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martedì 20 marzo 2012

SCOPRIRSI GAY A 30 ANNI

Ciao Project,
innanzitutto ti devo ringraziare per ieri sera, ti posso garantire che sono rimasto molto colpito, non mi immaginavo cose simili, che fosse una cosa seria l’avevo capito e avevo anche capito che un senso vero dovesse averlo, ma non pensavo che potessero succedere cose come quelle che mi hai fatto leggere. Non era la prima volta che cercavo di avvicinarmi ad ambienti gay ma ero molto diffidente perché le mie esperienze precedenti erano state deludenti. Certo è quasi incredibile che uno si svegli a 30 anni suonati e cominci a vedere così tardi cose che in fondo sono ovvie ma la rimozione è stata tanto forte che, come ti ho detto, sono arrivato a un passo dal matrimonio, poi, per fortuna, mi sono chiesto che cosa stavo facendo e mi è crollato il mondo addosso. Mi hanno preso per pazzo tutti quanti, dalla mia ragazza ai miei genitori, non ti dico i genitori di lei, però ormai il momento peggiore della tempesta dopo la rottura dell’ipotesi di matrimonio è passato. Alla mia ex non ho potuto, o forse voluto, spiegare nulla, l’ho strumentalizzata per anni è vero, ma non me ne rendevo conto. Si è sentita tradita, lo so, ma non riuscirei mai a spiegarle come stanno realmente le cose perché, è brutto da dire, ma ho pensato spesso che lei mi avrebbe sposato, anche se tra noi non c’è mai stato vero trasporto né sessuale né affettivo, solo per trovare una sistemazione, sarà cattivo e cerco magari una giustificazione , ma è quello che penso. I miei quando hanno saputo che non mi sarei sposato le hanno pensate tutte meno quella giusta. Né a mio padre né a mia madre passa nemmeno per l’anticamera del cervello che io possa essere gay e penso che sia un bene, perché già così l’atmosfera è strana ma se lo sapessero sarebbe proprio difficile convivere. Io vivo ancora con loro ma ho un lavoro stabile niente male e potrei anche andare a stare per conto mio, ma stiamo nella stessa città, una città piccola, e andare a vivere in un’altra casa non mi darebbe più privacy, dovrei proprio cambiare città, ma questo significherebbe cambiare lavoro. Mi fa stano, quando cammino per la strada, girarmi a guardare un ragazzo, perché non ci sono abituato, ho sempre evitato di farlo, quasi per principio, so benissimo che è una cosa stupida ma è quello che è successo per anni e anni e poi sto riscoprendo i piaceri del sesso (non quello di coppia) e comincia a sembrarmi una cosa semplice, direi del tutto naturale, che si fa perché è gradevole e si fa lasciando i pensieri liberi di andare dove vogliono, e mi fa strano che per tanti anni mi sono fatto tanti complessi su queste cose. Quando giro per siti porno cerco soprattutto foto di bei ragazzi in atteggiamenti molto spontanei e penso che i ragazzi sono proprio una cosa bella, forse la cosa più bella che la natura ha creato e mi immagino come sarebbe conoscere un ragazzo come lo sogno io, come sarebbe poterlo abbracciare sapendo che lui lo vuole, insomma stare con un ragazzo come me, cioè che pensa le stesse cose, che desidera le stesse cose, che capisce subito quello che voglio dire. Quando stavo con la mia ex non ci stavo male, anche se non mi amava nel vero senso della parola (e come avrebbe potuto!) in qualche modo mi voleva bene ma io sentivo che stare con lei non era quello che volevo realmente e mi chiedevo come potessero tanti altri ragazzi trovare il sesso così coinvolgente, adesso l’ho capito e lo trovo coinvolgente anche io, ma quello gay, ma allora le mie pulsioni gay le consideravo una specie di perversione privata che si deve reprimere perché è ovvio che è sbagliata. Mi manca tanto di conoscere altri ragazzi gay, non di quelli del pride ma di quelli come me, che magari sono passati anche per esperienze etero o anche no, ma di ragazzi gay coi quali poter parlare in modo libero. Ieri sera mi sono sentito strano anche perché abbiamo parlato di sessualità, cioè di sessualità gay, e credevo che non ci sarei mai riuscito. Non ti nascondo che ero complessato anche dal fatto di essere troppo grande per avere ancora questi problemi, mi dicevo che a vent’anni, ok, è possibile, ma 30, proprio non si può, mi sentivo immaturo. Esistono tanti ragazzi gay come me … è vero, in effetti è ovvio, ma avevo sempre rimosso l’idea di fare il grande salto e di cercare di capire che cosa c’è “veramente” dall’altra parte del muro. Comincio a pensare che dall’altra parte del muro ci sia proprio un mondo normalissimo di ragazzi veri che vivono o cercano di vivere come possono, cioè al meglio rispetto alla situazione che c’è intorno, che purtroppo non incoraggia i gay. L’ambiente di Progetto gay in effetti è molto diverso dai classici ambienti gay. Mi era capitato di stare po’ in chat, poi è entrato uno che ha subito lanciato una proposta sessuale ed è stato kikkato immediatamente, proprio nel tempo di due secondi. Questo fatto mi ha colpito molto, in chat non ho parlato e non ho risposto al saluto perché non mi andava di parlare ma ho seguito la conversazione ed era proprio lontanissima da quelle di altre chat gay, poi mi sono deciso a mandarti la mail, beh, non mi aspettavo nemmeno una risposta, ma hai risposto dopo meno di mezz’ora e dopo un’ora eravamo su msn. Devo dire che sono rimasto colpito da tutto il tono della conversazione, molto semplice e molto diretto. Abbiamo fatto notte alta e te ne chiedo scusa, ma ne valeva la pena. Adesso se penso di essere gay mi sento meno strano, non mi sembra una perversione, mi ha colpito molto quando hai detto che essere gay è un modo di amare, è vero! Ma non l’avevo mai messa in questi termini. Mi hai fatto riflettere anche su un’altra cosa fondamentale e cioè sulla prevenzione. Francamente sono cose che avrei sottovalutato facilmente perché uno è portato a pensare che sono cose lontanissime che possono succedere solo agli altri, credo proprio che farò tesoro di quello che ho imparato ieri, quando mi capiterà di innamorarmi di un ragazzo e spero tanto che succeda, e che succeda presto, perché adesso comincio a vederla come una cosa che potrebbe anche capitare anche se ancora mi sembra una cosa lontana. Io con un ragazzo? Be’ la cosa qualche mese fa mi avrebbe fatto storcere il naso, adesso invece penso che mi piacerebbe moltissimo. Hai insistito molto sul volersi bene e non me lo aspettavo, ho visto sempre il sesso tra due ragazzi come una cosa che si fa soprattutto per sé e non come una forma di tenerezza condivisa.  Project, va bene, non la faccio tanto lunga, credo che ti manderò qualche altra mail, se avrai la pazienza di rispondermi. Il Progetto è veramente una cosa unica!
Andrea N.
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lunedì 10 ottobre 2011

