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martedì 30 settembre 2008

NON ACCETTARSI COME GAY

Mi è capitato ieri di parlare in chat con un ragazzo che mi diceva “Io non mi accetterò mai come gay, al massimo, forse, potrò riuscire a tollerarmi, ma ad accettarmi no. Se potessi vorrei essere etero e vivere una vita normale, con una famiglia, dei figli, ma queste cose per me non ci saranno mai perché sono gay”. Questo ragazzo era convinto che almeno il 90% dei ragazzi gay, se potesse, vorrebbe essere etero e insisteva nel dire che per lui la vita era praticamente finita proprio perché “purtroppo” è gay e una vita affettiva “vera” (cioè etero) non l’avrà mai.

Non posso negare che queste affermazioni mi hanno lasciato scosso. Questo post è dedicato al disagio derivato dalla non accettazione dell’essere gay.

Partiamo da una osservazione: un ragazzo che si registra sul forum di Progetto Gay e che parla con me della sua non accettazione dell’identità gay non è affatto un ragazzo che non si accetta. Un gay che non si accetta non si iscriverebbe mai ad un forum gay, ma non solo, non ammetterebbe neppure lontanamente di essere gay. Pur sapendolo negherebbe in primo luogo a se stesso la propria identità.

Ovviamente non posso incontrare su Progetto Gay ragazzi che non si accettano, ma posso incontrarne che non si sono accettati in altri periodi della loro vita e non sono certo una rara eccezione. Dai colloqui con questi ragazzi emerge che nella maggioranza dei casi ci sono comportamenti e reazioni simili tra i ragazzi gay che non si accettano.

Un ragazzo gay che non si accetta:

1) Avverte più o meno consapevolmente delle pulsioni gay e nel contempo le nega, per esempio:
a) Si sente coinvolto in forme di amicizia amorosa ma le interpreta come una semplice amicizia.
b) Ammette al massimo di avere provato in qualche momento un’attrazione “solo fisica” per un ragazzo ma non accetta di sentirsi coinvolto a livello affettivo.

2) Tende o forzare la propria sessualità in direzione etero, se la cosa gli è possibile, fidanzandosi “in modo visibile” con un ragazza a giungendo a fare sesso con lei anche controvoglia; oppure se fare sesso con un ragazza è per lui proprio improponibile, tende a leggere quel rifiuto in un’altra chiave, come “scelta di castità” volontaria per ragioni religiose o per non togliere tempo allo studio o ad altri impegni.

3) Si masturba raramente e lo fa con sensi di colpa perché nella masturbazione emergono immancabilmente le fantasie gay. Classica è l’equazione: “Quando mi masturbo penso ai ragazzi e quindi sono gay, quando non mi masturbo non ci penso e quindi sono etero”.

4) Tende a vedere nella masturbazione la causa dell’essere gay, tolta la quale, anche l’essere gay si risolverà.

5) Parla di sé esclusivamente in chiave etero, rimuovendo automaticamente l’idea di essere gay.

6) Tenta di vaccinarsi preventivamente contro i gay per evitare di innamorarsi. Evita tutte le situazioni che possano metterlo in condizioni di provare emozioni di carattere sessuale verso i ragazzi (momenti di colloquio a due molto coinvolgente, amicizie maschili strette, ambienti esclusivamente maschili).

7) Non ammette che ci sia un problema di “non accettazione” o lo ammette ma dice che è un “falso problema” e che deriva solo da una interpretazione erronea dei fatti.

Quando un ragazzo si trova in situazioni come quelle sopra descritte la possibilità di un dialogo serio su tematiche legate al’orientamento sessuale è praticamente impossibile. La reazione è automatica e non esiste alcuna possibilità di comunicazione.

Il ragazzo col quale ho parlato non è dunque un ragazzo gay che non si accetta. Il dialogo con lui ha un senso e non è affatto schematico. Parte dal presupposto che è gay anche se questo presupposto è accettato come una specie di menomazione.

In situazioni del genere, che non sono rare, si intrecciano elementi significativi di varia natura:

1) In primo luogo si tratta di ragazzi giovani ma non giovanissimi intorno ai 30 anni o anche oltre, che tendono ad addurre l’età come motivo ulteriore di scoraggiamento, con la tipica affermazione “Ma alla mia età ormai non potrò costruire più nulla” espressione che detta da un trentenne non ha alcun significato in termini oggettivi e risulta quasi una giustificazione “poco credibile” dell’immobilismo e della sostanziale rinuncia alla vita affettiva.

