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lunedì 30 gennaio 2017

GRILLPARZER OMOSESSUALE SECONDO RAFFALOVICH

Vi presento oggi il capitolo di “Uranismo e Unisessualità” dedicato a Grilllparzer, un grande poeta austriaco dell’800, certamente non molto conosciuto oggi in Italia. Come al solito, Raffalovich, non si preoccupa dell’opera ma dell’uomo e in particolare dalla sua vita affettiva e sessuale.
La biografia affettiva di Grillparzer mostra con chiarezza quali difficoltà dovesse affrontare un omosessuale per avere una chiara coscienza di sé nell’800.
Grillparzer è un uomo colto, un poeta, un drammaturgo affermato, nella sua biografia, per un verso non emergono tracce esplicite di storie omosessuali, ma solo di profonde amicizie maschili, che si esprimono però nel linguaggio tipico dell’amore; per l’altro si nota la tendenza a coltivare relazioni affettuose con donne, potenzialmente orientate al matrimonio, ma il matrimonio non interviene mai, e lo stesso Grillparzer non considera queste relazioni come storie d’amore, insiste anzi nel dichiarare ad un amico l’assenza di un suo coinvolgimento profondo. Grillparzer ebbe una eterna fidanzata che, dopo la rottura dei rapporti poco prima del matrimonio, si riconciliò con lui; vissero insieme per 50 anni, ma la cosa fu possibile proprio per l’assenza di coinvolgimenti profondi, quella donna e le sue sorelle furono come una famiglia per Grillparzer, furono fonte di una tranquillità senza cosse, ma senza un vero calore affettivo.
Dalla corrispondenza di Grillparzer giovane emerge l’amicizia amorosa per Altmüller, piena di passione, di possessività e di gelosie, dalla parte di Grillparzer.
Questa amicizia si presenta come un vero rapporto d’amore unilaterale sublimato, ma non per questo meno violento. Grillparzer parla con Altmüller sempre con espressioni ambigue e non si rivolge a lui dichiarandogli i suoi veri sentimenti e cercando di coinvolgerlo, lo intrattiene soprattutto parlandogli dei suoi rapporti con le donne e della sua passione per l’arte. Un rapporto del genere produsse certamente ansia e attese ma anche disillusioni e senso di frustrazione.
Nella corrispondenza di Grillparzer maturo (quarantaquattrenne) emerge una storia di tipo molto diverso, che fa molto pensare ad un amore omosessuale, questa volto condiviso, anche se comunque sublimato, non fosse altro per la differenza di età, si tratta del rapporto del poeta con Otto Prechtler, un giovane 22enne, un personaggio la cui vita andrebbe studiata molto attentamente, drammaturgo, librettista d’opera e funzionario dell’amministrazione imperiale austriaca. I toni usati da Grillparzer sono estremamente misurati ma affettuosi, quelli usati da Prechtler sono invece i tipici toni dell’innamorato. Prechtler afferma di avere capito quali angosce fanno stare male Grillparzer ma aggiunge che terrà sempre per sé quello che ha capito. Il rapporto tra i due durò per molti anni e fu probabilmente molto più complesso e profondo di come appare dai pochi documenti che abbiamo a nostra disposizione.
La vita di Grillparzer è caratterizzata, al di là dei suoi successi teatrali e poetici, da un senso di insoddisfazione, di frustrazione e di irrequietezza; è molto probabile che all’origine di tutto questo ci fossero una omosessualità autentica ma repressa più o meno consapevolmente e una eterosessualità di facciata costruita con la forza della volontà ma del tutto insoddisfacente.
Vi annuncio fin da ora che il prossimo post, sul quale sto lavorando, più lungo e più complesso di quello che vi presento oggi, sarà dedicato a Von Platen, un personaggio che Raffalovich considera il modello dell’omosessuale superiore. Con l’analisi del personaggio di Von Platen termina “Uranismo e Unisessualità”.
Ma lasciamo la parola a Raffalovich.
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GRILLPARZER
Franz Grillparzer (1791-1872), il più famoso e anche il miglior poeta dell’Austria, illustre perché è unico in Austria, ma giustamente famoso, merita un lungo studio psicologico. Fu un invertito superiore, sfortunato e onesto.
Nacque a Vienna nel 1791 e morì nel 1872. Dopo Klopstock, nessun poeta tedesco ebbe un simile funerale.
Grazie alla sua autobiografia, breve e incompleta, ma del più alto interesse, ma soprattutto grazie alla Grillparzer Gesellschaft [Associazione Grillparzer] e ad Heinrich Laube, si hanno a disposizione molti documenti per ricostruire la vita e il carattere di Grillparzer. Molto onesto, molto diretto, molto impressionabile, vale a dire, o molto suscettibile o molto indifferente, ha molto sofferto e molto fatto soffrire, ma rimarrà comunque come un ottimo esempio di una vita dedicata all’arte, al disinteresse. Soffrì fino ad indebolirsi, ma fu coscienzioso fino rendersene forte.
Fu uno degli scrittori più degni, più stimabili; un modello di virtù civica e un poeta drammatico di grande interesse, – ma la sua vita intima è sotto certi aspetti più interessante delle sue opere letterarie.
Cresciuto in una famiglia benestante, una fantastica madre musicista, che morì in un modo tragico e misterioso, un padre molto onesto, molto silenzioso, tranne quando si occupava di botanica o si prendeva cura dei fiori, molto riservato, e che morì di dolore nel vedere la sua fortuna distrutta con la rovina dell’Austria, Grillparzer si trovò costretto a diciotto anni a sostenere sua madre e i suoi fratelli.
Si fece carico per tutta la vita delle sue responsabilità familiari con una dedizione toccante.
Il suo secondo fratello, che soffriva di forti mal di testa durante l’infanzia, a diciassette anni fuggì dalla casa paterna. Ricomparve dopo lungo tempo con una donna e dei bambini. Grillparzer gli trovò un lavoro, pagò i suoi debiti, poi un giorno Karl scappò di nuovo, e finì per accusarsi falsamente di un omicidio. Fu riconosciuto affetto da follia melanconica.
Un altro fratello, molto bello, Camillo, che, essendo un bambino, prendeva sul serio i suoi lavori di cucito, e si compiaceva nel ruolo di una bambina, aveva talento musicale e fu molto infelice.
Il fratello più giovane si uccise a diciassette anni, lasciando una lettera commovente:
“Ho molto ingannato mamma e Franz, e chiedo loro perdono. Non mi maledicano. O mio Dio, forse soffrirò ancora molto all’altro mondo. Se mai Franz avrà figli, che li educhi e non somigliarmi. Se ho il diritto di chiedere qualcosa, che i miei vestiti siano dati a Bepi.”
Camillo (nato il 15 agosto 1793, morto il primo giugno 1865), scrisse a suo fratello maggiore il 4 maggio 1817 (all’età di 24 anni), una lettera strana e oscura ricordandogli che fin dalla sua nascita era stato più impressionabile di una donna, di costituzione più fragile, sempre desideroso di ciò che era grande in lui senza avere la forza di possederlo o i mezzi per arrivarci.
Fino a 19 anni si consolava della sua imperfezione e si credeva felice, ma la ragione gli mostrò quanto si fosse ingannato. Parlava della sua estrema paura delle impressioni sgradevoli e inevitabili, della singolarità della sua natura.
Una seconda lettera ancora più misteriosa, dell’anno seguente, spiega a suo fratello perché la loro madre non dorme la notte – lui stesso non dorme più di tre ore per notte. Si lamenta di rassomigliare tanto alla madre, ma di soffrire anche più di lei, essendo un uomo. Sappiamo che la madre, andava pazza per la musica, e perdeva tutta la sua dolcezza al pianoforte. La vita intima di Camillo non è stata sufficientemente chiarita perché ci si possa soffermare su questi documenti.
Il diario di Franz Grillparzer e la sua autobiografia ce lo mostrano precoce, inquieto, che non sa esattamente se è un grande poeta o no, casto ma soprattutto puritano, che si crede sempre innamorato di una donna idealizzata, ma evidentemente più preoccupato delle sue amicizie.
Così c’è un certo Altmüller, che egli critica aspramente nel 1808 (Grillparzer è nato nel 1791 e dunque ha diciassette anni), accusandolo di egoismo, di incoerenza, di atteggiarsi, e si sforza di dimostrare a se stesso che Altmüller e Wohlgemuth gli sono amici, ma insiste nel credere quelle amicizie illusorie.
Eppure l’attaccamento di Grillparzer e Altmüller cresce; i due giorni in cui Grillparzer è molto innamorato di Antoinetta, e tutte le sue passioncelle fittizie sembrano ostacolare molto poco questo affetto.
1808 – “Balliamo stasera dai Wohlgemuth, – le due belle W. ci saranno: nessuna delle due mi piace particolarmente, eppure io sono stato per tutto il giorno più inquieto che nei giorni del mio più profondo amore per Teresa, quando la andavo a trovare. Da dove viene tutto questo?”
1808 – “Antoinetta si sposa e non sarà felice con il marito. Ho pietà di lei … lei mi ha amato e mi amerebbe ancora se la mia incostanza non avesse rotto il legame che ci univa.”
“Sarò mai qualcosa di più di un poeta mediocre? Questa domanda mi fa disperare.”