ACCETTARE UNA IDENTITA’ GAY DOPO I 30 ANNI

In quest’ultimo periodo mi è capitato di ricevere diverse e-mail da parte di ragazzi più che trentenni che hanno in pratica cercato in ogni modo di mettere da parte la loro vera sessualità imponendosi una vita almeno formalmente etero o addirittura eliminando del tutto la dimensione sessuale dalla loro esistenza e cercando di realizzarsi attraverso il lavoro. Con alcuni di questi ragazzi ho anche parlato su msn e, nonostante le differenze biografiche, tra loro si riscontrano singolari consonanze di atteggiamenti di fronte alla omosessualità.
Un elemento assolutamente costante è l’idea che la propria omosessualità costituirebbe per i genitori una realtà traumatica e inaccettabile, ragion per cui l’argomento sessualità e in particolare l’omosessualità è accuratamente evitato in ogni situazione di possibile dialogo familiare. Si tratta di ragazzi gay non solo non pubblicamente dichiarati ma, salvo rarissime eccezioni, di ragazzi che non hanno mai parlato della loro sessualità con nessuno e per questo in una situazione di stress notevole. Lamentano tutti l’assoluta mancanza di amici e un senso di solitudine desolante al limite della depressione ma nello stesso tempo covano nel profondo sogni di evasione e meditano su possibili vie d’uscita. Alla fine prevale un atteggiamento fatalistico di rinuncia, ma non di rinuncia serena, ma invece di rinuncia per effetto di una specie di costrizione inevitabile, quasi una specie di maledizione biblica.
I possibili esiti di situazioni del genere, lasciate a se stesse, sono in pratica due: o lo scivolamento progressivo verso forme di vera depressione, di totale passività e di cronica malinconia, o la ricerca esasperate e rischiosa di soluzioni improbabili del problema, tramite quelle che a una persona che non conosce realmente la realtà gay, appaiono come le uniche vie verso una realizzazione di sé, parlo dei siti di incontri, delle chat erotiche e dei locali, che per ragazzi come quelli dei quali stiamo parlando sarebbero un ulteriore e insormontabile ostacolo con tutto un seguito di sensi di inadeguatezza e di frustrazioni.
Chiediamoci innanzitutto: che visione hanno questi ragazzi più che trentenni della omosessualità? La risposta è quasi automatica: ne hanno l’immagine che è stata loro trasmessa dall’ambiente familiare, in termini di disvalore, e l’immagine trasmessa dai media, in termini di comportamenti, tra l’altro le due immagini non sembrano affatto dissonanti e il giudizio negativo sulla omosessualità di conferma ulteriormente. Da lì a dire “io sono sbagliato” il passo è breve e “se poi mi sento comunque attratto verso quel mondo mi sento ancora peggio”.
Come in tutti i problemi di carattere psicologico, una volta individuata la causa, si comincia un lavoro di razionalizzazione e di presa di coscienza che parte dal fornire innanzitutto una visione realistica della omosessualità e, in particolare, di quella dei gay non dichiarati, che pur essendo invisibili, costituiscono la grande maggioranza degli omosessuali. Credo che tutti i gay abbiano chiara coscienza del fatto che ancora oggi, nel 2011, è estremamente difficile trovare informazioni serie sul tema e ancora più difficile è che la televisione affronti questi problemi fuori della logica del gossip. In pratica, per un gay non dichiarato, trovare notizie serie su come vive la maggioranza non dichiarata dei gay è quasi impossibile. La priorità va data quindi ad una informazione seria sul tema della omosessualità non in astratto, ma come rappresentazione di vissuto reale, perché solo così emerge il concetto di “omosessualità come normalità”. È ovvio che questo concetto non la lo stesso supporto sociale che ha l’idea di “eterosessualità come normalità” e quindi, per un gay non dichiarato, tanto più se molto chiuso nel proprio ambiente, l’idea di “omosessualità come normalità” non è affatto facile da interiorizzare. Molti gay, e lo dico con rammarico, sono tuttora convinti che la loro sessualità abbia qualcosa di intrinsecamente patologico, ed è proprio su questo che bisognerebbe lavorare prima che su qualsiasi altra cosa. Come si fa a rendersi conto che la omosessualità è una condizione normale di vita? Certamente le affermazioni di principio lasciano il tempo che trovano, c’è invece una strada naturale per arrivare a quella conclusione ed è avere la possibilità di conoscere ragazzi gay non dichiarati che vivono tranquillamente la loro vita, in coppia o no, ma la vivono serenamente dando alla loro omosessualità il senso non di una condanna ma di un valore che connota profondamente l’identità personale e dal quale non ci si vorrebbe staccare per nessun motivo. Permettetemi un esempio che potrebbe risultare strano per un gay ma in fondo è significativo: se una persona ha in mente che i cani sanno solo mordere c’è un solo modo per convincerla che con un cane si può avere un rapporto affettivo profondo ed è mostrare a quella persona come si può giocare con un cane e coinvolgerla direttamente nel gioco. La paura pregiudiziale si supera solo attraverso l’esperienza che dimostra che si tratta appunto di effetto di pregiudizi.
Per un ragazzo che non ha mai avuto amici e, a maggior ragione, non ha mai avuto amici gay, poter parlare con dei ragazzi gay in tutta tranquillità, con la garanzia dell’anonimato, rappresenta una svolta epocale. I pregiudizi cadono progressivamente attraverso la creazione di rapporti di amicizia. Ci vorrà un po’ di tempo ma alla fine ci si arriva.
Il muro della solitudine che rappresenta la prigione di questi ragazzi si sgretola quando essi si rendono conto di non essere soli, che ci sono moltissimi ragazzi che hanno vissuto e vivono tuttora problemi molto simili ai loro, che con quei ragazzi è possibile stringere rapporti di amicizia vera che non è finalizzata ad altro che allo stare entrambi meglio. Ogni forma di amicizia è uno scambio affettivo bilaterale.
Sono profondamente convinto sulla base dell’esperienza, e Progetto Gay me ne ha date molte conferme, che da soli non si sta bene, per stare bene bisogna sentirsi inseriti  in una rete di rapporti affettivi seri, come quelli della famiglia, delle amicizie e anche ma non esclusivamente quelli con il proprio ragazzo.  Le amicizie gay tendono a ricostruire l’immagine della omosessualità nella mente di un ragazzo che l’ha sempre vista come un disvalore. Le amicizie si possono costruire anche in chat, e possono benissimo non essere cose banali ma, ovviamente, le amicizie che si concretizzano in una conoscenza e in una frequentazione personale, anche se episodica, hanno certamente ben altro peso. Bisogna che i ragazzi che devono ricostruire la loro immagine della omosessualità si rendano conto che tutto questo non solo è possibile ma è addirittura facile. Capita che con i ragazzi del Progetto ci si incontri per una pizza o per una passeggiata in città, gli argomenti affrontati sono lo studio, il lavoro, la vita sociale, la politica,l’attualità e “anche”, se capita, qualcosa che ha a che vedere con l’omosessualità, che non è certamente l’argomento centrare della conversazione. La normalità di questi pomeriggi e di queste serate per certi ragazzi è sinonimo di banalità perché questi ragazzi non cercano una forma di amicizia e basta ma sono più o meno consciamente proiettati verso l’idea di trovarsi un ragazzo, cosa che, al limite, potrebbe pure accadere, ma non è assolutamente la regola. Amicizia significa poter passare una serata tranquilla tra amici, sapere che non si è soli, che gli altri ragazzi condividono con noi aspetti fondamentali della vita.
Vorrei riportare qui la mia esperienza diretta nel parlare con questi ragazzi. L’impressione che ho riportato pressoché sempre è di un forte disagio iniziale, come se si facesse forza a se stessi per portare avanti la conversazione, ma una volta rotto il muro della iniziale diffidenza il dialogo diventa serissimo e si capisce che corrisponde ad una esigenza profonda e repressa per moltissimo tempo. In pratica attraverso msn questi ragazzi si rendono conto che la realtà gay è una cosa seria della quale non si deve avere paura, che con un gay si può parlare benissimo e, anzi, è in grado di capirti come altri non potrebbero fare, parlo in particolare di psicologi o psicoterapeuti che non sono omosessuali e che trattano anche di omosessualità a livello professionale. Osservo spesso che questi ragazzi tendono ad accentuare molto il peso di questioni che non sono di fatto i problemi di fondo di un gay, tendono ad andare indietro nel loro passato alla ricerca della causa della loro omosessualità e si stupiscono quando cerco di mettere in chiaro che bisognerebbe ricercare invece la causa della rimozione della loro omosessualità.
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giovedì 6 maggio 2010

