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giovedì 12 giugno 2008

AMORE GAY NON EGOISTICO

e-mail del 2/6/08
Ciao Project,
è un po’ che non ci si sente, mi sa che lunedì 26 maggio notte non ne potevi più. Vedi! Mi ricordo pure la data! Ti ho fatto stare sveglio fino alla tre e mi dispiace, però a qualche cosa è servito. È la prima volta che riesco a parlare con qualcuno di quello che mi passa veramente per la testa e l’impressione è quella di avere quasi scoperto un mondo nuovo. Francamente non pensavo che un gay della tua età (sei molto più grande di mio padre) potesse capire le cose che penso io e poi mi è piaciuto il modo, si sente che hai un rispetto vero delle persone. A me, a 22 anni, parlare in modo libero d’amore gay e anche di tutte le questioni sessuali che vengono appresso ha fatto un effetto fortissimo. Mi sono detto: “Ma allora le cose che provo io non sono affatto cose strane”. In certi momenti mi sono sentito in imbarazzo, non so, mi immaginavo una specie di predica, ma le cose che mi dicevi mi piacevano molto e mi piacevamo molto anche le tirate di orecchie. Io non ho mai avuto nessuno che si preoccupasse di me o che perdesse tempo a parlare con me. Mio padre lo vedevo pochissimo, mia madre di più ma parlavamo sempre in modo formale, da quando hanno capito che sono gay non abbiamo più parlato per niente. Project, parlare con te mi ha fatto pensare molto, soprattutto per l’atmosfera che si è creata, te lo ripeto soprattutto nei momenti in cui mi hai tirato le orecchie, non pensavo che lo avresti fatto, pensavo che saresti stato più distaccato. Io ho pensato che mio padre non si sarebbe mai comportato così, che si sarebbe nascosto dietro un dito e avrebbe avuto paura di contraddirmi. In effetti in quei rarissimi casi in cui abbiamo parlato mi ha mandato in bestia e con lui ho fatto sempre scenate tragiche ma non perché mi rimproverava ma perché non lo faceva mai. Tu l’hai fatto e in modo molto deciso, però con rispetto, e la cosa mi è piaciuta molto. Ti avevo detto che mi sarei rifatto vivo e lo faccio almeno per e-mail. La storia che sai poi ha avuto un’evoluzione. Con Massimo ho cambiato completamente atteggiamento, non lo assillo più e lui è meno ansioso, adesso quando mi vede non mi tiene più a distanza, mi dice pure qualche parola, a dire la verità come vanno le cose non mi piace nemmeno così. Pensavo che con un atteggiamento meno aggressivo si sarebbe sciolto e anche parecchio e invece, sì, qualcosa è successo, ma poco, adesso parliamo ma così in modo generico, lui di sé non mi dice niente. Ma vengo al punto. Mi ha chiesto perché ho cambiato atteggiamento e gli ho detto che avevo parlato di te e lui ha fatto una cosa che non mi sarei mai aspettato, mi ha chiesto la tua mail e io gliel’ho data. Ho fatto male? Non so se ti chiamerà, dato il tipo non credo proprio. Per quello che mi riguarda non so se ho fatto bene a cambiare atteggiamento. Lui adesso sta più tranquillo, sì, però un pensierino su di me non ce lo fa proprio. Tu che ne pensi? Ti chiamo il 5 giugno dopo mezzanotte così parliamo!
Un abbraccio! (Guai a te se non mi rispondi subito!)
Tuo Marco
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e-mail del 4/6/08
Ciao Project,
Massimo mi ha detto che ti ha chiamato. Beh, che ne pensi? Come lo trovi? Ti ha parlato di me? Con me fa sempre il misterioso e non ci capisco mai niente, ma forse con te ha parlato. Dai, non mi fare stare sulle spine, tu lo sai quanto ci tengo!
Tuo Marco
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e-mail del 4/6/08
Ciao Marco,
ho parlato con Massimo, che è un bravissimo ragazzo. Io non so se tu lo conosci veramente ma Massimo sta vivendo dei momenti fondamentali della sua vita dei quali mi ha detto di non aver mai parlato con te (ti parlo sinteticamente di lui perché mi ha chiesto esplicitamente di farlo perché lui non se la sente). Quando abbiamo cominciato a parlare l’impaccio era totale. Massimo non sapeva da che parte cominciare e allora gli ho parlato un po’ di Progetto Gay, mi ha detto che ne aveva sentito parlare bene da te ma che non lo aveva visto direttamente e ha detto di non averlo visto deliberatamente. Gli ho chiesto come mai e mi ha risposto che non vuole farsi influenzare e ha aggiunto che ha un amico gay (tu) che lui “stima molto come persona”. Il tono di Massimo era molto formale, poi mi ha parlato di sé ma non in chiave gay, anzi in una chiave proprio incompatibile con l’essere gay, penso che tu abbia capito. In genere quando sento parlare di queste cose sono portato a pensare che siano forme di rimozione della sessualità e sostanzialmente di immaturità ma parlando con Massimo sono rimasto veramente perplesso, mi parlava in modo spontaneo della sua ipotesi sul suo futuro personale, ma non come lo farebbe uno che ha il paraocchi, ma manifestando i suoi dubbi come se parlasse di una persona di cui si fida. Sono rimasto a parlare con lui per molto tempo e si è creato proprio un contatto profondo. Massimo non è solo un ragazzo pulito ma è veramente una persona ammirevole. Non abbiamo mai parlato di cose gay, a nessun livello, solo quando ci siamo salutati ieri sera mi ha detto una frase, che penso fosse stata attentamente soppesata, mi ha detto: “Mi serve tempo per capire” e mi ha detto che “probabilmente” mi richiamerà. Se gli vuoi bene veramente cerca di capire quello che sta passando, perché per lui sono momenti veramente difficili. Marco, amare un ragazzo vuol dire amarlo com’è e io penso che le sue scelte debbano in ogni caso essere rispettate. Non sta scappando, è consapevole ed è una persona di grandissima sensibilità, se farà una scelta che non è quella che vorresti tu lo farà comunque a ragion veduta e con motivazioni serie. Capisco che questi discorsi possano essere difficili da accettare ma se gli vuoi bene devi lasciarlo libero. Cerchiamo di stargli vicino, ma con discrezione, facciamogli capire che gli vogliamo bene come persona al di là delle sue scelte.
Un abbraccio!
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e-mail del 4/6/08
Ciao Project,
leggendo quello che hai scritto mi chiedevo: “Ma com’è possibile?” Però adesso che ho capito, tutto il suo comportamento ha un significato preciso. Non credevo mi sarebbe mai capitata una cosa simile! Però è successa. Mannaggia! Adesso mi sento proprio in colpa per aver tanto insistito, per lui deve essere stata come una tortura. Va bene, almeno adesso ho le idee più chiare, però non riesco lo stesso a togliermelo dalla testa anche se quando lo penso in chiave sessuale mi sento in colpa. Però mi sa che hai ragione, anche se è difficile accettarlo, hai ragione, però io spero sempre che quel: “ho bisogno di tempo” significhi che in fondo non ha fatto ancora una scelta netta, io lo spero tantissimo anche se a lui non lo posso nemmeno dire, ma forse lo sa già! Che situazione assurda Project! Che situazione assurda! Comunque ok! Certo prima di tutto la sua libertà! Ci mancherebbe. Ci sentiamo domani su msn così mi consoli un po’.
Tuo Marco
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=28920055

mercoledì 19 marzo 2008

GAY AMICI

Ho esitato tanto prima di scrivere a Project, poi mi sono deciso, intanto per dire che questi blog e il forum non li leggono solo i ragazzi ma pure gli anziani come, che sono perfino più grande di Project ma poco poco. Di anni ne ho 59. Project lo sa che cosa vuol dire, quelli che sono ragazzi non lo sanno e magari pensano che a 60 anni è come a 20. Io scrivo per raccontare quello che m’è capitato tra capo e collo a 59 anni, una cosa molto bella in un senso e molto faticosa in un altro.
Io praticamente fino a 58 anni ho vissuto da solo. Ho un buon lavoro, negli anni mi sono comprato una casetta e stavo tranquillo. Gay sì ma non lo sapeva nessuno, proprio nessuno. Project lo sa, ai tempi nostri se ne parlava poco. A 54 anni ho avuto grossi problemi di salute e ho capito che cosa vuol dire essere gay quando stai male e hai bisogno degli altri. Io ho due fratelli e cinque nipoti, abitano tutti a Bari, come me, ma di me se ne sono fregati tutti, sono stato solo come un cane. Mio fratello grande che ha 62 anni l’unica volta che è venuto a trovarmi s’è messo a parlare col figlio di quello che dovevano fare di casa mia dopo che fossi morto io, perché loro pensavano che non potessi sentire, e invece io ho sentito... tutto ho sentito. Poi grazie a Dio sono riuscito a uscire dal malanno, che non ci credevano nemmeno o medici. M’avevano dato per spacciato e io me la sono vista proprio brutta ma poi, forse che m’hanno curato bene... insomma, a 58 anni io dal guaio ne sono uscito, faccio sempre i controlli, ma mi dicono che non ho più rischi di uno qualunque... prima pesavo 85 chili, dopo ne pesavo 66, però ero vivo e mi sentivo pure meglio.
Così a 58 anni la vita mia è ricominciata da capo e mi sentivo proprio forte, però solo ero prima e solo ero dopo. Al palazzo mio viene ad abitare un signore, uno che io non conoscevo, un bel signore, ma non giovane, sui 50/55 anni, vestiva molto di scuro, come se portasse il lutto. Io ho chiesto al portiere e m’ha detto che era un medico del Policlinico e che era rimasto vedovo da poco. Quando lo vedevo per le scale lo salutavo ma non avevamo confidenza, praticamente niente.
Una sera viene alla riunione di condominio e facciamo tardi, si mettono a discutere che non la finiscono più. Io ci vado ma solo per fare numero, non mi metto nemmeno a litigare con tutta quella gente che non paga nemmeno il condominio e ti dicono sempre che gli altri sono ladri. Io mi guardo a quel signore... quello non diceva una parola, stava lì solo a sentire, quella per lui, là, doveva essere la prima riunione di condominio. Passiamo la serata a aspettare che la gente si sfoghi un pochettino... non capiamo niente, né lui né io, e già mi riusciva simpatico, però sai, un vedovo... non è che mi ci potevo mettere a pensare sopra. Alla fine ci siamo presentati, sembrava proprio una brava persona.
Così piano piano quando ci si incontrava per le scale si diceva qualche parola in più, poi m’ha detto che faceva il medico e io gli ho raccontato della malattia mia, lui m’ha detto di portargli le carte a casa sua in serate che le voleva vedere. La sera ci siamo visti, e quello ne capiva proprio tanto, m’ha spiegato bene un sacco di cose e mi ha chiesto quale dottore mi aveva seguito e m’ha detto che era uno dei migliori e che lui lo conosceva benissimo e m’ha pure confermato che ne dovrei essere completamente fuori, io lo sapevo già, però una cosa del genere sentirsela dire ti fa sempre piacere. Gli ho chiesto della moglie e m’ha spiegato che per lei non c’era stato niente da fare. C’era una fotografia della moglie molto bella, una bella signora sorridente e poi ce n’era una di loro due a Vienna, con lo sfondo della cattedrale di S. Stefano. M’ha detto che era una foto di 25 anni prima, del viaggio di nozze. Gli ho fatto le condoglianze per la moglie e gli ho chiesto se aveva figli e m’ha detto di no e ha aggiunto: “Ma è una lunga storia...” Poi lui ha chiesto a me se avevo figli e io gli ho detto che non ero sposato e ci siamo lasciati così.
Insomma, piano piano tra noi s’è creato un certo rapporto, d’amicizia va’... io non è che mi potessi mettere in testa chissà che cosa, quindi diciamo che avevo trovato un amico, che era pure una cosa importante perché coi parenti miei avevo proprio tagliato tutti i rapporti... e un’amicizia così mi faceva piacere, un medico competente, una brava persona, uno dignitoso, non impiccione... mi dicevo che pure tra gli etero ci sta tanta brava gente... Io allora ancora lavoravo, non stavo in pensione come adesso, e tempo per pensare alle cose mie non ce ne avevo troppo, però questo signore mi piaceva molto, ma proprio come persona, una brava persona.
Poi viene a un’altra riunione di condominio, ci salutiamo e ci sediamo vicini ma l’amministratore non arriva e la gente si comincia a spazientire e una delle streghe del condominio viene dove stavamo noi e attacca una storia su due ragazzi che vivono al palazzo nostro. Quelli sono sicuramente due ragazzi gay, ma gente dignitosa, proprio bravi ragazzi, che io ne ho avuto subito simpatia, appena sono venuti a stare da noi e pure due bei ragazzi. La signora se ne esce con un: “Ma voi non l’avete ancora capito....” e il dottore le ha fatto: “Che cosa?” e lei: “Ma quelli sono due omosessuali...” e il dottore fa: “E allora?” La signora prova la filippica sulla morale del palazzo: “Ma pensa che quelli sono come noi? ...” ma il dottore risponde: “Signora quelli hanno gli stessi diritti che ha lei, tali e quali” E a me m’è venuto da pensare che la signora diceva “quelli e noi”, il dottore diceva: “quelli e lei” e non è per niente la stessa cosa: il dottore non si metteva proprio nella categorie della signora pettegola, nemmeno dall’altra parte, ma nella categoria della signora no! Per lui la distinzione tra noi e loro non funzionava.
Una cosa del genere non era indifferente però quello era vedovo e a casa sua c’erano le fotografie della moglie e del viaggio di nozze, però c’era pure il fatto che non avevano figli e lui aveva detto che il fatto di non avere figli era “una lunga storia”. Mi sono fatto coraggio e alla fine della riunione gli ho detto che m’era piaciuto moto come aveva risposto a quella signora e lui m’ha detto che quei poveri ragazzi li dovevano lasciare in pace che quelli si devono vivere la vita loro come si deve. Gli ho detto che per quei due ragazzi avevo molta simpatia e lui m’ha risposto senza esitare: “anche io!”
Qualche giorno dopo è capitato che io stavo parlando col dottore nell’androne del palazzo (allora ancora ci davamo del lei) e quei due ragazzi sono entrati. Li abbiamo salutati, ma è stato un momento particolarissimo, abbiamo avuto l’impressione nettissima che i ragazzi avessero una simpatia per noi, è stato proprio uno scambio di sorrisi, una cosa molto particolare, poi loro sono saliti e io sono rimasto col dottore a parlare ed è stato là che il dottore m’ha detto: “Ma perché non ci diamo del tu?” e abbiamo fatto le presentazioni, dieci minuti dopo m’ha chiesto se m’andava di cenare da lui quella sera o il giorno appreso. Io ho detto di sì e alle otto stavo da lui.
Piano piano abbiamo preso l’abitudine che lui veniva a cena da me un sabato sera e io da lui il sabato appresso. Quando mi vedeva per le scale mi diceva: “Ci vediamo sabato” e io il sabato l’aspettavo. Così, a scambio di visite e di inviti a cena siamo stati quasi sei mesi, poi è successo un fatto nuovo.
Una sera vado da lui, ormai c’era una certa familiarità... e mi dice che mi vuole fare una domanda, premette che se voglio posso benissimo non rispondere ma ci terrebbe moltissimo a una riposta sincera, e mi chiede perché non mi sono sposato. Il mi sono sentito in imbarazzo, lui se n’è accorto e mi ha detto: “Scusa... allora te la dico io una cosa, io sono gay”. Beh... ci sono rimasto di sasso. Una cosa simile non me la sarei mai aspettata... c’è stato un silenzio lunghissimo, non sapevo proprio che cosa fare, io di me non l’avevo mai detto a nessuno ma non potevo non rispondere e non lo potevo nemmeno imbrogliare, dopotutto lui aveva rischiato moltissimo. Insomma dopo parecchi secondi che non dimenticherò mai gli ho setto: “Pure io sono gay...” Ha tirato un profondissimo respiro di sollievo, si vedeva che doveva avere passato dei momenti di ansia terribile... Poi mi dice: “Adesso mettiti a tavola e mangiamo, dopo ti racconto tutto..."
Dopo cena ci sediamo in salotto e mi racconta la sua storia. Si era sposato a 25 anni, la moglie non sapeva che era gay perché lui non glielo aveva detto e pensava che la cosa l’avrebbe comunque superata ma per lui un contatto sessuale con la moglie era una cosa innaturale, qualcosa di strano alla quale non si sentiva affatto portato, ma la moglie di lui era innamorata realmente e anche lui le voleva bene ma in un latro modo. Lei avrebbe potuto chiedere l’annullamento del matrimonio ma non voleva mettere il marito in difficoltà e poi lo amava. In sostanza hanno passato insieme più di 25 anni di una vita matrimoniale che era in pratica un bel rapporto di amicizia. Lui parlava con la moglie delle sue fantasie gay che però restavano sistematicamente fantasie un po’ perché lui non voleva compromettersi e un po’ perché il rapporto affettivo con la moglie aveva finito per essere una cosa veramente seria.
Quando sono tornato a casa mia mi sentivo stranissimo, non facevo che pensare a tutto quello che mi aveva detto lui, pensavo a che cosa sarebbe successo dopo ma, ve lo devo dire subito, non è successo niente di quello che voi potreste aspettarvi. Non so nemmeno dire se mi sono innamorato del dottore o se lui s’è innamorato di me, francamente non abbiamo mai avuto rapporti sessuali, in primo luogo perché lui non era affatto incline a queste cose e in secondo luogo perché non era quello il tipo di attrazione che provavo verso di lui. Però a nostro modo ci amiamo e ci vogliamo bene. Non so se a voi questa sembra una storia gay o un’assurdità, perché mi rendo conto che qui ci manca il finale della favola, però le cose sono andate proprio così.
Però c’è stato un momento in cui mi sono sentito molto in difficoltà. Una sera mi dice: “Ti dispiace se la prossima volta da me non siamo soli?” Gli dico che possiamo benissimo vederci un altro giorno, ma mi risponde che ci tiene moltissimo che io ci sia. Io chiedo: “Ma chi è?” e lui mi dice che è una sorpresa. Io non ho la faccia di dirgli di no ma temo che lui mi voglia presentare qualcuno e sono molto imbarazzato... anzi, diciamo la verità, sul momento l’ho proprio odiato per questa proposta. Mi si era squalificato di colpo, non lo stimavo più, mi chiedevo come avessi potuto perdere tempo appresso a un individuo così grossolano, come avessi fatto a non capirlo fin dall’inizio. Nei giorni successivi mi accennava sempre a sabato e mi irritava moltissimo.
Finalmente sabato arriva. Mi vesto bene perché so che ci saranno ospiti e mi presento a casa sua. Mi fa sedere, mi dà un aperitivo, poi suonano, io sento salire una specie di fastidio per la recita che sta per cominciare... poi mi vedo i due ragazzi del quinto piano, mi giro verso di lui con uno sguardo che diceva tutto. Posso solo dire che è stato uno dei giorni più belli della mia vita. Che ragazzi erano quelli! E come ci si stava bene! ... Adesso voi mi potrete dire che la cosa vi sembra strana però questi sono momenti di felicità che non si dimenticano più.... Anche questo è essere gay.
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questa testimonianza aperta nel Forum di Progetto Gay:
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venerdì 28 dicembre 2007

