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giovedì 23 agosto 2012

TENTAZIONI DI UN RAGAZZO GAY IN VACANZA

Project,
devo cercare di capire che cosa devo fare perché se no impazzisco, mi chiamo Marco, nome banale ma vero e non mi vergogno di usarlo qui proprio perché è comunissimo, quindi a rischio zero. Ho vent’anni, quasi 21, vivo in una città dell’Italia centrale. Ho sempre avuto due passioni totali, da quando ero piccolo, una sono i ragazzi e l’altra è il mare. Nessuno sa di me, né a casa, né gli amici, proprio nessuno. Non fingo di essere etero e i miei amici, che hanno tutti la ragazza, non si sono mai impicciati dei fatti miei. Dai tempi del liceo mi sono portato all’università tre amici, chiamiamoli Luca, Carlo e Enzo, facciamo tutti e quattro la stessa facoltà, studiamo insieme, tra noi non ci sono gelosie stupide per questioni di voti o cose del genere anche se dobbiamo fare gli stessi esami. Sono bravissimi ragazzi e di loro mi fido salvo che su un punto che però non voglio nemmeno prendere in considerazione con loro. Stiamo molto tempo insieme sia la mattina che il pomeriggio per studiare, per il resto ciascuno ha la sua vita e non se ne parla praticamente mai. Quest’anno, per la prima volta, i miei mi hanno permesso di andarmene in vacanza per i fatti miei e io mi sono messo d’accordo con i miei tre amici e abbiamo affittato un piccolissimo appartamento di una camera e cucina proprio di fonte al mare a [omissis]. Il posto è stupendo, per un innamorato del mare come me è il massimo. La casa costava poco, anzi direi pochissimo, e per questo l’abbiamo presa al volo, ma aveva dei problemi, però in fondo ci dovevamo rimanere solo 5 giorni e quindi non aveva nemmeno senso cercarne un’altra. Intanto aveva una sola stanza e noi siamo quattro, poi era esposta esattamente a sud, ci batteva il sole in pieno dall’alba al tramonto, dentro, la sera, la temperatura arrivava a 32 gradi e c’era una sola finestra che per giunta aveva una zanzariera fitta, quindi si poteva aprire molto per modo di dire. Tutto questo dovrebbe dare il senso di una tortura insopportabile me per ma non è stato affatto così. Nell’unica stanza, al centro, c’era un tavolo, perché la cucina era talmente minuscola che nemmeno ci si entrava in due in piedi. La sera spostavamo il tavolo in un angolo e aggiungevamo due brandine, perché c’erano due divani letto singoli ai due lati della stanza. Non c’era nemmeno un ventilatore, proprio niente! Il caldo era tale che il sudore ci cadeva a gocce dalla faccia. Il primo giorno siamo arrivati verso le undici del mattino, abbiamo pensato solo a prepararci per andare al mare, non avevamo nemmeno il problema di cucinare perché il pranzo ce lo eravamo portato da casa. Siamo stati in acqua, tra acqua bassa e nuotare, in pratica fino alle otto e mezza di sera e si stava divinamente, c’era pochissima gente nonostante fosse la settimana prima di ferragosto, ci sedevamo nell’acqua bassa a parlare, poi una nuotata, poi una gara tra noi, insomma si stava bene e il tempo volava, poi è arrivato il tramonto e col tramonto proprio nuvole di zanzare (vicino c’era un canneto) e siamo dovuti scappare dentro casa, ci siamo detti che per fortuna c’era la zanzariera. Quando siamo entrati abbiamo avuto l’impressione di entrare in un forno, una sensazione sgradevolissima, abbiamo aperto l’unica finestra vera e le due mezze finestre del bagno e della cucina, ma erano tutte sulla stessa parete, tutte e tre avevano la zanzariera fitta e non si muoveva un filo d’aria. Prima soluzione istintiva la doccia fredda, 5 minuti per uno. Bagno piccolo, senza chiave alla porta, doccia in un angolo senza box e senza tenda, ma la cosa non ha creato il minimo problema. Uno entrava in doccia, ci stava 5 minuti, poi gli altri gli bussavano la porta perché non vedevano l’ora di rinfrescarsi pure loro. Eravamo tutti a torso nudo ma anche dopo la doccia, dopo dieci minuti, il caldo diventava di nuovo insopportabile e allora un’altra doccia. Ci siamo mangiati quel po’ di cena che ci eravamo portati da casa che si era praticamente lessata, perché non c’era nemmeno il frigorifero! Poi Luca ha provato ad accendere il suo PC ma non c’era rete internet, quindi niente PC. Non c’era televisore, solo una radio mezza scassata, l’abbiamo sentita per un po’ ma era un aggeggio vecchio archeologico che scaldava come una stufetta e che proprio non si poteva tenere acceso perché gracchiava pure. Luca e Carlo a un certo punto hanno detto che non ce la facevano più a resistere coi pantaloncini, se li sono tolti e sono rimasti in slip, o meglio in mutande, quelle bianche classiche. Enzo ha resistito per un po’, poi li ha seguiti anche lui. Io non sapevo che fare, mi sono tenuto i bermuda che erano un’autentica tortura perché erano tutti bagnati e si appiccicavano addosso. Avevo davanti a me in pochissimi metri quadrati i miei