Elenca ciò che ha del poeta: una forte, bruciante immaginazione, comprovata da molte ore felici e molte ore infelici, dalla distruzione della salute fisica, da passioni violente. Ma gli manca, secondo lui, questo furore poetico. La poesia lo raffredda invece di riscaldarlo. Sembra che le donne producano lo stesso effetto su di lui.
Suo padre muore nel 1809.
Nel 1810 dobbiamo soffermarci su un episodio della sua amicizia con Altmüller.
Il 16 giugno, alle undici di sera, era andato a casa di Altmüller, e trovando che era uscito, aveva sfogliato i suoi libri e i suoi manoscritti. In un quaderno del suo diario aveva trovato delle lettere a un certo Karl N. e degli appunti su lui stesso.
Grillparzer non si era mai reso conto fino a quel momento della forza della sua amicizia per Altmüller. Si parlava di lui in quelle confidenze. La sua vanità lo spinse a leggere, sperava di trovare qualcosa di lusinghiero. Lungi da ciò, ebbe la sfortuna di leggere che Altmüller si era sempre ritrovato ingannato nelle sue amicizie. Grillparzer quasi non riusciva a ricordarsi di aver mai accusato un tale colpo.
L’amor proprio, la vergogna e la gelosia lo misero in uno stato che l’arrivo di Altmüller peggiorò ulteriormente.
Lo rimproverò della sua falsità e gettò il quaderno sul tavolo.
“Non si può giustificare, scrisse nel suo diario quella stessa sera, che Altmüller abbia chiamato questo giovane “tu”, e suo caro Karl. Quante volte mi ha detto che era geloso di Mailler, cosa della quale comunque non ha mai avuto motivo, e ora! Il pensiero di venire dopo questo giovane è intollerabile per me comunque.”
Poi si lancia in lamentazioni su se stesso, sulla sua ridotta sensibilità, sulla sua freddezza, sulla sua mancanza di immaginazione.
Lui, che era sempre innamorato, ora vede le ragazze più belle senza un pensiero d’amore, e anche il suo ideale di un’amata comincia a svanire. Si lamenta di diventare sgradevole per i suoi amici. Non capisce la causa della sua malinconia, che comunque cresce ogni giorno.
“Non so pensare a nulla di più accattivante che lasciare Vienna e l’Austria, tenendo Altmüller per mano, cercando in altri paesi una felicità che non riesco a trovare qui.”
Si avvicina all’idea del suicidio, poi torna di nuovo sulla giornata che ha trascorso:
“Questo rapporto con Altmüller, che consideravo da così lungo tempo una parte della mia felicità … essere allontanato, allontanato da lui che ho pensato mi tradisse con qualsiasi parola un po’ intima con un altro, da lui che la mia assenza rattristava, che la mia freddezza spingeva fino alla malinconia. Io sacrificato a un giovane sconosciuto, uno straniero, senza carattere, come dimostrato dal suo desiderio. Altmüller, che il mio atteggiamento riservato e disattento non poteva allontanare, cerca in seno a questo individuo … quello che non può trovare in me.
È stato sempre ingannato nell’amicizia ed è per questo che è ricorso a lui. Quindi doveva pur accadere questa cosa che pensavo impossibile, e Wohlgemuth ha ragione, non è per la mia incostanza (che Altmüller mi rimproverava), ma per la sua. Ma dove avevo gli occhi? Perché non ho notato da molto tempo la sua indifferenza? Lui, nelle cui braccia mi sono riposato durante quelle ore sacre, lui che solo, solo tra tutti gli uomini, ha conosciuto le profondità del mio cuore, – lui ha potuto un po’ di tempo fa interessarsi a questo pedante arabo e ora ha potuto conoscere questo ragazzo e scrivergli, dargli del tu. – Oh! quella notte indimenticabile quando gli ho dato del tu per la prima volta, e quando ho con questa parola sigillato per sempre la mia amicizia! Come era sacra per me questa parola, e lui la profana oggi. E prende in prestito da lui venti guldens. Proprio questo mi ha scosso più violentemente. Quale intimità questo fatto fa supporre, oppure … Oh! quanto ti ho capito male, o quanto mi hai ingannato … devo andare a casa sua, ho bisogno di un chiarimento, non posso rimanere più a lungo in questo stato d’animo. Ma a che fine chiarire una cosa che già è così chiara… Sta suonando l’una. Vado a letto e a dimenticare, almeno per un paio d’ore.”
“17 Giugno, ore sette di sera.
“Sono stato a casa sua. Lui è innocente. Le lettere che ho letto sono immaginarie e la nostra amicizia è forte come prima. Un altro al mio posto, Altmüller stesso, avrebbe perso le speranze, ma no, che nessun dubbio venga a turbarmi. Lui è il mio amico, e giuro, non ho l’ombra di un sospetto. Mi sento felice, leggero, ma comunque non è tutto come dovrebbe essere; la mia malinconia che è così inspiegabile per me, non è purtroppo ancora dissipata.”
La sua malinconia, così inspiegabile per lui, cerca delle consolazioni fantastiche.
L’ideale della libertà svizzera lo incanta. Reclama per sé e per George (Altmüller) una casetta in Svizzera con una moglie virtuosa nata in Svizzera! Per quanto riguarda le donne del suo paese, le odia, scrive nel suo diario, questo sesso spregevole che non è mai ciò che sembra, che piange senza dolore, ride senza gioia, – del quale egli ha confuso troppo a lungo la stupidità con l’innocenza e il sentimentalismo con il “cuore”.
Il 29 novembre 1810, gli accade qualcosa di straordinario. Un cantante famoso, il castrato Velluti, era a Vienna e Grillparzer era determinato a non andarlo a sentire, avendo orrore di tutto ciò che è contro natura, e in particolare in questo genere di cose. Infastidito, costretto ad andare a teatro, spinto lì da alcuni amici e dalla sua noia, viene punito. Non appena il castrato cominciò a cantare, una sensazione strana e dolorosa si impossessò di Grillparzer; lui cercò violentemente di sottometterla, ma il suo disagio crebbe talmente che fu sul punto di svenire e di lasciare mezzo morto il teatro. Non ricordava di aver mai avuto nella sua vita una sensazione così sgradevole. (Aveva allora quasi 20 anni).
A 21 anni, si innamora di un’attrice che interpretava il ruolo di Cherubino, e la sua travestita gli strappa dei bei versi di cui egli in seguito si meraviglierà: il sentimento di questi versi è abbastanza sessualmente ambiguo. Egli sostiene nella sua autobiografia che questi versi siano arrivati in un modo piuttosto misterioso e anonimo a Cherubino, e Cherubino, che allora era una ricca mantenuta, abbia dichiarato che, se avesse trovato il poeta che aveva composto quei versi, avrebbe abbandonato il suo protettore per lui. Fu (secondo Grillparzer) il protettore di Cherubino che diversi anni dopo gli recitò quei versi anonimi per dimostrargli che i grandi poeti restavano ignorati, e gli raccontò della inutile infatuazione della signora. È pensabile che una relazione tra Cherubino e Grillparzer avrebbe potuto cambiare il corso della sua vita sessuale. Cherubino era probabilmente abbastanza virile e abbastanza carina per piacere Grillparzer.
Del resto, le attrici possono sempre (soprattutto quelle che recitano come travestite) sedurre più facilmente delle altre donne gli uomini la cui sessualità è indecisa.
Se si crede che è esagerato parlare già dell’indecisione della sessualità di Grillparzer, il resto della sua vita giustificherà questa asserzione.
Era alto, aveva bellissimi occhi azzurri, un viso pallido e interessante e bei capelli castani. Era molto semplice, gentile, timido, amante del silenzio, e trovava molto doloroso costringersi a parlare quando non lo desiderava. Certamente in gioventù era un uomo molto simpatico, sia agli uomini che alle donne. A 25 anni riportò un enorme successo con il suo dramma L’Antenato, che lo collocò subito in prima fila [tra gli autori di teatro], il successo ben presto proseguì col successo della sua Saffo, dramma che mostrava un notevole progresso. Era considerato unanimemente il poeta dell’Austria.
Alcune donne lo amarono – Marie Piquot, una ragazza, lo amò in segreto, morì e nel suo testamento pregò i genitori di adottare Grillparzer e di occuparsi di lui. Rimpiangeva in questo testamento di non potersi fare amare da lui per esser buona e dolce con lui. Attraverso le banalità di una conoscenza mondana, Maria aveva indovinato l’anima del poeta, le sue difficoltà di carattere, tutto quello che gli rendeva difficile dedicarsi agli altri e accettare il fatto che gli altri si dedicassero a lui.
Grillparzer si rimproverò di non essere abbastanza toccato dalla morte e dalla tenerezza di Maria.
Una bella donna, sposata con uno dei suoi parenti, Carlotta, lo amò anche lei e lo fece passare attraverso le sofferenze dell’odio e dell’amore. Lei lo attivata e nello stesso tempo gli era repellente. Era evidentemente la donna nella sua sensualità che lo tormentava così. Benché Grillparzer dica che questa donna aveva cambiato il platonismo della sua natura (aveva allora 29 anni e si diceva molto interessato), io non penso che sia mai stato il suo amante. Lei gli confessò sul letto di morte di averlo amato più di quanto lui potesse immaginare.
