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venerdì 17 agosto 2012

SESSUALITA' GAY E BASSO COINVOLGIMENTO SESSUALE

Ciao Project,
mi scuso per la confidenza ma leggendoti da tanto mi sembra quasi di conoscerti.. innanzitutto volevo ringraziarti per tutto quello che fai, penso che sia davvero una cosa nobile e utilissima per tutti gli omosessuali che hanno difficoltà a trovare un punto di riferimento, o anche solo qualcuno con cui confrontarsi.
[omissis], non sai quanto sia difficile scriverti, raccontarsi forse per la prima volta in modo sincero.. ed è molto difficile per una persona dal carattere un po’ introverso.
Voglio raccontarti la mia storia e cercherò di non essere troppo prolisso, anche se ovviamente non è facile condensare quasi 25 anni di vita...
Non so dirti esattamente quando mi sono accorto della mia omosessualità, comunque posso dirti da che da sempre ho saputo di non essere sessualmente attratto dalle donne. Tutti i miei “innamoramenti” infantili ed adolescenziali nei confronti di ragazze si sono trasformati in belle amicizie: praticamente indottrinato dalla necessità di “innamorarsi di una persona dell’altro sesso” classificavo tutte le ragazze verso le quali provavo simpatia come inizio di innamoramento... ma ovviamente c’è voluto poco ad accorgersi che non c’era nessun interesse, niente di simile a quello che provavano i coetanei maschi.
Nel corso della scuola media passavo gran parte del tempo con un gruppetto di ragazze ed un solo ragazzo (che ho scoperto da pochi anni essere gay), invece nel corso del liceo e poi ancor più all’università inizio ad allacciare anche buone amicizie con ragazzi etero, anche se mantengo alcuni legami molto forti con alcune ragazze.
Ammetto di essere stato fortunato per non aver mai subito atti di bullismo, prese in giro o essere additato come omosessuale, perché soprattutto nella scuola media sarebbe stato quasi scontato..
Non mi è mai capitato di innamorarmi di un amico, cosa che sembra piuttosto comune.. ed ecco che vorrei spendere qualche parola ancora per parlare della mia situazione e della scoperta dell’omosessualità..
Ripensando alla scuola media ed successivamente ai rapporti intensi che ho avuto con molte ragazze che avrebbero potuto trasformarsi in qualcos’altro, mi rendo conto chiaramente di non provare alcun tipo di attrazione sessuale verso il mondo femminile.. tuttavia non è stato immediato accorgersi di essere omosessuale poiché non ho mai sentito così impellente il bisogno sessuale.. cerco di spiegarmi meglio perché non è affatto semplice.
Tutto ciò che è connesso alla sessualità, compresa la pornografia ha su di me un effetto molto lieve.. se la pornografia etero non mi interessa del tutto, quella gay mi stufa comunque molto velocemente.. anche la masturbazione diventa uno scarico di stimoli fisici ma difficilmente è associata a fantasie rivolte verso qualcuno.. spesso ha anche una scarsa o quasi assente carica erotica.
Vorrei aggiungere che sono lontanissimo da qualsiasi tipo di repressione morale o religiosa, non mi imbarazzo assolutamente a parlare di sessualità (anzi la considero un argomento come un altro) ma semplicemente per me non rappresenta una cosa così fondamentale.. ma questo può causare qualche problema nel mondo sesso-centrista in cui viviamo..
Ho provato con tutta sincerità a cercare di capire se questo disinteresse non derivasse da un qualche blocco psicologico, ma non mi pare di averne paura.. penso che potrei avere tranquillamente dei rapporti.. 
Tuttavia se guardo alla mia vita proiettata nel futuro non posso che vedermi con un uomo al mio fianco.. e questo è decisamente un punto fermo. Non so come mai il mio interesse prettamente sessuale sia così scarso, ma sicuramente sul mio orientamento affettivo non ho dubbi..
Anche nei sogni, le mie situazioni affettive e di possibile vita di coppia sono sempre legate a figure maschili..
