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venerdì 8 dicembre 2017

UN RAGAZZO GAY INNAMORATO DEL SUO PROFESSORE

Ciao Project,
sono arrivato al forum http://gayprojectforum.altervista.org attraverso un link in uno dei tuoi blog. Ti faccio i miei complimenti, perché è un forum veramente molto ben fatto e ci si trovano molte risposte che non si trovano altrove. È un peccato che i motori di ricerca non lo indicizzino adeguatamente. Ho visto che il blog in Italiano, invece, è molto indicizzato, ma per uno che non parla Italiano, avere un blog in Inglese sarebbe molto importante. Insisti e cerca di andare avanti, prima o poi riuscirai ad avere successo, almeno io lo spero.
Adesso vengo alla ragione di questa mail. Innanzitutto mi chiederai perché una mail (e da un indirizzo email a tempo) e non un bel post sul forum. La risposta a me sembra quasi ovvia. Voglio preservare al massimo la mia privacy e ho bisogno di capire come funzionano realmente le cose prima di fidarmi di te.
Ho quasi ventitré anni, sono uno studente di discipline scientifiche in una grande università di una città dell’Europa del Nord, dove vivo. Nella mia università ci sono anche associazioni gay, il clima per i gay dichiarati è piuttosto favorevole, ma il mio problema è che io non sono dichiarato e non voglio dichiararmi perché questo mi creerebbe qualche problema in famiglia (e non solo) o forse più che qualche problema mi provocherebbe un po’ di imbarazzo. Conosco tanti gay dichiarati; qui, in effetti dichiararsi non è un problema, con parecchi di quei ragazzi vado anche d’accordo ma vorrei cercare la mia strada in un altro modo e tra poco capirai perché.
Le associazioni gay universitarie sono posti piuttosto seri e non ho niente contro queste cose, ma lì la sessualità diventa un fatto sociale, un argomento di conversazione, un qualcosa che deve essere condiviso e ci sono inevitabilmente degli standard in cui io non mi riconosco pienamente. Cerco di spiegarmi meglio, io non mi innamoro dei miei coetanei ma di uomini adulti, i miei colleghi di corso mi considerano etero perché con loro io ho dei classici rapporti di amicizia come quelli tra ragazzi etero, perché i miei colleghi di università non mi attraggono sessualmente, mentre certi miei professori sono per me anche un interesse sessuale e ovviamente un discorso simile, in una associazione universitaria gay, suonerebbe piuttosto strano. Ho fatto una piccola indagine tra i ragazzi gay che conosco e non ce n’è neppure uno che abbia interessi simili ai miei, quindi ho preferito lasciare da parte le associazioni universitarie gay.
Non c’è bisogno di dire che mi sento molto solo, anche perché non posso parlare con nessuno della mia vera vita. E allora me ne sto da parte ed evito di farmi coinvolgere in modo diretto. Studio molto, ho buoni risultati, ma purtroppo non ho una mia vita affettiva-sessuale, vivo solo di fantasie e di proiezioni.
Lo scorso anno sono stato inserito in un gruppo di laboratorio di sei studenti, coordinato da un professore quarantenne che non è solo bravissimo ma anche bellissimo. Certe volte si stava in laboratorio anche per quattro ore di seguito. Una volta abbiamo messo su un esperimento che doveva durare per sei giorni di seguito e doveva essere monitorato senza interruzioni, giorno e notte. I miei cinque colleghi venivano solo la mattina, io mi sono offerto di rimanere lì e di monitorare l’esperimento e, in pratica, sono rimasto in Istituto una settimana di seguito, giorno e notte. Il professore veniva spesso il pomeriggio e qualche volta si tratteneva anche fin oltre la mezzanotte. Per me, vederlo era una vera felicità, parlavamo quasi soltanto dell’esperimento, io gli ho proposto una modifica e ho cercato di spiegargliene le ragioni, e lui mi è stato ad ascoltare con la massima attenzione e poi ha deciso di mettere in pratica quella modifica e la cosa mi ha fatto immensamente piacere. Le ultime due sere, è venuto in laboratorio e ha portato con sé la cena per lui e per me e abbiamo cenato insieme. Alla fine dell’esperimento mi ha proposto di fare con lui una piccola pubblicazione per descrivere l’esperimento e suoi risultati. Mi ha detto che avremmo lavorato insieme per tre giorni e che non sarebbe stato un grosso impegno.
La pubblicazione dell’articolo col mio nome dopo quello del professore mi ha creato una situazione di imbarazzo terribile coi miei colleghi che mi hanno considerato un opportunista e un arrampicatore sociale, ma in effetti anche loro avrebbero potuto partecipare in modo molto più concreto alla gestione dell’esperimento.
Il mio rapporto col professore era ottimo, ma ovviamente, per quanto riguardava me, non si trattava solo di una collaborazione si studio e di ricerca, io mi ero innamorato del professore, anche se non sapevo niente di lui. Non è sposato, questo lo so di certo. Sta spesso in giro sia in Europa che negli USA. L’ho sempre visto girare da solo, ma non ne so più tanto. Con me era perfettamente a suo agio, ma anche molto professionale. Nelle tante ore passate insieme abbiamo parlato solo dell’esperimento, non c’è mai stato nemmeno un cenno alla vita privata.
Adesso il periodo del gruppo di ricerca è finito, ogni tanto vedo il professore che va su e giù per le scale dell’Istituto, qualche volta vado a salutarlo nel suo ufficio e un paio di volte mi ha anche invitato a pranzo alla mensa dell’Istituto, ma non c’è mai stato nulla che andasse di un solo centimetro fuori dal perimetro del rapporto professionale. Sui social non ha un profilo, io ho la sua mail, ma è quella ufficiale dell’università. Non so che fare, Project, Io me ne sono innamorato ma ho paura di combinare guai. Molto sinceramente penso che lui abbia del tutto rimosso la vita affettiva e ormai si sia consacrato totalmente alla ricerca, ma io ho la vaga sensazione che la ricerca sia solo un modo per evitare di pensare. Ho la vaga sensazione che lui sia gay e, nonostante tutta la sua ostentata professionalità, penso di essere per lui anche una grande tentazione. Questa sensazione l’ho avuta più volte, non saprei nemmeno dirti una ragione precisa che mi spinge a pensarlo, ma dei piccoli sorrisi, delle frasi cominciate in un modo e finite in un altro, delle pause troppo lunghe e certi modi di distogliere lo sguardo mi hanno fatto pensare. Devo essere io a fare il primo passo o devo aspettare di essere fuori dall’università, se mai ne uscirò fuori, per fare con lui un discorso da pari a pari? Io credo che a lui accada una po’ qualcosa di simile a quello che accade a me, ma a parti invertite. Io sono troppo giovane per lui secondo il “modello standard” e lui è troppo vecchio per me, ma il modello standard non detto che debba sempre valere. Ci sono molte cose che quel modello non spiega. Certo all’università un professore non si può compromettere con uno studente, perché effettivamente sarebbe troppo rischioso, e mano ancora uno studente può fare la dichiarazione d’amore a un professore.
Certe volte sono tentato di rischiare il tutto per tutto e penso che alla fine vincerei la mia scommessa, ma non lo voglio mettere in situazioni imbarazzanti. Ecco, io continuo ad andare avanti così. Sulla soglia di un rapporto che potrebbe essere bellissimo, e secondo me non è solo un’ipotesi astratta, ma sia a me che a lui manca il coraggio di fare il passo senza ritorno, sia per opportunità che soprattutto per la paura di sentirsi rispondere con un rifiuto. È il mio primo amore e ho paura di bruciare tutto per la fretta.
Adesso puoi capire come mi sento e che cosa posso provare. Io sogno il mio professore ogni notte, ma non lo sogno in cattedra ma nel mio letto, è diventata ormai una specie di ossessione… Che devo fare, Project? Ti è mai successo di vedere situazioni simili alla mia?
Se lo credi opportuno pubblica la mail, perché è abbastanza neutra.
G.O.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Foum di Progetto Gay:

lunedì 6 marzo 2017

RIVIVERE LE PRIME ESPERIENZE GAY

Ciao Project,
spero tutto bene.
Io bene, ho passato gli ultimi mesi abbastanza tranquilli, nulla di nuovo da raccontare, almeno fino a ieri…
Ieri infatti è successa una cosa che ti voglio raccontare. È successo che mi sono imbattuto in un libro francese uscito recentemente: Arrète avec tes mensonges, di Philippe Besson.
Il libro, non ancora tradotto in italiano, è in testa alle classifiche di vendita in Francia, ed è un libro autobiografico in cui Besson racconta della sua adolescenza a metà anni 80.
È scritto benissimo (occorre conoscere un po’ di francese per capirlo ed apprezzarlo).
Ma soprattutto, quello che mi ha sconvolto (e sono arrivato solo a metà) è che la storia che racconta si sovrappone quasi alla perfezione con l’esperienza che ho avuto io!
Il protagonista (che è l’autore, gay dichiarato, scrittore di successo in Francia), nel 1984 ha 17 anni, vive in una cittadina di provincia e frequenta il locale liceo. È il classico ragazzo intelligente e sensibile, bravo a scuola, poco amante degli sport, cui piace leggere più che giocare a calcio. Il padre era il preside della sua scuola elementare ed è sempre stato un po’ freddo ed esigente nei suoi confronti. Philippe capisce che gli piacciono i ragazzi a 11 anni, quando ha le primissime esperienze pre-adolescenziali (le classiche toccatine reciproche) con un amico di due anni più grande di lui.
Quando è al liceo i compagni di classe cominciano a sfotterlo per i suoi modi non proprio rudi e lo apostrofano con i classici nomignoli che si affibbiano ai ragazzi ritenuti omosessuali (frocio, fighetta, ecc.). Philippe non reagisce a queste prese in giro, ne soffre, fa finta di nulla (lui scrive: non reagivo come avrebbe reagito un ragazzo etero, prendendo a pugni chi lo offendeva, ma facevo finta di non sentire, mi atteggiavo a ragazzo normale, ben sapendo di essere omosessuale).
Poi nel 1984, a 17 anni, nota un ragazzo di un’altra classe e se ne invaghisce. Il ragazzo si chiama Thomas, è bello, di una bellezza un po’ selvaggia, diversa dall’aspetto da bravo ragazzo di Philippe. Philippe se ne invaghisce, pur pensando che Thomas sia etero.
Un giorno però Thomas lo avvicina, e gli propone di vedersi. I due si incontrano e Thomas chiede a bruciapelo a Philippe se vuole fare sesso con lui. Philippe non crede alle proprie orecchie e senza starci troppo a pensare accetta. Il primo incontro avviene in una stanza della palestra della scuola, ed è descritto benissimo. A questo incontro ne seguono altri anche a casa di Philippe, mentre i genitori sono fuori per lavoro. Dopo aver fatto sesso Philippe e Thomas assumono in pubblico (a scuola, alle feste tra amici) un atteggiamento completamente freddo e distaccato. Soprattutto Thomas (che è considerato da tutti come assolutamente etero) è molto freddo con Philippe, che ne soffre e si ingelosisce quando vede le ragazze flirtare con Thomas.
Sono arrivato a questo punto del libro e ne sono completamente sedotto. Ho rivissuto pagina per pagina, parola per parola, la mia adolescenza. La descrizione delle prese in giro dei compagni di classe e la sofferenza nascosta di Philippe sono identiche a ciò che ho vissuto io.
Il primo contatto sessuale con Thomas, la descrizione delle emozioni provate da Philippe nell’abbracciare Thomas, nello sbottonargli i jeans, nel vedere il suo sesso, sono, parola per parola, quello che ho provato io alla stessa età, con un mio compagno di classe. Ricordo perfettamente il momento in cui ci siamo tolti la maglietta (il colore della sua maglietta!), in cui ci siamo sbottonati i jeans. Ricordo il momento in cui ho visto il suo sesso e ho pensato: eccolo, che bello che è. Ricordo gli sforzi per non venire subito, il chiedergli di togliere la sua mano dal mio sesso per non farmi venire troppo presto. E poi l’eccitazione che cresce, e poi l’orgasmo e la sensazione di scombussolamento che dura alcuni minuti dopo l’orgasmo.
La storia di Philippe è una storia con due ragazzi, ma soprattuto con Thomas; la mia storia è con tre ragazzi: il primo, a 14 anni, quello che mi ha reso cosciente di essere gay, il secondo a 17 anni appunto, e il terzo a 18 anni, un ragazzo con cui non ho fatto sesso, ma di cui mi ero invaghito come Philippe si era invaghito di Thomas. La descrizione che Philippe fa di Thomas e del suo innamoramento per Thomas, è identica (identica!) alla mia storia con quest’ultimo ragazzo. La prima volta che lo avevo notato, a scuola, ne avevo guardato il sedere, bello, proporzionato, dentro un paio di jeans attillati che ne esaltavano le forme, mentre si alzava dal banco. Poi avevo cominciato a guardare tutto il suo fisico, e lo cercavo durante l’intervallo per poterlo guardare, un po’ di nascosto, senza che altri compagni potessero accorgersene.
Avevo anche cercato di fargli capire che mi piaceva e forse lo aveva capito, ma né io né lui abbiamo avuto il coraggio di farci avanti, di fare il primo passo. Però, però quante volte mi sono masturbato pensando a lui! E quando mi masturbavo pensavo le stesse identiche cose che sono descritte nel libro per raccontare gli incontri tra Philippe e Thomas.
Ecco, per me i tre ragazzi (due con cui sono stato e uno di cui mi sono innamorato) sono fusi insieme nella figura di Thomas descritta nel libro. Ma la storia è incredibilmente identica.
Sono a metà del libro e non vedo l’ora di finirlo, anche se immagino che non ci sarà un lieto fine, anzi.
Non avrei ma pensato di trovare, per caso, un libro che raccontasse così bene la mia storia.
Questo libro mi ha fatto tornare adolescente, mi ha fatto rivivere quei momenti nei minimi particolari. Mi sono persino masturbato ieri sera, tanta era l’emozione e i ricordi che suscitava in me.
Questo libro, che non è un libro pornografico, ma è un vero capolavoro ed è il numero uno nelle classifiche francesi, è stupendo.
Se volevo la prova di cosa vuol dire essere omosessuale, e se volevo capire se ero davvero omosessuale quando, da adolescente, vivevo le mie prime esperienze con i ragazzi, questo libro mi ha levato ogni dubbio.
In altre occasioni ti avevo chiesto di aiutarmi a capire se ero o meno gay; se ero etero e semplicemente avevo avuto qualche esperienza “di passaggio” come tanti ragazzi 100% etero nel periodo adolescenziale.
Tu mi avevi giustamente messo di fronte alla realtà del mio essere omosessuale senza se e senza ma.
Questo libro è stato, come direbbero i francesi, “boulversant” per me. La conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di tutto quello che pensavo di me, di tutto quello che mi avevi detto di me.
Appena ho finito il libro ti racconto il resto delle mie impressioni ed emozioni. Intanto mi farebbe piacere sapere cosa ne pensi. Comunque è incredibile, le stesse identiche esperienze, sensazioni ed emozioni che ho provato io! Potrei averlo scritto io.
Un abbraccio,
Marco
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Caro Marco,
non ho letto il libro, ma da quello che tu ne scrivi penso possa essere proprio un ottimo libro. D’altra parte un libro è bello non quando tenta di dimostrare una tesi ma quando è vero, quando racconta cosa vere, quando è autobiografico, ed è ovvio che un libro crei una continuità tra autore e lettore non per questioni culturali e di stile, ma perché attraverso il libro si coglie una stretta analogia di esperienze reali. Vorrei allargare il discorso su un punto, quello che tu hai descritto non è solo esperienza tua  e dell’autore del libro, che così bene la rappresenta, ma, credimi, è l’esperienza comune di moltissime persone di tutte le età, che hanno vissuto turbamenti analoghi nella loro adolescenza. Il successo del romanzo è dovuto proprio al fatto che ci si sono ritrovati in tanti e che la risposta emotiva di tantissimi lettori è strettamente simile alla tua. I gay ce l’hanno eccome un patrimonio comune di esperienze, di emozioni, di sensazioni, e sono cose fondamentali, che magari si vivono a 13-14 anni, ma che poi non si dimenticano più per tutta la vita. Tu manifesti un così vivo interesse per il libro perché ti permette di tornare indietro negli anni e di rivivere esperienze che sono state intensissime. In effetti l’essere gay non è una cosa qualunque, un gay può vivere esperienze molto forti, nello stesso tempo profonde e coinvolgenti, che hanno certo una fondamentale componente sessuale ma che vanno molto al di là di questo. Innamorarsi ed essere ricambiati, cosa certo non comune, vuol dire arrivare a condividere l’intimità sessuale perché si sa che si condivide anche l’intimità affettiva e addirittura quella spirituale. L’innamorarsi, specialmente quello delle prime esperienze, ha una sua intima purezza, legata la fatto di non risentire di complicazioni intellettualistiche. Gli amori adolescenziali sono immediati e totali e non si scordano più, diventano gli archetipi della sessualità. Il primo contatto con la sessualità condivisa è travolgente, su questo non ci sono dubbi e se ne conserva distintamente memoria per tutte la vita.
Ti faccio una proposta, se te la senti: perché non mettere la tua mail nel forum? Penso che potrebbe essere utilissima a fare riflettere tanti ragazzi che faticano a riconoscere l’evidenza.
Un forte abbraccio e grazie della mail!
Project
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=6006

lunedì 19 marzo 2012

UN GAY INNAMORATO

Ciao Project,
ho 22 anni, sono gay credo da sempre anche se in pratica sono solo tre mesi che ho messo da parte definitivamente l’idea di poter anche essere etero. In questo il tuo forum ha avuto un ruolo importante per farmi superare le paure, perché il mio rifiuto era derivato dall’idea negativa che avevo della omosessualità. In effetti progetto gay è una cosa unica sul web e leggendolo tutti i giorni mi sono reso conto che mi sento molto vicino ai ragazzi che ci scrivono e c’è pure un’altra cosa, cioè vedo che essere gay alla fine non significa essere condannato alla solitudine, cioè non significa per forza né restare senza amici, parlo di amici gay come si deve, né restare senza un amore. La mia vita, se metto da parte il sesso, non sarebbe tanto male, a giugno prenderò la laurea di primo livello in una disciplina scientifica e poi dovrò fare la magistrale ma mi sembra tutta una strada piuttosto tranquilla, magari, dopo, non lo sarà il trovare lavoro, ma per qualche anno ancora, devo solo andare avanti per la mia strada che è già definita. Ho due genitori che mi vogliono bene e che reputo persone intelligenti. Non ho mai pensato di fare coming out con loro perché fino a pochi mesi fa non ero nemmeno convinto di essere gay e pure la parola non mi piaceva per niente, poi mi ci sono abituato e adesso mi sembra una cosa come un’altra e, al limite, pure una cosa positiva perché, non me lo posso nascondere, mi piacciono i ragazzi, le ragazze non le guardo proprio, non mi viene naturale, mentre un bel ragazzo, soprattutto un ragazzo dolce, con un bel sorriso, mi manda in estasi. Quanto al sesso i miei interessi sono stati sempre rivolti verso i ragazzi anche se fino adesso in pratica non c’è stata nessuna possibilità perché non saprei nemmeno come comportarmi, insomma se di un ragazzo non sai se è gay devi stare molto attento a come ti comporti. Adesso, francamente, non penso che parlerò coi miei genitori e non per paura o altro ma perché penso che siano cose mie e che devo trovare da me la mia strada. Leggendo il forum ho scoperto che ragazzi come me ce ne sono tantissimi, io sono gay, certo, ma sono soprattutto me stesso, non mi identifico col mio essere gay, o almeno non penso che la vita si possa ridurre tutta a un solo denominatore comune. Sono credente, ma questa è un’altra storia che mi crea non pochi problemi anche perché non mi piace tenere un piede in due scarpe, ma di questo poi, magari, parleremo in privato (se ti va di darmi il suo contato msn). Al momento non riesco ancora a pensare al sesso in modo totalmente positivo, cioè senza complessi e senza sensi di colpa, è un po’, penso, la conseguenza della mia formazione e non ti nascondo che leggendo quello che scrivi tu ho pensato che su questo sto ancora molto indietro e che cerco di sublimare molto, di portare molto le cose su un piano affettivo eliminando in più possibile i risvolti sessuali più diretti. Riuscirò mai a stare “sessualmente” con un ragazzo? Questo proprio non lo so e devo dire che probabilmente a frenarmi è proprio questo, mi sento legato, inibito, ancora molto condizionato. Coi miei anche da piccolo non c’è mai stata occasione di parlare di sesso, non ho mai visto i miei in un atteggiamento di tenerezza, sono molto razionali e almeno apparentemente staccati da queste cose, anche con me niente effusioni, cioè nei comportamenti in famiglia siamo tutti un po’ freddi. E poi tanti altri complessi, cioè se sarò all’altezza e come ci si comporta con un ragazzo, sono tutte cose che non riesco nemmeno ad immaginare ma al momento evito di fare in modo di trovarmi in concreto di fronte al problema. Non sono riuscito nemmeno a vivere la masturbazione senza complessi e qui la religione c’entra molto, ho già detto che non mi piace tenere un piede in due scarpe ma non voglio nemmeno buttare via tutta la mia vita precedente perché la sento come un valore ma non mi va di parlarne adesso. In pratica sono un po’ in lotta con me stesso: essere gay al 100%, non parlo di cose strane ma proprio di avere un ragazzo e di vivere una vita di coppia, oppure essere gay magari solo a fantasia? Perché se alla fine di buttarmi veramente in un rapporto a due non me la sento che cosa posso fare? E se poi va male? Se poi mi trovo con un ragazzo che sembra in un modo ma poi è tutto in un altro modo? Se poi non mi andasse più di rimanerci e mi sentissi invece pressato da lui, non sarebbe meglio allora stare soli? A parte il fatto che ho il terrore della malattie a pure se si fanno i test, come dici tu, alla fine io non avrei mai la certezza che lui non ha comportamenti a rischio con altri e poi non è nemmeno una cosa di comportamenti a rischio, non sopporterei proprio di essere tradito e invece penso che sia una cosa che succede. All’università c’è un ragazzo bellissimo, non ho alcun dubbio che sia etero perché quando gli va vicino qualche ragazza fa il tenero, sorride, fa tante moine (pure belle da vedere) però proprio per questo mi fa rabbia, quando parla con me (perché un minimo parliamo) assume proprio un altro tono, sciolto, sì, ma volutamente distratto, e lo fa anche con gli altri ragazzi. Non è il ragazzo dei miei sogni, anche se è bellissimo e proprio tanto tanto sexy, ma sexy in modo naturale, il ragazzo dei miei sogni è un altro che avevo conosciuto in parrocchia ma che adesso si è molto allontanato, ogni tanto ci incontriamo fuori, purtroppo ha lasciato gli studi, penso più per ragioni economiche che per altro. Quando parliamo cerco sempre di insistere sul fatto che bisognerebbe cercare di tornare all’università, dove andava pure bene e in una facoltà molto difficile. Mi sentirei felice se questo ragazzo riprendesse gli studi, con un solo anno potrebbe finire la triennale, lui è molto tentato e penso che la famiglia farebbe di tutto per farlo andare avanti. Purtroppo non fa la mia facoltà, altrimenti avrei potuto essergli utile in un altro modo ma ne fa una di quelle durissime, è molto intelligente e anche portatissimo per lo studio. Adesso lavora ma mi ha detto che non ha lasciato del tutto lo studio e che sta comunque preparando un esame molto importante che vorrebbe dare “se mai riprenderà gli studi”. Questa frase mi ha fatto immensamente piacere perché vuol dire che ha in mente di riprenderli effettivamente. Noi abitiamo in un paese a 40 km dalla città dove c’è l’università e gli ho detto che lo accompagnerei io, sia all’andata che al ritorno, e che si potrebbe pranzare insieme alla mensa. Ho avuto l’impressione che questo discorso gli abbia fatto piacere. Diciamo che ci incontriamo mediamente una volta alla settimana ma quando capita stiamo a parlare anche un’oretta e penso che la cosa gli faccia piacere, certo a me fa piacere, c’è uno scambio di sorrisi che mi piace moltissimo, apparentemente il discorso è disimpegnato perché parliamo solo di università e di prospettive per il futuro, eppure si sta benissimo. Non so lui a che punto si senta coinvolto ma io lo sento come il ragazzo dei miei sogni, mi sento come se già stessimo costruendo qualcosa insieme e potrebbe pure essere vero! Che c’entra il sesso con tutto questo? Beh, da parte mia c’entra sicuramente, non lo posso negare, stare vicino a lui mi fa un effetto fortissimo anche sessuale. Quando ci incontriamo temo sempre che abbia altro da fare ma non succede e stiamo a parlare per un’oretta in modo serissimo. Voglio dire che mi dice quello che pensa anche se parliamo solo di cose di studio e di futuro, io credo che si sia creato un rapporto serio. È gay? Non lo so proprio, non so nemmeno dire se preferirei che lo fosse oppure no, adesso mi sento bene così, è un amico speciale, e lo è veramente, non me lo sto immaginando io. Il tempo mi farà capire verso che direzione stiamo andando. È possibile innamorarsi di uno che vedi solo per un’ora alla settimana e che non sai nemmeno se è gay? A me succede e poi così la cosa la posso sublimare come mi pare, non mi sento costretto a prendere decisioni o a fare cose alle quali non mi sento ancora pronto o, meglio, io spero che piano piano con questo ragazzo le cose cambino sia per lui che per me e che si possa arrivare a scoprire piano piano e insieme che ci vogliamo bene e che quello che vogliamo è solo stare vicini. Devo dire, però, che tutto questo ragionamento tante volte mi mette in crisi perché non c’è nessuna base oggettiva, ci sono solo delle impressioni che potrebbero essere del tutto fuorvianti. Sto sublimando stroppo? Cioè sto scappando dalla realtà e sto cercando di rifugiarmi nel mondo della favole che sono bellissime ma non hanno nulla di reale? Francamente non lo so, adesso il mio stato d’animo è questo, mi sento innamorato, è la prima volta che la vita di un  altro ragazzo mi interessa in un sento profondo, sento di volergli bene. Lo so che tu dici che le cose serie cominciano sempre in modo reciproco, ma le sue reazioni non potrebbero magari nascondere una realtà del tutto simile alla mia? Non parla mai di ragazze, è contento di parlare con me, si sente incoraggiato e soprattutto mi sorride come non ha mai fatto nessun altro. Project, se ti va di fare due chiacchiere con me il mio msn è [omissis], mi sento un po’ in condizione di stallo, sono felice ma da lui vorrei tanto una risposta esplicita anche se sono io il primo a non parlare chiaro, pensa che avevo pensato addirittura di fare coming out con li, di dirgli proprio tutto anche se proprio non me la sono sentita. Grazie della pazienza che hai avuto nel leggere tutto questo romanzo fino a qui. Aspetto la tua risposta.
Un abbraccio.
Lorenzo
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mercoledì 12 ottobre 2011

