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domenica 30 settembre 2007

O CRISTIANO O GAY

Sono molto riluttante a scrivere questa storia perché tocca questioni delicatissime. I fatti sono raccontati in un diario non brevissimo di cui una persona che conosco mi ha fatto avere delle fotocopie, ho chiesto il numero di telefono dell’autore di quel diario e me lo hanno dato, l’ho chiamato, mi conosceva solo per interposta persona, perché aveva sentito parlare di me e per i miei blog, ma ha detto che potevo usare quel materiale ma mi ha chiesto di farlo con estrema prudenza, ed è quello che io farò. Il diario in alcuni punti presenta toni drammatici veri. Ho riscritto la storia, (in prima persona) riassumendola e, al solito, cercando di rispettarne lo spirito. Sottolineo che quanto troverete di seguito non rappresenta assolutamente il mio personale punto di vista.
La mia storia è una storia molto particolare, è la storia di un amore gay intensissimo e brevissimo ma sostanzialmente impossibile, impossibile perché negato, soffocato sul nascere. Il tutto si è svolto nell’arco di 25 giorni, li ho contati uno per uno. Io 23 anni e lui, Marco, 19, ci siamo conosciuti all’università, lui era iscritto al primo anno, io stavo per finire lettere. Era pomeriggio tardi, dopo le lezioni, mi ha chiesto delle cose sull’istituto di glottologia, io ho cercato di spiegargli tutto ed è cominciata così, poi abbiamo continuato a parlare e si stava bene, lui era esitante ma era felice di stare con me. Non lo conoscevo affatto, era un bel ragazzo, ma mi piaceva anche sotto altri punti di vista, era schietto, autentico, non recitava, quella sera non me ne sarei più andato. Di dirgli che ero gay non mi è passato nemmeno per l’anticamera del cervello, ci stavo bene e basta, non avevo nessun secondo fine, in effetti mi capita spesso di parlare con qualche ragazzo, ma così, solo perché si sta lì e si devono passare cinque minuti. Mi sentivo più grande di Marco, più maturo, in qualche modo protettivo. Il giorno successivo mi ha cercato nella mia aula e l’ho accompagnato a casa, un lunghissimo e gradevolissimo viaggio. Nei giorni seguenti ho notato che tra noi si stava creando un rapporto forte e non sapevo come comportarmi, con me Marco parlava di tutto ma mai di ragazze o di sesso. Se volevo essere onesto, a costo di perderlo, dovevo dirgli come stavano esattamente le cose. L’ho fatto. Marco era turbato in modo profondo perché voleva essermi amico, ma non in quel modo, questo me lo ha detto subito, ma non sapeva se ci sarebbe mai riuscito. All’inizio ho pensato semplicemente che sentirsi oggetto d’amore di un gay non fosse per lui una cosa accettabile, ma il problema non era quello. L’ho capito un minuto dopo perché me lo ha detto lui stesso in uno sforzo di sincerità che gli deve essere costato sangue, mi ha detto: “Io non posso condividere il tuo sentimento perché sono cristiano”, ma da questa frase io ancora non riuscivo a capire bene quello che mi stava dicendo, gli ho detto semplicemente: “non ho capito...” E lui mi ha risposto vincendo un imbarazzo fortissimo e senza guardami in faccia: “Io sono gay ma sono cristiano e voglio vivere castamente... e stando vicino a te sarebbe molto più difficile”. Io sono rimasto sconvolto da questa dichiarazione esplicita, ma lui è fatto così, non è proprio capace di imbrogliare nessuno, mai! Poi mi ha detto: “è una battaglia con me stesso ma io la devo vincere, a te può sembrare assurdo ma per me è essenziale”. Non sapevo come comportarmi, se fare tutti i miei soliti discorsi sulla religione o evitare. Non ho detto nulla, l’ha presa come una forma di rispetto e non è scappato via, quando ci vedevamo era contento ma sempre con senso di colpa di fondo. Io lo facevo parlare, speravo tantissimo che capisse le cose anche il mio punto di vista, poi abbiamo parlato anche di religione. Per lui era una cosa essenziale, per fare le cose onestamente ci metteva l’anima. Non era bigotto, non era uno invasato, no! L’aveva presa sul serio al 100%. Io non frequento le chiese da quando mi sono reso cono di essere gay, in pratica da quando ero ancora ragazzino, ma qualche pagina di vangelo la leggo volentieri, le chiusure che ha il papa sui gay mi sembrano assolutamente immorali ma non penso affatto che la religione sia una cosa stupida. Marco si è reso conto che io avevo un certo rispetto per queste cose e ne è stato contento, tuttavia con me non ha mai parlato del problema di religione e gay. Il ventiquattresimo giorno, un sabato, mi ha chiesto una cosa stranissima, mi ha chiesto di accompagnarlo in chiesa l’indomani... io gli ho detto che ci sarei venuto certamente. La domenica era una domenica particolare e c’era un vescovo che doveva cresimare una ventina di ragazzi. Io e Marco siamo entrati. Io mi sarei fermato in fondo, ma Marco ha voluto che andassi più avanti con lui e ci siamo messi in un banco circa alla metà della chiesa. E’ entrato il vescovo per la messa, uno magro, alto, anziano. I ragazzi cantavano, la chiesa era pina di gente, c’era una bella atmosfera. Poi il vescono ha fatto il suo discorso e ha detto delle cose molto belle, che mi hanno commosso, sul fatto che siamo tutti fratelli e che amare il nostro prossimo è difficile. In pratica non c’è stata una sola parola della predica del vescovo che io non avrei detto identica. Mi sembravano cose bellissime, condivisibili al 100%, poi ci siamo scambiati la pace, ma la cosa non aveva il sapore rituale che ha di solito, era una cosa seria. Si è alzato ed è andato a confessarsi al ritorno si è inginocchiato proprio vicino a me, poi è andato a fare la comunione, era felice come non l’avevo visto mai. Quando siamo usciti dalla chiesa abbiamo parlato per un quarto d’ora e mi ha detto che avrebbe voluto farsi prete ma che adesso in seminario avrebbe avuto dei problemi, che prima di decidersi doveva avere la certezza che avrebbe potuto portare la cosa avanti fino in fondo senza esitazioni, mi ha spiegato che prima avrebbe dovuto risolvere il problema della omosessualità e che se gli volevo bene veramente lo dovevo aiutare non cercandolo più. Quello che io ho provato in quei momenti credo che nessuno se lo possa immaginare, ero sconvolto, non sapevo che dire, lui mi chiedeva di dirgli addio per sempre e io ho rispettato la sua decisione, gli ho detto che gli avrei voluto bene sempre e comunque, mi ha risposto che questo lo sapeva e che anche lui non mi avrebbe dimenticato ma che la sua strada era un’altra. Ormai è passata una settimana e non l’ho più sentito. Adesso mi sento uno schifo dentro, mi sento solo, mi sento disperatamente solo e penso che sono stato vile, che non ho fatto quello che avrei dovuto, penso che ho rispettato solo le sue parole e non la sua anima, che l’ho fatto andare per quella che lui mi ha detto essere la sua strada ma che forse non è veramente la sua strada, perché lui quella scelta l’ha fatta in modo drammatico, perché era spaccato in due dentro, perché per salvarsi l’anima doveva distruggere se stesso. Quello che mi fa stare male è che se dovesse pentirsi della scelta che ha fatto non avrebbe nessuno disposto ad ascoltarlo. Io l’ho assurdamente assecondato nello scegliere la strada che lo ha portato definitivamente via da me, ma se volesse tornare indietro nessuno lo aiuterebbe e io penso che prima o poi possa andare in crisi. Il senso della disperazione mi viene non solo per me ma soprattutto per lui e mi sento in colpa e penso che il mio comportamento sia stato ipocrita perché rispettare una persona significa dirle sempre tutto quello che si pensa e io con lui non l’ho fatto.

CIAO DISTILLATO 8

Dopo una giornata stressante lontana da questo blog, eccomi finalmente al mio posto. E questa volta, dopo ben quattro commenti (su Progetto Gay), Distillato si merita una risposta un po’ più articolata.
Circa il commento a “scoraggiamento gay” ho parecchie cose da dire. Non so se hai mai visto un vecchio film con Rex Harrison e Richard Burton. E’ un film del 1969, ma già prima si era visto in teatro con attori del calibro di Renzo Ricci e Paolo Stoppa e con un regista come Sandro Bolchi. La vicenda sembra ricalcare il tipico modello di commedia gay: un parrucchiere e un ex attor giovane troppo stagionato entrambi oltre i 55 (ovviamente gay e un po’ da operetta buffa) convivono in situazioni paradossali, con vecchie madri che li considerano eterni bambini, vicini pettegoli, ecc. ecc. I due litigano ogni giorno e il litigio finisce sempre nello stesso modo, uno dei due sbatte la porta e se ne va ma poi, dopo dieci minuti torna indietro. Il film ha una portata sentimentale notevole e talvolta ha toni sostanzialmente drammatici. I protagonisti sono due falliti, non solo perché sono gay ma perché nella loro vita non hanno concluso nulla... ma non mi sentirei proprio di dire che non si amano. Si amano da disperati, ma sono l’uno per l’altro l’unica ancora di salvezza. Quello che dici: quando qualcosa ti fa soffrire è bene chiudere e cambiare, è vero solo dal punto di vista di un ragazzo gay ma per un uomo di mezza età, o addirittura per un vecchio, per queste persone le alternative non esistono e amore e disperazione si fondono inevitabilmente, perché, con tutto il seguito di sofferenza che pure è inevitabile in un certo tipo di rapporto, esiste pure una dimensione che è comunque d’amore. I protagonisti di “scoraggiamento gay” non sono ragazzi e la dimensione del fallimento l’avvertono concretamente, per loro, ormai, la vita vera può essere solo quella. Il commento a “coppia gay” mi piace moltissimo anche perché, pure se con qualche differenza, mi sono trovato a vivere situazioni sostanzialmente simili a quelle, e dalla parte di quello che fa il duro, e la cosa è andata a finire più o meno come nella storia. Se avessi trovato persone che non mi volevano bene veramente, non mi avrebbero tollerato, ma per fortuna ho trovato persone che mi volevano bene veramente proprio come nella storia. Siccome questa storia ha per me una valenza autobiografica il fatto che ti abbia fatto effetto, per me, è particolarmente importante. Il commento a “sentirsi imbranati” intanto mi consola perchè forse non sono l’unico a sentirmi imbranato, almeno in certi momenti, e poi la chiusa: contraddizioni o forse no... mi incuriosisce, in effetti non credo che siano contraddizioni ma penso si tratti del riaffiorare di paure ancestrali, essenzialmente la paura dell’abbandono, e dell’idea, sostanzialmente stupida, ma dura a morire, che i rapporti affettivi siano una specie di partita a scacchi in cui non si devono sbagliare le mosse.
Quanto al commento a “eros gay e meccanica quantistica” concordo pienamente sul fatto che la storia potrebbe benissimo essere riscritta in chiave etero, a conferma del fatto, se mi ce ne fosse bisogno, che moltissime tematiche relative alla vita effettiva sono esattamente le stesse per i gay e per gli etero, cosa che d’altra parte mi pare ovvia, ma quando dico che quella è “vita gay” intendo dire che (almeno con gli occhi di una persona della mia età) data l’assoluta improbabilità di realizzare una convivenza gay, come è stata quella iniziale dei protagonisti, quando una eventualità del genere si realizza, l’idea di avere vinto il primo premio della lotteria viene eccome, ma poi ci si rende conto che l’altro è realmente altro, sesso o non sesso, e l’unica scelta possibile è tra tenerselo com’è o buttare via tutto. Alla fine si può anche amare una persona che ti fa soffrire perché in qualche modo ha bisogno di te. Il suo mondo non lo puoi distruggere. Mi torna sempre in mente la frase bellissima di Baldwin: “qui non c’è niente da decidere, qui c’è tutto da accettare!” Mi è capitato giorni fa un episodio significativo a questo proposito, te lo racconto. Un ragazzo che conosco, trentunenne, gay non dichiarato, ma in sostanza convivente con un altro ragazzo un po’ più giovane in un modo molto gratificante (li ho visti insieme tempo fa ed erano l’incarnazione della felicità) ha fatto e vinto due diversi concorsi per il dottorato di ricerca in due università agli estremi opposti dell’Italia, ci siamo trovati a parlarne e mi ha chiesto che cosa ne pensavo, in pratica se, secondo me, sarebbe stato meglio andare a nord o a sud. Io gli ho risposto una cosa che lo ha fatto arrabbiare, gli ho detto che, secondo me, stava per fare la più grande stupidaggine della sua vita, è rimasto piccato, voleva che gli dicessi che era stato bravo, ma in sostanza gli ho detto che stava vendendo l’anima al diavolo e che del suo compagno evidentemente non gliene fregava niente. Io l’altro ragazzo lo conosco bene e come era andato in crisi l’avevo visto, ma quello che aveva vinto il concorso non se ne era accorto e andavano a letto insieme tutti i giorni! Perché non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere. I gay giovani molto spesso sono portati a pensare che vendersi l’anima sia una cosa “intelligente” o che una cattedra all’università sia meglio di una vita affettiva felice e quando è così e inutile tentare di farli ragionare perché non escono dai loro schemi. Nella storia di “eros gay e meccanica quantistica” si risente inevitabilmente anche l’eco dalla vicenda che ho appena raccontato e che, lo devo confessare, non mi è piaciuta per niente, perché poi il ragazzo che ha vinto il concorso la scelta l’ha fatta ed è andato a Milano e il suo compagno e rimasto solo! Quello che è andato a Milano vedeva solo la scelta tra Milano e l’altra università, ma pensare che c’era un’altra scelta da fare a monte, cioè se partire o restare con il suo compagno, non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello... ma quindici giorni prima il milanese parlava d’amore così bene che sembrava che fosse innamorato per davvero! Per oggi la chiudo qui... ma sto preparando un’altra storia e questa volta proprio su una questione delicatissima, ne ho scritto una bozza, ma non so fino a che punto mi posso spingere senza passare i limiti (non si tratta di sesso).

