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mercoledì 4 febbraio 2015

GAY E ANSIA

L’ansia è una forma di timore connesso a qualcosa di indefinito e indeterminato che è avvertito come un pericolo dal quale però è impossibile tenersi lontani. L’ansia ha manifestazioni fisiche di vario livello, dall’irrequietezza, all’insonnia, alla tachicardia, alla extrasistolia, all’ipertensione e sconvolge talora i ritmi della vita ordinaria rendendo difficile se non impossibile la realizzazione di azioni quotidiane che prima dell’insorgere dello stato ansioso erano considerate banali.
Ci sono forme di ansia del tutto prive di cause oggettive individuabili e ci sono forme di ansia in cui si individua una causa oggettiva ma la reazione ansiosa va ben al di là di quanto ci si potrebbe razionalmente aspettare. L’ansia è connessa ad una errata valutazione del pericolo e alla prevalenza della reazione emotiva su quella razionale. Si possono rilevare manifestazioni ansiose di intensità molto variabile in molte patologie anche gravi ma se ne possono riscontrare, quantunque di grado più lieve, anche in situazioni che hanno oggettivamente ben poco di patologico.
Oggi l’ansia comincia ad essere studiata non solo a livello descrittivo ma anche a livello biochimico, si tratta di studi affascinanti ma siamo agli inizi di una biochimica dei fenomeni psichici che resta comunque materia per alti specialisti. Le terapie farmacologiche dell’ansia possono andare ben oltre i classici ansiolitici minori ma devono essere gestite sotto stretto controllo specialistico. Intendo dire che le competenze biochimiche e farmacologiche per gestire i moderni psicofarmaci vanno oltre le competenze del medico di base e richiedono intervento di specialisti.
In questo post prenderò in considerazione il peso dell’ansia in particolare in relazione all’accettazione della omosessualità e agli aspetti della vita ordinaria di un omosessuale. Preciso che non mi occuperò di ansia patologica, che, come detto, ha bisogno di un approccio specialistico, ma di ansia “normale”. Per quanto possa sembrare paradossale, l’ansia, entro certi limiti, è una componente normale della vita di tutti ed è addirittura necessaria per mantenere, quando se ne presenta la necessità, i dovuti livelli di attenzione e di allarme.
C’è una nozione sulla quale vorrei fermarmi in particolare: l’ansia, o meglio la predisposizione all’ansia, in molti casi si trasmette per via educativa. Ogni forma di educazione che tenda ad accentuare il clima di incertezza e di paura, ogni forma di educazione che trascuri di valorizzare adeguatamente un approccio razionale è di per sé ansiogena. Al contrario ogni forma che educazione che fornisce al bambino spiegazioni di tipo razionale lo abitua a pensare con categorie razionali e lo immunizza nel confronti degli eccessi di emotività. Non c’è bisogno di dire che la migliore profilassi dell’ansia dell’adulto sta in una educazione rassicurante e gratificante, che non induca mai timori irrazionali.
L’ansia è alimentata nel bambino dal mancato rapporto con gli adulti e coi genitori in particolare. È la tipica ansia di rifiuto. Talvolta il rapporto con l’adulto c’è ma è ansiogeno perché punitivo, distaccato e formale. Al di là della volontà educativa, resta il fatto che un adulto ansioso induce ansia nel minore e lo porta per imitazione ad assimilare i meccanismi ansiogeni (dubbi ricorrenti, sensi di insicurezza assecondati, eloquio frenetico e ripetitivo e simili, innalzamento del tono della voce, tono allarmato, o nell’altro senso, mutismo, ansia depressiva, passività ecc. ecc.). Un sano ambiente familiare è la migliore profilassi dell’ansia anche a lunga scadenza, cioè a distanza di anni.
