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domenica 2 dicembre 2007

GAY E FEDE

Ciao Davide,
leggendo il tuo commento confesso di essermi sentito un po’ smarrito, come di fronte a una realtà complessa che non conosco se non dal di fuori o almeno della quale non riesco ad identificare la reale portata. In questi blog ho sempre rigorosamente evitato toni polemici e cercherò di farlo anche questa volta, perché il mio discorso non è contro nessuno ma solo per l’affermazione della verità. Io cerco di riportare esperienze reali, di privilegiare un approccio biografico basato su documenti reali e di evitare i discorsi ideologici, tuttavia mi rendo conto che alcuni atteggiamenti di grandi istituzioni finiscono per creare forme di sofferenza profonda. Qualche giorno fa, parlando in chat con un ragazzo di 24 anni, è venuto fuori il problema del Natale. Questo ragazzo vorrebbe partecipare alla Messa di Natale in modo pieno, accostandosi anche ai sacramenti, ma sa che l’essere gay senza reprimere la propria natura non è compatibile con quanto la Chiesa prescrive. Non mi permetto di giudicare le motivazioni che la Chiesa adduce ma ne vedo le conseguenze e le conseguenze sono nefaste. Tanti ragazzi gay che si sentono profondamente cristiani sono lacerati tra il loro essere gay e il loro voler essere cristiani, vivono dentro di sé due realtà che sono indotti a ritenere inconciliabili e pur tuttavia non si sentono in colpa del fatto di essere gay e di voler vivere seriamente quello che sono senza considerasi obbligati alla totale repressione della propria vita affettiva. Dal mio personale punto di vista ho sempre considerato l’essere gay e il vivere la propria sessualità in modo autentico come un esercizio di alta moralità, moralità che è sinonimo di autenticità e non di finzione. La sessualità, quella di chiunque, si badi bene, è immorale quando è predatoria, quando è violenta, quando è basata sull’inganno e sulla strumentalizzazione dell’altro, al di fuori di queste ipotesi non riesco a concepire alcuna possibile immoralità nella sessualità, sia essa etero o gay. Mi rendo conto che questo mio personale punto di vista non è conciliabile con quanto la Chiesa professa e di questo resto talvolta sorpreso perché la mia visione delle cose deriva da un profondo esame di coscienza, dopo il quale, in tutta onestà, non riesco proprio a vedere nulla di sbagliato nell’essere gay e nel vivere la propria sessualità in modo serio. Per quanto mi riguarda non riuscirei in ogni caso ad abdicare alla mia coscienza e a cambiare opinione e non per mancare di rispetto a chi non la pensa come me ma perché non riuscirei in nessun caso ad agire contro coscienza. Molti anni fa ho vissuto il contrasto tra il mio essere gay e la religione in modo lacerante come un vero e proprio dramma che mi ha procurato angoscia per anni. Ho impiegato moltissimo tempo ad accettare pienamente il mio essere gay perché la mia coscienza è stata molto condizionata dall’autorevolezza di quanti valutavano le cose sulla base di principi sostanzialmente diversi. Certo non spetta a me dire quale debba essere la dottrina della Chiesa né tanto meno giudicarla, compito che, al di là di ogni istanza metafisica, spetta alla storia. Io vedo, dal lato dei gay che vogliono continuare a credere, una diffusa sofferenza. Alcuni ragazzi che conosco hanno cercato, a costi psicologici altissimi, di reprimere la loro omosessualità e di non viverla. I risultati di tentativi del genere sono stati frustrazione e disistima. La scelta della incompatibilità radicale tra religione e omosessualità appare così sostanzialmente inumana che qualcuno ha cercato di umanizzarla attraverso il concetto della omosessualità reversibile e della rieducazione affettiva, il che significa in sostanza riconoscere l’omosessualità come una condizione comunque patologica ma reversibile. In questo modo il gay, opportunamente recuperato alla vita etero, sarebbe altresì recuperato alla moralità delle religione, che quindi non apparirebbe più proporre aut aut inaccettabili, il gay non sarebbe chiamato alla totale castità, se vuole essere cristiano, potrebbe ben vivere la sua “vera” sessualità etero canalizzata nel matrimonio. Se la scelte di considerare incompatibile l’omosessualità con la religione crea grave sofferenza, il tentativo di risolvere il problema attraverso l’idea della reversibilità della omosessualità è inqualificabile. Caro Davide, io non mi sento di darti consigli, ti direi solo di interrogare a tua coscienza che è la sola fonte della tua moralità. Se ti sembrerà di essere uno che ha deliberatamente scelto la strada del male, beh, allora non posso che rispettare la tua valutazione, ma se ti sembrerà, in tutta onesta, davanti alla tua coscienza che, lo ripeto, è l’unico metro di moralità, che nel tuo essere gay non ci sia nulla di sbagliato o di perfido o di moralmente reprensibile, non avere dubbi nella piena accettazione di te stesso. Schiacciare la propria anima a la propria coscienza è una cosa moralmente inaccettabile. Se ti sentirai comunque ingiustamente escluso da una Chiesa che pure, nonostante tutto, ami, augurati almeno che quelli che ti escludono agiscano così perché non sanno quello che fanno e comunque vai per la tua strada.

