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giovedì 26 gennaio 2012

GAY E FRUSTRAZIONE

Chiarisco in premessa che intendo parlare propriamente di “frustrazione”, non di ansia o ancora più genericamente di disagio, cose peraltro che possono essere legate alle frustrazioni. Naturalmente cercherò di condurre la mia analisi con stretto riferimento ai gay.
L’etimologia stessa del termine “frustrazione” derivato dall’avverbio latino “frustra” = ”invano, inutilmente”, indica chiaramente che la frustrazione è una forma di disagio conseguente al mancato conseguimento di un risultato desiderato o sperato. La frustrazione è uno dei possibili esisti del desiderio. La riduzione del senso di frustrazione può derivare solo dal contenimento del bisogno o del desiderio entro l’ambito del possibile e ancora meglio del probabile, in altri termini solo una capacità di valutare ex ante la maggiore o minore realizzabilità del proprio desiderio consente di limitare i suoi eventuali esisti frustranti. È qui che entra in gioco la radicale distinzione degli obiettivi in relazione al fatto che la loro realizzazione dipenda o meno soltanto da noi. Chiarisco il discorso con due classici esempi:
1) Il portare a termine di studi (obiettivo individuale).
2) Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo (obiettivo condiviso).
Si tratta di due obiettivi radicalmente diversi.
Il portare a termine gli studi dipende solo all’azione, più o meno condizionata, del singolo che può trovare ostacoli oggettivi ma che è consapevole che il conseguimento dell’obiettivo (obiettivo individuale), al di là dei condizionamenti esterni, dipende in modo essenziale dal suo impegno e dalla sue capacità, in questo caso la frustrazione è percepita essenzialmente come senso di “inadeguatezza”.
Il trovare una reciprocità in un rapporto affettivo è invece un fatto sostanzialmente connesso ad una relazione interpersonale, questo significa che il conseguimento dell’obiettivo non dipende unicamente dalla persona che sta puntando su quell’obiettivo ma anche da un’altra persona che dovrebbe condividere quell’obiettivo (obiettivo comune). In questo caso la frustrazione è percepita come “rifiuto”.
Non è raro però che la frustrazione-rifiuto sia vissuta anche come frustrazione-inadeguatezza sulla base della individuazione delle cause del rifiuto nella propria inadeguatezza: “mi ha rifiutato perché non sono all’altezza della situazione o perché ho sbagliato qualcosa”, alla base di questi ragionamenti c’è comunque una visione non autenticamente relazionale dei rapporti affettivi che sono interpretati come una specie di partita a scacchi in cui, se non si sbagliano le mosse, si arriva comunque a vincere la partita. In questo modo l’altro è visto come oggetto da conquistare con una strategia che, se adeguata, porta necessariamente al risultato. Questo modo di vedere le cose, pur essendo in molti casi del tutto incongruo, appare assolutamente ovvio a chi lo adotta come proprio modello interpretativo, al punto da ottenebrare l’oggettività dei fatti. Mi spiego con un esempio concreto. Un ragazzo gay che si innamora perdutamente di un ragazzo “oggettivamente” etero è indotto a vedere il suo oggetto d’amore come gay represso e non come etero e a pensare che con una opportuna strategia sarà possibile far sì che prenda atto della sua presunta omosessualità repressa. In situazioni del genere, il vivere la frustrazione come inadeguatezza può durare anni e si può anche non arrivare mai a vedere le cose come stanno, nemmeno quando l’altro si sposa.
È fondamentale rendersi conto che alcune cose, per quanto desiderate profondamente, sono di fatto impossibili. Un ragazzo etero non può innamorarsi di un ragazzo gay, qualunque strategia usi il ragazzo gay la cosa rimarrà comunque impossibile, bisognerebbe quindi mettere da parte l’idea di essere inadeguati (non abbastanza belli, non abbastanza solari, non abbastanza affidabili, troppo nevrotici ecc. ecc.) e rendersi conto che il rifiuto non è un rifiuto della persona in quanto tale ma una manifestazione della oggettiva o soggettiva impossibilità di condividere gli obiettivi dell’altro.
Mi fermo un attimo a riflettere sulla sensazione di essere rifiutati. La sensazione di rifiuto che si prova quando l’altro non condivide il nostro obiettivo è spesso vissuta, in particolare dai ragazzi gay innamorati di ragazzi etero, come un rifiuto non genericamente della persona ma della persona “in quanto gay”, piuttosto che come impossibilità di condividere un obiettivo dell’altro, e questo rende talora più difficile il processo di accettazione della omosessualità.  Aspettarsi che un ragazzo etero si innamori di un ragazzo gay non ha senso ma aspettarsi che possa essere amico di un ragazzo gay è invece realistico. Un ragazzo gay in queste situazioni è spesso portato al tutto o nulla, e la cosa è anche comprensibile e un ridimensionamento dell’obiettivo che consenta che possa essere realmente un obiettivo condiviso è spesso difficile perché anche quando un ragazzo gay dovesse accontentarsi di un rapporto di amicizia con il ragazzo etero di cui è innamorato, resterebbe comunque frustrato nel suo “vero (anche se irrealistico) obiettivo” che è quello di costruire una storia d’amore condivisa. Comunque metabolizzare la sensazione di rifiuto di un coinvolgimento affettivo e sessuale da parte di un ragazzo etero, per un ragazzo gay è ancora tutto sommato un processo di presa di coscienza della realtà non troppo traumatico, perché si tratta in fondo di difficoltà oggettive e oggettivamente insuperabili.
La questione si fa invece molto più delicata quando la sensazione di rifiuto interviene nel rapporto con un altro gay, qui si tratta di un rifiuto su basi soggettive che per la persona rifiutata è molto più difficile da accettare ed è molto più frequentemente accompagnato da sensazione di inadeguatezza. Entrano tipicamente in gioco in queste situazioni meccanismi proiettivi per i quali si proiettano nell’altro le proprie sensazioni e le proprie attese e non si capisce che l’altro è oggettivamente un altro, con una diversa storia individuale, con altri desideri e con un vissuto del tutto autonomo. In genere, quando un ragazzo gay si innamora, la prima e assillante domanda che si pone concerne l’orientamento sessuale dell’altro, se l’altro non è gay c’è poco da fare, ma se l’altro è gay “sembra” che il problema sia risolto e che la reciprocità non possa non esserci, è il tipico teorema “gay + gay = amore” dietro il quale si nascondo meccanismi proiettivi molto forti che ci fanno vedere nell’altro, in quando gay, un individuo identico a noi. Che cosa può metterci al riparo da questi meccanismi proiettivi che ci portano spesso alla frustrazione? La risposta è quasi ovvia, si tratta della socializzazione. Più un ragazzo ha una vita sociale e affettiva ricca, parlo soprattutto di amicizie, più ha esperienza diretta della variabilità dei soggetti con i quali interagisce e meno è portato a meccanismi proiettivi. Faccio un esempio concreto. Un ragazzo gay che mi scriveva la sua prima imbarazzatissima mail mi diceva: “non ho mai incontrato un ragazzo gay” per lui la categoria “ragazzo gay” era ancora unitaria e non avendo riferimenti precisi la completava proiettivamente vedendo nel “ragazzo gay” un altro se stesso. Quello stesso ragazzo, dopo un po’ di giorni trascorsi con serate passate in chat diceva: “mi sono reso conto che con tanti ragazzi riesco ad andare d’accorso ma con qualcuno è come se ci fosse una distanza più grande, pure se si tratta sempre di bravissimi ragazzi, hanno un altro modo di ragionare, però con alcuni mi trovo veramente bene.” Questi discorsi sono il tipico segno di una progressiva socializzazione e quindi della progressiva diminuzione della tendenza proiettiva. L’altro elemento chiave, oltre la generica socializzazione, per prevenire i sensi di frustrazione è l’esperienza. Il primo rifiuto può essere veramente traumatico, i successivi lo sono certamente di meno, in sostanza la nostra psiche considera i primi traumi da rifiuto come una specie di vaccinazione che attenua la virulenza dei successivi. Il trauma da rifiuto porta spesso a comportamenti che appaiono come tentativi di superare il rifiuto, ossia come delle insistenti richieste di conferme da parte dell’altro, che ovviamente non fanno che rimarcare la sensazione di rifiuto. Tutto questo, che appare come un comportamento inadeguato, ha invece un senso preciso e serve alla “definizione” della questione (mettere un confine o un limite) ossia al suo superamento “definitivo”, al suo inquadramento. Va sottolineato che chi dopo un primo rifiuto si ostina a chiedere ulteriori conferme si giudica per ciò stesso inadeguato, ma è in realtà alla ricerca di un meccanismo di frattura che crei le condizioni per passare oltre. In questo senso i rifiuti non chiari, impliciti, detti e non detti, non fanno altro che evitare questo momento di frattura e impedire di fatto fa definizione della questione che resta perennemente irrisolta. Al di là della percezione soggettiva, le vere situazioni di disagio si concretizzano dove permane uno stato di costante incertezza e il tempo passa senza che ci si possa rendere conto della presenza o dell’assenza di una vera dimensione simmetrica in un rapporto affettivo.
Vorrei aggiungere che le frustrazioni in campo affettivo sono spesso complicate dalla presenza di altre frustrazioni, questa volta di matrice strettamente individuale, connesse al mancato conseguimento di obbiettivi legati alla ricerca e alla stabilizzazione del lavoro o al successo negli studi, specialmente quando gli insuccessi sono percepiti come derivanti da mancanza di impegno individuale nella soluzione di un problema che, questo sì, sarebbe realmente risolubile. In genere le frustrazioni dovute a sostanziale disimpegno a livello individuale vengono mascherate da frustrazioni nei rapporti affettivi o di coppia che sono ingigantite per farne il nucleo del proprio stato di disagio, in questo caso si motivano gli insuccessi nella vita affettiva con incapacità primarie, originarie, che è impossibile superare e che incombono quasi come un destino ineluttabile, è il momento del “tanto io sono così, sono fatto male, non ci posso fare niente …”. Le singole frustrazioni, non riportate alle loro cause ma viste come espressione di qualcosa di incontrollabile innescano idee con contenuti vagamente depressivi che rischiano di pervadere la vita a vari livelli e di mettere in moto circoli viziosi dai quali è difficile uscire. L’esperienza insegna che i problemi si affrontano e si risolvono uno alla volta. La cosa più sensata è evitare di dare al proprio cervello modo di girare a vuoto sempre sui soliti contenuti scegliendo invece obiettivi concreti a breve scadenza da realizzare concentrandosi seriamente su di essi. L’antidoto alla frustrazione e il modo per spezzare una serie di frustrazioni che rischia di innescare un meccanismo depressivo è conseguire i primi successi, mette le basi per guardare al concreto e a quegli obiettivi che sono realmente conseguibili a breve con uno sforzo di impegno individuale, come fare un esame, mandare un curriculum per la ricerca di un lavoro, non lasciare che il tempo scorra quando ci sono problemi da affrontare subito. In questa prospettiva l’essere gay può anche portare a delle frustrazioni in campo affettivo difficili da accettare, ma piuttosto che avvitarsi su se stessi nella ricerca di che cosa si è sbagliato, ha senso concentrarsi su obiettivi individuali e concreti il cui conseguimento può portare ad un netto aumento dell’autostima e quindi anche della capacità di affrontare le frustrazioni nella vita di coppia con maggiore concretezza e serenità.   
Concludo dicendo che le frustrazioni sono un elemento ineliminabile nella vita di chiunque e che pertanto è necessario imparare a conviverci, ricordandosi sempre che come ci è capitato di essere rifiutati ci sarà certamente capitato e ci capiterà, più o meno coscientemente, di rifiutare altre persone o altre forme di coinvolgimento, tutto questo non ha nulla di patologico ma fa parte della  normale amministrazione della vita affettiva.
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venerdì 14 gennaio 2011