EROS GAY E MECCANICA QUANTISTICA

Quella che segue è la trascrizione sostanzialmente fedele di quanto mi ha detto il protagonista. Per ragioni di opportunità ho cambiato alcuni elementi, come la “materia” e la città, ma la storia si potrebbe ambientare benissimo in qualsiasi città e in relazione a qualunque professione.

Ho 45 anni, un’età critica per tutti, per un gay non ne parliamo... Insomma tutto ruota in torno al mio rapporto con il mio compagno. Lui si chiama Fabio C., ha 41 anni ed è un genio, il mio problema in fondo è proprio quello, oggi, alla sua età, è professore ordinario di Meccanica quantistica all’università di B.
Mi potreste chiedere che cosa c’è che non va... e avete ragione. Io con lui ho un rapporto stranissimo, per un verso gli voglio bene, perché è un brav’uomo che cerca di coprire con la meccanica quantistica una marea di altre cose, ma per l’altro mi sento quasi soffocato da lui, ma non dal fatto che è uno che conta, non è questo, mi sento soffocato da lui sotto il profilo affettivo perchè ha un bisogno disperato di me, anche se non lo ammetterebbe mai, o forse sì. Quando ci siamo conosciuti, lui aveva 22 anni, era il 1988, io ne avevo 26 ed ero un ragazzo gay frustrato a livello totale, non solo dal fatto di essere gay, ma dal fatto di essermi laureato a 26 anni in Giurisprudenza e in modo non eccelso e da tante altre cose... Lui si era appena laureato in Fisica, ovviamente con la lode. Non sapevo che fosse gay, l’avevo visto per caso all’università e ne ero rimasto fulminato, non sapevo nemmeno che fosse un genio, pensavo che fosse solo un bel ragazzo, solare, sorridente. Qualche volta avevamo scambiato un’occhiata fuggevole, ma solo questo, in fondo sono cose che capitano. Un pomeriggio sono andato al cinema. Era appena uscito “Gli occhiali d’oro” un bellissimo film tragico a tematica gay su un romanzo di Bassani, io allora queste cose non me le perdevo, sono entrato nel cinema prima dell’inizio della prima proiezione, c’era pochissima gente, niente famiglie, tutti ragazzi soli, dato il tipo di film il pubblico era ovviamente un pubblico molto selezionato, probabilmente gay al 100% e il fatto di stare lì a luci accese ad attendere l’inizio del film era anche un po’ imbarazzante. A un certo punto entra lui, mi riconosce, mi saluta e mi chiede se si più mettere vicino a me. Prima della proiezione abbiamo scambiato solo due chiacchiere generiche e mi ha detto che si chiamava Fabio, ma il fatto che stava lì al 99% significava che era un ragazzo gay. ovviamente tra noi non c’è stato il minimo contatto, all’intervallo hanno riacceso le luci e l’ho visto da vicino, mi sentivo sconvolto, mi ha detto che aveva letto il libro, in pratica un coming out esplicito. Quando il film è finito siamo usciti e abbiamo fatto quattro chiacchiere e poi mi ha guardato dritto meglio occhi e mi ha detto: “Perché sei venuto a vedere questo film?” e io gli risposto: “E tu perché ci sei venuto?”. Lui ha detto: “Mi sa che ci siamo venuti per la stesa ragione...” ovviamente siamo rimasti a parlare tutta la sera, ci siamo scambiati i numeri di telefono e in pratica era evidente che la cosa non sarebbe finita lì. L’indomani è venuto sotto casa mia e mi ha suonato al citofono, siamo andati in giro per la città con la mia macchina, lui ancora non ne aveva una sua... in breve mi ha detto che si era innamorato di me e che mi aveva notato già prima e poi mi ha detto che per lui la prova del nove di un rapporto affettivo è vedere e c’è corrispondenza a livello sessuale e mi ha detto che se non ero interessato glielo dovevo dire subito, altrimenti avrebbe rispettato i miei tempi, a meno che non fossero troppo lunghi. Io allora vivevo da solo in un appartamentino dei miei... insomma è successo tutto così in fretta che non ho fatto nemmeno in tempo a rendermi conto di quello che stava succedendo... che vi devo dire... la sera stessa siamo stati a letto insieme e io sono passato dall’essere il ragazzo più frustrato del mondo all’essere il più esaltato. Io e Fabio a livello sessuale eravamo esattamente sulla stessa lunghezza d’onda, all’inizio pensavo che ci sarebbe stato un po’ di imbarazzo ma non c’è stato nessun imbarazzo. Fabio mi corrispondeva a livello sessuale come fosse stato il ragazzo dei miei sogni, come se capisse esattamente momento per momento quello che provavo io e poi mi sorrideva, ogni tanto si metteva a giocare, a ridere, camminava nudo per casa, era di una disinvoltura che io non avrei mai sognato. Dal giorno appresso abbiamo praticamente vissuto insieme per quasi due mesi in intimità totale, quasi in simbiosi fisica. Io vivevo uno stato di vera esaltazione, stavo con un ragazzo più giovane di me di quattro anni, bello, lo vedevo felice quando stava con me, praticamente tra noi c’era sempre una forma ci contatto fisico, quando mi passava vicino mi passava una mano tra i capelli o mi dava un bacetto leggero leggero. Se andavamo al cinema, a luci spente, stavamo sempre mano nella mano e poi la notte, quando vedevo che, dopo, si addormentava nella mie braccia la cosa mi faceva una tenerezza tale che io la preferivo a qualunque cosa, si abbandonava proprio, si fidava al 100%. Tutto questo è stata l’estate dell’88 il mio vero paradiso... poi è cominciato il purgatorio e non perché avesse trovato un altro ragazzo o perché tra noi fosse diminuita l’attrattiva sessuale reciproca, perché, anzi, sotto quel profilo ancora adesso ci sto benissimo... ma a settembre cominciò un corso di specializzazione in Meccanica quantistica... una cosa seria, serissima. Usciva la mattina alle sette e tornava a casa il pomeriggio o addirittura la sera. Mi parlava del laboratorio dei professoroni che aveva conosciuto, il lo lasciavo parlare perché ne aveva bisogno, avrei voluto parlare con lui anche d’altro, anche di noi, ma non succedeva, si parlava solo di Meccanica quantistica e, piano piano, pure io ho cominciato a capire di che si tratta e allora gli proponevo qualche idea assurda e lui la prendeva sul serio... è successo più volte. In pratica non si parlava d’altro. I nostri contatti sessuali si sono ridotti a livello settimanale ma il sabato sera Fabio era sempre quello di una volta... diciamo così, questo è stato il purgatorio ed è durato tre anni, poi è venuto l’inferno. Ha vinto un concorso importante e ha avuto una borsa di ricerca in Svizzera... io che gli potevo dire? Gli ho detto: Vai! Non ci pensare due volte! Ne va del tuo futuro! e lui è partito... ma io gli ho detto “vai!” perché non potevo che dire così... insomma mi è costato veramente moltissimo. Stava fuori due, tre o anche quattro settimane di fila, quando tornava c’erano ancora le nottate di sesso bellissimo e io non facevo che andare su e giù di umore. Una notte di sesso bellissimo e poi un mese di depressione galoppante e poi di nuovo una notte di sesso bellissimo e così via. Ho fatto questa vita per otto anni! Poi ha avuto i primi incarichi di insegnamento e l’ho sempre incoraggiato, a malincuore ma l’ho sempre incoraggiato, e se ne andava sempre in posti lontanissimi, quando tornava il contatto sessuale era fortissimo ma in pratica non ci stava quasi mai. Una sera ho provato a dirgli che mi sentivo a disagio ma l’ha presa malissimo, non me lo ha detto, ma gliel’ho letto in faccia e ho addolcito il discorso dicendo che lo amavo alla follia e non potevo sopportare che stesse lontano e lui mi ha detto che lui senza di me sarebbe morto dentro e che io lo avevo sostenuto in tutti quegli anni e che se aveva fatto qualcosa di buono lo aveva fatto per merito mio, poi i nervi gli sono crollati e l’ho visto a pezzi, evidentemente avevo rotto l’incanto del suo mondo interiore. Quella sera non abbiamo fatto l’amore... lo abbiamo rifatto dopo un mese, quando è venuto di nuovo in città, ma ho avuto la sensazione che sia lui che io lo facessimo ormai solo per celebrare vecchie memorie, ormai non era più la stessa cosa, il tempo della felicità era finito. I mesi seguenti l’ho visto letteralmente crollare, diceva che lavorava tantissimo, ma il motivo era un altro, secondo me si sentiva un fallito e un disperato. Poi ha vinto proprio la cattedra ma lontanissimo da qui... era talmente a pezzi, cioè proprio demoralizzato dal fatto di doversene andare lontanissimo che io gli ho fatto una proposta, gli ho detto che sarei andato con lui, se voleva, e l’ho visto di nuovo contento e non lo vedevo così da anni. In realtà non è stato facile perché ho dovuto trovare un lavoro dove stava lui, ma alla fine l’ho trovato e adesso viviamo insieme ma a casa nostra non siamo in due, siamo in tre: Io, Fabio e la Meccanica quantistica e quale sia il terzo incomodo non è molto chiaro. Anche questo è vita gay.