2) Questi ragazzi tendono a sottolineare con marcature fortemente negative il loro disagio esistenziale e la loro condizione “inferiore” rispetto ai ragazzi etero coetanei che si sposano e possono avere una vita affettiva e sessuale gratificante. Classico è lo stato di disagio ai matrimoni degli amici e il tentativo di evitare di dover assistere a scene di realizzazione sessuale o affettiva anche nei film.

3) Questi ragazzi non hanno mai vissuto un innamoramento gay nel senso vero del termine e non hanno alcuna esperienza di reciprocità affettiva nemmeno a livello di amicizie, ritengono l’innamoramento una specie di scelta e di atto volontario, al quale, in linea di principio, non hanno rinunciato. Ritengono che un gay non possa essere felice e non possa sentirsi realizzato in termini affettivi e sessuali perché non avrà mai una “vera” famiglia con dei figli e considerano che tra due ragazzi un rapporto affettivo stabile e serio sia impossibile.

La nota dominante in queste situazioni è la paura di essere gay, paura che deriva dalla assoluta mancanza di contatti di qualunque genere con altri ragazzi gay. Un ragazzo gay che non conosce altri gay tende ad identificare i gay con l’immagine che ne forniscono i media e siccome si sente mille miglia lontano da quella immagine è portato a respingere la propria identità gay come inaccettabile. La conoscenza di altri ragazzi gay comporta la presa di coscienza che i ragazzi gay veri non hanno nulla a che vedere con le immagini mediatiche comuni e che con i ragazzi gay veri l’identificazione non solo non è impossibile ma è addirittura spontanea.

Perché dunque un ragazzo che si registra su Progetto Gay viene a dirmi che non si accetta? La risposta è automatica. Lo fa per sentirsi dire che ha torto e per aggiungere una ulteriore conferma ad una verità che in sostanza è stata già da lui perfettamente accettata. In genere quando un ragazzo si sente contraddetto in modo sistematico, prima o poi abbandona la conversazione. In questi casi non succede nulla di simile. Il mio interlocutore non ha alcuna incertezza su quale sarà la mia risposta già prima che io cominci a parlare. Ma non solo, le affermazioni, con il passare del tempo, diventano meno perentorie e piano piano cominciano ad affiorare altre tematiche, decisamente più concrete, si lascia da parte il rifiuto radicale dell’identità gay ed emerge la pura di vivere una forma di refrattarietà affettiva o sessuale, cioè una vera e propria insensibilità affettiva e sessuale. Un ragazzo mi diceva: “Mi sento congelato anche solo quando un amico mi mette un braccio sulle spalle, io penso che non riuscirei mai a stare con un ragazzo”. Non è affatto improbabile che il rifiuto “teorico” dichiarato di essere gay corrisponda ad un timore “reale” di un coinvolgimento affettivo e sessuale per il quale ci si sente del tutto impreparati.

Una osservazione è doverosa. Spesso in chat, in situazioni come quelle descritte, mi sento dire: “Ho un caratteraccio, non ci sarà mai nessuno che voglia stare con me!” Ma frasi del genere non hanno nulla a che vedere con la realtà, perché sono dette da ragazzi che hanno una fortissima carica affettiva anche se terribilmente repressa e che sarebbero non solo certamente capaci di vivere situazioni affettive profondamente coinvolgenti, ma saprebbero dare al loro compagno delle gratificazioni autentiche notevolissime.

Essere gay è difficile, è vero, ma vorrei dire a tutti ragazzi che si sentono scoraggiati e che tendono a pensare che per loro non ci sarà mai amore vero, che la loro affettività profonda e la loro sessualità sono realtà alle quali è assurdo pensare di rinunciare, sono valori assoluti perché sono parti fondamentali della loro persona. Amare ed essere amato, per un gay, è una realtà possibile, né più né meno che per un etero. Le difficoltà ci sono ma con un atteggiamento positivo possono essere superate e allora si capisce che la felicità è possibile.