Nessuno sa della mia omosessualità, sento naturalmente il bisogno di dirlo a qualcuno, ma è difficile come penso sia per tutti, nonostante abbia dei genitori splendidi che sicuramente lo accetterebbero.. tuttavia rimane il dispiacere di deludere le aspettative, anche fosse solo quella di avere dei figli..
Un po’ più difficile sarebbe con gli amici, alcuni anche leggermente omofobi e che spesso fanno battute sugli omosessuali.. penso che sia principalmente ignoranza però non so.. qualcuno potrei anche perderlo..
Una cosa strana è anche il fatto che praticamente nessuno pensi che io possa essere omosessuale, pur non avendo mai finto di essere etero raccontando false relazioni..
Chiudo con una riflessione sul coming out.. purtroppo viviamo in una società che ha reso necessario il coming out. Come ogni gusto, dovremmo essere liberi di poter preferire l’uno o l’altro sesso, così come preferiamo un cibo piuttosto che un altro, il gioco del calcio piuttosto che la pallanuoto ecc.. ecc..
E’ brutto che il coming out diventi quasi una rivelazione scioccante, una confessione di un segreto o peggio di una colpa e ancora più significative sono certe risposte anche apparentemente positive come “non cambia niente” “non preoccuparti” “per me sarà come prima”.. mi chiedo “ma perché diamine dovrebbe cambiare qualcosa se preferisco gli uomini alle donne o viceversa?”...
Con questo da una parte sarei contrario al coming out, ma tuttavia l’alternativa, il vivere nel non detto rischia di portare a situazioni di fraintendimento, alla disonestà, all’insincerità.. e tutto ciò può essere altrettanto spiacevole..
Ti ringrazio per avermi ascoltato, se vuoi puoi pubblicare la lettera, non so magari qualcuno si ritrova in parte in quello che ho scritto (anche se non mi sembra essere una situazione molto comune) :)
Mi farebbe molto piacere una tua risposta e potermi confrontarmi con te.. ti lascio la mia mail: [omisis].
Grazie di tutto,
Mail firmata
__________
Ciao [omissis],
effettivamente la tua situazione non è molto comune. Premesso che la variabilità nel vivere la sessualità e notevolissima e che la cosa essenziale è stare bene, al di là di qualsiasi etichetta e di qualsiasi comportamento stereotipato, resta il fatto che se per te non esiste un problema di orientamento sessuale, perché hai perfetta coscienza di essere gay, quella perfetta coscienza deriva però più da una totale mancanza di interesse sessuale per il mondo femminile che da una forte spinta di libido in direzione gay e la cosa non è comune. Sottolinei di essere lontanissimo da qualunque forma di repressione morale o religiosa, e d’altra parte parli della tua sessualità senza inibizioni, ma quello che sottolinei è che in effetti la sessualità fisica (i porno e la masturbazione) ti coinvolge poco. Nella tua mail si nota che a fronte di una dimensione sessuale debole la dimensione affettiva del rapporto con un altro ragazzo è presente solo come possibile ipotesi di vederti con un ragazzo e non con una ragazza vicino. In estrema sintesi è evidente che non sei etero ma affermi di sentirti gay sulla base di un debole interesse sessuale e di un ipotetico interesse affettivo.
