domenica 19 dicembre 2010
SOGNI GAY E VITA ETERO
lunedì 15 giugno 2009
GIOCO E SESSO GAY
Questo post è dedicato al rapporto tra il gioco e la sessualità e mira a mettere in luce il diverso significato del gioco sessuale in relazione all’orientamento sessuale delle persone coinvolte.
Un grandissimo numero di ragazzi, se non addirittura tutti, si sono ritrovati prima o poi a partecipare o ad assistere a episodi di gioco a sfondo sessuale cioè di gioco nel quale intervengono più o meno scopertamente contenuti sessuali o contenuti concernenti la nudità. Si parte da contenuti esclusivamente verbali, come nel gioco della verità su contenuti sessuali, e si passa per il contatto fisico non specificamente genitale, come nella lotta fatta per gioco che, per esempio al mare, fatta con addosso il solo costume, comporta un contato fisico molto diretto, e si arriva fino a giochi esplicitamente sessuali in cui è compresa anche la possibilità di toccarsi i genitali, oppure è previsto che uno dei partecipanti resti nudo alla fine del gioco (strip poker). Il gioco sessuale può essere non malizioso, cioè può nascere senza alcuna esplicita finalità sessuale, ma può anche essere programmato proprio al fine di creare un coinvolgimento sessuale. In alcuni casi il gioco sessuale rasenta il confine della violenza, quando cioè si tratta di giochi di gruppo imposti a una vittima non consenziente. È il caso del “fare la stira”, un gioco sessuale non privo di violenza che si praticava in ambiente scolastico o universitario nei confronti delle matricole o in ambiente militare, quando il servizio militare era obbligatorio, e consisteva nel denudare un ragazzo in gruppo, ovviamente contro la sua volontà, tenendolo fermo e impedendogli di difendersi, spesso gli altri ragazzi toccavano anche i genitali della vittima anche se in atteggiamento giocoso. La dimensione violenta era notevolmente attenuata dal’idea del gioco che accompagnava il rito e dal fatto che chi era stato vittima della stira poteva la volta successiva partecipare al gioco verso un altro ragazzo. Va sottolineato che questo gioco sessuale è caratteristico di ambienti esclusivamente maschili (caserme e classi scolastiche maschili). Oggi, con l’obbligo delle classi miste e anche delle squadre di educazione fisica miste, questi usi sono pressoché scomparsi. Tra i giochi al limite del gioco sessuale c’è il tickling, cioè il solletico, che comincia banalmente come un gioco ma consente a due ragazzi di familiarizzarsi con la reciproca fisicità e soprattutto abbassa la soglia delle difese e scioglie molto i comportamenti. Il riso diventa sfrenato e il contatto fisico si accetta in una dimensione di gioco e di divertimento. Non è affatto improbabile che un ragazzo gay vada in erezione trovandosi in una situazione simile, cosa che non accadrebbe con altrettanta facilità anche in situazioni esplicitamente sessuali. Il ridere è il cavallo di Troia della sessualità che permette ad un ragazzo di accettare in questo modo ciò che esplicitamente non accetterebbe. Attraverso il tickling e attraverso i giochi sessuali si manifestano spesso i primi segni di una sessualità gay in ragazzi che si sono ritenuti sempre etero. Tuttavia il partecipare a giochi sessuali tra persone dello stesso sesso non significa affatto che si è gay. In una classe maschile fare la stira era un tipico gioco sessuale etero. Sottolineo che non è la partecipazione al gioco sessuale che determina l’orientamento sessuale ma che a seconda dell’orientamento sessuale, la partecipazione al gioco sessuale è vissuta in modo totalmente diverso. I ragazzi etero, che partecipano a un gioco sessuale tra ragazzi dello stesso sesso, lo vedono come gioco, al massimo come gioco disinibito, ma non come attività sessuale, i ragazzi gay che partecipano allo stesso gioco lo vivono specificamente come un’attività sessuale. La differenza nel modo di partecipare si riverbera nel fatto che un ragazzo etero che ha partecipato a un gioco sessuale con altri ragazzi non ne caricherà il ricordo di valenze sessuali, cosa che invece farà il ragazzo gay. Il ragazzo gay farà di quel ricordo, che per lui è chiaramente un’esperienza sessuale, una fantasia masturbatoria forte e quel ricordo si stamperà in modo indelebile nella sua memoria.