GAY IN FASE FRENETICA

Come è ben noto, circa il 25/30% dei ragazzi che finiscono per riconoscersi definitivamente gay ha vissuto, più o meno convintamente, anche una vita etero sia a livello affettivo che a livello sessuale. Si tratta di ragazzi che si sono sentiti etero per anni, per effetto di un imprinting eterosessuale, cioè di prime esperienze sessuali o para-sessuali etero, di un’educazione rigidamente etero e di condizionamenti ambientali e religiosi di vario tipo. Questi ragazzi arrivano a riconoscersi gay in età ormai adulta e spesso dopo aver comunque cercato di negare la propria omosessualità anche dopo averne preso sostanzialmente coscienza attraverso l’emergere di fantasie masturbatorie gay. Questi ragazzi si forzano alla eterosessualità e tentano di avere una vita sessuale etero anche quando si rendono conto che si tratta di una cosa per loro del tutto innaturale. In alcuni casi la forzatura è tanto violenta che alcuni ragazzi gay arrivano al matrimonio, ossia accettano di sacrificare in modo totale e definitivo la loro sessualità e di “fingere di vivere” una vita sessuale etero. In alcuni casi i successi più o meno parziali sul piano sessuale con le ragazze confermano i ragazzi nell’idea che essere etero per loro è comunque possibile, in altri una reazione di repulsione sessuale netta rende del tutto impossibile consumare un rapporto sessuale etero e quindi fa risaltare la contraddizione insita nel voler tentare di vivere una vita etero. In nessun caso tuttavia la sessualità etero risulta il vero desiderio sessuale del ragazzo che continua, anche in presenza di una vita sessuale di coppia etero, ad avere una masturbazione con fantasie gay. Non sono rari i casi in cui la auto-repressione arriva al punto che il ragazzo si nega persino la masturbazione, proprio perché è in chiave gay.
In genere da queste situazioni non si esce gradualmente ma con una decisone repentina, con uno scatto di orgoglio che si può riassumere in un “Adesso basta! Voglio finalmente vivere la mia vita!” In sostanza il ragazzo decide che è ora di cambiare “radicalmente strada” e qui si può produrre una situazione di rischio. I ragazzi che sono vissuti per anni in condizioni di repressione o auto-repressione sessuale non conoscono nulla del mondo etichettato gay (chat erotiche, siti di incontri, locali gay) né del vero mondo dei ragazzi gay ma provano una pulsione fortissima a provare nuove esperienze ipotizzando che quelle nuove esperienze siano esattamente corrispondenti alle loro fantasie affettive e sessuali. Questa pulsione si associa all’idea “riguadagnare il tempo perduto” e dà inizio alla cosiddetta “fase frenetica”, cioè ad una corsa al realizzare sé come gay che può creare parecchie complicazioni. Proprio la necessità di “non perdere tempo” induce all’uso di chat erotiche e si siti di incontri per conoscere ragazzi, l’innamoramento è spesso travolgente e del tutto unilaterale, con attese assolutamente irrealistiche ed è rivolto a persone poco affidabili. Nella fase frenetica i ragazzi gay grandi, non più adolescenti, che non hanno di fatto vissuto al momento giusto una adolescenza gay, la vivono in un’età ormai adulta ma con comportamenti analoghi a quelli degli adolescenti. Per loro in sostanza si apre una seconda adolescenza connessa alla riappropriazione della loro sessualità. In genere, se non ci si ferma riflettere razionalmente, la fase frenetica arriva ad essere fortemente destabilizzante. La sessualità gay, negata ostinatamente per anni, diventa una specie di panacea di tutti i mali. I ragazzi scoprono il sesso gay non nel senso serio, cioè affettivo, del termine, ma nel senso di sessualità frenetica, spinta dal desiderio di sperimentare. La fase frenetica è in genere una fase di apprendimento ed è costellata di frustrazioni e di delusioni che tuttavia hanno un valore notevole in termini di esperienza e portano lentamente alla maturazione di una sessualità gay più adulta e consapevole.
In linea di massima la cosiddetta fase frenetica dura tra sei e diciotto mesi, poi, una volta presa coscienza della realtà, si supera.
Che cosa si può dire ai ragazzi che arrivano in età adulta ad accettare la loro omosessualità? Cerco di riassumere qui quello che suggerisce l’esperienza.
Se un ragazzo è gay non ha alcun senso che neghi la sua sessualità o che cerchi si piegarla in altre direzioni.
Accettarsi come gay non significa diventare attivisti gay o militanti di associazioni gay, accettarsi come gay significa cominciare ad impegnarsi per realizzare la propria vita affettiva, con la discrezione, il buon senso e la prudenza che sono indispensabili in queste cose.
Quello che viene comunemente presentato come tipicamente gay (chat erotiche, siti di incontri e locali gay) non ha nulla a che vedere con la vita vera della stragrande maggioranza dei gay (attenzione l’aids esiste ccome!)
La stragrande maggiorana dei gay non è pubblicamente dichiarata, cosa che indica che dichiararsi pubblicamente non è la scelta migliore nella grande maggioranza dei casi. La grande maggioranza dei gay si dichiara solo a pochissime persone di cui si fida totalmente. Sottolineo che l’idea di DOVERSI DICHIARARE PUBBLICAMENTE è una delle idee fisse più tipiche della fase frenetica e una di quelle che se, portate ad effetto, possono fare i più gravi danni. Il coming out pubblico non solo non è indispensabile ma spesso è fortemente controproducente per la realizzazione della vita affettiva di un ragazzo gay. Tra gay dichiarati pubblicamente e i gay non dichiarati pubblicamente ci sono spesso punti vi vista sensibilmente diversi. Un gay non dichiarato tende a tenere separata la propria vita privata dalla vita pubblica, un gay dichiarato pubblicamente parte del presupposto che dichiararsi è indispensabile per la realizzazione di sé. Aggiungo una cosa, molti ragazzi pensano che ad un gay dichiarato si possano presentare più occasioni sotto il profilo affettivo/sessuale, cosa poco realistica. Un ragazzo non pubblicamente dichiarato è in genere molto restio a farsi vedere con un gay dichiarato per evitare di essere anche lui etichettato. Un gay pubblicamente dichiarato è certamente facilitato nella possibilità di incontrare altri gay pubblicamente dichiarati ma è tenuto a distanza dai ragazzi non dichiarati che sono comunque la grande maggioranza, anche se sono una maggioranza invisibile.
In genere, nella fase frenetica si tende a dimenticare che l’affettività è la base del rapporto tra due ragazzi e si punta essenzialmente sulla dimensione sessuale. Cercare di costruire un rapporto profondo sulla base del sesso, senza una conoscenza reciproca adeguata, significa costruire sulla sabbia.
Ad un ragazzo gay che si è accettato come tale in età adulta, il problema fondamentale appare quello di trovarsi un ragazzo e in questo senso ogni possibile rapporto che non sembri immediatamente e totalmente proiettato della direzione della costruzione di una vita di coppia viene sminuito e messo da parte. Espressioni come “non mi interessa veramente perché è solo un amico” sono tipiche della fase frenetica. Per un ragazzo gay che esce da un periodo di negazione di sé l’amicizia, senza altri fini, con altri ragazzi gay è assolutamente fondamentale, sia perché per capire come vivono veramente i ragazzi gay bisogna conoscere e frequentare ragazzi gay, sia perché per un ragazzo che si è appena accettato il confronto diretto con gli altri è rassicurante. Quindi il primo errore da evitare è mette da parte l’idea di costruire delle amicizie serie in nome della ricerca del ragazzo per costruire subito una vita di coppia.
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sabato 31 gennaio 2009