COME NASCE UN AMORE GAY

Federico, io lo chiamo Chicco, mannaggia quante me ne ha fatte... però gli voglio un bene folle... io, vabbe’... insomma, prima ero un po’ scapestarello, diciamo scafato, cioè l’imbarazzo non sapevo nemmeno che cosa fosse, avevo avuto storie più o meno serie con 4 o cinque ragazzi, in tre anni, forse troppe storie... diciamo che io ero piuttosto disinibito... sì... cioè i ragazzi mi sono sempre piaciuti e pure tantissimo, sono teneri, non lo so, stare vicino a loro mi dà tantissimo... beh... non è solo una cosa filosofica... insomma un bel ragazzo è bello e ti fa pure un cero effetto, cioè lo desideri proprio, io lo dico fuori dai denti, mica mi vergogno, un ragazzo mi piace perché mi stimola sessualmente... se no... può avere pure il cervello di Einstein ma a me non dice nulla... io non sono di quelli che restano affascinati al livello mentale, per me deve scattare proprio la reazione fisica... dai che hai capito... vabbe’... il guaio è che a me questa cosa mi capita spesso, cioè non dico proprio con tutti i ragazzi che conosco... però mi capita eccome... e allora... vabbe’, che c’è? Oh... è così... quando mi capita io non è che mi faccio troppi problemi... ci provo... un po’ paura di essere sputtanato ce l’ho ma non è mai successo e poi io il radar gay ce l’ho e fino adesso c’ho beccato... Io ho campato così, diciamo dai 16/17 anni fino ai 22, il primo contatto sessuale vero... vabbe’ sempre una cosa relativa, ma di sesso in termini espliciti con un altro ragazzo ce l’ho avuto a 19 anni... non era male ma non era nemmeno tutta questa cos travolgente... e allora uno in genere si deprime oppure si sta un po’ calmo... ma tu mi ci vedi a me? ... Io ho detto: “Questo è così... ma io me ne trovo uno meglio!”... e poi, uno dopo l’altro... beh! Che ridi? ... Non fare il cretino... oh... succede... vabbe’ due anni fa ho conosciuto Federico all’università... lui aveva 21 anni, stava nel corso mio, un anno dopo di me. Io gli esami li ho sempre fatti... però non c’ho mai avuto la fissa del primo della classe, cioè a lezione ci vado... ma se per caso mi trovo un ragazzo caruccio me ne vado in giro con lui e a lezione non ci vado proprio... oh! Mica mi pigliano gli scrupoli... un’ora di lezione e pure due le posso perdere, ma un ragazzo caruccio non me lo voglio perdere proprio... Vabbè... io lo vedo, ma manco m’ha fatto tutto questo grande effetto, caruccio è caruccio, ma ci sta pure di meglio, almeno, così, fisicamente, dico... Io allora a ragazzi stavo un po’ a secco... e mi sono detto: “Io ci provo!”... Mi avvicino, lo saluto... non so che pensare, il mio radar è disorientato... ho detto... “Ma non è che qui mi imbarco con etero?” ... Mi serviva qualche elemento in più. Chicco parlava solo di esami, niente ragazze... sai... è già molto... però la tramvata la puoi sempre prendere... allora ho detto: lasciamo perdere... lui non mi dava corda... insomma se un ragazzo ci sta, anche solo a chiacchierare lo capisci... ma lui era da manuale e mi faceva venire certi nervi! Parlava come un libro stampato e io ho detto: “Ma vaff... tu e tutta la spocchietta che c’hai! Io me ne trovo un altro!”... Così ho detto eh... però, sai, una cosa è dire e una cosa è quello che ti succede dentro... Sono andato a lezione e ho continuato a pensare a Chicco, io allora manco sapevo come si chiamasse... poi avevo due ore di pausa, in genere me ne vado in biblioteca perché è il posto ideale per guardarsi i ragazzi più carucci, ti metti lì con un libro davanti a fai finta di leggere... vabbe’, stavolta in biblioteca a fare il gaywatching non ci sono andato e mi sono messo a cercare Chicco in giro per l’università, non potevo entrare nelle aule dove c’era lezione ma io lo stavo cercando e mi sono detto: “Caro Sandro, ma tu ti stai rimbecillendo del tutto! ... Tu che corri appresso a un ragazzo che sì e no se t’ha guardato in faccia!”... oh... era così! Vebbe’ insomma, lo trovo nella biblioteca piccola del secondo piano... mi vado a sedere vicino a lui... perché io qualche volta sono proprio un disgraziato... ma mica si scompone... niente! Nemmeno un segno minimo, mi saluta, mi fa cenno di stare zitto perché lì non si può parlare... allora gli scrivo su un foglio: “A che ora vai vita? Così facciamo due chiacchiere”. Mi risponde “Adesso devo studiare perché ho un esame tra 20 giorni, ma grazie della proposta”. Una risposta ambigua e più provocante allo stesso tempo... io facevo finta di leggere e poi ogni tanto lo guardavo ma lui non mi guardava mai, pensava solo al libro... Lo guardo una volta, due e tre e poi mi rompo. Eh no! Io non posso perdere tempo appresso a questo! Mi sento un cretino, mi alzo per andarmene, gli faccio ciao con la mano, risponde allo steso modo, mi guarda e mi strizza l’occhio... Ma l’animaccia sua! Mi strizza l’occhio... non mi saluta come ci si saluta tra colleghi, mi strizza l’occhio... Io ormai l’avevo salutato. Me ne vado. Oh! Non riuscivo a togliermelo dalla testa... I giorni successivi l’ho visto sempre in biblioteca a studiare... io entravo, lo salutavo, lui mi strizzava l’occhio, poi un giorno mi fa segno con le mani – 10, come a dire che agli esami ci mancavano dieci giorni, poi abbiamo fatto il conto alla rovescia giorno per giorno. Sono andato a sentirlo agli esami ed era una cosa mostruosa, io delle cose che sapeva lui non ne sapevo nemmeno la metà. Ero arrivato quando lui stava già sotto e pensavo che si fosse fatto accompagnare da qualcuno ma non era così. Si è preso il suo 30 e lode (cose che io me le sogno!) come se niente fosse, poi si è avvicinato a me... e mi ha detto: “Eccomi...” Siamo usciti, mi ha invitato a fare colazione con lui. Parlava poco, era formale, io non sapevo che fare, un po’ mi sentivo a disagio, non tradiva nessuna emozione. Non sapevo proprio diavolo fare. Gli ho detto che era simpatico e che ero contento che l’esame gli fosse andato bene... il dialogo era lentissimo, al limite del’impossibile. Dopo due ore abbiamo preso la metro ma lui andava molto più lontano di me. Ero turbato e parecchio. Insomma il giorno appresso lo rivedo e passiamo due ore insieme, due ore strane ma non due ore perse, lui non se ne andava e io nemmeno, anche se non si parlava di nulla... insomma, siamo andati avanti così per qualche girono, oramai il fatto di vedersi e di parlare un po’ era diventato una cosa ovvia. Io mi sono detto: “Se non mi butto io qui finiamo impantanati”. Così un giorno, dopo un po’ di convenevoli generici, gli dico che dovevo dirgli una cosa importante e che volevo un po’ di riservatezza, ce ne andiamo fuori dall’università e gli dico: “Senti... io te lo devo dire, io sono gay”. Lui non si scompone, mi dice che lo aveva capito e che la cosa per lui non è un problema, ma la riposta che volevo da lui non era quella... e allora gli faccio la domanda diretta: “Ma tu sei gay?”... Mi dice solo “Sì” e non aggiunge una parola, non si scompone per niente nemmeno nel dirlo... allora insisto: “E se mi fossi innamorato di te?”... e lui comincia tutto un discorso stranissimo, mi dice che non è innamorato di me, poi mi chiede che cosa vuol dire innamorato... e io non so che dire... continuiamo a parlare... poi mi dice che si vede che io gli voglio bene ma lui pensa di non volermene, mi dice che all’amore non ci crede. Mi faccio coraggio e gli dico che io lo desidero proprio a livello sessuale, nel dirlo temo la sua reazione... mi risponde che anche lui mi desidera ma questo con l’amore non c’entra niente e che quello che prova lui non è amore ma solo egoismo, perché in fondo di me come persona non gliene importa nulla... mi dice che non farà mai l’amore con me perché non vuole giocare coi sentimenti... è turbato, molto turbato... gli propongo di fare un giro in macchina, accetta... Andiamo fuori città, non so che fare, non parla. Faccio un gesto azzardato, gli prendo la mano, il primo contatto fisico con Chicco. Io che ne avevo fatte di tutti i colori con lui mi sentivo imbarazzato, turbato... lui aspetta qualche secondo, evidentemente non sa che fare, non ritira la mano, non la ritrae ma non stringe la mia... passano decine si secondi da incubo, poi finalmente mi stringe la mano e la stringe fortissimo quasi a farmi male... poi si mette a piangere e dice che a volermi bene veramente non ci riuscirà mai. Prendo un fazzolettino, gli asciugo le lacrime mi fa un mezzo sorriso... lo sento vicinissimo ma non ho il coraggio di baciarlo. Restiamo in silenzio in macchina per moltissimo tempo senza guardarci in faccia, mano nella mano. Ogni tanto mi stringe più forte. Poi mi dice: “Riaccompagnami a casa, adesso sto bene, ma non ti voglio illudere”. Io sollevo la sua mano e la bacio, lui lascia fare, ormai il momento magico sembra finito, rimetto in moto e lo porto sotto casa. Mi saluta dandomi una carezza lievissima sulla mano, non aveva mai fatto una cosa simile... poi mi dice. “Con me devi avere molta pazienza... ti prego non mi abbandonare...” Lui è sceso, io pure, non se lo aspettava, l’ho abbracciato strettissimo e l’ho sollevato da terra, gli ho fatto proprio fare un giro di 360° senza toccare terra, poi l’ho baciato. Piangeva! La nostra storia è cominciata così!