lunedì 26 novembre 2007

VITTIMISMO GAY

Questo post mi serve per dire la mia su una questione che è riemersa più volte in questi ultimi giorni ed è il vittimismo. Se per un verso non posso che concordare con il fatto che un atteggiamento vittimistico da parte dei gay è deleterio, per l’altro vorrei mettere in guardia dall’applicare a livello di singole persone un ragionamento che è valido (e non senza riserve) a livello generale. Vorrei sottolineare che le persone gay singole non si possono in nessun caso ridurre alla loro dimensione gay, che è una costituente della loro identità, importante quanto volete, ma non determinante in senso assoluto. Un gay è prima di tutto un individuo, cioè una persona umana dotata di una intrinseca ricchezza e complessità spesso contraddittoria e poi è un gay. L’essere gay si innesta su una struttura affettiva che si è formata ben prima del riconoscimento della propria identità gay da parte di un individuo. Sento dire ripetutamente e in modo sottolineato dagli amici gay dichiarati che loro hanno avuto coraggio, questo è indubbiamente vero ma mi viene il sospetto che queste sottolineature coprano un giudizio velatamente negativo dell’operato di quelli che non si sono dichiarati. Ma c’è dell’altro, dichiarati o meno, molti ragazzi sottolineano come nota estremamente positiva il loro “reagire” davanti alle difficoltà, senza abbandonarsi al “vittimismo” (eccola la parola incriminata!). Ma anche in questo caso, alla affermazione della indubbia positività degli atteggiamenti non vittimistici è sottesa una valutazione non positiva di quanti si lasciando andare o assumono atteggiamenti che appaiono “vittimistici”. Nella sostanza i gay dichiarati e almeno i non vittimisti appartengono alla categoria dei forti, i non dichiarati e i “”vittimisti” alla categoria dei deboli e tra deboli e forti non c’è mai stato troppo dialogo, nemmeno tra gay. Però, se posso dire la mia, vorrei sottolineare che si tratta di categorie tutte legate a malcelate forme di moralismo, essere forti o deboli non è una scelta, esattamente come non lo è essere gay o non esserlo. Spessissimo, guardando che cosa c’è dietro gli atteggiamenti deboli si comprendono tante cose. Ho avuto modo, nella vita, di incontrare tante persone gay e non gay, quando il rapporto era tale che si arrivava ad andare alla radice del cosiddetto “vittimismo” o della cosiddetta “debolezza”, finivo per rendermi conto che non si trattava affatto di vittimismo e di debolezza e finivo per non potere aggiungere nulla alle parole del mio interlocutore, in sostanza, mi rendevo conto che in situazioni analoghe anch’io sarei stato vittimista o debole. I vittimisti non sono vittime solo o principalmente di se stessi ma di tante cose delle quali neppure parlano ma che li condizionano pesantemente, spessissimo si tratta di cose reali e oggettivamente condizionanti. Vorrei dire che troppo spesso si usano categorie riduttive e radicalmente semplificatorie, quasi degli schemi mentali dati per scontato, ma si tratta di schemi la cui applicazione rischia di distorcere la realtà. Vi siete mai domandati perché queste categorie le usano sempre i forti e mai i deboli? ... Per i forti sono gratificanti e per i deboli non hanno senso... Chiedo scusa di questa mia tirata un po’ moralistica (non lo nego) ma me la sentivo tutta dentro. Massimo rispetto (e affetto) per quelli che non la pensano come me... e a quello che ho avuto modo di vedere negli ultimi giorni sono in molti! Grazie carissimi per avete avuto la pazienza di leggere le elucubrazioni di un vecchio... (anche questo sembra vittimismo).