La differenza nel modo di vivere la partecipazione al gioco sessuale da parte di un ragazzo etero e da parte di un ragazzo gay può creare grossi problemi e di fatto li crea nel caso in cui il gay si sia innamorato dell’etero e tra i due ragazzi l’atmosfera sia tanto disinibita da consentire di fatto giochi sessuali, cosa tutt’altro che rara. Ciascuno dei due proietta sull’altro il proprio modo di vivere il gioco sessuale, così l’etero pensa che anche per il suo amico il gioco sessuale sia solo un gioco senza vere valenze sessuali e in questa chiave si sente disinibito perché presuppone che l’altro ragazzo sia anche lui etero. Il gay interpreta la partecipazione al gioco sessuale da parte del suo amico etero come se fosse una vera e propria attività sessuale gay e comincia a lavorare di fantasia sul fatto che il suo amico dice di essere etero ma in realtà è un gay latente che prima o poi si accorgerà di essere gay perché “se uno partecipa a un’attività chiaramente sessuale con un ragazzo non può che essere gay”. Come è comprensibile questi tipi di proiezioni sull’altro del proprio modo di vivere l’esperienza del gioco sessuale possono creare attese, illusioni e successivamente cocenti disillusioni. Il gioco sessuale viene spesso usato dai ragazzi gay, consapevolmente o inconsapevolmente, come tentativo per coinvolgere un loro amico in una dimensione sessuale. Per un ragazzo gay è effettivamente molto difficile capire che un ragazzo etero vive un gioco sessuale in modo completamente diverso. In questo senso provare a coinvolgere un amico in un gioco sessuale non è assolutamente un sistema sensato per verificare il suo eventuale essere gay. Per capire se un ragazzo è gay c’è una sola strada, cioè parlare con lui in modo esplicito, cosa molte volte assai difficile se non impossibile, ma ricorrere a surrogati non espliciti del discorso diretto significa scegliere metodi del tutto inaffidabili.
Una caratteristica tipica dei giochi sessuali nei quali un ragazzo gay tenta di coinvolgere un suo amico per testarne l’eventuale omosessualità o per indurlo alla omosessualità, è costituita dalla gradualità che è una caratteristica tipica del gioco sessuale non spontaneo ma pianificato. In questa situazione, un ragazzo gay che non conosce l’orientamento sessuale del suo compagno cerca di coinvolgerlo dapprima in giochi in cui la dimensione sessuale sia poco evidente, se la risposta partecipativa dell’amico è spontanea, dopo un po’ di tempo, il ragazzo gay sperimenta un gioco in cui i contenuti sessuali sono più espliciti, se anche in questo caso la partecipazione dell’amico è spontanea diventa possibile programmare un altro passo in avanti verso una sessualità ancora più esplicita. Secondo il punto di vista del ragazzo gay, quando l’amico avrà accettato giochi scopertamente sessuali avrà con ciò stesso dichiarato la sua omosessualità. Questa strategia dei piccoli passi sposta sempre più avanti il limite che separa il gioco dalla sessualità. Non sono rarissimi i casi di ragazzi etero che accettino perfino di farsi masturbare dal loro amico che ritengono etero. Un fatto del genere viene automaticamente interpretato dal ragazzo gay come manifesta ammissione di omosessualità da parte del compagno. Questa conclusione deriva da un presupposto, che, cioè, ciò che conta per identificare un gay sono i comportamenti esterni, ossia che ci sono “comportamenti” tipicamente gay che un etero non metterebbe mai in pratica. In realtà l’esperienza insegna che per identificare un ragazzo gay bisogna conoscere l’interpretazione che egli dà dei comportamenti propri ed altrui. In altri termini non sono i comportamenti in sé che definiscono un gay ma le interpretazioni che quella persona dà di quei comportamenti.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=290
mercoledì 3 settembre 2008
AVVICINARSI DA ADULTI ALLA SESSUAITÀ GAY
Il presente post è dedicato alle persone che si sono accettate come gay in età adulta o si stanno avviando in quella direzione.
