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martedì 18 dicembre 2007

DIARIO DI UN RAGAZZO GAY

Ieri pomeriggio ho ricevuto per e-mail le splendide pagine di diario che riporto qui di seguito. Anche se il post è lungo, preferisco non frammentare il discorso. Ciao ... omissis ... ti ringrazio di cuore per avermi mandato una cosa così bella. Nel leggere queste pagine mi sono commosso... e ti ringrazio anche per tante altre cose... mi hai fatto un regalo meraviglioso, segno della tua generosità.
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December-2006
[...]
Per il resto posso aggiungere che ho visto [Omissis] tipo due mesi fa per una sola sera, per poi non sentirci più fino ad oggi e probabilmente anche per il prossimo futuro. Potrebbero anche esserci delle nuove porte da aprire ma è tutto un forse, come al solito. E come al solito probabilmente rimarranno chiuse. Ma cosa ci posso fare? L’ombra non è la migliore delle condizioni per agire, o sbaglio?

July-2007
Non so perché sono entrato in questo documento, mi ha preso una voglia assurda di scrivere anche se un motivo vero non c’è. Forse perché ho appena finito di vedere “saturno contro”, film carino e triste. Mi ha fatto probabilmente riflettere, per l’ennesima volta, su quello che faccio, sulla mia vita. E come al solito mi è salita una tristezza assurda. No non tristezza, malinconia direi piuttosto. Malinconia come al solito immotivata. O forse lo è... si che lo è, è inutile che fingo che non lo sia. Forse perché ovunque si parla di amore, di gioia e di dolore che vengono dall’amore, di quanto è bello essere in due anime, di quanto è devastante il distacco, di tutte quelle che sono le propaggini del sentimento amore. E io mi “immalinconisco” perché per me il momento non c’è, non arriva mai. E anche i rapporti che ho intrecciato ultimamente non mi lasciano altro che malinconia, anzi, mi provocano quasi repulsione. Ed oggi ne ho dato l’ennesima prova, e so che non sarà l’ultima volta, e quindi la situazione non migliora. E pensare che l’anima giusta l’avevo trovata, o almeno così mi sono sentito. E l’ho capito perché mi sono sentito, ho provato sensazioni come non mi era mai capitato prima. Ma purtroppo sono un idiota, parlo parlo ma poi nulla si conclude come vorrei. E poi non penso che la cosa, nell’eventualità in cui potesse esistere, sarebbe andata molto avanti, non c’era una coincidenza come doveva esserci. Io continuo a pensarci ogni giorno, non scampo a
questa situazione, condanna. E mi sento un fallito perché se la guardo dall’altra parte, come potrebbe/dovrebbe essere (cioè se fossi etero), potrei essere l’uomo più soddisfatto, più realizzato del mondo. Almeno da un punto di vista.
Che ora come ora mi sembra il più importante. E proprio per questo mi partono quegli scleri, quella voglia di andare via, per cominciare qualcosa di nuovo. Ma come si fa? Non si fa e basta. O magari sono io che non lo faccio e basta. Guardiamo in faccia la realtà. Sono solo se quelle due o tre persone non ci sono. Se quelle due o tre persone non sono presenti. Vedi ora, questo preciso momento. Dopo aver guardato quel maledetto film, dopo aver sbloccato quel contatto, dopo aver scambiato quattro parole, ora sono qui ad ascoltare Vasco con le sue canzoni più nere, con la tastiera sulle gambe e gli occhi sullo schermo, mentre sullo schermo appaiono a poco a poco i pensieri che mi fanno stare così. Perché?
Preferirei piuttosto essere uno di quei ragazzi che vengono cacciati con infamia dalla famiglia in cui sono cresciuti. Misconosciuti. Dimenticati. E lì allora sarebbe il vero punto di non ritorno, quando sei costretto a fare, ad andare avanti, a costruire. Ri-costruire. E trovare amici come succede in quel maledetto film, qualcuno con cui condividere i momenti della vita, e anche qualcuno con cui dividere tutto invece. E mi sento un coglione, un pirla. Non basterebbero tutti gli insulti che conosco per dare un’idea chiara di quello che penso di me in questo momento. E ancora. Potrei lanciarmi in un nuovo ambiente, potrei incontrare nuove persone, potrei, potrei, potrei... leggo quello che sto scrivendo e mi incazzo ancora di più. Il “potrei” dovrebbe diventare “devo”. Ma non lo è. 21 anni nel cesso. C’è da andarsene, da cambiare aria, da rivoltare la vita come la voglio io. Parole. Solo parole purtroppo. Come faccio? Non ci sono solo io. Dovrei essere abbandonato da tutti per poter trovare la forza di farlo. Di necessità virtù. Un anno sabbatico ci vorrebbe. Sì, una specie di prova per testare su me stesso com’è. Per capire se quello che continuo a ripetermi è una realtà possibile o sono solo cazzate. Vedremo. Vedremo se riuscirò a capirlo. Poi anche il fatto che il mio fumoso supporto ormai è venuto definitivamente meno e non tornerà, fa sì che se mi metto a pensare io... anzi, fa si che io mi metta a pensare. Punto. Cazzo. Sono scappato fino a pochi mesi fa. E non posso nemmeno tornare e riprovare la strada che mi aveva così emozionato, che mi aveva dato tante sensazioni. Quella strada che ti fa sentire le farfalle nello stomaco e che ti fa passare la fame. Quella che non fa altro che collegarsi con qualunque cosa tu passi per la testa, così da sostituirvisi e titaneggiare su tutto. Che situazione. Una merda.

September-2007
Mi chiedo se sia possibile invidiare qualcuno che si trovi in una situazione difficile. Difficile a dir poco, piuttosto anzi traumatica, senza apparente soluzione, deprimente. A quanto pare sì. A me succede. Sta succedendo ora. [Omissis] è stato “scoperto” da sua madre. Non sto qui a ripetere tutte le parole che lei gli ha rivolto. Ma quando mi sono state riportate mi sono sentito quasi male. Ho cercato di capire quali sensazioni possano assalire un figlio che si senta insultare in questo modo dalla madre. Non ce l’ho fatta, non ci sono riuscito. Sono pensieri troppo brutti.
Eppure, se da un lato rabbrividisco solo ad immaginare quello che potrei dover affrontare nella stessa situazione di [Omissis], dall’altro lo vorrei. Sì, lo vorrei. So che il dispiacere, lo sconforto, la disperazione si diffonderebbero in tutta la famiglia, che non sarei più guardato con gli stessi occhi, che sarei visto come il paradigma del peccatore; ma il peggio, ne sono convinto, sarebbero solo i primi tempi. Poi a poco a poco, come ci si abitua anche davanti alla morte, tutti si “abituerebbero” a me. Al vero me. Ma forse sto idealizzando qualcosa che di ideale ha ben poco.
E poi continuo a chiedermi perché sono solo. Perché? So di vivere nell’ombra, nella menzogna, ma come posso fare diversamente? Uscirei dalla porta di casa e lo urlerei al mondo. Ma tanto non lo farò.

September-2007
È da una settimana, anzi di più, molto di più ormai che non faccio che pensare alla stessa cosa, ogni momento mi ritrovo sempre con il pensiero fisso sul fatto che sta per partire, che ci siamo incontrati per caso due settimane fa, che mi aveva pure detto il giorno in cui sarebbe cominciato il suo erasmus e in cui dunque avrebbe preso quell’aereo per [Omissis]. E io non me lo ricordo. E stasera mi ripresenterò come ogni settimana nel solito posto, con la segreta speranza che sia lì, sapendo lui che se mi vuole trovare quello è il posto e il giorno in cui ci sono sempre.
Ma anche se fosse così, anche se ci incontrassimo, non saprei nemmeno io cosa fare: un saluto, due battute.. e poi? “ti va di uscire ora noi due?” oppure “ che fai sta sera tardi?”... situazioni irrealizzabili. Che poi ora, se ripenso bene, sono ormai 10 mesi è più che è successo quel che è successo, che in questi mesi non abbiamo fatto altro che vederci di sfuggita un numero di volte che posso facilmente contare sulle dita di una mano, che ci siamo sentiti ancora meno. E io cosa spero allora? Di riuscire a tornare indietro a dieci mesi fa, quando non io solo mi facevo sentire, prima di rifiutare gli unici due o tre inviti ad uscire che non avrei mai dovuto rifiutare in vita mia? Sono senza speranza, sono un povero idiota. Anche se stasera ci fosse, dovrei essere assai conciato per lanciarmi in proposte come quelle di poco sopra. Comunque se ne andrebbe fra pochissimi giorni (se mai non se ne fosse già andato). Forse mi farei solo del male.
Ma la mia è una condizione pessima. Ogni volta che rivedo quella macchina blu, anche solo lo stesso modello, rischio di morire in un incidente per riuscire a vedere se alla guida c’è quella persona, e quando scopro che non c’è sto ancora peggio. Anche se ci fosse? Farei inversione ad U per inseguire quella cazzo di macchina blu? Fosse solo questo poi... ogni due per tre il pensiero si fissa sul medesimo soggetto, non posso farne a meno. Un rumore, un odore, una pettinatura che potrebbe anche lontanamente assomigliare alla sua di spalle mi causa un sobbalzo nel petto, il cuore comincia a battere come un cannone che spara raffiche di colpi. E già lo stomaco si chiude riempiendosi di farfalle. E ripenso a quando ci eravamo chiariti dopo il primo incontro, quando entrambi pensavamo che l’altro non si fosse fatto più sentire dopo quella sera perché era stata solo una serata di devasto alcolico, per cui ad entrambi non sembrava il caso di rifarsi sentire. Temevamo entrambi una brutta risposta, che non ci fosse altro dopo quella volta. E a quando aspettavo l’incontro di dieci mesi fa, quando le 10 di sera mi sembravano lontanissime e il tempo pareva non passare mai. E l’imbarazzo quando ci siamo trovati in macchina in quel parcheggio, il continuare a parlare di qualunque cosa per non cadere in un silenzio troppo imbarazzante, il suo “beh allora.. volendo... potremmo anche darci da fare...” e il mio non aspettare altro che lanciarmi sul suo corpo.
Mi consumo nel ragionare se mandargli un messaggio o meno, se farmi anche solo sentire con uno squillo. Ma è già successo che non ricevessi risposta, e non voglio starci male ancora. Non so se fosse perché aveva finito i soldi o cos’altro, ma non mi ha dato alcun segno di risposta e questo è bastato perché io non mi facessi più sentire. Sono passati mesi. Per fortuna che capitano queste occasioni di incontri fortuiti.
Mi sto deprimendo.
E intanto il tempo passa, e non so perché ora che se ne va mi sembra così impellente il bisogno di incontrarci. D’altronde sono passati mesi senza sentirci né vederci (solo per caso e per brevi momenti, e sempre con qualcun altro) e sono sopravvissuto “abbastanza bene”; allora perché sto male adesso, pensando che non ci rivedremo se non fra 10 mesi? Forse perché so che nemmeno volendo potrei organizzare un’uscita, dato che non sono un “habitué” del luogo dove sta per andarsene?
Come vorrei che leggesse queste parole. Anche se di certo una storia come la voglio io è impossibile. Siamo troppo diversi per una storia. E questo mi lascia ancora più nel panico.
Basta scrivere, mi sto facendo del male.

September-2007
Non c’era. Ho cercato, guardato ovunque, metà della serata passata in punta di piedi. Non c’era. Ora dovrei rassegnarmi. Dovrei. Ma lo so che oggi è il [omissis] settembre, che, dal momento che sono convinto che la sua partenza avverrà il [omissis] settembre, fra due giorni, qualche speranza c’è ancora. Forse invece è gia ad [Omissis] (se si scrive così). So solo una cosa ora come ora: non c’era. Ieri sera non c’era.