Va tenuto per presente che influiscono sulla genesi dell’ansia molte altre componenti al di fuori della stretta cerchia familiare, tra le altre sono fondamentali l’educazione religiosa e la sessualità. Non è la religione in sé ad essere ansiogena ma è innegabile che un rapporto distorto con la religione può portare ad alti livelli d’ansia. La religione può essere vista in modo positivo e tranquillizzante, come una spinta all’impegno personale e alla disponibilità verso il prossimo, ma può anche essere vista in modo ansioso può cioè ingenerare timore, smarrimento e sensi di colpa del tutto immotivati, in questi termini si trasforma in una causa di preoccupazione, il timore di essere giudicati e di non essere all’altezza delle attese porta al crollo dell’autostima e a stati d’ansia che possono essere anche molto profondi.
Per quanto riguarda la sessualità il discorso si fa particolarmente complesso, perché tornano in campo le dinamiche familiari, quelle legate alla religione e tutta la sfera relazionale, dalle amicizie al clima sociale in cui si vive. La reazione davanti alla scoperta della sessualità fisica e della masturbazione è fortemente dipendente dall’ansia. Per molti ragazzi i primi contatti con la sessualità sono assolutamente tranquilli perché per loro la sessualità non è mai stata un tabù ma un argomento del quale era possibile parlare seriamente con gli adulti. Per altri ragazzi i primi contatti con la sessualità sono invece causa di ansia profonda, accentuano la solitudine in ambito familiare, sono percepiti come qualcosa di sporco o comunque di strano, come un elemento di eccezionalità che per ciò stesso marginalizza la persona, la isola dall’ambiente familiare e sociale e la chiude nella sua solitudine a viversi i suoi sensi di colpa.
È ovvio che l’educazione sessuale ha un peso determinante sull’insorgere dell’ansia sessuale. Nulla più dell’atteggiamento verso la sessualità è assimilato dall’ambiente. La logica dei tabù è ansiogena come quella dei divieti e degli obblighi. Tutte le forme di educazione restrittive della libertà, soprattutto restrittive della libertà “senza motivazioni razionali e autentiche”, induce sensi di ribellione e conseguentemente anche sensi di colpa, come tutte le reazioni vissute in clima di ansia.
Per quanto riguarda i ragazzi gay è tipica l’ansia legata al fatto di poter essere individuati come gay in famiglia, a scuola o dagli amici, ma è altrettanto tipica l’ansia legata all’uso della pornografia e all’idea di lasciare traccia dell’uso della pornografa, peggio ancora se si tratta di pornografia gay, nel computer usato da altre persone di famiglia. Non è raro vedere insorgere stati di ansia legati all’idea del tutto irrealistica di essere immorali, sesso-dipendenti o di essere in situazioni oggettivamente patologiche. Mi è capitato più volte di vedere ragazzi che si sentivano in colpa perché secondo loro erano troppo interessati al sesso. Quando si accorgevano che il mio discorso in proposito aveva come unica preoccupazione la prevenzione della malattie sessualmente trasmesse, in genere rimanevano perplessi e ancora più rimanevano disorientati di fronte all’idea che la sessualità non ha schemi e che ciascuno deve viverla liberamente, ovviamente nel rispetto degli altri. L’ansia porta ad espandere a dismisura il limite del patologico ed a sentirsi in una dimensione patologica che oggettivamente è immotivata. Se si potesse parlare della propria sessualità in modo libero, trovando risposte serie e non battute o reazioni scandalizzate, l’ansia sessuale sarebbe enormemente più contenuta.
Tra i ragazzi più grandi, poi, per quanto questo possa sembrare strano nel XXI secolo, esistono ancora molte reazioni ansiose legate ala sessualità di coppia, sia che si tratti di coppie etero sia che si tratti di coppie gay. Direi anzi che la sessualità di coppia è spesso tra le cause più profonde dell’ansia: ansia legata alla propria costituzione fisica più o meno muscolosa, alla propria statura, al fatto di sentirsi brutti, poco attraenti o ormai troppo grandi di età, o di avere pochi capelli, motivi tutti che sono visti come causa a priori di una quasi insuperabile impossibilità di vivere una vita di coppia felice. Altra cosa ansiogena e frustrante è il dovere chiedere il sesso al proprio compagno che non è ben disposto e che tende a defilarsi.
