricci, le guance rosse e gli occhi castani, i lineamenti delicati e regolari; il corpo, di media statura, ovunque praticamente senza peli. Con anni di allenamento ho raggiunto anche grande forza e proporzioni classiche, i contorni dei muscoli sono facilmente arrotondati dal tessuto adiposo. Le mie mani ed i piedi sono di piccole dimensioni. Il mio pene, anche se perfettamente formato, è decisamente enorme – eretto, dieci pollici e mezzo di lunghezza, sette pollici e un quarto di circonferenza.
“Qualche spinta alla mia apostasia dai metodi ortodossi è venuta, senza dubbio, da questa ipertrofia del pene, che già nel mio ventesimo anno aveva acquisito la sua attuale dimensione eccessiva, rendendo il coito impraticabile con la maggior parte delle donne. Io tentavo e dolorosamente quando l’inserimento riusciva. Dal quando mi ritrovai erede dell’inversione, un unico ritorno del desiderio normale, sei anni fa, mi convinse a tentare il coito con undici o dodici prostitute, e, abbastanza stranamente, con quasi tutta la lascivia dei vecchi tempi e con la piena erezione, ma, come avvenne, sempre con troppo grande disparità delle parti per il successo.”
Una certa ricercatezza nei modi di questa comunicazione può essere attribuita in parte alla natura degli interessi letterari che lo scrittore di preferenza coltiva, e in parte, senza dubbio più fondamentalmente, al carattere speciale del suo temperamento, prevalentemente estetico e all’attrazione per l’esotico. Un’attrazione per esperienze esotiche non sarà, tuttavia, sufficiente a spiegare lo sviluppo piuttosto tardivo delle tendenze omosessuali, uno sviluppo ritardato che può essere la base per collocare questo caso proprio nel gruppo degli invertiti ritardati. H. C. stesso ha sottolineato a me che la sua avversione per le donne, che cominciò ad apparire nel diciottesimo anno, era già notevole prima che avesse mai sentito parlare chiaramente di atti omosessuali specifici e un anno intero prima che egli sperimentasse il minimo interesse sessuale per gli uomini o per i ragazzi. Inoltre, se è vero che la tendenza attuale all’attrazione omosessuale è apparsa solo dopo che aveva letto Krafft-Ebing ed era venuto a contatto con gli invertiti, tali influenze non sarebbero sufficienti a cambiare la natura sessuale di un uomo normalmente costituito.
Si può aggiungere che H. C. non è attratto da uomini normali. Per quanto riguarda il suo atteggiamento morale egli osserva: “Non ho scrupoli nell’indulgere alla mia passione. Capisco le obiezioni morali avanzate, ma esse sono così speculative e costruite, mentre, in modo immediato, l’inversione è la fonte di tanto bene.” Egli considera tutta la questione sessuale come in gran parte una questione di gusto.
Considero il caso precedente, un caso di notevole interesse. Presenta ciò che è comunemente considerato un tipo molto diffuso di inversione, di cui Oscar Wilde sarebbe il massimo esponente, in cui una persona eterosessuale diventa chiaramente omosessuale per effetto dell’esercizio della curiosità intellettuale e dell’interesse estetico. In realtà il tipo è tutt’altro che comune; infatti, una curiosità intellettuale e un interesse estetico, abbastanza forti da dirigere anche in apparenza l’impulso sessuale in qualche nuova direzione, sono a loro volta tutt’altro che comuni. Inoltre, una lettura critica di questa storia suggerisce che il controllo apparente della ragione sull’impulso sessuale è un fenomeno superficiale. Qui, come sempre, la ragione non è che uno strumento nelle mani delle passioni. Le cause apparenti sono in realtà gli effetti; e noi assistiamo al graduale emergere di un impulso omosessuale ritardato.
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mercoledì 20 giugno 2012

