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domenica 22 ottobre 2017
UN GAY SPOSATO NON IN CRISI
Ciao Project,
ti ringrazio per la tua ultima mail che non mi aspettavo e che mi ha fatto molto piacere. Viviamo in paesi diversi, siamo di età diverse, ma alla fine riusciamo a capirci abbastanza bene. Forse il fatto che sei veramente lontanissimo da qui mi permette di esprimermi più liberamente. Mi colpisce il fatto che in teoria avremmo dovuto parlare soprattutto se non soltanto di sesso e invece siamo finiti a parlare di lavoro, di prospettive per il futuro e di mille altre cose. Per un gay sposato di 36 anni come me, è molto importante riuscire ad avere un amico con cui parlare liberamente senza sentirsi giudicato. Già la condizione dei gay è complicata perché l’aggressività della gente è forte, ma un gay sposato, almeno qui dove io vivo, è considerato un mostro, un caso patologico, uno che non può essere in nessun caso né un buon marito né un buon padre. Tu conosci già la mia storia e sai che sono stato particolarmente fortunato perché ho con mia moglie un dialogo vero, lei sa tutto di me e mi vuole bene, e anche io le voglio bene. Un tempo mi chiedevo spesso se per caso io non fossi bisessuale piuttosto che gay, perché voglio bene a mia moglie e posso anche avere rapporti sessuali con lei, poi sono arrivato alla conclusione che le voglio bene perché è una brava ragazza che mi vuole bene veramente e che, quando e ho detto quello che pensavo, mi ha aiutato ad essere quello che veramente sono. Lei non mi ha dato nessuna colpa e mi ha detto che ero un ottimo papà e che mi voleva bene senza condizioni. Puoi capire che dopo mesi di esitazioni, sentirmi fare un discorso simile mi ha messo in una condizione di euforia incredibile. Però scambiare qualche mail con te mi permette di capire tante altre cose e di superare tanti problemi o falsi problemi che mi sono portato appresso per anni, come per esempio i sensi di colpa per il matrimonio e l’idea di aver rovinato la vita di mia moglie e poi ho cominciato a mettere a fuoco il problema del rapporto tra affettività e sessualità e a capire quali possono essere le vere paure che mia moglie si porta dentro e delle quali non mi parla. Ho anche capito meglio come mia moglie possa considerare la mia situazione e la sua possibile evoluzione nel futuro. Ti dico onestamente che all’inizio non avevo dato molto peso al fatto che se avessi avuto rapporti sessuali con uomini senza una protezione adeguata non avrei messo a rischio solo me stesso ma anche lei. In pratica ho capito che devo essere sempre molto attento alla prevenzione. Fino a poco tempo fa mi ritornava spesso in mente l’idea di “provare” con un uomo, poi mi hai fatto capire che quello che conta è creare un rapporto affettivo vero, che possa durare nel tempo, con o senza sesso, e mi sono reso conto che posso aver desiderato sessualmente un ragazzo ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse mi servirebbe avere amici gay per poter essere me stesso senza imbarazzo. Mi viene in mente una cosa che ti potrà sembrare strana, adesso mi sento molto meno condizionato nella masturbazione. I primi tempi la prendevo come un vero tradimento di mia moglie, mi dicevo che in fondo avevo già distrutto il matrimonio, poi, parlando con te, ho visto le cose in una luce del tutto diversa. Sono rimasto stupito quando mi hai detto che potevo parlarne a mia moglie, perché non avevo mai considerato possibile una cosa simile. Il giorno appresso mi sono fatto coraggio e ne ho parlato con lei che mi da detto che si sarebbe stupita forse del contrario e che non si riteneva assolutamente tradita o offesa dal fatto che io mi masturbassi pensando ai ragazzi. Project, ma perché non mi sono mai innamorato di un ragazzo? Fantasie sessuali sui ragazzi ne ho fatte eccome ma non mi sono mai innamorato di un ragazzo. Forse sono meno gay di quanto io creda di essere, o forse non ho ancora trovato il ragazzo giusto, e poi perché ho contattato te, che stai lontanissimo da qui e che probabilmente non conoscerò mai di persona, per poter parlare liberamente di queste cose? Sarebbe stato più facile cercare un ragazzo gay qui, ma io non l’ho fatto e ho cercato di mettermi al sicuro evitando scupolosamente ogni rischio di outing. Forse una ragione profonda per cui amo mia moglie è che lei sa tutto, ma non ha raccontato nulla a nessuno, nemmeno ai suoi genitori o alla sorella, lei ha fatto squadra con me e con nessun altro e questo mi rassicura. Io continuo a dormire con mia moglie nel letto matrimoniale e la cosa non mi imbarazza affatto e penso che non imbarazzi nemmeno lei perché tra noi qualche momento di intimità, al limite anche sessuale, c’è lo sesso, cioè lei non mi rifiuta e la cosa mi sembra al limite dell’incredibile. La nostra vita, ora, è tutta con centrata su nostro figlio Matteo che ha compiuto da poco due anni. Quando non lavoro il pomeriggio sto a casa con Matteo e giochiamo insieme, mi butto per terra, lo prendo a cavalluccio e lo vedo contento. Mia moglie ogni tanto viene nella stanza e vede tutto questo movimento e penso che ne sia contenta, poi entra anche lei in scena, si butta anche lei sul tappetto e giochiamo in tre. Due mesi fa Matteo non è stato bene e in quell’occasione ho trovato con mia moglie un momento di sintonia totale, ci siamo guardati negli occhi, senza dire nulla, lei è andata a vestire Matteo e io sono andato a prendere la macchina e lo abbiamo portato al pronto soccorso pediatrico. Lo hanno visitato e ci hanno rimandati a casa, con l’indicazione di una terapia da seguire, cosa che abbiamo fatto con la massima attenzione e Matteo è guarito del tutto in tre giorni. Vedi, Project, io con mia moglie sento di formare veramente una famiglia, so che non mi verrà mai meno, e non mi è venuta meno nemmeno quando ha saputo delle mie fantasie gay! Con un uomo potrebbe accadere qualcosa di simile? Francamente credo di no! Non che io creda che la cosa sia impossibile in generale, ma io credo che sarebbe impossibile nel mio caso, perché io una famiglia già ce l’ho e la sento mia, cioè non la metterei in crisi per nessuna ragione. Con mia moglie abbiamo fatto anche un ragionamento che non avrei mai immaginato, lei mi ha chiesto: “Ma tu pensi che si potrebbe avere un secondo figlio?” e io le ho risposto: “Certo!” Lei mi ha sorriso e ha detto: “Oh, aspettiamo che Matteo abbia tre anni!” Quindi anche mia moglie non considera la nostra come una famiglia in crisi e in realtà non lo è. Le mia fantasie gay non sono distruttive