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giovedì 6 maggio 2021

CRONACA DI UN DISASTRO GAY ANNUNCIATO

Ciao Project, tempo fa pensavo di mandarti una mail sulle coppie gay, perché l’argomento mi interessa in prima persona, ma questa mail ha un’origine del tutto diversa. Io ho 32 anni, sono gay, non saprei dire se ho un compagno oppure no, e avevo pensato che il mio per così dire “problema” fosse un problema particolarmente serio, ma questo finché non mi sono reso conto che mi posso considerare fortunatissimo. Ho un gruppo di amici, che io e il mio “compagno” frequentiamo ormai da anni. Abbiamo sempre pensato di essere gli unici gay del gruppo. Gli altri lo sanno, o almeno penso che lo abbiano capito, nessuno ne ha mai parlato, né noi né loro, ma dovrebbero averlo capito. Tra gli amici ce ne sono alcuni molto estroversi, sia ragazzi che ragazze, e qualcuno un po’ più riservato. Io e il mio “compagno” siamo radicalmente laici, voglio dire che non siamo credenti, la chiesa ci sembra qualcosa di completamente estraneo e addirittura ostile. Con questo papa, forse un po’ meno, ma è comunque un mondo lontanissimo dal nostro modo di vedere le cose. Nel gruppo di amici ci sono anche cattolici, diciamo così “normali” cioè senza troppi entusiasmi ma che ancora si riconoscono in quegli ambienti, e poi c’è un ragazzo, che qui chiamerò Paolo (perché cita sempre san Paolo!) col quale il discorso, sia da parte mia che da parte del mio “compagno” è stato sempre molto difficile. Lui aveva una ragazza da anni, conosciuta in ambiente sempre cattolico. Vorrei fare una premessa: io e il mio “compagno” non ci sentiamo cattolici ma non odiamo nessuno e non abbiamo presupposti radicalmente laicisti e mangiapreti. Abbiamo conosciuto anche preti degni del massimo rispetto, intendo degni del massimo rispetto anche da parte di non credenti come noi, perché alla fine non conta quello che dici ma quello che fai. Dico questo per chiarire che non abbiamo uno spirito di repulsione verso tutti gli ambienti cattolici, perché dire cattolico può significare tutto e il contrario di tutto, come d’altra parte anche dire gay può significare tutto e il contrario di tutto.
Torno a Paolo. Fin da quando l’ho conosciuto, Paolo ha mostrato nei miei confronti una specie di distacco, diciamo di splendido isolamento. Si parlava pure, ogni tanto, ma solo di banalità, lui, nel gruppo, aveva i suoi amici, quelli più radicalmente cattolici, e siccome mi aveva sentito dire la mia e non gli piaceva quello che io dicevo, mi teneva a distanza, ma lo faceva solo lui, con i suoi amici “cattolici” io avevo un rapporto ottimo, si scherzava e si parlava di tutto, con lui no, il dialogo era minimo e limitato a cose ovvie, lui non si mescolava con chi non la pensava come lui. Poi il mio compagno è entrato nel gruppo e Paolo con lui aveva un minimo di rapporto, perché il mio compagno è molto più prudente di me, e avendo capito al volo chi era Paolo, si è ben guardato dal dire quello che pensava. Il mio compagno riteneva Paolo un ragazzo un po’ chiuso, un po’ fissato con la religione, ma tutto sommato uno “abbastanza simpatico”. Noi non abbiamo detto che eravamo una coppia gay, penso che alla maggior parte degli amici non importasse nulla di questo fatto e quindi non ne abbiamo parlato, ma tra noi avevamo dei comportamenti un po’ troppo sciolti per essere solo una coppia di amici. Paolo veniva sempre con la sua ragazza ma faceva delle cose che non capivo e che mi davano fastidio, rimproverava la ragazza in pubblico per delle cose che a me sembravano del tutto prive di senso, la zittiva facendole fare la figura della stupida, mi sono chiesto perché la ragazza tollerasse tutto questo, se io avessi fatto col mio compagno la decima parte di quello che Paolo faceva con la ragazza, il mio compagno mi avrebbe fatto volare dalla finestra. Un giorno si comincia a parlare di vita di coppia, gli amici cattolici “normali” dicevano cose tutto sommato accettabili o quasi anche per me e per il mio compagno, ma quelle cose a un certo punto hanno fatto scattare Paolo che è partito lancia in resta contro una ragazza che aveva osato sostenere che le esperienze prematrimoniali sono fondamentali e possono evitare “matrimoni sbagliati”. Paolo è scattato proprio all’espressione “matrimoni sbagliati” e ha cominciato a citare san Paolo. Al che io e il mio compagno ci siamo scambiati uno sguardo di intesa, come per dire: “Ma questo viene proprio dalla Luna!” Poi la ragazza gli ha detto che uno non deve subire passivamente gli atteggiamenti dei genitori e lì Paolo si è proprio scaldato dicendo che “onora il padre e la madre” è un comandamento e che non bisogna mai dimenticarsene, ecc. ecc. Una ragazza gli ha detto: “se mia madre si vuole impicciare dei fatti miei e mi vuole dire con che ragazzo mi devo mettere io non la posso mica stare a sentire rovinandomi la vita, lei la sua vita l’ha avuta, la mia è mia!“ Poi Paolo è scivolato sull’argomento gay e ha detto cose veramente assurde, che le coppie etero hanno il dovere di essere “serie” perché devono collaborare al disegno di Dio mettendo figli al mondo e non possono fare “come i gay” che pensano solo “a divertirsi”. Questa espressione mi ha fatto proprio venire i nervi, ho scambiato un’occhiata di intesa col mio compagno e poi ho detto a Paolo: “Ma ti rendi conto delle stupidaggini che dici? Ma tu hai amici gay?” Lui mi ha guardato e ha detto: “Non ho mai avuto amici gay!” e io gli ho detto: “No! Non è vero! Un amico gay ce l’hai e sono io!” Il mio compagno è intervenuto e ha detto: “Hai due amici gay, l’altro sono io!” Project, tu non ci crederai, ma Paolo ha pensato che ci fossimo messi d’accordo per prenderlo in giro e non ha creduto minimamente al fatto che fossimo gay… per lui i gay sono proprio di un’altra specie zoologica. Poi trascinati dalla sua incredulità anche gli altri hanno considerato il nostro dichiararci come un modo di prendere in giro Paolo. Tutto questo accadeva circa due anni fa. Da qualche mese a questa parte le cose sono un po’ cambiate, Paolo considera me e il mio compagno due amici burloni, ma etero al 100%, altrimenti non avrebbe mai accettato la nostra amicizia, ma abbiamo avuto l’occasione di parlare con lui anche un po’ più seriamente. Project, io e il mio compagno stiamo pensando seriamente che Paolo possa essere gay. Va sempre in giro con la ragazza appresso, o meglio al seguito, ma io vedo i nostri amici etero che comportamento hanno con le loro ragazze, beh il comportamento di Paolo è totalmente diverso: mai una carezza, una coccola, ma nemmeno mai una parola carina per la ragazza, che evidentemente nel mondo di Paolo non conta proprio niente, o meglio conta come qualcosa che lo riporta ad un modello eterosessuale, col quale però, è evidente che non ha nulla a che spartire. I miei amici etero, sia ragazzi che ragazze parlano anche di sesso, ne parlano poco ma succede e ne parlano come della cosa più ovvia del mondo, Paolo non ne parla mai, schiva proprio l’argomento in modo sistematico. Gli altri parlano ogni tanto pure di omosessualità. Nei discorsi di Paolo le parole: gay o omosessuale, non compaiono mai, nemmeno per sbaglio e il richiamo alla religione è solo visto in chiave di freno e di limitazione, mai in termine di liberazione o di entusiasmo. Ne ho parlato col mio “compagno” e siamo arrivati alla conclusione che avremmo potuto “forse” dirgli di noi, ammesso e non concesso che fosse in grado di capire che non era uno scherzo, ci abbiamo anche provato, ma ogni volta che si accorgeva che stava per succedere qualcosa del genere si dileguava immediatamente. Io e il mio compagno non frequentiamo la chiesa, ma una coppia dei nostri amici che invece va in parrocchia ci ha riferito di una predica fatta da uno dei sacerdoti il quale ha detto che il matrimonio è il rimedio della concupiscenza ma non ha riferito il discorso agli etero, come si fa di solito, ma lo ha generalizzato dicendo che il matrimonio è anche il rimedio della omosessualità. Espressione che manifesta la più radicale ignoranza in materia di sessualità. La coppia di nostri amici che era presente ha avuto l’impressione che il discorso non fosse generico ma che fosse diretto a Paolo che era lì in prima fila e non si è mosso di un millimetro fino alla fine. I miei due amici etero probabilmente hanno pensato quello che avevamo pensato io e il mio compagno, ma in una situazione simile che fai? Affronti Paolo in modo diretto? O dici alla ragazza di stare attenta e di capire bene se è il caso di andare avanti? Io e il mio compagno abbiamo parlato di Paolo con questa coppia di amici e loro ci hanno detto che il prete che aveva detto quelle cose era considerato un personaggio “un po’ strano” e scomodo pure dal parroco che aveva cercato di limitarne la sfera di azione. In parrocchia lo evitavano tutti, salvo Paolo, che invece ne era entusiasta. Che prove avevamo? Praticamente nessuna prova concreta, ma eravamo in quattro ad avere avuto la stessa sensazione. Abbiamo deciso che prendere Paolo di petto fosse una cosa non praticabile e che avremmo solo potuto portare la discussione su questi argomenti per vedere le reazioni di Paolo, e lo abbiamo fatto, ma la reazione è stata nulla. La coppia di amici etero è partita dalla necessità dell’onestà assoluta nel matrimonio, come dire che ciascuno dei coniugi deve sapere tutto dell’altro e che ingannare il coniuge significa usarlo e rovinargli la vita, ma Paolo era un muro di gomma, non ascoltava nemmeno. Abbiamo notato un’altra cosa, per un bel po’ di tempo, ogni tanto Paolo faceva qualche sparata contro i gay anche in nostra presenza perché all’inizio pensava che noi fossimo effettivamente etero, poi le frasi sui gay sono sparite del tutto, l’argomento è stato censurato al 100%. La coppia etero mi dice che Paolo dice le stesse cose che dice il prete un po’ strano e che l’idea del matrimonio come “ideale di castità” sta cominciando a diventare uno dei cavalli di battaglia di Paolo. Un giorno io e il mio compagno ne abbiamo parlato seriamente e abbiamo deciso di passare all’azione, ma prima di mettere in pratica il nostro progetto, la coppia etero di nostri amici ci ha riferito che “durante la messa” il prete un po’ strano ha annunciato la data del matrimonio di Paolo con la sua ragazza. Al che, dopo avere meditato a lungo, pensando che ormai Paolo non fosse più recuperabile, abbiamo deciso di desistere, e ci siamo detti: “Possiamo impedire un disastro annunciato? … Purtroppo no! Ciascuno è libero, anche di sbagliare e di fare danni.” Ci siamo anche detti che in fondo noi non avevamo prove o ammissioni da parte di Paolo, ma vedere la sua faccia dopo le pubblicazioni del matrimonio era una risposta più che evidente. Un ragazzo che sta per sposarsi dovrebbe essere raggiante ma non era così per niente. Paolo sapeva che stava a andando a mettersi in trappola e stava per tirare anche la ragazza nella sua stessa trappola. Paolo ci ha detto che intendeva limitare la cerimonia solo ai familiari stretti, evidentemente sapeva bene che per i suoi amici, e in particolare per quattro dei suoi amici, andare al matrimonio sarebbe stato imbarazzante e quindi ha evitato a priori qualsiasi situazione imbarazzante. Il matrimonio è stato officiato fuori della parrocchia dal prete un po’ strano. Potremmo avere sbagliato del tutto le nostre valutazioni … semplicemente non lo sapremo mai, perché “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare!” Anche se certe volte questa frase è un’autentica bestemmia. Dopo il matrimonio non abbiamo saputo più niente né di Paolo né della moglie. Spariti nel nulla.