September-2007
L’ho fatto. Ho preso il coraggio a due mani e ho inviato il messaggio che portava con sé anche un carico di speranza. Ieri pomeriggio, alle 15.22, l’ho inviato. Non che vi abbia scritto chissà quali rivelazioni, non che gli abbia affidato la verità affinché il destinatario potesse venirne a conoscenza. Solo la speranza di ricevere una risposta. Che poi non è arrivata. So che è suo tipico di non rispondere subito ai messaggi, di metterci un bel po’ per mandare una risposta. Non so neanche cosa mi aspettavo. Forse che si facesse sentire e mi chiedesse di vederci prima che partisse. Ma ovviamente non è stato così. Ed oggi è il [omissis] settembre. Il giorno in cui la mia mente ha deciso di riporre la le ultime speranze, intestardendosi nella convinzione che oggi sarebbe stato il giorno della sua partenza. L’ultimo giorno utile quindi. Speranze ormai in frantumi sotto il peso della realtà, come si può ben immaginare. Ed io che mi ero detto “ecco, se non mi risponde ci metto una pietra sopra e vaffanculo, voltiamo pagina”. Non fosse che la stessa cosa, la stessa identica cosa me l’ero già detta mesi fa, quando, mandando un messaggio anche quella volta, mi dissi “se non mi risponde ora vuol dire che non gliene frega un cazzo di me, quindi mi comporterò di seguito”. Ma quanto sono illuso? Sono mesi ormai che non si fa sentire, che solo io (raramente) faccio squilli o invio messaggi senza ricevere risposta. Ed oggi è la fine di un’epoca nei miei sentimenti. No, non una fine: una svolta piuttosto. Perché so che non smetterò di ritornare col pensiero ad ogni istante passato insieme, ma forse ora riuscirò a farlo con la mente un po’ più lucida. Un po’ più obiettiva.
Ma ora che rileggo queste parole, mi continuo a dare del deficiente, del coglione. Squilli? Messaggi? Perché mai non ho preso in mano il telefono e composto quel maledetto numero? Il numero che ogni volta che mi capitava di vedere mi provocava un tuffo al cuore. Forse proprio per questo. O forse perché non volevo nemmeno mostrarmi invadente, pressante, con una persona la cui considerazione di me era un pensiero fisso. Anzi, È un pensiero fisso.
Che aggiungere a tutto ciò? Che l’ho sognato l’altra notte? Che era lì, di fianco a me? E che non mi importa sapere cosa stavamo facendo in quel sogno, cosa la mia mente aveva creato e rendeva quasi reale attorno a noi, ma che soltanto mi bastava sapere che eravamo assieme?

September-2007
A parte quello che vorrei scrivere ora, quello che mi sentirei di scrivere più che altro, che non sarebbe altro se non una ripetizione di quello che ormai da settimane vado riportando ogni volta che butto giù due parole.
Quindi passo subito oltre, con la sola precisazione che, da quando ho realizzato che il suo erasmus è cominciato, mi sento un attimino meno oppresso da pensieri che conosco bene... basta leggere quanto riportato nei giorni precedenti. Ma meglio che non mi lascio andare sennò la situazione precipita di nuovo.

September-2007
Forse sono addirittura riuscito a fare un passo oltre, a compiere quel superamento che mi serviva per ricominciare un po’ a sperare. Tutto grazie alla vista di una persona praticamente sconosciuta, individuata solo perché talvolta in stazione è accaduto di incrociarsi. Ovviamente senza scambiare una parola, ma fissandosi finché non ci si incrocia e supera a vicenda. Da questo episodio, da questi pochissimi secondi è scaturita una serie di riflessioni tipiche del mio essere e del mio comportarmi. Dato per certo che se, ora come ora, continuo ad aspettare che quello che desidero mi cada addosso, io non otterrò mai nulla, conseguentemente dovrei per logica mettere in moto il corso degli eventi con un’azione positiva/attiva personale. E potrei proprio cominciare da quella persona, probabilmente componente di una banda musicale, capelli biondi biondi, mossi, occhialini da studente modello. E scende pure a [Omissis]. Per forza abiterà in zona, no?
Così, queste piccole riflessioni, questi miserrimi sogni da frocetto mi hanno riaperto un po’ le porte dell’illusione in cui mi piace sprofondare e dalla quale mi faccio avvolgere come una coperta morbida, calda. Che spesso, anzi, sempre per ora, si è trasformata in catene che mi hanno portato verso il fondo.

Novembre-2007
È strano come dallo scrivere mille volte in brevissimo tempo passo come nulla a non scrivere per oltre un mese se non di più. “Sure as the rain start to fall, yes I’ll always remember you dear...” sto ascoltando una nuova canzone appena scoperta pochi giorni. E la prima volta che l’ho sentita già mi sono sentito immerso nella musica e nelle parole in cui mi pare di potermi rispecchiare almeno in parte.
Sarà mica una voglia di sentirmi parte di qualcosa che mi piace? Sia pure una canzone?? Però è davvero bella e se potessi la canterei alla persona di cui penso proprio di essere “still crazy”. E qui riapriamo ferite profonde, come se mi piacesse scavare a fondo e crogiolarmi nel dolore che mi autoinfliggo. Ci ho pensato e mi sa che il motivo sta nel fatto che almeno così mi sembra di potergli essere ancora vicino, che anche se sono io a pensarlo forse anche lui mi pensa. Ma mi sento uno stupido illuso. Anche se so per certo che almeno all’inizio anche lui voleva che ci rivedessimo senza però avere il coraggio di fare il primo passo, come d’altronde feci io.
E dopo un periodo di relativa calma interiore, a seguito della mancata risposta ad un singolo squillo, ora mi si riaffacciano tutti quei sentimenti che a pensarci bene si erano materializzati anche prima del fatidico squillo... e infatti sto meditando di farmi sentire seppure l’eventuale messaggio dovrà arrivargli in [Omissis].
Ho pensato anche a quello che dico della gente di cui conosco le vicissitudini, che non concepisco come non si assumano gli eventuali rischi sollevando una cornetta per invitare qualcun altro ad un appuntamento. Un comportamento che critico aspramente ma che mi ritrovo a riprodurre paro paro. Sarò pirla?


Novembre-2007
Dato che a volte mi capita di scrivere interventi che poi salvo come bozze lasciandoli dimenticati poi per mesi, dato che quando passa il momento in cui li ho scritti poi non li pubblico più, ecco che almeno qui voglio lasciarli scritti, così, per eliminarli dalle bozze e metterli da un’altra parte. Qui appunto. Ed eccone uno del 12 novembre che non ricordo perché l’ho scritto ma non dovevo essere molto felice..

Ufffffffffff
e mentre fuori fa un freddo animale con il vento che sembra portare veloce con sé delle verità infinite che non riesco a cogliere nel frastuono seppure siano così a portata di mano, forse per questa canzone angosciante in sottofondo, mi è venuta la brillante idea di aggiornare un po' sta pagina. un po' il fatto che sono tappato qui con la schiena piegata su dei libri che parlano di qualcosa che in fondo non mi interessa, un po' la relativa cappa di silenzio che non può mancare in queste situazioni, mi sale una specie di scoramento che va e viene. mi distraggo con un niente, mi perdo ad osservare le mie stesse mani seppure le conosca fin nei minimi dettagli, anche se in realtà sono soltanto gli occhi ad essere rivolti ad esse. per il resto sto già pensando ad altro. la solita serie di pensieri concatenati più o meno logicamente, tra i quali spuntano e si inframmezzano dei ricordi recentissimi o passati da tempo. ricordi di giorni che ora che ci penso bene ormai sono passati da anni. il desiderio che è andato sempre più scemando di poterli rivivere. a questo punto è diventata una malattia, una cancrena lurida di pus che continuo a grattare e strofinare, nella speranza di trovarvi al di sotto del tessuto ancora sano. ma sento già l'odore penetrante di illusione e quindi, ovviamente, quello acre della delusione. e nel frattempo non ho smesso di fissare un punto indefinito sul palmo della mano. allora mi riscuoto ma lo slancio dura più o meno 30 secondi e arriva il nuovo motivo di distrazione che mi porta via, come il vento che tira fuori fa con le foglie rinsecchite per terra. per fortuna squilla il telefono e mi permette così di risentire la mia stessa voce. una cosa strana, perché rinsalda la certezza che ci sono e mi riporta un po' coi piedi per terra, via dalle speculazioni ingrate di poco prima. ma dal momento che la chiamata termina in tempo zero e mi dovrei ributtare tra quelle mille righe poco attraenti, eccomi qua, a descrivere un momento insignificante di una giornata qualunque.

Novembre-2007
Dopo giorni di nuvole e pioggia, freddo e buio, finalmente un po’ di sole. Peccato che torni soltanto per splendere sulla terra. Sono stanco di aspettare. Rimango immobile e non succede nulla. Mi metto in movimento e non succede nulla. Esiste una terza via che non mi è nota? Non penso. E quindi dovrei solo aspettare. Aspettare. Aspettare. Quanto? Non si sa. Mi sono stancato anche di aspettare.

domenica 16 dicembre 2007

NUOVI AMICI DI PROGETTO GAY - CIAO M. - CIAO STEVEN - (DEDICATO A RITTER E A V87)

Carissimi Ritter e V87, in primissimo luogo vi devo delle spiegazioni perché ieri notte (a notte avanzata) mi avete chiamato e io non ho risposto e non vorrei per nessun motivo che voi attribuiste la mia mancata risposta a disinteresse nei vostri confronti, cosa che dal mio punto di vista è assolutamente inconcepibile. Ieri notte non vi ho risposto perché ero impegnato in una chat. Mi potreste dire: “Ma come stavi parlando con il tuo interlocutore potevi parlare anche con noi”, e qui, in teoria, avreste ragione a rimproverarmi ma la cronaca della mia serata-nottata di ieri vi può fare capire meglio come stavano realmente le cose. Sapete che quando sto al computer nel blog Progetto Gay il riquadro “contattami” della chat di Alice (C6), sotto il mio avatar (la bandierina arcobaleno), appare colorato in verde. E qualcuno effettivamente mi ha contattato anche tramite C6 in questo modo. Bene, quando ormai era quasi l’una di notte ricevo una chiamata su C6. In genere su C6 si ricevono pressoché esclusivamente chiamate di gente che ti cerca per fare sesso. E quando ricevo chiamate su C6 la mia reazione spontanea è: “Un’altro!”, anche se, raramente, ho trovato, anche in C6, gente seria (ciao Stefano!). Allora apro la lavagnetta di C6 e mi trovo un messaggio che mi dice, più o meno, “Ti ho mandato un messaggio tramite il blog di Alice” e unisce il link. Mi precipito sul messaggio, lo leggo, è di un ragazzo di 21 anni. Il messaggio è serio. Per avermi mandato un messaggio su C6 lui è sicuramente in linea. Mi precipito su C6. Bene. Era l’una di notte, mi pare doveroso dirgli: “Sono felice di sentirti, se vuoi ci sentiamo domattina” mi dice che l’indomani non potrà usare il computer e mi propone di parlare subito, anche se brevemente. Siamo rimasti in chat praticamente fino alle tre, all’inizio in modo molto concitato e nello stesso tempo ingessato, poi, piano piano, anche scherzando un po’. Di cose da dire ne avevamo tantissime. Il colloquio è stato assolutamente libero ed estremamente serio. Io in genere non do facilmente il mio contatto msn se non mi rendo conto prima di chi è il mio interlocutore... ma gli ho dato il mio contatto e abbiamo finito la conversazione su MSN. Carissimi Rittere e V87, quando mi avete chiamato, io ero nel pieno della chat con questo ragazzo, una chat velocissima, in cui, dato che non ci sono pause, è praticamente impossibile distrarsi e certo non si può seguire una seconda conversazione. Io intendevo ascoltare quel ragazzo con la massima attenzione. Se un ragazzo (che non ha mai commentato prima il blog) mi manda una mail e mi contatta su C6 significa che non sta lì per caso e che ha un coraggio enorme per superare l’imbarazzo e cercare un contatto. In una situazione del genere un ragazzo si deve rendere conto che parlare con me significa trovare un’attenzione totale, se dovesse percepire il contrario potrebbe provare dei sensi di frustrazione pesantissimi. In sostanza il momento in cui si rompe il ghiaccio con il mondo gay e si esce dalla dimensione strettamente individuale per creare un contatto vero con una persona dichiaratamente gay come me è un momento estremamente importante. In quei momenti io mi sento e sono sotto esame da parte di chi mi contatta, che valuta sicuramente molto attentamente le mie reazioni e non c’è reazione che possa essere valutata peggio del disinteresse o dalla banalizzazione del discorso. Devo sottolineare che il dialogo con quel ragazzo era assolutamente serio e importante, non solo per lui ma anche per me. Io non sto qui per mestiere, ci sto perché per me, personalmente, poter avere un contatto serio con dei ragazzi gay significa dare un senso alla mia vita, e il colloquio con quel ragazzo era serissimo. Ecco, è per questo, carissimi Ritter e V87, che non ho risposto alla vostra chiamata. Onestamente spero di vedere presto i commenti di quel ragazzo sul blog e di poterlo risentire. Ma, come se non bastasse, nella tarda serata di ieri, ho trovato sul blog MSN un commento di Steven, che un’altra volta mi aveva lasciato un commento sul guestbook. Questo è il testo del commento di Steven: “Ciao è molto bello leggere ciò che scrivi specialmente questo ultimo intervento, pieno di gioia e felicità... non ti conosco ma è sempre bello vedere che chi ti "assomiglia" è felice... tornerò a trovarti spesso... anche a me piacerebbe avere tanti amici gay che vivano con te le emozioni e le situazioni...”. Dopo aver letto questo bellissimo commento avevo dedicato buona parte della serata a scrivere una e-mail (anzi due) a Steven, ne riporto il testo in fondo a questo intervento. Concludo dicendo che alle tre e mezza di notte ho aperto il blog e ho trovato i vostri commenti! Credo che non avrei potuto essere più felice di così. Ritter! ... sono letteralmente senza parole. Vabbe’ adesso chiudo la cronaca di ieri sera... l’unica cosa che mi viene da dire è che vi voglio bene!!!
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Ciao Steven,
ho letto pochi minuti fa il tuo commento sul mio ultimo post. In realtà mi avevi già lasciato in messaggio il 17 novembre, ma non ti ho risposto perché il messaggio era un po’ troppo neutro. Quello di oggi mi autorizza a risponderti, cosa che faccio con estremo piacere. Innanzitutto sono molto contento di sapere che continuerai a leggere il mio blog... Chiaramente, dalla lettura del mio ultimo post, che hai commentato in modo così gratificante per me, puoi capire che la mia giovinezza è solo di spirito, in sostanza, mi avvicino ai 60 anni. Questo devo premetterlo. Poi ti sarai chiesto perché non ho mai lasciato commenti sul tuo blog, le ragioni sono due: innanzitutto è un blog a tema su un personaggio del quale so poco più di quello che sa un lettore sbadato dei giornali non di argomento musicale, seconda ragione: il mio nick su MSN è un nick gay e lasciare un commento con un nick gay su un blog non specificamente gay non mi sembra corretto. E’ per questo che ho preferito inviarti una e-mail.
Io ho tre blog di contenuto, in termini di post, quasi identico:
1) Progetto Gay, (blog Alice)
http://progettogay.myblog.it/ con più di 400 post e quasi 500 commenti scritti dai ragazzi del blog. C’è anche un motore di ricerca interno.
2) Storie Gay, (blog Blogger)
http://nonsologay.blogspot.com/ con un indice analitico che consente l’immediata ricerca dei post per data e per tag, c’è anche un motore di ricerca interno. I commenti sono però pochissimi.
3) Storie gay e non solo, (blog MSN), quello sul quale hai lasciato i commenti, senza indici efficienti, con pochissimi commenti e senza motore di ricerca interno.