e mia moglie se ne rende conto. So bene che si tratta di una condizione più unica che rara, perché nelle storie dei gay sposati ho letto cose terribili sulle lotte con le mogli per l’affidamento dei figli. In pratica tutti davano per scontata la separazione e poi il divorzio e intendevano costruire una famiglia gay, cioè per loro essere gay era incompatibile con il loro matrimonio etero. E questo valeva anche in presenza di figli, cosa che a me sembra veramente inconcepibile. Però va pure detto che avevano mogli con le quali avevano rapporti solo formali e patrimoniali. Una cosa ancora devo dire di mia moglie: tra me e lei non abbiamo mai, e dico proprio mai, parlato di denaro e certamente non navighiamo nell’oro. Se una spesa la fa lei io so per certo che non si sarebbe potuto fare meglio. Penso sia anche per questo che l’idea del divorzio non mi è proprio mai venuta in mente. Chissà, forse mi basta avere un amico gay oltre oceano! Sono realmente gay? Da tutto quello che ti ho scritto potresti arrivare a dubitarne, ma io credo di esserlo. Faccio pochissimo uso di pornografia, mentre mi piacciono moltissimo i film gay in cui domina la tenerezza, perché è in fondo che quello che vorrei anche io. Chissà come sarebbe un vero rapporto di coppia con un uomo, ci penso spesso ma non riesco ad immaginarlo. Un gay riuscirebbe ad accettare l’idea che io continui a vivere con mia moglie compresa qualche tenerezza? E mi chiedo anche se mia moglie, nel caso io mi trovassi veramente un compagno, continuerebbe a dimostrare tutta l’apertura mentale che dimostra adesso che non ho nessun compagno. Il suo atteggiamento resisterebbe alla prova della realtà? Sarebbe comunque per lei una prova terribile. Adesso sono un gay (perché sono gay, anche se più sessualmente che affettivamente) che vive da etero ma non vive male, sono un individuo anomalo sia come etero che come gay. Ho parlato di te anche con mia moglie e le ho fatto leggere le tue mail, devo dire che le sono piaciute molto, dice che si vede che “ti intendi anche di donne!” Adesso ti lascio, Project, perché sento che Matteo si è svegliato e ha bisogno del suo papà.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=24&t=6269
If you like, you can participate in the discussion of this post, on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/T-a-married-gay-not-in-crisis
sabato 5 novembre 2016
OMOSESSUALI E ORRORE DI FRONTE ALLA DONNA SECONDO RAFFALOVIC
I due capitoli di “Uranismo e Unisessualità” che vi presento oggi affrontano il cosiddetto “orrore di fronte alla donna” (horror feminae). Raffalovich prende in esame la reazione degli omosessuali di fronte al coito con una donna; non si sofferma affatto sulla possibilità o meno per un omosessuale, di avere rapporti sessuali con una donna, ritiene semplicemente che la cosa sia decisamente molto più comune di quanto appare attraverso la letteratura, ma, proprio prendendo in esame i rapporti sessuali degli omosessuali con le donne, ne coglie la dimensione di forzatura, di cosa sostanzialmente “non sessuale”, di sforzo di volontà che rappresenta una violenza alla volontà libera, in sostanza una forma di onanismo incapace di lasciare ricordi. Tutto ciò deriva dall’indifferenza dell’omosessuale verso la donna, ma non è certo un segno di odio o di orrore. L’orrore verso il coito eterosessuale, in un uranista non è un fatto necessario o naturale, ma, per Raffalovich, è indotto da una serie di circostanze sulle quali l‘autore si sofferma.
Nel secondo dei due capitoli che potete leggere nel seguito, Raffalovich riporta una serie di citazioni dal Satyricon di Petronio, un’opera dei tempi di Nerone ma di straordinaria attualità, che per secoli è stata ostracizzata ma che andrebbe riletta con una maggiore consapevolezza critica. A coloro che ne condannavano l’immoralità, si opponevano coloro che ne rivendicavano la piena legittimità, ma che la vedevano comunque come una specie di romanzo erotico ante litteram. In realtà, se ci si libera dai pregiudizi nell’uno come nell’altro senso, si potrà capire che il Satyricon è un vero romanzo d’amore e che i sentimenti che descrive non sono una parodia, satirica appunto, della realtà, ma ne sono una rappresentazione seria. Nei brani citati da Raffalovich è presa in considerazione in particolare la posizione di Encolpio, innamorato di Gitone, ma capace di apprezzare sessualmente anche le donne. Dai brani citati risulterà evidente che Encolpio non è innamorato della bella Trifena e nemmeno del bel Lica, che pure cerca di sedurlo, ma soltanto e perdutamente del suo Gitone, che lo fa soffrire ma che è l’unico che può fargli provare un profondo trasporto affettivo oltre che sessuale.
Ma lascio la parola a Raffalovich.
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Orrore di fronte alla donna
Io credo che si troverà che la facoltà (non dico il desiderio) di avere rapporti sessuali con i due sessi è molto più normale e diffusa di quanto non sia stato scritto. I rapporti col sesso verso in quale l’uomo non ha inclinazione lo soddisfano solamente fisicamente, momentaneamente, e gli sembrano un atto basso e inferiore. Si sentono alcuni uranisti dire che per loro il coito con una donna è un atto fisico, animale, stancante, mentre qualsiasi atto sessuale con un uomo di loro scelta (anche fisica) può mettere in gioco tutte le loro emozioni, tutte le loro vanità. L’uranista, la maggior parte delle volte, compie il coito con una donna attraverso uno sforzo di volontà e nello stesso tempo contro la sua stessa volontà.
L’uomo eterosessuale cerca nella donna una compagna, una serva, un’amante, della quale può andare orgoglioso, un divertimento, un diversivo, un’occupazione e la madre dei suoi figli. L’invertito, pur restando profondamente invertito, può nascondere la sua unisessualità alle donne, senza intaccare il suo ideale di unisessualità. Al contrario, più è amato da sua moglie e dai suoi figli, più le donne appartenenti ad un mondo o ad un altro lo occupano, o anche lo divertono, più si dà da fare per farsi notare dalla gente mostrandosi con una donna bella o interessante o alla moda, più avrà bisogno di ciò che per lui è la realtà, la verità, il centro, o l’illusione necessaria, la visione, l’orizzonte. Più le donne possederanno la sua vita fisica o morale, più i suoi desideri unisessuali fisici o platonici o romantici si espanderanno. L’orrore di fronte alla donna non è un elemento distintivo indispensabile o normale dell’invertito più invertito, ma può essere acquisito e coltivato.