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La lettura di questa mail, di cui alcuni contenuti sono stati deliberatamente omessi per ragioni di privacy, non richiederebbe di per sé alcun commento. Mi limiterò perciò a pochissime righe. Nel leggere la storia mi è venuta in mente la relazione romantica tra i poeti Fitz-Greene Halleck e Joseph Rodman Drake. Fitz-Greene Halleck (8 luglio 1790 – 19 novembre 1867) aveva cinque anni più del suo amico Joseph Rodman Drake (7 agosto 1795 – 21 settembre 1820).

Drake nel 1816, ancora giovanissimo, sposò Sarah (figlia di Henry Eckford, un architetto navale) da cui ebbe una figlia. Morì di consunzione all’età di 25 anni. Halleck non si sposò mai, si era innamorato a 19 anni di un giovane cubano, Carlos Menie, al quale aveva dedicato alcune delle sue prime poesie. Hallock,1) il biografo di Halleck, ipotizza con estremo buon senso, che Halleck fosse innamorato del suo amico Drake. James Grant Wilson ha sottolineato il modo in cui Halleck, che fu presente alle nozze in qualità di migliore amico dello sposo (un ruolo formale, all’epoca), descrisse il matrimonio:

“[Drake] si è sposato e, poiché il padre di sua moglie è ricco, immagino che non scriverà più. Era povero come lo sono i poeti, naturalmente, e si è offerto in sacrificio al santuario di Imene per evitare ’dolori e pene’ della povertà. Ho officiato come testimone dello sposo (groomsman), anche se molto contro la mia volontà. La moglie era di buon carattere, e lo ama alla follia. È forse l’uomo più bello di New York, – una faccia come un angelo, una forma come un Apollo – e, dato che ben sapevo che il suo aspetto era il veramente indicativo del suo pensiero, durante la cerimonia mi sentii come se stessi commettendo un crimine nell’aiutare e assistere un tale sacrificio.”2)

Qui si si tratta con ogni probabilità di un omosessuale che ha scelto la via del matrimonio per ragioni essenzialmente economiche, nel caso della storia di Paolo il matrimonio “sembra” essere dovuto a ragioni religiose, ma è veramente osceno in prima luogo che si incoraggi un omosessuale a sposare una donna con l’idea che il matrimonio è addirittura il rimedio della omosessualità! Ma forse è ancora più osceno che si tenti di consacrare una simile unione, con le parole “ciò che Dio ha unito l’uomo non osi separare.” Una frase che ha un suo senso molto serio che è stata stravolta e abusata per giustificare un abuso del matrimonio pilotato da un prete. Se è vero che il parroco aveva notato che c’era qualcosa che non andava, è pure fero che non ha fatto comunque nulla per evitare obbrobri di questo genere. Chi ha orecchio per intendere intenda!