Nella mia attività di colloquio in chat sul tema della omosessualità e dell’orientamento sessuale, mi capita diverse volte di incontrare ragazzi non più giovanissimi, tra i 30 e i 40 anni, che si riconoscono gay in età pienamente adulta. Situazioni del genere si presentavano prima sporadicamente ma ultimamente non è più così e, tra le persone che mi contattano, i 30/40enni che escono da lunghi e faticosi percorsi di riconoscimento del proprio orientamento sessuale, tendono a diventare una percentuale consistente, in torno all’8-10%. A tutta prima l’idea che un ragazzo di oltre 30anni non si sia accettato come gay non sembra molto credibile perché in genere anche i ragazzi che provengono dalla eterosessualità finiscono per accettare l’identità gay intorno ai 21/22/23 anni. Esistono però situazioni in cui il processo di accettazione della identità gay si blocca sul nascere sia nel caso che ci siano state che nel caso che non ci siamo state esperienze affettive e sessuali etero.
Vale la pena di sottolineare un particolare importante. Nella quasi totalità dei casi i ragazzi che si riconoscono gay dopo i 30 anni sono pienamente consapevoli da moltissimo tempo del loro orientamento sessuale, intendo dire che, a differenze dei ragazzi che terminano il loro processo di accettazione a 21/22 anni, non si sono mai considerati veramente etero. Un ragazzo che si riconosce gay a 20/21 anni può essere stato profondamente innamorato di una ragazza e può essersi sentito etero nel senso vero del termine, cioè può avere anche desiderato sessualmente delle ragazze masturbandosi pensando a quelle ragazze, il che significa che l’orientamento sessuale di quel ragazzo aveva tutti i caratteri di un orientamento eterosessuale, che dopo si è scoperto inconsistente ma che di gay non aveva nulla; in sostanza questi ragazzi sono inizialmente inconsapevoli della loro vera sessualità e il loro comportarsi come etero non è una finzione, quando però si accorgono che quella non è la loro vera sessualità cercano inizialmente di reprimere la sessualità gay anche avviando relazioni etero, ma il tentativo non consiste mai in una repressione violenta della propria sessualità, perché le fantasie gay spesso non sono represse e questi ragazzi si masturbano pensando ai ragazzi, senza nessun senso di colpa, questi ragazzi, in fondo, sanno già, più o meno chiaramente, che finiranno per accettarsi come gay e il problema, più che interno alla persona, è di tipo sociale e familiare. I ragazzi che si riconoscono gay in età adulta (30-40 anni) anni, invece, nella grande maggioranza dei casi, sono consapevoli del proprio orientamento sessuale fin dall’inizio e lo reprimono, ma il livello di repressione non è analogo a quello dei ragazzi che mettono in conto la possibilità di accettare l’identità gay, se la riconoscono come la propria. Questi ragazzi tentano letteralmente una distruzione della loro sessualità che può operare a due livelli, uno esterno che si manifesta in atteggiamenti senili, nel sistematico sviare ogni argomento che rimandi in qualsiasi modo alla omosessualità, nell’usare abbigliamento molto serio, o addirittura formale anche quando non è assolutamente necessario, nel moderare il linguaggio escludendo ogni possibile riferimento sessuale. Spesso questi atteggiamenti si accompagnano ad una tendenziale riduzione dell’attività sessuale che, ovviamente, è vissuta quasi esclusivamente a livello di masturbazione. La masturbazione è disturbata da sensi di colpa, da iterati tentativi di smettere o di viverla solo a livello fisico senza nessun coinvolgimento della fantasia, dato che si tratterebbe di fantasie gay. Talvolta emerge un tentativo di sessualità etero alla base del quale c’è però la piena consapevolezza che non è quello che si vuole. Questi ragazzi vivono il sesso etero come una specie di male necessario se si vuole esorcizzare l’idea di essere gay, se non addirittura come una forma di violenza autoimposta. La conseguente