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lunedì 24 aprile 2017

PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)

Comprendo che quello che scriverò non incontrerà il consenso di parecchie persone, parlo specialmente delle persone più giovani, ma, dal punto di vista del vecchio gay, quanto sto per dire corrisponde ad un’esperienza reale.
I gay che sono giovani oggi, hanno un background culturale molto diverso da quello dei gay della mia generazione, sono cresciuti in un mondo più libero, in cui la ricerca della propria felicità era almeno un’ipotesi possibile, per me e per molti della mia generazione non è stato così, e il risultato di tutto questo, che si avvertiva meno nelle età intermedie della vita, pesa invece significativamente nella vecchiaia, perché, salvo rare eccezioni, un gay della mia generazione ha di fonte a sé una vecchiaia di solitudine. Era in fondo un destino atteso fin dall’inizio e accettato come tutto ciò che è inevitabile, ma con l’andare degli anni questo destino appare sempre meno facile da gestire.
Un etero aveva davanti a sé un progetto di vita basato sull’idea della famiglia, idea che comporta certo problemi e difficoltà ma sono problemi a difficoltà legati comunque alla vita di coppia e ai rapporti familiari, in questi casi la solitudine è talvolta un desiderio di fuga ma non è certo una condizione imposta.
Oggi è concepibile l’idea di famiglia gay, o almeno di coppia gay, quarant’anni fa non lo era: non c’era internet, non c’erano i telefonini, e i messaggi si mandavano per espresso, e l’espresso, che impiegava tre giorni per essere recapitato, poteva finire in mani sbagliate e non c’erano password che potessero proteggere la privacy. Le possibilità di conoscere altri ragazzi gay erano minime se non nulle, perché il coming out equivaleva all’esclusione sociale e familiare definitiva, i rischi della comunicazione erano enormi e in sostanza la possibilità di costruire un rapporto erano affidate esclusivamente alla conoscenza personale e ad un’esplorazione lentissima e prudentissima che nella stragrande maggioranza dei casi portava solo a pie illusioni, destinate per giunta a durare anni.
Un gay della mia generazione sapeva in pratica molto bene e fin dall’inizio che le possibilità di costruire una vita affettiva conforme ai propri desideri era praticamente nulla e che sarebbe stato necessario spendere la vita in qualche cosa di alternativo che aiutasse a darle un senso comunque serio, anche se come scelta di ripiego, le ipotesi classiche erano il perseguimento di una carriera importante e di prestigio, il farsi prete per poter comunque dedicare la vita al prossimo evitando di pensare ad altro, o la scuola che avrebbe comunque permesso di mantenere un rapporto con quel mondo giovane il cui fascino era all’epoca insopprimibile.
Poi gli anni passano, gli ideali di prestigio sociale svaniscono, la chiesa, che sembrava una via di salvezza, comincia ad apparire come una trappola dalla quale non si potrebbe comunque uscire e lo scarto generazionale con i giovani si fa abissale e con questo vengono meno anche gli interessi.
Che cosa ci resta di gay, più o meno frustrato? La risposta e semplice: non ci resta niente e allora si comincia a valorizzare, anche con gli amici gay, tutti quei contenuti che non hanno nulla di gay, in pratica li si considera buoni amici per fare due chiacchiere o per prendere una pizza nonostante il fatto che siano gay, che alla fine diventa una questione del tutto accessoria.
L’omosessualità, oltre una certa età, più che una questione di identità personale diventa una questione di principio, o meglio un aspetto particolare del problema globale dei diritti umani, in pratica una questione astratta.
Quando anche i 60 sono lontani e ci si avvicina piano piano ai 70, le prospettive cambiano, le difficoltà di dialogo aumentano sia con le persone più giovani che con i coetanei. Le spinte di base alla socialità vengono meno e l’abitudine sostituisce l’interesse.
Io penso che per un etero che ha figli e nipoti le prospettive siano diverse, perché c’è a protezione la rete dei rapporti familiari. Per un gay ci può essere il cane, ci possono essere le piante, poi qualche hobby e poi il dover fare i conti con la pensione che non basta mai e con le malattie che sono l’unica cosa che appartiene realmente al vecchio.
Non so come sarebbe stato essere etero e non ho mai desiderato di non essere gay. Ora davanti a me c’è la vecchiaia, non dico la vecchiaia gay ma le vecchiaia in solitudine. Qualche soddisfazione c’è ancora… e a me, tutto sommato, è andata bene.
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venerdì 3 marzo 2017

UN GAY INNAMORATO DEL CAPO

Ciao Project,
ho visto che sul forum non scrivi quasi più. Spero che tu stia bene e che sia solo una cosa contingente.
Vorrei chiederti un parere su una situazione un po’ strana nella quale mi sono venuto a trovare.
Ho 28 anni, vivo e lavoro nel profondo Nord, in un’azienda molto importante. Per la mia età ho un posto di ottimo livello, che in molti mi invidiano. Non sono dichiarato né in famiglia né sul lavoro. Sul lavoro, anzi, cerco di non familiarizzare con nessuno e il ruolo che ho me lo permette. Gli altri pensano che sia per mantenere una gerarchia ma il fatto è che non vorrei diventare oggetto di sospetti o di chiacchiere.
Da sei mesi a questa parte, però, le cose sono cambiate in un modo del tutto inatteso. È arrivato a dirigere il mio gruppo di ricerca e sviluppo un ingegnere sessantenne e io sono andato in crisi sotto parecchi punti di vista. In breve, penso che sia gay e che tra noi si sia creato un canale di comunicazione preferenziale. Vorrei chiarire subito che non sono mai stato interessato agli uomini molto più grandi di me e che da parte sua non c’è mai stato nessun accenno, neppure minimo, a forme di familiarità di nessun genere. Ci diamo sempre del lei, a parte la posizione gerarchica, anche solo per la differenza d’età. Ti chiederai in che senso dico che c’è tra noi un canale di comunicazione speciale e qui mi devo spiegare meglio. Questa sensazione è cominciata in un viaggio di lavoro che abbiamo fatto insieme in Germania un paio di mesi fa. Ovviamente alloggiavamo in stanze singole. Negli incontri ufficiali, lui lasciava parlare sempre me. Pensavo che lo facesse perché io parlo discretamente tedesco. Lui si limitava, in Tedesco, solo a scambiare convenevoli, anche se tutti quelli della delegazione tedesca lo conoscevano. Poi, per caso, mentre lui non mi vedeva, l’ho sentito parlare in un Tedesco perfetto e la cosa mi ha colpito. Ma c’è ancora una cosa importante da dire, al termine degli incontri di certe giornate, molti componenti delle delegazioni straniere se ne andavano al night, io non ci sono mai andato e nemmeno il mio capo. Una sera siamo rimasti in albergo, abbiamo cenato insieme e poi siamo andati in giro a piedi per le strade di Berlino. Ecco, mi aspettavo che una situazione del genere, col mio capo, mi avrebbe messo in imbarazzo, ma mi sono trovato meglio di quando vado in giro coi miei amici di lunga data. Non mi ha fatto domande sulla mia famiglia, evidentemente sa che non sono sposato, io di lui non so nulla, ma non ha parlato della sua famiglia e non porta la fede. Abbiamo parlato di cose molto generali, delle nostre visioni del senso della vita, del valore che diamo al potere e al denaro. Non si è mai atteggiato a maestro, preferiva ascoltare, preferiva insistere sul fatto che la moralità di un individuo si vede dal rispetto che ha di quello che non capisce, in realtà è un argomento strano, soprattutto per un manager del suo livello. Allora ho cominciato a mettere in ordine tanti suoi comportamenti sul lavoro e altre piccole cose, per esempio lui ha una macchina di tipo molto economico, mentre altri dirigenti, molto meno importanti di lui, hanno super-macchine. Sul lavoro segue le persone nel dettaglio e le guida, noto però che con me non lo ha mai fatto, mentre lo fa regolarmente con le donne e con gli uomini sposati. Io cerco di dare il meglio di me sul lavoro e lui mi lascia totalmente libero, non cerca di guidarmi e non fa elogi di nessun genere, o meglio il massimo che fa è dirmi: “Ho visto il suo lavoro, grazie.” e accompagnare la frase con un sorriso. C’è ancora un’altra cosa che mi ha fatto molto riflettere. Tempo fa è morto un nostro collega, e siamo andati tutti al funerale, beh, lui ha fatto la comunione, cosa che non mi sarei mai aspettato. Ma torno al discorso di prima, alla chiacchierata dopo cena a Berlino. Era attento a quello che dicevo, ma molto prudente nel partecipare alla discussione. Non c’è stato nessun riferimento ad argomenti in qualche modo significativi, però il clima era veramente gradevole. Un’altra cosa da sottolineare: nei giorni successivi è capitato altre volte che avessimo la serata libera, ma la passeggiata per Berlino non si è ripetuta e credo che sia stata una scelta deliberata. Non so se pensare che in lui rivedo il padre che avrei voluto avere, o se il mio interesse abbia anche altre motivazioni, cosa possibile o addirittura probabile, ma certo, con lui sto bene. Può darsi che io stia solo sognando e confondendo il sogno con la realtà, ma l’impressione che tra noi ci sia veramente un canale segreto di comunicazione ce l’ho. Anche lui sta bene con me, si vede dal fatto che è tranquillo e lascia scorrere il tempo senza tenerne conto. Non mi posso certo aspettare che sia lui a fare il primo passo, non lo farebbe mai, però io non ho proprio il coraggio di allargare il discorso, soprattutto perché non lo voglio mettere in difficoltà, potrebbe sentirsi ricattato o ricattabile o esposto a chiacchiere facili, mentre voglio che con me si senta totalmente al sicuro. Dopo che siamo rientrati in Italia, apparentemente non è cambiato nulla, continuiamo a darci del lei, ma io penso che siano cambiate parecchie cose: in qualche modo c’è una forma di fiducia reciproca. Anche io non gli ho fatto mai domande di tipo personale e penso che lo abbia apprezzato molto. Quanto a me, è possibile che io mi sia innamorato di un uomo che potrebbe essere mio padre? E poi, se fosse così, che cosa potrei fare per non lasciare tutto nel mondo dei sogni? Potrà sembrarti strano ma questa storia mi sta cambiando la vita e direi che la sta cambiando in meglio. Resta però, di fondo, la paura di aver preso lucciole per lanterne e in pratica di aver costruito solo una enorme bolla di sapone.
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domenica 1 novembre 2015

