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domenica 7 ottobre 2007

DIFFICILE DIALOGO TRA GAY

Chi conosce il mondo gay in modo diretto ha messo da parte da un pezzo tutte le mitologie che sono state create sull’incontro gay dalla letteratura e dagli stessi gay che vogliono pretendere di aver fabbricato un mondo a parte, in qualche modo migliore. Una delle prime certezze mitiche a cadere è quella della facilità dei rapporti personali tra gay. In effetti non ho visto frequentemente rapporti tra gay senza complicazioni, almeno all’inizio. Vorrei precisare che non mi sto riferendo ai rapporti strettamente correlati al sesso, cioè a rapporti tra persone che condividono una intimità sessuale, anche se anche pure in quel campo le cose non sono sempre semplicissime, qui intendo riferirmi in particolare ai contatti di tipo più superficiale. Le vere amicizie appartengono ad un’altra sfera, quella nella quale le incomprensioni sono ormai un problema superato. Parto da un’osservazione. E’ comune sentire che esista una specie di radar gay che ciascun gay sviluppa in modo quasi automatico in conseguenza della sua necessità di cercare il simile in mezzo ad una popolazione dove il simile si nasconde (con la segreta speranza di non essere trovato dalle persone sbagliate e nello stesso tempo di essere trovato dalle persone giuste). Questo radar, se vogliamo, ha una sua indubbia utilità anche se i suoi errori sono talvolta clamorosi e imbarazzanti. In funzione di questa continua ricerca del simile, che tuttavia ha una base spiccatamente sessuale, si sviluppa una specie di equazione mentale: gay = sesso, questa equazione, comunissima tra i gay, è profondamente interiorizzata e la difficoltà di avviare rapporti di amicizia tra gay in giovane età ne accentua il peso. Ogni ragazzo è visto in chiave di possibile partner sessuale, o almeno quella è la prima e immediata chiave di lettura. Rilevo, per esempio che quando ho avuto occasione di parlare con ragazzi dichiaratamente gay che sapevano chi ero, si finiva quasi inevitabilmente a parlare di sesso. Per ragioni di età, i ruoli erano fissi e non sussistevano possibilità di coinvolgimento diretto, ma se io avessi avuto 30 anni di meno, la deriva verso un contatto di tipo sessuale sarebbe stata inevitabile, con tutte le conseguenza che queste cose hanno quando sono prese superficialmente. Voglio dire che l’equazione profondamente assimilata dai ragazzi gay: gay = sesso finisce per essere condizionante e per rendere molto più difficile un contatto di tipo non sessuale. In qualche modo l’idea che la sessualità sa il centro della vita gay sempre e comunque sembra un’idea molto radicata e quando un gay incontra un altro gay (specialmente se ne incontra pochi o pochissimi) la lettura dell’incontro in chiave sessuale è inevitabile. Questi fenomeni sono particolarmente accentuati negli incontri che si fanno in Internet, luogo in cui, se l’anonimato favorisce, o dovrebbe favorire l’essere se stessi, lo tesso anonimato consente