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venerdì 6 luglio 2018

SESSO GAY, RECITAZIONE E COMPORTAMENTI AMBIGUI

Questo post è dedicato alle proiezioni e alle ambiguità che possono presentarsi nell’ambito della sessualità gay. Sottolineo a scanso di equivoci che sono cose che esistono anche in ambito etero, ma qui restringeremo lo sguardo solo sulla realtà gay.
Cerchiamo come prima cosa di circoscrivere l’argomento. Non intendo parlare di storie d’amore gay, perché quando la relazione è fortemente radicata a livello affettivo i comportamenti sessuali stereotipati tendono a svanire a vantaggio di una sessualità più profondamente di coppia, intendo invece trattare di relazioni, spesso saltuarie, anche se durature, senza una salda base affettiva o con una base affettiva solo unilaterale, in questi tipi di relazione, che si reggono solo sull’appeal sessuale, la dimensione proiettiva assume spesso un peso notevolissimo, intendo dire che si tende a mettere da parte l’idea che la sessualità di coppia si costruisce in due, proprio per il fatto che qui non c’è propriamente una coppia ma solo due individui che decidono a soddisfare se stessi uno tramite l’altro, senza neppure cercare di costruire un rapporto affettivo di coppia.
Il risultato di tutto questo è che l’altro è considerato come uno strumento, e siccome non ci si adegua ad uno strumento ma si richiede che sia lo strumento ad adeguarsi a noi, il partner di una relazione sessuale di questo genere non interessa tanto come persona ma come involucro che può essere riempito proiettivamente con contenuti che nulla hanno a che vedere con la realtà.
Il meccanismo delle proiezioni sfocia talora nella richiesta al partner di recitare una parte. Cito qui un brano di una chat tra un 34enne che si ritiene bisessuale (A) e un 37enne gay (B):
A scrive: No! Così non va bene! Sei rozzo, devi essere più dolce più femminile, più sottomesso, devi fare resistenza come farebbe una donna, e soprattutto non devi dire stupidaggini, non devi fare commenti non devi fare sproloqui da checca innamorata
B scrive: Guarda io a te ci tengo veramente ma non ti posso mica prendere in giro, non è una recita! Se vuoi una ragazza te la cerchi! Ce ne stanno tante!
A scrive: Non ti preoccupare che me la cerco! Però tu devi fare la tua parte e non mi fare quello che casca sempre dal pero! A te fare la femmina ti piace eccome! Ammettilo! Non essere ipocrita!
B scrive: A me piace stare con te, è per questo che ci sto …
A scrive: No! A te ti piace essere messo sotto e fare la femmina!
B scrive: No! Proprio per niente!
A scrive: Ho capito, me lo hai detto mille volte! Però che ti costa farlo? È di questo che ho bisogno, se tu mi vuoi bene devi fare quello che dico io, ma devi fare la femmina vera!
Un altro esempio di proiezione che arriva fino alla richiesta di recitare un ruolo è il seguente tra due gay entrambi 35enni.
A scrive: Domani passo, sei pronto? E poi anche pipì…
B scrive: Ok … e tu come stai?
A scrive: Domani mi devi trattare proprio come una puttana… hai capito?
B scrive: Io ci provo, ma non mi viene spontaneo… tu non sei una puttana
A scrive: ci devi riuscire, mi devi umiliare, deve essere padrone, devi reagire forte, pure a schiaffi se non faccio quello che vuoi tu, tanto io non reagisco, sai sicuro…
B scrive: Ok, ci provo…
A scrive: Ma non devi fare una pagliacciata come l’altra volta, devi essere vero, forte, mi devi dominare
B scrive: Ma non si potrebbero fare anche un po’ di coccole o di sesso tradizionale?
A scrive: No! Se uno stronzo se me lo chiedi, non è di questo che ho bisogno da te, quella cose la faccio ma non con te…
B scrive: Bene! Grazie!
A scrive: Ma lo sai e lo hai sempre saputo, e io so che a te ti piace fare il padrone e te lo faccio fare perché ti piace!
B scrive: A me?
A scrive: Sì e sei un ipocrita se lo neghi! Ti piace sottomettere la gente!
B scrive: A me? Mh…
A scrive: Ti prego, non mi contraddire, pure se hai ragione, ma che ti costa fare quello che ti dico?
B scrive. Ok, io ci provo, poi vediamo come va.
Un altro comportamento tipico di alcune relazioni sessuali prive del tutto o quasi di affettività e l’ambiguità dei messaggi, l’incertezza nel proporre un contatto sessuale o addirittura il chiedere sesso in modo esplicito cercando di attribuire al partner la colpa dell’avere accettato quella proposta che non doveva essere accettata. Un esempio di questo comportamento è stato così riassunto:
“Io e Paolo (nome di fantasia) abbiamo una relazione, o qualcosa che somiglia a una relazione. Lui è un bellissimo ragazzo appena trentenne, dal mio punto di vista è il modello di uomo, me ne sono innamorato a prima vista e la cosa dura da anni, solo che lui non è innamorato di me e lo posso capire, perché io ho 44 anni e non sono affatto un bell’uomo.
Che cosa ha trovato lui in me non lo so, ma qualcosa ci deve avere trovato perché è interessato a fare sesso con me, lo sottolineo, non è innamorato di me, ha avuto e ha anche adesso altri ragazzi dei quali è innamorato perso, ma che non sono innamorati di lui e ci sta malissimo e allora si consola con me ma solo a livello sessuale, anche se a me resta qualche dubbio che non sia solo una cosa di sesso, ma so che lui non lo ammetterebbe mai.
Comunque, io lavoro dalla mattina alla sera per mettere insieme il pranzo con la cena e non sto quasi mai a casa perché vivo coi miei genitori, non per scelta ma per necessità, perché hanno grossi problemi di salute, e lavoro in un’altra città, a circa 30 km dalla mia. Sul posto di lavoro ho un minuscolo alloggio di servizio dove c’è anche un letto. Durante i turni di lavoro non posso allontanarmi ma negli intervalli tra due turni ho un po’ di libertà. Paolo sa i miei orari.
Bene, una sera mi chiama al cellulare appena ho finito il turno di sera e ho chiuso tutto e devo aspettare per riaprire al mattino. Sono un po’ spiazzato perché non mi aspettavo di vederlo. Lo faccio entrare nel mio minuscolo alloggio e lui, senza farmi dire nemmeno una parola mi salta addosso e mi strappa letteralmente i vestiti. Per circa mezz’ora facciamo sesso, ed è una cosa seria e partecipata da entrambe le parti (nonostante le precauzioni per la prevenzione delle malattie) io sono piuttosto contento perché lo vedo sciolto e partecipativo, cioè molto meno rituale del solito, d’altra parte per venire da me ha dovuto fare 30 km in macchina.
Fino alla fine del rapporto sessuale va tutto benissimo, cioè non c’è nessun problema a nessun livello, ma una volta che ci siamo rivestiti lo vedevo stranito, mi ha detto: “Tu lo sai che per me tutte queste cose sono deleterie? Perché io non voglio diventare dipendente, e te lo avevo anche detto che dovevi dirmi di no, ma tu hai pensato a te stesso e hai fatto quello che hai voluto e non hai pensato al mio bene, quindi tu non mi vuoi bene veramente, tu pensi solo a te stesso!” Gli ho risposto: “Paolo, ma sei tu che sei venuto a cercarmi fino qui!” E mi ha risposto: “Sì, ma io sono dipendente e mi devo staccare da te e se tu fai così io non mi staccherò mai da queste cose…” Abbiamo cominciato a discutere e poi anche a litigare su questa cosa e io non sapevo che cosa dire.
A un certo punto ha cambiato di nuovo atteggiamento e mi è saltato addosso un’altra volta supplicandomi di non fermarlo, al che l’ho preso per i polsi e l’ho tenuto fermo e lui mi ha detto: “Per l’ultima volta, solo per l’ultima volta! Ti prego non mi rifiutare!” Gli ho detto: “Ma dopo non prendertela con me!” lui ha detto: “No! Stai tranquillo, ma non mi dire di no!” Poi abbiamo fatto sesso di nuovo e si vedeva che era contento e del tutto sciolto, quando facciamo sesso tra noi non ci sono mai problemi, il problema viene sempre dopo… ma quella volta è stato diverso, il sesso è durato di più, è stata una cosa più autentica del solito in qualche modo è stato più sesso e meno dipendenza.
Quando abbiamo finito era notte fonda e lui se ne voleva andare, ma non l’ho fatto andare via perché era stanchissimo, si è sdraiato sulla branda e io ho dormito in poltrona, abbiamo dormito fino alle 6.30, poi siamo andati al bar a fare colazione ed è ripartito dicendo: “Non dire niente!“ Stanotte è stato tutto come un bel sogno ma tra un’ora potrebbe pentirsi di tutto. Non è per me che mi preoccupo ma non vorrei che si sentisse veramente sfruttato sessualmente da me, è una paura generica, perché in fondo non credo proprio che lui lo pensi.”
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6583

giovedì 20 ottobre 2016

PRATICHE E FANTASIE OMOSESSUALI SECONDO RAFFALOVICH

Il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” che Vi presento oggi, “Soddisfazioni sessuali”, esamina le pratiche e le fantasie sessuali degli omosessuali e cerca di spiegarne la genesi. Il coito anale non è sostanzialmente trattato. Raffalovich sostiene che è una cosa piuttosto rara tra gli omosessuali. Molto spazio è dedicato invece al sesso orale e alla masturbazione. Va sottolineato che oggi si tende a considerare masturbazione e onanismo come sinonimi. Raffalovich distingue un onanismo psichico, in cui la fantasia sessuale è lasciata libera ma non si arriva all’orgasmo, e un onanismo fisico, questo sì equivalente alla masturbazione, in cui invece si arriva all’orgasmo. È significativo che, secondo un modello già da lui sperimentato, Raffalovich usi paragonare e mettere sullo stesso livello comportamenti analoghi sia in campo omosessuale che in campo eterosessuale. Il brano riportato di seguito si conclude con un’analisi del significato degli odori nell’ambito della sessualità, l’argomento è trattato con i mezzi tipici della fine dell’800 ma non è privo di interesse.
Ma lasciamo la parola all’autore.
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SODDISFAZIONI UNISESSUALI