GAY NEL 68

Caro Project,
alla mia ormai veneranda età (tra poco saranno 70) tiro le somme di una vita gay. Ho cominciato a rendermi conto di non essere un ragazzo come gli altri nel 1958, ero ancora alle scuole medie e non mi sapevo spiegare perché mi piacesse molto la compagnia di certi miei amici, proprio amici del cuore, per me la loro compagnia era importantissima, per loro però non era lo stesso. Ho scoperto la masturbazione solo in quarto ginnasio e lì ho cominciato a capire che i miei desideri sessuali non erano come quelli dei miei compagni, ma in quei tempi un ragazzo gay aveva comunque le idee molto confuse sull’omosessualità, sentivo dire: frocio, finocchio, come offese, ma faticavo ancora a dare un senso preciso a quelle parole.
Ho avuto un’educazione religiosa che è stata un condizionamento pesantissimo, ma non è di questo che voglio parlare. Ho preso la maturità nel 1965 e allora non era facile per niente. Lo studio era un vero incubo ma nonostante tutto mi restava un po’ di tempo per farmi tante domande. Ho vissuto in pieno il ’68, ero grande, stavo quasi alla fine dell’università, ho partecipato moltissimo all’attività politica e proprio attraverso l’attività politica mi sono svegliato e ho capito tantissime cose.
Avevo il mio eskimo, portavo i capelli lunghi, come moltissimi ragazzi di allora, e anche il barbone tipo Karl Marx, frequentavo i collettivi politici e lì si parlava anche di omosessualità. È proprio in un collettivo politico che ho conosciuto il mio primo ragazzo. Lì non c’era la vergogna di essere gay, anzi era una specie di bandiera rivoluzionaria, un vanto da mostrare con orgoglio. C’erano ragazzi di un’intelligenza folgorante, davanti a certi di loro mi sentivo proprio un ebete.
Insomma, in un collettivo politico si parlava anche di omosessualità e lo si faceva seriamente, e lui, quello che poi sarebbe diventato il mio ragazzo, si buttava nella discussione con una foga strepitosa; che era gay non c’era il minimo dubbio.
Insomma, tutti parlano del ’68 come di un movimento di rottura con gli schemi tradizionali e in effetti aveva portato dei fermenti nuovi anche per quanto riguarda l’omosessualità. Insomma dal suo intervento capisco benissimo che quel ragazzo è andato al collettivo politico sulla omosessualità perché gay, e perché lì si potevano rivendicare i diritti dei gay, in fondo come c’ero andato io. Il ragazzo era bello, anche lui col barbone e l’eskimo, ma pure con dei pantaloni attillatissimi che non lasciavano proprio niente all’immaginazione. I ragazzi del collettivo vivevano di politica e anche quel ragazzo viveva di politica, io molto meno, anche se facevo la mia parte. Siccome ho continuato a frequentare l’ambiente abbiamo avuto modo di conoscerci ma più come compagni della stessa militanza politica che altro.
C’erano altri ragazzi gay, ma mi colpivano molto meno, lui per me era il massimo, ma, come ho potuto capire bene dopo, andava ai collettivi proprio per motivazioni politiche, io ci andavo soprattutto perché ci andava lui oltre che perché era un ambiente dove i gay potevano andare dichiaratamente e quindi di fatto ce ne stavano parecchi. Si faceva un discorso politico, ma si parlava pure d’altro, insomma, superato il primo impatto iniziale, un po’ spiazzante, era un bell’ambiente, almeno mi ci sentivo molto a mio agio.
Il ragazzo che mi piaceva (Massimo) era uno studente di filosofia che aveva letto centinaia di libri sulla rivoluzione russa, parlava di Cuba come se fosse casa sua e di Mao e di Lin Piao con una serie di riferimenti concreti che non ho mai capito da dove potesse tirare fuori, insomma, aveva veramente una cultura politica mostruosa, i suoi non erano atteggiamenti esteriori, credeva veramente in quello che faceva.
Avrei voluto costruire una storia con Massimo, ma secondo lui una cosa del genere era tipicamente borghese, e lui non voleva legami di nessun genere. L’ho corteggiato discretamente per mesi e mesi, quando gli ho detto che mi ero innamorato di lui ha fatto un sorriso e mi da detto: “Non dire bugie! Vuoi solo scopare con me…” Questa espressione me la ricordo dopo quasi cinquant’anni e non posso negare che non mi è piaciuta. Poi Massimo ha pensato che uno che fa una dichiarazione tipo “Mi sono innamorato di te!” non può essere un buon rivoluzionario ma solo un pappamolla, e si è messo in mente di portarmi a ragionare come lui. Mi diceva che mi comportavo come un ragazzino, che dovevo essere più virile, che un gay non è una femminuccia o un maschietto venuto male, secondo lui un gay è uno forte che se ne frega delle convenzioni borghesi, perché se invece si fa condizionare è solo un servo del sistema.
Ho fatto anche l’amore con Massimo ma con lui non potevo usare questa espressione, dovevo dire che avevamo solo “scopato per fottere il sistema”. Io adesso la faccio comica ma il discorso non era banale e la politica permeava tutto. Da Massimo ho sentito la famosa barzelletta che fa così: “Ma non hai paura che il tuo ragazzo si metta con quell’altro? Sai, hanno fatto insieme il ’68…” . “Sì vabbe’, ma noi abbiamo fatto insieme il ’69!”, chiedo scusa per la cosa un po’ scurrile. La prima volta che ho fatto l’amore con lui mi aspettavo tenerezza, attenzioni affettive, e invece niente di tutto questo. Speravo che farlo lo portasse a ragionare in un altro modo ma non accadde nulla di simile. Ci siamo frequentati e abbiamo “scopato per fottere il sistema” per quattro anni, poi piano piano ci siamo persi di vista.
Tramite il collettivo politico avevo cominciato ad interessarmi a Pasolini e avevo letto Ragazzi di vita. Tra Pasolini e il movimento studentesco non correva troppo buon sangue, Pasolini aveva atteggiamenti critici e il movimento lo ripagava senza andarci troppo per il sottile, anche se, tra i ragazzi del movimento, magari senza dirlo apertamente, Pasolini aveva un fascino morale indiscusso, paradossalmente, proprio perché poco ideologico. Credo di avere letto in quegli anni tutto quello che scriveva Pasolini e di avere visto tutti i suoi film, rimasi incantato si Teorema e del Vangelo secondo Matteo. Teorema mostra lo sconvolgimento di una famiglia borghese in cui viene a capitare un ragazzo capace di capire i pensieri profondi e i desideri dei componenti della famiglia e si assecondarli: la famiglia borghese si disgrega; il Vangelo secondo Matteo mi colpì molto soprattutto perché nel film non c’è una sola parola oltre il testo evangelico letterale. Un intellettuale comunista che presenta la figura di Cristo! Niente di più complicato eppure ne è venuto un capolavoro. Altri film come il Decameron o i Racconti di Canterbury, avevano per me anche un’altra attrattiva: contenevano qualche brevissima sequenza di nudo e allora era una cosa assolutamente rara.
Dopo aver perso di vista Massimo, avevo pensato a trovarmi un lavoro stabile e non mi ero rimesso alla ricerca di un ragazzo, avevo un po’ di amici gay conosciuti nei collettivi, cosa rarissima, perché prima di internet conoscere ragazzi gay era veramente difficilissimo, ma io un po’ di amici gay li avevo, forse un po’ troppo politicizzati, però ottimi ragazzi con i quali mi trovavo bene. Ricordo perfettamente che il 2 Novembre 1975, quando la televisione diede la notizia della morte di Pasolini rimasi profondamente scosso. Mia madre fece dei commenti irripetibili che mi fecero mettere definitivamente da parte l’idea di un coming out in famiglia, mio padre ebbe il buon senso di non fare commenti, Ricordo che il pomeriggio andai a fare una lunga passeggiata da solo nei posti dove era di casa Pasolini, al Testaccio. Ero malinconico, come se mi avessero portato via un punto di riferimento, perché Pasolini dava alla omosessualità una dignità, e poi parlava dicendo la verità e non diceva mai le cose che ti saresti aspettato: mai ovvio.
Rimasi colpitissimo da una dichiarazione commossa di Eduardo De Filippo subito dopo la morte di Pasolini, da allora il mio rispetto per Eduardo è molto aumentato, proprio a livello umano, e poi fui entusiasmato dal discorso di Alberto Moravia, un discorso carico di emotività e di ammirazione per Pasolini. Poco dopo la morte di Pasolini uscì in libreria il volume delle sue poesie di Garzanti. Costava molto, per le mie finanze non era una spesa indifferente, ma lo comprai subito e quel libro fu per me fondamentale; ogni volta che mi sentivo depresso, sconfortato o frustrato, aprivo le poesie di Pasolini e cominciavo a leggere e piano piano le frustrazioni e la malinconia lasciavano spazio ad una serenità più profonda.
Oramai avevo passato i 30 anni, non avevo un compagno e non avevo nemmeno la faccia per cercarne uno, leggevo tanti libri di argomento legato alla omosessualità, ne ho ancora adesso la casa piena, andavo a vedere i film che parlavano di storie omosessuali, ricordo “Il bacio della donna ragno” e “Gli occhiali d’oro”, il mio mondo affettivo era stato sublimato in una dimensione solo culturale. Di ragazzi belli ce n’erano moti anche allora ma io restavo ancorato alle mie esperienze del tempo dell’università, poi tutto si era cristallizzato e io continuavo a sognare quelle cose che ormai non esistevano più. Non solo ero uscito dall’università da un pezzo, ma anche all’università il clima era totalmente cambiato e io faticavo a rendermene conto.
Dopo i quarant’anni ho avuto modo di frequentare i Radicali, e lì c’erano anche dei gay dichiarati, l’ambiente era buono e serio ma io non avevo la faccia di dichiararmi nemmeno in quell’ambiente che però ho frequentato per anni e che mi ha dato molto, però non mi ha dato un compagno, o forse io non lo cercavo veramente. Coi ragazzi gay legati ai Radicali parlavo spesso e mi raccontavano le loro disavventure, ma percepivo che erano di un’altra generazione, erano amici, ci volevamo anche bene, ma dovevano seguire la loro strada. Insomma, piano piano sono invecchiato e mi sono rassegnato a una vita da single e, devo dire, senza vere malinconie.
Caro Project, leggo, o meglio (per onestà) leggiucchio il tuo forum da anni e mi piace perché ci sento un po’ il sapore dei miei anni giovanili. Oggi ricorrono i quarant’anni dalla morte di Pasolini e allora mi sono deciso a dire la mia, da vecchio gay quale sono. Se lo credi opportuno, metti pure questa mail nella sezione anziani (che è sicuramente quella giusta). Penso che tu stia facendo una cosa utile, al di là di quello che puoi pensare, quindi vai avanti così!
Un abbraccio a te e a tutti i ragazzi del Forum.
Leo
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martedì 21 ottobre 2014