Evito di soffermarmi sulle sull’ansia da prestazione che può arrivare a comportare la perdita dell’erezione e le frustrazioni che ne conseguono, e mi soffermo invece sulla fine di un rapporto di coppia, quando uno dei due partner si ritrova solo, a leccarsi le ferite e a chiedersi che cosa ha sbagliato. Un’esperienza negativa, se non adeguatamente rielaborata, costituisce un condizionamento negativo per il futuro e porta a imitazioni della spontaneità e a comportamento più stereotipati.
Per i ragazzi che non hanno un compagno stabile esiste un’altra forma di ansia legata proprio alla necessità o alla presunta necessità di trovarsi subito un ragazzo per sentirsi come gli altri (in questo si evidenzia una percezione errata della realtà degli altri e una necessità di integrarsi realizzando quello che si ipotizza gli altri realizzino), quest’ansia è per molti aspetti simile all’ansia della fase frenetica attraversata dai ragazzi che si accettano come gay in età ormai adulta e che pensano che sia assolutamente necessario mettersi immediatamente alla ricerca di un ragazzo per recuperare il tempo perduto o per non perdere definitivamente il treno.
Tutti gli stati ansiosi cui ho fatto riferimento non sono inerenti alla omosessualità in sé ma alla sua dimensione sociale, cioè al fatto che “gli altri” possono non accettarla e vederla come una ragione per emarginare l’omosessuale, o almeno l’omosessuale pensa che questo possa accadere. Un problema tipico dei gay è il coming out, che può provocare ansie molto profonde, specialmente quando il timore di perdere l’affetto dei familiari o degli amici è oggettivamente fondato. La questione del coming out è un po’ la cartina di tornasole dell’ansia e della adeguatezza della dimensione educativa e sociale in cui si è vissuti e si vive. Per alcuni ragazzi il coming out familiare è relativamente poco traumatico, per altri è una cosa assolutamente inconcepibile perché oggettivamente pericolosa.
È possibile porre rimedio agli errori educativi e ridurre l’ansia legata a tabù di vario tipo? La risposta è sì. Ogni forma di socializzazione vera, ogni autentico rapporto di amicizia, ogni forma di confronto che stimoli un atteggiamento più critico e meno emotivo è di per sé una terapia dell’ansia. Se l’ansia, come spesso accade, è legata a relazioni problematiche tra l’individuo e il suo ambiente familiare o sociale, un cambiamento di ambiente può portare ad una drastica riduzione degli stati ansiosi. Classico è il caso del ragazzo che reagisce ansiosamente in casa, dove si sente giudicato e non libero, mentre recupera la sua spontaneità quando va a vivere in un’altra città per ragioni di studio o di lavoro. Alzare i livelli di autostima e di libertà individuale significa ridurre proporzionalmente i livelli di ansia.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=20&t=4960

venerdì 28 marzo 2014

EDUCARE ALLA DIVERSITA’: SCELTE CLERICALI E SCELTE LAICHE

Questo articolo mira ad evidenziare quanto, ancora oggi, la scuola italiana sia sostanzialmente frenata nel suo processo di sviluppo da una mentalità confessionale ispirata da mere ragioni di opportunismo politico. Le indicazioni del presidente della Conferenza episcopale italiana valgono, per ragioni elettorali, ben più dei risultati della comunità scientifica in campo di educazione alla sessualità, di omofobia e di crescita umana dei bambini e dei ragazzi.
Come mia abitudine cercherò di seguire una linea cronologica.
L’Italia, per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, aderisce al progetto proposto dal Consiglio d’Europa per l’attuazione e l’implementazione della raccomandazione del Comitato dei ministri CM/Rec(2010)5; tale impegno viene formalizzato nelle direttive del Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore, con delega alle pari opportunità per l’attività amministrativa per gli anni 2012 e 2013 (Elsa Fornero), che hanno assegnano all’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), già operante presso il Dipartimento per le pari opportunità, l’attuazione di obiettivi in materia di prevenzione e contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere e, in particolare, la definizione di una «Strategia nazionale» in collaborazione con il Consiglio d’Europa.