La misoginia, l’orrore mescolato alla paura nei confronti della donna come essere fisico, morale e intellettuale, è una malattia, una mania, una fobia: ma uno sdegno intellettuale, un fastidio intimo (ci sono uomini molto eterosessuali che trovano che la più grande prova d’amore è sopportare il fastidio causato dalla donna amata) un fastidio che l’affetto o la simpatia o la bontà o il rispetto per una qualità qualunque possono far superare, questo fastidio-sdegno è logico, frequente, e deriva dal carattere dell’uomo, dal carattere della donna e dalla civiltà che circonda la donna di tanta curiosità e di tanta cortesia. Molte donne ignorano la loro mancanza di attenzione o di memoria, i loro infantilismi, i loro difetti, e tutto ciò che di loro è stato tanto vantato, l’enigma che degenera in rebus. L’uomo annoiato o allontanato da tutto ciò che ho appena indicato, e che è così diffuso tra le persone più colte il cui cervello non è tanto perfezionato quanto i loro atteggiamenti, o l’uomo respinto dalla ristrettezza mentale e dall’opacità di altre donne che non si mettono in posa, o respinto dalle loro pretese, quest’uomo non ha nulla di sorprendente. L’eterosessuale non avrà vergogna di confessare questa noia, questa critica spesso inevitabile.
L’invertito prova sensazioni o pensa nello stesso modo. Sarà forse più portato all’indulgenza rispetto all’eterosessuale, ha più pazienza se non ha sofferto a causa delle donne, se ha vissuto al riparo dalle complicazioni che le donne producono, o se ha delle amiche che stima e di cui non ha mai avuto da lamentarsi. Le donne saranno per lui quello che sono per la maggior parte degli eterosessuali: gli saranno simpatiche, indifferenti o sgradevoli, secondo le circostanze, la loro condotta, la loro natura e la sua capacità di capirle.
Potrà per simpatia estetica e morale, per l’attrazione di certe qualità fisiche e intellettuali, per delle virtù o dei talenti, per il merito o per gli orpelli essere anche portato al limite stesso dell’eterosessualità, e più di uno ha seguito questa strada almeno una volta, o è stato tentato più di una volta di seguirla. Il desiderio del focolare domestico, della paternità, o l’illusione del teatro, della commediante travestita o in un abito di fantasia, ha probabilmente visitato tutti gli uranisti in un momento o in un altro, anche quelli che sono del tutto ribelli e contenti della loro sorte o che come Prometeo, non vogliono sottomettersi.
Ma se delle donne arrivano a calunniarli ad interrompere lo scorrere pacifico dei loro affetti o la loro ricerca di un amore prezioso; se delle donne fanno soffrire quello o quelli che essi amano, se la gelosia o la paura delle donne si impossessa di loro, allora essi le detestano, le analizzano, le disprezzano, ne hanno terrore: sono le Nemiche,[1] delle nemiche che non si possono evitare, insinuanti, che non perdonano mai e dimenticano ancora meno, che tra loro si danno alla maldicenza.
Dato che essi non desiderano nulla da loro, quando diventano antipatiche, non c’è più alcuna idealizzazione, o cristallizzazione; devono lamentarsi delle donne e si vendicano detestandole. Comunque questo stato di cose non è destinato a durare: perché porterebbe alla follia della persecuzione.
Da quando le donne li hanno ostacolati, sconvolti, la freddezza sessuale verso di loro si muta in antipatia, in repulsione e può raggiungere il parossismo, l’orrore. L’odore della donna li stomacherà, il suo sudore! Diventeranno sensibili all’odore mestruale come a tutte le traspirazioni. Questo accade in parte perché si abbandonano a delle antipatie , ad un antagonismo di lunga data, e in parte perché essi creano delle antipatie o un antagonismo. È la lotta che dà una forma all’indifferenza, che la metamorfosizza e la traspone.
Anche per l’eterosessuale è facile scivolare sulla china dell’antipatia personale fino all’orrore sessuale. Ci sono molte donne che producono su molti eterosessuali una rivolta e delle sensazioni che possono arrivare fino all’orrore del coito. Perché un uranista ben portante arrivi ad un orrore simile bisogna che la sua tendenza unisessuale sia o molto contrastata o molto supereccitata. Il matrimonio è tanto pericoloso per certi uranisti perché li obbliga a soddisfare i loro istinti unisessuali.
L’uomo che ama l’uomo con i suoi sensi e col suo spirito considera ordinariamente il coito con una donna come un atto fisico che non lascia che stanchezza, quella tristezza dell’animale che si è reso più debole senza avere neppure un ricordo in cambio. È dopo dei rapporti con una donna che l’uranista è soprattutto esposto a dei tentativi unisessuali incoercibili. È forse più facile astenersi del tutto da qualsiasi commercio carnale che limitarsi esclusivamente a quello che non soddisfa affatto l’immaginazione, la vanità, la decenza: perché a molti invertiti i rapporti eterosessuali sembrano poco decenti.
La volontà dell’uranista che pratica il coito, o uno dei suoi sostituti, con una donna (se non è entusiasta del matrimonio, ansioso di avere figli, di fare il suo dovere verso sua moglie, e in questo caso sarebbe molto meglio per lui se non ci fosse un simile dovere), è così contraddetta, così scioccata; lui è totalmente schiacciato dal mondo, si sente una vittima, oppresso da una forza più grande di lui al punto di provare la stanchezza terribile e delusa di un animale più che di un uomo.
Tutti i medici ripetono con enfasi che la soddisfazione unisessuale tranquillizza l’invertito, lo rende forte, riposato, ben portane. È una cosa del tutto naturale, bisogna ricordarselo sempre quando si giudica un unisessuale. La sua antipatia verso la donna aumenta sia attraverso l’asservimento, l’annientamento della sua volontà che in funzione del benessere che egli avrebbe provato nel letto di un maschio “simpatico”. Non c’è da stupirsi allora se, alla lunga, prova la sensazione che la corvée coniugale gli è intollerabile a meno di non essere costretto a sopportarla.
Lui prova quello che prova una moglie che non ama suo marito e che ama un altro. L’uranista effeminato, probabilmente, ha più spesso questo orrore fisico del coito, ma l’uranista virile o extra-virile, forzato a sacrificare la sua volontà, arriva per risentimento a un simile orrore. L’effeminato ha potuto talmente femminilizzarsi, ha potuto talmente abituarsi a dei sentimenti da donna, talmente indebolirsi fisicamente, permettendosi degli scatti di nervi e dei momenti di collera, che i rapporti eterosessuali possono sembrargli una forma di onanismo inutile o nociva. D’altra parte più di un invertito prova un piacere malizioso a non esaudire i desideri di una donna.
Quando l’uranista ha avuto una disavventura di salute, quando una donna l’ha infettato, il suo orrore può diventare insuperabile.