CAPIRE DI ESSERE GAY A 40 ANNI

Ciao Project,

ti mando molto volentieri il post che mi avevi chiesto, in pratica ho solo modificato un po’ le mail precedenti, ma la sostanza è rimasta quella. Vedi se può andare bene e pubblicale. Sarei felicissimo se potessero servire a qualcuno.

Mario

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Ciao Project,

non immagini quanto mi sento in imbarazzo a scriverti questa lettera, anche se so che te la devo, ci ho provato già parecchie volte ma poi ho cancellato tutto, a mandartela non ce la facevo proprio, ma questa volta prendo il coraggio a due mani e lo faccio. Mi chiamo Mario e ho compiuto 40 anni da qualche mese. La gente che mi conosce mi invidia. Ho un ottimo lavoro che mi assorbe quasi totalmente. Prima pensavo che avere poco tempo per pensare a e stesso fosse una fortuna ma adesso ho cambiato idea. Sono single e fino a poco fa pensavo che sarei rimasto single per il resto della vita. Ho una casa mia che ho cominciato a pagare più di 10 anni fa. In teoria, per quello che si vede, dovrei essere felice. Faccio in modo da apparire sempre sicuro di me stesso perché con il lavoro che faccio è indispensabile ma fino a poco tempo fa quando stavo solo mi venivano dei momenti di depressione totale. Ma cerco di spiegarti il perché. Ho sempre pensato di essere etero o meglio di non essere niente. Tra i 18 e i 20 anni ho avuto la mia prima e unica ragazza. Dire che tra noi non c’è mai stato sesso mi sembra superfluo e scontato, ma non c’è mai stato nemmeno amore e poi sono cose lontanissime. Sono sempre molto galante con le ragazze ma evito nel modo più assoluto qualunque coinvolgimento e succedeva così anche prima, almeno dai 30 anni in poi. Non mi ero mai posto il problema di essere gay, mi sentivo piuttosto un etero sessualmente fallito. Le mie fantasie erotiche le facevo sempre sulle ragazze, erano cose forzate ma, a livello cosciente almeno, non mi sono mai sentito un gay represso. Per i ragazzi non provavo proprio nulla. Ho letto il tuo articolo sulla masturbazione come problema e mi ci sono ritrovato paro paro (mi sento imbarazzatissimo a parlare queste cose). In pratica per me spesso la masturbazione era una forzatura frustrante e allora preferivo viverla senza pensare a nulla come una specie di necessità esclusivamente fisiologica che con i miei desideri non aveva niente a che vedere. Qualche mese fa avevo cominciato a girare su internet per capire perché la masturbazione per me fosse solo un problema (Project, cerca di capire che a 40 anni sto facendo uno sforzo titanico per andare avanti a scrivere queste cose) e ho trovato quel tuo articolo, ma nel titolo parlavi di masturbazione gay, ero tentato di leggerlo ma poi mi sono detto: ma io non sono gay! E non l’ho letto. Ti sembrerà assurdo ma evitavo sistematicamente i siti gay, tutti, di qualunque tipo. Mi reggevo praticamente solo lavorando, stavo in ufficio dalla mattina alla sera e qualche volta pure la notte ma cominciavo a stare proprio male, ero sempre agitato anche se dovevo essere controllatissimo. Ti puoi immaginare quanto per me fosse deprimente provare a masturbarmi. E’ stato allora che sono ricapitato sul tuo post sulla masturbazione come problema, mi sono fatto forza e l’ho letto anche se era in chiave gay. Più andavo avanti più mi veniva il batticuore, avevo l’ansia di arrivare fino alla fine, poi ho cominciato a girare un po’ su progetto gay che è proprio monumentale (ma come hai fatto a raccogliere tutta quella documentazione?). Leggevo e non mi stancavo di leggere, leggevo quelle cose ancora dall’esterno, però continuavo a leggere e il fatto che fossero cose gay non mi respingeva. Quello che leggevo mi stupiva ma in positivo. Mi chiedevo: ma chissà come sarebbe innamorarsi di un ragazzo? Ma non lo pensavo come un tabù. Ho letto tantissimo dei blog e del forum, poi ho cominciato a fare qualche ricerca a partire della masturbazione e ho scoperto che ne parli tantissime volte, poi ho letto delle storie d’amore e mi sembravano belle. Ho fatto mente locale sul fatto che stavo leggendo un sito gay ma ho continuato a leggere e la lettura mi ha preso parecchio, in pratica ci sono stato tutta la notte, più andavo avanti più mi sentivo incuriosito. Non avevo mai letto nessun sito con lo stesso interesse. L’indomani sera ho continuato. Mi dicevo: ma come fanno queste persone a parlare di cose così intime con questa semplicità? Poi ho letto i post su quelli che si scoprono gay tardi e lì il mio cervello si è messo in moto ad un’altra velocità e mi sono detto: e se fosse? Ero perplesso, non te lo nascondo, ma era una cosa possibile. Intanto, mentre il cervello girava su questa ipotesi, continuavo a leggere il blog ma molto meno dal di fuori. Ho letto il post sulla sessualità gay, diciamo sulla sessualità morbida gay e mi sono detto