GAY E RAGAZZE INNAMORATE - RIFLESSIONI

Questo post è dedicato al cosiddetto “effetto specchio” cioè ai risultati della proiettività psicologica nei rapporti interpersonali e in particolare nei rapporti di amore e amicizia tra ragazzi e tra ragazzi e ragazze.
Partiamo da una osservazione oggettiva: un ragazzo gay, in genere, non è in grado di capire che quando il rapporto con una ragazza si fa anche di poco più intenso o più frequente rispetto al quotidiano la ragazza sta cominciando a crearsi tutto un suo mondo di aspettative e di desideri, ovviamente anche sessuali. Un ragazzo gay tende a notare anche il minimo intensificarsi del rapporto con un altro ragazzo e a leggerlo in chiave affettivo-sessuale, perché questo è tipico della sua realtà. Si chiama affetto specchio: proiettiamo nell’altro la nostra realtà e leggiamo il comportamento dell’altro secondo le nostre chiavi di lettura. Un gay tende ad innamorarsi dei ragazzi e legge in chiave di possibile innamoramento qualunque variazione del loro comportamento, un gay vive spontaneamente i rapporti con le ragazze solo in chiave di amicizia ed è portato ad interpretare ogni variazione di comportamento di una ragazza nei suoi confronti solo come intensificazione dell’amicizia. In pratica il teorema è semplice “se da parte mia c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che ci sia dall’altra parte, se da parte mia non c’è coinvolgimento sessuale mi immagino che non ci sia nemmeno dall’altra parte”, ma questo teorema, che nella maggior parte ei casi va bene per un ragazzo etero, non va assolutamente bene per un gay né verso un ragazzo né verso una ragazza.
L’effetto specchio è un tipico effetto proiettivo per il quale i gay tendono a vedere ragazzi gay anche dove di gay c’è poco o nulla e le ragazze tendono a vedere ragazzi etero anche dove di etero c’è poco o nulla. Un ragazzo gay potrà pensare erroneamente che un ragazzo etero si sia innamorato di lui mentre non interpreterà come segni di innamoramento i comportamenti tipici di una ragazza effettivamente innamorata di lui. Le conseguenze del credere che un altro ragazzo sia innamorato di un gay sono ben note a tutti ragazzi gay che conoscono queste cose per averle sperimentate anche più di una volta, meno evidenti sono le conseguenze del non avvertire i segni dell’innamoramento di una ragazza nei confronti di un ragazzo gay. La ragazza, ingannata dall’effetto specchio, si aspetta dal ragazzo gay un coinvolgimento sessuale che non c’è e cerca di conquistarlo come farebbe normalmente con un ragazzo etero del quale fosse innamorata. Il ragazzo gay, che vive la cosa dall’inizio senza coinvolgimenti sessuali, non è portato a capire che i comportamenti affettuosi della ragazza non sono un segno di sola amicizia ma sono l’anticamera di una trasformazione del rapporto che finisca per includere anche al sessualità. Il ragazzo gay è portato spontaneamente a sottovalutare i segni dell’intensificazione del rapporto con la ragazza, come telefonate frequenti, passare molto tempo insieme, usare un linguaggio molto affettivo, al limite del linguaggio amoroso. La ragazza, in genere, dopo un po’ di tempo, resta perplessa perché non riscontra nel ragazzo di cui è innamorata le risposte tipiche dei ragazzi etero e comincia a farsi delle domande e qui il rapporto va in crisi e cambia direzione. Gli esiti possono essere sostanzialmente due, alquanto diversi, nel primo caso, non trovandosi alcuna motivazione attendibile alla mancanza di iniziative o anche solo di serie risposte sessuali del ragazzo, arriva inevitabile il sospetto che il ragazzo sia gay e questo sospetto è vissuto come tradimento: “Tu mi hai imbrogliata! Tu mi hai fatto credere che mi amavi!” e simili, qualche volta anche con intenti vendicativi, almeno a livello di diffusione di pettegolezzo, nel secondo caso, direi nettamente più pericoloso, il rapporto diventa morboso e da parte della ragazza subentra l’idea di occuparsi del ragazzo gay al fine di trasformarlo a forza di coccole e di insistenze in un perfetto ragazzo etero, la ragazza cioè si sente una specie di crocerossina del gay che deve essere riportato sulla buona strada. Va detto che ci sono anche ragazze che sono capaci di un gesto autentico d’amore nei confronti di un ragazzo gay e che sanno lasciare andare il ragazzo per la sua strada in modo molto morbido e graduale, tenendosi sullo sfondo e rendendosi conto della situazione, ma perché questo accada una ragazza deve essere particolarmente matura e autonoma rispetto ai modi di pensare comuni.
Che cosa può fare un ragazzo gay che si renda conto tardivamente che una ragazza si è innamorata di lui? Cioè che se ne renda conto dopo aver mandato inconsapevolmente alla ragazza parecchi segnali interpretati dalla ragazza come indice di reciprocità non solo affettiva ma anche sessuale?
In primo luogo, se è ovvio che un rapporto affettivo con una ragazza non è una cosa banale nemmeno per un ragazzo gay, e tanto più per un gay in crisi, è altrettanto ovvio che l’evoluzione di questi rapporti è vista da un ragazzo gay e da una ragazza etero in modo diversissimo. È quindi sempre buona norma mantenere una lucidità sufficiente e non farsi ingannare dall’effetto specchio e a capire quali sono le reali aspettative dell’altra parte. Alcune cose sono assolutamente da evitare:
1) La pubblicizzazione del rapporto con la ragazza, cioè il fatto di uscire con quella ragazza e con gli amici “come se” si fosse una coppia,
2) Il contatto con la famiglia della ragazza e in particolare con i genitori, cioè ad esempio rimanere a pranzo o a cena dalla famiglia della ragazza o fermarsi a parlare coi genitori,
3) Lo scambio di regali con la ragazza, spesso accompagnati da bigliettini alla maniera dei fidanzati.
4) L’uso troppo frequente degli sms e del telefono, specialmente con linguaggio troppo scopertamente affettivo o quasi-amoroso,
5) Ovviamente il vedersi in due, il passare troppo tempo insieme. In questo senso la ricerca di motivazioni diventa un gioco pericoloso nel quale non bisogna farsi coinvolgere.
Ma quando anche tutte le cose sopra elencate si fossero realizzate che cosa si potrebbe fare?
Qui la risposta dipende moltissimo da chi è la ragazza e da che tipo di rapporto si è formato con il ragazzo gay. In linea teorica parlare chiaro potrebbe sembrare la soluzione migliore ma l’esperienza porta alla conclusione che purtroppo non è così e che in parecchi casi dare spiegazioni, oltre che essere controproducente e rischioso per il ragazzo gay, può essere anche traumatico per la ragazza. L’allontanamento non deve essere un trauma ma ci deve comunque essere. Il terribile in queste situazioni sta nel non trovare il coraggio per mettere un punto e basta ma finire per dire sempre di sì dato che non si è avuto il coraggio di dire di no quando la situazione era molto meno complicata. Faccio un esempio pratico di quello che può accadere sul posto di lavoro. Una ragazza invita un ragazzo gay a prendere il caffè insieme al tempo della pausa, poi lo invita ad andare a mensa insieme alla pausa pranzo (intendo non in gruppo ma in due), la cosa si ripete nei giorni successivi, se un ragazzo gay ha sale in zucca dovrà essere lui ad invitare a prendere il caffè un’altra ragazza, meglio se sposata, prima di essere invitato da quella che si è innamorata di lui, un gesto gel genere raffredda moltissimo i rapporti. Il ragazzo deve imparare a dire di no, non deve ricambiare i regali e li deve considerare con trascuratezza, per esempio deve dimenticarli casualmente in ufficio “senza scartarli”. Questi gesti sono di per sé gradevoli ma servono a mettere anche la ragazza al sicuro da traumi successivi e ben più sgradevoli, che, se il rapporto, o meglio il falso rapporto, dovesse andare avanti si produrrebbero inevitabilmente. Altra cosa fondamentale per cercare di limitare i pettegolezzi è non frequentare gli amici della ragazza, per i quali in ogni caso si deve essere un perfetto sconosciuto. Il vero pettegolezzo non consiste nel raccontare fatti veri o presunti di “qualcuno” nel senso generico ma di “un qualcuno” in particolare che gli altri ben conoscono.
Un gay deve avere le idee chiare, se sarà lui il primo a volersi mettere alla prova, a voler cercare di capire se stare con una ragazza è possibile, finirà inevitabilmente per crearsi una marea di lacci e laccioli da quali sarà poi difficilissimo sciogliersi, parlo dei comportamenti tipici del “quasi innamorato” del “ti voglio bene ma …”. Questi comportamenti a lungo andare presentano il conto a chi li mette in pratica. La politica del “piede in due scarpe” non premia in nessun caso e aggiungo che un ragazzo gay impegnato in schermaglie pseudo-amorose con una ragazza non avrà né tempo né modo per cercare di realizzare la sua vera vita affettiva.
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martedì 11 ottobre 2011