“Storie Gay” è prezioso per i suoi indici, ma Progetto Gay è, secondo me, una cosa unica in internet perché contiene quasi 500 commenti di una serietà e di una profondità unica. Sono i commenti dei ragazzi di Progetto Gay, un gruppo che si è formato in modo assolutamente spontaneo e imprevisto tra i lettori di Progetto Gay. Alcuni hanno commentato, io ho risposto sul blog, poi si è arrivati allo scambio dei contatti msn, prima con me, poi tra i ragazzi e si è formato un bellissimo gruppo. Vanno dai 18 ai 43 anni ma la maggior parte sono tra i 20-26 anni. Io ho parlato in chat con loro molte volte e direi che ormai siamo diventati amici. Attualmente i ragazzi di Progetto Gay sono una quindicina, ma la loro presenza va a periodi ed è legata ai ritmi dello studio e del lavoro. Quello che vedo è che sono ragazzi ottimi e lo dico con profonda soddisfazione, sono persone che mi hanno ridato uno scopo nella vita e la gioia di vivere.

Che dirti? ... Il tuo commento è estremamente gradito e mi farebbe moltissimo piacere se tu potessi farti un giretto su Progetto Gay non tanto per leggere i miei post (che non sono letteratura ma sono documenti veri di vita gay) ma soprattutto per leggere i commenti dei ragazzi, commenti che ti possono fare capire immediatamente di fronte a chi ti trovi e poi, se tu lo riterrai opportuno, sarei felicissimo se lasciassi un commento su Progetto Gay, dove puoi essere visibile per i ragazzi che frequentano in pratica solo quel blog. Io sono sicuro che se scriverai qualche commento e ti farai conoscere un po’ da loro, saranno loro a chiederti il contatto MSN. Per fugare qualunque remotissimo dubbio ti dico in modo esplicito che non ho nessuna finalità che non sia quella di lavorare per i ragazzi gay perché si possano conoscere e perché abbiano la possibilità di parlare e di confrontarsi in modo serio. Dai ragazzi di Progetto Gay ho ottenuto soddisfazioni meravigliose... non insisto oltre.
Ciao Steven! Spero di risentirti presto. Un abbraccio.
il progettista
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Ciao Steven,
ho dimenticato una cosa importante, questo è il mio contatto MSN, ... omissis ..., se tu volessi aggiungermi ne sarei felice, naturalmente resti totalmente libero di non farlo e la mia considerazione nei tuoi riguardi non diminuirà in ogni caso.
Spero comunque di risentirti molto presto. Un abbraccio.
il progettista

sabato 8 dicembre 2007

DIARIO DI UN AMORE GAY

Dovrei una risposta a Salvatore e a V87 ma sarebbe banale, non voglio assolutamente distrarvi da un confronto che mi emoziona profondamente e rappresenta per me il coronamento di un sogno. Il mio contributo alla discussione è la pagina di diario che segue.

