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sabato 5 novembre 2016

OMOSESSUALI E ORRORE DI FRONTE ALLA DONNA SECONDO RAFFALOVIC

I due capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affrontano il cosiddetto “orrore di fronte alla donna” (horror feminae). Raffalovich prende in esame la reazione degli omosessuali di fronte al coito con una donna; non si sofferma affatto sulla possibilità o meno per un omosessuale, di avere rapporti sessuali con una donna, ritiene semplicemente che la cosa sia decisamente molto più comune di quanto appare attraverso la letteratura, ma, proprio prendendo in esame i rapporti sessuali degli omosessuali con le donne, ne coglie la dimensione di forzatura, di cosa sostanzialmente “non sessuale”, di sforzo di volontà che rappresenta una violenza alla volontà libera, in sostanza una forma di onanismo incapace di lasciare ricordi. Tutto ciò deriva dall’indifferenza dell’omosessuale verso la donna, ma non è certo un segno di odio o di orrore. L’orrore verso il coito eterosessuale, in un uranista non è un fatto necessario o naturale, ma, per Raffalovich, è indotto da una serie di circostanze sulle quali l‘autore si sofferma.
Nel secondo dei due capitoli che potete leggere nel seguito, Raffalovich riporta una serie di citazioni dal Satyricon di Petronio, un’opera dei tempi di Nerone ma di straordinaria attualità, che per secoli è stata ostracizzata ma che andrebbe riletta con una maggiore consapevolezza critica. A coloro che ne condannavano l’immoralità, si opponevano coloro che ne rivendicavano la piena legittimità, ma che la vedevano comunque come una specie di romanzo erotico ante litteram. In realtà, se ci si libera dai pregiudizi nell’uno come nell’altro senso, si potrà capire che il Satyricon è un vero romanzo d’amore e che i sentimenti che descrive non sono una parodia, satirica appunto, della realtà, ma ne sono una rappresentazione seria. Nei brani citati da Raffalovich è presa in considerazione in particolare la posizione di Encolpio, innamorato di Gitone, ma capace di apprezzare sessualmente anche le donne. Dai brani citati risulterà evidente che Encolpio non è innamorato della bella Trifena e nemmeno del bel Lica, che pure cerca di sedurlo, ma soltanto e perdutamente del suo Gitone, che lo fa soffrire ma che è l’unico che può fargli provare un profondo trasporto affettivo oltre che sessuale.
Ma lascio la parola a Raffalovich.
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Orrore di fronte alla donna
Io credo che si troverà che la facoltà (non dico il desiderio) di avere rapporti sessuali con i due sessi è molto più normale e diffusa di quanto non sia stato scritto. I rapporti col sesso verso in quale l’uomo non ha inclinazione lo soddisfano solamente fisicamente, momentaneamente, e gli sembrano un atto basso e inferiore. Si sentono alcuni uranisti dire che per loro il coito con una donna è un atto fisico, animale, stancante, mentre qualsiasi atto sessuale con un uomo di loro scelta (anche fisica) può mettere in gioco tutte le loro emozioni, tutte le loro vanità. L’uranista, la maggior parte delle volte, compie il coito con una donna attraverso uno sforzo di volontà e nello stesso tempo contro la sua stessa volontà.
L’uomo eterosessuale cerca nella donna una compagna, una serva, un’amante, della quale può andare orgoglioso, un divertimento, un diversivo, un’occupazione e la madre dei suoi figli. L’invertito, pur restando profondamente invertito, può nascondere la sua unisessualità alle donne, senza intaccare il suo ideale di unisessualità. Al contrario, più è amato da sua moglie e dai suoi figli, più le donne appartenenti ad un mondo o ad un altro lo occupano, o anche lo divertono, più si dà da fare per farsi notare dalla gente mostrandosi con una donna bella o interessante o alla moda, più avrà bisogno di ciò che per lui è la realtà, la verità, il centro, o l’illusione necessaria, la visione, l’orizzonte. Più le donne possederanno la sua vita fisica o morale, più i suoi desideri unisessuali fisici o platonici o romantici si espanderanno. L’orrore di fronte alla donna non è un elemento distintivo indispensabile o normale dell’invertito più invertito, ma può essere acquisito e coltivato.
La misoginia, l’orrore mescolato alla paura nei confronti della donna come essere fisico, morale e intellettuale, è una malattia, una mania, una fobia: ma uno sdegno intellettuale, un fastidio intimo (ci sono uomini molto eterosessuali che trovano che la più grande prova d’amore è sopportare il fastidio causato dalla donna amata) un fastidio che l’affetto o la simpatia o la bontà o il rispetto per una qualità qualunque possono far superare, questo fastidio-sdegno è logico, frequente, e deriva dal carattere dell’uomo, dal carattere della donna e dalla civiltà che circonda la donna di tanta curiosità e di tanta cortesia. Molte donne ignorano la loro mancanza di attenzione o di memoria, i loro infantilismi, i loro difetti, e tutto ciò che di loro è stato tanto vantato, l’enigma che degenera in rebus. L’uomo annoiato o allontanato da tutto ciò che ho appena indicato, e che è così diffuso tra le persone più colte il cui cervello non è tanto perfezionato quanto i loro atteggiamenti, o l’uomo respinto dalla ristrettezza mentale e dall’opacità di altre donne che non si mettono in posa, o respinto dalle loro pretese, quest’uomo non ha nulla di sorprendente. L’eterosessuale non avrà vergogna di confessare questa noia, questa critica spesso inevitabile.
L’invertito prova sensazioni o pensa nello stesso modo. Sarà forse più portato all’indulgenza rispetto all’eterosessuale, ha più pazienza se non ha sofferto a causa delle donne, se ha vissuto al riparo dalle complicazioni che le donne producono, o se ha delle amiche che stima e di cui non ha mai avuto da lamentarsi. Le donne saranno per lui quello che sono per la maggior parte degli eterosessuali: gli saranno simpatiche, indifferenti o sgradevoli, secondo le circostanze, la loro condotta, la loro natura e la sua capacità di capirle.
Potrà per simpatia estetica e morale, per l’attrazione di certe qualità fisiche e intellettuali, per delle virtù o dei talenti, per il merito o per gli orpelli essere anche portato al limite stesso dell’eterosessualità, e più di uno ha seguito questa strada almeno una volta, o è stato tentato più di una volta di seguirla. Il desiderio del focolare domestico, della paternità, o l’illusione del teatro, della commediante travestita o in un abito di fantasia, ha probabilmente visitato tutti gli uranisti in un momento o in un altro, anche quelli che sono del tutto ribelli e contenti della loro sorte o che come Prometeo, non vogliono sottomettersi.
Ma se delle donne arrivano a calunniarli ad interrompere lo scorrere pacifico dei loro affetti o la loro ricerca di un amore prezioso; se delle donne fanno soffrire quello o quelli che essi amano, se la gelosia o la paura delle donne si impossessa di loro, allora essi le detestano, le analizzano, le disprezzano, ne hanno terrore: sono le Nemiche,[1] delle nemiche che non si possono evitare, insinuanti, che non perdonano mai e dimenticano ancora meno, che tra loro si danno alla maldicenza.
Dato che essi non desiderano nulla da loro, quando diventano antipatiche, non c’è più alcuna idealizzazione, o cristallizzazione; devono lamentarsi delle donne e si vendicano detestandole. Comunque questo stato di cose non è destinato a durare: perché porterebbe alla follia della persecuzione.
Da quando le donne li hanno ostacolati, sconvolti, la freddezza sessuale verso di loro si muta in antipatia, in repulsione e può raggiungere il parossismo, l’orrore. L’odore della donna li stomacherà, il suo sudore! Diventeranno sensibili all’odore mestruale come a tutte le traspirazioni. Questo accade in parte perché si abbandonano a delle antipatie , ad un antagonismo di lunga data, e in parte perché essi creano delle antipatie o un antagonismo. È la lotta che dà una forma all’indifferenza, che la metamorfosizza e la traspone.
Anche per l’eterosessuale è facile scivolare sulla china dell’antipatia personale fino all’orrore sessuale. Ci sono molte donne che producono su molti eterosessuali una rivolta e delle sensazioni che possono arrivare fino all’orrore del coito. Perché un uranista ben portante arrivi ad un orrore simile bisogna che la sua tendenza unisessuale sia o molto contrastata o molto supereccitata. Il matrimonio è tanto pericoloso per certi uranisti perché li obbliga a soddisfare i loro istinti unisessuali.
L’uomo che ama l’uomo con i suoi sensi e col suo spirito considera ordinariamente il coito con una donna come un atto fisico che non lascia che stanchezza, quella tristezza dell’animale che si è reso più debole senza avere neppure un ricordo in cambio. È dopo dei rapporti con una donna che l’uranista è soprattutto esposto a dei tentativi unisessuali incoercibili. È forse più facile astenersi del tutto da qualsiasi commercio carnale che limitarsi esclusivamente a quello che non soddisfa affatto l’immaginazione, la vanità, la decenza: perché a molti invertiti i rapporti eterosessuali sembrano poco decenti.
La volontà dell’uranista che pratica il coito, o uno dei suoi sostituti, con una donna (se non è entusiasta del matrimonio, ansioso di avere figli, di fare il suo dovere verso sua moglie, e in questo caso sarebbe molto meglio per lui se non ci fosse un simile dovere), è così contraddetta, così scioccata; lui è totalmente schiacciato dal mondo, si sente una vittima, oppresso da una forza più grande di lui al punto di provare la stanchezza terribile e delusa di un animale più che di un uomo.
Tutti i medici ripetono con enfasi che la soddisfazione unisessuale tranquillizza l’invertito, lo rende forte, riposato, ben portane. È una cosa del tutto naturale, bisogna ricordarselo sempre quando si giudica un unisessuale. La sua antipatia verso la donna aumenta sia attraverso l’asservimento, l’annientamento della sua volontà che in funzione del benessere che egli avrebbe provato nel letto di un maschio “simpatico”. Non c’è da stupirsi allora se, alla lunga, prova la sensazione che la corvée coniugale gli è intollerabile a meno di non essere costretto a sopportarla.
Lui prova quello che prova una moglie che non ama suo marito e che ama un altro. L’uranista effeminato, probabilmente, ha più spesso questo orrore fisico del coito, ma l’uranista virile o extra-virile, forzato a sacrificare la sua volontà, arriva per risentimento a un simile orrore. L’effeminato ha potuto talmente femminilizzarsi, ha potuto talmente abituarsi a dei sentimenti da donna, talmente indebolirsi fisicamente, permettendosi degli scatti di nervi e dei momenti di collera, che i rapporti eterosessuali possono sembrargli una forma di onanismo inutile o nociva. D’altra parte più di un invertito prova un piacere malizioso a non esaudire i desideri di una donna.
Quando l’uranista ha avuto una disavventura di salute, quando una donna l’ha infettato, il suo orrore può diventare insuperabile.
Riassumo:
L’orrore del coito non esiste sempre o necessariamente; può comunque sopravvenire in qualsiasi occasione. Un atto sessuale che non interessa, che non è un atto sessuale, non ha nulla di desiderabile per un uomo raffinato e civilizzato; e non gli viene facilitato, normalmente, né dalla bellezza fisica della donna, né da una inquadramento ideale né da circostanze lusinghiere o romantiche. L’uranista, con una donna, resta indifferente. Servono degli avvenimenti fortuiti o molto particolari per cambiare l’indifferenza in orrore.[2]
Gli effeminati hanno dovuto sempre adattarsi al coito con le donne, almeno gli effeminati un po’ passivi, o stanchi o delicati; ma gli uranisti virili devono evitare la donna più degli altri. In effetti la posizione sociale della donna, dopo il Cristianesimo, dopo che essa ha lasciato il gineceo, l’ha resa molto più antipatica sessualmente per l’uranista. È il simbolo sociale della donna che impedisce a più di un uranista virile di avere rapporti eterosessuali.