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1) Hallock, John Wesley Matthew. “The First Statue: Fitz-Greene Halleck and Homotextual Representation in Nineteenth-Century America.” Ph.D. Dissertation, Temple University; DAI, Vol. 58-06A (1997): 2209, Temple University. E anche Hallock, John Wesley Matthew, “American Byron: Homosexuality & The Fall Of Fitz-Greene Halleck” (Madison, Wisconsin: U. of Wisconsin Press, 2000).

2) «[Drake] has married, and, as his wife’s father is rich, I imagine he will write no more. He was poor, as poets, of course, always are, and offered himself a sacrifice at the shrine of Hymen to shun the ’pains and penalties’ of poverty. I officiated as groomsman, though much against my will. His wife was good natured, and loves him to distraction. He is perhaps the handsomest man in New York, — a face like an angel, a form like an Apollo; and, as I well knew that his person was the true index of his mind, I felt myself during the ceremony as committing a crime in aiding and assisting such a sacrifice.» James Grant Wilson, “The Life and Letters of Fitz-Greene Halleck”. New York: Appleton and Company, 1869: 184.

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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=73&t=6957 

sabato 3 novembre 2018

GAY E SINODO DEI GIOVANI

Nell’Ottobre del 2014, solo quattro anni fa, a conclusione del Sinodo sulla famiglia, mi trovai a scrivere un articolo intitolato “Il Sinodo sulla famiglia e il topolino gay”. Il titolo alludeva al fatto che dopo le grandi aspettative suscitate dall’”Instrumentum laboris”, cioè dal documento preparatorio, la “Relatio post discerptationem “ aveva enormemente ridimensionato le cose, e la “Relatio Synodi” cioè il documento finale, aveva definitivamente mortificato qualsiasi aspettativa, limitandosi alla materiale ripetizione dei contenuti delle ”Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” firmata da Joseph Ratzinger, allora Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, nel giugno del 2003. La montagna, dopo un lungo e faticoso travaglio, aveva partorito il topolino ma i padri sinodali ne erano rimasti così terrorizzati da affrettarsi a divorarlo prima che uscisse dall’aula del Sinodo. Ma “Sic transit gloria mundi!”
Il 28 Agosto di quest’anno scrissi un altro articolo “Papa Francesco non sa cosa sia l’omosessualità” quando Papa Francesco, nel volo di ritorno da Dublino, parlando a braccio, come è solito fare, rispondendo ad una domanda relativa all’atteggiamento che dovrebbe prendere un genitore di fronte al coming out del figlio, così si espresse:
“In quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante, una cosa è quando si manifesta da bambino, c’è… ci sono molte cose da fare… con la psichiatria… per vedere come… come sono le cose. Un’altra cosa è quando si manifesta un po’ dopo vent’anni o cose del genere, no?…”
Ero stupito che il Papa non avesse assolutamente le idee chiare su quello che la Psichiatria seria dice della omosessualità, anche se oggettivamente l’omosessualità non appare e non è certo la tematica fondamentale o il pensiero ossessivo di Papa Francesco. Va sottolineato però che, a parte questo cenno improvvido, negli atteggiamenti personali di Papa Francesco sono del tutto assenti i toni della crociata anti-gay tipici di Benedetto XVI, ai quali si ispirava anche il Sinodo sulla famiglia del 2014.
Da pochi giorni si è concluso il Sinodo sui giovani e cercherò qui di seguirne lo sviluppo relativamente al tema della omosessualità.
Il Documento finale pre-sinodale, così si esprime sul tema:
“Problemi come la pornografia distorcono la percezione della sessualità umana da parte dei giovani. La tecnologia usata in questo modo crea una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana.”
“C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori la Chiesa, riguardo ad alcuni dei suoi insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e la modalità di percezione del sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. E’ importante notare che, indipendentemente dal livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, continua ad esserci disaccordo e dibattito aperto tra gli stessi giovani su queste controverse questioni. Di conseguenza, può darsi che essi vogliano che la Chiesa cambi i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore spiegazione ed una maggiore formazione su tali questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa desiderano comunque farne parte. Molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti, trovando in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo continui ad attenervisi nonostante la loro impopolarità, ma che li proclami insegnandoli con maggiore profondità.”
“Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù. Alcuni percepiscono la Chiesa come “antiscientifica”; per questo il dialogo con la comunità scientifica è certamente importante, in quanto la scienza è in grado di illuminare la bellezza della creazione.”
Vorrei soffermarmi in particolare su ciascuno di questi punti.
È un fatto evidente che la pornografia distorce la percezione della sessualità e non solo quella dei giovani, tuttavia la Chiesa condanna come pornografia anche la rappresentazione non distorta della sessualità. Ho insistito spesso anche io sul fatto che la pornografia non rappresenta correttamente la sessualità ma ritengo che una rappresentazione realistica della sessualità, che non la banalizzi e non la riduca a mera performance, sia non solo utile ma necessaria perché si capisca che la sessualità può essere espressione di un’affettività profonda, ma può anche essere vissuta in modo leggero ma comunque rispettoso dell’altro, e può perfino trasformarsi in una forma di sopraffazione e di violenza e questo vale sia in ambito gay che etero. Sento molti ragazzi gay usare espressioni del tipo: “Preferisco mille volte vedere una storia d’amore gay con un po’ di sesso che un porno, che alla fine non ha alcun senso ed è stato costruito solo per fini commerciali.” Bisognerebbe meditare sull’idea di una educazione sessuale (anche degli adulti) costruita sulla realtà per non lasciare spazio alla sola strumentalizzazione della sessualità, ma su questo terreno la Chiesa non si è mai espressa seriamente.
Quanto al disaccordo tra i giovani, sia dentro che fuori della Chiesa, su temi che adesso sono particolarmente dibattuti, tra i quali si trova anche l’omosessualità, va detto che il disaccordo non esiste solo tra i giovani ma anche tra le persone di età matura e anche all’interno della stessa Chiesa gerarchica. Quando il documento preparatorio parla di “giovani cattolici le cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, che desiderano comunque farne parte” afferma che ci si può sentire cattolici e nello stesso tempo in contrasto con l’insegnamento ufficiale della Chiesa e questo accade proprio perché si ritiene che quell’insegnamento sia comunque non conforme allo spirito evangelico e sia viziato da visioni pregiudiziali, da eredità di altre epoche che andrebbero radicalmente riviste alla luce di una visione scientificamente fondata sulla realtà, basti a questo proposito ricordare che il Catechismo della Chiesa cattolica e i documenti pontifici in tema di omosessualità parlano di “grave depravazione”, “funesta conseguenza di un rifiuto di Dio”, “mancanza di evoluzione sessuale normale”, “costituzione patologica” , “comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale”. San Pio X, nel suo Catechismo del 1910, classifica il “peccato impuro contro natura” come secondo per gravità solo all’omicidio volontario, fra i peccati che “gridano vendetta al cospetto di Dio”.
Tutte queste cose sono, oltre che pericolose, perfino ridicole per chi ha un minimo di conoscenza della realtà, del tutto lontane della oggettività scientifica e frutto di puri pregiudizi, queste cose andrebbero riviste radicalmente con onestà intellettuale. L’idea della omosessualità come “colpa” o come “patologia” ha ormai fatto il suo tempo ed è stata archiviata dalla comunità scientifica da decenni. L’affermazione secondo la quale « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati », contenuta nell’art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica stride fortemente con l’affermazione più volte ripetuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale l’omosessualità è “una variante naturale e non patologica” della sessualità umana.
