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sabato 17 settembre 2011

RAPPORTI SESSUALI GAY-ETERO TRA DUE RAGAZZI

In questo ultimo periodo ho ricevuto alcune mail concernenti tematiche molto importanti, attinenti alla sessualità gay di coppia. Si tratta di mail estremamente serie che mi spingono ad affrontare il discorso in modo sistematico.
Molti ragazzi gay, prima di avere piena coscienza di essere gay o prima di accettarsi del tutto, hanno avuto esperienze sessuali etero, e spesso hanno continuato ad avere rapporti con ragazze anche dopo avere avuto piena consapevolezza di essere gay, non è quindi il mero fatto di avere rapporti sessuali etero a qualificare quei ragazzi come etero. Spessissimo la presa di coscienza della propria sessualità gay è legata al fatto che la sessualità spontanea della masturbazione è orientata verso i ragazzi anche quando la sessualità di coppia è etero. Quando un gay cerca una ragazza la sceglie in genere priva di esperienze, in modo che non possa fare confronti tra il suo comportamento sessuale e quello di altri ragazzi. Mettiamoci ora dal lato della ragazza. È evidente che in un rapporto sessuale con un ragazzo gay una ragazza, che abbia un minimo di esperienza della sessualità etero, avverte qualcosa di incerto, di esitante, avverte un cedere del ragazzo alle sue insistenze più che un desiderio sessuale primario. Qui è il punto. Un gay può anche, in certe situazioni molto particolari provare interesse sessuale e anche eccitazione per una donna al punto di arrivare ad avere rapporti sessuali soddisfacenti, ma quella non è la sua scelta primaria, le sue fantasie sessuali restano gay, la sua masturbazione resta gay spesso al 100%. Per un gay questo ragionamento, applicato ai rapporti sessuali con una ragazza non fa una grinza: il ragazzo è e resta gay, ha rapporti eterosessuali più o meno soddisfacenti, la ragazza se non è molto interessata al sesso può anche accettare le cose in questi termini, ma un discorso per molti versi simmetrico a quello appena fatto si può applicare anche ai rapporti sessuali tra un etero e un gay. Voglio dire che presupporre che un ragazzo che faccia sesso con un ragazzo sia necessariamente gay è esattamente come presupporre che un gay che fa sesso con una ragazza sia necessariamente etero, cose che, entrambe, non reggono. Come un gay in certe circostanze può provare interesse sessuale per una ragazza, così un etero, in certe circostanze, può provare interesse sessuale per un ragazzo. Quell’etero resterà etero anche se avrà contatti sessuali con un ragazzo, la sua sessualità primaria, la sua masturbazione e le sue fantasie sessuali resteranno dirette verso le ragazze anche al 100%. Nel caso appena descritto di un etero che ha rapporti sessuali con un ragazzo gay, mettiamoci dalla parte del ragazzo gay, è ovvio che il ragazzo gay avvertirà che l’interesse sessuale che il ragazzo etero manifesta verso di lui non è simmetrico al suo, perché la sessualità del ragazzo etero si è strutturata negli anni su altre fantasie erotiche che vengono estese al campo gay ma non sono originariamente gay.
Intendo dire che, mentre è ormai abbastanza pacifico che un gay possa avere rapporti sessuali con una donna, non è altrettanto pacifico che un etero possa avere rapporti sessuali con un ragazzo, e anzi, si dà quasi per scontato che un ragazzo che faccia sesso con un altro ragazzo sia gay. Ma di etero che hanno rapporti sessuali anche con ragazzi ce ne sono e non pochi. Ai gay sembrano gay ma non lo sono, la loro sessualità primaria è orientata verso le ragazze. Esattamente come un ragazzo che faccia sesso con una ragazza può apparire etero a quella ragazza ma non è affatto detto che lo sia.
Tanto premesso vengo all’argomento centrale del post. Accade spesso che un ragazzo gay si innamori di un amico, dichiaratamente etero e, piano piano, a forza di insistenze, riesca ad indurlo ad avere contatti sessuali con lui. Questa cosa che, nell’attesa, appare al ragazzo gay un momento esaltante, quando si realizza manifesta tutti i suoi lati deboli. Il gay avverte qualcosa di anomalo, di originariamente non gay, di non corrispondente alle fantasie sessuali tipiche di un ragazzo gay, cioè alle sue fantasie sessuali. Il primo elemento che suona stonato per un gay è il disinteresse del proprio compagno per il pene del partner, o un interesse debole indotto solo dal non voler apparire disinteressato. Il ragazzo etero non masturba il ragazzo gay mentre si fa masturbare da lui, il ragazzo etero è disponibile al sesso orale ma solo se praticato sul suo pene mentre è estremamente riluttante se si tratta di scambiare i ruoli. Ma non solo, il rapporto sessuale si concentra su quello che il ragazzo gay ha di meno maschile, in pratica il gay si rende conto di non costituire l’interesse sessuale primario del suo partner, continua tuttavia a considerare il suo partner un gay strano piuttosto che un etero. Aggiungo che spesso, dopo contatti di questo genere il gay cerca di insistere per creare altre occasioni di incontro mentre l’etero manifesta forti resistenze. Se ne deduce che sarebbe il caso di mettersi in mente che come ci sono i gay che vanno anche qualche volta con le ragazze, così ci sono gli etero che vanno anche qualche volta con i ragazzi ma restano etero a tutti gli effetti, il che significa che per costruire un rapporto serio con un gay manca una reciprocità di fondo e gli interessi sessuali primari non sono compatibili. Rendersi conto di questo, per un gay, è spesso difficilissimo e doloroso, perché si tratta di capire che una storia che sembrava giunta all’apice, di fatto, non è neppure una storia e che la fantasia si è proiettata troppo lontano. La sessualità per essere realmente soddisfacente deve essere condivisa in modo profondo, l’equilibrio sessuale di una coppia gay si basa sulle affinità sessuali, ossia su un insieme condiviso di desideri sessuali e di fantasie. I ragazzi gay avvertono molto nettamente quanto i ragazzi etero abbiano archetipi sessuali diversi dai loro e quanto diversa sia la sessualità etero dalla loro e lo avvertono anche solo parlando con i loro amici etero. Quando invece si arriva a un rapporto sessuale gay-etero tra due ragazzi preceduto da mille aspettative e da mille proiezioni e ci si rende conto solo al momento del vero contatto sessuale che c’è qualcosa che non va per il verso giusto, la disillusione è profonda al punto che si oscura la realtà e si evita di ragionare. L’espressione: “abbiamo fatto sesso insieme quindi non può essere etero anche se lui lo ripete sempre” è del tutto sovrapponibile a frasi analoghe che le ragazze innamorare dei gay usano per sostenere che il loro ragazzo è etero.
I meccanismi attraverso i quali si arriva a un rapporto gay-etero tra due ragazzi è del tutto analogo a quello che porta un ragazzo gay a stare con una ragazza. Si parte dell’amicizia, spesso sessualizzata da una parte sola (il ragazzo gay si masturba pensando al suo amico, ma il ragazzo etero continua a masturbarsi pensando alle ragazze), poi si creano occasioni di intimità sempre più spinta che per il ragazzo gay appaiono come chiaro segno che l’altro è gay mentre al ragazzo etero appaiono solo come forme di amicizia stretta e nulla più, si arriva spesso a situazioni parasessuali, docce in comune in ambienti sportivi, nudità casuale senza imbarazzo e simili, alle quali il gay attribuisce molto significato e che per l’etero sono cose del tutto insignificanti, e così si può arrivare anche ad un rapporto sessuale che per l’etero è accettabile proprio perché non lo vede come una conversione gay (e non lo è di fatto) ma come una cosa qualunque, magari come una forma di generosità verso un amico che ne ha bisogno.
Per costruire una storia seria non basta certo che due ragazzi siano gay, quella è solo una condizione necessaria, non sufficiente, ma è appunto una condizione necessaria, deve trattarsi realmente di due ragazzi gay e il fatto che tra quei due ragazzi siano intercorsi contati sessuali nulla dice sul fatto che siano entrambi realmente gay. L’orientamento sessuale non è una questione di comportamenti ma di pulsioni e di desideri.
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venerdì 28 agosto 2009

SODDISFAZIONE SESSUALE GAY E COMPATIBILITA’ SESSUALE DI COPPIA

Questo post è dedicato ad una riflessione su due concetti importantissimi nella vita sessuale sia degli etero che dei gay:

1) La soddisfazione sessuale
2) La compatibilità sessuale di coppia

Ovviamente tratterò gli argomenti in rapporto alla realtà gay sulla base dell’esperienza maturata nelle chat con i ragazzi. Alcune premesse sono indispensabili, dato che si arriva alla sessualità di coppia dopo un percorso di anni in cui la sessualità si definisce e si stabilizza e dopo una fase, più o meno breve, preliminare al contatto sessuale. Molto schematicamente si può parlare di

1) SRTUTTURAZIONE ORIGINARIA DELLA SESSUALITA’ INDIVIDUALE
Quando un ragazzo arriva a vivere una sessualità di coppia la sua sessualità esiste già da molto tempo ed ha una struttura ben definita e ormai consolidata sulla base della masturbazione e delle fantasie connesse.

2) PREFIGURAZIONE DELLA SESSUALITA’ DI COPPIA
Prima gi giungere ad un contatto sessuale col proprio compagno, nella fase dell’innamoramento, ciascun ragazzo si prefigura il rapporto sessuale col suo compagno attraverso la masturbazione o anche attraverso fantasie coerenti con la propria sessualità che possono non sfociare nella masturbazione a causa della cosiddetta sublimazione dell’innamoramento. La prefigurazione del rapporto sessuale di coppia, in altri termini, tende ad interpretare unilateralmente il futuro rapporto sessuale con il partner come completamento ideale delle proprie fantasie masturbatorie.

