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lunedì 10 maggio 2010

GAY MA USANDO IL CERVELLO

L’esigenza  questo post nasce dai colloqui con i ragazzi, la sua finalità è sottolineare l’equilibrio che un ragazzo gay deve avere senza sconfinare per un verso in comportanti irresponsabili e per l’altro in atteggiamenti aprioristicamente rinunciatari e depressi.

Non insisterò mai abbastanza sulla necessità di mantenere un atteggiamento “razionale”, di pensare prima di agire, di valutare la portata “oggettiva” dei problemi, con un’espressione sintetica, di essere gay pensanti.

Capire di essere gay, tanto più se si vive in contesti in cui l’omosessualità non è accettata, non è facile e le delusioni che un ragazzo gay deve trovarsi a fronteggiare possono essere molto forti. Tutto questo ha una sua dimensione oggettiva e deve essere affrontato razionalmente, né sottovalutando la portata dei problemi fino a mettere in pratica comportamenti sconsiderati e imprudenti, né sopravvalutandola sentendosi di conseguenza schiacciati da cose tropo più forti di noi.

La prudenza, l’equilibrio e il buon senso  devono essere i principi guida nell’assunzione di qualsiasi decisione. La precipitazione, la faciloneria, e per l’atro verso la tendenza ad una visione negativa delle cose, ad ingigantirne la portata, a vedere come tragedie cose che fanno parte della vita ordinaria di tutti, sono le peggiori consigliere per un ragazzo gay, che rischia di sconfinare in comportamenti pericolosi senza neppure rendersene conto o, per l’altro verso, di sentirsi schiacciato ed oppresso da fantasmi che non esistono.

A che serve un forum? A che serve una chat? La risposta è semplice, serve a confrontarsi con altri ragazzi, a capire come essi affrontano gli stessi problemi, a moderare gli eccessi, ad imparare a controllare la propria emotività, a capire che cosa vuol dire prevenzione, a non dare all’idea di essere gay nessuna valenza tragica, con un’espressione sintetica, potrei dire che serve ad imparare a vivere la propria omosessualità con equilibrio e con buon senso.

Mi accade spesso di parlare con ragazzi che si sentono quasi condannati a priori dalla sorte, che non vedono davanti a sé nessuna prospettiva, che si sentono assolutamente incapaci di dominare gli eventi. Questi ragazzi presentano una visione radicalmente negativa della vita che rasenta concezioni di pessimismo filosofico totale. Eppure questi ragazzi hanno desideri, sogni, hanno un’idea precisa di come vorrebbero realizzare la loro vita, le delusioni li hanno spesso resi incapaci di reagire, tanto che un insuccesso nella vita professionale, negli studi o nella vita affettiva dà loro la sensazione di non essere all’altezza, di essere marginali, di non contare nulla e questo fatto li travolge in una deriva di sentimenti negativi fino alle ipotesi più estreme. In realtà manca in tutto questo un atteggiamento di equilibrato realismo. Gli insuccessi nella professione, nello studio e  nella vita affettiva sono una componente ordinaria della vita di tutti della quale bisogna essere coscienti. 

Che cosa si può fare di fronte a questi eventi negativi? La risposta è semplice: affrontare “il problema concreto” nello specifico, mettendo da parte gli atteggiamenti catastrofistici e le risposte in termini di rassegnazione a una propria incapacità costitutiva. Se il problema è di lavoro, si cerca di superarlo, se è ambientale si cerca di cambiare lavoro, ma in concreto, se è di studio ci si mette a studiare, senza lamentazioni di principio e senza atteggiamenti di “o tutto o nulla!” L’intelligenza non sta nel non avere problemi ma nell’affrontare quelli che si presentano con una atteggiamento operativo. Se il problema è di tipo affettivo bisogna guardarlo in termini oggettivi: innamorarsi in mood unilaterale porta solo sensi di frustrazione, se ne prende atto e si va per la propria strada. Se in un rapporto di coppia le cose vanno male si parla chiaro, se la risposta non è soddisfacente si passa oltre e non si cerca di ottenere l’impossibile. Il mondo è grande e le opportunità sono moltissime. Le soluzioni ai problemi sono sempre specifiche a mai globali, ogni problema va risolto per se stesso, nel suo specifico, mantenendo un atteggiamento di relativo coinvolgimento, senza farsi travolgere dai sentimenti e soprattutto da visioni troppo assolutistiche delle cose. Una relazione affettiva tra due ragazzi gay, una relazione seria, non è una favola di due principi azzurri, ma è la storia vera di due ragazzi con tutti i problemi e i condizionamenti che si portano appresso, ha un senso proprio perché  è reale e ha tutti i caratteri della realtà, le favole sono belle ma non sono vere.

Mi capita spesso in chat di trovarmi davanti a ragazzi che non ammettono gli insuccessi, che alla prima difficoltà hanno l’impeto di buttare via tutto, ragazzi che di fronte al primo risultato negativo ad un esame si sentono inadeguati e vogliono abbandonare tutto, o ragazzi che cominciano a non andare più a scuola e, quando c’è ancora modo di rimediare, si rifugiano in un atteggiamento catastrofistico che li porta alla depressione, ma a una depressione che potrebbe essere superata con un po’ di impegno serio, che risolverebbe il problema alla radice. Per l’altro verso vedo persone che sottovalutano nettamente le difficoltà e, cosa realmente pericolosa, nei contatti sessuali trascurano le cose fondamentali per la prevenzione.

L’equilibrio di un ragazzo gay deve essere la sua prima caratteristica: pensare prima di agire, agire a ragion veduta, non deprimersi ma saper reagire in termini operativi e oggettivi, evitare i catastrofismi e mettersi al lavoro per risolvere i problemi reali. La maturità di un ragazzo si manifesta nel suo saper affrontare le difficoltà senza sopravvalutarle e senza fuggire, nel saper tenere i piedi per terra e nel saper apprezzare quanto di buono c’è nella vita (ed è tantissimo!) e poi nel saper accettare un confronto vero, nel non chiudersi in posizioni aprioristiche e assolute, nel saper cambiare parere e atteggiamento quando è necessario, nel non abbandonarsi alla depressione mettendosi invece a lavorare per costruire un futuro migliore.
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mercoledì 21 gennaio 2009

NON SO SE SONO GAY MA MI E' CROLLATO IL MONDO

Ciao Project,

mi chiamo Marco, ho 28 anni e sono sempre stato etero. Per la verità non sono mai stato troppo entusiasta del sesso con le ragazze, di ragazze ne ho avute due, voglio dire che ho avuto due ragazze con le quali ho avuto rapporti sessuali, la prima storia tra i 17 e i 20 anni, la seconda dai 22 ed è durata fino a pochi giorni fa. Ho letto le cose che hai scritto nel forum circa le fantasie sessuali e mi sembrano cose giuste ma, diciamo così, anche sotto il profilo delle fantasie sessuali in pratica sono stato sempre etero perché non mi sono mai masturbato pensando ai ragazzi, anche se in effetti la masturbazione non è stata mai una fissa per me e ne potevo fare benissimo a meno, mentre da quello che sentivo per gli altri ragazzi era una cosa della quale non potevano fare a meno. In qualche modo ho sempre pensato che la mia fosse una sessualità debole, minore. Sentivo gli altri parlare di sesso in un modo che a me sembrava troppo carico di significati. Ho avuto ragazza fissa (chiamiamola Luisa) per sei anni e con lei ho avuto un’attività sessuale, diciamo così, normale. Abbiamo avuto rapporti una o due volte alla settimana ma non era una cosa rigida, qualche volta si saltava ma non capitava mai che succedesse una volta in più. Fino qui il quadro è più o meno etero, se vuoi, etero un po’ anomalo, ma etero e comunque non c’è proprio nulla che faccia pensare al gay.