Il documento preparatorio afferma che la dottrina della Chiesa è per molti cattolici fonte di gioia. Da quello che vedo ogni giorno tra i giovani gay, la dottrina della Chiesa in tema di omosessualità è una delle motivazioni di fondo per le quali i gay abbandonano la Chiesa, migrando talvolta verso altre confessioni religiose. I giovani gay abbandonano una Chiesa che li bolla come gravemente depravati, come persone che scontano le funeste conseguenze di un rifiuto di Dio, come individui sessualmente non normali, casi patologi che mettono in pratica comportamenti intrinsecamente cattivi dal punto di vista morale, secondi per gravità solo all’omicidio volontario! Mi chiedo come sia possibile provare gioia di fonte a queste affermazioni che non sono solo pericolose e violentemente omofobe ma sono radicalmente anticristiane.
Nel documento preparatorio si legge: “Noi, la Chiesa giovane, chiediamo alle nostre guide di affrontare in maniera concreta argomenti controversi come l’omosessualità e le tematiche del gender, su cui i giovani già discutono con libertà e senza tabù.”
Mi fermo su un solo elemento la cui presenza è sorprendente: il “gender”, una specie rimodernata di “araba fenice” di metastasiana memoria, una cosa della quale tutti parlano ma che nessuno ha mai visto! Ne parla Benedetto XVI in modo insistente, e questo non stupisce troppo, ma perfino papa Francesco ha espresso qualche preoccupazione per la teoria del gender, che però non ha alcun riscontro scientifico, né la sociologia né la psichiatria seria hanno mai parlato di questo fantomatico argomento e meno che mai nel modo assolutamente improbabile descritto dagli atti della Chiesa. La cosiddetta teoria del gender è un’invenzione di Mons. Tony Anatrella. «La teoria del “gender” ci prepara un mondo dove nulla sarà più percepito come stabile», dice lo psicanalista Tony Anatrella. «I danni provocati dal divorzio non sono nulla rispetto a quelli che può causare l’ideologia LGBT» (https://www.tempi.it/e-vietato-dirlo-ma-col-sesso-non-si-gioca/#.WBRzvPmLSUl). Aggiungo solo per inciso che Mons. Anatrella è accusato di abusi sessuali e l’articolo di Mediapart : «De nouveaux témoignages accablent Mgr Anatrella et ses thérapies sexuelles»  fornisce ampi ragguagli in proposito.
Mi chiedo come sia possibile dare spazio alle estemporanee teorie di Mons. Tony Anatrella e trascurare del tutto quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità va ripetendo ormai da diversi decenni. E ci si dovrebbe stupire che qualcuno possa accusare la Chiesa di anti-scientificità? Galileo docet: “il lupo perde il pel ma non il vizio.”
Vengo ora all’esame del documento finale del Sinodo relativamente alle parti concernenti l’omosessualità.
Comincio con un’osservazione: nel documento finale manca del tutto ogni riferimento alla teoria del gender, ed è un grande passo avanti, come dire che si è smesso di fare la lotta contro la befana! Era ora!
Devo aggiungere che la lettura integrale del documento, che richiede tempo e attenzione, lascia al lettore una qualche impressione di novità. I richiami al magistero di Benedetto XVI sono rari, le sottolineature della intangibilità della dottrina sono sostituite da qualche timida apertura alla necessità di un approfondimento, la tendenza è al dialogo e non all’arroccamento, non si individua un nemico in chi non condivide certi elementi della morale cattolica ma si cerca di mantenere aperto un dialogo.
Preciso che il Vaticano ha pubblicato anche gli esiti delle votazioni relative ai singoli articoli del documento. È significativo che gli art. 149 e 150 che trattano di sessualità abbiano registrato il più alto numero di non placet nel Sinodo. L’art. 149, che tratta di sessualità in modo generico ha ottenuto 214 voti favorevoli e 26 contrari, l’art. 150, che tratta più specificamente di omosessualità “senza toni da crociata” ha ottenuto 178 voti favorevoli e 65 contrari, il massimo numero di voti contrari tra tutti gli articoli del sinodo. Ricordo che per essere approvato un articolo deve ottenere ameno i 2/3 dei voti dei presenti. L’articolo 150 è passato ma col quorum più basso rispetto a tutti gli altri articoli.
Colpiscono alcuni riferimenti al lato oscuro del web che è diventato “un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.”
Il riferimento all’abuso sessuale e agli scandali sessuali interni alla Chiesa, che pure poteva suscitare polemiche, non è stato omesso.
Si afferma che “Insieme al permanere di fenomeni antichi, come la sessualità precoce, la promiscuità, il turismo sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva della pornografia digitale e l’esibizione del proprio corpo on line.” Si prende quindi coscienza di cose oggettive e oggettivamente pericolose.
Si coglie l’imbarazzo della Chiesa nel presentare e difendere la propria morale sessuale e si sottolinea che: “Frequentemente infatti la morale sessuale è causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e della dedizione, ma sono spesso disorientati. Essi esprimono più particolarmente un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.” E anche qui non emergono giudizi.
L’accenno all’autenticità come valore di fondo della sessualità non era mai stato presente nei documenti ufficiali della Chiesa.
Si accenna allo sfruttamento sessuale, agli stupri di guerra, tutti temi molto sentiti dalla morale laica. In sostanza la distanza tra la morale laica e quella cattolica sembra restringersi almeno marginalmente e forse non solo, perché molti dei grandi valori cristiani sono anche grandi valori laici.
Riporto qui di seguito per esteso gli art. 149-150 che riguardano più da vicino l’omosessualità:
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Sessualità: una parola chiara, libera, autentica
art. 149. Nell’attuale contesto culturale la Chiesa fatica a trasmettere la bellezza della visione cristiana della corporeità e della sessualità, così come emerge dalla Sacra Scrittura, dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Papi. Appare quindi urgente una ricerca di modalità più adeguate, che si traducano concretamente nell’elaborazione di cammini formativi rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità capace anche di dare il giusto valore alla castità, mostrandone con saggezza pedagogica il significato più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.
art. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una più approfondita elaborazione antropologica, teologica e pastorale, da realizzare nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sessuali. A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente dal loro «orientamento sessuale» (CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).
Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della comunità; a discernere le migliori forme per realizzarlo. In questo modo si aiuta ogni giovane, nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.
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Mi limito ad osservare che il richiamo alla Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, redatta da Ratzinger nel 1986 è puramente di stile e cita uno degli elementi meno sostanziali di quel documento dell’oscurantismo più radicale, che suscitò, a dire poco, grosse perplessità.
La parte finale dell’art. 150 contiene una formula volutamente neutra di apertura, rivolta a tutti, nessuno escluso che non rimarca alcuna condanna o esclusione.
In sintesi, il documento finale del Sinodo sembra, almeno nel linguaggio, e forse non solo nel linguaggio, contenere qualche apertura verso un modo non solo più scientifico e oggettivo ma anche più evangelico di concepire l’omosessualità. È pur sempre vero che una rondine non fa primavera e che il vento (anche quello dello Spirito) soffia dove vuole e potrebbe cambiare sempre direzione, ma si avverte l’impressione che il lievito stia cominciando a far fermentare tutta la pasta, o almeno buone porzioni di essa. Il tempo ci permetterà di capire se si tratta solo di un fatto episodico o se è realmente l’inizio di un’apertura, sulla quale mantengo comunque tutte le mie riserve, perché il buon senso e l’esperienza inducono a frenare gli entusiasmi e a seguire l’esempio di San Tommaso.
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lunedì 3 settembre 2018

SEMPRE FIGLI NOSTRI – I VESCOVI USA E L’OMOSESSUALITA’