Mi affretto ad arrivare alla grande e misteriosa amicizia-amore di Grillparzer (e alla sua eterna fidanzata Kathi Froehlich), che durò mezzo secolo e stupì i contemporanei col suo enigma. Noi ne conosciamo la chiave.
Una lettera del poeta ad Altmüller ci riassumerà la situazione.
Verso il suo trentesimo anno cercò di fortificare il suo corpo – con l’idroterapia, il nuoto, l’acqua fredda, la scherma – e credette di trovare in questi esercizi la causa della diminuzione della sua fantasia, della sua immaginazione. Forse, si diceva, per essere poeta avrebbe dovuto conservare la fragilità del suo essere fisico.
Evidentemente si sbagliava: osservava i suoi sintomi con acutezza, ma certamente non aveva una visione d’insieme del suo stato fisico e mentale.
A 31 anni fece la conoscenza delle quattro sorelle Froehlich, sorelle musiciste, di cui la terza, e forse la più bella, lo amò per 50 anni. Lei aveva dieci anni meno di lui.
Grillparzer, nel suo affetto per le donne, cominciava sempre dal farsi un’idea di questo affetto e del modo in cui quella donna doveva pensare e comportarsi. Non appena riscontrava una minima differenza tra la sua idea e la realtà si tirava indietro. “In tal modo, egli scrive, ho giocato con le donne il ruolo di un seduttore, e comunque avrei sempre fatto di tutto per essere per loro quello che desideravano. In questo modo, quindi, sono stato la disgrazia di tre donne, tutte e tre di carattere forte. Due sono morte. Ma non ho mai barato su un’inclinazione che io stesso ho invocato.” Vale a dire sul fatto che il suo sentimentalismo superficiale e l’affetto di una donna non erano sufficienti per attirarlo e trattenerlo.
Scrive ad Altmüller a proposito di Kathi una lettera di capitale importanza, una delle lettere più curiose scritte da un uomo distinto e famoso.
La riassumo:
“Tu mi chiedi di descrivere la persona che amo. La persona che amo, tu dici? Piacesse a Dio che io potessi dire sì. Piacesse a Dio che il mio essere fosse capace di questo abbandono, di questa dimenticanza di sé, di tutta questa unione che è l’amore. Ma non so se sia egoismo supremo, o qualcosa di peggio, o un desiderio sconfinato per l’arte e tutto ciò che riguarda l’arte, ma tutte le altre cose non possono tenermi che per un momento. Insomma io non sono in grado di amare. C’è sempre per me qualcosa di più alto di una persona cara, e dopo un oggi dei più teneri, senza intervallo, senza motivo, c’è un domani di freddezza, di dimenticanza, di inimicizia. Credo di aver notato che amo nell’amata solo l’immagine disegnata dalla mia fantasia, in modo che la realtà diventa per me un’opera d’arte che mi affascina per la sua somiglianza con i miei pensieri, e che mi respinge tanto più violentemente quando noto la minima differenza. Si può chiamare amore questo? Abbi pietà di me e di lei che ha ben meritato di essere amata veramente per se stessa.”
“La conoscenza di questa infelice caratteristica del mio carattere mi ha tenuto lontano il più possibile dalle relazioni con le donne alle quali del resto ero abbastanza portato dalla mia natura fisica.
Ma ogni volta che mi sono lasciato trattenere ho fatto questa triste esperienza, tanto più naturalmente perché sono sempre stato attratto esclusivamente verso quelle meno adatte a me – vale a dire, quelle il cui carattere aveva dei tratti decisi, che davano al mio gusto per l’analisi psicologica e alla mia immaginazione di poeta più alimento, e che d’altra parte avevano qualcosa di freddo e di segreto che rendeva impossibile qualsiasi fusione, qualsiasi unione.”
Poi racconta del suo incontro con Kathi, di come lei lo annoiava con le sue lodi la prima volta che si videro.
Si resero reciprocamente molto infelici. Grillparzer si spiegava in molti modi il loro affetto difficile e doloroso. Lui non ammetteva mezze misure e lei ancora non riusciva a contenersi o a sottomettersi. Ma se non ci fosse stata proprio questa impossibilità lei lo avrebbe interessato?
“Dopo tutto, scrive ancora, è un mio capriccio non possedere questa ragazza che mi ha messo in questo stato deplorevole. Capriccio, perché non era una decisione veramente virtuosa, ma forse solo il piacere estetico ed artistico che la purezza di questa ragazza mi deva, che mi impediva di fare ciò che le mie emozioni e i miei pensieri quasi irresistibilmente mi spingevano a fare.”
“Forse” e “quasi” ricorrono costantemente in queste confessioni. Grillparzer racconta come, nella sua lotta contro l’eccitazione sensuale, emanava da lui una tale atmosfera erotica che l’innocente Kathi ne rimase scossa inconsciamente e subì tutti gli effetti dell’istinto sessuale contrastato. Divenne gelosa, violenta, rissosa, e anche il lato intellettuale “così favolosamente bello” di questo affetto fu rovinato.
Non possiamo essere sorpresi che, al momento di sposarsi, malgrado tutto, dopo aver affittato un appartamento, il rapporto si ruppe – dopo una accesa discussione. Fu un accesso di gelosia che per un momento li separò del tutto. Grillparzer se ne andò. Kathi si ammalò gravemente. Lui si trovò preso tra la debolezza e la crudeltà. Cedette. Ritornò come amico, e rimase l’amico per quarantacinque anni. Le sorelle gli avevano detto che Kathi non sarebbe sopravvissuta a una rottura completa. “Ho pranzato dalle Froehlich,” ha scritto –
“Come sempre, dopo una riconciliazione, una specie di desiderio si risvegliò in me. La presi in grembo e l’accarezzai per la prima volta dopo molti anni. Ma l’emozione è spenta. Non posso farla rinascere.”
Kathi, secondo lui, avrebbe potuto fare felice un uomo occupato tutto il giorno che desiderasse la sera un po’ di allegria e di vivacità, ma non lui. Questa singolare catena esisteva da cinque anni quando Grillparzer, annoiato, stanco, cercò riposo in un viaggio. Andò a trovare Goethe, e lì la sua natura nervosa e difficile lo fece soffrire di nuovo. Grillparzer era poco incline all’ammirazione per i suoi contemporanei. Goethe soltanto gli imponeva il rispetto dovuto ad un essere sovrumano. Goethe lo accolse molto bene, lo trovò simpatico. Grillparzer pianse quando lo prese per mano per andare a pranzo. Goethe lo condusse nel suo giardino con l’aria di un re e di un padre. Ma Goethe era troppo grande, troppo arrivato, troppo olimpico, e Grillparzer si allarmò all’idea di trascorrere la serata con lui. Non osava. Non si sentiva abbastanza forte per difendere la sua posizione letteraria. Fuggì, portando con sé la vergogna e il rimorso per la sua debolezza e per la sua ingratitudine. Goethe lo aveva rattristato compiangendolo per il fatto di non avere a Vienna né uguali né le persone che lo potessero capire.
Ebbe sempre un sacco di problemi, problemi di famiglia, di rapporti sociali (perché le protezioni più alte non sembravano evitargli dei veri tormenti burocratici nella sua vita di impiegato nei ministeri), d’ingiustizia, di teatro. Le sue opere non avevano sempre immediatamente successo; doveva sopportare tutte le ingiustizie, nonostante l’ammirazione che non gli veniva rifiutata. Una cosa curiosa: egli fu presente solo alla prima della suo primo dramma. Gli fece un’impressione così sgradevole che giurò di non assistere più a nessuna delle sue opere, e mantenne la parola. Era un uomo molto testardo quando prendeva una decisione, molto determinato e molto coscienzioso.
Verso il suo cinquantesimo anno smise di scrivere versi lirici, personali. Si concesse piuttosto degli epigrammi. Era insieme scontento, rassegnato, triste e coraggioso.
Si è colpiti leggendo il diario dei suoi viaggi in Italia, Grecia, Francia, Germania, dalla nitidezza, dall’interesse, dalla severità e dall’indulgenza di quest’uomo.
Restava facilmente scioccato: le parolacce, i bagni dove gli uomini si mostravano nudi, l’egoismo, la noia, il disagio, fanno una viva e dolorosa impressione su di lui. Ma è ugualmente colpito dalla bellezza dei ragazzi o dei giovani uomini, dalla grazia, dalla bella figura e dal bel viso delle donne, dal buon senso o dalla bontà degli uomini. Per questo si possono leggere tutte le sue impressioni di viaggio con grande piacere. Si sente sempre che è un uomo che scrive, anche quando è sofferente, ingiusto e mal disposto.
Nel 1848 la sua poesia al generale Radetzky fu solennemente letta a tutti gli ufficiali di Radetzky. Fece il suo dovere come poeta patriottico. Stanco delle emozioni di quell’anno, decise di rimanere a casa delle sorelle Froehlich, al quarto piano. Trascorse lì gli ultimi venti anni della sua vita. Ricevette molte onorificenze. Il primo ministro, il principe Schwarzenberg, salì i suoi quattro piani per consegnargli una decorazione, Radetzky lo invitò ad un banchetto, l’Accademia lo cooptò, e per essa scrisse la sua Autobiografia.