amici in mutande che continuavano a sudarsi l’anima. Abbiamo montato le brandine. Da sinistra a destra eravamo: Enzo, io, Luca e Carlo. Mi era andata bene perché Carlo è un po’ sovrappeso e francamente non mi attira proprio. Enzo non è malaccio, un bel ragazzo, ma non è proprio il mio tipo, mentre Luca è sempre stato il mio sogno segreto. Project, io sono ancora uno di quei gay, diciamo così, stupidi, che si innamorano del loro amico etero anche se sanno benissimo che è etero. Insomma, ce ne siamo andati a letto e abbiamo spento la luce. Vicino alla finestra c’era un lampione stradale e la luce filtrava lo stesso e una volta che ti ci eri abituato riuscivi a vedere tutto abbastanza distintamente. Carlo si è accorto della luce piuttosto forte e ha detto: “Rega’, io accosto la finestra che c’è troppa luce”, ma l’ho bloccato subito e gli ho detto: “No! Dai! Qua si crepe di caldo già così!” e Carlo ha lasciato la finestra spalancata. Dopo una decina di minuti Carlo è crollato come un ciocco, Enzo si gira e si rigira ma poi comincia a russacchiare. Luca va a fare pipì, poi si ributta sulla branda, smania proprio, a un certo punto si sfila gli slip senza dire nulla, si mette a pancia in giù e piano piano crolla anche lui nel sonno. Io francamente non ho proprio dormito per niente. Avevo Luca che dormiva completamente nudo a 30 cm da me. In pratica non gli ho tolto gli occhi da dosso per tutta la notte. Ovviamente non ha dormito tutta la notte a pancia in giù e per me è stata una cosa assolutamente unica e incredibile, ha avuto pure l’erezione mattutina, io invece in pratica ero in erezione continua dalla sera prima. Verso le sette, ormai a giorno fatto, quando Carlo si è agitato un po’ per alzarsi, Luca si è infilato di nuovo gli slip davanti a me, ma con la massima naturalezza, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, poi ha preso il telefonino e se ne è andato fuori a telefonare alla ragazza, perché dentro non prendeva. Certe volte penso che quella ragazza sia veramente fortunata! Vabbe’, lasciamo stare! Io ero sconvolto dal fatto che per Luca dormire nudo in stanza coi suoi amici fosse una cosa normalissima. Ecco perché ad un etero lo spogliatoio non fa né caldo né freddo. In pratica stare nudo con gli amici non è una cosa che ha a che vedere col sesso e non ha niente a che vedere con l’idea di stare nudo con una ragazza. Nei giorni successivi, per due volte, è uscito nudo dalla doccia e si è asciugato fuori davanti a noi e nessuno ha fatto una grinza, ovviamente nemmeno io! Eh eh! Lui è uno sportivo e si vede che in queste cose non ha proprio nessun condizionamento. In pratica siamo stati in quella casa solo per quattro notti e per quattro notti Luca ha dormito vicino a me completamente nudo senza nessunissimo imbarazzo. Che effetto sconvolgente mi ha fatto una cosa del genere non te lo immagini nemmeno, o forse sì, anzi certamente sì. Ma come fa un ragazzo etero ad essere così disinibito? È proprio una cosa che non arriverò mai a capire. Ma perché gli etero danno tutti per scontato che tutti i loro amici siano etero? Nei giorni che siamo stati lì non ho mi sentito una battuta sui gay, nemmeno minima. Eravamo amici, stavamo bene tra noi, non parlavamo nemmeno di ragazze. Chissà che valore poteva avere per loro quella parentesi di vacanza tutta al maschile! Magari pensavano ogni cinque minuti alle loro ragazze, però a me sembrava che stessero benissimo senza bisogno di pensare sempre alle loro ragazze. Vabbe’ io stavo benissimo perché stavo con Luca e “in quel modo”, ma pure loro, secondo me, stavano proprio bene. Io penso che, magari senza coinvolgimenti sessuali, perché proprio non ce n’era tracia, ma anche agli etero piaccia una breve vacanza tutta al maschile. Tutti i giorni che siamo stati lì io ho fatto il totalmente disinteressato a queste cose, di giorno, “ma la notte no!” per usare le parole di Arbore. Siccome la notte non dormivo la mattina ero del tutto rintontito e me lo dicevano ma io rispondevo che non avevo dormito per il caldo, anche se il motivo si chiamava Luca. Adesso la parentesi delle notti bianche è finita, siamo tornati in città, per loro non è successo niente, capisci Project! Non è successo niente! Per me sì! Project! Sono proprio sconvolto! Ormai non me lo levo più dalla testa! Anche se me lo sono trovato addormentato nudo vicino a me per quattro notti di seguito, so benissimo che è etero, anzi lo so addirittura molto meglio di prima! Cavolo che disperazione! Quello che è successo mi ha proprio scombussolato! Prima pensavo spesso a Luca, hai capito quando, ma adesso è diventato la mia fissa totale! Project, che devo fare? Non ci riesco a non pensare a Luca! Oramai ce l’ho nel sangue! Se vuoi pubblica questa mail, tanto i miei amici non andranno mai su un sito gay!
Marco
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venerdì 22 maggio 2009