Leggevo sul sito della Conferenza dei Vescovi cattolici degli stati uniti un documento “Always Our Children: A Pastoral Message to Parents of Homosexual Children and Suggestions for Pastoral Ministers” che merita una particolare attenzione. Era mia intenzione tradurre il teso in Italiano e pubblicarlo “con il dovuto commento” sui siti di Progetto Gay, sia in Italiano che in Inglese. Ho tradotto tutto il testo ma ho notato che non posso riprodurlo nemmeno parzialmente perché è coperto da copyright! Il copyright è nato per impedire lo sfruttamento commerciale di una pubblicazione, ma in questo caso specifico, dove non si capisce quale possa essere l’interesse commerciale da difendere, trattandosi di un documento “pastorale”, il copyright ha ovviamente un altro significato, cioè quello di impedire la pubblicazione anche parziale del testo e quindi il suo commento puntuale da parte di “persone non autorizzate”, in sostanza il copyright qui ha solo il senso di una censura. Devo sottolineare che i documenti ufficiali del Vaticano, che sono di ben altra importanza, non sono difesi con espedienti come il copyright e il Vaticano si espone onestamente alle critiche di chiunque, ma la conferenza episcopale degli USA preferisce difendersi con mezzi tipici del diritto commerciale!
Invito non solo i gay ma tutte le persone che hanno una coscienza civile a leggere questo documento (http://www.usccb.org/issues-and-action/ … ildren.cfm).
Non posso citarne i contenuti per questioni di copyright, mi limiterò quindi a riportare le impressioni che ho avuto durante la lettura del testo.
Noto che il testo è del 1997, in piena epoca di Giovanni Paolo II, anzi di San Giovani Paolo II. I vescovi presentano un approccio non fraterno ma “pastorale” nel senso che non c’è nessuna ricerca in comune della verità ma ci sono i pastori che benevolmente si preoccupano della pecorelle smarrite. La comunicazione è a senso unico, dall’alto al basso, dai vescovi ai fedeli. Il discorso sulla omosessualità è affrontato insistendo molto formalmente sull’accoglienza e il rispetto ma ribadendo l’insegnamento della Chiesa, cioè in sostanza rifiutando radicalmente di aprire gli occhi sulla realtà. Anche Galileo aveva sostenuto che non è il sole a girare intorno alla terra ma la terra a girare intorno al sole e fu condannato dall’Inquisizione sulla base degli insegnamenti della Chiesa, insegnamenti che non avevano nulla di evangelico, come non hanno nulla di evangelico gli insegnamenti della Chiesa sulla Omosessualità. Ho citato centinaia di volte documenti fondamentali su questa materia dell’Organizzazione Mondiale delle Sanità, ma la Chiesa non vuole prendere in considerazione “la realtà”, che non ha niente a che vedere con quello che la Chiesa stessa predica in tema di omosessualità. Sbagliare si può, ma insistere nell’errore evitando ogni forma di confronto vuol dire che l’altro è considerato una realtà di serie B, da compatire, da guidare, una persona che si deve fingere di rispettare senza minimamente cercare di capire quello che pensa, che è considerato sbagliato a priori.
C’è poi un’altra cosa che mi ha molto colpito, il documento è rivolto essenzialmente non ai gay, mai ai genitori di figli gay e coloro che esercitano funzioni pastorali, si dice che il ricorso alle terapie di conversione “non è obbligatorio” e dovrebbe essere accettato volontariamente e anche che non è detto che risolva il problema, ma si consiglia ai genitori cattolici di rivolgersi a specialisti che seguono la dottrina cattolica, e questo è di per se molto significativo.
Per un verso si insiste sul fatto che un figlio gay è comunque un figlio (perché molti cattolici evidentemente erano stati indotti a pensare il contrario!), ma per l’altro si riconosce che un genitore può ben dirsi sconvolto da un evento terribile come accorgersi di avere un figlio gay, si consiglia a quel genitore di rivolgersi alla comunità, alla parrocchia, alla diocesi, alle associazioni di genitori di figli gay, ecc. ecc.. Ma mi sono chiesto se la Chiesa si sia mai resa conto di avere diffuso e di continuare a diffondere messaggi falsi e omofobi che hanno alimentato e continuano ad alimentare l’odio verso i gay. Sul tema del suicidio si dice che l’omosessualità può portare al suicidio ma in realtà non è l’omosessualità che porta al suicidio ma il clima di caccia alle streghe alimentato intorno all’omosessualità da quanti, sotto l’apparenza mite e paterna del pastore, diffondono l’odio. Chi ha orecchio per intendere intenda! Questa era la chiesa di San Giovanni Paolo II ma è stata anche la chiesa di Benedetto XVI e purtroppo è ancora la chiesa di Papa Francesco.
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giovedì 8 febbraio 2018

CHIESA CATTOLICA E GAY AI TEMPI DI PAPA FRANCESCO

È da molto tempo che non scrivo sul tema dei rapporti tra Chiesa cattolica e Gay. Indubbiamente Papa Francesco non ha alimentato crociate contro gli omosessuali come aveva fatto più volte il suo predecessore Benedetto XVI, e questo fatto ha acceso speranze circa un ipotetico cambiamento di rotta della Chiesa cattolica in tema di omosessualità e circa ipotetiche aperture dello stesso Papa Francesco verso i gay. Dico ipotetiche perché, prima di diventare papa, l’allora Arcivescovo di Buenos Aires si era espresso con parole molto nette contro il riconoscimento legale delle unioni omosessuali (https://gayproject.wordpress.com/2013/0 … osessuali/), e anche il Sinodo sulla Famiglia, si era risolto in un fuoco di paglia e in una sostanziale riaffermazione del “magistero” di Benedetto XVI in materia di omosessualità. Non credo affatto che papa Francesco abbia mai avuto vere aperture verso i gay, ma ammesso e non concesso che le abbia avute, quello che è certo è che, come era assolutamente ovvio aspettarsi, di fatto, non è cambiato nulla. Il Catechismo, come era scontato, non è stato modificato e le cosiddette aperture si sono manifestate per quello che erano, ossia come dei tentativi di salvare la faccia.
Sono sempre rimasto stupito dall’insistenza con la quale gli omosessuali cattolici hanno cercato l’approvazione della Chiesa, un’approvazione sostanzialmente impossibile, che richiederebbe una revisione dottrinale profonda e la rinuncia della Chiesa alla pretesa dogmatica di essere l’infallibile interprete della volontà di Dio. La Chiesa è una realtà storica che del messaggio di Cristo ha fatto spesso strame e che, come tutte le realtà storiche, è profondamente condizionata della sua stessa tradizione che finisce per sovrapporsi al messaggio evangelico e per confondersi con esso, oscurandolo.
Vorrei proporre alla vostra lettura un documento a firma dell’Arcivescovo di Torino, col quale l’Arcivescovo sospende un seminario facente parte della “pastorale degli omosessuali” perché ne sarebbe stato frainteso il significato. Non entro sul fatto che il significato sia o meno stato frainteso, ma voglio sottolineare che il documento è una prova evidente che nella Chiesa nulla è cambiato e nulla potrà cambiare in tema di omosessualità.
Riporto qui di seguito il testo del messaggio dell’Arcivescovo di Torino, che si può leggere sul sito della Diocesi (http://www.diocesi.torino.it/site/pasto … -nosiglia/)
“Pastorale degli omosessuali: intervento di mons. Nosiglia
Dichiarazione dell’arcivescovo di Torino del 5 febbraio 2018
Di seguito la dichiarazione dell’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, del 5 febbraio 2018 riguardo alla pastorale degli omosessuali e agli interventi apparsi negli ultimi giorni su alcuni media:
A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.
La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla  Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.
È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” di Papa Francesco afferma e invita a compiere: “Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita” (n. 250).
Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali, che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.
Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la “Amoris Laetitia” precisa chiaramente che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (n. 251).
Alcune pubblicazioni hanno fornito, in questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.
Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.
Mons. Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino”
Qualcuno si è stupito di quanto scritto dall’Arcivescovo di Torino, ma va sottolineato che il documento dell’Arcivescovo non fa che citare alla lettera la Amoris laetitia di Papa Francesco, che tratta in modo brevissimo di omosessualità soltanto in due punti, che riposto integralmente qui di seguito:
“250. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni.[275] Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione»[276] e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.[277] 
251. Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».[278] 
[275] Cfr Bolla Misericordiae Vultus, 12: AAS 107 (2015), 409.
[276] Catechismo della Chiesa Cattolica, 2358; cfr Relatio finalis 2015, 76.
[277]Cfr ibid.
[278] Relatio finalis 2015, 76; cfr Congregazione per la Dottrina della Fede,
Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali (3 giugno 2003), 4.”
Il documento di Papa Francesco si richiama alla Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia, al Catechismo della Chiesa Cattolica, e alla Relazione finale del Sinodo dei Vescovi sulla Famiglia del 2015, che a sua volta dedica alla omosessualità solo il n. 76:
“76. La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (cf. MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.”
La Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi cita esplicitamente le “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali” della Congregazione per la dottrina della fede, del 3 Giugno 2003, a firma dell’allora cardinale Prefetto Joseph Ratzinger. (viewtopic.php?f=78&t=3349) La dottrina della Chiesa in materia di omosessualità resta quindi esattamente quella sancita da Benedetto XVI.
Mi chiedo come facciano, oggi, i cattolici omosessuali a mantenere un atteggiamento di soggezione che comporta la subordinazione della coscienza individuale ad un “magistero” che nella sostanza non ha nulla di evangelico e non fa che perpetuare affermazioni di puro pregiudizio in netto contrasto con la verità scientifica e con l’esperienza quotidiana degli omosessuali.
Mi occupo di omosessuali da molti anni e conosco moltissimi omosessuali e molte coppie omosessuali, francamente, pensare che il piano di Dio per queste persone comporti l’obbligo della castità mi sembra un’affermazione veramente oscena.
Chi ha orecchio per intendere intenda!
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venerdì 18 novembre 2016