ACCETTARSI COME GAY IN ITALIA E IN SVEZIA

Ciao Project,
noi non ci conosciamo però ho deciso di mandarti questa lettera perché progetto gay mi ha aiutato moltissimo nel mio processo di accettazione e vorrei che tu leggessi (e se vuoi che tu pubblicassi) i risultati della mia esperienza su questo argomento (cioè l’accettazione). Adesso mi sento sereno e penso che tanti ragazzi che si sentono come mi sentivo io fino a pochi mesi fa potrebbero trovare utili le cose che sono venuto elaborando piano piano.
Ho 25 anni, la mia storia penso sia simile a quella di moltissimi ragazzi gay. Ho una sorella più piccola di me di un anno. Mio padre è tra i 50 e i 60, mia madre non ne ha ancora 50. La mia famiglia mi vuole bene ma a modo suo, sono brave persone ma non sono capaci di guardare al di là del proprio naso. Mio padre è il classico bell’uomo per la sua età, ancora ben portante, e ha certamente un fascino sulle donne, l’ho notato in tante situazioni, ma ho notato anche un’altra cosa, quando ci sono donne, diciamo dai 20 in su, lui si trasforma, si atteggia, cambia modo di fare, non se ne accorge nemmeno, ma ha il comportamento del seduttore, finisce tutto lì ma è evidente che ancora alla sua età le donne riescono a trasformarlo. Non credo sia mai stato molto soddisfatto della vita sessuale con mia madre, una volta, in privato, quando siamo riusciti a parlare un po’ mi ha detto: “non ti mettere con una mezza monaca come tua madre che se no il monaco lo devi fare pure tu!” Mio padre sa degli omosessuali che sono “checche”, “femmine venute male”, “povera gente che ti può fare solo pena” queste sono parole sue. Quando deve svalutare qualcuno dei suoi colleghi più giovani il discorso finisce sempre lì e quando dice quelle cose le dice con l’aria di chi sa esattamente quello che dice. Il suo atteggiamento affermativo, quando ero ragazzino, mi dava sicurezza, se una cosa l’aveva detta papà per me era verità assoluta. Adesso mi rendo conto che in quel modo mi ha messo in testa una marea di stupidaggini e che io le ho assimilate come se fosse vangelo e poi ho avuto una marea di problemi a trovare una strada per arrivare a ragionare col mio cervello ma per fortuna ci sono arrivato lo stesso. Mia madre è tutta casa, chiesa e pettegolezzi, è una brava donna ma ha bisogno di sicurezza e la trova nelle cose che dice papà (purtroppo) e nelle cose che dicono i preti (anche qui purtroppo). Se quello che dice papà non corrisponde a quello che dicono i preti allora si sente incerta e finisce per tollerare quello che dice papà e per pensare che comunque quello che dicono i preti è certamente giusto, ma quando, come nel caso della omosessualità, sia papà che i preti dicono più o meno le stesse cose allora si sente completamente esaltata. I miei non litigano, si tollerano, i ruoli sono ben definiti e salvare la faccia è in assoluto la prima cosa da fare. Mia sorella quando aveva vent’anni si era messa con un ragazzo senza dire niente ai miei, ma si sentiva in colpa per questo fatto e mi assillava perché voleva da me un consiglio su che cosa dovesse fare. Io le dicevo di andare per la sua strada ma lei ha parlato con mamma, dopo tre mesi la storia con quel ragazzo era finita e lei adesso sta con un altro ragazzo, questa volta uno che sta bene a mamma. Se penso che avrò un cognato così (ormai è certo che finisce così) mi viene il latte alle ginocchia. Una volta stavamo fuori con mia sorella e il ragazzo, in macchina, a sentire la radio e hanno messo una canzone di Tiziano Ferro, il mio futuro cognato non conosceva la canzone e nemmeno riconosceva la voce di Tiziano Ferro, io gli ho detto che era Tiziano Ferro e lui ha fatto una smorfia che è bastata a farmi perdere quel minimo di rispetto che avevo per lui. Mia sorella in pratica si è allineata alle scelte di mamma. Il ragazzo viene da una famiglia ricca e cattolica, quindi è da sposare! Io non voglio fare quella fine. Se devo essere sincero, se non mi sono mai considerato gay fino a pochi mesi fa, perché a casa mia gay è ancora una parolaccia, non mi sono nemmeno mai considerato etero, a 15/16 massimo 17 anni ho provato anche ad avere una ragazza, fino a parlare insieme si poteva pure, anche se mi era indifferente, ma quando si cominciava a fare un po’ di petting anche pochissimo, mi chiedevo che cosa stavo facendo, la sentivo proprio come una cosa del tutto innaturale. In realtà io non solo non ho avuto un rigetto per il sesso gay ma avevo proprio un rigetto verso il sesso etero, che sentivo come una specie di violenza alla quale in un modo o nell’altro avrei dovuto finire per adattarmi. Le battute stupide che faceva mio padre sui gay allora mi ferivano profondamente, mi sentivo sbagliato, in colpa, e cercavo di cambiare strada, il rigetto dell’essere gay era questo, cioè un essere costretto a mettere da parte qualcosa che sentivo invece come parte di me, come una cosa importante che mi faceva stare bene e in cui non trovavo assolutamente niente di sbagliato. È stato così che piano piano ho cominciato a farmi delle domande e a cercare di rispondere col mio cervello, leggendo il più possibile per cercare di capire ed è stato così che, con tanta fatica, ho cominciato a recuperare la mia libertà, almeno la mia libertà di pensiero, ma il passo fondamentale è proprio quello. Mi chiedevo: ma perché secondo tutta questa gente è una cosa patologica quando per me è una cosa assolutamente naturale? È possibile che loro abbiano tutti torto e io solo abbia ragione? Devo dire però che per arrivare consapevolmente a dirmi che non ci trovavo proprio niente di assurdo, niente di contro natura, ci ho messo parecchio. Tante volte ho provato a reprimermi ma era una scelta non spontanea ma autoimposta, provavo a schiacciare ma mia natura e ovviamente non ci riuscivo, provavo a dirmi che era sbagliato e che la cosa migliore sarebbe stata mettersi con una ragazza e mettere su famiglia ma erano solo ragionamenti astratti, la mia sessualità era incompatibile con le ragazze. Tra l’altro penso di essere stato anche molto fortunato perché per un ragazzo che, magari a bocca storta, ma un rapporto sessuale con una ragazza arriva ad averlo le cose possono essere molto più complicate, ma per me non è stato così, una ragazza, fosse pure Venere in persona, non ha mai avuto per me nessuna attrattiva sessuale e di questo sono stato sempre certo e poi c’era dall’altra parte il fatto che tutta la mia sessualità era gay, mi masturbavo da sempre pensando ai ragazzi, prima in modo del tutto naturale e senza problemi, poi con un bel po’ di sensi di colpa e finalmente adesso di nuovo senza nessun senso di colpa. Le mie fantasie erano tutte per i ragazzi. L’estate per me era una stagione bellissima e lo è adesso più di prima perché si va al mare con gli amici, certo loro pensano alle loro ragazze e io peso a loro ma non vedo proprio che cosa ci sia di male. Tirando le somme, se io avessi avuto una famiglia senza il tabù della omosessualità credo che non avrei avuto proprio nessun problema di accettazione. I problemi di accettazione sono solo delle conseguenze degli atteggiamenti omofobici diffusi. Certe volte penso con una certa invidia che ci sono ragazzi che vivono queste cose proprio in un altro modo. Ho conosciuto tramite internet un ragazzo svedese di Stoccolma (un bellissimo ragazzo!), Dag, chattiamo in Inglese la sera, gli ho raccontato di me e non riusciva a crederci, mi ha detto che in Svezia c’è una legge del 2001 che vieta qualsiasi discriminazione relativa all'orientamento sessuale e che lui non ha mai visto nessuna forma di discriminazione. Alcuni suoi amici sono gay e quando andavano a scuola e poi all’università lo sapevano tutti ma la cosa non ha mai creato nessun problema e c’era anche una forma di educazione contro l’omofobia, proprio fatta a scuola. Lì il liceo (Gymnasieskola) dura tre anni dai 16 ai 20 più o meno. La Svezia è al primo posto nel mondo nella tutela dei diritti dei gay: la legislazione protegge dalla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, sono riconosciute le unioni tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti diritti genitoriali per coppie dello stesso sesso, l’omofobia viene riconosciuta nelle espressioni di odio/criminalità. Dag mi ha detto che in Svezia l’educazione sessuale fa parte proprio dei programmi scolastici fino dalla scuola di base ed è integrata in tute le discipline, lui ha potuto parlare liberamente di omosessualità e dire di essere gay da quando aveva 16 anni, nella sua scuola si vedevano anche coppie di due ragazzi maschi che si scambiavano tenerezze e nessuno ci rimaneva sconvolto. Dag è luterano e non ha avuto mai problemi con la sua religione, mi ha raccontato che il pastore nel sermone della domenica parla qualche volta anche di omosessualità e ne parla in termini di amore, cosa che da noi sarebbe considerata un’eresia. Evidentemente è proprio un altro mondo.
In pratica i problemi di accettazione sono veramente, come ho letto in giro, forme di omofobia sociale interiorizzata. Io so perfettamente chi sono e che cosa voglio, però tanti problemi restano. Qui non siano Stoccolma e la mia famiglia non è quella di Dag, in altri termini so bene che per me sarà dura, che i miei non mi accetteranno, perché non sono proprio all’altezza di farlo, e che, se mai avrò un ragazzo, o me ne andrò a vivere lontano da casa mia o il nostro rapporto dovrà essere tenuto a livello privatissimo. Noi gay stiamo scontando in tanti modi l’ignoranza e il preconcetto diffuso e la cosiddetta non accettazione ne è uno degli esempi più tipici. Ma perché l’Italia deve essere sempre il fanalino di coda in tutte le scelte che rappresentano un passo in avanti verso la civiltà? Ma perché dobbiamo soffrire per la stupidità e l’ignoranza altrui? Spero tanto che l’Europa costringa l’Italia a diventare un paese civile.
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venerdì 11 maggio 2012

SESSUALITA' E AFFETTIVITA' GAY

L’analisi dei dati emergenti dalle statistiche di Progetto Gay conferma un fenomeno che si rileva assai spesso parlando con i ragazzi gay  e cioè che la sessualità gay si manifesta molto più facilmente nella sua dimensione strettamente sessuale che in quella affettiva. A questo scopo è sufficiente osservare le statistiche relative all’orientamento affettivo, alla masturbazione e all’uso della pornografia. Esaminiamo le distribuzione delle risposte alla domanda:

Orientamento affettivo percepito
tra le possibili risposte;
1 All'inizio mi sono innamorato di ragazze ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
2 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi
3 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma penso che di qualche ragazza potrei anche innamorarmi
4 Tendo ad innamorarmi solo di ragazzi ma con certe ragazze sto proprio benissimo
5 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazzi ma anche di qualche ragazza
6 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazzi
7 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze
8 Tendo ad innamorarmi indifferentemente di ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
9 Tendo ad innamorarmi sia di ragazzi che di ragazze, forse più di ragazze
10 Tendo ad innamorarmi quasi esclusivamente di ragazze ma anche di qualche ragazzo
11 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma con certi ragazzi sto proprio benissimo
12 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze ma penso che di qualche ragazzo potrei anche innamorarmi
13 Tendo ad innamorarmi solo di ragazze
14 All'inizio mi sono innamorato di ragazzi ma ora tendo ad innamorarmi solo di ragazze
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Come si vede, la tendenza ad innamorarsi di ragazze in modo esclusivo è il 23,19% mentre la tendenza ad innamorarsi in modo esclusivo di ragazzi (somma delle bande 1 e 2) è 29,67. Si può notare che il 10,97% dei ragazzi (banda 1) dice di essersi innamorato all'inizio di ragazze ma di aver finito per innamorarsi solo di ragazzi, quindi la conversione affettiva da etero a gay è circa all'11%, mentre nessun ragazzo afferma di essersi innamorato all'inizio di ragazzi e di aver finito per innamorarsi solo di ragazze, quindi la conversione affettiva da gay a etero è sostanzialmente nulla. Questo fenomeno è una misura dei condizionamenti che l'educazione o l'assenza di educazione sessuale induce nelle persone.
Esaminiamo ora la distribuzione delle risposte alla domanda relativa alla masturbazione:

Orientamento sessuale della masturbazione
tra le possibili risposte;
1 All'inizio mi masturbavo con fantasie etero ma ora lo faccio solo con fantasie gay
2 Mi masturbo solo con fantasie gay
3 Mi masturbo solo con fantasie gay, ogni tanto ho anche fantasie etero ma non collegate alla masturbazione
4 Mi masturbo con fantasie gay ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazza
5 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie gay, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazza
6 Mi masturbo prevalentemente con fantasie gay ma qualche volta anche pensando alle ragazze
7 Mi masturbo indifferentemente sia pensando ai ragazzi che alle ragazze
8 Mi masturbo pensando ai ragazzi o alle ragazze a seconda dei periodi
9 Mi masturbo prevalentemente con fantasie etero ma qualche volta anche pensando ai ragazzi
10 Mi masturbo quasi esclusivamente con fantasie etero, ma molto raramente anche pensando a qualche ragazzo
11 Mi masturbo con fantasie etero ma penso che riuscirei a farlo anche pensando a qualche ragazzo
12 Mi masturbo solo con fantasie etero, ogni tanto ho anche fantasie gay ma non collegate alla masturbazione
13 Mi masturbo solo con fantasie etero
14 All'inizio mi masturbavo con fantasie gay ma ora lo faccio solo con fantasie etero

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Come si vede, ma masturbazione con fantasie esclusivamente etero è al 12,22%, mentre quella con fantasie esclusivamente gay (banda 1 più banda 2) arriva al 39,90%. Il che significa che una significativa percentuale di ragazzi afferma di innamorarsi in modo esclusivo di ragazze ma si masturba con fantasie gay e questo è un esempio tipico di dissociazione della sessualità dall'affettività.
L'esame della tabella relativa all'uso della pornografia conferma la netta prevalenza della ricerca di pornografia gay come supporto alla masturbazione.

Uso della pornografia
tra le possibili risposte;
1 Non faccio mai uso di pornografia
2 Qualche volta vado su siti porno etero ma solo per curiosità
3 Qualche volta vado su siti porno gay ma solo per curiosità
4 Qualche volta vado su siti porno sia etero che gay ma solo per curiosità
5 Uso prevalentemente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
6 Uso prevalentemente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
7 Uso sia siti porno etero che siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
8 Uso esclusivamente siti porno etero per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
9 Uso esclusivamente siti porno gay per masturbarmi, lo faccio spesso, ma la cosa non mi condiziona
10 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia etero, ci sto sopra tutto il tempo che posso
11 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia gay, ci sto sopra tutto il tempo che posso
12 Sono parzialmente dipendente dalla pornografia sia etero che gay e ci sto sopra tutto il tempo che posso
13 La pornografia etero per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno etero e non riesco a farne a meno
14 La pornografia gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno gay e non riesco a farne a meno
15 Tutta la pornografia sia etero che gay per me è una specie di ossessione, in pratica tutto il mio tempo su internet è dedicato ai siti porno e non riesco a farne a meno
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L'esame della tabella relativa alla sessualità effettiva di coppia evidenzia come i ragazzi che hanno fantasie masturbatorie esclusivamente o prevalentemente gay formano comunque coppie etero in un una percentuale significativa di casi.

Sessualità effettiva di coppia
tra le possibili risposte;
1 Non ho mai avuto rapporti sessuali né etero né gay
2 All'inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazze ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazzi
3 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi
4 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi nonostante qualche fantasia etero
5 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazzi ma sono attratto anche dalle ragazze
6 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazzi ma qualche volta anche con ragazze
7 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazzi ma anche con ragazze
8 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze
9 Ho rapporti sessuali indifferentemente con ragazzi e ragazze a seconda dei periodi
10 Ho rapporti sessuali soprattutto con ragazze ma anche con ragazzi
11 Ho rapporti sessuali quasi esclusivamente con ragazze ma qualche volta anche con ragazzi
12 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze ma sono attratto anche dai ragazzi
13 Ho rapporti sessuali esclusivamente con ragazze nonostante qualche fantasia gay
14 Ho avuto rapporti sessuali esclusivamente con ragazze
15 All'inizio ho avuto rapporti sessuali con ragazzi ma ora ho rapporti esclusivamente con ragazze
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Dato che le gradazioni significative sono 14 sia sulla tabella dell'orientamento affettivo che su quella della masturbazione e e su quella della sessualità di coppia, e corrispondono a suddivisioni analoghe, si può concludere che la bisessualità emerge chiaramente come un fenomeno rilevante nella masturbazione (la zona centrale del relativo diagramma ha un suo massimo) mentre emerge molto meno in dimensione affettiva ed è praticamente assente nella sessualità di coppia. La bisessualità è vissuta come desiderio nella masturbazione, ma non è vissuta a livello affettivo né, sostanzialmente, a livello di coppia.

Nei colloqui coi ragazzi emergono due aspetti tipici e complementari della polarizzazione prevalentemente sessuale della omosessualità, il primo aspetto emerge in fase di accettazione o meglio sarebbe dire di emersione della omosessualità nei ragazzi che provengono da esperienze etero e il secondo si rileva invece in ragazzi che hanno ormai superato la fase di accettazione.

1) Quando un ragazzo che è abituato a vivere una affettività e una sessualità gay avverte per le prime volte la presenza di contenuti gay nella masturbazione tende a sminuirne il significato, degradando il fatto a fenomeno strettamente legato alla masturbazione senza alcun riflesso nella vita affettiva e nella vita sessuale di coppia. Come abbiamo visto, questo fenomeno è ampiamente confermato dalle statistiche. Da qui il tentativo di evitare la masturbazione perché sarebbe in chiave gay e di cercare una sessualità compensatoria attraverso l'intensificazione della sessualità e dell'affettività etero. Quando però il ragazzo si rende conto che la presenza di fantasie gay, anche represse, finisce per mettere comunque in crisi la sa sessualità etero, per toglierle l'alone magico e qualche volta per degradarla a puro comportamento abitudinario, lì comincia la vera presa di coscienza della propria sessualità gay. Il cammino che ho riassunto in poche parole può durare mesi o anni, non è affatto lineare ed è profondamente condizionato dalle situazioni ambientali e familiari dei ragazzi.