Lassù, al quarto piano, trascorse i suoi ultimi vent’anni, scrivendo, leggendo, ascoltando con indifferenza quando gli raccontavano del successo di tutte le sue opere teatrali, che venivano rimesse in scena. Quelle che in precedenza non erano state bene accolte avevano ora successo.
“Incredibile”, diceva, scuotendo la testa.
Kathi Froehlich, sua erede, istituì, con quello che Grillparzer le aveva lasciato, un premio triennale per il miglior dramma austriaco. Dopo la sua morte, furono messe in scena le quattro opere teatrali che non aveva ancora pubblicato.
La maggiore delle sorelle Froehlich, l’unica sposata, Giuseppina Bogner, era un tipo strano, a quanto pare, sembrava più un ragazzo che una donna. Suo figlio Wilhelm fu adottato dal Grillparzer che lo amò molto e si prese cura della sua educazione. Il giovane morì all’età di 22 anni. Grillparzer non lo abbandonò durante la sua malattia – e fu dopo la sua morte che si decise ad andare a vivere con le zie. – La madre diventò sempre più eccentrica e, ci viene detto, finì per essere « un original féminin » [si noti l’articolo al maschile] “un originale femminile”.
La famiglia Froehlich era molto unita e Grillparzer, che amava la musica, amava tutte le sorelle. Ogni volta che voleva rinunciare a vedere Kathi le sorelle lo riportavano indietro. Per lui era una famiglia. La sua non gli procurava che dolore.
Le lettere di Grillparzer a Kathi non sono lettere d’amore. Le dice una volta di essere sul punto di innamorarsi. Ma di solito è freddo o sarcastico, o annoiato, o giocoso con l’intenzione di esserlo. Le lettere di Kathi mostrano che diventa sempre più umile e devota con l’età.
Lei ha sofferto tanto quanto Grillparzer. Vivendo in un ambiente artistico, in una grande città poco austera, molte persone pensavano che Grillparzer fosse o fosse stato il suo amante, perché non si sposarono. Lei, così impulsiva, così polemica, non sembra aver rimproverato Grillparzer su questo punto.
Quello che c’era di sbagliato, di crudele e di fastidioso in quella situazione si riscatta negli ultimi venti anni della vita di Grillparzer, quando le tre sorelle che erano state così attraenti, così ricercate e così festeggiate, e che Bauernfeld chiamava ora le tre Parche, si dedicarono tutte e tre al poeta.
Si possono leggere le lettere e i telegrammi che i sovrani tedeschi gli indirizzavano, l’imperatore d’Austria, il Re di Baviera, l’imperatrice di Germania.
Quando ebbe ottant’anni, l’anno prima della sua morte, l’imperatore d’Austria gli diede una pensione di 3.000 gulden.
Nel primo volume pubblicato dalla Grillparzer Gesellschaft (Associazione Grillparzer) si trova una lettera singolare e chiara scritta da un giovane uomo di ventidue anni a Grillparzer che aveva allora quarantaquattro anni; è di Otto Prechtler, poeta che succedette a Grillparzer in uno dei suoi posti di lavoro e che morì nel 1881.
“Enigmatico miracoloso, così estraneo eppure così intimo, così pieno di pudore eppure troppo forte per essere sradicato, così unico, mi sembra il rapporto spirituale tra di noi nei quattro anni da quando vi conosco, da quando siete apparso nella mia vita come l’asilo, il faro.”
Trova così strano, essendo lui così giovane, così oscuro e Grillparzer così maturo, così uomo, che ogni periodo della vita di uno corrisponda ad un periodo nella vita dell’altro. Se Grillparzer fosse morto e se lui credesse alla trasmigrazione, avrebbe pensato che l’anima di Grillparzer gli facesse l’onore di vivere in lui.
Gli aveva scritto una poesia, poi era andato a pregare nella grande Stephanskirche (cattedrale di Santo Stefano) di non perdere la fede in Grillparzer.
Aveva amato appassionatamente una certa Eloisa, e assicura Grillparzer che il suo amore per lui assomiglia notevolmente all’amore per lei; la differenza tra questi due amori è la stessa che c’è tra poeta e uomo. – “Vi amo come ho amato Eloisa, con quella tenerezza e quella venerazione che escludono tutti gli altri sentimenti sensuali. Amavo Eloisa come voi, con quella timidezza che arrossisce, con quel desiderio di mostrare il meglio di me.”
Grillparzer lo aveva incoraggiato, lo aveva spinto a credere nel suo talento e gli aveva procurato una posizione sociale. Ricorda a Grillparzer di aver provato il dolore di chiedergli denaro. Gli ricorda anche che una volta aveva detto: Mi dispiace che voi abbiate cercato un rifugio vicino ad una natura così tormentata, così distrutta come la mia.
E, con la chiaroveggenza dell’affetto e di molte altre cose, il giovane uomo proclama con orgoglio di aver capito Grillparzer. Terrà sempre nel suo cuore quello che ha compreso. Si accontenta di dire che la bontà, l’elevazione, la simpatia, la santa mansuetudine e la bontà verso di lui, Prechtler, derivano da questa ammirabile natura distrutta.
Si esalta sempre di più per il piacere che gli danno le attenzioni benevole di Grillparzer e i suoi tratti nobili. Rivede sul suo volto i grandi momenti del lavoro drammatico del maestro, l’entusiasmo di Saffo, la passione Jaromir, ecc..
“Nessuno può amarvi di più, può adorarvi di più. Vorrei che voi foste collocato meno in alto per arrivare più vicino al vostro cuore, o vorrei essere una ragazza. Vi avrei amato ineffabilmente, vi avrei idolatrato. Ma io sono povero di anni e di esperienza, e voi siete anche direttore degli archivi.”
C’è un’altra lettera dal 1863, quando Grillparzer fece una brutta caduta su una scala, “il solo passo falso della vostra esistenza”, dice Prechtler.
Grillparzer è per me l’uranista con inclinazioni eterosessuali, la cui sfortunata eredità e i cui dolori costanti hanno represso gli istinti unisessuali senza distruggerli, ma non tanto da dare un libero sviluppo agli istinti eterosessuali.
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lunedì 15 febbraio 2016

CINQUE STORIE DI OMOSESSUALITÀ FEMMINILE

Potete leggere qui di seguito, in traduzione italiana, cinque storie di omosessualità femminile inserite da Havelock Ellis a corredo del capitolo sulla omosessualità nelle donne del suo noto trattato sull’inversione sessuale. Sono storie di donne omosessuali vissute un secolo fa, in condizioni sociali molto diverse da quelle di oggi, e tutte appartenenti a classi sociali medio-alte, tanti atteggiamenti mentali, tanti meccanismi di scoperta dell’omosessualità e di sublimazione della sessualità sono però sostanzialmente identici a quelli che si riscontrano ancora oggi. La lettura di questi documenti d’epoca ci permette di capire dal vivo le difficoltà incontrate dalle donne omosessuali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del 900.
STORIA 34 
Signorina S., 38 anni, vive in una città degli Stati Uniti, una donna d’affari di intelligenza raffinata, di primo piano negli ambienti professionali e letterari. La sua salute generale è buona, ma lei appartiene ad una famiglia in cui è presente una componente neuropatica marcata. È di temperamento piuttosto flemmatico, ben equilibrata, sempre perfettamente calma e padrona di sé, di disposizione piuttosto riservata, con un portamento dolce e dignitoso.
Dice che non può interessarsi agli uomini, ma che tutta la sua vita è stata “glorificata e resa bella dall’amicizia con le donne”, che ama come un uomo ama le donne. Il suo carattere è, tuttavia, ben disciplinato, e le sue amiche non sono a conoscenza della natura del suo affetto. Cerca di non dare tutto il suo amore ad una sola persona, e si sforza (come lei stessa dice) di utilizzare questo “dono di amare” come un trampolino di lancio per alti obiettivi mentali e spirituali. È descritta da chi l’ha conosciuta per diversi anni come una persona “di carattere alto e di istinti infallibilmente diretti verso cose alte.”
STORIA 35
Miss B., artista, di origini tedesca per il ramo paterno. Tra i suoi fratelli e le sue sorelle, c’è una persona di temperamento nevrotico e un’altra invertita. Lei è in buona salute. Non ha ripugnanza per gli uomini e le piacerebbe anche provare il matrimonio, se l’unione non fosse permanente, ma ha raramente sentito una qualche attrazione sessuale per un uomo. In un caso eccezionale, quando era molto giovane, rendendosi conto che non era adattata per i rapporti eterosessuali, ruppe il fidanzamento che aveva formato. Molto più tardi nella vita, creò un rapporto più stabile con un uomo di gusti congeniali.
