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domenica 23 settembre 2012

GAY E ETERO E ESPERIENZE OMOSESSUALI


Ciao Project,
Sono un ragazzo di 22 anni e, ancora alla mia età, ho forti dubbi intorno alla mia sessualità. Mi sento portato affettivamente verso le ragazze, mi innamoro delle ragazze, sto bene con le ragazze e qualche volta ho anche avuto rapporti sessuali con ragazze, anche se erano rapporti per me poco coinvolgenti, ma non riesco comunque a masturbarmi pensando a una ragazza. Ci ho provato più volte ma è come se ci fosse una specie di resistenza, mente quando ho fatto sesso con una ragazza la cosa in qualche modo ha funzionato. Ho provato anche con i porno etero ma anche lì non provo nessun vero coinvolgimento. Mi masturbo solo pensano ai ragazzi oppure, raramente, guardando porno gay. Le fantasie della masturbazione sono praticamente tutte legate a due episodi che io penso abbiano profondamente condizionato la mia vita sessuale. Il primo episodio è accaduto quando avevo 15 anni e il secondo quando ne avevo quasi 19. Fino a 15 anni avevo sempre pensato di essere etero e mi masturbavo pensando alle ragazze, senza troppo entusiasmo a dire il vero, ma pensavo solo alle ragazze. Quando avevo 15 anni, durante una gita organizzata dalla scuola, mi sono trovato in stanza con un altro ragazzo, non c’erano due letti separati ma un letto matrimoniale soltanto. All’inizio la cosa mi è sembrata un po’ strana, ma avevo dormito altre volte con qualche mio compagno in situazioni simili. Dopo che siamo andati a letto abbiamo cominciato a parlare di cose sessuali e a raccontarci proprio tutto, anche del fatto che ci masturbavamo pensano alle ragazze. Poi, gli ho chiesto se, quando lo faceva, pensava solo alle ragazze e lui mi ha detto che qualche volta aveva pensato anche a qualche ragazzo, che la cosa gli sembrava strana ma che ci aveva pensato e che pensava che tutto sommato sarebbe stata una cosa gradevole, non come con le ragazze, ma sarebbe stata gradevole. Non mi aspettavo una risposta di quel genere, così diretta e sincera. Poi lui mi ha chiesto se io pensavo solo alle ragazze e non me la sono sentita di mentire e gli ho detto che quando mi masturbo penso solo alle ragazze ma che pensare al sesso con un ragazzo per me non è una cosa disgustosa come dicono tanti ragazzi e che, anzi, quello che lui mi aveva appena detto non mi sembrava poi così strano. Gli ho chiesto se si sentiva gay e mi ha detto che si sentiva pienamente etero ma che pensava che tanti ragazzi etero facessero qualche volta sesso coi loro amici, così, per giocare. Gli ho risposto: ”Beh, sì, penso che succeda” poi gli ho chiesto se era eccitato di stare a letto con me e mi ha detto di sì, e gli ho chiesto se potevo verificare, lui ha detto: Vai! E gliel’ho preso in mano. Poi ha chiesto se io ero eccitato e gli ho detto che lo ero pure io, e a questo punto lui ha preso in mano il mio. È andata a finire che ci siamo masturbati a vicenda. Poi non è successo più niente di simile anche se io lo desideravo violentemente, lui ha continuato a stare con la sua ragazza e non se n’è proprio più parlato, ma non solo, tra noi non è cambiato proprio nulla. Per me invece è cambiato tutto perché era stata un’esperienza fortissima e del tutto naturale, senza nessuna forzatura da nessuna delle due parti. Io, dopo quel giorno ho messo del tutto da parte le fantasie sulle ragazze e ho cominciato a masturbarmi sempre e solo ricordando quella notte. Ma non è stato tutto facile, mi andavo convincendo di essere gay e maledicevo quella notte perché se non ci fosse stata io sarei stato un normalissimo ragazzo etero e avrei avuto una vita come quella di tutti gli altri ragazzi e invece quella notte aveva cambiato la mia vita. Due cose mi facevano stare male, prima di tutto non accettavo che la mia vita potesse essere determinata da una cosa di quel genere e poi non capivo perché la vita del ragazzo col quale lo avevo fatto non fosse invece cambiata per niente. Perché io dovevo diventare gay per una cosa come quella e qual ragazzo no? Ho fatto di tutto per cercarmi una ragazza, per innamorarmene, poi, finalmente, a 17 anni è successo. Conosco una ragazza bellissima che si innamora di me, che mi coccola e mi ispira tanta tenerezza, si dedica a me con affetto e io alla fine, quando avevo compiuto da poco i 18 anni faccio per la prima volta sesso con lei, nel senso che ci tocchiamo reciprocamente e poi arriviamo a masturbarci a vicenda. Io ne sono entusiasta e penso che allora non sono gay, poi torno a casa ma mi sento strano, la sera non voglio masturbarmi ricordando la solita notte con quel ragazzo, voglio farlo pensando alla mia ragazza e mi ci metto col massimo impegno, ma non riesco nemmeno a mantenere l’erezione, mi sento stranito, allora torno alle solite fantasie e arrivo fino alla fine. Mi dico che così non può andare, che adesso ho la ragazza e che devo eliminare del tutto la masturbazione perché è una cosa da ragazzini e io ormai devo vivere una sessualità adulta. Con il massimo sforzo riesco a mettere da parte la masturbazione solitaria e a limitarmi a farmi masturbare dalla mia ragazza, poi dopo un mese torno per una volta a masturbarmi da solo pensando sempre a quella notte. Le cose vanno avanti così per alcuni mesi e io faccio di tutto per cancellare completamente il ricordo di quella maledettissima notte, poi succede un fatto nuovo e inaspettato, conosco un ragazzo bellissimo e ne sono affascinato anche se cerco di evitarlo perché mi ripeto che non voglio essere gay, poi comincio a cercare informazioni su questo ragazzo per farmi un’idea un po’ più completa. Mi dicono che lui non ha la ragazza e non l’ha mai avuta ma non ha mai avuto nemmeno comportamenti strani. Dopo aver resistito per un po’ comincio a masturbarmi pensando a questo ragazzo e comincio a fargli una corte spietata ma discreta e lui se ne accorge. Un giorno lo invito per un fine settimana in campeggio e lui accetta. La notte ci fermiamo a parlare in tenda, l’imbarazzo è molto forte, poi gli dico che “forse” mi sono preso una mezza cotta per lui, cioè in effetti gli dico solo che è un bellissimo ragazzo e che mi piace molto e gli chiedo se è gay, mi risponde che è etero e che ha la ragazza, che adesso sono lontani per un semestre perché la ragazza studia in un’altra città, poi mi chiede se io sono gay e gli dico che anche io ho la ragazza, mi risponde: “ … io penso che la mia vita la vivrò con la mia ragazza … beh anche tu mi piaci … ma certo che siamo un po’ strani noi due…” poi le cose precipitano e ci masturbiamo reciprocamente. Alla fine lui conclude: “Certo che una ragazza non lo saprebbe mai fare come lo fa un ragazzo …” E finisce tutto così. Io penso che lui sia gay e nei giorni successivi comincio ad assillarlo, alla fine mi dice che è successo ma che lui non è gay e che non se la sente proprio di andare avanti, poi praticamente comincia a sfuggirmi, a non farsi più trovare, a non rispondere al cellulare e io ci resto malissimo. Naturalmente con la mia ragazza è andato tutto a rotoli. Adeso sono solo a leccarmi le ferite. Non riesco proprio a capacitarmi come quell’esperienza quando avevo 15 anni possa avere sconvolto così la mia vita. Perché devo essere gay per una ragione così assurda? Ancora adesso io vorrei una ragazza, ma poi a livello sessuale mi rendo conto che ormai vivere una sessualità appagante con una ragazza per me è impossibile. Che ne pensi Project?

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venerdì 24 dicembre 2010

OMOSESSUALITA' LATENTE

Questo post è la risposta ad un messaggio comparso sul guest book di Progetto Gay.
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Età 41-45.  Salve, vorrei capire di più sull'omosessualità latente e come può rivelarsi.
Mio marito, 43 anni, si sarebbe scoperto recentemente bisessuale ma la costante mutevolezza ed incertezza delle sue scelte culturali e professionali, il suo attaccamento a me (anche sessuale, per anni, ed appassionato) l'involontario ed occasionale interesse estetico per altre donne, la coincidenza, inoltre, del suo outing in concomitanza con l'evidente necessità di assumersi impegni più maturi rispetto ad un passato in cui solo io mi sono fatta carico del progetto di vita comune coinvolgendolo sempre, il suo inseguirmi quando mi allontanavo, mi lasciano molto perplessa. Io rispetterei, dolorosamente, la sua scelta, se potessi credere che è ineluttabile ma sospetto un pretesto semi-consapevole.
Il nostro ambiente è sempre stato libero ed aperto, abbiamo sempre frequentato amici gay, il nostro dialogo era profondo e non aveva motivo di celarsi per quasi un ventennio. Vi sarei molto grata per un'opinione.
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Proverò a risponderti sulla base dell’esperienza maturata nel Progetto, utilizzando una documentazione autentica, costituita da brani di e-mail che sono stato autorizzato a pubblicare.
Partiamo con una premessa. Intanto con l’espressione “omosessualità latente” si intende una omosessualità della quale non si ha consapevolezza. Non si tratta di omosessualità repressa consapevolmente ma di una realtà che opera al di sotto dei livelli di coscienza e che si manifesta attraverso una serie di fenomeni che vengono interpretati da chi li osserva in sé stesso sulla base di categorie del tutto estranee alla omosessualità.

Passiamo all’esame della prima mail che ho ricevuto da un 43enne che chiameremo Marco.

“Ciao Project, vorrei chiederti un parere su alcune questioni che da qualche tempo mi danno da pensare. Devo fare una premessa necessaria, sono un uomo sposato e ho una figlia di quasi 19 anni, sono sempre stato etero, le ragazze mi hanno sempre cercato e stare con loro mi piaceva e molto, purtroppo certe volte sono proprio stressato e forse c’è un po’ di ansia di prestazione, per cui qualche volta vivo la sessualità in modo non proprio sereno, però con mia moglie sto bene, lei a me ci tiene moltissimo, con lei mi sento a mio agio e poi non è una cosa essenzialmente sessuale, ci vogliamo proprio bene. Da quando sto con lei non sento più il bisogno di masturbarmi anche perché con lei facciamo sesso abbastanza spesso, d’altra parte la masturbazione non è mai stata una fissa per me, riuscivo a farne a meno anche prima. Quando mi sono messo con mia moglie non avrei mai creduto di poter vivere la sessualità con lei, cioè la spinta che provavo verso di lei non è stata quella, poi le cose sono venute da sé piano piano, avevo un po’ di timori che si sono sciolti via via e adesso le cose vanno bene. Quanto agli amici, ne ho anche di gay e non ho nessuna preclusione di principio nei loro confronti. Faccio ancora attività sportiva, non agonistica, ho la possibilità di vedere i miei compagni di squadra nudi un sacco di volte ma la cosa mi è del tutto indifferente, non ho mai pensato che avrei potuto fare sesso con un ragazzo. Ho un amico col quale mi trovo benissimo, un amico etero, un compagno di squadra, ci sentiamo spesso e il dialogo tra noi è molto bello, lui mi racconta delle sue emozioni e io con lui parlo di tutto, problemi sessuali compresi, capita che usciamo spesso in quattro, io, lui e le nostre mogli, con questo amico parlo spesso ma per me la sua presenza non ha e non ha mai avuto nessun altro significato, cioè è un amico e basta. Ti dicevo all’inizio che qualche volta mi sento un po’ stanco e penso che questo comprometta un po’ i rapporti con mia moglie, certe volte quando sto con lei mi tornano in mente i problemi di lavoro e questo non mi piace perché mi perdo i momenti più belli, ma passerà, ne sono sicuro”.

Passiamo all’analisi dei contenuti di questo brano che costituisce l’avvio della prima mail che ho ricevuto da Marco.

Fenomenologia in ambito etero (debolezza della sessualità etero)

Marco ha o può avere talvolta problemi di erezione quando si trova in intimità con la moglie, tende a distrarsi durante i rapporti sessuali etero, vive la sessualità etero come risposta alle iniziative della moglie, non si masturbava (o non lo faceva spesso) pensando alla sua ragazza anche se non aveva con lei rapporti frequenti, tende a passare più tempo con i suoi amici o con un suo amico che con sua moglie. Per lui la sessualità etero non ha la valenza di una pulsione primaria ma riveste il ruolo di complemento di un rapporto affettivo, ossia l’interesse sessuale non è la prima spinta alla creazione di un contatto affettivo, ma, al contrario, dalla scelta affettiva primaria deriva anche la disponibilità sessuale. Marco non ha in mente un tipo fisico di ragazza che susciti in lui un interesse sessuale immediato, cioè non ha un archetipo sessuale femminile. In età adolescenziale è stato sempre cercato dalle ragazze (non dice di averle cercate) con le quali ha avuto qualche forma di contatto sessuale ma non ha preso l’iniziativa. La masturbazione in età adolescenziale non era frequente.

Fenomenologia in ambito gay (assenza di una sessualità gay)

Marco non ha mai avuto reazioni sessuali riferibili alla presenza di un altro ragazzo, frequenta palestre, piscine o spogliatoi e fa la doccia insieme con altri senza alcuna risposta sessuale, non prova alcun imbarazzo nell’affrontare discorsi che riguardano l’omosessualità, ha anche amici gay con i quali ha un rapporto del tutto simile a quello che ha con gli amici etero, non è mai stato neppure lontanamente sfiorato dall’idea di potersi masturbare pensando a un ragazzo.
Proseguiamo ora con il testo della mail di Marco.

Elementi di crisi dell’identità etero e accettazione della bisessualità

“Project, tu mi dirai, allora dove sta il problema? E qui comincio a non capire bene. Io voglio bene a mia moglie, con lei ho condiviso tutto, è una donna come si deve e per me ha fatto moltissimo, si è perfino messa contro la sua famiglia per sposarmi, perché la famiglia avrebbe voluto che sposasse un altro (che i genitori conoscevano) ma lei si è imposta e ci siamo sposati. Ci tengo a sottolineare che non è stata affatto una scelta di opportunismo ma un matrimonio d’amore, io specialmente i primi tempi, con lei ho vissuto proprio anni meravigliosi, non mi mancava nulla, quando ci siamo sposati avevo 23 anni e lei 21, l’anno dopo è nata mia figlia e non avrei potuto essere più felice di così. Sono sposato da 20 anni e per 19 di questi 20 anni ho avuto in mente solo mia moglie, non ho mai tradito mia moglie, non mi è mai passato neppure per la mente, poi improvvisamente si è presentata una situazione che mi ha messo in crisi. Abbiamo ospitato a casa nostra un nipote di mia moglie di 22 anni, chiamiamolo Luca, un bel ragazzo, credo che mia figlia se ne sia innamorata e fin qui non ci sarebbe nessun problema. Fatto sta che una notte in cui mia moglie non c’era perché era andata dalla madre, ho fatto uno dei rarissimi sogni erotici (un sogno bagnato) della mia vita e ho sognato Luca, ho sognato che lui voleva essere abbracciato da me e siamo finiti alle carezze intime e io sono arrivato all’orgasmo. Nel sogno era tutto molto bello, ma quando mi sono svegliato e ho fatto mente locale mi è crollato il mondo addosso, mi sentivo sporco sia perché si trattava di un sogno omosessuale sia perché Luca ha 22 anni, quasi l’età di mia figlia. E poi pensavo a mia moglie, mi chiedevo se con lei avrei dovuto parlare oppure no e stavo proprio malissimo. Poi mi dicevo che i sogni non significano niente ma questo mi lasciava perplesso perché nel sogno ho vissuto emozioni sessuali violente che non avevo ma provato prima, come una specie di super-sessualità. La mattina ho visto Luca, che mi chiamava zio, mi sentivo un traditore della fiducia di quel ragazzo, perfino una specie di pedofilo, stavo malissimo ma mi sono fatto forza e non ho fatto trasparire niente di quello che mi portavo dentro. La sera è tornata mia moglie a abbiamo fatto l’amore, è stato bellissimo, direi che mi sembrava di essere tornato ai primissimi tempi del nostro matrimonio, mi sentivo confortato perché tra me e mia moglie non era cambiato nulla e se era cambiato era cambiato in meglio. L’incubo di poter essere omosessuale lo sentivo meno incombente. Quando Luca è tornato a casa sua mi sono sentito sollevato, come se il pericolo fosse passato. Comunque a mia moglie non ho detto nulla, sia perché non la volevo agitare, sia perché pensavo fosse una cosa passeggera. Per due mesi sono tornato alla mia vita di prima, poi, l’estate, in vacanza mi sono trovato con un ragazzo poco più grande di Luca e mi sono accorto che ero portato ad osservarlo, mi sembrava bellissimo, sorridente, con un sorriso che non ho mai visto in una ragazza, ne ricordavo la voce, i gesti, le mani grandi, bellissime, con una pelle perfetta. Questo ragazzo, che chiamerò Silvio, si è affezionato a me, veniva a casa nostra al mare, mia moglie pensava che stesse appreso a nostra figlia ma non era così. Silvio veniva per stare con me e io con lui stavo bene, cercavo tutti i modi per poter passare un po’ di tempo con lui, per un po’ la cosa è stata molto gradevole ma poi ho cominciato ad aver paura di spingermi troppo oltre. Tra noi non c’è stato mai nulla e Silvio mi trattava come un papà però per me le cose non stavano esattamente così. Non pensavo a lui in termini sessuali e questo mi faceva stare tranquillo, cercavo di mettere da parte l’idea di poter essere innamorato di Silvio ma di fatto era così, però ti ripeto, nessuna fantasia sessuale su di lui, proprio mai, non lo so, forse mi reprimevo, però Silvio mi faceva stare bene. Anche questa volta non ho detto niente a mia moglie e in fondo non avevo nulla da dirle, tra me e Silvio non c’era stato niente, nemmeno in sogno. Però con Silvio avevo meno paura di poter scoprire di essere bisex, diciamo che lo mettevo in conto almeno in astratto. Non parlo di essere omosessuale ma bisessuale perché con mia moglie i rapporti sessuali andavano ancora bene o almeno passabilmente. Torna l’autunno e viene nel mio studio un praticante nuovo, sui 25 anni, su di lui sono cominciati i pensieri sessuali e il mio terrore è ricominciato. Sono arrivato a chiedere di essere mandato in un’altra sede, ma poi avevo bisogno di vederlo e sono tornato dove stava lui che non è mai accorto di niente, anche con questo ragazzo non c’è stato mai nulla ma è stato il primo ragazzo sul quale ho fatto fantasie erotiche, per un verso ero spaventato, ma per l’altro mi dicevo: perché no? Dopotutto una cosa del genere non distrugge il mio matrimonio, questi ragazzi non ne sanno niente, allora perché privarmi di una cosa che in fondo non fa male a nessuno. Sono bisex, ok, ne prendo atto. Tanto poi queste cose restano tutte nella mia fantasia perché non mi viene proprio in mente che potrei mettere in crisi in mio matrimonio e il rapporto con mia figlia per una fantasia sessuale. Diciamo che questo è lo stadio al quale sono adesso, la mia vera paura è quelle dell’escalation cioè che queste cose che prima non esistevano proprio e che piano piano ho finito per accettare possano poi evolvere presentandomi il conto e magari spingendomi in qualche avvenuta che mi potrebbe mettere in grosse difficoltà. Fino qui mi sento di accettare quello che mi sta succedendo ma ho il terrore che la cosa non si fermi qui. Mia moglie non sa nulla di tutto questo e tra l’altro non saprei proprio come farle capire una cosa del genere.”

Al di là dell’esempio che ho riportato, si verificano situazioni in cui il mantenimento degli equilibri precedenti all’emergere della omosessualità è di fatto impossibile. L’evoluzione in quei casi non va verso una bisessualità a prevalenza etero in cui è possibile contenere l’omosessualità nel limite della masturbazione gay episodica ma verso forme di omosessualità esclusiva che mettono in crisi in matrimonio e portano inevitabilmente alla separazione. 

Nel caso di Marco (quello citato prima) la moglie è del tutto inconsapevole, ma nei casi in cui l’omosessualità latente evolve in omosessualità esclusiva il ruolo della moglie diventa critico perché in queste situazioni il marito intende il matrimonio come una trappola e il rapporto coniugale mantiene solo aspetti negativi. In genere i mariti che escono da situazioni di omosessualità latente parlano con le mogli solo se avvertono l’impossibilità di proseguire il legame matrimoniale e in questi casi, anche se i mariti si qualificano come bisessuali c’è da credere che si tratti invece di omosessualità esclusiva.

Bisogna dire che in genere le mogli ritengono il comportamento del marito oggetto di una scelta, cosa che non corrisponde a verità, si tratta invece dell’emerge di una sessualità latente, cosa che comporta, per chi vive queste situazioni, stati di disagio spesso molto profondi.
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domenica 5 luglio 2009

IL SESSO NEL RAPPORTO GAY ETERO

Questo post è dedicato a chiarire il significato della sessualità in un rapporto tra un ragazzo gay e un ragazzo etero. Nelle e-mail che ricevo e nelle chat con i ragazzi emerge spesso l’idea che se un ragazzo accetta un contatto esplicitamente sessuale con un altro ragazzo questo è il segno evidente della sua coscienza di essere gay. Più semplicemente: “se accetta un contatto sessuale con me è gay ed è innamorato di me”. Dietro questa affermazione c’è la tendenza a leggere il sesso esplicito come parte essenziale di un rapporto gay sottovalutando al contempo la dimensione più tipicamente affettiva: “se fa sesso con me è innamorato di me”.


Se per un verso è comprensibile che un ragazzo gay innamorato di un suo amico cerchi di arrivare ad un contatto sessuale con lui, bisogna però che il ragazzo innamorato comprenda che il suo amico può non essere innamorato di lui, e può addirittura non essere gay anche se può finire per accettare un contatto sessuale.


Il costume sessuale sta cambiando e comportamenti che 40 anni fa erano impensabili ora cominciano a diffondersi e molti tabù crollano logorati dal trascorrere del tempo. Oggi l’imbarazzo nel parlare di masturbazione non esiste praticamente più e il tabù della nudità è ampiamente ridimensionato. Dai ragazzi etero il tabù legato ai contati sessuali con altri ragazzi viene più volte superato, sia a livello di giochi gay tra ragazzi etero che anche a livello di contatti sessuali di coppia che sono indubbiamente molto più affini a un rapporto gay vero e proprio dei semplici giochi sessuali. In altri termini, oggi per un ragazzo etero l’idea di poter avere un contatto anche sessuale con un ragazzo, fosse anche un ragazzo esplicitamente gay, non costituisce più un tabù insuperabile. Ho incontrato in chat ragazzi etero che hanno voluto bene a un loro amico gay e hanno finito per accettare un contatto sessuale con quel loro amico gay. Si trattava spesso di contatti sessuali profondamente voluti e desiderati solo dalla parte del ragazzo gay e accettati dal ragazzo etero come una specie di gratificazione da regalare all’amico gay. Nella maggior parte in questi rapporti manca una vera reciprocità sessuale anche a livello minimo. Questo fatto permette al ragazzo etero di partecipare a un contatto omosessuale salvaguardando in qualche modo la propria identità etero attraverso una motivazione altruistica. Il succo di questi discorsi sta nel fatto che un ragazzo etero può benissimo episodicamente essere coinvolto in contatti sessuali con un altro ragazzo, ma il ragazzo etero resta in ogni caso un ragazzo etero, la sua sessualità non cambia per il fatto di aver partecipato qualche volta ad un po’ di sesso gay.


In buona sostanza un ragazzo etero può accettare un contatto sessuale con un altro ragazzo per due motivazioni sostanzialmente differenti ma che non si escludono a vicenda e anzi talvolta si integrano:


1) Per gioco.


2) Per ragioni affettive.


Ma perché un ragazzo etero tende in certi casi a costituire un’amicizia forte con un ragazzo più o meno esplicitamente gay? Le risposte possono essere molteplici:


1) Perché sente l’affetto del suo amico gay e ne è gratificato, si sente amato e desiderato e percepisce le attenzioni dell’altro.


2) Perché non ha nulla di meglio da fare o prova un senso di solitudine che si allevia per la presenza dell’amico gay.


3) Perché l’amico gay è insistente e fa una corte sfrenata al ragazzo etero.


4) Perché, a parte l’orientamento sessuale, tra i due ragazzi c’è una stretta affinità di vedute.


5) Perché si tratta di amicizie che rimontano alla prima adolescenza.


6) Perché il ragazzo gay è interessato ad ascoltare e il ragazzo etero ha bisogno di parlare.


Troppo spesso i ragazzi gay tendono a dividere il mondo in gay ed etero come se questa divisione marcasse una netta linea di confine tra i due gruppi. In realtà se questa linea di confine esiste oggettivamente sul piano dell’orientamento sessuale, non ha certamente alcuna ragion d’essere in moltissimi altri campi. È proprio per questa ragione che le amicizie gay-etero esistono e spesso sono saldissime; anche se non sono simmetriche queste relazioni possono trovare motivazioni profonde da entrambe le parti.


Va tenuto presente che lo sviluppo di una relazione gay non è mai l’esito di una strategia messa in campo da una sola parte, non si tratta di una partita a scacchi e non c’è alcuna strategia vincente. Vedere una storia d’amore come la storia di una conquista significa leggerla come rapporto non paritario nel quale c’è un conquistatore e c’è un conquistato e questa è una tipica eredità della cultura eterosessuale. Nel mondo gay in cui si parte su un piano di parità, il rapporto si costruisce in due, intendo dire che se non si è realmente in due a cooperare alla costruzione di un rapporto affettivo serio il rapporto, ammesso e non concesso che nasca, nasce comunque su basi molto fragili.


Molti ragazzi gay non riescono a concepire veri rapporti di amicizia con un ragazzo e intendono l’amicizia con un ragazzo esclusivamente come una passo necessario di una strategia di conquista che ha come obiettivo la realizzazione di un contatto sessuale. Partendo da questo punto di vista la dimensione del rapporto affettivo è subordinata alla realizzazione di un contatto sessuale. Il rapporto sessuale è visto come una condizione necessaria per la costruzione di un rapporto affettivo serio. In questo modo si capovolge l’ordine naturale delle cose, si pospone la costruzione di un rapporto affettivo serio e la si subordina alla sessualità.


L’incapacità di accettare l’amicizia con un altro ragazzo se non come primo passo del tentativo di coinvolge quel ragazzo dal punto di vista sessuale priva parecchi ragazzi gay di rapporti di amicizia maschile che sono cose assolutamente fondamentali per l’equilibrio affettivo di un ragazzo gay.


In genere il tentativo di sessualizzare il rapporto parte dal ragazzo gay che tende a leggere il comportamento del suo compagno come un cammino verso la consapevolezza di essere gay, cioè tende ad applicare all’altro i propri canoni interpretativi, portiamo alcuni esempi.


1) È un gay latente, ancora non è cosciente di essere gay ma io lo aiuterò nel suo cammino e gli farò scoprire la sua vera natura.


2) In fondo è gay ma non lo vuole accettare, tante delle cose che fa lui un ragazzo etero non le farebbe.


3) Quantomeno è bisex perché non è mai stato appresso a una ragazza in modo serio e questo qualche cosa vuol dire.


È evidente che il tentativo di sessualizzare il rapporto presuppone l’identificazione del proprio amico come gay almeno potenziale. In caso contrario il tentativo sarebbe condannato pregiudizialmente all’insuccesso.


Il punto di vista del ragazzo etero che accetta deliberatamente un contatto sessuale con un suo amico gay si può riassumere più o meno così:


1) Il mio amico è gay ma è un bravo ragazzo e io gli voglio bene. Si è innamorato di me, io non mi sento seriamente coinvolto da questo fatto ma nemmeno respinto. Se posso fare l’amore con delle ragazze che non mi interessano allora lo posso fare anche con lui che non mi interessa sessualmente ma che sento molto affine da tanti altri punti di vista.


2) Io lo faccio per lui, per quanto riguarda me posso essere coinvolto solo a livello fisico, ma la mia sessualità è realmente un’altra. Non mi sento meno etero per il fatto che posso fare contento un amico in un modo che a me non costa nulla.


3) Col mio amico gay in fondo c’è chiarezza, lui sa che sono etero, non penso che possa attaccarsi a me in modo morboso.


Riporto qui di seguito con qualche minima modifica una mail che mi è stata inviata il 21 Giugno 2009.


Ciao Project,


sono un ragazzo etero di vent’anni, ho un amico gay mio coetaneo (chiamiamolo Marco) e ti vorrei raccontare quello che è successo tra noi. Premetto che non ho mai avuto dubbi sulla mia sessualità, poi ho trovato il tuo Progetto e ho letto molto di quello che hai scritto e non ho visto che rafforzata la mia idea di essere etero. Insomma io di gay non ho proprio nulla, questo per sgombrare il campo da equivoci, scusa se faccio questa sottolineatura, non ho nulla contro i gay ma io non lo sono.


Quando avevamo 19 anni Marco mi disse chiaramente di essere gay. La cosa non mi sconvolse affatto, siamo stati sempre affiatatissimi, palestra insieme da quando avevamo 14 anni, compagni di scuola dalle medie in poi, stessa facoltà, studiare insieme per fare gli stessi esami. Io allora non avevo capito che Marco non confessarmi di essere gay aveva cercato di farmi capire che si era innamorato di me. Io allora non lo capii e continuai a trattarlo come sempre. Le cose tra noi però non erano più come prima. Quando stava con me era in imbarazzo, non mi guardava in faccia, era molto più formale. Un giorno l’ho visto proprio male e ho cercato di farlo parlare. Pensavo che lui avesse una vita affettiva sua almeno minima, ma non era così. Eravamo in macchina e quando l’ho visto proprio a terra gli ho preso la mano e l’ho stretta, lui si mordeva le labbra fino a farle sanguinare, poi si è messo a piangere e mi ha parlato di sé (e di me) a cuore aperto. È stato un momento intensissimo, lui tendeva ad allontanarmi e a dirmi che dovevo andare per la sua strada, mi diceva che siccome non sono gay tra noi non ci sarebbe stato mai nulla, ma io a Marco volevo bene, come a un fratello ma gli volevo bene, e ho cercato di farglielo capire, ma lui tendeva a interpretare ogni gesto affettuoso come un modo per mettere in dubbio la mia eterosessualità. Insomma, non è stata facile ed è andata avanti così per mesi. Poi gli è venuta in mente l’idea che se io avessi avuto un rapporto sessuale con lui mi sarei accorto di essere gay perché mi diceva che solo un gay poteva volergli bene come facevo io. Ha insistito tantissimo. Io gli dicevo che tra noi non sarebbe cambiato nulla e che io ero etero e etero sarei rimasto. Mi ha letteralmente supplicato di provare e io alla fine gli ho detto di sì. Sotto il profilo sessuale non mi ha creato grossi imbarazzi, forse solo all’inizio, pensavo che le cose sarebbero andate in un altro modo, in effetti sentivo che non era il mio mondo e lo sentiva anche lui. Insomma è finita con una masturbazione reciproca un po’ maldestra poi mi ha guardato e mi ha detto che aveva capito ed è finita lì. Perché ti scrivo questa mail? La ragione è che dopo quel giorno il nostro rapporto si sta spegnendo, lui non mi cerca più, quando lo cerco io mi sfugge. Una volta mi ha incontrato mentre stavo a passeggio con la mia ragazza ed ha cambiato strada e a me è dispiaciuto tantissimo. Io a Marco voglio bene ma penso che quello che posso offrirgli io a lui non interessi, quando gli parlo di amicizia lui sorride in modo ironico come per dire che non è quello che vuole da me, ma io posso dargli solo quello. Project, ma perché i ragazzi gay devono riportare tutto al denominatore comune de sesso? Io non voglio perdere Marco, per me è importante, che cosa posso fare per fargli capire che avere un amico come lui per me è importante. Tra l’altro penso che si sia vergognato tantissimo di avere insistito tanto per fare un po’ di sesso con me, se ne sente in colpa e lo vedo benissimo, come se mi avesse violentato o qualcosa di simile, ma io non l’ho mai vista in questi termini, vorrei che lo capisse ma non mi sta a sentire. Perché non riesce a capire che nella vita il sesso non è tutto? Project, fammi sapere quello che ne pensi. È quasi assurdo che io ti scriva per questa ragione ma per me Marco è importante e so che mi puoi capire senza fraintendere.


Andrea

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giovedì 16 aprile 2009

AMICIZIE PARTICOLARI ED ESPERIENZE SESSUALI GAY

Questo post è dedicato al concetto di “esperienze sessuali gay”. Si tratta di un concetto che ritorna spesso nelle chat con i ragazzi. Le “esperienze sessuali gay” possono essere considerate sotto diversi aspetti:

1) Come una specie di patente della maggiore età da conseguire nella sessualità gay sulla base del teorema secondo il quale la sessualità masturbatoria è adolescenziale mentre le esperienze sessuali di coppia sono il passaporto per la vita sessuale adulta.

2) Come una modalità conoscitiva ed esplorativa della sessualità condotta in due.

3) Come un approccio sessuale graduale verso un altro ragazzo per il quale si prova già un vero trasporto affettivo ma di cui non si conosce l’orientamento sessuale.

Il punto di vista n. 1 presuppone la sessualità non come contatto tra persone ma come qualificazione individuale. I ragazzi più giovani usano espressioni come “Alla mia età gli altri l’hanno già fatto”, i 25enni e oltre, si esprimono diversamente: “Io ancora non l’ho mai fatto …”. I più che trentenni usano modi di esprimersi più malinconici tipo: “non voglio perdere il treno del tutto” o peggio: “se non lo faccio adesso non lo faccio più”.

Pur nella differenza di tono si coglie comunque che si tratta di persone che danno alla loro iniziazione sessuale un valore particolare in sé, indipendentemente da chi sia la persona con la quale avranno la loro prima esperienza. In buona sostanza c’è una sottovalutazione della dimensione affettiva e una sopravvalutazione di quella sessuale.

L’ansia della prima volta qui non è l’ansia che coglie un ragazzo che si trova a fare sesso per la prima volta con un ragazzo che ama, ma proprio l’ansia di realizzare al più presto quella prima volta, fosse anche con un ragazzo sconosciuto. Si usa l’espressione “svezzare” dal punto di vista di chi permette ad un altro ragazzo di realizzare la sua prima esperienza sessuale o anche “perdere la verginità” dal punto di vista di chi quella prima esperienza tanto desiderata finalmente realizza, senza alcun riferimento sessuale troppo specifico.

Molto spesso in situazioni del genere si finisce per essere più o meno appagati o frustrati a seconda della varietà della performance sessuale e della sua corrispondenza ad un modello di sessualità gay derivato dalla pornografia. In questo senso espressioni come “non abbiamo fatto tutto” oppure “abbiamo avuto un rapporto completo” nascondono l’idea della sessualità come prestazione. Domina l’idea di sentirsi adulti o realizzati tramite il sesso, idea tipica di ragazzi non ancora pienamente maturi sotto il profilo affettivo, questo indipendentemente dall’età.

Il punto di vista n. 2 rappresenta già una condizione di sessualità molto più matura ed è tanto più autenticamente soddisfacente quanto più la dimensione dell’essere in due è consistente sotto il profilo affettivo. In effetti ciascuno dei due ragazzi che compongono la coppia può considerare l’altro come un semplice strumento necessario per concretizzare la proprie fantasie sessuali, e qui direi che la dimensione affettiva è del tutto marginale, ma l’idea delle esperienze sessuali come modalità esplorativa della sessualità di coppia può anche essere legata ad un sentimento profondo di amicizia e di rispetto reciproco o ad un trasporto affettivo ancora più coinvolgente, potrebbe cioè trattarsi proprio di un approccio alla vera sessualità affettiva di coppia. Aggiungo che non è raro il caso di esperienze sessuali nate nell’ambito di rapporti affettivi seri con la premessa che “non c’è nulla di impegnativo”, che poi lentamente e quasi impercettibilmente si consolidano, prima per lo stabilirsi di una consuetudine condivisa di contatti sessuali e poi per l’instaurarsi di rapporti molto più complessi in cui affettività e sessualità interagiscono. In ogni caso il punto di vista n. 2 parte da un’idea di coppia in cui entrambi i ragazzi hanno idee precise circa i loro comportamenti e possono confrontarsi in modo esplicito in una dimensione di autentica condivisione ma si tratta di una condizione che non è molto frequente per i ragazzi gay.

Il punto di vista n. 3 è probabilmente quello più comune tra i gay non dichiarati per i quali un rapporto di coppia o anche solo di amicizia che preveda la possibilità di parlare apertamente di sessualità gay è in realtà più un sogno che un’ipotesi. Per questi ragazzi, e non certo solo per i più giovani ma anche per i trentenni e oltre, la sessualità fisica non va al di là della masturbazione, almeno per lungi periodi. Questi ragazzi vivono però comunque i loro innamoramenti, anche se si tratta di situazioni in molti casi tendenzialmente unilaterali, verso ragazzi etero o più spesso verso ragazzi che ai lori occhi appaiono solo debolmente etero e dei quali non conoscono in modo certo l’orientamento sessuale. Va detto che queste amicizie particolari sono molto più comuni di quanto non si creda e non si possono ridurre alla categoria del rapporto gay-etero perché nella fase di costruzione dell’amicizia operano molti meccanismi selettivi per i quali il ragazzo gay tende a scartare in modo automatico la possibilità di creare rapporti seri con un ragazzo troppo marcatamente etero o con un ragazzo che non offre ai primi tentativi di contatto una risposta incoraggiante. Il ragazzo che non si sente gay, d’altra parte, accetta un rapporto di amicizia stretta con un altro ragazzo solo se non ha preclusioni di principio verso un coinvolgimento affettivo profondo che lo leghi al suo amico. In buona sostanza, in queste amicizie particolari non si entra mai per caso né da una parte né dall’altra. Devo sottolineare che intendo riferirmi a rapporti affettivi profondi e voluti da entrambe le parti. Il ragazzo non gay è comunque pienamente a suo agio all’interno di questo rapporto. Il ragazzo gay lo vive invece a due distinti livelli, uno di amicizia e di condivisione in cui non entra nulla di esplicitamente sessuale e uno non dichiarato ed implicito dominato dall’attrazione sessuale. All’interno di un’amicizia particolare il ragazzo gay vede l’ipotesi di una storia d’amore e il rapporto è vissuto da lui in una tensione evolutiva verso una dimensione esplicitamente sessuale che è destinata spesso alla frustrazione. Il ragazzo gay vive quell’amicizia in chiave fortemente sessualizzata, si masturba pensando al suo amico ma di questo non può fare parola all’amico. All’apparenza un meccanismo del genere conduce a situazioni di stallo ma nella realtà le cose stanno molto diversamente. In circa il 50% dei casi l’evoluzione del rapporto verso forme di amicizia sessuale è un’ipotesi realistica. Come ho avuto modo di dire altrove, spesso il partner non esplicitamente gay di queste amicizie particolari è un ragazzo sessualmente confuso con una sessualità all’apparenza tipicamente etero ma con una affettività tipicamente gay, in altre parole è un ragazzo con omosessualità latente. In altri casi si tratta di ragazzi che manifestano una parziale bisessualità, altre volte ancora si tratta di ragazzi obiettivamente etero ma disponibili a forme di amicizia molto aperta che può manifestarsi anche in comportamenti affini a quelli omosessuali. In tutti questi casi l’amicizia particolare può avere non solo un senso profondo nei termini in cui essa si manifesta inizialmente ma può presentare anche possibili evoluzioni a volte impreviste e imprevedibili perché può portare alla maturazione processi di consapevolezza da parte del ragazzo che non ha comportamenti esplicitamente gay e comunque può allargare i confini del rapporto fino a comprendere modi di agire che sono praticamente impossibili per qualsiasi coppia di amici etero.

Un ragazzo consapevolmente gay, coinvolto in amicizie di questo genere, concepisce la sessualità esclusivamente nell’ambito di quell’amicizia, per lui le esperienze sessuali non sono né una qualificazione personale né un modo di vivere una sessualità condivisa ma un tentativo di coinvolgere il suo amico anche dal punto di vista sessuale, tanto più se una ipotesi del genere sembra accreditata da vari segnali comportamentali dell’altro ragazzo.

Se un ragazzo ama un altro ragazzo in modo autentico e non mira a farne solo un oggetto sessuale, si adegua alle esigenze del ragazzo che ama, cioè non tenta di imporre in nessun modo il proprio punto di vista o le proprie categorie sessuali. Tuttavia anche quando l’amato appare etero, il ragazzo gay parte del presupposto che, al di sotto delle apparenze ci sia una qualche dimensione gay. Adeguarsi al proprio compagno non significa quindi adeguarsi a ciò che egli manifesta di sé, cosa che potrebbe a una situazione di stallo, ma favorire la crescita e l’affioramento alla coscienza della parte sommersa della personalità del proprio compagno. Il ragazzo gay, spinto proprio dall’idea della latente omosessualità del suo compagno, non si potrà fermare a comportarsi con lui come se lo reputasse effettivamente etero al 100% ma costruirà nella sua mente un percorso graduale fatto di esperienze sessuali gay, più o meno esplicite, che risveglino l’omosessualità del suo compagno. Si tratta di regola di un vero e proprio percorso terapeutico verso l’omosessualità. In questo percorso, se c’è amore vero del ragazzo gay verso il suo compagno si danno per scontati alcuni presupposti:

1) Se il mio amico è realmente etero io lo amerò comunque.

2) Il percorso basato sulle esperienze sessuali è essenzialmente rivolto al bene del mio amico, io potrò esserne felice e condividere con lui un contatto sessuale ma lo scopo non è principalmente la mia sessualità ma la sua.

3) Non avrò nessuna fretta e nessun obiettivo irrinunciabile, ma mi adatterò, sempre e comunque, ai tempi del mio amico e alle sue vere esigenze.

Questi presupposti coniugano una dimensione egoistica legata alla finale soddisfazione della propria sessualità con una motivazione amorosa altruistica che consiste nel promuovere la sessualità dell’altro.

Le esperienze sessuali graduali che il ragazzo gay ipotizza e che cerca di realizzare, se ne ha la possibilità, presuppongono nel suo compagno forme di inibizione della sessualità e sono rette da alcuni principi guida:

a) Deve essere evitato tutto ciò che crea o stabilizza l’inibizione, quindi l’aggressività, l’insistenza, i toni che indicano delusione o frustrazione.

b) Si deve fare in modo che i comportamenti gradualmente più disinibiti sorgano spontaneamente in un’atmosfera molto distesa legata al gioco e a momenti di intimità non sessuale.

c) Si deve evitare di assumere iniziative poco opportune o in momenti sbagliati mentre la risposta alle proposte verbali e non verbali del proprio compagno deve essere immediata e accompagnata dal sorriso.

d) Si deve adottare la massima disponibilità verso il proprio compagno, sia a livello di tempo che di risposta affettiva. Dedicare tempo al proprio compagno è il massimo segno di attenzione.

e) Si deve tenere presente che la finalità non è avere un rapporto sessuale col proprio compagno ma permettergli di superare i blocchi e le inibizioni attraverso un approccio quanto più possibile morbido alla sessualità gay.

f) Quando il proprio compagno fa un passo avanti nella dimensione dell’accettazione della sessualità gay la cosa deve essere presentata come assolutamente normale, attesa e scontata. Quando c’è un rifiuto, un parziale rifiuto o un rinvio ad un altro momento, la cosa non deve essere accolta come frustrante e nel rapporto non deve cambiare nulla.

Come è ovvio, la strada verso l’accettazione della sessualità gay per alcuni ragazzi è lunga e per i ragazzi con omosessualità latente può non portare a nessuna conclusione, cioè può non portare e speso non porta all’affioramento della omosessualità al livello cosciente. La via delle esperienze gay, progressivamente sempre più esplicite, per avvicinare un ragazzo con omosessualità latente alla consapevolezza del suo orientamento sessuale può interrompersi subito come può essere molto lunga e tortuosa e spesso il risultato sognato non si consegue affatto. La consapevolezza di questo fatto, basta da sola ad allontanare dall’idea di impegnarsi in questa difficile strada i ragazzi che non sono realmente innamorati e questa via, ardua e dall’esito molto in certo, resta appannaggio dei soli ragazzi che provano un vero e profondo interesse affettivo verso il loro amico. Per questi ragazzi la vera soddisfazione in questo cammino non consiste nel realizzare il loro personale sogno sessuale ma nel condividere con il proprio amico un percorso, o un tratto di percorso che miri almeno idealmente a una comunità di vita più profonda.

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giovedì 9 aprile 2009

RAGAZZI GAY E RAGAZZI SESSUALMENTE CONFUSI

Dedico questo post ad un tema molto specifico, ossia ai rapporti tra i ragazzi gay e i ragazzi con omosessualità latente (sessualmente confusi). Affronto questo argomento perché è uno di quelli che emergono in chat con la maggiore frequenza.

Occorre in premessa capire che cosa si debba intendere per ragazzo sessualmente confuso.

Un ragazzo (ma il discordo vale per tutte le età) si può considerare sessualmente confuso quando la sua sessualità è separata dall’affettività. Teniamo ben presente che l’unione di affettività e sessualità in un rapporto in cui tra due ragazzi vi sia reciprocità affettiva e sessuale porta al benessere psico-sesssuale e alla soddisfazione nella sessualità. Quando manca la reciprocità in un rapporto di coppia si prova quel tipico senso di frustrazione che i ragazzi gay che si innamorano di ragazzi etero conoscono molto bene. In quel caso il disagio viene da una “impossibilità di coppia”. Quando manca la complementarità di affettività e sessualità in uno dei due componenti della coppia il disagio non è originariamente interpersonale ma si crea in prima istanza all’interno al soggetto, un soggetto chiaramente irrisolto. Ci sono ragazzi che in ragione delle pesantissime influenze subite attraverso l’educazione, che ha veicolato profondi tabù sessuali, pur provando pulsioni omosessuali, continuano a vivere una vita sessuale etero. Per questi ragazzi l’omosessualità rimane sotto il limite del pensiero cosciente, si parla in questi casi di omosessualità latente.

I ragazzi con omosessualità latente hanno in genere due tratti caratteristici:

1) Hanno una vita sessuale etero frenetica, hanno tante ragazze e le cambiano spesso, e ciò aumenta la fama di questi ragazzi come eterosessuali, ma non hanno mai avuto una ragazza fissa per lunghi periodi (anni) cosa tipica degli eterosessuali. In altri termini i ragazzi sessualmente confusi vivono una sessualità frenetica con le ragazze ma senza costruire rapporti affettivi realmente significativi. La loro sessualità è vissuta esclusivamente con le ragazze ma la loro affettività è rivolta altrove. E per di più la sessualità etero vissuta dai ragazzi con omosessualità latente è spesso insoddisfacente per impotenza erettiva o per difficoltà nel raggiungere l’orgasmo. Va sottolineato che i ragazzi con omosessualità latente si masturbano pensando alle ragazze cosa che li conferma nella loro presunzione di eterosessualità. Questi ragazzi non hanno in genere nemmeno parzialmente fantasie masturbatorie gay, la loro omosessualità è totalmente latente.

2) Hanno una vita affettiva concentrata su un numero ristrettissimo di amici, tutti o quasi maschi, e spesso hanno un solo amico di lunghissima data che è il loro vero punto di riferimento a livello affettivo. Questa amicizia determinante ha un peso tale che le stesse scelte sessuali del ragazzo portatore di omosessualità latente, pur essendo in direzione etero, sono strettamente collegate all’amicizia dominante nel senso che il ragazzo tende a scegliersi la ragazza nel gruppo frequentato dal migliore amico, in questo modo nelle occasioni in cui incontra la ragazza in pubblico non perde comunque contatto con il suo amico. Va sottolineato che spesso i ragazzi portatori di omosessualità latente scelgono ragazze molto amiche del loro amico speciale o addirittura si innamorano delle ragazze o delle ex-ragazze del loro amico.

3) Il rapporto di amicizia tra un ragazzo con omosessualità latente e il suo amico speciale etero va spesso molto oltre i confini tipici di una comune amicizia tra due ragazzi etero. Si tratta di una amicizia affettuosa o anche amorosa i cui limiti sono dettati essenzialmente dal ragazzo etero e sono tranquillamente accettati dal ragazzo portatore di omosessualità latente. In questo caso il rapporto, visto dall’esterno, non ha alcuna valenza sessuale, cioè l’omosessualità resta totalmente latente.

4) Un rapporto di amicizia tra un ragazzo con omosessualità latente e un ragazzo gay presenta invece una dinamica completamente diversa ed è di questo che intendo occuparmi nel seguito.

Consideriamo ora due situazioni tipiche non infrequenti.

Caso A

Due amici di vecchissima data (più che 30enni) hanno avuto entrambi esperienze sessuali etero, si sono ritenuti entrambi eterosessuali per anni e hanno vissuto una forma di complicità affettiva sempre e solo in chiave eterosessuale. Poniamo che uno di essi, chiamiamolo Marco, arrivi alla coscienza della propria omosessualità attraverso la via più naturale, cioè innamorandosi del suo amico, chiamiamolo Andrea, il quale continua a manifestare solo una sessualità etero (omosessualità latente). In questo caso, il vecchio rapporto di amicizia, dal lato del ragazzo gay, acquista una nuova valenza e viene vissuto come un rapporto d’amore e tutti i momenti di intimità che possono intercorrere tra due amici etero, come la nudità nelle docce della palestra, o il dormire nello stesso letto, acquisiranno per Marco una valenza sessuale che non avranno tuttavia per Andrea. La dimensione di intimità potrà comunque aumentare almeno entro certi limiti perché l’attaccamento affettivo di Andrea verso Marco porterà Andrea ad accettare senza troppe difficoltà comportamenti particolarmente liberi di Marco segno di un suo esplicito interesse sessuale. Nelle situazioni reali di questo tipo si arriverà a veri giochi sessuali in cui Andrea accetterà in forma di gioco comportamenti anche scopertamente sessuali di Marco. Andrea e Marco potranno fare la doccia insieme anche andando in erezione e ridendo del fatto, potranno coccolarsi per ore sul divano senza gesti scopertamente sessuali, potranno vivere sostanzialmente la vita tipica di una coppia gay con una limitazione: la sessualità, che deve rimanere latente.

Caso B

Di due ragazzi giovani (18/20enni), amici dall’infanzia, uno(Marco) arriva a riconoscersi gay l’altro (Andrea) resta in uno stato di omosessualità latente. Marco si innamora di Andrea la disinibizione reciproca è forte più a livello di gesti che a livello di parole. Marco e Andrea non parlano mai di sesso in modo esplicito. Marco avverte la resistenza di Andrea ad ammettere che il rapporto che si è instaurato può avere delle valenze omosessuali, d’altra parte Andrea si dimostra molto disponibile verso Marco, lo cerca, gli manda sms, passa serate intere con lui in chat, gli dice frasi affettuose che esplicitamente sono nel limite di una tenera amicizia ma che Marco tende ad interpretare in un’altra chiave. Accade in modo del tutto imprevisto che Andrea si lasci andare a una deriva di situazioni sempre più marcatamente gay fino ad accettare anche contatti sessuali (carezze intime) senza alcun imbarazzo, ma senza alcun tentativo di reciprocità. L’intimità sessuale può diventare addirittura abitudinaria e in questi termini non crea particolari problemi ad Andrea che l’accetta come cosa ormai normale (amicizia sessualizzata). Andrea si innamora delle amiche di Marco cercando di creare un gruppo in cui Marco sia sempre coinvolto e coniuga senza apparente contraddizione una sessualità di coppia etero con l’amicizia sessuale verso Marco. La sessualità etero di Andrea è un assunto di principio e Andrea, pur vivendo contatti sessuali quotidiani con Marco, si masturba solo pensando alle ragazze.

Nel caso A non esiste alcun comportamento omosessuale di Andrea , nel caso B Andrea è coinvolto in vere attività sessuali con Marco ma inquadrate nella dimensione dell’amicizia sessualizzata e non della omosessualità. In entrambi i casi il ragazzo conscio della propria omosessualità (Marco) si trova in situazioni di contatto affettivo profondo con il suo amico e di parziale contatto sessuale. Che cosa sostiene Marco (un ragazzo gay) nel proseguire il suo rapporto con Andrea (un ragazzo con omosessualità latente)? Le risposte possibili sono molteplici:

1) Marco aspetta che Andrea prima o poi prenda coscienza della situazione, che agli occhi di Marco è inequivocabile.

2) Marco spera di poter portare, a piccoli passi, Andrea verso una sessualità esplicitamente gay.

3) Marco è innamorato di Andrea ed è disposto a sacrificare la sua sessualità pur di rimanere vicino ad Andrea del cui calore affettivo non sa fare a meno.

L’esperienza, a questo proposito insegna alcune cose delle quali è sempre bene tenere conto:

a) L’omosessualità latente non è in genere uno stadio che prelude alla omosessualità cosciente. L’omosessualità latente può durare e spesso dura tutta la vita. L’uscita dalla latenza è legata nella maggior parte dei casi a fattori assolutamente nuovi e imprevisti che pongono in modo rapido un ragazzo di fronte alla realtà, si tratta in genere di incontri con persone non conosciute in precedenza o di episodi imprevisti a sfondo omosessuale che cominciano a essere oggetto di fantasie mastubatorie. Questa è spesso la prima scintilla che porta all’uscita dalla omosessualità latente. In genere il ragazzo gay che si innamora di un ragazzo in stato di omosessualità latente è estremamente prudente per paura di perderlo e questo rende ancora più improbabile l’uscita dalla latenza.

b) I ragazzi gay che si innamorano di ragazzi con omosessualità latente affermano spesso di sentirsi totalmente soddisfatti del rapporto che vivono ma, andando più a fondo, ci si rende conto che le frustrazioni sono molte in primo luogo perché un ragazzo gay, in questa situazione, avverte la necessità di frenare la propria sessualità e poi perché manca ogni possibilità di affrontare il discorso in modo esplicito. Un ragazzo con omosessualità latente ragiona in tutto e per tutto come un etero, in altri termini la sua omosessualità è sconosciuta anche a lui stesso e si manifesta solo nell’amicizia amorosa che egli interpreta esclusivamente come semplice e profonda amicizia. Le frustrazioni dei ragazzi gay implicati in rapporti del genere durano anni e costringono a una sublimazione della sessualità e a uno sforzo costante di autocontrollo.

c) All’interno di una coppia costituita da un gay e da un ragazzo con omosessualità latente, proprio perché manca la possibilità di un dialogo esplicito in tema di sessualità, le possibilità di fraintendimento e di false interpretazioni sono enormi. In sostanza i due ragazzi decodificano i gesti e i comportamenti sessuali in modo completamente diverso, ma la situazione è nettamente più complicata di quella che si crea tra un gay e un etero perché il ragazzo con omosessualità latente dimostra una larghissima disponibilità affettiva e in qualche modo anche una certa disponibilità sessuale che confonde il gay. Questi rapporti, proprio in ragione della disponibilità del ragazzo con omosessualità latente, sono inizialmente assai invitanti e gratificanti per un ragazzo gay che si aspetta che il suo amico manifesti in brevi termini una sessualità nettamente gay, per questa ragione non si tratta di rapporti eccezionali ma di realtà relativamente comuni che ben raramente hanno l’evoluzione che il partner gay desidera. Per quanto sopra è bene tenere conto del fattore tempo, considerando che molti ragazzi gay hanno aspettato per molti anni e inutilmente che il loro amico uscisse dalla omosessualità latente.

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lunedì 7 luglio 2008

GAY INDECISI

Per esperienza, sia mia personale che di molti ragazzi gay che conosco, sono portato a pensare che per un ragazzo gay conoscere altri ragazzi gay di età diversa e anche gay di età matura sia una cosa fondamentale. Perché dico questo? La risposta viene anch’essa dall’esperienza: la vita dei ragazzi gay mantiene nel tempo, generazione dopo generazione, delle costanti che derivano proprio dall’essere gay e se i comuni contatti della vita quotidiana possono guidare la vita adulta ordinaria di un ragazzo gay, i contatti con adulti gay o con ragazzi più grandi possono favorire la trasmissione di un patrimonio di esperienze tipicamente gay. Un ragazzo gay può imparare solo da altri gay quali siano i problemi specifici dell’essere gay.

Ciò premesso, a che cosa serve il Forum di Progetto Gay? Si può rispondere che serve a favorire il dialogo e il confronto, ma che significa questo “in concreto”? La risposta è semplice, serve a rendere comune un patrimonio di esperienze e di conoscenze elaborato da altri ragazzi gay anche in altri tempi. La trasmissione di questo patrimonio è la vera finalità di Progetto Gay che mira ad essere una raccolta di materiale di prima mano relativo alle vere esperienze di vita dei ragazzi gay. Scorrendo le varie discussioni, ma in particolare quelle della sezione di “Orientamento gay per i più giovani” avrete potuto notare che ho cercato di delineare in modo riassuntivo i più tipici problemi che un ragazzo gay può trovarsi ad affrontare, da quelli connessi all’accettare di essere gay, a quelli del coming out, a quelli dei rapporti con i genitori, fino a quelli più specificamente sessuali. Conoscere questi argomenti può essere un aiuto notevolissimo quando si presenta la concreta necessità di affrontarli perché ci si può basare su esperienze altrui e si può evitare di perdere anni ad elaborare risposte che di fatto sono sempre le stesse, generazione dopo generazione.

Uno dei problemi più tipici che un ragazzo gay si trova certamente a vivere è quello del proprio orientamento sessuale. Per molti non è un problema se non a livello sociale, per molti è un problema psicologico notevole, in termini di riconoscimento del proprio orientamento o di accettazione di esso, o di entrambe le cose, per qualcuno le incertezze durano per molti anni e addirittura per tutta la vita. È di questo ultimo caso che intendo parlare qui.

L’esperienza mi ha fatto notare che il disagio connesso all’orientamento sessuale è inversamente proporzionale alla liberà nella quale l’individuo vive. In un mondo “libero” i problemi di orientamento sessuale sono assenti perché l’orientamento sessuale non è vissuto come problema. In società in cui l’omosessualità è obbligata a una vita sotterranea ed è soggetta a una censura radicale, l’orientamento omosessuale ha una forte connotazione negativa che finisce per essere interiorizzata anche dagli stessi ragazzi gay. In questi ambienti le indecisioni circa l’orientamento sessuale sono frequenti per il semplice fatto che l’essere gay è vissuto male dagli stessi gay.

Faccio qualche esempio (pur nella consapevolezza che le situazioni concrete possono essere ben diverse). I problemi relativi all’orientamento sessuale emergono soprattutto:

1) in ambienti chiusi in cui la comunità è piccola e il privato è di dominio pubblico e diventa spesso oggetto di pettegolezzo (piccoli paesi con mentalità chiusa),

2) in comunità legate alla cultura religiosa che condanna l’omosessualità (penso al dramma di un prete o di un seminarista che si riconosca gay),

3) in condizioni di dipendenza economica dalla famiglia di origine protratte oltre il limite fisiologico dei 25/26 anni,

4) quando è presente una dimensione educativa intollerante verso l’omosessualità o gli atteggiamenti omofobi sono ostentati in famiglia.

In situazioni del genere il contatto con persone gay serie e lo scambio di esperienze serve a fare aumentare la consapevolezza e a fare diminuire la paura della omosessualità. Non è raro che mi capiti di parlare con ragazzi che manifestano incertezze circa il loro orientamento sessuale. In questi casi, in genere, si percepisce un’ansia di base legata all’idea di fare chiarezza. Mi trovo a dire spesso: ”Se sei etero non c’è problema, se sei gay non c’è problema lo stesso, se poi non sai che cosa sei non hai nessun obbligo di definirti, non devi rendere conto a nessuno e comunque non c’è nessun problema lo stesso.” La maggior parte dei problemi di orientamento sono falsi problemi che si risolvono da sé col passare del tempo e con la diminuzione dell’ansia connessa al non sentirsi etero. Sembra incredibile quanto dei falsi problemi possano condizionare la vita dei ragazzi, ma l’accento costantemente posto sulla sessualità, le aspettative familiari, l’omofobia ambientale contribuiscono a drammatizzare una situazione che per se stessa non ha nulla di drammatico.

In genere l’ansia connessa ai dubbi sul proprio orientamento sessuale porta i ragazzi a comportamenti non spontanei. Un ragazzo che non si sente pienamente né gay né etero cerca di definire il suo orientamento sessuale tramite comportamenti sessuali etero o gay che siano una prova del suo orientamento sessuale. Accade così che diversi ragazzi si imbarchino in esperienze sessuali e in vere e proprie relazioni impegnative, gay o etero che siano, senza nessuna convinzione di base, con la sola idea (sbagliata) che un ragazzo se fa sesso con una ragazza è etero e se fa sesso con un altro ragazzo è gay. Le relazioni che si creano su questa base hanno spesso una caratteristica: sono cioè essenzialmente sessuali e i valori propriamente affettivi passano in secondo piano. Quando un ragazzo indeciso si butta in una relazione al solo fine di accreditare l’idea di essere etero o gay, in genere, preso dall’ansia di chiarirsi, non si rende neppure conto che dall’altra parte c’è una ragazza vera oppure un ragazzo vero che, inconsapevoli delle vere motivazioni del ragazzo che ai loro occhi si comporta come un innamorato, possono investire in quella relazione l’intera loro affettività.

Ho avuto la possibilità di parlare con ragazze che mi hanno contattato perché erano giunte alla consapevolezza che il loro ragazzo fosse gay anche se lui stesso affermava palesemente il contrario. Non è affatto detto che una ragazza rifiuti a priori una relazione con un gay e più di qualche volta ho conosciuto donne innamoratissime dei loro uomini gay, nella piena consapevolezza che fossero gay, questi rapporti possono reggere benissimo e possono essere saldissimi se, anche in assenza di sesso, tra i due esiste un rapporto affettivo profondo. Ci sono donne innamorate che aiutano i loro uomini gay ad essere quello che sono, cioè gay. Ma una donna avverte perfettamente quando l’uomo, col quale pure ha rapporti sessuali, non la ama veramente. In situazioni di questo genere una donna spesso si sente usata e può non essere in grado di comprendere la sofferenza del suo compagno. In questi casi, in assenza di dialogo autentico, le relazioni vanno avanti stancamente per anni con recriminazioni reciproche ma in genere l’uomo non ammette di essere gay nemmeno a livello di ipotesi.

Quando un gay indeciso entra in una relazione con un altro uomo lo fa con la riserva mentale di poterne uscire a suo piacimento, quello in fondo, per lui, è un esperimento. Ma non solo, nei momenti di crisi della coppia, che inevitabilmente si presentano, riaffiora l’idea di voler “provare con una donna”. Un discorso del genere, che l’indeciso fa usandolo inconsciamente come arma di ricatto psicologico motivata da una maggiore richiesta di affetto, mette in allarme il suo compagno, crea insicurezza e destabilizza ulteriormente la coppia. Se l’ipotesi di “provare con una donna” si presenta solo dopo anni di convivenza e senza una motivazione apparente, e soprattutto se quella ipotesi si realizza, c’è da ritenere che ci si trovi di fronte a una vera bisessualità “a periodi”. In alcuni casi, peraltro rari, possono verificarsi anche situazioni di bisessualità non a periodi. Quando questo accade, in genere, l’indeciso ne parla al suo compagno in modo aperto e cerca la sua comprensione che spesso trova almeno a livello teorico o di comprensione umana. Anche in questo caso, tuttavia, l’altro ragazzo si sente in grosse difficoltà.

Le situazioni di indecisione non si superano mai con esperimenti per confermare un orientamento sessuale incerto ma solo col dialogo e col confronto in un clima di libertà a di rispetto.

Vorrei aggiungere che quando un indeciso vede crollare una relazione durata anni prova anche a livello personale momenti di estrema insicurezza. Pretendere una decisione definitiva da un gay indeciso, magari dopo anni di convivenza, non è realistico e, d’altra parte, salvare la convivenza nonostante la sua intrinseca instabilità non è detto che sia la soluzione migliore.

Vorrei mettere in guardia molti ragazzi su un punto: quando un ragazzo si dimostra disponibile ad un contatto sessuale con voi ma presenta delle riserve mentali, vi dice di non sentirsi gay o di non sentirsi del tutto gay o di “non amarvi ma di voler solo fare sesso con voi”, non considerate la sua disponibilità sessuale come il segno “evidente” del suo essere gay, spesso, anzi, è vero il contrario. Spesso i gay indecisi prendono l’iniziativa a livello sessuale e inducono altri ragazzi, per questo motivo, a entrare il relazione con loro, ma questi stessi ragazzi indecisi, quando invece di fare l’amore con loro, si prova a parlarci, mostrano evidenti le loro forti indecisioni. Prima di avere un contatto sessuale con un ragazzo parlateci molto, cercate di capire chi avete davanti e se avete la sensazione che quel ragazzo sia indeciso, e gli volete veramente bene, lasciate perdere il sesso e cercate di costruire un rapporto di amicizia seria. Tenete presente che i coinvolgimenti sessuali non profondamente voluti sono spesso vissuti dall’indeciso in una forma negativa, come se il suo compagno si approfittasse di lui.

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=29728827

giovedì 12 giugno 2008

OMOSESSAULITÀ LATENTE

Sul blog Progetto Gay il giorno 11/6/08 è comparso questo commento al post “Normalità e paura di essere Gay”:

ciao a tutti. sono un ragazzo 25 enne. Fino a 2 anni fa la mia vita è andata sempre ottimamente: attratto dalle donne, storie belle e profonde, credo di poter dire che ho realmente amato. sennonché 2 anni fa ho sofferto di un attacco di depressione maggiore che ha cambiato parte del mio modo di vedere, instillandomi in quel periodo l'idea persasiva di possedere una latente omosessualità. Da quel giorno ho avuto tantissime ragazze, alcune le ho possedute, altre no.. con altre ci sono stato anke per parecchio tempo. Il punto è che sempre mi frulla l'idea di essere gay e la paura di non riuscire a costruire nulla nella mia vita. Guardo gli uomini e quelli belli mi attraggono, anche tanto, ma capita con 1 su 10. non ho mai pensato ad atti sessuali con loro, al max la fantasia mia arriva a immaginarmi abbracciato a lui.. ma è sempre un sentimento connotato da grandissima tristezza.. mi sono proprio annoiato di questa situazione.. cosa devo fare secondo voi? cosa sono secondo voi?

Scritto da : documentatus 11/6/08
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Ciao Documentarius,

un commento come il tuo merita un’attenzione speciale. In primo luogo vorrei dirti di stare tranquillo perché le questioni delle quali tu parli in genere arrivano a definirsi da sé in tempi non lunghissimi, tendono invece a complicarsi se sono accompagnate da tentativi di capire e di razionalizzare troppo, e soprattutto se sono vissute ansiosamente. L’orientamento sessuale, qualunque esso sia, non ha nulla a che vedere con l’angoscia e non apre in nessun caso la strada a qualcosa di terribile. Fino a 23 anni hai avuto una tipica storia etero e associ il sorgere dell’idea di possedere una latente omosessualità, che definisci “pervasiva”, con un episodio di depressione. Aggiungi anche che nonostante l’idea della latente omosessualità hai avuto tantissime ragazze, con più di qualcuna hai avuto esperienze sessuali, e con qualcuna sei stato per parecchio tempo. Ciò che mi colpisce è il numero di ragazze che hai conosciuto in due anni, ho l’impressione che possano essere troppe per costruire con loro un rapporto affettivo profondo (discorso che potrebbe valere anche per le ragazze che hai avuto fino all’episodio di depressione). Aggiungo che tu parli di idea pervasiva di una latente omosessualità dopo l’episodio depressivo ma non accenni ai motivi scatenanti di quell’episodio di depressione, e tra l’altro, dietro la parola depressione ci sono molti possibili significati e ci sarebbe molto da dire. In ogni caso tu riporti ‘idea di omosessualità alla depressione e aggiungi che hai paura di non riuscire a costruire nulla di buono nella tua vita, cosa che non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale perché sia un ragazzo etero che un ragazzo gay possono vivere una vita bellissima, anche se si tratta di vite orientate in modo diverso. Certo, se un ragazzo gay vuole comunque vivere la vita di un ragazzo etero allora i problemi immancabilmente arrivano. Ma veniamo alle cose che tu dici riguardo alla tua possibile omosessualità: gli uomini belli ti attraggono “anche tanto”, ma capita con 1 su 10. Beh, tutto questo accade a tutti i ragazzi gay. Molto delicata è invece la questione legata al fatto che tu non pensi ad atti sessuali con loro, anche se ammetti che la tua fantasia arriva a immaginarti abbracciato con un ragazzo, fantasia che non è certo una fantasia etero. La tristezza che accompagna questi pensieri non è facilmente interpretabile e bisognerebbe avere qualche elemento in più a disposizione per capire le cose dall’interno. Resta un fatto non secondario: hai scritto un commento sul blog di Progetto Gay e questo un ragazzo che non avesse realmente in testa l’idea o almeno il dubbio serio di essere gay non lo farebbe. Nella mia esperienza mi è capitato molte volte di trovarmi di fonte a situazioni come quelle che descrivi. Ho dato il mio contatto msn agli interessati e ho parlato con loro, nella grande maggioranza dei casi, in tempi ragionevoli (qualche mese) gli interessati hanno preso atto del loro orientamento sessuale e si sono accettati. Solo in due casi non si trattava di ragazzi gay, di uno, molto diverso dal tuo, ho parlato nel forum – col rispetto totale delle privacy - dopo essere stato autorizzato dall’interessato. Se vuoi, posso darti il mio contatto, il mezzo migliore, cioè quello più riservato è un messaggio privato tramite forum. Il forum di Progetto Gay è: http://progettogay.forumfree.net/ la registrazione è anonima e cancellabile in qualunque momento, altrimenti puoi mandarmi un messaggio con il tuo contatto usando la funzione “invia un messaggio” che si trova sotto il mio avatar (la bandierina arcobaleno) nel blog “Storie gay e non solo” http://storiegay.spaces.live.com/ ma devi avere un account (hotmail o live) se non te la senti lasciami almeno un altro commento sul blog.
Un abbraccio!

Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28930427