DIDEROT E L’OMOSESSUALITA’

I due capitoletti di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi sono dedicati a due argomenti molto diversi. Il primo riguarda la distinzione tra amor platonico e amicizia platonica e il secondo riguarda il modo usato da Diderot per trattare l’omosessualità.
Partiamo dal rapporto tra amor platonico e amicizia platonica. A dire il vero, Raffalovich ragiona in termini apparentemente molto astratti, le sue conclusioni, tuttavia, rinviano a realtà ben conosciute e diffuse nel mondo omosessuale e cioè all’innamoramento dei un omosessuale nei confronti di un eterosessuale, nella fase in cui l’omosessuale, pur di trovare una risposta ai suoi sentimenti, è disposto a mettere da parte la sessualità fisica:
“All’inizio questi due uomini si scoprono, si riconoscono, capiscono di essere superiori, si rispettano, si piacciono, si amano. L’amicizia platonica li unisce. L’amante platonico al termine di un periodo che varia secondo i caratteri e le circostanze, sente l’amore platonico risvegliarsi in lui. L’amicizia dell’altro lo incoraggia e lo scoraggia. È forse amore questa amicizia così tenera, così devota, così delicata? È forse amicizia? Comincia la lotta, lotta che può durare parecchio tempo e può portare a delle crisi. L’amore dell’uno infiammerà l’amicizia dell’altro o questa amicizia sarà abbastanza forte e preziosa da sormontare l’amore dell’altro? L’una cosa o l’altra accadrà, altrimenti ci sarà indifferenza, freddezza, noia e risentimento.”
Per quanto riguarda il rapporto di Diderot con l’omosessualità, Raffalovich si sofferma a fare chiarezza circa i motivi indicati da Diderot come cause dell’omosessualità: l’amore della bellezza, la scarsità di donne e la paura della sifilide, e ne dimostra l’infondatezza, ma riconosce a Diderot, che non era omosessuale, il merito di essere un osservatore oggettivo e senza preconcetti dei comportamenti omosessuali e lo fa citando due brani della sua corrispondenza privata in cui racconta a Mlle Volland due aneddoti legati all’omosessualità, uno che coinvolge l’abate Galiani e l’altro il principe di Bauffremont. In entrambi i casi Diderot tratta l’omosessualità esattamente come tratta l’eterosessualità, cioè non rivela alcun tratto di omofobia, neppure in privato.
Invito caldamente il lettore a leggere anche le note al testo, che sono veramente interessanti e chiariscono molto la portata del discorso.
Lasciamo ora la parola a Raffalovich.
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Come distinguere l’amor platonico dall’amicizia platonica
È una questione che io pongo soprattutto perché se ne prenda coscienza, per ricordare che la distinzione esiste, per rassicurare i timorosi, più che per dare una risposta dettagliata o definitiva.
L’amor platonico[1] non può esistere senza l’amicizia platonica, la comprende, la sottintende, la ingloba. L’amante platonico sensato, onesto, che non mette in pubblico il suo amore e che non ne ha vergogna, non differisce affatto, agli occhi del mondo, dall’amico platonico. L’amicizia platonica non influisce sulla sessualità che in un modo riflesso: è più facile essere casti se si ha un amico intimo che è casto: questo salta agli occhi. L’esempio muto ed eloquente fa di più per la castità di tutte le esortazioni e di tutte le parole. L’amicizia agisce sulla sessualità come tutte le grandi occupazioni, riducendo, diminuendo il suo dominio. L’amore platonico, filosofico, al contrario, benché reprima la sessualità esteriore, abolendo il dominio in cui la sessualità fisica esiste da sola, non fa che trasformarla, trasporla, elevarla, trasfigurarla. L’amore filosofico, che decentralizza la sessualità, la sensualità, agisce in senso contrario all’amicizia che localizza, restringe, riduce alla sua più semplice espressione la sessualità.
Le intimità, i contatti, i gesti affettuosi, che esprimono l’amicizia o il cameratismo, secondo le età, le circostanze, le epoche, i paesi, le classi, e non hanno significato o portata, che sono questioni mondane, di necessità, o casuali, sono al contrario le eterne e coscienti soddisfazioni dell’amor platonico. Il corpo dell’amico è per l’amico l’espressione di una personalità, di una individualità cara; il corpo dell’amante o dell’amato è per l’amante platonico lo stesso, ma è anche una gioia che la volontà collega a questa cara individualità. La volontà impedisce all’amate di ottenere un contatto col corpo amato, un piacere che non è sentimentale o prevalentemente psichico. L’amante platonico irritato contro colui che egli ama penserebbe di andare fuori dalla regole se ricercasse delle carezze o le trovasse dolci.
L’espressione fisica per eccellenze dell’amor platonico, la notte trascorsa con l’amante, testimonia la differenza essenziale tra l’amicizia e l’amore. L’amicizia farà da supporto a questa notte, l’amore la sceglierà. Solamente, dato che è tipico dell’amor platonico non permettersi nulla che sia sgradevole all’altro, l’amicizia che fa parte dell’amor platonico lo comporterà invece spesso.
L’amor platonico può sempre diventare amicizia quando incontra solo amicizia. L’amicizia può diventare amor platonico. Ed è questa possibilità che spiega la situazione reciproca di due uomini onesti, uno amante platonico e l’altro amico platonico. All’inizio questi due uomini si scoprono, si riconoscono, capiscono di essere superiori, si rispettano, si piacciono, si amano. L’amicizia platonica li unisce. L’amante platonico al termine di un periodo che varia secondo i caratteri e le circostanze, sente l’amore platonico risvegliarsi in lui. L’amicizia dell’altro lo incoraggia e lo scoraggia. È forse amore questa amicizia così tenera, così devota, così delicata? È forse amicizia? Comincia la lotta, lotta che può durare parecchio tempo e può portare a delle crisi. L’amore dell’uno infiammerà l’amicizia dell’altro o questa amicizia sarà abbastanza forte e preziosa da sormontare l’amore dell’altro? L’una cosa o l’altra accadrà, altrimenti ci sarà indifferenza, freddezza, noia e risentimento. In ogni caso, l’amicizia che si è riscaldata, l’amore che si è cristallizzato, poggiando sul mutuo rispetto non appartengono che alla psicologia, non alla patologia. Senza queste due possibilità, il lungo duello che precede i sentimenti ben definiti e stabili non potrebbe avere luogo.
Diderot e l’unisessualità
“Mademoiselle de l’Espinasse: Questi gusti abominevoli, da dove arrivano? – Bordeu: Dovunque da una povertà di organizzazione tra i giovani, dalla corruzione della testa dei vecchi; dalla forza attrattiva della bellezza ad Atene, dalla carenza di donne a Roma, dalla paura delle sifilide a Parigi. Addio, addio.”