2) Quando un ragazzo è ormai perfettamente consapevole di essere gay, capita spesso che tenda comunque a vivere l'omosessualità esclusivamente o quasi esclusivamente in dimensione sessuale e che si renda conto di non essere capace di aprirsi ad una dimensione affettiva vera verso con un altro ragazzo. Tutto questo provoca delle difficoltà nell'avvicinare altri ragazzi. L'abitudine a rimuovere l'affettività della omosessualità, maturata nella fase di emersione e consolidata successivamente dalla pornografia, tende trasformarsi in incapacità di innamorarsi di ragazzi. In situazioni del genere purtroppo la soddisfazione affettiva di fatto non c'è e la ricerca alla sostituzione affettiva in campo etero rappresenta nello steso tempo una valvola di sfogo rispetto al disagio e un impedimento per lo sviluppo di una affettività gay.

Riporto qui di seguito due brani di mail (previa autorizzazione degli autori) che possono illustrare in modo più diretto le due situazioni delineate.

Alberto, 25 anni  - "La storia secondo me è semplice, io non mi sono mai innamorato di un ragazzo, proprio non ho mai desiderato di stare con un ragazzo vero. Le fantasie sessuali sui ragazzi sono un'altra cosa, ma anche quelle sono abbastanza recenti, più o meno un anno, prima mi masturbavo solo pensando alla ragazze e non era nemmeno un gran cosa, poi girando su internet sono capitato su un sito gay e lì non ho capito più niente, è un po' l'idea che le reazioni sessuali di un ragazzo le conosco perfettamente, non lo so ma ho proprio scoperto la sessualità ad un altro livello di intensità, però io non mi innamorerei mai di un ragazzo, una vita vicino a un ragazzo non la voglio proprio, io voglio stare con la mia ragazza perché ci amiamo, mi vuole bene, vuole stare sempre con me e io mi sento cercato, amato, coccolato. La sessualità con lei certe volte va proprio bene ma certe volte quando stiamo insieme mi chiedo se mi piace veramente e temo che la risposta sia no, ma questo mi fa cadere in uno sconforto che non ti so descrivere. Io non sono mai stato gay e non voglio diventarlo, la cosa sessualmente mi attira ma in modo molto relativo e diciamo così, tutto sessuale, ma io ho bisogno di una ragazza, della tenerezza di una ragazza e poi voglio una famiglia, dei figli, una vita normale."

Mimmo, 27 anni - "Sono stato con tre ragazzi, sessualmente intendo, solo masturbazione reciproca, il resto non mi attira troppo ma questo sì, a livello sessuale tutto ok, ma quello che mi spaventa è che alla fine io per questi ragazzi non provo niente. Loro credono che io sia innamorato perché facciamo un po' di sesso, per loro funziona così, per me no. E' pazzesco ma quando ho fatto sesso con loro, alla fine, mi è venuta l'idea che forse stavo meglio quando stavo con la mia ragazza, meglio cioè mi sentivo più capace di amare. La mia ragazza mi faceva una tenerezza enorme, anche questi ragazzi, almeno un po' mi fanno tenerezza, ma direi che più che altro è pena più che tenerezza, perché penso che dalla vita non avranno nulla. In certi momenti mi sono sentito proprio un verme, cioè facevo sesso con loro e li illudevo e non sapevo nemmeno perché. Project, ce la farò mai a innamorarmi veramente di un ragazzo? Io prima forse non ero etero, é possibile, ma mi sentivo innamorato, sessualmente un po' meno ma comunque non era male, adesso col sesso va alla grande ma mi sento proprio arido e la consonanza con questi ragazzi non la sento proprio. Insomma non mi sento né carne né pesce, per il sesso sono gay ma non riuscirò mai ad innamorarmi di un ragazzo".
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mercoledì 1 febbraio 2012

COME NON HO CAPITO E NON HO ACCETTATO DI ESSERE GAY

Questo post mira a mettere in evidenza i meccanismi tipici della inconsapevolezza e della non accettazione dell’essere gay, in questo senso presenta una rassegna dei meccanismi di rimozione e sottovalutazione di tutti gli elementi che, se correttamente interpretati, porterebbero alla consapevolezza e all’accettazione dell’essere gay.

ESSERE GAY

Assumiamo come definizione di base che essere perfettamente eterosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del sesso opposto e che essere perfettamente omosessuale significhi innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo esclusivo di persone del proprio sesso. Resta ovviamente che tutte le posizioni intermedie sono comunque possibili.

Ora il problema è identificare innanzitutto in che cosa si concretizzi l’innamoramento affettivo e sessuale. Che vuol dire per esempio innamorarsi affettivamente e sessualmente in modo profondo di un ragazzo? Provo a rispondere sulla base dell’esperienza maturata in Progetto Gay.

Innamorarsi affettivamente di un ragazzo significa:

1) Desiderarne intensamente la presenza (creare occasioni per stare spesso accanto a quel ragazzo, cercare di ritardare il più possibile il momento della separazione quando si sta con lui, percepire che il tempo passa lentissimo quando aspettiamo di vederlo e che passa velocissimo quando stiamo insieme con lui, scambiare appena possibile sms con quel ragazzo e aspettare ansiosamente le sue risposte, cercare di metterlo totalmente a suo agio, avere il piacere di ascoltarlo).
 
2) Provare per quel ragazzo forme di solidarietà (provare sensazioni di disagio quando lui è in difficoltà o non sta bene, provare sensazioni dei felicità quando lui è felice anche per questioni che con hanno nulla a che fare con noi, volergli stare vicino per aiutarlo a risolvere i suoi problemi).
 
3) Desiderare di conoscere il più possibile sulla vita di quel ragazzo: se ha una ragazza, chi sono i suoi amici, come passa il suo tempo, che ipotesi fa per il suo futuro.
 
4) Provare forme di gelosia (quando quel ragazzo dimostra particolare simpatia o attenzione per una ragazza o per un altro ragazzo, anche al livello di amicizia importante, sperare che le sue storie d’amore finiscano presto o che gli lascino almeno il tempo per rimanere con noi).
 
Innamorarsi sessualmente di un ragazzo significa:

1) Percepire la gradevolezza della presenza fisica di quel ragazzo (restare colpiti dal suo sguardo, dalla sua voce, dalla sua stretta di mano, dal suo modo di sorridere, di muovere le mani, di camminare, vedere qualcosa di perfetto in alcuni particolari fisici di quel ragazzo come il colore della pelle, dei capelli, l’armonia del suo fisico, la forma delle mani o del volto, il calore emanato da quel ragazzo, il suo odore).
 
2) Vivere la presenza di quel ragazzo come sessualmente eccitante (andare in erezione quando si sta vicino a lui, specialmente quando si sta da soli, anche senza nessuna apparente implicazione sessuale).
 
3) Chiedersi se quel ragazzo è anche lui sessualmente coinvolto e cercare di capire, per esempio, se anche lui va in erezione per la nostra presenza.
 
4) Fermarsi ripetutamente a fantasticare su quello che si vorrebbe fare con quel ragazzo immaginandolo sessualmente coinvolto.
 
5) Sognare quel ragazzo in situazioni di nudità o di coinvolgimento sessuale con noi.
 