esplicitamente: beh, dovrebbe essere bello! Io mi dicevo che fare l’amore con un ragazzo in quel modo doveva essere bello! Prima non lo avrei mai immaginato ma ho cominciato a fantasticare su quelle cose e non ne avevo né paura né disgusto, immaginavo proprio di ricevere un ragazzo a casa mia, di abbracciarlo, poi di portalo con me nella cucina, di cucinare insieme, di parlare di tutto, ma sapendo entrambi che siamo gay, e poi di vederlo sorridere. Io sorridevo al pensiero di vedere sorridere un ragazzo gay a casa mia. Il mondo mi sembrava proprio capovolto, immaginavo di accarezzargli lievemente la mano durante la cena. Poi mi sarei seduto sul divano e lui si sarebbe steso poggiando a testa sulle mie ginocchia e io avrei potuto accarezzargli il viso. C’era un’unica cosa della quale mi vergogno un po’, quel ragazzo lo immaginavo di 20, massimo 25 anni. Chi lo sa perché ma credo che non mi innamorerei di un coetaneo. Erano pensieri belli, di grande tenerezza, pensavo che se mi fosse venuta un’erezione sarebbe stata un’ottima cosa ma non succedeva nulla e anche con le mie benedette fantasie gay, che avevo appena scoperto e che mi piacevano, perché mi sembravo dolcissime, la mia sessualità non sarebbe miracolosamente resuscitata. Mi dicevo, forse stupidamente, che avrei accettato perfino di essere gay se la mia sessualità si fosse risvegliata. Ma non succedeva e pensavo che sarebbe stata l’ennesima frustrazione. Sono tornato molto deluso a leggere il sito ma era già tardissimo e sono andato a letto e, contrariamente ad ogni aspettativa, per la prima volta in vita mia ho avuto un sogno erotico, e un sogno erotico gay. Ho sognato che stavo in guerra, forse la guerra del Vietnam, non lo so, ero solo e stavo tornando al campo a piedi da una missione pericolosa. Ci sono morti dappertutto, sento un lamento, mi avvicino è un soldato che non conosco , non ce la fa a parlare ma è vivo, non lo posso lasciare lì, devo portarlo con me ma sono stanco morto, alla fine lo prendo in braccio e comincio ad andare verso il campo ma sono stanchissimo e temo che mi si spacchi il cuore. Vado avanti con la forza della disperazione, a un certo punto lo sento inerte, come se fosse morto, respira appena, ha perso molto sangue mi sento dentro una disperazione terribile, mi metto a piangere e a strillare, ma passa una gip del servizio feriti, ci caricano, arriviamo al campo. Io supplicavo che non morisse, un ragazzo giovane, di poco più di 20 anni, lo vede il medico e mi di dice che è morto. Io sono sicuro che non è così e prendo il medico per il collo e lo minaccio. Il medico si convince e tentano di rianimarlo ma non mi fanno entrare. Io aspetto con l’angoscia dentro. Dopo mezz’ora esce il medico e mi dice: ha la pelle dura quel ragazzo, vedremo come reagirà nelle prossime ore. Il sogno che, da come era cominciato, aveva tutto l’aspetto dell’incubo mi lasciava un filo di speranza. Poi cambia tutto, quel ragazzo è in ospedale, ma è cosciente, io gli stringo la mano per confortarlo, apre gli occhi e mi dice: ho paura! Gli stringo forte la mano, poi viene sera e il ricordo è confusissimo. Da ultimo lui sta con me a casa mia, è seduto sul divano, sta bene, sorride, a quel punto mi sento eccitato ma non oso dirgli nulla, lo guardo solo un attimo negli occhi, lui si illumina e apre le braccia. A quel punto mi sono svegliato con il batticuore ed ero in erezione, ma proprio come si deve, una cosa del tutto anomala per me. Quello che ho fatto te lo puoi immaginare, erano molti anni che non provavo cose di quella intensità, anzi penso di non averne mai provate prima. Mi sembrava incredibile. Pensare che ero stato sul punto di farmi prescrivere il viagra. Mi sono detto: la mia sessualità non è morta! Io sono gay! E me ne sono accorto a 40 anni! Per mia fortuna le mie paure mi hanno impedito di fare scelte senza ritorno come il matrimonio. Mi sentivo sconvolto ma totalmente felice. Gay! Sì! E allora? Mi ripetevo stupendomi proprio perché non mi sembrava nemmeno un problema. Un primo passo avanti enorme credo di averlo fatto, almeno so chi sono. Project, il forum l’ho letto in lungo e in largo ma è proprio di me che devo capire tante cose. Non mi metto in testa nulla … e so che a 40 anni mi sono svegliato decisamente tardi però almeno mi sono svegliato. Sembra paradossale, ma negli ultimi giorni ho dedicato molto meno tempo al lavoro e molto più tempo a una cosa che prima non riuscivo a fare e adesso sì. Non me ne vergogno, solo mi dispiace di esserci arrivato così tardi perché ho perso delle occasioni importantissime. Ultimamente, rileggendo le sorie dei ragazzi del forum mi accorgo di leggerle proprio come uno che sa esattamente di che cosa si tratta. Non mi sono mai innamorato di un ragazzo o dovrei dire non ancora, d’altra parte non sono nemmeno tre settimane che ho capito chi sono.