Riassumo:
L’orrore del coito non esiste sempre o necessariamente; può comunque sopravvenire in qualsiasi occasione. Un atto sessuale che non interessa, che non è un atto sessuale, non ha nulla di desiderabile per un uomo raffinato e civilizzato; e non gli viene facilitato, normalmente, né dalla bellezza fisica della donna, né da una inquadramento ideale né da circostanze lusinghiere o romantiche. L’uranista, con una donna, resta indifferente. Servono degli avvenimenti fortuiti o molto particolari per cambiare l’indifferenza in orrore.[2]
Gli effeminati hanno dovuto sempre adattarsi al coito con le donne, almeno gli effeminati un po’ passivi, o stanchi o delicati; ma gli uranisti virili devono evitare la donna più degli altri. In effetti la posizione sociale della donna, dopo il Cristianesimo, dopo che essa ha lasciato il gineceo, l’ha resa molto più antipatica sessualmente per l’uranista. È il simbolo sociale della donna che impedisce a più di un uranista virile di avere rapporti eterosessuali.
I frammenti di Petronio che sto per citare mostreranno Gitone, Manon Lascaut unisessuale, amato da due uranisti, di cui uno, Encolpio, l’eroe del romanzo, può soddisfare i desideri lubrici con delle donne, ma prova amore psichico solo per Gitone.
Frammenti del Satyricon
Encolpio (l’”io” del testo) è un Desgieux[3] dissoluto, Gitone[4] è la Manon Lescaut dell’unisessualità romana.
“Appena arrivai nella mia stanza mi misi a letto col mio caro Gitone… Dio dell’amore, che notte! … Avevo torto comunque ad essere contento della mia sorte, perché approfittando del mio sono, Ascilto prelevò Gitone dalla mie braccia stordite dall’ubriachezza, e se lo portò nel suo letto. Lì, mettendo sotto i piedi tutti diritti umani più sacri, usurpò senza il minimo scrupolo i piaceri che appartenevano soltanto a me, e si addormentò sul petto di Gitone, che non sentì, o forse fece finta di non sentire l’ingiuria che Ascilto mi faceva. Al mio risveglio cercai vanamente nel mio letto solitario l’oggetto del mio amore: per vendicarmi dei due spergiuri, fui tentato di infilzarli con la mia spada e di farli passare dal sonno alla morte, ma alla fine, prendendo la decisione più saggia, svegliai Gitone a bastonate; poi gettando su Ascilto uno sguardo violento, Scellerato, gli dissi, con una vile aggressione hai violato le leggi dell’amicizia, prendi le tue cose e vattene… – Ascilto sembrò acconsentire; ma dato che abbiamo diviso d’amore e d’accordo le nostre cose, ora, disse, dividiamoci anche il ragazzo.
“All’inizio pensai che fosse una battuta, e che sarebbe partito; ma lui, sguainando la sua spada con una mano fratricida: Tu non ti godrai da solo questo tesoro, gridò…
“Anche io salto sulla mia spada, e arrotolando il mantello intorno al mio braccio, mi metto in guardia. Durante questi sfoghi furiosi, l’infelice ragazzo abbracciava le nostre ginocchia, e bagnato di lacrime ci supplicava di non sporcarci le mani col sangue del fratello al quale fino a poco prima ci univa una tenera intimità. – Sì, gridò, se la morte di uno di noi è necessaria, ecco il mio collo, colpite! Affondateci le spade! Tocca a me morire, a me che ho mandato in frantumi i legami della vostra mutua amicizia.
“Disarmati da queste preghiere, rimettemmo le spade nel fodero. Allora Ascilto disse: Gitone appartenga a quello di noi che lui stesso preferirà. Lasciamo almeno che scelga liberamente quello di noi che vuole per fratellino. – Pieno di fiducia nell’antichità delle mie relazioni con quel ragazzo, che sembravano unirmi a lui con una specie di parentela, accettai con ansia la scelta che Ascilto mi proponeva e mi affidai al giudizio di Gitone; ma lui, senza stare troppo a soppesare le cose e senza mostrare un solo istante di esitazione, scelse Ascilto per fratellino.
Fulminato da questa conclusione, non ebbi neppure l’idea di riprendermi Gitone con le armi, e caduto sul mio letto mi sarei dato la morte se non avessi temuto di aumentare il trionfo del mio rivale. Fiero del successo, Ascilto se ne va col trofeo della sua vittorie, lasciando un antico compagno, il compagno della buona come della cattiva sorte, che fino a ieri ancora chiamava amico, solo e senza soccorso in un paese straniero… Feci un pacchetto dei miei stracci e me ne andai tristemente ad alloggiare in un posto poco frequentato, sulla riva del mare. Là rimasi tre giorni senza uscire: il ricordo del mio abbandono e del disprezzo di Gitone mi tornava incessantemente in mente; mi spaccavo il petto emettendo singhiozzi dirompenti e nella mia violenta disperazione gridavo spesso: Perché il mare, così funesto anche per gli innocenti, mi ha risparmiato? Ho ucciso il mio ospite, e nonostante tutto sono sfuggito al castigo… eccomi solo, abbandonato come un mendicante, come un esiliato, in questo brutto albergo di una città greca. E chi mi sprofonda in questa terribile solitudine? Un giovane uomo contaminato da ogni specie di dissolutezza… i cui favori erano venduti al miglior offerente… e che dirò dell’altro, di questo Gitone, che si mise i vestiti da donna quando era il tempo di mettersi la toga virile, … che in una prigione si abbandonò alle carezze degli schiavi più vili; che dopo essere passato dalle mie braccia in quelle di un rivale, abbandona di colpo un vecchio amico, e come una vile prostituta, o vergogna! nello spazio di una sola notte sacrifica tutto alla sua nuova passione. Adesso, come una coppia felice, passano le notti intere nei più dolci abbracci. Forse anche in questo momento, esausti entrambi per l’eccesso del piacere, ridono sul mio triste abbandono…
“Sono andato alla terme con Eumolpo. Rientrandoci ho visto Gitone appoggiato contro il muro che teneva in mano degli stracci e dei raschietti da inserviente di bagno pubblico. Dalla sua aria triste e abbattuta si indovinava facilmente che serviva Ascilto suo malgrado. Mentre lo guardavo con attenzione per assicurarmi che fosse proprio lui, mi vide e girando verso di me il viso in cui brillava la gioia più viva: Grazie, fratello mio, abbi pietà di me. Qui non vedo più brillare le armi e ti posso fare conoscere i miei veri sentimenti. Liberami dalla tirannia di un brigante sanguinario e per punirmi del giudizio che ho pronunciato contro di te, infliggimi pure i più severi castighi; ma non è forse un supplizio abbastanza crudele per il disgraziato Gitone avere perso il tuo affetto? – Gli ordino di farla finita con le recriminazioni per paura di attirare l’attenzione… poi trascino Gitone fuori da quei luoghi e scappiamo a gambe levate verso il mio albergo. Là, chiudendo la porta dietro di noi, mi precipito nelle sue braccia, e coi baci ardenti asciugo i pianti di cui le sue gote sono inondate. Rimanemmo per parecchio tempo senza poter proferire