6) Masturbarsi pensando a quel ragazzo e sognare che anche lui possa fare lo stesso.
È ovvio che tra le forme di coinvolgimento affettivo e quelle di coinvolgimento strettamente sessuale ci sono ampie zone di ricopertura e di continuità e che le distinzioni troppo analitiche hanno un significato molto relativo. Un solo concetto va sempre tenuto presente e cioè che perché ci sia un vero innamoramento non basta né il solo interesse sessuale né il solo interesse affettivo, le due componenti sono entrambe necessarie.

CAPIRE DI ESSERE GAY E ACCETTARE DI ESSERE GAY

L’essere gay può essere vissuto senza attribuire all’innamoramento oggettivo che si vive alcuna connotazione consciamente gay, in questo caso non si potrà parlare di identità gay perché il significato dell’innamoramento non è ancora stato inquadrato correttamente dalla persona che pure lo vive. Si manifesta così il problema di capire e di accettare di essere gay, problema che, in ambienti fortemente orientanti alla eterosessualità, può non essere di facile soluzione.
 
CONSAPEVOLEZZA
 
Le idee più tipiche che ritardano le presa di coscienza della omosessualità fanno ricorso alla sostituzioni dei termini che contengono riferimenti alla sessualità con altri più neutri o a pretese motivazioni alternative dell’interesse verso un altro ragazzo e sono più o meno sintetizzabili così:
 
1) Non sono innamorato di un ragazzo ma lo considero come esempio da seguire perché lui è bello, realizzato e felice e io non lo sono. Si tratta della cosiddetta categoria del “modello” assai usata tempo fa per contrastare la consapevolezza di essere gay attraverso la lettura dell’interesse verso un altro ragazzo in termini di pura emulazione.
 
2) Mi piace ma è solo un piacere estetico. In questa classica affermazione non si usa l’espressione “sono innamorato” ma al suo posto l’espressione “mi piace”, individuando il motivo dell’attrazione al di fuori della sfera sessuale in una dimensione puramente estetica. Si dice: “Mi giro a guardarlo ma solo perché è bello” e quel “solo” tende ad escludere l’idea di un coinvolgimento sessuale.
 
3) Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze. Osservo a questo proposito che l’ultima affermazione capovolge la logica del discorso e trasforma quelle che dovrebbero essere le conclusioni in premesse. Secondo la logica si dovrebbe dire: “Mi innamoro solo di ragazze (dato di fatto) quindi sono eterosessuale (verifico la definizione di eterosessuale)”, si dice invece: “Sono eterosessuale (affermazione assiomatica assunta per principio) quindi mi innamoro solo di ragazze (comportamento dovuto, deduzione dall’assioma)”. Sottolineo che dire “Mi sento fisicamente attratto da lui ma non ne sono innamorato perché sono eterosessuale e quindi mi innamoro solo di ragazze” significa operare una separazione tra la sessualità “essere fisicamente attratti” (noto che anche qui non si usa l’espressione “innamorarsi”) riservata ai ragazzi e l’innamoramento affettivo che sarebbe il “vero innamoramento” riservato alle ragazze. Chi usa questo linguaggio è convito di vivere per le ragazze un amore “più alto” perché non sessualizzato.
 
4) È solo una fase transitoria, quando troverò la ragazza giusta tutte queste fantasie passeranno. Questa frase esprime la cosiddetta concezione della omosessualità transitoria o evolutiva. Qui non si nega l’attrazione omosessuale ma la si svilisce confinandola in una dimensione cronologicamente limitata, ma meglio sarebbe dire attribuendole una dimensione di sostanziale immaturità affettiva e sessuale che sarà superata dall’avvento di una sessualità etero matura “quando arriverà la ragazza giusta”. Direi che l’idea della fase transitoria è particolarmente subdola perché non definisce nessun limite temporale concreto e permette una serie indefinita di rinvii della questione a una ipotetica risoluzione automatica generata dall’esterno. Il punto di vista della omosessualità come espressione di una adolescenza non ancora compiuta e cioè della omosessualità superabile è quello adottato dalla Congregazione per l’educazione cattolica per l’ammissione in seminario delle persone con tendenze omosessuali. La Chiesa “non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l'omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay. Le suddette persone si trovano, infatti, in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne. Non sono affatto da trascurare le conseguenze negative che possono derivare dall'Ordinazione di persone con tendenze omosessuali profondamente radicate. Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l'espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un'adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate almeno tre anni prima dell'Ordinazione diaconale.”
 
ACCETTAZIONE
 
Una volta che comunque si sia giunti alla consapevolezza di essere gay, la cosa non è comunque sempre accettata pacificamente, perché parecchi preconcetti molto radicati ne ostacolano l’accettazione. Molti di questi preconcetti sono di derivazione religiosa e sono quindi intrinsecamente dogmatici. I meccanismi della non accettazione fanno leva sempre sulla necessità di una appartenenza (familiare, religiosa o sociale) che sarebbe incompatibile con l’omosessualità. Le idee più tipiche che rendono difficile l’accettazione della omosessualità si possono riassumere così:
 
1) Sono cose che fanno tutti, sono solo delle forme di esplorazione della sessualità. In questa frase si concentrano due approcci negazionisti distinti: a) “lo fanno tutti” (cosa assolutamente non vera) quindi il tuo non è un comportamento autenticamente omosessuale. b) “non si tratta di omosessualità ma di esplorazione sessuale”, torna qui la tecnica del cambiare nome alle cose per negarle.
 
2) I gay sono persone fissate col sesso e ne fanno di tutti i colori e io non ho nulla a che vedere con loro. Con affermazioni di questo genere si cerca di generare un senso di disgusto verso l’omosessualità degradandola moralmente. Qui si può parlare propriamente di omofobia interiorizzata.
 
3) È un vizio che mi devo togliere. Questa affermazione rappresenta in un certo senso un passo in avanti perché l’omosessualità è pienamente consapevole ma bollata, perfino da chi la vive, col marchio della immoralità. In queste situazioni pesano molto le iterate condanne della omosessualità da parte della chiesa. Il catechismo della chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”,“mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica”, “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio” (Catechismo maggiore, n. 966). E il Catechismo aggiunge (n.967) “Questi peccati diconsi gridare vendetta al cospetto di Dio, perché lo dice lo Spirito Santo e perché la loro iniquità è così grave e manifesta che provoca Dio a punirli con più severi castighi”. Queste affermazioni non hanno bisogno di commento. Non vi è dubbio che un omosessuale per essere cattolico dovrebbe considerare l’omosessualità il peggiore dei vizi. L’idea della omosessualità “contro natura”, che è di derivazione dogmatica, è ancora oggi diffusissima anche tra persone sotto altri aspetti di buon livello culturale.
 
4) Devo farmi vedere da uno psicologo perché così non va. Tra i pregiudizi più diffusi circa l’omosessualità c’è il fatto che sia ritenuta una patologia psichiatrica o un disordine mentale. Va sottolineato che il percorso per eliminare l’omosessualità dal catalogo dei disturbi psichiatrici è stato molto lungo e tortuoso, ha portato ad una infinità di polemiche e tuttora, nonostante le posizioni contrarie degli ordini professionali, molti psicologi, psichiatri e psicoterapeuti, che affermano “il diritto degli omosessuali di essere curati” espressione paradossale, tendono ad applicare terapie volte alla modificazione dell’orientamento sessuale (terapie riparative della sessualità sostenute da Nicolosi e in Italia da Cantelmi con l’appoggio di forti gruppi religiosi). Sulla questione della difficile eliminazione della omosessualità dal catalogo delle malattie psichiatriche rinvio all’interessantissimo articolo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Teorie_sulla_differenziazione_dell'orientamento_sessuale .
Devo sottolineare che anche oggi alcuni operatori sanitari, che dovrebbero essere punti di riferimento attendibili, arrivano a confondere orientamento sessuale e identità di genere.
 