Non basta enumerare le diverse soddisfazioni unisessuali; solo il loro studio psicologico spiegherà come la sodomia estrema e criminale, il coito anale completo, il vero crimine contro natura (due o tre parole di cui ci si è tanto serviti a sproposito) risulti raramente compiuto dagli uranisti. Il coito anale attivo non presuppone affatto necessariamente la tendenza verso il maschio, e lo stesso discorso vale per un uomo che si lasci soddisfare da un fellator; mentre l’uomo che reclama che ci si soddisfi su di lui con il coito anale, o che rivendica la voluttà di praticare su un altro uomo la suzione peniena, è un invertito, quando non agisce esclusivamente per venalità, ambizione, riconoscenza, debolezza di carattere (non lottando contro l’affetto, l’ammirazione, le minacce, le promesse) o per inferiorità di età, o di classe, tutte cause degli atti più inverosimili.
Si sa che le donne sono completamente abituate a favorire o a sedurre i loro clienti o i loro amanti in questi due modi, per cupidigia, obbedienza, passività, o per gusto o per vanità. Tutte le donne che fingono di non soddisfarsi completamente se non lasciando che l’atto sessuale si compia al modo di Sodoma, o rivestendo il ruolo di Oscar Wilde,[1] probabilmente non dicono la verità; il desiderio di farsi pagare meglio, di stupire il cliente, di strangolarlo, di risparmiarsi una maggiore fatica e si tutelare anche lo stato stesso della loro salute o del loro corpo, le spingerebbe a parlare così. Ma anche scartando ed eliminando queste cause, è sicuro che per molte donne, soprattutto se amano l’uomo nel suo sesso, o un uomo in particolare, questi atti devono procurare loro un godimento complicato e violento paragonabile (anche se abbastanza inferiore) al godimento degli invertiti. Oscar Wilde è stato condannato a due anni di lavori forzati per questo genere frequente di sessualità.
Si dovrebbe spostare una parte della severità che ispirano gli atti unisessuali dirigendola su tutti gli uomini che praticano con le donne delle voluttà fellatrici o sodomitiche.
Lasciando da parte il coito anale, i rapporti unisessuali sono i seguenti: l’amor platonico di Platone, il platonismo intenso dei moderni, l’esaltazione virtuosa, lo stringersi le mani, gli accostamenti sentimentali, il braccio intorno al collo, alla vita, alle spalle, carezze timide, sfioramenti, baci da padre, da fratello[2] o da amante, baci sugli abiti più esterni con la stessa devozione che sulle pieghe più riposte del corpo nudo, baci privilegiati che si credono casti; notti passate insieme, all’aria aperta, o alla finestra, o in una camera, a parlare, quasi toccandosi, o in un letto;[3] il contatto di due corpi, il contatto non localizzato, la decentralizzazione della sessualità corporea, scopo dichiarato dell’amor platonico, cosa che lo distingue facilmente dall’amicizia; il coito perineale, tra le cosce, anteriore o posteriore; il coito tra le natiche, molto usato e che non bisogna sospettare di intenzione sodomitica; l’onanismo di uno da parte dell’altro, o dell’uno e dell’altro, o condiviso e reciproco, successivo o simultaneo, con tutti i preliminari, tutte le raffinatezze o senza nulla di tutto questo, semplicemente l’atto sessuale, senza carezze, senza parole, senza dichiarazioni, col il silenzio dopo e prima, – o anche questo stesso atto che diventa il momento definitivo di una grande possessione, equivalente al coito degli amanti eterosessuali appassionati; il coito orale, attivo o passivo, completo o incompleto; il contatto di un corpo nudo contro un corpo nudo con baci “di colomba”. – Interrompo qui la lista avendo indicato le principali soddisfazioni unisessuali. Le altre sono solo variazioni. Ho omesso tutti gli atti dettati dalla follia o dall’astinenza che conduce all’ossessione, il desiderio morboso di secrezioni o escrezioni, tutte le copromanie, che non appartengono né all’amore fisico, né alla dissolutezza, né al vizio. È un difetto delle osservazioni cliniche esagerare queste ossessioni, queste miserie, che si riscontrano sia negli eterosessuali che negli unisessuali malati o alienati.
Certi uomini sembrano cercare sempre uno o più di questi piaceri, sempre lo stesso o sempre gli stessi; altri li ricercano tutti, nello stesso periodo o successivamente; ma malgrado la complessità dell’argomento, è possibile, senza troppi dettagli, identificare delle differenze psicologiche e delle cause fisiche e sociali che spiegano questi diversi gusti.
Gli amori appassionati condivisi, che non finiscono platonicamente, dopo essere passati per le diverse fasi dell’amore-passione, si soddisferanno in un modo che dipenderà dalle circostanze esterne. Se i due uomini dispongono liberamente del loro tempo, passeranno la notte o le notti insieme e non faranno ricorso alla masturbazione[4] reciproca. Si ameranno certamente col massimo del contatto e con la maggiore comodità possibile, e secondo la loro costituzione fisica, la loro configurazione sessuale e l’influenza che l’una avrà sull’altra, le loro soddisfazioni avranno la semplicità di un contatto, di un allacciarsi, di una pressione voluttuosa dei due corpi, oppure si daranno ai coiti che preferiscono. E se provano l’uno per l’altro l’amicizia passione virtuosa, saranno gli amanti platonici scusabili, se non casti, secondo Platone. Se sono sensuali senza essere dissoluti, potranno benissimo lasciare perdere il coito orale: molti invertiti non lo trovano degno del loro amore, molti non ci trovano una voluttà naturale e spontanea.
Se non sono liberi, se non vivono soli né l’uno né l’altro, se sono sposati i vivono con degli amici, dei parenti, se per loro è impossibile isolarsi per un periodo lungo, soddisfarsi completamente, ripiegheranno su delle carezze più brevi, sulla masturbazione, sull’onanismo, in carrozza, in calesse, dovunque è possibile, quasi perfino nei luoghi pubblici, di giorno o di sera.[5] Se per caso si trovano per un po’ più di tempo in una camera o in una carrozza chiusa, uno di loro, esasperato dalle costrizioni sociali o domestiche, probabilmente praticherà il coito orale con passione; e questo sarà probabilmente per l’uno o per l’altro o per entrambi, l’inizio di un ardore durevole per questo genere di sessualità, attiva o passiva o mutua. Saranno le difficoltà della vita sociale che avranno insegnato ad uno di lor o a tutti e due a cercare il coito. È stato scritto che la suzione peniena è il modo abituale della soddisfazione unisessuale, ma solo l’amore delle categorie può continuare a farcelo credere, perché tutti i modi unisessuali dipendono da una quantità di circostanze. L’amore contrastato spinge a tutto proprio come la lussuria libera di agire.
Questi appassionati, questi innamorati, desidereranno con trasporto di procurarsi più tempo per loro, di passare delle ore, delle notti, una notte, insieme, e questo desiderio potrà portarli alla loro rovina, potrà far fare loro delle imprudenze crudeli; oppure alla lunga si separeranno, cercheranno o troveranno un altro amico più libero o il cui genere di vita gli permetta certe ore li libertà e di isolamento. Sto parlando qui di uomini che rispettano le decenze della vita, che non andrebbero mai con un prostituto, che si guardano bene dall’entrare nella cricca unisessuale del miglior mondo aristocratico, e che se ne guardano a seconda dei casi, per non compromettersi, per non compromettere i loro amici, o per sdegno e disgusto. Si vede chiaramente quanto la loro “virtù” assomiglia a quella di una donna di mondo sposata, e i loro rapporti assomigliano agli adulteri mondani. Essi si interessano anche a un romanzo come Peints par eux-mêmes, di 
Paul Hervieu,[6] nel quale si trovano rappresentati.
Questi unisessuali considerano la costanza e le fedeltà come un modo per riscattare ciò che ci può essere di reprensibile nel loro amore; simili in questo agli eroi e alle eroine di Hervieu. Ed hanno verso gli unisessuali che amano sempre e chiunque, lo stesso disprezzo che ha la donna che ha un marito o un amante verso quelle verso quelle che ne hanno parecchi tutti in una volta.
Gli incostanti, i capricciosi, i leggeri, se maturano, hanno spesso una soddisfazione speciale. Spesso il loro genere di soddisfazione varia a seconda del tipo fisico, della casta, dell’età dell’altro, dell’amato o dell’amante. Coi bei soldati, con gli uomini di classe inferiore, ci sarà quello che è possibile fare all’angolo della strada, all’ombra di un parco, in una folla compatta, cioè una mano complice, una mano esploratrice.[7]
Con gli uomini del loro mondo, o della classe sociale vicina, ma al di sotto della loro, ci sarà probabilmente di più o una cosa diversa. L’ora, il momento e l’occasione decidono quando la sessualità è più legata alla sensualità che all’affetto. Se hanno la possibilità o il coraggio (che deriva dall’abitudine ancora più che dal desiderio fisico) di isolarsi sufficientemente con un soldato o con un uomo del popolo, dopo essersi accertati del suo stato di salute, potrebbero bene praticare su di lui il coito orale, per desiderio di sedurre, per vanità, per procurargli un piacere nuovo, un piacere che le donne che non sono troppo costose o troppo a buon mercato non gli hanno procurato o non gli procurerebbero. Il coito orale è uno dei modi di persuasione dell’unisessuale nei confronti dell’eterosessuale; e più di un eterosessuale si è lasciato conquistare da questo. Il coito orale può diventare un’abitudine, una mania per l’unisessuale, un bisogno sessuale e cerebrale che gli è necessario per eccitarsi. Altri si dedicano a questo esercizio per convincere il loro compagno (quando non è stato brutalmente comparto) a restituirgli l’equivalente della loro compiacenza.
In questo modo, il coito orale degli appassionati che può essere il risultato della costrizione sociale, quando è praticato dai dissoluti è al contrario il risultato della loro libertà e della loro licenza. I primi lo adottano per avere una compensazione, come un simbolo della loro devozione, della loro servitù; i secondi per eccitarsi.