PENSAVO CHE FOSSE GAY MA AMA UNA RAGAZZA

Ciao Project, ho girato parecchio in rete alla ricerca di non so nemmeno io che cosa, poi ho trovato progetto gay e mi è sembrata una cosa diversa, certo però che sto messo male a parlare con uno sconosciuto (scusa se dico così di te che no te lo meriteresti) perché non trovo una valvola di sfogo da nessuna parte. Ho 27 anni, che sono gay lo so da sempre e mi sta bene così ma mi sento terribilmente solo. Questa lettera è il primo tentativo che faccio per provare a rompere il muro della solitudine. Io ho la mia solitudine e basta, avventure che possano chiamarsi tali proprio nessuna, almeno non ho la paura dell’hiv, ma dico nessuna anche a livello di amicizia, anche a livello di sfogo, anche a livello di poter parlare di me con un minimo di sincerità a una persona che possa capire. Niente! Solo false storie con ragazzi che hanno l’unica colpa di essere troppo belli perché io non li osservi, e allora ci costruisco sopra castelli in aria per anni e poi mi accorgo che sono etero e soprattutto che io per loro non conto assolutamente nulla o quasi. Esco in questi giorni dalla mia seconda falsa storia che è durata quattro anni e mi chiedo come ho fatto a buttare 4 anni della vita appresso a un ragazzo che in effetti non si è mai curato di me. Non posso accusarlo di niente, perché lui non si è accorto di niente. All’inizio ero contentissimo, non mi sembrava vero di conoscere uno così, sorridente, sincero (perché lo è). Uno pensa: se io mi sono innamorato di lui in qualche modo lui se ne deve essere accorto. Davo un senso a ogni sua parola ma sempre e solo leggendo le cose a mio vantaggio. Vivevo dei suoi sorrisi, dei suoi sorrisi rubati. Siamo amici e lo resteremo. Esternamente tra noi non è cambiato nulla, più amici di prima, almeno all’apparenza, ma ho capito che lui non c’è. Due settimane fa mi aveva confidato che si era innamorato di una ragazza, me lo ha detto in modo emotivo, quasi mi faceva tenerezza che mi dicesse una cosa del genere, mi sentivo il suo confidente ed ero molto gratificato. Poi, cinque gironi fa, li ho visti per caso in un parco che si baciavano. Lui era proprio perso, in estasi. Io ho fatto finta di non aver visto e mi sono allontanato ma come ci sono rimasto te lo puoi immaginare. In fondo lo sapevo che sarebbe successo, stavo giocando col fuoco e sono rimasto bruciato. In fondo gli voglio ancora bene e credo che gliene vorrò sempre ma la sua vita è un’altra e l’ho capito quando l’ho visto baciare la ragazza. Mi sento come se mi fosse caduto il mondo addosso, razionalmente dovrei cominciare a cercare un altro ragazzo, ma come? Dove? Un altro etero come lui? Project, non ne posso più, essere gay è stressante. Sono stanco, comincio a pensare che ormai sto andando avanti con gli anni e che non ho concluso nulla e soprattutto non concluderò mai nulla. In pratica la mia vita è solo una lunghissima attesa. Immagino che tu sia assillato da tanti ragazzi che non sanno dove sbattere la testa, però se ti andasse di sentirne uno in più ti mando io mio contatto msn (omissis). Ho bisogno di sfogarmi un po’. La mia lettera è generica ma non ti conosco. Vedi come sono incoerente, ti scrivo per parlare con te e poi non ho il coraggio di scrivere, forse su msn è diverso. Speriamo. Ciao.
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giovedì 17 luglio 2008

GAY ETERO E IMBARAZZO SESSUALE

Ciao Projet,

mi chiamo Jake, non è uno pseudonimo, sono figlio di padre americano e madre italiana, mia madre era di Milano (purtroppo non c’è più da due anni), mio padre è di Baltimora. Ho studiato in un collegio cattolico di Baltimora fino all’età di 13 anni, vivevo praticamente lì. Mio padre è ancora adesso un manager importante e tempo da dedicare a me non ne ha mai avuto. I miei non sono mai andati troppo d’accordo poi, quando avevo 13, anni hanno divorziato e io sono stato affidato a mia madre e sono rimasto definitivamente a Milano. Ho fatto il liceo a Milano e mi sono laureato qui. Adesso ho 34 anni. Ho recuperato un po’ il rapporto con mio padre, quando avevo 30 anni, quando mia madre si è ammalata. Quando lo ha saputo ha fatto di tutto, l’ha portata negli USA e l’ha fatta visitare dei migliori specialisti e le è stato vicino fino alla fine. Non solo ha avuto una dignità, ma si è comportato con me in modo del tutto inatteso, lui allora aveva 62 anni e credo che si sia accorto di che cosa significa avere un figlio. Gli ho detto apertamente che ero gay e gli sono venuti gli occhi umidi, era contento che mi fidassi di lui fino al punto di dirgli una cosa simile. Adesso ha 66 anni e il prossimo luglio lascerà il lavoro. Lui negli SA non ha più nessuno e penso che verrà a vivere a Milano perché mia madre gli ha lasciato l’appartamento (un divorzio un po’ anomalo quello dei miei!).

Che sono gay l’ho capito l’ultimo anno che sono stato a Baltimora, tra i 13 e i 14 anni, quando mi sono innamorato di un altro ragazzo che stava in collegio con me, ma poi io sono venuto in Italia e non ci siamo più visti. I primi tempi che stavo in Italia mi sono trovato malissimo, sapevo poco la lingua e a scuola i miei compagni dicevano delle cose che io non capivo che cosa volessero dire e non avevo la faccia di chiedere e poi fisicamente non assomigliavo agli altri. Io sono di tipo molto inglese, con californiano, sono molto alto e molto sottile per niente muscoloso. A scuola all’inizio ero molto emarginato e non andavo bene. Mia madre ha cercato di fare di tutto ma non era facile. Andavo benissimo in Inglese e malissimo in Italiano. Poi piano piano, a forza di leggere e di stare in mezzo ai miei compagni ho cominciato a capire meglio la lingua e i miei problemi si sono ridimensionati.

La mia prima cotta forte l’ho presa a 16 anni, in terzo scientifico, per un ragazzo che era arrivato quell’anno e che era manifestamente etero, ma me ne ero innamorato lo stesso. Da allora, fino alla maturità e oltre, ho pensato che quel ragazzo potesse diventare gay per il fatto che io lo amavo. Lui con me era molto amichevole e mi trattava benissimo ma per lui le ragazze erano proprio la vita. Spesso studiavamo insieme. Passare un pomeriggio vicino a lui, spalla a spalla e fare insieme gli esercizi di matematica, per me, era insieme una tortura e la cosa che desideravo di più. Ho desiderato tanto di vederlo nudo ma non è mai successo, non perché non ce ne fosse la possibilità ma perché ero convinto che cercare una cosa simile significasse sporcare l’amore che provavo per lui. Forse ero troppo idealista ma allora ragionavo così. Dopo la maturità l’ho rivisto un paio di volte, poi a 24 anni si è sposato e io sono andato al matrimonio, con dei sentimenti un po’ strani ma l’ho fatto.