Se volete, potete partecipare alla discussione su quetso post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=32673639

giovedì 10 luglio 2008

HO SOLO QUALCHE FANTASIA GAY

Nella vita di molti ragazzi si presenta ad un certo punto qualcosa di nuovo e di imprevisto che suscita curiosità e talora turbamento. Si tratta di piccole cose, che possono presentarsi in modo diverso a seconda dell’età del ragazzo e delle sue precedenti esperienze sessuali, ma di queste cose è indispensabile capire la portata e il significato. Elenco qui a puro titolo esemplificativo alcune delle situazioni più tipiche:

1) AMICIZIA AMOROSA - “Avverto la necessità della presenza fisica di un mio amico, sono felice quando c’è e sono triste quando non c’è, non vedo l’ora di rivederlo, la sua voce si è stampata nel mio cervello, tra noi c’è una confidenza totale, ci diciamo tutto, io per lui farei qualunque cosa, quando non c’è mi manca, quando mi chiama al cellulare mi batte il cuore fortissimo e mi viene l’ansia, passerei con lui tutto il tempo possibile, quando lo vedo con una ragazza sono geloso, e anche quando parla con altri ragazzi”. Queste espressioni, interpretate comunemente come forme di semplice amicizia mostrano l’instaurarsi di una forma di velato innamoramento che all’apparenza non presenta all’esterno nessuna connotazione sessuale e molto spesso non presenta nessuna connotazione sessuale cosciente nemmeno per il ragazzo che vive quella amicizia amorosa. Si tratta di un coinvolgimento eminentemente affettivo, che non deve essere assolutamente sottovalutato per il solo fatto che non si presenta in forma immediatamente sessuale. Va tenuto presente che l’esperienza dell’innamoramento profondo da parte di un ragazzo gay è basata sulla continuità tra affettività e sessualità.

2) REAZIONI DI CARATTERE SESSUALE INVOLONTARIO. Riporto alcuni esempi:

a) È passato un ragazzo bellissimo, mi sono girato a guardarlo e mi stava venendo l’erezione ma mi sono controllato.

b) Nello spogliatoio mi sono fermato a guardare un mio amico che si spogliava ed ero curioso di vedere come ce l’aveva.

c) Ero seduto in macchina a parlare con un ragazzo, eravamo solo noi, a un certo punto mi è venuta l’erezione.

d) Ci siamo toccati la mano per un attimo e io ho sentito come un brivido, una specie di scossa elettrica e volevo che succedesse ancora.

e) Ho visto per strada due ragazzi che si tenevano per mano e ho provato un brivido.

f) Ho visto per terra un giornaletto gay e mi sono eccitato.

3) COMPORTAMENTI A CONTENUTO SESSUALE VOLONTARI. Riporto alcuni esempi:

a) Quando siamo andati in gita scolastica ho fatto di tutto per farmi mettere in camera con lui perché lo volevo vedere almeno in mutande.

b) In palestra ho imparato a memoria i suoi orari perché non mi voglio perdere il momento in cui si spoglia.

c) Ho cercato di fargli discorsi a sfondo sessuale per vederlo in erezione.

d) Gli ho deliberatamente passato una mano tra i capelli.

e) Durante la partita gli sono caduto addosso e per un attimo gli ho messo la mano lì.

f) Continuo sempre a pensare a lui e a tutto quello che gli farei. Insomma almeno a fantasia facciamo tanto sesso. Mi piace perché quando lo penso così vado in erezione e a me piace quando succede.

g) Mi masturbo pensandolo, in pratica è diventata una fissa!

Queste cose spesso accadono a ragazzi che hanno un ragazza e anche a ragazzi che con la loro ragazza hanno una vita sessuale regolare. La sottovalutazione degli elementi indicativi prima riportati è estremamente comune tra i ragazzi, che sono portati da pressioni ambientali, familiari e religiose ad accreditare in se stessi l’idea di essere eterosessuali. In questo modo i contenuti gay affioranti vengono rimossi o più spesso svalutati con atteggiamenti che si possono indicativamente riassumere con frasi del genere:

a) Mi succede solo quando non c’è lei.

b) Succede solo qualche volta.

c) Sono cose che controllo benissimo.

d) Sì, succede, ma mica mi sento condizionato.

e) È una specie di gioco, in fondo per me non sono quelle le cose serie.

f) Vabbe’ è successo, ma io gay non mi ci sento!

g) Vabbe’, ma che vuoi che sia!

