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lunedì 24 aprile 2017
PENSIERI DI UN VECCHIO (GAY)
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venerdì 3 marzo 2017
UN GAY INNAMORATO DEL CAPO
domenica 1 novembre 2015
GAY NEL 68
alla mia ormai veneranda età (tra poco saranno 70) tiro le somme di una vita gay. Ho cominciato a rendermi conto di non essere un ragazzo come gli altri nel 1958, ero ancora alle scuole medie e non mi sapevo spiegare perché mi piacesse molto la compagnia di certi miei amici, proprio amici del cuore, per me la loro compagnia era importantissima, per loro però non era lo stesso. Ho scoperto la masturbazione solo in quarto ginnasio e lì ho cominciato a capire che i miei desideri sessuali non erano come quelli dei miei compagni, ma in quei tempi un ragazzo gay aveva comunque le idee molto confuse sull’omosessualità, sentivo dire: frocio, finocchio, come offese, ma faticavo ancora a dare un senso preciso a quelle parole.
martedì 21 ottobre 2014
UNA COPPIA GAY CON 40 ANNI DI DIFFERENZA DI ETA’
ho letto qualcuna delle mail che ti scrivono e anche delle tue risposte e penso che tu possa essere la persona giusta cui raccontare la mia storia, anche perché penso che siamo più o meno coetanei e quindi puoi capire meglio le cose. Non credo che la mia storia sia una storia così speciale, ma ha degli aspetti che non capisco e vorrei magari parlarne con te anche in chat, se vuoi.
A quasi 65 anni mi accingevo ormai a mettere la parola fine sulla mia vita affettiva. Ho vissuto la mia vita, mi sono innamorato, qualche volta anche profondamente, tra i 40 e i 50 anni ho anche convissuto per qualche anno, ma non ho mai trovato una corrispondenza come l’avrei desiderata. In pratica, in tutte le storie che ho avuto, ha finito per prevalere l’impressione che le cose non potessero reggere, per i motivi più vari, ma comunque non potessero proprio reggere: mentalità diversa, desideri diversi, storia personale diversa, ecc. ecc.. Quindi ero arrivato alla serena conclusione che avrei finito i miei anni insieme con mio fratello e con la sua famiglia, perché sono brave persone, più giovani di me di diversi anni e alla fine con loro sarei stato bene, almeno nei limiti del possibile. Poi all’improvviso mi è piovuta una grossa tegola sulla testa. Lo scorso anno ho conosciuto un ragazzo di 24 anni e, per quanto possa sembrare assurdo anche a me, questo ragazzo si è innamorato di me, e io non riesco proprio a capire perché, dato che un bel ragazzo come lui, se solo volesse, potrebbe trovare molto facilmente un compagno. Ma no, lui si è innamorato proprio di me anche perché i ragazzi giovani non lo interessano affatto. Io non so se mi sono innamorato di lui, però quando sto vicino a lui sto bene, sto bene come non sono mai stato prima in nessuna situazione, gli voglio bene, questo non lo posso negare, ma tra noi c’è un abisso di 40 anni. Che cosa posso offrire io a questo ragazzo? Io sono un vecchio e non sto nemmeno bene in salute, non vorrei in nessun modo costringerlo, nemmeno per amore, a farmi da badante, forse potrei non essere un peso per lui per uno o due anni, ma poi la vecchiaia è proprio una condizione biologica inesorabile che non dipende dalla volontà ma dal decadimento fisico che arriva comunque con gli anni. Non ho mai avuto non dico rapporti sessuali ma nemmeno generici contatti che possano avere una qualche valenza sessuale con questo ragazzo. Project, alla nostra età la sessualità è soprattutto un mito e un ricordo, potrei anche stare con lui ma penso che alla fine i dubbi sarebbero così tanti e così forti da essere insuperabili, eppure dal suo punto di vista sembra che i problemi non esistano, io ho la netta impressione che lui voglia portare il nostro rapporto anche a livello sessuale. E poi, a distanza di tempo, quando io non ci sarò più, che cosa resterà a questo ragazzo come ricordo del nostro rapporto? Io ho paura che possa giudicarlo negativamente se per caso dovesse andare veramente verso il sesso. Che cosa devo fare? Francamente non lo so. Non è un ragazzino, è un uomo adulto ed è molto determinato, ha una dignità che ho ammirato sin dal primo momento, ma io sono un vecchio e di questo lui sembra proprio non rendersi conto. Mi