I frammenti di Petronio che sto per citare mostreranno Gitone, Manon Lascaut unisessuale, amato da due uranisti, di cui uno, Encolpio, l’eroe del romanzo, può soddisfare i desideri lubrici con delle donne, ma prova amore psichico solo per Gitone.
Frammenti del Satyricon
Encolpio (l’”io” del testo) è un Desgieux[3] dissoluto, Gitone[4] è la Manon Lescaut dell’unisessualità romana.
“Appena arrivai nella mia stanza mi misi a letto col mio caro Gitone… Dio dell’amore, che notte! … Avevo torto comunque ad essere contento della mia sorte, perché approfittando del mio sono, Ascilto prelevò Gitone dalla mie braccia stordite dall’ubriachezza, e se lo portò nel suo letto. Lì, mettendo sotto i piedi tutti diritti umani più sacri, usurpò senza il minimo scrupolo i piaceri che appartenevano soltanto a me, e si addormentò sul petto di Gitone, che non sentì, o forse fece finta di non sentire l’ingiuria che Ascilto mi faceva. Al mio risveglio cercai vanamente nel mio letto solitario l’oggetto del mio amore: per vendicarmi dei due spergiuri, fui tentato di infilzarli con la mia spada e di farli passare dal sonno alla morte, ma alla fine, prendendo la decisione più saggia, svegliai Gitone a bastonate; poi gettando su Ascilto uno sguardo violento, Scellerato, gli dissi, con una vile aggressione hai violato le leggi dell’amicizia, prendi le tue cose e vattene… – Ascilto sembrò acconsentire; ma dato che abbiamo diviso d’amore e d’accordo le nostre cose, ora, disse, dividiamoci anche il ragazzo.
“All’inizio pensai che fosse una battuta, e che sarebbe partito; ma lui, sguainando la sua spada con una mano fratricida: Tu non ti godrai da solo questo tesoro, gridò…
“Anche io salto sulla mia spada, e arrotolando il mantello intorno al mio braccio, mi metto in guardia. Durante questi sfoghi furiosi, l’infelice ragazzo abbracciava le nostre ginocchia, e bagnato di lacrime ci supplicava di non sporcarci le mani col sangue del fratello al quale fino a poco prima ci univa una tenera intimità. – Sì, gridò, se la morte di uno di noi è necessaria, ecco il mio collo, colpite! Affondateci le spade! Tocca a me morire, a me che ho mandato in frantumi i legami della vostra mutua amicizia.
“Disarmati da queste preghiere, rimettemmo le spade nel fodero. Allora Ascilto disse: Gitone appartenga a quello di noi che lui stesso preferirà. Lasciamo almeno che scelga liberamente quello di noi che vuole per fratellino. – Pieno di fiducia nell’antichità delle mie relazioni con quel ragazzo, che sembravano unirmi a lui con una specie di parentela, accettai con ansia la scelta che Ascilto mi proponeva e mi affidai al giudizio di Gitone; ma lui, senza stare troppo a soppesare le cose e senza mostrare un solo istante di esitazione, scelse Ascilto per fratellino.
Fulminato da questa conclusione, non ebbi neppure l’idea di riprendermi Gitone con le armi, e caduto sul mio letto mi sarei dato la morte se non avessi temuto di aumentare il trionfo del mio rivale. Fiero del successo, Ascilto se ne va col trofeo                della sua vittorie, lasciando un antico compagno, il compagno della buona come della cattiva sorte, che fino a ieri ancora chiamava amico, solo e senza soccorso in un paese straniero… Feci un pacchetto dei miei stracci e me ne andai tristemente ad alloggiare in un posto poco frequentato, sulla riva del mare. Là rimasi tre giorni senza uscire: il ricordo del mio abbandono e del disprezzo di Gitone mi tornava incessantemente in mente; mi spaccavo il petto emettendo singhiozzi dirompenti e nella mia violenta disperazione gridavo spesso: Perché il mare, così funesto anche per gli innocenti, mi ha risparmiato? Ho ucciso il mio ospite, e nonostante tutto sono sfuggito al castigo… eccomi solo, abbandonato come un mendicante, come un esiliato, in questo brutto albergo di una città greca. E chi mi sprofonda in questa terribile solitudine? Un giovane uomo contaminato da ogni specie di dissolutezza… i cui favori erano venduti al miglior offerente… e che dirò dell’altro, di questo Gitone, che si mise i vestiti da donna quando era il tempo di mettersi la toga virile, … che in una prigione si abbandonò alle carezze degli schiavi più vili; che dopo essere passato dalle mie braccia in quelle di un rivale, abbandona di colpo un vecchio amico, e come una vile prostituta, o vergogna! nello spazio di una sola notte sacrifica tutto alla sua nuova passione. Adesso, come una coppia felice, passano le notti intere nei più dolci abbracci. Forse anche in questo momento, esausti entrambi per l’eccesso del piacere, ridono sul mio triste abbandono…
“Sono andato alla terme con Eumolpo. Rientrandoci ho visto Gitone appoggiato contro il muro che teneva in mano degli stracci e dei raschietti da inserviente di bagno pubblico. Dalla sua aria triste e abbattuta si indovinava facilmente che serviva Ascilto suo malgrado. Mentre lo guardavo con attenzione per assicurarmi che fosse proprio lui, mi vide e girando verso di me il viso in cui brillava la gioia più viva: Grazie, fratello mio, abbi pietà di me. Qui non vedo più brillare le armi e ti posso fare conoscere i miei veri sentimenti. Liberami dalla tirannia di un brigante sanguinario e per punirmi del giudizio che ho pronunciato contro di te, infliggimi pure i più severi castighi; ma non è forse un supplizio abbastanza crudele per il disgraziato Gitone avere perso il tuo affetto? – Gli ordino di farla finita con le recriminazioni per paura di attirare l’attenzione… poi trascino Gitone fuori da quei luoghi e scappiamo a gambe levate verso il mio albergo. Là, chiudendo la porta dietro di noi, mi precipito nelle sue braccia, e coi baci ardenti asciugo i pianti di cui le sue gote sono inondate. Rimanemmo per parecchio tempo senza poter proferire parola perché questo amabile ragazzo si squarciava il petto a forza di singhiozzi. – Che vergogna per me, gli dicevo, amarti ancora dopo il tuo abbandono. Ricerco invano nel mio cuore la profonda ferita che tu ci hai fatto, ma non ci trovo più nemmeno la cicatrice. Come puoi giustificarti di avermi abbandonato così per volartene a nuovi amori? Avevo meritato il tuo affronto? Gitone, vedendo che lo amavo ancora inarcò le sopracciglia ancora più sorpreso. Comunque, proseguii, io non ho cercato nessun altro arbitro se non te, per giudicare chi, Ascilto o io, meritasse di più il tuo amore; ma io sopprimo anche le mie giuste lamentazioni, mi dimentico di tutto a condizione che il tuo pentimento sia sincero. Pronunciando queste parole gemevo, versavo un torrente di lacrime. Gitone, asciugandomi il viso col suo mantello mi disse: Sii giusto, Encolpio; mi richiamo alla tua memoria: sono io che ti ho abbandonato? E non ti sei tradito da te stesso? Lo confesserò francamente e senza girarci intorno, quando vi ho visti tutti e due con le armi in mano, mi sono messo dalla parte del più forte. – A queste parole mi gettai al suo collo e baciai la bocca dalla quale era uscita una risposta così sensata; poi, per meglio convincerlo che gli perdonavo il passato, e che il mio amore per lui era così vivo e così sincero come non mai, gli prodigai le più tenere carezze…
(Eumolpo, il poeta, rende visita a Encolpio, si mostra fin troppo galante verso Gitone, poi racconta quello che gli è capitato alla terme: )
“Mentre facevo il bagno, mi sono salvato dall’essere ammazzato, perché per distrarre quelli che erano seduti intorno alla vasca, ho cominciato a declamare loro uno dei miei poemi. Cacciato dalla terme, come mi è spesso capitato di essere cacciato dal teatro, vi cercavo da tutte le parti e gridavo forte: Encolpio! Encolpio! Quando dalla parte opposta un giovane uomo, tutto nudo e che aveva perso i suoi vestiti si mise a gridare forte quanto me e con una voce animata dalla collera: Gitone! Gitone! C’era però tra noi una differenza, perché i valletti delle terme ridevano di me come se fossi un folle e mi facevano la caricatura con insolenza, mentre la numerosa folla che stava intorno a lui gli prodigava applausi e testimonianze di una rispettosa ammirazione. Bisogna che vi dica che la natura lo ha dotato così riccamente degli attributi della virilità che per la grandezza delle sue proporzioni lo si potrebbe scambiare per Priapo. … Così non restò per molto tempo in imbarazzo, perché non so quale cavaliere romano, ben noto, mi hanno detto, come un infame debosciato, vedendolo correre tutto nudo lo coprì col suo mantello e se lo portò a casa, certamente per assicurarsi il monopolio di questa buona fortuna … Come è vero che si fa più caso ai doni del corpo che a quelli dello spirito! – Ad ogni parola che Eumolpo diceva, io cambiavo colore; perché se la disavventura capitata al mio amico mi aveva reso contento all’inizio, ero desolato di vederla volgere a suo vantaggio..
“Un banditore pubblico entrò nell’albergo, seguito da un valletto di città e da una grande folla di curiosi: agitando una torcia, lesse ad alta voce: Un ragazzo di circa 16 anni, di nome Gitone, coi capelli ricci, di corporatura delicata e di aspetto gradevole, si è appena smarrito nelle terme; mille sesterzi di ricompensa a chiunque lo riporterà o potrà indicare il luogo dove si trova…
“Frattanto[5] Trifena, sempre sdraiata su Gitone, copriva il suo petto di baci… Quanto a me , il loro riaccomodarsi mi provocava tanta impazienza quanta amarezza, al punto che io non potevo né bere né mangiare. Lanciai ad entrambi degli sguardi terribili; i baci, le carezze di questa donna impudica erano per me altrettanti colpi di pugnale. Non sapevo contro quale dei due dovevo indirizzare il mio furore, o contro Gitone, che mi toglieva la mia amante o contro Trifena, che mi corrompeva il ragazzo. Entrambi mi offrivano uno spettacolo odioso e più triste ancora della passata prigionia. Per aggiunta di dolore, Trifena evitava la mia conversazione e sembrava non riconoscere più in me un amico, un amante che fino a poco prima le era così caro. Gitone da parte sua, non mi trovava degno di una bevuta alla mia salute, come accadeva di solito, e neppure mi rivolgeva la parola come avrebbe fatto con qualsiasi altra persona… Affranto dal dolore, inondavo il mio petto di lacrime, e i miei singhiozzi, che cercavo di soffocare, mi soffocavano. Frattanto, nonostante la mia tristezza, la parrucca bionda che mi avevano fornito prestava senza dubbio un po’ di nuovo fascino al mio viso; tanto che Lica, il cui amore per me si era riacceso, mi lanciava degli sguardi appassionati e cercava di condividere con me i piaceri che Trifena gustava con Gitone: lui non assumeva il tono di un padrone che ordina ma quello di un amante che implora un favore. Mi fece pressione per parecchio tempo: poi vedendosi respinto, il suo amore si mutò in furore, voleva strapparmi con la forza quello che io rifiutavo alle sua preghiere, quando Trifena, entrando nel momento in cui lui meno se lo aspettava, fu testimone della sua brutalità. Alla sua vista, lui si turba, si riaggiusta in fretta e se ne scappa. Questo incidente rianima i desideri di Trifena: Qual era lo scopo – mi dice – dei petulanti attacchi di Lica? – mi costringe a raccontare tutto. Questo racconto accende ancora di più la sua passione … ma stanco per i troppi piaceri, respinsi sdegnosamente le sue avances.