5) Se fossi gay darei un dispiacere terribile ai miei genitori che si aspettano i nipotini. Questa frase rappresenta in termini sublimati una realtà che andrebbe descritta in modo più pertinente così: “Se i miei capissero che sono gay, per me la vita in famiglia diventerebbe un inferno, siccome non ho scelta, devo accattare di sacrificare la mia sessualità”. Gli ambienti familiari fortemente e insistentemente orientanti verso l’eterosessualità sono per i ragazzi gay una ragione di preoccupazione molto profonda. Devo sottolineare che il coming out in famiglia è una realtà decisamente rara.
 
6) Forse mi piacciono i ragazzi ma gay non mi ci sento proprio. Dietro questa frase si nota l’accettazione sostanziale della omosessualità ma non dell’identità omosessuale. “Posso anche comportarmi come omosessuale ma non sono omosessuale”, come se l’essere gay non corrispondesse a un insieme di tendenze e di comportamenti ma avesse una connotazione ontologica ulteriore, cioè come sei ci fosse una differenza tra il comportarsi come fanno i gay e ragionare come loro e l’essere gay in sé.
 
7) Non voglio essere gay e nessuno me lo può imporre. Dietro questa frase si nasconde una ulteriore mistificazione e cioè che essere gay sia una scelta volontaria e non una realtà da accettare per quello che è.

CORTEGGIAMENTO GAY E AMICIZIA AMOROSA
 
L’essere gay può manifestarsi all’esterno attraverso comportamenti che rendono evidente lo stato di innamoramento e tendono ad ottenere una risposta da un altro ragazzo. Questi comportamenti esterni costituiscono il corteggiamento gay. Va sottolineato che il corteggiamento gay spesso è inconsapevole nel senso che parecchi ragazzi che mettono in atto forme di oggettivo corteggiamento nei confronti di altri ragazzi leggono il loro comportamento in chiave di amicizia molto forte, al limite di amicizia sessualizzata fra etero e tendono comunque ad escludere l’inquadramento nella categoria della omosessualità Se un ragazzo si innamora inconsapevolmente, di un altro ragazzo, il corteggiamento può assumere una tale lievità da non essere neppure percepito come tale dal ragazzo cui è diretto, perché non è percepito così nemmeno dal ragazzo che lo mette in pratica. In queste situazioni il corteggiamento si manifesta spesso in forme tenuissime, si va dal sorriso al prolungare la conversazione più di come sarebbe usuale, dall’offerta di fare un tratto di strada insieme o di accompagnare l’altro a casa alla proposta di uscire insieme con altri ragazzi e, in qualche caso, anche alla proposta di uscire insieme da soli. Spesso queste amicizie amorose sono vissute all’inizio in modo gratificante e si trasformano in relazioni interpersonali anche molto strette che mantengono però tutte le caratteristiche apparenti tipiche di un’amicizia. Spesso le ragazze non capiscono perché il loro ragazzo preferisca uscire con in suo migliore amico piuttosto che con loro. Talvolta può accadere che quelle che sembrano delle comuni amicizie siano in realtà delle amicizie amorose, cioè, almeno unilateralmente, delle forme inconsapevoli di innamoramento omosessuale.
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giovedì 6 maggio 2010

GAY IN FASE FRENETICA

Come è ben noto, circa il 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto, più o meno convintamente, anche una vita etero sia a livello affettivo che a livello sessuale. Si tratta di ragazzi che si sono sentiti etero per anni, per effetto di un imprinting eterosessuale, cioè di prime esperienze sessuali o para-sessuali etero, di un’educazione rigidamente etero e di condizionamenti ambientali e religiosi di vario tipo. Questi ragazzi arrivano a riconoscersi gay in età ormai adulta e spesso dopo aver comunque cercato di negare la propria omosessualità anche dopo averne preso sostanzialmente coscienza attraverso l’emergere di fantasie masturbatorie gay. Questi ragazzi si forzano alla eterosessualità e tentano di avere una vita sessuale etero anche quando si rendono conto che si tratta di una cosa per loro del tutto innaturale. In alcuni casi la forzatura è tanto violenta che alcuni ragazzi gay arrivano al matrimonio, ossia accettano di sacrificare in modo totale e definitivo la loro sessualità e di “fingere di vivere” una vita sessuale etero. In alcuni casi i successi più o meno parziali sul piano sessuale con le ragazze confermano i ragazzi nell’idea che essere etero per loro è comunque possibile, in altri una reazione di repulsione sessuale netta rende del tutto impossibile consumare un rapporto sessuale etero e quindi fa risaltare la contraddizione insita nel voler tentare di vivere una vita etero. In nessun caso tuttavia la sessualità etero risulta il vero desiderio sessuale del ragazzo che continua, anche in presenza di una vita sessuale di coppia etero, ad avere una masturbazione con fantasie gay. Non sono rari i casi in cui la auto-repressione arriva al punto che il ragazzo si nega persino la masturbazione, proprio perché è in chiave gay.
In genere da queste situazioni non si esce gradualmente ma con una decisone repentina, con uno scatto di orgoglio che si può riassumere in un “Adesso basta! Voglio finalmente vivere la mia vita!” In sostanza il ragazzo decide che è ora di cambiare “radicalmente strada” e qui si può produrre una situazione di rischio. I ragazzi che sono vissuti per anni in condizioni di repressione o auto-repressione sessuale non conoscono nulla del mondo etichettato gay (chat erotiche, siti di incontri, locali gay) né del vero mondo dei ragazzi gay ma provano una pulsione fortissima a provare nuove esperienze ipotizzando che quelle nuove esperienze siano esattamente corrispondenti alle loro fantasie affettive e sessuali. Questa pulsione si associa all’idea “riguadagnare il tempo perduto” e dà inizio alla cosiddetta “fase frenetica”, cioè ad una corsa al realizzare sé come gay che può creare parecchie complicazioni. Proprio la necessità di “non perdere tempo” induce all’uso di chat erotiche e si siti di incontri per conoscere ragazzi, l’innamoramento è spesso travolgente e del tutto unilaterale, con attese assolutamente irrealistiche ed è rivolto a persone poco affidabili. Nella fase frenetica i ragazzi gay grandi, non più adolescenti, che non hanno di fatto vissuto al momento giusto una adolescenza gay, la vivono in un’età ormai adulta ma con comportamenti analoghi a quelli degli adolescenti. Per loro in sostanza si apre una seconda adolescenza connessa alla riappropriazione della loro sessualità. In genere, se non ci si ferma riflettere razionalmente, la fase frenetica arriva ad essere fortemente destabilizzante. La sessualità gay, negata ostinatamente per anni, diventa una specie di panacea di tutti i mali. I ragazzi scoprono il sesso gay non nel senso serio, cioè affettivo, del termine, ma nel senso di sessualità frenetica, spinta dal desiderio di sperimentare. La fase frenetica è in genere una fase di apprendimento ed è costellata di frustrazioni e di delusioni che tuttavia hanno un valore notevole in termini di esperienza e portano lentamente alla maturazione di una sessualità gay più adulta e consapevole.
In linea di massima la cosiddetta fase frenetica dura tra sei e diciotto mesi, poi, una volta presa coscienza della realtà, si supera.
Che cosa si può dire ai ragazzi che arrivano in età adulta ad accettare la loro omosessualità? Cerco di riassumere qui quello che suggerisce l’esperienza.
Se un ragazzo è gay non ha alcun senso che neghi la sua sessualità o che cerchi si piegarla in altre direzioni.
Accettarsi come gay non significa diventare attivisti gay o militanti di associazioni gay, accettarsi come gay significa cominciare ad impegnarsi per realizzare la propria vita affettiva, con la discrezione, il buon senso e la prudenza che sono indispensabili in queste cose.
Quello che viene comunemente presentato come tipicamente gay (chat erotiche, siti di incontri e locali gay) non ha nulla a che vedere con la vita vera della stragrande maggioranza dei gay (attenzione l’aids esiste ccome!)
La stragrande maggiorana dei gay non è pubblicamente dichiarata, cosa che indica che dichiararsi pubblicamente non è la scelta migliore nella grande maggioranza dei casi. La grande maggioranza dei gay si dichiara solo a pochissime persone di cui si fida totalmente. Sottolineo che l’idea di DOVERSI DICHIARARE PUBBLICAMENTE è una delle idee fisse più tipiche della fase frenetica e una di quelle che se, portate ad effetto, possono fare i più gravi danni. Il coming out pubblico non solo non è indispensabile ma spesso è fortemente controproducente per la realizzazione della vita affettiva di un ragazzo gay. Tra gay dichiarati pubblicamente e i gay non dichiarati pubblicamente ci sono spesso punti vi vista sensibilmente diversi. Un gay non dichiarato tende a tenere separata la propria vita privata dalla vita pubblica, un gay dichiarato pubblicamente parte del presupposto che dichiararsi è indispensabile per la realizzazione di sé. Aggiungo una cosa, molti ragazzi pensano che ad un gay dichiarato si possano presentare più occasioni sotto il profilo affettivo/sessuale, cosa poco realistica. Un ragazzo non pubblicamente dichiarato è in genere molto restio a farsi vedere con un gay dichiarato per evitare di essere anche lui etichettato. Un gay pubblicamente dichiarato è certamente facilitato nella possibilità di incontrare altri gay pubblicamente dichiarati ma è tenuto a distanza dai ragazzi non dichiarati che sono comunque la grande maggioranza, anche se sono una maggioranza invisibile.
In genere, nella fase frenetica si tende a dimenticare che l’affettività è la base del rapporto tra due ragazzi e si punta essenzialmente sulla dimensione sessuale. Cercare di costruire un rapporto profondo sulla base del sesso, senza una conoscenza reciproca adeguata, significa costruire sulla sabbia.
Ad un ragazzo gay che si è accettato come tale in età adulta, il problema fondamentale appare quello di trovarsi un ragazzo e in questo senso ogni possibile rapporto che non sembri immediatamente e totalmente proiettato della direzione della costruzione di una vita di coppia viene sminuito e messo da parte. Espressioni come “non mi interessa veramente perché è solo un amico” sono tipiche della fase frenetica. Per un ragazzo gay che esce da un periodo di negazione di sé l’amicizia, senza altri fini, con altri ragazzi gay è assolutamente fondamentale, sia perché per capire come vivono veramente i ragazzi gay bisogna conoscere e frequentare ragazzi gay, sia perché per un ragazzo che si è appena accettato il confronto diretto con gli altri è rassicurante. Quindi il primo errore da evitare è mette da parte l’idea di costruire delle amicizie serie in nome della ricerca del ragazzo per costruire subito una vita di coppia.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di quetso post aperta sul Forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=17&t=657&start=0