26-12-90. Ci rivedremo domani, in questi giorni mi è mancato e l'ho pensato spesso, sempre in modo molto positivo, domani gli farò un regalo, speriamo che la prenda bene. Vorrei stare per un po' dalla sua parte per capire che cosa si può provare nei suoi panni... certe volte penso che i miei malumori siano fuori posto e che in fondo devo cercare di capire di più che cosa vuol dire veramente stare dalla sua parte, in effetti se fossi più diretto sarebbe meglio, ma anche le mie paure sono un segno di interessamento ... speriamo che domani stia bene, sia sereno, non sono in grado di sperare altro e non c'è nulla di più sensato da sperare. Mi manca veramente, anche se sogno un dialogo più profondo... forse non più profondo ma più coinvolgente ... e forse nemmeno questo ... semplicemente un dialogo più... non so nemmeno come dire ... Quello che conta è che domani è 27 e ci rivedremo ... quanto a me farò di tutto per essere all'altezza della situazione per essere prudente ma anche per fargli capire comunque che gli voglio bene senza condizioni, vorrei che tutto questo servisse anche a lui ma non lo posso sapere.
27-12-1990. Non è venuto né si è sentito, forse è al paese con i suoi, io sono solo, in realtà non sono particolarmente dispiaciuto, se deve accadere è meglio che accada quanto prima, potrò dedicare il tempo a studiare, a correre dietro fantasie più costruttive evitando di credere di contare qualche cosa al di là di quello che dicono le apparenze, in sostanza non sono depresso, non credo che sia poi sbagliato che le cose finiscano così, mi dispiace, ma in fondo non ha nemmeno senso costruire mentalmente tutta una realtà senza fondamento quando non c'è nessun motivo per potersi aspettare che la fantasia si concretizzi con il passare del tempo e si trasformi in qualche cosa di reciproco e di non marginale, domani andrò all'università e mi metterò a studiare per concentrarmi su qualche cosa di concreto evitando i vuoti e le malinconie, quando mi rendo conto che l'impossibile è veramente impossibile allora cerco di ritornare all'ovvio che ovviamente ha un senso meno metafisico ma certe volte è consolante. Il fatto è che non ci si può fare assolutamente niente, come in tutte le cose veramente importanti non c'è mai nulla da fare, le cose possono solo seguire il loro corso, certo nei primi tempi sarà difficile da accettare ... e poi spero che non ci siano ritorni, perché il rischio di farsi coinvolgere è grande, se deve finire così è meglio che sia una cosa definitiva e immediata così si cerca di ricostruire la struttura di un ordine legato alla solitudine ... La solitudine è uno spettro ma se deve essere così è bene riabituarsi a conviverci anche nella vita di tutti i giorni. Principio da meditare in questi giorni: "tenere i piedi per terra, valutare le cose per quello che sono, capire che il suo mondo è diverso e che in fondo per lui è meglio che sia così"... e pensare che prima mi illudevo che con un gay sarebbe stato tutto facilissimo! Bisogna riprendere la vita di un tempo, il lavoro, lo studio, un atteggiamento più distaccato rispetto alle persone, riacquistare la prudenza, quella terribile prudenza che mi ha fatto vivere male per anni, sarebbe molto bello potersi buttare a capofitto in un mondo di affetti veri ma è proprio impossibile, e poi mi sembra perfino ovvio che debba essere così, non mi ribello di fronte a questa idea, è la vecchia idea sempre vincente dell'essere fuori, del non entrarci mai per nulla, nemmeno con i gay, l'idea del mondo separato, ma del mio personale ristrettissimo mondo separato. Certo che tutto questo non mi piace ma non solo è così perché è così, ma è addirittura meglio, quanto meno dal punto di vista della razionalità. Che cosa sono le regole, le mie come quelle degli altri, ne vuoi uscire ma poi ti rendi conto che quelle regole per quanto apparentemente assurde, un significato profondo di difesa ce l'hanno. Mi sembrava che con lui ci fossero tutti i presupposti... perfino un interesse sessuale reciproco ... e c’era... Basta! Devo riportare ordine in un mondo personale che è in un momento di grande confusione ... ma poi non riesco a capire perché debba essere solo un ricordo, non è giusto perché per me ha un senso... devo cercare di capire che da altri punti di vista non ha senso o che il senso se c'è è così lontano e contorto che cercare di capirlo è più un danno che un beneficio, è tutta questione di prospettiva, tutte le cose sembrano grandi quando ci si sta veramente dentro, da lontano tutto si rimpicciolisce, da molto lontano gli oggetti visibili e vicini sono totalmente altri, è un principio molto semplice eppure impossibile da capire, si evita di applicarlo alla propria fantasia o alla propria affettività che sarebbe invece il campo di applicazione più ovvio e più diretto. Adesso ho necessità di fare qualche cosa di concreto, non ce la faccio più a continuare ad elucubrare è necessario mettere la testa sotto l'acqua fredda... . eppure sto sperando di ricevere almeno una telefonata questaqueste sono le assurdità della razionalità e della vita affettiva: continua contraddizione. E' passata l'intera serata, ho ricevuto altre telefonate ma non quella, certo mi sarebbe piaciuto, ma non è andata così. Alla malinconia devo pensarci di meno. In questo Natale avrei voluto sentire due persone: lui, che non ho sentito e una donna, l'unica donna con la quale ho conservato un rapporto serio, strano e saltuario quanto si vuole, ma vero, e non ho sentito nemmeno lei, che tante volte riesce a capirmi e che mi parla forse in modo simile a come io posso fare con lui, è stato un Natale piuttosto vuoto. Ma non voglio disperare e mi sento in fondo sereno e direi addirittura entusiasta della vita, verrà anche il tempo per riprendere i contatti, non si sa come o quando ma quando al fondo c'è la volontà di non essere dimenticati non si può perdere la speranza.
Ad ormai molto tempo da queste ultime parole rifletto sul fatto che oggi 25-1-91 devo constatare che i nostri rapporti non si sono affatto interrotti ma mantengono, assurdamente, il loro solito andamento, per quanto mi riguarda sono un po' geloso, più dei suoi amici che di quel ragazzo del quale mi parla spesso... del suo ragazzo? Un mio rivale? No... ridicolo! Gli amici insidiano più da vicino il mio ruolo, svolgono una funzione in un certo senso più vicina alla mia vera, mentre io preferirei mantenere un ruolo inimitabile anche se marginale, certo che poi, con quel ragazzo il suo atteggiamento è nella sostanza così prudente che tra loro non si creano veri e propri rapporti stabili, pare quasi che in quelle cose sia preso soprattutto a parole da una grande frenesia di recuperare il tempo perduto, da una volontà di non lasciare nulla di intentato, ma poi il coinvolgimento si ferma di fronte alle impossibilità oggettive o soprattutto di fronte alla cadute nel nulla delle sua aspettative che sono sempre molto esigenti. Ma nonostante tutto un po’ sono geloso. Nel dire che sono geloso intendo sottolineare che comunque la paura di perderlo c'è, ed è la paura che si nasconde al fondo di ogni altra paura, oggi abbiamo parlato al telefono di quel suo amico del quale, nonostante quello che dice, o meglio non dice, probabilmente deve essersi innamorato almeno un po', il suo amico sente sua presenza come un insieme di obblighi... assurdo! Lui dice che l’amico è intelligente, che ci si parla bene ma che non gli va di sottostare a ricatti morali e al gioco del ti amo, mi ami. Nel commentare queste cose è stato di una intelligenza e di una profondità fulminante, io dicevo la mia, ma quello che diceva lui era più profondo, certo al discorso del suo amico deve averci ripensato parecchio, date anche le innegabili implicazioni affettive, ma le conclusioni erano terribilmente intelligenti, e questo è uno dei motivi che mi spingono a non perderlo per nessuna ragione, le cose che dice mi fanno riflettere, sono quasi sempre in linea con quello che penso io, ma vanno oltre, cioè io rivedo in lui il mio stesso pensiero ma più acuto, basato su altre esperienze ma con alla base lo stesso tipo di valutazioni, lo sto a sentire come sentirei un altro me stesso con una esperienza diversa dalla mia ma soprattutto più ampia della mia, è un dialogo dal quale imparo tante cose e che per me è affascinante, ho pensato che di ricatti morali da parte sua non ne ho mai ricevuti e mi sembrano assolutamente inconcepibili, ormai è totalmente al di sopra di queste cose, il suo vero punto debole è più che altro la tendenza alla malinconia, a una malinconia adulta tra il sorridere e il piangere che ricerca al fondo soprattutto un contatto emotivo, mi piacerebbe passare con lui tutto il mio tempo, quando non c'è non vedo l'ora di rivederlo e quando c'è mi sento al sicuro in un paradiso totalmente umano che non cambierei con nulla al mondo, la nota fondamentale che ho colto in modo molto significativo oggi è la sua intelligenza, l'intelligenza di una persona alla quale potresti affidarti totalmente con la certezza di non rimanere deluso. L'altro giorno in macchina dopo molta incertezza gli ho detto che giovedì ero molto giù di umore e che la sua telefonata nella quale in fondo abbiamo parlato solo della guerra mi ha fatto stare bene e che non mi sono sentito più solo, mi ha risposto "ma tu mi dici sempre cose belle..." e io mi sono sentito dentro una felicità indescrivibile, ero confuso e non sapevo che dire, la storia della telefonata l'avevo tenuta nascosta per giorni pensando che dirla sarebbe stata una cosa inopportuna e ho sentito come un senso di liberazione vedendo che, come in fondo ero certo che accadesse, lui capiva perfettamente quello che intendevo dire e mi rispondeva con affetto.
Oggi 26-1-91, sabato il suo amico di cui sono un po’ geloso torna dalla Spagna dove è rimasto un certo periodo con altri amici suoi, io non avevo programmi per il pomeriggio, ma solo una certa volontà di risentirlo e quasi una certa aspettativa, alle sei meno un quarto mi ha telefonato dalla stazione dove era andato ad aspettare il suo amico e mi ha chiesto se mi andava di vederlo alla stazione, sembra assurdo! ... ci sono andato più o meno correndo, mi ha detto che la mattina aveva sentito il suo amico al telefono e che crede che in realtà sia piuttosto interessato a lui, ma lui era indeciso, senza un coinvolgimento profondo e non sapeva se mettersi in questa avventura oppure no e il discorso non era fatto di parole ... era veramente piuttosto preoccupato o meglio perplesso avrebbe voluto potere prevedere le sue proprie reazioni a lungo termine, poneva come migliore delle ipotesi un "possiamo provare e vedere come va", tutte queste reazioni sono le sue reazioni caratteristiche fatte di incertezza di dubbi di continue indecisioni che lo fanno stare male e lo allontanano da cose più immediate e più concrete come lo studio, il lavoro e simili. Dice spesso che non si vuole impegnare e molte volte ho cercato di capire che cosa questo possa significare, probabilmente ha paura di rapporti stretti e stabili, paura di non poter scappare quando comincia a sentirsi legato a cose che gli pesano, può darsi che abbia ereditato queste insicurezza da un ambiente familiare nel quale i genitori non sono andati sostanzialmente d'accordo, più spesso sono portato a pensare che la vera categoria che non conosce è quella della stabilità, preferisce sognare, fantasticare di un ragazzo ideale che riesca a capirlo fino in fondo ma certo che di fronte alla realtà di fatto scappa ogni volta che gli capita una occasione concreta mentre rimane spesso a fantasticare e a giocare con i ricordi di ragazzi che non erano in realtà raggiungibili o che non ha conosciuto a fondo. Oggi era veramente teso, del fatto che mi ha telefonato sono stato contento ma avrei voluto vederlo più sorridente e con meno pensieri per la testa, quando parla di un ragazzo con entusiasmo sono io il primo a incoraggiarlo perché si vede che la persona gli interessa veramente e il fatto di essere incoraggiato sulla strada che vuole intraprendere gli fa piacere, però è difficile incoraggiarlo in una direzione nella quale lui stesso manifesta delle preoccupazioni di fondo, è per questo che sono stato piuttosto zitto anche quando mi chiedeva "tu che pensi?". Il fatto stesso di stargli vicino per un quarto d'ora alla stazione ha rimesso in moto il mio cervello e non riesco a togliermelo dalla mente, mi sento fiero del fatto che si ricorda di me che mi considera un amico vero e non censura i suoi discorsi quando ci sono io, del suo amico che è tornato oggi sono un po' geloso ma non è una cosa intelligente perché credo che lui abbia bisogno di amici per innamorarsene almeno a metà, persone che vivono in modo molto simile al suo e che sanno stargli vicino anche da altri punti di vista, in fondo può trovare altre note della vita affettiva e questo non può che fargli bene. Non posso dimenticare la sua immagine, è una cosa meravigliosa pensare che nella sua vita conto qualche cosa, e quello che mi impressiona è che questo è vero, non è un gioco della mia fantasia, è proprio una realtà che mi permette di vivere a un altro livello. Oggi domenica 27 per tutta la giornata non ho fatto che continuare a pensare al quarto d'ora passato alla stazione ieri sera e al pomeriggio di lunedì che spero di passare con lui, mi fermo a fantasticare di poter vivere vicino a lui ogni giorno, di sentire la sua voce che mi ha sempre tanto emozionato e rifletto sulle impossibilità di tutto questo, e non riesco a capirne il perché, eppure non ci sarebbe niente di assurdo... in ogni caso l'impossibilità mi sembra insuperabile ma la fantasia esiste lo stesso perché continuo a pensarci in continuazione, certe volte credo che la gelosia non si possa eliminare e che credere di averla superata non sia altro che l'accettazione di una realtà di fatto e non un sentimento genuino, tanto più che voler desiderare il suo bene indipendentemente da me mi pare un esercizio molto teorico di altruismo, è vero che per lui mi farei fare a pezzi ma vorrei almeno che se ne accorgesse, anche quello servirebbe a fare colpo e a sollecitare una sua risposta affettiva. Come sono fragili gli equilibri umani, cerchi una forma di autocoinvolgimento, costruisci una dottrina teorica del tuo stesso modo di reagire e poi ti accorgi che al di là di tutto l'intellettualismo c'è solo la semplice volontà di non perdere il proprio oggetto d'amore, non è tanto l'idea di rimanere solo che mi spaventa quanto quella di perderlo perché da lui ho avuto la risposta in assoluto più convincente di tutta la mia vita, il non volerlo perdere, che in fondo è un atto egoistico, mi porta perfino ad accettare una posizione marginale perché un comportamento meno prudente comporterebbe di fatto la possibilità di perderlo se non la certezza. Chissà poi perché ci si innamora.. io credo che sia il frutto di una domanda che trova una qualche risposta, in un certo senso che sia il frutto di una corrispondenza di una reciproca attenzione, non importa che i registri siano diversi, anche tra gay i registri sono diversi, la risposta che conta non è legata a nessuna cosa e a nessun avvenimento individuabile ma a una persona precisa nella quale si intuisce o si spera di trovare la medesima attenzione, lo so che non è possibile definire che cosa sia l'amore ma è proprio quello l'unica cosa che conta, è un desiderio di stare con, di stare vicino a, di ascoltare, di essere ricercati, di potere dare delle prove di sé e del proprio affetto in modo che questo si dimostri come essenziale, quando poi le risposte ci sono... allora dovrebbe essere il paradiso.

COMMENTI DI RITTER

Ringrazio di tutto cuore Ritter per lo splendido commento e per la pagina di diario che considero proprio come un regalo personale. Ho provveduto a mandare a Ritter e a Paolo il contatto MSN di V87, secondo le istruzioni da lui ricevute, il messaggio è stato inviato tramite una e-mail che è il mio contatto MSN.
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ritter ha detto...
Ciao gayproject, non so perchè ma non riesco più a inserire i commenti nell'altro blog. Ti mando qui anche questo commento:
Ciao Ragazzi! Vi lascio soli qualche ora... e adesso non riesco più a connettere per tutte le cose che ho letto! Ah ah, siete formidabili! Sono contento della precisazione di project sulle sue intenzioni... stavo già per insorgere, ma non è stato necessario. Credo che la tua presenza qui sia davvero fondamentale e diventa uno stimolo continuo. Nonostante la differenza di età... i sentimenti che proviamo sono universali e sono fuori dal tempo, non invecchiano mai.Cercherò di avere il dono della sintesi (che credo di avere e che all'80% è mancanza di fantasia!!!). Però parto con il gossip: il tenero ragazzo russo, beh si... biondo con gli occhi azzurrissimi e un viso bellissimo... purtroppo mi è sembrato parecchio scazzato, però se non altro è stato cortese e tanto basta.Per rispondere un po' a Paolo e un po' a v87... ovviamente il lato estetico è generalmente importante per un primo approccio. Ma un rapporto serio e un amore vero ovviamente non si basano sulla bellezza, che tra l'altro è tragicamente effimera. Io quando mi innamoro di una persona vi assicuro che sono avidissimo della loro bellezza interiore... perchè quella esteriore è un po' come un buon cibo: ti esalta un po' e alla lunga ti stanca e ti diventa indifferente. A meno che non intervenga qualcos'altro a rinnovare continuamente il legame e l'interesse. E appunto quando mi innamoro ho bisogno soprattutto di sentire la bellezza che ha dentro quella persona. Se questo capita vi assicuro, i due tipi di bellezza è come se si fondessero... e vien difficile separare nella propria mente una cosa dall'altra.Poi su un'altro punto. Il presunto essere contro natura dei gay.Vi mando un link che sarà di sicuro interessantissimo per chi non l'avesse letto: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/08_Agost... Tornando a noi. Come molti di voi hanno già sottolineato è una bestialità atroce. E non lo dico per difendere la categoria ma per amor di scienza! Il comportamento sessuale di una specie è parte integrante del suo corredo genetico. Io qualche mese fa ho cercato di farmi un'idea il più possibile chiara sull'argomento. Leggetevi anche le pagine di wikipedia dedicate alla bisessualità e all'omosessualità e leggete qualcosina sul rapporto Kinsey (ma beatificarlo quest'uomo??!). Certo, gli uomini non sono solo animali e i condizionamenti culturali sono molto forti. L'omosessualità e la bisessualità sono sempre esistiti... e non perchè andassero di moda o perchè li consigliasse nessuno, anzi! Questo mi porta a credere che se condizionamenti culturali ci sono, questi sono solo tutti i tabù e i pregiudizi che le diverse società si sono autoimposti. Quando poi penso alla posizione della chiesa mi viene in mente il passo in cui Gesù dice "Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli in faccia agli uomini e così voi non vi entrate, né quelli che vorrebbero lasciate entrare...". E ricordatevi che sono ateo!!!E da qui arrivo subito alle adozioni per le coppie gay, che è giustamente un tema che ci sta molto a cuore. Io penso alla Spagna, paese ben più cattolico di noi e con un clero agguerritissimo... Zapatero ha reso possibili le adozioni per le coppie omosessuali e nessuno mi sembra abbia ancora avuto nulla da ridire. E su queste cose se ci fosse qualcosa che non quadra state tranquilli che il casino lo tirano fuori subito. A veder queste cose e per le mie convinzioni personali... direi che i tempi sarebbero comunque maturi per muoverci anche noi in questa direzione. In particolare per Paolo: la società italiana e quella spagnola non credo siano così radicalmente diverse... credo che a noi (leggi parlamento italiano) manchi solo il coraggio di affrontare in maniera seria la questione. Ma finchè i divorziati scendono in piazza per la famiglia alzando alte grida... non abbiamo molte chances. Bisogna che siamo capaci di guadagnarci anche questo. Per finire una proposta per poterci mettere in contatto anche direttamente. Visto che project vede le mail che noi usiamo per poter commentare, io sarei d'accordo se lui mandasse a Paolo e v87 il mio indirizzo (tra l'altro project, se mi mandi una mail ti mando il mio contatto msn) e così il gioco e fatto. E se si facesse così evitiamo a) di perdere l'anonimato b) di beccarci gratis email di insulti e la pubblicità :)Buonanotte a tutti, a domani ;)
8 dicembre 2007 1.24
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ritter ha detto...
Prima di andare a dormire voglio fare anche un "regalo" a tutti voi ma in particolare a gayproject, come ringraziamento personale per questo progetto e per l'amore che riversa su di noi e sui problemi di tutti i gay. E' l'estratto di una pagina del mio diario personale di qualche settimana fa. Molte cose che ci sono scritte potete ritrovarle qua e là nei miei commenti... ma queste righe sono frutto immediato delle sofferenze di un me che parla a se stesso. Ho dovuto togliere solo qualche riga che fa riferimento ad altre persone che preferisco non compaiano.
Queste righe venivano fuori dopo aver letto "La malinconia dei gay" in un blog del quale vi mando il link e che vi consiglio sinceramente di leggere
http://sonogayenonsosedirlo.splinder.com/ .
"E’ vero, sembra che il mondo gay ruoti tutto attorno al sesso. E la cosa mi mette profonda tristezza. E sempre a proposito di tristezza, credo di essere anch’io parte di questa tristezza intrinseca nel portarsi dietro anche una condizione omosessuale. Poi con i tabù che mi porto dietro, questo senso di malessere è ancora più forte… La cosa che più desidero in questo momento sarebbe trovare un ragazzo carino, con un bel viso – che come si sa è la cosa più importante per me di una persona, o meglio, la caratteristica che mi attira di più – e soprattutto serio, non soltanto intenzionato a mettermelo o farselo mettere nel culo, ma una persona dolce, intelligente e possibilmente non come tutti quei cazzo di fichetti di merda che si beccano in giro andando per via X e via Y. Persone vere allora, persone a tutto tondo. E la cosa che più sto desiderando in questi momenti è un bacio, un bacio di dolcezza infinita. Che è l’immagine esteticamente più alta che ho in questo memento. E poi l’altra immagine è di me e un ipotetico ragazzo stesi nudi sul letto, abbracciati e sereni, tranquilli, col mondo nelle nostre mani e senza streghe o incubi nelle nostre teste. Poi ovviamente può benissimo seguire tutto il resto.Ma quanto sono fantasie tutte queste? Sarà possibile riuscire a trovare questa persona?Boh?! Nella mia vita non ho avuto esattamente una girandola di relazioni… anche perché sono molto selettivo. Possibile che adesso tutto diventi più facile?Poi l’altra cosa che mi assilla è l’immagine che ho di me: sono estremamente insoddisfatto. Non credo di essere bruttissimo, ma so di non essere esattamente un adone, di non essere figo manco un po’… di essere sostanzialmente anonimo. E questo mi getta addosso un’immensa tristezza. Oggi avere presunti tesori nascosti serve poco, o se serve (e io ne sono convinto), può essere tardi quando si riesce ad usarli. [..] Per me è imperativo fare un’esperienza gay. Devo capire fino a che punto questa natura si spinge in me… altrimenti non posso continuare ad agire con contezza. Il motto greco “Gnothi seauton” è l’essenza di riuscire a poter vivere un’esistenza consapevole e perciò serena. Attendo che il futuro mi porti una svolta. Alla prossima caro diario."Vostro,ritter ;)