Queste cause sono finemente individuate ma sono tutte sostanzialmente accessorie, perché ciascuna, senza eccezione, riposta all’eterosessualità con altrettanto ardore e in modo altrettanto diretto come all’unisessualità.
Diderot aveva una paura terribile della sifilide. Lo sappiamo dalle sua storie di pericoli venerei ai quali sfuggì e che lo fecero sempre fremere ripensandoli più tardi. Non divenne per questo meno eterosessuale, ma più appassionato della donna sensibile e sana.
La paura delle malattie, ahimè, non ferma affatto gli uomini. C’è bisogno di situazioni particolari perché un giovane uomo si faccia guidare da questa paura. Penserei piuttosto che in molti casi si tratta di una scusa, soprattutto, dato che gli omosessuali possono contagiarsi delle malattie terribili; il cancro della gola o del palato per esempio non possono essere rari tra loro.
La mancanza di donne non spiega l’uranismo anche se può svilupparlo e può condurre all’inversione – Ma quanti uomini sono passati attraverso tutte queste situazioni senza diventare omosessuali? Quanti hanno potuto cedere alla follia causata dal desiderio di questa “Y di carne” senza divenire per questo meno eterosessuali? La mancanza, l’assenza di donne può sovreccitare l’eterosessualità tanto quanto può favorire l’unisessualità. Lo si vede in tutte le colonie.
Si dimentica troppo facilmente che gli atti eterosessuali o omosessuali non determinano affatto l’eterosessualità; per incoscienza, per fatti occasionali, per vanità, per debolezza, ecc. ecc., parecchi individui si danno o si prestano ad atti che non rispondono alla loro vera sessualità, alla loro sessualità ordinaria o normale.
Non si può quindi valutare l’insieme della sessualità di un uomo da atti isolati. Il matrimonio, le amanti, le buone fortune non bastano più oggi per riabilitare l’unisessuale e a stento sviano i sospetti. E per la paternità il discorso è identico.
L’attrattiva della bellezza non agisce in modo omosessuale se non sull’uranista o sul libertino, o sul raro sognatore che non è abbastanza artista per non rispettare la bellezza. Io credo che si possa separare l’amore dalla bellezza. Gli uranisti che si diranno trascinati dall’amore della bellezza saranno o dei bestemmiatori o dei sofisti. La bellezza, in quanto bellezza suprema non eccita affatto sessualmente. Quindi non è la bellezza che li esalta. Quello che è più vero è che certo gli uranisti si giustificano ai loro occhi attraverso la superiorità delle linee del corpo maschile rispetto a quelle del corpo femminile. Gli eterosessuali artisti o istruiti non ne dubitano e non diventano meno eterosessuali per questo.
Se la bellezza perfetta e astratta scusasse il delirio dei sensi penso che l’arte sarebbe molto malata. La bellezza ispira un certo rispetto alle anime ben nate.
Se l’amore della bellezza conduce all’inversione, porta allo stesso modo all’eterosessualità, o piuttosto una qualsiasi sessualità si adorna del suo amore della bellezza.
La corruzione della testa, la povertà dell’organizzazione, portano le persone malaticce a tutte le bassezze di tutti i vizi e di tutte le cattive abitudini. Quanti gobbi, quanti malaticci, quanti infermi adorano le donne belle e procaci? Quello che resta di questo brano di Diderot, è che certi unisessuali giovani sono scarsamente organizzati, certi unisessuali vecchi sono cerebralmente decaduti, che certi sono artisti e altri amano la bellezza, – che la paura delle sifilide esaspera la tendenza unisessuale dell’eterosessuale con inclinazioni uraniste che si è lasciato forse infettare da una ragazza, e che questa paura non interrompe affatto gli atti sessuali pericolosi degli invertiti, come il sesso orale (che un certo invertito, vestito da donna, praticava undici volte in una notte ad undici clienti in un ballo in maschera) e i coiti tra le natiche. La paura della sifilide serve piuttosto agli uranisti che vogliono sedurre un eterosessuale giovane o timido. La mancanza di donne può soprattutto rivelare gli istinti unisessuali ignorati o spingere ad atti unisessuali. Essa può anche ispirare disgusto per il maschio.
Diderot, forse perché il dott. Bordeu parlava a una donna, ha omesso la causa più autentica, più profonda, più lusinghiera per la donna: la noia.
Jean-Jacques ha detto che l’uomo non era maschio se non in certi momenti mentre la donna restava donna per tutta la vita. Senza saperlo ha scoperto una delle cause primordiali dell’unisessualità. Quello che è così eternamente femminile in una donna provoca molta unisessualità. Un maschio sempre maschio si stancherebbe di una donna sempre donna, Un uomo che non è maschio se non di tanto in tanto è incline a rivoltarsi contro la donna eternamente ferita, verso il bimbo malato dodici volte impuro.[2] La differenza fisica allontana così come avvicina. Goethe stesso, così indulgente verso le donne, ne ha paragonate alcune, che si abbassavano a raccogliere dei fiori in un giardino a delle capre sentimentali.
Diderot ha lasciato un progetto dettagliato di una grande e brillante commedia intitolata “Le train du monde” (l’andazzo del mondo), commedia che avrebbe potuto essere insieme un ammirevole ritratto dei cattivi costumi, dei caratteri e anche una divertente e ingegnosa commedia.
L’eroina travestita da uomo e sotto il nome di Piccolo cavaliere è così descritta:
“Bisogna che il Piccolo cavaliere sia gaio, gradevole, leggero, insolente, dissimulato, senza carattere, senza moralità, senza principi, sornione, raffinato, che prenda in giro tutti, che conosca il cuore umano ritenendolo naturalmente disonesto; che conosca gli uomini e le donne e li disprezzi; che conosca il mondo e che lo consideri come un covo di furfanti dove sarebbe un errore agire in buona fede; che pratica questa morale e la predica alla sua sorellina; per il resto capace di assumere o di abbandonare qualsiasi forma da un momento all’altro secondo il suo interesse e le circostanze.”
Uno dei mariti si innamora di lei, credendola quello che il Piccolo cavaliere finge di essere. Questo marito è “insinuante, dolce, lusinghiero, nascosto, misterioso, silenzioso, ironico, con in più il suo gusto.”[3]
Vi consiglio di leggere questo progetto di commedia che dà una chiara impressione dell’andazzo del mondo ozioso e mondano.
Gautier avrebbe potuto utilmente trarne ispirazione, quando scrisse Mademoiselle de Maupin.