giochi di ruolo e di identità che nella vita reale sono impossibili. In qualche modo, conoscere una persona senza l’etichetta di gay e magari apprezzarla per altri motivi e rendersi conto successivamente che si tratta di un gay, favorisce un contatto personale più generico che impedisce poi la lettura del rapporto in chiave sessuale. Le persone che mi hanno voluto bene non mi hanno voluto bene “perché ero gay” ma “perché ero io” e poi hanno accettato il fatto che fossi gay, perché, in fondo si può volere bene solo alle persone, non alle etichette, se sulla persona c’è anche l’etichetta gay si accetta l’etichetta perché è su “quella” persona o si è addirittura più contenti di quella persona perché c’è l’etichetta, ma non si può amare una persona “essenzialmente” per l’etichetta di gay che c’è sopra, che non è in fondo una connotazione di tipo individuale. In un commento ho trovato un riferimento a brutte esperienze fatte negli incontri tramite internet (adesso non cito più i messaggi di altri alla lettera), cioè a persone (veri delinquenti) che hanno cercato di costringere ragazzi giovanissimi a fare quello che non volevano, il post si concludeva osservando che cose del genere, nel mondo gay, purtroppo esistono realmente. Il che significa che come in ogni tipo di sottoinsieme sociale, nel mondo gay c’è di tutto e quindi l’etichetta gay non è affatto una garanzia sotto il profilo morale. Io stesso, girando in internet, trovo delle interpretazioni dell’essere gay che non posso accettare sotto nessun profilo anche se ne trovo altre che mi sembrano veramente molto simili alle mie. In fondo io amo le persone che hanno principi morali simili ai miei, se sono gay tanto meglio, ma un gay che ragioni in modo molto diverso dal mio preferisco non conoscerlo affatto. Il mondo gay è un mondo complesso che rispecchia sotto molti spetti la complessità della società di cui è un sottoinsieme. C’è una cosa che in realtà osservo molto spesso, la tendenza a dare valore al sesso senza affettività, al sesso in cui chi è il partner non è poi così essenziale. Francamente, se posso capire benissimo che uno sia libero di sbrigliare la fantasia in ogni direzione e di costruirsi tutte la fantasie masturbatorie possibili e immaginabili, credo nonostante tutto che il senso profondo di un contatto emotivo intimo con un’altra persona, anche a livello sessuale, se la cosa viene da sé ed è pienamente accettata, sia realmente una realtà di un’altra dimensione. Non lo dico per fare un’affermazione di principio ma perché l’ho sperimentato. Sentirsi amati per quello che si è, anche quando si sbaglia, anche quando ci si comporta in un modo stupidamente aggressivo, anche quando si fa del male senza nemmeno rendersene conto, è una cosa bellissima che permette una crescita morale. Si esce da un mondo affettivo egoistico e si entra in una dimensione d’amore che è un vero dono si sé all’altro. Chi è passato per un’esperienza del genere sa che cos’è la felicità e non la cambierebbe per nulla al mondo.

venerdì 5 ottobre 2007

DIVENTARE GAY

Leggendo il blog di GB ho trovato delle cose molto interessanti...

“Ero un ragazzo etero............ ero in vacanza in svizzera con il mio migliore amico, una mattina appena svegliati lui mi ha detto che era gay, e che io gli piacevo................... poi il resto è complicato da raccontare................ con lui ho avuto la mia prima esperienza con un ragazzo............... che poi è diventato il mio primo ragazzo................ sono diventato gay per amore del mio migliore amico................”.

Francamente non sono abituato a questo punto di vista perché nel mondo gay non è molto comune. Diversi ragazzi gay hanno avuto storie con ragazze, talvolta anche con risvolti sessuali espliciti, ma questi ragazzi non si sarebbero definiti etero per questo motivo. Sentirsi realmente etero e diventare gay per amore di un ragazzo è possibile solo se nella definizione di etero non si comprende una partecipazione emotiva profonda se, in sostanza, il termine etero si limita alla sola accezione di comportamento sessuale esterno. Dico questo perché la parola amore è riservata da GB all’amico “per il quale” è divantato gay. Il tenore letterale del discorso non lascia pensare alla bisessualità perché il breve post continua con una dichiarazione di orgoglio gay alla quale ben difficilmente un bisessuale si adatterebbe. Mantenere anche per anni una forma di affettività profonda gay (vedi l’espressine “il mio migliore amico”) e un comportamento sessuale etero non è poi una cosa rarissima. Da quello che sembra di capire questa conversione gay non è avvenuta in età giovanissima. Chi ha scritto quel post, secondo me, più che “essere diventato gay” per amore del suo migliore amico, si è convinto che l’espressione della sua vera sessualità avesse un senso ed ha accettato di uscire allo scoperto non come gay nel senso generico ma come compagno del suo amico, cioè come ragazzo gay in coppia. In un certo senso l’imbarazzo del riconoscimento della propria sessualità profonda è stato superato proprio per fatto che ci si sentiva in coppia e la copia, nel mondo gay, è una realtà potentissima, quando funziona. Vorrei aggiungere che GB ha messo in rete la foto del bacio indimenticabile del suo ragazzo, ora, ben difficilmente un ragazzo realmente etero avrebbe potuto abbandonarsi tra le braccia “del suo migliore amico” in un bacio indimenticabile. Noto che GB adesso sembra non avere alcun dubbio circa il fatto di essere gay e la cosa ha un senso preciso che diventa comprensibile quando si vede che GB insiste nel dire che non si riduce tutto al sesso. Per lui, era così vero che la vita non si riduceva al sesso, che la vita sessuale poteva viverla con le ragazze mentre la vita affettiva vera la viveva con il suo amico, anche molto prima che ci fosse una dichiarazione esplicita di interesse sessuale da parte dell’amico. In sostanza dall’amico GB si è sentito accettato e amato in senso serio e questo fatto è stato per lui molto gratificante, quando poi, in un’atmosfera molto particolare come quella di un viaggio insieme che sembra una vera e propria luna di miele, l’amico gli ha dichiarato il suo amore anche in termini di interesse sessuale, la sessualità è parsa a GB uno sviluppo naturale e spontaneo di un rapporto affettivo profondo già consolidato parecchio tempo prima. L’importanza dell’amicizia, spesso sottolineata da GB, significa che per lui è più fondamentale trovare un equilibrio emotivo in termini di amicizia, di prossimità, di condivisione, piuttosto che di contatto sessuale senza una base emotiva profonda. Personalmente credo che la cosa abbia un senso molto importante. In realtà i cacciatori di sesso (tecnicamente si chiamano i collezionisti) si perdono il meglio della vita sessuale perché pensano che sia possibile una sessualità senza affettività profonda, cioè che sia possibile e soddisfacente l’avventura di una notte. Amare un ragazzo significa prima di tutto costruire un rapporto di fiducia reciproca che, lo devo sottolineare, non deve essere solo uno strumento al fine di ottenere quello che si vuole, cioè al fine di indurre con l’inganno un ragazzo a una maggiore disponibilità sessuale. Cose di questo genere sono immorali e indegne perché sono sostanzialmente una truffa, per di più per raggirare un ragazzo che ci dà fiducia, il che è odioso. Per amare un ragazzo bisogna capirlo, bisogna mettersi dalla sua parte, bisogna mettere tra parentesi i propri desideri e le proprie fantasie e lasciargli spazio, bisogna cedere davanti a lui, bisogna rispettarlo. Chi non segue questa strada non proverà mai la felicità di un contatto emotivo profondo, non capirà mai veramente quando può essere gratificante sentirsi veramente in due. L’amore gay è una cosa seria e solo chi lo prende seriamente può capirne tutto il significato e tutta la profondità.
E’ molto bello potere parlare liberamente di queste cose, scambiare idee senza paura, sentirsi felici di essere gay, di amare “veramente”, di capire l’altro, di condividere, di essere se stessi e anche, lasciatemelo dire, di trovare amici in rete, perché l’amicizia riempie la vita!

giovedì 27 settembre 2007

AMORI GAY SENZA AMORE

Il dialogo che segue è ripreso dal diario di uno dei due protagonisti (il più giovane), che ha cercato di riportare la scena con la massima fedeltà. Un ragazzo di 21 anni propone al suo amante trentenne di fare l’amore con lui, ma il ragazzo più grande deride il più giovane in modo sarcastico e il loro rapporto finisce così.

- … Che pensi? … Dimmelo, ti prego… dimmelo!
- Non lo so… che ti devo dire? … non lo so… forse piacerebbe pure a me ma non adesso.
- Perché dici “forse”?
- Va bene, piacerebbe pure a me… ti sta meglio così? … Va bene… sì… mi starebbe pure bene… che vuoi che ti faccio la serenata? Che vuoi che mi metto le mutande rosse? Adesso non mi va! Tu sei un ragazzino con queste cose c’hai le fisse! Però io adesso non me la sento… non lo so, c’ho altre cose per la tesa io! …adesso non te la prendere, non fare il cane bastonato… ma che t’ho detto in fondo? … Quando fai così mi fai rabbia! E cerca di crescere! E cerca di darti una mossa! Tanto la gente non sta mica tutta aspettando a te perché tu sei bello! Adesso non mi va! … e basta, è solo questo… e dai! Parla! Non fare quella faccia! Dilla una parola! Sempre a frignare! Lo sapevo io che non mi dovevo mettere coi ragazzini!
- Io non ho niente da dire… quello che dovevo dire l’ho detto… che altro devo dire? … Devo dire che sono contento? … No! Non è vero… ma non fa niente… come mi sento io non fa mai niente, ci sono abituato, è sempre stato così…
- Senti adesso non fare tante storie…
- Non le faccio… ma certo che non te lo chiedo più… perché tu tanto non capisci niente e pensi solo ai cavoli tuoi! Ma tu ti sei ricordato che esisto? … Sì, quando ti gira, e poi è finito, poi mi puoi pure buttare via…
- E basta con questi toni da vittima! Così sembri proprio il gay melodrammatico… il cucciolotto minacciato dall’orco! Basta con le scene madri! Mica ti ho detto che ti mollo…
- Ammazza! Che bella espressione che hai usato! Sei tu che molli! Vero? …
- Senti vogliamo andare a fare due passi?
- Io non ci vengo… ma che ci vengo a fare? A me del gelato non me ne frega niente … e in fondo nemmeno di te… Ma perché devo passare la vita a correrti appresso? Non ci vuoi stare? Ma che aspetti? Qui non ci sono trappole, la porta è aperta e te ne puoi andare quando vuoi! Se te ne vai però te ne devi andare definitivamente! Qui non ci puoi stare solo a fare il comodo tuo! Io non sono il servo di nessuno! Non sono il bambolotto di nessuno! … Io non voglio le degnazioni di nessuno! … Nessuno si deve sacrificare per me! … E poi io il sacrificio tuo non lo voglio! Io la degnazione tua non la voglio!
- Ah! … Allora Eleonora Duse è entrata nella parte!
- Te ne voi andare? Vattene no! Ma che stai a fare qui? Stai a fare la predica a me?
- Ma guarda che tu col vittimismo sei un maestro… sei sempre tu la vittima! … e il cattivo sono io! Ma è troppo comodo! Prima o poi uno peggio di me che una bastonata te la dà veramente lo troverai… e allora ti ricorderai di tutte le scene che hai fatto… Ma tu che vai cercando? Ma tu dici una cosa e io devo dire di sì? Ma ti sei guardato allo specchio? Ma lascia perdere! Ma che ti sei messo in testa che a te ti vengono le fantasie e io devo stare agli ordini tuoi!
- Tu sei proprio viscido, fai proprio schifo! Ma perché mi devo umiliare di fonte a un imbecille come te? Ma perché? Ma io ne trovo altri cento… e se non li trovo ne faccio a meno, ma io con te non ci voglio stare più, non ti meriti niente, per te l’amore significa che mi devi schiacciare, che mi devi umiliare, che devi fare vedere che il padrone sei tu! Ma non ti rendi conto di quanto è schifoso un modo di fare del genere? Tu non vuoi bene a nessuno… io ti voglio bene e tu te ne approfitti … ma è mai possibile che mi devi trattare così? Io che ti chiedo? Un abbraccio… e mi vergogno pure di chiedertelo! E tu che fai? Mi dici di no! Cominci tutta la tua tiritera di se, di ma e di però… bello! Aria!
- Ma che dici? Ma quante stupidaggini dici? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose…
- E come stanno? Dillo! Dillo come stanno le cose! Perché tu c’hai paura pure di dirla quella parola!
- Sesso! L’ho detto! Non c’ho paura di niente io!
- Lo vedi che sei fissato! No! … Ma quale sesso! A te la parola che dico io non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello… Amore! La parola è amore! Ma quando mai tu hai parlato d’amore, tu di sesso sai tutto ma tu d’amore non ne capisci niente! Ma quando mai tu hai voluto bene a qualcuno? Ma quando mai tu hai voluto bene a me? Dimmelo! Ma quando mai tu mi hai detto che mi volevi bene? Ma quando mai ti sei accorto che io ti volevo bene? Tu non sei proprio capace di volere bene a nessuno…
- E basta! Guarda che me ne vado veramente! Adesso mi stai proprio facendo girare le scatole!...
- E vattene! Ma che aspetti?
- E non fare tutta questa commedia che un po’ di sesso se non lo fai con me lo puoi fare da solo!
- Ma quanto sei odioso! Vattene! Vattene! Basta!
- Va be’ e quando avrai bisogno di me impiccati! Stupido
!