L’anno scorso la mia ex-ragazza mi ha presentato una coppia di amici suoi, un ragazzo e una ragazza (chiamiamoli Andrea e Sabrina). Insieme, in quattro, stavamo bene, uscivamo spesso, andavamo a prendere la pizza, parlavamo, ma, diciamo così, dall’inizio di questo rapporto a quattro si era verificato un fatto strano, quando uscivamo insieme Luisa e Sabrina si mettevano a chiacchierare tra loro e io e Andrea restavamo a parlare tra noi. Qualche volta siamo andati fuori la domenica, ma in pratica io passavo la domenica a parlare con Andrea. Questo fatto, dalle ragazze, è sempre stato considerato una cosa normalissima, diciamo che non lo hanno mai notato e all’inizio non lo avevo notato nemmeno io. Ci stavo bene e basta, non mi chiedevo nemmeno il perché, parlavamo di tutto, di canzoni, di cinema, di lavoro, anche se facciamo lavori diversi. Sono passati un po’ di mesi e siamo arrivati a Natale scorso. Decidiamo di andare a passare 5 giorni fuori, in montagna, a Vipiteno, dal 27 al 31 dicembre, la cosa piace a tutti e quattro e si fa. Luisa e Sabrina, che sono state compagne di scuola la mattina del 30 dicembre ricevono un invito da altre loro amiche ad andare ad un festa a Bressanone. È evidente che vogliono andarci. Si decide per il sì, potremmo andare anche io e Andrea ma non conosciamo nessuno. Proponiamo di accompagnarle. Le avremmo aspettate magari in un ristorante se non avessero fatto tardissimo. Subito dopo pranzo partiamo e andiamo tutti e quattro a Bressanone, ci tratteniamo anche noi fino al pomeriggio. Ma gli amici di Luisa ci dicono che la notte ghiaccia forte e che è pericoloso, proviamo per telefono a vedere se è possibile trovare posto in albergo a Bressanone ma è tutto esaurito. Gli amici di Luisa si offrono di riaccompagnare loro le ragazze la mattina del 31 e io e Andrea ce ne ritorniamo subito a Vipiteno. Avevamo i pneumatici da neve e siamo andati pianissimo per la paura del ghiaccio, siano arrivati dopo le nove di sera. La cena ce l’avevano lasciata anche per le ragazze e abbiamo mangiato tutto noi, anche la loro parte. Fin qui, sì, viaggio molto gradevole ma niente di sostanzialmente diverso dal solito. Al tavolo, mentre stavamo cenando, stavamo uno di fronte all’altro. Lo guardo da vicino, ci possiamo permettere di guardarci fisso negli occhi perché non c’è nessuno, ma continuiamo a parlare di tante cose, a un certo punto allunga una mano e la poggia un attimo sopra la mia, io provo un brivido, lui se ne accorge, ritira subito la mano e alza le mani come per chiedere scusa senza dire una parola, io gli sorrido in un modo particolarissimo allora poggia di nuovo la sua mano sulla mia e questa volta non la ritira. Il calore della mano di Andrea mi sembra speciale, meraviglioso. Poi penso a quello che sta succedendo, ritiro io la mano, mi sento un senso di imbarazzo tremendo, mi sembra di avere tradito Luisa ma anche Sabrina, mi sento fortissimamente a disagio. Andrea capisce, mi chiede scusa a voce bassa, ma gli rispondo che è colpa mia e che non ce l’ho con lui. Penso che dovrei andare via e tornarmene in camera ma non lo faccio, tra noi cade un silenzio totale ma restiamo lì tutti e due, si vede che anche lui sta a disagio, gli chiedo se vuole un caffè, dice di sì. Il ghiaccio è rotto di nuovo ma parliamo pochissimo, in modo molto strano, in teoria dicendo che è tutto assurdo e che non ha senso, ma forse il senso non è esattamente quello. Si fa tardi. Nessuno di noi ha intenzione di andare in camera sua, ci sediamo su in divano nel soggiorno comune, non c’è nessuno, io poggio la mano sul divano sperando che Andrea ci metta sopra la sua ma Andrea non si muove, poi gli dico che è ora di andare a letto, mi risponde che non ha voglia di stare solo. Gli dico: vuoi venire nella mia stanza? Se ti va per me va bene. Fa cenno di sì con la testa. Saliamo, entriamo, istintivamente chiudo la porta a chiave. Si toglie le scarpe e si stende vestito sul letto di Luisa, anche io mi tolgo le scarpe e mi stendo sul mio letto. Spegniamo la luce. Non diciamo una parola. L’ambiente è piccolo e non c’è privacy sufficiente per parlare, ma io so che Andrea sta lì, sul letto di Luisa, sto attentissimo per sentirlo respirare ma respira in modo così lieve che non riesco a sentirlo, ma so che c’è e sono felice che sia lì e non nella sua stanza. Project, mi sentivo emotivamente sottosopra, niente si sessuale a nessun livello, niente erezione, niente fantasie, niente di niente … ma sapevo che era lì e mi sentivo felice. Annusavo profondamente l’aria per cercare di sentire il suo profumo o forse proprio il suo odore, ripensavo al calore della sua mano sulla mia. Non sapevo che fare o che dire, non capivo più nulla, ero sommerso dalle sensazioni, in certi momenti mi sembravano sublimi, in certi momenti ne avevo paura, quel nulla che era successo mi metteva tutto in crisi: il mio rapporto con Luisa, la mia stessa identità e tutto questo a 28 anni quando ormai pensavo che prima o poi avrei sposato Luisa. Per un verso averi voluto che non fosse mai successo ma per l’altro avevo l’impressione che potesse essere una svolta radicale nella mia vita. C’era soprattutto una cosa che mi spingeva a pensarlo, cioè il fatto che mi sentivo profondissimamente coinvolto a livello emotivo, cosa che con Luisa non era mai successa, nemmeno all’inizio. Per Andrea non provavo alcuna sensazione sessuale, non ci pensavo minimamente e il trasporto emotivo era tale che non avevo bisogno di niente altro. Sapevo che stava lì in stanza con me, che era sveglio e che stava pensando a me. La notte è passata così, alla fine ci siamo addormentati, quando la mattina, alla sette, è suonata la campana dell’albergo che annunciava che la colazione era servita ci siamo svegliati insieme. Sicuramente abbiamo provato entrambi una spinta fortissima ad abbracciarci ma non l’abbiamo fatto. Lui è andato nella sua stanza a prepararsi per la colazione e ci siamo visti nella sala da pranzo. Sembrava che non fosse accaduto nulla abbiamo parlato del veglione del 31, poi hanno telefonato le ragazze e hanno detto che sarebbero arrivate per mezzogiorno. Io e Andrea, dopo colazione siamo andati a fare una passeggiata in paese, ma l’incantesimo era rotto, sembrava distaccato, non come al solito ma più del solito. Gli ho tirato una palla di neve come avevo fatto il primo giorno che eravamo arrivati a Vipiteno ma questa volta non ha risposato al gioco. La passeggiata è durata poco, siamo rientrati che non erano nemmeno le nove. Si è ritirato in camera sua con una scusa e non è più uscito, io l’ho aspettato fino a mezzogiorno ed è sceso solo quando sono arrivate le ragazze. Lui ha abbracciato Sabrina in modo insolito e lei è stata molto contenta. Io ho abbracciato Luisa in modo meno caloroso e siamo saliti in camera. Insomma, era il 31 dicembre, oggi è 20 gennaio, in tre settimane il nostro rapporto a quattro è finito e non ha avuto più seguito. Io sono rimasto con Luisa, ma lei diceva che qualcosa era cambiato. In due settimane non avevamo mai fatto l’amore e lei era abituata che ero io a chiederglielo. Insomma se n’è andata e in malo modo, mi ha detto che io avevo dei segreti e che chissà che cosa avevo combinato perché Andrea non mi voleva più vedere. Adesso non ho più il problema di Luisa ed è già qualcosa ma ormai da cinque giorni sono del tutto solo. I miei genitori sono convinti che a perdere Luisa io abbia perso l’occasione d’oro della mia vita ma so bene che non è così ma questo non mi consola, ci sono ancora troppe cose che non capisco di me. Si può diventare gay per una cosa del genere? E poi penso ad Andrea che sembra avere fatto la sua scelta e che probabilmente la pagherà cara rovinando la sua vita e quella di Sabrina, se lui è gay. In effetti tutto quello che c’è stato tra noi è quello che ti ho raccontato, io non ho provato nemmeno una minima pulsione sessuale nei suoi confronti. Forse sarebbe successo, non lo so, ma adesso la mia vita è a pezzi. Non so se sono gay ma non ho voglia di rimettermi con una ragazza. Quanto ai ragazzi, forse con Andrea sarebbe stato anche possibile, ma ho 28 anni, a breve 29, non ho la minima voglia di ripetere un’esperienza tipo Andrea. Certo è che non ho più in testa alcuna idea chiara del mio futuro. In pratica non so nemmeno che cosa vorrei. Sono profondamente deluso. Sono capitato sul tuo forum e un po’ mi si sono chiarite le idee, ma il fatto è che non mi ritrovo esattamente nelle cose che scrivi, mi sento profondamente anomalo anche come eventuale gay.