martedì 18 dicembre 2007

BENVENUTO STEFANO

Ricevo nella posta del blog msn il seguente massaggio:
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Oggetto: ciao!!
Inviato: 17 dicembre 21.56
ciao!! mi chiamo stefano e sono un giovane ragazzo gay di 24 anni. mi sono imbattuto per caso nel tuo forum progetto gay e sono rimasto molto colpito per due ragioni: la prima è che non credevo che esistesse un oasi dedicata ai sentimenti gay in tutto il marciume di sesso e pornografia che galleggia su internet; e la seconda è che non pensavo che esistessero altre persone con la stessa voglia che ho io di uccidere la solitudine e di conoscere altri ragazzi gay per scambiarsi opinioni e stringere amicizia. io in questo momento mi sento molto solo, in quanto non ho nessun amico gay con cui condividere emozioni, pensieri e sentimenti. mi farebbe molto piacere entrare nel vostro bel gruppetto e scrivere anche io sul tuo forum, solo che, chiamami pure scemo, ma non riesco a rispondere ai messaggi!!! :-(( ecco, adesso ti starai facendo una risata... vabbè comunque spero davvero tanto che tu mi risponda, dove vuoi, o qui o sull'altra mail ... omissis ... p.s. bellissima la sezione poesia, a me piace molto scrivere poesie e mi piacerebbe se posso scriverne qualcuna sul tuo forum...
un abbraccio sincero
a presto
Stefano
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Carissimo Stefano,
leggo la tua e-mail alle ore 1.20 della notte, ma non posso esimermi dal risponderti subito. Non ti nascondo che la tua e-mail mi riempie di entusiasmo. La pubblicherò subito nella homepage di tutti i blog di Progetto Gay perché i ragazzi di Progetto Gay possano vederla al più presto. Come hai notato Progetto Gay non ha niente a che vedere con la pornografia e, aggiungo pubblica solo documenti veri di vita gay, raccolti da me nel corso degli anni o inviatimi dai lettori. Oggi pomeriggio un ragazzo (che ringrazio infinitamente) mi ha inviato alcune sezioni del suo diario, che pubblicherò a partire da domani. Mi sentirò particolarmente onorato se vorrai pubblicare tuoi scritti o commenti su Progetto Gay che è un blog che io ho avviato per dire la verità sui gay e per offrire ai gay che desiderano un confronto serio un luogo di discussione aperta in cui possano incontrarsi e scambiare valutazioni ed esperienze. I ragazzi di Progetto Gay, come avrai visto, hanno spontaneamente costruito un gruppo del tutto informale di amici che si rispettano e che si vogliono bene e che si mantengono in contatto tramite msn perché sono delle più diverse regioni d’Italia. Io li conosco ormai bene, siamo amici e passiamo spesso il pomeriggio in chat. L’ambiente è così bello, così vero, così pulito che i rapporti che si creano tra noi sono estremamente gratificanti. I ragazzi sono veramente persone ottime sotto ogni punto di vista e si vogliono bene. Io vivo delle soddisfazioni che mi dà il blog e soprattutto del calore umano che ricevo dai ragazzi del blog. Io credo che i ragazzi saranno estremamente contenti del tuo arrivo, esattamente come lo sono io. Benvenuto Stefano, spero vivamente (e ne sono sicuro) che tu possa trovarti veramente bene tra noi!!! Intanto ti invio il mio contatto msn tramite il quale spero di sentirti al più presto ... omissis ... .
Per il momento ti saluto e ti attendo su Progetto Gay. I ragazzi saranno contentissimi di avere un amico in più!
Un abbraccio!

domenica 9 dicembre 2007

AMORE GAY VERO

Stefano è il prototipo del ragazzo che vuole essere coccolato, che è un po' narcisista, che non sa stare solo e che ha bisogno di trovare delle vere gratificazioni nelle persone che per lui contano, ha detto che stasera andrà a dormire tranquillo e che si addormenterà subito perché gli capita sempre così quando parla con me anche solo di cose generiche. Penso che sia stato contento veramente e mi fa piacere veramente. Ma perché un ragazzo come Stefano si ferma a parlare con me? ... e in quel modo poi... Che gli passa per la testa? In un certo senso mi sento attratto da lui ma ho paura, paura che un ragazzo troppo giovane possa volere da me quello che non sono in grado di dargli, io ho 40 anni, lui non ne ha ancora 21. O forse io non ho proprio capito niente. Lui non mi ha mai detto in modo formale di essere gay, mi ha solo cominciato a parlare del suo ragazzo come se fosse la cosa più ovvia del mondo e come se fosse assolutamente scontato che l’avrei presa bene. Quando gli ho detto che ero gay anch’io mi ha detto che l’aveva capito dal primo momento ma ha continuato a parlarmi del suo ragazzo, con una immediatezza che io non riuscirei nemmeno a immaginare.
Con lui io non ho passato il limite della soglia di pericolo e mi sono mantenuto su livelli di parziale coinvolgimento e gli ho detto proprio che non mi sono veramente lasciato andare, lui mi ha detto che comunque le cose che ho detto a lui non le ho dette a tutti e questo gli basta, che se vorrà mi telefonerà e mi chiederà se voglio dirgli quello che penso veramente, così adesso io non avrò il problema del che fare. E' estremamente esitante e certe volte non sa che dire, quello che vuole è che si capisca l'atmosfera emotiva che vuole creare e che sia accettata senza discutere. Gli ho detto che alle persone che per me contano io non do mai la mano perché mi farebbe una strana sensazione, mi trasmetterebbe quasi una emozione pericolosa, quando mi ha salutato ha fatto un sorriso ripensando che non doveva darmi la mano, poi mi ha stretto il braccio destro e ha detto ciao Aldo. Dice di avere tentato il suicidio, forse è una interpretazione eccessiva però credo che possa finire in momenti di disorientamento totale, ha bisogno di essere guidato, ha bisogno di modelli veri, ha detto che quando dà la mano a qualcuno capisce che persona è dal modo di dare la mano, se si trasmette calore, energia.
Mi dice che quando sta vicino a me sente una forma di calore, poi si corregge, almeno di rispetto che lo fa stare bene. Gli chiedo che cosa vuol dire per lui stare bene, cioè quando sta bene, mi risponde che sta bene poche volte, per esempio quando riesce a fare l'amore come vuole lui, mi dice che mi paragona al suo attuale ragazzo e mi racconta la storia, il ragazzo è di ceto elevato, gli dice spesso che vuole vivere con lui ma lui non vuole perché si sentirebbe in gabbia, però ha cercato ed è riuscito a lasciare qualcosa a quel ragazzo, quel ragazzo adesso non ragiona più come prima, ha scoperto il suo lato emotivo, in pratica ha scoperto altre dimensioni della sua vita, mi dice che ha la presunzione di fare lo stesso con me e che lui è convinto che ci riuscirà, vorrebbe che io facessi qualche pazzia, che mi lasciassi andare, per darmi un'idea del lasciarsi andare è andato a scrivere col pennarello su un cartellone pubblicitario, dicendo che anche quella è libertà, poi ha giocato con un ragnetto che faceva passare da una penna al cappuccetto, poi il ragnetto è caduto a terra. Resto perplesso intanto dal fatto che continua ad andare a letto con l'attuale ragazzo pur sapendo che da un momento all'altro lo lascerà, dice che tutto questo per lui è importante, ma dice "lo faccio per lui, a me non importa nulla", non sta cercando qualcosa per sé, lui fa l’amore con quel ragazzo perché quel ragazzo ha bisogno di lui, anche se lui non lo ama. Dice che la vita non ha senso, che siamo molecole sperdute nell'universo, che sono solo meccanismi biochimici, ma quando gli dico che la vita ha senso, che rimanere a parlare in macchina per ore con lui ha senso, che serve a stare meglio e a fare stare meglio, si vede che è contento, vuole essere contraddetto quando dice cose negative, vuole una presenza forte che lo spinga ad andare avanti, ma mai una presenza che valuta, che giudica, vuole persone che gli vogliano bene, l'espressione può essere un'altra ma il senso è certamente questo.
Gli dico dei miei trascorsi, del fatto che volevo farmi prete, o forse che volevo trovare una soluzione in quel modo, una soluzione dignitosa, visto che mi sembrava che non avrei mai potuto avere quello che cercavo, gli ho detto delle esperienze con le donne, della signora sposata che pretendeva che io facessi l'amore con lei in albergo e io ho cambiato albergo, ha detto, “certo che per una donna sentirsi rifiutata è terribile”, gli ho parlato di Marina e del fatto che per me è importante e ha detto che Marina è una donna solo nel senso fisiologico, mi ha chiesto se avevo mai pensato di farmi una famiglia, la domanda mi è sembrata strana, mi ha detto che non è un’ipotesi assurda e che lui all’idea di farsi comunque una famiglia ci aveva pensato e che pensava che con una donna, almeno per fare un figlio, ci sarebbe stato, poi mi ha chiesto di nuovo se avevo pensato a farmi una famiglia, gli ho detto di no nel modo più deciso, mi ha domandato: "ma per scelta o per delusione?", ho risposto : "né l'uno né l'altro". Gli ho detto che in qualche modo lo stavo prendendo in giro perché i miei erano discorsi di fumo mentre la realtà è estremamente semplice ma non si può dire perché io ho paura, perché non mi fido fino in fondo, perché penso che sia troppo giovane per capire un mondo diverso dal suo. Mi ha guardato perplesso, non capiva che cosa potevo non avergli detto, secondo lui quando a un altro gli dici che sei gay non c’è molto altro da dire. Io non sapevo che dire, dirgli “mi sono innamorato di te” mi sembrava fuori posto e poi se non lo aveva capito da solo non sarebbe servito a nulla ma io in qualche modo penso che lo abbia capito, comunque non ho detto nulla. Lui è stato molto esitante sulla linea da seguire su questo punto, prima mi ha detto che lui non ha mai usato le cose che sapeva di altre persone per fare del male, e anzi non aveva mai fatto male deliberatamente a una persona se non a sua madre con la quale deve avere un rapporto difficile, poi però mi ha detto che avrei fatto bene a stare attento perché lui certe volte è spietato ed è meglio non fidarsi del tutto, questa risposta mi ha gelato e gliel' ho detto, mi ha risposto un po' evasivamente.
Gli ho fatto notare che talvolta fa citazioni poco pertinenti di cose non sue, mi ha risposto che le citazioni sono sempre di cose dette da altri ma che i discorsi che fa sono sempre i suoi, era un po' risentito e mi sono affrettato a dire che aveva ragione, anche perché il fatto stesso che ci stava rimanendo male significava che stava dicendo la verità. Dice di essere impaurito dai rapporti stabili perché si sente sostanzialmente poligamo, poi ha corretto, poligamo non solo con gli uomini, anche con le donne. In un certo senso sottolinea che non si farà mai mettere il guinzaglio e che se si metterà con qualcuno finirà certamente per tradirlo perché ha bisogno di molte esperienze perché ogni persona gli può dare qualcosa e nell'espressione "tradire" vedeva sia il lato fisico che quello affettivo e non credo che il secondo significato fosse meno importante del primo. Al principio il discorso mi sembrava duro da accettare, cercavo di paragonarlo con la mia esperienza e non mi ci ritrovavo molto, ma a pensarci bene, anche per me è un po' così, ho cercato di sottolineare l'importanza di un'unica persona ma in effetti non sono convinto che i rapporti importanti siano riducibili a uno. Credo che Stefano vada cercando una possibilità di essere accettato, di essere strano, di essere fuori schema e di essere amato lo stesso, lui è disposto a qualsiasi cosa pur di trovare un rapporto morbido e gratificante, si vedeva che era a suo agio e si vedeva che era contento veramente, aveva un po' l'idea in testa di essere uno che nella vita non concluderà nulla diceva che non vedeva un suo inserimento concreto, sarebbe rimasto sbandato, uno che va agitandosi sempre, che passa di fiore in fiore e che non riuscirà a trovare un posto che sia veramente suo, quello che mi stupisce è la possibilità di associare il suo modo di agire un po' da cucciolo, anche per l'età, con una determinazione molto forte e con questa tendenza ad andare sbandando e girando senza meta, lui non crede nel ragazzo ideale e nemmeno in qualche sogno particolare, non incarna i suoi desideri in una sola persona ma tende a diffonderli in tante persone, il sesso lo interessa ma non è la cosa fondamentale, anzi, ricerca la sua sicurezza attraverso strade stranissime e alla fine agendo d' istinto finisce per riuscire a trovare quello che vuole, desidera essere indirizzato, non avere degli obblighi ma dei modi di confrontarsi. Mi ha detto che qualche tempo fa pensava che avrebbe potuto diventare padre, che se mai gli fosse capitato di fare l’amore con una donna non avrebbe preso particolari precauzioni perché pensava che si sentiva disposto all’idea di avere un figlio. Ha detto che quando fa l’amore col suo ragazzo, ma non solo, non sempre usa il preservativo. Gli ho detto, sottolineando moltissimo la cosa, che deve stare attentissimo e che lasciarci la pelle per trascuratezza è veramente pazzesco, perché adesso sembra tutto un gioco al rischiare cose molto remote, ma il gioco si può trasformare in tragedia. Quanto ai figli, gli ho fatto una vera e propria predica, gli ho detto in modo molto determinato che con una ragazza si può fare tutto quello che si vuole ma a mettere figli al mondo ci si deve pensare solo se si è disposti a stare appresso ai figli, mi ha detto, sorridendo, che, se mai fosse capitato, ci sarebbe stato attento... e che ha capito quello che intendo, gli ho detto che i figli, specialmente se sono piccoli, devono subire la superficialità e il disinteresse dei genitori, perché non si possono difendere e ha fatto cenno di sì con la testa. Quando è andato al lavoro io l'ho aspettato fuori per sei ore, fino alla nove di sera, quando è uscito poi mi ha detto che quando stava al lavoro si sentiva più tranquillo, aveva un po' il modo di fare accattivante dei cuccioli, ma non sono riuscito a capire bene il discorso fatto e ripetuto più volte del non fidarsi mai totalmente di lui, che lui sa essere crudele, non dice cattivo, ma crudele, gli ho detto che l'interesse per le cose che faccio io lo misuro in pagine di diario, se scrivo poco di una cosa vuol dire che non mi interessa, se scrivo dieci righe mi interessa poco, se scrivo delle pagine vuol dire che mi interessa molto e che ho bisogno di oggettivare scrivendo e poi di rileggere per rivivere almeno tre volte la stessa avventura, ovviamente gli ho detto che di lui avrei scritto e avevo scritto moltissimo ed è stato contento, si vede che non è abituato al contatto col mondo adulto perché è remissivo e si sente nella condizione del "ragazzo", mi ha chiesto se io alla sua età mi comportavo come lui e in particolare se avrei preso iniziative come quelle che lui ha preso nei miei confronti, gli ho risposto che non mi sarebbe passato nemmeno lontanamente per l'anticamera del cervello.
Quando lo stavo riaccompagnando a casa mi ha detto: adesso devo inventare qualche storia, perché è tardissimo, dirò che sono stato al lavoro e che poi mi sono fermato a chiacchierare con un amico, in fondo è vero. Io gli ho detto "non sparire", mi ha risposto che non è sparito, che quest' anno ci siamo visti più o meno regolarmente una volta ogni due mesi e mezzo e che quando viene dalle parti mie passa sempre, non lo ha fatto solo una volta perché era arrabbiato ma non con me.