mercoledì 31 ottobre 2007

DIARIO GAY 13 MARZO 2001

Ci vorrebbe coraggio per andare avanti e io non ce l’ho. Non ce l’ho. Non ce l’ho... Non c’è niente da fare non ce l’ho. Prospettive zero, vuoto totale. Non mi va nemmeno di alzarmi la mattina, lascerei andare tutto a rotoli. Lo so che lavorare mi serve a sopravvivere ma solo a sopravvivere. Prima almeno avevo tempo davanti, potevo sognare, ma adesso che prospettive ci sono rimaste... c’è solo un tirare avanti senza senso, un andare per una strada dove non c’è nessuno. Domani si ricomincia da capo, ma domani non cambierà nulla e nemmeno dopodomani. Oggi l’ho visto, sì, oggi l’ho visto... ma a che serve? A starci male e basta a guardare uno che neanche ti guarda, a rodersi il fegato in attesa di che? A aspettare un mezzo sorriso rubato che poi non è nemmeno per me... no, non ne posso più di questa vita assurda. Ma perché gli altri possono innamorarsi e io no? Perché devo rimanere solo? Ma perché? Io non ammazzo nessuno, io non faccio violenza a nessuno eppure devo rimanere solo, sostanzialmente solo sempre... che tanto anche gli amici che ce li ho a fare? A fare finta di divertirmi con loro, a fare finta di divertirmi a recitare con loro? Che ci faccio con amici così? Il sesso poi... ma non è una fissa, è una necessità, ma perché io non posso avere un ragazzo da abbracciare... io non voglio una scena da film porno, non ne posso più di cose del genere, io voglio una vita vera, un ragazzo vero, per baciarlo, per litigarci, per fare l’amore per curarlo se sta male, per volergli bene... ma perché non devo trovare un ragazzo che mi voglia bene? E ce ne sono tantissimi, sono soli come me, sono disperati come me, ma io non so dove sono, perché qui tutto è gay, tutte le cose più stupide sono gay, ma un ragazzo gay vero non lo trovi da nessuna parte, perché fanno come me, perché ci mettono una vita a capire che la vita non è sesso stupido, perché ci mettono una vita a non essere stupidi. Ne ho conosciuti tanti come me, ma non erano proprio come me, loro facevano finta di starci bene in un quadro da film porno, loro sembrava che nemmeno se ne accorgessero che la vita li stava bruciando, ma io non ne posso più, non ho più nemmeno voglia di vivere, vorrei il rispetto di mio padre e mia madre ma so che non lo potrò mai avere, vorrei trovare un ragazzo da amare ma so che non lo troverò mai e che continuerò a campare di assurdità... finché non avrò proprio lo schifo di me stesso... ma perché io non posso vivere la mia vita? Ma io vorrei sapere che cosa tolgo agli altri... Mi sento dentro una rabbia distruttiva o anche autodistruttiva... ma che campo a fare? Solo per aspettare che il tempo passi... tante altre cose le ho fatte, ho fatto tutto il resto... ma non ho mai trovato nessuno che mi volesse bene, nessuno che mi rispettasse per quello che sono, nessuno che volesse anche solo provare a capire quello che mi porto dentro. Se ne sono sempre fregati tutti, sono stato al massimo un giocattolo per loro, i miei sentimenti non contavano niente, con me ci hanno giocato, oppure mi hanno guardato dall’alto in basso. Io il pregiudizio gliel’ho letto negli occhi. Ma chi vi credete di essere? Siete vermi e basta, perché voi fate soffrire la gente... Ma che sto a fare qui? A scrivere stupidaggini che nessuno leggerà mai, pagine di diario che non servono a niente. Certe cose andrebbero strillate fino a spaccare le orecchie delle persone... e invece io le scrivo solo qui e non servono a niente... poi finiranno nella pattumiera e nessuno le leggerà, nessuno! E allora io perché vado girando a cercare cose che non esistono? Sono stupido del tutto? Sì forse sono proprio stupido del tutto. ma come faccio a rassegnarmi a farmi seppellire vivo a 25 anni... Io non voglio crepare così... è assurdo! Ma tanto lo so che finirà così e che non ci sarà niente da fare, che dovrò comunque soccombere, ma è orribile aspettare di essere seppelliti dalla marea del tempo che avanza e restare immobili senza combattere aspettando di essere schiacciati. Non ne posso più di una vita da scifo di questo genere, non ne posso più della mia vita... ma che sogno a fare? Ma che campo a fare? Tanto per me non ci può essere niente di buono. Vedo certi ragazzi contenti e mi viene rabbia. Perché loro sì e io no? Perché sono gay? Ma è una ragione sufficiente per farmi vivere una vita d’inferno. Certe volte spero di non campare troppo, lo so che è un bestemmia per quelli che stanno male veramente... quanto vorrei addormentarmi e non svegliarmi più.
Rispondo a una chiamata in chat di Marco.
Oddio... era più depresso di me... l’ho dovuto riprendere per le orecchie, diceva delle cose terribili, siamo stati a parlare per quasi tre ore. Che cosa strana è la vita, ti accorgi di vivere quando vedi qualcuno che sta peggio di te. Io non sono stato mai innamorato di Marco, né lui di me. Siamo amici? Siamo solo amici? Non lo so, non lo so più... siamo stati a parlare per tre ore e io lo volevo sentire felice, poi alla fine ha pure scherzato... che cos’è l’amore ... Potrebbe essere amore anche questo? Non posso illudermi, anche se vorrei, però vorrei risentirlo... anche subito... io lo richiamo.

sabato 20 ottobre 2007

DUE PAGINE DI DIARIO GAY

Mercoledì 8 Maggio 1974
Oggi ho tanto da scrivere, stamattina sono stato all’università e lui c’era, sono andato al suo istituto e non sono andato alle mie lezioni, lui stava lì, chiacchierava un po’ con quell’aria un po’ distratta che mi piace tanto. Mi ha salutato, ormai è diventata un’abitudine anche se non sa nulla di me, ha fatto finta (io credo) di cercare qualcosa tra le bacheche degli esami e dei programmi, poi si è girato verso di me e mi ha detto: “Hai da fare?”. Gli ho detto di no e lui: “Allora accompagnami all’autobus...” Siamo andati via insieme dall’università ma era presto, non siamo andati alla fermata dell’autobus e ci siamo messi a camminare per Roma: castro pretorio, la stazione, piazza dell’Esedra. Mi dice che i libri gli pesano e gli dico che se vuole glieli porto io. Non so perché mi è venuta una frase simile che è stupida, ma l’ho detta. Appena gliel’ho detto mi è sembrato di avere detto una sciocchezza grossa, ma lui si è limitato sorridere e a dire “no”. Parlavamo poco, come se parlare non fosse nemmeno necessario, quando parlavamo misuravamo le parole, ma per rispetto, senza aggressività e senza paura, si sentiva che c’era una certa confidenza reciproca, quasi il piacere di cedere all’altro e di lasciarlo parlare. Si stava bene, veramente bene, eppure nei giorni precedenti avevamo parlato al massimo per un quarto d’ora. Abbiamo cominciato a parlare di politica (Moro e Berlinguer) ma abbiamo smesso subito. Ogni tanto sia lui che io provavamo discorsi vaghi per cercare un approccio più personale... era un apparente parlare di niente. In effetti i nostri discorsi vaghi erano dei tentativi di esplorare a vicenda la disponibilità dell’altro per capire fin dove ci si poteva spingere. Poi mi è venuta quasi una folgorazione... rimettendo tutti i pezzi mi sono detto: Forse ho capito bene! Ma c’era quel maledetto forse... L’atmosfera era strana, noi eravamo sostanzialmente due estranei eppure ci scambiavamo sorrisi senza parole come fanno gli innamorati. A un certo punto lui mi ha detto: “Sai che sto proprio bene adesso”, non ha detto “con te”, ha detto “adesso”, però ci teneva a dirmi che stava bene e io gli ho detto che stavo benissimo anch’io. Che vuol dire quando due ragazzi ci tengono a dirsi che stanno bene insieme? Io sentivo la sua presenza fisica, la sua voce, non come parole ma come suono, coglievo le sue esitazioni, le sue pause, a un certo punto mi ha chiesto il numero di telefono [allora non esistevano i telefonini ma solo gli impianti domestici. n.d.r.] e quando me l’ha chiesto aveva una voce diversa, questo l’ho notato in modo chiarissimo. Ci siamo scambiati i numeri, poi siamo andati in un bar per fare colazione, anche se erano passate le dieci, ha cercato di pagare lui, ma ho voluto pagare io e lui non ha fatto resistenza... non ha fatto il teatrino del “pago io”, ha ceduto subito. Siamo arrivati a Villa Celimontana e ci siamo seduti sull’erba, poi si è steso supino nell’erba, in faccia al sole e ha fatto segno con la mano che io mi stendessi vicino a lui, ero imbarazzato ma mi sono steso accanto a lui, siamo rimasti così, in silenzio per parecchi minuti proprio come due innamorati. I sogni volavano alto. ... Lo voglio! Io nel cervello avevo solo questo urlo! Ma perché devo stare fermo? Perché non lo posso baciare? Io lo so che lui lo vorrebbe, ma ce ne stavamo lì senza dire una parola, ma il nostro silenzio urlava! ...Poi mi tornava in mente che era solo il parto della mia fantasia malata... e che lui, il suo cervello, forse stava da tutt’altra parte e con persone che io non conoscerò mai... Poi arriva l’ora di pranzo, l’ora di dirsi ciao e di andare a casa... ma noi non abbiamo il coraggio di separarci, si sente benissimo quando i minuti passano ma tu resti lì, perché sai che quello è il tuo posto... Perché dobbiamo separarci se stiamo bene insieme? Non abbiamo parlato di nulla eppure io ho la sensazione di aver capito tutto. Poi il pomeriggio a casa, un’agonia... passavo cento volte vicino al telefono... lo volevo chiamare ma non lo chiamavo mai, lui non mi chiamava, la sensazione di abbandono diventa angosciosa, ci stavo proprio male. Mi sento solo, provo un senso di vuoto terribile. Non riesco a fare nulla. Ma adesso è venuta la notte. Vorrei dannatamente masturbarmi ma non lo faccio per non sporcare la sua immagine, per me deve essere una persona sacra, assoluta. Adesso sono stanco morto, vado a dormire. Ma perché io non posso sapere? Buonanotte mondo. Buonanotte dolcissimo! Ti prego sognami... sogna che facciamo l’amore in un modo bellissimo. Notte docissimo!