SCORAGGIAMENTO GAY

Te lo confesso, certe volte mi prende una depressione nera, apparentemente senza motivo, anzi forse è più facile che mi prenda proprio quando non ce n’è motivo. Oggi un ragazzo che conosco e che mi è molto simpatico mi ha fatto un regalo, una cosa gradita e inaspettata, in altri momenti una cosa simile mi avrebbe messo di ottimo umore. Stamattina un ragazzo giovane mi ha detto una cosa di tipo molto personale che ho gradito molto, ha preso lui l’iniziativa di palare con me e c’ho ripensato più volte nel pomeriggio, ma oggi non riesco a valutare positivamente tutte queste cose. Vorrei altro e non so nemmeno che cosa vorrei, una storia d’amore... forse, ma forse nemmeno, anzi nessuna storia d’amore, mi sembra quasi che a certe cose non ci credo più. Con Sandro in teoria tutto va bene, mi vuole bene, nei limiti del possibile perché per riuscire a sopportarmi ci vuole molta buona volontà... io non sono entusiasta, ma ormai la cosa è avviata e tutto sommato è accettabile e poi puntualizzare a che servirebbe? Lui fa quello che può e fa pure troppo, e poi non possiamo nemmeno litigare perché ci vediamo pochissimo, lui sta sempre in giro e io pure, certe volte passano settimane, quando stiamo insieme penso sempre che è più vecchio della volta precedente, abbiamo entrambi 42 anni e alla nostra età che possiamo fare? C’è da cominciare a prepararsi per la vecchiaia... anzi ringrazio Dio che non sono rimasto solo perché poteva pure finire così. Insomma, un tirare avanti... Mi fanno impressione quelli che sono felici, mi chiedo se hanno capito bene, certe volte sembrano proprio convinti. Loro alle favole ci credono, io no... io ormai non credo più a nulla... a me stesso poi non c’ho creduto mai. Una cosa buona ce l’ho il lavoro... in pratica adesso è la cosa più importante. Quando ho conosciuto Sandro avevamo 25 anni, mi sembrava un sogno. Ci sentivamo giovani, il mondo era nostro. Una marea di sogni... e poi com’è finita? Un tran tran quotidiano, vita affettiva per modo di dire, vita sessuale neanche per modo di dire e un po’ di depressione che avanza... è la depressone non del gay che sta sognando e non può realizzare quello che sogna ma di quello che ha realizzato e ha visto che sarebbe stato meglio continuare a sognare. Sandro certe volte si arrabbia con me, mi dice che sono passivo, che non ho voglia di vivere... io gli dico che non è vero, ma è proprio così... mi sento spento. Sandro lo rispetto, in un certo senso gli voglio bene perché è un brav’uomo, ma in sostanza anche di lui non mi importa molto, se si trovasse nei guai lo aiuterei, certo, ma ormai comincio a sentirlo come un estraneo. Lui ha la sua vita e io la mia, siamo due gay che vivono insieme, non direi che siamo due gay che si amano, è una parla troppo grossa, meglio dire che si tollerano, che hanno bisogno l’uno dell’altro soprattutto per fare finta di non essere soli lo stesso. La settimana scorsa mi ha confessato che ha conosciuto un ragazzo che gli interessa, un ragazzo di 22 anni, io l’ho ascoltato, la cosa non mi ha sconvolto, in un certo senso me l’aspettavo e in un certo senso so pure come andrà a finire... Sandro si vivrà il grande amore per qualche mese, lui è fatto così, poi si stuferà anche del ragazzo di 22 anni e lo farà a polpette ma non se ne renderà nemmeno conto e poi tornerà da me... è già successo, copione sperimentato... e io me lo riprenderò, poi passerà qualche mese di depressione, e io appresso a lui, finché non gli passerà per la testa un’altra fantasia. Noi siamo gay ma siamo diversissimi. Lui ha la fissa del “non perdere tempo” evidentemente gli anni se li sente addosso, me li sento pure io, solo che io non credo che ci si possa fare nulla e soprattutto non credo che ci sia un gran che da perdere, io le frenesie di vivere per paura della “fine stagione” non ce l’ho... per me la stagione è finita da un pezzo! Che dovrei fare? Cercarmi anch’io un ragazzo di 22 anni? Ridicolo! ... E per farci che? Per ricominciare la vita da capo? No! Basta! Di vita me n’è bastata una... se dovessi ricominciare da capo preferirei non ricominciare. Certe volte mi chiedo se sono un gay depresso oppure un depresso gay e mi sembra che la seconda risposta sia più giusta della prima. Certe volte la mattina vorrei non alzarmi, non andare a lavorare, rimanere rintanato nel letto... quando c’è Sandro e mi vede così almeno mi coccola un po’... ma quello non c’è mai e io sto praticamente sempre solo... e poi la chiamano convivenza... ma convivenza di che? ... che qui uno sta a levante uno sta a ponente... se ci fosse almeno, almeno ci potrei discutere... ma non ci sta mai e io mica gli posso dire lascia perdere il ragazzo di 22 anni oppure lascia perdere gli altri cavoli che c’hai per la testa... perché lui scrive, fa l’intellettuale, di fantasie per la testa ne ha tante, lo invitano da tutte le parti... non gli posso mica dire: non ci andare... se gli togli quello che cosa gli resta? Almeno si riconsola con un po’ di fumo... mi torna in mente la storia del ragazzo ventiduenne... forse ne dovrei essere sconvolto, ma mi viene solo da pensare: povero ragazzo! Mettersi con Sandro! Si vede che non lo conosce. Sandro gli farà male, ma senza cattiveria. Sandro capisce tante cose difficilissime ma quelle terra terra non le capisce affatto, in un certo senso mi fa un po’ pena perché crede in quello che fa e crede di capire anche la vita degli altri... chissà perché mi ha parlato del ragazzo di 22 anni... queste cose non me le nasconde mai, me ne parla come un bambino che sta per fare una marachella... perché per lui il senso è quello e io gli faccio la predica moralistica, ma non per dirgli di non andare con quel ragazzo ma per dirgli di non illuderlo perché certe cose fanno male... l’altro giorno sembrava convinto a molare tutto e a non fare danni... ma io so benissimo che non mollerà proprio niente e che i danni li farà e devo solo aspettare che accada. Io non sapevo che la vita gay potesse essere anche così.

COPPIA GAY

- Non me la sento, è troppo difficile, e poi chi l’ha detto che bisogna vincere la partita, chi l’ha detto che si può vincere la partita, non me la sento, sono stanco, di tutte queste cose non me ne importa più niente. Non ho più voglia di combattere...
- Sì, ma combattere per queste cose significa combattere per la propria vita, è un impegno morale!
- Macché impegno morale, è solo una guerra persa in partenza, noi stiamo andando contro il mondo e uno stress continuo, devi stare attento a tutto e poi anche con te... io ti voglio bene... però è una fatica tremenda pure vivere con te, tu hai tante idee per la testa e noi certe volte non ci capiamo veramente... due ragazzi forse si possono capire meglio ma io sono troppo grande per vivere con te... io sono stanco, non ce la faccio più... io voglio stare solo, solo come stavo prima, solo senza grandi idee per la testa, solo perchè illudersi che ci sono prospettive, per me dico, per te è veramente diverso, ma illudersi che ci sono prospettive per me è fuori della realtà... io ti vorrò sempre bene, ma di andare avanti così non me la sento più, questo è tutto, ho bisogno di stare solo, adesso mi sento travolto dalla tua giovinezza, ho la sensazione che ti poso frenare, che ti posso condizionare, tu hai bisogno di vivere la tua vita...
- Tu dici che io ho bisogno di vivere la mia vita per trovare una giustificazione, ma il discorso non regge... mamma mia se tu capissi come mi sento adesso... io lo sapevo che prima o poi saremmo arrivati a questo punto... io lo sapevo. Ti giuro, non sono pentito di nulla e lo rifarei, rifarei tutto quando perché è stato bellissimo... ma perché dobbiamo dire. “è stato”? Perché dobbiamo seppellire tutto quello che abbiamo vissuto insieme? Ma che cosa è successo? Non riesco a capirlo, proprio non riesco a capirlo... forse l’errore è stato solo il fatto di andare a vivere insieme, non lo so, ma ho l’impressione che la rovina sia cominciata tutta di là, te lo dico perché lo penso e mi sento un cretino, totalmente un cretino perché l’ho voluto io... prima ci si sentiva ma ci si vedeva poco ed era tutto bellissimo, non dirmi di no, era così pure per te... poi abbiamo provato a fare una famiglia... ti ricordi tutto quello che dicevamo sulla famiglia... quante cose abbiamo detto! Una famiglia gay! Bello, una bella idea, ma un’idea distruttiva, e non mi dire di no! Tu non sei mai stato innamorato di me, tu eri innamorato dell’idea, del fatto che ti sembrava di avere fatto una cosa grande, una cosa controcorrente, perché a te queste gratificazioni piacciono e per vivere una “vita gay” ci vuole un compagno e io ero il meno peggio... non mi guardare strano, lo sai benissimo che è così! E poi il sogno l’abbiamo realizzato: vivere insieme, tu e io, nella stessa casa, tutta la giornata, tutti i giorni... e tu ti sei sentito stretto, ti sei sentito asfissiato... perché allora hai visto veramente chi ero... tanto a me, com’ero, non m’ha mai voluto bene nessuno, ognuno voleva qualche cosa da me, c’era gente che voleva solo sesso, no, tu no, tu eri più moderato... ma perché... ma non era perché mi volevi bene... tu volevi solo il secondo attore per fare la tua commedia... guarda, io non te ne faccio una colpa, lo so che succede, forse prima o poi succederà pure a me... ma tu volevi solo che io ti facessi da spalla...
- No, non è così, io ti ho volto bene veramente...
- Ma che importanza può avere, ormai pure tu parli di me solo al passato, tu mi vuoi seppellire, perché adesso ti do fastidio, perché adesso non ti dico le cose che vuoi tu, perché ti stai accorgendo che sono un’altra persona... e, guarda, non è nemmeno il fatto che sono tanto più giovane di te, non è quello il fatto... è che tu non voi che io sia me stesso, tu mi vuoi dipendente... e va bene, e va bene... io non lo dovrei accettare, ma io lo accetto lo stesso, io posso pure rinunciare ad avere una vita come la vorrei, ci posso pure rinunciare per restare vicino a te, ma te che te ne importa? Tu c’hai tuo paradiso ideologico a te basta trovare una motivazione, tu sei egoista, questo è il fatto, tu non vuoi rischiare niente, ti fai i tuoi calcoli... ma è amore questo? Ma che c’entra tutto questo con l’amore? Tu reciti, reciti la parte del gay serio, di quello che fa le cose come si deve, hai bisogno di soddisfazioni di questo genere, a te delle persone non te ne frega niente, di me non te ne frega niente, a te ti bastano le idee... ma come fai a campare così? ... ma non ti rendi conto di quello che perdi? Ma non ti rendi conto che sei arido dentro? Ma è possibile che devo essere io a dirti queste cose? Ma vattene, va’... tanto provare a farti a aprire gli occhi è una partita persa... è quella la partita persa... e io sono ancora innamorato di te e mi sento la disperazione dentro... e tu non fai niente... io adesso sto a pezzi e tu nemmeno te ne accorgi, io adesso ho un bisogno dannato di essere abbracciato, perché mi viene da piangere, ma tu resti lì e mi guardi con lo sguardo duro... Ma tanto alla fine io non ti dimenticherò lo stesso, perché sono stupido fino a questo punto, perché ti voglio bene anche se tu non mi consideri nemmeno... ma sta fermo! No! Non voglio che mi stringi la mano solo perché te l’ho chiesto io! ... aspetta! aspetta, per carità! Non mi abbracciare con un abbraccio falso! Non mi imbrogliare in cose di questo genere! ... ma che fai! Stupido! Adesso ti metti a piangere pure tu... ecco, lo vedi che cosa vuol dire? E tu non avevi capito niente! Dai, sorridimi... non ti posso vedere in questo modo! Tienimi stretto, così, fortissimo! Devo sentire che ci sei... io ho maledettamente bisogno di queste cose ma tu hai sempre avuto paura... ma come hai fatto? Dai, su... lo so che ci stai male pure tu, dai adesso è passata! Stai buono, stai tranquillo, adesso è passata, non è successo niente... non fare così... non è successo niente...