parola perché questo amabile ragazzo si squarciava il petto a forza di singhiozzi. – Che vergogna per me, gli dicevo, amarti ancora dopo il tuo abbandono. Ricerco invano nel mio cuore la profonda ferita che tu ci hai fatto, ma non ci trovo più nemmeno la cicatrice. Come puoi giustificarti di avermi abbandonato così per volartene a nuovi amori? Avevo meritato il tuo affronto? Gitone, vedendo che lo amavo ancora inarcò le sopracciglia ancora più sorpreso. Comunque, proseguii, io non ho cercato nessun altro arbitro se non te, per giudicare chi, Ascilto o io, meritasse di più il tuo amore; ma io sopprimo anche le mie giuste lamentazioni, mi dimentico di tutto a condizione che il tuo pentimento sia sincero. Pronunciando queste parole gemevo, versavo un torrente di lacrime. Gitone, asciugandomi il viso col suo mantello mi disse: Sii giusto, Encolpio; mi richiamo alla tua memoria: sono io che ti ho abbandonato? E non ti sei tradito da te stesso? Lo confesserò francamente e senza girarci intorno, quando vi ho visti tutti e due con le armi in mano, mi sono messo dalla parte del più forte. – A queste parole mi gettai al suo collo e baciai la bocca dalla quale era uscita una risposta così sensata; poi, per meglio convincerlo che gli perdonavo il passato, e che il mio amore per lui era così vivo e così sincero come non mai, gli prodigai le più tenere carezze…
(Eumolpo, il poeta, rende visita a Encolpio, si mostra fin troppo galante verso Gitone, poi racconta quello che gli è capitato alla terme: )
“Mentre facevo il bagno, mi sono salvato dall’essere ammazzato, perché per distrarre quelli che erano seduti intorno alla vasca, ho cominciato a declamare loro uno dei miei poemi. Cacciato dalla terme, come mi è spesso capitato di essere cacciato dal teatro, vi cercavo da tutte le parti e gridavo forte: Encolpio! Encolpio! Quando dalla parte opposta un giovane uomo, tutto nudo e che aveva perso i suoi vestiti si mise a gridare forte quanto me e con una voce animata dalla collera: Gitone! Gitone! C’era però tra noi una differenza, perché i valletti delle terme ridevano di me come se fossi un folle e mi facevano la caricatura con insolenza, mentre la numerosa folla che stava intorno a lui gli prodigava applausi e testimonianze di una rispettosa ammirazione. Bisogna che vi dica che la natura lo ha dotato così riccamente degli attributi della virilità che per la grandezza delle sue proporzioni lo si potrebbe scambiare per Priapo. … Così non restò per molto tempo in imbarazzo, perché non so quale cavaliere romano, ben noto, mi hanno detto, come un infame debosciato, vedendolo correre tutto nudo lo coprì col suo mantello e se lo portò a casa, certamente per assicurarsi il monopolio di questa buona fortuna … Come è vero che si fa più caso ai doni del corpo che a quelli dello spirito! – Ad ogni parola che Eumolpo diceva, io cambiavo colore; perché se la disavventura capitata al mio amico mi aveva reso contento all’inizio, ero desolato di vederla volgere a suo vantaggio..
“Un banditore pubblico entrò nell’albergo, seguito da un valletto di città e da una grande folla di curiosi: agitando una torcia, lesse ad alta voce: Un ragazzo di circa 16 anni, di nome Gitone, coi capelli ricci, di corporatura delicata e di aspetto gradevole, si è appena smarrito nelle terme; mille sesterzi di ricompensa a chiunque lo riporterà o potrà indicare il luogo dove si trova…
“Frattanto[5] Trifena, sempre sdraiata su Gitone, copriva il suo petto di baci… Quanto a me , il loro riaccomodarsi mi provocava tanta impazienza quanta amarezza, al punto che io non potevo né bere né mangiare. Lanciai ad entrambi degli sguardi terribili; i baci, le carezze di questa donna impudica erano per me altrettanti colpi di pugnale. Non sapevo contro quale dei due dovevo indirizzare il mio furore, o contro Gitone, che mi toglieva la mia amante o contro Trifena, che mi corrompeva il ragazzo. Entrambi mi offrivano uno spettacolo odioso e più triste ancora della passata prigionia. Per aggiunta di dolore, Trifena evitava la mia conversazione e sembrava non riconoscere più in me un amico, un amante che fino a poco prima le era così caro. Gitone da parte sua, non mi trovava degno di una bevuta alla mia salute, come accadeva di solito, e neppure mi rivolgeva la parola come avrebbe fatto con qualsiasi altra persona… Affranto dal dolore, inondavo il mio petto di lacrime, e i miei singhiozzi, che cercavo di soffocare, mi soffocavano. Frattanto, nonostante la mia tristezza, la parrucca bionda che mi avevano fornito prestava senza dubbio un po’ di nuovo fascino al mio viso; tanto che Lica, il cui amore per me si era riacceso, mi lanciava degli sguardi appassionati e cercava di condividere con me i piaceri che Trifena gustava con Gitone: lui non assumeva il tono di un padrone che ordina ma quello di un amante che implora un favore. Mi fece pressione per parecchio tempo: poi vedendosi respinto, il suo amore si mutò in furore, voleva strapparmi con la forza quello che io rifiutavo alle sua preghiere, quando Trifena, entrando nel momento in cui lui meno se lo aspettava, fu testimone della sua brutalità. Alla sua vista, lui si turba, si riaggiusta in fretta e se ne scappa. Questo incidente rianima i desideri di Trifena: Qual era lo scopo – mi dice – dei petulanti attacchi di Lica? – mi costringe a raccontare tutto. Questo racconto accende ancora di più la sua passione … ma stanco per i troppi piaceri, respinsi sdegnosamente le sue avances.
“Il naufragio. – Quanto e me, chinato su Gitone, gridavo piangendo: Ahimé! Il nostro amore aveva meritato dagli dei che ci unisse una medesima morte; ma la sorte gelosa ci rifiuta questa consolazione. Vedi questi flutti che stanno per inghiottire il nostro vascello; vedi queste onde furiose che ben presto metteranno fine ai nostri dolci abbracci. Gitone, se tu hai mai avuto un po’ di affetto per Encolpio, coprimi di baci: perché ancora è tempo e rubiamo ancora questo ultimo piacere alla morte che si avvicina. Appena riuscii ad ottenere che Gitone si spogliasse del suo vestito e si avvolgesse nel mio, che avvicinasse alle mie labbra la sua testa affascinante; poi per attaccarci così strettamente che la potenza dei flutti non potesse separarci, lui ci legò entrambi con la stessa cinghia.[6]
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[1] “Vedere sempre serpeggiare la vipera dorata,
sempre questa compagnia il cui cuore non è sicuro,
la donna, bambino malato e dodici volte impura.”
Alfred de Vigny (1797-1863) – [La colère de Samson]
[2] La maggior parte degli uomini di una certa età provano un’indifferenza fisica e sessuale gli uni nei confronti degli altri; l’orrore sessuale richiederebbe delle motivazioni speciali e determinate.