Il Ministro Fornero istituisce con decreto direttoriale in data 20 novembre 2012  il “Gruppo nazionale di lavoro” costituito da 29 associazioni dell’universo LGBT (Lesbiche, gay, bisex, trans), e poi pubblica nell’aprile 2013 la “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, di cui si può leggere un ampio estratto alla pagina
Questa «Strategia nazionale» consiste in un piano di azioni integrate e multidisciplinari che siano in grado di fornire una risposta concreta alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere, così come previsto dal decreto ministeriale di organizzazione interna del 4 dicembre 2012; alla definizione degli obiettivi e alla realizzazione delle azioni connesse al loro raggiungimento sono state chiamate a collaborare, come detto, le 29 associazioni GLBT, facenti parte del gruppo di lavoro dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere (Ready) e altre realtà istituzionali come le forze dell’ordine;
Il 19 aprile 2013, con decreto ministeriale, il Governo ha formalmente adottato la «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)» nella consapevolezza del fatto che è soprattutto attraverso le scuole e l’educazione che si possono combattere le discriminazioni e promuovere la pari dignità di tutti gli esseri umani, si sottolinea l’importanza dell’asse strategico «educazione e istruzione».
Il 18 dicembre 2013, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Ministro Maria Chiara Carrozza, Governo Letta) ha emanato un’apposita circolare a tutti gli uffici scolastici regionali in cui si prevede lo svolgimento di una «Settimana nazionale contro ogni forma di violenza e discriminazione» da realizzare in collaborazione con le istituzioni scolastiche e le associazioni GLBT e con il coinvolgimento attivo di studenti, docenti e famiglie delle scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale.
Il progetto «Educare alla diversità a scuola» commissionato dal Dipartimento per le pari opportunità nel dicembre del 2012 all’istituto Beck (scuola di specializzazione di psicoterapia accreditata dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca dal 2004), con l’obiettivo di elaborare uno strumento di supporto sulle delicate tematiche della prevenzione e del contrasto dell’omofobia e del bullismo a sfondo omofobico, rientra completamente nel quadro degli impegni programmatici relativi alla «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)».
Il prodotto della ricerca dell’istituto Beck, approvato e validato dal Dipartimento per le pari opportunità nel luglio 2013, consiste in un kit di materiale informativo e formativo, suddiviso per i tre ordini di scuola (primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado) e rappresenta uno strumento di supporto all’attività dei docenti per favorire la creazione di un clima scolastico basato sul rispetto e sull’accoglienza delle differenze, nonché sulla prevenzione di ogni forma di discriminazione; tali materiali informativi e formativi, nell’attesa di validazione da parte del competente comitato paritetico del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, come annunciato alla Camera dal Sottosegretario di Stato Amici nella seduta del 7 marzo 2014, non sono ancora mai stati oggetto di diffusione da parte dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali nelle scuole.
Il 14 marzo 2014 i deputati Marzano, Verini, Cinzia Maria Fontana, Braga, Martelli, Sbrollini, Dal Moro, Morani, Bazoli, Dallai, Fassina, Gasparini, D’Attorre, Vaccaro, Capua, Cuperlo, Mattiello, Tentori, Mongiello, Picierno, Rotta, Ghizzoni, Ermini, Civati, Giovanna Sanna, Miccoli, Marchetti, Martella, Bargero, Chaouki, Richetti, Gentiloni Silveri, Orfini, Ascani, Rampi, Pastorino, presentano una interpellanza urgente al Presidente del Consiglio (Renzi) e al Ministro dell’Istruzione (Stefania Giannini), volta a conoscere:
quali decisioni concrete intenda assumere il Governo per confermare gli impegni assunti per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere in linea con le politiche adottate a livello europeo;
quali azioni intenda portare avanti per dare concretamente attuazione alla «Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)» per combattere le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere;
quali iniziative intenda intraprendere per promuovere nelle scuole non solo la cultura del rispetto e del dialogo, in armonia con i principi costituzionali e dell’ordinamento dell’Unione europea, ma anche una reale educazione all’accettazione delle differenze e al rifiuto delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere.
