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lunedì 1 febbraio 2016
STORIA DI UN BISESSUALE DEL PRIMO 900
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte quindicesima
Con la Storia n. 33 che potete leggere qui di seguito, dedicata ad un caso tipico di bisessualità, terminano le storie, relative alla omosessualità maschile, acclude da Havelock Ellis al suo trattato sull’inversione sessuale. Lo stesso autore riporta anche sette storie di omosessualità femminile, che riporterò in traduzione italiana, dopo aver tradotto la parte teorica del trattato di Ellis dedicata all’omosessualità femminile. Ci si potrebbe chiedere perché a fronte di 33 storie dedicate all’omosessualità maschile se ne trovino solo sette relative all’omosessualità femminile. Ellis aveva ben chiara già allora l’idea, oggi definitivamente condivisa, che l’omosessualità sia ugualmente diffusa sia tra gli uomini che tra le donne, ma era certo molto più difficile che tra la fine dell’800 e i primi dell’900 una donna si rivolgesse ad uno psichiatra per consultarlo sui suoi amori lesbici. In sostanza la documentazione di prima mano relativa all’omosessualità femminile era all’epoca estremamente rara.
Vi lascio ora alla storia di un bisessuale trentenne. Buona lettura.
STORIA 33
M. O., 30 anni, nato negli Stati Uniti, di padre inglese e madre il cui padre era scozzese, il resto della sua ascendenza era inglese con una lunga permanenza in America, con una piccolissima aggiunta di sangue olandese. È alto 5 piedi e 8 pollici e ha i capelli e gli occhi castani. Non ha problemi ereditari per quanto se ne sa. Durante l’infanzia, per un certo tempo fu “minacciato dalla corea.” È soggetto a tonsilliti e a una forma insistente anche se non grave di indigestione, indotta da abitudini sedentarie. È di temperamento scattante e nervoso. Ha un’avversione per la maggior parte degli sport all’aria aperta, ma una grande attrazione estetica verso la natura. Ha avuto un’educazione di alto livello.
Per quanto riesce ad andare indietro con la memoria, ha vissuto in una casa dalla quale i suoi genitori sono andati via quando lui aveva 4 anni. Prima di questo allontanamento, ricorda distintamente due esperienze sessuali. Un cugino, di cinque anni più grande, era in bagno, seduto, e M. O. toccava i suoi organi sessuali; sua madre lo apostrofò urlando. In un’altra occasione si trovava in una carrozza chiusa con una ragazza della sua età. Erano distesi su un sedile della carrozza e cercavano di avere un rapporto sessuale. La sorella maggiore della ragazza entrò e li colse sul fatto. Disse: “Lo dirò alla mamma, sai che lei ha detto che voi non dovete farlo mai più.” In ciascuno di questi ricordi nitidi si prova la forte impressione che sia solo un episodio fra i tanti. Cinque anni fa M. O. incontrò un uomo della sua età che aveva vissuto in quel quartiere in quello stesso periodo. Confrontando i loro ricordi, trovarono che quasi tutti i bambini in quel quartiere erano dediti a tali pratiche. Il quartiere era un quartiere assolutamente “rispettabile” della classe media.
Da quel quartiere, M. O. si spostò in un altro quasi dello stesso tipo, e visse lì fino all’età di 11 anni. I suoi ricordi di questo periodo sono molto freschi e abbondanti. Con una sola eccezione, tutti i bambini tra i 5 ei 14 anni sembrano essersi lasciati andare liberamente a giochi sessuali promiscui. In piccoli gruppi, composti da quattro fino a dodici ragazzi, se ne andavano dove gli alberi o l’erba alta li nascondeva alla vista, e si mostravano nudi l’uno all’altro. Talvolta si maneggiavano anche reciprocamente, ma non nel modo tipico della masturbazione. Di quest’ultima, M. O. non sapeva assolutamente nulla. A volte, quando si trovavano insieme in non più di due o tre, tentavano il rapporto sessuale. Nel caso di M. O. c’erano una curiosità sessuale ansiosa e un desiderio più o meno forte, ma il contatto reale non portava nessuna grande soddisfazione. In due o tre occasioni le ragazze gli praticarono la fellatio, e lui poi ricambiò con il cunnilingus, ma senza provare piacere. In tutti questi giochi è sicuro che le ragazze prendessero l’iniziativa altrettanto spesso dei ragazzi.
Durante tutto questo periodo, M. O. aveva ora un’innamorata ora un’altra. Questo era un fatto abituale tra i bambini, ed era promosso dall’imitazione delle persone più grandi. La curiosità sessuale di M. O. era certamente maggiore per quanto riguarda il sesso opposto. In questo momento, però, apparvero i suoi interessi omosessuali. Con un ragazzo di due o più anni di più grande di lui andava spesso in qualche nascondiglio dove si guardavano reciprocamente i genitali e se li maneggiavano. Lui e un altro ragazzo una volta si trovavano in un giardino abbandonato e si tolsero tutti i vestiti, per esaminarsi meglio reciprocamente. L’altro ragazzo poi si offrì di baciare il sedere di M. O., e lo fece. Questo fatto provocò una sensazione sorprendentemente forte e distintamente sessuale, il primo shock sessuale che riesce a ricordare di avere vissuto. Si rifiutò di ricambiare, però, quando gli viene chiesto.
Verso la fine di questo periodo ci fu un nuovo e crescente sviluppo di un altro tipo, non riconosciuto assolutamente allora come qualcosa carattere sessuale. Cominciò a provare sensazioni verso alcuni ragazzi in un modo molto diverso e molto più vivo di quanto non avesse fatto fino ad allora verso le ragazze, anche se al momento non fece paragoni. Per esempio c’era un ragazzo che considerava molto carino, si facevano visita spesso e trascorrevano molto tempo a giocare insieme. A scuola si guardavano e guardavano l’un l’altro fino a che arrivavano deliziosi, incontrollabili momenti magici in cui ridevano insieme. Non discutevano mai di questioni sessuali e non ci pensavano neppure. Queste esperienze sono state, a loro modo, molto sentimentali e ideali. M. O. è sicuro che quanto a lui, la considerazione principale era sempre la bellezza dell’altro ragazzo. Cominciava a ricordare con grande affetto un certo ragazzo molto più grande e molto bello che aveva vissuto vicino a lui nel primo quartiere, e gli aveva mostrato allora diverse piccole attenzioni amichevoli. Raramente lo vedeva ora, e difficilmente cercava di farlo, ma era comunque immensamente contento di una parola o di uno sguardo casuale da parte sua nel cortile della scuola, ed era molto interessato quando altre persone parlavano di lui.
Un cugino di circa due anni più giovane di M. O. spesso gli faceva visita e dormiva con lui. Erano molto affezionati l’uno dell’altro e si maneggiavano reciprocamente i genitali.
Quando M. O. aveva circa 11 anni, la famiglia se ne andò in un quartiere lontano, dove non c’era quasi nessun bambino della sua età, e dove qualsiasi legame con i bambini che stavano nel quartiere che aveva appena lasciato era praticamente impossibile. Da questo momento fino a quando i cambiamenti della pubertà furono a buon punto la sua vita sessuale fu fortemente in contrasto, nella sua solitudine, con la precedente promiscuità. Ricorda che gli piaceva fare la lotta con due o tre scolari e tenere la loro testa tra le sue gambe. Pensa che loro non fossero consapevoli dei suoi impulsi sessuali. Amoreggiò, amoreggiò coscientemente con alcune ragazzine della scuola, ma non propose mai loro qualcosa di sessuale. Lesse un paio di libri di medicina di famiglia.