giovedì 8 novembre 2007

AMORE GAY E SOLITUDINE

"VOLERSI BENE A MIGLIAIA DI KILOMETRI DI DISTANZA"
quanto può essere vero.Quanto vero è mettersi a letto da soli, guardare lo schermo del tuo cellulare, inviare un sms vuoto bianco. Sentirsi uno squillo e chiudere gli occhi. Non abbracci quello squillo. Ma lo porti con te per tutta la notte. Poi una notte quello squillo sparisce. Dopo diversi anni sparisce. Tu cambi il cellulare. Ma guardi lo schermo. Poi è la notte che ti porta via. Ma non fa nulla tu ami lo stesso. Un abbraccio, chiunque tu sia. Fa bene anche a me sapere che esistono persone che non mi chiedono altro. A presto
Scritto da : javier 05/11/2007
Ciao Javier,
scrivi cose bellissime che hanno il sapore della verità: messaggio vuoto, squillo di riposta, un filo esile e quel filo si spezza ma continui ad amare. A migliaia di chilometri di distanza... Sono felice di risentirti e mi piace moltissimo quella formula di chiusura “a presto”. Ci hai regalato una cosa meravigliosa. Ti dico ancora una sola cosa, in questi giorni, con uno dei ragazzi che ho conosciuto tramite il blog, è cominciata una bella abitudine. Io sto al computer molte ore al giorno e anche lui, qualche volta si gioca un po’, qualche volta le cose sono serissime, ma da qualche girono, anche se ci siamo sentiti nella giornata per i motivi più vari, ci chiamiamo la sera su msn, ci chiediamo reciprocamente come va e, se tutto va bene, ci scambiamo la buonanotte a centinaia di km di distanza. Questo non è un rito è una cosa spontanea. Mentre sto scrivendo questo post ricevo la chiamata di Codice (un altro dei ragazzi che ho conosciuto tramite il blog). E’ felice! E io non posso non essere felice a mia volta. La felicità si trasmette. E, se posso permettermi, una buona parte della mia felicità di oggi mi viene da te. Qui nessuno ti chiede nulla perché quello che ci stai regalando è al di là di qualsiasi richiesta. Grazie Javier, un abbraccio.

giovedì 27 settembre 2007

AMORI GAY SENZA AMORE

Il dialogo che segue è ripreso dal diario di uno dei due protagonisti (il più giovane), che ha cercato di riportare la scena con la massima fedeltà. Un ragazzo di 21 anni propone al suo amante trentenne di fare l’amore con lui, ma il ragazzo più grande deride il più giovane in modo sarcastico e il loro rapporto finisce così.