venerdì 28 settembre 2007

CIAO DISTILLATO 7

Ciao Distillato,
ho letto e riletto il tuo ultimo commento. Sono profondamente felice che ci si trovi sulla stessa lunghezza d’onda e sono felice di averti conosciuto e di questo splendido dialogo che si è creato. Le cose che mi dici mi convincono ancora di più, se mai ce ne fosse bisogno, che i valori tipici del mondo gay, cioè dei gay come persone: il rispetto dell’altro, l’amore incondizionato, la dedizione senza riserve, possono rendere la vita una realtà bellissima. Se il mio sogno era cercare di dare un’immagine vera di ciò che sono i gay, io credo che insieme ci stiamo riuscendo, e l’immagine che ne viene fuori non è solo vera ma di altissimo profilo. E sapere che le mie esperienze sono affini a quelle tue e del tuo compagno mi conferma nell’idea di non essere affatto l’unico a vivere così e il senso di consolazione che ne deriva è grandissimo perché vedo che le cose che danno a me un’emozione possono avere lo stesso effetto anche su di te e che le soluzioni che abbiamo cercato ai problemi della vita affettiva pure senza conoscerci sono in fondo sostanzialmente le stesse. Il mondo vero dei gay che non danno spettacolo è un mondo bellissimo e serissimo dove si può realizzare una felicità profonda. Tu sai bene che queste non sono parole! Volersi bene è l’unica cosa che può dare un senso alla vita e nel mondo gay il valore sommo è proprio il volersi bene. C’è gente che quando parla di gay pensa subito al sesso... ma come fanno a non capire? Io il sesso l’ho sognato e non l’ho mai avuto, ma d’amore ne ho avuto tantissimo, da ragazzi che non hanno avuto paura di me. Quando mi sono reso conto di quello che stava succedendo, cioè che si stava creando qualcosa di serio, pensavo che oltre il fatto di essere gay la differenza di età potesse creare problemi, pensavo che dei ragazzi giovani potessero avere paura di me, che mi potessero vedere come uno che poteva approfittare di loro, un po’ come l’orco delle favole, ma non avevano paura, non ne avevano affatto! Una volta ero rimasto d’accordo con un ragazzo che “forse” ci saremmo visti l’indomani, io non avevo sottolineato la cosa deliberatamente. Avevo un desiderio fortissimo di andarci ma ho fatto violenza a me stesso e non ci sono andato. Lui invece all’appuntamento c’è andato e ha aspettato tantissimo tempo inutilmente, io non ci sono andato per lasciarlo libero, non avrei mai fatto una cosa simile se avessi pensato che potesse starci male. L’indomani è venuto da me e mi ha detto. “Ma ieri perché non sei venuto? ... ci sono stato malissimo, è stata proprio una pugnalata”... io ho provato a spiegargli che avevo desiderato tantissimo di andarci ma che non c’ero andato per permettergli di prendere più facilmente la sua strada, ma nel dire questo lui ha notato che io ero veramente turbato e mi ha perdonato, poi ha stretto le mani a pungo e mi ha dato due lenti pugni sul petto e mi ha detto con gli occhi rossi: “Ma perché sei così stupido!” e io mi sono sentito un verme perché non ero stato capace di capire che quello era amore vero, ma certe esperienze fanno bene all’anima. Sono uscito da visioni molto schematiche e sostanzialmente stupide della vita effettiva proprio perché ho conosciuto questi ragazzi che mi hanno insegnato ad amare e hanno preteso che io lo imparassi passando sopra alla mai stupidità che pure li aveva fatti soffrire. Io oggi mi sento profondamente felice, non avverto il minimo senso di frustrazione e vorrei che gli altri potessero vivere cose meravigliose come quelle che vivo io. Mi sento amato in senso profondo e sono felice di essere gay e per costruire questa felicità anche tu hai fatto la tua parte! Un abbraccio.

CIAO DISTILLATO 6

Ciao Distillato,
dopo un commento come il tuo non posso non dire subito la mia, perché io vedo queste cose dall’altro lato. Io non so che differenza di età ci sia tra te e il tuo compagno ma da quello che dici non deve essere piccola. Di cose da dirti su questi particolari tipi di rapporto ne avrei moltissime perchè sono sicuramente tra le cose che conosco meglio. Ti dico della mia esperienza che, per particolare che sia, non è proprio minima. Quando una persona grande incontra l’amore di un ragazzo della tua età è inevitabile che vada in crisi, la paura c’è, può non darla a vedere ma la paura c’è, non è l’idea di desiderare altri tipi di stabilità ma è proprio il fatto che un ragazzo di 23 anni per una persona adulta gay rappresenta moltissime cose, l’idea di rinascere, di sentirsi giovani anche quando non lo si è più, l’idea di avere un ruolo che è anche paterno, che è anche di guida. Ti posso garantire che il fatto che ci sia anche una dimensione sessuale concreta non distrugge queste cose, sono cose che possono convivere perfettamente e poi in un rapporto dissimmetrico di questo tipo un uomo più grande si sente innegabilmente gratificato dal fatto di rappresentare qualcosa di importante per un ragazzo più giovane, dal fatto di sentirsi amato. Quando è capitato a me, ti giuro, è stata una cosa che io avevo desiderato profondamente ma non avevo mai cercato concretamente proprio per non invadere, per paura di fare danni, di lasciare impressioni negative. La paura di un coinvolgimento profondo in questo tipo di relazioni per un uomo adulto è assolutamente dominante, specie all’inizio, e succedono cose che sono il contrario di quelle che ci si potrebbe aspettare, in genere a rompere il ghiaccio è il ragazzo più giovane che deve riuscire a vincere le paure dell’adulto, almeno a me è successo sempre così. Io scappavo ma il ragazzo che vedeva la mia ritrosia la considerava, come era, un segno di rispetto e d’amore. Aggiungo che ho trovato forme d’amore assolutamente gratuito e totale, con livelli di fiducia incredibili. Non c’è bisogno di dire che per un uomo adulto gay, sentirsi importante e utile, anche solo a livello di colloquio, per un ragazzo gay, è una cosa straordinariamente importante. Diciamola tutta: tra me te si è creata una forma di colloquio a distanza incredibilmente seria e questo fatto per me è una gratificazione importantissima. Aggiungo che un uomo gay adulto, non solo secondo la mia esperienza ma anche secondo quello che ho visto in situazioni non vissute direttamente da me, non mirerà mai (salvo casi realmente patologici) ad approfittarsi di un ragazzo gay giovane. Se penso a me stesso posso dire che per i ragazzi che mi hanno voluto bene e dei quali sono stato profondamente innamorato, in tutti i sensi, mi sarei veramente buttato nel fuoco senza nessuna esitazione, cioè più concretamente, per loro avrei sacrificato “qualsiasi cosa” ma assolutamente senza eccezioni. Voglio dire che nonostante la dissimmetria si viveva un rapporto meraviglioso e incredibilmente reciproco. Tante volte mi hanno fatto uscire dalla mia stupidità, mi hanno fatto ragionare. La cosa che mi ha sempre sconvolto di più, in questi tipi di rapporto, è che un ragazzo giovane, quando ti vuole bene, lo fa con tutte le sue forze e senza riserve e che l’unica cosa che lo mette in crisi è che tu possa dare l’impressione di voler troncare la relazione. Ho visto piangere convulsamente un ragazzo (più o meno della tua età) che nella mia vita è stato ed è fondamentale perché io stupidamente avevo usato un atteggiamento duro nei suoi confronti cercando di allontanarlo, pensando, lo ripeto, stupidamente, che il suo bene fosse andare per la sua strada e staccarsi da me. Quando l’ho visto piangere sono rimasto sconvolto e sono andato totalmente in crisi, perché io cercavo di rifiutare l’idea di poter essere veramente fondamentale per quel ragazzo, mentre era proprio così. Quando ti rendi conto di essere amato a questi livelli non esiste più nessuna possibilità di creare schermi razionali o di pensare di poter ragionare per arrivare a una conclusione, perché arrivare a una conclusione, cioè interrompere la relazione significa ammazzare l’anima di un’altra persona che ti ama e che ti ama in modo profondissimo. Superate queste paure, quando mi sono reso conto che quello che c’era era una cosa verissima e totalmente reciproca, messa da parte le volontà di fuga più o meno dettate da cosiddetti doveri morali, subentrava un’altra paura, anche questa una paura stupida, la paura di poter essere abbandonato, la paura che un ragazzo giovane prima o poi se ne possa andare per la sua strada. Questa è stata per me letteralmente un’idea ossessiva. Altro che cercare una situazione più stabile! Quando si è coinvolti in queste cose ci si sta dentro fino al collo ed è impossibile che si veda qualunque altra cosa sul proprio orizzonte. E la paura di essere abbandonato da un ragazzo più giovane che ti ama veramente è stupida. Forse quel ragazzo potrà avere bisogno di altro, voglio dire di un ragazzo giovane, e allora deve essere proprio l’uomo adulto che lo deve aiutare in questa strada, che gli deve facilitare la via, che lo deve “AMARE” anche quando il ragazzo se ne andrà, se se ne andrà, perché amare non significa tenere per sé ma fare la felicità dell’altro, accompagnandolo senza traumi, assicurandolo che se andrà per la sua strada l’uomo adulto lo amerà comunque, senza limiti e senza condizioni. In questo modo il rapporto di amore profondo potrà cambiare aspetto ma non finirà, non sarà soffocato. Il problema non è creare una relazione stabile ma mantenere un rapporto d’amore capace di crescere nel tempo. Mi sono sfogato un po’, forse ti ho detto cose molto lontane dalla tua esperienza ma, credimi, essere presi sul serio è bellissimo! Io non ti conosco ma quando, come adesso, ti auguro tutta la felicità possibile per te e per il tuo compagno, lo faccio con tutta l’anima, non è una cosa rituale, non mi sento fuori... la tua felicità è anche la mia.