CONDIZIONAMENTI SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al ruolo che la sessualità assume nel condizionare i rapporti tra ragazzi gay. Il discorso sarà articolato in due parti attraverso l’esame di due diverse situazioni:
1) Un tentativo di mettere in pratica un modello astratto di coppia gay
2) Una ricerca di un equilibrio senza assunzioni pregiudiziali di modelli di coppia

Un tentativo di mettere in pratica un modello astratto di coppia gay


Secondo il comune modo di vedere, un ragazzo gay può realizzare al meglio la sua sessualità in un rapporto di coppia quando quel rapporto parta da una reciproca e forte attrazione sessuale. Su questa base si assume che sia più facile costruire anche un rapporto affettivo stabile, in un certo senso le esigenze affettive appaiono qui subordinate alle esigenze sessuali. Per entrare nello specifico attraverso discorsi più immediati, riposto qui un brano di una mail di un ragazzo 26enne, che chiamerò Andrea.

“Io penso che se uno si fa condizionare nella vita, alla fine non conclude niente e che non decidere mai è peggio che sbagliare e io d’altra parte non volevo e non voglio stare a guardare il treno che passa. Project, se uno non si dà da fare, dopo non si può lamentare. Io di cose mezze mezze che si insabbiavano in un tira e molla che non finiva più non ne volevo più sapere. Se ci vuoi stare ok, altrimenti ognuno per la sua strada. Insomma lo vedo la prima volta, mi stava prendendo un coccolone, così sexy che uno così non l’avevo mai visto. Ragazzi, resto proprio imbambolato. Ci siamo conosciuti assolutamente per caso, io avevo frequentato chat e pure locali, ma lui l’ho conosciuto per caso a una cena di lavoro dell’impresa dove lavoro io. Stava con una ragazza ma non se la filava proprio e allora ho deciso di giocare il tutto per tutto e gli ho detto: “Sei bellissimo!” Mi ha sorriso e mi ha detto: “Pure tu!”. Oh, io non sono mica male, anzi, prima le ragazze non mi mollavano mai (le mollavo sempre io!) ma adesso che qualcuno sa di me trovo pure i ragazzi che mi fanno la corte, ma certi, poveretti, non per vantarmi, ma non mi ci metterei mai. Insomma, lui mi sorride. Ci appartiamo un po’, sai come vanno queste cose, vedi che lui ci sta e ti fai coraggio, ci siamo toccati un po’ (nel senso intimo) e lui ci stava eccome. Sono proprio esploso. Io allora ero single e non ero mai stato con un ragazzo, lui le sue esperienze le aveva fatte, ma alla fine a me non me ne importava niente. Insomma fatto sta che sono andato da lui la sera stessa ed è successo tutto quello che poteva succedere, io ero talmente partito che non avevo nemmeno pensato ai preservativi ma lui li aveva. La cosa mi ha fatto pensare che non era uno che si metteva a rischio facilmente. Insomma, dopo 15 giorni sono andato a vivere a casa sua. In pratica era proprio un sogno un ragazzo, cioè “quel ragazzo” tutto per me. Avevo una paura tremenda che mi potesse tradire, che si potesse stancare di me ma non sembrava proprio. Er un po’ più grande di me (31 anni) e aveva già una posizione invidiabile in azienda ma lui che poteva avere tutto quello che voleva stava con me. Insomma, va tutto bene per un paio di mesi, poi comincio a capire che c’è qualcosa che non va. Non vuole fare più sesso con me. Mi sento disperato, lo supplico ma non ne vuole sapere, mi dice che ha conosciuto una ragazza ma non ne vuole parlare. Lui con una ragazza? Mi sembra proprio assurdo. Un pomeriggio mi dice che deve andare in azienda e esce ma in azienda non ci va. Dove fosse andato non lo sapevo e non lo so nemmeno ora ma aveva cominciato a dirmi bugie e a tenermi fuori dalla sua vita. Facevamo sesso tutte le sere, almeno all’inizio, perché io all’inizio non avevo detto niente, poi gli ho chiesto come stessero le cose e si è arrabbiato molto, mi ha detto che non era il sevo di nessuno e che se non mi stava bene me ne potevo pure andare. Io non volevo andare via, mi sembrava che il mio sogno cadesse a pezzi e non capivo nemmeno il perché. Sono rimasto a casa sua quasi per sfida. Lui la faccia di buttarmi fuori non l’ha avuta ma ha cominciato a comportarsi proprio come se io non ci fossi. Veniva a casa con i suoi amici che si trattenevano fino a notte alta e io ci rosicavo un sacco, poi non ce l’ho fatta più e l’ho mandato solennemente a quel paese e me ne sono andato da casa sua. Dopo tre settimane sono finito in ospedale per un brutto incidente e lui non si è nemmeno degnato di venirmi a trovare. Niente! E che stavo in ospedale lo sapeva benissimo. Ecco questa è un po’ la sintesi della storia. È decisamente meglio stare da soli che con uno così, ma l’ho capito solo alla fine.”

Una ricerca di un equilibrio senza assunzioni pregiudiziali di modelli di coppia

Troppo spesso si adotta come modello di una relazione tra ragazzi gay un rapporto di cui la sessualità rappresenta il perfezionamento, oltre che la causa remota da entrambe le parti, cioè si dà per scontato che due ragazzi gay siano portati a stare insieme per soddisfare un’esigenza affettivo-sessuale primaria che, una volta verificate le condizioni di tipo affettivo che ne garantiscano la serietà, realizza pienamente il desiderio di coppia dei due. Questo modello, per quando attraente, in molti casi non è di fatto applicabile perché le motivazioni che spingono due ragazzi a stare insieme possono anche essere significativamente diverse da un interesse sessuale reciproco, cioè possono presentarsi sotto l’apparenza di una spinta sessuale ed essere in sostanza delle esigenze di tipo affettivo generale. L’educazione affettivo-sessuale dei ragazzi gay li spinge a sottolineare la dimensione strettamente sessuale come causa fondamentale se non esclusiva del loro rapporto, in altri termini l’accento è posto essenzialmente sulla dimensione sessuale e non su quella affettiva. La conseguenza di tutto ciò è una tendenziale sessualizzazione dell’affettività.
Riporto qui di seguito un brano di una mail di un ragazzo 23enne (che chiamerò in seguito Lorenzo) che chiarisce il concetto:

“Io gli volevo bene, cioè con lui stavo bene, ero contento quando c’era, quando non c’era la mancanza la sentivo forte, aspettavo le sue chiamate al cellulare o su msn, mi piaceva tanto quando veniva da me e parlavamo tanto, e si toglieva le scarpe e si stendeva sul mio letto, con me si sentiva libero e io con lui, lo so che se avessi bisogno di lui farebbe qualsiasi cosa per me, è un bel ragazzo ma non è il mio tipo, qualche pensiero sessuale su di lui ce lo facevo pure, in fondo perché no, ma non solo non è mai stata una fissazione ma diciamo che su di lui di fantasie di quel tipo ce ne facevo poche mentre mi capitava di più su qualche altro ragazzo magari di quelli impossibili che non avrei mai potuto avere, che però mi intrigavano di più. Gli volevo bene ma non mi sento veramente trasportato sessualmente verso di lui.”

La situazione che qui è descritta (il rapporto tra i due ragazzi), dal punto di vista dell’autore della mail ha una matrice primaria di carattere affettivo e non tipicamente sessuale, è, in altri termini, la situazione tipica che predispone ad una forte amicizia gay. Il punto di vista dell’altro ragazzo è così riassunto dell’autore della mail:

“Per lui è diverso, praticamente è sempre stato diverso fin dall’inizio, ha proprio il modo di fare tipico dell’innamorato, per me ha tante attenzioni, mi rispetta molto, sta attento al mio umore, mi coccola parecchio, abbracci, baci, stare a contatto fisico con me, però vedo che lui si frena, cioè lo capisco, si frena perché lui ci terrebbe proprio ad andare oltre ma lo fa solo quando pensa che sia io a volerlo (magari non è così), per il resto non ci prova nemmeno, mi dice che mi sogna, che sono il suo tipo, che quando non ci possiamo vedere si masturba pensando a me, che si porta la mia foto appresso, lo sento che è molto preso. Con lui io sto bene anche a fare sesso ma è una cosa diversa, a me sta bene come una forma di tenerezza, lui si frena e io invece un po’ lascio che sia lui a decidere e cerco di seguirlo come posso, come mi viene, ma la dissimmetria la sento e mi dispiace perché magari si potrebbe meritare qualcuno meglio di me. Stiamo insieme da più di due anni ma non possiamo convivere, non so nemmeno se sarebbe meglio. Io gli voglio bene, non lo tradirei mai, mi ci sentirei male io, abbiamo fatto tutti i controlli per l’hiv e sta tutto a posto però non è solo questo il motivo per cui non lo tradirei, ma è che uno come lui non se lo meriterebbe proprio. In questi ultimi mesi ho visto tanti ragazzi che fisicamente mi piacciono più di lui ma penso che con loro non sarebbe meglio che con lui, che alla fine mi attraggono dal punto di vista sessuale e basta, mentre con lui è diverso. Certo un amore travolgente non lo sento proprio, è un’altra cosa, una cosa importante, molto importante anche per me, ma è un’altra cosa.”

La funzione della sessualità in questi rapporti è una funzione di garanzia, nel senso che garantisce l’esclusività del rapporto affettivo proprio in quanto congiunto ad un rapporto anche sessuale. Su questa esclusività si innestano da una parte attese di un rapporto quasi matrimoniale e dall’altra dei tentativi, per altro blandi, di salvaguardare la propria autonomia.

