Visualizzazione post con etichetta GAY E PALESTRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GAY E PALESTRA. Mostra tutti i post

mercoledì 3 maggio 2017

UN MASSAGGIATORE GAY

Ciao Project,
sono un tuo fan ormai da anni e in pratica non passa giorno che io non guardi che c’è di nuovo nel forum, per un po’ sembrava che ci fosse poca gente e che le novità fossero pochine, ma ho visto che l’attività è ripresa e mi fa veramente piacere, e allora penso pure io di poter dare un contributo raccontando la mia storia. Premetto che non è una storia legata a forme di disagio o a problemi seri, direi che il mio contributo è leggerino, ma penso possa essere interessante.
Io sono un fisioterapista, un fisioterapista vero, laureato con una laurea quinquennale e ho fatto diversi corsi professionali di riabilitazione e di fisioterapia sportiva, ho 28 anni. Dopo i primi tempi, in cui nessuno mi conosceva, ho cominciato a lavorare con persone anziane e pazienti traumatizzati o con malattie invalidanti, ho avuto le mie soddisfazioni, ma, lo devo dire, provo anche tanta malinconia quando vedo persone molto mal ridotte, e siccome sono tutti anziani mal messi, capita che ogni tanto qualcuno venga a mancare e la cosa mi fa un effetto terribile perché sono persone che ho conosciuto molto da vicino. Diciamo che questo tipo di attività non è esattamente quello che avrei voluto fare. Di recente ho fatto un corso di qualificazione per l’uso del DAE (defibrillatore semi automatico) e un altro corso sul primo soccorso cardiologico e ho mandato il mio curriculum ad alcune società sportive. Pensavo che nessuno mi avrebbe risposto, ma non è stato così. Una società semiprofessionistica della mia zona mi ha contattato per un colloquio, io ci sono andato e ho portato i miei titoli. C’era un medico, il presidente della società e altre due persone. Sui titoli non hanno avuto niente da dire, e mi hanno detto subito che loro avrebbero potuto farmi un contratto, ma con compensi molto limitati perché il loro bilancio è proprio ridotto all’osso. Ho chiesto quali sarebbero state le condizioni e gli orari e mi hanno detto che avrei lavorato quasi sempre due mattinate alla settimana, giovedì e domenica per 4 ore ogni volta, quindi circa 30 ore al mese in 9 mattinate. Ho chiesto quale sarebbe stato il mio compenso netto e mi hanno risposto poco più di 600 euro, però con l’obbligo di seguire la squadra una domenica sì e una no, quando va in trasferta, in quel caso le spese di spostamento, vitto e alloggio sarebbero state a carico della società. Non ci ho pensato due volte e ho accettato. Ho firmato un contrattino, dopo avergli dato una rapida letta, ma era un modello standard dell’AIC (associazione Italiana calciatori) e quindi mi potevo fidare. Mi ci è voluta una settimana per riordinare gli appuntamenti coi miei pazienti poi, finalmente il giovedì successivo ho fatto primo ingresso in società. L’appuntamento era per le 8.00, sono arrivato alle 7.30 e non c’era ancora nessuno. Sono andato al bar a prendere un cappuccino e c’erano diversi ragazzi con la borsa da calciatore, mi sono fatto coraggio e ho chiesto se erano lì per l’allenamento e poi ho detto che ero il nuovo massaggiatore. Mi hanno risposto che non ne avevano mai avuto uno, comunque sono stati simpatici e il cappuccino me lo hanno offerto loro. Poco prima delle 8.00 siamo entrati, ma il mister non era ancora arrivato, alle 8.05 i ragazzi della squadra c’erano tutti, il mister è arrivato alle 8.30 con una super-macchina, in pratica non staccava dal telefonino, in uno dei rari momenti di pausa mi sono presentato ma lui ha detto solo “bene” ed tornato a fare i cavoli suoi; ha mandato i ragazzi a cambiarsi e poi in campo a fare “un po’ di riscaldamento”, in pratica facevano tutto i ragazzi e il mister continuava a pensare solo agli affari suoi. Io restavo a bordo campo e non sapevo che cosa dire, poi il mister, quando non erano nemmeno le 9.00, mi ha detto: “fagli fare tu qualche cosa, io devo scappare, quando hai finito ti tiri la porta.” E se ne è andato. Quando i ragazzi hanno visto che il mister se ne era andato, se ne volavano andare pure loro, ma io, per contratto dovevo stare lì altre tre ore e non sapevo come fermarli e lì mi è venuta l’idea: li ho chiamati tutti nella palestra, e ho detto che dovevano imparare a usare il defibrillatore, che era una cosa che poteva salvare loro la pelle. Ho chiesto dove stesse il defibrillatore, sapevano che da qualche parte c’era, ma non sapevano dove, poi lo abbiamo trovato in un armadio, ma scarico, abbiamo trovato il posto dove doveva stare e lo abbiamo messo dove doveva stare e ha cominciato a caricarsi, ma ci vuole tempo. Era un defibrillatore che avevo già usato al corso e sapevo farlo funzionare. Ho fatto sedere i ragazzi per terra e ho parlato loro del defibrillatore, di che cosa è, di come funziona e di come si adopera, del massaggio cardiaco, del primo soccorso cardiologico e di tante altre cose molto concrete e molto utili. Mi stavano a sentire, ho detto che non dovevamo perdere tempo e che potevamo fare delle simulazioni. Per rompere il ghiaccio ho fatto io da cavia e ho assunto il ruolo di uno che ha bisogno di soccorso cardiologico e ho chiesto a loro come si sarebbero comportati, si sono avvicinati, hanno fatto alcune manovre, ma non erano quelle giuste e allora ho spiegato loro che cosa dovevano fare, come disporre il paziente, come prendere il polso, come facilitare la respirazione e tutto con l’aiuto di uno che si è prestato a fare lui l’infortunato, poi si è sentito il beep del defibrillatore, segno che era carico, ho fatto vedere loro le spie, il pulsante e i segnali e ho detto che il defibrillatore verifica se c’è bisogno di defibrillazione e guida passo passo l’operatore. Ho chiesto a uno dei ragazzi to togliersi la maglietta perché volevo fare vedere loro dove vanno posti esattamente glie elettrodi, quello si è steso, ho applicato gli elettrodi e il ragazzo si è spaventato e li ha allontanati, pensava che gli potessi fare arrivare una scossa pericolosa, allora mi sono steso, ho messo gli elettrodi su di me e ho detto al ragazzo di avviare il defibrillatore, lui aveva paura di farlo, allora l’ho fatto io al suo posto e il defibrillatore ha risposto che non occorreva defibrillazione. Ho spiegato che l’apparecchio fa una rapida diagnosi e decide se è il caso di dare la scossa e la dà solo se è il caso, e dopo dà le istruzioni per le manovre di rianimazione e di massaggio cardiaco. I ragazzi sono rimasti molto colpiti, e mi hanno detto che era come nei film americani di pronto soccorso. Ho chiesto se c’era una sala medica e una per i massaggi, mi hanno portato in una stanzetta, con un tavolo e due sedie e hanno detto che era tutto lì, ho chiesto del lettino e si sono messi a ridere come per dire che non avevo ancora capito dove stavo. Chiedo ai ragazzi perché non hanno fatto la doccia dopo l’allenamento, mi fanno segno di seguirli, aprono una porta, c’è il locale docce con otto box ma è evidente che non funzionano da anni, oltre una seconda porta ci sono anche quattro gabinetti ma ne funziona solo uno. Mi dicono che la società non ha soldi, e allora lancio la proposta: “Chiediamo il permesso e mettiamo tutto a posto noi, ci sarà un po’ da lavorare ma siamo in tanti.” Erano perplessi, dicevano che bisognava chiedere il permesso al mister, io ho risposto che non era cosa del mister ma del presidente e ho detto che avrei provato a parlarci, mi guardavano come se fossi un animale raro caduto lì dentro per sbaglio. Erano passate da dopo le 11.00 e ho fatto andare via i ragazzi, ma non senza prendermi tutti i loro numeri di cellulare e senza dare a loro il mio. Dopo che se ne sono andati ho fatto un rapido giro dell’edificio che, se rimesso a posto, non sarebbe stato niente male, ho preso le misure della sala medica e degli altri locali e mi sono disegnato una piantina con tutti i dati. Poi ho chiamato la segretaria del presidente e le ho detto che avrei voluto parlare col presidente. Mi ha chiesto: “Ci sono problemi?” Ho risposto “No!” in modo deciso e dopo qualche secondo me lo ha passato. Gli ho detto che ero stato all’allenamento e che mi ero trovato molto bene e poi ho lanciato la mia proposta: “Se io mi mettessi al lavoro per rimettere un po’ in funzione le docce, i bagni e cose del genere lei mi lascerebbe fare?”, mi ha risposto: “Può fare quello che vuole, ma non si aspetti quattrini né per lei né per pagare altre spese, perché quattrini non ce ne sono.” Gli ho risposto: “Presidente, io non le sto chiedendo soldi ma solo il permesso di fare.” Lui mi ha detto che non aveva niente in contrario ma che aveva parlato chiaro e soldi non ne avrei avuti in nessun caso.
Ho comprato stracci, scope, spazzoloni, anticalcare, detersivi. Il mister mi aveva dato le chiavi e ho passato tutte le mie ore libere a pulire la sala docce, l’acqua c’era e gli scarichi funzionavano, era solo tutto sporco e incrostato. La domenica era giorno di partita, sono stato coi ragazzi prima dell’inizio, ma non si potevano fare massaggi perché non c’era nemmeno il lettino, nell’intervallo ho fatto stendere a terra uno che aveva ricevuto un calcio su un piede e ho lavorato sodo su quel piede e mi ha detto che stava meglio ed è tornato a giocare, alla fine della partita (purtroppo andata male) ho detto ai ragazzi che potevano fare la doccia, hanno aperto la porta del locale docce ed era tutto pulito, hanno fatto la doccia per la prima volta con l’acqua calda, io sono rimasto fuori, quando sono usciti mi hanno chiesto dove stavano stracci e detersivi perché non potevano lasciare tutto sporco. Hanno ripulito tutto e io ho chiesto che mi dessero una mano a portare un lettino per i massaggi e un armadietto che avevo a casa e che non avevo mai adoperato. Uno ha detto che poteva prendere per un’ora un furgone ma che bisognava farlo subito perché gli altri giorni lo usavano per il lavoro. Siamo andati a prendere il furgone, poi a casa mia, abbiamo caricato il lettino e l’armadietto e siamo andati di nuovo allo stadio e sistemare le cose. Ho chiesto perché il mister non fosse andato alla partita e mi hanno risposto alzando le braccia. Io però ho detto subito: “Ma tante cose possono cambiare!” Uno mi ha detto: “Il mister no!” io ho detto che anche restando lui formalmente il mister tante cose potevano cambiare, poi li ho salutati dicendo: ci vediamo giovedì e cerchiamo di fare un po’ di lavoro vero.
Il giovedì hanno trovato la sala medica perfettamente pulita, c’erano anche l’apparecchio per la pressione, il pulsossimetro e un po’ pomate per gli strappi muscolari. Il mister mi aveva avvertito che non sarebbe venuto. Ho proposto ai ragazzi un minimo di preparazione prima dell’allenamento, abbiamo portato il lettino nella palestra e si sono messi tutti intorno, ho chiesto un volontario e Marcello si è steso sul lettino. Ho detto loro che sono calciatori e che la preparazione deve riguardare soprattutto i muscoli delle gambe, ho fatto vedere alcune manovre per la distensione muscolare e per lo scioglimento delle articolazioni, io facevo il movimento su Marcello e loro lo rifacevano divisi a coppie, siamo stati quasi 40 minuti a fare esercizi, poi siamo andati a fare allenamento (senza il mister). Mi ero preparato tutta una serie di esercizi presi da un libro sull’allenamento di calcio. I ragazzi mi guardavano stupiti: mi chiedevano se ero stato un calciatore, ma io rispondevo che ero solo un fisioterapista. Abbiamo fatto più di un’ora di preparazione atletica e poi una partitella tutta giocata sulla tecnica più che sulla forza. Alla fine hanno fatto la doccia e hanno ripulito tutto. Uno mi ha detto che aveva tanti libri tecnici sul calcio e ha detto che poteva portarli e che forse potevano essere utili.
Insomma, Project, col tempo, con questi ragazzi si sono creati rapporti bellissimi, siamo diventati proprio amici. Io avevo la possibilità di massaggiarli, ma l’ho fatto sempre molto professionalmente e coi ragazzi che indossavano comunque gli slip. Ogni tanto qualcuno usciva nudo dalle docce ma la cosa era normalissima pure per me, quello che mi piaceva era l’atmosfera assolutamente magica che si respirava allo stadio, il fatto che in pratica eravamo come fratelli e che se c’era qualche problema ci davamo una mano uno con l’altro per risolverlo. Io sono gay e lo sono sempre stato, per me stare tra questi ragazzi è la felicità! Mi sono chiesto più volte se tra loro ci fosse qualche ragazzo gay, ma credo proprio che non ce ne siano. Se ce ne fossero stati, sarei stato molto meno disinvolto, perché un gay in certe situazioni si potrebbe sentire a disagio e questo proprio non deve succedere.
Ecco la storia è questa, non c’è niente di porno, c’è solo il fatto che con questi ragazzi, che sono quasi certamente tutti etero, si sta benissimo, Non mi sento un gay represso che si accontenta di amici etero. Io non mi sono innamorato di nessuno di questi ragazzi, quella sarebbe proprio un’altra storia, questi ragazzi, per me sono amici, ma sono così importanti che io sto bene così, al momento almeno. Le mie fantasie ce le faccio, beh, questo è umano, ma restano cose mie privatissime. Quando mi innamorerò le cose saranno diverse.
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=6079

martedì 11 ottobre 2011

UN ALLENATORE GAY SI INNAMORA IN PALESTRA

Caro Project,
sono un ragazzo di 24 anni, mi dicono un bel ragazzo, almeno le ragazze ne sono convinte. Sono sempre stato uno sportivo a 360° dal calcio all’atletica, al nuoto, alla pallavolo. Dovrei finire gli studi in breve tempo e avviarmi verso la mia professione che con lo sport non ha proprio nulla a che fare e che, se devo essere onesto, non mi piacerà nemmeno, ma adesso sono troppo avanti per cambiare rotta. Insomma, un po’ inaspettatamente, per avere qualche soldo in tasca mi sono trovato a fare il trainer in una palestra per 24 ore alla settimana. È una cosa seria e anche faticosa, mi hanno messo in regola con tanto di contratto e mi pagano anche i contributi, cosa, penso, importantissima per uno come me che potrebbe magari aspettare anni prima di cominciare veramente a guadagnare. La palestra è grande e ha anche una piscina, in pratica è un centro sportivo di tutto rispetto. Gli allenatori sono parecchi, sia uomini che donne e poi ci sono quelli della società che vengono a vedere come lavori e sulla base di quello che fai ti spostano da un corso all’altro secondo le capacità che dimostri. Io ho cominciato con gli anziani, over 50, all’inizio avevo solo quelli, non è proprio il massimo per un allenatore e quindi li danno all’ultimo arrivato, adesso ho 12 ore con gli over 50 e le altre e altre 12 con il gruppo 18-24 anni, in pratica miei coetanei, per metà delle 12 ore si fa ginnastica generale non divisi tra ragazze e ragazzi, per l’altra metà si fa attrezzistica e potenziamento divisi per sesso. Io ho anche il compito di accompagnare i ragazzi ai campi sportivi quando vanno per qualche gara o per qualche selezione, e per questo mi pagano a parte, ma si tratta in genere di una mattina per settimana o di una mattina ogni 15 giorni. Tutto questo sarebbe normale amministrazione, si lavora e si lavora in modo molto serio e controllato e si guadagna pure, facendo una cosa che non pesa e per la quale si è portati, al punto che stavo pensando di rallentare l’impegno dell’università, che non mi piace affatto, per dedicarmi del tutto a fare l’allenatore, anche perché per un ragazzo gay l’ambiente di un centro sportivo è veramente bellissimo, coi ragazzi sto proprio bene, si crea un ambiente molto affettuoso e gradevole e poi gli ambienti sportivi non agonistici o agonistici a livello medio basso, come questo, sono tranquilli e direi pure puliti sotto tutti i punti di vista. La nudità nello spogliatoio non mi crea nessun imbarazzo, né quella altrui né la mia, ci sono talmente abituato che non mi fa più né caldo né freddo. Gli spogliatoi sono separati per sesso ma io ci posso stare pochissimo perché ho gli orari di allenamento dei vari gruppi, mi capita di starci di più nelle mattinate in cui si va allo stadio ma non c’è proprio nessun imbarazzo. La cosa di cui ti vorrei parlare è un’altra e riguarda un ragazzo di 22 anni che viene ad allenarsi con me in palestra e che mi ha messo un po’ in imbarazzo. Sono stato suo allenatore da gennaio a marzo, poi la direzione mi ha cambiato il turno e sono passato ad un altro gruppo e con altri orari. Lui lo ha saputo e ha cambiato gruppo e orari per continuare ad avere me come allenatore. Quando l’ho rivisto mi ha fatto piacere e lui mi ha spiegato che aveva cambiato perché gli venivano più comodi gli orari del mio gruppo, ma io non gli avevo chiesto nessuna spiegazione. Sono convinto che Daniele, chiamiamolo così, abbia cambiato turno proprio per restare con me. Non che mi dispiaccia, anzi, tra l’altro è anche un bel ragazzo, ma non so che fare, non so come comportarmi. Diciamocelo chiaro, è un po’ imbranato, non con le macchine e con l’allenamento, anzi, in quello è molto bravo, ma parla pochissimo, è molto schivo, si vede che quando sta con gli altri sorride ma sorride un po’ per necessità. In palestra in genere si formano coppie di amici, ma lui tende a stare da parte, anche con me parla pochissimo ma quando gli faccio i complimenti mi sorride in un modo che mi tocca molto, non è una cosa qualunque, vuole comunicare qualcosa ma io non so come fare per rompere il ghiaccio. Per il resto è tutto perfettamente nella norma, fa la doccia con gli altri, perché una volta l’ho visto “quasi” casualmente, scambia con gli altri qualche chiacchiera generica e magari va più a fondo su cose tecniche che riguardano l’allenamento. Project, che devo fare? Con Daniele mi sento in imbarazzo, ci vorrei parlare eccome ma mi sento sempre al posto sbagliato nel momento sbagliato. Io con gli altri sono spigliatissimo, con lui no! Mi mette in crisi e credo che lui se ne renda anche conto. Solo una volta, allo stadio, sono riuscito a scambiare con lui qualche parola, discorso molto lento e difficile ma molto significativo, i contenuti erano vaghi, sfuggenti, ma si notava la volontà di continuare a parlare. Il tutto è durato non più di 15 minuti, un tempo lunghissimo per Daniele. Chi è Daniele? Non lo so, di lui non so nulla. Sembra un bravissimo ragazzo e vorrei saperne molto di più. Ti dico, Project, non me ne importa niente di sapere se è gay oppure etero però mi piacerebbe molto avere un ruolo nella sua vita, anche un ruolo secondario, ma un ruolo vero. Non so dire se mi sono innamorato di Daniele, per altri ragazzi ho preso delle cotte pesanti, per Daniele no, è una cosa diversa, come faccio a spiegartelo? Vorrei che stesse bene, ecco questo è il centro di tutta la faccenda. Se ha cambiato gruppo e orari per restare con me, come io penso, un motivo ci sarà. Ultimamente c’è stata anche un’altra cosa che mi ha fatto immensamente piacere. Un giorno hanno chiuso gli impianti per dei controlli tecnici e abbiamo dovuto avvisare i ragazzi che l’allenamento era spostato e siamo stati noi allenatori a dover chiamare i ragazzi. Quando ho chiamato Daniele non è stato come quando ho chiamato gli altri, la chiamata è durata qualche secondo in più e non è stata per niente formale, gli altri in genere dicono “ah, ok, grazie!” e finisce lì, lui ha detto: “Ho capito … mi ha fatto piacere sentirti, ciao!” la voce stessa voleva comunicare qualcosa e io gli ho risposto: “Ha fatto piacere anche a me! Ci vediamo domani Dani!” Mi potresti dire che sono solo banalità e che ci sto costruendo sopra un castello ma la sensazione che ho è che non siamo affatto cose banali. Come si fa a rompere il ghiaccio in una situazione del genere? Mi sento in imbarazzo e nello stesso tempo penso che con questo ragazzo si potrebbe creare un rapporto serio, a che livello non lo so, ma una cosa come si deve, mi fa una immensa tenerezza, non è un interesse sessuale nel senso che si dà in genere a questa espressione, vorrei abbracciarlo, vorrei fargli capire che ci sono e che a lui ci penso, ma vorrei anche non essere invadente, vorrei lasciargli tutta la sua privacy. Non sono abituato a rapporti di questo genere. Con i ragazzi che ho conosciuto, anche con quelli etero, per i quali avevo perso la testa, alla fine non è stato difficilissimo arrivare ad un discorso esplicito o quasi, con Daniele è tutto in una situazione quasi di stallo, ci sono dei minimi movimenti, o almeno questa è la mia impressione: un sorriso un po’ più disinvolto, qualche incontro di sguardi (che brivido quando succede!) e poi la sua presenza fisica che comincio a desiderare, aspetto proprio le giornate quando ho l’allenamento con lui. In genere gli altri qualche volta mancano, lui non manca mai, fino adesso non è mancato nemmeno una volta. Quando facciamo ginnastica generale a gruppo misto si mette sempre in fondo sulla estrema sinistra e nei momenti prima e dopo l’allenamento non parla con nessuno né con le ragazze né coi ragazzi. Qualche ragazza ha provato a scambiare due parole con lui ma sono rimaste solo due parole. Adesso, quando lui è presente, mi sento meno disinvolto con gli altri ragazzi, come se pensassi che la cosa magari potrebbe dargli fastidio e mantengo un atteggiamento più formale. Questo significa innamorarsi? Non lo so, certo è tutto diversissimo da altre situazioni in cui mi sono venuto a trovare, è tutto lentissimo ma nonostante tutto provo uno strano senso di sicurezza, non so che fare ma ho l’idea o meglio la sensazione chiara che si tratti di una cosa importante, di un contatto di un altro tipo, forse, ma di una cosa vera, io lo so che lui c’è, di questo non ho dubbi, non so che cosa possa aspettarsi da me, ma so che per lui io conto qualcosa e forse più di qualcosa. Ho fatto di tutto per non scoraggiarlo in nessuna situazione, per fargli capire che a me farebbe piacere creare un rapporto più forte ma lui per un verso tende a sfuggire, anche se per l’altro ho la netta impressione che sia tentatissimo di fare un passo avanti. Ma, Project, esistono ragazzi gay come Daniele? Io non ne avevo mai trovati. È realmente possibile che abbia paura? E paura di che, poi? Io cerco di manifestargli prima di tutto il mio assoluto rispetto e la mia simpatia e magari di fare un passo avanti nel senso di dire due parole o di prenderci una bibita dopo l’allenamento, perché in fondo si potrebbe anche fare, non vedo che cosa dovrebbe temere. E poi se, come penso, è stato lui a fare il primo passo, cambiando gruppo, perché fare solo il primo passo e poi fermarsi? Qualsiasi cosa voglia da me avrebbe comunque senso cercare di ottenerla. Io però mi comporto con lui esattamente nello stesso modo. Mi dispiacerebbe moltissimo che si perdesse una possibilità importante solo per le reciproche paure e per di più ingiustificate. Adesso ho il suo numero, perché quando l’ho chiamato per spostare l’allenamento me lo sono salvato nel cellulare, mi piacerebbe chiamarlo o mandargli un sms, ma non lo faccio, ho paura di essere invadente. Eppure, Project, non mi sono mai comportato così, prima, non sono mai stato così esitante. Ne ho pensata una: se entro natale non è cambiato nulla, mando un sms di auguri a tutti i ragazzi del gruppo, ma a lui glielo mando diverso, un po’ più personale, almeno questo penso di poterlo fare. A quel ragazzo ci tengo, Project, certe volte sogno che si sia veramente rotto il ghiaccio e come sarebbe bello potergli stare vicino, poterlo coccolare un po’ e vedere che è contento. Chissà se sto farneticando oppure magari tra un anno le cose potranno anche andare come io vorrei. Certo è che mi ritrovo a pensare spesso a Daniele ma con affetto, con tenerezza, è un pensiero molto dolce, mi torna in mente il suo sorriso, l’esitazione della sua voce al telefono. Con gli altri ragazzi non è mai successo così, è stato tutto molto più facile e molto più rapido e soprattutto non ho mai provato lo stesso senso di tenerezza che provo per lui e comincio a pensare che in fondo quello che sto provando adesso sia proprio amore, una cosa dolcissima che non avevo mai provato prima. Project, ti ho scritto queste cose perché leggendo il tuo blog ho avuto la sensazione che tu potessi capire il senso di fondo di quello che sto vivendo adesso e poi vorrei che tu pubblicassi questa mail, pensa come sarebbe bello se Daniele leggendo il tuo blog trovasse la nostra storia! Io sogno che sia così.
Un forte abbraccio.
Allenatore innamorato
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

domenica 24 ottobre 2010

FANTASIE GAY E REPRESSIONE IN PISCINA

Ciao Project,
leggendo i post del tuo blog sono rimasto molto colpito da alcuni che riguardano le reazioni dei ragazzi di fronte al clima che si crea nelle palestre e nelle piscine. Io ho 23 anni, sono un ragazzo credo almeno passabile, al momento il mio vero problema consiste nel fatto che da sei mesi a questa parte la mia vita è totalmente concentrata sulla piscina che frequento tre volte alla settimana. Dico totalmente concentrata perché anche se ho cominciato il secondo anno della specialistica e i miei studi vanno bene, in pratica, io vivo solo in funzione della piscina. Sono un nuotatore di livello medio, non proprio una schiappa e potrei magari fare anche un po’ di attività agonistica se mi ci applicassi seriamente, ma per me la piscina ha un altro significato. Mi vergogno molto a scrivere queste cose, tra l’altro vedo che i ragazzi scrivono molto liberamente di argomenti sui quali mi sentirei in imbarazzo anche solo a scrivere due righe. Penso qualche volta che potrei anche essere complessato. Comunque proverò a dire quello che mi succede, diciamo che mi sento un po’ guardone. A costruire un rapporto con un ragazzo non mi ci metto nemmeno perché ho troppa paura, però i giorni che devo andare in piscina mi sento molto gasato, non so se hai capito. In pratica lo spogliatoio è un po’ una tortura, ci rimarrei a vita se potessi ma so che non posso eccedere in nessun modo e devo stare anche molto attento alle mie reazioni. Per un verso mi tenta e per l’altro so che mi devo reprimere. Ormai ho i turni fissi da tanto tempo e i ragazzi del mio turno le conosco tutti, ci scommetterei la testa che nessuno sospetta niente, con me sono naturalissimi e proprio spigliati, io sto molto attento a non dare nell’occhio. Ci sono tre ragazzi, un po’ più giovani di me (20/21) che stanno sempre insieme e che non fanno che scherzare tra loro anche a livello sessuale ma non ho alcun dubbio che siano tutti etero, li ho visti con le loro ragazze e poi i loro scherzi nello spogliatoio probabilmente avevano un significato sessuale solo per me. Arrivo a pensare che mi piacerebbe essere etero per stare con qui tre ragazzi e potermi sentire alla pari e invece non è così. Sono diventati un po’ la mia ossessione. Per tanto tempo avevo pensato che potessero essere gay, o almeno che potesse esserlo uno di loro, ma poi piano piano ho perso le speranze. Però restano per me un’immagine bellissima, un po’ l’immagine dei ragazzi per eccellenza, belli, sereni, felici di vivere. Io invece non faccio che guardarli e non solo per l’estetica, in pratica conosco ogni dettaglio anatomico di ognuno dei tre e queste cose mi si sono bene impresse nella mente. Me li sogno spesso, e anche in sogni non proprio ingenui e il resto te lo puoi immaginare e mi sento anche un ladro perché in effetti io a loro sto rubando qualcosa che loro non mi darebbero se sapessero come stanno veramente le cose. Sono fuori di testa Project? Io penso che non starò mai con un ragazzo, diciamo che ne sono quasi certo, per me la sessualità sarà solo questa. È come se io non volessi crescere e cercassi di tenermi aggrappato per forza al mio salvagente che è lo spogliatoio della mia piscina. Ma poi anche lì il senso di frustrazione è totale, ci sono le docce senza separazione ma non ci vado mai, anche questa è un’altra cosa che mi mette enormemente a disagio, perché non ci vado lo puoi capire, eppure ogni volta che esco di casa per andare alla piscina mi dico mille volte che è la volta buona e che quella volta ci devo andare senza scappare via, ma poi l’imbarazzo prende il sopravvento e mi trattengo nello spogliatoio e anche lì ho sempre paura di starci qualche minuto di troppo e di dare a qualcuno argomento per fare le sue deduzioni e arrivare al fatto che sono gay. In pratica per me fantasie e repressione si mescolano insieme. Ho pensato sinceramente di non andare più in piscina proprio per evitare questo tormento, ma dopo che cosa mi resterebbe? Solo la pornografia? Beh, mi sembra squallido e almeno in piscina i ragazzi sono ragazzi veri. Non ho amici gay, penso che non ne avrò mai, non fosse altro perché magari sarebbero gay che si sentono realizzati, cioè che hanno un ragazzo o che almeno provano ad averne uno ma io non ci provo proprio, mi sento senza volontà di reagire, quasi abbandonato alla corrente e penso che col passare del tempo non cambierà nulla. Dovrei andare da uno psicologo? Con i miei in pratica non ho dialogo, a loro non potrei mai dire che sono gay e sono pure figlio unico. Perché ti scrivo, Project? Non lo so nemmeno io, è come se avessi l’impressione di conoscerti, ho letto tanti tuoi post e mi sembrano seri. Insomma, non so nemmeno io che cosa vado cercando, forse solo uno che mi dica quello che pensa di me. Se vuoi pubblica la mail, tanto è generica, chissà che cosa diranno i ragazzi del forum, comunque loro stanno già molto avanti rispetto a me, io sto ancora a zero. Questo è il mio primo tentativo di essere me stesso e mi costa tantissimo.
Ciao Project. Aspetto la tua risposta.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di quqetso post aperta sul forum di Progetto Gay:

domenica 20 giugno 2010

FANTASIE GAY E INIBIZIONI IN PALESTRA

Ciao Project,
ho letto qua e là il forum e mi sono pure impegnato a fare qualche ricerca su tutto progetto gay, che è veramente una cosa enorme. Una cosa ho notato, che l’aspetto proprio dell’attrazione sessuale non dico che è trascurato, ma che per te sembra quasi secondario rispetto alla parte affettiva. Non dico che i sentimenti non siano fondamentali, per carità, ma penso che in qualche modo vengano dopo e che se verso un ragazzo non hai un appeal sessuale vero, alla fine, non ci sono sentimenti che possono sostituirlo. Io ho 23 anni, se ti dicessi che penso soprattutto ai sentimenti sarei un ipocrita. Al sesso ci penso eccome, ne sento proprio la necessità. Sarà perché non sono mai stato con un ragazzo, ma una cosa simile me la sogno spessissimo e me la sogno in termini di sesso prima che di sentimenti, dopo verranno anche quelli, magari insieme, ma non prima dell’attrazione sessuale. Non mi sento gay al 100% ma al 200% perché per me i ragazzi, cioè certi ragazzi, hanno un’attrattiva sessuale fortissima e non me li tolgo più dalla testa, sono, penso tutti o quasi tutti etero ma in effetti questo allo stadio al quale sto io è secondario, non me ne innamoro ancora, mi piacerebbe sì, ma tanto non succede, ma non è che per questo li metto da parte, per me diventano delle immagini sessuali importantissime, ci faccio sopra tutti i miei film, lo so benissimo che sono solo film e che con loro non ci sarà mai nulla di concreto, ma perché dovrei rinunciare perfino alla fantasia? Solo per il fatto che tanto resterà fantasia? Ma lo so benissimo e questa fantasia me la voglio godere, diciamo come quando vai a vedere un film, lo sai che non è vero ma ti piace lo stesso, ti trascina lo stesso. Di porno ne sono stufo, ne ho visti troppi e adesso a cercane qualcuno che mi dica qualcosa ci metto una marea di tempo, in pratica me ne potrà piacere meno di uno su 100. Quindi non dico basta coi porno, però il sesso lo voglio cercare in un altro modo. Allora che ho fatto, circa tre mesi fa, mi sono iscritto in palestra a un centro sportivo bellissimo vicino casa mia (e si paga pure poco). Ci vado tre volte alla settimana, dalle quattro in poi e ci posso restare fino alle 21.00. Quello è per me una specie di paradiso. Ci sono persone di tutte le età , ma di ragazzi che ci vanno ce ne sono un’infinità e cambiano a seconda degli orari e dei turni. Di brutti in pratica non ce ne sono, ma circa un quarto sono proprio belli. Se fossero gay me ne innamorerei eccome, ma da quello che vedo qui la popolazione è (o sembra) praticamente tutta etero. In genere i ragazzi della mia età vengono in piccoli gruppi e se ne rivanno in piccoli gruppi, tre o quattro insieme, quelli li lascio perdere perché hanno già un loro mondo, poi ci sono quelli che vengono da soli e quelli mi interessano di più perché la probabilità che siano gay penso che sia parecchio più alta e poi, siccome anche io sto da solo, è possibile che con un altro ragazzo che sta da solo si possano scambiare due chiacchiere in modo più diretto. La stragrande maggioranza è fatta di ragazzi piuttosto disinibiti, qualcuno pure al limite dell’esibizionismo, poi ci sono quelli che si vergognano di farsi vedere nudi e sono quelli che mi interessano di più. Stesso ragionamento di prima, penso che sia molto più probabile che siano gay, forse sbaglio ma istintivamente penso che sia così. Project, sarò un maniaco, ma stare nello spogliatoio con quell’atmosfera tutta maschile che c’è per me è proprio meraviglioso, cioè è eccitante e molto e poi, quando punto un ragazzo solo e timidone me la studio tutta la tattica per arrivare a fare due cose (non mi vergogno a dirlo perché è vero): per vederlo completamente nudo e poi anche per cercare di attaccare discorso e di capire se è gay oppure no. Ma in genere parto dalla fase uno. Mi studio i tempi più adatti, cerco di capitare nel momento giusto, ovviamente senza dare minimamente a vedere che non sto lì per caso. Diciamo che questo pedinamento prima o poi porta ad un risultato e alla fine il ragazzo riseco a vederlo come mamma lo ha fatto. Ho il cervello bacato? Devo andare dallo psicanalista? Ma perché? Io penso che tutti i ragazzi etero facciano lo stesso con le ragazze. Poi viene la fase due, che in genere mi mette molto in imbarazzo perché se il ghiaccio si rompe da sé va tutto bene, ma se devo essere io a romperlo … diciamo che mi sento molto inibito, ma molto, perché bisogna passare dalla fantasia sessuale a un contatto con un ragazzo vero. Diciamo che qui sta il mio limite. Se è lui a cominciare il discorso, mi ci butto a pesce ma se devo essere io scappo e non concludo nulla. A parte il fatto che ho sempre paura, anche e soprattutto nella fase uno di essere identificato come gay. Non so perché ma la cosa mi fa veramente paura. Non credo che succederebbe niente, ma qui con tantissimi ragazzi in giro non vedi l’ombra di un gay, il che significa non che non ce ne sono ma che non vogliono farsi riconoscere. Sono più di due mesi che c’è un ragazzo nuovo, tra l’altro sempre da solo e molto riservato. Gli ho fatto la punta per 5 settimane e alla fine sono riuscito a beccarlo nudo per un attimo, è stato un momento proprio bellissimo, un flash, ma un flash indimenticabile. Finita la fase uno (non ho nemmeno provato a cercare altre occasioni) sono passato alla fase due e qui fallimento totale. Non ho il coraggio di avvicinarlo. Ha una voce bellissima ma l’ho sentito parlare solo una volta e con un altro ragazzo. Ha una ragazza? Non ne so nulla. Non so se è gay, io lo spero con tutta l’anima. Certo è sempre solo e non lega con gli altri. Io sono tentatissimo di provare a parlarci ma mi sento tremendamente imbranato. In pratica tutte le mie fantasie sessuali sono su questo ragazzo e sto in palestra tutto il tempo che posso anche se lui ci viene solo 4 ore a settimana, che ovviamente non mi perdo mai. Adesso non lo spio neppure più nello spogliatoio perché mi sembra di approfittare di lui, cosa stranissima perché non ho mai ragionato così. So che si chiama [omissis] perché una volta uno lo ha chiamato così, ma non so altro. Che faccio Project? Mi butto e provo a rompere il ghiaccio? Ma se poi è etero mi si demolisce un sogno. Vabbe’, lo so che sono fuori di testa e che è assurdo fissarsi così con un ragazzo che non conosci per niente ma a me succede proprio così.
Project, questo è il mio contatto msn [omissis], così ne parliamo direttamente. La mail se vuoi pubblicala, tanto non ci sono nomi e poi mi piacerebbe vederla sul forum. Tra poco vado via per 15 giorni, poi quando torno mi registro.
Un abbraccio
Un ragazzo malato di sesso
____________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

mercoledì 31 dicembre 2008

NON SO SE E QUANTO SONO GAY

Ciao Project,
stanotte poi non ho dormito. Penso che sarai stravolto anche tu, ma forse tu solo per le ore piccole, ma io proprio per la cosa in sé. Ho capito un sacco di cose e ho meno paura, non che mi sia passata, ma mi sembra più controllabile. Quando ti ho chiamato ero nel panico e pensavo che mi avresti fatto discorsi completamente diversi. Io l’idea fissa del coming out ce l’avevo in testa e anche l’idea di provare a stare con un ragazzo, volevo fare un passo definitivo, che non mi desse la possibilità di tornare indietro, volevo una certezza. In pratica queste cose le davo per scontate. Per uno come me che è stato sempre etero, almeno fino a sei mesi fa, ma proprio senza il minimo dubbio, puoi capire che cominciare a sentire interesse per i ragazzi, anche a livello fisico intendo, è stato sconvolgente. Io questa cosa l’ho combattuta con tutte le mie forze, perché fino a sei mesi fa con la mia ragazza ci stavo bene e la desideravo proprio, poi ho cominciato a provare altre cose ma non volevo, non capivo il perché, non ce n’era proprio nessuna ragione. Ti ho raccontato di quello che è successo in palestra il 4 luglio. Io ci andavo tre volte alla settimana e ormai eravamo tutti amici e nello spogliatoio ogni tanto si gioca un po’, anche giochi a sfondo sessuale, ma così, proprio tanto per giocare, cose che non mi avevano fatto mai nessun effetto. Io stavo lì con la massima indifferenza proprio come sempre, loro si sono messi a giocare e ho cominciato a sentire che mi veniva un’erezione, ma non era mai successo e non c’era niente di diverso da altre volte, eppure il 4 luglio è successo. Dopo la prima reazione di imbarazzo mi sono rivestito rapidamente e me ne sono andato via, in pratica sono scappato, quando sono uscito sentivo che dentro continuavano a scherzare e volevo tornare dentro però mi sono fatto forza e non sono rientrato, ma la pulsione di rientrare per assistere l’ho provata fortissima e l’erezione non mi passava. Ho dovuto usare la borsa come foglia di fico per non dare spettacolo all’uscita dalla palestra. A casa mi sentivo eccitato ma anche sconvolto perché era una cosa strana del tutto imprevista. Ho avuto l’impulso di masturbarmi ma non l’ho fatto e sono rimasto in mezza erezione per un sacco di tempo, ma non volevo che succedesse. Più resistevo più la cosa mi sembrava incontrollabile, come se una cosa esterna e sconosciuta avesse preso possesso di me. La sera non riuscivo a togliermi la scena dalla testa. È stata l’ultima sera da etero, diciamo così, con la mia ragazza, lei era contenta perché non mi aveva mai visto in quello stato ma io non pensavo a lei ma alla scena dello spogliatoio e quando l’abbracciavo immaginavo di stringere Marco ma lei non lo poteva sapere. Dopo l’ho riaccompagnata a casa e l’ho salutata come sempre, anzi forse con più entusiasmo del solito perché pensavo che solo lei mi avrebbe potuto tirare fuori dalla situazione nella quale ero finito. La notte ho dormito pochissimo e la mattina non ce l’ho fatta più emi sono masturbato pensando a Marco. C’era tutto un misto di desiderio e di rigetto. Mentre lo facevo provavo a spostare il pensiero su Sara e non era affatto un pensiero sgradevole, cioè Marco e Sara mi eccitavano tutti e due. Per un verso ero contento perché pensavo che la storia di Marco fosse solo una fantasia e mi dicevo che non ero gay, ma al momento dell’orgasmo stavo pensando a Marco, questo lo avevo notato e mi metteva in crisi. Con Sara ho preso tempo. Non ci siamo visti per una settimana, un periodo incredibilmente lungo usando il metro di valutazione di soltanto un mese prima. In quella settimana non sono andato nemmeno in palestra ma l’idea d Marco mi tornava in mente ossessivamente. Lui non mi ha visto in palestra e mi ha chiamato e anche solo il sentire la sua voce al telefono mi mandava in erezione, mi sembrava tremendamente sexy, cosa che prima non avevo mai pensato. Ho evitato di masturbarmi per cinque giorni poi il sabato Marco è venuto da me e siamo andati a fare due passi. Io andavo in erezione al solo sentire il suo calore vicino, voleva che andassimo al cinema a vedere non so che cosa, ma se mi fossi seduto vicino a lui non avrei potuto rialzarmi della sedia per l’erezione, e così non ci sono andato e la frustrazione è stata terribile. Marco mi diceva che mi vedeva diverso ma la sua presenza mi metteva a disagio anche se la desideravo tantissimo. In una situazione simile che fai? Molli la ragazza! Ma come stanno le cose glielo dici o no? Sono stato una giornata intera a pensarci. Sara non la potevo imbrogliare, lei a me ci aveva sempre tenuto moltissimo e che mi voleva bene lo vedevo, era proprio evidente. Domenica sera vado da Sara, usciamo, ce ne andiamo in un parcheggio fuori mano, dopo molto tergiversare le dico come stanno le cose. Prima è incredula, poi le racconto tutta la storia, mi sta a sentire con la massima attenzione poi mi prende la mano, la bacia, la accarezza, se la porta sul viso e io mi eccito in modo fortissimo. Abbiamo fatto l’amore in modo bellissimo, travolgente. Dopo le ho detto: “Mi sa che sono molto confuso.” Lei non ha commentato, mi ha solo baciato la mano come all’inizio. Ci siamo ridati appuntamento per la domenica successiva. La questione gay mi sembrava che non esistesse proprio più. Ero raggiante, problema superato! Ed era stato tutto facilissimo. Ho continuato a non andare in palestra per tutta la settimana e mi sono masturbato ripensando a come avevo fatto l’amore con Sara. La domenica successiva le cose con Sara sono andate di nuovo benissimo e le paure gay ormai erano archiviate, o almeno sembravano. Il lunedì vado in palestra. Tutto bene! Marco non c’è, sto perfettamente a mio agio. Gli altri ragazzi non mi interessano proprio, faccio pure da doccia, nessuna reazione. Dico a me stesso: “Scampato pericolo!” Il mercoledì però Marco in palestra c’è. Mi saluta con un abbraccio che mi imbarazza (Marco è etero, quindi tutta la storia della mia cotta, o quasi, è assolutamente unilaterale). Lo vedo entrare nello spogliatoio, sarebbe ovvio entrare insieme, come abbiamo sempre fatto, ma invento una scusa e non entro con lui, così, mi dico, evito del tutto le tentazioni. Il ragionamento sembrava giusto, ma se ero etero perché avrei dovuto evitare le tentazioni? Per un etero quelle tentazioni non ci sono proprio. Il mercoledì l’ho evitato, ma poi ci ho ripensato mille volte, mi tornava alla mente la scena dei giochi sessuali ma la cacciavo via cercando di pensar ad altro. Avevo pensato di non andare in palestra il venerdì successivo ma mi sembrava assurdo, mi dicevo che ci dovevo andare perché ero etero e non avevo nulla da temere, ma in realtà ci volevo andare per stare con Marco nello spogliatoio. Tra l’altro con Sara ero stato onesto ma con Marco non avrei potuto in nessun caso e mi sentivo proprio come un ladro o meglio come un guardone. Ho sempre fatto le cose pulite e il fatto di dover fingere non mi piaceva. Marco è un ottimo ragazzo e siamo amici da anni. Insomma, venerdì entro con Marco che è sempre stato disinibito e che si comportava come si era sempre comportato. L’erezione torna puntuale. Ovviamente per me niente doccia, resto seduto sulla panca dello spogliatoio ad aspettare che Marco torni dalla doccia. Vorrei guardarlo, ma ho paura che se ne accorga, allora non lo guardo, ma mi costa tantissimo. Solo uno sguardo rapidissimo per non dare nell’occhio. Non posso alzarmi per l’erezione. Marco si riveste e esce io resto lì. Lo spogliatoio era vuoto. Metto la testa sotto il rubinetto. Appena sono in condizioni passabili esco anche io. Marco sta al bar che mi aspetta, mi fa cenno, lo raggiungo, beviamo una cosa poi usciamo. Provo un forte desiderio che Marco non se ne vada e nello stesso tempo vorrei scappare via. Mi chiede cose cosa ho, mi dice che mi vede strano e che si poteva andare a prendere una pizza. Io accetto, andiamo in un locale all’aperto. Sara mi chiama, lui capisce chi è e se ne va dentro a ordinare per lasciarmi parlare liberamente. Sara mi chiede che sto facendo. Le dico che sto con Marco per una pizza. Lungo silenzio. Poi mi augura di passare una buona serata e mi saluta, nella sua voce si legge una certa preoccupazione o forse una delusione. Marco torna, parliamo del più e del meno, arrivano le pizze, il discorso non parte, gli dico: “Andiamo via, così parliamo un po’ in macchina.” Restiamo in macchina nel parcheggio della pizzeria. Dico a Marco che ho qualche preoccupazione per il mio rapporto con Sara e poi alla fine (io sono fatto così) gli racconto tutta la storia. Lui si gira verso di me e mi dice: “Se fossi gay anche io mi innamorerei di te, ma non sono gay.” Gli dico che lo so benissimo e che gli ho raccontato la storia per onestà. Restiamo a palare fino a notte alta e mi sento gay al 100%, ma dovrei dire che avevo l’impressione di sentirmi gay al 100% perché pensavo che stavo tradendo Sara o meglio avrei voluto lì anche lei, certe volte fantasticavo di avere loro due uno a destra e uno a sinistra, i miei due amori. Marco l’ha presa bene nel senso che ha continuato a telefonarmi ma in palestra non l’ho più visto, pensavo di dirglielo ma non l’ho fatto e avere perso questo aspetto del nostro rapporto mi è costato moltissimo. La domenica ho parlato con Sara. Lei pensava che il venerdì, con Marco, fosse finita a letto. Le ho detto che Marco sapeva e che anche lui mi voleva bene ma che la nostra era una storia platonica perché lui era etero. In realtà la storia era platonica solo dal lato di Marco, dal mio proprio no. La sera ho fatto l’amore con Sara, in modo meno convinto ma non era finzione. Ormai sono tre mesi che la cosa va avanti così. Forse sono innamorato più di Marco che di Sara, almeno sessualmente è così, ma mi masturbo pensando a tutti e due ma con Marco non ho nessuna possibilità e correrei dietro all’impossibile, con Sara è diverso, perché lei è innamorata di me e mi prede come sono e io in fondo ci sto bene. Traendo le somme ero arrivato a una decisione, quella di fare una scelta. Non mi piace non essere né carne né pesce, ecco perché l’idea del coming out e del provare con un ragazzo. E qui torno a te, Project, ci hai perso praticamente una notte intera ma qualche cosa ho capito. Mi hai fatto ragionare sulle conseguenze di un coming out sbagliato e penso che tu abbia ragione anche e soprattutto per il fatto che io voglio scappare da una situazione di incertezza e lo stesso vale per l’andare con un ragazzo. Un altro po’ e mi mangiavi ieri notte. Già, il problema non è andare con un ragazzo ma col ragazzo che ami, è vero, ma, sai, Project, io amo Marco e lo amerò sempre, anche se tu dici che prima o poi passerò oltre e penserò ad altri. E poi mi ha stupito l’idea che tu non dessi automaticamente per scontato che io fossi gay, mi hai detto: “Aspetta!” e mi hai fatto capire che non devo decidere niente ma accettare quello che sono, come dice Baldwin, che ti piace tanto. La storia l’ho riscritta qui un po’ per fare chiarezza dentro di me e un po’ per dirti grazie (se vuoi, pubblicala, tanto i nomi come avrai visto sono cambiati). Mi sento Meno frenetico (mi piace questa tua espressione) e penso che cercherò di ragionare e di capire bene come sono veramente prima di agire. Ieri notte c’è stata una cosa che mi ha dato un po’ fastidio ed era l’insistenza sul preservativo e sul sesso protetto. Io con Marco tanto non ci farò mai niente, quindi sono raccomandazioni inutili, però capsico il senso di quello che mi hai detto e adesso, a mente fredda, ti ringrazio. Ti farò sapere gli sviluppi, credo di avere ancora parecchie cose da imparare.

S. M.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=35505213

lunedì 17 marzo 2008

ESPERIENZE GAY

Ciao Project,
conosco il blog progetto gay da parecchio tempo e da un po’ ho cominciato a leggere anche il forum. Non pensavo proprio che ci avrei scritti niente, però una cosa la devo dire, tu dai del mondo gay una visione molto particolare, quando leggo i post dei ragazzi del forum mi rendo conto che anche loro la pensano in sostanza come te, forse sono stati fortunati e hanno conosciuto solo gli aspetti positivi dei gay ma ci sono tante altre cose a cui un ragazzo gay dovrebbe fare la massima attenzione per evitare di mettersi nei guai. Io ho 26 anni e vivo da sempre a Milano ma ti posso garantire che ho visto cose veramente molto diverse da quelle che scrivi tu. Te lo dico non in senso polemico, perché le cose che metti nel blog mi piacciono molto, ma per me rappresentano più una sola faccia della medaglia che la regola, più quello che vorrei che quello che vedo o che ho visto fino ad ora. Ho letto i tuoi articoli sulla prostituzione omosessuale e vorrei dire che anche quando non si arriva a quei livelli spesso un ragazzo giovane rischia di trovarsi a contatto con gente scoppiata, magari non per colpa sua, e con situazioni che hanno un bel po’ di patologico anche nella concezione del sesso. Ma non voglio fare un discorso generico. Ti racconto una storia vera, la mia, penso che possa servire a riflettere.
_______________

So da sempre di essere gay, a 16 anni mi sento solo, mi manca proprio un contatto fisico. Non so nemmeno che cosa vuol dire questa espressione, se cioè mi mancano un abbraccio e un po’ di coccole oppure mi manca proprio un contatto sessuale vero, probabilmente mi mancano tutte e due le cose e ci sto male ma morire, mi innamoro di un compagno di scuola etero e passo un paio d’anni a corrergli appresso, naturalmente senza risultato, anzi con l’unico risultato di essere sputtanato dappertutto, pure a casa, e di essere preso a pesci in faccia con una scenata memorabile, anche se non avevo fatto niente di assurdo, ma proprio niente. A 18 anni litigo tutti i giorni coi miei che ormai mi tollerano ma mi hanno già completamente scaricato, a scuola vado malissimo, in quarto rischio di essere bocciato anche perché a scuola non ci vado proprio, poi mi graziano e arrivo in quinto. Mi viene l’idea fissa di trovare qualcuno, di nuovo non so dire se per essere abbracciato o per fare sesso. Ho un bisogno disperato che qualcuno si occupi di me che mi faccia sentire che mi vuole bene ma non c’è nessuno e allora comincio a seguire due strade, una è quella della palestra e l’altra è quella degli incontri combinati su internet. Sul lato palestra dopo una settimana trovo in tipo sui 35 che sembra interessato, un tipo fine, un bel ragazzo, un po’ troppo vecchio per me ma un bel ragazzo, mi corteggia, sguardi, attenzioni, inviti al bar interno ma anche un po’ di complimenti, mi dice che sono un bel ragazzo, insomma, io mi sento incoraggiato. Pensavo che gli facesse piacere guardarmi nello spogliatoio o nella docce... macché! Faceva proprio come se non ci fossi, però continuava a corteggiarmi, allora mi faccio coraggio e gli dico: “Sono gay” e lui mi dice: “Anche io... però qua sono etero...” Io non capisco il senso della risposta, dopo qualche giorno mi dice: “Ci vieni a casa mia stasera?” Io mi sento preso alla sprovvista, che cosa mi posso aspettare lo so benissimo... cioè non lo so per niente... perché uno dice: “Mi aspetto che si faccia sesso...” Ok ma che vuol dire? ... Insomma, ci vado, mi sentivo eccitatissimo, per me è la prima volta. Mi aspettavo una cosa tenera ma non è stato così per niente, io non ho avuto nemmeno il coraggio di reagire e lui si è comportato proprio come una bestia, da me voleva una cosa sola, di me non si è occupato per niente, per lui ero più o meno come una bambola gonfiabile. Quando ha fatto quello che voleva è finito tutto e per me non c’è stata nemmeno una carezza. Mi guardava soddisfatto, a me invece veniva da piangere, mi sentivo uno schifo, avevo dato la mia verginità a una bestia simile, mi sentivo un cretino imperdonabile. Lui se n’è accorto e m’ha detto che ero un ragazzino e che se non ci volevo stare non gli dovevo dare corda ecc. ecc. Mi sono rivestito e me ne sono andato. Allora mi è venuto veramente in testa che per me vivere non avrebbe avuto nessun senso e che i gay erano tutti uno schifo, uno peggio dell’altro. Dopo qualche girono ne ho trovato un altro in internet, Giacomo,... uno con un fisicaccio palestrato ma con uno sguardo dolce... Ci incontriamo, non è bellissimo ma non è nemmeno malaccio, non va subito al sodo, insomma un po’ si parla, mi dice che non ha mai fatto sesso con un ragazzo, con le ragazze sì. Tipo molto indeciso che si fa corteggiare, gli sto appresso 15/20 giorni e poi finalmente il primo rapporto con lui. Comincia niente male... io penso questa volta ho trovato quello buono. Nessuna forzatura... poi sul più bello bi bacia e mi dice: “Marco... ti amo!” ... ma io mi chiamo Gianfranco e lui lo sa benissimo... faccio finta di non capire e lui mi chiama Marco un’altra volta. Gli dico che mi chiamo Gianfranco e lui mi dice che vuole chiamarmi Marco. Gli chiedo perché e mi dice che lui ha bisogno di Marco perché lui è innamorato di Marco e non di me, che io non potrò dargli mai nulla perché solo Marco può farlo stare bene. Gli chiedo chi è Marco e mi racconta la storia, in pratica lui è cotto di Marco ma Marco di lui se ne infischia totalmente. Anche Marco è gay, ma Marco è bellissimo e appresso ne ha quanti ne vuole... in pratica abbiamo passato tutta la notte a parlare di Marco. Giacomo un po’ mi faceva pena, ha preteso che lo aiutassi a scrivere una lettera a Marco, io gli dicevo: “Ma scusa, ma che gliela mandi a fare? ... quello non ti si fila proprio...” Ma lui insisteva: “No, dai, ti prego, scriviamola...” e mi diceva tutte le cose che ci dovevo mettere. Alla fine la lettera l’abbiamo finita... e mi ha chiesto di mandare l’e-mail, gli ho detto: “Leggila prima!” Ma mi ha detto che si fidava e io l’ho mandata. Il giorno appresso Giacomo mi chiama alla cinque di pomeriggio, io pensavo che volesse vedermi e invece no... mi fa tutta una storia incolpandomi di cento cose... che Marco gli aveva sbattuto il telefono in faccia perché una lettera come quella la poteva scrivere solo un imbecille come me perché ero stato troppo aggressivo... in sostanza se Marco l’aveva mandato a quel paese la colpa era la mia... ma è andato oltre: “Tu hai approfittato di un mio momento di debolezza per portarmi a fare l’amore, ma io non volevo... mi sento come se mi avessi violentato... ma tu nemmeno tre ne rendi conto...” Al che lo mando sonoramente a quel paese. Dieci giorni dopo mi si mette appresso in palestra uno di 50 anni... e che soggetto: pelato, grasso come un palla di lardo... insomma questo non la finiva più... ma cavolo, io avevo 18 anni, lui 50... gli dico no! ... niente, insiste! Mi fa fare delle figure di mer... davanti a tutti... poi un istruttore mi chiede: “Ma tu lo sai chi è quello?” io rispondo: “No! Chi è?” e l’istruttore mi dice che era un costruttore ricchissimo che si era ripassato tutti i ragazzi della zona... Chiudo con la palestra. Mi resta internet... adesso cerco solo coetanei. Due fratelli mi propongono di fare il terzo... no, grazie! Ne conosco finalmente un altro, uno caruccio... le chat erano dolcissime... parlava anche di sesso in modo un po’ provocante... ma con educazione... ci sentiamo tutti i giorni, mi sembra proprio una bella persona, ci parlo volentieri, insisto per conoscerlo ma prende tempo, penso che sia un uomo adulto che dice di essere un diciottenne e gli chiedo di poterlo vedere in cam, apriamo una videochiamata... è veramente giovanissimo... ha 15 anni, ed è bello come il sole... però è minorenne, siamo rimasti amici per qualche mese poi s’è trovato un ragazzo di 29 anni e non ci siamo sentiti più. Passano due o tre mesi e incontro Leo, 19 anni, facciamo anche un po’ di sesso in chat e con la videocamera. Mi piace parecchio... Alla fine arriviamo all’appuntamento... per me è una cosa fondamentale. Lo aspetto... ma lui non viene... torno a casa apro la chat dove lo sentivo sempre ma si è cancellato. Il suo blog non esiste più. Sparito nel nulla!
Ho conosciuto una marea di gente strana, soprattutto di gente con la fissa del sesso, sia giovani che anche 40/50enni e la cosa che mi è venuta in testa è che essere gay non deve essere una cosa così facile perché di gente spostata ce ne sta tanta... A onor del vero ho conosciuto anche tanti ragazzi come si deve, tante coppie gay serie. Sono quattro anni che sto insieme al mio ragazzo, che si chiama Lorenzo. Quando ci siamo conosciuti pensavo che fosse l’ennesimo cacciatore si sesso facile ma con lui è stato diverso... ma Lorenzo è arrivato dopo una lunghissima serie di esperienze sgradevoli... nemmeno sgradevoli, direi proprio di esperienze che si concludono con la frase classica: “Ma come ho fatto a correre appresso a un deficiente come questo!” Voglio dire che mi sta bene quello che dice Project e che alla fine le cose positive nel mondo gay ci sono eccome, ma bisogna pure aprire bene gli occhi e distinguere le persone serie da quelli che a 30/50 anni giocano ancora a fare i ragazzini.


Un abbraccio a tutti!
___________

Se volete, potere partecipare alla discussione sull'argomento aperta nel forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26146571

venerdì 29 febbraio 2008

GAY IN SPOGLIATOIO E IN DOCCIA

I Gay negli spogliatoi e nelle docce delle palestre e delle piscine
_____
Ricevo “anonimo” e pubblico “integralmente”.
_______
C’è questo tipo allucinante... insomma vi spiego, la sera durante la settimana vado spesso a farmi una nuotata in piscina... non è una piscina comoda rispetto a dove sto io ma si paga poco... ovviamente c’è un botto di gente e le corsie sembrano un rivolo con in transito un branco di acciughe ma non è malaccio basta sapere in che giorni e a che orari andarci.
Allora c’è questo ragazzo che si mette là seduto sulla panca dello spogliatoio ed attacca bottone con chi gli capita prima e dopo. E’ lento nello spogliarsi ancora di più nel rivestirsi e soprattutto sta sempre a guardare i ragazzi con una faccia che... è chiaro no che se li gode!!!
Ne abbiamo parlato quelle volte che è venuto pure il mio ragazzo... magari gli altri possono anche non farci caso ma... uhmmmm a noi mica sfugge come fissa tutti... pure noi... terzo grado approfondito su ogni piano. Non si fa mai e poi mai la doccia... sapeste i motivi che adduce al riguardo... bhè fra un po’ li esporrò... e soprattutto ha questo brutto vizietto di dimenticarsi a casa l’accappatoio diciamo un po’ troppo spesso. Ed allora che fa? Sta faccia tosta chiede al tipo di turno se glielo può imprestare... così per asciugarsi un po’, giusto per infilarsi i vestiti e non essere tutto gocciolante... una scusa pietosa, ma di gente gentile e fessa ce n’è e spesso molto spesso ottiene il suo bottino... ci si trastulla con quel cazzo di accappatoio... una cosa incredibile... direte e vabbè a te che te ne frega? Perché quello poveraccio non può godersela a modo suo? Ma ci mancherebbe!! Venite a dirlo proprio a me? Felicissimo di vedere qualcuno trovare un modo per stare bene a modo suo... solo che ecco, il punto è che questo gay che più gay davvero non si può, ogni volta tira fuori la battutina malevola, dico ogni fottuta volta che uno gli da un po’ di corda e gli fa qualche domanda... che poi non so che domande gli fanno o di cosa stanno a parlare perché sinceramente io mi faccio i cavoli miei... bhè ogni volta questo esplode (badate in urlata perché lo sentano tutti) tutto sul più bello in una serie di - Attenti al lupo gay che si aggira tra noi... . - Della serie... “Oh, io la doccia non me la faccio mica che poi ti becchi il finocchio che ti punta... oh ma sei pazzo? Quello poi ti segue e ti incantona in un angolo, sai per la fame che hanno... ma tu pensa che schifo pensare che c’è un culattone che tornato a casa si fa le seghe pensando a quando ti ha visto nudo... io qualcuno l’ho visto con l’uccello ben dritto che tenta il trucco del sapone... .” MA DAIIIIII!!!!!!!!!! Ma ci credete? Sto stronzo di un frocio che fa terrorismo gay!!!! E perché poi? Per che diavolo di ragione? Deve forse paracularsi per quando gli scende la bavetta??? Un giorno ha sputtanato un ragazzetto... che ok, ce l’aveva sull’attenti... ma magari erano pure fatti suoi!!! O no? E sto stronzissimo gli ha fatto una scenata pubblica incredibile!!! Io allora gli ho fatto osservare che a uno si può drizzare per i mille e più mille motivi... magari gli è venuta in mente la tipa che gli ha appena fatto da lepre per tutte le vasche... se a me si drizzasse ora tu che mi diresti? Ha detto che uno come me frocio non può certo esserlo... SOB!!! Ma quello invece lo era proprio un bastardo suc xxx cazzi... lui queste cose le capiva al volo... Sto povero ragazzetto rosso come un papavero, che a momenti si metteva a piangere ovviamente non lo si è più visto... avrà cambiato piscina... ma tu pensa !!! Voi lo capite uno che fa così? E non ditemi che è solo per fare l’unico gallo nel pollaio... perché io invece vi dico che è solo uno stronzo frustrato che deve rifarsi delle sue rogne e della sua viltà sugli altri...L’altra sera il trucchetto dell’accappatoio ha provato a farlo anche con me... sbagliato tutto... per prima cosa gli ho fatto notare che se si rivolgeva alla segreteria un accappatoio da imprestargli ce l’avevano di sicuro, una volta era successo pure a me di dimenticarlo e me ne avevano dato uno della piscina... un po’ piccolo e cortino, ma diamine di spugna era!! E poi ho pure aggiunto che si dimenticava un po’ troppo spesso le cose e forse una cura di fosforo e ferro non gli avrebbe fatto male... ci è rimasto un po’ ma poi se l’è messa via e ha seguito il mio consiglio ed è andato a chiedere un accappatoio... poi è tornato alla carica e si è messo a farmi il terzo grado di domande e di sguardi... ho celato il più possibile, mi sono vestito in fretta... farmi vedere da sto stronzo, ma vi pare? Piuttosto nudo su una rivista gay!! Bhè si fa per dire... Poi sul più bello che mi sto infilando il maglione se ne esce con questa “che sono proprio ingenuo a farmi la doccia là”, perché? Chiedo con finta nonchalance e quello attacca con la solita tiritera... . Ah bene, mi dico... ma non è serata per te... sai, osservo, non penso che per quanto ti riguarda devi avere tanti timori, fa uhm? Bhè non penso che sei il tipo che un gay si metterebbe a guardare od a provarci... Ah, e tu che ne sai? Quelli appena vedono un culo od un uccello... No, carino non funziona proprio così uno gli attributi ce li deve avere, sennò che stai a guardare? Mi ripete e tu che ne sai? E’ nero... vedo il fumetto che gli esce da quella inutile testa che si ritrova insaccata tra le spalle... Bhè vedi, dico, si da il caso che io sono gay e sinceramente non ti guarderei mai, già in costume si vede che non ne vale la pena... quello diventa blu e verde e poi violetto, non riesce a smaltirla la verità, perché insomma è pure vero quello che dico... . Poi esplode!!! Le offese, le madonne, e pervertito di qua e pervertito di là, e fate tutti schifo e tutti gli epiteti offensivi del caso etc etc etc... . Gli dico che mi dispiace davvero che la mia presenza lo disturbi tanto ma io un cartello lo volevo proprio appendere mesi addietro “Ragazzi attenti c’è un frocio tra voi!!!” ma la direzione ha detto che pur a fin di bene non si poteva fare... che i cani in piscina non ci possono entrare ma i gay si. S’è stato zitto. Ma proprio zitto.Ora io vorrei davvero un giorno beccarlo in qualche locale gayo e sputtanarmelo di brutto, ma per quel poco che ci vado non ho molte speranza... l’espressione della sua faccia... me la sogno... . Ma mi basterebbe che girando da queste parti leggesse e si riconoscesse...A lui allora al caso dico se non hai palle per vivere la tua vita lascia che chi ce le ha si viva in santa pace la sua!!! STRONZO!!!!!

Se volete, potete intervenire nella discussione sul tema aperta nel FORUM DI PROGETTO GAY:
http://progettogay.forumfree.net/?t=25631145&st=0#ent...

mercoledì 16 gennaio 2008

COMING OUT IN PALESTRA

Una premessa. Per evitare confusioni, chiamerò Marco, l’autore del post “La mia intima depressione”, col nick Marco76 o semplicemente Marco quando, come in questo post, il rischio di confusione non c’è. Ieri sera Marco mi ha mandato un commento al post “Un gay in palestra” che non riusciva ad inserire e ieri sera ho anche avuto il piacere di incontrare Marco in chat e abbiamo parlato diffusamente del suo coming out. Riporto qui di seguito il testo del commento di Marco al post “Un gay in palestra” e aggiungo anche un tratto interessantissimo del dialogo che abbiamo avuto in chat. Accludo poi in terzo documento che è una mail che Marco mi aveva mandato per autorizzarmi a pubblicare sul blog l’intervento che aveva inserito nel forum. Anche questa e-mail è estremamente significativa. Ringrazio Marco per la sua testimonianza.
___________

COMMENTO AL POST “UN GAY IN PALESTRA”
Bè, io sono un coming out, ed ho proprio incominciato a dirlo in palestra. Volete sapere una cosa??? Nella mia palestra lo sanno tutti, ma proprio tutti e si comportano con me come se non lo sapessero, esattamente come se fossi etero. Non è fantastico???? Loro parlano di ragazze ed io di ragazzi (bè non con tutti, mi vergogno ancora con alcuni). Purtroppo non ci sono altri gay sono l'unico sigh!! E' l'unica cosa negativa, però mi parlano nudi davanti a me, non si imbarazzano per niente a spogliarsi o a fare la doccia con me e, strafortunatamente, non mi capitano erezioni. Mi sa che il problema della vergogna è più nostro che reale. O forse vado in una palestra di persone apertissime e modernissime?? Mah!
Un bacione. Marco
________

FRAMMENTI DI DIALOGO SUL COMING OUT
Marco scrive:
Vedi, il mio coming out è stato per due motivi, il primo per verificare dove era mia fantasia e dove realtà,il secondo è per dare la speranza e la gioia di essere come si è senza vergogna o repulsioni e la realtà è stata come nel mio commento non è una cosa grandiosa????
Il progettista scrive:
sì decisamente... anche se sei stato fortunato perché ci sono ambenti dove sarebbe impossibile...
Marco scrive:
è vero, infatti tremavo come una foglia ma alla fine ha vinto il mio Cuore, la vera sfida sta nel rivelarsi negli ambienti, appunto, impossibili e verificare che cosa c'è veramente di impossibile là e cosa è una mia paura.
Il progettista scrive:
però... io nel fare di queste cose un teorema generale userei molta prudenza, ti dico... parlare di sfide è pericoloso... se l'ambiente è favorevole è una cosa... ma se non lo è ti fanno veramente a tocchi.
Marco scrive:
io prenderò il tuo consiglio come preziosissimo, però... penso che più di così non posso cadere in basso... come morale. Quando ho fatto il coming out avevo già preso la decisione di cambiare palestra perché ero straconvinto che mi avrebbero deriso o preso in giro e come dici tu sono stato fortunato però penso anche che la morte arriva e se non scopro il più possibile di me stesso la mia vita sarà inutile. Cercare la felicità è una cosa comune a tutti ma io cerco qualcosa di più cerco di capire me stesso il più che posso e se non lo faccio con il confronto con gli altri con chi lo posso fare? Però è vero, in certi casi può essere folle.
Il progettista scrive:
Mi chiedo se tu ragioneresti ancora come adesso se il linciaggio l'avessi subito anche tu...
Marco scrive:
Il fatto è che l'ho già subito, ero già uscito a 17 anni, le prese in giro arrivavano da tutte le parti e la cosa più brutta è sentirsi difendere dalle ragazze dei ragazzi che mi prendevano in giro era una cosa umiliantissima proprio, come dire che sei una merda da difendere perché non ne sei più in grado di farlo da solo. Non solo prese in giro ma scherzi di tutti i generi, compresa una volta che mi hanno pisciato addosso uscendo da un tombino durante un gioco che facevamo, però vedi, la vita va avanti e, anche se certe cose mi hanno mandato in depressione, sono passate e non esistono più, infatti ora è tutto il contrario, adesso mi cercano, mi vogliono bene, stanno bene con me, mi invitano a destra e a manca, persino un ragazzo - che gli sto antipaticissimo - mi tratta anche male, ma non mi tratta male per quello mi manda a stendere, ma non l'ho mai sentito prendermi in giro per il fatto di essere gay quindi dal mio punto di vista bisogna avere fiducia, anche se è difficilissimo, e prepararsi per il peggio... ma anche per il meglio.
________

MAIL DI MARCO
Ciao Gayproject,
certo che lo puoi inserire, sono contento che possa essere uno spunto per argomentare e discutere sulla "reale" situazione dei gay. Spero che possa essere di aiuto.
Ci tengo, ad ogni modo, a precisare che la mia visione è "negativizzata" proprio dalla depressione intima che vivo e quindi non può e non deve togliere il pensiero positivo e la speranza poiché il mondo è come lo vediamo, perciò le esperienze che viviamo sono positive o negative a seconda del nostro stato mentale in quel momento. Difatti ho concluso il mio post affermando che la MIA realtà e il MIO STATO MENTALE mi hanno impedito di vivere storie belle.
Spero di risentirti e sicuramente andrò a visitare il tuo blog per leggere anche altre realtà.
Un grande abbraccio. Marco

venerdì 11 gennaio 2008

UN GAY IN PALESTRA

[Intervista a un ragazzo 24enne, registrata il 16/4/2003]

Vuoi sapere che ci vado a fare io? ... sì, sì... ma che te lo devo spiegare? Con questo ca..o di microfono mi sento in imbarazzo, tu stai li a registrare ma il discorso lo devo fare io, dai, lascia perdere su... mi vergogno... No, aspetta... va bene, va bene... adesso ci provo... Dunque io ci vado per parecchi motivi, i soliti, la salute, lo sport, ecco, tutti questi qua... e dai! ... ma che c’hai da fare smorfie... buono! ... c’arrivo, c’arrivo! ... ma in effetti io ci vado per vedere i ragazzi nudi... è così, non c’è niente da fare, è così, perché oggi non solo di nudo, ma di porno a tutti i livelli ne trovi una montagna dappertutto ma quello non è sesso, sono film, insomma sono cose false, a parte che c’è tutto un atteggiamento proprio falso, comunque quelli che fanno quelle cose recitano, in quelle cose di naturale c’è ben poco. Io di film di un certo genere ne ho visti una marea ma queste cose non hanno niente a che vedere con quando ti trovi davanti dei ragazzi nudi veri. Intanto quelli non recitano, stanno insieme agli altri, ci stanno con la massima naturalezza, scherzano un po’, giocano, cioè sono come sono veramente, è proprio un clima meraviglioso, per loro quello non è un clima sessuale, è una cosa normale, è questo che mi colpisce di più: la naturalezza assoluta dei comportamenti di questi ragazzi, il clima affettuoso, disinvolto nonostante la nudità. Io, in genere, quando vado allo spogliatoio ci sto una marea di tempo, ma non solo per guardarmi intorno, anche per aspettare che se ne siano andati tutti per potermi cambiare, perché io quando sto lì dentro sto in erezione tutto il tempo, però se sto bardato bene nessuno se ne accorge. Una volta, due o tre settimane fa, ci sono andato di lunedì, quando c’è pochissima gente, e ho trovato un ragazzo che ho conosciuto da un paio di mesi, un ragazzo etero eh... quindi io certe idee me le devo proprio fare passare dalla testa, si chiama Giorgio, un ragazzo di 22 anni, ma proprio un bel ragazzo, ma così etero che più etero non si può... che ti parla solo della ragazza, insomma hai capito il tipo... e dovresti sentire la voce... proprio una cosa sexy. Io stavo seduto sulla panca a fare finta di rimettere le cose a posto nella borsa, lui era uscito dalla doccia, praticamente c’eravamo solo noi. Lui mi si mette davanti, come mamma l’aveva fatto e comincia una conversazione tutta a base di ragazze. Lo spettacolo era unico, era proprio bello. Cioè, adesso, è ovvio, per un ragazzo gay vedere un ragazzo nudo c’ha pure un’attrattiva sessuale, però, a parte questo, un bel ragazzo nudo è proprio bello cioè è un’opera d’arte. Ma sarà stato a chiacchierare senza rivestirsi per almeno venti minuti, io penso che avesse anche il piacere di farsi vedere... perché se sei brutto fai bene se ti copri, ma se sei un bel ragazzo non c’hai proprio niente da coprire. Io sono rimasto sempre sconvolto dalla immediatezza e dalla assenza di inibizioni dei ragazzi come Giorgio, per loro è ovvio, per me è assolutamente impensabile. Poi m’ha salutato e se n’è andato... come se niente fosse, io avevo bisogno di ricompormi perché nello stato in cui stavo non potevo uscire, dopo qualche minuto sono uscito, l’ho ritrovato al bar e mi ha offerto un’acqua tonica, poi è andato via ma prima di andarsene mi ha stretto la mano in modo molto cordiale col suo bellissimo sorriso, una bella mano calda, forte... Una cosa come questa non è molto frequente, in genere vedi tanti ragazzi nudi, tutti insieme, ma la scena non ti si imprime veramente nel cervello, mentre con Giorgio s’era creata una situazione diversa. E’ chiaro che capita una volta ogni tanto, certe volte una cosa del genere non capita per parecchie settimane, ma quando capita, anche solo una volta, non te la dimentichi più e non c’è bisogno di dirlo, quando torni a casa ti si drizza solo a pensarci, con tutto quello che viene appresso. In qualche modo Giorgio lo conosco intimamente pure se cose frustranti ce ne stanno eccome, comunque... dopo qualche giorno rivedo Giorgio, mi saluta, mi chiede se mi ricordo di lui... accidenti se mi ricordo! Mi ricordo di lui ogni minimo dettaglio, vabbe’ avete capito. Mi sorride... se sapesse che non solo mi ricordo di lui ma che lo penso molto ma molto intensamente tutte le sere... beh, non so che farebbe... secondo me cambierebbe palestra... o no? ... Boh! La storia di Giorgio è stata un po’ un unicum, in genere è una cosa molto più banale... però per un ragazzo gay della mia età è comunque una grandissima tentazione. Poi c’è un fatto, io non vado mai in palestra con amici, ci vado sempre da solo. Se ci sono altri ragazzi gay non lo so, una sensazione del genere non l’ho mai avuta. Lì dentro sembra che di inibito ci sto solo io, oppure gli altri gay si integrano perfettamente, non lo so, ma la sensazione è come se non ce ne fossero. Che siano veramente tutti etero mi sembrerebbe strano, però, almeno a occhio, è quello che sembra più probabile. Ah... una cosa, ed è una cosa che ho sempre notato e mi ha sempre colpito, i ragazzi che frequentano la palestra tendono a fare amicizia e tra loro funziona, mentre io mi sento fuori del gruppo, sento in qualche modo di non farne parte e certe volte mi viene pure in testa che andare a fare il guardone, perché io in realtà questo faccio, è pure poco rispettoso verso questi ragazzi, cioè mi sento un po’ un ladro, mi piacerebbe tantissimo non rubare così questi momenti di intimità, però queste cose si possono avere solo così... e poi una ragione vera per vergognarsi non la vedo... io mi sento un ladro, è vero, ma in fondo a questi ragazzi non rubo niente, loro non lo sanno è vero... ma non ci restano mica traumatizzati e poi viene tutto così naturale. In palestra io non ho mai visto scherzi di cattivo gusto, cioè a sfondo sessuale, ne ho sentito parlare, ma queste cose non le ho mai viste. Quando c’è qualcuno nuovo in genere viene presentato agli altri ragazzi da un amico che già frequenta la palestra e non si creano proprio situazioni si imbarazzo. Ah, un’altra cosa, molti, che pure non provano nessun imbarazzo nel farsi vedere nudi, non stanno però nudi tutto il tempo ma si mettono un asciugamano alla vita, però non per nascondersi, perché poi se lo tolgono senza nessun imbarazzo. E’ tutto un rito, è tutto codificato, si comportano tutti più o meno allo stesso modo, è proprio una specie di rito collettivo maschile. Alla palestra mia i box delle docce sono chiusi da persianine di plastica e lì c’è un po’ di privacy, difatti io non ci vado quasi mai. Quando escono, in genere, escono con un asciugamano intorno ai fianchi... però poi se lo tolgono per asciugarsi bene. Quello dello spogliatoio è proprio tutto un ambiente speciale, c’è un clima di libertà totale che non c’è mai in nessun’altra situazione. Quando c’è un ragazzo nuovo che non ho mai visto prima cerco di sistemare le cose in modo da capitare nello spogliatoio quando ci sta lui, la cosa me la studio tutta bene perché sembri totalmente casuale, ma non solo, prima lo saluto, vado da lui quando fa i pesi o quando sta alle macchine, gli spiego come funzionano le macchine, cioè cerco di creare un minimo di rapporto però poi il cervello corre sempre là, cioè io quel ragazzo non l’ho conosciuto veramente finché non l’ho visto nudo, cioè, ci devo arrivare, devo sapere com’è fatto, è importantissimo. Quando succede allora io di quel ragazzo c’ho un quadro completo, non è una stupidaggine, è proprio così... e quando succede come con Giorgio che si forma una familiarità tale che quel ragazzo si ferma a parlare con te quando esce dalla doccia e non si riveste... beh, che ti devo dire, mi sembra che si sia creata una intimità proprio speciale. Adesso basta va’ non mi fare parlare troppo non è che posso scendere in dettagli... però se un clima come quello che si crea con Giorgio si creasse con un ragazzo gay sarebbe il massimo... so benissimo che un clima simile con un ragazzo gay non ci sarebbe mai... però li capisco quelli che si innamorano degli etero, perché io a Giorgio ci penso mille volte al giorno. ho visto i turni che fa lui e i miei li ho fissati uguali uguali, non si sa mai, una scena come quella di tre settimane fa si potrebbe ripetere, però non è successo. Quando arriva mi saluta e mi sorride pure, io cerco di beccarlo sempre allo spogliatoio sia prima che dopo la doccia, ma non posso insistere troppo. Un sogno ce l’ho, vorrei che un giorno si fermasse veramente a parlare con me, ma non nudo come è successo tre settimane fa, vorrei che all’uscita mi chiedesse un passaggio, vorrei accompagnarlo a casa e vorrei che lungo la strada mi guardasse negli occhi e mi dicesse: “Non ho il coraggio di dirtelo... ma sono gay.” ... E invece no! E’ un bellissimo etero spaccato! ... ma ti pare giusto?

giovedì 22 novembre 2007

GAY E SESSO

(Intervista di Vittorio, allora studente ventunenne di Architettura, registrata il 10 Gennaio 2005)
- Il sesso... se mi piace? Ma che domande sono queste? ... Ma tu pensi che ci siano ragazzi a cui il sesso non piace? Gay e etero... su questo almeno non credo che ci sia nessuna differenza. Il problema non è se ti piace o non ti piace ma se lo puoi fare o no... e poi, scusa eh... ma non è nemmeno una questione mentale.. sì, va be’... in un certo senso è pure una questione mentale... ma per noi maschietti è proprio una questione fisiologica spicciola... ma che te lo devo dire io? Ma lo sai, su, lo sai benissimo. Sì al livello generale mi piace moltissimo, certo che poi tra modo e modo c’è differenza...
- Ma tu pensi che i gay in particolare c’abbiano la fissa del sesso?
- Beh... sì, cioè sì e no... piacere piace, per carità... ma che razza di domande fai... vebbe’ sì, un po’ ce l’ho la fissa del sesso, ma così, cioè... mi piace e pure molto... però non è mica una mania... è una cosa che mi piace... però quando non c’è non vado mica in crisi di astinenza... cioè io a rischio di beccami malanni per questioni di sesso non ci andrei mai... e nemmeno mi metterei in ridicolo o a fare il matto solo per arrivare a fare un po’ di sesso... poi con gente che non conosco non mi passa nemmeno per la testa. Ci stanno dei ragazzi un po’ fissatelli... che certe volte pare che se non lo fanno scoppiano e che magari si vanno a cercare i ragazzi nei peggio posti... però pure quelli secondo me ci vanno perché pensano che si può cominciare dal sesso ma che dopo c’è l’amore... io qualcuno l’ho conosciuto, uno mi s’è messo appresso perché lui voleva da me una cosa sola, così diceva, ma lui in effetti non cercava solo sesso, voleva partire di là, io gli ho detto di no e lui s’è stato buono buono e allora l’ho pure coccolato un po’ e c’è stato pure bene, sembrava uno assatanato di sesso, poi s’è messo a parlare e m’ha raccontato un sacco di cose, poi m’ha chiesto se ci potevamo rivedere ma io l’ho fermato subito, lui ha precisato che era interessato a me pure senza sesso e io gli ho detto che io però non ero interessato a lui e che non era un problema di sesso, ma che proprio non era il mio tipo... fisicamente, ho detto... però in effetti non mi piaceva per un’altra ragione, certe volte era aggressivo anche in modo aspro e a me così non piaceva affatto... però che fai? Come glielo dici? ... Non mi piaci fisicamente... lo accettano pure, ma non mi piaci perché sei aggressivo non glielo puoi mica dire... Però quello, secondo me, si sarebbe accontentato di essere un po’ coccolato, anche solo al telefono... sai quei ragazzoni esuberanti che però nessuno gli ha mai voluto bene... quando trovano uno che li coccola un po’ ci si buttano... e non è nemmeno un problema di sesso, ma proprio di sentire l’attenzione di qualcuno... C’è una cosa... tanti ragazzi, cioè tanti ragazzi gay li ho visti interessati al sesso ma a livello di tenerezza reciproca, questo sì, moltissimo, ma lì il sesso è un mezzo, non un fine... e poi, invece, altri vivevano una specie di cameratismo sessuale, ecco, questa è una cosa che mi ha colpito molto e che mi ha pure eccitato parecchio... aspetta! Adesso te la racconto... insomma, quando io sono arrivato all’università l’anno scorso c’era un gruppetto di ragazzi che si conoscevano già dal liceo, io con loro non c’entravo niente, però sai... fisicamente non erano male e poi a me mi davano tanto l’impressione di essere dei nostri... insomma io ho cercato di avvicinarmi a questi ragazzi e mi sono un po’ reso conto di come stavano le cose, pure se molto alla larga. Loro erano tre, sembravano quattro o cinque ma, diciamo così, quelli veri erano tre, gli altri giravano solo intorno. Io mi sono avvicinato come faccio io, sai, perché lì ci so fare... eh beh! Insomma sono riuscito a diventare il quarto e ho passato una settimana insieme con loto in campagna subito dopo natale. Che erano gay lo penso io ma non no sono sicuro anzi... io sono capitato in camera con uno, ma proprio un bel ragazzo... quello, dentro casa stava in pratica sempre nudo, non del tutto... vabbe’, ma quasi... per lui stare sul letto in mutande quando in stanza ci stavo pure io era normale e pure fare allusioni sessuali e toccarsi davanti a me, sempre con gli slip, ma io non l’avrei mai fatto, si creavano dei momenti di disinibizione totale, almeno da parte sua, al punto che ho messo pure in dubbio l’idea che fosse gay... perché insomma, se fosse stato gay la cosa non sarebbe finita lì. E quando stavamo tutti e quattro insieme a vedere la tv, niente porno ma proprio la comunissima tv, si appoggiavano l’uno all’altro e pure a me, c’era un contatto fisico piuttosto interessante, forse interessante solo per me... comunque l’atmosfera era rilassata, molto gradevole... perché stare vicino a tre ragazzi che giocano un po’ è bello... ma adesso perché t’ho raccontato tutta questa storia? ... Tu dici che quelli non erano gay eh? probabilmente no... io non avrei mai fatto quello che facevano loro... anche in situazioni del genere ti senti diverso... lo so, lo so... Oh.. Poi per i gay c’è tutta un’altra storia, adesso me la stavo dimenticando... quella dello sport.. e sì eh! Gay palestrati e sportivi, a parte che la mania ce l’hanno comunque, ma c’è il fatto che un gay in palestra o in piscina non ci va solo per motivi sportivi... adesso, diciamocelo chiaro, tanto tu lo sai, te l’ho detto, io ci vado perché è uno spettacolo unico e non è come un film... è dal vivo... e poi è una cosa che c’ha un’attrattiva tutta particolare... tu certi ragazzi li puoi conoscere, ci puoi parlare, te li puoi fare amici... e succede eh! ... e poi te le puoi guardare nudi, tutto con la massima naturalezza, cioè li vedi nudi ma non sono degli sconosciuti, voglio dire che li vedi anche nudi ma quello è un aspetto solo della cosa... certo ci devi andare cauto... cioè, se giochi coperto, nel senso che loro di te non sanno niente... beh, insomma, non puoi esagerare, se no ti sgamano, ma se non esageri si crea una confidenza totale.. e poi a certi ragazzi farsi vedere nudi piace o almeno non li imbarazza per niente, nello spogliatoio non è mai uno scappa e fuggi... ridono scherzano e non si rivestono subito... ecco, forse per certi ragazzi il clima dello spogliatoio è rassicurante e penso che se sapessero che sono gay le cose non cambierebbero... non fare quella faccia! Io penso che tanti ragazzi tutti questi complessi con i gay non ce li abbiano più...
- E allora perché non glielo dici?
- Bah... insomma, non esageriamo... tu dici che li sto imbrogliando? Mh! Vabbe’, ma se mi ci tolgo pure quello che ci resta? Almeno così quando torno a casa so a che pensare... dai, non mi fare il moralista! ... ma come glielo posso dire! ... e poi sono amici e non li voglio mettere in difficoltà... vabbe’, vabbe’... sono un ipocrita... sì... c’ho il mio interesse... sì... e allora? Ma tu che faresti? No, perché il moralismo troppo radicale non lo sopporto proprio... ma scusa, ma in fondo io a loro che cosa sto togliendo? Io non sto rubando niente... anzi sono io che do valore a cose che per loro non hanno importanza... basta va’... adesso non dico più niente, con questa cosa m’hai fregato... lo vedi... pure tu imbrogli... e mi fai dire un sacco di stupidaggini... mi sa che io quella cassetta la distruggo... buono, buono... scherzo... non la distruggo, non ti preoccupare, però non mi dire che sono un imbroglione... capito?

martedì 13 novembre 2007

ANDY ROMANZO GAY 6/2

Dedico a Francesco questa seconda parte del sesto capitolo di Andy (Romanzo Gay), per ringraziarlo di avermi sollecitato a proseguire la pubblicazione che avevo messo da parte perché i contenuti di tipo sessule mi sembravano troppo espliciti. Dopo l'incoraggiamento di Francesco, ecco la prima parte del sesto capitolo, con piccoli omissis. Invito i lettori a tenere presente che questo capitolo ha un senso solo se inserito nella trama generale della storia di Andy e di Marco che è una soria vera.
________________________________
- Allora Andy, io di quando ero molto piccolo non mi ricordo molto, solo qualche flash, i primi ricordi sono di quando avevo sei anni, prima non riesco a collocare nessun ricordo preciso. Forse mi è rimasta la sensazione delle ultime volte che venivo allattato ma forse è una sensazione costruita dopo, mi ricordo quando i miei stavano a Napoli, una casa piccola e una folla di parenti, cugini e cuginetti di tutte le età, giocavo volentieri, non eravamo ricchi ma non mi è mai mancato nulla, a scuola le maestre non mi hanno lasciato ricordi particolari, qualche volta picchiavano ma a me non capitava quasi mai, ero un mammone, stavo sempre attaccato alle gonne di mamma, e quando c’era la sfogliatella, quando il gelatino, quando la caramella, andavamo in giro mano a mano a via Caracciolo, io tiravo come fanno i cani e mamma mi dava degli strattoni, ricordo i natali di quando andavo alle elementari, l’attesa dei parenti, le tombolate, le risate acute delle zie, gli sbuffi degli zii e la tendenza alla fuga con i cugini, grandi e piccoli, si faceva parte della categoria dei bambini fino a tredici anni, a tombola si giocava per ridere più che per giocare, poi si giocava a dama e qualche volta mi facevano vincere, specie quando ero tra i più piccoli, di com’era mio padre allora mi sono rimasti pochi ricordi, lo vedevo poco, lavorava dalla mattina alla sera, mamma stava sempre in casa con me, quando papà tornava, mamma mi mandava subito a salutarlo e papà mi prendeva in braccio e mi faceva un sorriso, poi mi chiedeva quello che avevo fatto a scuola, se ero stato chiamato dalla maestra, se avevo fatto arrabbiare mamma, non lo ricordo burbero in nessuna occasione, qualche volta depresso, quando aveva problemi di soldi e non sapeva dove sbattere la testa, quando ero piccolo i miei avevano spesso problemi di soldi e un fratello grande di mamma, che guadagnava più di noi, ci prestava i soldi per arrivare alla fine del mese, io l’ho saputo da mio padre, che me lo ha detto come lo avrebbe detto a un adulto e io ho capito l’importanza della cosa, ma lo zio non ha mai fatto nessun cenno a problemi di soldi, quando doveva parlare di soldi con papà uscivano per prendere un caffè in modo che nessuno potesse sentire. Questo zio era più burbero di papà, almeno a me pareva che fosse così, quando è morto ho visto mio padre piangere alla disperata, come non avevo visto piangere mai nessuno, lo zio ci ha lasciato una casa e le cose per noi sono un po’ migliorate, col fitto della casa si riusciva ad arrivare alla fine del mese, vacanze non se ne facevano o si diceva che si andava al mare ma si andava solo a Posillipo, si andava la mattina e si tornava la sera, io ero felice, a scuola non ero un gran che ma nemmeno un ciuccio, del futuro non avevo nessuna immagine per la testa, seguivo quello che succedeva come una cosa naturale e necessaria, come il passare delle stagioni. Alle scuole medie, o meglio dalla fine della seconda media, ho cominciato a rendermi conto che le mie preferenze sessuali erano diverse da quelle degli altri ragazzi, in terza media poi ho cominciato a pensare ai ragazzi che andavano alla piscina e mi è venuto in mente che se ci fossi andato anch’io avrei potuto vedere come erano fatti, allora del sesso non sapevo nulla di concreto, ma già avevo qualche sentore, già piuttosto chiaro, del fatto che il mio mondo non era come quello degli altri, ho cominciato a chiedere insistentemente ai miei di mandarmi in piscina insieme con gli altri ragazzi e ho insistito tanto che alla fine i miei hanno ceduto, non avevo ancora esperienze sessuali ma la cosa mi ha fatto un effetto notevole, quando andavamo alla piscina c’era sempre Riccardo con noi, l’allenatore, un ragazzo di poco più di vent’anni, si tratteneva con noi negli spogliatoi, entrava liberamente nelle docce, noi eravamo già grandini e qualcuno aveva già l’erezione visibile nello spogliatoio e più ancora nelle docce, anche se non tutti facevano la doccia alla fine dell’allenamento, Riccardo portava dei pantaloncini da bagno di plastica, di quelli a doppio velo, quando erano bagnati erano praticamente trasparenti, lui sembrava non farci caso, per buona parte dei primi corsi non ha fatto la doccia con noi, poi a un certo punto ha deciso che eravamo ormai abbastanza grandicelli per non meravigliarci e ha cominciato a sfottere quelli che non facevano la doccia perché diceva che non volevano fare vedere il pisello, quelli in fondo erano solo tre e ne è venuta fuori una sfida, si sarebbero tolti gli slip per fare la doccia se lo avesse fatto anche Riccardo. Riccardo ha accettato e si sono spogliati tutti e quattro insieme, ma mentre i miei compagni erano ragazzini ancora immaturi, Riccardo era un pezzo di ragazzo [... omissis...], non in erezione ma in uno stadio non proprio tranquillo, insomma ha fatto la doccia nudo con gli altri, è stato ammirato e complimentato da tutti, anche da me, ti puoi figurare con quale imbarazzo, poi si è rivestito nel nostro spogliatoio, per lui quel gesto era solo un mezzo per liberarci delle nostre inibizioni, pensa un po’, Riccardo non era gay, a lui i ragazzi non interessavano e meno che mai i ragazzini della mia età, questo l’ho potuto verificare in diverse altre situazioni, quando, se solo avesse voluto, avrebbe potuto fare tutto quello che voleva, ma non è successo mai nulla. Fuori della piscina gli altri hanno dimenticato la cosa molto rapidamente, a me non è capitato così. Quando sono tornato a casa ho continuato a pensare [...omissis...] e ho cominciato a toccarmi [...omissis...] pensandolo intensissimamente, è stato allora che ho imparato che cosa è la masturbazione, quando ho sborrato per la prima volta non mi sono preoccupato affatto, di quelle cose avevo già sentito parlare tante volte, prima non capivo esattamente di che cosa si trattasse, ora invece lo sapevo e poi avevo ormai un motivo che mi spingeva a frequentare la piscina due volte alla settimana senza mancare nemmeno una volta, ci andavo anche quando avevo la febbre. Riccardo ormai faceva sempre la doccia con noi. Io avevo il problema dell’erezione, non sapevo come fare, cercavo di rimanere sempre per ultimo a uscire dalle docce per non mettere troppo in evidenza la mia erezione e di entrare esattamente quando entrava Riccardo per non perdermi nemmeno un attimo dello spettacolo, col passare del tempo, la presenza di Riccardo nudo nelle docce è diventata una cosa usuale che nessuno notava più, solo per me questo fatto era estremamente importante. E poi, a parte il fatto di fare la doccia nudo con noi, Riccardo mi piaceva proprio come ragazzo, voglio dire come persona, con noi era simpatico, disinvolto, non si dava mai arie, non si sentiva superiore, certe volte giocava come un ragazzino e poi era bello sia di viso che di corpo, mi piaceva soprattutto quando sorrideva, era solare, un suo sorriso era tutto per me, mi metteva la felicità addosso… comunque alla fine della terza media Riccardo se ne è andato via ed è venuto un nuovo allenatore che non solo non faceva la doccia con noi per toglierci i complessi, ma di noi se ne fregava completamente perché filava con una ragazza, che era allenatrice delle ragazze. Alle docce potevo vedere gli altri ragazzi nudi e la cosa non mi dispiaceva affatto ma Riccardo non c’era e per me era in assoluto l’interesse più forte che mi legava alla piscina. Finite le medie non sono andato più alla piscina. L’estate andavo al mare a uno stabilimento non lontano da Napoli, ci si poteva andare anche con l’autobus, ci andavo per conto mio o con un mio compagno che si chiamava Franco. Ci spogliavamo in cabina o sotto l’ombrellone circondato dal telo, Franco si metteva sempre nudo proprio per farsi vedere da me, almeno penso, io perdevo tempo e mi spogliavo quando lui era già uscito, sembrava non notare assolutamente la cosa, per lui non aveva nessuna importanza. Una volta sono rimasto in cabina e ho sentito che nella cabina vicina stava succedendo qualcosa, c’erano un ragazzo e una ragazza, si sentivano parlottare distintamente a bassa voce, io ho cercato in tutti i modi di capire se si poteva vedere quello che succedeva dall’altra parte, nella parte alta della cabina c’era il foro di una canna di aerazione tappato con della carta pressata, se la cabina vicina fosse stata come quella nella quale mi trovavo io, togliendo la carta con molta cura per non farla cadere e torcendo il collo si sarebbe potuto vedere qualche cosa di quello che succedeva nella cabina vicina, ho messo una sedia sul tavolino e mi sono arrampicato, ho tolto la carta con una lentezza esasperante mentre capivo che dall’altra parte stava succedendo qualcosa di interessante, poi ho dovuto storcere il collo per vedere e sono rimasto di stucco, un ragazzo stava [...omissis...] una ragazza, l’aveva sdraiata per terra e le girava intorno con [...omissis...], potevo anche vedere qualche espressione del ragazzo, che stava sotto di me e non poteva accorgersi di nulla, sono rimasto a osservare e a masturbarmi per tutto o quasi il tempo che i due stavano amoreggiando, a un certo punto il mio amico Franco è entrato nella cabina e mi ha sorpreso [...omissis...], stava per parlare ad alta voce ma gli ho fatto cenno di non fare rumore e l’ho fatto avvicinare, lui era incuriosito, mi ha sostituto nel posto di osservazione e mentre guardava ha cominciato a masturbarsi dopo essersi abbassato gli slip, siccome lui continuava a guardare la scena non poteva fare caso a me e io potevo godermi la vista di un ragazzo completamente preso da uno spettacolo sessuale che si masturbava davanti a me, gli stavo vicinissimo e la cosa si poteva giustificare per il fatto che se si fosse voltato verso di me gli avrei fatto cenno di farmi largo e di farmi tornare al posto di osservazione. Quando i due hanno finito Franco ormai aveva già sborrato abbondantemente, poi si è rivolto a me:- Hai visto Marco, fesso fesso ha trovato il palco all’opera, ammappete mi sono fatto una sega memorabile, domani ci dobbiamo tornare.La cosa è andata avanti fino ai primi di agosto, i ragazzi della cabina accanto facevano l’amore in media un giorno sì e un giorno no e io avevo il mio divertimento assicurato e senza complicazioni psicologiche, cioè non lo dovevo nemmeno chiedere. Tra il [...omissis...] di Riccardo, quello del ragazzo della cabina, che si chiamava Lorenzo, perché la ragazza lo chiamava così, e quello di Franco, per me era ormai evidente che io ero gay, la cosa mi sembrava ovvia e naturale, [...omissis] era la sola cosa che mi avesse fatto provare emozioni sessuali, per me il sesso era quello, era solo quello e tutte le fantasie masturbatorie giravano sempre lì intorno. Dopo i primi di agosto Franco non è venuto al mare per un po’, io ho continuato ad andare alla cabina, ma nella cabina vicina sono venute due ragazze che si spogliavano là dentro, ma la cosa per me non aveva un interesse particolare, poi Franco è tornato e gli ho detto subito delle due ragazze come se fossi interessatissimo, lui si è fiondato di nuovo al posto di osservazione a masturbarsi allegramente, io lo guardavo da sotto e non lo distoglievo dallo spettacolo, poi mi lamentavo con lui che non mi aveva fatto guardare nemmeno per un po’, lui diceva che l’indomani mi avrebbe lasciato guardare, ma non succedeva mai.Poi venne il momento della scuola superiore, niente liceo, i professori delle medie me lo avevano sconsigliato, io non so poi perché… comunque alla fine mi hanno mandato ad un Istituto tecnico industriale, credo che per me non potesse esistere in assoluto una scuola più adatta, erano tutti maschi, nella mia classe non c’era nemmeno una ragazza, certo non erano tutti adoni, anzi, più di qualcuno era veramente bruttino, solo tre o quattro si salvavano, ma ce n’era uno di una classe più avanti di un anno che mi piaceva moltissimo, facevo di tutto per capitargli vicino, per sentire la sua voce, era un bel ragazzo, con un bel sorriso e, scommetto, con [...omissis...] bellissimo, io ero diventato specialista diciamo così in radiografie, riuscivo a indovinare forma e dimensioni [...omissis...] di un ragazzo dal gonfiore dei pantaloni, dalla deformazione della patta, dalla maggiore o minore consunzione del tessuto vicino al cavallo, potevo individuare se [...omissis...], quando poi qualcuno andava in erezione, il che non era raro, l’esame clinico era completo e io avevo quasi una foto in testa dell’oggetto dei miei desideri. Ma a parte il ragazzo più grande di me, gli altri mi interessavano poco, a me piacevano i ragazzi più grandi, quelli delle ultime classi, almeno quelli dai sedici anni in su, ma quelli non si sarebbero mai interessati a me, mi sembravano più attraenti perché sessualmente più maturi, non mi piacciono i ragazzini mi piacciono i ragazzi che hanno [...omissis...] e un copro ben definito, che sanno che cosa è il sesso e che sono già pienamente adulti, giovani, ragazzi certo, ma maturi sessualmente. Insomma a scuola tutti maschi per i primi due anni, erano tutti maschi ma non si batteva chiodo, le fantasie erano tutte mie e le masturbazioni pure ma erano masturbazioni solitarie, gli altri cominciavano a mettersi con le ragazzette e si raccontavano delle loro avventure sessuali, tutto questo per me non aveva senso, solo a sedici anni a scuola cominciai a provare qualche interesse sessuale forte, Maurizio, quello che sta alla tabaccheria in piazza, quello stava a scuola con me, insomma… era cambiato molto fisicamente si era fatto veramente un bel ragazzo e mi piaceva moltissimo, me ne ero innamorato follemente, era un po’ più grande di me e aveva quasi 17 anni, quando si andava a fare ginnastica era l’unico che si spogliava nudo con la massima naturalezza, io lo osservavo ma non avevo il coraggio di parlare con lui se non di cose di scuola, un pomeriggio di maggio siamo andati al mare con tutta la classe, Maurizio si è spogliato nudo come al solito nello spogliatoio per mettersi il costume, io ho cercato in tutti i modi di restargli vicino, volevo dirgli che mi ero innamorato di lui ma avevo paura, paura che mi picchiasse, o qualche cosa del genere, che ne so, che reagisse male, alla fine non ce l’ho fatta più e gli ho detto che ero innamorato di lui, mi è stato ad ascoltare, poi mi ha detto che gli dispiaceva di non potere corrispondere ai miei desideri perché lui era etero, ma che sentirmi fare la mia dichiarazione d’amore gli aveva fatto un effetto notevolissimo, mi ha detto che gli avevo detto una cosa bellissima, la più bella che si poteva dire e che in qualche modo mi voleva bene anche lui ma che non era innamorato di me come io ero innamorato di lui, mi ha detto anche che voleva rimanere mio amico a tutti i costi, io al principio credevo quasi che mi stesse sfottendo. Ormai tutti gli altri se ne erano andati, siamo andati a rivestirci allo spogliatoio ed eravamo solo in due, lui si è messo nudo davanti a me come aveva fatto quando eravamo arrivati, non era in erezione nemmeno minima, credo che si sia fatto vedere nudo proprio per togliermi dalla testa qualunque fantasia, ma comunque quando un gay ti dice che si è innamorato di te, farti vedere nudo da lui è una dimostrazione di affetto al limite dell’impossibile. Quando sono tornato a casa ero sconvolto ma anche perplesso, non ero stato cacciato via ma nemmeno avevo ottenuto quello che avevo sognato, pensavo che la mia dichiarazione d’amore mi avrebbe sputtanato davanti a tutti, di questo fatto avevo proprio paura ma non è successo niente di tutto questo, Maurizio non ha raccontato niente a nessuno e dopo qualche giorno mi ha telefonato chiedendomi se volevo andare al mare con lui, di nuovo nudo senza erezione, ormai non c’era bisogno di ulteriori sottolineature, ma il comportamento di Maurizio è stato amichevole, veramente bello, mi ha presentato altri del gruppo, Ciccio, Stefano, Peppe, con loro non ho avuto nessun problema, di me nessuno sapeva nulla, mi ha colpito molto il fatto che Maurizio non avesse detto niente di me, qualche volta, quando mi vedeva depresso, si fermava a chiacchierare con me e io gli raccontavo anche i particolari più piccanti delle mie fantasie, ma quelle cose restavano tra me e lui, poi è andato a lavorare fuori, mi ha invitato e sono andato a trovarlo a Rimini, è lui che mi ha comprato i primi giornali gay, io non avrei mai avuto il coraggio, con lui sono andato a vedere dei film a sfondo omosessuale, dei film seri, ma da solo non ci sarei mai andato, mi trattava un po’ come un fratello, adesso si vorrebbe sposare e beata quella che se lo piglia, ma comunque Maurizio per me ha significato conoscere l’amicizia vera, prima non sapevo che cosa volesse dire, poi è stata una delle cose più importanti per la mia vita, cioè quando qualcuno ti chiama per andare a prendere una pizza, non in cinquanta, ma in tre, qualche volta anche in due, resti veramente colpito, Maurizio qualche volta quando andavamo a prendere la pizza da soli mi parlava della sua ragazza in modo molto diretto, proprio come avrebbe fatto con un fratello capace di capirlo, stava a sentire i miei consigli e mi diceva che io ero il suo maestro d’amore nel senso che quando lui trattava la sua ragazza seguendo i miei consigli riusciva a farla felice anche con nulla, quando faceva diversamente non faceva che creare guai. Io sono rimasto sempre nello stesso gruppo di amici, c’era una caratteristica che mi colpiva molto: non ci conoscevamo solo noi, ma anche le nostre famiglie, tante volte Maurizio è venuto a casa mia, anche con la ragazza, e mia madre l’ha accolto come si accoglie un principe, e quando andavo a casa sua non mi lasciavano solo un istante. Certe cose mi piacevano molto, quando telefonavo a casa di uno degli amici del giro di Maurizio e mi rispondevano i genitori non c’era mai imbarazzo, si sforzavano di dare tutte le spiegazioni e tutti i chiarimenti possibili e immaginabili. E poi i miei amici sono rimasti questi, adesso Stefano s’è sposato o meglio s’è dovuto sposare perché ha fatto “o guaio”, comunque se tutti i guai fossero così il mondo sarebbe pieno di felicità. All’università poi non ho conosciuto nessuno che mi piacesse, era proprio l’ambiente che non mi piaceva, mi sentivo come un pesce fuori dell’acqua, lì amici non ne ho trovati, di quelli che avevo e che avevano in teoria tutti i motivi per disperdersi e non rivedersi più, non ne ho perso nemmeno uno, ma all’università non ne ho trovato nemmeno uno, è vero che gli amici che avevo erano quelli di Maurizio e non ho mai capito lui come abbia fatto a trovarli. In effetti prima di conoscerti io in qualche modo ero felice, non ero mai stato innamorato e ricambiato ma ero felice lo stesso, pensavo che avevo tanto tempo davanti a me e prima o poi l’amore l’avrei trovato comunque, come il libro di Benni: prima o poi l’amore arriva. I miei avevano capito che ero gay e io non avevo cercato di nascondere nulla e nemmeno di fare dichiarazioni formali, lo avevano capito e basta, una volta mia madre ha visto in strada un manifesto con la foto di un ragazzo nudo preso di spalle e mi ha detto: - Ti piace ‘e? - Ho risposto di sì sorridendo e non c’è stato bisogno d’altro, potevo portare a casa qualche giornale tipicamente gay e mi dicevano solo di non lasciarlo in giro, per la gente, io in sostanza mi sentivo accettato. Quando siamo stati fuori insieme per tutta la serata sono tornato a casa dei miei molto tardi, dopo le due di notte, erano svegli ad aspettarmi perché avevano paura che fosse successo qualche cosa, mio padre mi ha detto - Però, almeno, ricordati di telefonare, se no a me e a tua madre ci fai stare in ansia tutta la notte.Mia madre mi ha chiesto: - Dove sei stato?E io ho riposto: - Mamma’ ho trovato nu guaglione ch’è i sette bellezze, e mi sono innamorato.Mio padre ha ripreso il discorso: - Na’ guagliona?Ho risposto: - Nu’, nu’ guaglione, maschio.Mi ha detto solo: - Si te piace a te e tu piaci a lui, noi che possiamo fare? Mo’ vattinne e ricordati il telefono quando torni tardi.Parola più parola meno le cose sono andate proprio così. Poi mi hanno chiesto come ti chiamavi e gliel’ho detto e mi hanno detto di invitarti a casa loro perché ti volevano conoscere, io ti ho presentato come un ragazzo come si deve e ho ripetuto che con te avevo trovato la felicità e loro hanno insistito perché volevano conoscerti, ma io non ti ho forzato, in queste cose devi essere tu a decidere. Ecco, questa è più o meno la mia storia, quella vera, quella profonda, il resto lo sai.