Onanismo e masturbazione. –

Il ruolo dell’onanismo e della masturbazione è tra i più difficili da caratterizzare. I danni fisici dell’onanismo dei puberi sono stati molto esagerati e probabilmente esistono soltanto nei depravati, nei viziosi, nei malati, negli squilibrati. L’onanismo dei sobri e dei temperanti non può essere più pericoloso per un uomo di buona costituzione fisica, degli altri piaceri sessuali. Per quanto riguarda l’aspetto intellettuale e morale, la questione si complica. Io parlo degli onanisti sensati, le cui soddisfazioni sessuali non sono troppo ripetute o legate a una mania o a una malattia.
Una volta passata la lascivia giovanile, il loro onanismo ha un lato psichico e cerebrale molto importante. Il momento stesso dello spasmo a loro non basta, non li interessa abbastanza, lascerebbe loro troppe delusioni senza una impalcatura romantica.
Alcuni si immaginano degli incontri con delle persone che hanno visto durante la giornata e si inventano dei casi fortunati, molto sentimentali, ma che portano a qualsiasi tipo di soddisfazioni, con degli individui giovani o maturi, a seconda delle inclinazioni di spirito dell’amante solitario. Altri hanno il desiderio di dare agli altri i piaceri che provano essi stessi, ed è così che il masturbatore che ha cominciato solamente per lo spasmo, senza immaginarsi un essere femminile o maschile, può andare a finire nell’unisessualità, nella passione di masturbare gli altri.
Quelli che onanizzandosi (questi si masturbano meno di quanto non si onanizzino: si è troppo confusa la masturbazione con l’onanismo) pensano soprattutto al piacere di un essere immaginario, al punto che essi si illudono di sentirlo accanto a loro; se se ne presenta l’occasione, possono arrivare alla passività, all’offerta delle voluttà callipigie,[8] alla suzione peniena, ma senza provarci gusto, o in tutti i casi senza perdere il gusto dei piaceri attivi, perché la solitudine, sdoppiandoli, avrà 
insegnato loro dei desideri doppi: sono questi gli unisessuali docili ma esigenti.
Quelli che onanizzandosi pensano soprattutto al loro piacere, reclameranno invece, quando l’occasione si presenta, tutte le soddisfazioni attive complete possibili.
Alcuni individui, abbastanza freddi o abbastanza robusti fisicamente e sessualmente hanno soprattutto bisogno dell’eccitazione di un altro (sia essa vista o sentita o vivamente immaginata o indovinata) per eccitarsi. 

Qualche volta è meno la freddezza fisica che la pudicizia o il pudore o il rifiuto morale, che svanisce davanti al godimento di un altro. Per i più freddi ancora, i più stanchi o più impotenti, l’eretismo dell’altro è sufficiente, li turba e li soddisfa.[9]
Altri amano le tenerezze malaticce, impotenti e profonde, i baci di eunuchi, le voluttà che non finiscono mai, e si credono molto casti e molto serafici.
L’onanismo fisico (molto confessato e molto incriminato), la contemplazione sensuale, congiunta all’immaginazione sentimentale, consolidano le tenerezze erotiche (platoniche o altre). Molti invertiti guardano con attenzione gli uomini o gli adolescenti grandi che passano per la strada o che vedono al teatro, nel mondo, e ne conservano uno nella loro immaginazione per evocarlo senza fretta, per mescolarlo a delle fantasticherie di cui egli sarà l’elemento interessante, l’eroe. 

Che queste fantasie, sia di giorno che di notte, non scivolino mai dall’onanismo psichico all’onanismo fisico, come qualcuno pretenderebbe, non sta a me negarlo o affermare il contrario. Ma anche ammettendo l’onanismo esclusivamente psichico negli individui continenti o molto sobri, che conducono una vita ascetica o che vivono con una donna per prudenza o per dovere, o che hanno abbastanza volontà per resistere, bisogna riconoscere che l’onanismo fisico di tutti gli invertiti che non sono dei bruti deve essere più o meno unito all’onanismo psichico. Il coito con una donna è per loro probabilmente il punto culminante dell’onanismo fisico, meccanico.

L’odorato e l’unisessualità.

Molti uomini trovano sgradevole l’odore della donna mentre il sudore di un uomo sano e pulito per loro è attraente, gradevole o indifferente.
Ci sono uomini che non hanno mai avuto rapporti con altri uomini, che hanno delle amanti e le amano, e che nonostante tutto non amano l’odore particolare della donna quando questo odore si manifesta in modo sensibile. Ci sono pochi studi conosciuti sulla precocità dell’associazione tra odorato e sessualità.
Si capisce facilmente che un ragazzo o un giovane uomo invertito che si ricorda l’odore del suo copro in alcune crisi sessuali solitarie, associa il profumo maschile con i piaceri sessuali. Le emozioni erotiche (anche quelle severe e caste) si manifestano attraverso una intensificazione e una modificazione delle secrezioni, del sudore, per esempio, i sentori così prodotti agirebbero come auto-afrodisiaci, e ritrovati, percepiti in un altro, sveglierebbero e ricorderebbero delle emozioni erotiche.
L’argomento non è più scabroso di un altro, ma lo si è spesso trattato con quella disinvoltura e con quella superficialità che si riserva agli argomenti scabrosi. Così non si è ancora osservato e compreso sufficientemente se anche nei loro rapporti con le donne molti uomini non si lascino esaltare dall’odore del loro proprio corpo.
Gli onanisti, i masturbatori, lo si capisce, man mano che il loro senso olfattivo si raffina e diventa iperestesico, si innamorano naturalmente di più degli odori maschili, così numerosi, misteriosi e diversi. Ho sentito dire ad un osservatore di se stesso che ogni individuo che lo interessava era rappresentato più vivamente, per lui, da due elementi: la temperatura e l’odore.
Ci sono degli uomini così nervosi che hanno talmente abusato della sessualità o che si sono così staccati da essa, che dicono di essere sensibili al sentore di ciascun individuo. San Filippo Neri, il fondatore degli Oratoriani, distingueva a quanto hanno raccontato, la castità virile dall’odore del corpo. Gli antichi, che sapevano che lo stesso corpo ha parecchi odori diversi , avevano differenti profumi per le diverse parti del corpo.
Altri personaggi molto seri, che non sono mai stati accusati o sospettati di inversione, hanno descritto l’intossicazione prodotta su un uomo normale dal sudore di uomini ben portanti e poco vestiti.
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[1] Praticava la suzione peniena e pagava dei galoppini che si lasciavano adorare in questo modo.
[2] Nei romanzi tedeschi gli uomini si abbracciano sulla fronte, sulle guance, sulla bocca, seguendo la gradazione dell’amicizia: e questi tre baci si danno in pubblico. Nel libro dell’amicizia di Paul Heyse, un giovane uomo non permette al suo casto amico che gli ha salvato la vita di abbracciarlo, perché, essendo stato un ragazzo molto bello e giovane, aveva ricevuto troppe carezze.
[3] Dormire nel letto dell’amato, con carezze, ma senza atti sessuali, è lo scopo fisico dell’amor platonico secondo Platone. Secondo lui, alcuni atti sessuali molto distanziati, sono degli errori deplorevoli ma non criminali.
Alcuni seri Inglesi, hanno citato, in riviste inglesi serie o in libri seri, che si lascia che nelle raccolte di brani scelti sia inserito anche il brano di Walt Whitman, l’Americano, sulle delizie di condividere il letto dell’amico. Nel processo Wilde, uno dei suoi giudici ha dichiarato apertamente che sulle persone di buona educazione, che per la loro condizione economica potevano avere letti separati, e dormivano insieme per loro scelta, non si poteva che giungere alle conclusioni più severe, affermando la loro unisessualità. Questa è l’opinione che sembra predominare in Inghilterra.
Sarebbe interessante studiare il cambiamento dei nostri costumi che questo punto di vista indica. In altri tempi, nel medioevo, gli uomini dormivano insieme nudi. Più tardi, nell’ultimo secolo, nessuno si vergognava di avere dormito con un uomo, amico o sconosciuto. Goethe e Lavater hanno dormito più di una volta nello stesso letto. L’amor platonico casto ricerca la notte con l’amico amato, mentre l’amicizia più appassionata si accontenta di sopportare pazientemente questo accostamento quando le circostanze lo comportano. Oggi il pudore (parlo soprattutto dell’Inghilterra, ma accade probabilmente lo stesso negli altri paesi) è tale tra noi che gli uomini fanno finta (a meno che non si fidino di colui al quale stanno parlando) di credere che un uomo deve preferire dormire completamene vestito sul pavimento che sotto la medesima coperta con un amico d’infanzia. Se ci si occupasse seriamente di questa questione, si arriverebbe a degli approfondimenti molto importanti. Questa delicatezza, questa pudibonderia moderna, contribuisce all’inversione tanto quanto la promiscuità di altre epoche. Tutto quello che è proibito con sottigliezze esagerate, tutto quello che rende più suggestiva un’azione che non ha in sé niente di reprensibile, tutto quello che separa con enfasi due persone dello stesso sesso, come tutto quello che le avvicina troppo, agisce sulle giovani immaginazioni.
La letteratura inglese non è ancora così delicata come sono delicati gli Inglesi e le Inglesi, e i poveri bambini sono spesso colpiti da questa carenza.
[4] Vorrei riservare la parola onanismo per tutti gli atti sessuali che non sono né della masturbazione né un coito qualsiasi. Sembra che (preso in questo senso) l’onanismo risponda all’ideale di molti uranisti perché non imita in nulla un’unione con una donna.
[5] Un uomo timido o prudente, anche invertito, non potrebbe immaginare tutto quello che succede.
[6] Nota di Project: – Paul Hervieu (1857-1915), accademico di Francia dal 1900, scrittore e commediografo di successo, scrive nel 1893 il romanzo epistolare “Peints par eux-mêmes”.
Paul Hervieu, come ha detto Jules Lemaître [Les Contemporaines. Études et portraits littéraires (1888-89)] “è il pittore più realistico di quello che si chiama il mondo, ma dato che il mondo è in fondo un harem libero, sparso, nascosto, inconfessato, la vernice della vita cosiddetta elegante deve per forza ricoprire delle sorde brutalità.” 
“Eccelle nel dipingere queste eleganze e nello stesso tempo i vizi che si nascondono sotto questo grazioso decoro. Ha reso a meraviglia il contrasto che esiste tra la superficie luccicante e lo sfondo cupo, in questa società che vive per le corse, le acqueforti e le prime. Lui non si scompone, Dipinge soprattutto i soggetti attraverso loro stessi senza declamazione e senza insistenza… Peints par eux-mêmes (frode, aborto, ricatto, suicidio, amori sfrenati; ma la faccia è salvata perché la nobile vedova non ha visto e non ha capito niente.)”[ Romans à lire et romans à proscrire - Louis, Abbé Bethleem, Ligaran.]
[7] Ci si può ricordare dei pantaloni che hanno delle aperture al posto delle tasche, che sono state trovati presso Alfred Taylor (nel processo a Wilde).
[8] Nota di Project: – Delle belle natiche.
[9] Si veda nelle confessioni di Arthur W… , in Legludic: Attentats aux mœurs.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5720

giovedì 30 agosto 2012

GAY AL 100%!