3) SESSUALITA’ DI COPPIA
Dopo un periodo più o meno lungo di contatti affettivi non esplicitamente sessuali i due ragazzi arrivano alla sessualità di coppia dopo aver vissuto, in genere attraverso la masturbazione, una prefigurazione di quella sessualità di coppia costruita sulla base della sessualità individuale. Tutto ciò che precede questa fase appartiene al mondo della sessualità individuale, dipende dalla storia individuale e prescinde completamente dalla interazione reale con l’altro ragazzo. Tutto ciò che avviene nell’ambito della sessualità di coppia è invece strettamente dipendente dal modo di interagire delle due prefigurazioni della sessualità di coppia e delle due sessualità individuali.

4) LA SODDISFAZIONE SESSUALE
La soddisfazione sessuale in un rapporto di coppia deriva dalla maggiore o minore corrispondenza della sessualità reale di coppia alla prefigurazione che il singolo se ne era data, cioè dalla maggiore o minore realizzazione nella sessualità di coppia delle fantasie masturbatorie del singolo.

5) LA COMPATIBILITA’ SESSUALE DI COPPIA
La compatibilità sessuale di coppia dipende essenzialmente dalla maggiore o minore corrispondenza tra le prefigurazioni di quel rapporto da parte dei due partner. Se i due ragazzi avevano aspettative realmente molto simili o complementari la compatibilità sessuale di coppia sarà buona. Se i due ragazzi si aspettavano dal rapporto sessuale cose sensibilmente diverse, la compatibilità sarà bassa e la vita sessuale di coppia potrà avere una componente di disagio anche molto marcata, al punto da portare alla disgregazione della coppia.
Nella sessualità di coppia possono emergere problematiche tipiche della sessualità dei singoli ma anche problematiche del tutto nuove relative alla incompatibilità di coppia. Prendiamo in esame delle situazioni concrete.

1) A (gay) si innamora di B (etero). È ovvio che manca del tutto la reciprocità: B è nelle fantasie masturbatorie di A ma A non è nelle fantasie di B. Non solo, le fantasie sessuali dei due ragazzi sono del tutto diverse e non hanno contenuti comuni. Le due sessualità sono strutturate originariamente in modo diverso. A si prefigura un rapporto sessuale con B in chiave chiaramente gay, B non pensa minimamente a un contatto sessuale con A. In questo caso l’incompatibilità sessuale di coppia è nettissima. Aggiungo come corollario che in situazioni del genere spesso A tende a proiettare il suo mondo affettivo-sessuale su B e a leggere i comportamenti di B in chiave gay o nella prospettiva di una possibile evoluzione di B in direzione gay, cosa totalmente priva di senso, perché B ha già una sua sessualità che si è strutturata negli anni.

2) A (gay) si innamora di B (bisex con bisessualità intermedia). Qui la situazione è molto delicata. Ricordo prima di tutto che esistono due tipi diversi di bisessualità:

a) Bisessualità a periodi, in cui una persona attraversa, nel corso della vita 2, 3 o anche 4 periodi diversi, della durata di parecchi anni, in cui vive alternatamente una sessualità strettamente etero e una sessualità strettamente gay. Un bisessuale a periodi in fase gay è un gay al 100% e le sue fantasie masturbatorie sono gay al 100%, analogamente, quando è in fase etero è etero al 100% e le sue fantasie masturbatorie sono esclusivamente etero. I veri problemi questi bisex li devono affrontare quando vanno incontro ad un passaggio da una fase all’altra, perché spesso in queste situazioni si distruggono matrimoni che sembravano saldissimi con conflitti interni e familiari molto pesanti.

b) Bisessualità intermedia, in cui una persona è sessualmente attratta da persone dei due sessi ed ha fantasie masturbatorie non elusivamente gay o esclusivamente etero. Fasi transitorie di bisessualità intermedia si verificano talvolta tra i ragazzi gay che dopo un imprinting (primo contatto sessuale) etero in età molto giovane, hanno vissuto una fase etero e si avviano a riconoscersi definitivamente gay. In questi casi non si tratta di una vera bisessualità, ma di una fase evolutiva che accompagna l’emergere della vera identità sessuale gay. In genere in queste situazioni la polarizzazione della sessualità verso la sessualità gay risulta completata intorno ai 20/21 anni. Se questo non accade e la sessualità non si polarizza, cioè se le fantasie masturbatorie non diventano esclusivamente gay o esclusivamente etero ma restano presenti fantasie di entrambi gli orientamenti mantenendo più o meno la stessa proporzione nel tempo, allora ha senso parlare di bisessualità intermedia.

Quindi un bisex intermedio ha fantasie masturbatorie sia etero che gay. Se le sue fantasie sono più marcatamente di tipo etero anche le sue fantasie di tipo omosessuale saranno diverse da quelle tipiche di un gay, proprio perché un bisex intermedio, marcatamente etero, vivrà il rapporto con un ragazzo con categorie condizionate dal suo prevalente orientamento etero. Pur con tutte le riserve del caso, dovute al ridotto (non ridottissimo) numero si distrazioni di questo genere preso in considerazione, rilevo che un bisex intermedio:

A) Tende a considerare fondamentale la penetrazione riservando sempre per sé il ruolo attivo in un rapporto omosessuale.
B) Gradisce che il partner faccia sesso orale su di lui ma tende a non prendere analoghe iniziative verso il suo compagno.
C) Nella masturbazione reciproca tende a farsi masturbare ma non ricambia con convinzione.

Quando un ragazzo gay si innamora di un ragazzo bisessuale intermedio deve sempre capire bene che il suo compagno non è propriamente un gay e che la compatibilità di coppia può essere bassa, anche se un bisex è interessato ad un rapporto sessuale con un gay, la simmetria nei modi di prefigurarsi il rapporto è in genere molto relativa. Un sintomo caratteristico di disagio sessuale è la cosiddetta “forzatura”, ossia l’atteggiamento che tende ad imporre o a pretendere dal proprio compagno comportamenti che lui spontaneamente non desidera, cosa frequente in relazione alla penetrazione. In genere la forzatura si accompagna ad espressioni come: “vedrai che ti piacerà”. Questa frase rivela una tendenza ad imporre la propria visione della sessualità.

Va tenuto presente che spesso le situazioni di disagio sessuale di coppia non emergono in modo consapevole ma si manifestano come vere disfunzioni sessuali, attraverso la perdita dell’erezione o la difficoltà eiaculatoria. Quando accadono queste cose e la compatibilità di coppia è bassa il partner si stupisce, non riesce a darsi una ragione e tende ad attribuire la mancata risposta sessuale del compagno a problemi individuali del partner. Non è raro che ragazzi che nella masturbazione non hanno il minimo deficit erettivo manifestino invece un deficit erettivo evidente durante un rapporto sessuale in condizione di bassa compatibilità di coppia. In questo caso la disfunzione è una disfunzione imputabile al rapporto di coppia che il ragazzo sente come sostanzialmente insoddisfacente. Non è raro il caso di ragazzi gay che tendono a formare coppia con un bisex intermedio sottovalutando del tutto il fatto che ci possa essere una ridotta compatibilità sessuale e che poi, a distanza di tempo, si rendono conto che quel rapporto non è esattamente quello che avrebbero desiderato e che i comportamenti sessuali e le fantasie di un gay e di un bisex intermedio sono solo vagamente simili. In molti casi, a seguito dell’emergere dell’incompatibilità sessuale dopo un po’ la coppia gay-bisex si scioglie.

3) A (gay) si innamora di B (gay). Si tratta indubbiamente della situazione che in linea di massima dovrebbe creare meno problemi di compatibilità sessuale di coppia ma anche qui i problemi, quantunque di minor peso, non sono rari. Molti elementi possono portare a diverse strutturazioni della sessualità dei due partner. In via puramente indicativa, ne cito alcuni:

a) L’imprinting sessuale, ossia il primo contatto consapevole e importante con le sessualità (spesso ma non sempre il primo rapporto sessuale) che può essere stato etero o gay.
b) Eventuali abusi sessuali subiti.
c) La presenza o meno di una fase di eterosessualità di coppia in uno o in entrambi i partner e in caso positivo la presenza o meno di una concomitante masturbazione con fantasie gay.
d) La dipendenza o meno delle fantasie masturbatorie dai modelli della pornografia.
e) L’educazione ricevuta e in particolare l’educazione religiosa.
f) Le esperienze sessuali precedenti.

È chiaro che anche tra ragazzi gay la compatibilità sessuale di coppia non è affatto una cosa scontata, le problematiche possono essere molto varie e da quello che ho osservato si producono spesso forme di incompatibilità non specificamente sessuale che interagiscono in modo vario con le incompatibilità sessuali. Mi riferisco ad incompatibilità connesse al dichiararsi pubblicamente o al non farlo e al tendere a mantenere ciascuno una sua larga autonomia di comportamento sia in campo generalmente affettivo che talvolta anche in campo sessuale, ma spesso le incompatibilità non hanno assolutamente nulla che rinvii alla sessualità, come nel caso di incompatibilità dovute alla radicale disparità di origini sociali o di livello culturale. Una sola cosa mi sembra assolutamente indispensabile sottolineare ed è che all’interno di una coppia, prima di arrivare a un contatto sessuale, è fondamentale parlare molto per capire se la costruzione di un rapporto serio è realmente possibile e ovviamente anche parlare molto e seriemente della propria sessualità. Poi, nell’andare verso la vita di coppia in senso generale, affettivo e sociale, come nell’esercizio concreto della sessualità, si deve sempre tenere presente la logica di coppia. In una coppia gay i ruoli sono di norma paritari e l’iniziativa del rapporto, cioè la scelta dei tempi, non è demandata a uno solo dei partner. Va sempre tenuto presente un concetto fondamentale, che cioè la sessualità gay è una forma d’amore e che quindi in quell’ambito le forzature non sono assolutamente ammissibili perché incrinano il rapporto alla base. La sessualità di coppia va esplorata in coppia e senza correre troppo a livello individuale verso la propria direzione. È utile parlare, confrontarsi e garantire all’altro il totale rispetto dei suoi tempi e della sua sessualità. A questo punto sottolineo che non c’è nulla di più sgradevole per un ragazzo che ricevere un commento negativo, o peggio ironico, sulla propria sessualità da parte del proprio compagno. Un comportamento simile è il segno classico di una seria incompatibilità. Considerare il proprio partner complessato, imbranato, infantile nell’approccio alla sessualità, immaturo, equivale a dichiarare esplicitamente una seria incompatibilità sessuale di coppia.