Il lettore curioso dovrebbe, dopo avere letto gli estratti seguenti (dalle lettere di Diderot a Mlle Volland) sfogliare le lettere di Mérimée “à l’Inconnue” e paragonare gli aneddoti unisessuali che entrambi inviano a delle donne.
Parigi, 21 novembre 1760.
“l’abbate (Galiani)[4] è piccolo, grasso, paffuto: un certo Ascilto,[5] di vostra conoscenza, un certo Lica, anche lui di vostra conoscenza, avrebbero saputo bene che farsene, in altri tempi. Ci diceva a questo proposito che un giorno viaggiava in una carrozza pubblica … (segue la storia del gesuita che termina nel modo seguente):[6] il gesuita che discuteva con l’abate, spaventato, si alza, corre al letto dell’abate e gli dice: “Signore, sentite queste grida? Io muoio di paura; per favore, fatemi in po’ di posto accanto a voi!” Era il mezzo, aggiunge l’abate, di far riprendere questo povero gesuita! Aveva una tale paura! E mentre il gesuita si rassicura, benché il chiasso aumenti… [7] il resto della notte passò molto bene.”
4 agosto 1762.
“… L’avventura del principe di Bauffremont,[8] la conoscete quest’avventura, ma se per caso non la conoscete, come ve la posso raccontare? Si trovava a Saint-Hubert col re; tra le guardie c’era un giovane Svizzero che egli voleva persuadere in ogni modo che con un ragazzo carino c’erano cento occasioni in cui ci si sarebbe potuti infischiare di una ragazza carina. Il re prese male la cosa. M. de Bauffremont fu rimandato nelle sue terre e privato del cordone blu che stava per ottenere e Piron disse che solo lo spessore di uno Svizzero lo aveva separato dall’ottenerlo.”
Io rinvio alla lettera dii Mlle Volland: “Ah! Quanto mi è odiosa la Venere dei crocicchi, ecc.” in cui si renderà conto che il terrore della sifilide ha portato Diderot a sensualizzare la sua simpatia per le donne (il contrario di August von Platen che cercava di nobilitare la sua sensualità), ad amare con i suoi sensi l’innocenza, la carne sana, appassionata e non dipinta, a preferire la ragazza giovane non carina ma in buona salute, alla ragazza elegante, carina, dipinta, sospetta e interessata.
L’unisessualità ha in Diderot un osservatore fine, discreto, senza pregiudizi.[9]
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[1] Platonico filosofico, perché l’amore platonico onorevole accetta la soddisfazione sessuale esteriore. La soddisfazione sessuale dell’amore filosofico è latente.
[2] Nota di Project: – “la donna, bambino malato e dodici volte impura.” Alfred de Vigny (1797-1863) – [La colère de Samson]
[3] Nota di Project : – Cioè è anche lui omosessuale.
[4] Nota di Project: – Giuseppe Gorani (Mémoirs secrets et critiques des cours, des gouvernemens, et des moeurs des principaux états de l’Italie, Buisson, Paris 1793; 3 voll.) riferisce che poco prima della morte l’abate Galiani avrebbe riferito di aver ricevuto all’età di 17 anni la dichiarazione d’amore di un vescovo amico di suo padre. Il ragazzo non si scompose, fece presente che era sorpreso perché si riteneva oggettivamente brutto e diede così al vescovo l’occasione per cambiare tono e sottolineare che ciò che lo attraeva era la cultura e l’intelligenza del giovane Galiani.
Luigi Serio (1744-1799), in suo opuscolo polemico indirizzato contro Galiani accenna all’omosessualità di Galiani.
[5] Nota di Project: – Ascilto e Lica sono due personaggi omosessuali del Satyricon di Petronio. Si allude al fatto che un omosessuale avrebbe ben saputo come trattare con l’abate Galiani.
[6] Note di Project: – Inserisco in questa nota e nella successiva i tratti delle lettera di Diderot saltati da Raffalovich: “… era d’inverno. All’inizio non si sapeva con si si era capitati, ma quando cominciò a fare giorno si ritrovò a fianco a un Gesuita, due ragazze stavano a fianco di un Bernardiniano e di un Benedettino e quest’ultimo aveva al fianco il segretario di un senatore napoletano, Nella mattinata non successe niente di particolare salvo che i due monaci facevano tutti gli sforzi possibili per rendersi gradevoli alle due ragazze. Ciascuno andò a mangiare per conto proprio. La serata fu come la mattina, cioè stessa galanteria da parte dei due monaci. La cena si fece in comune. Dopo la cena, quando fu ora di ritirarsi, il Gesuita si avvicinò all’abate e gli disse: “Signore, non sembra che noi siamo lì in buona compagnia, dovreste chiedere una camera a due letti per noi”. L’abate, cortesemente, la chiese e la ottenne. Le due ragazze furono sistemate in un’altra camera a due letti, i due monaci in una terza stanza a due letti e il segretario del senatore in una stanzetta da solo. Quando tutti si furono ritirati, il Gesuita iniziò una conversazione con l’abate da un letto all’altro. Mentre l’abate e il Gesuita discutevano, i due monaci aspettavano ognuno che l’altro fosse addormentato per andare a trovare le ragazze. Il Bernardiniano fu il più frettoloso; alzandosi in punta di piedi, se ne va nella camera delle ragazze, trova un letto, lo tasta, era vuoto, una delle ragazze, che lo occupava, era andata a discutere col segretario. Se ne va all’altro letto, ci trova l’altra ragazza, e si pizza accanto a lei. Nel frattempo il Benedettino si avanzava sui suoi passi; arriva dritto al letto del Bernardiniano e della ragazza; fu il Bernardiniano che gli capitò sotto mano; lo prende per il collo e lo trascina in mezzo alla stanza e si mette al suo posto. L’altro si alza e se ne va a prendere a pugni il rivale, mena colpi a destra e a manca e la ragazza riceve un pugno in un occhio e si mette a fare urli spaventosi. I due monaci in camicia se le danno di santa ragione e urlano anche loro spaventosamente.” [Opere di Diderot, vol. I, 1760, p. 9-11]
[7] Nota di Project: – “… sale l’albergatore. Si lascia una delle ragazze a letto col segretario, si chiude l’altra sotto chiave, si separano i due monaci e …
[8] Nota di Project: – Coste d’Arnobat racconta che Il principe Charles-Roger de Bauffremont, uno scapolo impenitente, aveva tentato in modo piuttosto palese di violare una bel soldato della guardia svizzera, poco prima di essere decorato dal re con il cordon bleu. Questo scherzo gli costò la nomina. Un uomo di spirito disse che Bauffremont era stato lontano dal cordon bleu solo lo spessore (fisico e mentale) di uno Svizzero. [Charles Pierre Coste d’Arnobat: Anecdotes curieuses et peu connues sur différentes personnes qui ont joué un rôle dans la Révolution (Geneva, 1793) p.27]
[9] Nota di Project: – Sottolineo che la storia dell’abate Galiani raccontata da Diderot mette esattamente sullo stesso piano eterosessualità e omosessualità.
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