Ciao Project,
ti scrivo per spingerti ad andare avanti con “progetto gay” perché sono convinto, e lo so perché l’ho sperimentato in prima persona, che si tratti proprio di uno strumento fondamentale di educazione sessuale, in pratica l’unico strumento in rete che permette ai ragazzi gay di avere delle risposte serie su tante cose che non potrebbero affrontare da nessun’altra parte. Ho letto il manuale di sesso gay che hai appena messo in rete, è veramente una cosa importante. Ti racconto la mia storia (ti avevo scritto tanto tempo fa e abbiamo pure parlato su msn), poi, se vuoi la puoi pubblicare, penso che avrebbe senso farlo perché credo che tanti ragazzi abbiano passato cose analoghe a quelle che ho passato io. Ho 25 anni, non sono proprio giovanissimo ma ti posso dire che sto imparando solo adesso ad apprezzare il fatto che sono gay e a vivere l’omosessualità in un altro modo.
Io sono della generazione del computer e sono figlio unico, tra l’altro di genitori anziani, mio padre ha quasi 70 anni e mia madre ne ha poco meno di 60. Dei miei genitori posso dire solo bene. A casa mia sono stato sempre bene, si sono preoccupati per me ma mi hanno lasciato sempre una notevole libertà sostanziale. A 19 anni viaggiavo per l’Europa in tenda coi miei amici, non mi hanno mai angosciato con le classiche domande tipo “ce l’hai la ragazza?” o simili, però con loro l’argomento sesso è stato sempre tabù, è come se loro avessero in mente che loro in quelle cose non c’entrano niente e fino a un certo punto va pure bene. Avevo già il mio bel pc a 14 anni e ci smanettavo molto. I miei un po’ per mentalità, perché non andrebbero mai a frugare fra le mie cose, e un po’ perché non capiscono nulla di pc non sarebbero certamente mai entrati nel mio pc e io all’inizio lo usavo solo per la scuola e non ci avevo messo nemmeno password, poi, spinto soprattutto dai racconti dei compagni di scuola, comincio a mettere su google parole tipo sesso, fi.a, e simili. Quello che ne viene te lo immagini. Mi salvo i siti e poi penso che è rischioso e allora mi studio come mettere la password, ci perdo due ore per capire che dovevo fare ma poi ci riesco. Avevo appena fatto 14 anni, aspetto che papà e mamma vadano a letto e poi via sesso senza freni, cioè seghe senza fine su foto e video con un ragazzo e una ragazza, fino a notte alta, ma tutto apparentemente rigorosamente in chiave etero. Lo dico perché adesso lo so benissimo, un porno etero può essere interessatissimo pure per un ragazzino gay, perché non c’è solo la ragazza, ma io allora a questo tipo di ragionamento non ci arrivano, per me se c’era una ragazza il video era etero e quindi mi stava benissimo. Per qualche giorno è andata avanti così, io mi sentivo grande perché pensavo al sesso, la mattina a scuola ero talmente rimbambito che mi addormentavo in classe. Ero al punto che mi facevo una sega tre o quattro volte al giorno. In pratica la pornografia mi monopolizzava completamente, ero arrivato al punto che il coso mi faceva proprio male e pensavo di avere fatto un guaio proprio a insistere troppo, ma per fortuna non era così. Ero un po’ succube di queste cose e un po’ cominciavo a pensare che era proprio troppo e che mi potava fare male alla salute e allora ho cominciato a ridurre il numero delle seghe ma contemporaneamente volevo che fossero proprio una cosa potente e quindi sceglievo con cura le foto o il porno da utilizzare, anche se allora i porno erano brevissimi. Un bel po’ di volte sono finito in siti che non si chiudevano più e ho chiuso tutto io spegnando il pc, allora non c’era l’adsl e c’era il rischio dei dyaler, che ti caricavano sulla bolletta cifre altissime, ma per fortuna non ci sono mai incappato, poi da quando ho saputo che con l’adsl non c’era il rischio del dyaler, ho fatto cambiare abbonamento ai miei e ho messo l’adsl, almeno da quel punto di vista stavo al sicuro. Avevo fatto da poco 15 anni e avevo notato una cosa, che cioè anche se mi facevo le seghe sui siti porno etero, in effetti nella realtà, a me delle ragazze non me ne fregava niente e senza internet, quando provavo a andare solo a fantasia manco mi si alzava. Mi ricordo che la cosa all’epoca mi mise molto in agitazione, andai a leggere articoli sull’impotenza e mi sembrava di avere tutti i mali del mondo. Poi è successo un fatto che mi ha proprio sconvolto. A scuola, la mia classe era quasi del tutto maschile ed eravamo un sacco, noi facevamo ginnastica senza le ragazze alla prima e alla seconda ora, le ragazze la facevano con le altre ragazze il pomeriggio. Alla fine del secondo anno, all’inizio di maggio, il prof. ci dice che il lunedì successivo ci avrebbe portato allo stadio comunale di atletica e ci dice “vi portate tutto, pure il sapone, lo sciampo e l’asciugamano perché allo stadio ci stanno le docce.” A scuola invece non c’era proprio niente se non un campetto da calcio e una palestra, ma ancora con tutti gli attrezzi di legno attaccati ai muri, come tanti anni fa. Arriva il lunedì successivo, beh diciamo che mi è proprio cambiata la vita. Non c’erano solo i miei compagni ma c’erano pure i ragazzi grandi del quarto e del quinto. Le docce erano enormi e negli spogliatoi c’era un vai e vieni di ragazzi nudi che io sono partito a razzo con un’erezione che non riuscivo a trattenere. Ovviamente non ho fatto la doccia, non ero proprio in condizioni possibili, sono entrato nello spogliatoio per primo e ne sono uscito per ultimo, poi quando ho visto che qualcuno si avviava verso le docce, a fine mattinata, mi ci sono fiondato e sono uscito dopo l’ultimo dei miei compagni. Per fortuna che avevo la borsa a tracolla, perché invece di mettermela sulle spalle me la sono messa appesa al collo in modo che mi ricadesse sul davanti a coprire l’erezione. In pratica non avevo più dubbi, non avevo ancora 16 anni. Da quel giorno non ho più usato siti porno etero, ormai mi sentivo completamente gay. Devo dire che non ho avuto nessun problema ad accettare la cosa, perché mi veniva assolutamente naturale e anche senza porno farmi le seghe a fantasia mi veniva benissimo perché il ricordo della mattinata allo stadio è ancora adesso una delle mie fantasie sessuali fisse.
Qui comincia la seconda parte della storia e forse la più sgradevole. Avevo appena cominciato a girare sui siti gay, tante cose mi sembravano quadrare perfettamente col mio modo di fantasticare sui ragazzi: accarezzarsi, abbracciarsi, baciarsi, e voler vedere e toccare le parti intime dell’altro ragazzo e anche lasciarsi andare a lui esattamente nello stesso modo, tutto questo mi tornava molto bene e anche masturbarsi reciprocamente, ci avevo già pensato da solo tantissime volte dopo la famosa mattinata allo stadio, il sesso orale, ancora ancora, non era mai stato una cosa spontanea, ma in un certo senso mi dicevo che in effetti lo avrei anche fatto da tutte e due le parti, diciamo, però molti porno andavano avanti con la penetrazione e francamente era una cosa che non solo non mi era mai passata per la testa ma sinceramente mi ripugnava, non per una questione di moralismo ma proprio non riuscivo a concepirla. L’idea del sesso orale era una cosa diversa, non spontanea, ma alla fine possibile pure per me ma la penetrazione no, né da una parte né dall’altra. Da qui ho cominciato a chiedermi se io fossi veramente gay, tante battute che sentivo sui gay alludevano a quella cosa, nei porno era una cosa frequente, non proprio sempre presente ma molto presente. Ho cominciato a fare una selezione dei video eliminando tutti quelli che finivano con la penetrazione e salvando tutti gli altri, e poi vedevo solo quelli che avevo salvato perché li sentivo più miei. Poi ho cominciato a fissarmi sul fatto che io fossi immaturo, perché leggevo che quando dicevano rapporto completo volevano proprio alludere alla penetrazione e mi dicevo che se ci deve essere per forza e a me non piace è segno che io non sono gay veramente … ma allora che cosa sono? Sono uno che preferisce fermarsi a una cosa incompleta e quindi ho paura del vero sesso gay. Provavo a farmi le seghe forzandomi a delle fantasie sulla penetrazione ma la sentivo proprio come una cosa del tutto estranea. Questo fatto per me è stato molto condizionante, in pratica anche se avevo amici che pensavo fossero gay non avevo mai provato nemmeno lontanamente a rompere il ghiaccio e a ogni tentativo da pare loro avevo risposto in modo molto freddo perché in effetti non mi sentivo pienamente gay e pensavo che comunque non avrebbe funzionato, che magari avrei dovuto adattarmi per forza, cosa che però non mi piaceva per niente. Poi sono capitato sul tuo blog, e lì c’era il link al romanzo Andy. Sono rimasto incuriosito e mi sono messo a leggere e più andavo avanti più mi piaceva, il testo era cesurato ma comunque si capiva lo stesso. Io mi dicevo: “stai sicuro che tanto ci arrivano pure questi! (intendevo alla penetrazione)”. Arrivo alla fine del capitolo 3 e leggo questo brano:
- Marco ma tu stai con me solo per guardarmi negli occhi e per prepararmi la colazione?
- No, non solo per quello.
- E per che altro? Dillo! Non ti sentire condizionato!
- Be’, anche perché mi piacerebbe fare sesso con te!
- Oh! Finalmente! E che cosa significa per te fare sesso con me?
- Be’, lo sai!
- No, non lo so, me lo devi dire tu!
- Dai non mi mettere in difficoltà!
- Ma se ti senti in difficoltà per questo stasera mi sa che di sesso ne faremo ben poco! Dai di’ quello che ti piacerebbe fare! Forza, non fare storie!