venerdì 30 novembre 2007

CRONACHE DEI BLOG DI PROGETTO GAY 2

Carissimi amici,
eccomi di nuovo a fare il punto della situazione e di cose da dire ne ho molte!
Innanzitutto saluto con un abbraccio Distillato... va bene, cercherò di essere meno criptico... insomma, allora lo dico chiaro, il fatto che mi hai promesso il tuo contatto msn mi fa “estremamente piacere”. E’ così... per chiedertelo ci sono voluti 30 post! ma poi, magari in maniera criptica ci sono arrivato... comunque... senza fetta! (il che vuol dire che ho già cominciato il conto alla rovescia).
Nei confronti di Loki mi sento veramente in colpa e lui sa perché, confesso che ci ho pensato parecchie volte e mi sono sentito cretino fino all’incredibile. Loki, quando apro msn e vedo che sei in linea mi verrebbe in mente di chiamarti... ma mi sento condizionato... la tentazione di chiamare è grande... ma tu che dici? Lo faccio? A me piacerebbe molto.
Ringrazio e saluto snapshot83, che ho sentito ieri sera. Non ci si sentiva da un po’, ma tra noi ormai non ci sono più formalità... Snap, ti posso garantire che ieri sera quando ho chiuso la chat mi sono sentito vivo come mi succede raramente! Ti sono vicino... lo sai benissimo che parlare con te, per me, è una cosa graditissima.
Ringrazio di cuore Emanuele, che ieri sera mi ha fatto riflettere sul “sentirsi in sintonia” e si è comportato con me come fa un amico vero che, quando serve, cerca di farti ragionare... Grazie Manufree!
A Javier, vorrei dire di stare su di tono, in certi giorni l’ho sentito in forma eccellente e animato da spiriti molto positivi... e vorrei sentirlo ancora così... Javier, non è facile, lo so, ma anche le malinconie piano piano passeranno...
A ReMindZ dico solo che ormai le paturnie non me la faccio venire più... e che quando parliamo è bellissimo poter parlare in modo totalmente libero, ormai la seriosità è superata e si scherza anche un po’... ReMindZ... lo sai, su una cosa sola mi sento di insistere: progettare a lunga scadenza... e tu sai che cosa voglio dire.
Saluto Codice che mi ha tirato su quando ho passato dei brutti momenti e gliene sarò sempre grato.
Saluto affettuosamente Rossana che ha avviato da poco il suo nuovo blog e Sara che è una persona di una sensibilità squisita dalla quale ho imparato quanta dignità e quanta generosità ci possa essere in una persona gay.
Saluto affettuosamente Fabio Matteo, il Topolino, un geniaccio aggressivo come un diavolo e dolce come un cucciolo.
E last but not least saluto Salvatore in procinto di avviare il suo nuovo lavoro... lontanissimo da casa... Ciao Salvo e in bocca al lupo!!
A questa lista ormai non brevissima devo doverosamente aggiungere Paolo, che dopo qualche giorno oggi ha postato un suo commento serissimo come al solito, commento che riporterò nella homepage sul quale mi soffermerò nel prossimo post.
Ma c’è un’altra novità. Ieri ho potuto contattare in chat Enrico un ragazzo di vent’anni che si sente molto solo. Enrico non è gay ma ha per i gay un rispetto profondo. Per me, parlare con lui è stato come aprire gli occhi su un mondo che non conoscevo. Io ho scritto tante volte che la vita di un ragazzo etero è in qualche modo più facile di quella di un ragazzo gay, eppure, ieri sera, parlando con Enrico, qualche volta ho avuto la nettissima percezione che la sensazione di esclusione, di solitudine e di marginalità non è affatto prerogativa dei gay. Enrico, da quanto ho visto, è in linea piuttosto raramente ma, onestamente, spero che si possa costruire un rapporto non superficiale perché credo di avere moltissimo da imparare da Enrico, se vorrà avere la pazienza di aprirmi gli occhi su tantissime cose che non conosco.
E adesso una notazione conclusiva... in certi giorni, tra post del blog da rimettere in forma adeguata e chat, sto al computer anche 12 ore di fila... beh... credo che nessuno possa essere più felice di me! ... Grazie, vi voglio bene!

martedì 27 novembre 2007

CHAT CON UN 32ENNE QUASI GAY

Riporto qui il resoconto di una chat con in 32enne “quasi gay”. Il senso di questa espressione si più capire solo dalla conversazione. Il testo è stato ricostruito rispettandone nel modo più rigoroso lo spirito. Sono stati omessi tutti gli elementi di possibile identificazione dell’interlocutore. Sottolineo che il nick fornitomi dal mio interlocutore non è mai risultato accessibile e dopo il 22 Ottobre non c’è stato nessun ulteriore contatto.

CHAT CON 32ENNE DEL CENTRO ITALIA
22/10/2007

ospite - 21:36 - ciao
gayproject - 21:37 - ciao
ospite - 21:37 - di dove?
gayproject - 21:37 - centro Italia
ospite - 21:38 - anch'io
gayproject - 21:38 - ... il mondo è piccolo...
ospite - 21:38 - certo
gayproject - 21:38 - che fai da queste parti?
ospite - 21:38 - cercavo persone divertenti
gayproject - 21:39 - in che senso?
ospite - 21:39 - in tutti i sensi
gayproject - 21:39 - mh...
ospite - 21:39 - tu come ti ritieni?
gayproject - 21:39 - non so se sono divertente... proprio non riseco a valutarmi sotto questo puto di vista... e tu?
ospite - 21:40 - a seconda dei casi e degli stati d'animo, quanti anni hai?
gayproject - 21:40 - ... è una risposta seria... dimmi quanti ne hai tu...
ospite - 21:41 - 32
gayproject - 21:41 - io... tanti di più, non ti spaventare!
ospite - 21:41 - 90?
gayproject - 21:41 - meno
ospite - 21:41 - 70
gayproject - 21:41 - meno
ospite - 21:41 - 60
gayproject - 21:42 - poco meno
ospite - 21:42 - ho indovinato al primo colpo
gayproject - 21:43 - ... come si sta a 32? Io ho perso la memoria...
ospite - 21:43 - sono nel pieno della vita spero che duri cosi, gli do dentro
gayproject - 21:43 - che bella risposta! MERAVIGLIOSA!
ospite - 21:44 - tu invece?
gayproject - 21:44 - tutto sommato mi va benino... e mi sento piuttosto soddisfatto...
ospite - 21:45 - il sesso?
gayproject - 21:45 - dimmi di te e poi di dico onestamente
ospite - 21:45 - cerco di fare più esperienze possibili
ospite - 21:46 - soprattutto con donne
gayproject - 21:46 - ma non solo?
ospite - 21:46 - non solo
gayproject - 21:46 - ok... quindi non hai cercato gayproject per caso
ospite - 21:47 - credo di no
ospite - 21:47 - che vuol dire gayprojet?
gayproject - 21:48 - sei una persona seria... ti spiego... con un nome così...
gayproject - 21:48 - è ovvio quali sono le mie preferenze...
ospite - 21:48 - certo
gayproject - 21:48 - ho avvito un progetto... serio!
gayproject - 21:49 - Ho aperto tre blog... che sono frequentatissimi da gente serissima
gayproject - 21:49 - e sono Progetto gay, Storie gay e Storie gay e non solo
ospite - 21:50 - aperti anche ai non gay?
gayproject - 21:50 - ho avuto diversi commenti di non gay...
gayproject - 21:50 - e anche cose estremamente serie
ospite - 21:51 - la sensibilità delle persone gay è unica
gayproject - 21:51 - no... aspetta... lascia stare i miti!
gayproject - 21:52 - tramite quei blog
ospite - 21:52 - lo dico per esperienza
gayproject - 21:52 - ... allora hai il mio massimo rispetto
gayproject - 21:52 - tramite quei blog ho conosciuto dai ragazzi gay che sono persone splendide!
gayproject - 21:53 - Ma prorio gente di levatura morale altissima!
ospite - 21:53 - non mi dici niente di nuovo
gayproject - 21:53 - ti lascio parlare... e anzi sono curioso
ospite - 21:54 - scusa
ospite - 21:54 - era riferito alle persone
gayproject - 21:54 - sì... ho capito...
ospite - 21:54 - di altissima levatura morale
ospite - 21:55 - parlami dei blog
gayproject - 21:55 - sì... sono blog gay... chiaramente...
gayproject - 21:55 - ma sono seri, cioè non c'è niente di pornografico
gayproject - 21:55 - non ci sono foto...filmati... solo testo scritto...
gayproject - 21:56 - e ci sono post che mi mandano e che io pubblico lì...
ospite - 21:56 - capisco
gayproject - 21:56 - e sono cose vere... autentiche...
gayproject - 21:56 - se uno vuole sapere che cosa sono i gay
gayproject - 21:56 - lo può leggere
gayproject - 21:57 - e ne viene fuori un'immagina autentica...
gayproject - 21:57 - per me è un impegno morale di fondo!
gayproject - 21:57 - Non lo dico per dire...
gayproject - 21:57 - sono cose che mi danno tantissimo!
gayproject - 21:57 - e poi ricevo commenti unici!
gayproject - 21:58 - cose di una serietà incredibile...
gayproject - 21:58 - se vuoi ti passo il link...
ospite - 21:58 - ok grazie
gayproject - 21:58 -
http://progettogay.myblog.it/
ospite - 21:59 - lo visiterò sicuramente
gayproject - 21:59 - questo blog ha moltissimi contatti al giorno
ospite - 22:00 - complimenti!! tutta opera tua?
gayproject - 22:00 - ci lavoro dalla mattina alla sera e pure la notte!
gayproject - 22:01 - e poi ho modo di conoscere gente come si deve...
gayproject - 22:01 - e si creano dei rapporti di stima personale
ospite - 22:01 - sono contento ti averti conosciuto
gayproject - 22:01 - anche io... poso metterti tra gli amici?
gayproject - 22:01 - ... ma sei un ospite!
ospite - 22:01 - non mi troverai sono ospite
ospite - 22:02 - mi faro vivo io sicuramente
gayproject - 22:02 - perché non ti registri... mi farebbe piacere...
gayproject - 22:02 - magari sul blog!
ospite - 22:02 - lo farò contaci
gayproject - 22:02 - Sono contento di averti conosciuto!
ospite - 22:02 - idem
gayproject - 22:02 - ok! In bocca al lupo!
ospite - 22:03 - anche a te a presto!!!
gayproject - 22:03 - CIAO!