ha raccontato che, in pratica dall’adolescenza si è innamorato solo di uomini adulti, diciamo dai 50 in su. Non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno, quelli coi quasi coetanei non lo interessavano e quelli con gli uomini over 50 li avrebbe trovati molto facilmente ma certo non nell’ambito di una relazione vera, come voleva lui, cioè di un rapporto che avesse anche un coinvolgimento affettivo. Con me questo coinvolgimento sa che c’è, perché penso a lui almeno mille volte al giorno e il nostro rapporto è particolarmente intenso, perché ci vogliamo bene e mi dice che è la cosa più bella che abbia mai vissuto e penso che sia vero, ma io ho una paura terribile di sbagliare perché si può sbagliare a dire di sì, ma si può sbagliare anche a dire di no, perché si sentirebbe abbandonato, tradito, e non vorrei per nessuna ragione che questo succedesse. Mi sento molto insicuro, Project, non è un innamorarsi come ai tempi di gioventù, so solo che non vorrei che soffrisse ma mi pare quasi inevitabile qualsiasi cosa io faccia. Istintivamente lo abbraccerei, non so nemmeno se arriverei al sesso perché … chi lo sa perché, avevo pensato che tutte queste remore che provo potessero avere una motivazione di molto più bassa lega, cioè in pratica quella di non dare scandalo a nessuno (perché 40 anni di differenza sono oggettivamente un abisso) e di continuare a vivere tranquillo e può darsi che queste cose pesino molto nel tenerlo a distanza. Domenica mattina siamo stati insieme al mare. Lui era splendido, sorridente, era felice di stare con me. Io gli voglio bene ma non so se sia veramente il volergli bene di un innamorato o non piuttosto quello di un papà, perché lui è il mio figlio ideale, quello che avrei sempre voluto e non ho mai avuto. Questo è adesso il centro dei miei pensieri, cerco di capire che cosa sia meglio per lui e quindi anche per me, ma non riesco a trovare risposte convincenti. Gradirei un tuo parere.
martedì 22 luglio 2014
GAY ED ELOGIO DELLA SOLITUDINE
martedì 20 agosto 2013
UNA ANZIANA COPPIA OMOSESSUALE IN PIRANDELLO
martedì 17 luglio 2012
ANCHE NOI SIAMO UNA COPPIA GAY
sono capitato su questo blog perché me lo hanno segnalato degli amici gay. In pratica non apro quasi mai il computer. Sono vecchio, Project, meno di te, probabilmente, ma sono quasi a 55. Ho un compagno da alcuni anni, lui ne ha 65, ci siamo conosciuti quando io avevo 45 anni e piano piano abbiamo costruito questo rapporto. Dieci anni fa quello che ci ha spinto a metterci insieme è stato il fatto che ci cercavamo, quando non c’era mi mancava e io mancavo a lui, quando eravamo separati per questioni di lavoro (cosa piuttosto frequente) ci sentivamo spesso. Poi quando ci vedevamo stavamo abbracciati a letto a sentire la radio ma anche solo a sentire il tempo che passa. C’era anche sesso ma non era una componete fissa della serata. I primi tempi abbiamo fatto entrambi fatica a capire che la serata non doveva per forza finire con un rapporto sessuale e quando non c’era non ci mancava e la serata era bellissima lo stesso. Io avevo già 45 anni e lui dieci di più, percepivo che il sesso lo stancava un po’, eravamo e siamo entrambi un po’ sovrappeso (non proprio troppo) e così abbiamo dato per scontato che si potesse vivere il sesso anche in tanti altri modi, mai con altre persone, non è mai successo né a me né a lui e, anche se può sembrare strano e perfino quasi patologico, né io né lui abbiamo mai avuto altri partner. Piano piano poi, nel corso degli anni il sesso ha perso anche il peso, seppur relativo, che aveva all’inizio, adesso viviamo in intimità ma è una cosa diversa dalla sessualità, è uno stare bene, almeno uno stare meglio, ma non c’è niente di speciale da fare che sia considerato fondamentale. Io ancora qualche fantasia sessuale ce l’avrei ma più perché i ragazzi giovani sono belli perché è il tempo loro e in loro madre natura si esprime al meglio, mi piace guardare i bei ragazzi, al supermercato dove andiamo noi lavora un ragazzo bellissimo (e ne abbiamo parlato spesso perché piace anche al mio compagno e forse ha anche capito che siamo una coppia) ma il mio lui è un’alta cosa è proprio su un altro piano, ci capiamo al volo, io lavoro ancora, lui è in pensione