È attratta da donne di vario genere, anche se riconosce che ci sono alcune donne verso cui sono attratti solo gli uomini. Molti anni fa aveva un amico al quale era fortemente legata, ma le manifestazioni fisiche non sembrano essere diventate significative. Dopo di ciò i suoi pensieri furono molto occupati da diverse donne alle quali fece avances, che non furono incoraggiate ad un livello tale che si potesse andare oltre l’amicizia ordinaria. In un caso, però, formò un rapporto intimo con una ragazza un po’ più giovane di lei, una personalità molto femminile, che accettò l’ardente amore di Miss B. con piacere, ma in maniera passiva, e non ritenne che il rapporto potesse essere di ostacolo al suo matrimonio, anche se non lo avrebbe in nessun caso detto al marito. Questa relazione per la prima volta suscitò le emozioni sessuali latenti di Miss B.. Trovò soddisfazione sessuale nel baciare e abbracciare il corpo della sua amica, ma non sembra esserci stato orgasmo. La relazione produsse un notevole cambiamento in lei e la rese radiosa e felice.
Nel suo comportamento verso gli uomini, Miss B. non rivela alcuna timidezza sessuale. Gli uomini di solito non sono attratti da lei. Non c’è nulla di sorprendente nel suo aspetto; la sua persona e le sue buone maniere, anche se trascurate, non sono vistosamente maschili. È appassionata di esercizi fisici e fuma parecchio.
STORIA 36
Miss H., 30 anni. Tra i suoi parenti paterni c’è la tendenza all’eccentricità e alla malattia nervosa. Suo nonno beveva; suo padre era eccentrico e ipocondriaco e soffriva di ossessioni. La madre ed i parenti della madre sono del tutto sani e di disposizione normale.
All’età di 4 anni le piaceva vedere le natiche di una bambina che viveva vicino. Quando aveva circa 6 anni, la bambinaia, seduta nei campi, aveva l’abitudine di giocare con le proprie parti intime, e le disse di fare lo stesso, affermando che questo avrebbe fatto arrivare un bambino; quindi di tanto in tanto si toccava, ma senza produrre alcun effetto di nessun tipo. Quando aveva circa 8 anni era solita vedere le varie bambinaie scoprire le parti sessuali dei loro figli e mostrarle l’una all’altra. Aveva l’abitudine di pensare a questo quando era sola, e anche alle frustate. Non si è mai curata di giocare con le bambole, e nei suoi giochi prendeva sempre la parte di un uomo. I suoi primi rudimentali sentimenti sessuali apparvero all’età di 8 o 9 anni, e furono associati con i sogni in cui immaginava di frustare ed essere frustata, sogni che furono più vividi in un’età compresa tra 11 e 14 anni, quando poi svanirono all’apparire dell’affetto per le ragazze. Ebbe le prime mestruazioni a 12 anni.
Il suo primo affetto, all’età di 13 anni, fu per una compagna di scuola, una graziosa ragazza civettuola, con lunghi capelli biondi e occhi azzurri. Il suo affetto si manifestava nello svolgimento di qualsiasi tipo di piccoli servizi per questa ragazza, nel fatto che pensava a lei costantemente, e nel sentirsi deliziosamente grata per le più piccole risposte a quell’affetto. All’età di 14 anni ebbe una passione simile per una cugina; aveva l’abitudine di aspettare ansiosamente le sue visite, e soprattutto le rare occasioni in cui la cugina dormiva con lei; la sua eccitazione era poi così grande che non riusciva a dormire, ma non vi era alcuna eccitazione sessuale cosciente. All’età di 15 o 16 anni si innamorò di un’altra cugina; le sue esperienze con questa ragazza furono piene di deliziose sensazioni; se la cugina le toccava solo il collo, un brivido attraversava il suo corpo, lei ora considera sessuale quel brivido. Ancora una volta, a 17 anni, ebbe una travolgente fascinazione appassionata per una compagna di scuola, una bella ragazza comune, che lei idealizzò e trasformò in una creatura eterea in misura eccessiva. Questa passione fu così violenta che la sua salute ne fu, in una certa misura, alterata; ma era una passione puramente altruistica, e non c’era niente di sessuale in essa. Lasciando la scuola all’età di 19 anni incontrò una ragazza circa della sua stessa età, molto femminile, ma non molto attratta dagli uomini. Questa ragazza fu molto attratta da lei, e cercò di ottenere il suo amore. Dopo qualche tempo la signorina H. fu anche lei attratta da questo amore, in parte per il senso di potere che le dava, e si sviluppò una relazione intima. Questa reazione divenne vagamente fisica, la signorina H. prendeva l’iniziativa, ma la sua amica desiderava tale relazione e ne traeva estremo piacere; avevano l’abitudine di toccarsi e baciarsi teneramente (in particolare sul mons Veneris), con uguale ardore. Ciascuna delle due provava una forte sensazione piacevole nel fare questo, e un forte eretismo sessuale, ma non l’orgasmo, e non sembra che l’orgasmo ci sia mai stato. Il loro comportamento generale reciproco era quello delle amanti, ma loro cercavano, per quanto possibile, di nascondere questo fatto dal mondo. Questo rapporto durò per diversi anni, e sarebbe continuato, se l’amica di Miss H., non avesse messo fine alla relazione fisica per gli scrupoli religiosi e morali. La signorina H. era stata molto bene e felice durante questo rapporto; il turbamento del rapporto sembra aver esercitato un’influenza inquietante, e anche aver suscitato i suoi desideri sessuali, anche se lei era ancora scarsamente consapevole della loro vera natura.
Poco dopo un’altra ragazza di tipo estremamente voluttuoso si innamorò della signorina H., che rispose, lasciando il totale controllo della situazione ai suoi sentimenti, ma anche al suo desiderio di dominio. In seguito si vergognò di questo episodio, anche se l’elemento fisico in esso era rimasto vago e indefinito. Il suo rimorso era così grande che quando la sua amica, pentendosi dei suoi scrupoli, la implorò di lasciare che il loro rapporto ritornasse sullo stesso piano di una volta, la signorina H., nella sua risposta, resistette ad ogni sforzo per ripristinare il rapporto fisico. Mantenne questa decisione per alcuni anni, e cercò di deviare i suoi pensieri in canali intellettuali. Quando di nuovo formò un rapporto intimo fu con un’amica congeniale, il rapporto durò per diversi anni.
Non si è mai masturbata. Di tanto in tanto, ma molto raramente, ha sognato di cavalcare e i sogni erano accompagnati da emozioni sessuali piacevoli (lei non può ricordare alcuna esperienza reale che possa aver suggerito questo, anche se è appassionata di equitazione). Non ha mai avuto alcun tipo di sogni sessuali su un uomo; in questi ultimi anni ha avuto occasionalmente sogni erotici su donne.
Il suo sentimento verso gli uomini è gentile, ma non ha mai provato attrazione sessuale verso un uomo. Li ama come buoni compagni, come gli uomini si amano tra loro. Le piace la compagnia degli uomini a causa della loro attrazione intellettuale. Lei stessa è molto attiva nel campo sociale e intellettuale. Il suo sentimento verso il matrimonio è sempre stato di ripugnanza. Può, tuttavia, immaginare un uomo che potrebbe amare o sposare.
È  attratta da donne femminili, sincere, riservate, pure, ma coraggiose nel carattere. Non è attratta da donne intellettuali, ma allo stesso tempo non può sopportare le donnicciole. Le qualità fisiche che l’attirano di più sono non tanto bellezza del viso quanto un corpo grazioso, ma non troppo esile, con belle curve. Le donne dalle quali è attratta sono di solito un po’ più giovani di lei. Le donne sono molto attratte da lei, e senza alcuno sforzo da parte sua. Le piace prendere la parte attiva e un ruolo protettivo con loro. È lei stessa energica di carattere, e con un temperamento un po’ nevrotico.
Trova soddisfazione sessuale nel toccare teneramente, nell’accarezzare, e nel baciare il corpo dell’amata. (Non c’è cunnilingus, che lei considera con orrore.) Prova più tenerezza che passione. C’è un elevato grado di eretismo sessuale quando bacia, ma l’orgasmo è raro e si produce quando si sdraia sopra la sua amica o quando la sua amica si sdraia su di lei, senza nessun contatto particolare. Le piace essere baciata, ma non così tanto come prendere la parte attiva.
Lei crede che l’amore omosessuale sia moralmente giusto quando è veramente parte della natura di una persona, e che la natura dell’amore omosessuale sia sempre resa evidente dall’oggetto di un tale affetto. Non lo approva quando è un semplice ripiego, o un’espressione di sensualità in donne normali. Ha resistito a volte all’espressione sessuale dei suoi sentimenti, una volta per più anni di seguito, ma sempre invano. L’effetto su di lei dell’amare le donne è decisamente buono, a quanto lei afferma, sia a livello fisico che spirituale, mentre la repressione conduce alla morbilità e all’isteria. Ha sofferto molto di nevrastenia in vari periodi, ma con trattamenti appropriati la cosa è lentamente diminuita. L’istinto omosessuale è troppo profondamente radicato in lei per poter essere sradicato, ma è ben controllato.