Ciao
Marco

P. S. Project, quella che precede è la prima mail che averi voluto mandarti, ci sono tutti i fatti, poi alla fine ti ho mandato solo due righe, perché non sapevo nulla di te e non mi fidavo troppo, ora mi sa che con me dovrai avere pazienza. Dopo il primo momento di spaesamento mi sono sentito a mio agio a parlare con te. Chissà perché pensavo che una cosa gay fosse una cosa strana e invece è una cosa normalissima e seria e anche unica, perché io di una cosa come quella che mi è capitata con chi ne posso parlare? Con nessuno! Mi ha colpito soprattutto il tuo spingermi alla prudenza e il tuo ripetermi che bisogna dare tempo al tempo. E forse hai ragione. Mi ha colpito anche il fatto che mi consideri giovane perché io non mi ci sento più. La mail riportata qua sopra te l’avevo scritta mettendo insieme pezzi di diario che avevo già scritto. Ho cambiato tutti i nomi, pure quelli delle località, ma i fatti sostanziali sono quelli. Se vuoi pubblicare questa mail fallo pure, chissà che non possa servire a qualche altro ragazzo che si trova in situazioni analoghe.

Un abbraccio.
Marco

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giovedì 24 luglio 2008

UN GAY 43ENNE NUOVO PROF ASHENBACH

Project, ciao.

Mi vergogno un po’ a scrivere in un forum dove ci sono tanti ragazzi, io che ragazzo non sono più, la parola mi piace tanto ma purtroppo non mi guarda di persona. Per fortuna non puoi vedere una mia foto, non sono giovane, ho 43 anni, non sono bello e non lo sono mai stato. I ragazzi non mi sono mai venuti appresso, nemmeno quando avevo 20 anni. Sembra paradossale ma a 43 anni non ho mai fatto l’amore con nessuno, con un paio di ragazze la possibilità c’era ma la volontà mancava del tutto, con un paio di ragazzi la volontà c’era ma la possibilità mancava del tutto. Ho trovato solo uno che mi fatto la corte, aveva 14anni più di me, una brava persona indubbiamente, l’ho conosciuto quando avevo 19 anni e lui 33, mi sembrava vecchissimo e io allora guardavo solo i ragazzi della mia età, mi è stato tanto appresso, anche se sapeva che da me non avrebbe avuto nulla. Adesso siamo amici, non credo che non sia più innamorato di me e poi un po’ le parti si sono invertite, lui regge benissimo e io invece sono in preda alla decadenza galoppante, quando andiamo in giro io sembro più vecchio di lui, ma ormai anche questa è una storia finita. Lui sarebbe stato l’unico forse ad amarmi veramente ma io non ero innamorato di lui ed è finita così. Altre storielle tante, specialmente negli ultimi 7/8 anni, diciamo dai 35 in su, ma proprio storielle, ragazzi che vedi per la prima volta e che vogliono fare l’amore con te, tu una mezza tentazione pure pure per la testa ce l’hai ma poi ti dici: che faccio? Mi metto pure a rischio di beccarmi un malanno e tutto per 10 minuti senza cervello? No, non lo faccio! E allora dici a quei ragazzi che non sono il tuo tipo e li scarichi subito, perché tanto il problema è se scaricarli subito o scaricarli dopo un po’ di sesso, allora meglio subito. Poi, sai, giocando giocando, nemmeno ti accorgi che gli anni passano e che stai uscendo di scena, prima hai il piacere di sentirti più grande ma pi ti prende l’angoscia. Tra i 39 e i 40 anni più mi guardavo allo specchio più mi spaventavo, stavo facendo la faccia del vecchio o almeno di quello che chiamano l’uomo di mezza età, di quelli che ormai stano proprio chiudendo un ciclo, e io lo chiudevo con bilancio a zero, senza guai, senza pasticci, senza vere preoccupazioni, ma senza nessuna realizzazione concreta. Ormai la giovinezza era passata e io stavo ancora a zero, due ragazze sui 35 mi correvano appresso perché non avevano trovato niente di meglio nemmeno loro o forse il fatto che io non volessi andare di corsa a letto con loro le tranquillizzava, con una delle due c’è stato un abbozzo di storia, lei lo voleva e io non ce la facevo a tirarmi indietro, poi alla fine quando stava per diventare pericoloso mi sono defilato. Un ragazzo non lo avrò mai e va bene, ma certo non poso passare la vita a fare cose che non sento. Quindi adesso ho 43 anni, sono solo come un cane, esperienze sessuali nessuna, gay sì, fino al midollo, tanto che quando vedo un bel ragazzo ci sto proprio male perché non riesco a mettermi in mente che per me quelle cose sono ormai partita chiusa. Ho parecchi capelli bianchi, una bella pancetta. Dove lavoro ci sono dei ragazzi giovani che mi trattano con molto rispetto, hanno quasi paura di me, mi vedono come uno di un’altra generazione, quando stanno parlando tra loro e io mi avvicino cambiano subito discorso e questo fatto mi dà molto fastidio, con me sorridono sempre ma recitano, non si fidano, non so, non pensano che il mio mondo possa essere simile al loro. Adesso ho lasciato le chat e non cerco più nessuno in rete quindi la mia attenzione si concentra sui miei colleghi di lavoro ma li guardo come uno zoologo guarda i gorilla, senza una immedesimazione, quel mondo per me non ha più senso. Certe volte guardo la pelle di quei ragazzi e poi guardo la mia: gli anni si vedono tutti, la vecchiaia non è una cosa teorica, si diventa proprio diversi a livello fisico: rughe, pelle disidratata, capelli bianchi, fatica a sorridere. E allora mi rifugio in altre cose per cercare di mascherare la frustrazione, ho comprato una bella macchina, non eccessiva, ma non proprio utilitaria minima, chi la vede mi fa i complimenti, ma non a me, alla macchina. Vado spesso dal medico, faccio le analisi tutti gli anni, mi sono fatto rimettere a posto i denti e ho speso un patrimonio, cerco di concedermi qualche passatempo, vado al mare da solo, mi porto un libro e mi metto sotto l’ombrellone, non mi metto sulla spiaggia, ma sulla terrazza del bar, non vado mai in costume da bagno ma sempre vestito di chiaro, con gli occhiali da sole graduati e fotocromatici (un altro lusso). Lascio cinque euro di mancia al ragazzo del bar. Insomma, se qualcuno di voi ha mai visto Morte a Venezia di Visconti, beh io sono un po’ come il prof. Ashenbach, spero però di non fare quella fine. Per me non c’è nessun Tadzio a rubarmi l’anima. Vedo i ragazzi di 20 anni che giocano a pallone ma poi torno al mio libro. Project non sai che cultura letteraria mi sto facendo adesso! Romanzi russi, romanzi americani moderni. Tutta droga per non pensare . Ho anche un modo di fare molto pacato, da signore di mezza età, mi rispettano tutti, io d’altra parte non pesto i calli a nessuno, mi faccio gli affari miei e dico bene pure delle persone che ammazzerei. Ho una casa discreta che ho attrezzato di tutto, è il mio paradiso e la mia tana, quando torno a casa mi metto in libertà, un altro privilegio di chi vive solo e mi godo la mia tecnologia: tutto razionalizzato, fatica ridotta al minimo. C’è solo un dettaglio: a casa mia non ci viene mai nessuno. Fino a poco tempo fa andavo a caccia di sesso in rete, ma poi mi sono stancato pure di quello che in pratica non mi fa più nessun effetto. Preferisco un libro o meglio ancora un audiolibro. Mi stendo sul letto e sento leggere un libro. Sto così anche tre ore di seguito a luce spenta o qualche volta metto un po’ di musica jazz, un’altra mia passione. Project, ho visto che tu sei molto più grande di me e che stai cercando di dare alla tua vita un’impronta di impegno gay forte, beh, io ho fatto il contrario, il mio essere gay piano piano l’ho rimosso, perché oltre certi limiti non puoi trovare niente di serio e allora preferisci non pensare. Non mi sento veramente anziano ancora e, al limite, non ho proprio perso tutte le speranze però diciamo che il mio futuro lo vedo di solitudine al 99,9%. La mia sembra una proposta di svendita della vita forse svendita per fallimento, sì probabilmente è così, ma fare finta del contrario sarebbe ancora più patetico.