L’interpellanza urgente rende manifesta l’azione di freno attuata dal Ministero dell’Istruzione circa l’attuazione degli impegni assunti in materia di contrasto alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Sottolineo il fatto che Elsa Fornero, che faceva parte del governo Monti, nonostante le sue posizioni contrarie al matrimonio gay, aveva fatto la sua parte almeno nei confronti dei diritti dei singoli, proprio per questa ragione era stata attaccata dall’Avvenire (il giornale dei vescovi) ed aveva poi fatto macchina indietro ridimensionando le proprie dichiarazioni, in ogni caso aveva chiamato 29 associazioni GLBT a collaborare per la definizione della “Strategia nazionale per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”.
Anche Maria Chiara Carrozza (governo Letta) aveva fatto la sua parte, prevedendo lo svolgimento di una «Settimana nazionale contro ogni forma di violenza e discriminazione» da realizzare in collaborazione con le istituzioni scolastiche e le associazioni GLBT e con il coinvolgimento attivo di studenti, docenti e famiglie delle scuole di ogni ordine e grado del territorio nazionale.
Pochi giorni fa, il Ministero dell’istruzione ha notificato la sospensione dell’iniziativa nell’attesa di validazione da parte del competente comitato paritetico del Ministero del materiale prodotto dall’Istituto Beck. Tutto farebbe pensare ad una dilazione dovuta solo a motivi tecnici e facilmente superabile, tuttavia, ben vedere, il rinvio ha ben altre motivazioni sostanziali.
Il 24 marzo 2014 il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente delle Conferenza episcopale Italiana interviene in proposito nella prolusione al Consiglio permanete della CEI del 24/26 marzo 2014.
Il cardinale si esprime su diverse materie che toccano i principi fondamentali di uno stato laico. Bagnasco rivendica il diritto all’obiezione di coscienza (esempio classico quello dei medici anti abortisti negli ospedali), dimenticando che l’obiezione di coscienza non può tradursi in nessun modo in una limitazione al diritto altrui, qui si parla di diritto legale, cioè riconosciuto dallo stato, che altrimenti dipenderebbe dall’obbiezione di coscienza di è chiamato ad applicarlo. Se il medico cattolico ritiene non poter praticare aborti nelle condizioni in cui invece è chiamato a farlo a termini di legge, può benissimo dimettersi dal servizio sanitario pubblico e andare a lavorare in una istituzione cattolica consona ai suoi principi, ma se resta in una struttura pubblica non può in nessun modo limitare il diritto altrui, neppure con l’astenersi dal prestare la propria opera. In nessuno stato “civile”, cioè laico, può essere concesso che l’obbiezione di coscienza vanifichi di fatto le disposizioni di legge, anche se questo in Italia è spesso la regola.
Ma vediamo al punto specifico. Il cardinal Bagnasco così si esprime: “In questa logica distorta e ideologica, si innesta la recente iniziativa – variamente attribuita – di tre volumetti dal titolo “Educare alla diversità a scuola”, che sono approdati nelle scuole italiane, destinati alle scuole primarie e alle secondarie di primo e secondo grado. In teoria le tre guide hanno lo scopo di sconfiggere bullismo e discriminazione – cosa giusta –, in realtà mirano a “istillare” (è questo il termine usato) nei bambini preconcetti contro la famiglia, la genitorialità, la fede religiosa, la differenza tra padre e madre…parole dolcissime che sembrano oggi non solo fuori corso, ma persino imbarazzanti, tanto che si tende a eliminarle anche dalle carte. È la lettura ideologica del “genere” – una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni. Viene da chiederci con amarezza se si vuol fare della scuola dei “campi di rieducazione”, di “indottrinamento”. Ma i genitori hanno ancora il diritto di educare i propri figli oppure sono stati esautorati? Si è chiesto a loro non solo il parere ma anche l’esplicita autorizzazione? I figli non sono materiale da esperimento in mano di nessuno, neppure di tecnici o di cosiddetti esperti. I genitori non si facciano intimidire, hanno il diritto di reagire con determinazione e chiarezza: non c’è autorità che tenga.”