Poi c’è stato il Politecnico. Adesso faccio l’ingegnere civile ma non sono mai stato troppo portato per le discipline scientifiche. Finire al Politecnico non era certo il mio sogno ma mia madre lavorava in quel settore e io avrei trovato un’ottima sistemazione. Il problema era arrivare a laurearsi. All’inizio mi mettevo a piangere di disperazione sugli esercizi di analisi e di geometria. Imparavo meccanicamente le cose ma capivo molto poco. Poi, casualmente, poco prima di Natale, un ragazzo mi ha chiesto di prendere il posto pure per lui la mattina, io l’ho fatto e da lì è nata una storia, diciamo la storia più importante e nello stesso tempo più condizionante della mia vita. Si chiamava Enrico, un ragazzo passabile, non bellissimo, ma a 20 anni anche uno passabile è bello! Abbiamo cominciato a studiare insieme. Era un mostro di cervello! Capiva cose alle quali io non sarei mai arrivato. Insomma la mattina a lezione insieme fino alle 14.00, poi pranzo insieme e poi studio insieme fino alle dieci di sera ed oltre. Lui tirava come un trattore, non mi permetteva di perdere un secondo, io all’inizio faticavo molto, ma sapevo che se non mi fossi dato da fare per essere alla sua altezza lo avrei perduto, perché lui non poteva perdere tempo senza fare gli esami. Insomma, ho preso 24 in Analisi, mio primo esame, lui 30, ma, lo confesso, non ero affatto invidioso, poi, dopo il primo esame è venuto il secondo. Recuperavo terreno. I miei voti erano sempre più bassi dei suoi ma la differenza diminuiva. Poi, dopo molto tempo, a un esame di topografia, ho preso più di lui e mi è piaciuta moltissimo la sua reazione: era contento per me, non era invidioso.

A capire che mi ero innamorato di lui ci ho messo due anni e mezzo. All’inizio ero troppo stressato dall’università e poi mi tornava sempre in mente la solita idea: è gay o non è gay? Ta le faccio breve. Ci siamo laureati nella stessa sessione, per due anni siamo andati in vacanza insieme, abbiamo continuato a frequentarci anche dopo che abbiamo trovato lavoro, spesso passavamo le domeniche insieme. Lui non ha mai, dico mai, parlato di ragazze! Non ti dico le elucubrazioni che ho fatto su questi segnali. Tra noi il clima era bellissimo, proprio come due fratelli, ma pure di più. Ero andato avanti e indietro mille volte tra l’idea di fargli esplicitamente una dichiarazione d’amore e l’idea di lasciare perdere tutto. Un giorno lui viene da me e con tutta un’aria di mistero e di confessione sentimentale e mi dice che mi deve dire una cosa importantissima perché io la devo sapere assolutamente. Pensavo che finalmente si sarebbe arrivati al punto, invece mi dice che sta per sposarsi perché la ragazza è incinta. Io passo dalle stelle alle stalle, ma devo dimostrargli il mio entusiasmo e lo abbraccio tanto stretto che lo sollevo da terra, lui è raggiante veramente, io recito, ma il mondo va così. Ho fatto il testimone anche a questo matrimonio.

Dentro di me mi dicevo: ma io sono condannato a innamorarmi solo di etero? Basta! Di etero non ne voglio più sapere! Quindi mi sono deciso, tra i 26 e i 27 anni, a buttarmi completamente nel mondo gay: chat gay, siti di incontri, community, ho riempito tutto non i miei annunci. Ero deciso a provare. Mi dicevo: ma caspita, gli altri alla mia età hanno una vita affettiva (e pure sessuale) e io che faccio? Non è giusto! Sto buttando gli anni migliori della vita! Cominciano ad arrivare le risposte agli annunci, Project, che squallore! Gente che mette foto false, ragazzini che sanno solo dire cu.o e ca.zo, uomini di 50 anni che pensano di averne 20, gente scoppiata che sta proprio fuori di cervello. Ne ho incontrati una cinquantina nel tempo di un paio d’anni, ne ho trovato solo uno passabile ma secondo me era minorenne e si spacciava per maggiorenne, gliel’ho detto ma la carta d’identità non me l’ha voluta fare vedere. Io gli ho detto: Ma sei un ragazzo giovanissimo, ma che ci fai su questi siti? E lui m’ha risposto una cosa che mi ha messo in crisi, mi ha detto: E tu allora che ci fai? Poi l’ho invitato a cena. Lui pensava che saremmo finiti a letto ma gli ho detto che forse non stavo su quei siti per il motivo che pensava lui e l’ho riaccompagnato a casa sua, quando è sceso mi ha dato una stretta di mano che un altro po’ me la staccava. Adesso, dopo tanto tempo, ogni tanto mi manda un messaggio. Diciamo che è stata la più bella storia che ho vissuto negli ultimi anni. Così siamo arrivato tra i 28 e i 29 anni. Vergine ero e così sono rimasto e nemmeno mi dispiace perché mettermi a fare sesso con gente squallida solo per vedere che effetto fa non è proprio una cosa che desidero. In pratica fino a quest’anno ho continuato a vivere il sesso come lo vivevo a 16 anni, che poi non è tanto male e almeno non ti metti nei pasticci.