La mail pubblicala se vuoi e se proprio ti resta uno scampoletto di tempo, aggiungimi. Mi trovi in rete solo dalle 12.00 alle 14.00 ma due parole mi farebbero piacere, chissà che tu non possa contagiarmi un po’ del tuo mitico entusiasmo! Il mio contatto è [omissis].

Un possibile amico.

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DIGNITÀ GAY 2

e-mail di Alberto, di cui ho pubblicato una precedente mail: http://progettogay.forumfree.net/?t=29040167

Ciao Project,

ti scrivo perché mi è difficilissimo sentirti in chat e quando arrivo a casa devo assolutamente dormire e per me non c’è né sabato né domenica. Penso di essere vicino al tracollo, non ce la faccio sto lavorando come un matto per cercare di mettere un po’ di soldi da parte che mi permettano di sopravvivere da settembre in poi, perché da settembre dovrò tornare a scuola e ho la maturità che mi aspetta, quindi di lavoro per guadagnare qualche soldo ne potrò fare ben poco e vorrei cercare di mantenere questa mini-casa per non essere costretto a tornare in famiglia. I miei non mi cercano nemmeno, per loro sono solo un problema risolto in tutti i sensi, se riesco a spesarmi da solo, ma poi, dopo la maturità, che potrò fare? Come farò a sopravvivere, a lavorare, a studiare? Non ci sarà proprio il tempo materiale, la vedo come un incubo che si avvicina. I miei amici di scuola, chiamiamoli così, se ne stanno tutti comodi a fare nulla, se ne vanno in vacanza e si divertono, io sto qui ad ammazzarmi di lavoro per sopravvivere. Queste sono le prospettive di studio e di lavoro, belle vero! Almeno prima avevo Luca vicino, ma adesso lavora fuori città, c’ha la ragazza, quando ci vediamo sono contento perché ci vogliamo bene ma mi prendono pure delle malinconie terribili, a lui, di me, non ho detto nulla, siamo due buoni amici che adesso non lavorano più insieme e che si vedono sì e no due ore alla settimana. Una volta è venuto alla pizzeria e mi sono sentito in un imbarazzo terribile, l’ho servito al tavolo, stava con la ragazza, io sono stato sorridente e disinvolto come se niente fosse, ma dentro mi sentivo morire. Io dicevo che Luca mi sarebbe stato bene comunque ma adesso lo sento come un estraneo, un estraneo al quale in qualche modo voglio pure bene, ma lui ha la sua vita e io non c’entro niente. Quindi adesso coi miei genitori partita finita, con Luca pure, che cosa mi resta? Lavorare fino alla follia, studiare, e poi l’università per me non esisterà proprio, i miei amici si stanno facendo tutti i loro conti, uno vuole andare a medicina, l’altro a ingegneria, ecc. ecc. e quando lo chiedono a me io che posso rispondere? Io non ci andrò! Perché per poterci andare dovrei tornare a casa dei miei e dovrei chiedere a loro i soldi e io non lo farò, poi adesso, da quello che sento l’università è tosta e selettiva, quindi o fai solo quello o non vai da nessuna parte. Il mio sogno sarebbe stato fare statistica, non so perché ma ho sempre avuto questa fissa e lì ci sono pochissimi studenti e si deve frequentare per forza. Che schifo la vita! È tutto casuale, puoi vincere la lotteria o finire sotto il treno, con c’è un perché. Ho provato a dare uno sguardo a quel sito Universo-MIUR che mi hai mandato, ma è un caos, non ci si capisce nulla, ti perdi in un mare enorme di possibilità e di scelte. Magari potremmo provare a guardarcelo insieme, ma tanto temo che alla fine sarà solo una cosa inutile perché per me resteranno solo sogni. Come mi sento in questi giorni non te lo puoi immaginare, ho proprio la sensazione che per me la vita non sarà altro che lavoro. Un ragazzo? Ma è solo un sogno balordo, qui ognuno pensa ai fatti suoi e poi che cosa posso offrire a un ragazzo, una vita da morto di fame oppure se lui lavora e magari molto meglio di me io posso fare il mantenuto. No! È meglio stare soli e penso che dovrò cominciare ad abituarmici.

Ciao Project. Se mi rispondi almeno mi rendo conto che qualcuno 10 minuti per me ce li ha persi. Lo so che lo farai.