“Il naufragio. – Quanto e me, chinato su Gitone, gridavo piangendo: Ahimé! Il nostro amore aveva meritato dagli dei che ci unisse una medesima morte; ma la sorte gelosa ci rifiuta questa consolazione. Vedi questi flutti che stanno per inghiottire il nostro vascello; vedi queste onde furiose che ben presto metteranno fine ai nostri dolci abbracci. Gitone, se tu hai mai avuto un po’ di affetto per Encolpio, coprimi di baci: perché ancora è tempo e rubiamo ancora questo ultimo piacere alla morte che si avvicina. Appena riuscii ad ottenere che Gitone si spogliasse del suo vestito e si avvolgesse nel mio, che avvicinasse alle mie labbra la sua testa affascinante; poi per attaccarci così strettamente che la potenza dei flutti non potesse separarci, lui ci legò entrambi con la stessa cinghia.[6]
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[1] “Vedere sempre serpeggiare la vipera dorata,
sempre questa compagnia il cui cuore non è sicuro,
la donna, bambino malato e dodici volte impura.”
Alfred de Vigny (1797-1863) – [La colère de Samson]
[2] La maggior parte degli uomini di una certa età provano un’indifferenza fisica e sessuale gli uni nei confronti degli altri; l’orrore sessuale richiederebbe delle motivazioni speciali e determinate.
[3] Nota di Project: – Il protagonista maschile di Manon Lescaut.
[4) Nota di Project: - Uno dei tre protagonisti del Satyricon di Petronio. In Francese il termine “giton” è usato correntemente nel senso di omosessuale passivo nel coito anale.
[5] Questo succede sul battello.
[6] Gli adoratori del dolce romanzo dell’abate Prévost dovranno riconoscere di mala voglia la similitudine morale tra Encolpio-Gitone e Desgirieux-Manon.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=23&t=5787

domenica 24 gennaio 2016

DA ETERO A GAY: LA SCOPERTA TARDIVA DELLA PROPRIA SESSUALITÀ

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte tredicesima
Prosegue la pubblicazione delle Storie annesse al trattato sull’inversione sessuale di Havelock Ellis.
Nella Storia n. 27, che potete leggere qui di seguito, si può seguire il percorso di emersione della omosessualità in un ragazzo americano di fine 800. Nella storia si ha una chiarissima esemplificazione di un concetto fondamentale riguardante la sessualità: l’imprinting sessuale (cioè le prime esperienze sessuali o para-sessuali vissute in età infantile).
Da una lettura attenta risulta chiaramente che l’imprinting, nel caso specifico molto forte e molto anticipato, e la facilità nel procacciarsi sesso etero, hanno reso impossibile l’emersione della omosessualità fino all’età adulta. Aggiungo che l’assenza della masturbazione dovuta alla facilità e alla frequenza del coito eterosessuale, privava di fatto il ragazzo di un elemento fondamentale per il riconoscimento del proprio orientamento sessuale.
Buona lettura!
STORIA 27
H. C., americano, 28 anni, possidente, non sposato, il maggiore dei due figli. La sua storia può essere meglio espressa con le sue stesse parole:
“Io sono, dalla parte di entrambi i genitori, di ascendenze inglesi molto antiche, essendo i primi coloni del mio nome arrivati nel New England nel 1630. Sia la famiglia di mio padre che quella di mia made sono state prolifiche di soldati e statisti; la famiglia di mia madre diede un presidente degli Stati Uniti. Per quanto ne so, nessuno dei miei predecessori ha fatto sospettare stranezze mentali, ad eccezione di uno zio materno, il quale, per eccesso di studio, divenne folle per un anno.
“Sono laureato in due università con una laurea in belle arti e una in medicina. Dopo un anno come medico in un ospedale, abbandonai la medicina del tutto, per seguire la letteratura, una predilezione che avevo dall’inizio della fanciullezza.
“Mi sono svegliato al sentimento sessuale all’età di 7 anni, quando, in una piccola scuola privata, intravedendo le cosce nude sopra le calze delle mie compagne di scuola femmine, mi esaltavo vagamente. Questo feticismo, è cresciuto più definitamente centrato alla fine sulle cosce e poi su tutta la persona di una ragazza in particolare. Il mio primo sogno tinto di sessualità fu su di lei, mentre lei mi stava vicino io schiacciavo il mio pene sopra un’incudine rovente e poi, in beatifica auto-immolazione, esponevo il moncherino carbonizzato ai suoi supplicanti occhi rotondi. Questo amore, però, diminuì all’arrivo di una nuova ragazza nella scuola, che, non più bella, ma più formosa, esercitava una forte attrazione sulla mia sessualità nascente. Un pomeriggio, nella soffitta della scuderia di suo padre, mi indusse a spogliarmi, dando lei stessa l’esempio. L’erezione che le nostre manipolazioni reciproche produssero fu per me senza impulso cosciente, provai solo una curiosità infantile vedendo la nostra differenza genitale. Ma l’episodio diede l’avvio a capricci stravaganti, uno dei quali con insistenza mi ossessionava: con queste differenze fisiche, ovviamente, compensatorie, perché io e quella ragazza non avremmo dovuto realizzare un qualche tipo di rapporto sessuale? Questa fantasia, derivante esclusivamente da quell’esperienza unica, mi affascinò solo con quello che aveva di grottesco, perché in quel momento la mia sensibilità sessuale non era che rudimentale e la mia conoscenza del sesso era nulla. L’idea bizzarra, presentata alla ragazza altrettanto ignorante e da lei approvata, nacque nella soffitta dell’aia paterna e là, in modo molto pasticciato, giunse a un compimento sorprendente e piacevole.
“Nei quattro anni successivi ho ripetuto l’atto non di rado con questa ragazza e con altre.
“Quando avevo 11 anni io e mia sorella fummo portati dai nostri genitori in Europa, dove rimanemmo sei anni, frequentando la scuola ogni inverno in una città diversa e viaggiando, durante l’estate, in diversi paesi.
“All’estero il mio desiderio fu saziato al massimo grado: la disponibile ragazza compagna di giochi era onnipresente, e io la maneggiavo con ardore negli alberghi svizzeri, negli stabilimenti termali tedeschi, nelle pensioni francesi, dove non l’ho fatto? Verso la pubertà per la prima volta ho fatto ricorso, qualche volta, alle prostitute.
“Alla masturbazione, eccetto alcuni esperimenti, non ho mai fatto ricorso. Pochi dei miei compagni di scuola la praticavano dichiaratamente.
“Di omosessualità avevo sentito qualcosa esclusivamente attraverso i classici, in cui, senza lunga ponderazione, riconoscevo solo il nostro cameratismo moderno, poeticamente esaltato, mascherato con gli abiti con la fraseologia antica. L’omosessualità non riuscì mai ad annidarsi dentro di me e non trovò nessuna consonanza nella scala delle mie simpatie, non possedevo nessuna pietra di paragone per tradurre le esibizioni di quegli amori ambigui in messaggi infuocati Il rapporto con il mio sesso consisteva, intellettualmente, in un’amicizia occasionale priva di forte affetto, e fisicamente, in un blando antagonismo, il corpo nudo di un uomo era per me alquanto repellente. Le statue di donne mi evocavano una risposta sia carnale che estetica, quelle degli uomini, non mi suscitavano alcuna emozione, salvo un approfondimento di quella antipatia originaria. Allo stesso modo accadeva per i dipinti, la letteratura, il dramma, gli uomini servivano solo come complemento per le deliziose fanciulle, che visitavano i miei serragli aerei e mi leccavano nei miei rosei sogni.
“Nel mio diciottesimo anno tornammo in America, dove entrai all’università.
“Il corso del mio amore per le donne era ormai un po’ irregolare, il rapporto sessuale normale cominciò a perdere fascino. Già avevo definito, senza l’aiuto di nessuno la logica del coito, così ora l’immaginazione, brancolando nel buio, concepì un nuovo impulso per il desiderio, il  cunnilingus. Ma questo, anche se per un po’ fu abbastanza adeguato, presto cessò di soddisfarmi. In quel frangente, il Natale del mio primo anno di college, fui nominato direttore di una piccola rivista, una pecca precoce del modo di procedere di questa rivista fu la scarsità di storie d’amore. Tale abbandono improvvido era in linea con il mio modo deviante di vedere le donne, un modo di vedere che mi era stato dato dalla auto-dissipazione del glamour attraverso il quale si voleva che apparissero. Avevo vagato in qualche modo dietro le quinte e avevo visto, senza l’intervento delle luci della ribalta del sesso, che le fate una volta così raggianti si riducevano ad una umanità imbellettata, simpatica come sempre, ma non più desiderabile.
“Poco dopo, si cominciò a parlare del caso di Oscar Wilde. I resoconti dei giornali su questa faccenda, mentre  mi illuminavano, non accendevano alcuna luce di auto-rivelazione; correggevano soltanto alcune inutili congetture che, su alcuni vizi mistici, avevo sentito sussurrare. Qua e là un’allusione giornalistica ancora troppo recondita mi veniva faticosamente chiarita da un compagno di studi effemminato, che, immagino ora, non avrebbe mostrato alcuna reticenza se lo avessi pregato di aggiungere una dimostrazione pratica. Acquistai anche delle fotografie di Oscar Wilde, le guardavo sotto gli auspici untuosi di quello stesso svirilizzato mentore blandiloquente. Se il mio interesse per Oscar Wilde derivava da qualche altra emozione che non fosse la curiosità piuttosto morbosa allora quasi universale, non ne ero comunque consapevole.
“I sogni erotici, preclusi fino ad allora dal coito, vennero subito ad affliggermi. I protagonisti di questi sogni erano (e sono tuttora) invariabilmente le donne, con questa sola eccezione che io posso ricordare: sognai che Oscar Wilde, una delle mie fotografie di lui incarnata, si avvicinò a me con un languore buffonesco e eseguì una fellatio su di me, un atto che mi era stato spiegato verbalmente poco prima dal mio oracolo. Per un mese o più, il ricordo di questo sogno mi disgustò.
“I pochi tentativi successivi, timidi e svogliati, di ripristinare la mia attività sessuale erano predestinati a fallire, anche perché avevo temuto che lo fossero: l’erezione era incompleta, l’eiaculazione senza piacere.
“Sembrava che ci fosse qualcosa di sbagliato in questo comportamento. Perché coito senza desiderio sensuale del coito? Nessun senso del dovere mi spingeva, né alcun timore di un’aberrazione sessuale. La spiegazione è questa: l’attrazione per le donne non era stata eliminata, ma semplicemente sublimata, la mia immaginazione, che non importava più le immagini delle donne dall’osservazione, creava le proprie sirene deliziose, una volta diventata ​​esigente e trascendente, si rivolgeva invano alla realtà. La sostanza era svanita stabilmente, e presto anche queste sue ombre tormentose divennero via via più evanescenti, finché anch’esse svanirono nel nulla .