UN ALLENATORE GAY SI INNAMORA IN PALESTRA

Caro Project,
sono un ragazzo di 24 anni, mi dicono un bel ragazzo, almeno le ragazze ne sono convinte. Sono sempre stato uno sportivo a 360° dal calcio all’atletica, al nuoto, alla pallavolo. Dovrei finire gli studi in breve tempo e avviarmi verso la mia professione che con lo sport non ha proprio nulla a che fare e che, se devo essere onesto, non mi piacerà nemmeno, ma adesso sono troppo avanti per cambiare rotta. Insomma, un po’ inaspettatamente, per avere qualche soldo in tasca mi sono trovato a fare il trainer in una palestra per 24 ore alla settimana. È una cosa seria e anche faticosa, mi hanno messo in regola con tanto di contratto e mi pagano anche i contributi, cosa, penso, importantissima per uno come me che potrebbe magari aspettare anni prima di cominciare veramente a guadagnare. La palestra è grande e ha anche una piscina, in pratica è un centro sportivo di tutto rispetto. Gli allenatori sono parecchi, sia uomini che donne e poi ci sono quelli della società che vengono a vedere come lavori e sulla base di quello che fai ti spostano da un corso all’altro secondo le capacità che dimostri. Io ho cominciato con gli anziani, over 50, all’inizio avevo solo quelli, non è proprio il massimo per un allenatore e quindi li danno all’ultimo arrivato, adesso ho 12 ore con gli over 50 e le altre e altre 12 con il gruppo 18-24 anni, in pratica miei coetanei, per metà delle 12 ore si fa ginnastica generale non divisi tra ragazze e ragazzi, per l’altra metà si fa attrezzistica e potenziamento divisi per sesso. Io ho anche il compito di accompagnare i ragazzi ai campi sportivi quando vanno per qualche gara o per qualche selezione, e per questo mi pagano a parte, ma si tratta in genere di una mattina per settimana o di una mattina ogni 15 giorni. Tutto questo sarebbe normale amministrazione, si lavora e si lavora in modo molto serio e controllato e si guadagna pure, facendo una cosa che non pesa e per la quale si è portati, al punto che stavo pensando di rallentare l’impegno dell’università, che non mi piace affatto, per dedicarmi del tutto a fare l’allenatore, anche perché per un ragazzo gay l’ambiente di un centro sportivo è veramente bellissimo, coi ragazzi sto proprio bene, si crea un ambiente molto affettuoso e gradevole e poi gli ambienti sportivi non agonistici o agonistici a livello medio basso, come questo, sono tranquilli e direi pure puliti sotto tutti i punti di vista. La nudità nello spogliatoio non mi crea nessun imbarazzo, né quella altrui né la mia, ci sono talmente abituato che non mi fa più né caldo né freddo. Gli spogliatoi sono separati per sesso ma io ci posso stare pochissimo perché ho gli orari di allenamento dei vari gruppi, mi capita di starci di più nelle mattinate in cui si va allo stadio ma non c’è proprio nessun imbarazzo. La cosa di cui ti vorrei parlare è un’altra e riguarda un ragazzo di 22 anni che viene ad allenarsi con me in palestra e che mi ha messo un po’ in imbarazzo. Sono stato suo allenatore da gennaio a marzo, poi la direzione mi ha cambiato il turno e sono passato ad un altro gruppo e con altri orari. Lui lo ha saputo e ha cambiato gruppo e orari per continuare ad avere me come allenatore. Quando l’ho rivisto mi ha fatto piacere e lui mi ha spiegato che aveva cambiato perché gli venivano più comodi gli orari del mio gruppo, ma io non gli avevo chiesto nessuna spiegazione. Sono convinto che Daniele, chiamiamolo così, abbia cambiato turno proprio per restare con me. Non che mi dispiaccia, anzi, tra l’altro è anche un bel ragazzo, ma non so che fare, non so come comportarmi. Diciamocelo chiaro, è un po’ imbranato, non con le macchine e con l’allenamento, anzi, in quello è molto bravo, ma parla pochissimo, è molto schivo, si vede che quando sta con gli altri sorride ma sorride un po’ per necessità. In palestra in genere si formano coppie di amici, ma lui tende a stare da parte, anche con me parla pochissimo ma quando gli faccio i complimenti mi sorride in un modo che mi tocca molto, non è una cosa qualunque, vuole comunicare qualcosa ma io non so come fare per rompere il ghiaccio. Per il resto è tutto perfettamente nella norma, fa la doccia con gli altri, perché una volta l’ho visto “quasi” casualmente, scambia con gli altri qualche chiacchiera generica e magari va più a fondo su cose tecniche che riguardano l’allenamento. Project, che devo fare? Con Daniele mi sento in imbarazzo, ci vorrei parlare eccome ma mi sento sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Io con gli altri sono spigliatissimo, con lui no! Mi mette in crisi e credo che lui se ne renda anche conto. Solo una volta, allo stadio, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola, discorso molto lento e difficile ma molto significativo, i contenuti erano vaghi, sfuggenti, ma si notava la volontà di continuare a parlare. Il tutto è durato non più di 15 minuti, un tempo lunghissimo per Daniele. Chi è Daniele? Non lo so, di lui non so nulla. Sembra un bravissimo ragazzo e vorrei saperne molto di più. Ti dico, Project, non me ne importa niente di sapere se è gay oppure etero però mi piacerebbe molto avere un ruolo nella sua vita, anche un ruolo secondario, ma un ruolo vero. Non so dire se mi sono innamorato di Daniele, per altri ragazzi ho preso delle cotte pesanti, per Daniele no, è una cosa diversa, come faccio a spiegartelo? Vorrei che stesse bene, ecco questo è il centro di tutta la faccenda. Se ha cambiato gruppo e orari per restare con me, come io penso, un motivo ci sarà. Ultimamente c’è stata anche un’altra cosa che mi ha fatto immensamente piacere. Un giorno hanno chiuso gli impianti per dei controlli tecnici e abbiamo dovuto avvisare i ragazzi che l’allenamento era spostato e siamo stati noi allenatori a dover chiamare i ragazzi. Quando ho chiamato Daniele non è stato come quando ho chiamato gli altri, la chiamata è durata qualche secondo in più e non è stata per niente formale, gli altri in genere dicono “ah, ok, grazie!” e finisce lì, lui ha detto: “Ho capito … mi ha fatto piacere sentirti, ciao!” la voce stessa voleva comunicare qualcosa e io gli ho risposto: “Ha fatto piacere anche a me! Ci vediamo domani Dani!” Mi potresti dire che sono solo banalità e che ci sto costruendo sopra un castello ma la sensazione che ho è che non siamo affatto cose banali. Come si fa a rompere il ghiaccio in una situazione del genere? Mi sento in imbarazzo e nello stesso tempo penso che con questo ragazzo si potrebbe creare un rapporto serio, a che livello non lo so, ma una cosa come si deve, mi fa una immensa tenerezza, non è un interesse sessuale nel senso che si dà in genere a questa espressione, vorrei abbracciarlo, vorrei fargli capire che ci sono e che a lui ci penso, ma vorrei anche non essere invadente, vorrei lasciargli tutta la sua privacy. Non sono abituato a rapporti di questo genere. Con i ragazzi che ho conosciuto, anche con quelli etero, per i quali avevo perso la testa, alla fine non è stato difficilissimo arrivare ad un discorso esplicito o quasi, con Daniele è tutto in una situazione quasi di stallo, ci sono dei minimi movimenti, o almeno questa è la mia impressione: un sorriso un po’ più disinvolto, qualche incontro di sguardi (che brivido quando succede!) e poi la sua presenza fisica che comincio a desiderare, aspetto proprio le giornate quando ho l’allenamento con lui. In genere gli altri qualche volta mancano, lui non manca mai, fino adesso non è mancato nemmeno una volta. Quando facciamo ginnastica generale a gruppo misto si mette sempre in fondo sulla estrema sinistra e nei momenti prima e dopo l’allenamento non parla con nessuno né con le ragazze né coi ragazzi. Qualche ragazza ha provato a scambiare due parole con lui ma sono rimaste solo due parole. Adesso, quando lui è presente, mi sento meno disinvolto con gli altri ragazzi, come se pensassi che la cosa magari potrebbe dargli fastidio e mantengo un atteggiamento più formale. Questo significa innamorarsi? Non lo so, certo è tutto diversissimo da altre situazioni in cui mi sono venuto a trovare, è tutto lentissimo ma nonostante tutto provo uno strano senso di sicurezza, non so che fare ma ho l’idea o meglio la sensazione chiara che si tratti di una cosa importante, di un contatto di un altro tipo, forse, ma di una cosa vera, io lo so che lui c’è, di questo non ho dubbi, non so che cosa possa aspettarsi da me, ma so che per lui io conto qualcosa e forse più di qualcosa. Ho fatto di tutto per non scoraggiarlo in nessuna situazione, per fargli capire che a me farebbe piacere creare un rapporto più forte ma lui per un verso tende a sfuggire, anche se per l’altro ho la netta impressione che sia tentatissimo di fare un passo avanti. Ma, Project, esistono ragazzi gay come Daniele? Io non ne avevo mai trovati. È realmente possibile che abbia paura? E paura di che, poi? Io cerco di manifestargli prima di tutto il mio assoluto rispetto e la mia simpatia e magari di fare un passo avanti nel senso di dire due parole o di prenderci una bibita dopo l’allenamento, perché in fondo si potrebbe anche fare, non vedo che cosa dovrebbe temere. E poi se, come penso, è stato lui a fare il primo passo, cambiando gruppo, perché fare solo il primo passo e poi fermarsi? Qualsiasi cosa voglia da me avrebbe comunque senso cercare di ottenerla. Io però mi comporto con lui esattamente nello stesso modo. Mi dispiacerebbe moltissimo che si perdesse una possibilità importante solo per le reciproche paure e per di più ingiustificate. Adesso ho il suo numero, perché quando l’ho chiamato per spostare l’allenamento me lo sono salvato nel cellulare, mi piacerebbe chiamarlo o mandargli un sms, ma non lo faccio, ho paura di essere invadente. Eppure, Project, non mi sono mai comportato così, prima, non sono mai stato così esitante. Ne ho pensata una: se entro natale non è cambiato nulla, mando un sms di auguri a tutti i ragazzi del gruppo, ma a lui glielo mando diverso, un po’ più personale, almeno questo penso di poterlo fare. A quel ragazzo ci tengo, Project, certe volte sogno che si sia veramente rotto il ghiaccio e come sarebbe bello potergli stare vicino, poterlo coccolare un po’ e vedere che è contento. Chissà se sto farneticando oppure magari tra un anno le cose potranno anche andare come io vorrei. Certo è che mi ritrovo a pensare spesso a Daniele ma con affetto, con tenerezza, è un pensiero molto dolce, mi torna in mente il suo sorriso, l’esitazione della sua voce al telefono. Con gli altri ragazzi non è mai successo così, è stato tutto molto più facile e molto più rapido e soprattutto non ho mai provato lo stesso senso di tenerezza che provo per lui e comincio a pensare che in fondo quello che sto provando adesso sia proprio amore, una cosa dolcissima che non avevo mai provato prima. Project, ti ho scritto queste cose perché leggendo il tuo blog ho avuto la sensazione che tu potessi capire il senso di fondo di quello che sto vivendo adesso e poi vorrei che tu pubblicassi questa mail, pensa come sarebbe bello se Daniele leggendo il tuo blog trovasse la nostra storia! Io sogno che sia così.
Un forte abbraccio.
Allenatore innamorato
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giovedì 15 settembre 2011