Tuo Alberto

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lunedì 21 luglio 2008

MALINCONIA E DEPRESSIONE GAY

e-mail di Paolo di lunedì 7 luglio 2008

Ciao Project,

ti ricordi ancora di me? Sono Paolo, il ventiduenne indomabile di Brescia. Ti ricordi? Ci siamo conosciuti quasi quattro mesi fa, era il 21 di marzo e mi avevi fatto notare che era il primo giorno di primavera. Intanto grazie per averci provato allora a mettermi in testa quattro idee non stupide, ma io allora ero proprio refrattario. Ti ho fatto perdere la pazienza per due settimane, poi ti ho mandato a quel paese e ho cancellato il tuo contatto msn. Adesso te lo ricordi vero? Io sono un cafone, lo avrai pensato certamente, lo so, ma mi dava enormemente fastidio che tu potessi guardarmi dentro. Ti avevo cercato io, ma non volevo che arrivassi alla soluzione anche se lo sapevo benissimo qual’era la soluzione. Lo so che è pazzesco a 22 anni non sapere ancora se vuoi andare con un ragazzo o con una ragazza, però io non lo sapevo o facevo ancora finta di non saperlo. Poi quello che volevi tirarmi fuori non mi piaceva proprio, ti ho raccontato balle, lo so che è pazzesco pure venirti a cercare per parlare con te e poi raccontarti balle, ma comunque tu non ci sei cascato, abbiamo perso decine di ora a girarci intorno, tu a cercare di capire e io a cercare di non farti capire. Io mi aspettavo che tu mi dicessi: Ok, sei gay. E basta. Ma tu hai avuto paura della mia reazione (Confessalo, è così! Sei stato vigliacco pure tu! Di me hanno paura tutti), l’hai presa alla larga, me lo ricordo benissimo, hai fatto una lunga pausa e poi hai cominciato a dirmi che stavo fingendo anche con me stesso e avrei fatto bene a non coinvolgere altre persone nella mia finzione e lì non c’ho visto più, in fondo stavi solo dicendo che sono gay e io lo sapevo benissimo, ma non mi piaceva il modo, proprio con un gesto di stizza ho chiuso tutto e ti ho cancellato. Ero proprio furioso nero. Poi, ovvio, lo sapevo che avevi ragione. Era l’inizio di Aprile e avevo gli esami alla fine di Maggio ma ho preso tutti i soldi che avevo e me ne sono andato da casa, ma senza dire niente a nessuno. Ai miei ho fatto prendere un accidente, loro non sanno nulla di me, avevo staccato il cellulare, poi dopo tre giorni quando l’ho riattaccato ho trovato 100 messaggi dei miei e li ho chiamati. Loro non c’entrano proprio per niente, ma non sono tornato a casa, poi il cellulare si è scaricato e si è spento. Sono stato a Milano e ho cercato di restare lì spendendo il meno possibile, volevo arrivare fino a primi di giugno e passare lì il tempo degli esami, randagio, e provare il piacere di mandare tutto alla malora per dire che io sono più forte di tutte quelle stronzate dell’università. Dormivo sulle panchine o nelle sale d’aspetto delle stazioni. Così sono arrivato al 9 giugno e con gli ultimi soldi contati che mi erano rimasti ho ripreso il treno e sono tornato a casa. I miei non hanno detto nulla, come se nulla fosse accaduto, mi hanno salutato affettuosamente (in modo un po’ falso) come se fossi tornato da un viaggio. Probabilmente pure loro ormai hanno paura di me e delle mie reazioni. All’università la sessione l’ho perduta e poi non ho voglia nemmeno di provarci. Fino a ieri sera ho fatto la vita del vegetale e non mi va proprio di fare nulla e di spiegare niente a nessuno, sono proprio stufo della vita e non so nemmeno bene perché ti mando questa mail.

Paolo

p. s. scusami la chiusa secca ma non sono in vena di smancerie

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e-mail di Paolo di martedì 8 luglio 2008

Ciao Project,

devo chiederti scusa, ma ieri sera è successa la stessa cose di 4 mesi fa. Ma perché non facciamo due chiacchiere e basta? Ma a te che te ne frega della vita mia, ne senti centomila! È inutile che ti metti in testa di portarmi sulla buona strada tanto ormai io sono fuori ed è proprio di vivere che non me ne frega più niente.

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di mercoledì 9 luglio 2008

Senti Paolo,

non mi piaccino questi giochi al massacro, sei stato già cretino abbastanza, io i giochi dei ragazzini non li sopporto! Ma non ti accorgi che fai pena? Ti comporti come un deficiente, te ne vai da casa, fai prendere un accidente ai tuoi, salti una sessione intera di esami, passi che mi rispondi a parolacce, ma che cominci a fare i discorsi stupidi sulla vita e la morte non lo sopporto proprio! Bello mio, ma è possibile che tu faccia tutta questa commedia perché sei gay, si lo hai capito benissimo che sei GAY, ma il patologico non è nell’essere gay ma nel fare tutta questa commedia, ma per che cosa? Per farti compatire? Bello! Di ragazzi gay ne ho visti centinaia ma stupidi come te no! È gente seria che non fa il pagliaccio come fai tu, è gente che ha una dignità!

Paolo, capiamoci bene! Se hai veramente intenzione di fare le cose serie puoi stare certo che su di me ci puoi contare, ti do pure l’anima! Ma se per caso vuoi giocare con la morte perché sei deficiente fino a questo punto allora dimenticati che esisto!

Ti aspetto in chat domani mattina alla 10.00, ma se non ci sei con me hai chiuso.
Un abbraccio (se per te vale ancora qualche cosa)

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e-mail di Project di giovedì 10 luglio 2008

Ciao Paolo,

queste sono un po’ le mie riflessioni a freddo. Intanto fammi dire che avevo una paura forte di non sentirti stamattina alle 10.00. Quando ti ho visto comparire sono stato felice. Ispido sei stato come lo sei stato sempre, però per la prima volta (perché non era mai successo!) abbiamo parlato seriamente. E qui tocca a me chiederti scusa perché non pensavo che le cose stesero a questo punto, è vero che non avevo nemmeno la possibilità di capirlo, ma indubbiamente ho semplificato troppo il quadro. Se devo dire la verità, mi vergogno molto dei toni aggressivi che usato con te, erano manifestazioni della mia stupidità e del fatto che io, invece di cercare di capire, consideravo stupide le tue reazioni. Stamattina, te lo confesso, mi sono sentito un verme. Ma è la prima volta che mi sono realmente sentito vicino a Paolo. Dovrei avere una giornata completamente libera entro fine luglio e penso di poterti venire a trovare, ma ci metteremo d’accordo via chat. Intanto ti mando questa, poi appena ti vedo in linea ti chiamo subito.

Un abbraccio fortissimo

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e-mail di Paolo di domenica 20 luglio 2008