Project, un grazie te lo dovevo

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Ciao Project,

non sai quanto avevo aspettato la tua risposta alla mia prima mail, pensavo che non sarebbe arrivata, ma poi è arrivata e mi è piaciuta moltissimo l’idea della sessualità come cosa normale (Il patologico è nel tabù! È vero!). La chiacchierata di ieri sera è stata bellissima. Solo un mese fa non avrei mai immaginato di potere parlare liberamente della mia sessualità fino a questo punto, alla fine è proprio come dici tu, ti accorgi che ha vissuto rinchiuso per 25 anni per paura dei fantasmi. Provo un senso di leggerezza e di liberazione incredibile. Il Progetto, come lo chiami tu, è unico ed è una cosa importantissima, per me è stato proprio determinante. Non mollare!! Capito!! Qualche volta ti fai prendere un po’ dalla stanchezza, ma puoi dare un po’ di serenità a tante persone, con me è successo.

Un abbraccio, Project! (ti chiamo venerdì prossimo, perché vado fuori per lavoro)

Mario

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http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=14&t=175

mercoledì 3 settembre 2008

AVVICINARSI DA ADULTI ALLA SESSUAITÀ GAY

Il presente post è dedicato alle persone che si sono accettate come gay in età adulta o si stanno avviando in quella direzione.

Nella mia attività di colloquio in chat sul tema della omosessualità e dell’orientamento sessuale, mi capita diverse volte di incontrare ragazzi non più giovanissimi, tra i 30 e i 40 anni, che si riconoscono gay in età pienamente adulta. Situazioni del genere si presentavano prima sporadicamente ma ultimamente non è più così e, tra le persone che mi contattano, i 30/40enni che escono da lunghi e faticosi percorsi di riconoscimento del proprio orientamento sessuale, tendono a diventare una percentuale consistente, in torno all’8-10%. A tutta prima l’idea che un ragazzo di oltre 30anni non si sia accettato come gay non sembra molto credibile perché in genere anche i ragazzi che provengono dalla eterosessualità finiscono per accettare l’identità gay intorno ai 21/22/23 anni. Esistono però situazioni in cui il processo di accettazione della identità gay si blocca sul nascere sia nel caso che ci siano state che nel caso che non ci siamo state esperienze affettive e sessuali etero.