STORIA 37
Miss M., è figlia di genitori inglesi (entrambi musicisti), che erano entrambi di un temperamento che viene descritto come “intenso”, c’è un elemento nevrotico nella famiglia, anche se non c’è storia di follia o di alcolismo, lei è indenne da malattie nervose. Alla nascita era molto piccola. In un ritratto fatto all’età di 4 anni, il naso, la bocca e le orecchie sono anormalmente grandi e lei indossa un cappello da maschietto. Da bambina non si interessava alle bambole e ai bei vestiti, e spesso si chiedeva perché le altre bambine trovassero tanto piacere in quelle cose. “Per quanto posso andare indietro con la mia memoria”, scrive, “non riesco a ricordare un tempo in cui non ero diversa dagli altri bambini. Mi sentivo annoiata quando le altre bambine venivano a giocare con me, anche se non sono mai stata grezza o chiassosa nei miei divertimenti.” Cucire era sgradevole per lei. Si interessava anche un po’ di più ai passatempi dei ragazzi, e trovava il suo divertimento preferito nella lettura, specialmente di avventure e fiabe. Era sempre tranquilla, timida e impacciata. L’istinto fece per la sua prima comparsa nella seconda parte del suo ottavo anno o nella prima parte del suo nono anno. Era fortemente attratta dalla faccia di un’insegnante che aveva l’abitudine di comparire ad una finestra laterale al secondo piano dell’edificio scolastico e suonare una campana per chiamare i bambini alle loro classi. Il viso dell’insegnante sembrava molto bello, ma triste, e lei pensava all’insegnante continuamente, anche se non entrò in contatto personale con lei. Un anno dopo, questa insegnante si sposò e lasciò la scuola, e l’impressione gradualmente svanì. “Non c’era la coscienza del sesso a quel tempo”, ha scritto; “non c’era conoscenza delle questioni o delle pratiche sessuali, e le sensazioni evocate erano i sentimenti di pietà, compassione e tenerezza per una persona che sembrava essere molto triste e molto depressa. È questa la qualità o la combinazione di qualità che mi ha sempre attratta. Posso andare avanti per anni in relativa pace, e poi nonostante la mia vita pratica piena di occupazioni, può accadere qualcosa che può di nuovo tirare tutto fuori.” Le sensazioni successive le provò quando aveva circa 11 anni di età. Una giovane donna venne a visitare un vicino di casa, e fece un’impressione così così profonda sulla bambina che essa fu ridicolizzata dai suoi compagni di gioco perché preferiva sedersi in un angolo buio sul prato, dove avrebbe potuto vedere questa giovane donna, piuttosto che giocare.  Essendo una bambina sensibile, dopo questa esperienza fu attenta a non rivelare i suoi sentimenti a chiunque. Sentiva istintivamente che in questo era diversa dagli altri. Il suo senso della bellezza si sviluppò presto, ma c’era sempre una sensazione indefinibile di malinconia associata ad esso. Il crepuscolo o una notte buia quando le stelle brillavano, avevano un effetto molto deprimente su di lei, ma esercitavano nonostante tutto su di lei anche una forte attrazione, e queste immagini l’attraevano. All’età di 12 anni si innamorò di una compagna di scuola, di due anni più grande di lei, che era assorbita dai ragazzi e mai sospettò questo affetto; pianse amaramente perché quei sentimenti non potevano essere confermati in modo reciproco, ma temeva di apparire poco dignitosa e sentimentale, rivelando i suoi sentimenti. Il volto di questa amica le ricordava una delle Madonne di Dolci che lei amava. Più tardi, all’età di 16 anni, lei amò un’altra amica molto caramente e si dedico alla sua cura. C’era una sfumatura di mascolinità tra le donne della famiglia di quest’amica, ma non è chiaro se essa possa essere definita invertita. Questo è stato il periodo più felice della vita di Miss M.. Alla morte di quest’amica, che era stata a lungo di salute malferma, otto anni dopo, lei decise di non permettere più che il suo cuore se ne andasse da chiunque altro.
La gratificazione fisica specifica non svolgeva alcun ruolo in questi rapporti. Le sensazioni sessuali fisiche cominciarono ad affermarsi durante la pubertà, ma non in associazione con le sue emozioni ideali. “A questo proposito”, scrive, “avrei considerato queste cose un sacrilegio. Le ho combattute e in una certa misura con successo. La pratica dell’auto-indulgenza che avrebbe potuto diventare un’abitudine giornaliera, era occasionale. L’immagine di “lei”, evocata in quelle situazioni scacciava tali sentimenti, per il quali sentivo ripugnanza, preferendo di gran lunga i sentimenti ideali romantici. In questo modo, completamente inconsapevole del fatto che ero del tutto diversa da qualsiasi altra persona, facevo in modo di allenarmi a sopprimere o al almeno a dominare le mie sensazioni fisiche quando si presentavano. Questo è il motivo per cui l’amicizia e l’amore mi sono sempre sembrati cose così sante e belle. Non ho mai collegato le due serie di sentimenti. Penso di essere sessuata come qualsiasi altra persona, ma sono in grado di tenere un’amica tra le mie braccia e sperimentare il conforto profondo e la pace, senza provare neppure un pizzico di sentimento sessuale fisico. L’espressione sessuale può essere molto necessaria in certi momenti e in certe condizioni particolari, ma sono convinta che la libera espressione dell’affetto attraverso i canali sentimentali potrà fare molto per ridurre al minimo la necessità che esso si manifesti attraverso canali specificamente sessuali. Ho passato tre mesi senza sfogo fisico. L’unica volta che sono stata al limite della prostrazione nervosa è stato dopo che avevo soppresso l’istinto per dieci mesi. Gli altri sentimenti, che io non considero affatto sentimenti sessuali, riempiono talmente la mia vita in ogni settore – amore, letteratura, poesia, musica, attività professionali e filantropiche – che sono in grado di lasciare che il fisico si prenda cura di se stesso. Quando le sensazioni fisiche arrivano, di solito, non sto pensando affatto ad una persona cara. Potrei dissipare quelle sensazioni alzando il mio pensiero a quell’amicizia spirituale. Non so se questo sia giusto e saggio. So che è ciò che accadeva. Sembra una buona cosa praticare una sorta di inibizione dei centri [nervosi] e acquisire questo tipo di dominio. Un cattivo risultato, tuttavia, è che ho sofferto molto, a volte, per le sensazioni fisiche, e mi sentivo terribilmente depressa e infelice ogni volta che sembrava che avessero la meglio su di me.”
“Sono stata in grado”, scrive, “di dominare con successo il desiderio di una più perfetta e completa espressione dei miei sentimenti, e l’ho fatto senza grave danno per la mia salute.” “Amo poche persone”, scrive ancora, “ma in questi casi, quando ho consentito al mio cuore di andare verso un’amica, ho sempre provato i sentimenti più esaltati, e sono stata resa migliore  da quei sentimenti dal punto di vista morale, mentale e spirituale. L’amore è per me una religione.”
Per quanto riguarda il suo atteggiamento verso l’altro sesso, lei scrive: “Non ho mai sentito un’avversione per gli uomini, ma ho buoni compagni tra di loro. Durante la mia infanzia legavo bene sia con le ragazze che con i ragazzi, e stavo bene con entrambi, ma mi chiedevo perché le ragazze tendessero a flirtare con i ragazzi. Più tardi nella vita ho avuto altre amicizie con uomini, alcuni dei quali tenevano molto a me, con mio grande rammarico, perché, naturalmente, non sono interessata a sposarmi “.
Lei è una musicista, e attribuisce la sua natura in parte al temperamento artistico. È di buona intelligenza e dimostra notevole talento per le varie branche della scienza fisica. È alta circa 5 piedi e 4 pollici, e le sue fattezze non sono affatto minute. Le misure pelviche sono normali, e gli organi sessuali esterni sono abbastanza normali sotto molti aspetti, anche se un po’ piccoli. In un periodo successivo di dieci anni rispetto alla data di questa storia, un ulteriore esame, sotto anestesia, da parte di un ginecologo, non ha mostrato tracce di ovaio su un lato. La conformazione generale del corpo è femminile. Ma tenendo le palme delle mani all’insù, con le braccia dritte davanti a lei, quando congiunge le parti interne delle mani, non riesce a tenere insieme le parti interne degli avambracci, come quasi ogni donna può fare, mostrando che l’angolo femminile del braccio è perduto.
È mancina e mostra un migliore sviluppo su tutto il lato sinistro. È tranquilla e dignitosa, ma ha molti modi di fare da ragazzo nell’atteggiamento e nella parola che sembrano essere istintivi; cerca però di controllarsi continuamente, al fine di evitare quei modi di fare, ostentando modi e interessi femminili, ma restando sempre consapevole di uno sforzo nel fare questo.
La signorina M. non può vedere nulla di sbagliato nei suoi sentimenti; e, fino a quando, all’età di 28 anni, si è imbattuta nella traduzione del libro di Krafft-Ebing, non aveva idea “che i sentimenti come i miei fossero ‘banditi dalla società’, come lui dice, o fossero considerati innaturali e depravati.” Lei vorrebbe aiutare a fare luce su questo argomento e a sollevare l’ombra da altre vite. “Io protesto fortemente,” dice, “contro l’inutilità e la disumanità dei tentativi di ‘curare’ gli invertiti. Sono abbastanza sicura che abbiano tutto il diritto di vivere in libertà e felicità nella misura in cui vivono una vita altruista. Si deve tenere in mente che è l’anima che ha bisogno di essere soddisfatta, e non solo i sensi “.