Alla tua età la sessualità in genere è all’apice e permea la vita di un ragazzo in modo potente. Alla tua età circa un terzo dei ragazzi gay ha avuto le prime esperienze sessuali e, nel cercarsi un compagno, tutti i ragazzi si fanno guidare proprio dalla istintività sessuale. Quasi tutti i ragazzi della tua età, che abbiano o non abbiano un compagno, vivono la sessualità nella masturbazione in modo molto coinvolgente  e si masturbano praticamente ogni giorno, la spinta dell’eros è in genere molto forte e questo porta qualche volta i ragazzi a perdere il controllo razionale fino a tenere comportamenti a rischio. C’è da chiedersi da che cosa provenga una bassa libido. La prima questione, che può avere una importanza determinante, è legata ai livelli degli ormoni androgeni che sono strettamente correlati con le pulsioni sessuali. Quindi, per prima cosa cercherei di capire se i tassi di testosterone siano nella norma. Va detta una cosa molto importante, un tempo non si impiegavano terapie con androgeni perché si riteneva che l’origine dei tumori della prostata (seconda causa oncologica di morte negli uomini) fosse correlata al tasso di questi ormoni. Oggi si sa che non è così e che gli androgeni devono essere assolutamente esclusi quando il carcinoma della prostata è in fase metastatica, ma per un ragazzo della tua età questa è una eventualità assolutamente teorica, se tu avessi 60/70 anni sarebbe meglio andarci cauti, ma sotto i 30 anni l’uso di androgeni non comporta in pratica nessun rischio. Tutto questo ragionamento ha un senso solo nell’ipotesi in cui un endocrinologo o un andrologo riscontrino tramite analisi appropriate un basso livello di androgeni. Un’altra cosa va chiarita e cioè che ciò che è influenzato dal livello di androgeni in circolo non è l’orientamento sessuale, che alla tua età ormai è stabile da 10 anni, ma la libido, cioè l’intensità del desiderio sessuale. Aggiungo un’altra cosa, tutt’altro che secondaria, l’attività sessuale ha almeno due effetti altamente positivi in un ragazzo, prima di tutto innalza in modo spontaneo, e con un meccanismo assolutamente naturale, il livello del testosterone e poi favorisce lo svuotamento della prostata, cosa che certamente attiva meccanismi protettivi nei confronti dei tumori postatici. Va sottolineato che quando si parla di attività sessuale non ci si riferisce al sesso etero di coppia, ma a qualsiasi attività sessuale che porti all’orgasmo e agli effetti ormonali che ne conseguono, quindi la masturbazione ha, a questi fini, lo stesso affetto del sesso di coppia (etero o gay che sia). Quando, tempo fa, uscirono i primi articoli che indicavano che la masturbazione contribuisce a diminuire l’incidenza dei tumori prostatici, molti rimasero perplessi ma non c’è nulla di cui stupirsi.
Facciamo un passo avanti e diamo per scontato che i livelli di testosterone siano normali, qui subentrano le classiche tematiche di tipo psicologico. Anche la tendenza a parlare senza imbarazzo di tematiche sessuali può avere un significato in questo ambito perché, se si tende a rimuovere la sessualità fisica, non si prova nemmeno l’imbarazzo che di solito i ragazzi provano nel parlare di queste cose. Cerco di spiegarmi con un esempio concreto. Ci sono ragazzi che, fino alla tua età e anche oltre, non hanno mai provato nessuna forma di sessualità fisica se non nelle polluzioni notturne, cioè non hanno mai sperimentato nemmeno la masturbazione, un esempio classico sono i ragazzi che hanno l’ipersensibilità del glande, cioè un problema di tipo irritativo per il quale i ragazzi provano intenso dolore anche quando sotto la doccia una goccia d’acqua cade sul glande scoperto. Questo disturbo tende ad alleviarsi con l’età e in genere, dopo i 20/22 anni, si allevia tanto da consentire anche la masturbazione, anche se con tecniche particolari. Ma nell’età in cui gli altri ragazzi scoprono la masturbazione (11-13 anni), questi ragazzi ne sentono parlare