Ciao [omissis],

adesso sei tu a non essere in linea e invece ne avrei un bisogno disperato. Almeno ti scrivo questa per colmare il vuoto, perché mi sento proprio uno schifo. Che devo fare? Ormai con l’università un anno l’ho perso, non ho proprio la forza di andare avanti, per me non è un problema di laurea e nemmeno di gay o non gay, quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, io non ce la faccio più a stare solo, ho bisogno di sfogarmi, ma sono proprio al limite. Adesso la storia la sai tutta, tu dici che alla fine si risolvono pure quelle cose, ma io qui non ci voglio più stare, me ne voglio andare via, da un’altra parte, voglio stare solo, non so se ce la farò a cominciate tutto da capo ma io all’università non ci voglio più andare, non ce la faccio proprio. Per gli esami avevo pure studiato, però se quelli poi me li ritrovo davanti che faccio? È un rigetto fisico. Si potrebbe pure pensare di andare a Milano, su questo hai ragione, e i miei un supporto economico me lo darebbero eccome, sono brave persone, ma loro non sanno nulla e se mio padre lo venisse a sapere gli prenderebbe un infarto. Io è da più di un anno che non mi faccio mai vedere in giro con loro perché non voglio che la gente mi associ a loro. Sto sempre in giro, esco presto di casa e torno di notte o, quando sono stanco, non esco proprio per giorni. Quando non sto a casa parto la mattina prestissimo, prendo il treno e vado a passeggiare sul lago di Garda, il treno parte prestissimo e sto lì praticamente alle sei di mattina e resto lì fino alla sera, mi porto un libro, ma non lo apro mai, vado solo avanti e dietro per il lungo lago, mi siedo sulle panchine e aspetto. Adesso è estate e si sta bene, praticamente ci vengo due o tre volte alla settimana, ma ci venivo pure d’inverno e allora si motiva di freddo e passavo le giornate alla sala d’aspetto della stazione, allora magari, d’inverno, il libro un po’ lo leggevo. Gli esami che non ho fatto li ho preparati così e li ho preparati perché pensavo che a rimette piede lì ce l’avrei fatta e invece sono stato un vigliacco totale. Quando arrivo sul lago la mattina, adesso che è estate, è bellissimo, fresco, un posto meraviglioso e la paura di vivere mi passa è sto bene fino a mezzogiorno, poi mi mangio la mia pagnottella e mi rimetto a passeggiare e mano mano che passano le ore mi prende un’angoscia tremenda. So che non posso tornare a casa troppo presto e allora aspetto che venga la notte ma è proprio un incubo. Adesso magari ti posso mandare un sms ma prima era zero totale, sai che vuol dire “solo” nel senso più assoluto, ecco così! Poi adesso andare al lago mi fa un effetto stranissimo, è pieno di ragazzi. Stanno tutti insieme, sono contenti, giocano, scherzano, loro la loro gioventù se la vivono e io che faccio? Li osservo e basta. Io con loro non c’entro niente. E adesso ti dico di ieri perché dopo che avevo parlato con te stavo un po’ meglio, ma dopo quello che è successo ieri sto uno schifo peggio di prima. Arrivo al lago, scendo dal treno e mi trovo davanti due ragazzi bellissimi, non un ragazzo e una ragazza, ma proprio due ragazzi, sicuramente turisti americani. Mannaggia [omissis]! Giocavano tra loro, ma sai proprio in un modo così dolce, ma con qualcosa di disinibito, di sensuale, che mi strappavano l’anima. Ma io non mi sono mosso, poi uno di loro è venuto a chiedermi un’informazione, volevano andare a Sirmione. Io un po’ di Inglese niente male lo parlo, ho risposto che erano circa 9 km e che io c’ero andato più volte a piedi. Quel ragazzo, Patrick, ha fatto un’espressione di stupore, poi ha aperto le braccia come a dire: “Sì, ma noi non sappiamo nemmeno per dove si va”. Mi sono proposto di accompagnarli, Patrick è andato a parlare con l’altro ragazzo, Steven, che ha fatto cenno di sì. Mi hanno offerto la colazione al bar e poi ci siamo messi in strada. Io i posti li conoscevo benissimo perché le guide turistiche del posto le so a memoria. Insomma, abbiamo fatto 10 km a piedi! Piano piano l’atmosfera si è sciolta, loro parlavano anche un po’ di Italiano e capirsi era piuttosto semplice. A Sirmione ormai parlavamo come se fossimo amici, poi Patrick ha guardato negli occhi Steven e si è girato verso di me e mi ha detto: “Penso che sia giusto dirti che noi siamo due ragazzi gay che si vogliono bene”, e lo ha detto in Italiano, evidentemente era una farse alla quale aveva pensato parecchio. Io ho risposto nel modo più gentile possibile ma di me non ho detto nulla, ho detto che avevo un amico gay (me stesso) che la viveva malissimo e che aveva passato pure parecchie brutte avventure, perché da noi, in Italia essere gay è ancora una situazione difficile, poi ho detto che a quel mio amico io volevo molto bene “as a friend, obviously” e che però non credo che tutti i gay siano come quel mio amico, e ho raccontato la storia di quello che è successo a me. Patrick era perplesso, quel “non credo che tutti i gay siano come il mio amico” gli aveva dato fastidio, mi ha guardato un istante in modo interrogativo, ho avuto l’impressione che volesse misurare le mie reazioni, poi ha detto: “Posso?” e ha preso la mano di Steven ma l’ha lasciata subito perché ha avuto l’impressione che la cosa mi desse fastidio e mi ha chiesto pure scusa. Da quel momento hanno tenuto con me un comportamento apparentemente amichevole ma molto formale e anche tra loro non hanno parlato quasi più: comportamenti disinibiti zero! Un silenzio gelato! In pratica dalle due del pomeriggio non vedevo l’ora di stare per conto mio. Io non ho detto nulla di me a quei due ragazzi che, tra l’altro, non avrei mai più rivisto ma loro non lo hanno capito nulla e anzi hanno proprio frainteso il mio atteggiamento, una cosa penosa. Insomma, io sono diventato l’etero cortese. Per tornare indietro abbiamo preso l’autobus. All’arrivo li ho salutati in modo molto freddo. Non ci siamo nemmeno scambiati gli indirizzi e i contatti msn, niente. Era finito tutto in uno schifo! Sono rimasto solo dalle tre e mezza fino alle nove di sera con un’amarezza dentro che non te la immagini nemmeno, poi sono tornato a casa e non ho nemmeno acceso il computer. [omissis], non ce la faccio proprio ad andare avanti così!

(e-mail non firmata)

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e-mail di Project di domenica 20 luglio 2008

Ciao Paolo,

ho letto e l’angoscia è venuta pure a me. Domani se ti va sono su msn dalle 6.00. Ti dico solo che ti voglio bene! E ti abbraccio!

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Se volete potete partecipare alla discussione di questa tesimonianza aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=30245374