- … Che pensi? … Dimmelo, ti prego… dimmelo!
- Non lo so… che ti devo dire? … non lo so… forse piacerebbe pure a me ma non adesso.
- Perché dici “forse”?
- Va bene, piacerebbe pure a me… ti sta meglio così? … Va bene… sì… mi starebbe pure bene… che vuoi che ti faccio la serenata? Che vuoi che mi metto le mutande rosse? Adesso non mi va! Tu sei un ragazzino con queste cose c’hai le fisse! Però io adesso non me la sento… non lo so, c’ho altre cose per la tesa io! …adesso non te la prendere, non fare il cane bastonato… ma che t’ho detto in fondo? … Quando fai così mi fai rabbia! E cerca di crescere! E cerca di darti una mossa! Tanto la gente non sta mica tutta aspettando a te perché tu sei bello! Adesso non mi va! … e basta, è solo questo… e dai! Parla! Non fare quella faccia! Dilla una parola! Sempre a frignare! Lo sapevo io che non mi dovevo mettere coi ragazzini!
- Io non ho niente da dire… quello che dovevo dire l’ho detto… che altro devo dire? … Devo dire che sono contento? … No! Non è vero… ma non fa niente… come mi sento io non fa mai niente, ci sono abituato, è sempre stato così…
- Senti adesso non fare tante storie…
- Non le faccio… ma certo che non te lo chiedo più… perché tu tanto non capisci niente e pensi solo ai cavoli tuoi! Ma tu ti sei ricordato che esisto? … Sì, quando ti gira, e poi è finito, poi mi puoi pure buttare via…
- E basta con questi toni da vittima! Così sembri proprio il gay melodrammatico… il cucciolotto minacciato dall’orco! Basta con le scene madri! Mica ti ho detto che ti mollo…
- Ammazza! Che bella espressione che hai usato! Sei tu che molli! Vero? …
- Senti vogliamo andare a fare due passi?
- Io non ci vengo… ma che ci vengo a fare? A me del gelato non me ne frega niente … e in fondo nemmeno di te… Ma perché devo passare la vita a correrti appresso? Non ci vuoi stare? Ma che aspetti? Qui non ci sono trappole, la porta è aperta e te ne puoi andare quando vuoi! Se te ne vai però te ne devi andare definitivamente! Qui non ci puoi stare solo a fare il comodo tuo! Io non sono il servo di nessuno! Non sono il bambolotto di nessuno! … Io non voglio le degnazioni di nessuno! … Nessuno si deve sacrificare per me! … E poi io il sacrificio tuo non lo voglio! Io la degnazione tua non la voglio!
- Ah! … Allora Eleonora Duse è entrata nella parte!
- Te ne voi andare? Vattene no! Ma che stai a fare qui? Stai a fare la predica a me?
- Ma guarda che tu col vittimismo sei un maestro… sei sempre tu la vittima! … e il cattivo sono io! Ma è troppo comodo! Prima o poi uno peggio di me che una bastonata te la dà veramente lo troverai… e allora ti ricorderai di tutte le scene che hai fatto… Ma tu che vai cercando? Ma tu dici una cosa e io devo dire di sì? Ma ti sei guardato allo specchio? Ma lascia perdere! Ma che ti sei messo in testa che a te ti vengono le fantasie e io devo stare agli ordini tuoi!
- Tu sei proprio viscido, fai proprio schifo! Ma perché mi devo umiliare di fonte a un imbecille come te? Ma perché? Ma io ne trovo altri cento… e se non li trovo ne faccio a meno, ma io con te non ci voglio stare più, non ti meriti niente, per te l’amore significa che mi devi schiacciare, che mi devi umiliare, che devi fare vedere che il padrone sei tu! Ma non ti rendi conto di quanto è schifoso un modo di fare del genere? Tu non vuoi bene a nessuno… io ti voglio bene e tu te ne approfitti … ma è mai possibile che mi devi trattare così? Io che ti chiedo? Un abbraccio… e mi vergogno pure di chiedertelo! E tu che fai? Mi dici di no! Cominci tutta la tua tiritera di se, di ma e di però… bello! Aria!
- Ma che dici? Ma quante stupidaggini dici? Ma tu lo sai benissimo come stanno le cose…
- E come stanno? Dillo! Dillo come stanno le cose! Perché tu c’hai paura pure di dirla quella parola!
- Sesso! L’ho detto! Non c’ho paura di niente io!
- Lo vedi che sei fissato! No! … Ma quale sesso! A te la parola che dico io non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello… Amore! La parola è amore! Ma quando mai tu hai parlato d’amore, tu di sesso sai tutto ma tu d’amore non ne capisci niente! Ma quando mai tu hai voluto bene a qualcuno? Ma quando mai tu hai voluto bene a me? Dimmelo! Ma quando mai tu mi hai detto che mi volevi bene? Ma quando mai ti sei accorto che io ti volevo bene? Tu non sei proprio capace di volere bene a nessuno…
- E basta! Guarda che me ne vado veramente! Adesso mi stai proprio facendo girare le scatole!...
- E vattene! Ma che aspetti?
- E non fare tutta questa commedia che un po’ di sesso se non lo fai con me lo puoi fare da solo!
- Ma quanto sei odioso! Vattene! Vattene! Basta!
- Va be’ e quando avrai bisogno di me impiccati! Stupido
!