RAPPORTI TRA GAY DI ETA' DIVERSA

Sulla base delle notizie che ho raccolto (che su questo tema non sono molto limitate, anzi!) e spinto soprattutto dal commento anonimo pubblicato in “Commenti da meditare” cercherò di affrontare un tema fondamentale del mondo gay, che si ripresenta puntuale in moltissime relazioni anche importanti, quello della differenza d’età. Premetto che si tratta di un argomento estremamente delicato perché la dissimmetria all’interno di un rapporto sembra, almeno all’apparenza, un elemento di debolezza. Mi è capitato anche a livello personale di trovarmi coinvolto in rapporti con persone anche molto più giovani di me e ho cercato di mettermi dall’altra parte e di capire che cosa stesse cercando il ragazzo che avevo vicino. Molto spesso lasciare spazio a chi mi voleva bene mi è costato molto caro nel senso di auto-repressione, spesso mi sono sentito frenato dall’idea di invadere terreni molto delicati sui quali non credevo di avere il diritto di entrare, perché per un uomo adulto un ragazzo che gli vuole bene è qualcosa di sacro. Ho vissuto questi rapporti dissimmetrici sempre dalla parte del più grande e non riesco a immedesimarmi realmente nella parte del più giovane. Quanto di questi rapporti fosse determinato dall’eros e quanto da altre forme di affettività, addirittura più profonda, è difficile dirlo. Certo dal mio punto di vista scattavano meccanismi di affettività quasi paterna e in tutta onestà sarei tentato di togliere il quasi. Questi sentimenti erano ovviamente mescolati con l’eros che tuttavia si stemperava in una dimensione di gradevolezza fisica, di godimento della semplice presenza dell’altro, della sua voce, della sua fiducia nei miei confronti. Ciò che ho potuto rilevare in questi rapporti, per quanto mi è capitato di viverne personalmente e per quello che ho visto nella vita di altri è che sono realtà estremamente importanti, che incidono profondamente nell’animo delle persone e che possono portare entrambe le parti ad una maturazione affettiva molto seria. Il vero problema di questi rapporti non è, come speso si crede, nella questione “sesso sì, sesso no” o fino a che punto. Il vero problema è nel senso del limite, nella non prevaricazione, nel consentire a chi è più giovane sempre una via di uscita dignitosa (l’amore non è una trappola), sesso o non sesso, nella coscienza della reversibilità della cosa, che poi è il vero fondamento della stabilità di questi rapporti. Quando ci sono venti o più anni di differenza un rapporto ha inevitabilmente una struttura più complessa, è giocato su una molteplicità di ruoli e tentare di eliminare in modo fittizio il gap generazionale non ha alcun senso, ma il rapporto può avere un senso profondo “per quello che è” e, a mio giudizio, può essere vissuto pienamente solo con la coscienza che alla base c’è qualcosa di diverso da ciò che unisce due coetanei. Personalmente ho il terrore degli schemi ma da quello che vedo sono portato a pensare che molti uomini adulti abbiano enormi problemi nel gestire questo tipo di relazioni proprio perché temono che non saranno mai come un rapporto tra coetanei. Certo, non lo saranno mai, ogni pretesa in contrario è velleitaria perché chi ha vent’anni ha comunque vent’anni di vantaggio su chi ne ha 40, ma nel pieno rispetto della sua particolarità, un rapporto affettivo profondo (anche sessuale) tra due persone di età molto diversa, più avere un senso positivo e profondo da entrambi i punti di vista. Ogni forzatura, ogni tentativo di ridurre queste cose a schema è nella sostanza una forma di violenza e le forzature creano sofferenza e non c’è niente di peggio che mettere alle stette un’altra persona costringendola “affettuosamente” ad un rapporto affettivo che non vuole o che non vuole più. Dalla mia personale esperienza posso solo dire che da ragazzi molto più giovani di me ho imparato come si ama veramente, senza calcolo e senza preconcetti, perché quando un ragazzo cerca la compagnia di un uomo adulto ha veramente superato i preconcetti. Lo fa perché sente il bisogno di farlo, un bisogno di stabilità, di sicurezza, di confronto serio, un bisogno d’amore anche in un altro senso. Queste forme d’amore sono cose serissime, non sono un gioco anche se ne possono avere talvolta l’apparenza. I ragazzi molto più giovani di me con i quali ho vissuto relazioni affettive profonde ormai sono uomini adulti e addirittura di mezza età, con alcuni di loro i rapporti affettivi seri datano ormai da decenni. Il nostro rapporto si è trasformato lentamente in altro da una cosa positiva è derivata, senza forzature, un’altra cosa positiva e il contatto affettivo “profondo” non si è mai perso. Vorrei dire ai quarantenni: quando vi capiterà di trovarvi in situazioni simili, perché queste cose ai gay capitano, evitare di vedere le cose solo dal vostro punto di vista, chiedetevi che cosa potete fare di buono per il ragazzo che vi sta vicino perché potete fare molto ma ricordatevi che dovete fare uno sforzo enorme per non distruggere quello che quel ragazzo sta cercando di costruire perché pesare negativamente (anche col negarsi) sull’affettività di un ragazzo giovane è una forma di cattiveria che un uomo adulto non si deve permettere. E ai ragazzi più giovani che si trovano in situazioni simili vorrei dire: cercate di capire che per un quarantenne la vostra presenza può essere un grossissimo problema, insegnategli a volervi bene secondo la vostra regola e non secondo la sua. I quarantenni hanno tanto bisogno di crescere e hanno paura dell’amore più dei ragazzi giovani. Agli uni e agli altri direi: cercate di non vedere l’uno le stupidaggini fatte dall’altro, cercare di capirvi, di parlare, di confrontarvi, non recitate mai! Non fingete mai! Non fate ai calcoli! L’amore non è una partita a scacchi dove si vince facendo la mossa giusta. Non ricorrete mai a schemi... cercare di volervi bene, perché è l’unica cosa che conta!

COMMENTI GAY DA MEDITARE

Nel blog ora denominato STORIE GAY ho ricevuto due commenti, quanto mai significativi. Riposto questo commenti qui sotto, perché possiate leggerli comodamente. Per quanto mi riguarda posso solo dire che mi hanno messo in moto il cervello.
Commento ad “UN ETERO CERCA AFFETTO DA UN GAY” (presente anche su questo blog):
Anonimo ha detto...
Sta succedendo anche a me, lui ha 23 anni e io 43! Chi è in pericolo sono io, sono troppo grande, e non penso che possa essere, alla lunga, educativo per lui. Mi sta travolgendo con la sua giovinezza, spensieratezza, incoscienza e ... superficialità. Ho un compagno da 8 anni, non viviamo insieme, ma tra alti e bassi, è sicuramente la storia più importante della mia vita. Ho messo altre volte in pericolo la mia relazione, ma questa volta ho l'impressione che non dipenda solo da me. Mi corteggia e mi parla come se fosse già invaghito di me, piacevolmente grato della mia sola presenza. Sono spaventato ma al tempo stesso non riesco a non pensare a lui.
Commento a “PER UN GAY MEGLIO UN ETERO SERIO CHE UN GAY STUPIDO” (presente anche su questo blog)
lucio ha detto...
Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che tra un gay ed un etero puo' nascere un rapporto affettivo, nel rispetto delle proprie tendenze sessuali. Mi dispiace pero' quando affermi che i gay sono solo stupidi. Ho 43 anni, ho vissuto la mia sessualità nascondendomi alla curiosità degli "stupidi etero". Quando però ho capito che era il mio, l'atteggiamento sbagliato, ho trovato degli stupendi etero, così come avevo già incontrato dei fantastici amici gay, hai solo incontrato uno stronzo. Fidati ci sono fantastici gay e stupidi etero, basta saper riconoscere i primi ed evitare i secondi.

FANTASIE DI UN RAGAZZO GAY

Stamattina ho i nervi che spaccherei tutto, ma dico io, siamo a luglio, la scuola è finita, è andato tutto bene, me lo meriterò pure un premio no? Ma una cosa che stia bene a me! Ma io dico, ve ne volete andare in campagna? Bene! Andateci! Ma io che c’entro? Ma perché ci devo venire per forza? Io sto bene qua... qua c’è Giuseppe, ma perché lo devo mollare? Io non voglio andare in campagna. Andare in piscina con Giuseppe... insomma, se mi volete capire, ha un senso... ma io perché ci devo rinunciare? Quando sto con Giuseppe io sto bene, forse nemmeno, ma mi sembra che sto bene, c’è una certa intimità, è una cosa bella, lo so benissimo che tanto non mi corrisponderà mai e che non capirà nemmeno perché gli sto sempre appresso... però che devo fare, io ci sto bene lo stesso. E poi in piscina quando si cambia e quando si fa la doccia lo posso vedere per un attimo tutto intero, solo un flash e lui non si vergogna, nemmeno un attimo di imbarazzo... io la doccia non la posso fare mai per ovvi motivi e mi limito ad aspettarlo nello spogliatoio ma è una cosa terribilmente eccitante. Mi piacerebbe eccome entrare nella sala delle docce ma non lo faccio mai, rischierei di non riuscire a controllarmi e succederebbe un macello. Io che lo sto imbrogliando lo so, lo capisco benissimo, però tanto come stanno le cose non glielo potrei mai dire e non tanto perché non l’accetterebbe ma soprattutto perché avrebbe l’impressone di essere stato l’oggetto delle mie fantasie erotiche e credo che una cosa del genere per lui non sia accettabile. Oramai sono in una situazione di stallo e non se ne esce. Certe volte mi sento in imbarazzo in modo terribile. Quando mi parla di sesso mi manda in estasi, lui di me si fida completamente, ma parlare di sesso con me è come buttare benzina sul fuoco. Insomma quei discorsi non me li levo più dalla testa. Quando mi masturbo penso solo a Giuseppe ma poi mi sento in colpa perché lui non lo sa e glielo vorrei dire, ma che devo fare? E vado avanti così. Ho letto su un sito gay serio che un ragazzo gay dovrebbe avere il coraggio delle proprie idee, ma mi chiedo se quelli che scrivono quelle cose hanno la minima idea di che cosa possa significare vivere come vivo io... Ho letto in un blog che si può benissimo fare pure la dichiarazione a un etero e che non è detto affatto che la prenda male, ma se io dicessi a Giuseppe come stanno le cose e lui non la prendesse male (cosa assolutamente impossibile), io dopo ci starei ancora peggio, se per ipotesi accettasse di volermi bene lo stesso “senza sesso” a me dopo mi verrebbe la fissa di toccarlo, di baciarlo e piano piano di farci tutto, ma come fai a fermarti in certe cose? Forse, non lo so, a 40 anni... ma all’età mia è impossibile, è come con le ciliegie, una tira l’altra, più ti risponde cose che ti piacciono più tu alzi la posta finché poi si fa il botto e di distrugge tutto. L’idea che si può stare bene pure con un etero mi sembra assurda, il sesso è una cosa potente, ma come si fa a farne a meno? Io non ci riuscirei mai... anche se in effetti ne faccio sempre a meno. Ma perché Giuseppe non è gay? Non è giusto! Questa è una cosa che non ho mai capito... ma perché un ragazzo non può fare la dichiarazione a un altro ragazzo? Ma che c’è di male? Ho capito... c’è la fissa del sesso che serve solo a mettere figli al mondo... come se tutti gli etero lo facessero solo per quello... ma perché fare la dichiarazione a un ragazzo deve essere una cosa brutta? Se non gli sta bene mi dice di no! Ma quando a un ragazzo etero gli fa la dichiarazione una ragazza che non gli piace, una brutta, che ne so, quello che fa? Dice di no e basta... non è crollato il mondo. Ma se io faccio la dichiarazione a un ragazzo non lo sto violentando mica, gli sto solo dicendo che mi sono innamorato di lui... Perché una ragazza lo può fare e io no? Non lo capisco proprio. E poi queste cose sono così stampate nel cervello della gente che non ha nemmeno senso provare a cambiarle. Giuseppe certe volte mi fa arrabbiare, mi manda proprio in bestia, l’altro giorno ha fatto un discorso sui gay che lo avrei strozzato! Ma brutto cretino! Ma come ti vengono in mente certe str...? ... ma chissà quante ne passi pure tu con le ragazze... e in fondo se io soffro per te non è colpa tua, è paradossale ma tu non c’entri affatto... ma se te lo dicessi, tu come reagiresti? Io dico di saperlo ma non lo so. Però non è un’ipotesi tanto da buttare via, potrebbe avere un senso... certo se non mi rispondi male io poi ti salto addosso... Mannagia che cavolo di situazione! E se te lo dovessi dire, così, anche solo per pura ipotesi, che farei? Solo parole? Un po’ di sguardi diretti, occhi negli occhi... e poi giù: “Mi sono innamorato di te!” E poi aspetto la reazione, se reagisci male ti perdono, ma se cominci a fare le cose mezze mezze ti spacco la faccia! Con me non si scherza! Mi vuoi? Eccomi! Ci sono!... Non mi vuoi? Va bene, ho capito, non è successo nulla, ma non “sì ma, sì però”, niente tira e molla! ... e se poi lui mi bacia? Mh! Vedi tu che vado a pensare... sarebbe proprio la storia di Cenerentola, un Cenerentolo gay... mah! Lasciamo stare va! Tanto devo andare in campagna per forza coi miei e per 15 giorni Giuseppe me lo perdo e mi dispiace, mi dispiace moltissimo, perché anche se il suo nudo è sostanzialmente rubato almeno non è solo fantasia! Ma prima o poi me ne andrò via da casa!