AMICIZIA E INNAMORAMENTO GAY IN CHAT

Questo post mira a chiarire alcuni punti focali dei rapporti virtuali (chat, e-mail e forum) che possono crearsi tra ragazzi gay. Sulla definizione dell’amore e dell’amicizia in termini generali sono stati scritti moltissimi libri e non è mia intenzione discutere dei massimi sistemi ma, se alla parola amore si vuole dare una connotazione che non sia eccessivamente astratta, si deve presupporre che un innamoramento non possa ridursi ad una affinità intellettuale o ad una condivisione di valori morali ma debba necessariamente comportare un coinvolgimento fisico-fisiologico che coinvolga in modo profondo la sessualità.
A questo punto una osservazione è d’obbligo. Quando, nella vita reale, un ragazzo gay si innamora di un altro ragazzo, l’innamoramento non parte dai livelli intellettuali o dalle possibili affinità elettive ma dall’attrazione fisica, ossia da tutto un insieme di fattori che dipendono dalla fisicità dell’altro: il sorriso, la prestanza fisica, la voce, gli atteggiamenti corporei, la tendenza ad un comportamento più o meno seduttivo. Questo è talmente vero che spessissimo i ragazzi gay si innamorano di ragazzi etero lontanissimi da loro sotto ogni aspetto, ma capaci di incarnare “fisicamente” il loro ragazzo ideale. Se un ragazzo ci appare fisicamente attraente cominciamo a farci domande su di lui e a voler cercare una prossimità anche in termini di dialogo, in pratica ci interessiamo a quel ragazzo. Questo meccanismo dell’innamoramento, che è tipico della vita reale, non si può realizzare attraverso internet dove tutto resta comunque staccato dalla dimensione fisica. In queste situazioni interviene un meccanismo proiettivo che ci fa immaginare il ragazzo col quale stiamo parlando in chat secondo le nostre categorie.
Mi fermo un attimo a chiarire che cosa sia un meccanismo proiettivo e quanto possa essere condizionante partendo da un esempio concreto. 
Alla pagina http://esserein2.wordpress.com/2011/09/14/triangolo-bdh/ di un sito che appare per ogni altro verso di orientamento etero, si legge una storia non sessualmente connotata, cioè che non presenta nel testo nessun elemento che permetta di chiarire con certezza se uno dei protagonisti sia un ragazzo o una ragazza (mancanza di pronomi come lui o lei, mancanza di participi passati o di aggettivi concordati al maschile o al femminile). Il testo quindi, di per sé, è neutro. Quando quella storia viene letta da un ragazzo etero, quel ragazzo la interpreta secondo le sue categorie e la legge come la storia di una ragazza che ha due ragazzi che la desiderano entrambi. Quando invece quella storia è letta da un ragazzo gay la lettura non è affatto così automatica e si arriva spesso a notare che il testo non è sessualmente connotato, cosa che ad un ragazzo etero sfugge pressoché sempre. Su questa base si possono costruire test proiettivi per la determinazione dell’orientamento sessuale che hanno una discreta affidabilità. La lettura proiettiva è in fondo la ragione del fascino della letteratura o del cinema perché ci proiettiamo nelle vicende e le interpretiamo secondo il nostro vissuto.
Uno scambio di mail, una conversazione in chat o un dialogo su un forum creano un testo, anzi costruiscono un testo a quattro mani. Quel testo ha le caratteristiche della letteratura, ancora più accentuate dal fatto che è costruito a quattro mani, è cioè il luogo di elezione per le letture proiettive ma mentre nella lettura proiettiva di un libro non si mira alla costruzione di un rapporto interpersonale e tutto resta interno alla mente del lettore, negli scambi via internet la tendenza proiettiva deve prima o poi fare i conti col fatto che dall’altra parte c’è un altro ragazzo con le sue proiezioni sulla stessa conversazione. C’è in buona sostanza il rischio dell’equivoco, aggravato dal fatto che molte conversazioni in chat restano a livelli estremamente sublimati e simbolici e quindi estremamente aperti alle interpretazioni proiettive. L’instaurazione di meccanismi proiettivi importanti nei contatti via internet può essere così determinante da portare addirittura a mettere da parte l’idea di una conoscenza personale tra i due interlocutori che potrebbe interrompere o distruggere il meccanismo proiettivo che di per sé è almeno apparentemente gratificante.
Aggiungo che spesso nei colloqui in chat tra ragazzi gay è comune in meccanismo della “deriva del linguaggio amoroso” cioè del progressivo e automatico lasciarsi andare ad un linguaggio che assomiglia sempre di più ad un linguaggio amoroso, questo significa che non affatto raro che finiscano per parlare come due innamorati due ragazzi che non si sono mai incontrati di persona. L’investimento affettivo in questi meccanismi è spesso molto alto e la dimensione proiettiva è tale che il rischio che la conversazione sia solo lo spunto per la costruzione di storie che esistono solo a livello proiettivo è molto concreto. In buona sostanza ci si crea un interlocutore a nostra misura, completando proiettivamente gli elementi reali (spesso scarsi e di incerto significato) che emergono dal dialogo reale. Questo è tanto vero che si arriva ad innamorarsi di un etero, interpretando ogni minimo elemento che non appaia etero al 100% come il segno di una possibile omosessualità e si svalutano del tutto quegli elementi, pure ben chiari, che dimostrano che non si tratta affatto di un gay. Ma devo sottolineare che il meccanismo opera anche nei rapporti tra ragazzi gay, cioè tra ragazzi che sanno con certezza che l’altro è gay. Il meccanismo proiettivo giunge al punto di attribuire all’altro una fisicità presupposta, cioè di incarnarlo in una immagine che rappresenta il nostro ragazzo ideale. Si arriva al punto che l’immagine proiettiva dell’altro viene caricata anche di valenze sessuali e si prova un trasporto sessuale niente affatto superficiale per un ragazzo che non si è mai incontrato. In pratica ci si innamora anche sessualmente di un personaggio che al 90% è creato dalla nostra fantasia proiettiva che gli attribuisce anche una fisicità secondo quello che noi desideriamo. La deriva del linguaggio amoroso poi fa il resto e dà la netta impressione che si stia costruendo una vera storia d’amore. Ma in tutto questo c’è un errore di fondo, in pratica il meccanismo naturale che porta dall’attrazione fisica all’innamoramento affettivo è del tutto stravolto.
Bisogna ricordarsi che per innamorarsi nel senso vero della parola il coinvolgimento fisico-fisiologico è indispensabile ma deve essere rivolto ad una persona reale, non ad una immagine creata dalla fantasia proiettiva. Alcuni surrogati della presenza fisica, come le foto o la videocamera non possono in nessun modo sostituire la presenza fisica stessa che è e resta l’elemento necessario dell’innamoramento vero, intendo dire che senza la presenza fisica e senza un’autentica forma di coinvolgimento fisico-fisiologico non esiste innamoramento.
Vorrei mettere in guardia i ragazzi che si conoscono in chat dal lasciarsi andare alla deriva del linguaggio amoroso che non fa che creare aspettative che possono poi essere del tutto distrutte anche da un brevissimo incontro nel quale ci si rende conto che le nostre proiezioni non avevano nulla in comune con la realtà e che il discorso (ma solo il discorso) è andato avanti a ruota libera, ben oltre la realtà. È in genere molto facile lasciarsi andare in chat a grandi discorsi, a dire “ti voglio bene” e anche “ti amo” senza che alla base ci sia qualcosa di concreto ma è molto difficile ridimensionare queste affermazioni dopo, quando ormai hanno creato aspettative consolidate che la conoscenza personale diretta ha contraddetto. A questo punto, se quando ci si conosce di persona la disillusione è reciproca, tutto sommato, il problema si risolve facilmente perché vengono meno contemporaneamente le aspettative da tutte e due le parti, ma se uno dei due resta disilluso e l’altro invece si sente anche fortemente attratto fisicamente le dissimmetrie diventano molto forti e le situazioni diventano difficili da gestire.
In chat o via e-mail, cioè senza conoscenza personale diretta, è invece possibilissimo e, direi, assai mano rischioso, creare dei rapporti di amicizia, che sono molto meno condizionati da meccanismo proiettivi rispetto alle possibili storie d’amore. Noto che la tendenza spontanea dei ragazzi è quella di cercarsi il ragazzo, l’innamorato, piuttosto che uno o più amici veri in chat, ma gli strumenti informatici sono molto più adatti alla creazione e al mantenimento di amicizie che alla creazione di storie d’amore. Come buona norma di prudenza direi che sarebbe bene riservare discorsi con forte connotazione affettiva solo a persone che si siano effettivamente conosciute anche fuori dalla chat o dal forum, cioè che siano conosciute di persona. E qui interviene una riflessione importante. Incontrarsi “in due” nella vita reale dopo essersi conosciuti in chat, dà a quell’incontro una connotazione affettiva molto forte e lo fa apparire come un passo verso la costruzione di una storia importante e reciproca. È per questo che in genere è meglio costruire rapporti che partano dall’amicizia, dal vedersi in gruppo, cioè da rapporti che non creino troppe aspettative che potrebbero trasformarsi in disillusioni. L’amicizia è sempre e comunque il primo passo, se la presenza fisica è coinvolgente e incoraggiante allora può avere senso fare un passo ulteriore, altrimenti l’amicizia resta e non viene compromessa dal fatto che non ne segua una storia con un maggiore coinvolgimento perché non sono state alimentate aspettative al buio.
Vorrei concludere che la rete (usata con la massima prudenza, per carità!) offre delle possibilità ma può creare anche delle pesantissime disillusioni e che, se si vuole bene a qualcuno, anche solo come amico, bisogna evitare di illuderlo e di portalo poi a docce fredde finali che lasciano con una senso di amarezza profonda. Quindi è bene mantenere sempre un atteggiamento di responsabilità e pensare prima alle possibili conseguenze di ciò che si fa e che si dice.
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sabato 28 maggio 2011

AMORE GAY NON CORRISPOSTO O SEMPLICE IMBARAZZO?