Giovedì 9 Maggio 1974
Oggi la facoltà è chiusa. Diavolo... ma perché non mi hai chiamato? ... ma non lo capisci quanto ci sto male! ...
Ha chiamato, ha chiamato! ... Dio, come mi sento felice!
Che giornata! Sensazione netta di simmetria, di corrispondenza, felicità profonda! Però non lo so se è vero. Discorsi bellissimi ma ambigui, vaghi... ma è o non è? L’angoscia è tutta qui. Io glielo direi pure, ma io non lo voglio perdere. Accidenti, ma perché non si riesce a parlare chiaro... Se la cosa stesse bene a lui potremmo essere felici da subito, se non gli stesse bene eviteremmo stress e angosce varie... e invece no! Tutto giocato sul non detto! Che vita assurda, ma io quasi quasi il passo lo faccio, se lo devo perdere è meglio perderlo senza rimpianti. Domani glielo dico! Giuro che domani glielo dico! ... e poi? Che orrore, non sapere che fare! Notte dolcissimo, almeno oggi sono stato felice.

domenica 30 settembre 2007

O CRISTIANO O GAY

Sono molto riluttante a scrivere questa storia perché tocca questioni delicatissime. I fatti sono raccontati in un diario non brevissimo di cui una persona che conosco mi ha fatto avere delle fotocopie, ho chiesto il numero di telefono dell’autore di quel diario e me lo hanno dato, l’ho chiamato, mi conosceva solo per interposta persona, perché aveva sentito parlare di me e per i miei blog, ma ha detto che potevo usare quel materiale ma mi ha chiesto di farlo con estrema prudenza, ed è quello che io farò. Il diario in alcuni punti presenta toni drammatici veri. Ho riscritto la storia, (in prima persona) riassumendola e, al solito, cercando di rispettarne lo spirito. Sottolineo che quanto troverete di seguito non rappresenta assolutamente il mio personale punto di vista.
La mia storia è una storia molto particolare, è la storia di un amore gay intensissimo e brevissimo ma sostanzialmente impossibile, impossibile perché negato, soffocato sul nascere. Il tutto si è svolto nell’arco di 25 giorni, li ho contati uno per uno. Io 23 anni e lui, Marco, 19, ci siamo conosciuti all’università, lui era iscritto al primo anno, io stavo per finire lettere. Era pomeriggio tardi, dopo le lezioni, mi ha chiesto delle cose sull’istituto di glottologia, io ho cercato di spiegargli tutto ed è cominciata così, poi abbiamo continuato a parlare e si stava bene, lui era esitante ma era felice di stare con me. Non lo conoscevo affatto, era un bel ragazzo, ma mi piaceva anche sotto altri punti di vista, era schietto, autentico, non recitava, quella sera non me ne sarei più andato. Di dirgli che ero gay non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello, ci stavo bene e basta, non avevo nessun secondo fine, in effetti mi capita spesso di parlare con qualche ragazzo, ma così, solo perché si sta lì e si devono passare cinque minuti. Mi sentivo più grande di Marco, più maturo, in qualche modo protettivo. Il giorno successivo mi ha cercato nella mia aula e l’ho accompagnato a casa, un lunghissimo e gradevolissimo viaggio. Nei giorni seguenti ho notato che tra noi si stava creando un rapporto forte e non sapevo come comportarmi, con me Marco parlava di tutto ma mai di ragazze o di sesso. Se volevo essere onesto, a costo di perderlo, dovevo dirgli come stavano esattamente le cose. L’ho fatto. Marco era turbato in modo profondo perché voleva essermi amico, ma non in quel modo, questo me lo ha detto subito, ma non sapeva se ci sarebbe mai riuscito. All’inizio ho pensato semplicemente che sentirsi oggetto d’amore di un gay non fosse per lui una cosa accettabile, ma il problema non era quello. L’ho capito un minuto dopo perché me lo ha detto lui stesso in uno sforzo di sincerità che gli deve essere costato sangue, mi ha detto: “Io non posso condividere il tuo sentimento perché sono cristiano”, ma da questa frase io ancora non riuscivo a capire bene quello che mi stava dicendo, gli ho detto semplicemente: “non ho capito...” E lui mi ha risposto vincendo un imbarazzo fortissimo e senza guardami in faccia: “Io sono gay ma sono cristiano e voglio vivere castamente... e stando vicino a te sarebbe molto più difficile”. Io sono rimasto sconvolto da questa dichiarazione esplicita, ma lui è fatto così, non è proprio capace di imbrogliare nessuno, mai! Poi mi ha detto: “è una battaglia con me stesso ma io la devo vincere, a te può sembrare assurdo ma per me è essenziale”. Non sapevo come comportarmi, se fare tutti i miei soliti discorsi sulla religione o evitare. Non ho detto nulla, l’ha presa come una forma di rispetto e non è scappato via, quando ci vedevamo era contento ma sempre con senso di colpa di fondo. Io lo facevo parlare, speravo tantissimo che capisse le cose anche il mio punto di vista, poi abbiamo parlato anche di religione. Per lui era una cosa essenziale, per fare le cose onestamente ci metteva l’anima. Non era bigotto, non era uno invasato, no! L’aveva presa sul serio al 100%. Io non frequento le chiese da quando mi sono reso cono di essere gay, in pratica da quando ero ancora ragazzino, ma qualche pagina di vangelo la leggo volentieri, le chiusure che ha il papa sui gay mi sembrano assolutamente immorali ma non penso affatto che la religione sia una cosa stupida. Marco si è reso conto che io avevo un certo rispetto per queste cose e ne è stato contento, tuttavia con me non ha mai parlato del problema di religione e gay. Il ventiquattresimo giorno, un sabato, mi ha chiesto una cosa stranissima, mi ha chiesto di accompagnarlo in chiesa l’indomani... io gli ho detto che ci sarei venuto certamente. La domenica era una domenica particolare e c’era un vescovo che doveva cresimare una ventina di ragazzi. Io e Marco siamo entrati. Io mi sarei fermato in fondo, ma Marco ha voluto che andassi più avanti con lui e ci siamo messi in un banco circa alla metà della chiesa. E’ entrato il vescovo per la messa, uno magro, alto, anziano. I ragazzi cantavano, la chiesa era pina di gente, c’era una bella atmosfera. Poi il vescono ha fatto il suo discorso e ha detto delle cose molto belle, che mi hanno commosso, sul fatto che siamo tutti fratelli e che amare il nostro prossimo è difficile. In pratica non c’è stata una sola parola della predica del vescovo che io non avrei detto identica. Mi sembravano cose bellissime, condivisibili al 100%, poi ci siamo scambiati la pace, ma la cosa non aveva il sapore rituale che ha di solito, era una cosa seria. Si è alzato ed è andato a confessarsi al ritorno si è inginocchiato proprio vicino a me, poi è andato a fare la comunione, era felice come non l’avevo visto mai. Quando siamo usciti dalla chiesa abbiamo parlato per un quarto d’ora e mi ha detto che avrebbe voluto farsi prete ma che adesso in seminario avrebbe avuto dei problemi, che prima di decidersi doveva avere la certezza che avrebbe potuto portare la cosa avanti fino in fondo senza esitazioni, mi ha spiegato che prima avrebbe dovuto risolvere il problema della omosessualità e che se gli volevo bene veramente lo dovevo aiutare non cercandolo più. Quello che io ho provato in quei momenti credo che nessuno se lo possa immaginare, ero sconvolto, non sapevo che dire, lui mi chiedeva di dirgli addio per sempre e io ho rispettato la sua decisione, gli ho detto che gli avrei voluto bene sempre e comunque, mi ha risposto che questo lo sapeva e che anche lui non mi avrebbe dimenticato ma che la sua strada era un’altra. Ormai è passata una settimana e non l’ho più sentito. Adesso mi sento uno schifo dentro, mi sento solo, mi sento disperatamente solo e penso che sono stato vile, che non ho fatto quello che avrei dovuto, penso che ho rispettato solo le sue parole e non la sua anima, che l’ho fatto andare per quella che lui mi ha detto essere la sua strada ma che forse non è veramente la sua strada, perché lui quella scelta l’ha fatta in modo drammatico, perché era spaccato in due dentro, perché per salvarsi l’anima doveva distruggere se stesso. Quello che mi fa stare male è che se dovesse pentirsi della scelta che ha fatto non avrebbe nessuno disposto ad ascoltarlo. Io l’ho assurdamente assecondato nello scegliere la strada che lo ha portato definitivamente via da me, ma se volesse tornare indietro nessuno lo aiuterebbe e io penso che prima o poi possa andare in crisi. Il senso della disperazione mi viene non solo per me ma soprattutto per lui e mi sento in colpa e penso che il mio comportamento sia stato ipocrita perché rispettare una persona significa dirle sempre tutto quello che si pensa e io con lui non l’ho fatto.