Le parole del cardinal Bagnasco sono una chiamata alla crociata contro gli “indottrinatori” che tentano di fare delle scuole “campi di rieducazione” per istillare nei bambini preconcetti contro la famiglia e la fede religiosa.
Il 25 marzo 2014 i genitori i genitori dell’AGeSC, in vista dell’incontro con il Papa del 10 maggio, sentono la responsabilità di riaffermare, secondo le parole del Presidente della CEI, “l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica”.
Gli opuscoli che hanno suscitato la sdegnata protesta del cardinal Bagnasco, sono presentati, con valida esemplificazione alla pagina (http://www.istitutobeck.com/progetto-unar.html). Il volume per la scuola primaria può essere letto integralmente alla pagina
L’Istituto Beck, che ha prodotti gli opuscoli, in data 19/2/2014 ha pubblicato la seguente nota:
NOTA SUL PROGETTO “EDUCARE ALLA DIVERSITÀ”
In relazione ai recenti articoli pubblicati sulla stampa appaiono necessarie e opportune le seguenti precisazioni.
  • L’Istituto A.T. Beck è un’associazione scientifico-professionale di psicologi e psicoterapeuti che, tra le attività che svolge, si impegna a diffondere e tutelare le posizioni, da tempo condivise, della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi del progetto “Educare alla diversità”.
  • Gli opuscoli sono stati predisposti su mandato dell’UNAR per la realizzazione di specifici moduli didattici di prevenzione e contrasto dell’omofobia e del bullismo omofobico nelle scuole e adottano una prospettiva scientifica, e non ideologica.
  • L’American Psychological Association (2009, 2012) scrive che “l’attrazione, i sentimenti e i comportamenti sessuali e romantici verso persone dello stesso sesso sono normali e positive varianti della sessualità umana indipendentemente dall’identità di orientamento sessuale”.
  • Le influenze che l’ambiente socio-culturale e religioso può esercitare nel generare omofobia e omofobia interiorizzata, non soltanto sono di pacifica osservazione[1], ma conclusioni a cui pervengono numerosi studi scientifici. L’impatto negativo del conflitto tra omosessualità e religione sulla salute mentale è stato ampiamente dimostrato (Hatzenbuehler, Pachankis, Wolff, 2012; Schuck, Liddle, 2001). Secondo Herek (1984, 1992, 1998) “…maggiore risulta il grado di ignoranza, di conservatorismo politico e sociale, di cieca credenza nei precetti religiosi, maggiore sarà la probabilità che un individuo abbia un’attitudine omofoba”. Harris, Cook, Kashubeck-West (2008) affermano che omosessualità e religione possono andare d’accordo: un più liberale e meno dogmatico rapporto con la religione si accompagna a livelli più bassi di omofobia interiorizzata e a un’identità sessuale più integrata. Hatzenbuehler e collaboratori (2009, 2010, 2012) rilevano come l’incidenza di disturbi psichici e alcolismo sia nettamente superiore tra le persone gay e lesbiche residenti in Paesi dove non esistono leggi specifiche contro le violenze e le discriminazioni omofobiche e/o in contesti dove le organizzazioni religiose sono meno accoglienti.
  • Gli opuscoli non mirano a sminuire l’importanza della famiglia tradizionale ma valorizzano anche la qualità affettiva ed educativa di famiglie omosessuali, delle quali la letteratura scientifica conferma l’adeguatezza (Patterson, 2000, 2004a; Perrin, 2002; Tasker, 1999; Tasker & Golombok, 1997).
Più nel merito del progetto l’Istituto A.T. Beck intende precisare che:
  • Gli opuscoli non sono stati distribuiti, ma – previa autorizzazione – sono stati messi a disposizione attraverso un download protetto con password per coloro che ne avessero fatto esplicita richiesta.
  • Gli opuscoli sono rivolti esclusivamente agli insegnanti e non agli alunni e, in quanto tali, possono essere utilizzati con le modalità che gli insegnanti e i genitori, coinvolti dalla scuola nel progetto, ritengano più opportune.
  • Il razionale dell’intervento non è la diffusione di una “teoria gender” ma la prevenzione e la lotta all’omofobia e al bullismo omofobico.