da poco, quando torno a casa trovo tutto sistemato, mi fa mettere a tavola e poi arriva col carrello con tutto già pronto sopra. I piatti li puliamo insieme subito dopo mangiato e poi, adesso che è estate ci mettiamo fuori sulla loggetta. Abitiamo in una cittadina dell’Emilia, qui per nostra fortuna il terremoto si è sentito poco, è un posto molto bello e abbiamo comprato mettendo insieme tutti i nostri risparmi una casetta 10 chilometri fuori città in un posto bellissimo e c’è un giardino molto grande con tanti alberi e per fortuna non si sono vicini, La casa più vicina non si vede neppure. Quando abbiamo comprato casa l’abbiamo intestata a tutti e due (l’abbiamo pagata in parti uguali) e appena regolarizzata la proprietà abbiamo fatto testamento in modo che quando uno di noi se ne andrà, l’altro potrà avere almeno la casa che poi è la nostra casa. È fuori città, ma ci passa la corriera proprio davanti e poi penso che avremo la patente ancora per parecchi anni. Non saremmo mai riusciti a vivere in un condominio. Avevamo due appartamentini, li abbiamo venduti e abbiamo comprato casa in campagna. Lui ha un fratello più grande, con figli e nipoti, il fratello sa tutto, anche del testamento e l’ha considerata una cosa ovvia. Io ho una sorella, anche lei più grande di me di parecchi anni che vive in un’altra città, non so che cosa ha capito ma sa che vivo con un amico e che abbiamo comprato casa insieme e, dato che non stupida, penso abbia capito anche lei. Io mia sorella non la sento e non la vedo praticamente mai e lui non vede quasi mai il fratello anche se col fratello c’è un buon rapporto o almeno un rapporto tranquillo. Certe volte non torno per pranzo e lui mi prepara tutto per la sera. Quando arrivo a casa e mi abbraccia mi lascio alle spalle la giornata e mi sento proprio sereno. Mi dispiace solo che lui è in pensione e io ancora no, perché non mi posso godere la sua compagnia come vorrei. Il pomeriggio, adesso che è estate facciamo dei lavori insieme in campagna, in pratica non compriamo mai frutta e verdura e ne regaliamo tanta perché ce la produciamo da noi, abbiamo l’orto e il frutteto, abbiamo studiato la lotta integrata, facciamo il compostaggio, se tu vedessi com’ bello qui, in primavera è tutto fiorito e d’estate è un paradiso terrestre, perfino i contadini ci vengono a chiedere come facciamo, ma noi facciamo tutto dalla lattuga alle lenticchie, niente olio e niente grano perché fa troppo freddo, ma c’è pure una piccola vigna, non per il vino ma con tante varietà di uva. Avevamo stabilito niente animali, non dico solo polli o conigli per mangiarli, ma nemmeno cani o gatti perché poi ti ci affezioni, poi però abbiamo trovato un cucciolo abbandonato in strada, proprio piccolissimo e ce lo siamo portato a casa, tutto regolare, veterinario, tassa pagata ecc. ecc., adesso quando arrivo con la macchina mi viene incontro, si è fatto abbastanza grande ma è un bastardino di taglia medio-piccola molto affettuoso e giocherellone. Ha la sua cuccia riparata bene, dove non piove e non tira vento, un locale attiguo alla legnaia, dove l’inverno non fa nemmeno troppo freddo.
Siamo una coppia gay? Penso proprio di sì, io lo so che lo siamo ma tanta gente che ci conosce non lo pensa nonostante tutto. Noi abbiamo camere da letto separate e non solo per la gente che capita in casa ma per lasciarci reciprocamente la massima libertà. Abbiamo un letto matrimoniale solo ma non si vede perché è incassato nel muro, a comparsa, e siccome è tra due pezzi di muro più spessi non si vede assolutamente nulla, quello è un po’ il nostro segreto, lo usavamo puoi capire per che cosa e ancora lo usiamo qualche volta. Io la mattina esco presto, quando è inverno eco che ancora è buio ma lui si alza sempre e mentre sono sotto la doccia mi prepara la colazione. Al lavoro non sono mai stato oggetto di pettegolezzi, non so se dipenda del fatto che viviamo fuori città o dal fatto che non diamo nell’occhio. Potremmo essere due tranquilli nonni, siamo in ottimi rapporti perfino col prete e gli portiamo spesso, direi almeno un paio di volte alla settimana, frutta e verdura per quelli che non ce l’hanno, soprattutto i vecchi che vivono in centro, perché chi sta in campagna si arrangia.