[...omissis... (Andy cerca in ogni modo di fare dire a Marco quali siano le sue fantasie sessuali, quelle che egli vorrebbe realizzare con Andy. Marco all’inizio è reticente poi, sempre usando un linguaggio non troppo direttamente sessuale, parla delle sue fantasie. Tuttavia l’elenco delle fantasie sessuali di Andy è decisamente breve)]

- E poi?
- E poi basta!
- No, dilla tutta senza ipocrisie!
- No! E poi basta!
- No! Non è vero, raccontala tutta la storia!
- No! Proprio basta!
- Come hai detto?
- Basta, finito! Non c’è altro!
- Non ti vergognare, Marco, e il resto?
- Niente resto!
- Che vuol dire niente resto?
- Vuol dire che a me il sesso da dietro non mi piace… come te lo devo dire.
- Mi stai sfottendo?
- No! E’ proprio così, se non ti sta bene mi dispiace, potrei pure cercare di adattarmi ma non mi verrebbe spontaneo, mi sembrerebbe una forzatura, nelle mie fantasie queste cose non ci sono mai state.
Andy si fece più serio.
- Sei sicuro, Cucciolo?
- Ci mancherebbe altro, io le mie fantasie le conosco bene, ma perché fai quella faccia?
- Perché veramente non sono mai passate per la testa nemmeno a me.
- Non mi sfottere Andy, dimmi la verità!
- Te lo giuro, non ho mai pensato di fare l’amore in quel modo, è un’idea che non mi ha mai nemmeno sfiorato.
- Andy, non mi prendere in giro su queste cose, sono troppo importanti!
- No, Cucciolo, è tutto vero! Quando guardavo i film porno e arrivavo a quel punto passavo oltre...
- Mannaggia! Possibile? Siamo uguali anche da questo punto di vista.

Project, ti giuro che la lettura di questo brano mi ha proprio mandato il cuore a mille. Quindi mi sono detto, c’è un romanzo gay che parla di due ragazzi gay che hanno la stessa idea del sesso gay che ho io! E loro sono gay, sono i protagonisti di un romanzo dove c’è scritto proprio “romanzo gay”. Così ti ho scritto, forse te lo ricorderai ancora “Forsegay”, abbiamo parlato su msn e mi hai detto che la storia di Andy è una storia vera. Io non ti ho nemmeno detto perché mi interessava tanto, forse te lo ricorderai, ti avevo chiesto se secondo te Andy e Marco fossero veramente gay al 100% e tu eri rimasto perplesso e mi avevi detto: “Ma perché? Si può essere più gay di così?” Ormai avevo capito che i gay come me esistono e forse non sono rari, ma mi restava l’idea che io un ragazzo come me, cioè col mio modo di vedere le cose del sesso non lo avrei mai trovato, i gay così potevano anche esistere ma io non ne avrei mai trovato uno. Dopo un po’ di tempo ho conosciuto all’università un ragazzo perché studiavamo insieme, non aveva la ragazza, non parlava di ragazze e vedevo che a me ci teneva veramente, ma non avevo il coraggio di rompere il ghiaccio, per fortuna lo ha fatto lui, io col solito dubbio evitavo di fare anche il minimo passo avanti, poi ci siamo detti esplicitamente che eravamo gay e che ci piacevamo. Gli ho detto però che per fare sesso con lui avremmo dovuto fare due cose, gli ho detto: “La prima è il test aids” e mi ha detto: “Ok! Nessun problema, io non sono mai stato con nessuno! E la seconda?” Gli ho risposto: “Devi prima leggere un romanzo e mi devi dire che cosa te ne sembra, ok?” Mi ha detto: “Certo! Quale?” e gli ho dato il link di Andy, lo ha detto in due giorni e poi ci siamo rivisti. Io ero molto ansioso e gli ho chiesto: “Che ti sembra del romanzo?” Mi ha detto: “E’ bellissimo! Una delle cose più belle che ho letto!” Io gli ho chiesto: “Ma secondo te Marco e Andy sono gay?” Lui ha risposto: “Se non lo sono loro non so proprio chi potrebbe essere gay!” e allora gli ho detto: “Ma loro non fanno sesso da dietro.” Mi ha guardato perplesso e mi ha detto: “Ma per te è così fondamentale?” Gli ho risposto “No, e per te?” Non sapeva che dire, poi si è deciso: “Se posso essere sincero non ho mai capito che cosa ci trovano. Io la vedo come una forzatura, è una cosa che non mi è mai venuta in mente.” Gli ho detto che mi levava un peso enorme e che adesso ci mancava solo il test, poi gli ho chiesto se si sentiva proprio gay e non magari gay solo fino a un certo punto. Mi ha guardato e mi ha detto: “Ma chi te le ha messe in testa tutte queste stupidaggini? Cero che mi sento gay al 100%! Poi chi la penetrazione la considera una cosa fondamentale faccia quello che vuole, sono affari suoi, ma che pensi che io mi devo sentire da meno per questo? Ma sarebbe proprio assurdo!” Beh, adesso lui è il mio ragazzo già da un bel po’ di mesi, il sesso va bene, ma in realtà ci pensiamo poco. Bisogna finire gli studi e trovare un lavoro in modo da poter vivere insieme, perché il nostro sogno è quello. Adesso, Project, di questa mail fanne quello che vuoi, ma sappi che Andy ha fatto la felicità mia e del mio ragazzo. Io a progetto gay devo proprio tanto. Anche il mio ragazzo ha letto questa mail e te la mandiamo insieme. Ci sono tante persone che ti vogliono bene anche se non ti conoscono di persona.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=2729