Un giorno, sdraiato su un vecchio divano irregolare, abbastanza innocentemente in un primo momento, produsse una nuova e deliziosa sensazione, del tutto diversa da qualsiasi altra che avesse mai sognato, qualcosa che andava ben oltre la soddisfazione della semplice curiosità. Rifece la stessa cosa e in breve raggiunse l’eiaculazione. La masturbazione seguì presto. Certi giorni avrebbe ripetuto l’atto due o tre volte, ma poi di nuovo lo avrebbe evitato per giorni. Cominciò subito a combattere quella tendenza, si sentì molto in colpa e si vergognò molto perché si lasciava andare ad essa. Pregò per ricevere aiuto e a volte pianse per i suoi tentativi falliti di rompere quell’abitudine così rapidamente formata. Per un certo periodo, dopo due o tre anni, sembrò che ci fosse riuscito, ma notava che aveva intensi sogni erotici con eiaculazioni abbondanti, regolarmente ogni otto giorni. Proprio in quel momento alcuni annunci sui giornali caddero sotto i suoi occhi, e lo convinsero che si era procurato da sé stesso una condizione di malattia. Non fece mai ricorso ai rimedi pubblicizzati, ma fu scoraggiato nei suoi sforzi di superare la cattiva abitudine; e dal momento che i cattivi effetti sembravano consistere soltanto delle perdite seminali, concluse che tanto valeva godersi il grande divertimento della masturbazione.
Per un breve periodo, ricorda di avere avuto un forte ma rivoltante interesse per gli organi sessuali degli animali, soprattutto i cavalli. Gli organi sessuali maschili erano molto più interessanti.
A poco a poco cominciò a sviluppare, del tutto dal di dentro, l’ideale di un compagno di sesso maschile, un ragazzo bello, emotivo; tra lui e quel ragazzo doveva esistere una potente passione romantica. Restava per ore a sognare questa cosa e ad inventare situazioni eccitanti. Improvvisamente, in chiesa, conobbe un ragazzo molto giovane, Edmund, che sembrava soddisfare tutti i suoi desideri. M. O. aveva allora 16 anni e mezzo e Edmund ne aveva 15. Seguì un vero e proprio corteggiamento, Edmund finalmente cedette agli appelli fisici di M. O. dopo molti dubbi. Però alla fine il cedimento fu completo. I due trascorrevano notte dopo notte insieme, godendo di rapporti intercrurali e talvolta della masturbazione reciproca. I loro genitori possono essere stati leggermente a disagio a volte, ma il rapporto durò ininterrotto per un anno e mezzo o più. Nel frattempo M. O. occasionalmente aveva rapporti con altri ragazzi, ma mai vacillò nella sua reale preferenza per Edmund. Per le ragazze non aveva alcun desiderio sessuale di nessun tipo, anche se era molto legato a loro.
Poi M. O. e Edmund andarono al college in posti diversi, ma si incontravano durante le vacanze e si scrivevano frequenti e ardenti lettere d’amore. Entrambi avevano attacchi genuini di mal d’amore e di gelosia. Quando M. O. guarda indietro a questa prima passione d’amore non se ne pente assolutamente. E senza dubbio essa ebbe una grande influenza formativa.
Dopo il primo anno al college, Edmund si trasferì in un’altra scuola più lontana da M. O. e le opportunità di incontro divennero più rare, ma il loro affetto si mantenne e il rapporto sessuale riprendeva ogni volta che era possibile. A poco a poco, però, Edmund si interessò alle donne e, infine, si sposò. Anche M. O. creò più volte rapporti con gli amici del college e, occasionalmente, con altri.
Nel complesso, M. O. preferiva ragazzi di ino o due anni più giovani di lui, ma, col crescere, la differenza di età aumentò. A 30 anni si considerava come virtualmente “fidanzato” con un giovane di 17, uno insolitamente maturo, comunque, e molto più grosso di lui.
M. O. è sempre infelice a meno che i suoi affetti abbiano un corso abbastanza libero. La vita è stata molto deludente per lui sotto altri aspetti. Le sue più grandi gioie gli sono venute in questo modo. Se è in grado di portare a termine il suo attuale piano di unione con il giovane che lo attrae, sentirà che la sua vita è stata coronata da ciò che è per lui la migliore conclusione possibile; in caso contrario, dichiara, che non gli importa più nulla di vivere.
Ammira la bellezza maschile con passione. La bellezza femminile la percepisce oggettivamente, come accadrebbe con qualsiasi disegno di curve fluenti e di colori delicati, ma non ha assolutamente nessun fascino sessuale per lui. Le donne si sono messe sulla sua strada più volte, ma lui si ritrova sempre più irritato dalle loro manie specificamente femminili. Con gli uomini in generale è molto più paziente e comprensivo.
La prima opera letteraria che gli piacque furono i dialoghi di Platone, letti per la prima volta a 20 anni. Fino ad allora sapeva soltanto che era solo nella sua peculiarità. Lesse ciò che poteva della letteratura classica. Ama Pater, e apprezza il suo atteggiamento verso il proprio sesso. Quattro o cinque anni più tardi si imbatté nel libro di Raffalovich, e da allora provò un vero e proprio debito di gratitudine per il suo autore.
M. O. non ha alcun desiderio di danneggiare la società in generale. Come individuo sostiene di avere lo stesso diritto di essere se stesso che ha qualsiasi altra persona. Pensa che mentre i ragazzi di 13-15 anni potrebbero eventualmente essere resi invertiti, chi raggiunge i16 anni senza inversione non può più essere spinto in quella direzione. Quei ragazzi possono dedicarsi ad un invertito in altri modi tanto da concedergli ciò che lui desidera sessualmente, ma rimarranno sostanzialmente normali. Le sue osservazioni sono basate su circa 30 relazioni omosessuali di varia durata.
M. O. sente fortemente il carattere poetico ed elevato delle sue principali relazioni omosessuali, ma teme di apparire troppo sentimentale.
Per quanto riguarda le tracce della femminilità negli invertiti scrive:
“Fino all’età di 11 anni ero molto legato ad un cugino cinque anni più grande ci me (quello al quale ho fatto riferimento sopra) e provavo grande piacere in un gioco che giocavamo spesso, in cui io ero una ragazza: un romanzo infinito, una storia d’amore non sessuale.
“Un po’ più tardi e fino alla pubertà, mi sono molto divertito a recitare, ma in generale ricoprivo ruoli femminili, indossando gonne, scialli, perline, parrucche, cappelli. Quando avevo circa 13 anni, la mia famiglia cominciò a prendermi in giro per questo. Io giocai per un po’ di nascosto, e poi il desiderio di queste cose mi lasciò per non tornare mai più.
“Resiste invece ancora un interesse minore, che ha avuto inizio prima della pubertà, per i messaggi di San Valentino. La mia sensibilità verso di loro è molto simile alla mia sensibilità per i fiori.
“Prima che raggiungessi la pubertà venivo chiamato a volte ‘femminuccia’ da mio padre. Questo insulto mi umiliava più di qualsiasi altra cosa. Dopo la pubertà mio padre non usò più quel termine, e via via le altre persone smisero di prendermi in giro in quel modo. La ferita, però, rimase e mi portò più di una volta a chiedere agli amici intimi, sia uomini che donne, se mi consideravano in qualche modo femminile. Tutti furono molto nettamente del parere che la mia vita razionale fosse tipicamente maschile, essendo io logico, imparziale e scettico. Uno o due mi hanno suggerito che ho una capacità di distinguere più fine rispetto a quella della maggior parte degli uomini, e che mi prendo cura delle mie stanze un po’ come farebbe una donna, anche se questo non si estende allo stile delle decorazioni. Un uomo mi disse che mi mancava la simpatia per certe “manifestazioni più grossolane del carattere mascolino, come il fumo.” Alcune donne pensano che io presti insolitamente attenzione al vestire delle donne. Il mio modo di vestire non è affatto effeminato. Quanto a muscoli, ho una forza media, ma sono flessibile ben oltre l’usuale. Se mi fossi allenato per questo dall’inizio, credo che sarei diventato un buon contorsionista.
“Non ho mai avuto la minima voglia di usare il tabacco, generalmente non prendo né tè né caffè, e raramente qualche liquore, mai liquori di malto. Il dolce è sempre la parte migliore del pasto. Questi gusti li attribuisco in gran parte alla mia vita sedentaria. Quando ero fuori in campeggio osservavo un notevole cambiamento di interessi verso cibi più robusti e blandi stimolanti.
“Il mio coraggio fisico non è mai stato messo alla prova, ma io osservo che altri sembrano contare su di esso. Sono molto aggressivo in materia di opinioni religiose, politiche e sociali. Quanto al coraggio morale sono o imprudente o coraggioso, non so quale delle due cose.