VERIFICA GAY

Ciao ragazzi, vi racconto la mia storia. E’ un po’ che ho capito di essere gay e come vivo non mi piace affatto, vorrei un po’ d’amore vero, ma non c’è niente. Che faccio? Sembra facile capire quello che devo fare e in fondo è pure facile. Io praticamente c’ho tre amici di scuola che mi piacciono: Lucio è bello ma tanto non mi guarda nemmeno, Giuseppe non sarebbe male ma c’ha la ragazza, Fabrizio parla solo di politica che pare che per lui esiste solo quello, e io che faccio? Una mezza fantasia per Matteo, un altro mio compagno di classe, ce l’ho... anzi forse ce l’ho più che per tutti gli altri perché in pratica penso solo a lui, anche quando... vabbe’ avete capito... cioè ci faccio proprio sopra le mie fantasie a tutti i livelli, perché Matteo è proprio un cucciolotto che me lo mangerei di baci... ma dove vado? Certo quando mi passa vicino mi vengono i brividi, ma tanto il coraggio di avvicinarlo non ce l’avrò mai. Un’idea m’era venuta... io ci potevo provare ma solo in forma anonima. Allora ho pensato di mandargli un biglietto... così per vedere come reagiva. Mi sono messo a meditare su quello che ci potevo scrivere... sesso no! Per carità! Un po’ di cose carine... Insomma mi sono messo a scrivere (e non è che ci so fare un gran che) e il biglietto è venuto fuori così:
“Cucciolo mio,
tu non ti sei nemmeno accorto di me, quando mi passi vicino mi vengono i brividi, ma come fai a essere così bello? Ma io una bella cotta per te me la sono presa... che dici? Ci possiamo provare? Per me sarebbe una cosa meravigliosa... ma per te non lo so... anzi proprio non so come la potresti prendere. La faccia di dirtelo di persona non c’è l’ho ma quando ti vedo mi sciolgo del tutto. Ti amo Cucciolo! Ti bacerei per ore ma non si può, se mi becca la professoressa mi scotenna, e poi mi vergogno terribilmente... Bacioni! Marco”.
Quando l’ho riletta poteva andare ma quel “Marco” sotto ci stava proprio male... troppo pericoloso e allora c’ho messo solo una M puntata, così mi sembrava perfetta. L’ho scritta a mano, non al computer, c’ho disegnato tanti cuoricini rossi... insomma l’ho fatta carina carina. Non sapevo come mandargliela, non gliela potevo mandare per posta perché l’indirizzo non lo sapevo e chiederglielo sarebbe stato come fargli la dichiarazione. Allora ho deciso che gliel’avrei messa nella cartella e il giorno dopo ho fatto proprio così. Poi sono stato ad aspettare. La mattina non s’è accorto di niente, quando siamo usciti mi ha detto ciao, ma niente di più di quello che fa sempre. Io aspettavo di vedere l’indomani che cosa sarebbe successo. Quando è arrivato era tutto contento, evidentemente il biglietto l’aveva trovato. Ci siamo salutati ma niente di più, anche se lui stava decisamente su di tono. Alle prime due ore c’era il compito di Inglese e l’abbiamo dovuto fare, a proposito, io avevo fatto un macello ma non me ne fregava niente perché stavo aspettando le sue reazioni. A ricreazione si va a cacciare in mezzo a un crocchietto di ragazze, io gli volevo dire: “Oh! Io sto qua eh!”. Le stuzzicava, le provocava, e lui in genere queste cose non le fa mai. Insomma, il giorno appresso più o meno la stessa storia. Io mi chiedevo, ma il biglietto l’ha trovato o no? Non sapevo proprio che pensare. A terzo giorno, ma poteva essere pure il quarto, Matteo viene da me, mi dice: “dopo, a ricreazione ti devo parlare” e me lo dice in tono serio. Io faccio solo cenno che va bene. Alla ricreazione ce ne andiamo in giardino in un posto dove non va mai nessuno e lui mi dice: ”Che pensi di Manuela?”. Io gli dico quello che penso e lui mi chiede: “Ma, secondo te, s’è innamorata di me?” Io gli ho detto: “No! perché?” Ovviamente lui il perché non me l’ha detto, poi mi ha chiesto più o meno la stessa cosa anche di Michela. Nella classe nostra ci sono solo due ragazze col nome che comincia per M. Insomma, era chiaro che il biglietto l’aveva trovato ma l’aveva preso per il biglietto di una ragazza, è per questo che era così contento, però, ovviamente, lui non me l’ha detto, in questo è cavaliere, non chiacchiera troppo. E io che dovevo fare? Gli dovevo dire: “Senti Matteo, a quelle di te non gliene frega niente! Sono io che mi sono innamorato di te!” ma come si fa a dire una cosa del genere? Matteo s’era esaltato perché pensava che fosse una ragazza e invece lui ragazze non ne trova, non lo cercano proprio e non capisco perché, a me sembra bellissimo, ma sulle ragazze non fa colpo. Insomma è finita che dopo la scuola sono rimasto a parlare d’amore con Matteo... ma non era così che volevo parlare d’amore con lui! Ma che devo fare? Io non mi sento nemmeno tanto imbranato ma in queste cose sono un deficiente totale, però non è facile, non è facile per niente. Almeno adesso una cosa la so, Matteo è etero spaccato! E le ragazze non lo vogliono! ma non è giusto! Comunque è così e non ci posso fare niente. Chissà quanti ragazzi gay ci stanno a scuola mia... però se sono tutti imbranati come me qui non si combinerà mai nulla... Ci sono... certo che ci sono, ma quali? Loro c’hanno paura e io pure c’ho paura quindi finisce tutto lì. ma vi sembra giusta una cosa del genere? Il problema per noi è riconoscerci... io con Matteo c’ho provato... vabbe’, è andata a finire così... ci riproverò con qualche altro! Non mollate! Mi raccomando! Ciao!

giovedì 27 settembre 2007

CIAO DISTILLATO 2

Ciao distillato7,
eccomi di nuovo qui dopo aver letto i tuoi commenti agli ultimi post. Ormai dire la mia in risposta ai tuoi commenti è divenuta una graditissima consuetudine e questo blog trova nel nostro dialogo un elemento molto importante. Non lo dico per lusingare, lo penso. E’ un confronto a distanza ma è un confronto serio.
Ma andiamo ai commenti.
1) Il commento a “Ciao distillato” mi rimette un po’ in riga e mi ricorda che il mondo è un po’ più grande di come lo vedo io. In effetti, i contatti con i gay che ho io sono pressoché sempre con persone che non hanno avuto problemi nell’accettarsi e per questo sono portato a generalizzare questi atteggiamenti. Quello che dici mi fa riflettere per esempio circa il fatto che i lettori gay (adesso veramente numerosi) di questo blog, anche se in genere non scrivono commenti, sono comunque gay che si sono accettati, che magari non si dichiarerebbero mai né in famiglia né altrove ma che non hanno problemi con se stessi e con la propria identità. Persone che cercano un blog come questo, quanto meno, non hanno problemi di identità e di accettazione, quelli poi che mi hanno scritto o che sono in chat con me sicuramente non hanno il minimo problema di identità. E’ vero, esiste una dimensione più sfumata, un terreno in cui l’accettazione, cioè l’auto-accettazione può essere molto più faticosa, potrà sembrare strano e probabilmente non lo è affatto, ma pur conoscendo più di qualche gay (persone delle età più varie) non ho mai incontrato problemi di identità o di auto-repressione. Probabilmente ormai parlare di esperienze gay da parte di chi si riconosce gay non è poi una cosa veramente tabù, ma i problemi di identità sfuggono e non vengono nemmeno a galla... A queste cose non avevo “onestamente” mai pensato come a cose realmente esistenti, proprio perché non ne ho mai viste direttamente. Non nego che mi piacerebbe (anche se è un’ipotesi estremamente remota) incontrare persone che hanno avuto problemi di identità e che li hanno superati, perché incontrare persone che hanno tuttora problemi di identità su un sito come questo è pressoché impossibile. Devo dire che la tua osservazione mi ha aperto gli occhi su un aspetto dell’essere gay che avevo cercato inconsciamente di eliminare. E tra l’altro si tratta di un aspetto cruciale che può creare sofferenze enormi.
2) Quanto al tuo commento a “Gay e ignoranza”, concordo pienamente con quello che dici. Probabilmente mi sono lasciato andare un po’ troppo, ma in sostanza la storia che c’è alla base è vera. Un ragazzo voleva parlare chiaro ai suoi, poi ha visto atteggiamenti di totale chiusura e ha finito per rinunciarci. Diciamo che il dialogo concentra in poche battute contenuti che probabilmente sono stati espressi dai genitori di quel ragazzo in momenti vari e in situazioni differenti. Riassumere il tutto era difficile e ho insistito un po’ troppo. Certo, oggi queste punte non si raggiungono ovunque né frequentemente.
3) Quanto al tuo commento a “Masturbazione gay” ti dirò che a prima lettura mi sembrava una cosa molto accettabile, in effetti dici cose che è difficile non accettare, ma mi sono chiesto, onestamente, perché in quello che dici c’è comunque una riserva nei confronti della masturbazione. In sostanza dici che non bisogna permettere che la masturbazione, che pure ci mette in relazione con i nostri desideri, diventi un surrogato della vita reale, altrimenti si rischia isolamento, incompiutezza e insoddisfazione. Ripeto, il discorso sembra ineccepibile, ma dipende da una pregiudiziale. Cerco di spiegarmi. Avevo già letto il tuo blog, e sono ritornato a visitarlo più volte. Da una lettura che non sia totalmente superficiale si deduce che tu hai trovato una tua realizzazione a livello affettivo, il che, dal mio punto di vista, significa che quelli che per me sono stati sogni per te sono una realtà. E di questo non posso che essere felice con te. E’ chiaro che trovare un ragazzo col quale si può avere una forma di contatto sessuale serio è la realizzazione del più profondo desiderio che un ragazzo gay posa avere. Però questa volta finisci tu per guardare dall’alto di una posizione sostanzialmente privilegiata quelli che non hanno avuto la fortuna (o la capacità, o l’occasione) di trovare la persona giusta al momento giusto (tra queste persone mi ci metto anch’io) e il giudizio dall’alto in basso lo sento un po’ bruciante. Per carità, non solo non mi offendo ma mi onoro di una scambio di pareri come questo, però mi chiedo, come stavi anche tu prima? Adesso, dire che la masturbazione può lasciare isolati, incompiuti e insoddisfatti a me sembra che contenga un po’ un atto di superbia da parte di uno al quale in fondo è andata bene, verso quelli che sono rimasti nel guado. Per quelli che stanno in fondo e non in cima, la masturbazione non allontana nulla, se mai avvicina, diciamo pure che avvicina l’impossibile ma certo non allontana dalla vita reale perché la sessualità reale, quella condivisa, di fatto, non esiste. Ti ho detto onestamente quello che penso. So che non te la prenderai per questo. Se puoi, continua a darmi una mano e, credimi, ogni volta che pubblico un post comincio a chiedermi che cosa ne penserai. Tutto questo mi fa estremamente piacere.