STORIA 38 
Signorina V., 35 anni. Durante i primi anni di vita, fino all’età adulta fu un mistero a se stessa, e fu morbosamente consapevole di qualche fondamentale differenza tra lei e le altre persone. Non c’era nessuno con cui potesse parlare di questa sua peculiarità. Nel tentativo di dominarla o di ignorarla, diventò una persona studiosissima e raggiunse il successo nella professione che aveva scelto. Qualche anno fa si imbatté in un libro sull’inversione sessuale, che si dimostrò essere una completa rivelazione per lei della sua natura, e, mostrandole che non si trattava di un’anomalia da considerare con repulsione, le portò conforto e pace. Lei spera che le sue esperienze possano essere pubblicate per il bene di altre donne che possono soffrire delle stesse cose di cui lei ha sofferto in passato.
“Sono un insegnante di un collegio femminile. Ho 34 anni, sono di taglia media. Fino all’età di 30 anni sembravo molto più giovane, e da allora sembro più vecchia della mia età. Fino ai 21 anni avevo un aspetto sorprendentemente infantile. il mio corpo non ha nulla di maschile a quanto ne so, ma sono consapevole che la mia camminata è maschile, e mi è stato detto molte volte che faccio cose – come il cucito – ‘proprio come un uomo.’ La mia voce è piuttosto bassa, ma non profonda. Non mi piace il lavoro domestico, ma sono appassionata di sport, giardinaggio, ecc.. Quando ero così giovane che non riesco a ricordarmene, ho imparato a fischiare, una pratica in cui sono ancora esperta. Quando ero una giovane ragazza, ho imparato a   fumare, e mi piace ancora.
“Molti uomini sono stati miei buoni amici, ma ho avuto pochi corteggiatori. Non mi sento quasi mai a mio agio con un uomo, ma le donne le capisco e posso quasi sempre farmele amiche.
“Sono di origine scozzese-irlandese. La famiglia di mio padre era fatta di persone rispettabili, prospere, e religiose; la famiglia di mia madre  era fatta di persone rispettabili solo a metà, gente dalla vita dura, astuti, ma non intelligenti, operosi e capaci di fare soldi, ma appassionati del bere e delle orge. Ci sono stati molti figli illegittimi tra loro. Entrambe le mie nonne, anche se di poca istruzione, erano donne poco comuni. Dei miei quattro zii materni, tre bevevano pesantemente.
“Quando aveva 43 anni, mia madre mi mise al mondo, ero la più giovane di 8 figli. Di quelli che sono arrivati fino a età adulta, due sembrano sessualmente abbastanza normali; uno è estremamente irregolare, del tutto privo di scrupoli, è stato un ladro e un falsario, è probabilmente bigamo, e ha tradito molte donne rispettabili. A parte questo suo desiderio smodato, non so di nessun anomalia sessuale. Un altro fratello, sposato e padre, da ragazzo era molto dedito ad infatuazioni per gli uomini. Immagino che questo non sia mai andato al di là dell’infatuazione e in questi ultimi anni non è stato più evidente. Un terzo fratello, celibe, anche se molto corteggiato dalle donne a causa della sua bellezza e del fascino personale, è del tutto insensibile alle donne, non ha galanteria, né è stato mai, a quanto ne so, un corteggiatore. È, tuttavia, amante della compagnia delle donne, in particolare quelle più grandi di lui. Ha in qualche modo una voce e una camminata un po’ effeminata. Anche se ha iniziato in questi ultimi anni a fumare e a bere un po’, queste abitudini sono piuttosto strane quando sono riferite a lui. Quando era bambino, uno dei suoi giochi di finzione preferiti era quello di far finta di essere una famosa cantante donna. A scuola lo si trovava sempre in giro con ragazze più grandi.
“Da bambina amavo starmene nei campi, rifiutavo di indossare il cappellino da sole, avevo l’abitudine di far finta di essere un ragazzo, mi arrampicavo sugli alberi e giocavo palla. Mi piaceva giocare con le bambole, ma non le accarezzavo, né facevo vestiti per loro. Quando mi tagliavano i capelli, ero molto contenta e facevo in modo che tutti mi chiamassero ‘John.’ Mi piaceva indossare il cappello a tesa larga da uomo e fare pifferi col granturco. Ero molto affezionata a mio padre e cercavo di imitarlo il più possibile. Quando si trattava di animali, non avevo assolutamente paura.
“Penso di non essere stata una bambina sessualmente precoce, anche se mi sembra di aver sempre saputo che c’erano due sessi, senza approfondire troppo. Molto presto ho provavo un senso di vergogna quando il mio corpo veniva scoperto, ricordo che in un’occasione non potevo farmi convincere a spogliarmi davanti ad una giovane ragazza in vista da noi. A quel tempo dovevo avere circa tre anni. Quando avevo quattro anni un vicino che mi aveva spesso accarezzato mi prese in grembo e strinse la mia mano intorno al suo pene. Anche se si fermò solo dopo un momento, questo fatto lasciò su di me un’impressione durevole. Non provai nessuna sensazione fisica né ebbi alcuna idea del significato dell’atto. Eppure ebbi una leggera sensazione di repulsione, e devo avere vagamente sentito che era una cosa sbagliata, perché non lo dissi a mia madre. Non ero abituata a confidarmi con lei, perché, anche se dicevo la verità, ero reticente.
“All’età di 5 anni ho cominciato a frequentare una scuola distrettuale. Ricordo che il mio primo giorno di scuola fui molto attratta da una bambina che indossava un abito rosso vivo.
“La mia prima conoscenza definita del sesso arrivò in questo modo: io frequentavo la scuola del Sabato ed ero diventata ambiziosa di leggere la Bibbia intera. Ero arrivata al punto che riguarda il racconto della nascita di Esaù e Giacobbe, che suscitò la mia curiosità. Così chiesi a mia madre il significato di certe parole del brano. Lei sembrava imbarazzata e eluse la mia domanda. Questo atteggiamento stimolò ancora di più la mia curiosità, e io rilessi il capitolo fino a quando lo capii abbastanza bene. In seguito fui ulteriormente illuminata dalle compagne di gioco. Credo di essermi goduta più che qualsiasi voluttà il fatto di ascoltare i loro discorsi e di ripetere ciò che sapevo circa il mistero e la segretezza da cui gli argomenti relativi al sesso sono circondati.
“Non riesco a ricordare alcun mio atto che derivasse direttamente dal sentimento sessuale prima dei 10 anni. Molte altre bambine e io stessa due o tre volte ci siamo mostrate reciprocamente le parti intime dei nostri corpi. Almeno una volta sono stata io l’istigatrice. Questo atto mi dava un po’ di piacere, anche se non una distinta sensazione fisica. Ricordo che quando avevo circa 10 anni accadde un incidente. Una cugina e io giocavamo ‘alla casa’ insieme. Io non ricordo quello che immediatamente ci condusse a farlo, ma cominciammo ad apostrofarci come se fossimo due ragazzi e cercammo di orinare attraverso lunghi tubi di qualche tipo. Ricordo anche che provavo un vago interesse per l’atto di orinare negli animali e li osservavo da vicino mentre lo facevano.
“Da questo momento fino ai 14 anni sono cresciuta maleducata, più chiassosa e incontrollabile. Prima di questo ero stata una bambina molto trattabile. A 12 anni, a scuola, mi interessai ad un ragazzo della mia classe, e cercai di attirarlo, ma non ci riuscii. Una volta ad una festa di bambini in cui stavamo giocando a baciarci, cercai di convincerlo a baciare me, ma lui era del tutto indifferente. Non ricordo di essermi preoccupata di lui dopo questo fatto. Un anno dopo ho avuto un compagno maschio per cui il mio maestro di scuola mi prendeva in giro. Ho pensato che fosse una cosa ridicola. All’età di 13 anni ho avuto le mestruazioni, un fatto che mi ha causato vergogna e rabbia. A poco a poco ho cominciato a sentirmi sempre più strana, il perché, non lo so spiegare. Non mi sembra di essere come le altre ragazze di mia conoscenza. Adottai, come difesa, un’aria brusca e di sfida. Passavo un bel po’ di tempo a giocare da sola nel nostro cortile, dove costruii un paio di trampoli, saltavo la corda, e cose del genere. A scuola sentivo di non essere apprezzata dalle ragazze più belle e cominciai a frequentare ragazze che ora credo fossero immorali, ma che allora pensavo che non facessero niente di peggio che parlare in modo osceno. Imitavo la loro conversazione e crescevo più spericolata e incontrollabile. Il preside del liceo che frequentavo, l’ho saputo dopo, disse che ero la ragazza più difficile da controllare che avesse mai avuto. Più o meno in quel periodo lessi un libro in cui una ragazza era presentata come una che dice di avere un ‘anima di ragazzo nel corpo di una ragazza.’ L’applicabilità di questa espressione a me stessa mi colpì in modo improvviso, e io lessi quella frase a mia madre che mi disgustò mostrandosi sconvolta.