E adesso vengo all’ultima parte della storia. Nel mio gruppo di progetto di Ingegneria civile, tre mesi fa, arriva Marco (chiamiamolo così) un giovane ingegnere 31enne bello come il sole, questo lo posso proprio dire, e io comincio ad andare di nuovo nel pallone. In pratica Marco per me, a livello ufficiale, è solo un collega di lavoro, i nostri rapporti son stranissimi a metà tra il formale (timido) e i messaggi subliminali. Nel mio cervello Marco ha invaso e domina anche i più piccoli spazi. Penso a lui in ogni momento della giornata, lo desidero come non ho mai desiderato nessun ragazzo nella mia vita. Devo portare sempre abiti molto larghi perché mi basta pensarlo e mi viene l’erezione, non ti dico quando me lo trovo vicino. Project, adesso sono proprio in crisi. Marco sarà il terzo ragazzo etero di cui mi innamoro? Non vorrei per nessuna ragione che fosse così, anche perché penso che questo per me sia l’ultimo treno. O Marco o nessuno! Lui non ha proprio niente a che vedere con quelli dei siti gay, è attentissimo a quello che fa e a quello che dice, a non passare mai il confine ma ha certe esitazioni, certe pause certi modi di sospirare appena appena mentre parla, certe piccolissime mosse del viso e in certi momenti particolarissimi che possono essere solo gay. A parte le banalità. Niente fedine, nessuna familiarità con le ragazze dell’ufficio, nessun discorso privato durante il lavoro, però ti lancia (involontariamente?) certi sguardi che ti fa secco, ti ruba l’anima. Project, sono 3 mesi che sono di nuovo in angoscia. Non so che fare, se tentare di sciogliere un po’ la situazione, invitarlo a casa mia, da solo o con altre persone. Lo inviterei a venire in piscina con me, lo inviterei eccome, ma poi sistematicamente non lo faccio e quando sto davanti a lui mi sento totalmente imbranato e lo tratto in modo formale e io e non vorrei assolutamente.

Poi c’è proprio una questione privatissima di cui ti vorrei parlare a proposito di me e di questo ragazzo perché una situazione di tipo sessuale tra noi si è creata effettivamente e io mi sono sentito in un imbarazzo tremendo per quello che può avere provato lui, avrei voluto sparire. Dopo ha fatto come non fosse successo niente e la cosa mi inquieta ancora di più, però di questo ti vorrei parlare in privato. Il mio contatto è [omissis]. Appena mi aggiungi ti chiamo.

Un abbraccio
Jake

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lunedì 25 febbraio 2008

SCOPRIRSI GAY E INNAMORARSI DI UN ETERO

Ricevo e pubblico.

Ciao project,
vedi tu dove piazzare questa storia, cioè la mia storia, perché è così pazzesca che potrebbe stare da più parti contemporaneamente.

Il mio nome non è affatto comune e preferisco non dirvelo perché mi riconoscerebbero subito, lo stesso vale per il luogo dove vivo, che è un posto piccolo di gente pettegola che ha già provato in tutti i modi a mettermi in mezzo e non ho capito nemmeno perché dato che io qui sono addirittura famoso come etero e, anzi, prima, su di me avevano fatto fortissimi pettegolezzi dicendo che avevo messo in cinta una ragazza, ma io non ho smentito niente e ho lasciato tutto nel vago... però dopo ci hanno provato pure con la storia del gay perché non ho voluto mettermi con una ragazza di ottima famiglia che si era messa in mente che poteva stare solo con me.

Forse non avete capito niente, ma adesso la storia che voglio raccontarvi non è quella come la vede la gente ma quella che la gente non vede. Adesso ho 23 anni, la storia è cominciata quando ne avevo 19, perché dopo la maturità, per fare l’università sono dovuto andare a Milano. Avevo deciso di iscrivermi a ingegneria e così ho fatto. Il mio sogno sarebbe stato avere un appartamentino in fitto a Milano e starci da solo, ma quattrini non ce n’erano e alla fine mi sono ridotto ad andare in un appartamento di due stanze con altri tre studenti.

Sono arrivato lì alla metà di Ottobre la settimana di inizio delle lezioni. Io, per la cronaca allora ero etero, non solo mi ci sentivo ma ero etero, una ragazza non ce l’avevo perché quelle del paese non mi piacevano però io facevo solo fantasie etero. Premetto che al paese avevo solo due amici, tutti e due maschi, bravi ragazzi, ma bruttarelli forte... con loro mi trovavo bene un po’ come in famiglia, quando è successa la storia della ragazza che era rimasta incinta e la gente pensava che fossi stato io, i miei amici sono rimasti con la mezza idea che fosse vero e si sono un po’ staccati da me, perché pensavano che io con loro non fossi sincero, che nascondessi qualcosa ma non era così e non nascondevo nemmeno il fatto di essere gay perché io allora non lo ero, cioè, almeno non mi ci sentivo proprio.

Al paese poi non c’era proprio modo di vedere nessuno. Ho letto di ragazzi che vanno in palestra, che vanno in piscina ma io non l’ho mai fatto e non mi è nemmeno mai venuto il desiderio di farlo, erano cose lontanissime da me e basta. Quindi, quando sono arrivato all’appartamento io non avevo niente da nascondere, il problema non si poneva proprio, ero un ragazzo etero tra altri ragazzi etero.