“Sono, forse, capace di fischiare meglio della maggior parte degli uomini.
“Quando ero molto piccolo mia nonna mi ha insegnato a fare certi tipi di ricamo, e ho continuato a farli un po’ di tanto in tanto fino a 24 anni. Poi mi sono irritato per un pezzo che mi agitava, l’ho buttato nel fuoco, e da allora non ne ho voluto toccare più nessuno. Come piccola economia continuo a fare quasi tutto il mio rammendo.
“Ho un’avversione decisa per l’eccessivo uso di gioielli. Il mio estetismo è molto pronunciato rispetto alla maggior parte degli uomini con cui mi associo, anche se non sono mai stato in grado di dargli molto sbocco. È utile per la pulizia, l’ordine e il buon gusto generale . Il mio vestiario è economico e per niente complicato, eppure sembra essere generalmente approvato. Sono stato spesso complimentato per la mia capacità di scegliere i regali e i vestiti più appropriati e di mettere a posto una stanza “.
M. O. afferma di praticare il morso amoroso, a volte, anche se molto delicatamente. Spesso vuole pizzicare chi lo interessa sessualmente.
Considera molto sciocca l’affermazione, fatta da qualche parte, che gli invertiti sono sempre bugiardi. Pochissime persone, dice, sono perfettamente oneste, e quanto più la società rende pericoloso per un uomo essere onesto, tanto meno è probabile che lo sia. Mentre lui stesso non è stato in grado in due o tre casi di mantenere le promesse fatte di trattenersi da rapporti sessuali con alcuni individui attraenti, non si è mai, d’altra parte, reso colpevole di falsità circa i suoi rapporti omosessuali.
La narrazione precedente è stata ricevuta otto anni fa. Durante questo intervallo di tempo, la salute di M. O. è notevolmente migliorata. Vi è stato un marcato aumento delle attività all’aperto e dei relativi interessi.
Due anni dopo che M. O. aveva consultato uno specialista di primo piano che aveva eseguito una psicoanalisi approfondita, lo specialista informò M. O. che era molto meno marcatamente omosessuale di quanto egli stesso supponeva, e consigliò il matrimonio con una donna giovane e bella. Attribuì l’inclinazione omosessuale al fatto che M. O. aveva avuto il suo “naso rotto” all’età di 6 anni, con la nascita di un fratello minore, che da quel momento ricevette tutta l’attenzione e tutte le coccole. M. O. era andato avanti fino a quell’età con un atteggiamento molto affettuoso verso la madre e dipendente da lei. Egli può ricordare amici e vicini che commentavano su questo fatto. In un primo momento M. O. era incline a rifiutare questo suggerimento dello specialista, ma, dopo lunga riflessione, tende ora a credere che fosse davvero un fattore molto importante, anche se non il solo. Dalle sue successive osservazioni di bambini e dai confronti di questi con i ricordi della sua infanzia, M. O. dice di essere sicuro di essere stato affettuoso e espansivo molto oltre la media. Il suo più grande desiderio era di affetto, e il suo più grande dolore a la sua principale preoccupazione era che nessuno si fosse preso cura di lui. A 10 o 11 anni tentò il suicidio per questo motivo.
Anche a seguito della psicoanalisi, ma cercando di eliminare l’influenza della suggestione, egli ricorda e sottolinea maggiormente l’attrazione che sentiva verso le ragazze prima dei 12 anni. Se le sue esperienze sessuali si fossero successivamente dimostrate normali, dubita che quelle di prima dei 12 anni si sarebbero potute considerare tali da fornire la prova dell’omosessualità, piuttosto che solo di una precoce irritabilità nervosa e sessuale, notevolmente accresciuta e orientata dalle pratiche segrete dei bambini con cui si accompagnava. Egli non vede il motivo per cui queste esperienze gli avrebbero dato una inclinazione omosessuale piuttosto che una eterosessuale.
La psicoanalisi ha fatto ricordare a MO che durante il periodo dei primi innamoramenti aveva spesso baciato e abbracciato diverse ragazze, ma gli ha fatto ricordare anche di avere osservato, allo stesso tempo, con una certa sorpresa, che non ne derivava nessun desiderio sicuramente sessuale, anche se probabilmente la via per soddisfare il desiderio sessuale era aperta. Tali interessi, nella dimensione in cui esistevano, cessarono del tutto o quasi quando la relazione con Edmund si sviluppò. Non c’era comunque nessun rifiuto nei confronti della compagnia delle ragazze e delle donne; le amicizie intellettuali erano principalmente con loro, mentre quelle emotive erano con i ragazzi.
Molto recentemente M. O. ha trascorso alcuni giorni con Edmund, ormai sposato da diversi anni. Senza assolutamente nessun interesse sessuale reciproco, hanno trovato che comunque esisteva ancora un grande legame d’amore. Non deplora nulla del passato, ma ritiene anzi che il risultato finale della loro precedente relazione sia stato buono. La bellezza di Edmund è ancora notevole, ed è sottolineata da altri.
Nonostante la sua sessualità precoce, M. O. aveva fin dall’inizio un disgusto estremo per le storie oscene, e per tutte le associazioni di cose sessuali con parole o aneddoti sporchi. Grazie anche a questo e in parte per il suo temperamento scettico, egli non credeva a quello che gli amici gli dicevano per quanto riguarda le emissioni sessuali, e si convinse solo, quando le visse personalmente; e negò con sdegno i fatti della riproduzione fino a che non li lesse in un libro di medicina. Fino a quando non fu ben oltre il 25 anni, l’avversione fisica per qualsiasi pensiero concernente la riproduzione fu intensa. Conosce altri giovani normali che si sono sentiti allo stesso modo, ma egli ritiene che queste cose possano essere prevenute o superate attraverso l’educazione sessuale come viene ora introdotta nelle scuole americane.
Anche in questo caso, come per le tracce della femminilità, forse due anni fa, qualsiasi impulso a dare morsi amorosi scomparve all’improvviso. C’è stato recentemente un notevole aumento di interesse per il teatro, nato in modo perfettamente naturale e senza alcuna delle caratteristiche rilevate prima. Il piacere infantile per i biglietti di San Valentino è del tutto svanito; M. O. ritiene che recentemente le circostanze siano state più favorevoli allo sviluppo di un’estetica più robusta.
Per alcuni anni non ha sentito alcun chiaro rimprovero circa i suoi possibili atteggiamenti femminili, anche se alcune persone dicono ai suoi amici che è “molto particolare.” Egli forma molte amicizie intime e durature, non sessuali, con uomini e donne, e dubita che la peculiarità notata da alcuni sia dovuta anche alla sua omosessualità oltre che al suo estetismo, al suo scetticismo e alle opinioni non convenzionali che egli esprime talvolta abbastanza disinvoltamente. Con il miglioramento della salute generale, sono arrivati i cambiamenti che ci si poteva aspettare per quanto riguarda il cibo e altre questioni della vita quotidiana.
Riprendendo la sua narrazione nel punto in cui la precedente comunicazione l’aveva lasciata, M. O. dice che circa un anno dopo, il ragazzo di 17 anni, col quale si era considerato virtualmente fidanzato, fece macchina indietro sull’accordo per quanto riguardava il suo futuro, ma non sulla relazione sentimentale così come giù esisteva. Sebbene fossero separati per la maggior parte del tempo dalla distanza, il rapporto fisico riprendeva ogniqualvolta si incontravano. Successivamente, però, il ragazzo si innamorò di una giovane donna e si fidanzò con lei. Il suo rapporto fisico con M. O. allora cessò, ma l’amicizia comunque continua ad essere forte.
Poco dopo la prima pausa in questa relazione, M. O., attraverso la forza di circostanze del tutto insolite, entrò in grande cordialità e intimità con una giovane donna di notevole fascino. Lui le confidò la sua anomalia, e non fu respinto. Agli altri la loro relazione probabilmente appariva quella di due amanti, e una situazione dolorosa fu creata dalla calunnia di una donna gelosa. M. O. sentì che, per onore, egli doveva proporre il matrimonio. La giovane donna fu evasiva, ma invitò M. O. a trascorrere alcuni mesi a casa sua. Poco dopo il suo arrivo, un triste avvenimento nella sua stessa famiglia lo costrinse ad andare via, e non si incontrarono più per quattro anni. Si scrivevano, ma sempre meno spesso. I suoi rapporti con i ragazzi continuarono.