domenica 4 novembre 2007

MITI GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sui “miti gay”. Ogni gruppo che si riconosce in una identità tende ad avere una sua mitologia. I gay non sfuggono a questa regola. Se pensate a che cosa è una gay vi vengono in mente immancabilmente alcune alcuni aggettivi: sensibile, creativo, solo, depresso, frivolo ecc. Così se vi chiedete che cosa sia una coppia gay vi verranno in mente alte idee: coppia forte, coesa, unita contro il mondo. Per costruire un bel Romanzo Gay che possa fare audience o un bella fiction gay televisiva bisogna mettere insieme tutti gli stereotipi classici della cultura gay: due ragazzi gay entrambi bellissimi (altro mito galoppante) dopo avere vissuto di angosce e di paure si incontrano, tra loro sboccia un amore fortissimo, con una perfetta intesa sessuale (altro mito). Il mondo è contro di loro (altro mito) ma loro combattono contro tutto e contro tutti e ovviamente riescono a prevalere (altro mito) “e vissero sempre infelici e contenti” (altro mito). Se un lettore gay di questo blog dovesse confrontasi con la trama di una mitica storia gay come quella che ho presentato dovrebbe dire che nella sua vita nulla o quasi corrisponde a quel modello. Quei modelli di vita gay non vengono dai gay ma del mondo del cinema o della letteratura di serie b, eppure quei modelli condizionano pesantemente l’immaginario dei gay e ne condizionano l’agire che con quei modelli finisce inevitabilmente per scontrarsi. La grande narrativa gay (Baldwin, Forster, ma ci aggiungerei anche Leavitt e Tondelli, per non dire di uomini come Pasolini, o Jean Jenet) non ha nulla a che vedere con quei modelli. La grande letteratura storicizza e non mitizza, relativizza al qui e ora e rifugge gli astrattismi buoni per tutte le stagioni. In altri termini la grande letteratura gay non è mitologia ma immagine di vita reale e, tra l’altro, non della vita gay reale più spettacolarizzata, ma di quella più imprevista e imprevedibile. La coscienza collettiva dei gay, purtroppo, non è formata dai Balwin, dai Forster o dai Pasolini ma dalla dimensione più commerciale della cosiddetta cultura gay, che non ha nulla né di gay né di cultura. Ed è purtroppo con questa pseudocultura che bisogna fare i conti ogni giorno, ed è questa pseudocultura che condiziona non solo i gay ma anche il mondo etero, che finisce per avere un’immagine dei gay assolutamente distorta. Chi non conosce il mondo gay da vicino, e spesso anche chi lo conosce e ne fa parte, subisce la presenza di quei modelli, gli etero li identificano come modelli gay e i gay li accettano come propri modelli perché, anche se provengono dal mondo del cinema e dello spettacolo ed hanno scopi commerciali, sono gratificanti. Anche se non hanno nulla a che vedere con la realtà, i miti gay sono in sostanza più o meno belle favole gay e ai gay, come d’altra parte a tutti, piace ascoltare favole, tanto più se a lieto fine, salvo poi doversi rendere conto per esperienza diretta e spesso traumatica che si tratta solo di favole. Per crescere i gay dovrebbero uscire dalla mitologia e confrontarsi con altri gay, per discutere con loro, per capire quello che la vita gay è veramente, ma una ipotesi del genere è ancora oggi molto remota. I gay contrariamente ad un altro mito diffuso, non sono un gruppo ma sono singoli dispersi in un mare etero nel quale stentano a trovare il simile, in buona sostanza sono individui piuttosto solitari almeno a livello sostanziale. E’ ovvio che in una dimensione di ridotto scambio tra loro, i gay finiscano per rifugiarsi nella mitologia gay. Da quello che ho visto più volte, tra persone di tutte le età, sono portato a pensare che la vera crescita di un gay in termini di maturità umana e di coscienza gay si realizzi solo attraverso un bagno di realtà. Ho conosciuto tramite chat diverso tempo fa un ragazzo di 30 anni, un ragazzo veramente notevole che, nonostante tutto, ha finto per sprecare anni della vita nel tentare di mettere in pratica modelli tipici della mitologia gay, aveva conosciuto ragazzi di qualità personali eccellenti ma li ha rifiutati tutti, uno per uno, perché non incarnavano il suo modello di principe azzurro gay. Quel trentenne ha rovinato la vita di quattro ragazzi nel corso di circa di 5/6 anni, illudendoli in una maniera vergognosa a forza di promesse sublimi, nelle quali lui stesso, badate bene, credeva e lasciandoli poi in preda di una disillusione terribile quando li abbandonava perché insoddisfatto. Ho avuto modo di seguire le quattro storie, anche se da lontano e ho conosciuto i quattro ragazzi di cui parlo, ragazzi ottimi. Adesso il 35enne è rimasto solo a leccarsi le ferite e a rimpiangere gli anni buttati dalla finestra a correre dietro i miti dimenticandosi di avere a fianco ragazzi che gli volevano bene. Chi si innamora delle situazioni astratte e non delle persone concrete non ha capito nulla dell’amore, chi cerca di costruirsi nella realtà un mondo di favola rifiuta di crescere e si contenta della mitologia mentre intorno a lui c’è il mondo vero, ci sono i ragazzi veri, con tante contraddizioni, con tante difficoltà, con tante stranezze... ma con tanto amore da poter dare. Tra i tanti miti gay c’è anche quello che sesso: l’idea che il sesso per un gay sia l’essenziale. Questo teorema, in termini generali, non ha senso. Desiderare il contatto fisico con un ragazzo che si ama ha un senso, andare a caccia di sesso da persone sconosciute indica una sofferenza affettiva profonda. Per favore aiutatemi a mettere al bando la falsa mitologia gay!

sabato 6 ottobre 2007

INCONTRI GAY

Una premessa doverosa, ricevo richieste di link o di citazione da parte di blog collegati a siti di incontri gay (e non solo) e anche da siti che hanno interessi economici collegati alla sessualità. Chiarisco una volta per tutte che non linkerò niente di simile. Io non ho nulla contro queste cose ma non fanno parte della mia cultura, quindi, vi prego, astenetevi dall’inviarmi richieste. Da oggi renderò tutti i destinatari dei miei post, quando ci saranno destinatari, completamente irriconoscibili in modo da evitare nel modo più rigoroso ogni riferimento a persone individuabili. Gli interessati capiranno lo stesso. Non voglio per nessuna ragione diventare un mezzo per mettere in contatto persone che non si conoscono e che io stesso non conosco.
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Il post che segue mi serve solo ad esporre i miei punti di vista, non pretendo di valutare cose che non conosco direttamente, vorrei fare solo una riflessione su quello che per me significa essere gay.
Francamente capisco benissimo che cosa voglia dire uscire da una relazione durata anni e per di più soddisfacente, anche se, personalmente, non ho mai fatto un’esperienza simile e le poche relazioni che ho avuto nel corso degli anni non si sono mai interrotte, hanno sì cambiato significato, ma i rapporti affettivi che stavano alla base di queste cose non si sono mai spezzati. Mi rendo conto che, comunque, un rapporto può realmente finire o traumaticamente o, diciamo così, di morte lenta. E’ ovvio che in una situazione simile si prova una sensazione di vuoto affettivo, si sente la necessità di ricreare un clima come quello che si è perduto e, in un modo o nell’altro, si cerca di trovare una soluzione. I livelli di delusione, più o meno coperti da forme di comprensibile orgoglio, possono essere profondi, si ha l’impressione di non poter aspettare e allora si cerca di forzare i tempi, si cercano strade per poter costruire ipotesi alternative subito. Ad un rapporto durato anni e preceduto da una lunga gestazione si vorrebbe sostituire un nuovo rapporto, ugualmente coinvolgente e affettivamente gratificante, ma su che base? Sulla base di una foto, di un annuncio, di dieci minuti di chat? Mettere annunci cercando un contatto affettivo (e soprattutto sessuale) senza attese troppo lunghe sta diventando una cosa comune tra i gay. Che dietro questi annunci, tanto più se rivolti da giovani a giovani, ci possano essere delle forme di prostituzione sostanziale è piuttosto difficile, il vero rischio di queste cose non è di questo genere, ma è quello di incontrare persone che cercano anch’essere di risolvere i loro problemi affettivi (e, lo ripeto, prima di tutto sessuali) con un colpo di fortuna o di bacchetta magica. Certo, è anche possibile che si vincano milioni di euro con un biglietto che costa 50 centesimi ma francamente non mi sembra probabile e, da quello che ho visto più volte da chi ha fatto realmente incontri tramite siti specializzati, l’esperienza finisce per essere una brevissima esperienza di solo sesso (spesso neanche quello) che, secondo il mio modesto punto di vista, con l’amore gay nel senso serio del termine non ha proprio nulla a che vedere. Molto spesso cercare queste scorciatoie si risolve in un grave dispendio di tempo e di energie alla ricerca di cose che non possono esistere perché ne mancato tutti i presupposti. Può anche accadere che ci siano i colpi di fulmine o pretesi tali, ma alle spalle del colpo di fulmine ci vuole una lunga preparazione che renda poi il colpo di fulmine una cosa seria, senza quella preparazione il colpo di fulmine non è che un apprezzamento estetico circa la gradevolezza fisica di un altro ragazzo, cosa, per carità, importantissima, ma che non ha affatto la consistenza di un autentico rapporto d’amore. Chi cerca solo sesso io non lo giudico, per carità, ma penso francamente che abbia già rinunciato all’idea di una storia d’amore vera, forse per le delusioni ricevute, forse per la frenesia di realizzare tutto e subito. Di ragazzi animati da questa frenesia ne ho conosciuti diversi, ma alla fine li ho visti cambiare strada, magari dopo anni, per tornare all’idea di una relazione affettiva di altro genere. Capisco che la spinta del sesso e della solitudine possano portare a voler bruciare le tappe, ma incontrare un bel ragazzo, che magari si porta dentro tutto un insieme di delusioni e di disperazioni del quale tu non sai assolutamente nulla, chiacchierare un po’ e poi vivere un’avventura di una notte non lo vedo proprio come una cosa esaltante. In queste situazioni si finisce non in una storia d’amore ma in una forma di involontario sfruttamento reciproco nel quale ciascuno tenta solo di risolvere i propri problemi trascurando del tutto il ragazzo che ha davanti e le sue necessità, già per il fatto stesso che non ne sa nulla. Mi diceva un ragazzo che si è trovato in una situazione di questo genere, cito alla lettera: “Quello rideva, scherzava... io pensavo che gli interessasse solo il sesso, poi, quando l’abbiamo fatto, mi sono accorto che non ci capivano affatto e che di me pensava che ero solo uno stronzo che voleva approfittare di lui... ma io mi dico: ma che c’è venuto a fare? Alla fine mi sono sentito peggio di prima.” Questa situazione è stata la conseguenza di un incontro tra due ragazzi “soli”, apparentemente interessati soltanto al sesso, ma delusi dentro e frustrati dal non avere mai trovato quello che cercavano veramente, anche senza ammetterlo... Io mi chiedo, non sarebbe meglio, in certi casi, creare un rapporto di amicizia, cercare di capirsi, non precorrere i tempi come se il sesso fosse la soluzione di tutti i problemi? E anche quelli che prendono il sesso come un gioco che non deve necessariamente avere una base affettiva, non stanno, in fondo, facendo esattamente la stessa cosa? Stanno cercando di non capire di che cosa hanno bisogno veramente. In certi casi avere amici “veri” (anche etero) aiuta a uscire dal senso di delusione e di solitudine molto più di un incontro di una notte. Chi vuole capire capisca!