Arrivo lì all’ora di pranzo, mi presento, mi mettono un posto a tavola. Claudio e Marco sono compagni di stanza da tre anni, Paolo ha 19 anni come me e per di più è arrivato il giorno prima... quindi sto in stanza con lui. Un bel ragazzo ma allora i bei ragazzi non mi interessavano proprio, non era che fingessi di non essere interessato, non ci pensavo proprio. Insomma, si pranza, le solite cose, tu che cosa studi? ecc. ecc. e scopro che Paolo fa ingegneria meccanica come me e che il suo cognome è quasi identico al mio (differisce solo per una vocale in mezzo!) quindi io Paolo me lo ritroverò sempre, a casa e a lezione. Io penso: meglio di così!
Anche lui è contento ma non lo esprime più di tanto o forse sì, ma non ho ricordi troppo precisi della cose perché al tempo a queste cose non davo molto peso.

Dopo pranzo mi offro di lavare i piatti per dare una mano, Paolo mi segue, gli dico che posso fare da solo perché sono pochi ma lui insiste e in dieci minuti è tutto a posto. Si offre di accompagnarmi all’università perché lui ha già fatto un giro esplorativo il giorno prima.... lo seguo, sa come muoversi, ha un’idea precisa degli esami, degli orari e anche dei professori, resto molto bene impressionato, poi mi dice che forse non c’è nemmeno bisogno che io compri i libri, almeno quelli di teoria, perché ci sono i suoi e che posso prendere al massimo i libri di esercizi, perché tanto si studierà insieme. Parliamo per ore dei nostri ricordi di scuola, della nostre famiglie ma in modo molto generico, mi sembra che venga da un livello sociale grosso modo come il mio.

Torniamo a casa, che per fortuna è vicinissima all’università, mi dice di sistemare la mia roba. L’armadio è unico, la roba sua l’ha messa nei ripiani bassi, mi dice “per lasciare a te quelli più alti”, io sorrido. Allora non ci facevo caso, ma poi ho capito che Paolo per tutta la mattina aveva spento il cellulare, quando stavamo all’università, ma non lo aveva riacceso nemmeno dopo. Voleva parlare con me senza essere disturbato. Gli ho detto che avrei fatto volentieri una doccia, lui mi ha detto di avvisare prima Claudio e Marco, visto che il bagno era in comune, gli dico che non è bisogno perché Claudio e Marco si trattengono all’università, mentre io uscivo dalla stanza lui ha acceso il cellulare. Dopo la doccia pranziamo: pizza e supplì e lui lava i piatti, dico a Paolo che vorrei andare a fare due passi perché il pomeriggio è bellissimo, io intendevo andare da solo, ma lui mi guarda e mi dice: “Vengo?” Gli faccio cenno di sì con la testa.

Passeggiata lunghissima, tantissimi discorsi ma tutti di studio, di ragazze nemmeno una parola e di amici nemmeno. Parlava molto corretto, sicuramente pensava molto prima di parlare, ogni tanto ci infilava delle tirate di carattere generico che servivano come riempimento ma non stava zitto. Non mi guardava quasi mai in faccia, non mi faceva domande, insomma nemmeno quelle più banali che si fanno tra ragazzi... niente! Tutto ragionamento dell’università, del lavoro, del piano di studi, di come fare ad organizzarsi. In un certo senso mi faceva piacere che fosse così perché per gli studi avrei potuto fare conto su di lui, ma io avrei voluto che mi fosse amico.

Ho cominciato a raccontargli del fatto che la gente pensava che avessi messo in cinta una ragazza ma ha glissato e ha proprio cambiato discorso. La sera eravamo di nuovo in quattro e il clima era di scherzi e di distrazione. Claudio raccontava barzellette abbastanza castigate, Marco rideva e pure io, Paolo ascoltava e faceva finta di divertirsi. E’ andata avanti così per un po’ poi ci siamo messi a vedere la televisione. Io ero stanco e alle undici ho detto che sarei andato a letto.

Paolo mi ha seguito a ruota e lì c’è stato veramente un momento di imbarazzo, io non avevo mai dormito in stanza con un’altra persona, con più di una sì, al tempo delle gite scolastiche, ma in due mai. Ho visto che era in imbarazzo serio anche se non voleva farlo vedere, sono uscito con la scusa di andare in bagno e sono rientrato dopo tre minuti, lui era già a letto. Io allora ero etero e non ho avuto in pratica nessuna remora a spogliarmi rapidamente e a infilarmi a letto. Poi gli ho chiesto come si doveva fare l’indomani per la doccia e per il bagno dato che eravamo in quattro. Mi ha risposto che Claudio e Marco cominciano le lezioni tardi... e non si alzano mai prima delle otto, mentre noi alle otto dobbiamo stare all’università. Ci siamo messi d’accordo. Sveglia elle 6.30. prima usa il bagno lui venti minuti e io metto la colazione sul fuoco, poi tocca a me e lui sorveglia il latte finché non bolle... Avete capito l’avvio della storia.

Allora, dopo una prima giornata così, forse no, perché ero stanco morto, ma nei giorni immediatamente successivi, mi sono reso conto che nelle convivenze strette come quella mia e Paolo, anche se non c’è invadenza, comunque, manca la privacy e il problema non è solo teorico perché un ragazzo ha pure bisogno di masturbarsi, però quando hai in camera un altro ragazzo che fai? ... ci provi cercando di non farti beccare quando lui dorme ... e se poi non dorme? I ragazzi poi hanno sviluppato tutti una specie di radar che permette loro di avvertire ogni minimo rumore che sia ricollegabile alla masturbazione. Quindi masturbarsi quando l’altro è in camera è praticamente impossibile. Ci restava solo il momento della doccia al mattino e in effetti io facevo così... ma lui probabilmente no, perché io col mio radar speciale, durante la notte, sentivo un minimo fruscio che poteva essere solo quello di un ragazzo che si masturba. Adesso che mi sento gay una cosa del genere mi eccita molto, ma allora non era così... lo notavo, ci facevo caso, ma la cosa non era per me molto significativa. Come se adesso pensassi che sto in stanza con una ragazza che si masturba, non ne sarei per niente sconvolto, meravigliato sì, ma niente di più. Quindi io penso che lui lo facesse di notte. Io non ho mai fatto il minimo cenno alla cosa e lui tantomeno.