Carissimo Project,

ho trovato solo da poco il tuo sito, e mi chiedo come possa essermi sfuggito per così lungo tempo viste le mie numerose ricerche sulle tematiche gay. Credevo che in italiano non esistessero siti che discutessero dei gay con serietà o con la normalità che si dovrebbe usare per questo argomento. Mi ero rassegnato a consultare siti del genere solo in lingua inglese, in prevalenza americani. Da quando ti ho scoperto circa 3 settimane fa, sto sottraendo tempo al mio sonno a forza di leggere le storie condivise da altri ragazzi che provano le mie stesse emozioni e che vivono le mie stesse difficoltà. E' stato illuminante sapere che anche qui nel nostro Paese ci sono tanti gay "in gamba", cioè non è come sembrerebbe dalle ricerche Internet che tutti i gay si devono per forza incontrare solo negli appositi locali o se sono 'del giro' , o peggio ancora darsi fugaci appuntamenti a solo scopo di sesso. L'unico cruccio leggendo molti di quei post è stato 'cavolo, avrei voluto incontrare io sulla mia strada questo o quell'altro ragazzo, lui ha quello che cerco io in un'altra persona'. Come ben sai Project, per noi è ben + difficile che per la maggioranza etero riuscire a trovare la nostra metà, per una serie di motivi che sono stati ampiamente discussi in tanti altri interventi.

Eppure io chiedo il tuo consiglio per questo mio caso, per certi versi simile ad altri già sottoposti, ma per altri versi particolare. Innanzitutto io ho 30 anni, sebbene me ne senta e ne dimostri di meno (questa è sempre stata una mia costante, nel bene e nel male), e ritengo di essere tutto sommato passabile, non fosse che per la domanda di rito che mi sento chiedere sin troppo spesso 'ma perché un bel ragazzo come te non è ancora impegnato?'. Sono cresciuto e vivo in una realtà di provincia del profondo Nord, e da quasi 3 anni vivo per conto mio. Ho cominciato a provare interesse per lo stesso sesso a circa 12-13 anni, ma ho preso coscienza di essere per davvero gay solo qualche anno dopo. Storie etero alcune, ma tutte caste anche considerato l'ambiente molto religioso in cui sono cresciuto e le altrettanto religiose frequentazioni femminili. L'ultima storia però è stata un incubo: lei che faceva discorsi di mettere su famiglia dopo soli pochi mesi, che cercava sempre più contatto fisico e io che non riuscivo provare lo stesso trasporto, che anziché avvicinarmi la respingevo sempre più. Dopo un po' di tempo ho deciso di mettere fine in maniera abbastanza drastica alla nostra storia, consapevole di averle spezzato il cuore ma sicuro che poi avrebbe trovato chi la potesse amare per davvero. E infatti ora lei è felicemente sposata. Io invece, resto single e cerco di godermi i vantaggi che questo e l'indipendenza economica possono portare, ma la verità è che a 30 anni, mi sento troppo spesso solo, e questo ovviamente non lo vivo bene. Ma venendo al caso di cui ti anticipavo, lo scorso anno mi sono recato al Centro Commerciale poco distante da casa mia e sono entrato in un negozio di abbigliamento alla ricerca di un paio di pantaloni: è qua che incontro Fabio (nome cambiato), di 25 anni, che mi chiede come può essere utile. Noto subito che è davvero un bel ragazzo, più alto di me che pure sono abituato a guardare quasi tutti dall'alto al basso, e con un sorriso e una disponibilità che mi colpiscono. Penso subito che la sua cortesia faccia parte del suo mestiere e non valuto neanche l'idea che possa essere gay o interessato in qualche modo a me. Da subito però si dimostra particolarmente premuroso nei miei confronti, attacchiamo bottone quasi subito e scatta una scintilla. Per 'allungare il brodo' fingo do essere interessato anche ad un abito, provo giacca e pantaloni e quando lui mi chiede la misura del collo anche per la camicia, rispondo che non la conosco. Lui quindi viene col metro da sarto, in questo angolo defilato del negozio, si porta di fronte me quasi in contatto fisico e molto lentamente mi prende la misura. La tensione va alle stelle. Stando in silenzio, noto anche lui deglutire un po' nervosamente, io idem e non riesco a controllare l'erezione, coi pantaloni in lino e i boxer sotto la cosa risulta evidente e divento viola, e distolgo lo sguardo da lui. Lui termina, sento il suo sguardo su di me e poi mi dice, sempre sorridendo "devo dire che l'abito ti sta davvero bene, di solito dobbiamo sistemarli su misura, ma a te sta proprio bene'. Da quel giorno in poi le mie visite al negozio si fanno + frequenti, trovo altre conferme che la sua gentilezza nei miei confronti va ben oltre la cortesia da dimostrare ai Clienti, vengo anche senza comperare nulla e lui risponde ai Clienti che chiedono di lui che è impegnato, o chiede ai suoi colleghi di occuparsene, anche rischiando perché spesso abbiamo parlato a lungo e ovviamente non di acquisti. Va avanti così per 5-6 volte, quando lui mi vede entrare noto x davvero che è molto contento di vedermi. Nasce un'intesa davvero grande e in breve io me ne innamoro  perdutamente. Non mi era mai successo di provare dei sentimenti così profondi per un altra persona ne' avevo mai flirtato tanto apertamente con un altro ragazzo. Tocchiamo l'argomento sentimentale solo di striscio e lasciamo intendere l'uno all'altro di non avere la ragazza. L'obiettivo però è quello di vederci fuori, in un luogo dove poter discorrere tranquillamente ed aprirci ancora di più, mi rendo conto che tutti e due in realtà siamo molto cauti a fare un passo in più. Prendo coraggio e con la scusa di mostrargli le foto del mio viaggio in Nord Europa gli lascio il mio num. di cellulare per metterci d'accordo su dove vederci. Lui mi dice senz'altro, ne sembra entusiasta, ma non mi contatta. Lascio passare un po' di tempo perché non voglio passare per un ossessivo, torno di nuovo e lui si scusa perché mi dice di essere stato molto occupato, dice che preferirebbe scrivermi un' e-mail x metterci d'accordo, attendo ma anche stavolta invano. Faccio passare dell'altro tempo ancora e torno di nuovo, ma lui non c'è ed entro nel panico. Con nonchalance mi avvicino alla cassa e chiedo alla sua collega dove fosse Fabio; lei (che mi ero accorto averci notato in passato durante le nostre conversazioni) mi squadra e con un mezzo sorrisetto mi dice che quello era il suo giorno libero.
Ritorno la settimana successiva e mi accorgo che la collega mi aveva individuato dalla vetrina ancora prima che entrassi, e poi la vedo andare di corsa nel settore maschile del negozio, dandomi come l'impressione che andasse ad annunciare il mio arrivo. Entro già un po' innervosito da questo fatto, e noto che lui si trova alla cassa. Giro un po' per il reparto maschile ma incrocio solo la collega che continua a guardarmi con un sorriso beffardo. Non so se lui mi avesse visto o meno, ma mi sento le gambe di gelatina, mi viene voglia di piangere e mi sento all'improvviso stupido e patetico. Faccio dietrofront e mi allontano velocemente dal negozio e dal Centro Commerciale. Da quel giorno non ci sono + ritornato. Mi dico che se lui fosse stato davvero interessato a me mi avrebbe scritto, si sarebbe fatto sentire, anche se il cuore mi dice che lui stesso è probabilmente prigioniero delle sue paure, di una prospettiva socialmente insostenibile soprattutto in un contesto così chiuso come il nostro, in fondo un po' le mie stesse paure anche se con la maturità ho cominciato a non permettere loro di sopraffarmi. Mi sono detto tante volte (e sono passati alcuni mesi ormai) che sarei dovuto ritornare lì in barba alla collega o a qualunque malalingua e spiegarmi apertamente con lui, ma non l'ho mai fatto proprio perché gli voglio così bene che mi sembra così facendo di fargli una violenza, oltre ad avere come un'idea di metterlo a disagio agli occhi dei colleghi con la mia presenza (anche se può darsi che nella mia mente la stia facendo + seria di quello che è ). Ma soprattutto, ho pensato che una confessione così aperta potrebbe molto + probabilmente spaventarlo e allontanarlo da me del tutto, facendomi sentire ancora peggio.
Da allora ho provato in tutti i modi a cacciare via il suo ricordo dalla mia mente, ad 'archiviarlo', a dirmi che col tempo lo avrei dimenticato, ma è inutile..non passa praticamente giorno in cui non lo pensi almeno una volta.. tra l'altro la mia condanna è che per forza mi ritrovo a passare davanti a quel Centro Commerciale quasi ogni giorno, e pensare a cosa stia facendo in quel momento è inevitabile.
Pensa che il mese scorso proprio per cercare una distrazione, una via di fuga da questa situazione, ho risposto per la prima vota in vita mia ad un'inserzione su un portale di annunci gay, era difficile perché quasi tutti erano a sfondo sessuale e queste cose mi hanno sempre fatto repulsione. Eppure c'era un annuncio che sembrava decente, di qualcuno che diceva di voler incontrare un altro ragazzo per conoscersi meglio. Un po' nervoso vado all'appuntamento e mi ritrovo un signore sui 50 il cui scopo era chiaramente quello di un certo tipo di divertimento..dopo un po' di tempo trascorso a parlare non senza disagio, me ne sono andato via ancora più deluso e sconfortato di prima. E' poco dopo che ho trovato il tuo sito e con grande sorpresa e sollievo ho visto che esistono tanti altri ragazzi come me. Non che prima pensassi che non ce ne fossero, ma sapevo che appartenevano al mondo invisibile. Leggere tutte le loro storie oltre che alcune fiction molto ben scritte, mi ha appagato tantissimo. E naturalmente Project, ho apprezzato davvero molto le tue risposte, sempre piene di utili consigli e di buon senso, la voce dell'esperienza e della saggezza. Sei davvero una bellissima persona.
Mi farebbe molto piacere se tu mi potessi dare una risposta o un consiglio sul caso di Fabio. Il mio contato msn è [omissis] Se ti fa piacere pubblica pure questo mia storia sul forum, perchè spesso anche le risposte degli altri utenti si sono rivelate utili.
Un abbraccio
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domenica 17 ottobre 2010

UN GAY CONTROCORRENTE

Ciao Project,
se dovessi definirmi mi definirei un ragazzo controcorrente e ti spiego perché. Vabbe’, a parte i complimenti per progetto gay, che mi ha spinto a farmi tante domande, vorrei chiederti che cosa ne pensi di un pensiero che mi torna alla mente in modo sempre più insistente. Ci ho ragionato tanto sopra, in parte mi sembra una specie di consolazione a priori per un fallimento quasi certo ma per altri aspetti mi sembra una cosa molto credibile sulla base di quello che leggo spesso (anche nel tuo forum).