“Gli antipodi della sfera sessuale vennero sempre più verso la luce della mia tolleranza. L’inversione, fino ad allora macchiata da una leggera ripugnanza, divenne alla fine esteticamente incolore, e poi riprese delicatamente colore, in un primo momento solo attraverso la pietà verso le sue vittime, ma alla fine, il colore si fece più marcato con l’inclinazione semicosciente ad applicarla a me stesso come una remota possibilità. Questa rivoluzione, però, non avvenne senza una spinta esterna. Il tono prevenuto di un libro che stavo leggendo, Psychopathia Sexualis di Krafft-Ebing, incitando il mio sdegno, mi portò alla simpatia. Il mio prendere le difese degli omosessuali, puramente astratto anche se era solo un inizio, comportava però il mio guardare le cose con occhi ipoteticamente invertiti, un orientamento per amor di discussione. Dopo un po’, insensibilmente e non in un momento ben preciso, l’ipotesi si fuse con la realtà: io stesso ero un invertito. L’inversione occasionale e fittizia non si era mai sovrapposta, credo, a questa vera inversione, ma piuttosto una vera e propria inversione, dormiente per tutti quegli anni, aveva semplicemente risposto alla fine ad uno stimolo forte e abbastanza prolungato, come un uomo che si risveglia quando è chiamato ad alta voce.
“Nel presentare me stesso così sessualmente trasformato, non affermo di aver avuto fin dall’inizio una qualche inclinazione definitiva. L’istinto, così evoluto da poco tempo, rimase per un po’ offuscato. La sua espressione primaria era un interesse debolmente sensuale per le caratteristiche fisiche dei ragazzi specialmente nelle loro somiglianze con le donne. A questo interesse non opponevo alcuna disapprovazione; dato che la lascivia con le donne in molte e diverse situazioni aveva molto tempo prima intossicato la mia coscienza sessuale fino a portarla alla letargia, nessun ragionamento si oppose al tentativo di ricostituire quella coscienza sessuale. D’altra parte, il piacere intellettuale per le promesse del nuovo mondo, così come la sensualità, mi conducevano alla sua esplorazione deliberata. Eppure, per un anno, il desiderio si fermò ad una vera libidine su nulla di più concreto dei giovani, la coabitazione coi quali era la mia unica fantasia.
“Un giovane chirurgo, dopo aver letto la mia copia della Psychopathia Sexualis, si mise una sera a discutere sugli invertiti con tale gusto che gli chiesi ingenuamente se lui stesso fosse invertito. Diventò rosso, se confermativamente o altrimenti non potevo immaginarlo, nonostante il suo no veemente. Immediatamente ritirò molto sottilmente la sua negazione. Ma alla sua domanda, in risposta alla mia, io mantenni il mio no, per paura che mi proponesse qualche atto sessuale, un cosa che l’estetica della mia inversione sessuale in pieno sviluppo non avrebbe ancora permesso, i ragazzi della mia immaginazione dominavano ancora la scena.
“Una sera, subito dopo, mi scortò a molte delle caffetterie dove gli invertiti sono soliti radunarsi. Questi luoghi di incontri amorosi segreti erano tutti molto simili: un lungo corridoio, con l’orchestra ad una estremità, tavoli in marmo lungo le pareti, che lasciavano il pavimento libero per ballare. Attorno ai tavoli sedevano ragazzi e giovani, Adoni sia per effetto dell’arte che della natura, disponibili per un drink o una chiacchierata col Samaritano di turno, e timidamente venivano importunati per i piaceri per i quali, al piano di sopra, c’erano piccole stanze in affitto. Uno dei ragazzi, supportato dall’orchestra, cantava “l’aria dei gioielli” del ‘Faust’. La sua voce aveva la limpida, tremula purezza di un clarinetto, e il suo volto la bellezza di un angelo. La canzone si concluse, lo invitammo al nostro tavolo, dove si sedette a sorseggiare un brandy liscio, mentre rispondeva beffardamente alle mie domande libresche. I ragazzi prostituti che abbelliscono queste sale, ci informò, avevano nomi fantasiosi, alcuni di attrici famose, altri di eroi del teatro, il suo nome era Dorian Gray. I rivali, si lamentava, avevano assunto lo stesso nome, ma lui era l’originale Dorian, gli altri erano solo impostori gelosi. I suoi capelli ricci erano d’oro; le guance rosa; le labbra, rosso corallo, si aprivano incessantemente per rivelare il bianco perla scintillante dei suoi denti Eppure, anche se lo ritenevo il giovane più bello del mondo, non provavo nessun interesse sessuale né per lui né per gli altri ragazzi, che in realtà erano tutti belli – la bellezza era la loro principale risorsa. Dorian, inoltre, esaltato dallo splendore del suo abbigliamento femminile, corsetti di raso, abiti da sera scollati, ecc, si vestiva, nelle notti di gala, in modo da mettere in mostra le sue spalle lucenti e le sue braccia belle, paffute e bianche. Così messo in mostra, scherzava, e avrebbe stregato perfino me, ancora così impassibile, fino a quando non mi fossi buttato, in lacrime di felicità, nel suo abbraccio d’amore.
“La mia prima esperienza di fellatio fu un mese più tardi, con il giovane chirurgo. Gli confessai lo sfizio di provare, e lui accettò. Anche se questo atto nauseante e faticoso, molto imperfettamente eseguito, era dovuto soprattutto alla curiosità, sorse ben presto una passionale velleità di ripetizione. In breve, il desiderio della fellatio crebbe lentamente dalla notte di quel fiasco sdolcinato e divenne alla fine in un desiderio sovrano.
“Forse l’abortire spontaneo di quell’esperimento iniziatico era dovuto alla precipitazione, all’incubazione del mio istinto perverso che non era ancora completa. Ci fu poi una pausa di un mese, nella quale, anche se non ci fu alcun tentativo di una ulteriore fellatio, la mia mente andò via via sempre più vicino ad una conciliazione con la grossolanità dell’atto, e cominciò a scoprire qualche correlazione tra le sue creature e i bei ragazzi visti in carne e ossa. Una sera, a Broadway, concepii improvvisamente un desiderio totale per un giovane che stava uscendo da un hotel mentre passavo. I nostri sguardi si incontrarono e si  fermarono insieme. Si accostò a me per la prima volta vicino a una vetrina. Era un invertito. Con lui, nella sua stanza presso l’hotel da dove lo avevo visto uscire, ho passato una notte apocalittica. Da allora in poi il contatto con i ragazzi limitato solo allo spirito cessò di essere un fine, le immagini si erano trasformate in carne, uscivano dal loro contesto a andavano per le strade. Quel ragazzo, quel deus ex machina, lo vedo chiaramente: i suoi capelli ricci marroni, gli occhi azzurri come il mare, il suo petto insieme così ad arco e così pieno, le braccia arrotondate, la sua vita stretta, il rigonfiamento aggraziato dei suoi fianchi e le cosce, piene e bianche come la neve; ricordo come ieri le fossette nelle sue ginocchia, la snellezza delle sue caviglie, la morbidezza dei suoi piccoli piedi, con il collo del piede rosa come l’interno di una conchiglia. Come gongolavo sulle sue ampie rotondità, le sue ricche ondulazioni!
“Negli ultimi otto anni ho eseguito la fellatio (mai la pedicatio) con più di trecento uomini e ragazzi. La mia preferenza è per i ragazzi tra i 15 ei 20 anni, raffinati, carini, con un fare da ragazzina, e loro stessi omosessuali.
“Personalmente, salvo questo amore per i maschi, sono da ogni punto di vista maschile, dedito agli sport all’aria aperta, e a fumare e a bere moderatamente. All’apparenza, non sono che un ragazzo di 18 anni. La mia faccia e la figura sono generalmente considerate belle. Sono ben rasato, con capelli neri e ricci, le guance rosse e gli occhi castani, i lineamenti delicati e regolari; il corpo, di media statura, ovunque praticamente senza peli. Con anni di allenamento ho raggiunto anche grande forza e proporzioni classiche, i contorni dei muscoli sono facilmente arrotondati dal tessuto adiposo. Le mie mani ed i piedi sono di piccole dimensioni. Il mio pene, anche se perfettamente formato, è decisamente enorme – eretto, dieci pollici e mezzo di lunghezza, sette pollici e un quarto di circonferenza.
“Qualche spinta alla mia apostasia dai metodi ortodossi è venuta, senza dubbio, da questa ipertrofia del pene, che già nel mio ventesimo anno aveva acquisito la sua attuale dimensione eccessiva, rendendo il coito impraticabile con la maggior parte delle donne. Io tentavo e dolorosamente quando l’inserimento riusciva. Dal quando mi ritrovai erede dell’inversione, un unico ritorno del desiderio normale, sei anni fa, mi convinse a tentare il coito con undici o dodici prostitute, e, abbastanza stranamente, con quasi tutta la lascivia dei vecchi tempi e con la piena erezione, ma, come avvenne, sempre con troppo grande disparità delle parti per il successo.”
Una certa ricercatezza nei modi di questa comunicazione può essere attribuita in parte alla natura degli interessi letterari che lo scrittore di preferenza coltiva, e in parte, senza dubbio più fondamentalmente, al carattere speciale del suo temperamento, prevalentemente estetico e all’attrazione per l’esotico. Un’attrazione per esperienze esotiche non sarà, tuttavia, sufficiente a spiegare lo sviluppo piuttosto tardivo delle tendenze omosessuali, uno sviluppo ritardato che può essere la base per collocare questo caso proprio nel gruppo degli invertiti ritardati. H. C. stesso ha sottolineato a me che la sua avversione per le donne, che cominciò ad apparire nel diciottesimo anno, era già notevole prima che avesse mai sentito parlare chiaramente di atti omosessuali specifici e un anno intero prima che egli sperimentasse il minimo interesse sessuale per gli uomini o per i ragazzi. Inoltre, se è vero che la tendenza attuale all’attrazione omosessuale è apparsa solo dopo che aveva letto Krafft-Ebing ed era venuto a contatto con gli invertiti, tali influenze non sarebbero sufficienti a cambiare la natura sessuale di un uomo normalmente costituito.
Si può aggiungere che H. C. non è attratto da uomini normali. Per quanto riguarda il suo atteggiamento morale egli osserva: “Non ho scrupoli nell’indulgere alla mia passione. Capisco le obiezioni morali avanzate, ma esse sono così speculative e costruite, mentre, in modo immediato, l’inversione è la fonte di tanto bene.” Egli considera tutta la questione sessuale come in gran parte una questione di gusto.
Considero il caso precedente, un caso di notevole interesse. Presenta ciò che è comunemente considerato un tipo molto diffuso di inversione, di cui Oscar Wilde sarebbe il massimo esponente, in cui una persona eterosessuale diventa chiaramente omosessuale per effetto dell’esercizio della curiosità intellettuale e dell’interesse estetico. In realtà il tipo è tutt’altro che comune; infatti, una curiosità intellettuale e un interesse estetico, abbastanza forti da dirigere anche in apparenza l’impulso sessuale in qualche nuova direzione, sono a loro volta tutt’altro che comuni. Inoltre, una lettura critica di questa storia suggerisce che il controllo apparente della ragione sull’impulso sessuale è un fenomeno superficiale. Qui, come sempre, la ragione non è che uno strumento nelle mani delle passioni. Le cause apparenti sono in realtà gli effetti; e noi assistiamo al graduale emergere di un impulso omosessuale ritardato.
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giovedì 14 gennaio 2016

OMOSESSUALITA’ REPRESSA E NEVROSI SESSUALE

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte ottava
Riporto qui di seguito la Storia n. 20, acclusa al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale. Questa storia e la successiva (la n. 21, che pubblicherò tra breve) contengono esempi tipici di nevrosi sessuale prodotta dalla repressione dell’omosessualità. Si tratta di fenomeni oggi decisamente più rari, perché la libertà degli omosessuali è molto maggiore di quanto non fosse cento anni fa, in particolare nelle classi sociali alte di allora, ma prima dell’avvento di internet, cioè in pratica ancora trent’anni fa, le cose non erano molto diverse, almeno in alcuni casi, da quanto rappresentato nella storia che state per leggere. Oggi l’educazione sessuale repressiva, seguita da una finale accettazione, per quanto sofferta, dell’omosessualità, induce soprattutto e in tempi brevi alla cosiddetta “fase frenetica” nella quale la paura di perdere il treno e il desiderio di recuperare il tempo perduto, spingono spesso ad una ricerca frenetica e perfino pericolosa di una sessualità gay senza precauzioni. Cento anni fa non c’era l’aids, ma c’era la sifilide, una malattia allora incurabile, che portava alla demenza e alla morte, quindi molte logiche del comportamento omosessuale di fine 800 o dei primi del 900, in termini di prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse (allora si diceva veneree), sono comunque molto simili a quelle che si ritrovano anche nei nostri tempi.
Buona lettura.
STORIA 20
Inglese, possidente, 49 anni. Il padre e la famiglia  del padre erano persone robuste, sane e prolifiche. Dal lato materno, sono rintracciabili: tisi, pazzia, e eccentricità. Egli appartiene a una grande famiglia, alcuni dei cui componenti sono morti nella prima infanzia o alla nascita, mentre altri sono normali. Lui stesso era un bambino debole e altamente nervoso, soggetto a terrori notturni e sonnambulismo, di eccessiva timidezza e inquietudine religiosa.
La coscienza sessuale si svegliò prima dell’età di 8 anni, quando la sua attenzione fu rivolta al suo pene. La sua infermiera, mentre fuori camminava con lui un giorno, gli disse che quando i ragazzini crescono ‘i loro peni cadono’. La bambinaia ridacchiò, e lui capì che ci doveva essere qualcosa di particolare a proposito del pene. Soffriva di irritabilità del prepuzio e l’infermiera lo spolverava di talco prima che lui andasse a dormire. Non ci fu nessun passaggio da questo all’auto-abuso.
All’incirca nello stesso periodo andò soggetto a sogni curiosi a metà tra il sonno e la veglia. In essi si immaginava servo di molti marinai adulti nudi; si rannicchiava tra le loro cosce e si faceva chiamare il loro sporco maiale, ai loro ordini faceva servizi ai loro genitali e ai loro glutei, che contemplava e manipolava con gusto. Più o meno nello stesso periodo, in cui queste visioni cominciarono a manifestarsi, casualmente sentì che un uomo aveva l’abitudine di esporre i suo corpo davanti alla finestra di una stanza dove stavano le cameriere; questo lo turbava vagamente. Tra l’età di 8 e 11 anni, per due volte, prese in bocca il pene di un cugino, dopo aver dormito insieme con lui; la sensazione provocata dal pene gli piacque. Quando dormiva con un altro cugino, avevano l’abitudine di stare stesi tenendo le mani tese per coprirsi a vicenda il pene o le natiche. Lui preferiva le natiche, suo cugino il pene. Nessuno di questi cugini era omosessuale, e non ci fu alcun tentativo di masturbazione reciproca. Aveva l’abitudine di giocare con cinque cugini maschi. Uno di questi ragazzi era malvisto dagli altri, che avevano inventato un metodo per punirlo per presunte colpe. Si sedevano intorno alla stanza sulle sedie, ognuno con il suo pene in vista, e il ragazzo che doveva essere punito andava in giro per la stanza in ginocchio e prendeva ogni pene in bocca a turno. Questo doveva umiliarlo. Questo però non portò alla masturbazione. In un’occasione il bambino accidentalmente osservò un ragazzo che sedeva accanto a lui a scuola mentre giocava con il suo pene accarezzandolo. Questo gli provocò una forte sensazione di disagio. Per quanto riguarda tutti questi punti il ​​soggetto osserva che nessuno dei ragazzi ai quali era legato in quel periodo, e che sono stati esposti proprio alle stesse influenze, è diventato omosessuale.
Era da se stesso, fin dall’inizio, indifferente al sesso opposto. Nella prima infanzia, e fino all’età di 13 anni, ha avuto frequenti occasioni di ispezionare da vicino gli organi sessuali delle ragazze, sue compagne di gioco. Questo non gli provocava nessuna eccitazione sessuale. Al contrario, l’odore delle parti femminili lo colpiva sgradevolmente. Una volta, vedere un compagno di scuola che copulava con una ragazzina, gli diede un senso di orrore mistico. Nemmeno la vista degli organi maschili gli suscitava alcuna sensazione particolare. È, tuttavia, dell’opinione che, vivendo con le sorelle durante l’infanzia, si sentiva più curioso di come fossero le persone del proprio sesso perché erano più lontane da lui. Non mostrava alcuna effeminatezza nelle sue preferenze per i giochi o il lavoro.
Andò a una scuola pubblica. Qui fu provocato da ragazzi amici a masturbarsi, ma, anche se vide spesso l’atto mentre si svolgeva,  questo gli ispirò solo con un senso di indecenza. Nel suo quindicesimo anno la pubertà iniziò con le emissioni notturne, e, allo stesso tempo, egli iniziò a masturbarsi, e continuò a farlo circa una volta alla settimana, o ogni quindici giorni, durante un periodo di otto mesi; sempre con la sensazione che quella fosse una ben misera e ripugnante soddisfazione. I suoi pensieri non erano rivolti né ai maschi né femmine mentre si masturbava. Parlò con suo padre di questi segni della pubertà e, su consiglio di suo padre, abbandonò del tutto l’onanismo; riprese la pratica, soltanto,  e in una certa misura, dopo i 30 anni, quando si trovò senza cameratismo maschile.
Dopo aver abbandonato l’auto-abuso, le emissioni notturne diventarono molto frequenti ed estenuanti. Furono trattate farmacologicamente con tonici come la chinina e stricnina. Egli pensa che questo trattamento abbia aumentato la sua nevrosi.
Per tutto questo tempo, nessun tipo di sentimento sessuale per le ragazze si fece sentire. Non riusciva a capire che cosa i suoi compagni di scuola trovassero nelle donne, o le storie che ha raccontavano circa la lascivia e la delizia del coito.
I suoi vecchi sogni di marinai erano scomparsi. Ma ora godeva di visioni di bei ragazzi e di statue squisite; spesso pianse quando pensava a loro. Questi sogni persistettero per anni. Ma un altro tipo di sogno gradualmente usurpò il loro posto in una certa misura. Queste seconde visioni presero la forma di grandi organi sessuali eretti di giovani stallieri o contadini nudi. Queste visioni volgari offendevano il suo gusto e gli facevano male, anche se, allo stesso tempo, evocavano un forte desiderio attivo di possesso; provava uno strano piacere poetico nella bellezza ideale. Ma le perdite seminali che accompagnavano entrambi i tipi di sogni erano una fonte perpetua di disagio per lui.
Non c’è dubbio che in questo momento, cioè, tra il quindicesimo e il sedicesimo anno, la diatesi omosessuale ormai era diventata stabile. Non ha mai frequentato prostitute, anche se a volte pensava che sarebbe stato il modo migliore per combattere la sua inclinazione crescente per i maschi. E pensa che avrebbe potuto spingersi a indulgere liberamente nel piacere puramente sessuale con le donne se avesse fatto prima la loro conoscenza in un costume maschile, come taglialegna, cherubini, paggi di corte, o giovani alabardieri, in quanto solo quando erano così vestite le donne sul palco o in sala da ballo lo hanno eccitato.
Il suo ideale di moralità e la paura del contagio venereo, più dell’incapacità fisica, lo hanno conservato, come si dice, casto. Non ha mai sognato le donne, non ha mai cercato la loro compagnia, non ha mai sentito la minima eccitazione sessuale in loro presenza, non le ha mai idealizzate. Esteticamente, le ritiene molto meno belle rispetto agli uomini. Statue e immagini di donne nude non esercitavano attrazione si di lui, mentre tutti gli oggetti d’arte che rappresentavano bei maschi lo turbavano profondamente.
Nel suo diciottesimo anno si verificò un evento, che egli considera come determinante nel suo sviluppo. Lesse Platone. Un nuovo mondo si aprì davanti a lui, ed egli sentì che la sua stessa natura si era rivelata. L’anno successivo formò un'appassionata ma pura amicizia con un ragazzo di 15 anni. Il contatto fisico con il ragazzo gli causava erezione, estrema agitazione e un piacere dolente, ma non l’eiaculazione. In quattro anni non ha mai visto il ragazzo nudo e non lo ha mai toccato in modo pruriginoso. Solo due volte lo ha baciato. Dice che questi due baci furono le gioie più perfette che avesse mai provato.
A questo punto, suo padre cominciò a preoccuparsi seriamente per la sua salute e per la sua reputazione. Lo avvertì dei pericoli sociali e legali che potevano derivare dal seguire il suo temperamento. Ma non lo incoraggiò a provare il coito con le donne. Egli stesso pensa che il suo senso del pericolo abbia permesso il successo di questo metodo, o che, in ogni caso, l’abitudine del rapporto sessuale con le donne avrebbe potuto diminuire la sua nevrosi e avrebbe deviato la sua mente in una certa misura dai pensieri omosessuali.
Un periodo di grande dolore e ansia si apriva ora per lui. Ma la sua nevrastenia aumentò; soffriva di insonnia, di oscuro disagio cerebrale, di balbuzie, di congiuntivite cronica, di incapacità di concentrare l’attenzione, e di sconforto. Nel frattempo le sue emozioni omosessuali si rafforzarono, e assunsero un carattere più sensuale. Si astenne dall’indulgere in esse, come anche dall’onanismo, ma fu spesso costretto, con vergogna e riluttanza, a frequentare posti come bagni, orinatoi, e così via, dove c’erano opportunità di vedere uomini nudi.
Non avendo alcuna passione per le donne, fu facile per lui evitarle. Eppure le donne non gli ispiravano proprio orrore. Aveva l’abitudine di sognare di trovare una via d’uscita dalla sua situazione dolorosa attraverso la convivenza con ragazze del popolo un po’ grossolane, con atteggiamenti da ragazzo; ma la sua paura della sifilide lo ostacolò. Sentiva, però, di doversi vincere attraverso sforzi di volontà e attraverso un persistente indirizzamento dei suoi pensieri verso le immagini eterosessuali. Cercava la compagnia di donne illustri. Una volta riuscì a mettere su un affetto romantico per una giovane ragazza di 15 anni, che finì in nulla, probabilmente perché la ragazza percepiva l’assoluta mancanza di passione nel suo corteggiamento. Lei eccitava la sua immaginazione, e lui davvero l’amava; ma lei non stimolava affatto il suo appetito sessuale, nemmeno nel contatto più intimo. Una volta, quando lui la baciò appena dopo che lei si era alzata dal letto al mattino, percepì una curiosa ripugnanza fisica, vissuta con un triste sentimento di delusione.
I medici gli consigliarono fortemente di sposarsi. Lui alla fine lo fece. Scoprì che era sessualmente potente, e generò diversi figli, ma scoprì anche, con suo disappunto, che la tirannia degli organi genitali maschili sulla sua fantasia aumentava. Per questa ragione il suo disagio fisico, mentale e morale divenne acuto. La sua salute crollò.
A circa 30 anni, incapace di sopportare più a lungo la sua condizione, cedette finalmente alle sue inclinazioni sessuali. Quando cominciò a fare questo, cominciò anche a riguadagnare la calma e una relativa salute. Formò uno stretto legame con un giovane di 19 anni. Tale relazione era in gran parte sentimentale e caratterizzata da una sorta di sensualità di tipo etereo. La relazione non comportò atti sessuali al di là di baci, del contatto nudo e di rare emissioni involontarie. Intorno ai 36 anni iniziò a seguire liberamente le inclinazioni omosessuali. Dopo di ciò, recuperò rapidamente la sua salute. I disturbi nevrotici si placarono.
Ha sempre amato uomini più giovani di lui. A circa 27 anni aveva cominciato ad ammirare i giovani soldati. Dal momento che si lasciava andare liberamente alle sue inclinazioni, gli uomini che cercò furono invariabilmente persone di un rango sociale più basso del suo. Portò avanti una relazione ininterrottamente per dodici anni, che iniziò senza passione dalla parte dell’amico, ma a poco a poco crebbe fino ad avere quasi uguale forza su entrambi i partner. Non è attratto dalle uniformi, ma cerca qualche figlio incontaminato della natura.
I metodi di soddisfazione per lui sono stati diversi, secondo le diverse fasi della sua passione. All’inizio erano romantici e platonici, quando il tocco di una mano, un raro bacio, o la semplice presenza bastavano. Nel secondo periodo ci furono il dormire uno accanto all’altro, l’ispezione del corpo nudo dell’uomo amato, gli abbracci e le emissioni occasionali dopo un contatto prolungato. Nel terzo periodo la gratificazione divenne più francamente sensuale. Prese ogni forma possibile: la masturbazione reciproca, il coito intercrurale, la fellatio, l’irrumatio, e di tanto in tanto la pedicatio attiva; sempre secondo l’inclinazione o concessione del maschio amato.
Egli stesso interpreta sempre la parte maschile attiva. Non si abbandona mai all’altro ruolo, e afferma che non ha mai avuto la gioia di sentirsi desiderato con un ardore pari al suo. Non si sottrae alla pedicatio passiva; ma è una cosa che lui non richiede mai. Il coito con i maschi, come sopra descritto, gli sembra sempre sano e naturale; lascia un profondo senso di benessere, e ha cementato amicizie durature. Ha sempre cercato di formare legami permanenti con gli uomini che egli ha adorato così eccessivamente.
È di statura media, non robusto, ma dotato di grande energia nervosa, di grande forza di volontà e autocontrollo, in grado di resistere alla fatica e ai cambiamenti delle circostanze esterne.
Nella fanciullezza non aveva simpatia per le occupazioni femminili o per la compagnia delle ragazze, preferendo lo studio e la solitudine. Evitava i giochi e le occupazioni rumorose dei ragazzi, ma non era maschile solo nella sua indifferenza allo sport, non è mai stato femminile nel vestire o nelle abitudini. Non è mai riuscito nei suoi tentativi di fischiare. È un grande fumatore, e a volte ha venuto molto. Gli piacciono l’equitazione, il pattinaggio, e l’arrampicata, ma è un ben misero cavaliere, ed è impacciato con le sue mani. Non ha capacità per le belle arti e la musica, anche se è molto interessato a queste cose, ed è un autore prolifico.
Ha sofferto molto per tutta la vita, grazie alla sua percezione della differenza tra sé e i normali esseri umani. Dichiara che nessun piacere che egli abbia goduto può eguagliare la millesima parte del dolore causato dalla coscienza interna di essere un paria. Il massimo che può invocare a sua difesa, ammette, è l’irresponsabilità, perché riconosce che il suo impulso può essere morboso. Ma si sente assolutamente certo che nella prima parte della sua vita la sua salute è stata rovinata e il suo riposo morale distrutto a causa del perenne conflitto con la propria natura innata, e che sollievo e forza gli sono venute dall’indulgere alla sua natura. Anche se ha sempre davanti a sé il terrore della scoperta, egli è convinto che i suoi rapporti sessuali con gli uomini siano stati totalmente sani per lui, che abbiano aumentato di molto la sua energia fisica, morale e intellettuale e non siano stati dannosi per gli altri. Non ha alcuna percezione di un qualche errore morale nelle sue azioni, e considera l’atteggiamento della società nei confronti di quanti sono nella sua condizione come assolutamente ingiusto e fondato su principi falsi.
Il prossimo caso è, come il precedente, quello di un uomo di lettere di successo, che è anche lui passato attraverso un lungo periodo di conflitto mentale prima di riconciliarsi con i suoi istinti omosessuali. Egli appartiene a una famiglia in cui tutti sono in buona salute e hanno dimostrato marcata capacità in diversi campi di attività intellettuale. Si sente certo del fatto che uno dei suoi fratelli sia come lui un invertito assoluto e che un altro sia attratto da entrambi i sessi. Sono in debito con lui per il seguente racconto dettagliato che descrive le sue emozioni e le sue esperienze durante l’infanzia, che considero di grande interesse, come contributo non solo alla psicologia dell’inversione, ma alla embriologia delle emozioni sessuali in genere. Vediamo qui descritte, in una forma eccessivamente precoce e iperestesica, idee e sentimenti, che, in una forma più leggera e più frammentata, possono essere messi in parallelo con le prime esperienze di molti uomini e donne normali. Ma è certamente raro trovare così tanti punti della psicologia sessuale così definitamente illustrati in un singolo bambino. Si può aggiungere che la narrazione non è priva di interesse come studio dell’evoluzione di un uomo di lettere; un bambino la cui immaginazione era stata così precocemente esercitata e sviluppata era predestinato a una carriera letteraria.
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venerdì 8 gennaio 2016

SUBLIMAZIONE E SESSUALITA’ CLANDESTINA GAY TRA 800 E 900

STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte sesta
 Prosegue la pubblicazione della traduzione italiana delle Storie di omosessuali inserite da Havelock Ellis nel suo trattato sull’inversione sessuale. Qui di seguito potete leggere le storie 14 e 15, che presentano situazioni molto diverse e, nel secondo caso, molto complesse e contraddittorie, capaci però di illustrare l’estrema complessità delle situazioni in cui l’omosessualità può presentarsi. Lo stesso Havelock Ellis, dopo aver tentato una classificazione teorica degli omosessuali ha preferito rinunciarci e presentare un’antologia di situazioni reali. Spiace purtroppo che si tratti in pratica, in modo esclusivo, di omosessuali appartenenti all’alta società o almeno all’alta borghesia e che non sia possibile ricostruire in modo altrettanto preciso la vita sessuale degli omosessuali appartenenti ai livelli sociali più bassi.
Buona lettura.
STORIA 14
Scozzese, di 38 anni. I suoi antenati paterni erano normali, per quanto ne sa. Sua madre apparteneva a una vecchia famiglia celtica, molto eccentrica. Poco dopo i 5 anni si innamorò talmente di un giovane pastore che il ragazzo dovette essere mandato via. Ha praticato la masturbazione molti anni prima dell’età della pubertà, e attribuisce importanza a questo come fattore nell’evoluzione della sua vita omosessuale.
Ha avuto raramente sogni erotici sugli uomini, più frequentemente sulle donne. Anche se è indifferente alle donne, non ha repulsione verso di loro. Ha avuto rapporti sessuali con le donne due o tre volte, ma senza provare emozioni passionali dello stesso livello di quelle provate con gli uomini.
Lui vorrebbe un figlio, ma non è mai stato in grado di trovare la quantità necessaria di passione per arrivare al matrimonio.
Ha sempre avuto un affetto sentimentale e platonico per gli uomini. In questi ultimi anni ha formato due amicizie di carattere affettuoso e anche erotico con adulti. Non è interessato a nulla, o quasi, oltre la masturbazione reciproca e i baci; ciò che desidera è l’amore del maschio.
In apparenza non vi è nulla di anormale in lui, tranne l’aria da giovanotto.  È forte, sia nel corpo che nella mente e ha un’enorme capacità di resistere alla fatica. È un eccellente uomo d’affari. È uno studente paziente. Non vede nulla di male nelle sue passioni omosessuali. È contrario alla promiscuità. Il suo ideale è un’unione permanente che comprende i rapporti sessuali.
STORIA 15
T. S., artista, 32 anni, “Sono nato in Inghilterra.  Mio padre era un ebreo, il primo a sposarsi fuori della sua famiglia e a sposare una cristiana. I miei bisnonni erano cugini; lui era tedesco e lei danese. Anche i miei nonni erano cugini, lui svedese e lei danese.
Mio nonno materno era un protestante inglese, e mia nonna materna era irlandese, fanaticamente cattolica romana, e una donna molto eccentrica.
Nella famiglia di mio padre ci sono stati molti membri degni di nota. Nella famiglia di mia madre ci sono stati molti avvocati di fama.
Mio padre aveva un fratello maggiore che era omosessuale. Lui era già, a 31 anni, un autore di primo piano, quando morì di consunzione.  Ho anche un cugino di secondo grado da parte di mio padre, che è un ottimo tenore, anche lui è omosessuale. Nella famiglia di mia madre non conosco nulla di anormale.
In nessuna delle due famiglie c’è o c’è stata qualche forma di follia, ma c’è piuttosto un’abbondanza di capacità mentali.
I miei genitori erano una coppia ideale felice. Si erano fidanzati dopo essersi conosciuti per sei giorni, e dopo essere stati separati tre mesi si sono sposati. Sono stati sposati trentacinque anni senza un litigio. Ho un fratello di tre anni più grande, nato un anno dopo il matrimonio, e una sorella di sette anni più giovane.
Mio fratello ha preso da suo padre, in apparenza. Lui è un grande amante delle donne e molto rovinato da loro. È  abbastanza normale e sobrio.
Mia sorella è una donna molto femminile. Da bambina lei disapprovava molto le amicizie femminili e confidava sempre in sua madre. A 13 anni ha incontrato l’uomo col quale ora è sposata. Hanno aspettato dieci anni prima di sposarsi e sono ora una coppia ideale felice. Mia sorella è perfettamente normale e molto sobria.
Ho vissuto i miei primi dieci anni in Inghilterra, diciotto anni in Svezia, due n Danimarca, due in Baviera, Austria e l’Italia, e ora vivo a Berlino. Mi considero inglese. Sono mentalmente un uomo, ma tutti miei sentimenti fisici e i miei desideri sono quelli di una donna.
Io sono di altezza media e sono molto esile. Peso 106 libbre inglesi, senza vestiti. Le mie mani ed i piedi sono piccoli e ben sagomati. La testa è di dimensioni normali. I lineamenti minuti. Gli occhi verdi. Ho portato gli occhiali da quando avevo 7 anni. Il mio colorito è giusto. L’aspetto non da ebreo. La pelle del mio corpo è molto bianca, senza macchie. Poco pelo sul mio viso. I peli sulla testa e sull’addome sono lussureggianti. Niente peli in nessun posto sullo stomaco e sul petto. Il colore dei peli è ramato ovunque tranne che sotto l’ombelico, dove sono neri. (I capelli di mio padre, di mia madre e di mio fratello erano marroni. Mia sorella ha i capelli ramati, e così li aveva lo zio citato sopra.). I miei seni sono leggermente rotondi; i miei fianchi sono normali. Non gesticolo molto. Dalla mia persona fisica sarebbe difficile trarre la conclusione che sono omosessuale. I miei organi sessuali sono normali.
Il mio carattere è apparentemente brillante, ma in realtà è malinconico. Ho molto poco amore per la natura umana, ma ho una predilezione per le razze britannica ed ebraica. Odio gli affari, la politica, lo sport e la vita sociale. Amo la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Ho un  profondo interesse per il misticismo. Sono chiaroveggente. Sono stato usato più volte come medium. Conduco due vite separate, una vita esterna ed una psichica interna. Sono un fatalista e un teosofo. Ho sempre avuto una fede profonda nella reincarnazione, perché quando ero un bambino potevo ‘ricordare’ molto. Ho una memoria eccellente, che risale fino al mio terzo anno. Sono sempre stato troppo auto-analitico. Fin dalla mia prima infanzia mi sono sentito un alieno. Sono molto sensibile, fisicamente e psichicamente. Non ho alcun desiderio di indossare abiti da donna o di fare lavori femminili. Per quanto riguarda i vestiti per me, preferisco il nero e non molti gioielli.
Potrei amare solo un uomo perfettamente virile tra i 21  e i 40 anni. Deve essere fisicamente bello e ben fatto. La dimensione degli organi genitali non giocano alcun ruolo. I muscoli devono essere sviluppati e le mani devono essere particolarmente ben formate. Le mani sono il mio feticcio. (Non potrei mai amare nessuno con le mani brutte.) Non deve avere alcun odore che provenga dal suo corpo (anche se non mi è sgradito un lieve profumo quando è vestito), e, soprattutto, non deve avere un alito cattivo. Deve essere intelligente, amare la musica, l’arte, la letteratura e la natura. Deve essere raffinato e colto e deve avere girato il mondo. Deve avere semplicità nel comportamento, nel modo di vestire e nel tratto, e, soprattutto, deve essere pulito di corpo e di mente. Non sopporto il cinismo. (Qui posso dire che una volta avevo un cane San Bernardo che mi ricordava molto il mio ideale. Era sempre calmo, sempre amorevole e fedele, generalmente tranquillo. Si eccitava solamente quando era all’aria aperta.) Non sono stato in grado di andare avanti con le persone che non hanno il senso dell’umorismo. Dalla mia nascita ero fisicamente debole. Per prima cosa ho sofferto di eczema. Essendo nato con un doppio strabismo, sono stato operato a 2 anni e mezzo e di nuovo a 3 anni e mezzo, con un eccellente risultato. Da 4 a 12 anni ho avuto convulsioni (spesso), e tutte le malattie dell’infanzia. All’età di 12 anni e mezzo ho preso la scarlattina, seguita da una debolezza cardiaca, che è diventata più forte dopo un anno, e ho avuto anche la malattia di Bright, che è durata quindici anni quasi senza interruzione. Questa malattia ha avuto il suo effetto abituale di produrre melanconia e di sconvolgere l’intero sistema nervoso. La malattia di Bright si fermò di colpo, ma fu seguita da una serie di altre malattie. Poi ho avuto la neurite in forma molto grave. Poi me ne sono andato in Baviera, e per recuperare le forze nervose sono stato trattato con il metodo psicoanalitico di Freud, con grande successo. Ho avuto una brutta ricaduta, quando mio fratello, che aveva appena sentito che ero omosessuale, è venuto a farmi visita e mi ha minacciato di farmi mettere sotto tutore, se mio padre fosse morto. Mi ci sono volute settimane per riprendermi dallo shock. Abbiamo rotto tutti i rapporti, e anche se mio fratello è stato più volte nella stessa città dove sono stato anche io, siamo rimasti due estranei. In questo periodo mio padre morì improvvisamente. La scorsa primavera quattro suicidi di amici in alcune settimane hanno avuto un effetto molto negativo sui miei nervi. Ora sono a Berlino e sono di umore assai migliore, ma il crampo continua a farmi male, a volte.
A questo devo aggiungere che dal mio quattordicesimo anno, indipendente da qualsiasi malattia, ho sofferto mentalmente e fisicamente di dolori mestruali ricorrenti ogni ventotto giorni e che duravano da sei a otto giorni. Che questi fossero dolori equivalenti a quelli dei periodi mestruali di una donna non sono riuscito a farlo ammettere a nessun medico, finché sono stato trattato per un periodo di tempo da uno specialista tedesco di malattie nervose.
I dolori fisici iniziano bruscamente. Congestioni improvvise di sangue nel cervello e nell’addome. Sudori improvvisi, calore e freddo. Grandi dolori nervosi ai reni, anche ai centri nervosi del ventre e dello stomaco. Dolori acuti, lancinanti ai seni e soprattutto ai capezzoli. Mal di denti improvviso che si ferma improvvisamente. La pelle diventa più scura, a volte screziata. Ho tutto il tempo un sapore del sangue in bocca e spesso tutto quello che mangio sa di sangue. Ho grandi difficoltà in quei momenti a mangiare carne. Il desiderio fisico dell’avventura erotica è controbilanciato da nausea mentale alla semplice idea.
I sintomi mentali sono: improvviso senso di profonda depressione, tendenze suicide, in alternanza con improvvisa e inspiegabile leggerezza. Imprevedibilità e grande insoddisfazione di me stesso e della vita in genere. Orrore di fronte alla mia incompletezza sessuale, improvvisi attacchi di odio verso le donne e un grande desiderio di essere amato da uomini. Questa condizione cambia lentamente e torna a quella normale. Mi ci vogliono diversi giorni per perdere la mia debolezza fisica dovuta a questa causa.
Fisicamente mi sono sviluppato a 16 anni di età. Mentalmente mi sono sviluppato in età molto precoce, ma ho mantenuto la mia vita interiore piuttosto nascosta, giocando sempre a fare l’innocente. Nessuno casa credeva che io sapessi nulla della vita. Erano a volte molto sorpresi quando uscivo fuori dal ruolo che avevo previsto per me. Fino a quando avevo 17 anni, niente che avesse a che fare con la morale di altre persone fu mai discusso davanti a me. Sembravo così puro, ma so che le persone sono sempre attente di fronte a me. Mio padre non ha mai discusso di queste cose con me. Dalla mia prima infanzia ho amato gli uomini teneramente, anche se ero sempre ai ferri corti con mio padre e mio fratello. Io adoravo mia madre allora, come accade ora. Mia sorella ed io non andavamo affatto d’accordo da bambini, anche se ora noi siamo molto amici. Lei e suo marito, così come mia madre, sono stati la bontà personificata da quando hanno saputo della mia condizione. Fin dopo  i 30 anni non ho incontro un uomo che io potessi amare come mia madre, e lui è eterosessuale. Devo aver amato mio padre e mio fratello all’inizio, ma i conflitti continui, i temperamenti incompatibili, le incomprensioni reciproche e la mancanza di simpatia hanno reso la vita a casa orribile. Devo ammettere che dalla mia prima infanzia ho avuto un certo disprezzo per mio padre e per mio fratello, perché li ho trovati molto materialisti. Avevo tutti i miei litigi d’infanzia con mio fratello. Mio padre prendeva le parti di mio fratello, mia madre le mie. Dopo aver recuperato, dopo la morte improvvisa di mio padre (le mie prime parole furono dopo aver letto la lettera: ‘Grazie a Dio non si tratta di mia madre!’) Ho sentito un grande sollievo, ma ci è voluto molto tempo per me per capire che ero davvero libero.
Mi è sempre piaciuta la compagnia delle donne e, da giovane, ero molto interessato ai pettegolezzi, cosa che adesso non accade più in alcun modo. Ho molte amiche donne, più che amici uomini. Queste amiche donne sono tutte eterosessuali, tranne una. Molto spesso mi piacciono le donne anziane; penso di rivedere mia madre in queste donne. Una donna non avrebbe mai potuto farmi arrossire, ma un uomo che io ammiro ci riuscirebbe facilmente.
Avevo 23 anni quando una donna sposata di buona famiglia mi chiese di andare a passare la notte con lei. Ci andai, e anche se era molto ben fatta, in modo pulito, e anche se le sue vesti e gli appartamenti erano di grandissimo buon gusto, non ebbi alcuna erezione. D’altra parte, mi sentivo molto sporco e feci il bagno tre volte in ciascuno dei tre giorni successivi. Da allora non cercai più di avere rapporti sessuali con le donne.
A Copenhagen ho cercato di eccitare i miei sensi con ogni tipo di donna, ma invano. Suppongo che la mia natura sia così simile a quella di una donna che non ci può essere alcuna reazione. Con gli uomini io sono spesso molto timido e nervoso, muto, e le mie mani sudano. Non è mai successo così con le donne.
Da bambino ho amato gli uomini e mi innamoravo disperatamente di qualcuno che veniva a casa. Mi sarebbe piaciuto, quando non c’era nessuno, baciare i loro cappelli, o i loro guanti, o anche i loro bastoni.
Mi ricordo, quando avevo circa 6 anni, come mi sono innamorato di un tedesco 26enne molto bello. Aveva i capelli molto ricci e le mani molto belle. Era molto affezionato a me e io avevo l’abitudine di chiamarlo ‘il mio ragazzo.’ Quando veniva a farci visita, spesso aveva l’abitudine di rimboccarmi le coperte, dopo che l’infermiera era andata via. Aveva sempre dolci o qualcosa per me. Mi ricordo come gli gettavo le braccia al collo e gli coprivo il volto di baci. Gli avvicinavo la testa al mio cuscino e mi raccontava belle favole e mi addormentavo abbastanza felice.
A 7 anni di età, durante un soggiorno in campagna, uno stalliere di circa 25 anni, si comportò male con me. Avevo l’abitudine di fargli visita spesso nella stalla, dato che quest’uomo aveva una strana attrazione per me. Un giorno mi fece il solletico. Mentre lo stava facendo tirò fuori il mio pene e anche il suo, che era in piena erezione. Cercò in ogni modo di eccitare i miei sensi, ma invano. Per lui la cosa terminò con una eiaculazione. Mi proibì dirlo a chiunque, e io non lo dissi, ma ha cercai di scoprire tutto quello che potevo sull’argomento, con poco o nessun risultato. Da quel giorno odiai lo stalliere e provai una sorta di senso di colpa, come se avessi ‘perso qualche cosa.’ Non mi sono reso conto fino a quando non ho avuto 12 anni.
Dalla mia prima infanzia ho avuto un ideale di un uomo. Da questo ideale non ho mai deviato. All’età di 30 ho trovato un amico che, anche se abbastanza eterosessuale, senza alcun rapporto sessuale, mi ha dato l’amore di cui ho hanno sempre avuto bisogno.  È stato nell’ultimo paio di anni, una seconda madre, un padre, una sorella, un fratello e un amante. Grazie a lui ho riguadagnato la mia salute, il mio amore per la natura, e ha contribuito a smorzare il mio odio verso la natura umana e la mia amarezza. Non potrei mai trovare un amico migliore. Ha compensato tutti i miei anni di sofferenza fisica e mentale. Una cosa strana è che il sentimento è reciproco. Ha avuto una vita tragica, perché sua moglie, che egli amava al di là di tutto, è morta in circostanze molto tristi. Dice che io sono il migliore amico maschio che abbia mai avuto. Quando stavo con lui, gran parte della mia natura inferiore veniva estirpata. Io lo considererò sempre come il punto di svolta nella mia vita. Penso che abbia prodotto alcune delle sue migliori influenze attraverso la sua musica. Suonò Beethoven e Wagner per me per un paio d’ore al giorno per mesi, e, quindi, mi aprì un nuovo mondo …. lui è sei anni più grande di me.
Quando avevo 10 anni ci siamo trasferiti in Svezia, un paese che ho odiato dall’inizio alla fine. In quel periodo ho cominciato a notare che c’era qualcosa di strano in me. Mi sentivo un alieno, ho cominciato a sentirmi tale da allora. Un evento importante nella mia vita è stato, ne sono sicuro, quando la sorella di mio padre ha cercato di appropriarsi del ruolo di mia madre, lo ha fatto con gelosia e rancore, e mia zia ha dovuto chiedere perdono ai miei genitori. Esteriormente la faccenda fu rattoppata, ma sono sicuro che mio padre non perdonò mai sua sorella. Gli ebrei non perdonano mai.
Questo fatto risvegliò in me un grande odio verso le donne, e successe molti anni prima che io riuscissi in qualche modo a controllarlo.
All’età di 14 anni stavo molto con un americano interessato alla musica e di bell’aspetto, di un anno più grande di me. Un giorno, mentre ci divertivamo, successe proprio la stessa cosa che si era verificata con lo stalliere. Non avevo ancora sensazioni sessuali. Siamo rimasti buoni amici. Desideravo spesso di baciarlo. Dopo la prima volta non me lo permise più. Era molto apprezzato tra gli ufficiali e i cosiddetti uomini dell’alta società, e aveva sempre un sacco di soldi. Circa dieci anni dopo sentii che usava accettare denaro dopo un rapporto intimo con quegli uomini dell’alta società.
Durante il mio quindicesimo anno ebbi un grande desiderio di rapporti sessuali con gli uomini. In quel momento i primi segni di pelo si cominciavano a vedere sul mio addome.
All’età di 16 anni, un giardiniere, un uomo sposato con famiglia, mi iniziò al mutuo-abuso [masturbazione reciproca]. Viveva nel retro del condominio dove allora abitavamo . Aveva circa 40 anni, un uomo brutto ma muscolarmente sviluppato. Queste pratiche hanno avuto luogo nella cantina, che aveva tre ingressi. Non gli ho mai permesso di baciarmi, e la vista dei suoi figli risvegliava sempre in me una grande sensazione di nausea. Questa era la reazione naturale di una cattiva coscienza. Per l’uomo stesso ho avuto il massimo disprezzo. Questo uomo mi ha detto di diversi parchi e pissoirs dove gli uomini si incontravano, e sono andato in questi luoghi di tanto in tanto in cerca di avventure erotiche.
Devo qui riferire che, all’età di 16 anni mia madre mi ha messo in guardia contro l’auto-abuso. Questo fatto ha avuto l’effetto opposto, mi ha incuriosito, così ho cominciato subito. Ho continuato da allora, almeno una volta al giorno. (I non ho mai avuto un’emissione involontaria in tutta la mia vita.) Tra i 17 e 22 anni, ho avuto bisogno  di farlo più volte al giorno. Lavorare sull’arte, la pittura, e, soprattutto, sulla musica e la bellezza ha una forte influenza su di me e accende i miei desideri erotici in moto violento. Non ho mai trovato che questo mi facesse male. L’astinenza, invece, ha un effetto molto dannoso su di me,  e sconvolge l’intero sistema nervoso e fisico. Spesso trovo che ci sia un qualcosa di veramente carente nell’auto-abuso: la commistione di due corpi umani che sono mentalmente e fisicamente in sintonia dà una soddisfazione elettrica che acquieta l’intero sistema nervoso. Questa almeno è stata la mia esperienza.
Il giardiniere lasciò il lavoro e si trasferì in campagna. Ho poi, a volte, visitato i pissoirs o, come vengono spesso chiamati,  ‘i panorami’ (perché sono rotondi e lì c’è molto da vedere). Quello che ho visto nei parchi durante le lunghe notti d’estate fu quasi una vera rivelazione. Durante l’estate, quando i mariti avevano mandato le loro famiglie in campagna, molti di loro conducevano una vita molto indiscreta. Quello che ho visto la prima estate ha distrutto tutto il rispetto che avevo per le persone anziane. Avevo sempre connesso il matrimonio e i capelli grigi con la virtù e la morale; poi ho imparato che le cose stanno diversamente. Devo dire che diventai in quel periodo un maiale sensuale. Sapevo quanto fossero pericolosi questi luoghi a causa della polizia e dei ricattatori, ma questo aggiungeva alla caccia una nota piccante. A quel tempo conducevo una doppia vita e stavo sempre a guardare e ad analizzare me stesso. Ho avuto a che fare con un sacco di uomini di tutte le classi sociali. Mi hanno spesso offerto del denaro, che non avrei accettato per nessuna ragione. Pagare o essere pagati uccide ogni sorta di sentimento erotico in me e sempre lo ha fatto. Una volta volevo mettermi alla prova. Mi fu offerta una piccola somma di denaro da un ex maestro di scuola. La accettai solo per vedere che effetto mi avrebbe fatto. Un attimo dopo buttai i soldi il più lontano possibile. Così vidi che non avevo in me nulla della natura di una prostituta. Ero semplicemente sopraffatto dalla sensualità. Ipotizzai di essere criminale e desiderai di vedere in quanti modi la mia natura avesse l’istinto criminale. Volevo vedere se potevo diventare un ladro. Rubai un bottone d’argento in un negozio dove si vendevano antichità, ma andai al negozio di nuovo lo stesso giorno e rimisi a posto il ​​bottone, senza che le persone se ne accorgessero. Scoprii che non potevo diventare un ladro. Poi mi venne la domanda. Perché mi ero sentito un criminale da quando avevo sette anni? Era colpa mia? Se no, di chi era la colpa? Non ho avuto una visione chiara nel mio carattere prima di studiare il sistema psicoanalitico freudiano.
Quando avevo 20 anni, ho incontrato un signore una notte in una pesante tempesta di neve. Abbiamo camminato e parlato e ci siamo compresi l’un l’altro. Apparteneva ad una delle prime famiglie aristocratiche della Svezia. Era estremamente raffinato. Mi ha chiesto di andare a casa sua. Ci siamo spogliati e ci siamo stesi uno a fianco all’altro. Aveva una testa bellissima e un ancor più bel corpo. Penso che tutti i miei sentimenti erotici si fossero congelati, guardando il suo bel corpo. Per me se ci fosse stato qualcosa di sensuale sarebbe stato un sacrilegio, ho pensato, e ricordo la sensazione di stupore che mi pervase. Lui aveva allora 20 anni, ma i suoi capelli erano tutti bianchi. Prima non capì, poi fu molto gentile con me. Sono rimasto perfettamente casto per tre mesi interi dopo la vista del suo corpo. Ci siamo rivisti spesso. Otto anni dopo ci siamo incontrati per l’ultima volta. Ha sofferto molto di melanconia. A quel tempo gli impedii di suicidarsi. Questo inverno, però, si è sparato.
Quando avevo 22 anni, mia sorella mi presentò un affascinante, intelligente e raffinato pittore, metà inglese e metà svedese. Ci ‘riconoscemmo’ l’un l’altro contemporaneamente, anche se non ci eravamo mai visti prima, e non sapevamo nulla dei nostri caratteri. Ai miei genitori piaceva molto più di qualsiasi altro amico che io abbia mai avuto. Lui e mia sorella furono fin dall’inizio come fratello e sorella. La prima sera a casa mia io e lui ci baciammo. Le donne erano pazze di lui. Più tardi ho trovato che anche molti uomini lo erano. Ero tre settimane più anziano di lui. Aveva le sue stanze. Non ho mai sentito una tale meravigliosa armonia come quando i nostri corpi nudi si mescolavano. Era come galleggiare nell’etere. L’unica volta che sono stato attivo nella fellatio è stata con lui. Stavamo molto insieme, anche se non molto fisicamente, perché aveva molti amori con le donne. Quello che ho amato è stato il modo in cui tagliava tutte le avances degli uomini, io ero il suo ‘fratello minore’ e così mi chiama ancora oggi. Ora è sposato in America, e padre di una bella bambina. Oggi siamo ottimi amici.
I due anni a Copenaghen sono stati tra i più felici che ho passato, anche se quasi tutto il tempo avevo dolori fisici. In Austria ho trovato, tra i contadini tirolesi, che gli Inglesi, che vanno lì in inverno per gli sport e in estate per l’alpinismo, hanno avvilito i giovani contadini di sesso maschile con il denaro. Il rapporto omosessuale è facile da raggiungere se si è disposti a pagare il prezzo, più alto in buona stagione, meno alto fuori stagione.
In Italia è solo una questione di soldi o di passione, ma qualsiasi cosa, in amore, lì è abbastanza transitoria.
In Baviera ho trovato l’amore e la pace ‘al di là del comprensibile.’ Questo amore e quest’amicizia senza nulla di natura fisica intima mi ha ritratto dal ‘abisso nero profondo’ in cui stavo velocemente scivolando. Quando ho incontrato il mio amico ero quasi alla fine del mio incatenamento. Quello che il suo amore e la sua amicizia hanno fatto per me, insieme con il sistema psicoanalitico freudiano, nessuno lo saprà mai.
Da quando sono a Berlino, una città che mi piace molto, una vita nuova si è aperta per me, una vita in cui si vive come uno desidera se non si ha a che fare con i ragazzi giovani. Qui ci sono bagni omosessuali, pensioni, ristoranti, e alberghi, dove si può andare con uno del proprio sesso a un certo prezzo per ogni ora. Berlino è una rivelazione. Ma dal momento che stando qui ho trovato che il lato fisico erotico della mia natura è poco eccitato, suppongo che sia la vecchia storia del’ frutto proibito.’
I miei genitori avevano una casa molto ospitale. Gli ultimi due anni in Svezia non sono stato mai a casa. Odiavo la vita di società e sapevo molto, o addirittura troppo, delle storie private di coloro venivano a casa mia. Tutti appartenevano alla più alta società. La società più alta e quella più bassa sono molto simili. Naturalmente i miei genitori non sapevano nulla su queste persone. Quando ho detto a mia madre una grande quantità di storie private di persone che venivano a casa nostra, è stato per lei uno shock e ha potuto finalmente capire il mio disprezzo per la cosiddetta buona società. Negli anni successivi ho frequentato solo ambienti artistici e teatrali; considero questa categoria di persone più naturale rispetto alle altre e molto più di buon cuore.
La mia vita ha anche un altro lato, il lato mistico. Ma questa sarebbe una storia molto più lunga. Basti dire che io sono di natura altamente sensibile, dotato di una seconda vista”. [Un resoconto dettagliato delle visioni, delle premonizioni di morte di conoscenti ecc. del soggetto, mi è stato fornito da lui.]
Ho provato in quattro occasioni a suicidarmi, ma ora vedo che non c’è nulla da guadagnare facendo un gesto simile.
Due anni fa ho detto ai miei genitori della mia condizione sessuale. È stato un colpo terribile per loro. A mio padre è stato necessario spiegare le circostanze; ma non ha mai capito la questione e non l’ha mai discussa con me. Se glielo avessi detto prima, sono quasi certo che, con la sua natura dispotica, mi avrebbe messo in una gabbia di matti. Mia madre e mia sorella mi hanno trattato molto gentilmente sempre. Mio fratello mi ha rinnegato.”
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