La svalutazione dei contenuti gay conferma il ragazzo nella sua presunzione di eterosessualità e innesca un altro meccanismo volto a procurare ulteriori conferme attraverso l’esercizio della sessualità etero. Il ragazzo che sta tentando di archiviare la sua emergente omosessualità cerca di esorcizzarla in vari modi:

1) Avvia o intensifica una relazione eterosessuale centrata soprattutto sulla dimensione sessuale. “Io la ragazza ce l’ho e facciamo tutto quello che dobbiamo fare”.

2) Dà una dimensione quanto più possibile pubblica alla sua relazione eterosessuale: si fa vedere in giro con la ragazza, si fa fotografare con lei e mette le foto in internet, parla spesso dei lei con gli amici.

3) Con la ragazza omette sistematicamente di accennare alle proprie fantasie omosessuali.

4) Comincia a vivere la sessualità su due livelli: uno esterno eterosessuale basato sui rapporti eterosessuali di coppia e sulla vita sociale e uno interno omosessuale basato sulla masturbazione. Chiaramente il ragazzo che fugge dalla propria identità gay tende ad avvalorare la dimensione eterosessuale dei rapporti di coppia e a svalutare la masturbazione come elemento del tutto marginale proprio perché caratterizzato da fantasie masturbatorie gay.

Un ragazzo che si comporta come appena descritto non è un eterosessuale perché non ama una ragazza guardando al suo bene e al suo futuro ma la strumentalizza, più o meno coscientemente, al fine di coprire la propria omosessualità.

La scoperta della propria omosessualità per molti ragazzi è traumatica per ragioni culturali o a seguito di interiorizzazioni di divieti e di preconcetti di varia natura. Pur essendo questi divieti e questi preconcetti assolutamente privi di senso, essi provocano, ciò non di meno, in un ragazzo che si scopra gay, l’impressione di infrangere un tabù. Le reazioni, talvolta, possono essere anche pesantemente negative, se la demonizzazione della omosessualità non è solo di origine sociale ma deriva da esperienze personali traumatiche o sgradevoli. Provo a riassumere qui di seguito alcune espressioni che indicano lo sconcerto di fronte alla necessità di prendere coscienza dell’essere gay:

1) Io gay! No! Per carità! Non voglio, ho sempre avuto la ragazza, le donne mi sono sempre piaciute, non voglio essere gay!

2) Dove vivo io la gente è stupida e cattiva, come faccio a essere gay qui? È impossibile!

3) Io gay come quello stronzo che ti ho detto prima? No! Meglio mi ammazzo!

I RAGAZZI GAY E LA TRAPPOLA ETEROSESSUALE

I ragazzi gay, che per sfuggire alla loro omosessualità si rifugiano in una eterosessualità che non risponde al loro vero orientamento sessuale, partono dal presupposto che le relazioni eterosessuali nelle quali si imbarcano siano una specie di esperimento dal quale si può uscire come e quando si vuole. Il presupposto è tuttavia assolutamente lontano dalla realtà e il ragazzo gay si accorge ben presto di essersi cacciato un una situazione molto più complessa di quello che pensava, che coinvolge non solo la ragazza, ma i genitori di lei e tutto l’ambiente sociale circostante. In un ambiente socialmente arretrato, nel quale i problemi affettivi delle figlie sono vissuti come un affare di famiglia il cui sbocco naturale è il matrimonio, un ragazzo gay che si sia rifugiato nella eterosessualità avvertirà la sensazione di trovarsi in una specie di gabbia dorata dalla quale è difficilissimo uscire per un complesso gioco di proiezioni e di attese anche da parte della famiglia del ragazzo gay. Quando un ragazzo gay avverte che la gabbia dorata gli si sta chiudendo intono, si rende conto che gli si prospettano due opzioni alternative:

1) Rompere il fidanzamento, provocando molte e gravi reazioni da parte della ragazza, dei genitori di lei e della stessa famiglia del ragazzo gay (se il ragazzo non ha detto di essere gay a ai suoi genitori o essi non sono in grado di capire).

2) Andare avanti nonostante tutto, con la prospettiva inevitabile del matrimonio. In questo modo si evitano i problemi a breve scadenza e si entra in situazioni senza uscita, in cui o il ragazzo gay accetterà di fingere per tutta la vita di essere etero, accettando anche la vita sessuale matrimoniale che per un gay è certamente innaturale, oppure lascerà emergere la propria omosessualità dopo il matrimonio con esiti traumatici e imprevedibili.