dimensione di frustrazione sessuale è profonda sia a livello di masturbazione che a livello di rapporti eterosessuali, quando ci sono. Devo sottolineare che questi ragazzi non fingono di reprimersi ma lo fanno veramente e in modo violento al punto di manifestare segni di depressione. Vedono il futuro nero, sono portati a sopravvalutare la situazione di disagio in cui vivono, considerandola tragica, vivono le amicizie solo in modo formale e quindi non hanno amici. Se l’educazione ricevuta, il clima sociale in cui sono inseriti e alte circostanze contribuiscono ad appesantire la situazione, lo stress diventa fortissimo, ma quando il disagio è, o appare, insostenibile, arriva, finalmente, in parecchi casi almeno, l’idea di “rompere il cerchio” e di uscire dal meccanismo perverso dell’autorepressione. Questi ragazzi cominciano a cercare qualcosa di gay in internet ma, lo devo sottolineare, in genere non cercano sesso ma tentano di esplorare il mondo gay per capire se in quel mondo c’è un posto “dignitoso” anche per loro. La parola “dignitoso” è fondamentale, perché questi ragazzi sono spesso profondamente scoraggiati, per loro, venire a contatto con il mondo gay non è affatto un’esperienza facile e per accettare l’idea devono vincere remore profonde. Se questi ragazzi si sentissero respinti dal mondo gay al momento del primo approccio con questa realtà, finirebbero per tonare in un meccanismo perverso di repressione-frustrazione. Quello che cercano è la “normalità gay”, vogliono capire se il mondo gay sia compatibile con una vita normale. Questi ragazzi del mondo gay non sanno nulla, lo vedono con timore ma anche con infinita curiosità. Va detto che quando un ragazzo 30/40enne si iscrive ad un forum come Progetto Gay o entra nella nostra chat e avvia un discorso serio, quel ragazzo è già fuori dal guado e il problema più grosso lo ha sostanzialmente risolto da sé. Quando incontro ragazzi in queste situazioni mi rendo conto che per loro l’esigenza assolutamente prioritaria è quella di poter parlare, perché questi ragazzi si ritengono spesso dei casi limite, dei casi unici e valutano i loro comportanti come segno di un fallimento totale della loro vita. I colloqui con questi ragazzi sono una cosa serissima, si tratta di adulti che stanno cercando una loro strada e che lo fanno in totale onestà. Il dialogo parte lentamente ma è autentico, non reticente, e col passare delle ore si manifesta un calo dei livelli di ansia. Per questi ragazzi, sentirsi dire: “Tanti ragazzi vivono esperienze del tutto simili alle tue” è una rivelazione. Tendono a creare un rapporto di amicizia e, per la prima volta, vedono la realtà del mondo gay e si possono rendere conto che non c’è nulla di patologico, che essere gay non ha nulla di eccessivo e che, in buona sostanza, un posto per loro in una dimensione gay sera c’è eccome. Trattandosi di adulti, il discorso su temi strettamente sessuali è piuttosto facile e questi ragazzi nel poter parlare “seriamente” della loro sessualità provano un senso di liberazione notevole. Non si tratta di temi tabù ma di temi che riguardano la vita di tutti. Ciò che in genere mi colpisce di più nei contatti con questi ragazzi è il tono depresso e la lentezza nell’aprire un varco alla speranza. La proiezione verso il futuro è assente o debolissima, la fiducia in se stessi è minima, la paura, ormai non di essere gay, ma di vivere la propria identità è spesso angosciosa, il bisogno di incoraggiamento si avverte fortissimo. Si tratta di ragazzi che stanno vivendo una vera e propria rinascita e il processo è traumatico. Parlare con questi ragazzi è gratificante perché si costruiscono dei rapporti di vera e seria amicizia, il confronto è leale e il dialogo autentico. Per questi ragazzi avere amici gay seri è importantissimo perché con loro possono trovare una possibilità di confronto su tematiche gay. Chi si sente gay, ormai senza problemi, tende a sottovalutare le difficoltà che questi ragazzi