Il momento critico della mia storia si è realizzato una domenica mattina, quindi quando Claudio e Marco non c’erano. Ci alziamo, facciamo colazione, tutto come al solito. Dico a Paolo che vado a fare due passi, mi risponde, come aveva fatto tante altre volte che deve scrivere della mail altrimenti i suoi lo sparano perché i parenti hanno bisogno di attenzioni anche loro, mi chiede a che ora torno, di dico che vado al parco ma che dopo voglio arrivare fino in centro, più o meno tre ore. Accende la radio. Io lo saluto. Esco, faccio una lunga passeggiata, poi mi accorgo di avere dimenticato il portafoglio con l’abbonamento dell’autobus. Torno a casa. Sento la radio ad alto volume. Entro in camera e che cosa ti vedo? Paolo che si stava masturbando sdraiato sul letto. Non ho mai provato un momento di imbarazzo più terribile, lui è diventato rosso come un peperone e si è coperto subito come ha potuto, mi rendevo conto di averlo messo in una situazione difficilissima. Si è rivestito in due secondi, io ho cercato di alleggerire la faccenda dicendo che lo fanno tutti, ecc. ecc. ma più ne parlavo più si faceva rosso. Gli ho detto che io lo facevo a mattina sotto la doccia ma poi ho aggiunto che lui invece lo faceva di notte e che lo avevo sentito. Non lo avessi mai detto! Era agitato, stranito, proprio sconvolto, gli ho chiesto scusa e stavo chiudendo la porta ma mi ha detto: “Ma dove vai? Ormai è fatta... dai...” Anche lui ha cercato di alleggerire... ma non ha parlato di sesso nemmeno in quella situazione, l’unica battuta in tema è stata: “Mi sa che la mattina sotto la doccia è meglio, almeno è più prudente...”.

C’è voluto un bel po’ per superare l’imbarazzo ma poi l’abbiamo superato, almeno i rapporti tra noi sono ripresi più o meno come prima... ma io la scena non me la sono più tolta dalla testa e praticamente da quel giorno quando mi masturbavo pensavo solo a Paolo e a quando l’avevo sorpreso sul letto. A lui non lo potevo dire ma mi sentivo strano... un etero come me che non si toglie dalla testa una scena come quella... Quella scena per me è stata l’inizio della rovina. Piano piano ho finito per desiderare Paolo in modo violento. Volevo che tra noi si creasse un contatto più forte del fatto di essere compagni di stanza. In certi momenti lo vedevo strano, turbato, scontroso e attribuivo questi comportamenti al fatto che stesse lottando con se stesso per reprimere la sua omosessualità.

Avevo notato una marea di cose che lasciavano pensare che si stesse riconoscendo gay. Portava camicie molto colorate, non si ritraeva nemmeno di fonte a quel minimo di contatto fisico che io provavo ad instaurare, ormai si era sciolto in modo deciso. Nudo, dopo quella volta, non l’ho più visto, ma era sciolto, dentro casa portava le ciabatte e non portava le calze e la cosa mi sembrava tremendamente sexy, perché aveva piedi bellissimi. Una volta, mezzi ubriachi, ci siamo addormentati mano nella mano ma non siamo mai andati oltre.

Certo io ne ero preso in modo pazzesco e l’idea di avere qual ragazzo vicino tutta la giornata e di non poterlo abbracciare mi distruggeva. Io piano piano sono arrivato a non avere alcun dubbio sul fatto che fosse gay e ho passato mesi di angoscia perché non sapevo che cosa fare.

Poco prima della pausa estiva mi sono deciso, gli ho fatto i soliti discorsi di fiducia ecc. ecc. e poi gliel’ho detto chiaro: “Io sono gay”, non sapeva che dire, era imbarazzato ma il fatto di essere lui l’oggetto dei miei pensieri non lo ha nemmeno sfiorato, è stato allora che mi sono detto: “Ma che ho fatto! ... a questo non gliene frega niente...” In pratica per lui non è cambiato nulla, era una questione marginale e voleva pure essere ringraziato per questo suo comportamento così generoso nei miei riguardi, in certi momenti mi faceva rabbia, mi dicevo: “Ma come ho fatto a prendere sul serio un cretino simile? Questo sarebbe un amico? ... No!”

Confesso di essermi sentito totalmente cretino, mi ha detto di essere etero e che non vedeva l’ora di tornare a casa sua perché lì aveva la ragazza, ma io lo volevo lo stesso... e ho cominciato a tenere comportamenti stupidi, a ricattarlo a cercare di fargli pesare il fatto che non si curasse di me... ma l’ho fatto pesantemente, lo accusavo, cercavo di farlo sentire in colpa... poi è venuta la pausa estiva e al ritorno Paolo non c’era più, aveva proprio cambiato università. Claudio e Marco mi hanno detto che con me non si era trovato bene (loro non sapevano il perché) e la famiglia lo aveva consigliato di cambiare aria... Io ci sono stato malissimo per diversi mesi, poi ho incontrato Matteo, il ragazzo col quale sto adesso. Gli ho raccontato la storia di Paolo, lui alla fine mi ha passato una mano tra i capelli e mi ha detto “... ma io sono gay!”