giovedì 1 aprile 2010

STORIA DI UN RAGAZZO GAY

Caro Gay Project,
ho scoperto solo recentemente il tuo blog, e devo dire che mi ha da subito affascinato, perché offre un punto di vista sull'omosessualità maschile che ben pochi altri siti sono in grado di fornire, anche grazie alla pubblicazione di mail di altre persone, che più o meno apertamente parlano del rapporto con se stessi e con gli altri. Ho deciso di scriverti questa mail perché sento la necessità di parlare con qualcuno; ho appena sedici anni, e ho preso coscienza della mia inclinazione sessuale solo recentemente; nel senso che solo poco tempo fa ho ammesso a me stesso che essere gay non è un "reato", ma anzi qualcosa di naturale: infatti è da quattro anni ( ma anche più direi ) che provo forte attrazione per persone del mio stesso sesso, solo che fino a poco tempo fa, non riuscendo ad accettare questa attrazione, che ritenevo fosse profondamente sbagliata, mi autoconvincevo che mi dovessero piacere le ragazze, ma sentivo che provare qualcosa di "serio" per persone per cui naturalmente non provo nulla, mi faceva stare male. Eccome. Difatti solo attraverso la masturbazione mi sentivo in qualche modo meglio, ma anche in quei momenti mi sentivo colpevole, di cosa poi non lo so.
Devi sapere che fin da piccolo venivo bollato come "gay" per non so quali motivi, solo che a sei anni non ti poni più di tanto il problema, perché l'amore non è tra i tuoi primi pensieri; alle medie, ancora peggio: tutti quelli che mi circondavano mi guardavano come se fossi un alieno, e appunto mi davano dell'omosessuale, ma non davo loro retta, almeno all'inizio, perché poi le voci sono diventate sempre più insistenti ed assillanti. Senza contare che sono "quasi finito a letto" con uno dei miei amici, ed è una storia che sinceramente mi imbarazza molto, perché in quel momento non mi rendevo conto di quello che stessi facendo. Finiscono le medie, e finalmente mi son detto che avrei trovato delle persone più mature alle superiori; mai nulla fu più sbagliato: ai pessimi voti iniziali, che mi gettarono nel più totale annebbiamento, si aggiunsero le voci, delle quali venni a sapere attraverso terzi, che mi bollavano automaticamente come gay. E ci rimasi molto male, perché, va bene, ero un po' sfigato, con qualche chilo in più e un viso non molto attraente, non mi aspettavo che anche a 15 anni ( ma evidentemente pensavo male ) la gente mettesse in giro ancora quelle voci...
Da quel giorno ho sempre cercato di nascondere i miei desideri per le persone del mio stesso sesso, attraverso, come dicevo all'inizio, una politica di autoconvincimento, e funzionava anche; finché non ho trovato il tuo blog, che è stato una vera benedizione; ho letto tante storie che assomigliavano in parte con le mia; ho letto di tante persone che hanno provato sentimenti simili ai miei e via dicendo. E quella sera, dopo aver passato circa due ore sul tuo blog ( mi aveva appassionato ), ho fatto il coming out a me stesso prima; e non ti dico come mi sentivo bene, era come se mi fossi liberato di un peso che mi opprimeva; solo che non bastava, sentivo che dovevo rendere partecipe qualcuno della mia fortuna ( perché la ritengo una fortuna ), così l'ho confidato prima ad una mia amica, che è stata molto contenta, e siamo andati a festeggiare con una pallina di gelato ( in inverno... ) e con un po' di shopping. Poi l'ho detto ad altre due mie amiche: una è stata contenta del fatto che mi sia aperto con lei, mentre un'altra mi ha fatto velatamente capire come non volesse avere niente a che fare con me ( mi ha scritto in un sms qualcosa che suonava come "non ti bollare; sii libero, lascia stare..." e via dicendo ). Adesso sinceramente mi sento molto meglio, anche perché in questo modo ho compreso quali persone mi vogliano veramente bene al di là del mio orientamento sessuale; ho la tentazione di parlarne anche con altre persone, ma ho notato che i loro sentimenti verso gli omosessuali non sono dei migliori, quindi meglio lasciar stare.
Due settimane fa, circa, ho scoperto un ragazzo che frequenta la mia scuola, che è bellissimo, almeno per me: alto, capelli lunghi mossi, magro ma non troppo, molto "cucciolo", e con un sorriso meraviglioso, solo che è etero, e ti lascio immaginare che delusione quando l'ho scoperto, perché ero quasi convinto che fosse gay ( questo dimostra che non bisogna giudicare un libro dalla copertina ), solo che mi piace proprio tanto, e non so cosa fare. Certo non posso andare li a dirglielo, ma mi dispiacerebbe anche liquidare la faccenda così in fretta, ma è etero quindi è evidente che non gli interesso...
Adesso volevo farti un paio di domande, perché non so come comportarmi in generale: come faccio a capire se qualcuno è gay? cioè, non voglio sapere se uno è gay guardandolo dall'alto in basso, ma volevo capire, perché non credo sia sensato andare li e chiedergli "sei gay?"; e poi, secondo te è troppo presto per me per avere una storia d'amore? Che sia breve o lunga non importa ( meglio lunga...=P ), l'importante è che sia vissuta. Faccio bene a sperare ciò oppure è meglio accontentarsi di una storia passeggera ( qualora ci dovesse essere )?
Grazie mille e pubblica pure se vuoi la mail (nascondendo l'indirizzo, ovviamente ).
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Ciao,