UNA COPPIA GAY CON 40 ANNI DI DIFFERENZA DI ETA’

Ciao Project,
ho letto qualcuna delle mail che ti scrivono e anche delle tue risposte e penso che tu possa essere la persona giusta cui raccontare la mia storia, anche perché penso che siamo più o meno coetanei e quindi puoi capire meglio le cose. Non credo che la mia storia sia una storia così speciale, ma ha degli aspetti che non capisco e vorrei magari parlarne con te anche in chat, se vuoi.
A quasi 65 anni mi accingevo ormai a mettere la parola fine sulla mia vita affettiva. Ho vissuto la mia vita, mi sono innamorato, qualche volta anche profondamente, tra i 40 e i 50 anni ho anche convissuto per qualche anno, ma non ho mai trovato una corrispondenza come l’avrei desiderata. In pratica, in tutte le storie che ho avuto, ha finito per prevalere l’impressione che le cose non potessero reggere, per i motivi più vari, ma comunque non potessero proprio reggere: mentalità diversa, desideri diversi, storia personale diversa, ecc. ecc.. Quindi ero arrivato alla serena conclusione che avrei finito i miei anni insieme con mio fratello e con la sua famiglia, perché sono brave persone, più giovani di me di diversi anni e alla fine con loro sarei stato bene, almeno nei limiti del possibile. Poi all’improvviso mi è piovuta una grossa tegola sulla testa. Lo scorso anno ho conosciuto un ragazzo di 24 anni e, per quanto possa sembrare assurdo anche a me, questo ragazzo si è innamorato di me, e io non riesco proprio a capire perché, dato che un bel ragazzo come lui, se solo volesse, potrebbe trovare molto facilmente un compagno. Ma no, lui si è innamorato proprio di me anche perché i ragazzi giovani non lo interessano affatto. Io non so se mi sono innamorato di lui, però quando sto vicino a lui sto bene, sto bene come non sono mai stato prima in nessuna situazione, gli voglio bene, questo non lo posso negare, ma tra noi c’è un abisso di 40 anni. Che cosa posso offrire io a questo ragazzo? Io sono un vecchio e non sto nemmeno bene in salute, non vorrei in nessun modo costringerlo, nemmeno per amore, a farmi da badante, forse potrei non essere un peso per lui per uno o due anni, ma poi la vecchiaia è proprio una condizione biologica inesorabile che non dipende dalla volontà ma dal decadimento fisico che arriva comunque con gli anni. Non ho mai avuto non dico rapporti sessuali ma nemmeno generici contatti che possano avere una qualche valenza sessuale con questo ragazzo. Project, alla nostra età la sessualità è soprattutto un mito e un ricordo, potrei anche stare con lui ma penso che alla fine i dubbi sarebbero così tanti e così forti da essere insuperabili, eppure dal suo punto di vista sembra che i problemi non esistano, io ho la netta impressione che lui voglia portare il nostro rapporto anche a livello sessuale. E poi, a distanza di tempo, quando io non ci sarò più, che cosa resterà a questo ragazzo come ricordo del nostro rapporto? Io ho paura che possa giudicarlo negativamente se per caso dovesse andare veramente verso il sesso. Che cosa devo fare? Francamente non lo so. Non è un ragazzino, è un uomo adulto ed è molto determinato, ha una dignità che ho ammirato sin dal primo momento, ma io sono un vecchio e di questo lui sembra proprio non rendersi conto. Mi ha raccontato che, in pratica dall’adolescenza si è innamorato solo di uomini adulti, diciamo dai 50 in su. Non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno, quelli coi quasi coetanei non lo interessavano e quelli con gli uomini over 50 li avrebbe trovati molto facilmente ma certo non nell’ambito di una relazione vera, come voleva lui, cioè di un rapporto che avesse anche un coinvolgimento affettivo. Con me questo coinvolgimento sa che c’è, perché penso a lui almeno mille volte al giorno e il nostro rapporto è particolarmente intenso, perché ci vogliamo bene e mi dice che è la cosa più bella che abbia mai vissuto e penso che sia vero, ma io ho una paura terribile di sbagliare perché si può sbagliare a dire di sì, ma si può sbagliare anche a dire di no, perché si sentirebbe abbandonato, tradito, e non vorrei per nessuna ragione che questo succedesse. Mi sento molto insicuro, Project, non è un innamorarsi come ai tempi di gioventù, so solo che non vorrei che soffrisse ma mi pare quasi inevitabile qualsiasi cosa io faccia. Istintivamente lo abbraccerei, non so nemmeno se arriverei al sesso perché … chi lo sa perché, avevo pensato che tutte queste remore che provo potessero avere una motivazione di molto più bassa lega, cioè in pratica quella di non dare scandalo a nessuno (perché 40 anni di differenza sono oggettivamente un abisso) e di continuare a vivere tranquillo e può darsi che queste cose pesino molto nel tenerlo a distanza. Domenica mattina siamo stati insieme al mare. Lui era splendido, sorridente, era felice di stare con me. Io gli voglio bene ma non so se sia veramente il volergli bene di un innamorato o non piuttosto quello di un papà, perché lui è il mio figlio ideale, quello che avrei sempre voluto e non ho mai avuto. Questo è adesso il centro dei miei pensieri, cerco di capire che cosa sia meglio per lui e quindi anche per me, ma non riesco a trovare risposte convincenti. Gradirei un tuo parere.
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martedì 22 luglio 2014

GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE

Nella fiaba di Cenerentola un principe azzurro compare all’improvviso, si innamora di Cenerentola e la trasforma da serva in regina. Questa fiaba, che ha alimentato i sogni di tante ragazzine e che, ovviamente, si può declinare anche in chiave gay, proprio perché alimenta i sogni, rischia di rendere traumatici i risvegli, quando, aperti finalmente gli occhi, ci si rende conto di aver costruito castelli in aria fondati sulle sabbie mobili di un mito. È indubbio però che il mito persiste perché anche se non è assolutamente realistico corrisponde ad un’esigenza profonda che non è tanto quella dell’amore in sé ma quella di dare una svolta alla propria vita. Cenerentola non sogna l’amore con un suo pari, ma sogna che l’amore possa essere la chiave della sua trasformazione in regina. Amore e riscatto sociale in questa fiaba compaiono solo insieme e l’amore è, anzi, solo strumentale. Cenerentola continuerebbe a sognare il suo bel principe se si accorgesse che non è un principe, che non diventerà re e non la farà regina, perché è solo un ragazzo come tanti altri, magari bello, ma con tutto il seguito dei suoi complessi e delle sue manie? Leggendo la storia in chiave gay, ovviamente, spariscono i balli e la corte e con queste cose sparisce la gratificazione pubblica, resta comunque l’idea che il principe azzurro compirà il miracolo e trasformerà il verme in farfalla, anche qui, quindi, l’amore è essenzialmente un mezzo e non un fine. Quanti gay sognano il principe azzurro e si illudono di trovarlo in questo o in quel ragazzo, quanti gay si svegliano traumaticamente dai loro sogni e invece di tenere i piedi ben saldi per terra si mettono comunque alla ricerca di un nuovo principe azzurro! La pia illusione in questo caso consiste nel credere che l’altro ci possa corrispondere al 100%, che il contato con lui possa essere totalmente gratificante, che l’altro non abbia difetti e debolezze di nessun genere o meglio che possa esistere in “nostro” principe azzurro. In tutto questo atteggiamento domina l’idea di egocentrismo, che è una della componenti più forti della personalità, ma qui domina al punto di richiedere all’altro di esistere in funzione nostra. L’altro, in tanto ha un senso e un valore, in quanto mi gratifica e corrisponde esattamente ai miei desideri. Ma questa forma di egocentrismo urta contro un dato di fatto insuperabile: l’altro è veramente altro da noi, ha i suoi sogni, i suoi desideri, i suoi punti deboli, le sue fragilità e l’essere coppia è sempre parziale, c’è qualcosa di comune e ci sono cose che non possono essere comuni perché si tratta di persone diverse, con alle spalle storie diverse. Coppia, quindi, non sempre e comunque, non come ricetta per risolvere i problemi individuali ma solo se esiste una vera anche se parziale corrispondenza, coppia quindi, sempre e solo parziale e certo non coppia come realtà in cui i singoli vengono ad annullarsi. E quando non c’è relazione di coppia? La risposta è una sola: la solitudine, tanto demonizzata ma indispensabile per costruire l’equilibrio individuale. Solitudine non significa vita eremitica ma capacità di staccarsi dalle cose e anche dalle persone per tornare nella propria individualità, per recuperare il senso e il valore della parzialità e della relatività di un rapporto di coppia o di amicizia. Solitudine per imparare il valore dell’effimero e del relativo. Il mito del principe azzurro conduce alla dicotomia radicale o serva o regina, ma il buon senso dimostra come gli stati intermedi siano infiniti ed abbiano comunque un valore proprio perché possibili, il valore del relativo e del parziale, che però è reale, mentre il mito, proprio perché sublime, non ha nulla di reale. La solitudine come capacità di distacco è un valore fondamentale proprio perché aiuta a non buttare via tante realtà che pur non essendo gratificanti al 100% hanno comunque aspetti positivi, ovviamente non hanno solo aspetti positivi, ma non per questo devono essere svalutate e spazzate via. Per uno della mia età, poi, la solitudine diventa un abito mentale che non è affatto una forma di disagio ma risponde all’esigenza di tirare le somme e di ridare ordine all’esperienza. Quante volte il mito del principe azzurro produce ansia nella fase dei sogni e delusione nella fase del risveglio! Non sarebbe meglio tenere i piedi ben saldi per terra e cominciare a vedere le cose con distacco? Mi rendo conto che questi sono i classici ragionamenti dei vecchi per i quali il realismo non è una scelta ma una necessità. Certo è che ora la prima esigenza che sento è quella di riposare, non quella di sognare. Vorrei un contatto più immediato e diretto con la natura, in altri termini vorrei recuperare la solitudine, questa fedele compagna della vita.
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martedì 20 agosto 2013

UNA ANZIANA COPPIA OMOSESSUALE IN PIRANDELLO

Nella IV sezione delle Novelle per un anno di Luigi Pirandello, vi è una novella, la n. 59 “Notizie dal mondo”, in cui senza nessun riferimento esplicito alla omosessualità, si parla della storia di due vecchi amici, più o meno sulla sessantina, che hanno vissuto insieme per anni finché uno dei due non ha commesso l’errore di sposarsi con una donna di 26 anni più giovane. Nonostante il matrimonio, i due anziani hanno continuato a frequentarsi ogni giorno, pur senza più la convivenza. Quello sposato muore pochi anni dopo il matrimonio e l’altro gli dedica un diario, continuando a parlare con lui e a raccontargli le “notizie dal mondo”, notizie squallide di intrighi tra parenti per questioni di interesse con al centro la vedova che recita un ruolo e il fratello di lei che cerca di gestire le cose nel suo personale interesse. L’unico vero rapporto che ha un senso è ormai il rapporto tra l’amico superstite e l’amico defunto. Dai colloqui col defunto si capisce che i due anziani erano tutto uno per l’altro e che l’idea di fare una vita normale prendendo moglie a 56 anni aveva di fatto distrutto l’unico valore della vita di questi due uomini mettendo in crisi il loro rapporto, che aveva comunque resistito allo sconvolgimento, portando uno dei due in una vita che di fatto non era la sua.
Pirandello parla solo di due amici, ma si tratta di due amici anziani che hanno convissuto per anni e non si sono sposati quando avrebbero potuto farlo, di due amici che avevano preso in affitto una casa insieme per poterci vivere insieme e per i quali non c’era nessuna distinzione di mio e tuo, in sostanza si tratta di una coppia e di una coppia consolidata ma, come spesso accade in Pirandello, l’idea di normalità finisce per distruggere una serenità costruita negli anni.
Il testo è lungo e in molti tratti terribilmente malinconico e anche lugubre ma nello sfondo si capisce che, anche se ormai è tutto finito, c’è stata un’epoca felice, o almeno serena in cui questi due amici vivevano realmente uno per l’altro.
La novella è consigliata soprattutto alle persone di età non giovane.
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martedì 17 luglio 2012

ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY


Caro Project,
sono capitato su questo blog perché me lo hanno segnalato degli amici gay. In pratica non apro quasi mai il computer. Sono vecchio, Project, meno di te, probabilmente, ma sono quasi a 55. Ho un compagno da alcuni anni, lui ne ha 65, ci siamo conosciuti quando io avevo 45 anni e piano piano abbiamo costruito questo rapporto. Dieci anni fa quello che ci ha spinto a metterci insieme è stato il fatto che ci cercavamo, quando non c’era mi mancava e io mancavo a lui, quando eravamo separati per questioni di lavoro (cosa piuttosto frequente) ci sentivamo spesso. Poi quando ci vedevamo stavamo abbracciati a letto a sentire la radio ma anche solo a sentire il tempo che passa. C’era anche sesso ma non era una componete fissa della serata. I primi tempi abbiamo fatto entrambi fatica a capire che la serata non doveva per forza finire con un rapporto sessuale e quando non c’era non ci mancava e la serata era bellissima lo stesso. Io avevo già 45 anni e lui dieci di più, percepivo che il sesso lo stancava un po’, eravamo e siamo entrambi un po’ sovrappeso (non proprio troppo) e così abbiamo dato per scontato che si potesse vivere il sesso anche in tanti altri modi, mai con altre persone, non è mai successo né a me né a lui e, anche se può sembrare strano e perfino quasi patologico, né io né lui abbiamo mai avuto altri partner. Piano piano poi, nel corso degli anni il sesso ha perso anche il peso, seppur relativo, che aveva all’inizio, adesso viviamo in intimità ma è una cosa diversa dalla sessualità, è uno stare bene, almeno uno stare meglio, ma non c’è niente di speciale da fare che sia considerato fondamentale. Io ancora qualche fantasia sessuale ce l’avrei ma più perché i ragazzi giovani sono belli perché è il tempo loro e in loro madre natura si esprime al meglio, mi piace guardare i bei ragazzi, al supermercato dove andiamo noi lavora un ragazzo bellissimo (e ne abbiamo parlato spesso perché piace anche al mio compagno e forse ha anche capito che siamo una coppia) ma il mio lui è un’alta cosa è proprio su un altro piano, ci capiamo al volo, io lavoro ancora, lui è in pensione da poco, quando torno a casa trovo tutto sistemato, mi fa mettere a tavola e poi arriva col carrello con tutto già pronto sopra. I piatti li puliamo insieme subito dopo mangiato e poi, adesso che è estate ci mettiamo fuori sulla loggetta. Abitiamo in una cittadina dell’Emilia, qui per nostra fortuna il terremoto si è sentito poco, è un posto molto bello e abbiamo comprato mettendo insieme tutti i nostri risparmi una casetta 10 chilometri fuori città in un posto bellissimo e c’è un giardino molto grande con tanti alberi e per fortuna non si sono vicini, La casa più vicina non si vede neppure. Quando abbiamo comprato casa l’abbiamo intestata a tutti e due (l’abbiamo pagata in parti uguali) e appena regolarizzata la proprietà abbiamo fatto testamento in modo che quando uno di noi se ne andrà, l’altro potrà avere almeno la casa che poi è la nostra casa. È fuori città, ma ci passa la corriera proprio davanti e poi penso che avremo la patente ancora per parecchi anni. Non saremmo mai riusciti a vivere in un condominio. Avevamo due appartamentini, li abbiamo venduti e abbiamo comprato casa in campagna. Lui ha un fratello più grande, con figli e nipoti, il fratello sa tutto, anche del testamento e l’ha considerata una cosa ovvia. Io ho una sorella, anche lei più grande di me di parecchi anni che vive in un’altra città, non so che cosa ha capito ma sa che vivo con un amico e che abbiamo comprato casa insieme e, dato che non stupida, penso abbia capito anche lei. Io mia sorella non la sento e non la vedo praticamente mai e lui non vede quasi mai il fratello anche se col fratello c’è un buon rapporto o almeno un rapporto tranquillo. Certe volte non torno per pranzo e lui mi prepara tutto per la sera. Quando arrivo a casa e mi abbraccia mi lascio alle spalle la giornata e mi sento proprio sereno. Mi dispiace solo che lui è in pensione e io ancora no, perché non mi posso godere la sua compagnia come vorrei. Il pomeriggio, adesso che è estate facciamo dei lavori insieme in campagna, in pratica non compriamo mai frutta e verdura e ne regaliamo tanta perché ce la produciamo da noi, abbiamo l’orto e il frutteto, abbiamo studiato la lotta integrata, facciamo il compostaggio, se tu vedessi com’ bello qui, in primavera è tutto fiorito e d’estate è un paradiso terrestre, perfino i contadini ci vengono a chiedere come facciamo, ma noi facciamo tutto dalla lattuga alle lenticchie, niente olio e niente grano perché fa troppo freddo, ma c’è pure una piccola vigna, non per il vino ma con tante varietà di uva. Avevamo stabilito niente animali, non dico solo polli o conigli per mangiarli, ma nemmeno cani o gatti perché poi ti ci affezioni, poi però abbiamo trovato un cucciolo abbandonato in strada, proprio piccolissimo e ce lo siamo portato a casa, tutto regolare, veterinario, tassa pagata ecc. ecc., adesso quando arrivo con la macchina mi viene incontro, si è fatto abbastanza grande ma è un bastardino di taglia medio-piccola molto affettuoso e giocherellone. Ha la sua cuccia riparata bene, dove non piove e non tira vento, un locale attiguo alla legnaia, dove l’inverno non fa nemmeno troppo freddo.
Siamo una coppia gay? Penso proprio di sì, io lo so che lo siamo ma tanta gente che ci conosce non lo pensa nonostante tutto. Noi abbiamo camere da letto separate e non solo per la gente che capita in casa ma per lasciarci reciprocamente la massima libertà. Abbiamo un letto matrimoniale solo ma non si vede perché è incassato nel muro, a comparsa, e siccome è tra due pezzi di muro più spessi non si vede assolutamente nulla, quello è un po’ il nostro segreto, lo usavamo puoi capire per che cosa e ancora lo usiamo qualche volta. Io la mattina esco presto, quando è inverno eco che ancora è buio ma lui si alza sempre e mentre sono sotto la doccia mi prepara la colazione. Al lavoro non sono mai stato oggetto di pettegolezzi, non so se dipenda del fatto che viviamo fuori città o dal fatto che non diamo nell’occhio. Potremmo essere due tranquilli nonni, siamo in ottimi rapporti perfino col prete e gli portiamo spesso, direi almeno un paio di volte alla settimana, frutta e verdura per quelli che non ce l’hanno, soprattutto i vecchi che vivono in centro, perché chi sta in campagna si arrangia.
Una sera abbiamo visto in tv un articolo sulle coppie gay, quelle magari erano coppie di un’altra età, gelosie tradimenti, coppia aperte e coppia chiusa ecc. ecc.. Poi ci siamo guardati in faccia e avviamo aperto le braccia come a dire che c’è un tempo per tutte le cose ma noi, per come stiamo adesso, la paura della vecchiaia ce l’abbiamo come ce l’hanno i vecchi che hanno famiglia, ma non di più, per noi finché andrà avanti così, la vecchiaia sarà una cosa bella da vivere in due, speriamo il più a lungo possibile.
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domenica 19 dicembre 2010