ma non provano nemmeno a praticarla perché provano intenso dolore. In pratica questi ragazzi non vivono in pieno la loro adolescenza proprio perché la vivono senza la masturbazione, che serve a strutturate la sessualità adulta e ad associare in modo stabile la stimolazione fisica (erezione e eiaculazione) alle fantasie sessuali. Quando i ragazzi che hanno l’ipersensibilità del glande arrivano alla prima masturbazione (a 20/22 anni e anche dopo) per curiosità teorica (sulla base del sentito dire e non sulla base di una spinta sessuale), restano profondamente delusi, non vedono nella masturbazione niente di sessuale e d’altra parte non capiscono il coinvolgimento sessuale degli altri ragazzi. Per un ragazzo che non attribuisce valore alla sessualità fisica a causa di una adolescenza ritardata (scoperta tardiva della masturbazione), parlare di masturbazione non crea nessun imbarazzo proprio perché manca intorno alla masturbazione quell’alone di tipo sessuale che invece mette tante volte gli adolescenti (15-18 anni) in forte imbarazzo quando si parla di queste cose. In pratica la disinvoltura nel parlare di sessualità va spesso d’accordo con la svalutazione della sessualità e i motivi della svalutazione della sessualità possono essere i più diversi, da quelli fisici, come l’ipersensibilità del glande, a quelli legati alla sublimazione della sessualità per i motivi più vari, cosa che accade spesso a chi tende a dedicarsi in modo totalmente coinvolgente ad una causa, esempi classici sono quelli dei ragazzi che sei sentono molto coinvolti dalla loro fede religiosa o da progetti molto impegnativi di studio, di carriera, di impegno politico o sociale. In tutti questi casi non è raro che la sessualità sia sublimata, cioè in pratica sia congelata per altri scopi rispetto ai quali potrebbe costituire un intralcio molto pesante. Anche qui cerco di spiegarmi meglio con un esempio. Se un ragazzo è profondamente coinvolto e sconvolto dai suoi interessi affettivi e sessuali finisce per mettere in secondo piano lo studio, per non fare gli esami, per perdere tempo, quando quel ragazzo invece dovesse sentirsi gratificato dagli studi a livelli molto profondi tanto da dedicare agli studi tutte le sue potenzialità, ovviamente la sua vita sessuale scenderebbe di livello e la masturbazione sarebbe più rara e meno profondamente vissuta. I meccanismi di compensazione sono tanti e gli effetti psicologici negativi che possono derivare dalla sublimazione (dal sacrificio) della sessualità possono essere compensati da altre potenti gratificazioni, resta però il fatto che i livelli di testosterone non sono in questi casi adeguatamente sostenuti dalla pratica della sessualità, con i rischi che questo comporta.
I meccanismi che portano alla rimozione e, nei casi meno critici, alla svalutazione della sessualità e dell’affettività sono moltissimi e sono strettamente legati al vissuto individuale, fare ipotesi astratte non ha molto senso, bisognerebbe riferirsi al vissuto individuale e non è detto che si possa arrivare alla soluzione perché spesso le motivazioni sono inconsce.
[omissis]
Un abbraccio.
Project
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

venerdì 13 febbraio 2009

CONDIZIONAMENTI SESSUALI GAY

Partiamo da una premessa fondamentale. L’equilibrio psico-fisico di un ragazzo dipende da molti elementi come lo stato fisico generale, i rapporti familiari e sociali, la situazione economica e di lavoro, ecc. ecc., ma tra questi elementi ha un posto importantissimo la vita affettiva e sessuale. La gratificazione affettiva e la soddisfazione sessuale contribuiscono in modo determinante al benessere generale di un individuo e dal benessere generale dipendono. Se un ragazzo ha una vita affettiva e sessuale soddisfacente il suo livello di benessere è tendenzialmente alto e, per converso, se un ragazzo ha un livello di benessere alto la sua vita sessuale e affettiva è tendenzialmente soddisfacente.