devono superare anche per il fatto che si tratta di adulti, cosa che però in questo caso non rende affatto le cose più facili. Quando questi ragazzi hanno riguadagnato un po’ di fiducia in se stessi e nel futuro, si apre davanti a loro un nuovo capitolo, che non è più quello dell’identità gay, ma quello dell’approccio alla sessualità gay. In genere in questa seconda fase si manifestano le vere debolezze di questi adulti per i quali in sostanza la sessualità gay, come cosa possibile, è una scoperta recente. Non è facile trovare l’equilibrio nelle cose del sesso, e persone che si sono represse in modo drastico per anni si fanno prendere facilmente dall’idea del “tutto e subito” e, paradossalmente si sentono attratte dai siti di incontri e dalle chat che sembrano offrire in tempi rapidissimi un modo per risolvere il problema. Il rischio di queste cose consiste nella dissociazione tra sessualità e affettività e nella riduzione dell’essere gay al praticare il sesso “come si crede che facciano i gay”. Si affacciano a questo punto discorsi che si sentono anche in altre situazioni, del tipo: “Visto che non potrò avere mai una vita affettiva come la desidero, almeno trovo una soddisfazione sul piano sessuale.” In questo discorso, in questa situazione specifica, come in tutte le altre situazioni in cui lo si sente, c’è una premessa sbagliata: “Non potrò mai avere una vita affettiva come la desidero”. Questa premessa è il segno evidente che chi la mette in campo non si è mai innamorato. Mi spiego meglio. Chi si è innamorato sa benissimo che innamorarsi non serve a realizzare i propri desideri ma a creare una comunicazione profonda con un altro individuo, nell’innamorarsi c’è un incontro di due persone, innamorarsi nel senso “reciproco” del termine significa provare la sensazione di essere finalmente in due. Chi non ha passato un’esperienza del genere manca di un elemento fondamentale e valuta l’amore in termini di soddisfazione individuale e non di altruismo, che è l’essenza dell’amore. Sembrerà paradossale ma un ragazzo 16enne che ha vissuto un innamoramento profondo vede il sesso con più maturità di un adulto che non ha mai conosciuto un vero innamoramento reciproco. L’ipervalutazione della sessualità, e per di più in chiave si soddisfazione individuale, è uno dei rischi più grossi della scoperta della sessualità gay in età adulta. Ma non voglio chiudere parlando di rischi. A che servono gli amici gay seri? Servono a creare un dialogo serio e un confronto aperto anche sui temi della sessualità perché lo scambio di esperienze aiuta a crescere e a vivere.
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=31607531
sabato 19 luglio 2008
AMORE GAY ED ESPLORAZIONE SESSUALE
Questo post è dedicato in particolare ai ragazzi si accingono a vivere per la prima volta le emozioni dell’innamoramento gay. Si tratta di momenti delicatissimi e, se il rapporto si crea tra due ragazzi giovani o giovanissimi, presenta aspetti assolutamente particolari legati al tema della “prima volta” (non in termini sessuali ma in termini affettivi) ed alla maturità dei ragazzi che è immancabilmente correlata all’età.
Svolgerò qui alcune riflessioni che mi auguro possano essere utili.
SESSUALITA’ NELLA MASTURBAZIONE E DI COPPIA
La prima esperienza della sessualità gay avviene nella masturbazione che unifica le fantasie a sfondo sessuale con l’esperienza fisiologica dell’erezione e dell’orgasmo. Questo tipo di contato con la sessualità è tuttavia giocato integralmente all’interno della mente del ragazzo che ne fa esperienza, ha un valore enorme ma strettamente soggettivo, aiuta un ragazzo a rivivere emozioni sessuali già vissute e a proiettare i propri desideri in immagini a forte coloritura sessuale. Si tratta di una forma di autoerotismo in quanto il piacere che ne consegue non è legato alla presenza ”reale” di un altro ragazzo ma ad elaborazioni fantastiche connesse solo a livello proiettivo a ragazzi concretamente esistenti.