Vale la pena di sottolineare un particolare importante. Nella quasi totalità dei casi i ragazzi che si riconoscono gay dopo i 30 anni sono pienamente consapevoli da moltissimo tempo del loro orientamento sessuale, intendo dire che, a differenze dei ragazzi che terminano il loro processo di accettazione a 21/22 anni, non si sono mai considerati veramente etero. Un ragazzo che si riconosce gay a 20/21 anni può essere stato profondamente innamorato di una ragazza e può essersi sentito etero nel senso vero del termine, cioè può avere anche desiderato sessualmente delle ragazze masturbandosi pensando a quelle ragazze, il che significa che l’orientamento sessuale di quel ragazzo aveva tutti i caratteri di un orientamento eterosessuale, che dopo si è scoperto inconsistente ma che di gay non aveva nulla; in sostanza questi ragazzi sono inizialmente inconsapevoli della loro vera sessualità e il loro comportarsi come etero non è una finzione, quando però si accorgono che quella non è la loro vera sessualità cercano inizialmente di reprimere la sessualità gay anche avviando relazioni etero, ma il tentativo non consiste mai in una repressione violenta della propria sessualità, perché le fantasie gay spesso non sono represse e questi ragazzi si masturbano pensando ai ragazzi, senza nessun senso di colpa, questi ragazzi, in fondo, sanno già, più o meno chiaramente, che finiranno per accettarsi come gay e il problema, più che interno alla persona, è di tipo sociale e familiare. I ragazzi che si riconoscono gay in età adulta (30-40 anni) anni, invece, nella grande maggioranza dei casi, sono consapevoli del proprio orientamento sessuale fin dall’inizio e lo reprimono, ma il livello di repressione non è analogo a quello dei ragazzi che mettono in conto la possibilità di accettare l’identità gay, se la riconoscono come la propria. Questi ragazzi tentano letteralmente una distruzione della loro sessualità che può operare a due livelli, uno esterno che si manifesta in atteggiamenti senili, nel sistematico sviare ogni argomento che rimandi in qualsiasi modo alla omosessualità, nell’usare abbigliamento molto serio, o addirittura formale anche quando non è assolutamente necessario, nel moderare il linguaggio escludendo ogni possibile riferimento sessuale. Spesso questi atteggiamenti si accompagnano ad una tendenziale riduzione dell’attività sessuale che, ovviamente, è vissuta quasi esclusivamente a livello di masturbazione. La masturbazione è disturbata da sensi di colpa, da iterati tentativi di smettere o di viverla solo a livello fisico senza nessun coinvolgimento della fantasia, dato che si tratterebbe di fantasie gay. Talvolta emerge un tentativo di sessualità etero alla base del quale c’è però la piena consapevolezza che non è quello che si vuole. Questi ragazzi vivono il sesso etero come una specie di male necessario se si vuole esorcizzare l’idea di essere gay, se non addirittura come una forma di violenza autoimposta. La conseguente dimensione di frustrazione sessuale è profonda sia a livello di masturbazione che a livello di rapporti eterosessuali, quando ci sono. Devo sottolineare che questi ragazzi non fingono di reprimersi ma lo fanno veramente e in modo violento al punto di manifestare segni di depressione. Vedono il futuro nero, sono portati a sopravvalutare la situazione di disagio in cui vivono, considerandola tragica, vivono le amicizie solo in modo formale e quindi non hanno amici. Se l’educazione ricevuta, il clima sociale in cui sono inseriti e alte circostanze contribuiscono ad appesantire la situazione, lo stress diventa fortissimo, ma quando il disagio è, o appare, insostenibile, arriva, finalmente, in parecchi casi almeno, l’idea di “rompere il cerchio” e di uscire dal meccanismo perverso dell’autorepressione. Questi ragazzi cominciano a cercare qualcosa di gay in internet ma, lo devo sottolineare, in genere non cercano sesso ma tentano di esplorare il mondo gay per capire se in quel mondo c’è un posto “dignitoso” anche per loro. La parola “dignitoso” è fondamentale, perché questi ragazzi sono spesso profondamente scoraggiati, per loro, venire a contatto con il mondo gay non è affatto un’esperienza facile e per accettare l’idea devono vincere remore profonde. Se questi ragazzi si sentissero respinti dal mondo gay al momento del primo approccio con questa realtà, finirebbero per tonare in un meccanismo perverso di repressione-frustrazione. Quello che cercano è la “normalità gay”, vogliono capire se il mondo gay sia compatibile con una vita normale. Questi ragazzi del mondo gay non sanno nulla, lo vedono con timore ma anche con infinita curiosità. Va detto che quando un ragazzo 30/40enne si iscrive ad un forum come Progetto Gay o entra nella nostra chat e avvia un discorso serio, quel ragazzo è già fuori