Cerco di spiegarmi. Un ragazzo del forum ha detto che il problema n. 1 è la solitudine e il problema n. 2 è la felicità. Vedo tantissimi ragazzi, praticamente tutti, che non fanno che sognarsi il ragazzo, che innamorarsi pure dei ragazzi che non li noteranno nemmeno, tutti, sempre, con la fissa che “la solitudine si deve fuggire” (come dice una canzone per bambini). Mi chiedo se poi le storie che ci si trova a vivere realmente risolvono la solitudine nel senso che costruiscono veramente una vita a due o magari, non mantenendo affatto le promesse, la rendono ancor più insopportabile mentre insopportabile non sarebbe se non ci fossero mille ombre a farcela vedere così nera.

A una domanda fondamentale non si dà in realtà nessuna risposta: perché si desidera stare con un ragazzo? Le risposte come il sesso o l’amore in effetti sono molto parziali, si finisce per stare con persone che non si amano pur di stare con qualcuno e il sesso, alla fine, di veramente bello ha solo l’attesa e magari il fascino delle prime volte e della conquista, poi diventa abitudine e addirittura motivo di dissidio e di separazione. L’unica risposta credibile alla domanda: perché si desidera stare con un ragazzo, sta nella paura della solitudine, paura ampiamente preconcetta, in nome della quale si giustificano tanti comportamenti, ne cito uno fra tutti: i rapporti d’amore, o cosiddetti d’amore, a tempo determinato, le storie nate con la premessa (detta o non detta) del “finché non trovo di meglio”, storie che sono comunque più trasparenti di quelle in cui si finisce per recitare una parte pure con se stessi, spesso in modo non del tutto consapevole.

Non essere soli è fondamentale per i vecchi, per quelli che non sono in grado di avere una totale autonomia, quelli possono trovare nella vita di coppia un modo di stemperare la loro debolezza, ma quello che non capisco è il terrore di essere soli dei giovani che sembra dominare i ragazzi della mia età (23 anni) e anche più giovani. Si tratta di ragazzi che non hanno bisogno di nulla, che magari nella vita potranno anche trovare in ragazzo giusto di cui innamorarsi veramente ma la paura della solitudine è tale che cercano un innamorato, o quasi innamorato, che almeno per un po’ consenta loro di non essere soli. Il sesso, sì certo, può essere una spiegazione ma non mi convince, tanti ragazzi anche quando hanno il fidanzato usano i siti porno esattamente come prima.

Che cosa è il continuo tira e molla tra due fidanzati se non la commedia dei possibili abbandoni? E abbandono significa dolore perché significa ritorno a una solitudine vista solo come dolore.

Ho due amici gay, che stanno insieme, loro non sanno di me e pensano che io li osservi come un etero, magari come un etero tollerante, ma io li osservo come un gay e il sentimento vero che li domina è la paura della solitudine, una solitudine da esorcizzare per forza e comunque. Loro pensano che io sia etero, l’ho detto, e quando parlano con me mi chiedono perché non mi metto con una ragazza e io rispondo applicando a una coppia etero, quella che ipoteticamente mi dovrebbe coinvolgere, le cose che io ho cominciato a pensare proprio guardando loro due, cioè una coppia gay. La mia teoria sulla paura della solitudine li affascina e la giudicano verissima se applicata al mondo etero ma non si accorgono di essere loro stessi l’esempio di una coppia costruita sulla paura del vuoto.

Fino ad ora non ho mai avuto un ragazzo, francamente non mi è mai capitato di innamorarmi veramente di un ragazzo, se accadrà cercherò di capire meglio di che si tratta. Non ho paura di vivere i miei sentimenti e anche la mia sessualità, ma non sarà la paura della solitudine a portarmi a cercare un ragazzo, espressione che non ho mai capito. Se mi capiterà di trovare un ragazzo e di innamorarmene allora certo non mi farò scappare l’occasione, ma cercare un ragazzo per cacciare la solitudine proprio no!

Project, tu hai scritto un post sulla fase frenetica, ma l’hai limitata ai soli ragazzi che si scoprono gay dopo anni di vita etero. Che per questi ragazzi ci sia una fase frenetica non lo metto minimamente in dubbio, ma la differenza tra quei ragazzi e gli altri, in pratica quelli che sono gay da sempre (come me), è solo una differenza di grado. Tutti i ragazzi gay (più degli etero) vivono una continua fase frenetica, magari in parte contenuta. Un etero ha meno paura della solitudine, un gay parte dal presupposto (che a me sembra sbagliato) che per un gay trovarsi un compagno sia difficilissimo e che per questo non bisogna farsi scappare le occasioni. Il che significa, tradotto nel mio linguaggio, che i gay hanno paura della solitudine più degli etero.

Io non mi sono mai innamorato, l’ho detto, ma non mi sento affatto angosciato per questo. In due casi due ragazzi si sono innamorati di me ma non io di loro, mi sorprendeva la loro insistenza nel propormi di provare, la loro fiducia (ci credevano seriamente) che un po’ di sesso potesse essere il collante perfetto per unire anche persone diversissime. Per quei due ragazzi innamorarsi era fondamentale, per me al momento non lo è. Non ho paura di essere solo adesso e nemmeno di rimanere solo. Preferisco rimanere solo che illudermi di essere innamorato, se questo non è vero.

Aspetto una tua risposta privata, Project, perché mi piacerebbe capire perché sto cominciando a ragionare così.

Un abbraccio

Un ragazzo controcorrente.
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giovedì 17 dicembre 2009