DIARIO DI UN GAY 65ENNE

Caro progettista,
ti mando una pagina di diario, pubblicala se vuoi. Ho 66 anni, leggo il tuo forum con un certo interesse, di recente ho letto degli articoli che parlano anche dei vecchi e ne parlano con rispetto, così ho pensato di dire la mia.

Giovedì 16 XII 2010
Sveglia alle 6.30, chiudo la sveglia prima che suoni, ormai mi sveglio cinque minuti prima della sveglia, poi non mi alzo, semplicemente aspetto che passi in tempo, è una successione di eventi precisa, alle 6.45 si sente lo scarico dello sciacquone del piano di sopra, poi il rumore della doccia. Alle sette in punto il mio vicino esce e sbatte la porta di casa, poi sento i passi per le scale, ma non mi alzo, io non devo andare a lavorare, ho i ritmi rilassati, esco dal letto alle otto, poi il bagno e qui mi permetto un lusso, la vasca da bagno calda che è veramente un grandissimo conforto, anche se devo stare attento quando scavalco il bordo per non cadere. Resto nella vasca circa mezz’ora, non la misuro ma esco quando l’acqua comincia a raffreddarsi, oggi si è raffreddata prima del solito perché fa un freddo terribile. Amo le pantofole, le vestaglie lunghe e anche il cappellino di lana, perché dentro casa mia la mattina, l’inverno, fa freddo. Mi metto in abiti da casa  e vado a sedermi in poltrona davanti al PC. Un occhio alla posta, ma non mi scrive mai nessuno, se non ho nulla da fare mi stendo di nuovo sul letto fino alle nove. Alle nove mi vesto per uscire, praticamente in certe giornate me lo impongo, come è successo oggi, vado al bar a fare colazione, cappuccino e brioche, una di tipo diverso ogni giorno. Quando non fa freddo faccio due passi, sempre negli stessi posti, ma oggi sono tornato subito a casa, ho preso la posta nella cassetta, mi sono rimesso in abiti da casa, ho aperto le fatture da pagare e le ho messe in un cassettino dove metto tutte le cose da evadere, poi sono passato a preparare la lavatrice, che mi tocca il venerdì, poca roba perché io sono solo e non ho molte esigenze, ho eliminato tutti i capi di vestiario che richiedono lavatura e stiratura quotidiana, niente camicie se non per le grandi occasioni, maglioni a collo alto per l’inverno e camicette leggere per l’estate. Alle dieci sono uscito per fare la spesa e anche per muovere un po’ la macchina che per me è un lusso quasi del tutto inutile perché non vado da nessuna parte. Faccio la spesa grossa una volta alla settimana, il venerdì. Gli altri giorni faccio la spesa piccola col carrello con le ruote, nessuno lo nota perché sono vecchio. Ho passato al supermercato più di un’ora. Il supermercato è enorme e la mattina è quasi vuoto. Mi affascinano gli oggetti per la casa, avevo visto un mortaio di marmo che mi piaceva molto e sarebbe stato l’ideale per fare il pesto, che mi piace, ma poi mi sono detto che sarebbe stato l’ennesimo oggetto inutile e ho lasciato perdere. Al supermercato la mattina vado sempre alla stessa cassa, dove c’è un ragazzo che mi sta proprio simpatico e mi tratta bene, sorridendo, si chiama Francesco, lo so perché sta scritto sul cartellino. Francesco c’era anche oggi, lo sa che sono un vecchio solo e che mi impapero a mettere le cose in fretta in fretta nelle buste e allora lo fa lui per me (per gli altri non fa così) io lo ringrazio e finisce lì. Alle 11.30 ero a casa, sono rimasto a cucinare per più di un’ora: cannelloni con gli spinaci e la ricotta, 24 cannelloni, due li ho tolti, gli altri li ho fatti raffreddare e li ho messi nel surgelatore con l’etichetta e la data, poi ho scongelato al microonde la cicoria ripassata e le patate al forno. Il pane lo compro con la spesa grossa il venerdì e lo surgelo e mi basta per tutta la settimana. Non mangio quasi mai carne, la frutta la compro sotto casa giorno per giorno e ne consumo tanta. Vino pochissimo, una bottiglia da 750 mi basta per quattro giorni. Il caffè in genere lo vado a prendere al bar, un’altra occasione per uscire di casa, oggi faceva troppo freddo e ho fatto il caffè a casa. Dopo pranzo i piatti, in genere ne uso uno solo, oggi avevo anche le pentole dei cannelloni e ci ho messo un po’ di tempo. Se sto molto davanti al lavandino mi fanno male le anche e mi devo sedere, ma ho cercato di fare presto. Nel pomeriggio faccio quasi sempre un riposino, massimo un’ora e ho fatto così anche oggi, alle due e mezza ero di nuovo in poltrona. Vedo un po’ di TV, se ci sono cose che mi interessano, altrimenti mi metto al PC e leggo. Un oggetto del tutto secondario a casa mia è il telefono, uso il cellulare e ho anche una linea fissa per internet ma non mi chiama nessuno, se il telefono squilla la cosa più probabile è che abbiano sbagliato numero. Amici veri non ne ho, ognuno vive per conto suo e ha il suo mondo, i parenti, io parenti non ne ho, solo un fratello ma non vive in Italia, in pratica non ho nessuno, mio fratello lo sento raramente, poco più che a pasqua e a natale, lui è più giovane di me di parecchi anni ha mille cose da fare e un fratello vecchio (ha 15 anni meno di me) potrebbe essere per lui solo un impiccio e io d’altra parte, finché dura, non ho nessuna intenzione di essere un peso per nessuno. Oggi un pensiero mi è stato sempre presente, ossia l’idea che prima o poi ci vorrà una badante (o un badante) ma maschio o femmina non cambia nulla, è proprio l’idea che non mi piace. Ho a casa mia le mie cose, cose vecchie certo, i miei libri, il mio computer (quello è l’unica cosa nuova che ho) e tante cianfrusaglie che per me contano molto ma per altri sarebbero solo immondizia, non mi piacerebbe affatto che altri ci mettessero le mani. Dopo che sarò morto potranno anche buttare via tutto, succederà sicuramente così, ma finché sono vivo quelle cose sono mie, sono sacre. Avevo provato a conoscere delle persone tramite internet, non dei gay, perché quando diventi vecchio che siano gay o meno non fa proprio nessuna differenza, ma era gente che voleva andare da tutte le parti, che doveva sempre organizzare qualcosa, insomma avevano la mania di fare, ma io sono uno tranquillo, ho cercato di correre un po’ appresso alle esigenze di queste persone ma mi sono stancato e me ne sono tornato per i fatti miei. Il pomeriggio faceva freddo anche dentro casa e mi sono rimesso a letto con tutta la vestaglia, una sensazione bellissima. Poi si è fatto buio, di questa stagione fa notte subito. Quando sto a letto mi piace ricordare la mia vita passata. Nella mia vita ho conosciuto l’amore (se lo possiamo chiamare così) una volta sola, dai 31 ai 35 anni ho convissuto con un ragazzo, l’unica esperienza sessuale della mia vita, se rileggo le cose che scrivevo allora penso di averla vissuta come una cosa importante però poi la rottura è stata traumatica, faceva il doppio gioco, mi raccontava bugie e poi mi ha piantato. Al tempo ci sono stato male. Adesso non ho la più pallida idea di che fine abbia fatto quel ragazzo (aveva un anno meno di me). Ormai sono passati 31 anni e la cosa mi è del tutto indifferente, come se appartenesse alla vita di un altro. Non è a lui che penso quando sto a letto ma a quando stavo un po’ meglio in salute e me ne andavo in montagna alla casa di mio nonno, una casa antica, isolata in una grande prateria vicino a un bosco. Quella casetta l’ho rimessa tutta a posto, mi ci sono voluti dieci anni di lavoro e di economie, fino a una decina di anni fa ci andavo i fine settimana, quando lavoravo ancora e sognavo di poterci vivere una volta in pensione, poi in pensione ci sono andato ma ho qualche problema di cuore e il medico mi dice che non devo andare in montagna, insomma è finita così, la casa di nonno è rimasta un monumento inutile come tante altre cose. Il pomeriggio sono stato al computer, ho letto il forum di progetto gay e ho pensato di scriverti questa mail. È la vita di un vecchio solo, ormai gay o non gay non conta più niente, essere gay ha condizionato il mio passato e mi ha lasciato adesso la solitudine. Avrei dovuto costruire una coppia pensando alla vecchiaia? Ma io penso che se è andata così è perché così doveva andare. Rimpianti, no, non ne ho. Adesso mi vivo la mia vita giorno per giorno. Dovrei cercare di riempire la vita di altre cose? Darmi da fare? Cercare di costruire chissà che cosa? Ma sono stanco, devo fare una vita tranquilla e devo andare avanti così. Ai giovani ci penso, beati loro, adesso è il tempo che si possono giocare le loro carte, o almeno è quello che sembra, poi come giochi giochi come va a finire la partita non dipende nemmeno da te. Adesso si è fatto tardi, la mail te la mando domani mattina, così la rileggo con calma, adesso vado a scaldare la cena e poi vedo se c’è qualcosa che valga la pena di vedere in TV. Ciao Project. Buonanotte.
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martedì 13 luglio 2010