giovedì 13 settembre 2007

GAY O ETERO NON IMPORTA IO GLI VOGLIO BENE

A 27 anni che vado cercando? Ragazzino mi ci sento ancora... adesso lavoro, ma sto ancora a casa coi miei, brava gente per carità e mi dispiace pure che con loro non posso parlare chiaro, ma non posso e qualunque altra idea me la devo togliere dalla testa... insomma, come faccio a dirlo... mi sembra una cosa un po’ troppo stupida o un po’ troppo sconcia a seconda dei punti di vista... io non so a voi ma me i ragazzi dai 18 ai 21 anni mi attirano moltissimo, poi quelli più grandi sempre meno, ancora quelli della mia età li guardo, ma mi sembrano già più stagionati. I ragazzi giovani, chiamiamoli i giovani adulti, per me sono il massimo perché sono adulti ma hanno ancora qualcosa di adolescenziale, nel modo di fare, nella disponibilità affettiva, nella voglia di giocare, poi passa, è ovvio che poi passa, ma a quell’età ci sono dei ragazzi che sono proprio meravigliosi, è chiaro, non tutti, anzi, ce ne sono di quelli che non vorrei incontrare per nessuna ragione, ma quelli che dico io sono un’altra cosa. Adesso, non è che mi sento in colpa di cercare dei ragazzi più giovani di me, perché pure io non sono Matusalemme, però, che ne so, quando sto con certi di questi ragazzi mi sento in estasi. Purtroppo non ho occasione di conoscere molti ragazzi di quell’età, io ormai sono fuori dall’università, ho fatto tanto per studiare e per uscire il più presto possibile ma poi dell’università ho perso il meglio e adesso io faccio l’ingegnere e nella mia facoltà c’erano soprattutto ragazzi. Mi hanno detto che trenrt’anni fa le ragazze non c’erano proprio a ingegneria, studiare trent’anni fa mi sarebbe piaciuto moltissimo. Quando ormai stai fuori dall’università e vai a finire nel lavoro di bei ragazzi ne trovi pochi. Qui in ditta con me in pratica non c’è nessuno nemmeno passabile, nemmeno etero, tutta una mezza calzetta di vecchioni con pance enormi o di stecchini lunghi lunghi e fini fini come dei grissini torinesi, il mio capo è così. Quindi qui niente e dove posso andare a cercare qualche cosa di più gradevole? Ma come fa uno di 27 anni a mescolarsi con i ragazzi giovani? Le feste? Sì, ma quali? Da chi? Perché? E poi sarebbe tutto falso, le cose belle o nascono da sé o non esistono. Allora l’ho pensata bene, sembra una storiella pornografica ma qui di erotico non c’è gran che, un po’ di fantasia ma finisce tutto lì. Insomma ho pensato di iscrivermi a una federazione di atletica e di andarmene allo stadio a fare un po’ di sport. Adesso, che ci fosse stata una qualche intenzione malandrina di fondo non lo posso negare, perché a forza di fantasia non si conclude mai nulla e uno o le occasioni se le crea o resta solo con la fantasia, uno quando c’ha in testa una cosa del genere c’ha il cervello che cammina da sé e non si ferma più. Devo fare le visite sportive, anche qui tanto di fantasie non ci sono mancate... poi viene il giorno, entro dal medico, mi fa togliere solo la camicia e mi fa l’elettrocardiogramma, poi mi chiede se ho fatto delle analisi di recente, gli dico di no, poi mi metto in allarme e gli chiedo se c’è qualcosa che non va e lui mi dice che probabilmente sono fenomeni transitori ma sarebbe bene fare qualche accertamento, al che mi sono sentito crollare il mondo addosso, mi ha dato il tracciato e mi ha detto che dovevo andare in ospedale a fare altri accertamenti, me li ha scritti e mi ha mandato dal mio medico. Quando sono uscito ero sconvolto, non pensavo più al sesso ma a un’altra cosa che non nomino mai e che il mio unico tabù. Ho cercato di accelerare il più possibile la visita in ospedale e me l’hanno data per il lunedì successivo. Ho aspettato quattro giorni con un’ansia che mi mangiava il fegato, poi sono andato, c’era una grande sala d’attesa e parecchia gente in fila, ogni tanto passava l’infermiera a raccogliere i foglietti delle prenotazioni. A un certo punto è entrato un ragazzo di 18-19 anni, almeno così sembrava, ma