Ancora un concetto fondamentale: la sessualità in un rapporto tra due ragazzi gay è importante ed è un modo di volersi bene, ma non è sempre e comunque la cosa fondamentale, una relazione si costruisce con una comunità reale di vita, con una progettazione comune del futuro, con una visione di coppia a 360 gradi. Quando la sessualità è perfettamente integrata in una vera vita affettiva di coppia molti problemi di parziale incompatibilità sessuale possono essere superati in vista di un equilibrio profondamente soddisfacente a livello complessivo, e una scelta adottata consapevolmente e in comune in questa direzione non è una rinuncia ma è proprio il segno di una vita di coppia vissuta con senso di responsabilità e con amore.

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mercoledì 10 dicembre 2008

RAPPORTI GAY VISCHIOSI

Ciao Project,
sono in ragazzo di 22 anni, della Lombardia, gay da sempre, nessun problema di accettazione. Ti chiamo perché credo di essermi messo in un bel pasticcio. Sono innamorato da due anni di un ragazzo bellissimo che conosco molto superficialmente, non so se sia gay o meno, ho cercato di capirlo, ma solo spiando un po’ i suoi comportamenti. Questo ragazzo lavora in un bar vicino all’università. Non c’è bisogno di dire che io vado sempre lì a fare colazione, prima era formale, poi ha cominciato a sorridermi un po’ e adesso quando mi vede mi dice ciao ma non abbiamo mai parlato nemmeno un po’. Praticamente sono due anni che quando vedo quel ragazzo mi sento un nodo allo stomaco. Non è solo bello, è dolce ma è dolce come sa essere dolce un ragazzo. Sono al punto che se la mattina non e non mi dice quel ciao ci sto male, mi manca, mi manca proprio in modo dannato. Ha una voce bellissima, sexy nel senso più bello del termine. In pratica ormai sono due anni che mi masturbo solamente pensando a lui, le altre fantasie mi sono passate tutte. Sogno di stargli vicino, di sentire il suo calore di poterlo abbracciare e poi tutto il resto non lo scrivo ma te lo immagini. Penso che con lui starei proprio benissimo. Mi sono detto mille volte che non ha senso ma per me c’è solo lui, cioè non credo che nessun altro ragazzo potrebbe riuscire a farmi provare quello che mi potrebbe fare provare lui. Su di lui, purtroppo raramente, ci faccio dei sogni erotici di una dolcezza indescrivibile, proprio le cose più dolci che sia mai riuscito a immaginare. Un suo sorriso e un suo ciao mi rendono felice.

Ma esiste un’altra parte della mia vita che mi tiene veramente in angoscia. Ho un cugino più grande di me di un anno che frequentala mia stessa facoltà, chiamiamolo Marco. L’estate scorsa le nostre famiglie sono andate al mare insieme e quindi noi ci vedevamo ogni giorno. Io lo conosco da sempre perché è mio cugino ma ci vedevamo pochissimo perché ha vissuto per molti anni in un’altra città. Una volta, al mare, ci siamo messi a parlare di sesso. Lui ha cominciato a dire che non aveva mai avuto una ragazza, che si sentiva solo, che aveva paura che sarebbe rimasto solo tutta la vita e cose così, ma era molto esitante, diceva che la sua vita non avrebbe mai avuto un senso, si stava quasi mettendo a piangere, non l’avevo mai visto così. Il discorso si è fatto molto coinvolgente io ho avuto l’intuizione che mio cugino fosse gay e poi mi sono fatto trasportare e gli ho fatto intuire che ero gay anche io. Ci siamo abbracciati, al primo momento mi veniva istintivo ma poi quell’abbraccio durava un po’ troppo ed era troppo stretto e cominciavo a non sopportarlo più e ho allontanato Marco e lui c’è rimasto malissimo e si è fatto prendere dalla disperazione io non sapevo che cosa fare, e l’ho abbracciato di nuovo ma di nuovo la cosa non mi è piaciuta ma non lo potevo allontanare un’altra volta e allora la cosa l’ho tollerata, ma dovrei dire che l’ho proprio subita. Lui non ha fatto nulla mi ha solo abbracciato, ma c’era qualcosa di eccessivo che a me non piaceva. Poi siamo tornati a casa e per quel giorno è finita lì, ma solo per quel giorno. Marco a cominciato ad appiccicarsi a me in tutti i modi, voleva stare sempre con me, quando uscivo coi miei amici mi metteva il broncio e sembrava che ci stesse proprio male e forse ci stava male veramente e allora io qualche volta ho cominciato a rinunciare a uscire con i miei amici. Non lo avessi mai fatto! In pratica non potevo uscire mai con nessun altro, solo con lui! Per un po’ si è limitato a questo, poi ha cominciato a sentirsi in colpa perché si era innamorato di me e io dovevo cercare di dirgli che non c’era nessuna colpa in questo, ma a lui non bastava e pretendeva che gli dicessi che gli volevo bene e io finivo per dirglielo perché non ce la facevo a resistere e allora lui partiva dalle frasi che gli avevo dovuto dire per forza e ci ricamava su all’infinito, mi diceva che io mi trattenevo troppo e che con lui dovevo osare molto di più. Un giorno mi dice che mi doveva confessare una cosa terribile e dopo una storia che non finiva più (mi faceva proprio pena) mi dice che si masturbava pensando a me. Gli dico che più è meno me lo aspettavo e che la cosa non mi sconvolge più di tanto, ma a lui non bastava, voleva sapere se lo facevo anche io pensando a lui, ma io avevo in mente il ragazzo del bar e proprio di pensare a Marco come fantasia sessuale non mi passava nemmeno per la testa. Mi chiede a chi penso quando lo faccio e gli dico che penso al ragazzo del bar. Mi sottopone a un interrogatorio, vuole sapere che cosa ho fatto con quel ragazzo, gli dico: niente! Prima non ci crede, poi mi chiede se è gay, gli dico che non lo so e mi fa tutta una predica sul fatto che non ha senso innamorarsi di un etero. Lo so che in teoria è così ma in primo luogo il ragazzo del bar potrebbe pure essere gay e anzi penso che lo sia e in secondo luogo, in tutti i sensi, meglio un etero come il ragazzo del bar che un gay come mio cugino. Dopo questo discorso si è un po’ staccato da me ma ha cominciato a non uscire più di casa, mia zia era preoccupata, mi ha detto: Marco sta proprio male, ma che gli è successo? Ma tu ne sai qualche cosa? A mia zia ho risposto che non sapevo nulla, ma alla fine mi hanno costretto a uscire qualche volta con mio cugino. L’imbarazzo si poteva tagliare col coltello, io non volevo proprio che si riavvicinasse a me e lo tenevo a distanza e lui ci stava malissimo. In pratica adesso viene a lezione solo per vedere me, nemmeno per parlare con me, perché non parliamo proprio, ma mi deve fare pesare la sua presenza, a me sembra un ricatto affettivo. È sempre distratto, non credo proprio che farà nemmeno un esame. Si sente tradito da me, ma io non l’ho mai incoraggiato, ma proprio mai, ha fatto tutto lui. Ma il problema non è nemmeno il fatto che è assillante ma il fatto che lo vedo proprio male, sembra uno che ne soffre veramente. Adesso, dimmi un po’, io che devo fare? Se fosse per me magari gli andrei anche vicino e cercherei di mantenere un rapporto, ma non sarebbe il rapporto che vuole lui. Cioè se mi tengo lontano da lui ci sta male, se mi avvicino ci sta male lo stesso perché non è quello che vuole lui. Insomma come mi devo comportare? Non vorrei essere cattivo con Marco perché dopo tutto con me è sempre stato onesto e non mi ha mai messo in situazioni veramente sgradevoli, però non vorrei nemmeno finire a dover dire, o peggio a dover fare, cose che non mi sento di dire e di fare. Forse questo mio problema è un po’ anomalo ma per il momento è il mio vero problema.


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lunedì 21 gennaio 2008

QUANDO I CANI AIUTANO I GAY

Ieri sera ho avuto la fortuna di riuscire a parlare su msn con Gayproject. Mi ha fatto un gran bene e poi mi sono sentito molto sereno ma anche molto responsabilizzato. Ora con Francesca abbiamo deciso di portare un nostro contributo tematico al forum. Stamattina siamo andati insieme a portare a correre i nostri cani. E da lì è venuto questo spunto, anche perché ieri sera ne avevo parlato un po’ anche con Gayproject . Scivoliamo veloci via sul fatto che avere un cane è una responsabilità ed un impegno serio e sappiamo che siete troppo intelligenti per discutere di queste cose, ed eliminiamo subito il dubbio che qui si voglia parlare di avere un cane come surrogato affettivo che sia a me che sono biologo (anche se sfortunatamente al momento non lo faccio) e Frà che è veterinaria (e che per sua fortuna fa la veterinaria) ci fa un gran orrore. Un cane va trattato da cane e solo così senza umanizzarlo si può renderlo felice ed essere felici e soddisfatti pure noi. No, quello che noi volevamo dire sono altre due cose. La prima è che il doversi prendere cura di una creatura che dipende completamente da noi può essere a volte una vera e propria spinta al non rinchiuderci in noi stessi in un momento particolarmente difficile, se vogliamo una depressione che per noi gay, non mi piace molto usare questa etichetta ma almeno è sintetica, purtroppo è un evento molto frequente, perché ci costringe comunque a fuoriuscire da nostri pensieri per prestare attenzioni e cure ad un altro essere che non siamo noi o almeno anche solo ad uscire fuori casa per portare fuori il nostro cane a passeggiare e correre ed incontrare altri suoi simili per renderlo felice.
La seconda cosa è questa e la vedo con Davide. Lui è molto introverso e timido e con gli altri si imbarazza facilmente soprattutto quando li affronta da solo. Ma quando lui porta la nostra cagna al parco a giocare questi intoppi non ci sono più. Tra padroni di cani tutta l’attenzione, fateci caso, è focalizzata sul proprio e sugli altrui cani. Si ha un immediato e svagato argomento di dialogo e si instaurano facilmente dei rapporti umani se non almeno una bella chiacchierata. Ora non sto parlando di quelli che “usano” i cani per abbordare, e ce ne sono, parlo solo di persone che portano fuori il loro animale per piacere proprio e del cane. Anche a distanza di mesi a volte non ci si è ancora presentati e ci si individua con il nome del proprio cane. Davide torna a casa e mi dice sai il padrone di Molly mi ha raccontato, o la padrona di Winston dice …. o ancora Andrea di Sunny pensa … Io vedo chiaramente quando accompagno Davide al parco quanto lui sia a suo agio. Una volta ci hanno chiesto di chi era Nisa, la nostra cagna, e Davide ha detto Nisa è nostra. L’osservazione successiva è stata semplicemente che il ragazzo in questione si era accorto che quando Davide veniva da solo Nisa non lo sganciava mai ma di continuo tornava dopo una corsa a verificare dove stesse e si faceva fare una carezza quando eravamo assieme faceva la matta con gli altri cani e pure era disobbediente. Poi ha parlato di come anche in famiglia da lui il suo Sunny aveva un atteggiamento diverso con ogni componente. Dopo quella chiacchierata Nisa è diventata per Andrea e per altri che stavano ad ascoltare la Nisa di Davide e Federico. E scusate se come inizio è poco.
Mi piacerebbe sentire che ne pensate, che esperienze avete al riguardo su entrambi i punti e tutto quanto vi viene in mente.
Federico
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Progetto Gay Forum]