Continua con altro nick dopo 20 minuti.

ospite - 22:23 - ciao, sono l'ospite di prima, ho visitato il tuo blog
gayproject - 22:24 - COME L'HAI TROVATO?
ospite - 22:24 - me lo hai dato tu
ospite - 22:24 - molto bello
gayproject - 22:24 - VERAMENTE?
ospite - 22:24 - complimenti
gayproject - 22:24 - ne sono felicissimo!
gayproject - 22:25 - sia che l'hai trovato passabile
gayproject - 22:25 - sia che sei ritornato per dirmelo!
gayproject - 22:25 - queste sono cose che danno proprio dei momenti di felicità!
ospite - 22:25 - ho visto la passione che ci metti
gayproject - 22:25 - ci lavoro giorno e notte...
gayproject - 22:26 - e hai letto un po' do commenti?
ospite - 22:26 - ho letto quel tuo sfogo se cosi possiamo chiamare
gayproject - 22:26 - quale?
gayproject - 22:27 - l'ultimo?
gayproject - 22:27 - quello del post sulla masturbazione?
ospite - 22:27 - riguardo a quel ragazzo 22enne
ospite - 22:27 - si
ospite - 22:27 - esatto
gayproject - 22:27 - è un fatto vero!
gayproject - 22:27 - quando mi capitano quelle cose...
gayproject - 22:27 - mi chiedo...
gayproject - 22:28 - ma questi hanno capito che vuol dire gay?
gayproject - 22:28 - e credo proprio di no!
ospite - 22:28 - per me quelli sono solo sfoghi sessuali di persone inappagate
gayproject - 22:29 - sono frustrazioni profonde...
gayproject - 22:29 - e si cerca di non capire... e di prendere le cose giocando giocando...
ospite - 22:29 - sono d’accordo
gayproject - 22:29 - non so se hai visto un blog gay che ho citato...
ospite - 22:29 - no
gayproject - 22:29 - sta in un post dedicato a Surfer... che me lo ha mandato...
gayproject - 22:30 - si tratta di un blog scritto da due ragazzi di 23 anni
gayproject - 22:30 - scritto a due mani...
gayproject - 22:30 - ma è tra le cose più bello che ho letto in vita mia!
ospite - 22:30 - lo guarderò certamente
gayproject - 22:30 - se ti capita dagli un'occhiata...
gayproject - 22:31 - quello è il mondo gay come lo vedo io... e forse non solo io!
gayproject - 22:31 - un mondo d'amore vero... in quel blog
gayproject - 22:31 - ieri sera ho letto una espressione che non dimenticherò...
ospite - 22:32 - puoi dirmela ?
gayproject - 22:32 - certo...
gayproject - 22:32 - i due ragazzi raccontavano
gayproject - 22:32 - di una nottata passata insieme a letto...
gayproject - 22:32 - ma non parlavano di sesso...
gayproject - 22:33 - ma dicevano che stavano "accucciolati" insieme sotto le lenzuola
gayproject - 22:33 - ed è un'espressione bellissima!
ospite - 22:33 - certo
ospite - 22:34 - grazie di tutto
gayproject - 22:34 - di che?
ospite - 22:34 - del tempo che mi hai dedicato
gayproject - 22:34 - ma è un piacere!
gayproject - 22:34 - e lo dico con la massima sincerità!
ospite - 22:35 - guarderò il blog di giorno con meno stanchezza addosso e magari mi iscriverò
gayproject - 22:35 - se devi andare vai...
gayproject - 22:35 – però mi piacerebbe chiederti una cosa...
ospite - 22:35 - dimmi
gayproject - 22:36 - ti vorrei chiedere che esperienza hai tu del mondo gay...
ospite - 22:36 - solo amicizie vere
gayproject - 22:36 - notevole! Adesso una cosa te la dico io...
ospite - 22:37 - dimmi
gayproject - 22:37 - se ho un minimo di tempo... vado?
ospite - 22:37 - dove
gayproject - 22:37 - cioè... dico? Mi dai tre quattro minuti di tempo?
ospite - 22:38 - ok
gayproject - 22:38 - ti volevo dire che
gayproject - 22:38 - io adesso mi sento realizzato... ho avuto sia gay che etero che hanno voluto bene
gayproject - 22:42 - tu pensa se io posso pensare che tra gay e etero ci sono barriere!
gayproject - 22:42 - Per me non ce ne sono mai state!
gayproject - 22:43 - In fondo sono stato fortunato!
gayproject - 22:43 - e vorrei fare qualche cosa di buono...
gayproject - 22:43 - per tanti ragazzi gay che passano brutti momenti...
ospite - 22:43 - lo stai gia facendo
gayproject - 22:43 - quando sto in chat con loro si crea un'atmosfera di partecipazione profonda...
gayproject - 22:44 - ce ne sono alcuni che stanno all'università...
gayproject - 22:44 - so quando hanno gli esami...
gayproject - 22:44 - e li chiamo per dire in bocca al lupo e sono contenti!
gayproject - 22:44 - E non sono cose stupide!...
gayproject - 22:44 - E parlaimo di tutto... di sesso meno che di altre cose!
gayproject - 22:45 - io penso che c'è tanto bisogno di rispetto, di confronto... di vivere in modo non aggressivo...
gayproject - 22:46 - qualche volta, quando scrivo un post un po' sul negativo... mi chiamano per chiedermi come va!
gayproject - 22:46 - ecco la mia vita è questa!
gayproject - 22:46 - ma è bella!
gayproject - 22:46 - e ne sono felice!
gayproject - 22:46 - e anche si avere trovato te sono felice...
gayproject - 22:46 - etero... ok!
gayproject - 22:46 - Dov'è il problema?
gayproject - 22:47 - Se non lo hai tu... figurati io!
gayproject - 22:47 - Che tu sia andato a vedere il blog mi fa estremamente piacere!
gayproject - 22:47 - e che tu sia tornato in chat ancora di più!!!
ospite - 22:48 - io credo di essere etero ma cosa importa
gayproject - 22:48 - dici credo perché non ne sei sicuro al 100%?
ospite - 22:48 - semplicemente perche non mi importa
ospite - 22:48 - sto bene cosi
ospite - 22:49 - mi piace il tuo mondo
gayproject - 22:49 - per carità... non voglio invadere...
gayproject - 22:49 - non sia mai...
gayproject - 22:49 - Una persona come te deve avere un rispetto totale...
gayproject - 22:50 - quanto al mio mondo... sì... io ne sono felice...
gayproject - 22:50 - più conosco il mondo gay "serio" e più ne sono innamorato!
ospite - 22:50 - ti stimo profondamente!!
gayproject - 22:51 - anche io!
ospite - 22:51 - e ti chiedo di continuare
ospite - 22:51 - perche non fai poco
gayproject - 22:51 - ma tu non sai quello che ricevo!
ospite - 22:51 - tu non sai quello che dai
gayproject - 22:52 - In certi momenti mi sento veramente vivo!
gayproject - 22:52 - anche adesso!
gayproject - 22:52 - non so perché si creano certi momenti di contatto istintivo forte...
gayproject - 22:52 - io noto una cosa nella nostra chat... che mi colpisce molto...
gayproject - 22:53 - E' una cosa seria!
gayproject - 22:53 - non dici cose banali...
gayproject - 22:53 - fin dall'inizio non hai fatto quello che fa la gente che non posso sopportare...
gayproject - 22:53 - cioè non hai cominciato a fare domande...
gayproject - 22:54 - ma hai anche parlato di te e in modo serio!
gayproject - 22:54 - è ovvio che poi a un dialogo di questo livello non si può rispondere in modo stupido!
ospite - 22:55 - grazie
gayproject - 22:55 - mi piacerebbe molto allargare il discorso
gayproject - 22:55 - ma c'è una regola da seguire... il rispetto totale...
gayproject - 22:55 - la non invadenza!
gayproject - 22:55 - La persona innanzitutto!
ospite - 22:56 - spero di ritrovarti
gayproject - 22:56 - mi ritrovi certamente...
ospite - 22:56 – ti do il mio nick registrato se vuoi
gayproject - 22:56 - SI!!!
ospite - 22:57 – [... omissis...]
gayproject - 22:57 - aspetta... se possiamo passare a una chat con quel nick
gayproject - 22:57 - ti posso mettere tra gli amici
ospite - 22:57 - si
gayproject - 22:57 - ci puoi passare tu usando il nick registrato?
ospite - 22:58 - non posso
gayproject - 22:58 - perché?
ospite - 22:58 - sto per staccare
ospite - 22:58 - sono distrutto
gayproject - 22:58 - però... no so come si fa... perché sono su questa chat solo da oggi pomeriggio!
ospite - 22:59 - ti trovero io allora
gayproject - 22:59 - benissimo!!!
ospite - 22:59 - ti metto tra gli amici
gayproject - 22:59 - GRAZIE!!!!
ospite - 22:59 - e vedo quando sei connesso
gayproject - 22:59 - MI HAI FATTO FELICE!!!
ospite - 22:59 - anche tu a me
ospite - 22:59 - ciao buona notte
gayproject - 23:00 - buonanotte!!!

giovedì 8 novembre 2007

GAY E RISPETTO

Vengo ora dalla chiusura di una chat che mi ha sconcertato. Una persona ha carpito la mia buona fede, ha letto il blog, ha dialogato con me in chat più volte e oggi mi ha detto chiaramente che ha chattato con me perché sta cercando argomenti per cose che intende scrivere. Ho chiuso la chat e ho cercato il modo per eliminare il contatto, prima che eliminassi il contatto mi ha richiamato e mi ha detto che ha il diritto di fare quello che vuole! Ho finalmente trovato come eliminare il contatto e l’ho fatto immediatamente. Non pensavo che potessero succedere cose del genere ma me ne resta un’amarezza di fondo. La mancanza di rispetto arriva fino a questo punto.

mercoledì 17 ottobre 2007

CIAO ERY

Ciao Ery,
mi hai fatto un regalo meraviglioso! Un commento come il tuo (sul blog "progetto gay") è il segno della persona che sei! E mi sento onorato dal fatto che ragazzi come te e come Fabio leggano i miei blog. Una cosa del genere l’avevo sognata ma non avrei osato sperarla e invece si è realizzata. Le cose che hai scritto mi commuovono, e l’idea di avere messo un sorriso sulle labbra di Fabio, per me, è una cosa esaltante. Lo dico perché è assolutamente vero! Anche se conosco Fabio solo attraverso il suo meraviglioso blog.
Grazie Ery! E’ la prima volta che scambio due righe con te ma mi rendo conto che dici le stesse cose che direi io e le dici con un entusiasmo e con una partecipazione che è quella che provo anche io nei momenti migliori. Nelle cose che scrivi mi ritrovo profondamente. Noi abbiamo un’anima! Accidenti! E’ vero! E’ verissimo! Quanto tempo ho sprecato nella vita per correre appresso a falsi obiettivi! Come dice Fabio, l’unica cosa seria è essere quello che si è. Per me, che ho quasi 40 anni più di voi, vedere che ci sono ragazzi che non si vergognano di essere gay e che anzi sono felici di esserlo, come lo sono io, è una cosa importantissima. Quando uscirò di scena, se ci saranno ragazzi come voi, il mondo sarà migliore! E credo profondamente in quello che ho appena detto. Oggi, per me è stata una giornata speciale! Mi avere regalato una giornata di felicità! ... io mi chiedo: ma come fa chi non è gay a capire una cosa del genere? Mi piacerebbe che questi contati non si perdessero perché quando si incontrano persone speciali si desidera inevitabilmente che i contatti durino nel tempo. Grazie Ery!

giovedì 6 settembre 2007

QUESTI LEONI - ROMANZO GAY di GAYPROJECT

QUESTI LEONI
ROMANZO GAY
di gayproject


Cari amici, ho finito oggi di pubblicare il mio primo romanzo breve gay in Italiano. E’ la storia d’amore di due ragazzi uno gay e uno etero che stabiliscono tra loro un profondo e difficile rapporto d’amore. Qui avete i link ai singoli capitoli.

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Tutti i diritti sono riservati.