domenica 3 aprile 2011

AMORE GAY E SESSO FACILE

Carissimo Project,
tra luglio e settembre 2009 ho parlato di me e delle mie esperienze sul forum di progetto gay (sono [omissis]), poi, mesi dopo, ti ho scritto via mail, abbiamo anche parlato un po’ una volta in chat. Te lo dico perché immagino tu non possa ricordare la mia situazione e per questo te ne faccio un rapido sunto.
Ho 40 anni, so da sempre di essere gay, ma l’ho accettato solo due anni fa, quando ho capito che potevo innamorarmi di un ragazzo, e che i miei genitori avrebbero dovuto essere felici per me (prima invece avevo deciso di reprimere le mie tendenze per non farli soffrire e portarmi per così dire il mio segreto nella tomba!) Ho fatto coming out in famiglia, ne sentivo davvero il bisogno, ed è stato positivo … Ripenso a quel periodo, mi sentivo finalmente felice, sereno, gioioso, un po’ come un adolescente, anche se non avevo ancora un ragazzo da amare. Aggiungi il fatto che ero assolutamente vergine, mai stato né con una ragazza, né con un ragazzo.
Il primo ragazzo che ho conosciuto (quello di cui ho parlato nei miei post sul forum) è stata una strana esperienza, durata poche settimane (senza incontri sessuali veri e propri) … io cercavo un ragazzo da amare … Poi è arrivato Francesco (nome fittizio), 46 anni, di una città lontana dalla mia, ed è più di un anno e mezzo che stiamo insieme … è il primo uomo che ho baciato, che ho abbracciato, con il quale ho fatto l’amore. Con lui la tenerezza, l’intimità, il calore non sono mai venuti meno in questi mesi.
Arrivano i problemi … lui è depresso (praticamente da sempre), ora anche disoccupato da più di un anno, sono prevalentemente io ad andare da lui, ed, ogni volta che ci vediamo, dobbiamo andare in alberghi o bed and breakfast, perché anche lui vive ancora con i suoi (che, come i miei, hanno problemi di salute e non possono essere lasciati soli)… Ho pensato di trasferirmi nella sua città, ho addirittura fatto un concorso e l’ho vinto, per poter avere la possibilità di chiedere l’assegnazione iniziale o il trasferimento alla sede della sua città, ma poi ho deciso di restare a casa mia … Con lui sono molto sincero, gli ho parlato delle difficoltà che sento … quella principale è di tipo sessuale, ed è di questo che vorrei parlarti.
Con lui il sesso è coinvolgente, ma io vorrei di più, in termini di intensità e di frequenza (ho “arretrati” da recuperare!) … ma, vuoi per la sua età, vuoi per la depressione, sono io a dovermi adeguare ai suoi ritmi …
Nelle ultime settimane ho notato un aumento del mio desiderio sessuale, che mi ha colpito e turbato parecchio … ho voglia di fare sesso, e so già che non potrò soddisfare questa mia bramosia con lui … e quindi sto iniziando a pensare al sesso al di fuori della coppia … gliene ho parlato, lui sembra d’accordo, purché questo sia solo uno sfogo fisico occasionale e non una situazione regolare …
Io però non riesco a fare sesso occasionale, proprio non ci riesco … per potermi aprire, ho bisogno di conoscere, apprezzare, stimare un ragazzo, e solo dopo posso farci sesso … e, se l’esperienza fosse piacevole, vorrei anche ripeterla … insomma, cerco un’amicizia, condita eventualmente da un’attrazione sessuale.
Per motivi di crescita personale sono entrato in analisi già da qualche mese: non ci sono particolari problemi, il terapeuta ha solo notato una certa tendenza all’isolamento sociale, e quindi mi esorta spesso a sperimentarmi in situazioni socializzanti, perché no anche gay, non per cercare sesso, ma per conoscere persone come me, capire la realtà gay …
Così, alla fine mi sono deciso, con risultati ambivalenti … in un cineforum, mi sono sentito piuttosto a mio agio, con la possibilità di parlare con altre persone e di essere assolutamente me stesso, senza paura di essere giudicato … in un locale da aperitivo, invece, mi sono sentito un po’ più come un pesce fuor d’acqua, precipitato in un ambiente che sentivo “strano”, dove guardare ed essere guardati.
Al cineforum conosco un ragazzo, chiamiamolo Luigi, 45 anni, che mi riaccompagna alla metropolitana. Con lui mi sono trovato davvero in bella sintonia. Mi chiede di scambiarci i cellulari e lo faccio senza remore. Il giorno dopo mi propone di uscire il sabato sera per conoscerci meglio, ed io accetto: mi sembrava di aver capito, parlando, che gli piacessero solo i palestrati, quindi ero tranquillo che non ci avrebbe provato (non sono muscoloso!), mi andava solo di conoscerlo come potenziale amico.
Fatto sta che in quest’uscita di sabato lui ci prova, mi chiede di baciarlo … poi mi bacia … io non ci capisco più niente, ma rifiuto le sue insistenze, che comunque continuano, in maniera discreta, anche per il resto della serata, ed effettivamente mi lusingano parecchio … Dentro di me in realtà avrei voluto fare sesso con lui, ma me lo sono negato … Mentre mi riaccompagnava a casa, mi accarezzava la coscia e poi cercava di mettermi la mano tra le gambe, ma ero talmente imbarazzato che non è accaduto nulla, poi sono stato io a farlo a lui, ma la sua reazione è stata ben diversa … Comunque non è successo nient’altro. Di tutto questo ho parlato al mio ragazzo (senza indulgere nei particolari): gli ho detto che questo tipo mi attrae, che ci ha provato e io gli ho detto no, ma che mi sarebbe piaciuto provare …
Nei giorni seguenti, con Luigi ci siamo parlati molto al telefono e via sms… provo una bella intesa, mi fa stare bene, mi piace sentire la sua voce … me ne sto innamorando? Non lo so … lui mi dice che con me sta bene, che gli piaccio, che si sta innamorando di me, che mi pensa, che si è masturbato pensando a me … però mi ha precisato che non vuole che io rompa col mio ragazzo per colpa sua, anche perché lui non può essere il mio fidanzato, per vari motivi: è militare in carriera, e nessuno sa del suo orientamento sessuale, neanche i familiari; gli piacciono anche le donne, e non esclude un giorno di poter mettere su famiglia, chiudendo definitivamente la sua vita da gay (possibile!?!).
Ha un carattere deciso, sicuro, allegro, ed è molto generoso, fa programmi, gli piacerebbe portarmi con lui in vacanza, etc. … Ci siamo rivisti, e stavolta è scattato il bacio, mi sono lasciato andare (anche se non è come i baci con Francesco)… Siamo usciti insieme anche quest’ultimo sabato, e mi ha proposto di andare in sauna, anche come “esperienza antropologica”… io ero titubante (mi vergogno ad essere nudo davanti agli altri), ma poi mi sono lanciato, in fondo ci andavo in compagnia, mi sentivo protetto, e così è stato. Mi ha spiegato come funziona (“così ora potrai venirci anche per conto tuo”) e ci siamo fatti un giro … Nelle varie saune umida, secca, etc, sono stato sempre vicino a lui, lo abbracciavo, ci baciavamo, ma sentivo che c’erano altre mani che mi toccavano, ero sicuro che non erano le sue, e perciò le scansavo infastidito… Quest’ultima cosa mi ha colpito molto, la sentivo come un’intrusione alla privacy del mio corpo, ma in fondo dovevo metterla in conto andando in un posto del genere (dove certo non tornerei da solo)
Poi Luigi mi ha portato in una delle salette relax, ha scelto con cura la migliore (quella senza “finestre”), è stato molto premuroso, e abbiamo iniziato a fare sesso … Qui si scatenano una serie di pensieri e di emozioni che non riesco a descrivere compiutamente e con ordine logico … Da una parte, sento desiderio di lui, voglia di farlo godere (e ci riesco!), ma vorrei fargli di più, dall’altra sento che è completamente diverso da come lo faccio con Francesco (meno coccole, tenerezza …), lui cerca di farmi godere, ma è come se fossi anestetizzato, non riesco a lasciarmi andare, nemmeno ad avere una mezza specie di erezione, ed i rumori che provengono dagli altri camerini dove sembra che altri stiano godendo come ricci non mi aiuta …
Lui comunque arriva all’orgasmo, e poi rimaniamo abbracciati a lungo a parlare … Forse era stanco, lo sentivo un po’ assente, io invece ero lì a guardarlo negli occhi, senza smettere di accarezzare tutto il suo corpo (mi ha detto che gli piace il modo in cui lo faccio sentire desiderato), mentre io non ho ricevuto carezze nei postliminari …
Poi siamo usciti a cena, abbiamo parlato molto delle nostre vite … Lui si è innamorato di alcune donne, si è infatuato (lo definisce così!) di alcuni uomini, tra i quali mette anche me … . Io con lui mi apro completamente, senza remore, gli dico di me e dei miei anni difficili, del mio percorso di accettazione, del fatto che sto andando da un analista … Poi siamo andati a bere qualcosa in un locale, ed ho avuto come l’impressione che volesse chiudere la serata: mancavano gli argomenti di conversazione, silenzi forse imbarazzanti ... Così mi ha riaccompagnato alla fermata dell’autobus. Mi aveva accennato in precedenza che avremmo potuto passare un fine settimana insieme a casa sua per la settimana prossima, che sabato prossimo ci sarebbe stata una festa “bear” in discoteca e che mi ci avrebbe portato volentieri, ma nel parlare dei suoi programmi ieri sera ha manifestato tutt’altre intenzioni, ci sono dei suoi amici che vengono da fuori, li vuole rivedere, alla festa posso andarci da solo … Poi, dopo il distacco, un laconico sms di risposta ad uno mio un po’ più articolato …
Ora sto di merda, e non so più cosa pensare di me, di quello che sono, della mia vita …. Sento di essere in una fase molto delicata, ho problemi sul lavoro, mi hanno appena trasferito in una nuova sede, presto cambierò lavoro con tutte le incognite che questo comporta, ho problemi con il mio ragazzo ed ora sono preso da un altro ragazzo che non riesco a decifrare …. Mi sento fragile, fragilissimo, piango e non so più che fare … sono in preda a mille ansie, a mille paure...
Nelle ultime settimane sono ingrassato parecchio, mangio molti dolci, a metà mattinata, a fine pasto, a metà pomeriggio, senza riuscire a controllarmi. Da quando ho capito che può essere una compensazione di esigenze sessuali non soddisfatte, sono riuscito a limitarmi, ed in due settimane ho perso un chilo, aggiungendo un po’ di attività fisica alla mia quotidianità … Ora volevo passare all’atto pratico, ed iniziare a fare sesso al di fuori della coppia, è un mese che ne sento la necessità, ma non riesco più ad avere un’erezione! Nel corso dell’ultima settimana non ho nemmeno avuto voglia di masturbarmi, un calo della libido mai avuto prima … ma cosa mi sta capitando? Devo rivolgermi ad un andrologo? o ad un sessuologo? Perché non riesco a lasciarmi andare nel sesso?
La mia storia con Francesco è probabilmente al suo capitolo finale: il fatto che io sia caduto così facilmente tra le braccia di Luigi è un campanello d’allarme inequivocabile! O forse è solo che avevo bisogno di sperimentarmi con un altro uomo? Mi rendo conto che, avendo iniziato una sessualità di coppia in età così avanzata, attribuisco al sesso significati aggiunti che forse non gli danno i ragazzi più giovani di me, che lo vivono in maniera assolutamente gioiosa e spensierata, senza complicazioni.
Con Luigi non so come andrà: temo di essermi esposto troppo … forse il sesso con me non gli è piaciuto (ma non mi ha detto così), forse l’ho annoiato, forse mi considera un tipo strano (uno che arriva vergine a 38 anni, rispetto a lui che è stato con donne e con uomini!), forse non vuole più vedermi, e la cosa mi fa stare male …. Quasi mi pento di essermi lanciato così, ma non avrei potuto fare diversamente, lo volevo fare …
Spero di aver esposto le mie incertezze in maniera comprensibile …. Gli argomenti e gli spunti di riflessione sono parecchi … Non ho necessità di una risposta immediata e non ho nemmeno problemi se vorrai pubblicare questa mail, magari togliendo i riferimenti a nomi e città
Ti ringrazio fin d’ora e buona domenica.
Marco (nome fittizio)
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Carissimo
Io non so chi sia il tuo analista, probabilmente in buona fede, non conoscendoti quasi per niente e non conoscendo affatto la realtà gay ti ha indotto a tentare un esperimento non solo oggettivamente pericoloso ma certamente non senza effetti negativi su di te. La primissima cosa della quale mi preoccuperei è la tutela della salute. Ti consiglierei in ogni caso di fare il test per l’hiv e di ripeterlo senza avere rapporti con nessuno dopo 110 giorni, se tutto è negativo già siamo un pezzo avanti. Non ti dimenticare mai che le persone promiscue sono a rischio serio e che la salute è in assoluto la prima priorità. Sarò ossessivo ma lo devo sottolineare nel modo più marcato possibile. Il ragazzo di cui parli ha abitudini sessuali molto libere ed il rischio può essere molto concreto.
Vengo adesso ai risvolti psicologici. Il tuo analista ha una visione assolutamente superficiale del mondo gay. Nota bene che tra i gay tipo quelli che frequentano Progetto Gay e un gay che va in giro a fare sesso nelle saune c’è una differenza di mentalità abissale. Chi pensa che il sesso sia un’esperienza da provare ha in pratica eliminato l’affettività seria dai suoi orizzonti e ormai è entrato completamente nel giro gay commerciale (locali, saune, ecc.), che tra l’altro crea delle vere forme di dipendenza un po’ come le droghe. Tutto questo significa perdere definitivamente di vista la sostanza dell’essere gay che consiste nel vivere un rapporto d’amore con un altro ragazzo. La stragrande maggioranza dei ragazzi gay non andrebbe mai in una sauna a cercare sesso, tra l’altro con il rischio serio dell’aids. Non ci andrebbero perché per loro essere gay significa innamorarsi di un ragazzo e innamorarsi di una ragazzo non è una cosa facile, è una scelta di vita, richiede tempo, comprensione reciproca profonda, accettazione anche delle debolezze dell’altro. In pratica sei stato indotto a buttarti in un’esperienza che per te e per la stragrande maggioranza dei gay non solo non è auspicabile ma può essere profondamente traumatica. Dici che in quelle situazioni non hai l’erezione, ma lo credo bene! Nella sostanza ti rendi conto di essere usato, di stare in una situazione che non è affatto quello che stai cercando e per di più – e questo è veramente assurdo – pensi che il mondo gay “vero” sia fatto di cineforum gay e di saune, cosa che non ha alcun senso. In pratica perdi il senso della realtà per entrare in una dimensione che è quella tipica dello sfruttamento commerciale. Adesso sei disgustato dal sesso e non hai nemmeno voglia di masturbarti … ma è assolutamente ovvio che sia così e, tra l’altro, cominci ad entrare nel giro della dipendenza da queste cose perché invece di cercare di capire che cosa c’è che non va pensi che sarebbe opportuno cercare altre esperienze. Parliamoci chiaro, vuoi bene veramente al tuo ragazzo o pensi che il sesso sia solo un modo per soddisfare un mero stimolo fisiologico? Potranno dirti che in effetti puoi avere un ragazzo e cercare anche sesso fuori dalla coppia ma tutto questo è assurdo e distruttivo. Ami il tuo ragazzo nel senso serio del termine? Mi potresti dire che è lontano, è depresso, ha perso il lavoro … ma è proprio in queste situazioni che si capisce se gli vuoi bene veramente. Se per te la sua presenza (non il “contato sessuale” che puoi avere con lui) è importante devi restargli vicino perché per un ragazzo di quell’età perdere il lavoro è traumatico e se al trauma della perdita del lavoro ci aggiungi quello della perdita del suo ragazzo, per lui, la situazione diventa veramente difficilissima. Ma scusa, una persona conta solo perché ti permette uno sfogo sessuale? No! Tra persone che si vogliono bene non funziona affatto così. Il tuo ragazzo ha creato con te un rapporto di stabilità affettiva, ti ha mostrato anche i suoi lati deboli e poi, quando gli hai fatto presente che forse desideravi anche altre esperienze sessuali, non ha osato fermarti ma la cosa l’ha dovuta accettare e puoi stare certo che non l’ha accettata senza sentirsi costretto a farlo. Tu avevi la possibilità di andare a da lui, di lavorare nella sua città, per stare con un ragazzo che ti voleva bene veramente e che hai fatto? Ci hai rinunciato per finire nel giro delle saune gay! No! E’ un’autentica follia. Posso darti solo un consiglio. Chi ti porta in una sauna gay per fare sesso con te e ti dice che si è innamorato di te ha un modo di vedere la vita (anche la vita gay) che non ha NIENTE a che vedere col tuo (almeno da quel po’ che ti conosco). Per giunta ti dice di essere bisessuale, ammesso che sia vero e che non sia solo una scusa per poterti piantare come e quando vuole. Parla col tuo ragazzo (con quello vero!) e cerca di costruire con lui una vita seria, un rapporto affettivo profondo. Puoi stare certo che se gli resti vicino, tanto più in una situazione difficile come la sua attuale, la sua depressione si può risolvere molto prima e molto meglio. Non buttare via una cosa seria per finire a cercare sesso in una sauna, sarebbe veramente assurdo. La soddisfazione profonda un ragazzo gay non la trova facendo esperienze come quelle delle quali parli tu ma vivendo un rapporto d’amore reciproco con un altro ragazzo, l’abbraccio di un ragazzo che ti ama, un contatto sessuale voluto e profondamente desiderato in funzione del suo valore affettivo e comunicativo non hanno nulla a che vedere con il sesso promiscuo della saune. Penso che tu sia ancora in tempo a tornare indietro e penso anche che il tuo ragazzo ne sarebbe felice.
Un abbraccio.
Project
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mercoledì 26 gennaio 2011