ho letto la tua mail tutta d’un fiato. Ho l’impressione che tu stia reagendo con molto equilibrio e che il periodo peggiore sia ormai superato. Per un ragazzo gay, tanto più se giovane come te, il passo veramente importante consiste nel dirsi: “Sono gay, questo è un dato di fatto. Adesso partiamo da qui e cerchiamo di costruire!” Il momento critico è il passaggio dalla negazione all’accettazione, alla consapevolezza che non c’è niente da modificare ma tutto da accettare per cominciare a costruire il proprio futuro sulla base della propria affettività. Da quello che scrivi è evidente che hai combattuto contro la tua sessualità perché sei stato abituato a considerarla un disvalore, hai assimilato idee preconcette che ti hanno messo in lotta con te stesso, ma poi, lentamente, la realtà dei fatti si impone a qualunque preconcetto, piano piano apri gli occhi e cominci a capire che nonostante gli atteggiamenti di derisione e di sarcasmo dei tuoi compagni di scuola, che manifestano in questi comportamenti tutta la loro immaturità, essere gay è un modo di amare e non qualcosa da respingere come se fosse patologico o peggio buffonesco. Ma ormai il passo lo hai fatto e hai cominciato a ragionare con la tua testa. Ed è su questo che potrei portarti mille conferme: essere gay è un modo di amare, è una cosa della quale non solo non ci si deve vergognare ma bisogna andare fieri perché per un ragazzo gay la sua sessualità e la sua affettività rappresentano una parte profonda e fondamentale della sua personalità. Essere gay e arrivare a realizzarsi anche a livello affettivo è possibile e di questo ho conferme ogni giorno. Di ragazzi gay che vivono una vita di alto profilo fatta di sentimenti profondi e condivisi, oltre che di studio, di lavoro e di impegno sociale ne ho visti parecchi. Realizzare il proprio progetto di vita non è facile, ci vuole uno sforzo costante ma alla fine ci si riesce. Per un ragazzo gay che voglia prendere le cose seriemente la vita può essere veramente meravigliosa. Ma, in concreto, che fare? Bisogna guardare lontano, costruire prima di tutto la propria indipendenza economica, perché potrai sentirti libero ed esserlo veramente solo se riuscirai ad essere economicamente indipendente e ad avere una casa in cui vivere senza dover rendere conto a nessuno di quello che fai e quindi senza essere condizionato. Poi c’è la questione del coming out, per la quale ti raccomando la massima prudenza perché gli ambienti in cui si convive con gli altri in regime almeno in parte concorrenziale (scuole, università e luoghi di lavoro) sono i meno adatti alla creazione di amicizie profonde e quindi quelli in cui il rischio che il coming out possa diventare pettegolezzo o peggio possa essere strumentalizzato a tuo danno è più consistente. Quindi prudenza. Poi, senza nessuna fretta, penserai anche se è il caso di affrontare un discorso diretto con la tua famiglia ma, lo ribadisco, è una cosa che dovrai valutare molto attentamente perché dopo un coming out in famiglia i rapporti cambiano inevitabilmente e dopo ti rendi conto, anche quando va bene, che le cose non sono esattamente come prima. Quindi anche e soprattutto rispetto ad un eventuale coming out in famiglia non affrettare i tempi e mantieni un atteggiamento di lucidità. Quanto alla sessualità, beh sentirsi in colpa per il fatto di masturbarsi pensando a un ragazzo invece che a una ragazza non ha proprio alcun senso. È ovvio che se sei gay le tue fantasie sessuali sono concentrate sui ragazzi, quindi devi sentirti totalmente libero. Un discorso diverso invece va fatto sull’idea di cercarsi un ragazzo, qui c’è una dose di rischio che non è trascurabile. L’ambiente scuola non è certo il migliore per un ragazzo gay, all’università in genere è possibile che si creino contatti seri perché l’ambiente è molto più libero ed esiste un livello di privacy molto più alto. Quasi tutte le storie importanti che ho visto tra ragazzi gay sono nate all’università e sui posti di lavoro, del tutto al di fuori di qualunque ambiente gay e sono nate in modo spontaneo, come sviluppo di una normale amicizia, senza che nessuno dei due dovesse dichiararsi all’altro. Come si fa a capire se un ragazzo è gay? La risposta è solo indicativa, si cerca di vedere quello che quel ragazzo non fa. Un ragazzo gay in un ambiente in cui non si sente sicuro si guarderà bene dal mettere comunque in atto comportamenti che possano farlo individuare come gay ma eviterà anche comportamenti nettamente etero, sia per non entrare in storie che non lo coinvolgono, sia per non lanciare messaggi sbagliati ad altri ragazzi gay. Quindi osserva prima di tutto quello che un ragazzo non fa. L’altra questione: è troppo presto per una storia d’amore? Beh, non è una scelta, sono cose che capitano, se capitano, e se capitano non c’è dubbio che sono esperienze importantissime, sia nel positivo che nel negativo, perché non è affatto detto che anche se tu trovassi un ragazzo gay che ti piace e che sembra che ti corrisponda, alla fine quel ragazzo sia realmente il ragazzo giusto per te. Quindi anche qui prudenza. Le cose serie sono quelle che durano e che cominciano piano piano. Soprattutto una cosa devi tenere presente, che alla base di qualsiasi rapporto affettivo ci deve essere rispetto reciproco, stima dell’altro come persona e desiderio di costruire insieme, cioè l’essere in due è sostanzialmente diverso dall’essere soli. Quanto all’innamorarsi di un ragazzo etero, beh, è un classico, tutti i ragazzi gay ci passano. Un ragazzo etero, se va bene, può essere un buon amico, ma non devi mai dimenticare che quello che tu provi per un ragazzo etero lui non lo proverà mai per te e che nella sua mente non potrai mai avere il primo posto. Per il momento ti saluto e ti invio la mail.
Un abbraccio forte e un incoraggiamento sentitissimo ad andare avanti e a lavorare per il tuo futuro.
Project
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