ATTESA DI UN AMORE GAY IMPROBABILE

Ieri, 16/12/2009, alle ore 21.45, ho ricevuto la mail che riporto qui di seguito. Ho chiesto all’autore il permesso di pubblicarla e lo faccio con estremo piacere. Riporto in successione anche la seconda mail che ho ricevuto oggi.
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Ciao GayProject il tuo blog lo leggo sarà ormai da più di un anno, mi piace il modo in cui tratta di noi gay e non credo che in internet si possa trovare qualcosa di simile per cui complimenti! Ho pensato di scriverti la mia storia sapendo che è un qualcosa di diverso e atipico e che mi ha fin dall’inizio solo tirato contro tante critiche ma che mi ha insegnato che a volte si devono ascoltare i propri pensieri e sentimenti per arrivare al punto giusto senza ascoltare suggerimenti su scorciatoie o strade convenzionali perché ognuno ha la sua. Ora ti spiego. Mi chiamo Marco ho 28 anni e sono nato e cresciuto in un noioso paesetto molto bigotto o come si dice qui <un paese de basapile> in cui immagina come vengono giudicati e offesi i gay. Io di essere gay l’ho capito intorno ai 18 anni ma solo perché prima avevo rimosso in toto la mia sessualità per difesa. Nessun innamoramento, attrazione sessuale, neppure interesse. Nada di nada. Non che il resto della mia vita fosse chissà che. Anzi! Da bambino ero timido e introverso e non mi sentivo mai a mio agio con gli altri. Crescendo sono migliorato ma solo perché ho imparato a crearmi una maschera dietro cui nascondevo tutte le mie paure, fobie e ansie per farmi credere quello che non ero e farmi accettare. La mia combriccola di amici di paese l’avevo, si usciva insieme e si facevano le tipiche cose da adolescenti. Diciamo che io nel gruppo ero inquadrato come quello un po’ timido ma nessuno sospettava l’inferno che nascondevo dentro. Perché io in realtà mi sentivo sempre diverso dagli altri, impacciato, fuori luogo e sotto giudizio negativo da tutti. C’erano tutta una serie di cose che mi paralizzavano perché al solo pensiero di doverle fare mi davano una ansia assurda perché pensavo che avrei sbagliato qualcosa, che sarei incorso in qualche brutta figura, che la gente mi avrebbe criticato,che non sarei riuscito a farla . Ma cose banalissime dico anche solo se mia madre mi mandava a comprare qualcosa o a pagare delle bollette, o se dovevo camminare da solo x strada, fare ricreazione a scuola, prendere il pullman, chiedere informazioni etc etc. Tutto mi stressava. Ho iniziato l’università solo perché i miei lo davano per scontato che l’avrei fatta e io non riuscivo mai a sottrarmi dalle attese degli altri. Ma per me era solo una enorme fonte di angoscia a iniziare dal fare il pendolare o prendere il posto in mezzo a ragazzi che non conoscevo e che mi sembravano tutti migliori di me. Studiavo ma poi non riuscivo a fare gli esami e li rimandavo di continuo. Rimandavo ogni cosa, in realtà sembra sia stato il mio sport preferito per anni!!! Dopo 6 anni di università avevo fatto solo 8 esami e non ti dico come mi sentivo un fallito! Al mio essere gay ho dato inizialmente la colpa di ogni mio malessere e con questo ho tentato di eliminare alla radice la cosa da me. Chiaramente è stato inutile tutto quello che ho fatto e ho solo sofferto tanto di più. A 22 anni mi sono rassegnato e ho iniziato timidamente a girare per blog gay prima e poi siti di incontro. Mi sentivo molto solo e bisognoso di affetto e questo mi ha spinto a conoscere un po’ di ragazzi prima parlando per msn poi ho iniziato anche a incontrare. Era sempre una più o meno grande delusione, non piacevo quasi mai nel senso che oltre alla richiesta del sesso c’era il vuoto o poco altro ma, se anche piacevo, vero interesse per me praticamente poco più che zero a volte solo la paura della solitudine. Certo con qualcuno sono rimasto amico ma niente di che. A 25 anni mi imbatto in Matteo di un anno più giovane di me. E’ stato un contatto preso come tutti gli altri su un sito di incontri. Dopo la prima chattata mi ricordo mi era rimasta una buona impressione e in pochissimo tempo ho cominciato ad aprirmi con lui in un modo totale. Fin qui sembra una storia come possono essercene tante ma infatti è proprio da qui che le cose diventano diverse ed è anche difficile spiegarle perché sono complicate e non so bene come condensarle e renderle chiare. Inizio con l’anticipare che con Matteo ci siamo chattati per 2 anni e 13 giorni abbiamo parlato seriamente, scherzato, litigato, ci siamo raccontati le nostre fantasie sessuali ma io di lui io avevo solo pochissime foto mandatemi con riluttanza, foto in cui non si capiva un granché e pure neppure molto recenti anche se l’idea era quella di un ragazzo non brutto. Niente cam perché non la aveva prima, poi perché diceva che non voleva vedermi né farsi vedere in cam. Quando gli ho chiesto il cell ha fatto tante storie e ha detto che non se la sentiva. Ho chiesto se potevamo incontrarci, ha detto ora no e che lui aveva i suoi tempi. Li aveva per tutto. Matteo era anche molto chiuso e di lui non diceva molto. Non nego che dopo qualche mese ho cominciato a pensare a tante cose e a farmi pare mentali perché la situazione era per lo meno sospetta. Tra l’altro non vivevamo neppure nella stessa regione io Veneto, lui Marche. C’era molto per cui lasciare perdere a vederla così ma ovviamente c’è un ma e bello grosso … Il fatto è che io a parlare con lui stavo benissimo. Matteo è stato la prima e fino ad ora unica persona con cui io sia stato sincero sul genere di persona che ero in realtà: pieno di fobie, angosciato, egoista, un po’ vigliacco e incapace di vivere. Con lui non sentivo mai il suo giudizio sulle cose che gli rivelavo di me, solo il suo interesse e la sua voglia di capirmi e conoscermi meglio, di aiutarmi. E basta. Per me era una sorta di miracolo. Poi io Matteo lo trovavo semplicemente adorabile, ogni cosa che diceva e come la diceva, i suoi pensieri. E non so perché ma avevo una istintiva fiducia totale in lui. Anche Matteo con i mesi si era aperto gradualmente anche se con molta più fatica e mi aveva raccontato molti suoi problemi soprattutto che non accettava ancora molto di essere gay e poi aveva iniziato a dirmi della sua situazione in famiglia che era piuttosto drammatica con un padre che lo tormentava in ogni modo, una vera violenza psicologica continua e a volte anche fisica. Ho cominciato a volergli bene ma tanto. E’ difficile spiegare cosa Matteo fosse per me diciamo che è diventato un bene essenziale della mia vita senza quasi rendermene conto che mi ha spinto a cambiare piano piano, a migliorarmi, a sforzarmi ad affrontare le mie paure. Sapere e sentire ogni giorno che c’era qualcuno a cui io interessavo sinceramente, a cui potevo parlare di tutto, sentire i suoi sforzi per consigliarmi e capirmi per me era tutto. Per Matteo io ero importante e cosa ancora più bella è che per lui era importante che io stessi bene perché quella era la sua gioia. E così io mi dicevo “Provo questo esame perché se anche va male questa sera ne posso parlare con Matteo e so benissimo che per lui va bene solo il fatto che io ci abbia almeno provato.” E questo mi dava una grande forza perché non mi faceva avere più paura di fallire. Del giudizio negativo degli altri mi ha iniziato a importare sempre meno perché a me importava solo il suo. Ho acquisito sicurezza in me e cambiando io come persona mi sono sorpreso a morte nel vedere come io in realtà potessi piacere agli altri ragazzi. Perché in questa storia un po’ irreale e difficile, credo, da capire ci sono sempre stati ovviamente anche gli altri. Né io né Matteo abbiamo mai vissuto in un mondo virtuale e questo credo sia il punto chiave di tutto, ognuno viveva la sua vita, il suo mondo reale quotidiano ma ne rendeva l’altro partecipe in ogni cosa e sfumatura. Perché io accettavo che Matteo non si sentisse pronto ad andare oltre al muro della chat con me ma io avevo bisogno di persone in carne e ossa nella mia vita e Matteo lo capiva senza problemi e anzi parlavamo anche dei miei incontri senza remore e lui mi consigliava anche lì sempre per il meglio per me. I problemi in realtà sono poi arrivati e grossi ma a crearli sono stati solo gli altri. Infatti ogni volta che parlavo a qualcuno della mia situazione con Matteo nessuno ha mai capito niente. L’unica cosa era dirmi che era una cosa assurda, da immaturi, non reale, da sfigati e altri giudizi negativi o di compassione. Mi dicevano che non ci saremmo mai incontrati, che io mi illudevo, c’era chi diceva che Matteo mi prendeva in giro, che non era quello che diceva di essere, che magari era su una sedia a rotelle o aveva handicap fisici e per quello non si faceva vedere e tante altre storie del genere. E io dopo un anno e un mese di sola chat alla fine ho cominciato ad ascoltarli e i miei dubbi si sono ampliati sempre di più. Ho cominciato a fare pressioni su Matteo, a spingerlo a fare dei passi in avanti, a dirgli che altrimenti avrei chiuso con lui. Matteo stava malissimo ma diceva che lui si sforzava e gli dispiaceva troppo se non li vedevo i suoi sforzi, i suoi passi in avanti ma che mi aveva sempre detto che aveva i suoi tempi. A forza di sentirmi dire da tutte le persone interpellate che se mi voleva davvero bene per non perdermi non poteva che esaudire le mie richieste me ne sono convinto. Gli ho dato l’ultimatum -Telefonami Matteo - non l’ha fatto e io ho chiuso con lui. Sono stato malissimo, mi sentivo solo in un modo insopportabile e vuoto come il classico vuoto a rendere. E poi a Matteo io volevo troppo bene per non sapere più niente di lui: mi chiedo ma come si può condividere la parte più intima e anche dolorosa della vita di qualcuno e poi dimenticarsene? Fregarsene di come le cose potessero andargli? Per me era una angoscia insopportabile non sapere cosa gli succedeva anche solo nella più banale azione e tutti a dire lascia passare i mesi e ti dimenticherai ma io dopo un mese stavo sempre peggio. Tutti a dire che importano solo le persone reali come se Matteo non fosse una persona reale in carne e ossa con i suoi dolori, i suoi sorrisi, le sue lacrime solo perché non li avevo visti o toccati. E poi in tutti quegli anni in cui avevo conosciuto ragazzi, in cui anche mi ero fatto amici, qualcuno che mi volesse tanto bene e non solo a parole o promesse, qualcuno sempre presente e soprattutto disinteressato come Matteo non lo avevo mai incontrato. Tutti quegli incontri in cui si può avere tutto subito nell’immediato: parole, un sorriso, un abbraccio o persino di più ma che poi in tutti i miei amici o loro conoscenti non vedevo continuare più di una manciata di mesi, avevano più senso di qualcosa che si creava con lentezza e in modo non standard e non simile a quello degli altri? Mi sono detto: ma perché devo rinunciare a una persona a cui voglio bene, che mi fa stare bene, che mi spinge ogni giorno a essere migliore solo perché la gente trova assurdo o persino peggio passare un anno in chat con un ragazzo senza mai vederlo o sentirlo? E che cavolo! Ci sono milioni di persone che credono o hanno fiducia cieca in cose che non esistono neppure nel mondo reale, vedi Dio, che lo pregano e non hanno risposte e io che con Matteo ci parlo e mi consiglio solo perché non vedo, sento o incontro perché non devo avere fiducia in lui? Gli ho scritto una mail e gli ho spiegato tutto quello che era successo in me e quello che avevo capito, gli ho detto: se vuoi io sono pronto e puoi prenderti tutti i tempi di cui hai bisogno, quello di cui io ho bisogno è solo sapere come stai te e come fare per ridarti tutto quello che mi hai sempre dato tu. Matteo mi ha risposto il giorno dopo e mi ha scritto che per lui io ero troppo importante e che proprio per questo aveva bisogno di creare quel distacco virtuale senza suoni e immagini tra noi perché gli dava insieme sia la sensazione della mia presenza, la sicurezza che io avessi davvero fiducia totale e disinteressata per lui ma anche tutti gli spazi di vuoto che lo obbligavano a darsi degli obiettivi da superare per me e la sensazione della solitudine materiale e tutto questo per riuscire ad avere la forza di risolvere prima solo da se stesso i suoi problemi più grandi altrimenti tra noi le cose sarebbero finite distrutte perché un disperato che si aggrappa a qualcuno, fosse quel qualcuno pure la persona forte che comunque io non ero, lo poteva portare solo a fondo. Io Matteo l’ho capito allora davvero da quelle parole e l’ho stimato e amato di più per questa sua scelta e sinceramente da là non me ne è più fregato delle parole degli altri, l’unica cosa che aveva un valore era il rapporto che si era creato tra noi e quello era una cosa che riguardava solo noi. I sentimenti sono i sentimenti al di là della fisicità di una persona e una chat può essere un percorso per scoprirli e approfondirli e non un semplice accontentarsi. Io e Matteo abbiamo ripreso a chattare ma questo è stato solo l’avvio. Inizio col dire che in questi due anni di chat con Matteo ho macinato esami su esami e mi sono laureato. Matteo i suoi tempi li aveva, è vero, erano lunghi ma li ha superati. Quattro mesi dopo che abbiamo ripreso a parlare mi ha dato il suo cell. Ancora ora mi viene da sorridere di tutte le volte che mi ero immaginato che la sua voce avesse qualcosa che non andava e per quello non voleva parlarmi e l'ansia quando mi ha risposto quando invece ha una bellissima voce. Dopo 5 mesi e mezzo ci siamo incontrati di persona a metà strada tra me e lui. Lo adoravo prima, dopo ancora di più. Matteo è infatti troppo carino, ha un bellissimo sorriso, due occhi che sembrano il mare e un fisico sportivo (altro che handicap o sedia a rotelle : ). Ho trovato lavoro e sono andato a vivere per conto mio nella città dove mi sono laureato. Da quasi due mesi Matteo ha lasciato la merda della sua famiglia e mi ha raggiunto. Ora sta cercando un lavoro part time perché l’anno prossimo vuole iscriversi all’università. Suo padre lo ha obbligato a lavorare dopo la maturità ma Matteo ha sempre sognato di potersi laureare in architettura e io so che ce la farà e non solo perché ho visto tutte le raccolte delle sue cartelle e sono bellissime ma perché io farò tutto quello che gli serve per aiutarlo a farcela. Quindi ora posso affermare che questi 2 anni e 13 giorni di chat per entrambi sono stati importantissimi perché ci hanno fatto diventare due ragazzi più forti e responsabili, consapevoli che la forza non viene dall’aggrapparsi a qualcuno né dalla somma di due debolezze ma dalla voglia di migliorarsi per strappare un sorriso a chi vuoi bene. E ora giustamente ti chiederai ma ora cosa siete voi due? Di sicuro siamo due persone che si vogliono un bene dell’anima, di più si amano, che hanno imparato a rispettarsi, ad avere tra loro fiducia totale, a non nutrire gelosie, che vogliono solo aiutarsi, sostenere le scelte l’uno dell’altro come hanno sempre fatto in quei lunghissimi mesi di sola chat ma ora lo facciamo anche abbracciandoci stretti e guardandoci ogni giorno negli occhi.
Spero non sia troppo lunga, un bacio
Marco e Matteo
PS: ah ho iniziato da poco ogni tanto anche a spulciare il forum ; )
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Ciao Project! Ti diamo senz'altro la autorizzazione a pubblicare infatti era il nostro intento, per i nomi non credo sia un problema a mantenerli sono solo due nomi come tanti non particolarmente originali eh! comunque vedi tu come pensi sia meglio fare ci affidiamo a te e ci fa piacere che la reputi una bella testimonianza (sei il primo!!!!) come ho scritto già a me è sempre stato detto invece peste e corna della situazione. Ci piacerebbe anche che ci dicessi tu come vedi una situazione del genere visto che di ragazzi gay ne senti tantissimi a volte mi chiedo se davvero è così assurdo legarsi tanto a una persona solo parlando in chat per tanto tempo fino ad arrivare a provare sentimenti tanto profondi anche senza mai vedersi e parlarsi al cell . Dico possibile siamo gli unici?? Certo se fosse così saremmo sicuramente originali. A parte gli scherzi credo che se una persona sente nel cuore di potersi fidare, dare tempo e fiducia a qualcuno mi sembra il minimo, avere tempi e modalità diversi è solo una caratteristica di una persona e si dovrebbe avere più pazienza e comprensione.. Tra i gay sembra che valga solo il tutto e subito in ogni campo di relazione di amicizia o rapporto o sesso ma poi alla fine quanto girano le cose in quel modo? A me non sembra molto. Io non mi sono uniformato al gruppo e alle idee comuni ma ho ascoltato solo il mio cuore così mi sono fidato, ho aspettato e ho trovato un tesoro unico e bellissimo e il messaggio che spero passi sia proprio questo. Di sicuro la costruiremo noi due una bella relazione, abbiamo reso il tempo dal peggiore alleato al migliore consigliere!!
Bacio Marco
sai qui nevica!!

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