C’è da chiedersi allora quali fattori condizionino la vita affettiva e sessuale dei ragazzi gay. Schematicamente potrebbero essere riassunti così:

A - Condizionamenti a priori in materia sessuale o affettiva che impediscono o rendono difficoltoso il rapporto con la sessualità in genere e con la omosessualità in particolare. Si tratta di condizionamenti di origine sociale, familiare o religiosa indotti per via educativa, aventi ad oggetto divieti espliciti o impliciti di vario tipo (condanna del sesso, della masturbazione, dei rapporti sessuali, della omosessualità ) o rappresentazioni devianti della omosessualità in forma di patologia oppure enfatizzazioni e mitizzazioni di modelli di comportamento eterosessuale. Tutti i ragazzi gay, chi più chi meno, hanno avuto a che fare con queste cose. Quando questi condizionamenti sono vissuti in modo cosciente come condizionamenti esterni, essi in genere non provocano traumi troppo profondi e la risposta più comune consiste nella finzione cioè nell’adeguamento formale alle richieste sociali e familiari, almeno finché è possibile. La finzione ha un contenuto minimo consistente nel dissimulare il proprio essere gay e può avere un contenuto massimo consistente nel simulare comportamenti etero in modo più o meno completo. Questo adeguamento è già vissuto dai ragazzi come una limitazione della libertà ma in genere essi imparano presto a vivere su due livelli, uno pubblico di apparenza etero e uno privato di realtà gay. Il vero problema dei condizionamenti a priori si presenta quando essi operano al di sotto della soglia di coscienza, cioè quando i ragazzi non si rendono conto di subire condizionamenti esterni ma agiscono in modo conforme a quei condizionamenti con la coscienza di aver fatto una scelta libera, non percepiscono cioè la dimensione reale del condizionamento. È il caso tipico che ragazzi che si impegnano ad evitare la masturbazione per motivazioni dichiaratamente religiose nella piena convinzione di fare una scelta di fede, oppure è il caso ancora più radicale dei ragazzi che mettono automaticamente tra parentesi tutti gli elementi che potrebbero indurli a prendere coscienza della propria omosessualità e si orientano in modo apparentemente libero verso l’idea di avere una ragazza e di incamminarsi con lei verso il matrimonio, oppure è il caso di quei ragazzi che, pur avvertendo in sé delle pulsioni omosessuali, fanno di tutto per combatterle come se la repressione della omosessualità fosse una loro libera scelta. Si tratta di situazioni che spesso matureranno con una presa di coscienza dopo molti anni provocando gravi momenti di confusione e di sconforto. In questi casi, non ha ovviamente alcun senso andare in cerca di responsabilità, che sono, in buona misura almeno, di natura diffusamente sociale. Normalmente i condizionamenti a priori si basano sulla presunzione di conoscere e di capire cose che in realtà né si capiscono né si conoscono. Questi condizionamenti svaniscono o si ridimensionano radicalmente quando un ragazzo fa esperienza reale di che cosa siano l’affettività e la sessualità gay.

B - I condizionamenti in situazione sono spesso legati ai condizionamenti a priori non del tutto risolti. I condizionamenti a priori, anche quando vengono superati, lasciano una traccia più o meno profonda. Un ragazzo può superare i condizionamenti a priori nel senso che può effettivamente intraprendere una relazione affettiva e sessuale gay ma può trovarsi in grave imbarazzo sul come gestirla proprio per effetto delle tracce perduranti di quei condizionamenti che si mescolano con la paura della sessualità reale. Le condizioni di insicurezza sessuale e di ansia di prestazione sono in realtà frequenti. Consideriamo due esempi significativi il primo relativo alla masturbazione e il secondo alla sessualità di coppia.