QUESTI LEONI 7 - ROMANZO GAY

QUESTI LEONI 7
ROMANZO GAY 1986
CAPITOLO 7
ULTIMO CAPITOLO
Angelo piangeva, rimase sveglio per buona parte della notte con il cervello in continuo movimento, non si era mai sentito così, i suoi schemi, la sua prudenza, le sue paure uscivano sconvolte dall’incontro con Marco, le speranze nascevano e il desiderio d’amore si faceva sentire in modo inatteso anche da chi pensava di essere immune per esercizio di astinenza forzata. La sensazione che Angelo provava era dolcissima ma mista a qualche vena di angoscia per la sensazione di un futuro che incombe su un passato di sogni e su un presente d’amore. Il giorno seguente era domenica. Marco non aveva proposto nulla ad Angelo perché era già impegnato con alcuni suoi compagni di scuola, sarebbero andati insieme al lago di Bracciano. Alla gita andarono pure persone sconosciute, tra esse una ragazza più o meno dell’età di Marco, di nome Antonella. Nè Marco nè Antonella erano in coppia, fu quindi quasi ovvio che si trovassero insieme. Scambiarono delle battute molto timide e scontate già sull’autobus, a Bracciano poi persero di vista la comitiva e decisero di stare per conto proprio, parlavano di scuola, di letteratura, Marco si sentiva libero, raccontava, rideva, faceva battute. Poi il discorso si fece più personale e diretto.
- Ma tu ce l’hai una ragazza?
- Adesso no.
- E perché no?
- Perché mi sono reso conto che stavo meglio solo.
Marco si accorse di avere fatto un errore si affrettò a correggersi.
- Non lo so, prima stavo in continua agitazione, adesso sono più tranquillo.
- Però stavi meglio prima?
Marco sentì di essersi messo in un vicolo cieco, ebbe la chiara impressione di essersi o meglio di essere costretto a recitare.
- Certe volte tu da una ragazza vorresti comprensione, chiarezza e poi ti accorgi che non ti capisce, cioè che non sta cercando te a chissà che cosa, certo poi ci stai male ma che puoi fare, quando non va non va.
- E di amici veri ne hai?
- Ma che vuol dire amici veri?
- Che ti capiscono, che ci stai bene insieme.
Marco capì che non aveva senso affrontare neppure questo argomento.
- No, amici così non ne ho.
- Ma ti senti solo?
- ma no, neanche, perché?
- Così tu cerchi di difenderti... e poi guarda, la gente che c’hai intorno non ti sta nemmeno a sentire... guarda io ti capisco tanto, io credo che in qualche modo mi somigli, ci si può capire solo se ci si somiglia molto.
- Mah!
Antonella prese Marco per mano.
- Ti dispiace?
- No, anzi.
- Ci sediamo sull’erba?
- Qua?
- Ecco, così.
Antonella si distese sull’erba poggiando la testa sulle gambe di Marco, Marco viveva il contatto fisico con Antonella quasi dal di fuori chiedendosi che cosa lei potesse provare, che cosa si aspettasse da lui, Antonella continuava a parlare aspettando da Marco un incoraggiamento che non veniva.
- Marco, mi dici che cosa stai pensando?
- Mi viene in mente García Lorca.
- E perché proprio García Lorca?
- Così.
L’argomento cadde in questo modo.
- Senti, perché non mi vieni a trovare domani?
- Domani non posso, magari un altro giorno.
- Ma che devi fare?
- Ho preso un impegno già da molto tempo.
All’ora di pranzo comprarono dei panini, fecero una lunga passeggiata sul lago e poi decisero di rientrare.
- Ma lo sai che sei timido in modo impossibile?
- Perché?
- Perché quando stavamo sul prato mi aspettavo che mi baciasi e tu ti sei fatto centomila scrupoli.
- Ma non è timidezza.
- E che cosa è?
- E’ che non sei la mia ragazza e forse non ci capiamo molto.
- Va be’, va’, è meglio che torniamo a Roma.
Il discorso continuò sull’autobus.
- Perché non mi dici quello che pensi veramente?
- Perché non c’è niente da dire.
- Va be’, lasciamo perdere.
A Roma si salutarono in modo molto formale. Marco era felice di non aver parlato di Angelo, quello era il suo segreto. Marco però coglieva pure il fatto di aver accettato di recitare con Antonella, l’obbligo di dire la verità non gli sembrava vincolante, in altri tempi avrebbe cercato comprensione e dialogo adesso tutto questo era inesistente, l’urgenza della verità si limitava ormai solo ai rapporti con Angelo. Quando Marco rientrò a casa telefonò subito ad Angelo.
- pronto.
- Ciao!
- Come va?
- Bene, e tu?
- Bene, non mi posso proprio lamentare!
- Che stavi facendo?
- C’avevo un lavoro da finire, niente di speciale... e tu?
- Io oggi sono andato a Bracciano.
- A fare che?
- Niente, così, con un po’ di gente di scuola, se no sarei venuto a trovarti.
- E’ vero?
- Sì, comunque vengo domani pomeriggio.
- Va bene, però ti poso chiedere una cosa?
- Dai.
- Non ti creare doveri che non esistono.
- Ma io vengo per me, mica per te.
- Ah!
- Va be’, su, tanto hai capito, anzi domani ti racconto pure una cosa che m’è capitata oggi...
- Cioè?
- No, dai, te la racconto domani...
- Dai, racconta adesso...
- Ho conosciuto una ragazza, abbiamo passato la giornata insieme... si stava bene...
- Scusa, sei convinto di volermi parlare di queste cose?
- No, dai, adesso stammi a sentire ché puoi capire benissimo, all’inizio stavo bene, si parlava di tante cose, insomma si stava bene.
- Senti Marco, tu qualche tempo fa dicevi che volevi tenere per te il tuo privato... perché adesso mi dici queste cose... sono tue...
- No, il fatto è che non sono mie, cioè mi piacciono finché le penso, ma poi, quando mi ci trovo, mi sento al di fuori, mi sembra tutto un gioco.
- ...
- Adesso parla però.
- Non è facile parlare senza dire scemenze, io credo che ci vuole tempo, bisogna riuscire a conoscersi bene, a capirsi.
- Senti, ma tu qualche volta sei stato vicino a una ragazza?
- Sì...
- E come reagivi?
-... Dipende, se non mi sentivo aggredito stavo bene, cioè io contro le ragazze non c’ho niente, ci parlo volentieri, ci vado d’accordo, la preoccupazione vera è che capiscano male e possano fraintendere le mie intenzioni, allora possono essere pasticci. Però io per certe ragazze ho provato tenerezza, affetto,, affetto vero, però questo quando non erano innamorate di me... cioè, per assurdo, con certe ragazze ho provato pure qualche cosa di tipo sessuale, al limite ci avrei pure fatto l’amore... forse no, comunque ho provato qualche cosa, quello che mi fa paura è vedermi con le spalle al muro, senza possibilità di scappare. Che ti devo dire, ma a te che cosa ti è capitato?
- Non lo so, mi sembrava di partecipare a un gioco, di recitare... adesso io questa ragazza non la conosco, sarà pure questo, però certe volte mi chiedevo che stavo a fare lì. Mi sembrava tutta una cosa assurda.
- ma tu ci sei rimasto male?
- Di che?
- ... del fatto che magari ti aspettavi di reagire in un latro modo...
- Ma in fondo io non mi aspettavo niente di diverso, cioè lo sapevo che sarebbe andata a finire così, lo sapevo fin dall’inizio.
- E allora perché ti ci sei messo?
- Io non mi ci sono messo, ci sono capitato.
- Beh adesso non lo so questo fino a che punto può essere vero.
- No, è così, è che uno comincia a parlare e poi non si sa dove si va a finire, adesso l’impressione che ho avuto io è stata che a quella ragazza non c’avevo niente da dire, tu adesso, però, non pensare che questa storia per me significa qualche cosa, te l’ho raccontata per sapere quello che ne pensavi tu però è una cosa che non significa niente, anzi stasera ti volevo chiedere del film di ieri.
- Quale?
- Ritratto di famiglia in un interno di Visconti, l’hai visto?
- Lo conoscevo già da prima.
- E che ne pensi?
- penso che è una tipica storia d’amore di un certo tipo, il vecchio professore è quello che non ha vissuto, che si è costruito a fatica il suo castello di certezze, il rapporto tra lui e il ragazzo sembra un rapporto padre-figlio, ma è un timidi tipico rapporto tra amanti, fatto di stima, di rispetto, quasi di timore e poi la fine è la morte per entrambi, non riescono più a vivere come prima, dopo che si sono conosciuti...
- Ma tu perché dici che il movente di fondo è di un certo genere? Cioè nel film, almeno apertamente, non c’è niente di tutto questo.
- Non c’è niente? E’ tutto una sinfonia dall’inizio alla fine. Guarda che certe cose non hanno niente di cinematografico nel senso stupido del termine, sono cose serie, della vita comune e col sesso inteso alla maniera dei film pornografici non c’è proprio nessun rapporto, per questo il film di Visconti è un capolavoro, perché ti fa capire certe cose come sono, senza etichette e preconcetti. Chi sa che cosa sono queste cose non ci ride mai sopra perché non c’è proprio niente da ridere.
- ... l’altro giorno parlavo con un insegnante che sta in un istituto dove c’è il convitto, lui parlava di un ragazzo di sedici anni che si era innamorato del compagno di banco. Senti, guarda, diceva certe cose... io l’avrei... che ne so, mi faceva rabbia, non lo so, diceva: “ma con tante belle ragazze che ci stanno in giro...” oppure diceva che quel ragazzo se ne stava imbambolato come un cretino, adesso quello magari si è rovinato la vita per una cosa del genere.
- Guarda che la gente che dice che questi problemi non esistono e che c’è piena tolleranza o cose del genere dice cose assurde... adesso non c’è più la galera ma il condizionamento sociale è fortissimo.
- Senti ma per il fatto che non sei sposato ti hanno mai guardato strano?
- Beh, ancora sono giovane ma qualche volta è successo, penso che con gli anni sarà più difficile... adesso poi non è più come prima, il matrimonio è meno un vincolo sociale obbligatorio, ma prima c’era poco da fare e poi moltissimi personaggi di un certo mondo erano sposati, non lo so, da Wilde a Gide a Bourroughs, addirittura Addinton Symmonds, uno di quelli che hanno scritto le cose più esaltate e più belle su certe cose era sposato e aveva quattro figlie. Tutta questa gente si è sposata... adesso, se l’alternativa è sposarsi o stare solo, può anche essere meglio sposarsi, però l’alternativa non dovrebbe essere questa...
- Va be’, ma di fatto non c’è niente da fare...
- Sì, in un certo senso è così, non lo so, se penso a me stesso penso che potrei anche sposarmi, così, per tranquillità, per avere una copertura o anche per comodità, ma credo che poi ci starei stretto, preferisco andare avanti come adesso, anzi il fatto stesso che posso parlare di queste cose mi sembra del tutto eccezionale e adesso come adesso mi basta... certe volte mi torna in mente che tanto, quando ti stuferai sarò solo un’altra volta.
- Ma guarda che magari non mi senti per qualche mese però io non sparisco, prima o poi mi rifaccio vivo.
- Sì, questo l’ho visto ma il tempo cambia tante cose.
- No, guarda, io non sono di quelli che dicono addio, io dico solo ciao, non mi piacciono i tagli senza ritorno, e poi non mi piace fare i conti sul futuro, tu pensa adesso, adesso io sto qua e tu pure... basta così.
- E’ già talmente tanto che non me lo sarei aspettato e dopo credo che riuscirei a campare anche solo di ricordi.
- Ah! Ancora?
- Niente! Non ho detto niente! Basta!
- Allora ci vediamo domani più o meno verso le tre.
- Perfetto.
- Allora Ciao.
- Ciao!...
- ... la sai una cosa?
- Quale?
- Senti che devi fare adesso?
- Niente.
- Mi richiami?
- Benissimo.
- A subito.
- Ciao.
- Pronto!
- ... allora come va?
- Mah! Non c’è male, e tu? Anzi senti, mi dici una cosa?
- Che cosa?
- Ma perché pensi che resterai solo? Io credo che pure se avrò il mio mondo... non credo che cambierebbe molto, cioè posiamo restare amici, mi dispiacerebbe rinunciarci... dai, e tu che pensi?
- Non lo so, non lo so veramente , senti, non mi far fare discorsi assurdi, non riesco a farli nemmeno con me stesso.
Credo che sia solo questione di tempo, ma poi è logico, cioè uno lo sa in partenza, l’assurdità di queste cose è tutta qui, non ci puoi fare niente e basta. Senti, se prima di parlare chiaro ero in crisi, adesso è peggio, io pensavo che sarebbe finito tutto, magari pure male, adesso certe volte vorrei che tu non ci fossi, cerca di capire, io devo aspettare che tu te ne vada e mi devo augurare per te e pure per me che succeda subito, siccome finisci per contare più di me io devo cercare di allontanarti perché penso che per te sia meglio.
- Adesso lasciamo perdere il futuro, quello che è meglio per me adesso lascialo decidere me, non mi mettere il problema del dopo, cioè, io adesso sto bene così, quello che succederà dopo non lo so.
- Ma guarda che adesso, a parte tutto questo, tu al futuro ci devi pensare.
- No, io adesso sto qui a discutere con te, per me significa passare una serata che mi sta bene. Basta! Perché, tu dici che è poco? Per me non è poco. Per adesso sto bene così... vedi, è questo che ti rovina, questo arzigogolare... cioè io lo so quello che pensi, ma a dopo non ci voglio pensare.
- ...
- ... Dai, che c’è?
- C’è che forse hai ragione... tu una serenità ce l’hai...
- Sta’ zitto va’, lasciamo perdere...
- Dobbiamo proprio lasciare perdere?
- E’ meglio! Però guarda non mi piace quando assumi un po’ questo atteggiamento vittimistico, mi sembra che tu rinunci a tutto in partenza...
- Va be’, ma che dovrei fare? Io la faccia di vivere allo scoperto non ce l’ho, sono riuscito a parlare con te proprio perché pensavo che te ne saresti andato subito, magari pure ricordandoti di me come una persona onesta e questo mi sarebbe bastato, adesso, così, mi metti in crisi, però vuol dire solo rinviare la soluzione che mi aspettavo subito, mettiamo che tu mi avessi risposto in un altro modo... hai capito quello che intendo dire... eh, cioè, se nei tuoi confronti ci fossero state altre possibilità ... mi avresti distrutto a pezzettini, avrei avuto dei problemi spaventosi e credo che all fine sarei scappato via, cioè avrei preferito stare solo...
- Mah! Io non ci credo molto.
- Beh! Non lo so, almeno penso, credo che sarei stato in crisi in modo assurdo.
- No! Non ti sarebbe sembrato vero, avresti cambiato vita... e basta!
- Mah! Questo non credo proprio, cioè non lo so...
- Tu ti crei tutti questi ragionamenti perché sei solo, capisci, se non fossi solo costruiresti ragionamenti completamente diversi. Adesso scusa se dico quello che penso, tu ti devi sentire buono per forza, tu sei uno come si deve e guarda, te lo dico io, gente come te ce n’è proprio poca, però tu devi giocare al martire, scusa, adesso non ti offendere, adesso tu con me parli come parli con te stesso, ma u non parli chiaro nemmeno con te stesso...