L’esperienza dell’innamoramento è di per sé completamente diversa, contiene insito il rischio di un contatto affettivo reale con un altro ragazzo, che comporta tutta una serie di problemi che nella masturbazione sono risolti a livello di proiezioni fantastiche e nell’innamoramento devono essere affrontati sul piano reale. Si tratta del dichiarare o non dichiarare i propri sentimenti, dell’incertezza sull’orientamento sessuale dell’altro ragazzo, sul tipo di rapporto che si può creare, sul modo di procedere, sui tempi e sui limiti del rapporto. Resta tuttavia una cosa ben chiara, quando ci si innamora il rapporto con l’altro è essenziale.
INNAMORAMENTO GAY
L’innamoramento ha una dimensione affettiva profonda e per un ragazzo giovane ha un valore formativo fondamentale, è un coinvolgimento emotivo che tocca tutti gli aspetti della personalità e spinge un ragazzo in una dimensione realmente nuova. Per alcuni elementi, come l’avere l’erezione quando ci si trova vicini al ragazzo che si ama o semplicemente lo si pensa o come il masturbarsi pensando a quel ragazzo, l’innamoramento si sviluppa in continuità con le esperienze vissute nella masturbazione che è ora utilizzata ragazzo innamorato proprio per rivivere e per proiettare nella sua mante immagini tutte concentrare sulla figura del ragazzo amato, ma l’innamoramento ha anche una dimensione assolutamente nuova e determinante di tipo non strettamente sessuale: si desidera la presenza dell’amato ma comincia a farsi sentire una componente affettiva fortemente altruistica, che è la componente essenziale dell’innamoramento. Ci si rende conto che si vuole bene all’altro ragazzo, che si vuole il suo bene, che un suo sorriso è prezioso e che in fondo l’interesse affettivo è rivolto alla persona dell’altro nel suo complesso. Questo tipo di esperienze favorisce in modo notevolissimo la maturazione di un ragazzo e gli fa provare, al di là della stretta sessualità, che cosa sia l’amore e anzi gli fa vedere la sessualità non come un fine ma come un mezzo per la realizzazione del bene dell’altro, ma rispettando i tempi e le vere esigenze dell’altro.
FALSO INNAMORAMENTO GAY E SPERIMENTAZIONE SESSUALE
Tutto il meccanismo sopra descritto, che può portare un ragazzo a vivere le esperienze più belle della vita, può tuttavia incepparsi piuttosto facilmente e può condurre a situazioni anche molto imbarazzanti che si possono riassumere nell’espressione “falso innamoramento”.
Accade purtroppo che molti ragazzi, spesso per non avere avuto sotto gli occhi veri esempi di vita affettiva, siano portati a chiamare innamoramento il cosiddetto “falso innamoramento”, cioè in sostanza uno stato emotivo che non è provocato dallo stabilirsi di relazioni personali profonde con un altro ragazzo ma dalla spinta alla “sperimentazione della sessualità”. In buona sostanza in un “falso innamoramento” si vede nell’altro non un fine ma uno strumento che ci permette di sperimentare la sessualità di coppia, prevale dunque una dimensione egoistica che nell’innamoramento vero cede totalmente il posto all’amore per l’altro e alla sua centralità. La dimensione strumentale dell’altro si manifesta nella immediata sessualizzazione del rapporto, che spesso interviene anche al primo incontro. Va dato atto che per i ragazzi la confusione fra un innamoramento vero e un “falso innamoramento” è dettata da fattori pressoché del tutto inconsci, tuttavia il falso innamoramento, che si esprime sistematicamente col linguaggio di quello vero, può indurre in grossi errori l’altro ragazzo, in termini di valutazione affettiva della serietà del rapporto, che si presenta come un rapporto d’amore ma ha sostanzialmente basi egoistiche e nasconde una visone dell’altro come strumento di esplorazione sessuale.