Una sera abbiamo visto in tv un articolo sulle coppie gay, quelle magari erano coppie di un’altra età, gelosie tradimenti, coppia aperte e coppia chiusa ecc. ecc.. Poi ci siamo guardati in faccia e avviamo aperto le braccia come a dire che c’è un tempo per tutte le cose ma noi, per come stiamo adesso, la paura della vecchiaia ce l’abbiamo come ce l’hanno i vecchi che hanno famiglia, ma non di più, per noi finché andrà avanti così, la vecchiaia sarà una cosa bella da vivere in due, speriamo il più a lungo possibile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=2603
domenica 19 dicembre 2010
DIARIO DI UN GAY 65ENNE
martedì 13 luglio 2010
QUADERNO DI UN VECCHIO GAY
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Che giornata! Fa un freddo boia ma io me ne sto a casa, mi faccio una tazza di tè e sento un po’ di musica. Forse gli altri vecchi non si accorgono così chiaramente di invecchiare. Se hai figli ti devi preoccupare per loro, li hai messi al mondo e devi fare in modo che ci possano stare dignitosamente, o il meno peggio. Io adesso ho solo un fratello parecchio più giovane di me, lui ha famiglia e quindi ha altro da pensare, i nipoti hanno la vita loro e che possono capire di un vecchio? Mi fanno un po’ di moine quando capita che mi vengono a trovare ma per loro la vita è ancora tutta una promessa. Ancora sto in salute, diciamo così, almeno non sembra ci siano cose che mi potrebbero portare dall’altra parte in tempi brevi. E allora mi sono rimesso a scrivere, ma voglio mettere da parte le chiacchiere, devo scrivere solo cose, fatti immediati.
Quando ero giovane avevo una casa piena di tutto e sempre in disordine, adesso non c’è una virgola fuori posto. D’altra parte la casa è piccola piccola e si fa presto.
La signora della rosticceria mi tratta bene perché ci vado quasi tutti i giorni, è una signora grande che in quel posto ci ha passato la vita, adesso si sono allargati e il locale è messo bene e poi ci va tanta gente. Quando ci vado mi metto sempre bene, barba fatta e camicia stirata e soprattutto scarpe lucidate, non voglio cominciare ad andare in giro trasandato, almeno un po’ di decoro lo devo salvare. Tornando a casa ho incontrato il portiere, un ragazzo giovane credo dell’America latina che ha moglie e figli piccoli, veramente un bravissimo ragazzo. Quando mi vede mi saluta e mi fa un sorriso e io rispondo con la mano come se fossimo vecchi amici.
Il pranzo è finito, quello che è rimasto va bene per la sera, ho preso le medicine e per fortuna hanno acceso il riscaldamento e si sta bene. Mi metto un poco di musica bassa bassa e mi metto sul letto perché se sto in piedi i dolori si fanno sentire di più.
Ho sentito una trasmissione sul festival e sulla canzone di quello che non è più gay. Ma perché si buttano i soldi in queste cose quando ci sta tanta gente che muore di fame? E poi Lippi dice che nel calcio di gay non ne ha mai visto uno e la gente va appresso a queste cose, è proprio deprimente. La gente pensa che si è gay a 20 anni e poi passa, ma quelli che sono gay a 20 anni, dopo 50 anni, se sono ancora vivi, sono gay vecchi, ma non fanno più notizia, quello che fa notizia è il bel ragazzo che puoi mettere in copertina, il resto ha fatto il suo tempo.
Sono stato al matrimonio di un mio lontano nipote, un rito veramente grottesco, almeno dal mio punto di vista, la socializzazione dei rapporti d’amore, ammesso e non concesso che amore ce ne sia e non sia solo un contratto di quattrini. Poi dicono matrimonio gay! Per carità! Finire in inghippi simili non lo augurerei a nessuno; suoceri, cognati, obblighi ecc. ecc.. Non vedevo l’ora di andarmene, Come si sta bene a casa! Senza nessuno! Mi sento misantropo e mi sa che il mio essere solo alla fine è addirittura un vantaggio. Ha cominciato a piovere ma non devo uscire di casa oggi ho mangiato pure troppo. Lunedì devo andare dal dottore così faccio un po’ di controlli. Adesso vado a dormire che sono frastornato.
È ancora notte, ho aperto la finestra e fa un freddo polare, per terra è tutto gelato. Dovrei scrivere a [omissis] ma non ne ho nessuna voglia.
Sono passato dalle parti dell’università, mi ha fatto un’impressione stranissima, i ragazzi ci sono sempre, identici a quelli di quando io avevo vent’anni, ma adesso sono vecchio. Sono belli, ma a quei ragazzi non ho nulla da dire e non ci si capirebbe proprio. Due mondi, due galassie lontane, una, la mia, si avvicina ad un buco nero. Senso di solitudine, di distacco, di indifferenza. In fondo non mi manca nulla: la casa, la pensione. Certo non ho progetti, niente che riguardi il futuro, un vecchio, un tramonto lento.