martedì 8 gennaio 2008

RICONCILIAZIONE GAY

Ciao Lorenzo,
sono io che ho chiesto di andare a lavorare a Milano, sono io che ti ho chiesto di non vederci più, è vero ma ci sto male. Negli ultimi tempi, insieme non stavamo bene, tu lo sai, ma io a stare senza di te non ci riesco. Ecco, questa è la verità. Marco
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Ciao Marco,
le tue erano solo due righe ma per me hanno un valore enorme. Ho provato anch’io ad adattarmi a una vita senza di te, ma non ci riesco proprio. Ho pensato tantissimo alle nostre ultime discussioni, ho cercato di capire perché tu volessi chiudere. Sì, è vero, non è più come era all’inizio, però con te mi sento a mio agio e poi tutta la discussione che abbiamo fatto, secondo me, sia da parte tua che da parte mia, non era altro che una richiesta d’affetto. Marco, te li ricordi i primi tempi? Io me li ricordo come una cosa meravigliosa, una cosa travolgente, io ti desideravo, sognavo di stare con te, ne sentivo l’urgenza in ogni momento della giornata, mi sembrava di ascoltare la tua voce, di abbracciarti, di baciarti, di fare l’amore con te in ogni momento, io dipendevo dalle tue carezze, non vedevo l’ora d intrecciare le mie mani con le tue, di sentire il calore e il contatto della tua pelle... come è possibile che tutte queste cose si siano perdute? E perché poi? Che cosa si può essere rovinato? E poi io mi chiedo una cosa, pure se ne abbiamo parlato tanto, ma siamo proprio sicuri che queste cose siano tramontate? Forse quelle esigenze così radicali non le sentiamo più, da quando ci siamo conosciuti sono passati undici anni e da quando ci siamo lasciati sono passati solo sei giorni, ma io il bisogno di vederti lo sento ancora. Starei qui a scriverti per tutta la sera, ma adesso sono le quattro e, se imbuco l’espresso alla posta della stazione, lo puoi avere al più tardi dopodomani e fra quattro o cinque giorni potrei avere la risposta. Lorenzo, mi manchi in un modo pauroso, dai, ripensiamoci. Se vuoi vengo a prenderti io a Milano o dove vuoi tu e ce ne torniamo a casa nostra, ti giuro che non ti darò fastidio e potrai fare tutto quello che vorrai ma io senza la tua presenza sto male. Dimmi di sì, ti prego. Lorenzo
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Ciao Lorenzo,
aspettando la tua risposta sono stato in ansia tremenda, avevo paura che mi dicessi di no, e me lo sarei meritato e poi non mi aspettavo una lettera come la tua, così dolce, così tipicamente tua. Per capire il valore di una cosa bisogna avere la sensazione di poterla perdere. Ricevere la tua lettera mi ha dato una profonda emozione, prima la paura di aprirla e poi la gioia di leggerla e dopo l’ho riletta tante volte, per spremere dalla parole anche l’ultimo significato. E poi avevo il piacere ti tenere in mano quel foglio che tu avevi scritto, di annusarlo nella speranza che ci fosse rimasto qualcosa di te. Ormai sono otto giorni che non ti vedo e mi manchi, non ce la faccio più a stare senza di te... e perché poi? Lo vuoi sapere? Perché io sono uno stupido che non capisce che cose meravigliose ha avuto dalla vita, certo che ci penso ai nostri primi tempi, erano meravigliosi, ma anche gli ultimi giorni in fondo sono stati belli. Non era una resa dei conti, era un confronto serio tra noi, era un modo di dire la verità, e adesso, con la scienza del poi, devo ammettere che avevi ragione su tutta la linea. Quando ho chiesto di lavorare a Milano pensavo di fare una cosa giusta, giusta per te e per me, perché mi sembrava che non si potesse andare più avanti. Adesso qui ci devo stare per tre mesi e farmi rimandare a Bologna non sarà facile. Ti dico una cosa. i miei non ci sono, sono andati a San Pellegrino, e io a casa non ci sono tornato e poi non ci potrei nemmeno tornare perché non ho le chiavi di casa e non avrei mai il coraggio di ripresentarmi ai miei a 36 anni dicendo che il mio rapporto con te è finito, ma non è per questo che voglio tornare con te. Passo due volte al giorno a casa dei miei per vedere se c’è posta, praticamente ho vissuto in albergo per questi giorni, non voglio cercarmi un appartamento qui, non ci voglio stare, mi costerà una fortuna ma non voglio prendere una casa a Milano, voglio tornare a Bologna, voglio tornare con te, a casa nostra, ti giuro, non riesco a stare senza di te. Ho fatto una enorme stupidaggine e dovrò fare in modo di rimediare il più presto possibile. Ho già scritto la domanda per chiedere che al termine dei tre mesi mi rimandino a Bologna, farò una figuraccia, ma senza di te non riesco proprio a vivere, mi manca tanto la casetta nostra, il raggio di sole che la mattina ci entra in camera... mi manca la colazione insieme al bar sotto casa e poi mi manchi tu e lo sai benissimo. Qui c’è tanta gente, sto sempre in azienda per stordirmi il più possibile col lavoro, per non pensare che io ti ho lasciato solo e mi sono condannato a vivere in una situazione assurda... L’ho fatto io, non l’hai fatto tu, l’ho voluto io, l’ho voluto perché non capivo più nulla... ma come posso essere stato così stupido! Marco, io adesso questa te la mando subito, prima che chiuda l’ufficio postale... ma sto facendo il conto alla rovescia... domani è venerdì, finisco alle 18.00, il treno parte alle 20.00, faccio giusto a tempo a fare un salto in albergo, a farmi una doccia e a correre alla stazione, te l’ho detto per telefono di non venire a prendermi alla stazione ma lo so che ci verrai lo stesso. Avrei voluto provare a richiamarti ma questi telefoni sono un disastro, ieri per chiamarti ho aspettato quasi un’ora, per fortuna che c’è la posta! Non vedo l’ora di vederti e di abbracciarti!