dal guado e il problema più grosso lo ha sostanzialmente risolto da sé. Quando incontro ragazzi in queste situazioni mi rendo conto che per loro l’esigenza assolutamente prioritaria è quella di poter parlare, perché questi ragazzi si ritengono spesso dei casi limite, dei casi unici e valutano i loro comportanti come segno di un fallimento totale della loro vita. I colloqui con questi ragazzi sono una cosa serissima, si tratta di adulti che stanno cercando una loro strada e che lo fanno in totale onestà. Il dialogo parte lentamente ma è autentico, non reticente, e col passare delle ore si manifesta un calo dei livelli di ansia. Per questi ragazzi, sentirsi dire: “Tanti ragazzi vivono esperienze del tutto simili alle tue” è una rivelazione. Tendono a creare un rapporto di amicizia e, per la prima volta, vedono la realtà del mondo gay e si possono rendere conto che non c’è nulla di patologico, che essere gay non ha nulla di eccessivo e che, in buona sostanza, un posto per loro in una dimensione gay sera c’è eccome. Trattandosi di adulti, il discorso su temi strettamente sessuali è piuttosto facile e questi ragazzi nel poter parlare “seriamente” della loro sessualità provano un senso di liberazione notevole. Non si tratta di temi tabù ma di temi che riguardano la vita di tutti. Ciò che in genere mi colpisce di più nei contatti con questi ragazzi è il tono depresso e la lentezza nell’aprire un varco alla speranza. La proiezione verso il futuro è assente o debolissima, la fiducia in se stessi è minima, la paura, ormai non di essere gay, ma di vivere la propria identità è spesso angosciosa, il bisogno di incoraggiamento si avverte fortissimo. Si tratta di ragazzi che stanno vivendo una vera e propria rinascita e il processo è traumatico. Parlare con questi ragazzi è gratificante perché si costruiscono dei rapporti di vera e seria amicizia, il confronto è leale e il dialogo autentico. Per questi ragazzi avere amici gay seri è importantissimo perché con loro possono trovare una possibilità di confronto su tematiche gay. Chi si sente gay, ormai senza problemi, tende a sottovalutare le difficoltà che questi ragazzi devono superare anche per il fatto che si tratta di adulti, cosa che però in questo caso non rende affatto le cose più facili. Quando questi ragazzi hanno riguadagnato un po’ di fiducia in se stessi e nel futuro, si apre davanti a loro un nuovo capitolo, che non è più quello dell’identità gay, ma quello dell’approccio alla sessualità gay. In genere in questa seconda fase si manifestano le vere debolezze di questi adulti per i quali in sostanza la sessualità gay, come cosa possibile, è una scoperta recente. Non è facile trovare l’equilibrio nelle cose del sesso, e persone che si sono represse in modo drastico per anni si fanno prendere facilmente dall’idea del “tutto e subito” e, paradossalmente si sentono attratte dai siti di incontri e dalle chat che sembrano offrire in tempi rapidissimi un modo per risolvere il problema. Il rischio di queste cose consiste nella dissociazione tra sessualità e affettività e nella riduzione dell’essere gay al praticare il sesso “come si crede che facciano i gay”. Si affacciano a questo punto discorsi che si sentono anche in altre situazioni, del tipo: “Visto che non potrò avere mai una vita affettiva come la desidero, almeno trovo una soddisfazione sul piano sessuale.” In questo discorso, in questa situazione specifica, come in tutte le altre situazioni in cui lo si sente, c’è una premessa sbagliata: “Non potrò mai avere una vita affettiva come la desidero”. Questa premessa è il segno evidente che chi la mette in campo non si è mai innamorato. Mi spiego meglio. Chi si è innamorato sa benissimo che innamorarsi non serve a realizzare i propri desideri ma a creare una comunicazione profonda con un altro individuo, nell’innamorarsi c’è un incontro di due persone, innamorarsi nel senso “reciproco” del termine significa provare la sensazione di essere finalmente in due. Chi non ha passato un’esperienza del genere manca di un elemento fondamentale e valuta l’amore in termini di soddisfazione individuale e non di altruismo, che è l’essenza dell’amore. Sembrerà paradossale ma un ragazzo 16enne che ha vissuto un innamoramento profondo vede il sesso con più maturità di un adulto che non ha mai conosciuto un vero innamoramento reciproco. L’ipervalutazione della sessualità, e per di più in chiave si soddisfazione individuale, è uno dei rischi più grossi della scoperta della sessualità gay in età adulta. Ma non voglio chiudere parlando di rischi. A che servono gli amici gay seri? Servono a creare un dialogo serio e un confronto aperto anche sui temi della sessualità perché lo scambio di esperienze aiuta a crescere e a vivere.

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