[3] Nota di Project: – Il protagonista maschile di Manon Lescaut.
[4) Nota di Project: - Uno dei tre protagonisti del Satyricon di Petronio. In Francese il termine “giton” è usato correntemente nel senso di omosessuale passivo nel coito anale.
[5] Questo succede sul battello.
[6] Gli adoratori del dolce romanzo dell’abate Prévost dovranno riconoscere di mala voglia la similitudine morale tra Encolpio-Gitone e Desgirieux-Manon.
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giovedì 15 settembre 2016
CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ (Raffalovich) – URANISMO
Nelle pagine del libro di Raffalovich su “Uranismo e unisessualità” che potete leggere qui di seguito, l’autore non solo definisce che cosa sia l’unisessualità ma cerca di sintetizzarne la complessità attraverso la definizione di categorie basate sull’osservazione della realtà. L’omosessuale del XXI secolo si rende perfettamente conto che la classificazione di Raffalovich ha ben poco di clinico e che ormai, per lui, l’idea che l’omosessualità sia materia per psichiatri, è del tutto fuorviante. Raffalovich classifica la normalità dell’omosessualità, chiaramente per come si manifesta alla fine dell’800. Il peso del condizionamento sociale, nello spingere gli omosessuali al matrimonio è ancora molto forte ed è evidente che gli omosessuali di fine ‘800 non avevano altro modo di incontrarsi se non gli squallidi luoghi della prostituzione maschile o i salotti dell’altra società, che Raffalovich conosceva bene. Il linguaggio che l’autore usa è in parte diverso da quello che si userebbe oggi, ma i concetti sono decisamente chiari e molto ben delineati. Si potrebbe dire che, a parte internet, che ha fornito agli omosessuali enormi possibilità di confronto e di incontro, e a parte alcuni recentissimi istituti giuridici che hanno riconosciuto alle coppie omosessuali unite civilmente diritti analoghi a quelli riconosciuti alle coppie eterosessuali sposate, ben poco è cambiato a livello sociale. L’omosessualità come normalità è ancora lontanissima dai giornali e anche dal cinema, e la dimensione scandalistica, più o meno attutita da un atteggiamento politicamente corretto più “tollerante”, non fa che perpetuare il solco che lascia l’omosessualità in una specie di limbo sociale. Dalla pubblicazione del libro di Raffalovich sono passati più di 120 anni, ma il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Ma lasciamo la parola all’autore.
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CLASSIFICAZIONE DELLE SESSUALITÀ
A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti a) super-virili, ultra-virili, un maschio e mezzo, ultra-maschili; b) virili, c) effeminati, d) passivi, che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.
Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, malgrado dei rapporti eterosessuali, comprendente tutti gli uranisti (appartenenti alle classi b) virili e c) effeminati, perché gli appartenenti alle classi a) ultra-virili e d) passivi, non hanno affatto rapporti sessuali con le donne, a meno di non esserci costretti.
B. – Inversione sessuale congenita o uranismo che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’eterosessualità acquisita o cede ad essa.
C. – Inversione sessuale congenita o uranismo (parziale) che non esclude degli istinti eterosessuali già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.
A. – Eterosessualità congenita, incoercibile per tutta la vita, senza rapporti unisessuali o malgrado questi rapporti.
B. – Eterosessualità congenita che cede alle circostanze, all’ambiente, alla volontà, e dopo la pubertà si concilia con l’unisessualità acquisita o cede ad essa.
C. – Eterosessualità congenita che non esclude degli istinti unisessuali o uranisti già presenti prima della pubertà o a partire da essa, che soffoca quegli istinti, si concilia con essi o cede ad essi.
A. – Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la vita, senza rapporti eterosessuali, comprendente tutti coloro che non hanno mai avuto rapporti sessuali con una donna.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.
1). – Che non ne hanno mai avuto il desiderio.
2). – Che ne hanno avuto un desiderio così fuggevole, così poco fisico, così poco importante che non sono stati tentati di richiamarlo e di soddisfarlo.
Inversione sessuale congenita o uranismo incoercibile per tutta la via malgrado qualche rapporto eterosessuale, comprendente tutti coloro
3). – Che hanno creduto in vano che un matrimonio o una relazione femminile li avrebbe resi felici, e che non hanno riconosciuto il loro errore e non hanno subito alcuna modificazione del loro uranismo o anche lo hanno visto aumentare. Senza essere impotenti di fonte alla donna, ella non dona loro che poco o nessun piacere fisico, o lo dona raramente. Le cause del loro matrimonio o della loro relazione sono state sentimentali, ricercate, volute, nate dalla volontà e dall’illusione.
4). – Che, non rendendosi conto del loro uranismo, hanno cominciato con dei rapporti con delle donne per arrivare da lì alla conoscenza della loro vita sessuale, e il cui uranismo non è stato modificato, o è stato aumentato da questi rapporti. Questa sezione non comprende affatto gli ultra-virili o i passivi, ma molti effeminati e virili. Non si deve confondere questa sezione con la classe dell’inversione acquisita.
5). – Che hanno avuto dei rapporti con delle donne per necessità sociale o legale, curiosità, imitazione, vanità, affetto, formazione, ma senza modificazioni o con un’intensificazione del loro uranismo.
Si trova tra loro la maggior parte dei sovrani uranisti, Edoardo II, Giacomo I, Guglielmo III d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico, re del Wurtembourg, Federico il grande e molti altri, come innumerevoli principi, duchi, nobili, banchieri, artisti, contadini. Senza rifletterci troppo si potrebbe citare Monsieur, fratello di Luigi XIV, il gran Condé, il marchese di Gesvres, M. de Custine, il Sodoma; tutti quelli che si sposano per obbedire a ragioni di famiglia, per aumentare le loro fortune, per stabilizzarsi in modo più solido, per ingannare il mondo, per avere una domestica devota, per avere figli, perché hanno paura del loro uranismo. Tra loro ci sono anche molti amanti di attrici.
URANISMO A. – (1,2,3,4,5)
Gli scienziati riconoscono oggi l’esistenza di numerosi individui maschi che (per la maggior parte fin dalla loro infanzia, prima della pubertà) sono esclusivamente, spontaneamente, portati sessualmente, sentimentalmente, sensualmente, amorosamente, intellettualmente, verso altri individui del medesimo sesso. Questi sono gli uranisti.
Come ho già detto, il coito anale (attivo o passivo) non è il fine della loro sessualità o la soddisfazione del loro istinto sessuale; ne è piuttosto una deviazione, nello stesso modo in cui il coito anale è una deviazione per gli eterosessuali.
L’amore gli uomini per gli impuberi è ugualmente al di fuori dell’uranismo normale, come l’amore per le ragazzine è al di fuori dell’eterosessualità normale. Ci sono eterosessuali depravati che cercano bambine, come ci sono degli uranisti depravati che cercano bambini.