Prima del suo ultimo incontro con lei conobbe una donna che sposò. La conoscenza iniziò per una comunità del tutto non sentimentale di interessi in alcuni affari pratici, e molto gradualmente si trasformò in un’amicizia intellettuale e simpatica. M. O. non aveva segreti per questa donna. Dopo un esame completo e prolungato di tutti i lati della questione si sposarono. Da allora non ha avuto rapporti sessuali se non con sua moglie. I rapporti con lei non sono appassionati, ma sono animati dal forte desiderio di avere figli. Dell’istinto genitoriale si era reso conto diversi anni prima.
M. O. crede che nessuno stigma morale debba essere legato alla omosessualità a meno che non si possa dimostrare che essa è il risultato della vita viziosa di una persona che agisce in un modo moralmente libero, ma su questo punto non nutre grandi speranze. Ritiene che gran parte della pericolosità e dell’infelicità dell’omosessualità potrebbe essere evitata attraverso una completa e prudente educazione sessuale, come quella che dovrebbe essere data a tutti i bambini, sia normali che anormali.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
giovedì 17 dicembre 2015
BISESSUALE SPOSATO
Riporto qui di seguito uno dei documenti che sono stati pubblicati nel volume “Essere Gay” (la vita dei gay attraverso l’analisi di esperienze reali) della Biblioteca di Progetto Gay: http://gayproject.altervista.org/manuale_di_omosessualita.pdf (si tratta di una discussione tratta dal Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/
—oooOooo—
ROBERT:
Ciao a tutti, ho bisogno di un po’ di consigli…
Ho 34 anni, sposato da 5 e insieme a lei da circa 15 anni. Fortunatamente, ad oggi senza bimbi anche se proprio recentemente abbiamo deciso di metterne in cantiere uno!
Fin da giovanissimo ho sempre avuto una vita totalmente etero, le prime esperienze nell’adolescenza e poi l’incontro con la donna che ho scelto come compagna di vita e che non ho mai tradito con nessun’altra donna; nonostante ciò ho sempre compreso ed apprezzato la bellezza del corpo femminile, quanto di quello maschile, senza però mai pensare di poterlo poi desiderare fisicamente (e mentalmente).
Negli anni di università, essendo distante dalla mia fidanzata e pur vivendo una vita eterosessuale con lei, mi è capitato spesso di fare delle semplici sessioni su skype con ragazzi della mia età, esperienza semplice e veloce! Più un’esigenza fisica più che altro, così l’ho sempre interpretata!
Circa due anni fa, in un periodo in cui io mi ero trasferito per 5 mesi all’estero, ho riprovato l’esperienza di quelle videochiamate ed ho – quasi inspiegabilmente – scoperto di piacere a molti dei ragazzi etero/bisessuali/gay con cui ho chattato. La cosa ha iniziato a piacermi e ho continuato a dialogare con alcuni di questi ragazzi, lasciando però tutto nella sfera virtuale, ma in alcuni casi creando amicizie che ancora oggi, con mille difficoltà, sto cercando di portare avanti. Soltanto una volta mi sono incontrato con un ragazzo molto più giovane di me (19 anni) che mi aveva coinvolto più mentalmente che fisicamente, ma la cosa è finita lì in quanto non l’avevo ritenuta particolarmente interessante, fino a quando….
Fino a quando ormai due mesi fa, in una noiosissima mattinata di lavoro entro su FB e vedo un post di un mio amico gay con una foto estratta da una pagina di una nota applicazione per incontri gay, mi incuriosisco, scarico l’app e creo un profilo. Da lì a poco iniziano ad arrivarmi messaggi di altri utenti che mi chiedevano di inviargli una foto del fisico e del viso. Dopo tante richieste e altrettanti dinieghi, all’ennesima richiesta rispondo un po’ piccato allegando la foto: tempo qualche secondo e il ragazzo mi chiede se per caso lavorassi nella società in cui lavoro. Mi si gela il sangue, non mi ero accorto che quest’applicazione per cellulari indicava anche i metri di distanza tra gli utenti!!! Preso un po’ dal terrore, ma avendo ormai inoltrato la mia foto completa, gli dico di sì ed iniziamo così a chattare e a conoscerci. Lui ha la mia stessa età, uno sguardo profondo e soprattutto un bel fisico, muscoloso e asciutto al punto giusto: il canone di bellezza maschile che mi è sempre piaciuto.
Dopo circa 4 giorni, decido di incontrarlo per prendere un caffè e gli dico di essere sposato e di non aver mai avuto una relazione con un uomo né di aver mai avuto rapporti sessuali. Lui inizialmente ci rimane un po’, però poi dice che gli piaccio e che vorrebbe frequentarmi. Così dopo qualche giorno, ci incontriamo e passiamo un bel – ma per me ricco anche di ansia, tanta ansia – pomeriggio insieme, fatto di tenerezza ed intesa. Scopro così che oltre ad avere un bel fisico ha anche una bell’anima, profonda e sensibile, ricca e generosa! Ormai da circa due mesi, dunque, va avanti questa relazione e io penso di iniziare a provare un sentimento – che non è amore o per lo meno non è nella forma che io ho già sperimentato con mia moglie – e se prima pensavo che il mio fosse un bisogno “sessuale” ho realizzato grazie a lui che ciò che mi manca è poter fare affidamento anche su un uomo, sentire il suo corpo, la sua vicinanza fisica, la sua prestanza ed avere un confronto alla pari. Insomma, ricercare tutte quelle sensazioni di sicurezza e accoglienza che ho sempre dato io a mia moglie e a tutte le persone a cui voglio bene.
Tutto questo per dirvi che… sono confuso! Non so come potrà evolvere questa relazione con lui a cui sento di non riuscire a dare il 100% di me stesso – questo mi fa male perché sento che lo sto privando della possibilità di godersi un amore vero e totale – e molto spesso mi verrebbe voglia di rendere partecipe mia moglie della felicità e della sensazione di completezza che sto raggiungendo anche grazie alle sensazioni che sto provando con lui.
Vorrei tanto confermarle che l’amo e che i progetti di vita che abbiamo fatto insieme li faremo insieme, ma allo stesso tempo vorrei convincerla della mia necessità di avere al mio fianco anche un uomo che possa rassicurarmi e parlarmi come solo un uomo potrebbe fare.
Ho pensato di dirglielo, ma so che le farei tanto male perché conosco l’idea che ha dei bisessuali (se i gay li tollera, per i bisessuali dice che sono dei pervertiti perché fanno quelli che “‘ndo cojo cojo!”) e non se lo meriterebbe; ma soprattutto dubito che possa capire.
Mi servono disperatamente consigli, voglio valutare la situazione con il vostro aiuto così da avere più elementi sotto mano e, qualora dovessi stravolgere la mia vita, vorrei avere un quadro più completo possibile delle conseguenze.
Grazie mille per l’aiuto!!
R.
PROJECT:
Ciao Robert, prima di tutto benvenuto nel forum!! E adesso passiamo alla questione specifica. Intanto la tua mail è “un classico” nel senso che è molto difficile descrivere meglio di così che cosa sia la vera bisessualità, cioè il fatto di provare un profondo coinvolgimento sessuale ed emotivo sia verso gli uomini che verso le donne. Intendo dire che nella maggior parte dei casi si assiste ad una dissociazione dell’emotività che resta eterosessuale dall’affettività che invece è marcatamente omosessuale, il che significa che un rapporto affettivo con un uomo diventa particolarmente difficile. Ma nel tuo caso affettività e sessualità non sono dissociate nemmeno un po’ e quindi tu puoi provare un vero innamoramento verso un uomo (cosa che in caso di dissociazione non si realizza).
Va detto subito che la vera bisessualità, per intenderci quella come la tua, non è una cosa comune. Ci sono molti più gay che veri bisessuali e sicuramente molte più persone con una bisessualità dissociata (affettività etero e sessualità gay) che persone realmente bisessuali.