- Cioè?
- Dai che lo sai benissimo.
- Ma scusa, anche se fossi chiaro fino in fondo che cosa cambierebbe?
- Tu hai paura della gente, per questo sei una brava persona anche nel senso stupido del termine.
- Ma che dovrei fare? Io ci posso provare, ma tanto non serve a niente...
- Senti, se io domani vengo da te con un orecchino e pure a destra, tu poi esci con me per la strada, in tram... e in tutti gli altri posti?
- Bah! Ma tu pensi che la libertà sia questa?
- No! Ma se non c’è neanche questa, figurati come ci può essere il resto! Lo vedi che tu vivi nel mondo dei sogni Guarda che il mondo è quello che è...
- Va be’, ma se per una libertà di quel genere io poi ci devo perdere la faccia definitivamente è meglio che lascio perdere.
- Senti, ce l’hai una tuta da ginnastica?
- Sì.
- Allora domani andiamo a correre ai giardini dell’Eur, adesso non mi dirai che questo ti mette in crisi?
- Ma non è questo...
- Quello che posso fare io sarà poco, però, ... dai, allora... siamo d’accordo?
- Ma perché mi devi mettere in imbarazzo? Assurdo mi ci sento già da solo... io credo che dovrei stare solo, non voglio cambiare niente, sto bene così..., capiscimi, non ce l’ho con te ma mi sento strano...
- ... vuoi che domani non vengo?
- ... forse sarebbe meglio...
- ...Va be’... però dimmi quello che pesi veramente.
- Senti, lasciamo stare, tanto a stare da parte ci sono abituato.
- Va be’, vuoi che chiudo?
- ... fai come vuoi...
- ...
- Però parla!...
- ... ma sei di un egoismo spaventoso... io non conto proprio niente! Tu devi pensare che sei l’unica vittima... ma scusa... perché mi tratti in questo modo? Guarda che non piace per niente... ma tu vuoi veramente che non mi faccio più vedere?
- Ma no...
- E allora?
- Forse ci stanno delle cose che tu non capisci...
- ... Scusa, ma tu da me che ti aspetti?
- Niente.
- ... Ma scusa, perché devi rispondere con cose prefabbricate? Mica dici quello che pensi! ... Rispondi onestamente!
- Senti Marco, ti prego, non giocare con me, non facciamo giochi di parole che non servono a niente e poi, senti, i buoni sentimenti nei miei confronti mettili da parte, io non sono uno per esercitarci sopra i buoni sentimenti... tu adesso mi stai mettendo in mezzo in questo modo... ma perché?
- Perché mi dispiace che tu stia così.
. Sì, e con questo? Per me che cosa cambia?
- Scusa, per me non è tutto come prima, perché? Tu vuoi dire che per te non è cambiato niente?
- Ma no, ...che c’entra?
- Ma veramente vuoi che domani non vengo? ... Rispondi veramente.
- Ma perché me lo chiedi? Lo sai benissimo... E’ vero che mi metti in crisi, scusa se te lo dico, ma non mi era mai capitato di volere bene a qualcuno.
- E si sente!
- Mh! E poi, adesso che ti conosco meglio, non so come dire... è difficile... va be’, niente, tanto hai capito.
- Senti, quando ti chiedo di rispondere a qualche domanda importante non mi rispondere recitando una parte, senti, pure io ti voglio bene, io non voglio fare buone azioni, io in quest’ultimo periodo mi sento bene... non ho mai avuto un rapporto così profondo con un’altra persona... non lo so... per me è importante.
- Marco, scusami, certe volte mi dimentico che ci sei, cerca di capirmi, io non sono abituato a vivere in questo modo.
- Ma neanche io.
- ...
- Che ora abbiamo fatto?
- Sono quasi le quattro.
- C’hai sonno?.
- No... senti, sai che penso?
- No, che cosa?
- Penso che tutte queste cose le riscriverò tutte, mi piacerebbe farci un romanzo...
- Guarda che quando si scrive vuol dire che non si vive, è un po’ un brutto sogno, io adesso non scrivo più, l’ano scorso avevo scritto un sacco di cose.
- Cioè?
- Niente, conoscevo una ragazza, si chiamava Caterina, siamo stati un po’ insieme, io ho scritto pure un po’ di poesie, però così, forse non c’ho creduto neanche io, quelle cose lì, adesso mi sembrano assurde, cioè non le scrivevo per Caterina, le scrivevo e basta, ma non erano cose vere, erano poesie d’amore... però, io non ero innamorato, almeno credo.
- E poi non hai più scritto?
- No, adesso tutte queste cose mi sembrano molto lontane.
- Senti, la sai una cosa... ma tu ti senti personaggio?
- Cioè? Che c’è sotto?
- Eh... insomma, da quando ti conosco ho preso nota di tutto quello che hai detto e hai fatto, proprio cercando di essere il più fedele possibile alla memoria e di ricostruire tutto nei dettagli...
- Ah! Ma per esempio che cosa hai scritto?
- Tutto, tutto quello che mi colpisce, in qualche modo ti ho rubato qualche pezzetto di vita, scusa, se ti dà fastidio dimmelo e butto via tutto, guarda, mica mi dispiace... veramente...
- Adesso però queste cose me le devi fare leggere, così vedo se mi ci ritrovo... Oh! Ma lo sai che è quasi l’alba... tra due ore mi devo alzare.
- dai, adesso andiamo a dormire... che di fesserie ne abbiamo dette pure troppe.
- Allora ci vediamo domani alle tre, cioè, oggi, vengo io.
- Va bene...
- Allora buonanotte
- ...
- Beh! che fai, non chiudi?
- Perché non chiudi tu?
- E perché devo chiudere io? ... Va be’, va’, chiudo io, però prima mi devi dire una cosa... per te sono timido?
- E mo’ questa come t’è venuta in mente?
- Mah, così, me l’ha detto quella ragazza a Bracciano, però rispondi.
- Timido? Certe volte mi sembra che tu non abbia paura di niente...
- No! Ti sembra, ma forse è perché sono brutto...
- Brutto eh! Va be’ è meglio che lasciamo perdere...
- Ma no, dai, veramente, sono brutto, sono condannato a scontare un forte isolamento culturale, sei bello tu che piaci alle donne, ma a me non mi guardano proprio, come il brutto anatroccolo...
- Senti, ma ci sei o ci fai?
- E’ la mia anima di attore che torna a galla, mi piace recitare... beh! Che c’è? ... parla!
- Niente, sto pensando al recitare, mi viene in mente che...
- Zitto! Non lo voglio sapere.
- Va be’
- Non lo voglio sapere perché già lo so... non te la sei mica presa?
- Ah, ci mancherebbe pure... sei proprio grande e non solo, ... non so quasi che dire, ma mi sento protetto, al sicuro.
- Queste cose le so, me le hai già dette.
- Va be’, però io le penso veramente.
- Lo so, mi fa piacere che le pensi, ma io mi sento molto al di sotto di come mi giudichi tu.
- Mah! Dopo una nottata passata a parlare così io mi sento felice e il merito è solo tuo.
- Ma io non ho fatto niente...
- Tu non hai fatto niente? Beh allora vuol dire che io riesco ad essere felice di niente, ma è un niente così differente! Ci sei, e tu credi che ci possa essere qualcosa che conta di più?
- Zitto, va’, adesso vai a dormire veramente, oh! chiudo io, però... la sia una cosa... si sta bene a chiacchierare...
- A chi lo dici...
- Va be’ allora buonanotte... e grazie.
- Marco ti prego, non dire grazie.
- Va be’, buonanotte.
- Sta bene, ciao.
Non è facile stabilire i confini tra la speranza e la paura, oppure tra la fiducia e la paura, è anzi molto difficile esercitare seriamente la libertà di giudizio e di comportamento cui non si è abituati, la vita è una scienza i cui principi derivano facilmente dall’esperienza quando questa esperienza è confortata da un principio di autorità, come in tutte le scienze il difficile è aprire vie nuove, spingersi oltre le colonne d’Ercole, l’abitudine al principio di autorità spinge piuttosto a mettere in dubbio se stessi, ad avere paura del vuoto, del viaggio senza ritorno, delle ombre che l’inconscio spinge contro di noi. Marco e Angelo, anche se da diversi punti di vista avevano varcato i confini dell’autorità ma proprio per questo cominciavano nel loro intimo una dura lotta contro se stessi, ciascuno dei due nascondeva nell’anima contraddizioni, rimorsi, speranze incoscienti, volontà di amare e di essere amato, esigenze di libertà e di dominio. Angelo in qualche momento si rendeva conto che la gran parte della speranza che riponeva in Marco dipendeva dall’idea che Marco potesse un giorno rendersi conto di essere omosessuale, Marco aveva negato di essere omosessuale... ma in fondo perché allora non era mai andato via? Angelo ricercava mentalmente in tutti i discorsi detti e taciuti di Marco tutti e soli i segni che lo potessero confermare nella sua ipotesi. Angelo aveva letto che molti omosessuale accettano di essere tali solo dopo difficili lotte con se stessi, anche se non attribuiva troppa credibilità a tale ipotesi, pecche in se stesso non aveva mai ritrovato il minimo dubbio sulla sua sessualità, si faceva forte di questa possibilità. Se Marco si fosse riconosciuto omosessuale e si fosse poi allontanato da Angelo, Angelo avrebbe pur sempre agito in nome di una solidarietà che gli sembrava più vincolante di qualsiasi altra. Marco avrebbe potuto avere bisogno di tempo, Angelo avrebbe aspettato. Ma Angelo si chiedeva se sarebbe stato disposto a vedere andare via Marco... lo avrebbe voluto tutto per sè, e nonostante tutti si diceva che amare vuol dire rendere libero l’amato. Angelo rifletteva con terrore sul senso di solitudine e di abbandono che avrebbe provato nel momento di vedere Marco andare via e temeva che questo prima o poi sarebbe accaduto, per questo in fondo desiderava conoscere che cosa Marco si aspettasse dal futuro, Angelo tuttavia non comprendeva che esistono stati di coscienza veramente indeterminati, domande fondamentali su noi stessi alle quali possiamo non essere in grado di rispondere. Marco già da alcuni mesi aveva l’oscura certezza che sarebbe rimasto solo, che non avrebbe trascorso la sua vita lavorando per una famiglia e non avrebbe avuto una donna vicino, aveva bisogno di mitizzare le immagini femminili e di staccarle da un interesse che unisse amore e sesso, forse per questa ragione gli era stato più facile avvicinarsi ad Angelo, non ne aveva paura... Si chiedeva che differenza ci fosse tra ciò che provava per Angelo e le sensazioni di tipo sessuale che provava davanti alle riviste porno che qualche volta aveva comprato, così la sessualità vissuta a livello di fantasia autoerotica appariva sostanzialmente diversa dal rapporto affettuoso con Angelo, tuttavia la differenza tra queste due realtà che era stata sempre a favore della maggiore immediatezza della sessualità diretta cominciava a preoccupare Marco che, tra sublimazioni petrarchesche e autoerotismo non si sentiva realmente appagato e aveva cominciato a vivere una strana specie d’amore, apparentemente senza sesso e quindi senza turbamenti. Marco cominciava ad esser convinto che quella nuova specie di affetto fosse pur sempre capace di dare sicurezza e, in fondo, era tremendamente reale, era uno scambio affettivo a due, il primo e l’unico rapporto in cui Marco sentiva di essere amato per se stesso, in modo gratuito, senza che da lui si richiedesse nulla, lo sgomento di tutto ciò lo metteva in crisi e si diceva che avrebbe dovuto stare in guardia per non fare divenire quel rapporto troppo stretto, eppure se a un livello molto superficiale si diceva che avrebbe fatto meglio a scappare via, a livello più profondo cominciava a credere che restando vicino ad Angelo non sarebbe stato mai solo... avrebbe forse perso la sua libertà, ma la libertà della solitudine è angosciosa. Con questi problemi nell’anima si incontrarono il pomeriggio del giorno seguente, Marco chiese subito di leggere quello che Angelo aveva scritto su di lui, Angelo insistette nel chiedergli se voleva veramente, poi gli diede l’agenda e Marco cominciò a leggere a voce alta, con molta attenzione e chiedendo spiegazione di tutto, suggeriva modifiche, correzioni, Angelo era molto teso perché dopo le prime pagine il diario prendeva una piega diversa e Angelo non sapeva come Marco l’avrebbe presa, man mano che si andava avanti con la lettura sentiva aumentare la tensione, poi intervenne direttamente.
- Senti, Marco, aspetta, adesso prima che vai avanti, guarda, lì dentro c’è proprio tutto... non so se è il caso di continuare, non vorrei che ci rimanessi male... senti, per favore, pensaci bene...
- No, leggiamo, su.
Marco andò avanti nella lettura, ma non più a voce alta, Angelo aveva le mani gelate e cercava di seguire col pensiero la lettura, poi a un certo punto Marco chiuse l’agenda con una smorfia di disappunto.
- Basta, mi dà fastidio leggere queste cose.
Angelo era gelato e non sapeva che cosa dire, Marco si alzò, girò per la stanza, poi prese la borsa.
- Senti, io me ne vado...
Angelo non rispondeva ma avrebbe voluto piangere, rimase zitto parecchi secondi, Marco imboccò il corridoio, Angelo rimase in silenzio, poi sentì chiudere il portoncino, era in preda a una terribile crisi di disperazione, non passò un minuto che sentì suonare alla porta, corse ad aprire col cuore in gola, Marco era tornato indietro.
- Senti, adesso parliamo cinque minuti, però poi me ne vado perché voglio stare solo.
- Marco, ti prego, credimi io non volevo, hai ragione, ... senti, ti prego, perdonami, non volevo farti male...
- Senti, sta’ un po’ zitto! Io tra cinque minuti me ne vado, non è che non voglio stare qui, è che non voglio stare con nessuno, voglio stare solo, per favore, non dire niente.