era così bello che mi sono perfino dimenticato di quello che ero andato a fare lì, l’ho guardato da lontano cercando di non farmi notare, poi lui mi ha notato e mi sono sentito congelare ma lui mi ha fatto un accenno di sorriso una cosa tra il dolcissimo e il malinconico, era come se mi cadesse il mondo addosso. Il ragazzo era solo, un fatto anomalo per un ragazzo di quell’età. Ma che ci fa un ragazzo di quell’età nella sala d’aspetto del reparto di cardiologia di un ospedale? Aveva un fascio di carte e di analisi... ma forse non erano sue, potevano essere del padre... ma il padre non c’era... Mi ha preso un dubbio atroce... ma quel ragazzo stava male? Come poteva uno così stare male? Mi era presa un’angoscia quasi fisica, poi mi hanno chiamato per gli esami e sono entrato, mi hanno fatto l’ecocardio e poi la prova da sforzo, ho provato ha chiedere al dottore e mi ha detto che sembrava tutto normale e che mi avrebbero messo l’Holter per un monitoraggio delle 24 ore ma sicuramente non c’era niente di preoccupante. Sono uscito tranquillizzato, dovevo tornare l’indomani per l’Holter ma le preoccupazioni peggiori non le avevo più, poi sono ripassato per la sala d’aspetto e quel ragazzo stava ancora lì, mi sono seduto anch’io, ho letto i referti dei mie esami che non mi sembravano in realtà preoccupanti e sono rimasto lì perché volevo vedere con che faccia quella ragazzo sarebbe uscito dalla visita, era molto dopo di me e ho aspettato un sacco di tempo, quasi due ore, poi l’hanno chiamato ed è stato dentro moltissimo tempo, a me stava tornando l’angoscia, è uscito dopo quasi un’ora e gli ho chiesto: “Com’è andata?” Mi ha riposto: “Meno peggio di quello che pensavo”, gli ho chiesto: “Sei preoccupato?” e lui mi ha detto: “Se scendi giù con me ti dico”, in pratica è cominciata così, lui aveva voglia di parlare e io di ascoltarlo, lui i problemi li aveva, prendeva farmaci e doveva stare molto attento. Io dentro mi sentivo distrutto, ma perché devono succedere cose del genere? L’ho accompagnato a casa sua in macchina e siamo stati a parlare tantissimo tempo lo avrebbero operato prima o poi ma a breve scadenza forse un anno o due, poi ci siamo lasciati e mi ha dato il numero di telefono. Si chiama Dario, ha 23 anni adesso, studia come può giurisprudenza e soprattutto ha combattuto una difficilissima battaglia per sopravvivere. E’stato operato e ha superato l’operazione e se fossi finito io sotto i ferri non avrei provato un’angoscia più profonda, quando suo padre mi ha chiamato (perché poi ho fatto amicizia pure con i genitori) per dirmi che si era svegliato dopo l’operazione mi è sembrato di risorgere, la prima cosa che ho fatto è stata raccogliere tutti i quattrini che avevo in casa mandare un’offerta alle suore di Madre Teresa, un gesto che in un altro momento non avrei mai fatto, ma mi sentivo portato proprio in un’altra dimensione. Volevo ringraziare il Padre eterno perché Dario me l’aveva lasciato. Sono passati i primi giorni, i più difficili, in terapia intensiva, poi l’hanno riportato al reparto, era bello come un angelo ma bianco come un cencio, intorno a lui eravamo in tre: io, sua madre e suo padre e io mi sentivo al posto giusto, quando era più padrone di sé gli stringevo forte la mano e lui accennava un sorriso. La convalescenza è stata lunga, lunghissima, poi la ripresa è stata più decisa, adesso abbiamo cominciato a fare le prime passeggiate, un po’ si stanca ma sempre meno, i medici sono fiduciosi e anch’io. Se Dario sia gay o etero non lo so e in fondo non me ne importa niente, so solo che gli voglio bene come non ne ho mai voluto a nessuno e anche lui mi vuole bene e in fondo non c’è niente di più bello di questa reciprocità. Da lui ho imparato tante cose sulla sofferenza e sul modo di viverla, adesso mi sento molto meno stupido di prima e, in fondo, non ho nemmeno paura di quella cosa che non nomino, adesso più che avere paura della morte ho imparato ad amare la vita, e questo lo devo a Dario.