QUADERNO DI UN VECCHIO GAY

Ricevo e pubblico queste pagine di diario. Non è il mio diario! Ringrazio di cuore Fabrizio che me lo ha mandato (ti ho risposto per e-mail).
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Che giornata! Fa un freddo boia ma io me ne sto a casa, mi faccio una tazza di tè e sento un po’ di musica. Forse gli altri vecchi non si accorgono così chiaramente di invecchiare. Se hai figli ti devi preoccupare per loro, li hai messi al mondo e devi fare in modo che ci possano stare dignitosamente, o il meno peggio. Io adesso ho solo un fratello parecchio più giovane di me, lui ha famiglia e quindi ha altro da pensare, i nipoti hanno la vita loro e che possono capire di un vecchio? Mi fanno un po’ di moine quando capita che mi vengono a trovare ma per loro la vita è ancora tutta una promessa. Ancora sto in salute, diciamo così, almeno non sembra ci siano cose che mi potrebbero portare dall’altra parte in tempi brevi. E allora mi sono rimesso a scrivere, ma voglio mettere da parte le chiacchiere, devo scrivere solo cose, fatti immediati.
Stamattina non vado a fare la spesa perché fa troppo freddo. È un po’ di tempo che non vado più al supermercato a fare la spesa grossa, portare troppo peso mi fa venire i dolori e la macchina non la prendo quasi mai, la tengo per ogni evenienza, ma tanto se servisse magari per portarmi all’ospedale non saprebbero dove è parcheggiata e dove stanno le chiavi. Prima o poi la macchina la vendo perché non mi serve proprio a niente, però rinvio, chi lo sa, potrebbe servire. Quindi spesa niente e alla peggio scendo alla rosticceria qua sotto e compro una cosa già cucinata, ancora me lo posso permettere, è vicino e costa poco e poi non devo lavare piatti.

Quando ero giovane avevo una casa piena di tutto e sempre in disordine, adesso non c’è una virgola fuori posto. D’altra parte la casa è piccola piccola e si fa presto.
Quando ero giovane l’ho rimpianto di non avere una casa più grande, come se la casa grande avesse potuto cambiare le cose, adesso piccola mi sta bene non ci sono cose inutili e poi ho fatto spazio, ho buttato via tutto anche cose che avevo conservato per anni.

La signora della rosticceria mi tratta bene perché ci vado quasi tutti i giorni, è una signora grande che in quel posto ci ha passato la vita, adesso si sono allargati e il locale è messo bene e poi ci va tanta gente. Quando ci vado mi metto sempre bene, barba fatta e camicia stirata e soprattutto scarpe lucidate, non voglio cominciare ad andare in giro trasandato, almeno un po’ di decoro lo devo salvare. Tornando a casa ho incontrato il portiere, un ragazzo giovane credo dell’America latina che ha moglie e figli piccoli, veramente un bravissimo ragazzo. Quando mi vede mi saluta e mi fa un sorriso e io rispondo con la mano come se fossimo vecchi amici.

Il pranzo è finito, quello che è rimasto va bene per la sera, ho preso le medicine e per fortuna hanno acceso il riscaldamento e si sta bene. Mi metto un poco di musica bassa bassa e mi metto sul letto perché se sto in piedi i dolori si fanno sentire di più.

Ho sentito una trasmissione sul festival e sulla canzone di quello che non è più gay. Ma perché si buttano i soldi in queste cose quando ci sta tanta gente che muore di fame? E poi Lippi dice che nel calcio di gay non ne ha mai visto uno e la gente va appresso a queste cose, è proprio deprimente. La gente pensa che si è gay a 20 anni e poi passa, ma quelli che sono gay a 20 anni, dopo 50 anni, se sono ancora vivi, sono gay vecchi, ma non fanno più notizia, quello che fa notizia è il bel ragazzo che puoi mettere in copertina, il resto ha fatto il suo tempo.

Sono stato al matrimonio di un mio lontano nipote, un rito veramente grottesco, almeno dal mio punto di vista, la socializzazione dei rapporti d’amore, ammesso e non concesso che amore ce ne sia e non sia solo un contratto di quattrini. Poi dicono matrimonio gay! Per carità! Finire in inghippi simili non lo augurerei a nessuno; suoceri, cognati, obblighi ecc. ecc.. Non vedevo l’ora di andarmene, Come si sta bene a casa! Senza nessuno! Mi sento misantropo e mi sa che il mio essere solo alla fine è addirittura un vantaggio. Ha cominciato a piovere ma non devo uscire di casa oggi ho mangiato pure troppo. Lunedì devo andare dal dottore così faccio un po’ di controlli. Adesso vado a dormire che sono frastornato.

È ancora notte, ho aperto la finestra e fa un freddo polare, per terra è tutto gelato. Dovrei scrivere a [omissis] ma non ne ho nessuna voglia.

Sono passato dalle parti dell’università, mi ha fatto un’impressione stranissima, i ragazzi ci sono sempre, identici a quelli di quando io avevo vent’anni, ma adesso sono vecchio. Sono belli, ma a quei ragazzi non ho nulla da dire e non ci si capirebbe proprio. Due mondi, due galassie lontane, una, la mia, si avvicina ad un buco nero. Senso di solitudine, di distacco, di indifferenza. In fondo non mi manca nulla: la casa, la pensione. Certo non ho progetti, niente che riguardi il futuro, un vecchio, un tramonto lento.

Ho conosciuto in parrocchia un prete giovane (meno di trent’anni) mi irrita per le continue attenzioni che ha per me, si comporta come un boy scout che vuole fare la buona azione quotidiana, quando parla con me cambia voce, come se fossi del tutto rimbambito e io lo lascio fare, a ragionare seriamente non ci provo nemmeno.

Non amo le persone con atteggiamenti assertivi. Anche se è assurdo, un vecchio può pure credere di essere un oracolo ma che lo pensi un giovane è ridicolo. All’ufficio postale c’era un ragazzo che parlava a ruota libera di economia e non la finiva più, sapeva tutto, aveva capito tutto. Io di economia non ne capisco niente ma se ne capissi qualcosa me la terrei per me.

Ho fatto colazione al bar, ho fatto mettere due cornetti in una bustina ma poi li ho lasciati lì. Mi sento uno che fa le cose senza pensare.

Oggi una signora dal fornaio stava parlando dei gay, povera donna non aveva la più pallida idea di quello che stava dicendo e le davano tutti ragione, pure io, tanto il cervello delle persone non cambia.

Ho incontrato la vedova della prima scala, mi ha detto quanto voleva bene al marito. Quando il marito era vivo litigavano tutti i giorni a urli e strilli e li sentiva tutto il palazzo e gli strillava contro che era un debosciato, adesso è morto ed è diventato un santo. Almeno a me queste cose non toccano.

Ho saputo che alcuni condomini pensano che sia vedovo, non solo ma uno dice perfino di aver conosciuto benissimo mia moglie. Non me lo hanno detto in faccia, quindi lasciamo fare: vedovo è ok, non sposato è sospetto.

Oggi stavo cadendo dalle scale, non sono finito per terra perché mi sono aggrappato alla ringhiera, mi dovrò adattare a prendere sempre l’ascensore.

Mio fratello mi ha invitato a pranzo ma non ci sono andato, mi dispiace solo perché da lui si mangia bene.

Ho trovato due mie poesie di quando avevo 25 anni, le ho lette, è come se non fossero mie, le ho buttate via, von voglio feticci.

Che c’è di fronte a me, be’ …

Stasera vado a una cena con due ex-amici di lavoro, ci penso con un certo interesse. Strano!

Non è stata affatto male, tre vecchi che ricordano cose che non ci sono più e ci ridono sopra. Sono bravi ragazzi, ma abbiamo parlato solo di ricordi di lavoro, solo di quello. Meglio di niente. Ho pure bevuto un po’. Devo ricominciare a comprare il vino perché è una cosa buona.

Visita cardiologica passabile. Non ci lamentiamo. Analisi passabili, anche il PSA. Meglio così.