AMORE GAY PRIMA DURANTE E DOPO

[Intervista registrata il 3/1/2008]
Sì, certo, tutto quello che ti pare, i nomi ce li risparmiamo, però pure per i ragazzi tuoi, guarda, ... è bene che lo sappiano... tra i gay ci stanno certi figli di buona donna! ... e uno me lo sono beccato io. Sì. Quando l’ho conosciuto c’aveva 19 anni, io ne avevo 36 ed ero sposato da 12 anni, anche se praticamente con mia moglie ci siamo separati l’anno stesso che ci siamo posati, ma questa è un’altra storia. Quando stavo con mia non ci stavo bene e un bel ragazzo me lo sognavo sempre... Adesso tu mi puoi fare la solita storia che me lo dovevo aspettare... che un ragazzo di 19 anni, quando ne hai 36, te lo devi levare dalla testa, può darsi pure che c’hai ragione... Insomma mi piaceva molto, si, brutalmente, a livello sessuale, sì... io qualche esperienza ce l’avevo, ma cosette, lui pure, diceva di no... ma secondo me ne doveva avere fatte di tutti colori. Vebbe’, mo’ che ti racconto... la storia d’amore? Che mi pare pure ridicolo chiamarla così. Gli ho fatto la corte per un mese... lui era innamorato, almeno sembrava, ma no, non sembrava, era proprio innamorato... all’inizio sì... era innamorato pure lui, è stato dopo il disastro... Chiaro che lui studiava ancora... io lavoravo in banca, in pratica vivevamo insieme, salvo la notte, poi l’anno appresso ha fatto il coming out con la famiglia e con la famiglia sua ha chiuso. Se n’è venuto a stare da me... allora stavo in fitto... già le rogne con la padrona di casa che non voleva... non ti dico... vabbe’... allora io un po’ di soldi ce li avevo da parte e abbiamo preso una decisione... la casa, comprare casa. Lui non lavorava aveva 20 anni... però era entusiasta... sai... “casa nostra”... le solite cose... io c’avevo già 37 anni... ho comprato casa ma ho fatto una stupidaggine enorme, l’ho intestata a lui, per la verità lui non me l’aveva chiesto, l’ho fatto io per fargli una cosa gradita, di mia iniziativa.... è stupido lo so... ma l’ho fatto. Quando l’ho detto a mio padre mi ha guardato e mi ha detto: “Sei un irresponsabile!”... e io gli ho risposto male... i primi tre anni... tutto bene... è stata una cosa bellissima, io a mio padre raccontavo cose bellissime ma lui era scettico e mi diceva che secondo lui avevo fatto una stupidaggine grossa comunque... Io ho fatto 40 anni e lui 23... e poi le cose sono cambiate, era nervoso, mi rispondeva male, non tornava a casa, insomma siamo finiti ai ferri corti... sembrava un’altra persona, nei miei confronti era acido, mi accusava di avere approfittato di lui quando non capiva niente perché era troppo giovane... io non lo sopportavo più... era evidente che le cose non potevano andare avanti... A un certo punto è sparito. Sono tornato a casa dopo due giorni fuori per lavoro... e aveva portato via tutto da casa... mi dispiaceva ma nemmeno tanto, anzi proprio per niente. Un mesetto dopo mi arriva l’ingiunzione di un avvocato che mi intimava di lascare l’appartamento che occupavo “senza titolo alcuno”... hai capito! ... La casa era la sua e adesso la voleva... io ho ignorato la lettera, dopo un mese me n’è arrivata un’altra molto perentoria con minaccia di denuncia per occupazione abusiva. Sono stato dall’avvocato mio che m’ha detto in pratica che ero stato un cretino, che la casa non era mia e l’avrei dovuta mollare comunque. Dai contratti non risultava nessuna ipoteca sulla casa per il mutuo, perché io lavoravo in banca ed ero stato così stupido da permettere che mi ipotecassero la casa al mare per non mettere ipoteche sulla casa nuova... In pratica se non avessi pagato il mutuo avrei perso casa mia al mare. L’avvocato mi ha guardato e mi ha detto: “Ma perché si è fatto fregare in questo modo? ... Ma il proprietario lei lo conosce?” Io la domanda me l’aspettavo e ho detto all’avvocato che era mio cognato e lui ha fatto: “Ah! ... ”. L’avvocato sicuramente il pensiero maligno ce l’aveva fatto ma non ha detto niente. Quando sono uscito di là mi sono detto: “Quanto sono str...o!” Adesso per 27 anni io pago il mutuo e lui se ne sta a casa mia... pazzesco eh! Vabbe’... ma se dovevo mollare l’appartamento dovevo tornare a casa dei miei e i miei sapevano che la casa l’avevo intestata a lui... tanto ci dovevo andare per forza, mi sono fatto coraggio e ho parlato con mio padre che mi ha solo detto: “Te l’avevo detto io!”, solo questo, ho fatto il trasloco e a 40 anni sono tornato a vivere dai miei... cornuto e mazziato! Ho dovuto cambiare pure la residenza. Prima di andare via avevo pensato di spaccare tutto, vetri, apparecchi igienici... ma l’avvocato mi ha detto che mi avrebbero potuto citare per i danni, perché quella non era casa mia, però una cosa l’ho fatta... ho otturato il water e tutte le tubature, proprio con la stoppa spinta bene dentro... ho tolto la luce e ho ragliato i collegamenti elettrici, tagliato i cordoni delle serrande e tante altre cosette del genere, ho chiuso la porta blindata a chiave... ancora con le serrature di tipo vecchio e ho riempito le toppe delle serrature con la polvere di marmo... poi sono andato a consegnare la chiave all’avvocato... uno giovane 35enne... sembrava che non sapesse nulla della storia e mi trattava come un inquilino abusivo. Poi dopo 30 giorni sono passato sotto casa e sul citofono all’appartamento mio c’era proprio il nome dell’avvocato... ho chiesto al portiere, gli ho detto che l’appartamento l’avevo venduto e lui m’ha detto che adesso ci stava un avvocato, una persona tanto per bene, che adesso stava lì col cugino che studia all’università, gli ho detto che era mio cognato, per mettermi al riparo con l’idea di una moglie e l’ho salutato come se niente fosse. Io penso che l’avvocato lo fregherà, se non l’ha già fatto... ma in fondo gli sta pure bene... Io anche solo un anno fa non me lo sarei mai aspettato che sarebbe andata a finire così... certo la differenza d’era c’era e, tu mi puoi dire, tu c’hai marciato... forse è vero, io mi sono fatto prendere per il cu.. ma lui è proprio uno str... ! ... E dopo... che dici? ... Si sta bene in coppia eh? ... Io ci sono passato... non pensavo che un gay potesse fare schifo fino a questo punto... Se lo vedi... è tutto bellino, dolce dolce... ma io l’ho visto in pratica che tipo è... hai capito i gay! I ragazzotti dolci dolci! Io la vita me la sono rovinata così, da deficiente, perché ho creduto all’amore e forse c’ho pure giocato... ma sono rimasto fregato! Ecco, digliela ai ragazzi... quando l’ho conosciuto per me era un dio... adesso mi fa solo schifo. Sì è proprio venduto!

venerdì 4 gennaio 2008

DISSIMMETRIE GAY

Diario di Giovanni - Domenica 4 Aprile 1971

Sono andato stamattina con don Aldo alla messa a San Paolo e mi ha fatto un’impressione incredibile. Celebrava l’abate Franzoni, ha fatto una predica che io non me la sarei mai aspettata, con delle aperture incredibili... era una cosa bella da sentire, ha parlato del militarismo, della libertà di coscienza, ha detto certe cose del Concilio che non avevo mai sentito, che i fedeli devono partecipare di più, che l’omelia è un’espressione della comunità... cose belle, cose veramente belle, mah... uno così ci vorrebbe... lui di omosessualità non ha parlato... ma secondo me non è uno che la condanna. Dopo la messa, don Aldo ce lo ha fatto conoscere, diceva cose del divorzio che non ho mai sentito dire da un prete. Ha detto che il concordato non è un bene per la Chiesa... insomma cose molto intelligenti. Pure don Aldo è uno aperto, ma relativamente, l’abate Franzoni mi sembra incredibilmente più avanti... eppure è un vescovo. Ci devo riandare. ... E poi stamattina con me c’era pure Mario... è venuto a casa mia... abbiamo fatto colazione insieme... io lo guardavo... ma è proprio bellissimo e poi c’ha una voce... abbiamo fatto una lunga passeggiata al centro, a piazza Venezia, a Trinità dei monti e fino a piazza del popolo... poi siamo andati al Colosseo a prendere la metro... e abbiamo parlato tanto... dire che ci sono stato bene è poco, pensare che stava lì a fianco a me mi faceva un’impressione fortissima, quando siamo saliti sulla metro è stato bellissimo, c’era un sacco di gente e noi stavamo schiacciati l’uno contro l’altro... l’ho guardato negli occhi decine di volte, ho cercato di respirare il suo respiro, di sentire il suo calore e anche di attaccarmi a lui il più possibile, ho sentito proprio il contatto del suo petto mentre respirava, è stato un momento intensissimo e lui c’era, stava lì, non diceva niente, ma io lo sentivo che era felice di stare attaccato a me perché non si spostava, non mi evitava e ogni tanto cercava il mio sguardo e mi sorrideva... insomma una cosa veramente bellissima. Siamo stati vicini pure il Chiesa. Mi sentivo felice. non potevo girarmi in continuazione verso di lui ma lo sentivo vicino, vicinissimo, anche spiritualmente... lui parla poco ma è stato a sentire con la massima attenzione tutto quello che diceva don Franzoni e anche dopo, quando ci abbiamo parlato. Quando siamo andati via gli ho chiesto che stava pensando... lui mi ha guardato e mi ha detto che don Franzoni è molto progressista ma io volevo sapere altro da lui... ma lui non me lo direbbe mai... è di una timidezza incredibile... non gli cavi una parola di bocca... però è un segno di imbarazzo ed è un segno buonissimo!


Diario di Mario – Domenica 4 Aprile 1971

Sono stanco morto. Sono andato con Giovanni da don Aldo e siamo andati a messa a san Paolo. L’abate è un tipo strano... sembra quasi che gli pesi essere prete. Boh... uno così come hanno fatto a farlo vescovo? E come fa a piacere a don Aldo? Pure don Aldo è un po’ stranetto... L’unica cosa che ho pensato è che, forse, uno come don Franzoni un occhio sui gay lo chiuderebbe... però non lo so... magari su tutto il resto sì e sui gay no... noi siamo mondezza per chiunque... forse...
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Diario di Giovanni - Lunedì 5 Aprile 1971

Oggi mi sento felice... ho fatto il grande passo, non pensavo che ne avrei mai avuto il coraggio, ho fatto la dichiarazione a Mario... insomma già noi siamo un’eccezione delle eccezioni perché avere un amico gay è già un sogno impossibile... anche se ci conosciamo solo da tre mesi, però ci siamo voluti bene subito, lui non lo dice perché non è abituato ad esprimere i suoi sentimenti... però quando vedi che l’affetto che provavi sta diventando un’altra cosa ti senti euforico e a tenerti dentro le cose non ci riesci più... insomma io gliel’ho detto, prima gli ho detto che è la persona che per me conta di più in assoluto... e lui m’ha fatto un sorriso dolcissimo come per dire: “Dai! vai avanti!” e io allora il passo avanti l’ho fatto e gli ho detto che gli voglio bene e lui ha sorriso e non ha avuto la faccia di dirmi nulla, io non ho insistito e lui mi ha detto che sono un bravo ragazzo e che sono molto importante per lui... secondo me è fatta! ... Lui è timodone... mi fa un tenerezza incredibile... me lo sarei baciato tutto... adesso non riesco a pensare ad altro... c’è stata una cosa sola che mi è dispiaciuta un po’. Dopo abbiamo parlato di don Franzoni, io gli ho detto un sacco di cose belle ma mi sembrava un po’ scettico... secondo me nemmeno l’ha capita la novità radicale del Concilio. Ma queste cose sono secondarie... il mio timidone mi ama... però non mi devo montare la testa, gli devo lasciare tutto il tempo che vuole, non lo devo assillare in nessun modo... Domani ti rivedo, timidone mio! ... e come faccio a non baciarti?