GAY ITALIANI IN USA TRA BISOGNI AFFETTIVI E DISINIBIZIONE

Ciao Project,
Sono un ragazzo di 20 anni, nato negli Stati Uniti ma ho vissuto praticamente sempre in Italia. Parlo bene l’Inglese perché i miei sono americani, ma in pratica fino all’anno scorso ero stato negli Stati Uniti solo per brevi periodi, diciamo che mi sento italiano al 90%, ora vivo negli USA, costa occidentale, sto in un residence per studenti di una grossa università della costa occidentale. Avevo cominciato a seguire progetto gay parecchio tempo fa e ho continuato anche negli USA. Che sono gay non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Sono arrivato qui per l’inizio dell’anno accademico. Prima disillusione: pensavo di conoscere bene l’inglese, quello scritto ok, quello parlato mi ha messo in grosse difficoltà. A lezione capisco tutto, ma i ragazzi quando parlano tra loro usano tutta una serie di sottintesi che sto cominciando a capre solo adesso. Quando sono arrivato qui sognavo la vita del college, l’autonomia, il fare quello che ti piace ma, seconda disillusione, non ho trovato quello che speravo e certe volte rimpiango amaramente i miei amici italiani, anche quelli etero. Qui di gay ne vedi tanti, nessuno si meraviglia ma sono molto standardizzati, ci sono addirittura i circoli gay ufficiali del college, però al di là del ritualismo ci vedo ben poco. Essere gay è a metà tra trasgressivo e snob sembra più un atteggiamento che altro. Sono stato a una festa del circolo gay del college ma è stato deprimente, intanto tra i gay c’è tutto un linguaggio particolare che faticavo a capire, poi birra e alcolici a non finire, tutti ubriachi e la festa si riduceva a questo e a qualche performance di imitazione sessuale da parte di qualcuno dei presenti. Due o tre ragazzi mi hanno anche abbordato, uno molto bello ma talmente fuori di testa per l’alcol che pensavo avrebbe vomitato anche l’anima. Al circolo gay, a parte la festa, sono stato una sola volta e non ci ho più rimesso piede, non è posto per me, sono troppo italiano e troppo di mentalità tipo progetto gay per poter apprezzare quelle cose. La cosa che invece più mi ha sconvolto è l’atteggiamento dei ragazzi etero e la loro assoluta disinibizione, e non parlo solo di disinibizione con le ragazze ma anche tra loro. Certe volte mi sono sentito terribilmente in imbarazzo e un paio di volte stavo per fare delle figuracce terribili perché erano così sciolti che io non avevo alcun dubbio che fossero gay mentre non lo erano affatto. Siamo alloggiati in un grande edificio di 8 piani, con enormi corridoi sui quali si affacciano le stanze, abbiamo tutti un bagno singolo con la doccia ma non è raro che qualche doccia non funzioni e allora si va nella stanza di un amico. Una volta viene da me un ragazzo e mi chiede di usare la doccia, gli dico di sì, si spoglia nudo davanti a me e poi se ne va in bagno, non si spoglia in bagno come si fa in Italia, ma in camera davanti a me, ma non solo, finita la doccia torna nudo in camera, si asciuga e si riveste chiacchierando con me, siamo amici e sa che sono gay, lo sa! Ma non è raro vedere ragazzi che camminano nudi per i corridoi la mattina presto dopo avere fatto la doccia nella stanza di un altro. Ho raccontato ai miei amici del college che in Italia certe cose sarebbero impensabili e loro mi hanno risposto che non c’è nessun problema perché siamo tutti ragazzi (tipica risposta etero). Sono andato con un gruppetto di amici a una festa normale, cioè non a una festa gay, hanno ballato, e forse non solo, si sono appartati con le ragazze magari solo a limonare ma c’erano pure quelli che più o meno limonavano tra loro, stavano abbracciati uno sull’altro, si accarezzavano, mimavano forme sessuali presunte gay e soprattutto non avevano assolutamente paura di passare per gay. Che non lo fossero affatto ne sono certo, perché li ho visti con le loro ragazze e qualche volta ho ceduto la mia stanza e sono rimasto ad aspettare fuori, però quegli stessi ragazzi li ho visti, un po’ brilli per la verità, a farsi coccole non proprio neutre con altri ragazzi, non parlo di cose sessuali, ma di tenerezze che almeno in Italia tra due ragazzi non vedresti mai. Sto nella squadra di pallavolo e gli allenamenti (tre volte alla settimana) sono proprio il massimo della disinibizione, il nudo è ovvio che ci sia, c’è pure in Italia, ma qui arrivano a farsi una sega in pubblico sotto la doccia e ridono tutti. Quanto a me, dopo un primo periodo di sbandamento , ho cominciato a fare l’abitudine a queste cose che mi richiedono un certo autocontrollo ma alla fine sono sessualmente interessanti ma non sconvolgenti. I miei amici sanno che sono gay e ho notato una cosa, cioé che gli atteggiamenti estremamente disinvolti che hanno tra loro non li hanno con me, però non credo che questo derivi dal fatto che sanno che sono gay perché con un altro mio compagno gay dichiarato si comportano in modo totalmente libero. Quello che mi stupisce è che qui i gay non tentano di creare tra loro un rapporto affettivo forte come succede in Italia, qui l’approccio è molto più legato alle strutture gay ufficiali. Sanno che sono gay, e credo di essere un bel ragazzo ma a parte gli approcci decisamente diretti che hanno tentato con me alla festa, diciamo che con me, in termini seri, non ci ha provato nessuno. Qui usano dire che “ti devi mettere sul mercato” altrimenti nessuno ti cerca. In pratica per i ragazzi gay che ho conosciuto qui essere gay significa partecipare a una vita sociale gay che poi ti permette anche dei contatti sessuali. Fuori da quei canali ufficiali sembra che i gay non esistano. L’innamorarsi di un ragazzo, il volergli bene da ragazzo a ragazzo, senza nessuna mediazione qui sembra una cosa inesistente e probabilmente la considererebbero strana. Cioè se io approcciassi uno dei miei compagni gay (e ce ne sono) e tentassi di fargli capire che gli voglio bene e che voglio stargli vicino ma senza passare per la trafila gay ufficiale probabilmente lo considererebbero un’assurdità. Lo sento che qui è un altro mondo. Ho provato a fare leggere a uno dei miei amici gay di qui qualche post del forum di progetto gay, o meglio, dato che non sanno l’Italiano io traducevo per loro, ma la reazione era piuttosto perplessa, mi dicevano: ”Ma perché vi fate tutti questi problemi?” e non riuscivano a capire e allora li invidiavo, ma poi restavano stupiti che in Italia si fa la corte a un ragazzo come la si fa a una ragazza, che si parla di amore, qui libertà sessuale ne hai quanta ne vuoi però i ragazzi non sono portati affatto ad una visione affettiva della omosessualità. Ho trovato solo un ragazzo che mi ha detto che in fondo in Italia siamo fortunati perché c’è una visione più seria della omosessualità, ma lui si basava su progetto gay che penso, purtroppo, che non rappresenti affatto il punto di vista medio dei gay italiani. Con questo ragazzo ho anche provato a instaurare un minimo di rapporto: serate da soli a chiacchierare sulla spiaggia nei fine settimana, una certa intimità (non sessuale) insomma a me sembrava una cosa molto tenera, ma poi ho capito che a lui non piaceva affatto e mi ha gelato quando mi ha detto che invece di fare tutta quella manfrina, se volevo fare sesso con lui bastava dirlo che per lui andava bene, ma gli ho detto che non cercavo sesso e mi ha guardato come se io fossi del tutto fuori di testa e così la storia è finita. Qui mi manca l’intimità affettiva coi miei amici gay e la possibilità di costruire un rapporto d’amore basato sulla tenerezza reciproca e sul volersi bene. Ho anche pensato che il mio disadattamento possa derivare da altre ragioni e cioè dal fatto che i miei compagni di università sono tutti di livello sociale piuttosto alto, direi nettamente più alto del mio, forse tra ragazzi diciamo così più della classe media le cose potrebbero essere molto più simili a quelle che vedevo in Italia. Adesso metto punto al mio sfogo, la realtà è che mi sento un pesce fuor d’acqua e che mi manca tanto l’Italia. Sono gay, ma sono un gay all’italiana, non un gay a stelle e strisce. Un abbraccio.
M.K.
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mercoledì 13 ottobre 2010