La sodomia, coito anale attivo o passivo, e l’amore sessuale che si soddisfa con dei ragazzini, non riguardano più l’unisessualità che l’eterosessualità.
Gli uranisti che amano giovani uomini o uomini maturi non sono necessariamente effeminati.
Ci sono uranisti di tutti i generi, dagli ultra-virili e i virili (Michelangelo, il principe Eugenio, August von Platen, Winckelman, Johannes von Muller), fino agli effeminati, fino ai passivi (Monsieur, fratello di Luigi XIV, l’invertito il cui romanzo è stato pubblicato negli Archives d’Anthropologie criminelle, Ulrichs, il Mercante di burro di cui parla Emile Laurent in “Les Habitué des prisons”, il conte Cajus di cui parla Casper); da quelli la cui passione è la similarità, fino a quelli che ristabiliscono tra maschi la differenza sessuale che c’è tra l’uomo e la donna, amando un maschio più maschile o più femminile.(1)
L’uranismo si sviluppa precocemente – o, quanto meno, gli uranisti si ricordano delle loro tendenze precoci per il sesso maschile, – e si trova più spesso essere la causa dell’onanismo e della masturbazione al tempo della pubertà, più che essere causato da loro.(2)
Nell’età dell’indifferenza sessuale che caratterizza l’infanzia e che precede o accompagna il risveglio della sessualità, gli uranisti più veri, possono amare molto donne o giovani ragazze, ma senza sessualità, a meno che non siano così eccitabili che qualsiasi essere umano metta in agitazione i loro sensi. I loro sogni a occhi aperti o quando dormono sono unisessuali. I loro tentativi con le donne (quando non si sono ancora resi conto del loro temperamento, o quando si sono messi in mente di superarlo, o quando si sposano per ragioni politiche, amicizia o interesse, o per fondare una famiglia e avere dei figli) sono poco soddisfacenti e danno loro più senso di fatica e di fastidio che di appagamento. Quando incontrano qualcuno del loro sesso che a loro piace o al quale piacciono molto, capiscono la loro situazione, se non l’hanno capita con l’aiuto della lettura e della riflessione, e la maggior parte di loro si accontenta dei sentimenti che la natura ha loro accordato.
I loro primi amori assomigliano molto a quelli degli eterosessuali, forse con in più l’amicizia: lettere, regali, scene di gelosia, riconciliazioni, sacrifici, mano nella mano, carezze, baci … Se si lasciando andare, se seducono o sono sedotti, ne possono seguire tutte le soddisfazioni unisessuali, salvo la sodomia che è rara.(3)
Il corso della loro vita dipenderà dai loro caratteri, dall’ambiente, dalle circostanze, da tutto quello che agisce sull’uomo, lo migliora o lo sminuisce.
Tra gli uranisti si trovano persone caste, persone moderate ma anche sensuali, viziosi e depravati; maschi ultra-virili, soprattutto dediti all’amore della similarità, amore fisico o psichico, o sia l’uno che l’altro; altri che sono anche maschi e che cercano nel maschio qualcosa di più delicato che l’uomo o la donna, che cercano questa sensibilità ragionevole, così poco femminile, che si può raggiungere senza falsa galanteria; altri che sono maschi anche loro, che sono inseguiti dalla passione della dissimilarità, che sono affascinati dal fatto di introdurre in un rapporto unisessuale tutte le sdolcinatezze, tutte le galanterie, tutte le civetterie dell’amore eterosessuale, che ameranno un uomo come una donna virile ama un uomo, o come un uomo ama una donna, secondo l’età, le circostanze, l’individuo amante o amato.
Altri sono effeminati e i loro amori sono sempre o quasi sempre gli amori di una donna per un umo. Se sono ancora più effeminati, sono gli amori di una donna per una donna. “Non si conoscono le carezze se non si è stati amati da un essere debole” disse Diderot. Questi si sentono donne, vorrebbero essere donne, adorano i dolcetti, le menzogne, i profumi, i salottini, i cancan, le attrattive femminili, gli abiti femminili. La brutalità non dispiace loro più che a una donna.
Non è solo la natura che li ha formati così effeminati, ma si sono abituati a questo modo di essere. Ci si sono compiaciuti e ci hanno sguazzato. Hanno esagerato le loro tendenze femminili e anche il mondo ha contribuito a esagerarle, sia lamentandosene sia accettandole e divertendosene benevolmente. Le loro piccole paure, le loro piccole vanità sono state incoraggiate dalle donne come dagli uomini.(4) Questi vecchi Cherubini (perché sono spesso vecchi e di Cherubino non hanno che il travestimento) trovano spesso delle contesse Rosine.
Questi effeminati sono degli strumenti di tortura per la società che li alleva e si prende cura di loro. Essendo oziosi per la maggiora parte del tempo, dato che un uomo occupato non saprebbe come trovare il tempo libero per effeminarsi a un livello così estremo, possono non solo imitare ma anche sorpassare la donna in tutto ciò che essa ha di più frivolo e di più riprovevole.
La vanità, una volta scatenata, trovando buon nutrimento, non si ferma, se le circostanze le vengono in aiuto.
Sono questi effeminati che ricercano così tanto gli eterosessuali per vanità, perché è molto più esaltante dominare un uomo che ama le donne, perché sembra una cosa più difficile, anche se in sostanza è forse più facile, se si sceglie l’eterosessuale povero o venale o socialmente inferiore e vanitoso o che non conosce la perfidia o il sottile valore dell’uranista effeminato.
Quando gli uranisti virili o ultra-virili evitano gli uranisti evidenti, e sembrano cercare l’eterosessuale, il cosiddetto uomo normale, non è affatto per vanità o per vizio, ma è perché conoscono bene le falsità e i difetti degli invertiti effeminati, – perché sono alla ricerca di un amico-amante senza la tara della femminilità o dell’effeminatezza, di un amico che sia degno di essere amico, e di un amante che essi possano plasmare e completare. Sanno che molti uomini apparentemente eterosessuali sanno poco di se stessi e non si ritengono capaci di unisessualità o anche votati all’unisessualità, se l’amante giusto si presentasse.
Se scoprissero che l’uomo maschio che amano è vergine, questi uranisti maschi potrebbero solo amarlo di più, anche se molti uranisti effeminati subirebbero (a meno che non fossero molto giovani o molto maturi o molto corruttori) la delusione di molte donne in presenza di un uomo vergine. L’ideale di molti uranisti sarebbe un uranista apparentemente eterosessuale, che loro siano i primi a scoprire; essi avrebbero dalla sorte le primizie di una verginità sentimentale e sessuale e non correrebbero il rischio del discredito sociale. Molti uranisti non osano avvicinarsi agli uomini “di cui abbiamo parlato” che sono loro simpatici e attendono dal caso l’avvicinamento desiderato.