La situazione di un bisessuale dissociato, paradossalmente, è meno complicata, perché le sue esigenze omosessuali possono essere risolte in modo occasionale e mettono meno in crisi la vita etero che tende almeno a livello affettivo a rimanere stabile. Per un vero bisessuale, la presenza di un compagno è invece prima di tutto una necessità affettiva e quindi il vero bisessuale tende a costruire rapporti stabili e seri con un uomo, esattamente come tende a fare con una donna, ma qui sorge il vero problema, perché una relazione etero seria, tanto più se formalizzata nel matrimonio, presuppone l’esclusività; anche una relazione gay seria presuppone l’esclusività, pur se forse in grado minore di quanto accade in un rapporto matrimoniale, ma per un bisessuale, e a maggior ragione per un bisessuale non dissociato, l’esclusività è una forzatura molto pesante. Un bisessuale, in ogni caso si trova di fronte ad una scelta: o lascia la sua vita affettiva e sessuale molto fluida, non solo senza sposarsi, ma proprio senza pretendere o cercare di realizzare relazioni stabili di nessun tipo, oppure deve necessariamente sacrificare la metà della propria affettività-sessualità.
In una situazione come la tua c’è addirittura un matrimonio e c’è alle spalle una vita eterosessuale durata diversi anni e col presupposto sia implicito che esplicito della stabilità. Dato che la tua vita al tempo del matrimonio era stata sempre e solo etero, arrivare al matrimonio era quasi una cosa automatica, voglio dire che chi sa di essere gay o di essere bisessuale dovrebbe pensarci molto bene prima di sposarsi, nel tuo caso non potevi prevedere l’evoluzione a distanza di anni della tua affettività-sessualità e quindi nessuno può farti una colpa di nulla. Non avete figli, ma dici che ci state pensando, beh, data la situazione cercherei di pensarci molto bene prima, soprattutto perché tua moglie non sa come stanno le cose e potrebbe non accettarle affatto, cosa molto probabile. Se non ci sono figli, con tutti i problemi che questo può comportare, si arriva alla separazione e poi al divorzio, ma se i figli ci sono i problemi rischiano di diventare molto grossi, non intendo solo dire per te, ma soprattutto per i figli che comunque sono costretti a vivere situazioni stressanti che possono avere per loro risvolti psicologici seri anche a distanza di anni. Anche con una moglie consapevole e disposta ad avere figli, il fatto di mettere al mondo un figlio, per un bisessuale sposato è comunque problematico, ma se la moglie è inconsapevole può ritenere di essere stata ingannata, non all’atto del matrimonio, ma quando tu stesso sei arrivato alla consapevolezza di come stavano le cose.
Altra osservazione: tu sei sposato, beh un uomo sposato, per un gay non è certo la scelta migliore, un gay sa benissimo che mettersi con un uomo sposato crea molte complicazioni e mettersi con un uomo sposato con figli ancora peggio. Questo significa che trovare un compagno per creare una coppia gay non sarebbe comunque facile. In genere, quando ci sono i figli, l’unica cosa possibile “realisticamente” sono le scelte di compromesso, in cui si crea un rapporto con un uomo, ma diciamo così, di basso profilo, più un rapporto di amicizia amorosa che un rapporto di coppia, perché l’esigenza fondamentale è la tutela dei figli. In una situazione del genere anche le mogli sono molto più prudenti nella scelta di separarsi, comunque è fondamentale mantenere con la moglie un rapporto chiaro e cercare di farle capire come stanno le cose, anche a rischio di mettere in crisi in matrimonio. Quando i figli non ci sono, le scelte possono essere meno di compromesso, ma resta il fatto che anche un rapporto di coppia gay stabile, finisce per non andare bene per un bisessuale vero, perché alla fine un compagno gay non vede il bisessuale come bisessuale ma lo vede come gay e si aspetta da lui una esclusività di tipo quasi matrimoniale. Realisticamente si potrebbe pensare piuttosto ad un’amicizia amorosa, se il partner è disposto ad accettare un rapporto di questo tipo, cosa possibile, se si trattasse di rapporti molto liberi e in ogni caso bisognerebbe fare lo sforzo di parlare chiaro con la moglie, anche a rischio di mettere in crisi il matrimonio, cosa qui meno dirompente che quando ci sono i figli.
So bene che moltissimi ragazzi gay non accettano il fatto che io tenda a consigliare soluzioni di compromesso, ma sono ragazzi gay e non bisessuali e soprattutto non hanno la prospettiva della vita matrimoniale. Questo è però onestamente quello che penso e anche la sintesi delle esperienze analoghe emerse da Progetto Gay.
Ti consiglierei di leggere nel volume “Essere Gay” i capitoli relativi alla bisessualità e ai gay sposati, in cui sono riportati diversi esempi reali di situazioni che potrebbero essere per te di interesse.
PUGSEY:
Ciao Robert, ho 33 anni, quasi 34, quindi posso darti un parere personale molto sentito. Sono gay, e mi sono accettato come tale a 23 anni, dopo un periodo di latenza bisessuale durato qualche anno.
Vivi questa vicenda che ti è capitata, come meglio credi, qualunque esito prenda la questione, però un consiglio molto “di pancia” te lo voglio dare: visto che solo adesso ti sono venuti dei dubbi sulla tua sessualità, evita di concepire un figlio con tua moglie, prima di esserti ben chiarito mentalmente. Per quanto un figlio è sempre un dono di Dio, vista la situazione potrebbe andare tutto a suo discapito in caso di divorzio, dico affettivamente. Non solo, immagina le conseguenze giuridiche che la cosa potrebbe avere se lasci tua moglie in presenza del bambino (che non avresti se non prolifichi). Se vorrai avere un consiglio a qualche tuo dubbio, siamo sempre pronti a darti il nostro parere in chat. Anzi, ti invito proprio ad entrare in chat così parliamo tranquillamente per discorrere di questa tua confusione mentale che stai vivendo.
Un caro saluto
Pugsley
ROBERT:
Caro Project,
Grazie innanzitutto per avermi fornito degli utilissimi elementi riguardo la mia condizione di – ora lo posso dire più tranquillamente – bisessuale vero.
Dall’analisi che hai fatto emerge, come al solito, che le situazioni chiare e semplici non mi si addicono proprio; al contrario, nonostante le evidenti difficoltà che ho avuto e che, probabilmente, continuerò ad avere, sono un po’ sollevato dal fatto che tu abbia riconosciuto in me la “vera” bisessualità. Condizione questa di cui ho parlato spesso proprio con Lui – che chiamerò Enzo – ed altri amici di chat che, come tu descrivi bene nel volume Essere Gay, mi hanno sempre risposto dicendo che la bisessualità non esiste e che dovevo ammettere di essere gay: insomma, come aggiungere confusione ed incertezza alla mia già difficile situazione!
È un momento davvero difficile, soprattutto perché oltre alla mia felicità in questo caso ci sono in ballo anche le vite di altre due persone – mia moglie ed Enzo – per le quali, in modo e con intensità diversa, provo un sentimento forte e profondo. È davvero tanta in me la paura di poter perdere mia moglie nel momento in cui le dovessi confidare la mia bisessualità e, allo stesso tempo, di poter perdere Enzo a fronte della certezza ad oggi di non potergli garantire alcun rapporto di esclusività.
Allo stesso tempo, penso di dover parlare a mia moglie di me, della mia situazione e del fatto che ho scoperto ad oggi di non sentirmi completamente me stesso perché una parte di me richiede qualcosa che lei non può darmi e che ricerco in un uomo. Facile a dirsi…no?
Mi domando a questo punto quale possa essere il passo successivo. Come dirglielo? Tacere sulla relazione che sto avendo con Enzo? E poi che accadrebbe se pensasse che si tratta soltanto di “follie” passeggere senza fondamento, in quanto non ho mai provato un sentimento per un uomo? Allora dirgli di Enzo? Facendola sentire ancora più tradita?
La confusione aumenta sempre di più e sono ancora più confuso su come agire perché, leggendo il volume che mi hai consigliato, capisco che anche qualora trovassi il coraggio di parlarne con lei la situazione non conoscerebbe comunque miglioramenti evidenti e prolungati. In particolare il passo in cui dici:
“Per un bisessuale 50/50 adeguarsi ad una sessualità esclusiva, sia essa etero o gay, costituisce un vincolo decisamente restrittivo ed in questi casi, realizzata metà della propria sessualità nel rapporto di coppia, è difficile ridurre l’altra metà alla sola masturbazione e si sente concretamente l’esigenza anche di una relazione di coppia dell’altro tipo.