Diario di Mario – Lunedì 5 Aprile 1971

Giovanni è un bravo ragazzo, però non capisco perché subisce il fascino di uno come don Franzoni, quando ne parla parte in quarta... dice cose anche giuste, per carità, però un bel po’ esagerate cioè un vescovo che pensa che la legge sul divorzio sia una buona legge e che il Concordato è dannoso... mah... Secondo me prima o poi lo rimettono in riga... è troppo radicale...
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Diario di Giovanni - Martedì 6 Aprile 1971

Mi sa che Mario ieri l’ho spaventato, l’ho sentito freddo, un po’ lontano, come se mi temesse e poi quando mi sento in una situazione simile mi congelo anch’io. Che devo fare? Non lo so proprio, ma non lo voglio spaventare...


Diario di Mario – Martedì 6 Aprile 1971

Oggi è andato tutto storto! S’è rotta la metro, ho perso la lezione e quello str... del prof. ha preso le firme e proprio oggi, cavolo! ... Io c’avevo un diavolo per capello e quel deficiente di Giovanni mi ha mandato proprio in bestia... mi guardava strano, gli ho setto. “Ma che c’hai?” e lui sembrava stupido, non ha manco risposto... mah! Vallo a capire! ... e adesso mi devo mettere a fare pure una marea di esercizi... non ne posso più! Basta! Io butto via tutto!
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Diario di Giovanni - Mercoledì 7 Aprile 1971

Timidone mio, sei stato dolcissimo! ... mi sei stato a sentire, mi hai guardato negli occhi, non sapevi che dire... ma poi ti sei fatto coraggio. Lo so che c’era gente e che ti vergogni di tutto, però una carezza piccolissima sulla mano me la potevi pure consentire e non se ne sarebbe accorto nessuno... sei un’ bloccato unico... hai paura di tutto, ma non devi avere paura, perché vicino a te ci sono io... e insieme arriveremo in cima al mondo. “Ti amo” non te l’aveva mai detto nessuno... timidone mio... ma io telo dirò cento volta al giorno... io lo so che mi ami, lo sento, lo vedo da tutte quelle esitazioni... Domani ti rivedo... Buonanotte timidone mio!


Diario di Mario – Mercoledì 7 Aprile 1971

Mh! Adesso ho capito... e speriamo che abbia capito pure lui, ma secondo me non ha capito niente, ha pure provato a prendermi la mano e per fortuna che me ne sono accorto e ho fatto un passo indietro... e m’è venuta la prontezza di spirito di dire che c’era gente... mi sarei sentito in un imbarazzo terribile, ma non per la gente... proprio per la cosa in sé... oggi l’ho visto in modo evidente, Giovanni s’è innamorato di me... è un bravo ragazzo, mi piace come persona, gli voglio bene... ma non mi sento attratto fisicamente da lui... è gay, sì... e allora? Siamo amici, io gli voglio bene ma non come pensa lui... mi sa che glielo devo fare capire e se non è possibile devo tagliare la corda... mannaggia prima pensavo che avere un amico gay fosse una cosa bellissima ma adesso mi sembra una cosa complicatissima... Che gli dico? Tanto lui ormai è perso... gli si legge in faccia. Ma come vuoi che ragioni, però se glielo dico gli faccio male in modo brutto e io di farlo stare male non me la sento proprio. Che faccio? Ci litigo magari con la scusa che non mi piace quello che dice don Franzoni... è una cosa stupida... però... che devo fare? ... O parlo chiaro, o devo chiudere ma mi dispiacerebbe moltissimo... io con Giovanni ci sto bene... però, dopo, come si fa a mantenere un rapporto di amicizia... è quasi impossibile... o gli dico che ho conosciuto un altro ragazzo... ma sarebbe come pugnalarlo al cuore... mi sa che io domani parlo chiaro e basta è l’unica cosa onesta che posso fare.
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Diario di Giovanni - Giovedì 8 Aprile 1971

Mannaggia che doccia fredda! Mi sento uno schifo! ... No... non è vero... ci sto male sì... però in effetti io lo amo ancora, pure se lui non mi corrisponde, forse col tempo passerà... ma adesso è così. Non c’è reciprocità... va bene... però in effetti anche nel dirmelo mi ha dimostrato che mi vuole bene lo stesso, ci teneva a restarmi amico, l’ho visto... questo non me lo sono inventato io, l’ho proprio visto. Non è innamorato di me ma mi vuole bene... forse col tempo lo vedrò pure io come amico e basta, adesso no, non ci riesco... e poi io un altro ragazzo gay dove lo trovo? Però sei stato tenero con me anche nel dirmi di no... e poi non è una questione di cattiveria, se l’entusiasmo non scatta c’è poco da fare. C’ho sperato per quattro giorni... però alla fine io Mario non l’ho perduto, Mario c’è ancora... in fondo non ho l’impressione che non sia cambiato un gran che... sembra strano ma non mi sento veramente distrutto, dopo abbiamo parlato parecchio, è stato con me fino alla sera tardi, m’ha detto che, anche se in un altro modo, anche lui mi ama, ma dirlo gli è costato carissimo... timidone mio! Che t’ho combinato.


Diario di Mario - Giovedì 8 Aprile 1971

Che strana giornata... è stato tutto così facile... pensavo che sarebbe stato tutto difficilissimo e invece no, non mi ha mai messo ha disagio, ha parlato più lui di me... Chissà se ho fatto bene a fare tutto quel discorso, perché in fondo penso che, un po’, di Giovanni me ne sto proprio innamorando... A un certo punto l’avrei abbracciato e gli avrei detto: “No! ... Ho sbagliato! ... Cancella tutto quello che ho detto... perché mi sto innamorando di te!” Non so più che fare...

giovedì 29 novembre 2007

AFFABULAZIONE GAY

Ma io non ho capito perché la gente pensa che se sei gay sei chissà che cosa... ma io dico, ma voi i ragazzi gay in giro li vedere? ... No! Voi non li vedete! ... ma mica perché si nascondono, ma perché sono ragazzi come tutti gli altri... Proprio non capisco perché la stessa persona quando non sanno che è gay l’apprezzano e ne dicono bene, ma quando sanno che è gay... no! Ma che cosa cambia? Non so, ma se l’impiegato dell’ufficio postale è gay non ho capito che ti cambia... mica ti salta addosso quando vai a pagare i conti correnti... ma scusa, allora se io so che uno è etero non lo devo stimare più... eh sì... perché il ragionamento è lo stesso... ma è una cosa stupida da mondo separato... Qualcuno lo dice che il mondo separato c’è. In realtà io perseguitato non mi ci sento, libero nemmeno ma perseguitato no... ci staranno pure i posti dove ancora fanno la caccia alle streghe, ma in Italia no, almeno a me non è mai capitato... se sai che sono gay e non mi guardi più... ma sai che me ne frega a me! ... Certo, io non metto i manifesti... ma poi a che scopo? ... se stai tranquillo e pensi ai fatti tuoi nessuno ti rompe le scatole... e anzi... adesso non è per dire, ma di etero che hanno più rispetto per i gay che per gli altri etero ce ne sono tanti. Due etero possono essere in competizione... un etero e un gay no! ... e poi ci sono tanti ragazzi etero che hanno amici gay e nemmeno lo sanno però, inconsciamente, preferiscono un amico gay, che li ascolta in un altro modo, che è realmente interessato a loro... vabbe’, capisco che per un gay questi rapporti non sono l’ideale... però sono sempre meglio di niente, visto che i gay preferiscono sognare cose cinematografiche o anche brutalmente fare solo sesso, più che cercarsi un ragazzo vero... che è difficile, per un gay è molto difficile. Io ho 21 anni, sto al secondo anno di economia... e ogni tanto mi rivedo con i miei vecchi compagni di scuola, noi non abbiamo perso i contatti, cioè ancora dopo due anni andiamo a cena insieme... in tre o quattro, niente ammucchiate, per carità... Insomma mi chiama Paolo e mi dice... La facciamo una pizza stasera, io, tu, Stefano e Romano. Io gli dico di sì... perché in queste cose dico sempre di sì... Adesso chiariamo un punto... loro sono tutti etero e di me non sanno niente, cioè mi considerano uno di loro a tutti gli effetti... Oh... sono etero doc certificati... tutti e tre... però siamo sempre andati d’accordo... vabbe’.., passano a prendermi sotto casa... e lì già il primo imbarazzo (almeno pensavo) ... se quattro ragazzi non si vedono da mesi che fanno? Se lo danno un bacetto o solo una stretta di mano o neanche quello? Hanno fatto tutto loro: bacio e abbraccio... bacio convenzionale ma abbraccio vero, stretto. Poi entriamo nella pizzeria... all’inizio un po’ d imbarazzo c’era, poi Romano s’è messo a fare le imitazioni e l’ambiente s’è sciolto... io stavo seduto vicino a Stefano, a un certo punto gli ha squillato il cellulare... ha risposto... ma con una faccia, proprio come se stesse in estasi e aveva anche un’altra voce... poi s’è alzato e se n’è andato a parlare da un’altra parte... quando è tornato, dopo cinque minuti, nessuno si è impicciato, ma lui ci ha fatto vedere sul telefonino le foto della ragazza... ma erano tenerissimi insieme, proprio una cosa dolce... adesso, lui può farmi vedere la foto della ragazza, bellissime e tenerissime per carità, ma perché io non posso fargli vedere quelle del mio ragazzo... che tra l’altro nemmeno esiste? Vabbe’, insomma, che devo dire, è stata un balla serata. I miei amici sono veramente come si deve, per una ragazza avere vicino un ragazzo così deve essere bello... certo a me certe cose fanno un effetto incredibile perché con loro tutto è perfetto o meglio tutto sarebbe perfetto, ma non sono gay... ma il guaio vero è che con loro devo per forza recitare, altrimenti l’incantesimo si spezza... e questo fatto è una tortura, un’autentica tortura, io da questi ragazzi non voglio niente di più di quello che già mi danno, con loro sto bene ma sento in modo molto pesante che ognuno ha il suo mondo e che ognuno, per ottimo che sia, pensa solo ai fatti suoi... loro hanno un loro mondo, io con loro ci starei anche bene, ma in effetti io che c’entro? ... di che cosa posso parlare con loro? Di ragazze? Di attrici bellissime? Di film che non mi interessano... e poi? Poi basta! Quello è il loro mondo, non il mio, e io allora vorrei parlare con ragazzi gay... ma di una cosa sono sicuro che tanto pure con loro, cioè pure con i ragazzi gay, non ci sarebbe nessun discorso possibile, perché tanto ognuno ha le sue cose, le sue paturnie, le sue assurdità... forse ci sarebbe un solo vantaggio, quello di non dover fingere. Ma in effetti, che differenza c’è tra il trovarsi a disagio perché sei gay in mezzo a ragazzi etero e il trovarsi a disagio perché sei gay in mezzo a ragazzi gay, ai quali comunque non importa nulla di te? In effetti, dal mio punto di vista la cosa non cambia poi gran che... comunque resto sempre fuori. E c’è chi c’ha il coraggio di dire che la solitudine non è una caratteristica dei gay!