Passarono cinque minuti di silenzio terribile, poi Marco si alzò, scambiarono un ultimo sguardo, avevano entrambi gli occhi umidi, quindi Marco andò via. Era pieno giorno, Angelo lo vide allontanarsi senza voltarsi dalla finestra che dava sulla strada. Marco si sentiva vuoto, come se dovesse ricominciare tutto da capo, camminava senza sentire il proprio peso, aveva solo voglia di camminare senza fermarsi, aveva letto che qualche volta Angelo si masturbava pensando a lui e non comprendeva come quell’affetto così rispettoso potesse mescolarsi con l’attrazione sessuale, se da un lato l’idea di essere desiderato sessualmente da un altro ragazzo induceva in lui delle reazioni dirette, queste reazioni erano poi sue nel senso più profondo del termine? Masturbarsi pensando a qualcuno vuol dire pur sempre amarlo molto, Marco sentiva che Angelo in qualche modo dipendeva da lui ma voleva restare solo, desiderava lasciare decantare dentro di sè quella massa di sensazioni forti che aveva provato in così poco tempo. Dal punto di vista di Angelo la cosa era motto diversa: sensi di colpa per aver offeso col proprio amore la persona amata, disperazione, solitudine, pianto, desiderio di non vivere più, volontà, ansia di essere abbracciato, di essere perdonato da Marco, di essere santificato quasi dal suo perdono. Angelo anche in questo abbandono sentiva che Marco gli voleva bene anche se non poteva continuare ad andare avanti così, quel distacco era forse più di qualsiasi altra azione di Marco un disperato atto d’amore capace di venare la disperazione di qualche traccia di speranza. Angelo viveva una ebbrezza di purezza sublime, si sentiva amato e amante fino alla disperazione, il loro rapporto era sospeso, forse per sempre negli atti esterni, ma sarebbe continuato senza limiti di tempo nelle zone più profonde del cuore. E’ terribile amare contro tutti e tutto e perfino contro se stessi, l’altro vive dentro di te e tu hai la certezza di vivere dentro di lui, forse è questa la comunione dei santi. Nello stesso giorno in cui si erano lasciati sentivano che non avrebbero potuto lasciarsi veramente. Marco aveva bisogno di una pausa, di una tregua con se stesso, rifletteva sui propri sentimenti e capiva di voler bene ad Angelo ma di non provare per lui attrazione sessuale, gli venne in mente che una vera reciprocità in quel rapporto non ci sarebbe mai stata, avrebbe dovuto essere estremamente chiaro con Angelo, anche a costo di fargli male, non voleva che Angelo coltivasse delle illusioni senza fondamento, gli pareva quasi di ingannarlo ed era convinto o meglio si sforzava di essere convinto che dopo quel chiarimento tra lui e Angelo tutto sarebbe finito. In sostanza Marco non trovava in sè una ragione per interrompere quel rapporto e riteneva il proprio disinteresse sessuale un motivo sufficiente per non essere amato. Tuttavia l’amore di Angelo verso Marco, più che sessualità immediata era un disperato tentativo di identificazione, una ricerca affannosa di aiuto da parte di un uomo che si sente morire giorno dopo giorno e vuole sopravvivere per bruciarsi tutto per colui che gli promette di offrigli la vita. Marco pensò che non ritelefonare sarebbe stato meglio, non per sè ma per Angelo, e che ad Angelo non avrebbe avuto nulla da dare se non speranze vuote e delusioni brucianti, gli voleva bene ma non avrebbe mai potuto renderlo felice, poi gli venne in mente che tutto quel ragionamento veniva solo dal tentativo di applicare al loro strano rapporto delle categorie, dei comportamenti stereotipi. Verso sera giunse alla conclusione che avrebbe detto tutto quello che aveva da dire. Telefonò.
- Ciao
- Come va?
- E tu?
- ...
- Senti, vengo domani così ti riporto un po’ di libri.
- I libri tienili, io li ho già letti...
- Va be’, allora che devo fare? Non devo venire?
- No, se vieni sono contento... grazie.
- Va be’, parliamo domani... be’? Che pensi?
- Niente, sono contento... e poi lo sapevo che ti avrei risentito...
- ... oggi pomeriggio ho passato dei momenti brutti...
- Lo capisco benissimo e guarda proprio mi dispiace...
- No, non lo capisci... mah! Forse di cose ne capisci pure troppe.
- ... Dio! non so che dire.
- Qui se c’è qualcuno che deve dire qualche cosa sono io... Mah! Basta! Vengo domani pomeriggio... Come stai?
- Bene nel senso più profondo.
- Allora ciao!
- Sta’ bene, buonanotte!
Angelo cominciò a pensare a ciò che Marco avrebbe potuto dirgli l’indomani, non riusciva ad evitare di proiettarsi troppo lontano. Il suo cervello cominciò a lavorare a vuoto, a formulare ipotesi. Che cosa Marco avrebbe potuto aspettarsi da lui? Se Marco gli avesse detto di essere omosessuale Angelo avrebbe compiuto il suo sogno, d’altra parte Angelo non si aspettava un discorso di questo genere, lo desiderava sì, ma non lo credeva possibile. In ogni caso Angelo non avrebbe rinunciato a dire a Marco che gli faceva piacere essere trattato come era trattato e meno ancora avrebbe rinunciato a dirgli che gli voleva bene. Dal lato suo Marco era deciso a dire come stessero le cose dal suo punto di vista. Il pomeriggio cominciò con una conversazione fatta di battute leggere, nessuno dei due aveva intenzione di affrontare discorsi seri. Non fecero riferimento alla telefonata della sera prima, tuttavia le cose non dette premevano per venire alla superficie, come sempre fu Marco a prendere l’iniziativa.
- ma tu ti sei mai chiesto perché ti telefono e ti vengo a trovare?
- Me lo sono chiesto e come.
- Certe volte ti chiamo perché non c’ho niente da fare.
- E allora?
- No, così, cioè, a me in fondo dei discorsi che faccio con te non me ne importa niente, li faccio per te... hai capito?
- E con questo?
- Cioè, io parlo di cose che non mi riguardano, cioè, lo so quello che provi tu per me, ma io per te non provo le stesse cose, mi fa piacere quando ci sei, però, quando non ci sei, per me è lo stesso...
- E allora?
- Allora penso che tu puoi dipendere da me e questo mi dà fastidio, mi sento legato e poi penso che ti puoi aspettare da me cose che non sono in grado di darti... insomma, vista da me ... è proprio un’altra cosa.
- Questo lo so, non è la prima volta che lo dici... guarda che non hai obblighi di nessun genere... sei completamente libero.
- Aspetta, io queste cose te le devo dire, però tu lo sai che quando si è amici di qualcuno c’è una certa identificazione, poi magari è tutto sbagliato, però uno ci si ritrova un po’... adesso non mi va di parlare di queste cose, non mi va di farmi capire... io lo so che faccio male quando faccio così ma non mi va di andare oltre, lo so che è una cattiveria, ma non mi va.
Angelo rimase in silenzio, Marco si accostò alla libreria, ne prese un libro, Le mani sporche, di Sartre.
- Questo l’ho letto anch’io, è bello.
- Io l’ho visto in televisione, tutti dicono che parla di Trozskij ma forse non parla solo di quello...
- Mh... beh... comunque era una manovra di alleggerimento.
- Ma perché si finisce sempre nei discorsi difficili? Io penso che è meglio parlare di cose stupide.
- Quando tu sai che con una persona ci puoi parlare di cose serie, allora ci puoi pure parlare di stupidaggini perché tanto lo sa che è lo stesso.
- Bello! Mi piace. Senti, te la posso dire una cosa?
- Dai!
- Certe volte c’ho l’impressione che ridi meno di prima e che non fai mai pazzie, che non ti lasci andare mai, prima qualche volta lo facevi adesso invece tendi di più al cupo.
- Ma che dovrei fare?
- Trovare un entusiasmo vero... mi piacerebbe vederti contento veramente, ma ho l’impressione che c’è qualche cosa che non va.
- Ma non è cambiato niente.
- Nelle cose no!
- ...
- Dai, cambiamo discorso che è meglio.
- Senti, ma tu dormi sempre dalla parte del cuore?
- Fammi pensare da che parte è la sponda del letto.
- Ma è una metafora, è un pezzo di una canzone.
- Beh! Allora sì, certamente... e tu?
- Mah!... Ma che intendi per fare pazzie?
Marco proseguì il dialogo in modo evasivo, citava frasi di film, faceva battute non pertinenti, impediva in ogni modo ad Angelo di parlare, lo scoraggiava. Angelo dal canto suo provava talvolta una situazione di disagio, era la prima volta che la presenza di Marco lo metteva in difficoltà con se stesso, non si trattava di fastidio, tuttavia avrebbe voluto in certi momenti non esserci, per la prima volta in un momento in cui Marco gli era vicino provò il desiderio di non essere lì, avrebbe preferito rintanarsi con le sue cose, in un calore chiuso e riflesso tutto su se stesso, per la prima volta viveva realmente a livello emotivo il distacco da Marco, pensava tra sè: “Dio! Come finisce un amore! Adesso sono assolutamente solo, basta solo un istante per capire che non ami più, eppure il mio forse non era nemmeno amore, chi ama non dovrebbe smettere di amare per il solo fatto di essere abbandonato, in fondo il mio amore non era che una montatura egoistica basata sull’affetto che Marco ha avuto per me... era lui in fondo a reggere tutto”. Angelo era abituato a vivere solo, forse avrebbe continuato a vivere sognando di Marco a occhi aperti, come altri sognano di Dio, credeva comunque che avrebbe dovuto trovare qualcosa da fare per dare un senso alla vita: farsi prete, oppure scrivere un romanzo in cui l’omosessualità fosse descritta con tono sereni, senza angosce, un romanzo di cui avrebbe voluto essere protagonista, una storia d’amore in cui l’amore è reciproco, totale, con o senza sesso, ma fino alla morte e oltre la morte, una storia d’amore che fosse anche una storia di lotte comuni, di sofferenze comuni e di felicità comuni, o forse avrebbe dovuto studiare, lavorare avrebbe dovuto divenire uno che conta per poter predicare un verbo molto sottile e ambiguo, al cui fondo fosse sempre il proprio diritto alla vita, senza scelte tra apparenza e emarginazione. Certo idee velleitarie gli si agitavano per la mente, continuava a camminare, ma quella serata per lui era già finita, Marco continuava a parlare, Angelo continuava a rispondere, Marco interpretava le parole di Angelo perché pensava che Angelo stesse soffrendo, ma Angelo non era più lì, era già molto lontano. Come è il panico della morte così è quello del distacco, si teme ma poi si può solo accettare, come morire non dipende da noi, così non dipende da noi continuare ad mare, sono cose che semplicemente accadono, senza vera angoscia, un salto e sei fuori, ad Angelo tornava in mente Alberto Finzi Contini del romanzo di Bassani, tra Alberto e Malnate c’era un po’ un rapporto come quello tra lui e Marco , che cosa lo aveva salvato dal disfacimento più terribile? ... Solo la morte di entrambi che aveva tolto a ciascuno la possibilità di vivere una vita propria. Quando l’amore finisce, quando cioè non si ama più, terminano le sofferenze e ricomincia la solitudine che non è angoscia perché è senza attese, anche la sessualità si spegne quando finisce l’amore, si vive in un limbo vuoto che dà spazio al sonno e alla coscienza, che apre la mente a una consapevolezza di sè come creatore, come consolatore, come autonoma inesauribile fonte di pensieri, in quei momenti Angelo ripensava ai suoi sogni... fin dove si era arrampicato il suo spirito, fino a quale rifiuto di pensare si era spinto per inseguire una speranza! La parola amore gli sembrava una parola senza senso, per gli altri forse l’amore esisteva, per lui no... eppure in qualche modo aveva amato ed era stato amato, come avrebbe voluto essere in grado di amare senza speranza, allora si sarebbe sentito perfetto, e non era l’idea che Marco se ne stesse andando per la sua strada a sconvolgerlo, ma l’idea di non riuscire ad amarlo ugualmente. Quello di Marco non era un tradimento e Angelo lo sapeva, un altro mondo, con altre speranze e altri amori stava portandogli via Marco, forse una ragazza, forse solo un desiderio di libertà, in tutto questo, che pure in qualche modo gli toglieva la speranza non c’era odio nè perfidia, era il compiersi di una realtà che Angelo non conosceva ma che in qualche modo era fatta di desiderio, d’amore, di angoscia e di speranza, di senso di incompletezza e di solitudine, Angelo desiderava fortemente che Marco, andandosene per la sua strada potesse essere felice, era questo forse l’unico modo assolutamente disinteressato di amarlo, per questo Angelo era felice di non provare gelosie. D’un tratto venne in mente ad Angelo che forse quel distacco, per Marco, non fosse o potesse non essere del tutto sena rimpianti e senza problemi, questo pensiero bastò a farlo tornare alla conversazione, voleva che Marco sapesse che avrebbe continuato a volergli bene e che prendeva quel distacco con serenità.
- Senti Marco, adesso me la fai dire una cosa?
- Dai, su, ... che c’è ... però non facciamo troppi discorsi.
- Devo stare zitto, va be’, però accidenti come è difficile parlare...
- Parla, parla...
- Io lo sento che stai andando via ma per me resti sempre un dio.
- Sono contento che lo capisci, penso che non ti telefonerò più...
- Va bene anche così.
Seguì una lunghissima pausa.
- ... Però senti, se poi ti richiamo tu mi rispondi?
- Certo che ti rispondo!
Angelo si sentì gelare da quello strano modo di dire addio, erano all’ultima fermata, Marco non sembrava aspettare l’autobus, più avanti c’era un largo con delle panchine, andarono a sedersi, Angelo si chiedeva se quello fosse veramente un addio, Marco che pure aveva voluto quell’addio si chiedeva se non stesse recitando una parte e quale fosse la reale consistenza della sua volontà di andare via, voleva una pausa perché un po’ aveva paura, ma quella paura era anche la ricerca di una conferma, all’atto del distacco Marco sentiva quanto Angelo gli volesse bene e quanto questo fosse importante per lui, sapeva che Angelo avrebbe continuato ad amarlo, non voleva ingannarlo e non voleva deluderlo con la sua libertà, voleva che Angelo non lo mitizzasse, non finisse per credere in lui ciecamente, voleva che sapesse che poteva andare via, che poteva andare per la sua strada, forse non oggi, forse tra un anno, ma voleva anche metterlo alla prova per vedere se Angelo avrebbe saputo amarlo anche così. Nella volontà di fuga di Marco c’era pur sempre una volontà di lasciarsi dietro una scia per riconoscere i suoi passi e per non perdere la via del ritorno. E poi chi se ne vuole andare se ne va e basta, non lo dice rima, non si sente obbligato a dare spiegazioni, chi invece si ferma a dire addio sente che c’è qualcosa da lacerare. Angelo che pochi minuti prima aveva provato il senso del distacco si sentiva ansioso, temeva di poter deludere; in un addio come quello, Angelo rivedeva il suo Marco, vedeva che Marco era incerto, diviso tra sparire e restare. Marco capì che il momento era importante, si fermò a parlare, a dire cose belle di Angelo, ma per Angelo quelle parole contavano poco perché erano tutte al passato, solo l’ipotesi di risentirsi “dopo” era per il futuro, solo quello contava veramente. L’addio non era più un addio, era già una attesa, l’attesa di un ritorno, anche quella prova andava superata ma era piccola cosa, forse un mese, forse un anno, Marco non lo aveva mai abbandonato, perché avrebbe dovuto farlo allora?
FINE