“Durante questo periodo cominciai ad innamorarmi, una pratica che si attaccò a me fino a quando ebbi circa 30 anni. Ricordo diverse donne più grandi di cui sono stata molto innamorata, e anche un uomo. Di tutte queste persone ce ne fu solo una con la quale ci conoscemmo abbastanza bene per dimostrarci un qualche tipo di affetto; un’altra era un’insegnante, e un’altra ancora era una giovane donna sposata che io avevo l’abitudine di osservare ardentemente nel corso dell’intero servizio in chiesa. Verso tutte le mie insegnanti donne avevo un atteggiamento un po’ sentimentale. Loro mi stimolavano, mentre gli uomini mi davano una sensazione del tutto impersonale. Questo sentimentalismo anomalo poteva essere stato causato, o almeno poteva essere aumentato, dalla lettura di romanzi, alcuni di natura altamente voluttuosa. Ho cominciato a leggere romanzi a 7 anni e dagli 11 ai 14 ho assorbito un gran numero di quelli indesiderabili. Questo mi ha portato a fantasticare sul mio futuro con un amante, immaginandomi in scene romantiche e di essere accarezzata e abbracciata. Avevo sempre supposto che mi sarei sposata. Quando avevo circa 5 anni decisi che, quando fossi cresciuta, avrei sposato un certo giovane che veniva a casa nostra. Diversi anni dopo lui si sposò, con mia grande delusione. Non avevo affetto per lui, ma semplicemente pensavo che sarebbe stato un marito desiderabile.
“Durante la mia adolescenza infelice ho sentito che una mia ex compagna di giochi stava per venire in visita a casa mia. Ho cominciato ad aspettare la visita con molto entusiasmo e al suo arrivo ero molto eccitata. Ho voluto rimanere sola con lei ed accarezzarla, e quando abbiamo dormito insieme ho premuto il mio corpo contro il suo in maniera sensuale, cosa che lei ha accettato, ma senza passione. Ero molto eccitata e non riuscivo a dormire. Era la prima volta che agivo in quel modo, e dopo che lei se ne andò provai vergogna e odio verso di lei. Negli incontri successivi non c’è mai stata la minima sensualità. Non abbiamo mai fatto riferimento alla prima visita e siamo ancora amiche, anche se non intime.
“Un diario che ho tenuto durante i miei 14 e 15 anni è pieno di sentimenti romantici e di termini affettuosi applicati successivamente a tre ragazze della mia età. Avevo con loro solo una conoscenza di parole, ma ero fortemente infatuata di tutte e tre. Anche un ragazzo era oggetto di adorazione.
“Durante il mio tredicesimo anno diventai per un certo tempo molto religiosa e dedita agli esercizi religiosi. Tutto questo passò e al mio quattordicesimo anno ero diventata eretica, ma ero ancora profondamente sensibile alle influenze religiose.
“Quando a avevo a malapena 16 anni dormii una notte con una donna di bassa moralità. Si comportò verso di me in maniera sensuale e risvegliò le mie sensazioni sessuali. Sentivo in quel tempo che era un peccato, ma ero dominata dalla passione. In seguito ho odiato questa donna e ho disprezzato me stessa.
“Andai poi via in un collegio misto. Qui per la prima volta mi sentii felice. Una ragazza della mia stessa età, di buon carattere e di raffinatezza evidente, si innamorò di me e mi portò a ricambiarla. Guardando le cose retrospettivamente, credo che questo sia stato un amore genuino e bello da entrambe le parti. Dopo pochi mesi, però, la nostra relazione, su mia iniziativa e contro la volontà della mia amica, diventò una relazione fisica. Esprimevamo il nostro affetto con carezze reciproche, abbracci stretti e stendendoci una sul corpo dell’altra. A volte io toccavo i suoi organi sessuali sensualmente. Tutto questo contatto mi dava brividi squisiti. Dopo tre anni abbiamo avuto un malinteso e ci siamo separate. Sono stata molto addolorata e turbata per molti anni, e sono arrivata a rimpiangere molto il rapporto fisico che era esistito tra di noi. La mia amica col tempo si innamorò e si sposò. Ho avuto diverse altre infatuazioni più leggere per donne, sono stata corteggiata da diversi uomini verso i quali sono rimasta fredda e annoiata, tranne in un caso, dove sono stata un po’ toccata, e finalmente ho trovato una duratura amicizia con una donna che si era profondamente innamorata di me ai tempi della scuola e non era mai stata in grado di interessarsi di nessun’altra. È una donna di grande talento letterario, di buona capacità generale e alti ideali. Lei è di solito molto apprezzata dagli uomini. Il suo amore per me è la cosa più reale del mondo, e sembra anche la più duratura. In un primo momento il mio sentimento per lei era quasi puramente fisico, anche se non c’erano rapporti sessuali. Odiavo questo sentimento sessuale e riuscii a superarlo per la gran parte. A volte dopo lunghe separazioni ci siamo abbracciate con grande passione, almeno da parte mia. Questo ha sempre avuto un effetto fisico negativo su di me. Attualmente, tuttavia, si verifica molto raramente. Entrambe consideriamo le sensazioni sessuali degradanti e deleterie per il vero amore. Non so proprio se in qualche momento abbiamo avuto la completa soddisfazione e gratificazione fisica. Ho sperimentato un piacere fisico molto acuto, mescolato con quello che considero una grande esaltazione mentale e una grande accelerazione delle emozioni. Questa condizione era causata da uno stretto contatto con il corpo della mia amica, solitamente dallo sdraiarmi su di lei. Ma se per ‘soddisfazione’ si intende che il desiderio, essendo stato completamente soddisfatto, cessa temporaneamente, penso che non ho mai avuto questa esperienza. Se è accaduto, è stato quando avevo circa 18 anni, quando ho vissuto con un’amica in rapporti intimi. In questi ultimi anni, in ogni caso, non mi è mai successo, e un abbraccio, comunque forte, mi lascia sempre con il desiderio di una unione più stretta, sia fisica che spirituale. Così da un paio di anni, sono giunta alla conclusione che fosse impossibile ottenere la soddisfazione fisica attraverso la donna che amavo. Sono arrivata a questa conclusione a causa degli effetti fisici negativi del contatto. I miei organi sessuali sono diventati altamente sensibili e infiammati e ho sofferto di dolore da infiammazione e di conseguente leucorrea. Se mi permettessi di indulgere in carezze, questa condizione ritornerebbe. La mia amica, per fortuna, anche se molto affettuosa ed espansiva verso di me, ha molto poca passione sessuale. L’idea che il nostro rapporto si basi su questa passione è molto ripugnante per lei. Accadde improvvisamente, un paio d’anni fa, che, molto scoraggiata e quasi senza speranza di essere in grado di superare il mio appetito, decisi che non potevamo stare insieme a meno che io non ci fossi riuscita. Allo stato attuale, con qualche aiuto, sono in gran parte riuscita a vivere con la mia amica su una base di normale compagnia, anche se affettuosa e tenera. Sono stata aiutata di più, e ho imparato di più, attraverso questa compagnia, che attraverso qualsiasi altra cosa. Il piacere appassionato che ho sentito quando ero un una relazione reciproca non l’ho mai sperimentato nella masturbazione. Per quanto mi ricordo la masturbazione non ebbe mai luogo prima che fossi molto avanti nella mia adolescenza e non fu mai una pratica abituale, tranne la prima estate che fui separata da una compagna di scuola che amavo. I pensieri di lei suscitavano sentimenti che cercavo di soddisfare in questo modo, ma l’intera sensualità dell’atto mi portò presto ad astenermene e a capire che non era quello che volevo.
“Un incidente particolare, che potrebbe avere una certa importanza, mi capitò circa cinque anni fa. Ero seduta in una piccola stanza dove si teneva un seminario. Il leader della discussione era un uomo di circa 50 anni, verso il quale alzavo gli occhi in ragione dei risultati che aveva conseguito e che rispettavo come uomo, anche se lo conoscevo socialmente molto poco. Avevo perso una notte di sonno per il mal di denti e mi sentivo nervosa. Stavo prestando tutta la mia attenzione al tema trattato, quando improvvisamente sentii una forte spinta fisica verso quell’uomo. Non sapevo cosa stavo per fare, ma mi sentii sul punto di perdere ogni controllo di me stessa. Avevo paura di andarmene, per paura che il minimo movimento mi potesse gettare nel panico. L’attrazione era del tutto fisica e del tutto diversa da cose che avevo provato prima e avevo la strana sensazione che la causa fosse proprio quell’uomo, ero come una spettatrice. Fu proprio qualche momento prima dello scioglimento della riunione che la mia “possessione” scomparve completamente e non ritornò mai più.
“Per quanto riguarda i sogni, devo dire che è solo dall’anno scorso o da due anni fa che sono stata consapevole di avere sogni chiari con eventi definiti. Sembravano di solito lasciare solo impressioni vaghe, come ad esempio la sensazione che io fossi andata a cavallo, o avessi tentato di eseguire un compito difficile. Non ricordo di aver avuto sogni sessuali per diversi anni, ma a volte vengo svegliata da un sentimento di desiderio sessuale insoddisfatto, che sembra di solito causato da un bisogno di orinare. Tra i 17 e 22 anni circa, ho spesso avuto vaghi sogni sessuali, forse diverse volte al mese. Questi sogni si presentavano sempre, credo, quando mi capitava di essere a letto con qualcuno che, nel mio sogno, potevo scambiare per la mia amica intima, e mi sarei svegliata abbracciando la mia compagna di letto, con un grado di passione a volte leggero, ma a volte notevole. Sono finalmente arrivata ​​a una certa comprensione del mio temperamento, e non sono più infelice e malinconica. Mi dispiace di non essere un uomo, perché allora potrei avere una casa e dei figli.”
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