Un ragazzo gay che per anni ha cercato di reprimere la sua sessualità motivando la sua scelta con la volontà di conformarsi a dei principi religiosi, giunge prima o poi (purtroppo non sempre) alla coscienza di essere condizionato, percepisce in modo esplicito il dissidio tra le proprie pulsioni e il precetto religioso e avverte come non libera la scelta di reprimere la propria sessualità, per questa ragione, nel suo riguadagnare la libertà di masturbarsi si mescolano due componenti, la prima legata all’idea di infrangere un tabù e di liberarsene e la seconda connessa all’idea del piacere sessuale. Il gesto cioè viene caricato di valenze di riaffermazione della propria libertà ben al di là di quanto avviene per i ragazzi etero. La piena soddisfazione nella masturbazione sarà avvertita come conferma del gesto liberatorio e l’eventuale insoddisfazione sarà avvertita in modo frustrante non solo in termini di incompleto piacere sessuale ma quasi come sanzione negativa all’atto di esercizio della propria libertà sessuale che apparirà immotivato o meno motivato se non addirittura solo e soltanto profondamente destabilizzante della personalità e senza alcuna utilità reale. In una situazione del genere la sessualità è vissuta in modo ansioso come una prova che testimoni la giustezza delle scelte fatte ed è proprio questa idea di mettersi alla prova, questa idea di sperimentare le proprie reazioni di fonte alla sessualità concreta che costituisce la premessa di tante esperienze deludenti. Nella misura in cui la sessualità risponde ad esigenze che non le sono proprie essa si espone al rischio concreto di non essere soddisfacente, perché la sessualità non si realizza attraverso scelte razionali e non comporta in ogni caso risposte automatiche ma in essa la dimensione soggettiva è ineliminabile e fondamentale. In genere il fallimento dei primi tentativi o meglio l’insoddisfazione che ne deriva carica ulteriormente di ansia i tentativi successivi e rischia così di istaurarsi un vero e proprio complesso di incapacità ossia un circolo vizioso: tentativo – frustrazione – tentativo.

Se queste cose accadono a livello della masturbazione, accadono sicuramente a maggior ragione quando si tratta di costruire un vero rapporto di coppia nel quale le insicurezze soggettive si sommano ai rischi della intersoggettività. Secondo il comune modo di pensare, i gay sono sessualmente nettamente disinibiti. Questa idea deriva dalla identificazione dei gay con i gay visibili (cioè con quelli dichiarati) che effettivamente, nella grande maggioranza dei casi, non sono sessualmente inibiti. Se si considerano però i gay nella loro globalità, includendo i gay non dichiarati, le cose cambiano radicalmente e l’inibizione sessuale risulta nettamente prevalente. Per moltissimi gay la masturbazione è in assoluto l’unica forma di sessualità vivibile. Si ritiene comunemente che questo fatto derivi da fattori condizionanti di tipo sociale e comunque esterni, connessi alla non visibilità dei gay non dichiarati e al rischio che le relazioni gay comportano soprattutto in termini di emarginazione sociale. Spesso tuttavia, se si analizzano i discorsi dei ragazzi che cercano di motivare il fatto che non praticano nessuna forma di sessualità di coppia, si resta stupiti perché ci si trova di fronte all’ipotesi del classico evento a probabilità statistica tendente a zero. Una tipica riposta potrebbe essere la seguente: “Non avrei nessun problema a fare sesso con un ragazzo che mi volesse veramente bene, che fosse convinto di quello che fa, che mi piacesse veramente. Se riuscissi a vederlo come il mio ragazzo in tutti i sensi e con lui ci fosse uno scambio totale, beh non avrei proprio nessun problema a vivere con lui la mia sessualità”. I “se” sono così numerosi e così radicalmente condizionanti da ridurre la probabilità dell’evento praticamente a zero. In effetti, molti ragazzi gay, molti più di quanto non si creda, quando hanno la possibilità di un contatto sessuale reale con un ragazzo non la realizzano, in buona parte chiedono delle garanzie prima di spendere la propria sessualità, cosa legittima ma certamente scoraggiante per l’altro ragazzo. In sostanza l’investimento della propria sessualità è valutato sulla base di un rapporto costi/benefici. Questo significa che la spinta verso l’eros di coppia è debole e che l’innamoramento non è una forma di trasporto capace di otrepassare la razionalità. Cioè anche il sesso è razionalizzato. Perché due ragazzi possano accettare reciprocamente la loro fisicità sessuale come elemento costituente della vita ordinaria, e non come sola avventura, è necessario che si conoscano bene e che l’affidamento reciproco sia totale, il che, stante l’idea della sessualità come investimento, spesso non si realizza.

