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martedì 5 febbraio 2008

JAMES BALDWIN E LE COPPIE GAY DI ETA’ DIVERSA

volevo chiederti un ulteriore commento, mi spiego meglio... venerdì ho risentito il mio ex il 22 enne di cui sopra.. sarebbe stato il nostro 5 mese..capisco che valga poco.. ma per me per mille motivi, vale molto. Mi rispecchio molto nelle tue parole, e nelle descrizioni che fai, ed ero convinto che comunque se non diventato amore, il nostro relazionarsi, fosse servito a qualcosa.. o avesse in lui lasciato qualcosa... 5 mesi, pieni di 1000 cose, e situazioni, ricordi intensi, dialoghi, confronti, iniziazione al sesso etc.. vita di ogni giorno con 1 uomo, condivisione.. etc.. ovvero 1 insieme di cose, che credevo in lui avessero lasciato qualcosa.. ed invece. Oltre non ricordarsi la data, a cui non do questa grande importanza.. ma appena gli ho confermato che comunque sia andata io tengo molto a lui... la sua risposta è stata .."anche a me sembra cosi strano che in cosi poco tempo tra noi si sia legato un legame del genere" difficilmente mi succede nelle amicizie... come amicizie? mah... ti ricordi che sono il ragazzo con cui hai fatto per la prima volta l'amore? sono la persona con cui negli ultimi 5 mesi... lo avrai fatto n n n volte sempre con trasporto ed intensità? con cui hai condiviso ultimi 5 mesi in maniera piena e completa?? ovvio che tu senta un legame speciale... ma sbaglio? oppure nel tuo confrontarti sul blog, vedi che può succedere spesso? magari parto io svantaggiato, che in questa situazione ci sto stretto... gli ho offerto di rimanere amici, di continuare con nostro rapportarci quotidiano... ma credo che a lui non interessi...non essendo + una figura di riferimento, forse non ha senso per lui continuare anche a rapportarci su altri aspetti.. di questo rapporto? boh? dovrei farmi da parte in tutti sensi? non è me che vuole.. e finita li... che dire? aspetto tuo consiglio ok?
p. s. provato a cercare Another country ma non trovato ne la versione italiana neppure quella US...
Peccato.ciao
4/2/08
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Carissimo Lounge71,
cerco di rispondere alla tua richiesta proprio a partire da “Another country” di James Baldwin. In quel bellissimo romanzo, a mio giudizio il più bel libro che ho letto, si racconta una storia d’amore tra due persone di età diversa. Il libro viene in genere interpretato in chiave ottimistica perché la “storia d’amore” di Erik e Yves sembra realizzarsi alla fine del romanzo, quando i due si ritrovano a New York. Il lettore gay, portato dall’entusiasmo, legge questa conclusione esattamente come il classico “e vissero sempre felici e contenti” ma Baldwin non è una scrittore di favole e il tema di fondo del libro è in realtà il tipico tema delle coppie gay di età diversa. Eric è felice si accogliere Yves all’eroporto di Los Angeles (la città nella quale gli angeli hanno stabilito la loro dimora), ma nell’anima di Eric esiste una consapevolezza di fondo che dà a quell’amore un significato molto particolare. In una delle pagine fondamentali del libro Erik spiega al suo amico Vivaldo la situazione, gli confida di essere innamorato di un ragazzo che si chiama Yves, che lo raggiungerà presto a New York, gli fa leggere una affettuosissima lettera di Yves e gli dice: “Qualche volta lo facciamo ed è meraviglioso. Qualche volta no ed è terribile” poi aggiunge che quando pochi minuti prima aveva parlato di decidere e di accettare stava pensando proprio ad Yves e nel dirlo ha le lacrime agli occhi. Dopo una lunga pausa di silenzio arriva al nocciolo del problema: “Yves che è molto più giovane di me, penserà di allontanarsi da me... e io devo essere preparato a lasciarlo andare. Lui se ne andrà. E io penso che se ne debba andare forse proprio per diventare un uomo.” Vivaldo aggiunge: “Vuoi dire per essere se stesso...”, Erik gli risponde “Sì” e segue un lungo silenzio. “Tutto quello che io posso fare - dice Erik - alla fine, è volergli bene... Io non posso illudermi di amare nessun altro. Non posso fare nessuna promessa più grande di quella che già gli ho fatto, non adesso, e forse una promessa più grande non la farò mai.” Erik con le lacrime agli occhi aggiunge che non si potrà più comportare come se fosse libero quando non lo è più e si chiede se tutto questo abbia un senso o se non sia solo follia, dopo una pausa conclude con la famosa frase: “Qui non c’è niente da decidere. Qui c’è tutto da accettare.” [Riporto il testo originale del brano in calce a questo post].
Con questa precisazione la conclusione positiva del libro di Baldwin assume un significato moto più serio. Erik accetta di vivere il suo rapporto d’amore con Yves con la piena cosapevolezza che questo rapporto finirà, non per colpa di Yves ma perché staccarsi da Erik servirà ad Yves per diventare un uomo e per essere se stesso, tutto questo non è solo un’ipotesi ma è una certezza ed è accetto come tale.
Amo il libro di Baldwin e l’ho preso come libro di meditazione quando mi sono trovato in situazioni analoghe. So bene che agire come Erik è difficile ma amare qualche volta significa lasciare andare il proprio compagno nel modo meno traumatico possibile.
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“I, too, am in love,” said Erik “his name is Yves; he’s coming to New York very soon. I got letter from him today.”
He stood up and walked to his desk, picked up the play and opened it and took out an airmail envelope. Vivaldo watched his face , which had become, in an instant, weary and transfigured. Eric opened the letter and read it again. He looked at Vivaldo. “Sometimes we make it, too, and it’s beautiful. And when we don’t, it’s hideous .” He sat down again.” When I was talking before about accepting or deciding, I was thinking about him.” He paused, and threw his letter on the bed. There was a very long silence, which Vivaldo did nor dare to break.
“I,” said Erik, “must understand that if I dreamed of escape, and I did – when this thing with Cass begun. I taught that perhaps here was my opportunity to change, and I was glad – well, Yves, who is much younger than I, will also dream of escape. I must be prepared to let him go. He will go. And I think” – he looked up at Vivaldo – “that he must go, probably in order to became a man.”
“You mean,” said Vivaldo, ”in order to became himself.” “Yes,” said Eric. And silence came again.
“All I can do,” said Erik, al last, ”is love him. But this means – doesn’t it - that I cant delude myself about loving someone else. I can’t make any promise greater than this promise I’ve made already – not now, and maybe I’ll never make any greater promise. I can’t be safe and sorry, too, I can’t act as though I’m free when I know I’m not. I’ve got to live with that. Does that make sense? or am I mad? There where tears in his eyes. He walked to the kitchen door and stared at Vivaldo. Then he tuned away. “You’re right. You’re right. There’s nothing here to decide . There’s everything to accept.”