Ho conosciuto in parrocchia un prete giovane (meno di trent’anni) mi irrita per le continue attenzioni che ha per me, si comporta come un boy scout che vuole fare la buona azione quotidiana, quando parla con me cambia voce, come se fossi del tutto rimbambito e io lo lascio fare, a ragionare seriamente non ci provo nemmeno.
Non amo le persone con atteggiamenti assertivi. Anche se è assurdo, un vecchio può pure credere di essere un oracolo ma che lo pensi un giovane è ridicolo. All’ufficio postale c’era un ragazzo che parlava a ruota libera di economia e non la finiva più, sapeva tutto, aveva capito tutto. Io di economia non ne capisco niente ma se ne capissi qualcosa me la terrei per me.
Ho fatto colazione al bar, ho fatto mettere due cornetti in una bustina ma poi li ho lasciati lì. Mi sento uno che fa le cose senza pensare.
Oggi una signora dal fornaio stava parlando dei gay, povera donna non aveva la più pallida idea di quello che stava dicendo e le davano tutti ragione, pure io, tanto il cervello delle persone non cambia.
Ho incontrato la vedova della prima scala, mi ha detto quanto voleva bene al marito. Quando il marito era vivo litigavano tutti i giorni a urli e strilli e li sentiva tutto il palazzo e gli strillava contro che era un debosciato, adesso è morto ed è diventato un santo. Almeno a me queste cose non toccano.
Ho saputo che alcuni condomini pensano che sia vedovo, non solo ma uno dice perfino di aver conosciuto benissimo mia moglie. Non me lo hanno detto in faccia, quindi lasciamo fare: vedovo è ok, non sposato è sospetto.
Oggi stavo cadendo dalle scale, non sono finito per terra perché mi sono aggrappato alla ringhiera, mi dovrò adattare a prendere sempre l’ascensore.
Mio fratello mi ha invitato a pranzo ma non ci sono andato, mi dispiace solo perché da lui si mangia bene.
Ho trovato due mie poesie di quando avevo 25 anni, le ho lette, è come se non fossero mie, le ho buttate via, von voglio feticci.
Che c’è di fronte a me, be’ …
Stasera vado a una cena con due ex-amici di lavoro, ci penso con un certo interesse. Strano!
Non è stata affatto male, tre vecchi che ricordano cose che non ci sono più e ci ridono sopra. Sono bravi ragazzi, ma abbiamo parlato solo di ricordi di lavoro, solo di quello. Meglio di niente. Ho pure bevuto un po’. Devo ricominciare a comprare il vino perché è una cosa buona.
Visita cardiologica passabile. Non ci lamentiamo. Analisi passabili, anche il PSA. Meglio così.
Dovrei pensare seriamente di trovarmi un interesse. Mettermi a studiare? Alla mia età? Non lo so, leggere un po’ lo faccio, ma così per perdere tempo. Mi alzo tardi e mi impigrisco e ne risente il cuore, dovrei muovermi, fare ginnastica, una mezz’oretta al giorno “con calma” come dice il dottore. Di andare in giro non mi va, fa un freddo polare, è meglio se aspetto la primavera.
In chiesa mi trovo solo col parroco vecchio, almeno non fa chiacchiere.
Stamattina al bar una cosa bella, una ragazza nera che serve al bancone, quando mi sono avvicinato mi ha sorriso, si è ricordata di che cosa prendo sempre e mi ha dato pure un bicchiere d’acqua senza che glielo chiedessi, perché ieri gliel’ho chiesto, ha proprio il modo di fare di una signora, mi fa simpatia, è dolce, una donna così l’avrei sposata, forse no, ma forse sì, magari per lei sarei stato solo un peso.
Ho pagato la televisione, me ne ero scordato. Pure questo non era mai successo, è il cervello che comincia a fare cilecca.
Mi sono preparato al computer tutta la lista delle cose che devo fare, prima di tutto delle tasse, irpef, ici, mondezza, televisione, tassa di circolazione, la scadenza della patente (tra poco la devo rinnovare), Carta d’identità, libretto di pensione, tesserino del codice fiscale, tessera sanitaria, esenzioni sanitarie, assicurazione della macchina.
Domani devo andare a prendere la pensione. Vado alle otto, quando aprono, così sto a casa prima. Questo mese ho speso pochissimo ma dopo che prendo la pensione mi devo comprare un giaccone nuovo e un paio di scarpe e così le economie me le mangio tutte.
Ho trovato un blog gay che mi è sembrato fatto bene ma sono cose da ragazzi, beati loro, quando diventi vecchio, o gay o quello che sei, sempre niente conti.
Oggi ho fatto la lavatrice ma i panni li ho dovuti appendere dentro casa che se li metto fuori si gelano.
La vedova vuole che vada alla riunione di condominio per una cosa di uno che ha il cane che piscia per le scale ma come me l’ha detto non mi è piaciuto proprio. Tutte smancerie, un poco da pu.. le ho detto che ci andrò certamente ma non ci andrò proprio. Mi ci manca pure la vedova inconsolabile, certe volte accatta certe tirate sul marito che l’appiccicherei al muro. È una mezza pazza.
Il blog dei ragazzi è carino, certo che le cose sono sempre quelle, altro che progresso, per fortuna certe cose non cambiano. È malinconico fare i conti col tempo. Magari se nascevo adesso chissà che vita avrei fatto.
Domani vado a vedere per il giaccone e magari pure una giacca e un pantalone. Li prendo sempre tutti uguali, stesso colore, stesso genere più o meno, così le camicie si adattano a tutto.
domenica 16 maggio 2010
GAY OVER65
mercoledì 19 marzo 2008
RAGAZZI GAY NEGLI ANNI '60
Se posso dire una cosa, nella sezione “storie gay vere” ho trovato una storia che mi è piaciuta molto e si intitola “gay amici”. I protagonisti non sono anziani anziani ma non sono nemmeno ragazzi, sono gente di quasi 60 anni... però la storia non sta nella sezione “gay anziani”. Capisco che è difficile classificare queste cose, perché magari in una storia come quella ci sono protagonisti anziani, c’è il coming out e ci sono tante altre cose, ma volevo dire alle persone che leggono questo blog/forum che se vanno a cercare in altre sezioni possono trovare anche cose che magari trattano di gay anziani. Io ho già lasciato qualche commento sul blog di Progetto Gay tempo fa e Project sa chi sono.
Anziano sono (61 anni) si vivo pure solo. Di gay, in pratica, io ho solo la fantasia. La vita l’ho passata a sognare il ragazzo ideale, quello che si doveva innamorare di me, ma quel ragazzo non è mai esistito e in sostanza io ho imparato piano piano a fare i conti con la solitudine. Sono nato nel 1947, subito dopo la guerra. Quando ero ragazzino, negli anno ’50 a casa mia si tirava la cinghia, lavorava solo mio padre, la casa era piccola. In due stanze eravamo in sei, mio padre e mia madre, e una stanza era la loro, mia nonna e mio nonno, e l’altra stanza era la loro, poi c’eravamo io e mia sorella, mia sorella domina nell’ingresso su una poltrona letto e io in cucina sopra una branda.
Soldi non ce n’erano proprio, il cappotto si rivoltava e se andavo a giocare a pallone e mi rovinavo le scarpe dopo dovevo andare in giro con le scarpe rotte. A casa mia tutto era ridotto all’essenziale. Nonno e nonna badavano a me e a mia sorella. Papà andava a lavorare e a forza di straordinari stava a lavorare fino alla sera alle sette e mamma stava sempre alla macchina da cucire sempre a lavorare per qualche signora che le dava qualche lavoretto di sartoria. Nonno aveva una pensioncina. La vita era dura, si mangiava tanto pane, che allora costava molto meno di adesso, frutta pochissima, molte patate, molti pomodori, che ci facevano da frutta, non si buttava via niente.
Nel ‘58 sono andato alla scuola media. I ragazzi di oggi la considerano una cosa banale, ma allora non era così, quando sono entrato io nella scuola media non c’era ancora la scuola media unica come adesso, che è entrata qualche anno dopo, adesso non mi ricordo quando, ma quando ho studiato io non c’era ancora, allora si sceglieva tra la scuola media, che poi ti poteva portare al ginnasio e al liceo, e l’avviamento professionale per quelli che dopo dovevano andare a lavorare, mi ricordo che i miei sono stati tanto tempo a discutere se mandarmi alla madia o all’avviamento ma ala fine hanno deciso di mandarmi alla media, me l’hanno presentata come una scuola difficile dove si va per studiare. Abbiamo fatto quattro mesi di economie strettissime per arrivare a trovare i soldi per comprare i libri e dei vestiti adatti per mandarmi a scuola. Mi sentivo una responsabilità enorme addosso: attento a come parli! Porta rispetto ai professori! Scriviti tutto quello che dicono! Nonno mi aveva foderato libri e quaderni che non si dovevano rovinare. Mi sentivo grande e pure tanto spaventato. Il latino dalla prima media, all’inizio non avevo capito niente e poi m’hanno mandato dal parroco che m’ha dato qualche lezione e mi sono rimesso subito in carreggiata..
Alla prima media sono stato promosso con fatica ma sono stato promosso, in seconda sono stato promosso con meno difficoltà, in terza gli altri erano già sviluppati e io no... ma non ci facevo nemmeno troppo caso, abbiamo fatto gli esami e sono stato promosso con quasi sette di media ed era una cosa difficile. Poi c’è stato il problema della scelta tra il classico e lo scientifico, io in matematica andavo bene in latino invece me la cavavo a stento e poi c’era il fatto che il classico era la scuola dei ricchi e noi non lo eravamo proprio. La scelta è stata automatica: scientifico.
In prima eravamo 40! Tutti professori vecchi. Di qualcuno avevo proprio il terrore. Avevo una professoressa di Francese (allora si studiava il Francese)... quando la vedevo mi pigliava proprio il panico. Sono arrivato alla fine e mi hanno mandato a settembre in Latino, Francese e Matematica... eh, pure in Matematica! I miei pensavano che mi avrebbero bocciato e avevano poche speranze. Mi sono messo a studiare alla disperata e ho passato gli esami anche se per il rotto della cuffia. C’era un ragazzo che mi piaceva quando ero in prima ma non ero molto consapevole del senso della cosa.
In seconda eravamo solo 25, 15 erano stati bocciati, allora era normale. In seconda sono cominciate per me le preoccupazioni legate al sesso. I compagni miei parlavano di ragazze (non c’erano classi miste e i discorsi sul sesso erano proprio mitici), non solo ma si portavano a scuola i giornaletti pornografici. Il prete di religione aveva fatto tutta una predica sul fatto che quelle era la via dei ragazzi perditi, di quelli che nella vita non avrebbero concluso proprio niente, ma i giornaletti giravano, a me non li facevano vedere perché non ero scafato, ma i giornaletti giravano.
Una volta ne ho visto uno... una donna nuda coi seni e le parti intime coperte con dei pentolini... insomma il nudo integrale non lo vedevi nemmeno sui giornaletti pornografici, almeno su quelli che arrivavano ai ragazzi di 15 anni. Insomma quando ho visto la ragazza dei pentolini, il ragazzo che me l’ha fatta vedere sembrava un esaltato... e ce l’aveva grosso (Project, se vuoi questo particolare lo puoi togliere) perché io ormai a guardare a certe cose c’avevo fatto l’occhio, ma a me dei pentolini e di quello che ci stava sotto non m’importava proprio niente, non è che mi facesse schifo, ma era proprio indifferente, mentre a vedere che tipo di reazioni c’aveva quel ragazzo mentre si guardava i pentolini non ero affatto indifferente. Praticamente a 15 anni ho avuto per la prima volta la sensazione chiara che la mia sessualità non fosse come quella degli altri, ma allora non ci stava Progetto Gay. Se ti veniva un dubbio per la testa te lo dovevi tenere, i miei compagni i dubbi sulle ragazze se li chiarivano l’uno con l’altro, ma io con loro non potevo parlare certo delle cose che passavano per la testa a me.
Il ragazzo dei pentolini mi piaceva parecchio e cominciavo farci le mie fantasie, allora io nemmeno capivo in pieno che se pensava ai pentolini non poteva certo pensare a me, però tutte le mie fantasie, e non solo, erano dedicate a quel ragazzo. Ma a casa mia anche masturbarsi era un’avventura, lo potevo fare solo in bagno in modo rapidissimo. Tutte queste restrizioni non le pativo nemmeno, per me erano cose assolutamente naturali, io non avevo nemmeno il concetto di privacy.
In terzo scientifico le cose per me sono cambiate radicalmente, la mia classe è stata ridotta a 18 ragazzi e siamo stati fusi con un’altra classe e siamo diventati 31. La scuola al triennio era più impegnativa ma mi piaceva pure di più, e poi tra i ragazzi nuovi ce n’era uno che mi piaceva moltissimo, si chiama Marcello ed era veramente un gran bel ragazzo, e poi aveva un sorriso che mi incantava. Le mie fantasie sono passare dal ragazzo dei pentolini a Marcello, me lo mangiavo con gli occhi, cercavo di indovinare come potesse essere nudo ma lavoravo solo di fantasia.
Quell’anno la mia classe ha fatto un viaggio a Venezia e ci sono andato anche io. In camera stavo con Marcello e con altri due. Marcello era dolcissimo, gli altri due erano due rozzi unici. L’ho visto solo una volta in mutande e solo per un attimo ma su quella immagine ci ho viaggiato di fantasia per mesi. Con Marcello, in gita, ho anche parlato molto, mi piaceva da matti la sua voce, era sexy, mi piacevano le sue esitazioni e poi mi eccitava proprio lo stargli vicino.
La gita è finita, il coraggio di dire a Marcello quello che provavo non l’ho avuto ed è stato un bene perché dopo qualche mese s’è innamorato perso di un ragazza amica di sua cugina. Io mi sono detto: “Attento! ... non ti mettere nei guai...” Dopo Marcello fino alla maturità non ho conosciuto altri ragazzi che mi paressero veramente degni della mia attenzione. Mi sarebbe piaciuto andare a fare un po’ di sport anche perché avrei avuto un po’ di contatti con i ragazzi, ma allora soldi non ce n’erano e ne ho dovuto fare a meno.
All’università sono andato a ingegneria. C’erano due ragazzi bellissimi che mi piacevano molto, ho provato ad avvicinarmi a loro ma ho avuto la netta impressione che quei due ragazzi stessero insieme e non gradissero affatto la mia presenza, onestamente credo che se avessero saputo che ero gay mi avrebbero accettato, ma loro con ogni probabilità mi prendevano per etero e avevano paura che mi impicciassi troppo dei fatti loro... io ho capito l’antifona e me ne sono stato per i fatti miei. Bei ragazzi ce n’erano tanti, anzi tantissimi ma c’avevano la ragazza e io mi sentivo proprio come un pesce fuor d’acqua.
Mi sono laureato nel ’73, un po’ in ritardo, non ho trovato subito lavoro e ho cominciato a insegnare meccanica negli istituti tecnici. Avevo circa dieci anni più dei miei alunni ma li sentivo molto di un’altra generazione. Solo con qualcuno si creava un minimo di feeling ma poi in me prevalevano due sentimenti: l’idea che con quei ragazzi non avevo nulla a che fare e l’idea che era comunque troppo rischioso parlare di cose troppo personali.
La pausa dell’insegnamento è durata solo un anno. A novembre del ’74 ho cominciato finalmente a fare l’ingegnere. Mi sono perdutamente innamorato di un perito meccanico eterosessuale che lavorava con me, lui mi adorava e anche io... ma era etero e io lo sapevo benissimo, però c’era, era vero, era un affetto reale, non una fantasia. Ho conosciuto anche la ragazza. Insomma è durata più di tre anni ed è stata proprio una bella storia.
Poi mi hanno mandato a La Spezia in un grosso cantiere di meccanica navale, ormai avevo più di 30 anni, ero lanciato in carriera, i miei capi mi apprezzavano molto, guadagnavo molto bene. I nonni non c’erano più, mia sorella s’era sposata e i miei adesso stavano larghi dentro casa... io ero solo, mi dedicavo solo al lavoro. Nella mia posizione ormai avevo contato solo con gente di alto livello e, francamente, di quelle persone nessuna aveva per me un significato al di fuori del lavoro. Una volta mi hanno coinvolto in una cena di lavoro con ragazze molto disponibili come intrattenitrici e sono stato terribilmente a disagio...
Poi sono arrivato a 40 anni, poi a 50 e affetti veri, cioè affetti miei, niente! Ho cominciato a usare internet anche per cercare sesso e non solo per lavoro. Non vi racconto le mie esperienze... in pratica mi sentivo terribilmente per un verso eccitatissimo e per l’altro imbranatissimo... ci ho provato solo due volte, in entrambi i casi con esisti al limite tra il ridicolo e il patologico. Poi ho lasciato perdere e mi sono contentato di andare in cerca di un po’ di foto, di video e di storie. Anche se sembra strano, certe cose, alla lunga stufano, tanto più uno che non più un ragazzo.
Poi a un certo punto capito sul blog Progetto Gay. Ricordo che la notte che ci sono capitato sono stato praticamente sveglio a leggere fino all’alba dell’indomani. Mi sembrava un’altra cosa, mi sentivo gratificato, mi ci ritrovavo, poi è venuto il forum, forse ancora più interessante perché con testimonianze più dirette, ormai era un’abitudine, aprivo internet e la puntata su Progetto Gay e sul forum era una cosa ovvia. Un giorno mi sono deciso e ho scritto a Project, ero imbarazzato perché mi sentivo troppo vecchio ma mi ha risposto in modo estremamente gentile e allora mi sono detto: un post lo scrivo pure io... ed è quello che avete appena letto. Io non sono più un ragazzo, ma ancora dentro mi sento un ragazzo e pensare che ci siano dei ragazzi gay che si possono confrontare in modo serio mi fa sentire felice. A me non è capitato di vivere la giovinezza nell’era di internet... quelli che ci vivono vorrei che capissero quanto sono fortunati.
Un caro saluto e tutti e specialissimo a Project! ... Lo vedi... anche noi vecchi serviamo a qualcosa!
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26231178