martedì 30 ottobre 2007

DIFFICILI RAPPORTI TRA GAY DICHIARATI E GAY NON DICHIARATI

Riproduco qui come post un interessantissimo commento di Salvatore (su Progetto Gay), in modo che tutti possano leggerlo facilmente e possa essere corredato di un titolo e di tag adeguati a renderlo facilmente reperibile in rete perché la storia è emblematica. Dopo la storia di Salvatore aggiungerò quello che penso delle situazioni che la storia descrive.
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Grazie, spero sempre di poter contribuire a questo blog, raccontando le mie esperienze personali, sempre attento nella ricerca di un equilibrio interiore che spesso può sfuggire.
Giuseppe, oggi ti parlerò di lui, simbolo di tutti quei gay giovani e non, che non riescono ad accettare la propria condizione di omosessuale. Lo incontrai una sera d'estate nel caos del Sabato sera di una discoteca, e credo che lui non sia mai stato così bello come quella sera (scusami la parentesi). Da quel giorno decise di insinuarsi nella mia vita con sottile maestranza. Cominciò a frequentare il mio atelier, prima da cliente, poi le sue visite furono sempre più frequenti, finché non mi chiese cosa aspettassi ad invitarlo a uscire. Allora lui aveva 19 anni , e io 26, quindi con la responsabilità di un ragazzo più maturo, decisi di compiere il primo passo, anche se per me era difficile lasciarmi andare o fidarmi; ero appena tornato da Milano, e avevo ancora l'amaro in bocca per quei fatti vissuti di cui ti ho già accennato. Lo chiamai; mi rispose la madre, e dopo un pò sentii un rumore di zoccoli di legno in corsa; era lui che si precipitava al telefono, strozzandosi con un boccone in gola perché stava pranzando, colto probabilmente da emozione. Parlava a singhiozzo, ma comunque lo invitai ad uscire. Da quella sera cominciò a circuirmi con molta naturalezza, stavamo bene insieme, anche se mi sembrava di capire che mi stava allontanando dai miei amici, e la sera ormai si usciva sempre da soli. Cominciai a chiedermi perché, cosa volesse, io ero un gay dichiarato, ma lui non mi aveva ancora parlato della sua vita sentimentale, e io non mi permettevo di chiedergli nulla. Eravamo sempre più soli, e creava sempre le condizioni perché restassimo da soli, in più cominciai a notare il suo imbarazzo, se qualche conoscente ci trovava insieme in un ristorante o in un locale. Così per mesi, e ormai eravamo un'anima e un corpo. Ma io soffrivo terribilmente, perché non capivo, finché un giorno decisi di parlare perché non potevo più continuare così e gli chiesi:"Perché? Io voglio sapere cosa stiamo facendo, perché usciamo di nascosto come dei ladri? Perché? Cosa vuoi da me"? Mi assicurò di volere solo la mia amicizia, di non essere gay, e che il suo disagio era dovuto alle dicerie della gente che nei piccoli paesi di provincia, non fanno altro che sparlare, e che non aveva nessuna intenzione di rinunciare a me, perché ero un amico di cui non avrebbe potuto fare a meno. Gli sottolineai che se non fosse gay, non avrebbe avuto motivo di imbarazzarsi, visto che aveva scelto di essere mio amico, e se non aveva nulla da nascondere. Comunque considerando la sua giovane età cercai di assecondarlo per dargli il tempo di capire e di maturare. Ma le cose andarono sempre peggio, notai che diceva molte bugie, finché gli chiesi di non farsi più vedere. Andò in forte depressione, ed io non potevo sopportare che stesse male, così, convinto anche da una nostra amica, ripresi il mio rapporto con lui. Ormai avevo perso la logica di tutte le cose, stavo rasentando la pazzia, versai più lacrime di quante ne avessi, e a volte svenivo per la mia stanchezza mentale. Nonostante lo avessi perdonato, il suo comportamento era sempre più provocatorio, finché un giorno mi accorsi che mi stava usando come specchietto per le allodole; in realtà aveva delle relazioni sessuali con altri omosessuali omertosi, che gli salvavano la reputazione. Lui mi amava, lo so, spesso approfittava di un movimento casuale per sfiorarmi con una mano, ma la mia libertà e il fatto che io fossi dichiarato, lo spaventavano. E' inutile descrivere il mio dolore. Lui aveva deciso di viversi la nostra storia platonicamente, ma io stavo morendo lentamente. Quel giorno che decisi di liberarmi di lui per salvarmi, ho avuto l'impressione di morire, ma dovevo farlo. Ci sono voluti anni perché io lo dimenticassi. Racconto questa storia perché vorrei dire a questi ragazzi che non riescono a convivere con la propria condizione omosessuale, di farsi coraggio e di esprimere liberamente i propri sentimenti, se no, come il mio amato Giuseppe, potreste fare del male, molto male.
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Innanzitutto ringrazio Salvatore per la storia che ci ha voluto proporre, che non è una storia insolita tra ragazzi gay. Se per un verso capisco perfettamente il punto di vista di Salvatore e probabilmente in una situazione analoga avrei agito più meno nello stesso modo, ci tengo a ribadire un concetto. Un gay dichiarato si trova in una situazione molto diversa da quella in cui versa un gay non dichiarato. Dichiararsi o meno non è solo una questione soggettiva e non si può riportare al maggiore o minore coraggio del singolo, le variabili ambientali sono tante e spesso sono realmente determinanti al di là dei desideri dei singoli. Ho incontrato ragazzi che si sono dichiarati non per scelta me perché non potevano farne a meno perché ormai già individuati come gay a seguito, diciamo così, di errori di strategia nel loro nascondersi, e ho trovato ragazzi dichiarati in via assolutamente spontanea fin da quando si sono resi conto di essere gay, perché in fondo vivevano in una specie di isola felice in cui l’omosessualità era considerata una cosa normale. Nel bene o nel male il coming out è liberatorio ma in ambienti non idonei è molto pericoloso e il rischio di linciaggio morale esiste eccome. Su questo ho sentito raccontare e ho visto con i miei occhi cose raccapriccianti. Vorrei dire che i ragazzi che non si dichiarano possono avere fondatissimi motivi per non farlo e spesso i ragazzi gay dichiarati, quasi dall’alto delle loro condizione, diciamo così di libertà, non tengono conto che, in particolare per un ragazzo di 19 anni, in un ambiente come quello di un piccolo paese, il coming out può essere angosciante e al limite veramente distruttivo. Chi, in un modo o nell’altro, ha fatto il passo del dichiararsi si dimentica facilmente delle difficoltà che lui stesso in prima persona ha passato rima di decidersi, se la cosa è derivata realmente da una scelta e non da condizioni esterne determinanti. Devo dare atto a Salvatore che la storia che ha raccontato non lascia trasparire nessun giudizio circa il comportamento di Giuseppe (e questo è un segno d’amore) e mostra che, spesso, i ragazzi non dichiarati o anche quelli che scelgono la via dei lunghi e ambigui approcci platonici possono non rendersi conto che con il loro comportamento infliggono sofferenze pesanti a chi vorrebbe maggiore chiarezza e scelte determinate. In realtà quelli di Salvatore e di Giuseppe sono due diversi modi di essere gay. Nella mia vita ho incontrato ragazzi come Salvatore e ragazzi come Giuseppe ed effettivamente non ho potuto osservare rapporti sereni nel tentativo di far convivere modi di essere gay molto diversi. Ciò che mi pare fondamentale in ogni caso è la chiarezza almeno all’interno della coppia o all’atto delle costituzione di un rapporto affettivo serio. Capirsi fino in fondo, cioè capire l’uno le esigenze vere dell’altro, è fondamentale. I rapporti poco chiari, quelli giocati sul detto e il non detto, sul sottinteso, sulle interpretazioni, sono in sostanza dei defatiganti esercizi di pazienza che logorano un rapporto già prima che si comprenda di che cosa si tratta. Per i gay la chiarezza reciproca nella vita affettiva è irrinunciabile.