CIAO DISTILLATO 8

Dopo una giornata stressante lontana da questo blog, eccomi finalmente al mio posto. E questa volta, dopo ben quattro commenti (su Progetto Gay), Distillato si merita una risposta un po’ più articolata.
Circa il commento a “scoraggiamento gay” ho parecchie cose da dire. Non so se hai mai visto un vecchio film con Rex Harrison e Richard Burton. E’ un film del 1969, ma già prima si era visto in teatro con attori del calibro di Renzo Ricci e Paolo Stoppa e con un regista come Sandro Bolchi. La vicenda sembra ricalcare il tipico modello di commedia gay: un parrucchiere e un ex attor giovane troppo stagionato entrambi oltre i 55 (ovviamente gay e un po’ da operetta buffa) convivono in situazioni paradossali, con vecchie madri che li considerano eterni bambini, vicini pettegoli, ecc. ecc. I due litigano ogni giorno e il litigio finisce sempre nello stesso modo, uno dei due sbatte la porta e se ne va ma poi, dopo dieci minuti torna indietro. Il film ha una portata sentimentale notevole e talvolta ha toni sostanzialmente drammatici. I protagonisti sono due falliti, non solo perché sono gay ma perché nella loro vita non hanno concluso nulla... ma non mi sentirei proprio di dire che non si amano. Si amano da disperati, ma sono l’uno per l’altro l’unica ancora di salvezza. Quello che dici: quando qualcosa ti fa soffrire è bene chiudere e cambiare, è vero solo dal punto di vista di un ragazzo gay ma per un uomo di mezza età, o addirittura per un vecchio, per queste persone le alternative non esistono e amore e disperazione si fondono inevitabilmente, perché, con tutto il seguito di sofferenza che pure è inevitabile in un certo tipo di rapporto, esiste pure una dimensione che è comunque d’amore. I protagonisti di “scoraggiamento gay” non sono ragazzi e la dimensione del fallimento l’avvertono concretamente, per loro, ormai, la vita vera può essere solo quella. Il commento a “coppia gay” mi piace moltissimo anche perché, pure se con qualche differenza, mi sono trovato a vivere situazioni sostanzialmente simili a quelle, e dalla parte di quello che fa il duro, e la cosa è andata a finire più o meno come nella storia. Se avessi trovato persone che non mi volevano bene veramente, non mi avrebbero tollerato, ma per fortuna ho trovato persone che mi volevano bene veramente proprio come nella storia. Siccome questa storia ha per me una valenza autobiografica il fatto che ti abbia fatto effetto, per me, è particolarmente importante. Il commento a “sentirsi imbranati” intanto mi consola perchè forse non sono l’unico a sentirmi imbranato, almeno in certi momenti, e poi la chiusa: contraddizioni o forse no... mi incuriosisce, in effetti non credo che siano contraddizioni ma penso si tratti del riaffiorare di paure ancestrali, essenzialmente la paura dell’abbandono, e dell’idea, sostanzialmente stupida, ma dura a morire, che i rapporti affettivi siano una specie di partita a scacchi in cui non si devono sbagliare le mosse.
Quanto al commento a “eros gay e meccanica quantistica” concordo pienamente sul fatto che la storia potrebbe benissimo essere riscritta in chiave etero, a conferma del fatto, se mi ce ne fosse bisogno, che moltissime tematiche relative alla vita effettiva sono esattamente le stesse per i gay e per gli etero, cosa che d’altra parte mi pare ovvia, ma quando dico che quella è “vita gay” intendo dire che (almeno con gli occhi di una persona della mia età) data l’assoluta improbabilità di realizzare una convivenza gay, come è stata quella iniziale dei protagonisti, quando una eventualità del genere si realizza, l’idea di avere vinto il primo premio della lotteria viene eccome, ma poi ci si rende conto che l’altro è realmente altro, sesso o non sesso, e l’unica scelta possibile è tra tenerselo com’è o buttare via tutto. Alla fine si può anche amare una persona che ti fa soffrire perché in qualche modo ha bisogno di te. Il suo mondo non lo puoi distruggere. Mi torna sempre in mente la frase bellissima di Baldwin: “qui non c’è niente da decidere, qui c’è tutto da accettare!” Mi è capitato giorni fa un episodio significativo a questo proposito, te lo racconto. Un ragazzo che conosco, trentunenne, gay non dichiarato, ma in sostanza convivente con un altro ragazzo un po’ più giovane in un modo molto gratificante (li ho visti insieme tempo fa ed erano l’incarnazione della felicità) ha fatto e vinto due diversi concorsi per il dottorato di ricerca in due università agli estremi opposti dell’Italia, ci siamo trovati a parlarne e mi ha chiesto che cosa ne pensavo, in pratica se, secondo me, sarebbe stato meglio andare a nord o a sud. Io gli ho risposto una cosa che lo ha fatto arrabbiare, gli ho detto che, secondo me, stava per fare la più grande stupidaggine della sua vita, è rimasto piccato, voleva che gli dicessi che era stato bravo, ma in sostanza gli ho detto che stava vendendo l’anima al diavolo e che del suo compagno evidentemente non gliene fregava niente. Io l’altro ragazzo lo conosco bene e come era andato in crisi l’avevo visto, ma quello che aveva vinto il concorso non se ne era accorto e andavano a letto insieme tutti i giorni! Perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. I gay giovani molto spesso sono portati a pensare che vendersi l’anima sia una cosa “intelligente” o che una cattedra all’università sia meglio di una vita affettiva felice e quando è così e inutile tentare di farli ragionare perché non escono dai loro schemi. Nella storia di “eros gay e meccanica quantistica” si risente inevitabilmente anche l’eco dalla vicenda che ho appena raccontato e che, lo devo confessare, non mi è piaciuta per niente, perché poi il ragazzo che ha vinto il concorso la scelta l’ha fatta ed è andato a Milano e il suo compagno e rimasto solo! Quello che è andato a Milano vedeva solo la scelta tra Milano e l’altra università, ma pensare che c’era un’altra scelta da fare a monte, cioè se partire o restare con il suo compagno, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello... ma quindici giorni prima il milanese parlava d’amore così bene che sembrava che fosse innamorato per davvero! Per oggi la chiudo qui... ma sto preparando un’altra storia e questa volta proprio su una questione delicatissima, ne ho scritto una bozza, ma non so fino a che punto mi posso spingere senza passare i limiti (non si tratta di sesso).

EROS GAY E MECCANICA QUANTISTICA

Quella che segue è la trascrizione sostanzialmente fedele di quanto mi ha detto il protagonista. Per ragioni di opportunità ho cambiato alcuni elementi, come la “materia” e la città, ma la storia si potrebbe ambientare benissimo in qualsiasi città e in relazione a qualunque professione.

Ho 45 anni, un’età critica per tutti, per un gay non ne parliamo... Insomma tutto ruota in torno al mio rapporto con il mio compagno. Lui si chiama Fabio C., ha 41 anni ed è un genio, il mio problema in fondo è proprio quello, oggi, alla sua età, è professore ordinario di Meccanica quantistica all’università di B.
Mi potreste chiedere che cosa c’è che non va... e avete ragione. Io con lui ho un rapporto stranissimo, per un verso gli voglio bene, perché è un brav’uomo che cerca di coprire con la meccanica quantistica una marea di altre cose, ma per l’altro mi sento quasi soffocato da lui, ma non dal fatto che è uno che conta, non è questo, mi sento soffocato da lui sotto il profilo affettivo perchè ha un bisogno disperato di me, anche se non lo ammetterebbe mai, o forse sì. Quando ci siamo conosciuti, lui aveva 22 anni, era il 1988, io ne avevo 26 ed ero un ragazzo gay frustrato a livello totale, non solo dal fatto di essere gay, ma dal fatto di essermi laureato a 26 anni in Giurisprudenza e in modo non eccelso e da tante altre cose... Lui si era appena laureato in Fisica, ovviamente con la lode. Non sapevo che fosse gay, l’avevo visto per caso all’università e ne ero rimasto fulminato, non sapevo nemmeno che fosse un genio, pensavo che fosse solo un bel ragazzo, solare, sorridente. Qualche volta avevamo scambiato un’occhiata fuggevole, ma solo questo, in fondo sono cose che capitano. Un pomeriggio sono andato al cinema. Era appena uscito “Gli occhiali d’oro” un bellissimo film tragico a tematica gay su un romanzo di Bassani, io allora queste cose non me le perdevo, sono entrato nel cinema prima dell’inizio della prima proiezione, c’era pochissima gente, niente famiglie, tutti ragazzi soli, dato il tipo di film il pubblico era ovviamente un pubblico molto selezionato, probabilmente gay al 100% e il fatto di stare lì a luci accese ad attendere l’inizio del film era anche un po’ imbarazzante. A un certo punto entra lui, mi riconosce, mi saluta e mi chiede se si più mettere vicino a me. Prima della proiezione abbiamo scambiato solo due chiacchiere generiche e mi ha detto che si chiamava Fabio, ma il fatto che stava lì al 99% significava che era un ragazzo gay. ovviamente tra noi non c’è stato il minimo contatto, all’intervallo hanno riacceso le luci e l’ho visto da vicino, mi sentivo sconvolto, mi ha detto che aveva letto il libro, in pratica un coming out esplicito. Quando il film è finito siamo usciti e abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi mi ha guardato dritto meglio occhi e mi ha detto: “Perché sei venuto a vedere questo film?” e io gli risposto: “E tu perché ci sei venuto?”. Lui ha detto: “Mi sa che ci siamo venuti per la stesa ragione...” ovviamente siamo rimasti a parlare tutta la sera, ci siamo scambiati i numeri di telefono e in pratica era evidente che la cosa non sarebbe finita lì. L’indomani è venuto sotto casa mia e mi ha suonato al citofono, siamo andati in giro per la città con la mia macchina, lui ancora non ne aveva una sua... in breve mi ha detto che si era innamorato di me e che mi aveva notato già prima e poi mi ha detto che per lui la prova del nove di un rapporto affettivo è vedere e c’è corrispondenza a livello sessuale e mi ha detto che se non ero interessato glielo dovevo dire subito, altrimenti avrebbe rispettato i miei tempi, a meno che non fossero troppo lunghi. Io allora vivevo da solo in un appartamentino dei miei... insomma è successo tutto così in fretta che non ho fatto nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo... che vi devo dire... la sera stessa siamo stati a letto insieme e io sono passato dall’essere il ragazzo più frustrato del mondo all’essere il più esaltato. Io e Fabio a livello sessuale eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, all’inizio pensavo che ci sarebbe stato un po’ di imbarazzo ma non c’è stato nessun imbarazzo. Fabio mi corrispondeva a livello sessuale come fosse stato il ragazzo dei miei sogni, come se capisse esattamente momento per momento quello che provavo io e poi mi sorrideva, ogni tanto si metteva a giocare, a ridere, camminava nudo per casa, era di una disinvoltura che io non avrei mai sognato. Dal giorno appresso abbiamo praticamente vissuto insieme per quasi due mesi in intimità totale, quasi in simbiosi fisica. Io vivevo uno stato di vera esaltazione, stavo con un ragazzo più giovane di me di quattro anni, bello, lo vedevo felice quando stava con me, praticamente tra noi c’era sempre una forma ci contatto fisico, quando mi passava vicino mi passava una mano tra i capelli o mi dava un bacetto leggero leggero. Se andavamo al cinema, a luci spente, stavamo sempre mano nella mano e poi la notte, quando vedevo che, dopo, si addormentava nella mie braccia la cosa mi faceva una tenerezza tale che io la preferivo a qualunque cosa, si abbandonava proprio, si fidava al 100%. Tutto questo è stata l’estate dell’88 il mio vero paradiso... poi è cominciato il purgatorio e non perché avesse trovato un altro ragazzo o perché tra noi fosse diminuita l’attrattiva sessuale reciproca, perché, anzi, sotto quel profilo ancora adesso ci sto benissimo... ma a settembre cominciò un corso di specializzazione in Meccanica quantistica... una cosa seria, serissima. Usciva la mattina alle sette e tornava a casa il pomeriggio o addirittura la sera. Mi parlava del laboratorio dei professoroni che aveva conosciuto, il lo lasciavo parlare perché ne aveva bisogno, avrei voluto parlare con lui anche d’altro, anche di noi, ma non succedeva, si parlava solo di Meccanica quantistica e, piano piano, pure io ho cominciato a capire di che si tratta e allora gli proponevo qualche idea assurda e lui la prendeva sul serio... è successo più volte. In pratica non si parlava d’altro. I nostri contatti sessuali si sono ridotti a livello settimanale ma il sabato sera Fabio era sempre quello di una volta... diciamo così, questo è stato il purgatorio ed è durato tre anni, poi è venuto l’inferno. Ha vinto un concorso importante e ha avuto una borsa di ricerca in Svizzera... io che gli potevo dire? Gli ho detto: Vai! Non ci pensare due volte! Ne va del tuo futuro! e lui è partito... ma io gli ho detto “vai!” perché non potevo che dire così... insomma mi è costato veramente moltissimo. Stava fuori due, tre o anche quattro settimane di fila, quando tornava c’erano ancora le nottate di sesso bellissimo e io non facevo che andare su e giù di umore. Una notte di sesso bellissimo e poi un mese di depressione galoppante e poi di nuovo una notte di sesso bellissimo e così via. Ho fatto questa vita per otto anni! Poi ha avuto i primi incarichi di insegnamento e l’ho sempre incoraggiato, a malincuore ma l’ho sempre incoraggiato, e se ne andava sempre in posti lontanissimi, quando tornava il contatto sessuale era fortissimo ma in pratica non ci stava quasi mai. Una sera ho provato a dirgli che mi sentivo a disagio ma l’ha presa malissimo, non me lo ha detto, ma gliel’ho letto in faccia e ho addolcito il discorso dicendo che lo amavo alla follia e non potevo sopportare che stesse lontano e lui mi ha detto che lui senza di me sarebbe morto dentro e che io lo avevo sostenuto in tutti quegli anni e che se aveva fatto qualcosa di buono lo aveva fatto per merito mio, poi i nervi gli sono crollati e l’ho visto a pezzi, evidentemente avevo rotto l’incanto del suo mondo interiore. Quella sera non abbiamo fatto l’amore... lo abbiamo rifatto dopo un mese, quando è venuto di nuovo in città, ma ho avuto la sensazione che sia lui che io lo facessimo ormai solo per celebrare vecchie memorie, ormai non era più la stessa cosa, il tempo della felicità era finito. I mesi seguenti l’ho visto letteralmente crollare, diceva che lavorava tantissimo, ma il motivo era un altro, secondo me si sentiva un fallito e un disperato. Poi ha vinto proprio la cattedra ma lontanissimo da qui... era talmente a pezzi, cioè proprio demoralizzato dal fatto di doversene andare lontanissimo che io gli ho fatto una proposta, gli ho detto che sarei andato con lui, se voleva, e l’ho visto di nuovo contento e non lo vedevo così da anni. In realtà non è stato facile perché ho dovuto trovare un lavoro dove stava lui, ma alla fine l’ho trovato e adesso viviamo insieme ma a casa nostra non siamo in due, siamo in tre: Io, Fabio e la Meccanica quantistica e quale sia il terzo incomodo non è molto chiaro. Anche questo è vita gay.