CONSIGLI OPERATIVI

In conclusione che cosa si più consigliare ai ragazzi che avvertono elementi indicativi della loro omosessualità? La risposta potrei sintetizzarla così:

1) Non sottovalutate gli elementi che vi fanno pensare di essere gay.

2) Ricordatevi che al di là dei pregiudizi e dell’ignoranza, essere gay è una cosa alta e nobile e deve essere vissuta con dignità, senza abbassare mai il capo davanti a nessuno. L’omosessualità è uno dei modi di vivere la sessualità umana e per i gay la felicità è una condizione possibile. Per quella condizione di felicità ha senso impegnarsi con la massima serietà

3) Se non vi sentite veramente etero non impegnatevi in relazioni eterosessuali che per voi sarebbero solo una trappola.

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=29920618

sabato 31 maggio 2008

NON VOGLIO ESSERE GAY

Ieri sera ho avuto da Giorgio (20 anni, milanese D.O.C.) l’autorizzazione a pubblicare questa sua mail. Ci conosciamo da un mese, lunedì 28 aprile 2008 mi ha inviato la mail che riporto qui di seguito. Sabato 3 maggio ci siamo sentiti in chat, una chat molto accesa ma molto autentica. Grazie Giorgio!Ciao Project,ti ho cercato lunedì sera. Lunedì sera mi andava di parlarti ma tu non c’eri! Hai tentato tante volte di coinvolgermi, in 15 gironi mi hai scritto cinque volte e ce l’hai messa tutta per mettermi di buon umore. Sei un bravo ragazzo pure tu, in fondo, ma c’è una cosa in te che non mi piace: sei gay, se fosse solo una questione tua mi sarebbe del tutto indifferente, ma no, per te essere gay è una cosa buona, è questo che non accetto. Su questo forum ci sono venuto, forse sono stato stupido a farlo, ma sono stato ancora più stupido quando ti ho dato il mio contatto. Ma che mi potevo aspettare da te? È stata una stupidaggine enorme. Uno che gestisce un sito come il tuo con l’essere gay ci si identifica proprio. Con te ho parlato due volte, ma ci siamo stati in due volte più di sei ore, quelle maledette sei ore! Ma perché non capisci che uno può benissimo non volere essere gay? Va bene, puoi anche esserlo, ma non lo vuoi essere, ecco questo tu non lo capisci. Per te i gay sono santi, quando parli dei ragazzi del forum sei quasi ridicolo, a quelli di te non gliene frega niente! Vengono sul tuo forum come vanno su tutti gli altri, e ci vengono per una ragione sola, ma tu ancora non l’hai capito. Non ce l’ho con te ma con quello che rappresenti, almeno con quello che rappresenti per me, tu mi vuoi fare vedere la faccia pulita dell’essere gay, ma perché? Che te ne frega? Non ho capito! Tu non mi devi mica salvare! E salvare come? Facendomi sentire gay e pure contento di esserlo? Ma se voglio essere gay o no sono affari miei, ma perché dovrei ragionare come te? Se sarò felice o no sono affari miei, tu non c’entri affatto, e invece stai sempre lì a dire che gay è bello, ma ti rendi conto delle cavolate che dici? Io te lo ripeto non ce l’ho con te, quando abbiamo parlato sono stato bene, tu ce l’hai messa tutta, va bene, lo so, questo te lo riconosco, però tu non vuoi capire che mi fai rabbia, con te ci litigherei per ore perché ci sono cose che non vuoi capire. Io non vedo nessuna ragione per essere gay, se mi succede non voglio che mi succeda! Sarò pure padrone di fare di me quello che voglio! Prima di quelle maledette sei ore di chiacchiere io stavo bene, c’avevo dei punti fermi, poi ti ci sei messo in mezzo tu (e mi fa rabbia che sono io che sono venuto a cercarti) e adesso è tutto un casino, m’hai messo in testa una confusione pazzesca. Poi lunedì ti cerco e non ci stai! Ma cavolo! Sei stronzo fino a questo punto! Ma dove stavi? Vabbe’ sei un rompicoioni di prima categoria, mi fai dire una marea di cazzate! Però non puoi combinare casini e sparire, hai capito? Adesso cerca di farti perdonare. G.
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=27754366