mercoledì 12 settembre 2007

I GAY NON ESISTONO

Oggi ho letto qui dei post interessanti (più interessanti di quelli vecchi), mi riferisco a quelli su “disagio gay” e su “disagio gay e coming out” e a proposito del fatto che tanti ragazzi non hanno nemmeno una doppia vita ma solo una vita falsa, come dice M.T., posso dire solo che almeno nel caso mio è verissimo. Io in teoria vivo benissimo ma a costo di fingere al 100%. I miei mi vogliono bene, ma loro non sanno come stanno le cose e prima o poi si aspettano altro e verrà il momento della resa dei conti, quindi con loro è come se stesi seduto su un bomba che prima o poi esploderà, e sto imbrogliando anche i miei amici, che non si fidano di me come Andrea di “disagio gay e coming out” (magari fosse cosi!) ma che si illudono di conoscermi almeno un po’. Io almeno di essere gay l’ho sempre saputo e non ho mai tentato di convincermi di non esserlo, e francamente non so come possono certi ragazzi avere dubbi sul loro orientamento sessuale, quanto alle ragazze, io contro le ragazze non ho nulla ma per me non sono un argomento interessante e non mi caccerei mai nei pasticci con una ragazza. Una c’ha provato con me in modo serio, lei, poveretta, ci teneva veramente ma io l’ho dovuta scoraggiare subito in modo brutale perché mettesse da parte l’idea. In effetti ho sempre avuto l’ossessione che di me si innamorassero le persone sbagliate, sia ragazze che ragazzi che non mi interessano, perché io sono molto selettivo e di cento ragazzi al massimo me ne può piacere uno, gli altri non mi dispiacciono ma in sostanza mi interessano poco. Penso che se si dovesse innamorare di me un ragazzo che non mi piace sarei in difficoltà peggiori, non so nemmeno il perché, ma per dire a un ragazzo gay: “guarda tu non mi interessi proprio” ci vuole più coraggio che per dirlo a una ragazza e non perché io sono gay ma perché per una ragazza è molto più facile trovare un altro ragazzo, mentre per un ragazzo gay trovare un altro ragazzo gay è molto più difficile, è proprio una questione di numeri. Quindi non mi sono mai messo nei pasticci grossi, dai quali si può uscire solo con un coming out e quindi non ho fato nessun coming out e non me ne pento, certo, devo recitare praticamente 24 ore al giorno, non devo lasciare tracce nel computer perché il mio lo usa anche mio fratello. Il problema di non lasciare tracce della navigazione internet si risolve facilmente e quello di non lasciare in giro carte compromettenti o numeri telefonici non esiste proprio perché io una vita gay non ce l’ho proprio, ma nemmeno mi viene in testa di provarci. Che il tempo passa e non bisogna sprecarlo l’ho pensato tante volte, ma per il momento questi problemi li ho messi del tutto da parte. A 18 anni il mondo dovrebbe essere bello, il mio non è brutto, qualche cosa che mi piace c’è pure ma ci manca qualche cosa, accidenti se ci manca qualche cosa. A scuola vedo ragazzi e ragazze che limonano tranquillamente, che si tengono per mano, che si baciano per le scale, quelli non li nota nessuno, è normale, ma se lo facessero due ragazzi si scandalizzerebbero tutti, M.T. diceva chiaramente che nel suo paese nessuno è gay perché i gay che ci sono non si vedono, ma io devo dire a M.T. che non è così solo da lui, a scuola mia non se n’è mai visto uno! ma nemmeno per sbaglio, ma nemmeno per scherzarci sopra e poi è vero che la voglia di rispondere per le rime ti viene proprio quando ti rendi conto della stupidità di certe persone. Noi c’abbiamo una professoressa di filosofia che fa la psicologa clinica. Io mi dico: poveretti i pazienti di questa qua! A me è toccato stare a sentire in classe tutta una tirata di questa signora che quando parlava di gay, l’ho notato subito perché mi ha colpito, non pronunciava mai né la parola gay né la parola omosessuale ma diceva “queste persone” e poi ripeteva mille volte la parola “percorso”, in sostanza diceva solo che “queste persone devono fare un percorso”, magri guidato da una come lei, per risolvere i loro problemi. Io mi sono dovuto sentire tutta la solfa della professoressa sui gay, a un certo punto non ce l’ho fatta più e ho fatto un mezzo intervento, ma mentre lo stavo facendo mi sembrava troppo pericoloso e ho lasciato il discorso molto sul generico riempiendolo di formule dubitative e allora la professoressa mi ha pure zittito in malo modo chiedendomi di non interrompere perché per parlare bisogna sapere di che si sta parlando! Io non so che cosa significa essere gay e devo stare zitto e lei invece lo sa perché ha letto sul manuale delle giovani marmotte! Stavo proprio per saltare al collo della professoressa ma poi, che vuoi fare, come al solito abbozzi e zitto! ... se no sei gay! Con tutto quello che viene appresso. Non puoi mica cercare di difendere le cause perse! Poi si dice che a scuola ci si va per imparare... ma che cosa e da chi? Pure io, come M.T. non posso mai parlare di me con nessuno e una cosa del genere è orribile, ti devi tenere tutto dentro ma anche le cose più banali, gli amici sono amici per modo di dire perché non ci puoi parlare come vorresti e pure i genitori sono genitori per modo di dire, ti senti solo nel senso più schifoso del termine e penso che una cosa del genere non succede solo a me, penso che di ragazzi che vivono così ce ne siano tanti ma sono invisibili e io che mi lamento lo faccio qui solo perché sono coperto dall’anonimato. Ma è vita questa?