In genere un bisessuale con componete gay al 50%, dato l’ambiente sociale in cui vive, tenderà ad orientarsi più a formare una coppia fissa etero che non una coppia fissa gay che sarebbe controcorrente. In genere per un bisessuale, proprio perché è molto più facile vivere una sessualità di copia etero, i modelli tipici della coppia etero finiscono per essere dominanti.”
Mi sembra dunque più una condanna la mia piuttosto che una strada per cercare la felicità, conscio ormai – e l’ho pensato un po’ sempre – che nel momento in cui dovessi decidere di stare con mia moglie o di seguire Enzo mi troverei sempre “non completo”, non adeguato, non felice. Eppure, sarebbe così bello poter condividere con le persone amate la propria felicità, l’essere realmente se stessi e dimostrare di poter amare – in modi ed intensità diverse – persone di sesso diverso e dello stesso sesso. Perché la società ci costringe all’esclusività? A sacrificare noi stessi e i nostri sentimenti?
Per quanto riguarda il discorso figli, siamo in una fase un po’ di stallo. Indipendentemente dalle considerazioni sulla mia situazione personale ed intima, stiamo valutando bene la cosa perché non siamo convinti, non tanto di poter crescere e dare amore ad un eventuale figlio, quanto della certezza che potrà regalarci felicità sia come genitori, sia come singole persone.
La felicità è spesso quello che tutti cerchiamo; io, al contrario di tanti, ho sempre anteposto, nella mia vita da figlio, da marito e da amico, la felicità altrui alla mia e forse è proprio per questo che adesso sono arrivato al limite e la sto cercando, la desidero anche io per me. Pur conscio di non aver la certezza di raggiungerla e di dover necessariamente intraprendere un percorso difficile. Non so se avrò il coraggio, dovrei trovarlo, per me stesso…
Grazie ancora per la pazienza che hai nell’ascoltare le persone che si avvicinano a questo forum e per la professionalità e il garbo con cui rispondi alle loro richieste di aiuto e chiarimento. Davvero un bel lavoro!
R.
ROBERT:
Caro Pugsley,
grazie davvero anche a te per il saggissimo consiglio “di pancia”, ma secondo me molto ragionato, che mi hai voluto dare.
La mia intenzione, in questa piena e totale confusione, è evitare di fare del male alle due persone coinvolte, chi consapevolmente – Enzo – chi a sua insaputa – mia moglie – in questa nuova situazione che mi sta stravolgendo la vita. Come dicevo a Project, per ora il progetto figli è un po’ in stand-by per diverse motivazioni, ne parliamo spesso ma ancora non siamo totalmente convinti e stiamo procrastinando, sebbene l’intenzione di fondo permanga, ad oggi.
Accetto con piacere anche il consiglio di venire a fare quattro chiacchiere in chat, anche se sarà un po’ difficile visto che la vita di coppia permette di ritagliarmi solo alcuni istanti di intimità.
Qualsiasi ulteriore consiglio vorrai darmi, anche su quanto ho risposto a Project, sarà ben accetto: ne ho forte bisogno!!!
Grazie ancora per il supporto,
R.
PROJECT:
Ciao Robert,
sì effettivamente per un bisessuale l’esclusività è una condanna ed è una condanna sostanzialmente di origine sociale. Moltissime cose, che si danno comunemente per scontare, come se fossero delle leggi di base della vita, sono il realtà delle convenzioni che si sono cristallizzate nei secoli e che “oggettivamente” sono dei puri preconcetti. Noi abbiamo un modello di famiglia basata sul matrimonio che è un’istituzione che parte da postulati tutt’altro che ovvi. Lo stesso presumere di poter vincolare i sentimenti creando delle obbligazioni giuridiche per l’affettività e per la sessualità è assurdo. Ci si può obbligare per il futuro (e per brevi periodi) a svolgere un lavoro o a pagare una somma, ma non certo ad amare una persona. I fallimenti matrimoniali in Italia sono ormai più del 50% dei matrimoni, più del 50% dei matrimoni finiscono in separazioni e divorzi, segno che l’istituzione si basa su presupposti incongrui. La logica del matrimonio è tutto o niente, o amore al 100% e sempre o il matrimonio non esiste, la realtà però è completamente diversa, l’amore può essere al 70% o al 50% e anche meno ma è pur sempre amore. Il discorso vale anche in campo gay, tutti i ragazzi gay, all’inizio, sognano storie tipo principe azzurro e amori travolgenti ed eterni, poi piano piano imparano ad uscire dal mondo della favole e a tenere i piedi per terra nel mondo della realtà. Tantissimi gay, smettono di cercarsi un compagno, perché la vita di coppia di tipo matrimoniale può anche andare bene se sono verificati dei presupposti inderogabili, cioè se si tratta di una vera coppia “spontaneamente” esclusiva, il che però è molto raro. Va benissimo il riconoscimento del matrimonio omosessuale per il riconoscimento di una parità di diritti, ma come è accaduto in Spagna, il numero di matrimoni omosessuali sarà certamente basso, e va aggiunto che se fosse alto per effetto della pressione sociale, come accade tra gli etero, andrebbe incontro alle stesse patologie del matrimoni etero e si arriverebbe una proporzione simile di divorzi e separazioni. Nel mondo etero il matrimonio ha, in teoria, come finalità la tutela dei figli (come se costringere i genitori a rimanere insieme per legge fosse la situazione migliore per i figli), ma nel mondo gay dove l’ipotesi dei figli è marginale l’obbligo legale sarebbe controbilanciato solo da vantaggi economici come la reversibilità della pensione che però potrebbero essere legati, più che al matrimonio, all’assunzione di obblighi di mutua assistenza, perché spesso i matrimoni, con gli anni, diventano solo questo. Oggi come oggi la pretesa di esclusività esiste e penso che le cose resteranno così ancora per moltissimi anni. Ma che cosa si può fare? Fare capire ad una moglie che è cresciuta nel mito del matrimonio che un uomo bisessuale può sentirsi costretto in un rapporto esclusivo? Pretendere che questa donna ragioni con una mentalità che sarebbe in radicale disaccordo con la tradizione secolare della sua famiglia e di tutta la società? Francamente è difficile credere che la cosa possa funzionare. Ho visto anche, rarissimamente, donne che si sono adeguate a una situazione simile, ma devo dire che ne hanno sofferto moltissimo. D’altra parte tenere un piede in due scarpe non è nemmeno una soluzione praticabile perché è sostanzialmente un inganno nei confronti della moglie. E c’è anche un’altra complicazione, cioè che parlare con la propria moglie in modo libero comporta il fatto che poi lei ne parlerà “riservatissiamente” ai genitori e agli altri familiari e che loro, sempre ”riservatissimamente” ne parleranno ad altri, finché tutti sapranno non come stanno le cose realmente ma che tu sei uno strano, che hai in mente idee strane, che fai cose strane, ecc. ecc.. D’altra parte l’alternativa è chiudere del tutto nell’armadio l’altra metà della propria affettività e della propria sessualità, reprimendosi per cercare di salvare il matrimonio, cosa che alla lunga renderebbe il matrimonio stesso opprimente e insopportabile. Ultima osservazione: tra la scoperta del proprio lato gay e la possibilità di creare una storia “stabile ma non esclusiva” con un uomo c’è un abisso, visto da fuori sembra tutto facile ma i problemi si manifestano sempre dopo. In conclusione si tratta di una situazione molto complicata che comunque ti porterà a sacrificare qualcosa perché, che lo dicano o meno, sia tua moglie che l’uomo che ti interessa non si contenteranno del 50% di te.