giovedì 6 settembre 2007

IMBARAZZO GAY

IMBARAZZO GAY

Ciao ragazzi, vi vorrei raccontare di una cosa che mi è successa e che mi ha messo in un imbarazzo terribile. Non è vero che il problema dei gay è riconoscersi, perché una volta che ci si è riconosciuti, certe volte è pure più difficile di prima. Tralascio le premesse e vado al fatto. Devo fare quest’anno il secondo anno di Economia, l’anno scorso all’università ho conosciuto un ragazzo che mi incuriosiva parecchio, dico solo incuriosiva, ma veramente parecchio. Un ragazzo molto simpatico, ma almeno in qualche modo un po’ distaccato, un con una certa classe ma sfuggente, apparentemente moto affabile, ma in sostanza molto sulle sue. Durante il periodo delle lezioni abbiamo parlato pochissimo e io in effetti non avevo l’impressione che ci fosse veramente un feeling tra noi, solo col passare del tempo si era sciolto un po’, ma sempre in modo relativo, in sostanza non era un amico nel senso vero della parola, era piuttosto un conoscente simpatico ma niente di più. Alla fine ho scoperto che aveva la mania di internet e ho scoperto anche il suo nick. ovviamente sono andato sul suo blog, però non era una cosa eccezionale, cioè era bello, ben scritto, anche pieno di foto di qualità ma mi sembrava un po’ sfuggente proprio come il suo autore, qualche volta molto poetico e qualche volta con un po’ troppo sentimentalismo. Il blog di Marco (lo chiamo così ma non si chiama così) era pieno di album fotografici, Marco ci compariva abbastanza di rado e sempre con una ragazza diversa... ergo Marco non aveva una ragazza. Ho spulciato tutto il blog dall’inizio alla fine, qualche volta diceva che certe cose che considerava belle erano “come guardare una bella ragazza” ma era detto in tono piuttosto distaccato, un po’ come un modo di dire prefabbricato e automatico. Alla fine del mio studio del blog di Marco, perché si trattava di un vero e proprio studio, io, in pratica, ho archiviato il tutto e ho concluso che Marco non mi interessava. Abbiamo continuato a vederci a lezione e anche a scambiare qualche e-mail ma sempre su problemi riguardanti l’università, in sostanza tutta roba neutra. In pratica, dal mio punti di vista, Marco era un bravo ragazzo con il quale io non avrei mai avuto nessun dialogo serio, ma piano piano sempre in forma molto astratta ha cominciato a dire qualcosa in più, a usare qualche parola meno ambigua, e la cosa è proseguita per un po’, anche sul suo blog cominciavano a comparire cose più strane. E’ a quel unto che ho cominciato a pensare che Marco fosse gay, veramente più a partire dalle cose che aveva scritto sul blog che da quelle che aveva mandato a me direttamente. I nostri scambi di e-mail sono diventati meno banali, sempre molto distaccati, ma meno banali, ogni tanto, sempre nella solita forma sfuggente, si parlava di difficoltà di preoccupazioni, di problemi da risolvere, ma lui non mi diceva nulla di concreto e io mi guardavo bene dal chiedere. Alla fine di maggio pensavo di non avere dubbi sul fatto che fosse gay e ho fatto anch’io un passo in avanti, ma sempre a metà, per poter far finta di niente in caso di necessità. Dal blog ormai sembrava chiaro che stesse per fare il suo coming out. Io gli ho scritto e, anche se in forma generica, gli ho detto di pensarci benissimo perché la prudenza non è mai troppa e gli ho detto che non vorrei che avesse paura di me, mi ha risposto che non aveva nessuna paura e che non voleva perdere i contatti con me, ma non ha fatto nessun riferimento né al coming aut né a qualsiasi altra cosa che avesse anche il minimo contatto con l’essere gay, al che io ho pensato che forse la mia fantasia viaggiava troppo velocemente e probabilmente l’interpretazione in chiave gay di Marco era solo un parto della mia fantasia. Tanto premesso mi sono messo l’anima in pace. Poi mi ha scritto in un modo amichevole e mi ha detto che aveva un problema da risolvere e che gli avrebbe richiesto un po’ di tempo e quindi non ci saremmo risentiti per un po’. Io, francamente, ho pensato che stesse male, che avesse qualche problema di salute, mi sembrava la cosa più ovvia e, come al solito, non ho fatto domande. Non ci siamo sentiti per un po’. Di tanto in tanto tornavo a visitare il suo blog, quando a un certo punto ci trovo un coming out pubblico in piena regola. Una cosa del genere io veramente non me l’aspettavo, ma devo dire che la cosa mi ha messo in uno stato d’animo di vera esaltazione. Gli ho mandato una e-mail piuttosto emotiva, lui mi ha risposto col solito distacco, ma ha risposto cose carine e io gli ho mandato un’altra e-mail più emotiva della prima, badate bene, non esplicita, sempre par la paura di fare un passo di troppo, ma se voleva capire poteva capire venissimo e, secondo me, ha capito benissimo, ammesso e non concesso che non avesse capito anche molto prima, perché certo non gli mancava il cervello per capirlo, però questa volta io non ho avuto risposta, non so perché ma non ho avuto risposta, penso che abbia avuto paura. Sembra assurdo ma il coming out pubblico fa meno paura di un rapporto privato. Chissà perché le cose sono andare così, ma non l’ho risentito per parecchio tempo. Stamattina ci siamo incontrati all’università ed è stata una cosa gelida, mi ha detto un po’ di parole di circostanza e poi mi ha detto che ci saremmo rivisti dopo ma non ci siamo rivisti. A me sarebbe piaciuto moltissimo parlarci, non dico altro, solo parlarci, ma è come se tra noi ci fosse un muro, una forma di imbarazzo che non si supera. Ho pensato di andarlo a cercare, di scrivergli una e-mail, ma non l’ho fatto. Fin quando un gay vero non l‘hai mai conosciuto pensi che il problema sia individuarne uno, poi, quando questo succede ti rendi conto che il dialogo e tremendamente difficile. Non so di che cosa possa aver avuto paura ma ha avuto paura. Sul blog, dopo il coming out ha avuto moltissimi messaggi sul blog, carucci, per carità, ma che c’entra tutto questo con la vita affettiva vera? Almeno tra noi avremmo potuto parlare liberamente ma anche questo è stato impossibile. La sensazione di amarezza di stamattina me le porto ancora appresso. Ma perché deve andare a finire così?