SCORAGGIAMENTO GAY

Te lo confesso, certe volte mi prende una depressione nera, apparentemente senza motivo, anzi forse è più facile che mi prenda proprio quando non ce n’è motivo. Oggi un ragazzo che conosco e che mi è molto simpatico mi ha fatto un regalo, una cosa gradita e inaspettata, in altri momenti una cosa simile mi avrebbe messo di ottimo umore. Stamattina un ragazzo giovane mi ha detto una cosa di tipo molto personale che ho gradito molto, ha preso lui l’iniziativa di palare con me e c’ho ripensato più volte nel pomeriggio, ma oggi non riesco a valutare positivamente tutte queste cose. Vorrei altro e non so nemmeno che cosa vorrei, una storia d’amore... forse, ma forse nemmeno, anzi nessuna storia d’amore, mi sembra quasi che a certe cose non ci credo più. Con Sandro in teoria tutto va bene, mi vuole bene, nei limiti del possibile perché per riuscire a sopportarmi ci vuole molta buona volontà... io non sono entusiasta, ma ormai la cosa è avviata e tutto sommato è accettabile e poi puntualizzare a che servirebbe? Lui fa quello che può e fa pure troppo, e poi non possiamo nemmeno litigare perché ci vediamo pochissimo, lui sta sempre in giro e io pure, certe volte passano settimane, quando stiamo insieme penso sempre che è più vecchio della volta precedente, abbiamo entrambi 42 anni e alla nostra età che possiamo fare? C’è da cominciare a prepararsi per la vecchiaia... anzi ringrazio Dio che non sono rimasto solo perché poteva pure finire così. Insomma, un tirare avanti... Mi fanno impressione quelli che sono felici, mi chiedo se hanno capito bene, certe volte sembrano proprio convinti. Loro alle favole ci credono, io no... io ormai non credo più a nulla... a me stesso poi non c’ho creduto mai. Una cosa buona ce l’ho il lavoro... in pratica adesso è la cosa più importante. Quando ho conosciuto Sandro avevamo 25 anni, mi sembrava un sogno. Ci sentivamo giovani, il mondo era nostro. Una marea di sogni... e poi com’è finita? Un tran tran quotidiano, vita affettiva per modo di dire, vita sessuale neanche per modo di dire e un po’ di depressione che avanza... è la depressone non del gay che sta sognando e non può realizzare quello che sogna ma di quello che ha realizzato e ha visto che sarebbe stato meglio continuare a sognare. Sandro certe volte si arrabbia con me, mi dice che sono passivo, che non ho voglia di vivere... io gli dico che non è vero, ma è proprio così... mi sento spento. Sandro lo rispetto, in un certo senso gli voglio bene perché è un brav’uomo, ma in sostanza anche di lui non mi importa molto, se si trovasse nei guai lo aiuterei, certo, ma ormai comincio a sentirlo come un estraneo. Lui ha la sua vita e io la mia, siamo due gay che vivono insieme, non direi che siamo due gay che si amano, è una parla troppo grossa, meglio dire che si tollerano, che hanno bisogno l’uno dell’altro soprattutto per fare finta di non essere soli lo stesso. La settimana scorsa mi ha confessato che ha conosciuto un ragazzo che gli interessa, un ragazzo di 22 anni, io l’ho ascoltato, la cosa non mi ha sconvolto, in un certo senso me l’aspettavo e in un certo senso so pure come andrà a finire... Sandro si vivrà il grande amore per qualche mese, lui è fatto così, poi si stuferà anche del ragazzo di 22 anni e lo farà a polpette ma non se ne renderà nemmeno conto e poi tornerà da me... è già successo, copione sperimentato... e io me lo riprenderò, poi passerà qualche mese di depressione, e io appresso a lui, finché non gli passerà per la testa un’altra fantasia. Noi siamo gay ma siamo diversissimi. Lui ha la fissa del “non perdere tempo” evidentemente gli anni se li sente addosso, me li sento pure io, solo che io non credo che ci si possa fare nulla e soprattutto non credo che ci sia un gran che da perdere, io le frenesie di vivere per paura della “fine stagione” non ce l’ho... per me la stagione è finita da un pezzo! Che dovrei fare? Cercarmi anch’io un ragazzo di 22 anni? Ridicolo! ... E per farci che? Per ricominciare la vita da capo? No! Basta! Di vita me n’è bastata una... se dovessi ricominciare da capo preferirei non ricominciare. Certe volte mi chiedo se sono un gay depresso oppure un depresso gay e mi sembra che la seconda risposta sia più giusta della prima. Certe volte la mattina vorrei non alzarmi, non andare a lavorare, rimanere rintanato nel letto... quando c’è Sandro e mi vede così almeno mi coccola un po’... ma quello non c’è mai e io sto praticamente sempre solo... e poi la chiamano convivenza... ma convivenza di che? ... che qui uno sta a levante uno sta a ponente... se ci fosse almeno, almeno ci potrei discutere... ma non ci sta mai e io mica gli posso dire lascia perdere il ragazzo di 22 anni oppure lascia perdere gli altri cavoli che c’hai per la testa... perché lui scrive, fa l’intellettuale, di fantasie per la testa ne ha tante, lo invitano da tutte le parti... non gli posso mica dire: non ci andare... se gli togli quello che cosa gli resta? Almeno si riconsola con un po’ di fumo... mi torna in mente la storia del ragazzo ventiduenne... forse ne dovrei essere sconvolto, ma mi viene solo da pensare: povero ragazzo! Mettersi con Sandro! Si vede che non lo conosce. Sandro gli farà male, ma senza cattiveria. Sandro capisce tante cose difficilissime ma quelle terra terra non le capisce affatto, in un certo senso mi fa un po’ pena perché crede in quello che fa e crede di capire anche la vita degli altri... chissà perché mi ha parlato del ragazzo di 22 anni... queste cose non me le nasconde mai, me ne parla come un bambino che sta per fare una marachella... perché per lui il senso è quello e io gli faccio la predica moralistica, ma non per dirgli di non andare con quel ragazzo ma per dirgli di non illuderlo perché certe cose fanno male... l’altro giorno sembrava convinto a molare tutto e a non fare danni... ma io so benissimo che non mollerà proprio niente e che i danni li farà e devo solo aspettare che accada. Io non sapevo che la vita gay potesse essere anche così.

COPPIA GAY

- Non me la sento, è troppo difficile, e poi chi l’ha detto che bisogna vincere la partita, chi l’ha detto che si può vincere la partita, non me la sento, sono stanco, di tutte queste cose non me ne importa più niente. Non ho più voglia di combattere...
- Sì, ma combattere per queste cose significa combattere per la propria vita, è un impegno morale!
- Macché impegno morale, è solo una guerra persa in partenza, noi stiamo andando contro il mondo e uno stress continuo, devi stare attento a tutto e poi anche con te... io ti voglio bene... però è una fatica tremenda pure vivere con te, tu hai tante idee per la testa e noi certe volte non ci capiamo veramente... due ragazzi forse si possono capire meglio ma io sono troppo grande per vivere con te... io sono stanco, non ce la faccio più... io voglio stare solo, solo come stavo prima, solo senza grandi idee per la testa, solo perchè illudersi che ci sono prospettive, per me dico, per te è veramente diverso, ma illudersi che ci sono prospettive per me è fuori della realtà... io ti vorrò sempre bene, ma di andare avanti così non me la sento più, questo è tutto, ho bisogno di stare solo, adesso mi sento travolto dalla tua giovinezza, ho la sensazione che ti poso frenare, che ti posso condizionare, tu hai bisogno di vivere la tua vita...
- Tu dici che io ho bisogno di vivere la mia vita per trovare una giustificazione, ma il discorso non regge... mamma mia se tu capissi come mi sento adesso... io lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questo punto... io lo sapevo. Ti giuro, non sono pentito di nulla e lo rifarei, rifarei tutto quando perché è stato bellissimo... ma perché dobbiamo dire. “è stato”? Perché dobbiamo seppellire tutto quello che abbiamo vissuto insieme? Ma che cosa è successo? Non riesco a capirlo, proprio non riesco a capirlo... forse l’errore è stato solo il fatto di andare a vivere insieme, non lo so, ma ho l’impressione che la rovina sia cominciata tutta di là, te lo dico perché lo penso e mi sento un cretino, totalmente un cretino perché l’ho voluto io... prima ci si sentiva ma ci si vedeva poco ed era tutto bellissimo, non dirmi di no, era così pure per te... poi abbiamo provato a fare una famiglia... ti ricordi tutto quello che dicevamo sulla famiglia... quante cose abbiamo detto! Una famiglia gay! Bello, una bella idea, ma un’idea distruttiva, e non mi dire di no! Tu non sei mai stato innamorato di me, tu eri innamorato dell’idea, del fatto che ti sembrava di avere fatto una cosa grande, una cosa controcorrente, perché a te queste gratificazioni piacciono e per vivere una “vita gay” ci vuole un compagno e io ero il meno peggio... non mi guardare strano, lo sai benissimo che è così! E poi il sogno l’abbiamo realizzato: vivere insieme, tu e io, nella stessa casa, tutta la giornata, tutti i giorni... e tu ti sei sentito stretto, ti sei sentito asfissiato... perché allora hai visto veramente chi ero... tanto a me, com’ero, non m’ha mai voluto bene nessuno, ognuno voleva qualche cosa da me, c’era gente che voleva solo sesso, no, tu no, tu eri più moderato... ma perché... ma non era perché mi volevi bene... tu volevi solo il secondo attore per fare la tua commedia... guarda, io non te ne faccio una colpa, lo so che succede, forse prima o poi succederà pure a me... ma tu volevi solo che io ti facessi da spalla...
- No, non è così, io ti ho volto bene veramente...
- Ma che importanza può avere, ormai pure tu parli di me solo al passato, tu mi vuoi seppellire, perché adesso ti do fastidio, perché adesso non ti dico le cose che vuoi tu, perché ti stai accorgendo che sono un’altra persona... e, guarda, non è nemmeno il fatto che sono tanto più giovane di te, non è quello il fatto... è che tu non voi che io sia me stesso, tu mi vuoi dipendente... e va bene, e va bene... io non lo dovrei accettare, ma io lo accetto lo stesso, io posso pure rinunciare ad avere una vita come la vorrei, ci posso pure rinunciare per restare vicino a te, ma te che te ne importa? Tu c’hai tuo paradiso ideologico a te basta trovare una motivazione, tu sei egoista, questo è il fatto, tu non vuoi rischiare niente, ti fai i tuoi calcoli... ma è amore questo? Ma che c’entra tutto questo con l’amore? Tu reciti, reciti la parte del gay serio, di quello che fa le cose come si deve, hai bisogno di soddisfazioni di questo genere, a te delle persone non te ne frega niente, di me non te ne frega niente, a te ti bastano le idee... ma come fai a campare così? ... ma non ti rendi conto di quello che perdi? Ma non ti rendi conto che sei arido dentro? Ma è possibile che devo essere io a dirti queste cose? Ma vattene, va’... tanto provare a farti a aprire gli occhi è una partita persa... è quella la partita persa... e io sono ancora innamorato di te e mi sento la disperazione dentro... e tu non fai niente... io adesso sto a pezzi e tu nemmeno te ne accorgi, io adesso ho un bisogno dannato di essere abbracciato, perché mi viene da piangere, ma tu resti lì e mi guardi con lo sguardo duro... Ma tanto alla fine io non ti dimenticherò lo stesso, perché sono stupido fino a questo punto, perché ti voglio bene anche se tu non mi consideri nemmeno... ma sta fermo! No! Non voglio che mi stringi la mano solo perché te l’ho chiesto io! ... aspetta! aspetta, per carità! Non mi abbracciare con un abbraccio falso! Non mi imbrogliare in cose di questo genere! ... ma che fai! Stupido! Adesso ti metti a piangere pure tu... ecco, lo vedi che cosa vuol dire? E tu non avevi capito niente! Dai, sorridimi... non ti posso vedere in questo modo! Tienimi stretto, così, fortissimo! Devo sentire che ci sei... io ho maledettamente bisogno di queste cose ma tu hai sempre avuto paura... ma come hai fatto? Dai, su... lo so che ci stai male pure tu, dai adesso è passata! Stai buono, stai tranquillo, adesso è passata, non è successo niente... non fare così... non è successo niente...