TORALBA:
Ciao Robert,
Il mio orizzonte di esperienze è essenzialmente differente dal tuo. Esprimere un parare sulla situazione, per lo meno da parte mia, sarebbe quanto meno azzardato. Concordo in pieno con quanto hanno evidenziato sia Project che Pugsley, e cioè che la situazione nella quale ti trovi merita una profondissima riflessione, soprattutto per quanto concerne l’eventualità che tu e tua moglie vogliate avere figli. L’unica cosa che posso davvero dirti, è riflettere su come immagini la tua vita futura e in quale modo ti sentiresti davvero realizzato. Potresti, è vero, vivere una doppia vita, fatta del ricambio affettivo di tua moglie e, al contempo, di Enzo o di qualsiasi ragazzo con cui, eventualmente, ti sentiresti sulla stessa lunghezza d’onda. Ma potresti davvero riuscire a sopportare e a vivere una relazione così complicata e ansiogena? Mi viene difficile immaginare una doppia vita che sia realmente appagante e vissuta in maniera davvero tranquilla.
Da come parli, si evince che i sentimenti sia nei confronti di tua moglie che nei confronti di Enzo sono sinceri, però tu stesso avverti l’esigenza di metterti nei loro panni: qual è la vita che loro desiderano? Tua moglie con te desidera un rapporto esclusivo con il coronamento dei bambini. Enzo, presumibilmente, alla lunga potrebbe esigere da te un rapporto più esclusivo. La loro idea di vita e le loro esigenze affettive vanno rispettate tanto quanto le tue, per questo come problema centrale si pone la questione legata a quale vita tu davvero desideri.
Nella tua situazione, non saprei sinceramente come comportarmi. Personalmente tento di essere sempre onesto con le persone, per cui, probabilmente, cercherei di essere chiaro con mia moglie. Ma è un ragionamento puramente ipotetico e teorico che, se mi trovassi a viverlo, non saprei davvero come affrontare. La vita è sempre molto più complicata di qualsiasi teoria.
Ovviamente questo non è il suggerimento che ti do. Fare un passo del genere comporta dei rischi concreti che sfuggono al nostro controllo. Ma, al tempo stesso, il rapporto con tua moglie è già profondamente mutato.
Un caro saluto.
ALYOSHA:
Condivido molte delle cose che ti hanno scritto. Per come la vedo personalmente il discorso sul proprio orientamento sessuale potrebbe però risultare riduttivo. Proprio qualche giorno fa si leggeva in questo forum di un ragazzo che pare avere costruito una relazione affettiva con altri due ragazzi e si trovava anche lui di fronte al bivio di dover decidere cosa fare e come te pareva delineare dei caratteri complementari con entrambi i ragazzi che per ragioni diverse soddisfacevano lati diversi di lui. Anche lui come te fantasticava su un eventuale rapporto a tre, assai improbabile e non solo per questioni sociali ma per l’evidente difficoltà che ognuno di noi prova nel dover accettare di non essere sufficiente. Di situazioni simili in versioni etero poi ne trovi quante ti pare. Ti inviterei perciò a separare il momento della presa di consapevolezza della tua sessualità dalla situazione concreta nella quale ti sei incastrato e dalla quale in previsione potrai uscire solo facendo saltare il banco.
È evidente che tua moglie non accetterà mai la situazione e in proposito ti invito a leggere le tante storie di ragazze che in questo forum hanno condiviso la loro esperienza. Si tratta di donne confuse, che hanno difficoltà ad accettare l’omosessualità del proprio partner, e ad arrendersi all’evidenza che non possono essergli di aiuto. Tutte cose senz’altro complicate dalla tua situazione che è già poco chiara di suo, in quanto andresti a comunicare che sei bisessuale.
Non è neanche chiaro quanto il ragazzo in questione abbia contezza della tua bisessualità e accetterebbe sul serio di spartirti con la moglie e quanto piuttosto invece non stia aspettando che tu prenda una decisione chiara, sperando magari che nel dirlo a lei tu interrompa il rapporto con tua moglie per cominciare una relazione esclusiva con lui. Ti soffermi poco sulla questione, ma da quel poco che hai scritto pare tu ti sia già trovato nella condizione di dovergli spiegare che il rapporto con lui non ti completa al 100% e posso ipotizzare che non l’abbia presa bene.
Purtroppo tu non ti sei presentato da bisessuale ad entrambi, e loro non hanno avuto dal canto loro la possibilità di decidere di avere a che fare con un bisessuale, non hanno cioè messo in conto che poteva succedere in ogni momento che avrebbero dovuto spartirti con un’altra persona.
Hai vissuto delle relazioni asimmetriche in cui sicuramente tua moglie è rimasta all’oscuro di tutto, ma anche il ragazzo infondo ha potuto sperare fino alla fine che tu fossi in realtà un omosessuale confuso. Se per intanto questa confusione è sparita, almeno hai potuto fare chiarezza sulla tua sessualità e credimi che non è poco.
Secondo me l’ultima cosa in cui puoi sperare però è un rapporto a tre e nel dirlo aspettati che salti un po’ tutto. Tu solo puoi scegliere cosa fare, se dirlo o ambire a qualche forma di compromesso con la situazione. Se però ti sei ritrovato in questo bivio in un momento in cui probabilmente si andava concretizzando con tua moglie l’idea di avere un bambino, probabilmente è perché questa situazione di compromesso non ti piace e se realizzi questo è meglio interrompere il rapporto adesso che più in là in presenza di figli. Mi spiace perché mi rendo conto che per un bisessuale è ancora più semplice occultare la propria sessualità e questo non semplifica affatto le cose.
ROBERT:
Quest’ultima settimana in cui ho cercato di capire la situazione che stato vivendo ero all’estero per lavoro. Mi ero visto l’ultima volta con Enzo venerdì scorso, era stato un bello e lungo pomeriggio “rubato” al lavoro – e in parte a mia moglie – in cui avevamo fatto l’amore e parlato, intimamente come spesso abbiamo fatto.
È stata una settimana lunga, una settimana fatta di pensieri, tanti, sulla situazione che sto vivendo e di silenzi, tanti, di Enzo. Già da sabato scorso ho percepito la sua distanza; è stato assente per tutta la giornata, non ha risposto ai miei messaggi, si è chiuso in se stesso e ha risposto in maniera quasi monosillabica ai miei saluti: avevo capito che qualcosa era successo, che qualcosa era cambiato. E la settimana è andata avanti un po’ così, con me che lo cercavo e con lui che sì si faceva trovare, ma sempre con una distanza infinita tra noi.
Ieri sono tornato in città dopo questa settimana di trasferta e mi sono precipitato, teso, da lui; l’accoglienza è stata quella che mi aspettavo: non vederlo ad aspettarmi sull’uscio della porta mi ha fatto capire in un istante quanto distante, lontano, ma deciso e fermo fosse il suo animo.
Abbiamo preso un tè, abbiamo parlato e mi ha confermato quello che sentivo – e che voi stessi avete prospettato: questa situazione fatta di sue attese e dell’impossibilità di vivere con me un normale rapporto gli stava facendo male e, per il suo bene, ha deciso che è meglio che la cosa finisca qua. Le parole sono state diverse, il senso molto chiaro e ragionato: tanto ragionato che io non ho potuto né saputo dirgli nulla, se non che aveva ragione, con un’infinita tristezza nel cuore, e profondo senso di vuoto che ho provato e sto provando.
Mi ha detto di essere arrivato a questa scelta dopo le ultime conversazioni che abbiamo avuto venerdì scorso in cui io avrei detto che con certezza non sarei riuscito ad offrirgli quello che voleva e che mai avrei lasciato mia moglie.
Quando mi ha ricordato quanto da me detto, sinceramente, sono rimasto un po’ stranito perché sono settimane che al contrario sto mettendo in discussione me stesso, il mio matrimonio e la mia vita; non ricordo tanta fermezza nelle mie parole e sono davvero dispiaciuto lo abbiano ferito e fatto sentire solo.
Quello che sicuramente gli avevo detto venerdì è che l’Enzo che ho conosciuto io e a cui io tanto tengo meriterebbe di vivere una bella storia d’amore senza tutte le complicazioni che io con la mia vita ho portato nella sua vita. Questo sì, l’ho detto, a mio discapito ma a suo vantaggio: non per allontanarlo da me, ma perché sapere che lui non era totalmente felice “grazie” a me, mi ha sempre fatto sentire ancora più triste e insicuro. È davvero un ragazzo speciale e merita di più, molto di più, di quanto io possa offrirgli oggi e gli abbia dato fino ad oggi.