domenica 7 ottobre 2007

DIFFICILE DIALOGO TRA GAY

Chi conosce il mondo gay in modo diretto ha messo da parte da un pezzo tutte le mitologie che sono state create sull’incontro gay dalla letteratura e dagli stessi gay che vogliono pretendere di aver fabbricato un mondo a parte, in qualche modo migliore. Una delle prime certezze mitiche a cadere è quella della facilità dei rapporti personali tra gay. In effetti non ho visto frequentemente rapporti tra gay senza complicazioni, almeno all’inizio. Vorrei precisare che non mi sto riferendo ai rapporti strettamente correlati al sesso, cioè a rapporti tra persone che condividono una intimità sessuale, anche se anche pure in quel campo le cose non sono sempre semplicissime, qui intendo riferirmi in particolare ai contatti di tipo più superficiale. Le vere amicizie appartengono ad un’altra sfera, quella nella quale le incomprensioni sono ormai un problema superato. Parto da un’osservazione. E’ comune sentire che esista una specie di radar gay che ciascun gay sviluppa in modo quasi automatico in conseguenza della sua necessità di cercare il simile in mezzo ad una popolazione dove il simile si nasconde (con la segreta speranza di non essere trovato dalle persone sbagliate e nello stesso tempo di essere trovato dalle persone giuste). Questo radar, se vogliamo, ha una sua indubbia utilità anche se i suoi errori sono talvolta clamorosi e imbarazzanti. In funzione di questa continua ricerca del simile, che tuttavia ha una base spiccatamente sessuale, si sviluppa una specie di equazione mentale: gay = sesso, questa equazione, comunissima tra i gay, è profondamente interiorizzata e la difficoltà di avviare rapporti di amicizia tra gay in giovane età ne accentua il peso. Ogni ragazzo è visto in chiave di possibile partner sessuale, o almeno quella è la prima e immediata chiave di lettura. Rilevo, per esempio che quando ho avuto occasione di parlare con ragazzi dichiaratamente gay che sapevano chi ero, si finiva quasi inevitabilmente a parlare di sesso. Per ragioni di età, i ruoli erano fissi e non sussistevano possibilità di coinvolgimento diretto, ma se io avessi avuto 30 anni di meno, la deriva verso un contatto di tipo sessuale sarebbe stata inevitabile, con tutte le conseguenza che queste cose hanno quando sono prese superficialmente. Voglio dire che l’equazione profondamente assimilata dai ragazzi gay: gay = sesso finisce per essere condizionante e per rendere molto più difficile un contatto di tipo non sessuale. In qualche modo l’idea che la sessualità sa il centro della vita gay sempre e comunque sembra un’idea molto radicata e quando un gay incontra un altro gay (specialmente se ne incontra pochi o pochissimi) la lettura dell’incontro in chiave sessuale è inevitabile. Questi fenomeni sono particolarmente accentuati negli incontri che si fanno in Internet, luogo in cui, se l’anonimato favorisce, o dovrebbe favorire l’essere se stessi, lo tesso anonimato consente giochi di ruolo e di identità che nella vita reale sono impossibili. In qualche modo, conoscere una persona senza l’etichetta di gay e magari apprezzarla per altri motivi e rendersi conto successivamente che si tratta di un gay, favorisce un contatto personale più generico che impedisce poi la lettura del rapporto in chiave sessuale. Le persone che mi hanno voluto bene non mi hanno voluto bene “perché ero gay” ma “perché ero io” e poi hanno accettato il fatto che fossi gay, perché, in fondo si può volere bene solo alle persone, non alle etichette, se sulla persona c’è anche l’etichetta gay si accetta l’etichetta perché è su “quella” persona o si è addirittura più contenti di quella persona perché c’è l’etichetta, ma non si può amare una persona “essenzialmente” per l’etichetta di gay che c’è sopra, che non è in fondo una connotazione di tipo individuale. In un commento ho trovato un riferimento a brutte esperienze fatte negli incontri tramite internet (adesso non cito più i messaggi di altri alla lettera), cioè a persone (veri delinquenti) che hanno cercato di costringere ragazzi giovanissimi a fare quello che non volevano, il post si concludeva osservando che cose del genere, nel mondo gay, purtroppo esistono realmente. Il che significa che come in ogni tipo di sottoinsieme sociale, nel mondo gay c’è di tutto e quindi l’etichetta gay non è affatto una garanzia sotto il profilo morale. Io stesso, girando in internet, trovo delle interpretazioni dell’essere gay che non posso accettare sotto nessun profilo anche se ne trovo altre che mi sembrano veramente molto simili alle mie. In fondo io amo le persone che hanno principi morali simili ai miei, se sono gay tanto meglio, ma un gay che ragioni in modo molto diverso dal mio preferisco non conoscerlo affatto. Il mondo gay è un mondo complesso che rispecchia sotto molti spetti la complessità della società di cui è un sottoinsieme. C’è una cosa che in realtà osservo molto spesso, la tendenza a dare valore al sesso senza affettività, al sesso in cui chi è il partner non è poi così essenziale. Francamente, se posso capire benissimo che uno sia libero di sbrigliare la fantasia in ogni direzione e di costruirsi tutte la fantasie masturbatorie possibili e immaginabili, credo nonostante tutto che il senso profondo di un contatto emotivo intimo con un’altra persona, anche a livello sessuale, se la cosa viene da sé ed è pienamente accettata, sia realmente una realtà di un’altra dimensione. Non lo dico per fare un’affermazione di principio ma perché l’ho sperimentato. Sentirsi amati per quello che si è, anche quando si sbaglia, anche quando ci si comporta in un modo stupidamente aggressivo, anche quando si fa del male senza nemmeno rendersene conto, è una cosa bellissima che permette una crescita morale. Si esce da un mondo affettivo egoistico e si entra in una dimensione d’amore che è un vero dono si sé all’altro. Chi è passato per un’esperienza del genere sa che cos’è la felicità e non la cambierebbe per nulla al mondo.

sabato 22 settembre 2007

DIFFICILI AMORI GAY E MASTURBAZIONE

DIFFICILI AMORI GAY E MASTURBAZIONE
Quella che segue è una pagina di diario autentica di un ragazzo di 25 anni e offre un’immagine reale dei “veri” problemi di una storia d’amore gay. La storia è una storia tra due ragazzi entrambi gay di cui uno, l’autore di questa pagina, chiamiamolo “A”, ha accettato di restare vicino all’altro, chiamiamolo “B” in una posizione di secondo piano pur avendo ricevuto da “B” la confessione esplicita che “B” ha un altro ragazzo e ne è innamorato, confessione che rispondeva ad una esigenza di onestà di “B” e non mirava a distruggere il rapporto tra “A” e “B”. La situazione crea sofferenza ma ciò che voglio sottolineare è che “A” e “B”, nonostante tutto continuano a volersi bene. La pagina tocca anche il tema della masturbazione, che qui, liberata degli scrupoli religiosi, è sentita come una cosa spontanea e nello stesso tempo come una fuga dalla realtà anche se è il necessario surrogato di una sessualità a due sostanzialmente impossibile.

Lunedì 13. Mi sono alzato piuttosto riposato, era un piacere vedere la luce entrare dalla finestra dalla mattina alle sei. Ieri sera ho riletto un po' dei diari di due anni fa, la sua presenza c'era anche allora e anche allora era sfuggente, forse più di adesso. I diari erano molto più espliciti, parlavo anche dei miei desideri erotici e delle mie masturbazioni, cose che recentemente non ho più annotato nei miei appunti, forse perché queste cose stanno diventando una specie di mondo separato, in qualche modo, sessualità meccanica, in confronto con un mondo di sogni d'amore irrealizzabili. Non si tratta di una rimozione o di una forma di ritrosia a parlare di queste cose, ma ormai quelle cose sono una specie di rituale, che si ripete perché non costa nulla, anche se non serve a nulla, non serve a celebrare cose presenti condendole di fantasia perché le cose che vivo adesso non saprei nemmeno come cercare di riviverle a livello masturbatorio, e non serve nemmeno a celebrare i ricordi della storia personale remota, perché adesso è storia troppo remota e mi fa un effetto malinconico di archeologia sessuale. Tuttavia non posso negare che la sua presenza abbia per me anche un significato collegato a un interesse sessuale vero e proprio, si tratta di una sessualità legata esplicitamente alla sua presenza fisica, alla sua confidenza, alla disinvoltura sostanzialmente non inibita che manifesta in modo così spontaneo nei miei confronti e questa sessualità è ancora molto reale e fisiologica e qualche volta mi mette un po' in imbarazzo, tuttavia non appartiene al mondo della fantasia perché deve essere repressa o quanto meno sublimata e certamente non può essere coltivata a livello fantastico, sarebbe troppo pericoloso, perché darebbe il via un'altra volta al gioco delle proiezioni e delle frustrazioni, ma sarebbe un gioco puramente masturbatorio, in cui lui non c'entra affatto, in pratica rischierei di mettere via di lui quello che c’è realmente in nome della pura fantasia cosa che mi sembra distruttiva di quello che di vero c’è tra noi, anche se comunque masturbarmi pensando a lui mi viene maledettamente spontaneo.
Però oggettivamente oggi mi interessa di più l' uomo che non il bel ragazzo sul quale sbizzarrire la mia fantasia, vedo il suo mondo più da vicino e con una ricchezza di contenuti che prima ignoravo, il nostro rapporto ha assunto una struttura stabile anche se mi sento un po' in serie B, non mi aspetto chissacché e proprio per questo le proiezioni tendono a ridursi e la ricerca di una prossimità di qualsiasi genere tende a prevalere. Se una paura c'è non è quella di perderlo perché non accadrà, ma quella di passare dalla serie B alla serie C, di contare sempre meno o peggio ancora di rappresentare per lui una preoccupazione. Anche se fosse possibile chiamarlo al telefono per l'assenza di problemi esterni (che tuttora ci sono), non lo chiamerei ugualmente perché rischierei di pesare, di interferire con altri momenti che per lui possono essere importanti e quindi alla fine dei conti di essere una preoccupazione della quale potrebbe finire per desiderare di liberarsi, mi chiedo pure se faccio bene a spostarmi sempre io sulla sua lunghezza d'onda e mai vice versa, questo non fa che accrescere la sua tendenza a considerarsi al centro e a rimuovere tutto quello che non gradisce, tuttavia, se parlassi d'altro non mi starebbe a sentire ... no, forse non è così, certe volte mi ha permesso di sfogarmi e di lasciarmi andare un po' anche se erano pause all'interno di un discorso tutto suo, e queste cose lui le capisce e le riconosce, sa di essere totalitario e di non lasciare spazio agli altri, la sua libertà e la sua tendenza a cercare affetto è invasiva, anche se la sua conversazione è nella sostanza non una comunicazione ma una ricerca di certezze, di conferme, di prove della disponibilità dell'altro e della sua funzionalità alla sua ricerca affettiva. Non tende al solipsismo, anzi è sempre in agitazione. Ieri mi tornava in mente un certo suo modo di schiarirsi la voce e ogni volta che sento una persona che si schiarisce la voce ci ripenso automaticamente.
Oggi è lunedì, coltivo nell'angolino dell'anima il mio desiderio di rivederlo, cerco di non lasciare crescere troppo questa pianticella dell'attesa, altrimenti potrei rimanere deluso, però non posso negare che sto aspettando e in fondo sto sempre meglio il lunedì del sabato perché la domenica non ci si vede mai, il lunedì c'è qualche speranza in più, infatti il lunedì mi metto una camicia più bella di quella della domenica.