Si è così spesso parlato della preferenza degli uranisti per gli eterosessuali al punto che è importante capirne le cause, e chiarire che un uranista maschio non può preferire un eterosessuale che nella speranza di trovare un fratello degno di lui, o perché se ne innamora o per prudenza o per vizio – mentre con l’effeminato bisognerebbe soprattutto fare leva sulla vanità.(5)
Tutti gli uranisti di cui ho parlato si tengono dunque all’unisessualità quando hanno pienamente riconosciuto il carattere della loro sessualità. Un uranista può ignorare, lo ripeto, fino a un certo momento il suo uranismo, o non crederlo completo e non sradicabile e può mettersi alla prova con l’eterosessualità per un motivo o per l’altro, ignoranza, imitazione, vanità, perché crede di obbedire a una delle necessità della virilità. Ma se abbandona questi rapporti perché non sono un piacere per lui, perché gli sembrano sgradevoli, insipidi, sporchi o contrari alla natura, e se si rende conto di queste cause, e se il sesso maschile lo attira, allora è un uranista.
Se ha un’amante per sviare i sospetti o perché altre donne lo lascino tranquillo, o perché non ha il coraggio di rompere un legame avviato quando lui sapeva poco di se stesso, o se si sposa per obbedire a dei motivi di denaro, alla sua famiglia, per avere dei figli o per paura dello scandalo, è sempre un uranista, se il sesso maschile lo attira più di quello femminile, o se per lui avere un’amante o una moglie è un dovere o un asservimento, se l’infedeltà per lui non è possibile o non gli sembra possibile se non con un uomo.
La paura, la prudenza, la coscienza posso trattenerlo vicino alla donna che egli ha subito o si è imposto, ma è comunque un uranista, e l’unisessualità può farlo stare bene.
B. – Inversione sessuale congenita o uranismo (sotto l’influenza delle circostanze, della volontà, dell’abitudine, dell’ambiente, del vizio), che si allea dopo la pubertà, dopo lo sviluppo della vita sessuale, all’eterosessualità acquisita, o che le cede;
6). – Che si allea con l’eterosessualità acquisita, sia simultaneamente, sia periodicamente, e che porta alla tolleranza sessuale acquisita dei sensuali, e all’indifferenza sessuale acquista dei freddi. È l’ermafroditismo psichico di Krafft-Ebing, espressione che mi sembra fuorviante.
7). – Che porta all’eterosessualità acquisita, e che le cede (dopo una lotta più o meno prolungata) senza periodicità e senza ritorno. Se questo stato si presenta poco dopo il ventesimo anno, prima dell’ingresso nel mondo, non lo si potrebbe affatto distinguere dalla eterosessualità congenita assoluta. È su questo stato che contano i padri di famiglia quando mandano i loro figli in collegio.
Questi eterosessuali, a base unisessuale, quando non sono grandi uomini o degli uomini dediti al dovere, sembrano spesso avere subito una specie di castrazione morale.
URANIMO B. – (6,7)
Questa seconda divisione o categoria comprende gli uranisti che possono modificarsi o essere modificati fino al punto di acquisire non solo abitudini e vizi, ma anche gusti e tendenze eterosessuali, sia al posto del loro istinto unisessuale, che anche simultaneamente o periodicamente.
Questa seconda categoria comprende dunque gli uranisti che (per dovere, per obbligo, per costrizione, per coscienza, per vanità, cupidigia, interesse, coinvolgimento, curiosità, debolezza, simpatia, per tutte le ragioni morali, sociali e intellettuali), si allenano all’eterosessualità e rinunciano, per un motivo o per l’altro, alla loro sessualità naturale e finiscono per rimpiazzarla con quella acquisita, e quelli che cumulano le due sessualità. Questi ultimi sono i perversi, i più pervertiti, gli uranisti più pericolosi per il benessere morale. La sessualità normale carica e asservisce già abbastanza un uomo; e questo ermafroditismo psichico o psicosessuale completo dà troppo spazio e troppa importanza alla sessualità di un uomo e porta troppo squilibrio.(6)
I rapporti con una donna, invece di pacificare certi uomini di questa classe li avviano verso una eccitazione unisessuale; il contrario ha luogo raramente tra gli uranisti con eterosessualità acquisita.
Se invece il dovere austero, o l’altruismo o una passione per una scienza o una occupazione non producono cambiamenti di direzione sessuale (perché allora il dovere si manifesta in uomini di grande valore dotati di singolare spirito di dedizione, che arrivano a un’abnegazione, a un sacrificio, a una disciplina che li ricompensa) questi uranisti non sono uomini dotati di molta forza di carattere.
La paura, la mollezza, l’obbedienza alle convenzioni sociali, l’abitudine, la regolarità, hanno un ruolo altrettanto importante nella loro condotta di quello della volontà, dell’energia e della convinzione.
Si troverebbero più virtù virili e più potenti negli uranisti impenitenti che nei convertiti. Questi convertiti mi danno spesso l’idea di aver subito una castrazione morale.
C). – Inversione sessuale congenita, uranismo parziale, che non esclude gli istinti eterosessuali già presenti prima o a partire dalla pubertà, prima dello sviluppo della vita sessuale, che soffoca questi istinti, si allea con loro o cede loro.
8). – Che soffoca gli istinti eterosessuali, (a) prima della pubertà, (b) al tempo della pubertà, (c) dopo lo sviluppo della vita sessuale.
9). – Che viene meno insieme con gli istinti eterosessuali per tutta la durata della vita, simultaneamente o con periodicità.
10). – Che conduce all’eterosessualità acquisita senza ritorno e senza periodicità- Se questo stato si produce all’epoca dell’ingresso in società, non lo si saprebbe distinguere dall’eterosessualità congenita.
Sembra utile ora parlare della 3^ categoria eterosessuale.
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(1) L’effeminatezza può essere acquista o congenita, transitoria o permanete. Si può essere effeminati a causa della giovinezza, dell’ignoranza di sé, prima di raggiungere la virilità, o per effeminatezza naturale, imitazione spontanea o voluta della donna. Si può essere effeminati senza essere passivi.
(2) La masturbazione degli impuberi ha cause e risultati del tutto diversi sul carattere e sulla salute.
(3) Kræpelin nella sua “Psychiatrie”, viene in appoggio di tutto questo, solo che le sue eccellenti sottolineature sono modificate dal fatto che si occupa di malati.
(4) Renée et Maxime in “La Curée” di Zola.
(5) L’effeminato (che non è coraggioso) sembra provocare molto di più l’opinione pubblica rispetto all’uranista virile. Quest’ultimo, infatti, aspetta per affrontare l’opinione pubblica, che di una tale audacia o di una tale indifferenza ne valga veramente la pena.
(6) I malati ipnotizzati da Schrenck-Notzing appartengono a questi gruppi.
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