Se volete, lasciate un vostro commento nella discussione sul tema aperta nel FORUM DI PROGETTO GAY http://progettogay.forumfree.net/?t=25501556

martedì 19 febbraio 2008

RAPPORTI GAY ETERO Ciao triste

Rinvio al prossimo numero di “Cronache di Progetto Gay” i ringraziamenti ai lettori che hanno commentato il blog di Progetto Gay o che lo hanno onorato di un post come ha fatto puroQuore, dedicherò ad essi l’attenzione dovuta non appena possibile.

Ora desidero rivolgermi in modo diretto a “triste”, un ragazzo 24enne che ha scritto su Progetto Gay cose che mi riempiono di orgoglio e mi spingono ad andare avanti sulla stessa strada. Ti ringrazio in modo sentitissimo. Conosci Progetto Gay da due giorni e hai postato due tuoi commenti e non puramente occasionali. Il tema che prendi in considerazione è uno dei temi fondamentali del mondo gay. Per un ragazzo gay la ricerca di un compagno, in linea teorica, dovrebbe rivolta ad altri ragazzi gay, tuttavia, sia per l’impossibilità di trovare i contatti gay “giusti” sia perché, come è ovvio, l’interesse affettivo e anche sessuale di un ragazzo gay si rivolge indiscriminatamente a tutti ragazzi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, accade che in un numero niente affatto trascurabile di casi, un ragazzo gay si innamori di un etero. Non si tratta di un errore ma spesso l’innamoramento si radica in modo profondissimo nell’anima del ragazzo gay perché, a parte il sesso, lo scambio affettivo con un ragazzo etero può essere profondissimo. Questi rapporti, che sono veri e propri rapporti d’amore con un diretto coinvolgimento sessuale per il ragazzo gay, anche se solo a livello di masturbazione, dal lato del ragazzo etero possono avere delle valenze affettive fortissime. Porto un esempio che ho potuto vedere direttamente parlando con entrambi gli interessati. Marco è un ragazzo gay, Andrea è un ragazzo etero, Marina è una ragazza etero. In una situazione del genere, Andrea ha un rapporto affettivo fortissimo gay-etero con Marco, Andrea si innamora di Marina, desidera l’approvazione di Marco per vivere il suo rapporto con Marina in modo soddisfacente. Marco approva in rapporto di Andrea con Marina e la cosa funziona benissimo. Poi Marina pretende il monopolio della vita affettiva di Andrea e gli dice: “Se vuoi stare con me non devi vedere più Marco”. Andrea va in crisi, poi decide e lascia la ragazza. Il rapporto con la ragazza che era stato bellissimo quando Marco era in qualche modo una presenza rassicurante, si spezza di fronte all’out out. Aggiungo che ci sono ragazzi eterosessuali che si sentono così legati ai loro amici gay che si dichiarano gay anche se non lo sono, per condividerne il disagio e ho visto situazioni in cui un ragazzo etero è arrivato a proporsi al suo amico gay come partner sessuale perché lo vedeva depresso e sessualmente non realizzato. Devo sottolineare che si trattava di un ragazzo eterosessuale che non ha mai pensato in nessun’altra occasione di fare sesso con ragazzo. Aggiungo un’altra cosa che può sembrare paradossale: l’impossibilità di un contatto sessuale in un rapporto gay-etero costituisce spesso una spinta propulsiva verso un rapporto affettivo molto profondo. Per un ragazzo etero pensare che un suo amico gay è innamorato di lui anche se sa che tra loro non ci sarà mai un contatto sessuale è una cosa gratificante, perché è una forma d’amore molto sublimato e non finalizzato al sesso, una forma d’amore che, cioè, non mette in crisi il ragazzo etero che di fronte alla sessualizzazione del rapporto rimarrebbe assai spiazzato e perplesso.
Tanto premesso devo sottolineare che il fatto che un ragazzo etero non possa contraccambiare un ragazzo gay è vero solo a livello sessuale ma non a livello affettivo, dove invece è la forza di questi rapporti che durano anche dopo che l’etero si sposa, e spesso durano per tutta la vita.
Tu dici so che il ragazzo del quale ti sei innamorato non è gay ma potrebbe essere anche bisex, ma la bisessualità nella grande maggioranza dei casi non è una sessualità intermedia per cui sempre e comunque si possono cercare partner gay o etero. Essere bisessuale significa attraversare fasi successive (che durano anni) di omosessualità e di eterosessualità. Un bisex in fase gay è un gay e un bisex in fase etero è un etero anche se queste condizioni sono destinate a cambiare una o più volte (ma non moltissime) nel corso della vita. Vorrei dirti di non interpretare un comportamento moto aperto verso i gay come omosessuale, perché ci sono molti etero (e ne ho conosciuto più di qualcuno) che hanno dei comportamenti di tale disponibilità vero i gay, con i quali si trovano benissimo anche perche non ci sono complicazioni sessuali, da sembrare essi stessi gay, ma non sono gay e la loro sessualità è tipicamente eterosessuale. Il problema vero è chiedersi che cosa significa per ciascuno di noi amare un ragazzo. Nella grande maggioranza dei casi, innamorarsi di un ragazzo significa desiderare a un contatto con lui che sia anche di natura sessuale, nel senso che senza la prospettiva del contatto sessuale diretto molti vedono il loro innamoramento spegnersi. Ma non è sempre così e ci sono casi (e non pochissimi) di rapporti strettissimi tra due ragazzi, uno gay e uno etero che li hanno condotti a fare vite particolarissime: il gay ha rinunciato alla tipica vita gay per restare vicino al suo amico etero e l’etero ha rinunciato alla tipica vita etero per restare vicino al suo amico gay, si tratta di cose assolutamente fuori schema ma di cose sulle quali si può costruire una vita. Concludo sottolineando che le cose delle quali ho parlato non sono teorie o ipotesi improbabili ma sono cose che sono accadute e accadono realmente anche se in una piccola (ma non trascurabile) percentuale di casi.