Dovrei pensare seriamente di trovarmi un interesse. Mettermi a studiare? Alla mia età? Non lo so, leggere un po’ lo faccio, ma così per perdere tempo. Mi alzo tardi e mi impigrisco e ne risente il cuore, dovrei muovermi, fare ginnastica, una mezz’oretta al giorno “con calma” come dice il dottore. Di andare in giro non mi va, fa un freddo polare, è meglio se aspetto la primavera.

In chiesa mi trovo solo col parroco vecchio, almeno non fa chiacchiere.

Stamattina al bar una cosa bella, una ragazza nera che serve al bancone, quando mi sono avvicinato mi ha sorriso, si è ricordata di che cosa prendo sempre e mi ha dato pure un bicchiere d’acqua senza che glielo chiedessi, perché ieri gliel’ho chiesto, ha proprio il modo di fare di una signora, mi fa simpatia, è dolce, una donna così l’avrei sposata, forse no, ma forse sì, magari per lei sarei stato solo un peso.

Ho pagato la televisione, me ne ero scordato. Pure questo non era mai successo, è il cervello che comincia a fare cilecca.

Mi sono preparato al computer tutta la lista delle cose che devo fare, prima di tutto delle tasse, irpef, ici, mondezza, televisione, tassa di circolazione, la scadenza della patente (tra poco la devo rinnovare), Carta d’identità, libretto di pensione, tesserino del codice fiscale, tessera sanitaria, esenzioni sanitarie, assicurazione della macchina.

Domani devo andare a prendere la pensione. Vado alle otto, quando aprono, così sto a casa prima. Questo mese ho speso pochissimo ma dopo che prendo la pensione mi devo comprare un giaccone nuovo e un paio di scarpe e così le economie me le mangio tutte.

Ho trovato un blog gay che mi è sembrato fatto bene ma sono cose da ragazzi, beati loro, quando diventi vecchio, o gay o quello che sei, sempre niente conti.

Oggi ho fatto la lavatrice ma i panni li ho dovuti appendere dentro casa che se li metto fuori si gelano.

La vedova vuole che vada alla riunione di condominio per una cosa di uno che ha il cane che piscia per le scale ma come me l’ha detto non mi è piaciuto proprio. Tutte smancerie, un poco da pu.. le ho detto che ci andrò certamente ma non ci andrò proprio. Mi ci manca pure la vedova inconsolabile, certe volte accatta certe tirate sul marito che l’appiccicherei al muro. È una mezza pazza.
Stamattina al bar non c’era la signora nera ma un’altra scorbutica. Se non torna la nera cambio bar.

Il blog dei ragazzi è carino, certo che le cose sono sempre quelle, altro che progresso, per fortuna certe cose non cambiano. È malinconico fare i conti col tempo. Magari se nascevo adesso chissà che vita avrei fatto.

Domani vado a vedere per il giaccone e magari pure una giacca e un pantalone. Li prendo sempre tutti uguali, stesso colore, stesso genere più o meno, così le camicie si adattano a tutto.
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domenica 16 maggio 2010

GAY OVER65

Caro Project,
sono un vecchio, più vecchio di te e non di poco. Fortunatamente la salute mi assiste ma sono solo, sono sempre stato solo, tutta la vita, ci sono abituato ma adesso piano piano comincio ad avere paura del tempo che passa. Avevo un cane che mi faceva compagnia, ma era vecchio pure lui ed è morto tre mesi fa. L’ho assistito fino all’ultimo come si fa con le persone ma vederlo morire mi ha fatto venire una malinconia terribile. Siamo proprio dei viaggiatori di passaggio in questo mondo. Adesso non ho nemmeno un cane e non ne voglio prenderne un altro perché potrebbe campare più di me e non saprei a chi lasciarlo. Ho dei parenti che in pratica non hanno mai avuto rapporti di me di nessun genere ma che adesso si stanno facendo vivi di nuovo perché, anche se non sono ricco, ho una casa in cui abito e a loro interessa. Affetti miei veri nel senso di vivere in due non ne ho mai avuti, di ragazzi ai quali ho voluto bene “a distanza” ne ho avuti alcuni, quasi tutti etero, ma adesso molti non ci sono più. Guardo con un certo timore al momento in cui non sarò autosufficiente (adesso porto ancora la macchina) ma gli anni passano. Finirò nelle mani dei parenti che si aspettano la casa, è quasi inevitabile. Quando ero ragazzo ho sofferto tanto di non poter avere quello che avrei voluto, cioè di non poter vivere la mia vita insieme con un ragazzo, ma erano gli anni ’50, proprio un altro mondo. Allora pensavo che il problema dell’essere gay fosse quello, poi ho capito che non è un fatto di sesso, ma che se non hai nessuno vicino da ragazzo non avrai nessuno vicino nemmeno da vecchio. Alla mia età non è tempo per cominciare le storie, certo che se avessi cominciato a vivere a 20 anni adesso forse saremmo in due, ma ho pensato pure che io non ho vissuto nessuna vedovanza, perché penso che essere sempre solo è brutto, ma essere solo, poi trovare un affetto vero e poi perderlo sia molto peggio. Io almeno non ho nulla da perdere. Non mi sento frustrato per la vita che non ho vissuto perché non c’era nessuna scelta da fare, era così e basta, ma ho paura per quello che mi aspetta, ho paura di uscire di testa e di non essere più me stesso. Cerco di restare giovane: macchina, lunghe camminate, almeno finché è possibile, letture, cinema quando posso, e anche un po’ di internet, per pensare che la vita continua e che ci sono tanti ragazzi che forse oggi vivono meglio di come ho vissuto io. Le cose sono migliorate un po’ anche se non credo che sia facile trovare un ragazzo nemmeno oggi. Chissà se i ragazzi di oggi ci pensano mai alla vecchiaia. Ho letto un po’ del forum ed è proprio ben fatto, ai tempi miei non c’erano queste cose, ma adesso ci sono e penso che possano essere utili. Però nel forum sono tutti ragazzi quelli di 40 anni sono rari e poi per me sono ragazzi pure quelli, però di vecchi non ce ne sono, cioè di over 65, Adesso me ne vado un poco a riposare e ti mando questa mail, se vuoi pubblicala, se non pensi che faccia troppa malinconia, ma io francamente non mi sento molto malinconico, preoccupato per il futuro in fondo sì, ma è una cosa diversa, mi fa paura la vecchiaia anche se ormai so bene di che si tratta, ma credo che non sia questione di gay o non gay, la vecchiaia penso sia brutta per tutti, anche se però non avere una famiglia alla mia età p proprio una preoccupazione.
Ti saluto Project
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mercoledì 19 marzo 2008

RAGAZZI GAY NEGLI ANNI '60

Se posso dire una cosa, nella sezione “storie gay vere” ho trovato una storia che mi è piaciuta molto e si intitola “gay amici”. I protagonisti non sono anziani anziani ma non sono nemmeno ragazzi, sono gente di quasi 60 anni... però la storia non sta nella sezione “gay anziani”. Capisco che è difficile classificare queste cose, perché magari in una storia come quella ci sono protagonisti anziani, c’è il coming out e ci sono tante altre cose, ma volevo dire alle persone che leggono questo blog/forum che se vanno a cercare in altre sezioni possono trovare anche cose che magari trattano di gay anziani. Io ho già lasciato qualche commento sul blog di Progetto Gay tempo fa e Project sa chi sono.

Anziano sono (61 anni) si vivo pure solo. Di gay, in pratica, io ho solo la fantasia. La vita l’ho passata a sognare il ragazzo ideale, quello che si doveva innamorare di me, ma quel ragazzo non è mai esistito e in sostanza io ho imparato piano piano a fare i conti con la solitudine. Sono nato nel 1947, subito dopo la guerra. Quando ero ragazzino, negli anno ’50 a casa mia si tirava la cinghia, lavorava solo mio padre, la casa era piccola. In due stanze eravamo in sei, mio padre e mia madre, e una stanza era la loro, mia nonna e mio nonno, e l’altra stanza era la loro, poi c’eravamo io e mia sorella, mia sorella domina nell’ingresso su una poltrona letto e io in cucina sopra una branda.

Soldi non ce n’erano proprio, il cappotto si rivoltava e se andavo a giocare a pallone e mi rovinavo le scarpe dopo dovevo andare in giro con le scarpe rotte. A casa mia tutto era ridotto all’essenziale. Nonno e nonna badavano a me e a mia sorella. Papà andava a lavorare e a forza di straordinari stava a lavorare fino alla sera alle sette e mamma stava sempre alla macchina da cucire sempre a lavorare per qualche signora che le dava qualche lavoretto di sartoria. Nonno aveva una pensioncina. La vita era dura, si mangiava tanto pane, che allora costava molto meno di adesso, frutta pochissima, molte patate, molti pomodori, che ci facevano da frutta, non si buttava via niente.

Nel ‘58 sono andato alla scuola media. I ragazzi di oggi la considerano una cosa banale, ma allora non era così, quando sono entrato io nella scuola media non c’era ancora la scuola media unica come adesso, che è entrata qualche anno dopo, adesso non mi ricordo quando, ma quando ho studiato io non c’era ancora, allora si sceglieva tra la scuola media, che poi ti poteva portare al ginnasio e al liceo, e l’avviamento professionale per quelli che dopo dovevano andare a lavorare, mi ricordo che i miei sono stati tanto tempo a discutere se mandarmi alla madia o all’avviamento ma ala fine hanno deciso di mandarmi alla media, me l’hanno presentata come una scuola difficile dove si va per studiare. Abbiamo fatto quattro mesi di economie strettissime per arrivare a trovare i soldi per comprare i libri e dei vestiti adatti per mandarmi a scuola. Mi sentivo una responsabilità enorme addosso: attento a come parli! Porta rispetto ai professori! Scriviti tutto quello che dicono! Nonno mi aveva foderato libri e quaderni che non si dovevano rovinare. Mi sentivo grande e pure tanto spaventato. Il latino dalla prima media, all’inizio non avevo capito niente e poi m’hanno mandato dal parroco che m’ha dato qualche lezione e mi sono rimesso subito in carreggiata..