martedì 11 settembre 2007

DISAGIO GAY

Non chiedetemi perché mando questo post, lo faccio e basta, ho 18 anni e tante cose che leggo qui mi sembrano stratosfericamente lontane da me, qui si parla di convivenza e di coming out ma le cose per me sono molto diverse. I miei non mi sopportano e io non li sopporto, non so se perché sono gay (ma penso che non l’abbiano capito) o perché li ho delusi sotto tutti i punti di vista ma ormai non c’è più niente da fare, quindi la vita a casa ormai è ridotta a uno schifo totale. Vita gay poi... ma che è la vita gay? Ma esistono ste cose... dove sto io, in una cittadina piccola dell’Abruzzo non solo non c’è vita gay a livello di locali e di discoteche, qui non c’è niente. Ho letto di Another Country di Baldwin e di Maurice di Forster e mi verrebbe la curiosità di procurarmeli, ma che devo fare, qui per comprare i libri li devi ordinare e io non posso andare a ordinare libri come questi in un negozio di un’amica di mia madre, potrei andare a comprarli a Pescara, ma poi li dovrei portare a casa e li dovrei nascondere, ma non avrebbe senso perché quando vado a scuola mamma resta a casa tutta la mattina e lei ha la mania delle pulizie e in pratica non c’è un posto sicuro, quindi non saprei dove metterli, questa è la realtà. Non è che i miei odino i gay, semplicemente li ignorano, non ne parlano mai, quando c’è qualche cosa che parla dei gay in televisione si cambia canale perché ufficialmente “noi” non abbiamo nulla a che fare con quelle persone. Io sto nei pasticci perché tutti i miei compagni hanno la ragazza, per loro è ovvio e gradevole, ma io non riesco proprio a mettermi con una ragazza, tante volte ci ho provato per vedere se faceva anche a me l’effetto che faceva agli altri ma finivo a pensare che non mi piaceva proprio e che una cosa del genere non l’avrei mai potuta fare, ma io devo fare vedere di essere un ragazzo normale e almeno un po’ devo andare appresso alle ragazze come fanno tutti. Poi c’è il fatto che non vado in chiesa e questo fatto ha mandato i miei in tilt, mio padre non ci va ma pretende che io ci vada, mamma chiede al parroco qualunque cosa, certe volte mi sembra incapace di ragionare con la sua testa, quindi mamma non l’ha presa bene del fatto che non vado in chiesa, ma io che dovrei fare? Dovrei fare finta? Ma non me la sento, non ci vado e basta. Poi c’è il sesso e lì insomma ... diciamo che avete capito. Ma pure quella è una preoccupazione, sempre con l’angoscia che ti scoprono. Per fortuna sono figlio unico e ho una stanza mia ma non c’è la chiave, non vogliono che mi chiuda in camera, mamma mi dice che tanto io non ho niente da nascondere. L’unica cosa veramente mia è il computer e c’ho messo la password, ma me lo fanno usare per al massimo un’ora al giorno perché devo studiare. I miei non ne capiscono niente, lì un po’ di foto le trovo ma poi vorrei trovare anche qualche cosa gay da leggere, un po’ di cose erotiche le ho trovate, ma volevo anche un po’ cose serie, di cose vere. Poi ho trovato questo blog. Volevo mettere un commento ma c’ho pensato tanto e poi non l’ho fatto, poi mi sono deciso a mandare questo che ho scritto. Vi potrà sembrare assurdo che un ragazzo della mia età sia ridotto così, ma è proprio vero. Io non faccio una doppia vita, come ho letto qui in un post, io di vita ne ho una sola, quella non gay, il resto me lo posso solo sognare. A scuola ci sono dei ragazzi che mi piacciono, ma tanto il coraggio non ce l’avrò mai, qualche amico ce l’ho, ma ho finito per essere amico di ragazzi che non mi piacciono veramente, avrei voluto diventare amico di uno ma mi è andata male, cioè ho lasciato perdere e adesso sto con amici che non mi interessano. In pratica il mondo mio è tutto falso, io il coming out non l’ho fatto mai, nemmeno parzialmente, il fatto che sono gay è solo una cosa mia che tanto resterà sempre una cosa mia. Certe volte vedo dei blog di ragazzi gay che hanno fatto il coming out e che parlano di sesso con molta facilità. Io mi chiedo, ma queste cose sono vere? Cose del genere a me non sembrano assolutamente possibili. Forse io non capisco niente della realtà ma mi fa rabbia pensare che devo passare questi anni così. Ma perché gli altri possono fare quello che vogliono e io no? Questo non è giusto. L’unica volta che ho sentito parlare il parroco di cose che riguardavano i gay ha detto che la chiesa ha per loro la massima comprensione a patto che vivano in castità. A me la cosa è sembrata assurda. Ma perché il parroco può dire cose del genere e io non gli posso rispondere? Se ci provo mi linciano. Qui si vive malissimo o almeno io ci sto malissimo e me ne voglio andare via il più presto possibile. Io la mia l’ho detta e da dire ne avrei molte altre e poi non credo di essere l’unico a vivere in queste condizioni perché da me “nessuno” è gay e questo vuol dire che i gay si nascondono tutti. Ciao. M.T.