  • Gli esercizi e i moduli didattici, inappropriatamente estrapolati dal contesto, sono adattati da strumenti educativi prodotti dalle Università British Columbia, University of East London e dalla Global Alliance for Lgbt Education.
L’Istituto A.T. Beck ribadisce che quanto proposto negli opuscoli citati riflette le posizioni della comunità scientifica nazionale e internazionale sui temi dell’orientamento sessuale e del bullismo omofobico.
Che queste posizioni siano o non siano degne di ispirare e informare un intervento educativo nelle scuole italiane è una scelta sulla quale l’Istituto A.T. Beck non intende esprimere giudizi, riservandosi tuttavia di adire le vie legali per tutelare la propria immagine da attacchi ingiustificati.
Roma, 19 febbraio 2014
Dott.ssa Antonella Montano Direttrice Istituto A.T. Beck
Ho letto la presentazione degli opuscoli e, integralmente, quello dedicato alla scuola primaria. Si tratta di lavori con solidissima base scientifica (bibliografia specifica e aggiornata), che potrebbero essere un ottimo punto di partenza per un lavoro didattico mirato alla educazione alla diversità. L’Italia potrebbe così riallinearsi, in questo campo, con i paesi europei più sviluppati. Direi che l’esperienza maturata in Progetto Gay porta e conclusioni sostanzialmente sovrapponibili a quelle contenute nei tre volumetti che non hanno nulla di pregiudizialmente ideologico ma possono anzi essere uno strumento prezioso di crescita umana e di progresso civile.
Ricordo che i tre volumetti “Educare alla diversità” non sono mai stati distribuiti e il Ministero ha deciso di rinviare a data da destinare il corso dedicato agli insegnanti per la loro presentazione. E la polemica si è fatta rovente, – dice Vera Schiavazzi su Repubblica del 26/3/2014 – anche perché ci sono dieci milioni di euro stanziati per la “lotta al bullismo”, e dunque anche per quella all’omofobia. «Il PD resta in silenzio — dice Enzo Cucco, presidente dell’associazione radicale “Certi diritti” — e ha firmato un patto elettorale di non belligeranza col Nuovo Centrodestra di Alfano. Ci aspettiamo un atteggiamento diverso da parte del ministro Giannini [Ministro dell’Istruzione del governo Renzi]». La vicenda ha già registrato un lungo elenco di reazioni. «Da parte mia c’è massimo impegno contro le discriminazioni — dice Gabriele Toccafondi, del Nuovo Centrodestra, sottosegretario all’Istruzione, finito nel mirino come responsabile del rinvio — Ma non possiamo usare la scuola italiana come un campo di battaglia ideologico, dobbiamo promuovere un confronto aperto tra docenti e famiglie ». Ivan Scalfarotto (viceministro alle Riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento, del PD) interviene così: «L’idea di un contradditorio nelle scuole tra posizioni diverse sulla lotta all’omofobia fa a pugni con il buonsenso. Toccafondi suggerisce forse di invitare i negazionisti quando si parla di antisemitismo?». Contro il rinvio dei corsi, intanto, sono intervenuti la Rete Studenti e molte altre associazioni.
La laicità dello stato è un principio che in Italia non solo non è costituzionalizzato, come lo è ad esempio in Francia, ma è stato sistematicamente sacrificato all’utile politico contingente, eppure la laicità è la condizione della democrazia, perché la laicità è l’unica garanzia della libertà. Il catechismo della Chiesa cattolica sostiene che gli omosessuali devono essere trattai con “compassione” (2358) ma i gay non vogliono la compassione di nessuno, reclamano da uno stato realmente libero e laico la assoluta parità di diritti civili. I gay riconoscono, laicamente, ai credenti, il diritto di crede in ciò che vogliono e di attenersi ai codici morali che ritengono opportuni, purché non siano in contrasto col le leggi dello stato, ma rigettano nel modo più netto, come intollerabile, l’idea le fedi di alcuni possano essere un limite alla libertà di altri.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post, aperta sul Forum di Progetto Gay: