Questo blog è una cosa buona e mi sono detto che una cosa la voglio scrivere pure io. Di anni ne ho 66 e l’hanno scorso ho vissuto la peggiore tragedia che può toccare a un gay anziano come me. Marco, il mio compagno di una vita, si è ammalato e se n’è andato in sei mesi. Non vi voglio parlare di questo perché che cosa vuol dire una cosa del genere si può capire solo se ci si passa e poi mi sembra una cosa che deve rimanere mia anche per rispetto a Marco che era molto riservato, forse sbaglio, ma mi dovete scusare. Vi vorrei parlare del dopo, di quello che ho passato già dai giorni successivi. Noi non convivevamo, io ho una casetta mia e lui ne aveva una sua che adesso è finita ai parenti suoi per evitare storie e anche perché io sono vecchio e una pensioncina per campare ce l’ho. Ancora mi tengo benino, tanti acciacchetti ce li ho, ma malanni brutti brutti no... A casa mia non ho ricordi legati alla sua malattia perché io l’ho assistito fino alla fine ma a casa sua, proprio mi sono trasferito a vivere lì l’ultimo mese perché non se ne poteva fare a mano. A casa mia ho qualche ricordo bello, tante fotografie nostre, le più vecchie di 45 anni fa, adesso le guardo è penso che è tutto passato e che è tutto finito e che per noi, che bene o male eravamo una coppia che viveva con grande tenerezza reciproca, gli anni belli ci sono stati e che, pure Marco lo diceva, rimpianti non ne abbiamo avuti. Quando eravamo giovani facevamo le cose che fanno tutti... poi, col tempo, vengono i malanni e certe cose non c’hanno più lo stesso peso... due vecchi che si coccolano a vicenda la gente non li accetta, ma noi così facevamo, certo quando stavamo tra noi. Fino a due anni fa stavamo bene tutti e due e l’estate ce ne andavamo fuori città a passeggiare per i boschi, lui era appassionato di piante e aveva lavorato in un’azienda che si occupava di rimboschimento e di manutenzione dei boschi, e mi raccontava un sacco di cose sulle piante e io lo facevo parlare, un po’ perché mi piaceva pure a me e un po’ perché quando parlava stava più sereno, perché dopo i 60 anni stava un poco depresso, medicine non ne pigliava però certe volte si chiudeva e mi diceva solo qualche parola, ma quando parlava di piante, di tipi di legno e di cose di questo genere si distraeva. Insomma i primi mesi io sono stato proprio malissimo, quando passavo sotto casa sua mi mettevo a piangere, mi stava pigliando un po’ malinconia pure a me, non cucinavo nemmeno, compravo un po’ di frutta, mi prendevo una tazza di latte e quello era tutto. La mattina mi alzavo tardi e poi la sera non riuscivo a dormire. Avevo provato un poco con la televisione e qualche cosa faceva, poi la televisione s’è guastata e non l’ho ricomprata, un poco sentivo la radio, poi mi mettevo sul letto e mi mettevo a pensare, a ricordare... perché in fondo la vita nostra è stata buona e prima o poi si deve morire, però noi siamo stati insieme. Però dopo, quando è finito tutto, lo senti pesantissimo che è finito tutto. Quelli che sono stati soli tutta la vita le cose che vivo io adesso non le provano, ma noi siamo stati insieme per 45 anni. Quando mi sdraiavo sul letto mi venivano i ricordi e la malinconia mi mangiava dentro. Ho detto: “Qua se vedo avanti così finisco nella depressione nera.” E allora mi sono comprato il computer, non ne avevo mai avuto uno. All’inizio non ci capivo niente, poi piano piano mi ci sono abituato... e adesso qualche cosa la so fare. Sono andato a cercare un poco di siti gay, ma sono cose che non vanno bene per me. Per carità, vedere un bel ragazzo fa pure piacere ma io andavo cercando di capire come vivono i gay dell’età mia, ma non ci stava niente di quello che andavo cercando io. Poi sono capitato sul vostro blog e ho trovato pure qualche cosa sui gay anziani, non è proprio tanto ma c’è. Quelle cose me le sono lette e sono pure un poco malinconiche, però che dobbiamo fare? E poi io amici gay non ne ho, proprio con conoscevo nessuno, mi bastava Marco. Leggendo il vostro blog mi sono sentito meno strano, anche le cose scritte dai ragazzi e anche i commenti mi sono piaciuti molto, cioè sono una cosa bella. Ci sono stato a meditare tanto prima di scrivere a gayproject, mi sembrava una cosa strana, ma pure lui giovane non è e le cose le può capire. Insomma io volevo dire che mi sento un po’ meno perso, un po’ meno solo.Io questa mail te la mando, vedi tu quello che ne vuoi fare, se vuoi nel forum la metti tu direttamente, per il momento non me la sento di registrarmi.Un saluto caro a tutti quanti.
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lunedì 21 gennaio 2008
ANZIANI GAY E SOLITUDINE
Ricevo e pubblico, su sua richiesta, una mail di Domenico.
Questo blog è una cosa buona e mi sono detto che una cosa la voglio scrivere pure io. Di anni ne ho 66 e l’hanno scorso ho vissuto la peggiore tragedia che può toccare a un gay anziano come me. Marco, il mio compagno di una vita, si è ammalato e se n’è andato in sei mesi. Non vi voglio parlare di questo perché che cosa vuol dire una cosa del genere si può capire solo se ci si passa e poi mi sembra una cosa che deve rimanere mia anche per rispetto a Marco che era molto riservato, forse sbaglio, ma mi dovete scusare. Vi vorrei parlare del dopo, di quello che ho passato già dai giorni successivi. Noi non convivevamo, io ho una casetta mia e lui ne aveva una sua che adesso è finita ai parenti suoi per evitare storie e anche perché io sono vecchio e una pensioncina per campare ce l’ho. Ancora mi tengo benino, tanti acciacchetti ce li ho, ma malanni brutti brutti no... A casa mia non ho ricordi legati alla sua malattia perché io l’ho assistito fino alla fine ma a casa sua, proprio mi sono trasferito a vivere lì l’ultimo mese perché non se ne poteva fare a mano. A casa mia ho qualche ricordo bello, tante fotografie nostre, le più vecchie di 45 anni fa, adesso le guardo è penso che è tutto passato e che è tutto finito e che per noi, che bene o male eravamo una coppia che viveva con grande tenerezza reciproca, gli anni belli ci sono stati e che, pure Marco lo diceva, rimpianti non ne abbiamo avuti. Quando eravamo giovani facevamo le cose che fanno tutti... poi, col tempo, vengono i malanni e certe cose non c’hanno più lo stesso peso... due vecchi che si coccolano a vicenda la gente non li accetta, ma noi così facevamo, certo quando stavamo tra noi. Fino a due anni fa stavamo bene tutti e due e l’estate ce ne andavamo fuori città a passeggiare per i boschi, lui era appassionato di piante e aveva lavorato in un’azienda che si occupava di rimboschimento e di manutenzione dei boschi, e mi raccontava un sacco di cose sulle piante e io lo facevo parlare, un po’ perché mi piaceva pure a me e un po’ perché quando parlava stava più sereno, perché dopo i 60 anni stava un poco depresso, medicine non ne pigliava però certe volte si chiudeva e mi diceva solo qualche parola, ma quando parlava di piante, di tipi di legno e di cose di questo genere si distraeva. Insomma i primi mesi io sono stato proprio malissimo, quando passavo sotto casa sua mi mettevo a piangere, mi stava pigliando un po’ malinconia pure a me, non cucinavo nemmeno, compravo un po’ di frutta, mi prendevo una tazza di latte e quello era tutto. La mattina mi alzavo tardi e poi la sera non riuscivo a dormire. Avevo provato un poco con la televisione e qualche cosa faceva, poi la televisione s’è guastata e non l’ho ricomprata, un poco sentivo la radio, poi mi mettevo sul letto e mi mettevo a pensare, a ricordare... perché in fondo la vita nostra è stata buona e prima o poi si deve morire, però noi siamo stati insieme. Però dopo, quando è finito tutto, lo senti pesantissimo che è finito tutto. Quelli che sono stati soli tutta la vita le cose che vivo io adesso non le provano, ma noi siamo stati insieme per 45 anni. Quando mi sdraiavo sul letto mi venivano i ricordi e la malinconia mi mangiava dentro. Ho detto: “Qua se vedo avanti così finisco nella depressione nera.” E allora mi sono comprato il computer, non ne avevo mai avuto uno. All’inizio non ci capivo niente, poi piano piano mi ci sono abituato... e adesso qualche cosa la so fare. Sono andato a cercare un poco di siti gay, ma sono cose che non vanno bene per me. Per carità, vedere un bel ragazzo fa pure piacere ma io andavo cercando di capire come vivono i gay dell’età mia, ma non ci stava niente di quello che andavo cercando io. Poi sono capitato sul vostro blog e ho trovato pure qualche cosa sui gay anziani, non è proprio tanto ma c’è. Quelle cose me le sono lette e sono pure un poco malinconiche, però che dobbiamo fare? E poi io amici gay non ne ho, proprio con conoscevo nessuno, mi bastava Marco. Leggendo il vostro blog mi sono sentito meno strano, anche le cose scritte dai ragazzi e anche i commenti mi sono piaciuti molto, cioè sono una cosa bella. Ci sono stato a meditare tanto prima di scrivere a gayproject, mi sembrava una cosa strana, ma pure lui giovane non è e le cose le può capire. Insomma io volevo dire che mi sento un po’ meno perso, un po’ meno solo.Io questa mail te la mando, vedi tu quello che ne vuoi fare, se vuoi nel forum la metti tu direttamente, per il momento non me la sento di registrarmi.Un saluto caro a tutti quanti.
Domenico
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martedì 8 gennaio 2008
VADOVANZA GAY
No, io non sono andato, tanto lui non c’era più, c’è stato fino alle 23.45 di sabato, e forse non c’era più neanche allora. Quando è successo io non c’ero, in pratica sono stato con lui finché è stato cosciente. Venerdì sera è stato peggio, m’ha detto: chiama l’ambulanza. Quando sono venuti ancora era cosciente, ha parlato col dottore, gli ha dato la carta dove aveva scritto tutto, l’aveva preparata da parecchi giorni, perché se la sentiva che non sarebbe durato, l’hanno portato direttamente in rianimazione, ma già in ambulanza aveva perso conoscenza. A me in rianimazione non mi hanno fatto entrare, poi hanno chiamato i parenti, la sorella, il cognato e i nipoti perché il dottore della rianimazione pensava che fosse cosa di poco e io me ne sono andato per non fare storie, ma non le avrebbero fatte nemmeno. Sono andato alla cappella dell’ospedale ma era chiusa e mi sono seduto di fuori e ho pregato, io che non l’ho mai fatto in vita mia, ho pregato che il Padre Eterno se lo prendesse senza farlo soffrire troppo. La notte l’ho passata là che pure io, sai, sono vecchio, comunque l’ho passata là. I parenti verso l’una se ne sono andati, io l’ho chiesto per piacere e me l’hanno fatto vedere dietro il vetro. Madonna mia, mi faceva una malinconia che lui stava là e io stavo dall’altra parte, non gli potevo neanche toccare la mano, era attaccato alle macchine, è passato il medico gli ho fatto cenno con gli occhi per chiedere come stava e m’ha detto che avevano provato tutto ma non reagiva e con una patologia come la sua c’era poco da sperare. Sono stato là tutto il tempo desiderando che morisse e che finisse di penare. Verso le tre e mezza pareva che morisse, così hanno detto. Sono andati i medici di corsa, sono stati un’oretta e la crisi l’ha superata. La mattina mi sono allontanato perché sono venuti i parenti però non gliel’hanno fatto vedere e se ne sono riandati e non sono tornati più. Io ho aspettato là fuori. Quando sono state le undici c’è stato di nuovo tutto l’andirivieni dei medici. Sono usciti qualche minuto prima di mezzanotte e m’hanno detto che non ce l’aveva fatta e m’è pigliato uno sconforto, una disperazione che mi sono messo a piangere come un disperato, poi un dottore m’ha chiesto se ero un parente e gli ho detto di sì, e che dovevo dire, m’ha fatto le condoglianze e se n’è andato. M’hanno detto che l’avrebbero portato all’obitorio la mattina alla sei e che l’avrei visto lì già composto era passata da poco mezzanotte e sono tornato a casa. Come non ci potevo entrare in quella casa! C’era il letto dove era stato fino al giorno prima di morire, la bombola dell’ossigeno, tutte le medicine, il letto ancora c’aveva l’impronta di come l’avevano portato via quelli dell’ambulanza e ho detto... e come ci campo io qua? Io m’ammazzo, che campo a fare? Non ha proprio più senso. Io campavo perché lui aveva bisogno di me, i parenti di lui non hanno voluto sapere niente ma lui con loro non ci sarebbe mai andato... era con me che voleva stare, con me solamente. Lui me l’ha fatto giurare che non avrei fatto stupidaggini, ma io non so proprio campare più, ma un vecchio come me che campa a fare? Non c’ho proprio voglia di vivere. E che sono stati gli ultimi giorni... Adesso gli hanno fatto pure il funerale in Chiesa, a lui che non ci aveva mai messo piede e io non ci sono andato... No, non per i parenti, io preferisco non incontrarli ma credo che non avrebbero detto niente. Me l’aveva fatto promettere lui che non sarei andato né al funerale né alla tumulazione. M’ha detto che non devo andare a trovarlo al cimitero e che il giorno del suo onomastico e del suo compleanno mi devo mangiare la crostata come abbiamo fatto sempre insieme. M’ha lasciato scritto tutto quello che dovevo fare con le cose sue, che dovevo buttare tutto, le medicine, le analisi e che dovevo conservare solo i diari che scriveva giorno per giorno, ma non ti creder che erano cose psicologiche, c’era scritto quello che mangiavamo, quello che vedevamo alla televisione, le cose delle bollette, della tasse... anche qualche cosa un po’ più nostra... me le leggeva tutte le sere. L’ultimo l’ha scritto lunedì e c’è scritto che mi voleva bene perché l’avevo aiutato a vivere fino alla fine. Adesso per me campare da solo è dura, a me la pensione di reversibilità non me la danno mica, devo campare solo con la mia ma lui qualche cosa me l’ha lasciata. Ma il problema è che adesso io torno a casa e non ci sta nessuno... e quella era proprio la casa nostra. Noi siamo tutti e due del ’35, ci siamo conosciuti alla fine del ’65, a 30 anni, e la casa l’abbiamo comprata insieme nel ’70. E non si sa come l’abbiamo arredata, prima non avevamo una lira e abbiamo risparmiato su tutto, poi piano siamo riusciti a pagarla... era casa nostra. Quando eravamo giovani la gente si chiedeva tante cose ma non è che ti venivano a dare fastidio, noi al posto nostro e loro al posto loro. Non siamo mai andati a una riunione di condominio e non abbiamo ma fatto la delega a nessuno e come ce la tenevamo la casetta! Che poi è bella perché c’è un balcone grande tutto scoperto e noi l’estate sempre là abbiamo mangiato. Quando s’è ammalato, quando il tempo lo permetteva, lo portavo sempre sul balcone a prendere l’aria e mi faceva i complimenti per i vasi dei fiori. M’ha detto che lui resterà sempre con me e io me lo sento come se stesse qua, vicino a me. Tutto m’ha fatto buttare via pure la poltrona dove si metteva lui, diceva che non dovevo conservare feticci e che a lui lo dovevo portare nel cuore. Mo’ io una cosa sola voglio, voglio morire presto, no... senza fare gesti, no, ma il Padre Eterno mi deve fare la grazia di farmi morire perché io qua non riesco a campare più.
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