SESSUALITA' GAY FRENETICA

Questo post è dedicato ad una particolare fase (la cosiddetta fase frenetica) del processo di accettazione della omosessualità da parte di ragazzi che si scoprono gay in età adulta (dopo l’adolescenza) oltre i 18/19 anni. Anche se su Progetto Gay sono stati già pubblicati diversi articoli concernenti questo argomento, può essere utile cercare di capire in modo più preciso di che cosa si tratta.
Come è noto, un 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto in precedenza, in modo più o meno convinto, una vita etero, il che significa che ha vissuto, almeno in una percentuale significativa dei casi, un’adolescenza tipicamente etero, spesso con un imprinting sessuale etero e con una sessualità masturbatoria esclusivamente etero. Per questi ragazzi la percezione della propria omosessualità arriva quando ormai hanno strutturato una sessualità adulta in chiave etero non solo a livello esterno e sociale ma spesso a livello di consuetudini sessuali consolidate (sessualità di coppia e masturbazione esclusivamente etero). Nella quasi totalità di casi, questi ragazzi provengono da ambienti in cui l’omofobia o almeno una forte spinta sociale alla eterosessualità è stata un elemento caratteristico di una educazione sessuale praticamente senza nessuna possibilità di scelta autonoma. Devo sottolineare che gli atteggiamenti familiari più pericolosi non si manifestano come repressione della omosessualità, che è argomento del tutto rimosso, ma come induzione dolce, cioè subliminale, non percepibile, alla eterosessualità.
Porto un esempio per essere più esplicito. Un ragazzo 23enne mi raccontò che quando aveva 15 anni la sua famiglia era andata in vacanza al mare con la famiglia di uno zio che aveva una figlia anche 15enne. Il ragazzo, che aveva assimilato del tutto passivamente, cioè senza nessuna esperienza concreta, i modelli di comportamento etero, compresa la masturbazione in chiave etero, non era però di fatto interessato alla cugina ma preferiva giocare a pallone con gli altri ragazzi sulla spiaggia con i quali parlava di sessualità etero anche se quei discorsi risultavano interessanti non perché si parlava di ragazze ma perché erano discorsi a sfondo sessuale condotti appunto con altri ragazzi in un clima quasi di complicità. I genitori è lo zio gli regalarono un battello gonfiabile a due posti e lo indussero ad usarlo per portare la cugina in giro sul mare. Il ragazzo, trovatosi solo con la cugina, ebbe con lei i primi contatti sessuali (imprinting sessuale etero), se ne sentì gratificato e la cosa è continuò. L’incoraggiamento delle due famiglie e una sessualità facile indussero questo ragazzo a ritenersi del tutto etero per diversi anni, ad avere tre ragazze e ad avere rapporti sessuali con tutte e tre. Solo all’età di 23 anni cominciò a riflettere sul fatto che aveva un amico importante e che stare col suo amico senza nessun contatto sessuale era per lui più gratificante che stare con la sua ragazza a avere rapporti sessuali con lei. Un giorno si trovò a parlare di sesso col suo amico, interpretò alcune reticenze dell’amico come una indiretta ammissione di omosessualità e si sentì sessualmente eccitato. Il discorso andò avanti, l’equivoco si chiarì, perché l’amico, che era etero, parlò di ragazze in modo tipicamente etero. Quel colloquio fu per il nostro ragazzo 23enne la scoperta della propria omosessualità.
Ma torniamo alla questione generale. A 18/19 anni, un ragazzo che si è sentito sempre gay ha una percezione piuttosto precisa di che cosa significhi essere gay, di quali siano i meccanismi e i rischi tipici dell’innamoramento gay, in buona sostanza è cresciuto con il suo essere gay, che ormai è maturo ed ha una dimensione solidamente affettiva. Un ragazzo 18/19enne, gay fin dall’origine, ha ormai nella grande maggioranza dei casi una maturità affettiva gay che lo mette al riparo da errori grossolani di valutazione. Per un gay che si scopre gay a 22/23 anni, dopo aver vissuto una vita etero le cose sono piuttosto diverse: manca del tutto la conoscenza e l’esperienza della vita gay, che non ha nulla a che vedere con i modelli mediatici ma ha molto a che vedere con la tutela assoluta della propria riservatezza, con la prudenza sia a livello sociale sia verso i ragazzi dei quali ci si può innamorare, ma, cosa ancora più significativa, quel ragazzo 22/23enne è portato a sopravvalutare la sessualità rispetto alla dimensione affettiva: avere esperienze è di fatto una esigenza molto più urgente che costruire una storia. Le pulsioni gay più direttamente sessuali che un ragazzo che si sente gay fin dall’inizio prova nella prima adolescenza, un ragazzo che si scopre gay a 22/23 anni le prova nettamente più tardi. Nella prima adolescenza c’è il timore del mondo circostante e c’è di solito una dose non piccola di prudenza, a 22/23 anni si ha l’impressione che le pulsioni che si provano e che finalmente non provocano più sensi di colpa possano essere realizzate facilmente. È la fase dell’ “adesso mi sono accettato” come se l’accettazione a livello personale della omosessualità preludesse in modo automatico alla realizzazione di una vita di coppia pienamente soddisfacente. È qui che comincia la fase frenetica. La totale assenza di conoscenza della realtà gay porta un ragazzo in fase frenetica a considerare automaticamente gay tutte le cose che gli appaiono con quell’etichetta. Essere gay viene identificato non con il costruire una storia di affetto vero con un ragazzo ma col realizzare un contatto sessuale in tempi rapidi e attraverso i canali che si considerano tipicamente gay come le chat erotiche e i siti di incontri. E qui cominciano i rischi della fase frenetica, il primo è quello dell’aids che non deve mai essere sottovalutato e che spesso lo è in modo del tutto irresponsabile. Le chat erotiche e i siti di incontri sono luoghi in cui la quasi totalità dei frequentatori entra per cercare sesso facile, si tratta di persone che hanno molti partner e quindi ad alto rischio. Ma al di là del rischio aids se ne deve registrare un altro di tipo psicologico, legato al fatto che si finisce di fatto per identificare la realtà gay con quello che si trova nei siti di incontri e nelle chat erotiche, cosa del tutto lontana dalla realtà. Un ragazzo in fase frenetica non cerca un amore ma un’esperienza, non ha pazienza, non è prudente come i gay che sono stati sempre gay, tende invece a buttarsi facilmente nella mischia, a parlare d’amore anche di fonte a cose che con l’amore non hanno nulla a che vedere, tende a cercare il ragazzo ideale dove è assolutamente improbabile che possa trovarlo. Sottolineo che la volontà di fare esperienze appare nella grande maggioranza dei casi coperta da dichiarazioni di principio in termini di prudenza e di buoni sentimenti. La pulsione a provare è talmente forte che il ragazzo si autoinganna, non ammetterà mai di cercare sesso perché si sentirebbe squalificato, ma dirà “io ci voglio solo parlare”, “non è il sesso che mi interessa” ecc. ecc.. Un ulteriore rischio della fase frenetica è che si entri nei giri di frequentatori di locali di chat e di siti di incontri e che di fatto non se ne esca più. Quando è nella fase frenetica un ragazzo è particolarmente disponibile alla seduzione, si fa portare facilmente dalle belle parole dell’altro e finisce per seguirlo e quasi per diventarne dipendente, tipica è l’espressione: “non posso dirgli di no”. Dopo la prima delusione non segue un risveglio dalla primitiva illusione ma si passa ad una nuova illusione rimanendo sempre nello stesso ambiente. Perché si arrivi ad una presa di coscienza ci vogliono 6/12 mesi in cui si collezionano delusioni o piccole soddisfazioni che aiutano a ridimensionare e a ridisegnare del tutto il proprio essere gay.  Un’altra caratteristica spesso presente tra i ragazzi in fase frenetica è la frenesia del coming out, considerato un dovere quasi sacro che porterà un gay a vedersi accettato in famiglia, dagli amici e sul porto di lavoro. Non è un caso che i sostenitori del coming out come elemento essenziale dell’essere gay siano più numerosi tra i ragazzi che hanno avuto in precedenza una vita etero. La sottovalutazione del rischio del coming out porta parecchi ragazzi in situazioni difficili che essi poi attribuiscono genericamente all’essere gay mentre dipendono dall’esserlo in modo imprudente e sostanzialmente poco attento alla realtà circostante. Siccome tutti i modelli mediatici, a partire dalla pornografia, puntano sulla sessualità e non sull’affettività, per un ragazzo che arriva alla coscienza della propria omosessualità a 22/23 anni è molto difficile rendersi conto che l’omosessualità non è una questione di pratiche sessuali ma di sentimenti e che la soddisfazione più profonda di una ragazzo gay sta nell’amare un altro ragazzo e nel sentirsene riamato. Il superamento della fase frenetica, che è di fatto un’adolescenza gay ritardata, consiste proprio nel passaggio da una concezione tipicamente sessuale dell’essere gay ad una dimensione realmente affettiva.
Che cosa può aiutare un ragazzo ad uscire dalla fase frenetica più in fretta e senza danni? La risposta almeno in linea di principio è semplice: sono da considerare positive e utili tutte le circostanze che aiutano il ragazzo capire che cosa significa veramente essere gay. In questo senso, un forum come Progetto Gay può avere certamente una funzione come sono importantissimi i contatti, non con finalità sessuali, con altri ragazzi gay, che aiutino a capre ciò che la vita di un ragazzo gay è veramente e allontanino da modelli del tutto irrealistici. Socializzare, interagire con altri ragazzi, discutere con loro seriemente aiuta a superare le visioni mitiche, in positivo o in negativo, della realtà gay e a farsi un’idea più matura dell’essere gay. La fase frenetica, all’inizio è dominata da pulsioni molto forti ma con l’andare dei mesi la fase di passaggio al omosessualità si supera e si recupera una serenità di fondo caratteristica della vita gay adulta.
Va sottolineato che la fase frenetica in diversi casi è accompagnata anche da una permanente sessualità etero che potrebbe essere recessiva (bisessualità di passaggio) ma potrebbe anche preludere a una qualche forma di bisessualità stabile. La sessualità etero, in questi casi, è vissuta in modo limitato e con molti sensi di colpa mentre quella gay segue il tipico sviluppo frenetico.
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