MASTURBAZIONE GAY

Questo post è dedicato ad una riflessione sulla masturbazione gay. Preciso che le analisi statistiche permettono di rilevare che la chiave di ricerca “masturbazione” con o senza ulteriori parole aggiunte rappresenta la chiave di ricerca più usata dopo “storie gay”, “blog gay” e “forum gay” per l’accesso a questo blog. La parola masturbazione precede sensibilmente anche la parola “sesso” che, essendo più generica dovrebbe in linea di massima essere più usata. Osservo che lo stesso tipo di analisi, condotta su siti etero, non porta allo stesso risultato e, anzi, la parola “masturbazione” in ambiente etero è nettamente meno gettonata della parola “sesso”. Nei colloqui che mi è capitato di avere in rete e di persona con ragazzi gay, l’argomento masturbazione è stato praticamente sempre presente e non ha creato difficoltà di nessun genere. Ho avuto occasione di parlare più volte di sesso anche con ragazzi etero e l’atteggiamento nei confronti della masturbazione è risultato alquanto diverso. I ragazzi etero preferiscono parlare di rapporti sessuali con le ragazze più che di masturbazione e l’argomento masturbazione crea in genere imbarazzo anche a ragazzi che non hanno remore a parlare della loro vita sessuale in termini molto espliciti, come se la masturbazione fosse intesa, in ambiente etero, come una forma inferiore di sessualità, una specie di surrogato della vera sessualità identificata come effettivo rapporto a due. In pratica parlare di masturbazione in ambiente etero è più difficile perché chi ne parla teme di essere considerato non pienamente adulto, come se la masturbazione fosse una caratteristica adolescenziale che, se non superata in età adulta, è indice di immaturità psico-sessuale. Tra i gay, come ho già detto, non è così, si parla di masturbazione sostanzialmente senza problemi, della masturbazione non si prova vergogna, in sostanza non la si vede come una forma minore e quasi immatura di sessualità. Parlando di questo argomento con ragazzi gay è praticamente impossibile che si scivoli su toni di scherzo o su battute più o meno ovvie accompagnate da risate di disimpegno, come invece succede quando se ne parla con ragazzi etero. Secondo la prospettiva gay la masturbazione è fondamentale perché costituisce per molto tempo, e talora per tutta la vita, l’unica realtà sessuale concreta. Aggiungo che la masturbazione è anche il vero mezzo per scoprire i propri orientamenti sessuali. In sostanza, un ragazzo gay si accorge a livello cosciente di essere gay proprio perché si masturba pensando ad altri ragazzi, il valore di questa scoperta è enorme perché ne va dell’identità dell’individuo. L’identificazione del proprio orientamento sessuale per questa via non è quindi legata ad atteggiamenti psicologici più o meno falsificabili e condizionabili, ma a una reazione molto diretta e istintiva della quale ci si può fidare molto più che del consiglio di chiunque. La masturbazione gay è quindi per un verso il mezzo per la scoperta della propria identità e per l’altro è di fatto la vera sessualità possibile. Un gay che si proietta nelle proprie fantasie quando si masturba, non cerca solo o soprattutto uno sfogo fisico ma mira a costruire a livello fantastico cose che non sono possibili nel mondo reale. Le fantasie masturbatorie gay sono estremamente importanti perché la possibilità della loro realizzazione concreta è di gran lunga inferiore a quella delle fantasie masturbatorie etero. Le fantasie masturbatorie riflettono in modo profondo la personalità di un individuo e identificano le sue vere scelte, cioè quelle più istintive e meno mediate da ragionamenti e da condizionamenti. Parlando con un ragazzo gay mi capitò di entrare in argomento, lui mi disse di essere innamorato di due ragazzi “ugualmente”. Mi permisi di chiedergli a che cosa pensasse quando si masturbava e mi rispose che pensava a uno solo dei due e nel dirlo arrivò da sé alla conclusione. Passo ad un’altra questione, in anni recenti assai meno importante di quanto non fosse in passato, ossia alla repressione della masturbazione e anche qui devo segnare la differenza tra quanto accade ai ragazzi etero e quanto accade ai ragazzi gay. La repressione della masturbazione su base religiosa (peccato) o su base pseudo-medica (indice di immaturità sessuale) tende a divenire un fenomeno recessivo quantunque ancora concretamente presente e oggi assai più che in passato è diffuso un atteggiamento che non mira a colpevolizzare. Se la tendenziale repressione della masturbazione (per quanto intrinsecamente sbagliata) può spingere un etero verso una sessualità reale di coppia, lo stesso atteggiamento spinge un gay alla castità forzata, tanto più forzata quanto più potenti sono i condizionamenti. Preferisco non soffermarmi sull’atteggiamento della Chiesa circa la masturbazione e sulla necessità della vita casta perché un gay possa dirsi cristiano anche se questi temi meriterebbero un’analisi molto seria perché coinvolgono la vita intima di moltissime persone. Là dove non sono possibili o sono estremamente improbabili, per ragioni ambientali, forme di affettività sessuale a due, come spesso accade per i gay, la masturbazione resta sostanzialmente l’unica forma di sessualità possibile e l’unico modo di unire affettività e sessualità. Voglio sottolineare che per un gay innamorarsi di un etero è una cosa non solo possibile ma frequente. In casi del genere, ma non solo in questi ma anche là dove c’è una vera sessualità di coppia gay, vivere in modo sereno la masturbazione significa non svalutare ma valorizzare e completare la propria sessualità.

DIALOGO A DISTANZA

Anche oggi la riflessione ormai abituale sui commenti di Distillato7. Non posso negare che nelle sue parole trovo molta saggezza e un modo di vedere che sento anche mio. Più rileggo questo ultimo commento (essere gay in diversi contesti) più mi ci ritrovo. Quello che dice Distillato7 in merito agli atteggiamenti di chi si trova in situazioni difficili ha un senso importante. In realtà ho effettivamente enfatizzato molto l’aspetto oggettivo delle difficoltà (che negli esempi concreti di cui ho avuto notizia era comunque preponderante) trascurando il peso che gli atteggiamenti individuali possono avere nella gestione dei problemi dei gay. Ringrazio Distillato7 che mi permette di correggere il tiro perché, a pensarci bene, i problemi sono in realtà condizionati profondamente dagli atteggiamenti psicologici individuali. Certo in casi come quello di “Gay arrabbiato” c’è ben poco da attribuire al suo atteggiamento di fronte ai problemi, ma esistono situazioni molto più sfumate e io, in sostanza, ho trascurato questo elemento. Ho una storia da riferire in proposito ma è a livello di materiali grezzi e deve essere riscritta in una forma più breve e comprensibile. Cercherò di farlo oggi stesso e comunque al più presto.
Un altro elemento che mi colpisce tra le cose citate da Distillato7 è “l’appoggio di altri individui che comunque va sempre preso con molta prudenza”. Noto che non parla di aiuto ma di appoggio. Provo a tratteggiare la differenza tra i due concetti e mi piacerebbe molto sapere quello che ne pensa Distillato7. Dal mio punto di vista sono portato a considerare appoggio ogni atteggiamento che favorisce il mio essere quello che sono, in sostanza trovo appoggio in un’altra persona quando mi dà una mano ad essere gay e non certo quando cerca una “sua” gratificazione personale nel sentirsi “come si deve” per il fatto che mi subissa di belle parole. In sostanza l’appoggio lo vedo più collaborativo e meno manipolativo, più concreto e meno retorico. Condivido al 100% quello che dice Distillato7.
Su un ultimo punto sento il bisogno di fermarmi, cioé sulla rarità di quelli che possono CAPIRE DAVVERO (il maiuscolo è di distillato). Ciò che mi è venuto spontaneo alla lettura di queste parole può sembrare molto retorico ma credo sia profondamente vero. CAPIRE DAVVERO un’altra persona significa amarla, amarla per quello che è. Tutto questo può non avere niente a che vedere col sesso. Voglio dire che la parola amore deve essere allargata fino a ricomprendere tutti i casi in cui due individui si sentono necessari l’uno all’altro, qualunque ne sia la ragione. Voglio dire (e non è un paradosso) che tra due gay (per esempio di età molto diversa) o tra un gay e un etero, o tra un gay e una donna ci possono essere dei veri rapporti d’amore che non si possono riportare in modo semplice alla sessualità e forse con essa non hanno nulla a che fere ma sono veri rapporti d’amore, quelli sono modi di CAPIRSI DAVVERO. Capire un altro individuo non è una questione di cervello ma d’amore.
Leggo adesso il commento di Distillato a “Gay arrabbiato”. La persona reale alla quale è riferibile quel post forse non lo leggerà mai. La reazione che hai provato tu nel leggere il post, per quanto sia forte, non è paragonabile a quella che ho provato io quando ho sentito dire quelle cose da chi le ha vissute direttamente. La carica di rabbia e di frustrazione era veramente distruttiva. Con quel ragazzo ho avuto solo contatti telefonici, parlava in modo convulso, ripeteva le cose anche tre volte di seguito per paura che non avessi capito bene, dopo tre o quattro lunghe telefonate di sfogo al numero non ha risposto più nessuno per diversi giorni. Poi ho ricevuto un sms che diceva “parlare con te mi mette in mente idee assurde che mi fanno solo stare peggio”. Non ho avuto più contatti con lui e non ne so nemmeno il nome di battesimo. Sapeva dell’esistenza di questo blog, vorrei tanto che leggesse queste righe e quelle che ha scritto Distillato7 e che sapesse che a me, personalmente, ha dato una lezione di dignità. Questo è un fuori programma ma è in fondo la parte fondamentale di questo post.
Grazie Distillato7, e dirti grazie e poco.

COMING OUT E FUGA

Quasi in prosecuzione del post “Essere gay in diversi contesti”, vorrei fermarmi un po’ su un elemento che ho ritrovato piuttosto frequentemente nell’esperienza dei ragazzi gay, si tratta dell’idea della fuga, chiaramente non della fuga d’amore ma della fuga da casa, dalla famiglia, dall’ambiente sociale dove normalmente vivono. L’idea della fuga non viene dalla fantasia o dall’illusione di trovare altrove situazioni ideali di vita, ma viene esclusivamente dalle difficoltà reali, talvolta pesantissime, che si incontrano dove si vive abitualmente. Ieri sera parlavo con uno dei miei amici etero (amici veri) e parlavo con lui di queste cose. A un certo punto mi ha guardato e mi ha detto: se i miei figli fossero gay non è certo da me che incontrerebbero chiusure, ma penso che avrebbero comunque una vita difficile. Questo mio amico ha due figli e quando lo vedo in famiglia ho l’impressione che sia nato per fare il papà, nessun atteggiamento pedagogico, un lasciarsi coinvolgere nel gioco, un saper rispondere sempre con un sorriso, un non perdere mai la pazienza. Questo mio amico, oltre me, ha conosciuto altri gay della sua stessa età mantenendo con loro dei rapporti affettivi seri, fatti di rispetto e di affetto. Ma, bisogna dirlo chiaramente, si tratta di cose rare. Molte famiglie (e l’ho visto in concreto) non hanno in pratica nessun dialogo con i figli e mantengono con loro dei rapporti che non hanno nulla di affettivo. Ci sono ragazzi (non solo gay) che a casa loro non si sentono affatto la persona più importante, perché hanno genitori che tendono ad essere dominanti e invadenti e queste cose, che già si tollerano a stento quando si è molto giovani, a 24-25 anni e oltre sono sentite come delle vere e proprie forme di prevaricazione. Se poi si aggiunge che “molto spesso” i ragazzi gay, se pure si dichiarano con qualche amico (il che tra l’altro non è assolutamente frequente) non si dichiarano praticamente mai coni loro genitori. Aggiungo che, se poi un ragazzo percepisce la disistima dei genitori nei suo confronti per qualche altra ragione, ben difficilmente potrà avere la pur minima disponibilità a fare con loro un discorso chiaro. In queste situazioni l’idea della fuga diventa insistente: Andare via! Cambiare aria a qualunque costo! In genere non si tratta di un’idea estemporanea ma di del risultato di un ragionamento purtroppo giusto. In sostanza un ragazzo gay ha l’impressione che siccome la sua autonomia economica tarderà fino ai 30 anni e talvolta anche oltre, “tutta” la vita reale cioè quella affettiva sarà inevitabilmente rinviata a quell’età. In altri termini un ragazzo gay che vive in condizioni difficili ha piena coscienza che per lui tutto il tempo tra i 16 e i 30, e anche 35 anni, sarà niente altro che una lunghissima vigilia nella quale brucerà la sua giovinezza senza vivere sostanzialmente la sua vita. E a quell’età la privazione di una vita affettiva vera costituisce una sofferenza forte. Vedere bruciare il proprio tempo giorno per giorno porta a un profondo senso di frustrazione. Ecco il significato vero della fuga! Purtroppo i ragionamenti che spingono i ragazzi gay verso l’idea della fuga non sono fantasie negative ma sono fondati sulla realtà, anche se poi non esiste nessuna possibilità reale di attuare questa fuga al momento in cui la si concepisce. Perchè andare via da casa contro il parere della propria famiglia è una scelta senza ritorno e quindi se non c’è un’indipendenza economica seria (cioè una condizione di lavoro stabile) non ci può essere nessuna fuga. In questa situazione “reale” (non sto descrivendo l’Inferno di Dante, ma cose che sento ogni giorno) tanti ragazzi si pongono il problema se non abbia più senso fingere, almeno finché non si veda molto prossima la meta dell’indipendenza economica. Francamente, in situazioni del genere, il “fingere” non è un inganno ma una forma di legittima difesa. Un ragazzo mi ha fatto notare che “fingere è disonesto” ma devo aggiungere che a mio modo di vedere in certe situazioni fingere è addirittura un dovere perché in risposta a un atto di onestà radicale come l’outing in situazioni pericolose (che certe volte maschera un certo autocompiacimento) si posso trovare forme di ostilità e di ipocrisia così sgradevole che “dopo” ci si pente profondamente di aver confidato nella capacità altrui di capire.