“C’è poi un ulteriore problema, lui lavora e io no, secondo me sta cominciando a fare progetti sull’idea di comprare un piccolo appartamento. Non ne ha parlato esplicitamente ma da qualche minimo accenno ho capito che cerca occasioni sulle riviste delle agenzie immobiliari. Quando passiamo vicino ad un’agenzia immobiliare si ferma a dare un’occhiata e prima non lo faceva. Penso che non me ne parli perché ha paura che io veda la cosa come una trappola e un po’ è così ma non perché non voglio stare con lui ma perché ci vorrei stare su un piede di parità, a me starebbe bene anche un appartamento in affitto pagato al 50%, ma vivere in una casa sua, con le spese pagate solo da lui, mi metterebbe a disagio. Devo essere libero di andarmene se per caso con lui non sto più bene e in quel caso mi sentirei vincolato, per non dire che non potrei mai dire ai miei che vado a vivere con lui. Onestamente penso che potrebbe anche funzionare proprio perché una convivenza non è fatta di sesso ma anche e soprattutto di tante altre cose, non lo mollerei facilmente, come non l’ho mollato in questi due anni e magari potrebbe andare avanti per tanti anni, ma si dovrebbe stare insieme perché ci si sta veramente bene, e io adesso ci sto bene, e non per forza o perché non ho un posto mio dove andare a vivere.”

In queste situazioni la sessualità finisce per acquisire piano piano una dimensione recessiva, l’esigenza di non trasformarla in routine spinge a diradare le occasioni e a trasformare la spinta sessuale in una forma di tenerezza sessuale reciproca che può essere più facilmente condivisa. Questi rapporti hanno un’apparente fragilità ma tendono a consolidarsi col tempo e a diventare sostanzialmente resistenti anche di fonte a situazioni che all’inizio avrebbero potuto metterli in crisi.

“Tre mesi fa circa ho conosciuto, tramite il mio ex, un ragazzo che è molto simpatico e che mi piace molto, chiamiamolo Paolo. Non ti nascondo che la cosa mi ha messo in crisi e non poco. Paolo penso si sia innamorato di me anche se io non gli ho manifestato nessun entusiasmo. I primissimi tempi non ne ho parlato col mio ragazzo, mi vergognavo molto, poi gli ho detto tutto e lì ho capito il valore del mio ragazzo, abbiamo parlato tanto e in modo serio, anche se era evidente che ci stava male non ha cercato minimamente di farmi pesare la sua presenza e quasi ha cercato di mettermi a mio agio dicendomi che dovevo sentirmi libero perché mi vorrà bene comunque. Francamente io capivo benissimo che lui stava male e che per lui stare lontano da me sarebbe stato un sacrificio pesantissimo e lì ho capito fino a che punto mi vuole bene. Nel frattempo Paolo con me ci ha proprio provato, io la tentazione l’ho avuta ma sarebbe stato proprio come dare una pugnalata al mio ragazzo e ho lasciato perdere i discorsi di Paolo. Francamente non ho avuto nessun rimpianto nemmeno sul momento, poi sono tornato dal mio ragazzo e gli ho detto che gli volevo bene. Abbiamo fatto l’amore ed è stata una cosa molto bella. Fare l’amore con una ragazzo che ti vuole veramente bene è una cosa indescrivibile, non è nemmeno una questione di sesso, pensi soprattutto a lui, a fargli capire che gli vuoi bene, a farglielo capire anche attraverso il sesso e senti che lui è felice e allora ti senti felice anche tu”.

Un rapporto come quello descritto nella mail citata sopra non parte da una spinta eminentemente sessuale ma arriva gradualmente alla conquista di una sessualità affettiva diversa, che ha l’apparenza dell’incertezza e la solidità delle cose di cui si comprende per esperienza diretta la reale portata. Si tratta in sostanza di costruire piano piano il senso di un rapporto.
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domenica 24 ottobre 2010

FANTASIE GAY E REPRESSIONE IN PISCINA

Ciao Project,
leggendo i post del tuo blog sono rimasto molto colpito da alcuni che riguardano le reazioni dei ragazzi di fronte al clima che si crea nelle palestre e nelle piscine. Io ho 23 anni, sono un ragazzo credo almeno passabile, al momento il mio vero problema consiste nel fatto che da sei mesi a questa parte la mia vita è totalmente concentrata sulla piscina che frequento tre volte alla settimana. Dico totalmente concentrata perché anche se ho cominciato il secondo anno della specialistica e i miei studi vanno bene, in pratica, io vivo solo in funzione della piscina. Sono un nuotatore di livello medio, non proprio una schiappa e potrei magari fare anche un po’ di attività agonistica se mi ci applicassi seriamente, ma per me la piscina ha un altro significato. Mi vergogno molto a scrivere queste cose, tra l’altro vedo che i ragazzi scrivono molto liberamente di argomenti sui quali mi sentirei in imbarazzo anche solo a scrivere due righe. Penso qualche volta che potrei anche essere complessato. Comunque proverò a dire quello che mi succede, diciamo che mi sento un po’ guardone. A costruire un rapporto con un ragazzo non mi ci metto nemmeno perché ho troppa paura, però i giorni che devo andare in piscina mi sento molto gasato, non so se hai capito. In pratica lo spogliatoio è un po’ una tortura, ci rimarrei a vita se potessi ma so che non posso eccedere in nessun modo e devo stare anche molto attento alle mie reazioni. Per un verso mi tenta e per l’altro so che mi devo reprimere. Ormai ho i turni fissi da tanto tempo e i ragazzi del mio turno le conosco tutti, ci scommetterei la testa che nessuno sospetta niente, con me sono naturalissimi e proprio spigliati, io sto molto attento a non dare nell’occhio. Ci sono tre ragazzi, un po’ più giovani di me (20/21) che stanno sempre insieme e che non fanno che scherzare tra loro anche a livello sessuale ma non ho alcun dubbio che siano tutti etero, li ho visti con le loro ragazze e poi i loro scherzi nello spogliatoio probabilmente avevano un significato sessuale solo per me. Arrivo a pensare che mi piacerebbe essere etero per stare con qui tre ragazzi e potermi sentire alla pari e invece non è così. Sono diventati un po’ la mia ossessione. Per tanto tempo avevo pensato che potessero essere gay, o almeno che potesse esserlo uno di loro, ma poi piano piano ho perso le speranze. Però restano per me un’immagine bellissima, un po’ l’immagine dei ragazzi per eccellenza, belli, sereni, felici di vivere. Io invece non faccio che guardarli e non solo per l’estetica, in pratica conosco ogni dettaglio anatomico di ognuno dei tre e queste cose mi si sono bene impresse nella mente. Me li sogno spesso, e anche in sogni non proprio ingenui e il resto te lo puoi immaginare e mi sento anche un ladro perché in effetti io a loro sto rubando qualcosa che loro non mi darebbero se sapessero come stanno veramente le cose. Sono fuori di testa Project? Io penso che non starò mai con un ragazzo, diciamo che ne sono quasi certo, per me la sessualità sarà solo questa. È come se io non volessi crescere e cercassi di tenermi aggrappato per forza al mio salvagente che è lo spogliatoio della mia piscina. Ma poi anche lì il senso di frustrazione è totale, ci sono le docce senza separazione ma non ci vado mai, anche questa è un’altra cosa che mi mette enormemente a disagio, perché non ci vado lo puoi capire, eppure ogni volta che esco di casa per andare alla piscina mi dico mille volte che è la volta buona e che quella volta ci devo andare senza scappare via, ma poi l’imbarazzo prende il sopravvento e mi trattengo nello spogliatoio e anche lì ho sempre paura di starci qualche minuto di troppo e di dare a qualcuno argomento per fare le sue deduzioni e arrivare al fatto che sono gay. In pratica per me fantasie e repressione si mescolano insieme. Ho pensato sinceramente di non andare più in piscina proprio per evitare questo tormento, ma dopo che cosa mi resterebbe? Solo la pornografia? Beh, mi sembra squallido e almeno in piscina i ragazzi sono ragazzi veri. Non ho amici gay, penso che non ne avrò mai, non fosse altro perché magari sarebbero gay che si sentono realizzati, cioè che hanno un ragazzo o che almeno provano ad averne uno ma io non ci provo proprio, mi sento senza volontà di reagire, quasi abbandonato alla corrente e penso che col passare del tempo non cambierà nulla. Dovrei andare da uno psicologo? Con i miei in pratica non ho dialogo, a loro non potrei mai dire che sono gay e sono pure figlio unico. Perché ti scrivo, Project? Non lo so nemmeno io, è come se avessi l’impressione di conoscerti, ho letto tanti tuoi post e mi sembrano seri. Insomma, non so nemmeno io che cosa vado cercando, forse solo uno che mi dica quello che pensa di me. Se vuoi pubblica la mail, tanto è generica, chissà che cosa diranno i ragazzi del forum, comunque loro stanno già molto avanti rispetto a me, io sto ancora a zero. Questo è il mio primo tentativo di essere me stesso e mi costa tantissimo.
Ciao Project. Aspetto la tua risposta.
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lunedì 16 agosto 2010

GAY TRA AMORE E ANGOSCIA

Ciao Project,
più che per chiederti un consiglio ti scrivo per sfogarmi un po’. Ho 32 anni e sto da più due anni con un ragazzo che ha 22. All’inizio ho avuto complessi per l’età ma poi è stato meraviglioso. Per alcuni mesi è stata una bella favola, al limite dell’incredibile. Lui è un ragazzo molto bello, non lo dico perché piace a me ma perché è veramente un bel ragazzo, io di bello non ho proprio niente, qualche chilo di troppo e proprio niente di atletico eppure si è innamorato di me, o forse no, ma comunque mi ha voluto bene e di questo ne sono certo. Uso il passato perché per il presente non solo non ho più le stesse sicurezze ma mi sento addosso una fortissima situazione di abbandono e di disagio. Francamente non ho mai capito perché si fosse innamorato di me, perché avrebbe potuto avere ragazzi molto più giovani e molto più belli di me, ma sembravano non interessargli mentre a me ha fatto proprio la corte. All’inizio non avrei voluto farmi coinvolgere ma poi ho messo da parte ogni esitazione e abbiamo vissuto un rapporto molto bello per diversi mesi, io non mi sentivo travolto dalla passione sessuale ma invaso da una enorme tenerezza, per lui invece il discorso aveva almeno all’inizio una valenza sessuale forte ma mi diceva che mi voleva bene ma non era innamorato di me. Io mi sono affezionato a lui come non mi era mai capitato con nessuno, poi ho capito che aveva bisogno di altro, me lo ha detto esplicitamente, temeva che la cosa potesse farmi stare male ma tra averlo per me insoddisfatto o sapere che è felice tra le braccia di un altro ragazzo, per me, l’unica opzione possibile è la seconda. Ho cercato di rimanergli vicino in un altro modo. A un certo punto mi ha detto che aveva conosciuto un altro ragazzo e si vedeva che nel dirlo era felice. Ho cercato di facilitare il distacco in tutte le maniere e non ci siamo sentiti più per circa tre mesi. Dentro di me mi sentivo solo, ma pensavo che lui potesse essere finalmente felice. Dopo tre mesi si rifà vivo, è veramente distrutto dalla sensazione di abbandono, rischia la depressione. Passiamo le intere nottate su msn, si arrabbia con me, mi insulta in modo aggressivo ma certe volte parla con me con una schiettezza disarmante, come se parlasse con se stesso. Spesso non so che dirgli, senza nessuna dichiarazione esplicita proviamo a rimetterci insieme ma non funziona, mi dice che mi vuole bene ma che ha bisogno di cercare altro, passano 4 mesi, lo rivedo di nuovo sereno ma questa volta ci sentiamo pochissimo. Ha trovato un altro ragazzo, io cerco di defilarmi e sembra che la cosa riesca. Dopo sei mesi è di nuovo a pezzi, mi richiama, io non so dove sbattere la testa. Viene una sera a casa mia e dorme da me, io ho terrore di pensare a qualunque contatto fisico, l’imbarazzo è totale per ore, poi penso che devo farmi coraggio, provo un gesto affettuoso ma mi aggredisce e se ne va a notte alta sbattendo la porta, poi mi richiama, torna a casa mia e si mette a piangere, sta proprio alla frutta. Gli resto accanto tutta la notte. Non so letteralmente che fare, ma parliamo soltanto, sembra che sia l’unica cosa possibile. Adesso non lo sento più da 15 giorni, ho anche paura a mandargli un sms. Vorrei che fosse felice ma comincio a pensare che non sarà facile. Non è l’essere solo che mi pesa ma il non sapere come sta. Tante volte penso che posso avergli fatto del male perché l’ho allontanato dalla sua vera vita, con me non era felice e si portava dentro una malinconia fortissima ma in fondo con gli altri due ragazzi è stato lo stesso. Ho motivo di pensare che abbia trovato un altro ragazzo perché qualcosa mi aveva accennato. È penoso non potergli mandare nemmeno un sms ma penso che sia meglio farne a meno. Ecco, sono a questo punto. Di me non mi interessa più niente.
La mail pubblicala se vuoi.
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mercoledì 17 marzo 2010

MASTURBAZIONE GAY TRA INNAMORAMENTO E PORNOGRAFIA

Questo lungo post contiene uno scambio di mail tra me e un ragazzo, uno studente 22enne, sui temi della sessualità gay. Il mio interlocutore mi ha autorizzato a pubblicare i testi in forma anonima (Marco è un nome fittizio), cosa che faccio di buon grado, perché si tratta di uno scambio epistolare serissimo che ha aiutato anche me a riflettere su molti aspetti della sessualità gay.

Da Marco a Project - Sabato, 6 Mar 2010 22:16:55 +0100

Ciao Project, non ti sento da un po’ ... tutto bene?
Volevo sapere se le considerazioni che ti ho espresso sul tuo lavoro ti fossero state d'aiuto o meno.
Ho visto sul sito che hai risposto ad un ragazzo di 20 anni circa che non sapeva se fosse etero o gay.
Non ho potuto fare a meno di notare, nuovamente rinnovato in questo caso, la tua forte dedizione alla considerazione dell'elemento sessuale masturbatorio come componente essenziale dell'autoidentificazione del sé come gay ... E, te lo dico sinceramente ... mi sono sentito male.
Mi sono sentito male perché per un attimo ho avuto come l'impressione che tu potessi avere qualche remora nel rispondermi (visto che ormai è da un bel po’ che non ti fai vivo) proprio per il fatto che io, quasi all'inverso del tuo pensiero, riponessi la mia attenzione sull'aspetto affettivo delle cose più che su quello sessuale (che invece mi pare d'aver capito sia il perno stesso sul quale si basa la tua idea di orientamento sessuale) ...
Per favore, dimmi che ho pensato male. Io ci tengo molto a poter costruire insieme a te, ed a chiunque altro voglia unirsi alle mie ed alle nostre forze, un posto per le persone da poter chiamare "casa". In verità ti dico che faccio questo per buona parte perché io stesso mi sento non appartenere a niente in questo mondo per me vuoto di affetti.
Se non appartengo a nessuna realtà, a nessuna persona, ed in più non ho neppure modo di aiutare gli altri a sentirsi parte di qualcosa di buono (ad avere una "casa" nella quale tornare), io mi sento ancora più perso, debole, triste.
Non so se riesci a capire quello che intendo dire. E un po’ di tutto questo discorso io mi sento colpevole di agire in modo così "nobile" solo ed esclusivamente per la salvezza della mia anima. Ma sono un essere umano limitato almeno quanto tutti gli altri uomini che calpestano questa terra. Vivo per il mio desiderio di vivere e la mia felicità, prim'ancora di quella degli altri. Sono inquieto, ho veramente paura di quello che mi potrà accadere in futuro.
Ho paura di perdere anche quel poco di affetti che ho.
Ho paura di non riuscire a sostenere economicamente la mia famiglia ora che ce n’è bisogno. Ho paura che non riuscirò mai ad essere felice insieme a nessun ragazzo (neanche a livello di profonda amicizia). Ho paura delle lacrime che mi stanno rigando il volto adesso, paura di tutti gli orrori e debolezze che mi nascondono.
Perdonami per queste lunghe lamentele, ma ho bisogno di sfogarmi con qualcuno e tu sei l'unico col quale posso liberamente parlare di queste cose. Perdonami se ti usando così. Non volevo scriverti tutte queste cose, ma alla fine non ce l'ho fatta a trattenermi ed a dirti le cose come stanno in maniera chiara e tonda.
Ciao Project, ti prego rispondimi. Anche se tu fossi arrabbiato con me per qualsiasi cosa, perché ti sono sembrato freddo e supponente nei miei discorsi tecnici, o per qualsiasi altra cosa ancora, ti prego rispondimi. Da solo non ce la faccio davvero a sopportare tutto questo peso sulle mie spalle. Ti prego.
Marco

Da Project a Marco - Domenica, 7 Mar 2010 08:54:50 +0100

Ciao Marco,
non sono affatto arrabbiato con te e mi piacerebbe eccome continuare a lavorare con te sui test del progetto, è solo che adesso sono subissato di lavoro, ho una marea tale di cose da fare che non riesco nemmeno ad avviarle e ho delle scadenze prossime e non procrastinabili. La mail che ho pubblicato non è di questi giorni ma di quando avevo tempo di dedicarmi a queste cose. E vorrei tanto averne ancora. Quando alla questione del apporto tra masturbazione e affettività, francamente, non vedo perché le due cose non debbano andare d’accordo. Sessualità fisica e affettività non sono cose distinte, la masturbazione è un modo di vivere un’affettività forte di coppia quando non è possibile viverla realmente. Quando un ragazzo si innamora di un altro ragazzo comincia a masturbarsi pensando a quel ragazzo, il che però ha esattamente il valore di un profondissimo desiderio di intimità con quel ragazzo. E’ ovvio che una sessualità senza sentimenti non ha senso e non può risultare gratificante, tipico il caso del sesso fatto con sconosciuti che non si rivedranno più, ma la masturbazione dedicata ad un ragazzo che si ama è un segno di coinvolgimento profondo, sessuale e affettivo insieme, verso quel ragazzo. Non penso affatto che tu sbagli a fondare le cose sulla dimensione affettiva, penso piuttosto che la masturbazione sia l’espressione di una pulsione profonda, affettiva e sessuale insieme verso un altro ragazzo, in qualche modo sia un’affettività concreta che si esprime anche a livello genitale. Francamente non credo che quello che dici tu sia sostanzialmente diverso da quello che dico io.
Mi dispiace molto invece di leggere l’ultima parte della tua mail, perché ti vedo molto scoraggiato e non vorrei affatto che accadesse. Non sono sparito e non ho nessuna intenzione di sparire ma mi sento schiacciato dalla mole enorme di lavoro che devo fare e che non posso rinviare. Cercherò di essere più presente ma, te lo ripeto, non ho nessuna intenzione di defilarmi.
Un abraccio fortissimo e coraggio! Che si deve andare avanti!
A presto Marco
Project

Da Marco a Project - Lunedì, 8 Mar 2010 00:11:58 +0100

Ciao, e scusami per lo scoraggiamento che ti ho espresso nella mail. E' solo che ultimamente mi stanno accadendo tutte insieme tante cose brutte e sento che spesso mi manca la forza interiore per far fronte a tutto il caos della mia vita. Mi dispiace sinceramente di averti fatto sentire il peso delle mie lacrime, ma purtroppo non ce la facevo più e mi sono sentito nel bisogno di dovermi sfogare con qualcuno che poteva comprendermi. Perdonami davvero, non volevo neppure apparire così debole ai tuoi occhi, perché vorrei essere molto più forte di adesso per poter affrontare non solo i miei problemi ma anche quelli degli altri (o almeno questo è quello che vorrei). Se tu per caso dovessi avere bisogno di qualsiasi aiuto da parte mia, o anche solo volessi sfogarti con qualcuno puoi tranquillamente parlare con me perché io ci sono ad ascoltarti. Almeno questo è giusto che sia chiaro, perché è questo quello che io desidero veramente. E' una cosa che va al di là del fatto di darti una mano per "senso del dovere".

Per quanto invece riguarda il discorso masturbazione devo dirti che sono d'accordo con te col fatto che masturbarsi pensando ad un altro ragazzo è segno di voler diventare più intimi con quel ragazzo, voler amare quel ragazzo. D'altra parte percepisco però che qualcosa è sbagliato in questa stessa affermazione. E' una percezione quella che sento, non è una sorta di certezza di cui sono convinto, però proverò comunque a cercare di spiegarmi . . .
. . . è indubbiamente certo che un ragazzo che ama un altro ragazzo possa riversare nella masturbazione affetto verso il ragazzo amato. Ma, oltre al fatto che penso che il masturbarsi è derivazione dell'affetto, non mai l'affetto derivazione della masturbazione, voglio esporti quella che è la mia sensazione personale: non riuscirei mai a masturbarmi pensando al ragazzo che amo, perché sento che lo renderei "sporco", o comunque mi sembrerebbe di sminuire l'affetto e la stima che ho per lui immaginandomelo in situazioni sessualmente eccitanti. E' come se io ponessi un qualche muro divisorio che impedisca alla sessualità di toccare le cose che amo, perché le deifico e non voglio che "perdano valore" ridotte ad una fantasia sessuale atta al mio semplice appagamento fisico.

Allo stesso tempo vedo l'idea del sesso fatto tra persone che si amano come qualcosa di giusto e bello, e permetto che dal sentimento ci sia il passaggio successivo alla sessualità fra le due persone (e non vissuta tra me e me tramite la sola masturbazione, come del resto ho detto prima).

Non riesco a descriverti meglio di così le mie sensazioni, ma penso che siano già abbastanza comprensibili. Cosa ne pensi? a) sono solo fisse mie; b) c'è del vero nel mio discorso; oppure c) sono ad un qualche stadio di rifiuto della sessualità o giù di lì; d) altro?
Non so come è la realtà vissuta dagli altri ragazzi gay, o meglio mi sto facendo sempre più qualche vaga idea al riguardo. E sulla base delle idee che mi sono fatto oserei dire che ci sono ragazzi che tranquillamente si masturbano pensando a chi gli piace, in piena consapevolezza di tutte le sensazioni che si provano al masturbarsi pensando alla persona amata. [è così che agiscono o sbaglio?]

Per me il sesso è solo un'estensione dell'affetto che provo per una persona, non è assolutamente necessario che ci sia, ed è in virtù di ciò che mi sembra di deflorare la purezza dell'immagine della persona che amo immaginandomela in situazioni erotiche non necessarie per convincermi del'integrità dell'affetto che nutro per quella persona, ma io considero anche egoisticamente fine a sé stessa l'dea di ridurre alla mia mercé un altro ragazzo (nelle fantasie erotiche ovviamente) per raggiungere l'orgasmo.

Non lo so, tu che ne pensi? Sono il solo a pensarla così o sono in molti i ragazzi che la pensano come me? Se fossimo in molti a pensarla così, quale fondo di verità di cui fare tesoro si potrebbe trovare nel nostro pensiero? O forse la conclusione di tutto questo è solo che sono una persona dalla sessualità frigida? [anche se così non mi reputo per varie ragioni che non sto qui ad elencare]

Attendo una tua risposta [magari in settimana . . . no, non per farti fretta ovvio. Semplicemente perché mi piacerebbe sentire il tuo parere il prima possibile per poterci poi ragionare su e *credo* che una settimana possa bastarti per pensare a tua volta cosa dirmi e trovare il tempo per dirmelo, o sbaglio?][mi piacerebbe inoltre sapere cosa ne pensi di quel che ti ho detto nella mia mail riguardante il tuo futuro test sulla sessualità: sia che tu abbia critiche, sia che tu condivida appieno quel che ti ho detto ... sempre nei limiti delle tue possibilità di tempo ed energie che ci puoi spendere, ovviamente]

Ciao ancora e grazie davvero per le amorevoli attenzioni che mi concedi. Spero per te che i problemi di lavoro non finiscano col toglierti il respiro. Vorrei davvero esserti più vicino di così.

A presto
Marco 

Da Project a Marco - Martedì, 9 Mar 2010 06:55:46 +0100

Ciao Marco,
prima di tutto non devi scusarti di nulla, tra noi le formalità non servono, mi dispiace sentirti giù di tono e vorrei sentirti in un altro modo. Non solo non mi crei problemi ma alla fine questo scambio di mail è un po’ un momento di pausa in mezzo alle assurdità della vita sociale e del lavoro, una dimensione rara in cui si può essere quello che si è e si può dire quello che si pensa. Anche per me queste mail hanno la dimensione della valvola di sfogo e sono cose che vivo come dei momenti positivi ai quali mi piacerebbe poter dedicare più tempo.
Ma veniamo alla questione masturbazione. Sembra assurdo, ma ancora nel XXI secolo ci sono in proposito dei pregiudizi molto radicati e condizionanti. La sessualità fisica ancora oggi non solo non è vissuta in modo sereno ma è caricata di molte valenze mitiche ed è condizionata da molti tabù. È l’eredita di secoli di cultura cattolica, di condanne e di repressione. C’è poco da fare, il pregiudizio resta. Einstein diceva che è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio! La distinzione affettività/sesso ripete la distinzione anima/corpo: tutto ciò che è nobile viene dall’anima, e quindi dall’affettività, tutto ciò che è “sporco” viene dal corpo e quindi dal sesso. Se ne deduce che la sessualità non per fini procreativi è “sporca” e che un interesse affettivo nobilita la persona che si ama, mentre un interesse sessuale la degrada. In realtà, la distinzione dell’uomo in anima e corpo non ha senso, si tratta di una unità inscindibile e così non ha senso la scissione tra affettività e sessualità. Al di là delle divisioni ereditare da una cultura bipolare (bene/male, amina/corpo) esiste una dimensione unitaria cui bisognerebbe dare il giusto valore. Siamo d’accordo circa il fatto che non abbia senso pensare ad una sessualità anaffettiva che è sostanzialmente dissociata e introduce una spaccatura tra affettività e sessualità, ma allo stesso modo non ha senso un’affettività desessualizzata. Quando un ragazzo si innamora di un altro ragazzo, se tra i due non c’è e non ci può essere alcun contatto fisico (tipico il caso dei rapporti gay-etero), non per questo il rapporto è desessualizzato. Certamente non lo è da parte del gay, ma, se si intende come sessualità una forma di gradevolezza fisica piuttosto che di sola reazione genitale, un qualche coinvolgimento sessuale esiste anche da parte etero, vedi tutte le forme di cameratismo, che non sono lette in chiave sessuale ma di amicizia ma che probabilmente hanno a che vedere con la sessualità molto più di quanto non si creda. Quindi possiamo parlare di rapporti che non hanno manifestazioni sessuali evidenti, ma non certo rapporti che non coinvolgono la sessualità che è una realtà ubiquitaria che accompagna la vita di un individuo in tutte le sue manifestazioni.
Tanto premesso, se facendo un’operazione mentale mettiamo per un attimo tra parentesi i preconcetti sulla sessualità fisica, non esiste alcuna ragione per attribuirle un valore negativo capace di contaminare e di distruggere. La sessualità fisica è una delle manifestazioni dell’affettività che non deve essere demonizzata. C’è ancora l’idea che il sacrificio è buono mentre il piacere è cattivo, cosa priva di senso. Aggiungo che la sessualità troppo spesso viene repressa in tutte le sue forme e, quanto alla masturbazione, resiste l’idea che si tratti di una forma di sessualità non affettiva o non di coppia ma quasi dedicata al solo piacere individuale ed egoistico. Questi concetti non hanno in realtà alcun fondamento. Nella masturbazione si tende proprio a creare mentalmente e fisicamente quel contato che nella realtà non è possibile creare. Si tratta certamente di un’attività che coinvolge in modo essenziale l’immagine di un’altra persona, che prefigura un rapporto di coppia o addirittura tende a riviverlo in una forma meno astratta del puro ricordo. La masturbazione non sporca nessuno ed è anzi il segno di un interessamento profondo. Non potrai negare che quando un ragazzo si masturba pensando ad un altro alla base c’è un rapporto affettivo forte, cioè c’è un sogno d’amore (e di sessualità) che non è riducibile al puro sfogo fisico.
Marco, non voglio aggiungere altro. Cerca di stare sereno, te lo dico di cuore anche se capisco che è difficile. Un abbraccio.
Project

Da Marco a Project - Martedì, 9 Mar 2010 16:34:40 +0100

Ciao Project,
primissima cosa prima che me la dimentichi: ho notato che mi stai scrivendo con lo stesso carattere ad eguale grandezza . . . non è necessario se non ti piace. Non è che ho problemi di vista o altro è solo che gradisco maggiormente una scrittura più corposa, in specie se le mail che scrivo o leggo sono particolarmente articolate.
Detto questo ti ringrazio di avermi ricordato del bisogno profondamente affettivo che la sessualità sublima, anche attraverso la masturbazione pensando a colui che si ama. Non avendo avuto molte esperienze di vita in generale dimentico facilmente che sessualità è sopratutto questo. Come giustamente dici tu non è vero che il sacrificio non può che essere cosa buona ed il piacere al contrario malvagia. Però volevo anche metterti al corrente del fatto che la mia difficoltà nel masturbarmi in tal senso non deriva da una formazione religiosa [la mia religiosità non si immischia nella mia sessualità], bensì da una mia considerazione di valore che per sommi capi dice "non desidero mischiare l'aspetto fisico a quello spirituale per il semplice fatto che voglio pensare a quella persona per ciò che di lei amo realmente, cioè la sua anima. Il suo corpo mi attrae, è vero, ma io mi sono innamorato del suo spirito che per me vale molto di più e non voglio distogliere l'attenzione dall'animo per guardare una bellezza (fisica) che è per natura inferiore alla prima bellezza"
Ora, immagino facilmente che tu avrai da ribadirmi che affettività senza sessualizzazione è un qualche cosa di tronco … e sicuramente la realtà sta esattamente come dici tu. Però mi è venuto in mente un aneddoto che considero molto più convincente della mia stessa versione per spiegarmi chiaramente: hai mai letto (o meglio ti ricordi ancora qualcosa) della Divina Commedia? E' successo un fatto molto strano nel grande libro di Dante Alighieri, che io non sono mai riuscito a spiegarmi, a dargli un senso, una dimensione di giustizia vera ed inconfutabile. Mi sto riferendo al viaggio di Dante nel girone dei lussuriosi . . . come tutti sappiamo quivi dimorano le anime di Paolo e Francesca . . . ed io non ho mai capito il perché. Mi chiesi perché. Loro si amavano di un amore puro e degno di esistere . . . ma allora perché? Neanche i miei insegnanti ruscirono mai a darmi una spiegazione valida al riguardo. E' pur vero che si macchiarono dell’assassinio del marito di lei, ma quell'uomo era un individuo orribile e comunque le loro anime al limite dovevano finire tra gli omicidi, no? No, stando a quel che ci dice Dante. Neppure adesso riesco a comprenderne il perché, è vero, però mi è capitato qualche anno fa di vedere la lettura di quel passo da parte di Roberto Benigni ed una cosa mi fece capire lui stesso: che non bisogna guardare alla bellezza del corpo, ma a quella dell'anima, la sola autentica ed eterna. Se si rimane a guardare estasiati per troppo tempo le cose effimere (qui la bellezza del corpo), si finisce col perdere di vista la vera bellezza che si cela dentro a tutte le cose: essere troppo materialisti porta a non essere capaci di riflettere sopra alla bellezza e rarità di un arcobaleno (esempio realmente accaduto), a non guardare al di là di come appaiono le cose (esempio vero: una persona fisicamente brutta è per noi brutta, punto). Se non affiniamo la nostra anima guardando alla vera anima delle cose, quella persona rimarrà per noi sempre una brutta persona, nonostante magari sia la persona più dolce del mondo . . . ed anche nel caso in cui noi sappiamo che quella persona è una persona dolce, noi ci fermiamo comunque a tenere conto per quanto riguarda il discorso bellezza solo ed esclusivamente dell'aspetto fisico. Ti sembrerà impossibile forse, ma questa è la realtà dei fatti: conosco personalmente individui che ragionano su questi canoni. Costoro che non hanno la benché minima idea di cosa sia la bellezza.
Ah, inoltre aggiungo una cosa che mi è realmente successa: c'è stato un periodo in cui ero costantemente attratto dalla corporeità dei ragazzi . . . ed ho immancabilmente finito con non essere più in grado di sentire tutte quelle belle cose che la vita mi offriva. Tutte occasioni perse. Tutte possibilità di crescita come persona, essere umano dotato di una valido livello di umanità, inesorabilmente perdute. Comprendi quello che dico? Sia chiaro che non sto dicendo che la sessualità è cosa "sporca" [nonostante il fatto che avevo erroneamente introdotto quel concetto nella mia mail precedente], bensì che io sono un tipo che forse dà anche fin troppa importanza all'affetto riducendo al limite l'aspetto sessuale.
Più precisamente mi masturbo facilmente sulla pornografia che trovo online, ma non sulle persone da cui sono attratto: è ovvio che verso le pornostar non provo affettività e quindi non ho alcun problema a masturbarmi utilizzando il supporto che mi danno.
In conclusione del discorso probabilmente sono leggermente sessualmente deviato (nel senso che non rientro nella norma e che la mia anormalità ha anche un qualche fondo di difficile relazionalità tra me ed il sesso)
Chiudo il discorso lasciandolo aperto ad ogni e qualsiasi tua considerazione in merito che è sempre ben gradita.
Speriamo di risentirci presto e tutt'e due messi meglio con i nostri problemi personali.
Ciao ancora, ci si risente.
Marco

Da Project a Marco - Martedì, 9 Mar 2010 18:09:14 +0100

Ciao Marco,
beh, non ti nascondo che nel leggere la tua mail ho pensato molto ad una forma di sublimazione della sessualità. La sottolineatura della distanza tra lo spirituale e il fisico e l’idea della masturbazione sulla pornografia ma non sui ragazzi da cui sei attratto, anche se non derivano immediatamente da un’educazione religiosa risentono inevitabilmente di quel clima di cui ancora ci sono tracce pesanti anche negli ambienti in cui meno ci si aspetterebbe di trovarle. Hai attenuato le espressioni, nel senso che non parli più di sporcare ma di far perdere di vista gli aspetti spirituali, ma la sostanza sembra la stessa. Fa riflettere il fatto che dici tu stesso che quando ti sei soffermato di più sulla corporeità dei ragazzi hai perso delle occasioni. Francamente non capisco perché un’attrazione fisica debba finire per allontanare dal contatto affettivo-spirituale con un ragazzo. Come puoi leggere in molte parti del forum, non sono pochi i ragazzi che usano la parola sporcare quando si masturbano pensando ad un ragazzo, e anzi quanto più quel ragazzo è per loro importante tanto più vivono con sensi di colpa il fatto che si masturbano pensando a quel ragazzo. Anche se la cosa mi appare a prima vista come un portato di una forma di educazione repressiva, non posso negare che questo meccanismo non è affatto raro. In fondo la pornografia è una cosa molto più neutra e molto meno coinvolgente ma mi chiedo se per questa via non si finisce per togliere del tutto alla masturbazione quella dimensione affettiva che dovrebbe pure avere. Non capisco perché la sessualità fisica non possa essere un veicolo di affettività. In fondo l’uso della pornografia svilisce la masturbazione perché la stacca dalla vita reale e contribuisce a creare dei modelli di sessualità del tutto avulsi dall’esperienza e sostanzialmente privi di affettività. Quando poi si arriva alla vita di coppia emergono i problemi connessi proprio alla divisione tra affettività e sessualità. Vivere una vita di coppia tra due ragazzi significa vivere in modo perfettamente integrato affettività e sessualità. Un ragazzo ha bisogno di una sessualità affettiva e se è abituato ad una masturbazione non affettiva può creare difficoltà nell’altro ragazzo. È evidente che ci possono essere molte situazioni in cui non ci può essere uno sbocco sessuale e lì forse la sublimazione della sessualità fisica e la relegazione della masturbazione ad attività puramente tecnica sulla base della pornografia potrebbero avere una seria ragion d’essere, proprio per il fatto che affettività e sessualità in quelle situazioni devono rimanere distinte.
Una sessualità formata su una masturbazione dipendente dalla pornografia ha però un altro aspetto che può creare difficoltà: impedisce lo sviluppo di una sessualità spontanea, cioè non condizionata da modelli. Siccome nella vita di coppia la soddisfazione sessuale è legata proprio al fatto che si riesca a realizzare in maggiore o minore misura le fantasie già vissute nella masturbazione, si rileva che i ragazzi che hanno sviluppato una sessualità spontanea non condizionata dalla pornografia in genere vivono la sessualità di coppia con livelli di soddisfazione decisamente più alti, proprio in ragione della loro spontaneità. Tra ragazzi cresciuti sulla pornografia e ragazzi che non ne hanno fatto sostanzialmente uso gli archetipi sessuali sono piuttosto diversi e questo comporta che l’incompatibilità di coppia tra un ragazzo cresciuto sulla pornografia e uno estraneo alla pornografia è decisamente più marcata. Riflettendo più attentamente sulla sublimazione e sulla separazione tra affettività e sessualità arrivo alla conclusione che, siccome si tratta di fenomeni reali e piuttosto comuni, devono pure esserci delle motivazioni molto serie che alla fine rendono una scelta del genere preferibile almeno in determinate circostanze. Francamente sono portato a pensare che sia l’impossibilità concreta di vivere la sessualità fisica in modo spontaneo e libero da tabù a portare alla sublimazione che in sostanza deriverebbe da una necessità di non sognare cose che non sarebbe comunque possibile ottenere. Probabilmente le cose sono più complesse e meriterebbero un’analisi più seria anche da altri punti di vista.
Marco, non ti avvilire mai. La tua mail mi è stata gradita e ti ho risposto subito perché ho trovato il tempo di farlo e soprattutto perché mi faceva piacere farlo. Un abbraccio.
Project

Da Marco a Project - Sabato, 13 Mar 2010 00:45:35 +0100

Ciao Project,
scusami se mi faccio sentire solo ora, spero che non ti sia preoccupato per me o quant'altro . . . Comunque ho riflettuto un po’ sul discorso masturbazione / sublimazione / affettività / sessualità. Intanto rispondo alla tua affermazione " Fa riflettere il fatto che dici tu stesso che quando ti sei soffermato di più sulla corporeità dei ragazzi hai perso delle occasioni. Francamente non capisco perché un’attrazione fisica debba finire per allontanare dal contatto affettivo-spirituale con un ragazzo". Forse non sono stato molto chiaro, ma non intendevo dire con la frase "ho perso occasioni" che ho allontanato un qualche "contatto affettivo-spirituale con un ragazzo". Le occasioni che ho perso sono quelle che spiego dopo il punto, e cioè avevo perso la capacità di dare valore alle cose belle che abbiamo/stanno-attorno. Non ero più in grado di comprendere la loro bellezza perché ero completamente preso da qualcosa che mi toglieva il tempo ed il desiderio di percepire la presenza del resto del mondo attorno a me.

Ma aldilà di questo volevo aggiungere un punto al tuo discorso sulla divisione sessualità affettività. Volevo dirti che penso che sicuramente come dici tu si dovrebbe fare un'indagine più approfondita per scoprire la natura di questo fenomeno psichico (sopratutto perché credo proprio che questa "scelta" che fanno molti ragazzi non sia una soltanto ma vari da ragazzo a ragazzo). Inoltre riflettendo sulle cose che mi hai scritto mi sento in dovere di dire la mia: in tutta onestà io sono partito male introducendo il concetto di "peccato" nell'ambito della masturbazione affettiva ... perché in realtà è una cosa più ampia quella che sento, e cioè sento che un ragazzo può trovarsi in difficoltà di fronte a questa particolare masturbazione non esattamente perché "sporca" l'altro. In realtà è che non si riesce spontaneamente a masturbarsi pensando alla persona amata in quanto l'affetto che si prova verso l'altro ragazzo affonda le sue origini in un interesse genuino rivolto verso la personalità dell'altra persona. In altre parole "io ho costruito un rapporto speciale con quel ragazzo fatto di amicizia, fiducia ed affetto e mi sono reso conto di provare amore per lui. Voglio vivere tutte le emozioni che provo per lui. Il mio cuore lo ama perdutamente, perdutamente desidera amarlo e continuare ad amarlo indefinitamente." Amare perdutamente è un azione che implica non solo il continuo amare, ma anche il desiderare di amare sopra ogni altra cosa. Questo amore è tiranno, nel senso che reclama per sé tutto lo spazio affettivo nella mente del ragazzo, e questo in virtù del fatto che provare affetto per l'altro prende qui la connotazione di massima realizzazione del proprio appagamento affettivo. Quindi ne possiamo dedurre che: provare affetto = massima felicità; perciò: la masturbazione viene esclusa perché non è amare lo spirito dell'altro ragazzo, ma solo desiderare il suo corpo distogliendoci così dalla sopracitata "massima felicità". Se in tale situazione di "innamoramento" ci si dovesse rendere conto che il nostro corpo (o meglio il nostro subconscio? /es?/istinto?/boh?) non sta tanto ad accontentarsi dell'appagamento psichico ma a desiderare a sua volta di trovare sfogo, ecco che qui le necessità della persona derivanti dal "pensiero affettivo" (amare l'anima) si scontrano con le necessità dell' "attrazione fisica" (amare il corpo) e ne viene fuori un bel conflitto di priorità. Potrebbe essere una spiegazione, nonostante quanto appare "sordida"? Considera che la mia ipotesi potrebbe essere avallata dal palese fattore di disturbo ad un sano sviluppo affettivo rappresentato dalla pornografia e più in generale dalla mercificazione dei messaggi sessuali che viene ogni giorno fatta dai media e reiterata dai comportamenti / atteggiamenti / discorsi fatti tra i ragazzi. E questo disturbo può avvenire sopratutto se rileggiamo i codici che ci vengono forniti dalla pornografia e dai media tramite la chiave di lettura ormai secolarizzata dei dualismi "bene / male" - " anima / corpo" - "purezza - peccato". [Ergo: se misceli il messaggio moralistico di natura parareligiosa con quello di avvilimento della moralità fornito dalla "dimensione pornografia" sommato a quello del "vangelo della cultura popolare secondo i mass media", ottieni sicuramente persone che trovano molte difficoltà nel dare il giusto peso naturale e culturale alla propria sessualità, anzi che dico, alla sessualità stessa come definizione e dato di fatto]
C'è una frase che hai scritto il cui senso non l'ho ben compreso: "È evidente che ci possono essere molte situazioni in cui non ci può essere uno sbocco sessuale e lì forse la sublimazione della sessualità fisica e la relegazione della masturbazione ad attività puramente tecnica sulla base della pornografia potrebbero avere una seria ragion d’essere, proprio per il fatto che affettività e sessualità in quelle situazioni devono rimanere distinte."
Non hai spiegato per quali motivi " ... affettività e sessualità in quelle situazioni devono rimanere distinte.": se non mi dici il tuo punto di vista non riesco a comprendere quello che intendi dire.
Saluti e grazie ancora di tutto,
Marco

Da Project a Marco - Domenica, 14 Mar 2010 09:06:36 +0100

Ciao Marco,
per la verità avevo notato un ritardo nella tua risposta e ti stavo per scrivere ma appena aperto il pc ho trovato la tua mail e poi, come al solito, ti rispondo io in ritardo.
Parto dalla fine. È una cosa che noto nelle chat con i ragazzi: la sublimazione della sessualità accompagna spesso l’innamoramento verso un ragazzo etero. Un ragazzo gay si innamora del suo amico etero, in fondo, a parte l’ipotesi remotissima che il suo amico si scopra gay, sa benissimo che l’amico resterà etero e che con lui potrà vivere al massimo un bel rapporto in chiave affettiva (cosa che succede realmente, qualche volta) ma sa anche che con l’amico non ci potrà essere nessun contatto sessuale. In questi termini è quasi ovvio che la sessualità fisica venga messa tra parente, ma parlo della sessualità fisica di coppia. Francamente mi sembra quasi impossibile che un ragazzo gay innamorato del suo amico etero sublimi anche la sessualità della masturbazione, anzi direi che in genere quello che è impossibile vivere a livello di coppia lo si vive proprio attraverso la masturbazione e l’immagine dell’amico è la fantasia sessuale dominante. Certo c’è una dimensione di frustrazione in tutto questo ma è accettata proprio per il fatto che con l’amico etero si crea un rapporto anche fisico virtuale attraverso la masturbazione.
Tu dici che non si riesce a masturbarsi pensando a un amico quando l’interesse verso quell’amico è un interesse genuino rivolto alla personalità dell’altro, beh, francamente non è quello che vedo, perché anche questa è una rimozione/sublimazione, dici che “la masturbazione viene esclusa perché non è amare lo spirito dell'altro ragazzo, ma solo desiderare il suo corpo” ecco il dualismo che torna. Quelli che chiami conflitti di priorità vengono proprio dal pensare anima e corpo come due cose distinte tra le quali bisogna stabilire un ordine, ma da quello che vedo le cose in genere seguono altre logiche. Masturbarsi pensando a un amico e ancora di più condividere con quell’amico una intimità sessuale significa sentire un legame, un legame profondo che non si riduce affatto al coinvolgimento solo fisico proprio o dell’amico ma coinvolge eccome anche la sfera dei sentimenti. Ho visto tante volte ragazzi gay innamoratissimi di un loro amico, che ovviamente si masturbavano pensando a quell’amico o che avevano anche rapporti sessuali con quell’amico, che, quando se ne è presentata l’occasione, hanno dato prova di una dedizione totale verso quel ragazzo e non c’è stato nulla a livello affettivo che si stato messo da parte o che si sia perso perché l’amico è stato oggetto di fantasie masturbatorie. Non sono portato a pensare che la sessualità fisica possa avere di per sé una valenza negativa ma credo che, non dico la valenza negativa, ma anche il semplice dover stabilire una gerarchia tra sessualità e affettività, come se fossero cose distinte, non sia che il portato di una cultura della rimozione che si respira ovunque. Tu pensa alla scuola superiore, che è frequentata da ragazzi dai 14 ai 19 anni, dove si parla di tutto: dalla tragedia greca ai teoremi di matematica, beh nella scuola superiore non si parla mai seriemente di sessualità, il che è un controsenso, e meno che mai si parla di masturbazione, come se fosse una cosa che semplicemente non esiste, mentre queste cose sono oggettivamente il centro della vita dei ragazzi. È chiaro che chi cresce con l’idea che di certe cose non si parla se non nelle barzellette, finisce per mettersi in testa l’idea che i sentimenti e la sessualità fisica sono cose diverse ma in realtà non è così, ti porto un esempio concreto, perché, secondo te, ci si innamora in modo profondo, con vere forme di sofferenza e di dipendenza, quando si è giovani, 20/30 anni e queste cose non succedono a 50/60 anni, o se succedono, succedono in modo molto più blando? La risposta sta nel fatto che sono diversi i substrati fisici e ormonali e che l’innamoramento forte di un giovane dipende in gran parte dalla sua sessualità che è nel pieno del suo sviluppo, sessualità e coinvolgimenti affettivi seguono la stessa curva nel corso degli anni perché sono sostanzialmente la stessa cosa.
Poi c’è il problema della religione, altra potente spinta al dualismo e alla rimozione della sessualità fisica, che, però, oggi ha un peso veramente significativo in una percentuale non molto elevata di casi.
La vera questione centrale dell’educazione sessuale sta nel fatto che essa è in pratica totalmente affidata alla pornografia, e questo risulta in modo nettissimo dai sondaggi di Progetto Gay, questo fatto comporta che la parola sesso diventi quasi sinonimo di pornografia. Per un ragazzo ventenne di oggi, pensare a una sessualità affettiva e meno semplice che in passato perché per lui il sesso ha poco a che vedere con l’amicizia e con l’amore e molto con i modelli pornografici. Ci sono film gay, non pornografici, con scene esplicite di sesso inquadrate in una storia affettiva profondamente coinvolgente, questi film sono vissuti dai ragazzi gay con un’emozione profonda proprio perché ci si coglie il valore affettivo della sessualità. Il problema della pornografia non consiste nel fatto di fare vedere scene di sesso esplicito, ma nel fare vedere solo quello, come se il rapporto sessuale tra due persone fosse solo quello. Ho scritto dei romanzi gay in cui racconto la vita di ragazzi gay e in cui ovviamente c’è spazio anche per la sessualità fisica perché tra ragazzi gay la sessualità fisica è una componente normale della vita. Bene, di quei romanzi ho pubblicato in rete diversi capitoli, con dei tagli per motivi legati al fatto che li ho pubblicati su siti senza restrizioni, cioè aperti a tutti, in ogni caso la presenza della sessualità fisica è comunque fortemente presente. I ragazzi che hanno letto quei capitoli mi hanno scritto cose bellissime perché ci si sono ritrovati e perché hanno letto una storia d’amore, che coinvolgeva anche la sessualità fisica, ma una vera storia d’amore, cioè hanno visto “insieme” sessualità fisica e sentimenti.
Un abbraccio Marco e alla prossima.
Project

Da Marco a Project - Domenica 14 Mar 2010 22:19:37 +0100

Ma infatti, scusami se insisto Project, quello che stavo cercando di dirti nella mail di prima è proprio che i dualismi "anima - corpo", "sesso [la cui idea è mutuata dall'ambiante pornografico [e cioè visto come sporco] - amore [puro, perché pieno di sentimento che ci fa sentire bene con se stessi e con l'altro]" sono molto sentiti. Il potere distruttivo che hanno sulla vita affettiva di molti ragazzi è disarmante. Possono portare facilmente le persone a sentire disagio dove questo non dovrebbe esserci.

Io prima ho posto il caso di un ragazzo che ama un altro ragazzo e che considera il masturbarsi su di lui come cosa "sporca" ... e credo che questo valga per tutti i ragazzi: se tu ami un ragazzo lo senti un certo grado di attrazione fisica verso di lui, ma se allo stesso tempo senti che masturbarsi pensando a lui sia "sporco" allora reprimi questo tuo desiderio . . . però accade che inevitabilmente la parte di te che si eccita pensando a lui comincia ad agire contro la tua volontà cosciente di repressione della sessualità. E' questo il "conflitto di priorità" di cui parlavo prima: il te stesso cosciente (come direbbe Freud l' IO) ed il te stesso subcosciente (sempre citando Freud l' ES) combattono fra di loro ... e l' IO ne esce facilmente sconfitto in questa guerra se si intromettono nella battaglia condizionamenti para-moralistici derivati dal SUPER-IO (termine sempre coniato da Freud). E' di questo che parlavo prima.

Per quanto riguarda la mia condizione personale, ti dico che non riuscirei a masturbarmi pensando al ragazzo che amo perché non riesco a dare alla masturbazione quell'aspetto affettivo che tu tanto decanti avere. La verità è che tu dici che la masturbazione "dovrebbe" avere un'origine affettiva, ma purtroppo capita che non venga vissuta così dalle persone, me compreso.
Io mi masturbo nella mia solitudine, da solo e per il mio personalissimo desiderio di appagamento sessuale. Nessuno è lì con me quando lo faccio, e con nessuno ho mai sviluppato il piacere di poter vivere con lui un momento di donarsi piacere reciproco tramite la masturbazione.

La questione è che la pornografia è il mio unico modello forte di riferimento alla sessualità.
Ma anche la mancanza di esperienze positive con un ragazzo in termini di vivere la masturbazione insieme a lui con affettività mi rende impossibile sentire il masturbarmi verso un altro ragazzo una cosa da non considerarsi "vuota, fine a sé stessa", oserei quasi dire "sporca" (perché se svuoti questa pratica dall'elemento affettivo l'unica cosa che fai quando ti masturbi diventa sfruttare il pensiero che hai di quel ragazzo che ami per il tuo solo fine egoistico di godere).
Ripeto e ti ricordo che capisco perfettamente il tuo discorso logico riguardante il fatto che masturbarsi pensando all'amato è segno di affettività nei suoi confronti. Questo lo comprendo bene a livello di discorso, ma per i motivi sopra citati mi è impossibile vivere questa situazione. Non sono in grado di sentire nulla che sia affettività masturbandomi così (perché non ho un solo ricordo affettivo associato a quella persona a livello di intimità), ma solo il mio appagamento sessuale (perché per me la masturbazione assume solo questo valore).