Alla prima media sono stato promosso con fatica ma sono stato promosso, in seconda sono stato promosso con meno difficoltà, in terza gli altri erano già sviluppati e io no... ma non ci facevo nemmeno troppo caso, abbiamo fatto gli esami e sono stato promosso con quasi sette di media ed era una cosa difficile. Poi c’è stato il problema della scelta tra il classico e lo scientifico, io in matematica andavo bene in latino invece me la cavavo a stento e poi c’era il fatto che il classico era la scuola dei ricchi e noi non lo eravamo proprio. La scelta è stata automatica: scientifico.

In prima eravamo 40! Tutti professori vecchi. Di qualcuno avevo proprio il terrore. Avevo una professoressa di Francese (allora si studiava il Francese)... quando la vedevo mi pigliava proprio il panico. Sono arrivato alla fine e mi hanno mandato a settembre in Latino, Francese e Matematica... eh, pure in Matematica! I miei pensavano che mi avrebbero bocciato e avevano poche speranze. Mi sono messo a studiare alla disperata e ho passato gli esami anche se per il rotto della cuffia. C’era un ragazzo che mi piaceva quando ero in prima ma non ero molto consapevole del senso della cosa.

In seconda eravamo solo 25, 15 erano stati bocciati, allora era normale. In seconda sono cominciate per me le preoccupazioni legate al sesso. I compagni miei parlavano di ragazze (non c’erano classi miste e i discorsi sul sesso erano proprio mitici), non solo ma si portavano a scuola i giornaletti pornografici. Il prete di religione aveva fatto tutta una predica sul fatto che quelle era la via dei ragazzi perditi, di quelli che nella vita non avrebbero concluso proprio niente, ma i giornaletti giravano, a me non li facevano vedere perché non ero scafato, ma i giornaletti giravano.

Una volta ne ho visto uno... una donna nuda coi seni e le parti intime coperte con dei pentolini... insomma il nudo integrale non lo vedevi nemmeno sui giornaletti pornografici, almeno su quelli che arrivavano ai ragazzi di 15 anni. Insomma quando ho visto la ragazza dei pentolini, il ragazzo che me l’ha fatta vedere sembrava un esaltato... e ce l’aveva grosso (Project, se vuoi questo particolare lo puoi togliere) perché io ormai a guardare a certe cose c’avevo fatto l’occhio, ma a me dei pentolini e di quello che ci stava sotto non m’importava proprio niente, non è che mi facesse schifo, ma era proprio indifferente, mentre a vedere che tipo di reazioni c’aveva quel ragazzo mentre si guardava i pentolini non ero affatto indifferente. Praticamente a 15 anni ho avuto per la prima volta la sensazione chiara che la mia sessualità non fosse come quella degli altri, ma allora non ci stava Progetto Gay. Se ti veniva un dubbio per la testa te lo dovevi tenere, i miei compagni i dubbi sulle ragazze se li chiarivano l’uno con l’altro, ma io con loro non potevo parlare certo delle cose che passavano per la testa a me.

Il ragazzo dei pentolini mi piaceva parecchio e cominciavo farci le mie fantasie, allora io nemmeno capivo in pieno che se pensava ai pentolini non poteva certo pensare a me, però tutte le mie fantasie, e non solo, erano dedicate a quel ragazzo. Ma a casa mia anche masturbarsi era un’avventura, lo potevo fare solo in bagno in modo rapidissimo. Tutte queste restrizioni non le pativo nemmeno, per me erano cose assolutamente naturali, io non avevo nemmeno il concetto di privacy.

In terzo scientifico le cose per me sono cambiate radicalmente, la mia classe è stata ridotta a 18 ragazzi e siamo stati fusi con un’altra classe e siamo diventati 31. La scuola al triennio era più impegnativa ma mi piaceva pure di più, e poi tra i ragazzi nuovi ce n’era uno che mi piaceva moltissimo, si chiama Marcello ed era veramente un gran bel ragazzo, e poi aveva un sorriso che mi incantava. Le mie fantasie sono passare dal ragazzo dei pentolini a Marcello, me lo mangiavo con gli occhi, cercavo di indovinare come potesse essere nudo ma lavoravo solo di fantasia.

Quell’anno la mia classe ha fatto un viaggio a Venezia e ci sono andato anche io. In camera stavo con Marcello e con altri due. Marcello era dolcissimo, gli altri due erano due rozzi unici. L’ho visto solo una volta in mutande e solo per un attimo ma su quella immagine ci ho viaggiato di fantasia per mesi. Con Marcello, in gita, ho anche parlato molto, mi piaceva da matti la sua voce, era sexy, mi piacevano le sue esitazioni e poi mi eccitava proprio lo stargli vicino.

La gita è finita, il coraggio di dire a Marcello quello che provavo non l’ho avuto ed è stato un bene perché dopo qualche mese s’è innamorato perso di un ragazza amica di sua cugina. Io mi sono detto: “Attento! ... non ti mettere nei guai...” Dopo Marcello fino alla maturità non ho conosciuto altri ragazzi che mi paressero veramente degni della mia attenzione. Mi sarebbe piaciuto andare a fare un po’ di sport anche perché avrei avuto un po’ di contatti con i ragazzi, ma allora soldi non ce n’erano e ne ho dovuto fare a meno.

All’università sono andato a ingegneria. C’erano due ragazzi bellissimi che mi piacevano molto, ho provato ad avvicinarmi a loro ma ho avuto la netta impressione che quei due ragazzi stessero insieme e non gradissero affatto la mia presenza, onestamente credo che se avessero saputo che ero gay mi avrebbero accettato, ma loro con ogni probabilità mi prendevano per etero e avevano paura che mi impicciassi troppo dei fatti loro... io ho capito l’antifona e me ne sono stato per i fatti miei. Bei ragazzi ce n’erano tanti, anzi tantissimi ma c’avevano la ragazza e io mi sentivo proprio come un pesce fuor d’acqua.

Mi sono laureato nel ’73, un po’ in ritardo, non ho trovato subito lavoro e ho cominciato a insegnare meccanica negli istituti tecnici. Avevo circa dieci anni più dei miei alunni ma li sentivo molto di un’altra generazione. Solo con qualcuno si creava un minimo di feeling ma poi in me prevalevano due sentimenti: l’idea che con quei ragazzi non avevo nulla a che fare e l’idea che era comunque troppo rischioso parlare di cose troppo personali.

La pausa dell’insegnamento è durata solo un anno. A novembre del ’74 ho cominciato finalmente a fare l’ingegnere. Mi sono perdutamente innamorato di un perito meccanico eterosessuale che lavorava con me, lui mi adorava e anche io... ma era etero e io lo sapevo benissimo, però c’era, era vero, era un affetto reale, non una fantasia. Ho conosciuto anche la ragazza. Insomma è durata più di tre anni ed è stata proprio una bella storia.

Poi mi hanno mandato a La Spezia in un grosso cantiere di meccanica navale, ormai avevo più di 30 anni, ero lanciato in carriera, i miei capi mi apprezzavano molto, guadagnavo molto bene. I nonni non c’erano più, mia sorella s’era sposata e i miei adesso stavano larghi dentro casa... io ero solo, mi dedicavo solo al lavoro. Nella mia posizione ormai avevo contato solo con gente di alto livello e, francamente, di quelle persone nessuna aveva per me un significato al di fuori del lavoro. Una volta mi hanno coinvolto in una cena di lavoro con ragazze molto disponibili come intrattenitrici e sono stato terribilmente a disagio...

Poi sono arrivato a 40 anni, poi a 50 e affetti veri, cioè affetti miei, niente! Ho cominciato a usare internet anche per cercare sesso e non solo per lavoro. Non vi racconto le mie esperienze... in pratica mi sentivo terribilmente per un verso eccitatissimo e per l’altro imbranatissimo... ci ho provato solo due volte, in entrambi i casi con esisti al limite tra il ridicolo e il patologico. Poi ho lasciato perdere e mi sono contentato di andare in cerca di un po’ di foto, di video e di storie. Anche se sembra strano, certe cose, alla lunga stufano, tanto più uno che non più un ragazzo.

Poi a un certo punto capito sul blog Progetto Gay. Ricordo che la notte che ci sono capitato sono stato praticamente sveglio a leggere fino all’alba dell’indomani. Mi sembrava un’altra cosa, mi sentivo gratificato, mi ci ritrovavo, poi è venuto il forum, forse ancora più interessante perché con testimonianze più dirette, ormai era un’abitudine, aprivo internet e la puntata su Progetto Gay e sul forum era una cosa ovvia. Un giorno mi sono deciso e ho scritto a Project, ero imbarazzato perché mi sentivo troppo vecchio ma mi ha risposto in modo estremamente gentile e allora mi sono detto: un post lo scrivo pure io... ed è quello che avete appena letto. Io non sono più un ragazzo, ma ancora dentro mi sento un ragazzo e pensare che ci siano dei ragazzi gay che si possono confrontare in modo serio mi fa sentire felice. A me non è capitato di vivere la giovinezza nell’era di internet... quelli che ci vivono vorrei che capissero quanto sono fortunati.

Un caro saluto e tutti e specialissimo a Project! ... Lo vedi... anche noi vecchi serviamo a qualcosa!

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Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26231178