lunedì 3 settembre 2007

AMORE GAY IN JAMES BALDWIN

AMORE GAY IN JAMES BALDWIM

Questo post è dedicato a James Baldwin, un grande della letteratura americana, se volete, potete trovare delle informazioni stringate su di lui in
Ma io non voglio occuparmi qui di letteratura, ci sono altri che posso farlo con molta più competenza, vorrei invece ringraziare pubblicamente quest’uomo per quello che fatto per i gay e anche individualmente per me. Ha parlato di “amore” gay, non banalmente di sesso, ma di “amore” gay, in anni in cui era difficile farlo e in un’America in cui i neri come lui, tanto più se si schieravano in difesa di una apertura al mondo omosessuale, non avevano vita facile. Ma Baldwin ha scritto un libro che non esito a considerare il più bel libro che ho letto e anche il libro più importante per la mia formazione umana, questo libro è “Another country”, terminato il 10 Dicembre 1961 (In Inglese: Black Swan book 0 552 99047 7, edito in Italia fa Feltrinelli, nel 1963, nella traduzione di Attilio Veraldi e ripubblicato nel 2004).
Si tratta di un capolavoro della letteratura americana, ma è il lato gay del libro che mi ha sempre incantato. Per Baldwin l’omosessualità è un valore alto, è una forma d’amore con la A maiuscola. Il libro ha dei risvolti tragici nella parte iniziale che sembra seguire un indirizzo piuttosto comune nella letteratura gay precedente: omosessualità come tragedia. Ma la seconda parte, che è quella preponderante, capovolge completamente le cose e l’amore omosessuale finisce per imporsi come un valore capace di dare senso a una vita. I personaggi sono molti ma la storia che costituisce la parte centrale del libro è una meravigliosa storia d’amore gay nata per caso tra Eric, un giovane scrittore americano, e Yves, un ragazzo francese molto più giovane di lui. La loro storia non è una tragedia, non è una storia di solitudini, no! E’ una storia d’amore vero ed è una storia d’amore che finisce bene. Eric incontra Yves poco dopo la guerra, sanno benissimo entrambi che la loro vita non sarà più quella di prima. L’atmosfera è di tenerezza, di rispetto reciproco, di amore profondo. Eric torna in America e Yves gli manda una dolcissima lettera e dopo un po’ lo segue negli Stati Uniti. Yves arriva all’aeroporo di Los Angeles ed Eric lo attende, quando il ragazzo attraversa i cancelli con l’agitazione nel cuore, sa che “è arrivato in quella città (Los Angeles) in cui gli abitanti del paradiso (gli angeli) hanno posto la loro dimora!”. E con questa metafora il libro si conclude. Ma questa storia d’amore non è una favola, Yves ama Eric ma sa che prima o poi avrà bisogno di sentirsi libero anche da Eric per essere se stesso; anche Eric è consapevole di tutto questo, sa che prima o poi, in un futuro più o meno lontano Yves se ne andrà, dovrà andarsene per seguire la sua strada, ma questo fatto non porterà Eric ad abbandonare Yves al suo destino, Eric lo amerà in modo totale pur sapendo che a un certo punto lo perderà, perché, come dice Baldwin, nell’amore non c’è nulla da decidere ma tutto da accettare. Questa considerazione mi è sempre sembrata sublime. Grazie James!