Riconosco dunque le mie colpe, ieri però una sua affermazione mi ha ferito: il senso era “tu non mi hai mai detto la verità, un giorno dicevi di volermi, l’altro di non potermi assicurare nulla, non posso credere ad una persona come te.” Questo sì, mi ha ferito, perché se c’è una cosa che ho sempre messo al centro del nostro rapporto è stata la sincerità piena e totale, non certo menzogne e bugie: è la confusione che sto vivendo che, forse, non mi porta a prendere sempre decisioni ferme e ad agire di conseguenza, ma mai ho voluto prendermi gioco di lui, approfittarmene e mentirgli. Non sono quel tipo di persona e mai mi sarei comportato così con una persona a cui voglio bene.
Mi ha detto che ognuno di noi deve prendersi il tempo per pensare a se stesso, pur rimanendo un rapporto di amicizia, la cui evoluzione sinceramente non so come sarà. Parlando di me, ha detto che devo pensare adesso a come risolvere la profonda crisi che sto vivendo con mia moglie; non sono sicuro di questa affermazione. Io non sento di stare vivendo alcuna crisi di coppia, ma “semplicemente” una mia crisi interna e profondamente intima dovuta alla necessità di dover completare me stesso condividendo la mia vita anche con un uomo, non tanto dal punto di vista sessuale – che mi piace, sia inteso – ma soprattutto mentale e sentimentale.
Per spiegargli il mio forte bisogno di avere anche un uomo affianco gli ho detto una cosa semplice, e per me efficace: provare ogni tanto anche io il senso di sicurezza “maschile” che il mio abbraccio regala a mia moglie, sollevandomi almeno per qualche istante dalla responsabilità di dover essere sempre io quello che sorregge gli altri.
Ma penso che qua ritornerei al discorso della bisessualità e delle difficoltà che un bisessuale come me vive e dovrà vivere.
Il rapporto con mia moglie non penso sia mutato negli anni né in questi mesi, l’intesa mentale è sempre viva, quella sessuale lo è altrettanto; ovviamente in questi mesi la mia mente è stata presa ad occuparsi anche di Enzo e del nostro rapporto, non lo nascondo, ma non sono certo che ciò possa far definire il nostro matrimonio un matrimonio in crisi. Mi servirà del tempo per continuare a pensare anche a questo.
Ieri mentre scendevo le scale di casa sua, ho percepito un enorme distanza. Condivido la sua scelta, le sue parole, le sue motivazioni; le condivido pur sapendo di dover affrontare adesso l’esistenza di un vuoto dentro e la consapevolezza di dover comunque continuare a guardare dentro me per cercare di capire come immagino il mio futuro e quali priorità devo darmi. Non sarà facile, perché le scelte non sono facili, e a questo punto non sono nemmeno convinto riuscirò mai a perseguire una mia totale felicità. Ora devo prendere del tempo, silenzioso, per pensare a me e liberare un po’ la mente.
Riuscire ad amare due persone è una sensazione bellissima e io, a questo punto, posso dire di averlo provato, in modi e forme diverse, ma l’ho provato e sono contento di questo. Peccato non sia possibile gestirne l’evoluzione evitando di fare del male agli altri.
Enzo rimarrà una persona importante che è transitata nella mia vita e che potrebbe continuare ad avere un ruolo importante, come amico. Dico potrebbe perché non so proprio come io possa effettivamente reagire a questa nuova situazione e alla mancanza dei suoi abbracci e dei suoi sorrisi, sarà difficile. Oggi lo vedrò a lavoro e ci siamo detti che anche oggi, così come abbiamo fatto negli ultimi due mesi, faremo colazione insieme ed io cercherò di mostrarmi sereno e tranquillo, oggi sarà una costrizione per me, ma col tempo spero ritorni davvero a quegli stati d’animo.
Mi dispiace avergli fatto del male, ma l’affetto che ho per lui è sempre stato tanto e lo sarà anche nel futuro, ne sono quasi certo. Gli ho sempre detto che in fin dei conti “sarebbe stato meglio per entrambi se in quella f***** applicazione avessi conosciuto qualcuno interessato solo ad un incontro sessuale e non una persona bella come te”. In realtà oggi penso esattamente il contrario: è stato bello conoscerlo, incontrarlo, fare l’amore con lui, scoprire con una persona come lui una parte di me che è stata sempre nascosta. Porterò sempre un ottimo ricordo di questa esperienza e son sicuro mi emozionerò sempre pensando a lui e all’intimità che abbiamo raggiunto, più mentale che fisica.
Ciao,
R.
PROJECT:
Ciao Robert,
da quello che scrivi si capisce che Enzo non ti vede come un bisessuale ma come un gay, cosa d’altra parta comune in situazioni di questo genere. Si aspetta da te le reazioni tipiche di un gay sposato che ad un certo punto va in crisi con la moglie perché si decide a dare spazio alla sua omosessualità, ma tu non sei in crisi con tua moglie, a parte il fatto che lo dici esplicitamente, non lo sei proprio perché sei bisessuale e per te un’apertura verso l’affettività gay non mette in crisi certamente un matrimonio. Per te è bello amare due persone e non ti poni affatto i problema della scelta tra Enzo e tua moglie. Enzo sparirà del tutto dalla tua vita? Mah… prima di tutto, per quanto riguarda te, qualsiasi cosa accada, non lo dimenticherai, perché sai benissimo che il suo andare via non è un tradimento ma una impossibilità e per quanto riguarda lui, col tempo, potrebbe anche rendersi conto che anche tu non lo hai tradito e non gli hai mentito e in questo caso potrebbe tendere benissimo a ricreare un rapporto anche se su altre basi, parlo di un’amicizia che non è mai una cosa banale, se però dovesse trovare un compagno molto possessivo potrebbe anche finire per allontanarsi definitivamente. In ogni caso da queste esperienze si impara molto da entrambe le parti e si impara soprattutto a capire che l’altro è veramente un altro e che ha i suoi sogni e i suoi progetti e certe volte è difficile conciliare modi diversi di vedere la vita affettiva.
Ti chiedo permesso di inserire tutta questa discussione (a partire dal tuo post di apertura) nel volume Essere Gay, come documento accluso al capitolo sulla bisessualità, perché penso che questa discussione chiarisca molti concetti e possa essere estremamente utile a parecchie persone. Fammi sapere che ne pensi. Ovviamente, se non sei d’accordo, non se ne fa nulla.
ROBERT:
Caro Project,
scusa se ti rispondo dopo così tanto tempo, ma ho avuto settimane impegnative, sia dal punto di vista lavorativo sia sentimentale! La cosa importante è che sto continuando a sentirmi con Enzo e a vederlo. Grazie al vostro forum, abbiamo parlato più intensamente della mia-nostra situazione e stiamo cercando di portare avanti la nostra relazione, anche se entrambi con la consapevolezza di non riuscire a capire e ipotizzare l’evoluzione del nostro rapporto. Io sono molto felice, lo ammetto, perché il sentimento che provo è forte e poter parlare con lui, sentire il suo corpo, amarlo, è una sensazione bellissima che mi completa!
Per quanto riguarda la mia storia, mi fa piacere se potrà essere d’aiuto e supporto ad altri ragazzi/e in situazioni simili. Puoi dunque tranquillamente utilizzarla e pubblicarla nel volume Essere Gay.
Un caro saluto e ancora grazie per il supporto!
R.
PROJECT:
Ciao Robert!
Mi fa veramente piacere sapere che il tuo rapporto con Enzo prosegue. Si tratta di un fatto non comune che fa pensare che alla base ci sia qualcosa che comunque è molto forte. Certo le prospettive per il futuro non sono affatto scontate ma il vostro rapporto ha resistito alle prime scosse e questo fa pensare che potrebbe anche durare nonostante tutto. C’è poi un grosso punto interrogativo: bisessualità molto equilibrata, sì, certo, ma quello che scrivi di Enzo fa pensare che una prevalenza gay ci sia e, se c’è, costruire una relazione duratura con Enzo diventa un’ipotesi molto meno irreale.
Grazie per il permesso di pubblicazione, provvederò appena possibile!
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