IL SOGNO EROTICO GAY DI MELEAGRO DI GADARA

A dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, dell’eternità dell’eros omosessuale, riporto qui di seguito una splendida lirica di Meleagro di Gadara (nato intorno al 130 a.C.), un poeta greco dell’Antologia Palatina che dell’amore per i ragazzi ha fatto l’oggetto principale della sua poesia. Prima di lasciarvi leggere il testo che è sconvolgente per l’assoluta modernità di una vicenda sostanzialmente senza tempo, vorrei precisare alcune cose.
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Nel linguaggio comune moderno la parola éfebo (più correttamente con l’accento sulla prima “e” come in greco) significa ragazzo giovanissimo, sostanzialmente ancora non adulto. Il nome ἔφηϐος, éphebos, deriva da ἥϐη, ébe, la giovinezza. Nel mondo greco l’éfebo era il giovane che apparteneva alla classe di età detta "efebìa". L'efebìa (ephebéia) era la condizione legale dei giovani appena arruolati nell’esercito, in sostanza delle reclute, che si addestravano alla guerra sotto il controllo dello stato. Non si tratta quindi di éfebi nel senso moderno, ma di giovani adulti. Nella città di Atene, per esempio, si era éfebi dai diciotto ai venti anni. L'efebìa era quindi il primo gradino dell'età adulta. La clàmide, un mantello corto che copriva essenzialmente la parte alta del corpo, era l’abito tipico degli éfebi e dei militari giovani. Quando i poeti antichi si riferiscono agli éfebi intendono quindi riferirsi a ragazzi tra i 18 e 20 anni circa. Dire di un ragazzo “è ancora in clamide” significa che non è ancora uscito dalla efebìa e quindi è ancora una recluta dell’esercito e non ha più di 20 anni. Questa precisazione è essenziale per capire l’esatto senso del testo di Meleagro di Gadara, che ho trovato spesso commentato in modo molto fantasioso, non tenendo conto di che cosa sia “storicamente” l’efebia.
Ma vaniamo al testo, che riporto nella traduzione nientemeno che di Salvatore Quasimodo. Si tratta della descrizione di un “sogno erotico gay”. Notate come l’eros gay sia vissuto in atmosfera di sorriso e di dolcezza.
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Nella notte un dolce sogno, Eros
portò sotto la mia coltre un ragazzo
di diciotto anni dolce sorridente,
ancora in clamide. E io, col petto stretto
alla sua delicata pelle, colsi
tante vane speranze. Ora al ricordo
mi brucia il desiderio ed ho continuo
davanti agli occhi il sogno
che prese in caccia l’apparenza alata.*
Ma tu, anima dal triste amore, quando
finirai d’infiammarti anche nel sogno
alle vane immagini di bellezza?

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* inseguito da me, se ne volò via [nota mia]

LETTERA A UN RAGAZZO GAY

Ciao,
ci conosciamo da qualche giorno, mi fa molto piacere parlare con te e soprattutto sono contento che si stia creando un’amicizia. Quando entri in linea e compare il segnale con il tuo avatar so che da lì a qualche secondo potrò scambiare due parole con te e questo mi gratifica molto. Noto che non hai avuto nessuna difficoltà a parlare con me e che non ci sono mai stati momenti di disagio. Tutte queste cose sono bellissime. Dedico molto volentieri il mio tempo a chattare con te ma, come in fondo mi suggeriscono le cose che mi dici in chat a proposito dello studio, ci sono altre cose da tenere presenti. Nota che non sto affatto cercando scuse per disimpegnarmi, sto invece sforzandomi di dire una cosa che va detta anche se non va nella direzione di quello che mi gratifica di più. Te lo dico quasi a malincuore ma, come sai benissimo, ci sono altre priorità, sono le priorità “oggettive” che non devono mai essere trascurate, quelle sulle quali è possibile incidere in modo sensibile con la propria volontà. Potrà sembrarti strano che uno che scrive un blog come il mio ti faccia un discorso come questo. Abbiano parlato liberamente di tutto, d’amore, di sesso, ma anche di università e di lavoro. Credimi, non sto qui a fare una predica paternalistica. Io sto parlando come un gay che giovane non è più deve parlare a un ragazzo gay, se vuole dirgli onestamente quello che pensa. Lo studio e il lavoro sono cose essenziali per chiunque ma per un ragazzo gay lo sono ancora di più. Studiare e dopo lavorare in modo qualificato aiuta ad uscire dalla dimensione della marginalità e della subalternità. Non sto dicendo affatto che un gay debba mirare alla carriera o al potere, dico solo che nessuno come un ragazzo gay sente il bisogno di non dipendere da altri né economicamente né da altri punti di vista. Se avrai un lavoro tuo che ti renda indipendente sarai veramente libero, altrimenti lo sarai meno. Se andrai d’accordo con la tua famiglia potrai rimanere in famiglia finché vorrai ma, se così non fosse, avrai la possibilità di vivere per conto tuo. Quando la libertà resta solo un’aspirazione e non ci sono le possibilità di realizzarla la sofferenza aumenta. Tu mi potresti dire, e me lo hai detto effettivamente in chat, che un ragazzo ha anche altre esigenze. Qui certo hai ragione ma la vita affettiva, quella vera, si vive in due. Non potrai mai, per quanti sforzi tu faccia, creare una situazione soddisfacente agendo da solo, se troverai la persona adatta a te la tua ricerca della felicità potrà avere un senso concreto, in caso contrario sarà una ricerca vana perché qualunque cosa tu faccia non potrai modificare l’animo delle persone nei tuoi confronti. Amicizie vere, amore, qualunque cosa queste parole significhino in concreto per te, possono esistere solo se si è in due, altrimenti ogni sforzo non fa che provocare nuovo senso di frustrazione. In sostanza, vorrei dirti di non perderti in una ricerca frenetica di improbabili soddisfazioni affettive, che rischia di divenire una collezione di frustrazioni, e di pensare alle cose alle quali puoi provvedere da te, cioè allo studio e al lavoro. La sicurezza economica è la base minima di una sicurezza interiore più profonda. Quando troverai la persona adatta capirai immediatamente che nella tua vita sta succedendo qualcosa di nuovo e di fondamentale, ma per due ragazzi gay costruire un mondo in comune è ancora più difficile. Se entrambi avrete alle spalle un minimo di sicurezza, costruire insieme sarà più facile, costruirete su basi più solide. Perché due ragazzi gay in genere non trovano condizioni favorevoli e nemmeno per vera omofobia ma per ragioni di puro opportunismo. Il vostro essere gay può essere un mezzo nella mani altrui per passarvi avanti e ci sono molte persone che non si farebbero scrupoli a fare un gioco sporco di questo tipo. Non ti direi mai di lasciare la vita affettiva da parte, ho imparato sulla mia pelle quanto sia fondamentale, intendo solo che la ricerca “frenetica” di un modo per superare la solitudine apre la porta spesso alla delusione e a un senso di vuoto ancora più radicale. Non ti buttare via facilmente! (so benissimo che non lo farai) (lo so che sto predicando ma lo faccio col cuore!) Non credere alle promesse! Metti le persone alla prova e capirai chi sono giudicando le loro azioni e non le loro parole. Ricordati sempre che sesso e amore sono due cose diverse perché c’è sesso senza amore e amore senza sesso. E adesso concludo dicendoti che sono felice di averti incontrato. E lo dico col cuore.
Ecco questo è quanto ti volevo dire.

ANDY E MARCO DUE RAGAZZI GAY

Colgo l’occasione per ringraziare ancora Rosanna e distillato7 (anmici di Progetto Gay) e, aggiungo Marcello il cui commento mi è arrivato quando avevo appena inserito il post di ringraziamento. Ciò che dice Marcello mi sembra estremamente giusto, quello che scrivo lo scrivo con l’anima e nella convinzione di fare una cosa che “devo fare” ma se non ci foste voi io non concluderei gran che. Effettivamente il livello dei commenti che ricevo è superlativo! Non avrei mai pensato che succedesse niente di simile. Ho notato che il mio post “alti e bassi di un blog gay” è stato letto per quello che era, cioè come una richiesta di aiuto in un momento di scoraggiamento e ho visto che non mi avete lasciato solo! Certe cose rischiarano una giornata cominciata male! Di nuovo grazie.
--ooOOoo--
E adesso vengo al tema del post. Come avete potuto vedere, ho introdotto nel blog sei diversi post che contengono (in sei sezioni) il primo capitolo di un Romanzo gay sul quale lavoro da anni. Vorrei subito mettervi sull’avviso che qui non c’è praticamente nulla di inventato. Il mio obiettivo non è quello di scrivere un romanzo, nemmeno un romanzo a tema gay, ma, come mio solito, di presentare il “mondo dei ragazzi gay” quanto più fedelmente possibile.
Perché un lettore possa capire a fondo chi sono i personaggi e come vivono è necessario che li segua in momenti molto diversi, in particolare nei momenti della quotidianità dalla loro vita affettiva. Ciò comporta che un romanzo serio, che abbia un intento non ideologico ma descrittivo, non possa essere brevissimo, si correrebbe altrimenti il rischio di semplificazioni lontanissime dalla vita reale di questi ragazzi. Il mio romanzo, che si intitola ANDY, dal nome di uno dei due protagonisti, è la storia di due ragazzi giovani fra i 23-24 anni, Andrea e Marco, pienamente coscienti del loro essere gay. Le situazioni familiari in cui si trovano a vivere sono molto diverse per contesto sociale. Fino ad ora, nel primo capitolo qui già pubblicato in sei parti, avete conosciuto Marco. Il capitolo successivo (il secondo) che pubblicherò tra breve, diviso in sezioni, vi farà conoscere Andy attraverso gli occhi di Marco.
Non vi anticipo il resto per non togliervi il piacere della lettura.
Vi dico ancora che è compraso finalente su Google un altro mio romanzo a tema gay “CARTE SEGRETE”
http://xoomer.alice.it/inediti/ il cui link era su questo blog fin dall’origine. Battendo “carte segrete” come chiave di ricerca in Google il mio sito compare in prima pagina. Ma c’è di più, CARTE SEGRETE (che secondo me vale la pena leggere se siete interessati alla tematica del rifiuto della dimensione gay in ambito ecclesiastico) nella ricerca fra i siti personali di Alice che rispondono alla chiave “gay” e che sono attualmente 1500, si trova al secondo posto ed una cosa è veramente stranissima: questo sito (CARTE SEGRETE) non contiene nemmeno una volta la parola gay o la parola omosessuale. Mi chiedo sinceramente come abbia fatto ad arrivare in quella posizione sotto la chiave “gay”. In effetti non me ne so dare spiegazione. Probabilmente il sito (e il romanzo) è stato effettivamente letto da un redattore intelligente!