C - Merita una particolare riflessione un’altra categoria di condizionamenti della sessualità alla quale non si dà in genere molto spazio perché si ritiene che si tratti di problemi rari e comunque marginali. Intendo parlare dei condizionamenti fisici. Lo sviluppo della sessualità non è soltanto psicologico ma anche e non secondariamente anatomico e fisiologico. Lo sviluppo psico-sessuale di un ragazzo può essere condizionato dal fatto che per quel ragazzo l’esercizio fisico della sessualità risulti impedito, parzialmente impedito o problematico. Alcune situazioni come la fimosi sono di evidenza anatomica e sono facilmente individuate dai ragazzi. In questi casi il condizionamento fisico è vissuto come un vero condizionamento fisico che, tra l’altro, comporta anche imbarazzo perché concernendo il pene lo si ritiene tabù. C’è tuttavia in età molto anticipata la consapevolezza della consistenza oggettiva del problema. Esistono però altre condizioni fisiche, che creano notevoli problemi alla sessualità, che non hanno alcuna evidenza anatomica e che pertanto sono ritenute dai ragazzi che ne fanno esperienza come cose assolutamente normali. In questo caso finisce per essere distorta la stessa percezione della normalità sessuale. L’esempio classico di questi disturbi è l’ipersensibilità del glande. Basta fare un giro su forumsalute per trovare diverse decine di pagine di messaggi connessi alla ipersensibilità del glande. Al di là delle cause e delle possibili terapie, che sono una questione tipicamente medica, va detto che la cosa comporta spesso grossi problemi psicologici. Cerco di spiegarmi illustrando una situazione tipica. Si tenga presente che l’ipersensibilità non comincia in età adulta ma in età infantile. Un ragazzo che vive la pubertà può viverla male per questa ragione. L’esposizione del glande può essere dolorosa e non poco. Se il glande scoperto viene a contatto con il tessuto della biancheria o viene toccato il dolore può essere notevole e addirittura il contatto del glande con l’acqua può fare molto male. In una situazione del genere un ragazzo può evitare di scoprire il glande per diversi anni anche fino a 16/17 anni, per lui la sessualità è in realtà impossibile e viene a mancare tutta un serie di esperienze sessuali legate alla manipolazione del pene che conducono in genere alla scoperta della masturbazione. Il ragazzo è cosciente della sua ipersensibilità ma la ritiene sostanzialmente normale o quasi e, senza individuarne coscientemente le motivazioni, finisce per sviluppare una radicale fobia nei confronti della dimensione fisica della sessualità al punto non solo di non masturbarsi ma di non mettersi mai in condizioni che comportino la scopertura del glande. Con l’andare del tempo la fobia della sessualità diventerà patrimonio tipico di questo ragazzo e lo indurrà ad isolarsi sempre di più dagli altri e a ritenersi asessuale. Il ragazzo ricercherà poi altrove le cause della sua presunta asessualità complicandosi parecchio la vita a livello psicologico. Quando questo ragazzo sentirà i suoi amici parlare di masturbazione o di rapporti sessuali non si renderà conto esattamente di che cosa siano quelle cose per non averle mai provate e per non aver neppure mai fantasticato su quelle cose. Si tratta di ragazzi che non solo con conoscono la masturbazione ma non hanno nemmeno sviluppato un sistema di fantasie sessuali. Per loro la sessualità a livello fisico è un terreno impraticabile e quella a livello fantastico manca di un supporto concreto. Si comprende facilmente il peso psicologico di condizionamenti fisici di questo tipo. Da situazioni del genere si esce tuttavia quando si prende coscienza delle reali cause del rifiuto della sessualità, che non ha motivazioni psicologiche ma mira ad evitare il dolore fisico che per questi ragazzi accompagna le esperienze sessuali. Oggi un bravo andrologo è in grado di suggerire terapie e tecniche di desensibilizzazione che possono permettere anche a questi ragazzi un contatto autentico e non doloroso con la sessualità.

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