RECIPROCITÀ DELLA ESPLORAZIONE SESSUALE
Un aspetto molto caratteristico della “volontà esplorativa” che caratterista il “falso innamoramento” sta nel fatto che assai spesso tra due ragazzi le volontà esplorative sono reciproche come è reciproco l’inconscio tentativo di strumentalizzazione dell’altro. Quando ciò accade, ed è una cosa piuttosto comune tra ragazzi molto giovani, si avverte comunque il senso di una complementarità affettiva che tuttavia non ha la profondità di un innamoramento vero. Il vero discrimine sta nella dimensione altruistica o egoistica del rapporto.
LE DOMANDE DI UN RAGAZZO GAY INNAMORATO
Quando un ragazzo gay molto giovane si innamora di un altro ragazzo molto giovane deve porsi molte domande che possono essere tipicamente riassunte come segue:
1) Io sono veramente innamorato di lui? Cioè sono disposto a mettere lui come persona al primo posto mettendo in secondo piano le mie idee e le mie fantasie sessuali per fare sempre quello che è meglio per lui? La sua persona e la sua sessualità sono per me un oggetto di rispetto assoluto?
2) Se ho potuto dare risposta positiva alla prima domanda, che è ma domanda fondamentale che riguarda me, devo domandarmi molte altre cose che riguardano lui:
a) Lui è cosciente del fatto che io ne sono innamorato? O non la vive piuttosto come una bellissima amicizia? (cosa che accade di frequente quando ci si innamora di ragazzi etero e non solo).
b) È gay o non è gay? Domanda tipica che angoscia da sempre i ragazzi gay che nella vita reale si innamorano di ragazzi di cui non conoscono l’orientamento sessuale.
c) Fino a che punto posso parlargli di me? È pronto ad accettare l’idea che un ragazzo possa innamorarsi di lui? Posso dirgli che quando sto al telefono con lui sto in erezione tutto il tempo e che mi masturbo pensando a lui, o un discorso di questo genere lo turberebbe?
d) Come posso arrivare a capire quale sia veramente il suo bene?
AMORE GAY E SPERIMENTAZIONE SESSUALE
Un’osservazione fondamentale: se vi masturbate pensando a un ragazzo e lui non lo sa, voi non fate nulla di male, ma tra masturbarsi pensando a un ragazzo e costruire con lui un rapporto affettivo serio c’è realmente un abisso. Specialmente con ragazzi molto giovani, è assolutamente indispensabile che il contatto affettivo si sviluppi gradualmente, in tempi lunghi, perché le scelte siano realmente consapevoli. Non turbate mai l’animo del vostro ragazzo con la richiesta di continue conferme dei suoi sentimenti verso di voi o con la richiesta di andare oltre, lasciatelo libero, non creategli ansia, non mettetelo alle strette. Se lo amate, lo accettate per quello che è, ogni tentativo di cambiarlo per portarlo ad essere più conforme ai vostri desideri è un sintomo di possessività e di egoismo, in sostanza di “falso innamoramento”.
Comportamenti che non sono dettati dall’amore ma dal desiderio di sperimentazione sessuale possono ferire profondamente l’animo di un ragazzo molto giovane che può avere investito tutto se steso nella costruzione di una storia d’amore o di ciò che sembrava una storia d’amore. Un simile evento, veramente deprecabile, lascerebbe tracce indelebili sia nel ragazzo che avverte la sensazione di essere usato dal suo compagno e che potrebbe convertire il suo amore in odio e rimanere profondamente condizionato da un’esperienza negativa (ancora di più se si tratta della prima), sia nel ragazzo che dovesse accorgersi in un secondo tempo di avere creato un trauma al suo compagno.
Ricordatevi che la sessualità, che è una delle cose più belle della vita, può essere ridotta da comportamenti sconsiderati ad essere una delle cose più stupide della vita. Sarete veramente innamorati solo se il vostro ragazzo e la sua sessualità saranno per voi un valore assoluto da rispettare sempre e comunque e se la vostra felicità dipenderà dalla sua. Non abbiate mai fretta di arrivare a un contatto sessuale perché una carezza fatta con amore rende felici molto più di qualsiasi sperimentazione sessuale mossa dalla curiosità.
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta dul Forum di Progetto Gay: