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mercoledì 20 giugno 2012

ACCETTARSI COME GAY IN ITALIA E IN SVEZIA

Ciao Project,
noi non ci conosciamo però ho deciso di mandarti questa lettera perché progetto gay mi ha aiutato moltissimo nel mio processo di accettazione e vorrei che tu leggessi (e se vuoi che tu pubblicassi) i risultati della mia esperienza su questo argomento (cioè l’accettazione). Adesso mi sento sereno e penso che tanti ragazzi che si sentono come mi sentivo io fino a pochi mesi fa potrebbero trovare utili le cose che sono venuto elaborando piano piano.
Ho 25 anni, la mia storia penso sia simile a quella di moltissimi ragazzi gay. Ho una sorella più piccola di me di un anno. Mio padre è tra i 50 e i 60, mia madre non ne ha ancora 50. La mia famiglia mi vuole bene ma a modo suo, sono brave persone ma non sono capaci di guardare al di là del proprio naso. Mio padre è il classico bell’uomo per la sua età, ancora ben portante, e ha certamente un fascino sulle donne, l’ho notato in tante situazioni, ma ho notato anche un’altra cosa, quando ci sono donne, diciamo dai 20 in su, lui si trasforma, si atteggia, cambia modo di fare, non se ne accorge nemmeno, ma ha il comportamento del seduttore, finisce tutto lì ma è evidente che ancora alla sua età le donne riescono a trasformarlo. Non credo sia mai stato molto soddisfatto della vita sessuale con mia madre, una volta, in privato, quando siamo riusciti a parlare un po’ mi ha detto: “non ti mettere con una mezza monaca come tua madre che se no il monaco lo devi fare pure tu!” Mio padre sa degli omosessuali che sono “checche”, “femmine venute male”, “povera gente che ti può fare solo pena” queste sono parole sue. Quando deve svalutare qualcuno dei suoi colleghi più giovani il discorso finisce sempre lì e quando dice quelle cose le dice con l’aria di chi sa esattamente quello che dice. Il suo atteggiamento affermativo, quando ero ragazzino, mi dava sicurezza, se una cosa l’aveva detta papà per me era verità assoluta. Adesso mi rendo conto che in quel modo mi ha messo in testa una marea di stupidaggini e che io le ho assimilate come se fosse vangelo e poi ho avuto una marea di problemi a trovare una strada per arrivare a ragionare col mio cervello ma per fortuna ci sono arrivato lo stesso. Mia madre è tutta casa, chiesa e pettegolezzi, è una brava donna ma ha bisogno di sicurezza e la trova nelle cose che dice papà (purtroppo) e nelle cose che dicono i preti (anche qui purtroppo). Se quello che dice papà non corrisponde a quello che dicono i preti allora si sente incerta e finisce per tollerare quello che dice papà e per pensare che comunque quello che dicono i preti è certamente giusto, ma quando, come nel caso della omosessualità, sia papà che i preti dicono più o meno le stesse cose allora si sente completamente esaltata. I miei non litigano, si tollerano, i ruoli sono ben definiti e salvare la faccia è in assoluto la prima cosa da fare. Mia sorella quando aveva vent’anni si era messa con un ragazzo senza dire niente ai miei, ma si sentiva in colpa per questo fatto e mi assillava perché voleva da me un consiglio su che cosa dovesse fare. Io le dicevo di andare per la sua strada ma lei ha parlato con mamma, dopo tre mesi la storia con quel ragazzo era finita e lei adesso sta con un altro ragazzo, questa volta uno che sta bene a mamma. Se penso che avrò un cognato così (ormai è certo che finisce così) mi viene il latte alle ginocchia. Una volta stavamo fuori con mia sorella e il ragazzo, in macchina, a sentire la radio e hanno messo una canzone di Tiziano Ferro, il mio futuro cognato non conosceva la canzone e nemmeno riconosceva la voce di Tiziano Ferro, io gli ho detto che era Tiziano Ferro e lui ha fatto una smorfia che è bastata a farmi perdere quel minimo di rispetto che avevo per lui. Mia sorella in pratica si è allineata alle scelte di mamma. Il ragazzo viene da una famiglia ricca e cattolica, quindi è da sposare! Io non voglio fare quella fine. Se devo essere sincero, se non mi sono mai considerato gay fino a pochi mesi fa, perché a casa mia gay è ancora una parolaccia, non mi sono nemmeno mai considerato etero, a 15/16 massimo 17 anni ho provato anche ad avere una ragazza, fino a parlare insieme si poteva pure, anche se mi era indifferente, ma quando si cominciava a fare un po’ di petting anche pochissimo, mi chiedevo che cosa stavo facendo, la sentivo proprio come una cosa del tutto innaturale. In realtà io non solo non ho avuto un rigetto per il sesso gay ma avevo proprio un rigetto verso il sesso etero, che sentivo come una specie di violenza alla quale in un modo o nell’altro avrei dovuto finire per adattarmi. Le battute stupide che faceva mio padre sui gay allora mi ferivano profondamente, mi sentivo sbagliato, in colpa, e cercavo di cambiare strada, il rigetto dell’essere gay era questo, cioè un essere costretto a mettere da parte qualcosa che sentivo invece come parte di me, come una cosa importante che mi faceva stare bene e in cui non trovavo assolutamente niente di sbagliato. È stato così che piano piano ho cominciato a farmi delle domande e a cercare di rispondere col mio cervello, leggendo il più possibile per cercare di capire ed è stato così che, con tanta fatica, ho cominciato a recuperare la mia libertà, almeno la mia libertà di pensiero, ma il passo fondamentale è proprio quello. Mi chiedevo: ma perché secondo tutta questa gente è una cosa patologica quando per me è una cosa assolutamente naturale? È possibile che loro abbiano tutti torto e io solo abbia ragione? Devo dire però che per arrivare consapevolmente a dirmi che non ci trovavo proprio niente di assurdo, niente di contro natura, ci ho messo parecchio. Tante volte ho provato a reprimermi ma era una scelta non spontanea ma autoimposta, provavo a schiacciare ma mia natura e ovviamente non ci riuscivo, provavo a dirmi che era sbagliato e che la cosa migliore sarebbe stata mettersi con una ragazza e mettere su famiglia ma erano solo ragionamenti astratti, la mia sessualità era incompatibile con le ragazze. Tra l’altro penso di essere stato anche molto fortunato perché per un ragazzo che, magari a bocca storta, ma un rapporto sessuale con una ragazza arriva ad averlo le cose possono essere molto più complicate, ma per me non è stato così, una ragazza, fosse pure Venere in persona, non ha mai avuto per me nessuna attrattiva sessuale e di questo sono stato sempre certo e poi c’era dall’altra parte il fatto che tutta la mia sessualità era gay, mi masturbavo da sempre pensando ai ragazzi, prima in modo del tutto naturale e senza problemi, poi con un bel po’ di sensi di colpa e finalmente adesso di nuovo senza nessun senso di colpa. Le mie fantasie erano tutte per i ragazzi. L’estate per me era una stagione bellissima e lo è adesso più di prima perché si va al mare con gli amici, certo loro pensano alle loro ragazze e io peso a loro ma non vedo proprio che cosa ci sia di male. Tirando le somme, se io avessi avuto una famiglia senza il tabù della omosessualità credo che non avrei avuto proprio nessun problema di accettazione. I problemi di accettazione sono solo delle conseguenze degli atteggiamenti omofobici diffusi. Certe volte penso con una certa invidia che ci sono ragazzi che vivono queste cose proprio in un altro modo. Ho conosciuto tramite internet un ragazzo svedese di Stoccolma (un bellissimo ragazzo!), Dag, chattiamo in Inglese la sera, gli ho raccontato di me e non riusciva a crederci, mi ha detto che in Svezia c’è una legge del 2001 che vieta qualsiasi discriminazione relativa all'orientamento sessuale e che lui non ha mai visto nessuna forma di discriminazione. Alcuni suoi amici sono gay e quando andavano a scuola e poi all’università lo sapevano tutti ma la cosa non ha mai creato nessun problema e c’era anche una forma di educazione contro l’omofobia, proprio fatta a scuola. Lì il liceo (Gymnasieskola) dura tre anni dai 16 ai 20 più o meno. La Svezia è al primo posto nel mondo nella tutela dei diritti dei gay: la legislazione protegge dalla discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale, sono riconosciute le unioni tra persone dello stesso sesso, sono riconosciuti diritti genitoriali per coppie dello stesso sesso, l’omofobia viene riconosciuta nelle espressioni di odio/criminalità. Dag mi ha detto che in Svezia l’educazione sessuale fa parte proprio dei programmi scolastici fino dalla scuola di base ed è integrata in tute le discipline, lui ha potuto parlare liberamente di omosessualità e dire di essere gay da quando aveva 16 anni, nella sua scuola si vedevano anche coppie di due ragazzi maschi che si scambiavano tenerezze e nessuno ci rimaneva sconvolto. Dag è luterano e non ha avuto mai problemi con la sua religione, mi ha raccontato che il pastore nel sermone della domenica parla qualche volta anche di omosessualità e ne parla in termini di amore, cosa che da noi sarebbe considerata un’eresia. Evidentemente è proprio un altro mondo.
In pratica i problemi di accettazione sono veramente, come ho letto in giro, forme di omofobia sociale interiorizzata. Io so perfettamente chi sono e che cosa voglio, però tanti problemi restano. Qui non siano Stoccolma e la mia famiglia non è quella di Dag, in altri termini so bene che per me sarà dura, che i miei non mi accetteranno, perché non sono proprio all’altezza di farlo, e che, se mai avrò un ragazzo, o me ne andrò a vivere lontano da casa mia o il nostro rapporto dovrà essere tenuto a livello privatissimo. Noi gay stiamo scontando in tanti modi l’ignoranza e il preconcetto diffuso e la cosiddetta non accettazione ne è uno degli esempi più tipici. Ma perché l’Italia deve essere sempre il fanalino di coda in tutte le scelte che rappresentano un passo in avanti verso la civiltà? Ma perché dobbiamo soffrire per la stupidità e l’ignoranza altrui? Spero tanto che l’Europa costringa l’Italia a diventare un paese civile.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

lunedì 1 agosto 2011

GAY TRA LEGGI ITALIANE E NORME EUROPEE

È vero, per paradossale che possa essere, la Camera ha approvato la pregiudiziale di costituzionalità ed ha di fatto respinto l’idea di una tutela penale rafforzata per gli omosessuali.
 Non si comprende, in termini oggettivi, che cosa distingua le motivazioni omofobe dalle motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose, esimendole da qualsiasi aggravante, mentre il Decreto Legge 26 aprile 1993, n. 122, coordinato con la legge di conversione 25 giugno 1993, n. 205, recante: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”, prevede che sia punto con la reclusione sino a tre anni chi diffonde in qualsiasi modo idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; e che sia punto con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
L’art.  3 del medesimo Decreto legge recita testualmente “Articolo 3 Circostanza aggravante.
1. Per i reati punibili con pena diversa da quella dell'ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l'attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata fino alla metà.
Non occorre un costituzionalista per notare che si tratta di incongruenze legislative palesi.
Tuttavia neppure invocando l’Unione Europea si può sperare di risolvere in concreto qualcosa.
La  Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea all’Articolo 9 “Diritto di sposarsi e di costituire una famiglia” recita testualmente: “Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio”, norma quanto mai evasiva. All’ Articolo 21 “Non discriminazione” recita “1. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale”.
 Come si vede, a livello di norme positive dell’Unione Europea, c’è ben poco che possa tutelare oggettivamente i gay e il lunghissimo elenco di risoluzioni e di esortazioni rimaste inascoltate rivolte dall’Unione ai singoli Stati su questa materia ricorda molto da vicino le gride di manzoniana memoria mille volte replicate perché sempre disattese.
 Può essere interessante dare uno sguardo alla Relazione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea (2002) (2002/2013 (INI)) della Commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni Relatore: Fodé Sylla. Ne riposto alcuni tratti che confermano quanto detto.
 La Commissione
“Discriminazione fondata sull'orientamento sessuale
81. ribadisce la propria richiesta agli Stati membri di abolire qualsiasi forma di discriminazione - legislativa o de facto - di cui sono ancora vittime gli omosessuali, in particolare in materia di diritto al matrimonio e all'adozione;
82. si compiace dei diversi progressi registrati nel 2002 in Austria (abolizione dell'articolo 209 del codice penale), in Finlandia (riconoscimento dei diritti dei transessuali) e in Belgio (matrimonio tra omosessuali);
83. invita ciò nondimeno l'Austria a chiudere tutte le procedure in corso inerenti all'articolo 209 del codice di diritto penale (vecchio) e adottare misure di riabilitazione per coloro che sono stati condannati ai sensi di dette disposizioni legislative; sollecita altresì un'applicazione in maniera non discriminatoria del nuovo articolo 207b del codice di diritto penale;
84. invita il Portogallo, l'Irlanda e la Grecia a modificare senza indugi le proprie legislazioni che contemplano una differenza di età in materia di consenso al rapporto sessuale in funzione dell'orientamento sessuale, dato il carattere discriminatorio di tali disposizioni;
85. raccomanda agli Stati membri di riconoscere, in generale, i rapporti non coniugali fra persone sia di sesso diverso che dello stesso sesso, conferendo gli stessi diritti riconosciuti ai rapporti coniugali, oltretutto adottando le disposizioni necessarie per consentire alle coppie di esercitare il diritto alla libera circolazione nell'Unione;”
 E più avanti:
­­­­“3. Omosessuali
A. Evoluzione giuridica
a) Convenzione internazionale
- Consiglio d'Europa
Il protocollo 12 della CEDU (STE n. 177) non è ancora stato firmato da Danimarca, Spagna, Francia, Svezia, Regno Unito e non è stato ancora ratificato da alcuno Stato membro. Il protocollo vieta in generale tutte le forme di discriminazione.
b) Legislazione europea
- Decisione del Consiglio 2000/750/CE del 27 novembre 2000 che istituisce un programma d'azione comunitaria contro la discriminazione (2001-2006), dotato di un bilancio di 100 milioni di euro;
- va sottolineata l'importanza della direttiva 2000/78/CE del Consiglio che stabilisce un quadro per la parità di trattamento in materia di lavoro e la necessità di assicurarne l'effettiva attuazione negli Stati membri nel 2002.
- la direttiva 2002/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 settembre 2002 che modifica la direttiva del Consiglio 76/207/CEE sull'attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro. La direttiva vieta qualsiasi discriminazione in funzione del genere nell'ambito lavorativo poiché la normativa UE considera la discriminazione dei transessuali come una forma di discriminazione basata sul sesso.
Relazioni del PE
- La relazione per parere del Parlamento europeo sulla direttiva del Consiglio sui criteri minimi per la qualificazione e lo status di cittadini di paesi terzi ed apolidi quali profughi o persone che necessitano di altro tipo di protezione internazionale (Relazione Jean
Lambert).
c) Giurisprudenza
- Corte europea per i diritti dell'uomo
La Corte europea per i diritti dell'uomo ha ritenuto, nella causa Fretté contro Francia, che, in assenza di consenso a livello europeo, il rifiuto di concedere l'autorizzazione necessaria per l'adozione di un bambino da parte di un omosessuale ricade nel margine di valutazione degli Stati membri e, di conseguenza, non può essere considerata una violazione dell'articolo 8 della convenzione europea sui diritti dell'uomo in relazione con l'esigenza di non-discriminazione.
Tale sentenza non può essere però interpretata come significativa del fatto che la Corte europea dei diritti dell'uomo ammette che non costituiscono discriminazione le differenze che gli Stati interessati creano tra categorie di persone di diverso orientamento sessuale a livello di vita privata o familiare.
d) Conferenze internazionali o europee
ILGA, "Riconoscimento della diversità e promozione dell'uguaglianza", Lisbona, Portogallo, 23-27 ottobre 2002, 24a Conferenza internazionale dell'associazione delle lesbiche e degli omosessuali.
B. Quadro generale della situazione attuale
Milioni di persone in Europa continuano ad essere oggetto di discriminazione in funzione del loro orientamento sessuale o del loro genere; tuttavia, nel 2002 sono stati realizzati alcuni progressi.
In Austria la Corte costituzionale ha dichiarato anticostituzionali le disposizioni di cui all’articolo 209 del Codice penale, relative all’età necessaria fra le parti consenzienti in una relazione tra omosessuali e ha chiesto al legislatore di modificare l’articolo entro il 2003. Tuttavia, malgrado la revisione del codice penale sia in vigore dal 14 agosto 2002, i procedimenti avviati in precedenza non sono stati annullati, bensì proseguono il loro iter, invece di essere archiviati.
Le età di consenso ai rapporti sessuali in funzione dell’orientamento sessuale continuano a variare e di conseguenza ad essere discriminatorie in Portogallo, Irlanda e Grecia.
In Finlandia, la legge del 3 maggio 2002 riconosce i diritti dei transessuali. La sentenza Goodwin/Regno Unito, emessa dalla Corte di Strasburgo, era giunta alle medesime conclusioni.
In Svezia, la legislazione che condanna l’odio razziale è stata estesa alle persone vittime di discriminazione a causa dei loro orientamenti sessuali. Infine, le leggi del Belgio consentono i matrimoni tra omosessuali.
Tuttavia, andando in senso diametralmente opposto, la Corte di Strasburgo (causa Fretté/Francia), non ha ritenuto discriminatorio, ai sensi dell’articolo 14 della Convenzione, il rifiuto di autorizzare l’adozione di un bambino da parte di un omosessuale.
Gli Stati membri dovrebbero adottare una definizione giuridica più ampia di famiglia che permetta di riconoscere gli stessi diritti segnatamente per le coppie costituite da persone dello stesso sesso.
In Italia, la legge del 2002 sull’immigrazione non considera la persecuzione in ragione dell’orientamento sessuale come un caso di persecuzione che giustifichi il diritto d’asilo. Gli Stati membri dovrebbero incorporare la persecuzione in funzione dell'orientamento sessuale o del sesso nella definizione dello status di rifugiato o di richiedente asilo.
In linea generale l’UE prima o poi dovrà adottare provvedimenti che rendano possibile la libera circolazione delle coppie omosessuali, senza che ciò comporti per loro la perdita dei diritti riconosciuti nel paese d’origine.
Infine gli Stati membri dovrebbero attivamente aumentare la consapevolezza e promuovere un approccio di "mainstreaming" contro la discriminazione in funzione dell'orientamento sessuale e del sesso in tutte le politiche, i programmi e le iniziative comunitarie.”
 Oltre l’Unione Europea, anche il Consiglio d’Europa, che non è una istituzione dell’Unione Europea, si è occupato di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale proponendo delle risoluzioni molto serie e coraggiose, come la seguente  proposta dal socialista svizzero Andreas Gross:

“La Commissione giuridica e per i diritti dell'uomo puntualizza che l'orientamento sessuale - sia che si tratti di eterosessualità che di bisessualità o di omosessualità - è una parte profonda della identità di ciascuno di noi. Secondo il diritto internazionale nessuno può essere trattato in modo diverso a causa del suo orientamento sessuale. Eppure lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutta Europa devono ancora affrontare profondi pregiudizi e discriminazioni diffuse che possono presentarsi sotto forma di violenze fisiche - tra cui, nel peggiore dei casi, gli omicidi -  di crimini d'odio, di espressioni di disprezzo, di divieto di manifestazioni, di intrusioni dello Stato nella vita privata e di trattamento sleale a scuola o sul posto di lavoro.
 Persone transgender si vedono rifiutato il trattamento di cambiamento di sesso o viene loro negata la registrazione del loro nuovo sesso. Si contribuisce così agli alti tassi di suicidio in questo gruppo di persone.
Secondo il Comitato, tali violazioni dei diritti umani devono finire, così come l’incitamento a commetterle da parte di personaggi pubblici. Nel frattempo, i Paesi membri del Consiglio d’Europa dovrebbero garantire il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, riconoscendo in particolare in questi casi la qualifica di "parenti prossimi" e la possibilità di adottare congiuntamente i figli l’uno dell’altro, se non anche il diritto di ciascun singolo partner di adottare figli dell’altro.
 Il dialogo tra tutti gli organismi [internazionali e del Consiglio d’Europa], basato sul rispetto reciproco, è essenziale al fine di migliorare la comprensione reciproca, al fine di combattere i pregiudizi e favorire dibattiti pubblici e riforme su questioni che riguardano lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. ”
Ma le resistenze sono state e sono fortissime, fino a rasentare vere operazioni sabotaggio per via diplomatica. Rinvio ad un mio articolo in proposito del Gennaio 2010 http://progettogay.myblog.it/archive/2010/01/28/gay-e-consiglio-d-europa.html
La strada è ancora molto lunga e la società civile è condizionata da una profonda ignoranza su queste tematiche, alle iniziative parlamentari, che sono comunque degne del massimo rispetto e che contribuiscono a sollevare il problema, deve affiancarsi un’azione costante di educazione della società civile e degli stessi gay sulla libertà e sull’uguaglianza come valori supremi di una vera democrazia.