Inoltre c'è una cosa che mi ha lasciato male e che non condivido pienamente: tu dici che l'amore viene vissuto più potentemente dai giovani 20/30enni che dai 50enni in su per ragioni naturali ormonali ... Mi spiace, ma non riesco a condividere questa idea con te. Non metto in dubbio il fatto che siano più attivi sul lato sentimentale i giovani gay anche per fattori ormonali, vero, ma non me la sento proprio di dare a madre natura tutto questo peso sulla minore carica passionale nei più maturi. Non contano niente i vari fattori psicologici e/o sociali esistenti? : ad esempio il fatto che gli uomini di 50 e più anni possano aver maturato una determinata esperienza sul campo superiore che li ha portati a ridimensionare la necessità dell' "innamorarsi" (perché hanno vissuto di più e hanno fatto parecchie esperienze negative; o anche solo tante esperienze e quindi sono arrivati ad "averne piene le scatole dell'amore"); e che mi dici invece del fatto che sì i giovani forse sono più passionali degli adulti, ma anche che forse gli adulti sono più coscienti del significato di "amare ed essere amati"; e del fatto che molto dipende anche dal vissuto interiore della persona e come questa agisce e reagisce nel corso della sua vita??? [esempio banale: il fatto di sentirsi sempre giovani anche ad età avanzate] ... Mi hai ridotto la capacità individuale dell'innamorarsi ad una mera funzione della maggiore o minore presenza di tempeste ormonali nell'individuo ... tua frase testuale: "sessualità e coinvolgimenti affettivi seguono la stessa curva nel corso degli anni perché sono sostanzialmente la stessa cosa" ... non ti pare eccessivo detto così?

Scusa se sono stato un po’ irruento nel dirti le cose, ma mi sono venute così di getto. Riflettici bene su alcune di queste, in particolare quelle riguardanti la mancanza e l’annientamento di valori affettivi che il consumo della pornografia porta con sé e quell'altra circa il fatto che senza esperienze affettive forti si possono innescare meccanismi di "colpevolizzazione della masturbazione a mero atto di auto-appagamento". Reputo molto importante analizzare questi punti al fine di poter cercare di capire i modelli di affettività e sessualità dei gay, sia ai giovani che maturi.

Un abbraccio anche a te,
Marco

Da Marco a Project - Lunedì, 15 Mar 2010 18:49:28 +0100

E proprio perché mi sono venute così di getto queste cose da dirti, rileggendo la mail ho notato che ho scritto alcune cose male ...

1) Dove dico che l'IO viene facilmente sconfitto intendo dire che le tensioni che creano ES e SUPER-IO fra di loro, tensioni opposte perché le "ragioni moralistiche" del secondo tentano di reprimere le pulsioni del primo, possono portare l'IO, cioè la volontà della persona, a provare dolore perché si sta comportando "in modo sporco".

In altre parole è dilaniante essere divisi tra il desiderio di amare liberamente (che comprende il masturbarsi) e la concezione dualistica di "puro - immondo". E' una cosa che agli estremi può portare a tendere dolorosamente l'equilibrio psico-sessuale di una persona, oppure può risolversi più spesso nel negarsi la masturbazione perché prevale il "moralismo". In ogni caso le due cose sono entrambe sbagliate, profondamente ingiuste.

2) Quando dico che "la masturbazione non viene vissuta in senso affettivo dalle persone" è ovviamente una generalizzazione molto grossa. Sono convinto del fatto che molte persone siano in grado di sentire quel qualcosa di più in questo particolare tipo di autoerotismo.

Però questo non riduce la mia convinzione che molti altri ragazzi gay come me ritrovino difficoltà non indifferenti in questo senso.

Bene, ti dovevo proprio mandare la mail con queste correzioni ... no, più che altro perché rileggendo quello che avevo scritto prima mi sono detto da solo: "ma se qualcuno legge queste cose mi da immediatamente del pazzo furioso!!!"
Va bene esprimere il proprio punto di vista, certo, ma sicuramente bisogna essere moderati e ponderati nel farlo. Essere integralisti non porta a niente, salvo forse se si ha indubbiamente ragione (ma forse anche in quei rari casi in cui si ha pienamente ragione è comunque meglio essere moderati, per molti altri motivi annessi e connessi)

Va be’, dai ti saluto ancora. [e se trovi altre cose che reputi fuori dalle righe, sbagliate, o semplicemente hai delle critiche di vario genere da pormi, non esitare mai a farmi sapere, mi raccomando. Ci tengo a mantenere un rapporto quanto più onesto e produttivo possibile con te]
Ciao.
Marco

Da Project a Marco - Martedì, 16 Mar 2010 09:06:36 +0100

Ciao Marco,
comincio col dirti una cosa. Questo nostro scambio di mail mi sta facendo riflettere su tante cose che non avevo considerato e su tante che avevo dato per scontate. Devo dire che il livello di analisi e di confronto è estremamente serio e alla fine aiuta, e non poco, a capire meglio le cose. Anche per questa ragione mi era venuto in mente che queste mail, magari opportunamente riviste in modo da non mettere assolutamente a rischio la privacy, potrebbero essere pubblicate perché potrebbero veramente aiutare molti ragazzi a capire più profondamente il senso e la complessità della sessualità. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi. Ovviamente se per qualsiasi ragione tu non lo ritenessi opportuno non se ne fa nulla e basta.
Quanto alla tua ultima, parto dalla fine. Tramite il Progetto mi è capitato di parlare con tantissime persone delle età più diverse, ma la grande maggioranza aveva tra i 18/20 e i 30 anni. Se guardi le persone che compilano e inviano il modulo online dell’intervista sulla sessualità gay vedi che l’età media è di 24,76 anni. Gli ultra trentacinquenni sono pochi, gli ultra quarantenni sono rari e di ultra cinquantenni in tre anni di attività ne ho conosciuti solo 3. Spiegare questi dati col fatto che le persone più mature non sono abituate ad usare internet è fuorviante. In buona sostanza l’interesse per la sessualità e anche quello per la dimensione affettiva diminuiscono con gli anni. Potrei dire che più passa il tempo minore è l’interesse a costruire una vita affettiva e sessuale con un altra persona. Un uomo gay di 40-45 anni gli entusiasmi se li è persi in gran parte per strada e comincia a crescere in lui la convinzione che alla fine la solitudine, ma bisognerebbe dire l’essere single, non è poi una cosa così tremenda, e rispetto a storie costruire al solo fine di superare la solitudine è addirittura preferibile. Certo su questa evoluzione della storia affettiva e sessuale delle persone pesano molto le esperienze e anche l’idea che in fondo mettere in crisi il proprio tradizionale modo di vivere per cercare di costruire un po’ forzatamente una storia che in effetti potrebbe presentarsi più come una complicazione che altro, forse non vale la pena. La questione è del tutto simile al problema del classico “devi sistemarti” che le madri dicono ai ragazzi etero che non sono realmente portati verso il matrimonio. A una certa età, la costruzione di una relazione non ha più realmente una motivazione affettiva e sessuale profonda ma risponde ad esigenze più astratte e razionali e molto meno pulsionali, sia a livello emotivo che fisico. Oltre una certa età le coppie sono sostanzialmente delle forme di mutua assistenza, che hanno eccome una dignità, ma che con la sessualità e con l’affettività sessuale hanno ben poco a che vedere. Non che io voglia sminuire la dimensione affettiva che si può avere a 50 anni e oltre ma è oggettivamente diversa da quella di un ragazzo ventenne. Un ventenne innamorato vive sentimenti profondi e addirittura sconvolgenti di entusiasmo e di privazione, per lui la dimensione sessuale è realmente quella caratterizzante al punto che immaginare di privare un ragazzo di vent’anni di una dimensione sessuale, anche vivibile singolarmente come la masturbazione, significherebbe imporgli un sacrificio pesantissimo. Per gli ultra 50enni non è certamente la stessa cosa, la sessualità perde progressivamente peso con l’andare degli anni al punto che la castità non è nemmeno un sacrificio, dato che in effetti le pulsioni da contenere, ammesso che ci siamo, sono comunque molto più blande. Una storia d’amore tra due cinquantenni ha poco a che vedere con una storia apparentemente simile tra due ventenni. Non è diversa solo la sessualità fisica, ma in conseguenza di un diverso modo di vivere la sessualità fisica, molto più episodico e molto meno coinvolgente, anche l’affettività in qualche modo degrada e si sostituisce con altri valori, degnissimi peraltro, come la fedeltà, il rispetto e reciproco nell’ambito di una dimensione di affettività conservativa più che creativa. Un ventenne che si innamora crea, inizia una storia, sperimenta, si confronta, fa esperienza, cresce, un 50enne deve prima mettere da parte le abitudini, deve adattarsi a sconvolgere almeno un po’ i ritmi quotidiani della sua vita e farlo non è assolutamente facile, il peso di modi di vita consolidati resta come substrato al di là della storia affettiva che si costruisce.
Avevo cominciato a scriverti questa mail prima di ricevere la tua precisazione della sera del 15 e anche prima di riceverla le cose che hai scritto sulla masturbazione mi sembravano non solo accettabili ma decisamente realistiche. In realtà la masturbazione affettiva è un corollario dell’innamoramento e se ne capisce il senso solo se se ne è fatta esperienza diretta. L’assenza di esperienze affettive profonde legate alla masturbazione e il condizionamento della pornografia, chiaramente tolgono alla masturbazione il senso affettivo, il valore di un’esperienza che anche se è fisicamente individuale è almeno mentalmente un’esperienza affettiva di coppia o la prefigurazione di un esperienza affettiva di coppia o un modo di rivivere un’esperienza affettiva di coppia. Le coppie gay, quando sono costrette a una separazione temporanea proseguono il rapporto di coppia attraverso la masturbazione che serve proprio a rinsaldare e a non fare affievolire il rapporto sessuale di coppia. In una coppia gay la masturbazione reciproca è una componente ordinaria del contatto sessuale e anche per questa via si rafforza il senso della masturbazione come esperienza di coppia, questa volta anche fisicamente di coppia. In queste situazioni non è tanto l’orgasmo che conta quanto la condivisione di una intimità profonda anche a livello sessuale, il non avere più segreti fisici l’uno per l’altro. È evidente che in questa chiave la masturbazione ha un senso eminentemente affettivo ed è proprio questo che permette ai ragazzi di viverla come una vera esperienza sessuale, insieme fisica e affettiva.
Alla fine della pagina dell’analisi statistica del test di autovalutazione dell’orientamento sessuale
si evidenzia in modo nettissimo la correlazione tra soddisfazione affettiva e soddisfazione sessuale nella masturbazione. Quanto più intenso è il livello di partecipazione affettiva nella masturbazione tanto maggiore soddisfazione se ne trae a livello sessuale. In assenza di una vera partecipazione affettiva la masturbazione non avviene con fantasie sessuali polarizzate su un ragazzo vero, con il suo fisico ma anche con la sua affettività, ma sulla pornografia. È in fondo proprio il diffondersi del modello pornografico, che sostituisce le fantasie masturbatorie spontanee e affettive, che riduce il senso della masturbazione a puro sfogo fisico individuale.
Un abbraccio e a presto.
Project
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo pst aperta sul Forum di Progetto Gay: