Visualizzazione post con etichetta ACCETTARE UN AMORE GAY. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ACCETTARE UN AMORE GAY. Mostra tutti i post
domenica 5 novembre 2017
TRADIMENTO GAY E AMORE GAY
Ciao Project,
Il tuo blog mi piace perché ci si trovano tante cose che hanno il sapore della vita reale. Siccome leggendo il blog non ho mai provato sensazioni di rigetto e nemmeno di perplessità, ti vorrei raccontare una parte della mia storia, che qualche anno fa mi ha messo in crisi e che è andata a finire in un modo assolutamente non standard. Questo per dire che le regole astratte di comportamento non hanno alcun senso.
L’argomento è il tradimento. La storia in fondo è semplice, io avevo un ragazzo e facevamo anche sesso insieme, anche se la cosa non era affatto così banale, perché noi ci capivamo, ci stimavamo e semplicemente ci volevamo bene, poi per varie ragioni lui ha avuto le sue esperienze ma siamo rimasti comunque in contatto, non eravamo ex-fidanzati, perché non eravamo mai stati fidanzati, semplicemente ci volevamo bene ed è una cosa diversa.
A un certo punto lui è rimasto solo e ci siamo rimessi insieme. Nota che lui aveva sempre parlato con me molto sinceramente, io conoscevo i ragazzi che lui frequentava e mi sembravano bravi ragazzi, cioè ragazzi che gli volevano bene. Non dico che mi sembravano bravi ragazzi perché ora penso che non lo siano, al contrario ne sono ancora più convinto ora di prima. Lui non ha mai interrotto del tutto i rapporti (anche sessuali) con i ragazzi che gli hanno voluto bene veramente, e tra quei ragazzi ci sono anche io, non ho neanche la presunzione di essere per lui più importante degli altri, per la precisione degli altri due.
Quando ci siamo rimessi insieme però lui era solo nel senso che quei ragazzi lo tenevano a distanza, perché avrebbero voluto da lui un comportamento monogamico, che per lui però è praticamente impossibile. E qui l’alternativa in teoria è chiara, o lo accetti com’è, oppure te ne vai via. Ecco, questo era quello che pensavo, ma ero decisamente ingenuo. O meglio, pensavo di avere capito le regole che governano la vita affettiva, ma non avevo capito nulla.
Una notte, ad un’ora molto tarda, in pratica quasi di mattina, si presenta a casa mia, col rischio di svegliare tutti i miei vicini pettegoli, e mi dice che vuole fare sesso con me, ma mi dice anche che prima mi deve dire una cosa: “Prima di venire qui sono stato da A. (uno degli altri due ragazzi) e ho fatto sesso con lui, perché non riuscivo a farne a meno. Ti dà fastidio?” Gli ho risposto: “No, proprio non mi dà fastidio, A. è un ragazzo come si deve e con te non ha mai giocato e ti ha voluto bene nel vero senso della parola.”
Poi ho aggiunto che non avevo voglia di fare sesso con lui perché ero stanchissimo per la giornata precedente. Lui si è alzato per andarsene e mi ha detto: “Va bene … ho capito.” Ma era deluso. Gli ho risposto: “Tu non hai capito niente e a quest’ora non ti lascio andare in giro in macchina, se no l’infarto mi viene prima del tempo! Ti preparo la stanza, almeno dormi un po’.” Era un discorso che non si aspettava, mi ha guardato felicemente sorpreso, poi mi ha detto: “Vorrei una tazza di tè, dimmi dove sono le cose necessarie che lo faccio io.” Siamo andati in cucina, ho messo l’acqua a bollire e mentre lui aspettava sono andato a preparargli la stanza. Poi gli ho preparato il tè, dopo che lo ha bevuto si è alzato in piedi, si è avvicinato a me e mi ha abbracciato e mi ha dato anche una strizzatina lì, dicendo: “Ok, sarà per la prossima volta. Ti voglio bene B.!”
L’indomani mattina abbiamo parlato a lungo e molto seriamente dei suoi studi, lo vedevo tranquillo, molto meno nevrotico del solito. Poi abbiamo ricominciato a frequentarci di più, ma sempre sottolineando che noi non siamo una coppia, che siamo liberi e che tra noi non c’è nessun obbligo. Non era il mondo dei sogni che avevo desiderato a 18 anni, ma secondo me aveva (e ha) un senso profondo e poi a me non importa che lui sia il mio ragazzo nel senso classico del termine, queste cose le abbiamo superate ormai da anni, per me conta solo il fatto che lui sia felice, o meglio che lui stia meglio con me di come starebbe se fosse solo. Lui di me si fida, mi considera una persona seria, sa che gli voglio bene e questo fatto non gli è indifferente, anche se in realtà non è bastato per portarlo alla monogamia, o meglio alla monogamia stretta, al 100%.
Quando ho provato a raccontare questa storia ai miei amici, anche agli amici gay, ho trovato una reazione che mi ha dato molto fastidio: mi ritenevano stupido, debole, mi dicevano che mi ero fatto ingannare, che le regole ci devono essere e che quelli che non rispettano le regole bisogna allontanarli e basta. Solo una ragazza ha capito il senso di quello che stavo dicendo, non ha dato giudizi ma si è dimostrata dell’idea che se avevo fatto una scelta del genere non era certo per ingenuità ma per amore, perché probabilmente mi rendevo conto più o meno inconsciamente, che anche lui mi voleva bene, anche se a modo suo. Ma gli altri erano tutti allineati sull’idea che in coppia si sta solo con una unione tipo matrimonio e che chi non accetta una cosa simile deve essere emarginato e basta.
Io, secondo loro non sto in coppia con nessuno e sono solo un cretino che si è fatto abbindolare da un ragazzo poco serio, ma per me le cose non stanno affatto così. Noi ci vogliamo bene, penso che siamo veramente importanti uno per l’altro. Non mi sono mai pentito delle mie scelte e le rifarei. Mi hanno detto che sto buttando via la vita e le occasioni serie, ma serio che cosa significa? Dovrei rinunciare al mio ragazzo (che forse non è nemmeno il mio ragazzo, ok) per cercarmene un altro? No! Proprio no! Ormai sono quasi 10 anni che “in qualche modo” stiamo insieme, lui è nevrotico, collerico, ecc. ecc., tutto quello che volete, però è onesto, non mi nasconde nulla, non mi imbroglia, mi dice quello che pensa, tutto, anche brutalmente, ma lui, con tutti i suoi difetti, non mi ha mai veramente abbandonato, nei momenti neri me lo sono trovato vicino, non faceva discorsi, ma c’era e capiva come stavo veramente.
Alcuni miei amici lo hanno conosciuto e lo evitano perché quando loro fanno i loro discorsetti ipocriti lui glielo fa notare e li mette in imbarazzo. Certe volte mi invitano sottolineando che devo andare da solo, altre volte non mi invitano affatto, ma la cosa non mi dispiace, io a lui non ci rinuncio di certo per andare a una festa!
Ecco questa è la storia, Project. Lui non è perfetto, ha tanti difetti, lo so benissimo e poi di difetti ne ho tanti anche io. Mi dicono che se sto con lui non sarò mai felice, eppure è vero esattamente il contrario. È andato e va con altri ragazzi, in realtà solo due e gli unici due che gli hanno voluto bene veramente, ma io non riesco proprio a vedere una cosa del genere come un tradimento, ma un tradimento di che cosa? Lui ha bisogno di sesso e anche di affetto, lo e lo capisco benissimo, e non me ne sento affatto sconvolto. Noi abbiamo un modo tutto nostro di volerci bene, le regole degli altri non ci interessano, ai loro occhi possiamo anche apparire due deficienti che non capiranno mai nulla, ma a noi di quello che dice la gente non importa assolutamente nulla. Aggiungo una cosa prima di salutarti, Project, io sono convinto che di situazioni come la nostra ce ne siamo parecchie, anche se nessuno le racconta. Non ci sono regole quando ci si vuole bene, i sentimenti sono l’unico riferimento possibile.
Che ne pensi, Project? Ovviamente puoi pubblicare la mail se lo credi opportuno.
Sta’ bene!
Lorenzo
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6279
If you like, you can participate in the discussion of this post in English, on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/T-gay-betrayal-and-gay-love
lunedì 9 ottobre 2017
GAY E PRETI GAY
Caro Project,
ho visto che ultimamente l’attività del forum è molto calata. Spero che tu abbia la possibilità di rispondermi perché sul tuo forum ho letto molte cose interessanti sui gay, cose molto diverse da quelle che avevo sentito per anni e che sento ancora oggi.
Ho 23 anni, sul fatto che sono gay non ho alcun dubbio, in pratica l’ho sempre saputo, non sapevo che quel mio modo di essere fosse l’omosessualità, di questo ho preso coscienza qualche anno fa, più o meno a 15 anni. Attualmente studio Ingegneria, gli studi vanno bene e non sono molto lontano dalla laurea. Trovare lavoro sarà un problema, ma nel mio settore, per fortuna c’è poca gente e qualche possibilità esiste ancora, ma sono tutte cose che dovrò affrontare dopo.
Non sono pubblicamente dichiarato, anzi direi che non sono dichiarato affatto e questo mi condiziona un po’. In ogni caso non posso rischiare, né all’università, né a casa mia. All’università si parla solo di studio o di ragazze (ma poco), non ho mai sentito nulla di gay, nemmeno barzellette, l’argomento non esiste proprio, poi nel mio corso siamo veramente pochi, al massimo una quindicina, e non è l’ambiente giusto per trovarsi amici, anche perché tra noi la collaborazione è solo formale, anche se nessuno lo ammette esplicitamente, c’è una corsa a mettersi in evidenza e ognuno ha le sue mire non dichiarate ma evidenti, perché l’ambiente della nostra facoltà è molto legato all’industria e i professori sono in pratica un ottimo trampolino di lancio verso un lavoro di alto livello. Si studia molto, la facoltà è considerata ottima e lo è realmente, ma l’ambiente umano è concorrenziale e nella sostanza ben poco amichevole.
I miei genitori hanno meno di 55 anni, si sono sposati giovani. Ma con loro non ho molto dialogo. In pratica li tengo a distanza, quando capita l’occasione di parlare un po’ preferisco raccontare stupidaggini o cose dell’università delle quali in fondo non mi importa nulla. Non so se si siano mai fatti domande sul fatto che non ho mai avuto una ragazza, dato che i miei cosiddetti amici hanno tutti la ragazza. In ogni caso i miei non fanno domande. Da qualche frammento di telefonata tra mia madre e mia zia posso dedurre che secondo mia madre ho rinviato l’idea di farmi una ragazza a dopo la laurea, questo però significa che lei ha notato qualcosa di anomalo, ma non solo, significa anche che ne ha parlato con la sorella, il che mi dà veramente fastidio. Mio padre è un tipo un po’ diverso ma è succube di mia madre e, forse mi sbaglio, ma ho pensato che questo fatto sia una delle ragioni della mia omosessualità: io non voglio essere succube di nessuno. La dipendenza di mio padre da mia madre, secondo me, ha qualcosa di eccessivo, di patologico. Resta comunque il fatto che non ha senso provare a fare un discorso chiaro né con mio padre né con mia madre, quindi il problema non si pone proprio.
Ho passato le mie fasi di interesse per la pornografia, anche esagerato, ma poi l’interesse è calato. Più che di sesso avevo bisogno di un amico vero che mi somigliasse un po’, parlo di un amico gay, se poi non fosse rimasta solo amicizia sarebbe stato certamente meglio, ma non mi sembrava una cosa indispensabile. All’università non ci provo nemmeno, perché i rischi sono troppi e poi lì si recita come in teatro. Ho provato le chat, quelle un po’ hard ma erano veramente uno squallore.
dopo un po’, praticamente per caso, una domenica mattina ho accompagnato i miei genitori alla messa. Tempo fa, diciamo fino a tre anni fa, frequentavo gli ambienti della parrocchia e il clima mi era abbastanza familiare. I miei conoscono il parroco da anni e si sono messi a parlare con lui. Io mi sono seduto su un gradino ad aspettarli e ho visto un gruppetto di ragazzi che giocavano a pallone, più o meno una dozzina di ragazzi, ma non erano ragazzini, potevano avere più o meno la mia età. Uno di quei ragazzi ha attirato subito la mia attenzione, sorrideva, anzi rideva in modo molto diretto, era un bel ragazzo, alto, magro coi capelli castano chiaro, lisci, corti ma non cortissimi, per un attimo abbiamo incrociato gli sguardi e per me è stato come un fulmine. Aveva occhi bellissimi, sembrava proprio un ragazzo felice. Ma la cosa è finita lì, sono arrivati i miei e siamo andati a casa, ma io ho continuato a pensare a quel ragazzo. Poi è ricominciata la settimana di studio e ho finito per pensare ad altro.
La domenica successiva mi sono offerto io di accompagnare i miei genitori alla messa, proprio perché speravo di rivedere quel ragazzo. Finita la messa ho gettato uno sguardo nel cortile e il ragazzo c’era, stava seduto su un gradino a parlare con altri ragazzi, mi ha visto e mi ha fatto un cenno con la mano, io ho risposto allo sesso modo, evidentemente si ricordava di me. Poi sono andato via ed è passata un’altra settimana.
Insomma, io ho ripreso ad andare alla messa e dopo qualche settimana ho cominciato a scambiare anche qualche parola con quel ragazzo, che chiamerò Luca. Mi sentivo a mio agio, era molto diretto e nello stesso tempo non invadente e poi sorrideva. Abbiamo cominciato a salutarci con una stretta di mano, lui stringeva forte ed era una bella sensazione.
Una domenica, e non la dimenticherò mai, dovevamo andare in Umbria a casa di mia nonna e siamo andati a messa la mattina alle 7.00 alla prima messa e mi è preso quasi un infarto quando ho visto uscire dalla sacrestia Luca con i paramenti addosso, che veniva a dire messa. Luca è un prete, non lo avevo minimamente sospettato. In chiesa c’era poca gente e Luca ha fatto una breve predica che mi è rimasta in mente. L’idea di fondo era il non giudicare perché noi vediamo solo le apparenze e non il cuore delle persone. Quella predica, però, applicata a Luca, mi portava a chiedermi quale fosse l’apparenza e che cosa ci fosse nel suo cuore. Certo nel vedere che Luca era un prete ci sono rimasto scioccato. Ho continuato ad andare alla messa ma ho evitato di cercarlo. Alla fine è stato lui a cercare me.
Francamente temevo che mi cercasse per, diciamo così, ricondurmi all’ovile, ma non avevo l’impressione che la finalità fosse questa, piano piano, molto lentamente, è nata una vera amicizia, ovviamente mi guardavo bene dal raccontargli di me ma mi accorgevo che lui stava bene con me e cercava la mia compagnia. Lui viveva nella parrocchia, curava le attività coi ragazzi e il Parroco si fidava molto di lui ma lo teneva anche sotto controllo, mi ha detto che avrebbe voluto una sera andare a prendere una pizza con me ma che non poteva perché si sentiva controllato, ed era un discorso strano.
Un giorno mi chiama e mi dice che la nonna sta molto male e che deve andare a trovarla subito in un paese in provincia di Varese, mi chiede se sono disposto ad andare con lui fino a Milano. Io gli dico di sì e gli dico che lo avrei accompagnato in macchina, perché arrivare a Milano è facile ma arrivare da Milano al paese poteva essere molto difficile. Ho avvisato i miei e sono partito con Luca alle undici del mattino. Il viaggio era lungo e in macchina eravamo soli, e così è stato quasi inevitabile che si arrivasse a parlare del nostro privato. Lui non mi ha chiesto se avevo una ragazza. Io gli ho detto semplicemente: “bisogna che te lo dica: io sono gay.” E lui mi ha risposto: “anche io.” Poi è seguito un lungo silenzio.
Abbiamo parlato molto, mi ha raccontato della sua vita, mi ha raccontato che voleva fare qualcosa di buono e che non si è fatto prete per scappare a qualcosa ma per trovare qualcosa, mi ha detto che era felice, che in seminario ne aveva parlato col padre spirituale e che quello lo aveva incoraggiato ad andare avanti e a non lasciare la strada intrapresa. Mi ha detto anche che era molto contento di parlare con me e che per lui era come una liberazione, perché poteva essere se stesso come non gli era mai successo.
Mi sono guardato molto bene dal dire a Luca che mi ero innamorato di lui, perché lo avrei messo in gravi difficoltà, dentro di me non nego di aver provato qualche momento di amarezza e di essermi posto molte domande. Luca pensava veramente le cose che diceva o le diceva perché in qualche modo doveva dirle? Certo sembrava contento di essere prete e penso che lo fosse realmente, ma qualche volta anche avere un compagno di vita vicino può essere fondamentale, specialmente quando gli anni cominciano a passare.
Gli ho raccontato di me, praticamente tutto, omettendo solo il fatto che mi sono innamorato di lui e penso che anche lui mi abbia raccontato praticamente tutto di sé, omettendo il fatto che si è innamorato di me. Ma in una situazione simile che cosa si può fare?
Siamo arrivati a Varese la sera, non siamo andati al paese, perché la nonna era stata ricoverata in ospedale in città. Siamo andati a trovarla. Luca le ha portato la comunione, ma stava meglio e i dottori pensavano di dimetterla in pochi giorni. Dovevamo tornare indietro, mi sarebbe piaciuto fermarci in albergo per parlare un po’ e ripartire l’indomani mattina, ma ho finito per proporre io di partire subito perché non volevo metterlo in difficoltà. Siamo ripartiti.
Il viaggio è stato molto bello, sembravamo proprio una coppia gay, stavamo benissimo, ma in fondo avevamo scelto entrambi di omettere la cosa fondamentale e cioè quel “mi sono innamorato di te” che avrebbe potuto sconvolgere la le nostre vite. Ho guidato tutta la notte e la mattina presto Luca era di nuovo in parrocchia. Il parroco ha visto che siamo rientrati subito e ora si fida di me.
Ogni tanto, più o meno una volta al mese, vado a prendere una pizza con Luca. Certo la situazione è strana, ma lo vedo contento e la cosa allontana da me qualunque altro pensiero. Abbiamo anche parlato di cose gay, qualche volta, ma sempre in modo molto astratto e soprattutto non abbiamo mai parlato di noi.
È strana questa storia e posso dirti che tra le tante ipotesi che avevo fatto per il mio futuro questa proprio non l’avevo mai presa in considerazione. Adesso vado avanti così, mi basta vedere Luca sereno, anche se ho tanta paura che le cose possano cambiare da un momento all’altro.
Se vuoi, pubblica la mail (Ovviamente il paese non era in provincia di Varese!).
C. C.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=19&t=6260
If you like, you can participate in the discussion of this post on Gay Project Forum: http://gayprojectforum.altervista.org/showthread.php?tid=128
domenica 5 marzo 2017
UN FIGLIO FORSE GAY
Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6005
lunedì 15 febbraio 2016
CINQUE STORIE DI OMOSESSUALITÀ FEMMINILE
Potete leggere qui di seguito, in traduzione italiana, cinque storie di omosessualità femminile inserite da Havelock Ellis a corredo del capitolo sulla omosessualità nelle donne del suo noto trattato sull’inversione sessuale. Sono storie di donne omosessuali vissute un secolo fa, in condizioni sociali molto diverse da quelle di oggi, e tutte appartenenti a classi sociali medio-alte, tanti atteggiamenti mentali, tanti meccanismi di scoperta dell’omosessualità e di sublimazione della sessualità sono però sostanzialmente identici a quelli che si riscontrano ancora oggi. La lettura di questi documenti d’epoca ci permette di capire dal vivo le difficoltà incontrate dalle donne omosessuali tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del 900.
STORIA 34
Signorina S., 38 anni, vive in una città degli Stati Uniti, una donna d’affari di intelligenza raffinata, di primo piano negli ambienti professionali e letterari. La sua salute generale è buona, ma lei appartiene ad una famiglia in cui è presente una componente neuropatica marcata. È di temperamento piuttosto flemmatico, ben equilibrata, sempre perfettamente calma e padrona di sé, di disposizione piuttosto riservata, con un portamento dolce e dignitoso.
Dice che non può interessarsi agli uomini, ma che tutta la sua vita è stata “glorificata e resa bella dall’amicizia con le donne”, che ama come un uomo ama le donne. Il suo carattere è, tuttavia, ben disciplinato, e le sue amiche non sono a conoscenza della natura del suo affetto. Cerca di non dare tutto il suo amore ad una sola persona, e si sforza (come lei stessa dice) di utilizzare questo “dono di amare” come un trampolino di lancio per alti obiettivi mentali e spirituali. È descritta da chi l’ha conosciuta per diversi anni come una persona “di carattere alto e di istinti infallibilmente diretti verso cose alte.”
STORIA 35
Miss B., artista, di origini tedesca per il ramo paterno. Tra i suoi fratelli e le sue sorelle, c’è una persona di temperamento nevrotico e un’altra invertita. Lei è in buona salute. Non ha ripugnanza per gli uomini e le piacerebbe anche provare il matrimonio, se l’unione non fosse permanente, ma ha raramente sentito una qualche attrazione sessuale per un uomo. In un caso eccezionale, quando era molto giovane, rendendosi conto che non era adattata per i rapporti eterosessuali, ruppe il fidanzamento che aveva formato. Molto più tardi nella vita, creò un rapporto più stabile con un uomo di gusti congeniali.
È attratta da donne di vario genere, anche se riconosce che ci sono alcune donne verso cui sono attratti solo gli uomini. Molti anni fa aveva un amico al quale era fortemente legata, ma le manifestazioni fisiche non sembrano essere diventate significative. Dopo di ciò i suoi pensieri furono molto occupati da diverse donne alle quali fece avances, che non furono incoraggiate ad un livello tale che si potesse andare oltre l’amicizia ordinaria. In un caso, però, formò un rapporto intimo con una ragazza un po’ più giovane di lei, una personalità molto femminile, che accettò l’ardente amore di Miss B. con piacere, ma in maniera passiva, e non ritenne che il rapporto potesse essere di ostacolo al suo matrimonio, anche se non lo avrebbe in nessun caso detto al marito. Questa relazione per la prima volta suscitò le emozioni sessuali latenti di Miss B.. Trovò soddisfazione sessuale nel baciare e abbracciare il corpo della sua amica, ma non sembra esserci stato orgasmo. La relazione produsse un notevole cambiamento in lei e la rese radiosa e felice.
Nel suo comportamento verso gli uomini, Miss B. non rivela alcuna timidezza sessuale. Gli uomini di solito non sono attratti da lei. Non c’è nulla di sorprendente nel suo aspetto; la sua persona e le sue buone maniere, anche se trascurate, non sono vistosamente maschili. È appassionata di esercizi fisici e fuma parecchio.
STORIA 36
Miss H., 30 anni. Tra i suoi parenti paterni c’è la tendenza all’eccentricità e alla malattia nervosa. Suo nonno beveva; suo padre era eccentrico e ipocondriaco e soffriva di ossessioni. La madre ed i parenti della madre sono del tutto sani e di disposizione normale.
All’età di 4 anni le piaceva vedere le natiche di una bambina che viveva vicino. Quando aveva circa 6 anni, la bambinaia, seduta nei campi, aveva l’abitudine di giocare con le proprie parti intime, e le disse di fare lo stesso, affermando che questo avrebbe fatto arrivare un bambino; quindi di tanto in tanto si toccava, ma senza produrre alcun effetto di nessun tipo. Quando aveva circa 8 anni era solita vedere le varie bambinaie scoprire le parti sessuali dei loro figli e mostrarle l’una all’altra. Aveva l’abitudine di pensare a questo quando era sola, e anche alle frustate. Non si è mai curata di giocare con le bambole, e nei suoi giochi prendeva sempre la parte di un uomo. I suoi primi rudimentali sentimenti sessuali apparvero all’età di 8 o 9 anni, e furono associati con i sogni in cui immaginava di frustare ed essere frustata, sogni che furono più vividi in un’età compresa tra 11 e 14 anni, quando poi svanirono all’apparire dell’affetto per le ragazze. Ebbe le prime mestruazioni a 12 anni.
Il suo primo affetto, all’età di 13 anni, fu per una compagna di scuola, una graziosa ragazza civettuola, con lunghi capelli biondi e occhi azzurri. Il suo affetto si manifestava nello svolgimento di qualsiasi tipo di piccoli servizi per questa ragazza, nel fatto che pensava a lei costantemente, e nel sentirsi deliziosamente grata per le più piccole risposte a quell’affetto. All’età di 14 anni ebbe una passione simile per una cugina; aveva l’abitudine di aspettare ansiosamente le sue visite, e soprattutto le rare occasioni in cui la cugina dormiva con lei; la sua eccitazione era poi così grande che non riusciva a dormire, ma non vi era alcuna eccitazione sessuale cosciente. All’età di 15 o 16 anni si innamorò di un’altra cugina; le sue esperienze con questa ragazza furono piene di deliziose sensazioni; se la cugina le toccava solo il collo, un brivido attraversava il suo corpo, lei ora considera sessuale quel brivido. Ancora una volta, a 17 anni, ebbe una travolgente fascinazione appassionata per una compagna di scuola, una bella ragazza comune, che lei idealizzò e trasformò in una creatura eterea in misura eccessiva. Questa passione fu così violenta che la sua salute ne fu, in una certa misura, alterata; ma era una passione puramente altruistica, e non c’era niente di sessuale in essa. Lasciando la scuola all’età di 19 anni incontrò una ragazza circa della sua stessa età, molto femminile, ma non molto attratta dagli uomini. Questa ragazza fu molto attratta da lei, e cercò di ottenere il suo amore. Dopo qualche tempo la signorina H. fu anche lei attratta da questo amore, in parte per il senso di potere che le dava, e si sviluppò una relazione intima. Questa reazione divenne vagamente fisica, la signorina H. prendeva l’iniziativa, ma la sua amica desiderava tale relazione e ne traeva estremo piacere; avevano l’abitudine di toccarsi e baciarsi teneramente (in particolare sul mons Veneris), con uguale ardore. Ciascuna delle due provava una forte sensazione piacevole nel fare questo, e un forte eretismo sessuale, ma non l’orgasmo, e non sembra che l’orgasmo ci sia mai stato. Il loro comportamento generale reciproco era quello delle amanti, ma loro cercavano, per quanto possibile, di nascondere questo fatto dal mondo. Questo rapporto durò per diversi anni, e sarebbe continuato, se l’amica di Miss H., non avesse messo fine alla relazione fisica per gli scrupoli religiosi e morali. La signorina H. era stata molto bene e felice durante questo rapporto; il turbamento del rapporto sembra aver esercitato un’influenza inquietante, e anche aver suscitato i suoi desideri sessuali, anche se lei era ancora scarsamente consapevole della loro vera natura.
Poco dopo un’altra ragazza di tipo estremamente voluttuoso si innamorò della signorina H., che rispose, lasciando il totale controllo della situazione ai suoi sentimenti, ma anche al suo desiderio di dominio. In seguito si vergognò di questo episodio, anche se l’elemento fisico in esso era rimasto vago e indefinito. Il suo rimorso era così grande che quando la sua amica, pentendosi dei suoi scrupoli, la implorò di lasciare che il loro rapporto ritornasse sullo stesso piano di una volta, la signorina H., nella sua risposta, resistette ad ogni sforzo per ripristinare il rapporto fisico. Mantenne questa decisione per alcuni anni, e cercò di deviare i suoi pensieri in canali intellettuali. Quando di nuovo formò un rapporto intimo fu con un’amica congeniale, il rapporto durò per diversi anni.
Non si è mai masturbata. Di tanto in tanto, ma molto raramente, ha sognato di cavalcare e i sogni erano accompagnati da emozioni sessuali piacevoli (lei non può ricordare alcuna esperienza reale che possa aver suggerito questo, anche se è appassionata di equitazione). Non ha mai avuto alcun tipo di sogni sessuali su un uomo; in questi ultimi anni ha avuto occasionalmente sogni erotici su donne.
Il suo sentimento verso gli uomini è gentile, ma non ha mai provato attrazione sessuale verso un uomo. Li ama come buoni compagni, come gli uomini si amano tra loro. Le piace la compagnia degli uomini a causa della loro attrazione intellettuale. Lei stessa è molto attiva nel campo sociale e intellettuale. Il suo sentimento verso il matrimonio è sempre stato di ripugnanza. Può, tuttavia, immaginare un uomo che potrebbe amare o sposare.
È attratta da donne femminili, sincere, riservate, pure, ma coraggiose nel carattere. Non è attratta da donne intellettuali, ma allo stesso tempo non può sopportare le donnicciole. Le qualità fisiche che l’attirano di più sono non tanto bellezza del viso quanto un corpo grazioso, ma non troppo esile, con belle curve. Le donne dalle quali è attratta sono di solito un po’ più giovani di lei. Le donne sono molto attratte da lei, e senza alcuno sforzo da parte sua. Le piace prendere la parte attiva e un ruolo protettivo con loro. È lei stessa energica di carattere, e con un temperamento un po’ nevrotico.
Trova soddisfazione sessuale nel toccare teneramente, nell’accarezzare, e nel baciare il corpo dell’amata. (Non c’è cunnilingus, che lei considera con orrore.) Prova più tenerezza che passione. C’è un elevato grado di eretismo sessuale quando bacia, ma l’orgasmo è raro e si produce quando si sdraia sopra la sua amica o quando la sua amica si sdraia su di lei, senza nessun contatto particolare. Le piace essere baciata, ma non così tanto come prendere la parte attiva.
Lei crede che l’amore omosessuale sia moralmente giusto quando è veramente parte della natura di una persona, e che la natura dell’amore omosessuale sia sempre resa evidente dall’oggetto di un tale affetto. Non lo approva quando è un semplice ripiego, o un’espressione di sensualità in donne normali. Ha resistito a volte all’espressione sessuale dei suoi sentimenti, una volta per più anni di seguito, ma sempre invano. L’effetto su di lei dell’amare le donne è decisamente buono, a quanto lei afferma, sia a livello fisico che spirituale, mentre la repressione conduce alla morbilità e all’isteria. Ha sofferto molto di nevrastenia in vari periodi, ma con trattamenti appropriati la cosa è lentamente diminuita. L’istinto omosessuale è troppo profondamente radicato in lei per poter essere sradicato, ma è ben controllato.
STORIA 37
Miss M., è figlia di genitori inglesi (entrambi musicisti), che erano entrambi di un temperamento che viene descritto come “intenso”, c’è un elemento nevrotico nella famiglia, anche se non c’è storia di follia o di alcolismo, lei è indenne da malattie nervose. Alla nascita era molto piccola. In un ritratto fatto all’età di 4 anni, il naso, la bocca e le orecchie sono anormalmente grandi e lei indossa un cappello da maschietto. Da bambina non si interessava alle bambole e ai bei vestiti, e spesso si chiedeva perché le altre bambine trovassero tanto piacere in quelle cose. “Per quanto posso andare indietro con la mia memoria”, scrive, “non riesco a ricordare un tempo in cui non ero diversa dagli altri bambini. Mi sentivo annoiata quando le altre bambine venivano a giocare con me, anche se non sono mai stata grezza o chiassosa nei miei divertimenti.” Cucire era sgradevole per lei. Si interessava anche un po’ di più ai passatempi dei ragazzi, e trovava il suo divertimento preferito nella lettura, specialmente di avventure e fiabe. Era sempre tranquilla, timida e impacciata. L’istinto fece per la sua prima comparsa nella seconda parte del suo ottavo anno o nella prima parte del suo nono anno. Era fortemente attratta dalla faccia di un’insegnante che aveva l’abitudine di comparire ad una finestra laterale al secondo piano dell’edificio scolastico e suonare una campana per chiamare i bambini alle loro classi. Il viso dell’insegnante sembrava molto bello, ma triste, e lei pensava all’insegnante continuamente, anche se non entrò in contatto personale con lei. Un anno dopo, questa insegnante si sposò e lasciò la scuola, e l’impressione gradualmente svanì. “Non c’era la coscienza del sesso a quel tempo”, ha scritto; “non c’era conoscenza delle questioni o delle pratiche sessuali, e le sensazioni evocate erano i sentimenti di pietà, compassione e tenerezza per una persona che sembrava essere molto triste e molto depressa. È questa la qualità o la combinazione di qualità che mi ha sempre attratta. Posso andare avanti per anni in relativa pace, e poi nonostante la mia vita pratica piena di occupazioni, può accadere qualcosa che può di nuovo tirare tutto fuori.” Le sensazioni successive le provò quando aveva circa 11 anni di età. Una giovane donna venne a visitare un vicino di casa, e fece un’impressione così così profonda sulla bambina che essa fu ridicolizzata dai suoi compagni di gioco perché preferiva sedersi in un angolo buio sul prato, dove avrebbe potuto vedere questa giovane donna, piuttosto che giocare. Essendo una bambina sensibile, dopo questa esperienza fu attenta a non rivelare i suoi sentimenti a chiunque. Sentiva istintivamente che in questo era diversa dagli altri. Il suo senso della bellezza si sviluppò presto, ma c’era sempre una sensazione indefinibile di malinconia associata ad esso. Il crepuscolo o una notte buia quando le stelle brillavano, avevano un effetto molto deprimente su di lei, ma esercitavano nonostante tutto su di lei anche una forte attrazione, e queste immagini l’attraevano. All’età di 12 anni si innamorò di una compagna di scuola, di due anni più grande di lei, che era assorbita dai ragazzi e mai sospettò questo affetto; pianse amaramente perché quei sentimenti non potevano essere confermati in modo reciproco, ma temeva di apparire poco dignitosa e sentimentale, rivelando i suoi sentimenti. Il volto di questa amica le ricordava una delle Madonne di Dolci che lei amava. Più tardi, all’età di 16 anni, lei amò un’altra amica molto caramente e si dedico alla sua cura. C’era una sfumatura di mascolinità tra le donne della famiglia di quest’amica, ma non è chiaro se essa possa essere definita invertita. Questo è stato il periodo più felice della vita di Miss M.. Alla morte di quest’amica, che era stata a lungo di salute malferma, otto anni dopo, lei decise di non permettere più che il suo cuore se ne andasse da chiunque altro.
La gratificazione fisica specifica non svolgeva alcun ruolo in questi rapporti. Le sensazioni sessuali fisiche cominciarono ad affermarsi durante la pubertà, ma non in associazione con le sue emozioni ideali. “A questo proposito”, scrive, “avrei considerato queste cose un sacrilegio. Le ho combattute e in una certa misura con successo. La pratica dell’auto-indulgenza che avrebbe potuto diventare un’abitudine giornaliera, era occasionale. L’immagine di “lei”, evocata in quelle situazioni scacciava tali sentimenti, per il quali sentivo ripugnanza, preferendo di gran lunga i sentimenti ideali romantici. In questo modo, completamente inconsapevole del fatto che ero del tutto diversa da qualsiasi altra persona, facevo in modo di allenarmi a sopprimere o al almeno a dominare le mie sensazioni fisiche quando si presentavano. Questo è il motivo per cui l’amicizia e l’amore mi sono sempre sembrati cose così sante e belle. Non ho mai collegato le due serie di sentimenti. Penso di essere sessuata come qualsiasi altra persona, ma sono in grado di tenere un’amica tra le mie braccia e sperimentare il conforto profondo e la pace, senza provare neppure un pizzico di sentimento sessuale fisico. L’espressione sessuale può essere molto necessaria in certi momenti e in certe condizioni particolari, ma sono convinta che la libera espressione dell’affetto attraverso i canali sentimentali potrà fare molto per ridurre al minimo la necessità che esso si manifesti attraverso canali specificamente sessuali. Ho passato tre mesi senza sfogo fisico. L’unica volta che sono stata al limite della prostrazione nervosa è stato dopo che avevo soppresso l’istinto per dieci mesi. Gli altri sentimenti, che io non considero affatto sentimenti sessuali, riempiono talmente la mia vita in ogni settore – amore, letteratura, poesia, musica, attività professionali e filantropiche – che sono in grado di lasciare che il fisico si prenda cura di se stesso. Quando le sensazioni fisiche arrivano, di solito, non sto pensando affatto ad una persona cara. Potrei dissipare quelle sensazioni alzando il mio pensiero a quell’amicizia spirituale. Non so se questo sia giusto e saggio. So che è ciò che accadeva. Sembra una buona cosa praticare una sorta di inibizione dei centri [nervosi] e acquisire questo tipo di dominio. Un cattivo risultato, tuttavia, è che ho sofferto molto, a volte, per le sensazioni fisiche, e mi sentivo terribilmente depressa e infelice ogni volta che sembrava che avessero la meglio su di me.”
“Sono stata in grado”, scrive, “di dominare con successo il desiderio di una più perfetta e completa espressione dei miei sentimenti, e l’ho fatto senza grave danno per la mia salute.” “Amo poche persone”, scrive ancora, “ma in questi casi, quando ho consentito al mio cuore di andare verso un’amica, ho sempre provato i sentimenti più esaltati, e sono stata resa migliore da quei sentimenti dal punto di vista morale, mentale e spirituale. L’amore è per me una religione.”
Per quanto riguarda il suo atteggiamento verso l’altro sesso, lei scrive: “Non ho mai sentito un’avversione per gli uomini, ma ho buoni compagni tra di loro. Durante la mia infanzia legavo bene sia con le ragazze che con i ragazzi, e stavo bene con entrambi, ma mi chiedevo perché le ragazze tendessero a flirtare con i ragazzi. Più tardi nella vita ho avuto altre amicizie con uomini, alcuni dei quali tenevano molto a me, con mio grande rammarico, perché, naturalmente, non sono interessata a sposarmi “.
Lei è una musicista, e attribuisce la sua natura in parte al temperamento artistico. È di buona intelligenza e dimostra notevole talento per le varie branche della scienza fisica. È alta circa 5 piedi e 4 pollici, e le sue fattezze non sono affatto minute. Le misure pelviche sono normali, e gli organi sessuali esterni sono abbastanza normali sotto molti aspetti, anche se un po’ piccoli. In un periodo successivo di dieci anni rispetto alla data di questa storia, un ulteriore esame, sotto anestesia, da parte di un ginecologo, non ha mostrato tracce di ovaio su un lato. La conformazione generale del corpo è femminile. Ma tenendo le palme delle mani all’insù, con le braccia dritte davanti a lei, quando congiunge le parti interne delle mani, non riesce a tenere insieme le parti interne degli avambracci, come quasi ogni donna può fare, mostrando che l’angolo femminile del braccio è perduto.
È mancina e mostra un migliore sviluppo su tutto il lato sinistro. È tranquilla e dignitosa, ma ha molti modi di fare da ragazzo nell’atteggiamento e nella parola che sembrano essere istintivi; cerca però di controllarsi continuamente, al fine di evitare quei modi di fare, ostentando modi e interessi femminili, ma restando sempre consapevole di uno sforzo nel fare questo.
La signorina M. non può vedere nulla di sbagliato nei suoi sentimenti; e, fino a quando, all’età di 28 anni, si è imbattuta nella traduzione del libro di Krafft-Ebing, non aveva idea “che i sentimenti come i miei fossero ‘banditi dalla società’, come lui dice, o fossero considerati innaturali e depravati.” Lei vorrebbe aiutare a fare luce su questo argomento e a sollevare l’ombra da altre vite. “Io protesto fortemente,” dice, “contro l’inutilità e la disumanità dei tentativi di ‘curare’ gli invertiti. Sono abbastanza sicura che abbiano tutto il diritto di vivere in libertà e felicità nella misura in cui vivono una vita altruista. Si deve tenere in mente che è l’anima che ha bisogno di essere soddisfatta, e non solo i sensi “.
STORIA 38
Signorina V., 35 anni. Durante i primi anni di vita, fino all’età adulta fu un mistero a se stessa, e fu morbosamente consapevole di qualche fondamentale differenza tra lei e le altre persone. Non c’era nessuno con cui potesse parlare di questa sua peculiarità. Nel tentativo di dominarla o di ignorarla, diventò una persona studiosissima e raggiunse il successo nella professione che aveva scelto. Qualche anno fa si imbatté in un libro sull’inversione sessuale, che si dimostrò essere una completa rivelazione per lei della sua natura, e, mostrandole che non si trattava di un’anomalia da considerare con repulsione, le portò conforto e pace. Lei spera che le sue esperienze possano essere pubblicate per il bene di altre donne che possono soffrire delle stesse cose di cui lei ha sofferto in passato.
“Sono un insegnante di un collegio femminile. Ho 34 anni, sono di taglia media. Fino all’età di 30 anni sembravo molto più giovane, e da allora sembro più vecchia della mia età. Fino ai 21 anni avevo un aspetto sorprendentemente infantile. il mio corpo non ha nulla di maschile a quanto ne so, ma sono consapevole che la mia camminata è maschile, e mi è stato detto molte volte che faccio cose – come il cucito – ‘proprio come un uomo.’ La mia voce è piuttosto bassa, ma non profonda. Non mi piace il lavoro domestico, ma sono appassionata di sport, giardinaggio, ecc.. Quando ero così giovane che non riesco a ricordarmene, ho imparato a fischiare, una pratica in cui sono ancora esperta. Quando ero una giovane ragazza, ho imparato a fumare, e mi piace ancora.
“Molti uomini sono stati miei buoni amici, ma ho avuto pochi corteggiatori. Non mi sento quasi mai a mio agio con un uomo, ma le donne le capisco e posso quasi sempre farmele amiche.
“Sono di origine scozzese-irlandese. La famiglia di mio padre era fatta di persone rispettabili, prospere, e religiose; la famiglia di mia madre era fatta di persone rispettabili solo a metà, gente dalla vita dura, astuti, ma non intelligenti, operosi e capaci di fare soldi, ma appassionati del bere e delle orge. Ci sono stati molti figli illegittimi tra loro. Entrambe le mie nonne, anche se di poca istruzione, erano donne poco comuni. Dei miei quattro zii materni, tre bevevano pesantemente.
“Quando aveva 43 anni, mia madre mi mise al mondo, ero la più giovane di 8 figli. Di quelli che sono arrivati fino a età adulta, due sembrano sessualmente abbastanza normali; uno è estremamente irregolare, del tutto privo di scrupoli, è stato un ladro e un falsario, è probabilmente bigamo, e ha tradito molte donne rispettabili. A parte questo suo desiderio smodato, non so di nessun anomalia sessuale. Un altro fratello, sposato e padre, da ragazzo era molto dedito ad infatuazioni per gli uomini. Immagino che questo non sia mai andato al di là dell’infatuazione e in questi ultimi anni non è stato più evidente. Un terzo fratello, celibe, anche se molto corteggiato dalle donne a causa della sua bellezza e del fascino personale, è del tutto insensibile alle donne, non ha galanteria, né è stato mai, a quanto ne so, un corteggiatore. È, tuttavia, amante della compagnia delle donne, in particolare quelle più grandi di lui. Ha in qualche modo una voce e una camminata un po’ effeminata. Anche se ha iniziato in questi ultimi anni a fumare e a bere un po’, queste abitudini sono piuttosto strane quando sono riferite a lui. Quando era bambino, uno dei suoi giochi di finzione preferiti era quello di far finta di essere una famosa cantante donna. A scuola lo si trovava sempre in giro con ragazze più grandi.
“Da bambina amavo starmene nei campi, rifiutavo di indossare il cappellino da sole, avevo l’abitudine di far finta di essere un ragazzo, mi arrampicavo sugli alberi e giocavo palla. Mi piaceva giocare con le bambole, ma non le accarezzavo, né facevo vestiti per loro. Quando mi tagliavano i capelli, ero molto contenta e facevo in modo che tutti mi chiamassero ‘John.’ Mi piaceva indossare il cappello a tesa larga da uomo e fare pifferi col granturco. Ero molto affezionata a mio padre e cercavo di imitarlo il più possibile. Quando si trattava di animali, non avevo assolutamente paura.
“Penso di non essere stata una bambina sessualmente precoce, anche se mi sembra di aver sempre saputo che c’erano due sessi, senza approfondire troppo. Molto presto ho provavo un senso di vergogna quando il mio corpo veniva scoperto, ricordo che in un’occasione non potevo farmi convincere a spogliarmi davanti ad una giovane ragazza in vista da noi. A quel tempo dovevo avere circa tre anni. Quando avevo quattro anni un vicino che mi aveva spesso accarezzato mi prese in grembo e strinse la mia mano intorno al suo pene. Anche se si fermò solo dopo un momento, questo fatto lasciò su di me un’impressione durevole. Non provai nessuna sensazione fisica né ebbi alcuna idea del significato dell’atto. Eppure ebbi una leggera sensazione di repulsione, e devo avere vagamente sentito che era una cosa sbagliata, perché non lo dissi a mia madre. Non ero abituata a confidarmi con lei, perché, anche se dicevo la verità, ero reticente.
“All’età di 5 anni ho cominciato a frequentare una scuola distrettuale. Ricordo che il mio primo giorno di scuola fui molto attratta da una bambina che indossava un abito rosso vivo.
“La mia prima conoscenza definita del sesso arrivò in questo modo: io frequentavo la scuola del Sabato ed ero diventata ambiziosa di leggere la Bibbia intera. Ero arrivata al punto che riguarda il racconto della nascita di Esaù e Giacobbe, che suscitò la mia curiosità. Così chiesi a mia madre il significato di certe parole del brano. Lei sembrava imbarazzata e eluse la mia domanda. Questo atteggiamento stimolò ancora di più la mia curiosità, e io rilessi il capitolo fino a quando lo capii abbastanza bene. In seguito fui ulteriormente illuminata dalle compagne di gioco. Credo di essermi goduta più che qualsiasi voluttà il fatto di ascoltare i loro discorsi e di ripetere ciò che sapevo circa il mistero e la segretezza da cui gli argomenti relativi al sesso sono circondati.
“Non riesco a ricordare alcun mio atto che derivasse direttamente dal sentimento sessuale prima dei 10 anni. Molte altre bambine e io stessa due o tre volte ci siamo mostrate reciprocamente le parti intime dei nostri corpi. Almeno una volta sono stata io l’istigatrice. Questo atto mi dava un po’ di piacere, anche se non una distinta sensazione fisica. Ricordo che quando avevo circa 10 anni accadde un incidente. Una cugina e io giocavamo ‘alla casa’ insieme. Io non ricordo quello che immediatamente ci condusse a farlo, ma cominciammo ad apostrofarci come se fossimo due ragazzi e cercammo di orinare attraverso lunghi tubi di qualche tipo. Ricordo anche che provavo un vago interesse per l’atto di orinare negli animali e li osservavo da vicino mentre lo facevano.
“Da questo momento fino ai 14 anni sono cresciuta maleducata, più chiassosa e incontrollabile. Prima di questo ero stata una bambina molto trattabile. A 12 anni, a scuola, mi interessai ad un ragazzo della mia classe, e cercai di attirarlo, ma non ci riuscii. Una volta ad una festa di bambini in cui stavamo giocando a baciarci, cercai di convincerlo a baciare me, ma lui era del tutto indifferente. Non ricordo di essermi preoccupata di lui dopo questo fatto. Un anno dopo ho avuto un compagno maschio per cui il mio maestro di scuola mi prendeva in giro. Ho pensato che fosse una cosa ridicola. All’età di 13 anni ho avuto le mestruazioni, un fatto che mi ha causato vergogna e rabbia. A poco a poco ho cominciato a sentirmi sempre più strana, il perché, non lo so spiegare. Non mi sembra di essere come le altre ragazze di mia conoscenza. Adottai, come difesa, un’aria brusca e di sfida. Passavo un bel po’ di tempo a giocare da sola nel nostro cortile, dove costruii un paio di trampoli, saltavo la corda, e cose del genere. A scuola sentivo di non essere apprezzata dalle ragazze più belle e cominciai a frequentare ragazze che ora credo fossero immorali, ma che allora pensavo che non facessero niente di peggio che parlare in modo osceno. Imitavo la loro conversazione e crescevo più spericolata e incontrollabile. Il preside del liceo che frequentavo, l’ho saputo dopo, disse che ero la ragazza più difficile da controllare che avesse mai avuto. Più o meno in quel periodo lessi un libro in cui una ragazza era presentata come una che dice di avere un ‘anima di ragazzo nel corpo di una ragazza.’ L’applicabilità di questa espressione a me stessa mi colpì in modo improvviso, e io lessi quella frase a mia madre che mi disgustò mostrandosi sconvolta.
“Durante questo periodo cominciai ad innamorarmi, una pratica che si attaccò a me fino a quando ebbi circa 30 anni. Ricordo diverse donne più grandi di cui sono stata molto innamorata, e anche un uomo. Di tutte queste persone ce ne fu solo una con la quale ci conoscemmo abbastanza bene per dimostrarci un qualche tipo di affetto; un’altra era un’insegnante, e un’altra ancora era una giovane donna sposata che io avevo l’abitudine di osservare ardentemente nel corso dell’intero servizio in chiesa. Verso tutte le mie insegnanti donne avevo un atteggiamento un po’ sentimentale. Loro mi stimolavano, mentre gli uomini mi davano una sensazione del tutto impersonale. Questo sentimentalismo anomalo poteva essere stato causato, o almeno poteva essere aumentato, dalla lettura di romanzi, alcuni di natura altamente voluttuosa. Ho cominciato a leggere romanzi a 7 anni e dagli 11 ai 14 ho assorbito un gran numero di quelli indesiderabili. Questo mi ha portato a fantasticare sul mio futuro con un amante, immaginandomi in scene romantiche e di essere accarezzata e abbracciata. Avevo sempre supposto che mi sarei sposata. Quando avevo circa 5 anni decisi che, quando fossi cresciuta, avrei sposato un certo giovane che veniva a casa nostra. Diversi anni dopo lui si sposò, con mia grande delusione. Non avevo affetto per lui, ma semplicemente pensavo che sarebbe stato un marito desiderabile.
“Durante la mia adolescenza infelice ho sentito che una mia ex compagna di giochi stava per venire in visita a casa mia. Ho cominciato ad aspettare la visita con molto entusiasmo e al suo arrivo ero molto eccitata. Ho voluto rimanere sola con lei ed accarezzarla, e quando abbiamo dormito insieme ho premuto il mio corpo contro il suo in maniera sensuale, cosa che lei ha accettato, ma senza passione. Ero molto eccitata e non riuscivo a dormire. Era la prima volta che agivo in quel modo, e dopo che lei se ne andò provai vergogna e odio verso di lei. Negli incontri successivi non c’è mai stata la minima sensualità. Non abbiamo mai fatto riferimento alla prima visita e siamo ancora amiche, anche se non intime.
“Un diario che ho tenuto durante i miei 14 e 15 anni è pieno di sentimenti romantici e di termini affettuosi applicati successivamente a tre ragazze della mia età. Avevo con loro solo una conoscenza di parole, ma ero fortemente infatuata di tutte e tre. Anche un ragazzo era oggetto di adorazione.
“Durante il mio tredicesimo anno diventai per un certo tempo molto religiosa e dedita agli esercizi religiosi. Tutto questo passò e al mio quattordicesimo anno ero diventata eretica, ma ero ancora profondamente sensibile alle influenze religiose.
“Quando a avevo a malapena 16 anni dormii una notte con una donna di bassa moralità. Si comportò verso di me in maniera sensuale e risvegliò le mie sensazioni sessuali. Sentivo in quel tempo che era un peccato, ma ero dominata dalla passione. In seguito ho odiato questa donna e ho disprezzato me stessa.
“Andai poi via in un collegio misto. Qui per la prima volta mi sentii felice. Una ragazza della mia stessa età, di buon carattere e di raffinatezza evidente, si innamorò di me e mi portò a ricambiarla. Guardando le cose retrospettivamente, credo che questo sia stato un amore genuino e bello da entrambe le parti. Dopo pochi mesi, però, la nostra relazione, su mia iniziativa e contro la volontà della mia amica, diventò una relazione fisica. Esprimevamo il nostro affetto con carezze reciproche, abbracci stretti e stendendoci una sul corpo dell’altra. A volte io toccavo i suoi organi sessuali sensualmente. Tutto questo contatto mi dava brividi squisiti. Dopo tre anni abbiamo avuto un malinteso e ci siamo separate. Sono stata molto addolorata e turbata per molti anni, e sono arrivata a rimpiangere molto il rapporto fisico che era esistito tra di noi. La mia amica col tempo si innamorò e si sposò. Ho avuto diverse altre infatuazioni più leggere per donne, sono stata corteggiata da diversi uomini verso i quali sono rimasta fredda e annoiata, tranne in un caso, dove sono stata un po’ toccata, e finalmente ho trovato una duratura amicizia con una donna che si era profondamente innamorata di me ai tempi della scuola e non era mai stata in grado di interessarsi di nessun’altra. È una donna di grande talento letterario, di buona capacità generale e alti ideali. Lei è di solito molto apprezzata dagli uomini. Il suo amore per me è la cosa più reale del mondo, e sembra anche la più duratura. In un primo momento il mio sentimento per lei era quasi puramente fisico, anche se non c’erano rapporti sessuali. Odiavo questo sentimento sessuale e riuscii a superarlo per la gran parte. A volte dopo lunghe separazioni ci siamo abbracciate con grande passione, almeno da parte mia. Questo ha sempre avuto un effetto fisico negativo su di me. Attualmente, tuttavia, si verifica molto raramente. Entrambe consideriamo le sensazioni sessuali degradanti e deleterie per il vero amore. Non so proprio se in qualche momento abbiamo avuto la completa soddisfazione e gratificazione fisica. Ho sperimentato un piacere fisico molto acuto, mescolato con quello che considero una grande esaltazione mentale e una grande accelerazione delle emozioni. Questa condizione era causata da uno stretto contatto con il corpo della mia amica, solitamente dallo sdraiarmi su di lei. Ma se per ‘soddisfazione’ si intende che il desiderio, essendo stato completamente soddisfatto, cessa temporaneamente, penso che non ho mai avuto questa esperienza. Se è accaduto, è stato quando avevo circa 18 anni, quando ho vissuto con un’amica in rapporti intimi. In questi ultimi anni, in ogni caso, non mi è mai successo, e un abbraccio, comunque forte, mi lascia sempre con il desiderio di una unione più stretta, sia fisica che spirituale. Così da un paio di anni, sono giunta alla conclusione che fosse impossibile ottenere la soddisfazione fisica attraverso la donna che amavo. Sono arrivata a questa conclusione a causa degli effetti fisici negativi del contatto. I miei organi sessuali sono diventati altamente sensibili e infiammati e ho sofferto di dolore da infiammazione e di conseguente leucorrea. Se mi permettessi di indulgere in carezze, questa condizione ritornerebbe. La mia amica, per fortuna, anche se molto affettuosa ed espansiva verso di me, ha molto poca passione sessuale. L’idea che il nostro rapporto si basi su questa passione è molto ripugnante per lei. Accadde improvvisamente, un paio d’anni fa, che, molto scoraggiata e quasi senza speranza di essere in grado di superare il mio appetito, decisi che non potevamo stare insieme a meno che io non ci fossi riuscita. Allo stato attuale, con qualche aiuto, sono in gran parte riuscita a vivere con la mia amica su una base di normale compagnia, anche se affettuosa e tenera. Sono stata aiutata di più, e ho imparato di più, attraverso questa compagnia, che attraverso qualsiasi altra cosa. Il piacere appassionato che ho sentito quando ero un una relazione reciproca non l’ho mai sperimentato nella masturbazione. Per quanto mi ricordo la masturbazione non ebbe mai luogo prima che fossi molto avanti nella mia adolescenza e non fu mai una pratica abituale, tranne la prima estate che fui separata da una compagna di scuola che amavo. I pensieri di lei suscitavano sentimenti che cercavo di soddisfare in questo modo, ma l’intera sensualità dell’atto mi portò presto ad astenermene e a capire che non era quello che volevo.
“Un incidente particolare, che potrebbe avere una certa importanza, mi capitò circa cinque anni fa. Ero seduta in una piccola stanza dove si teneva un seminario. Il leader della discussione era un uomo di circa 50 anni, verso il quale alzavo gli occhi in ragione dei risultati che aveva conseguito e che rispettavo come uomo, anche se lo conoscevo socialmente molto poco. Avevo perso una notte di sonno per il mal di denti e mi sentivo nervosa. Stavo prestando tutta la mia attenzione al tema trattato, quando improvvisamente sentii una forte spinta fisica verso quell’uomo. Non sapevo cosa stavo per fare, ma mi sentii sul punto di perdere ogni controllo di me stessa. Avevo paura di andarmene, per paura che il minimo movimento mi potesse gettare nel panico. L’attrazione era del tutto fisica e del tutto diversa da cose che avevo provato prima e avevo la strana sensazione che la causa fosse proprio quell’uomo, ero come una spettatrice. Fu proprio qualche momento prima dello scioglimento della riunione che la mia “possessione” scomparve completamente e non ritornò mai più.
“Per quanto riguarda i sogni, devo dire che è solo dall’anno scorso o da due anni fa che sono stata consapevole di avere sogni chiari con eventi definiti. Sembravano di solito lasciare solo impressioni vaghe, come ad esempio la sensazione che io fossi andata a cavallo, o avessi tentato di eseguire un compito difficile. Non ricordo di aver avuto sogni sessuali per diversi anni, ma a volte vengo svegliata da un sentimento di desiderio sessuale insoddisfatto, che sembra di solito causato da un bisogno di orinare. Tra i 17 e 22 anni circa, ho spesso avuto vaghi sogni sessuali, forse diverse volte al mese. Questi sogni si presentavano sempre, credo, quando mi capitava di essere a letto con qualcuno che, nel mio sogno, potevo scambiare per la mia amica intima, e mi sarei svegliata abbracciando la mia compagna di letto, con un grado di passione a volte leggero, ma a volte notevole. Sono finalmente arrivata a una certa comprensione del mio temperamento, e non sono più infelice e malinconica. Mi dispiace di non essere un uomo, perché allora potrei avere una casa e dei figli.”
__________
Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5371
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=16&t=5371
sabato 16 gennaio 2016
STORIA DI UN OMOSESSUALE DAI 4 AI 16 ANNI
STORIE DI OMOSESSUALI TRA 800 E 900 – parte nona
La pubblicazione delle Storie annesse al trattato di Havelock Ellis sull’inversione sessuale, procede con la Storia numero 21, che lo stesso Ellis considerava di straordinaria importanza. In effetti apre uno squarcio su una realtà che è da sempre piuttosto sconosciuta e cioè la sessualità infantile omosessuale, ma si dovrebbe dire più correttamente dell’omosessualità infantile. La Storia n. 21 è in sostanza la documentazione di una sessualità “nata omosessuale” e non divenuta omosessuale in età adolescenziale. Il soggetto che scrive la storia della propria sessualità, cioè della propria omosessualità, conferma in modo molto forte che l’omosessualità non si acquisisce ma che omosessuali si nasce, questa conclusione mette del tutto in crisi l’dea che l’omosessualità sia un vizio o una colpa e proprio per questa ragione è stata violentemente contestata. Nella Storia 21, l’evoluzione della omosessualità infantile è seguita passo per passo fino all’adolescenza e mette in evidenza i problemi derivanti da un’educazione che non affronta il problema della sessualità e dell’omosessualità in particolare, chiarisce i rapporti tra fantasia sessuale, necessità di contatto fisico e sessualità propriamente genitale e ricostruisce nei dettagli un percorso di crescita individuale. Certo la storia riguarda la crescita di un bambino di quasi cento anni fa, ma si tratta di un’esperienza che per moltissimi aspetti, pur con le dovute distinzioni, non è molto lontana da quanto tanti ragazzi provano ancora oggi.
Il testo originale è stato scritto da un uomo di lettere e la lingua Inglese impiegata è molto complessa nella sintassi, ricercata nel lessico tipicamente letteraria, questo ha portato qualche difficoltà di traduzione. Anche se ho cercato di rendere il testo di facile lettura, in qualche punto è richiesta anche la buona volontà del lettore nel seguire esattamente il filo del discorso.
Buona lettura.
STORIA XXI
“Quasi il primo ricordo che ho è di un sogno, che, dato mio ricordo vivido dei suoi dettagli, deve essersi ripetuto, credo, più di una volta, a meno che i miei pensieri della veglia inconsciamente non abbiano aggiunto una maggiore definizione. Da questo sogno cominciò la mia coscienza dell’attrazione che mio stesso sesso esercita su di me, attrazione che ha da allora dominato la mia vita. Il sogno, suggerito in parte, io credo, da un’immagine di un giornale illustrato, di una banda che uccise un dignitario della chiesa, prese questa forma: sognai di vedere mio padre ucciso da una banda di ruffiani, ma non ricordo di aver provavo nessun dolore, anche se ero in realtà un bambino estremamente affettuoso. Il corpo fu poi spogliato del suo abbigliamento ed eviscerato. Non avevo allora alcuna nozione di dettagli anatomici, ma rimangono chiari agli occhi della mia mente i particolari delle interiora uniformemente marroni, del colore dello sterco, e non c’era insieme sangue. Quando l’addome fu svuotato, si verificò il fatto di cui diventai un partecipante attivo. Fui preso (e il fatto che fui sopraffatto contribuì all’agonia di gioia che mi produsse), e fui messo tra le cosce del mio genitore assassinato; e da lì dopo poco mi feci strada, strisciando verso l’addome vuoto. L’atto, per quanto io posso ricordare di un sogno, in un’età in cui l’eiaculazione era fuori questione, mi causò una estrema eccitazione organica. In ogni caso, sicuramente, successivamente, ho fatto ricorso ad esso nei momenti di veglia prima di dormire al fine di ottenere uno stato di erezione. Il sogno non ha avuto esito; sembrava raggiungere il suo scopo nell’eccitazione che causava. Ero, in quel periodo, fra i 3 e i 4 anni. (mi è stato detto che le erezioni si verificavano già quando avevo solo 2 anni. È stato tra i 3 e i 4 che avevo l’abitudine di indurre, in ogni caso, la sensazione di un’erezione. Ma ero più vicino ai 5 quando, seduto sul mio letto e in attesa di essere vestito, ebbi un’erezione involontaria e richiamai l’attenzione della mia bambinaia su di essa, chiedendo che cosa significasse. La comparsa dell’erezione deve, quindi, essere stata usuale per me a quella data, ma certamente la sensazione non lo era.)
“A quel tempo ero totalmente all’oscuro delle condizioni della pubertà che, dopo, quando le scoprii, mi riguardarono così potentemente. Non potevo nemmeno visualizzare gli organi privati di un uomo; non feci alcuna deduzione a partire da me stesso. Gli unici corpi nudi che avevo visto allora, io giudico dalle circostanze e non da una qualche memoria effettiva dei fatti, erano quelli delle mie sorelle. Nei sogni a occhi aperti, che cominciavo a costruire, anche se ricorrevo spesso a quanto già narrato, l’obiettivo del mio desiderio era generalmente quello di accoccolarmi tra le cosce, o di premere il mio viso contro le parti posteriori dell’oggetto della mia adorazione. Ma per un po’ il mio primo sogno mi assorbì talmente che non mi abbandonai ad alcuna promiscuità. A poco a poco, però, il mio orizzonte si allargò fino a comprendere, oltre a quella che ho citato prima, altre tre persone: un cugino molto più grande di me, uno zio, e il curato della parrocchia.
“A questo punto ho cominciato a inventare delle ambientazioni per lasciarmi andare alla mia passione. Una delle prime fu di immaginarmi in una vasca con i miei tre amanti che galleggiavano in acqua sopra di me. Da quella posizione ispezionavo le loro membra, a turno; l’attrazione si soffermava soltanto sulle cosce e sui glutei. Immagino che questa limitazione del fascino per le sole parti inferiori sia durata solo finché l’esperienza reale di un abbraccio più completo non mi rese ugualmente amante delle braccia e del petto, anzi, più tardi sono diventato più emotivamente innamorato di queste parti rispetto a tutto il resto. All’inizio preferivo semplicemente ciò di cui la mia mente poteva entrare prima in possesso.
“Molto precocemente nelle mie prime esperienze, quando non avevo più di 5 anni, mi svegliai prima del solito, e vidi la mia bambinaia in piedi in completa nudità, che iniziava la sua toletta. Mi sembrava un oggetto grossolano, rozzo, e privo di senso; i peli sotto le sue ascelle non mi piacquero, e ancor più quelli nella parte inferiore del suo corpo. Nel caso degli uomini, arrivai direttamente ad avere conoscenza delle stesse cose sui loro corpi, ma l’effetto fu esattamente il contrario. Il caso volle che a quel tempo il giardiniere avesse avuto un incidente alla gamba e, nel mostrare il livido ad un altro, espose davanti ai miei occhi una pelle completamente lanuginosa per i peli scuri. Anche se la vista del livido mi respinse, il mio piacere fu intenso, e la visione delle gambe del giardiniere fu nel mio letto ogni notte per una settimana di seguito. La mia opinione è che la vista della mia bambinaia fosse tale da suscitare interesse tanto quanto la molto più prosaica visione della gamba ferita del giardiniere, ma la mia natura rendeva impossibile per me una cosa del genere.
“È stato in questo periodo, se non prima, che un enorme senso di timidezza nei confronti di tutti i miei doveri privati ha cominciato ad affliggermi. Era così grande che non potevo sopportare l’assistenza necessaria per abbottonarmi i vestiti da nessun’altra mano, che non fosse quella di mia madre o della mia bambinaia, salvo sempre quelli che erano della mia stessa età, verso i quali non provavo assolutamente alcun bisogno di privacy.
“Quando avevo un po’ più di 5 anni, formai un’amicizia con un giovane impiegato, un ragazzo di circa 15 anni, anche se mi sembrava una persona adulta. Un giorno, mentre stava scrivendo alla sua scrivania, mi sedetti e iniziai a giocare con i suoi piedi, indagando l’altezza a cui i suoi calzini arrivavano sotto i pantaloni, in questo modo ottenevo sei pollici di gamba nuda. Consapevole del mio coraggio mi sono chinato a baciarla. Il mio amico si mise a ridere, ma mi lasciò in pace alle mie devozioni. Questa è stata la prima volta in cui un senso di romanticismo si è mescolato con i miei sogni; l’eccitazione fisica era poca, ma il piacere era più grande. Non riesco a capire il motivo per cui non ho mai ripetuto quell’esperienza. Quel ragazzo rimase per me oggetto di una specialissima e tenera considerazione.
“Nel prossimo episodio che sto per riportare, l’ideale era totalmente assente, e il ruolo che ho avuto era passivo piuttosto che attivo. Sono stato messo a dormire con un ragazzo molto più grande di me. La sua iniziazione portò ad una familiarità fisica tra di noi che non era né calda né gentile, e non mi fu lasciato alcun margine per il mio desiderio istintivo di una specie più calda di contatto; se cercavo quel contatto facendo affidamento sul fatto che il mio compagno era addormentato, mi ritrovavo cacciato via. Solo una volta ho trovato un paio di momenti di supremo fascino, mentre lui continuava a dormire, scoprendo nei recessi del lenzuolo una superficie esposta di carne contro cui appoggiai la mia faccia in un abbandono di gioia. Per il resto sono stato un partecipante passivo; il suo piacere sembrava finire nel mero maneggiare le parti carnose del mio corpo a tal fine io di solito giacevo a faccia in giù sulle sue ginocchia. Per quanto posso ricordare, questa intimità portò ad una diminuzione della mia ricerca di piaceri fantasiosi; per circa un anno nessun ulteriore sviluppo ebbe luogo.
“Più o meno in quel periodo fui circonciso perché il prepuzio era troppo lungo.
“Tra il sesto e il settimo anno un cambiamento di ambiente mi portò a contatto con una nuova serie di facce. Allora avevo un letto per me, e ancora una volta la mia immaginazione si risvegliò. Fu in quel momento che mi ritrovai a costruire a partire dalle facce degli uomini delle ipotesi sul resto dei loro corpi: una faccia bruna mi portava a supporre un corpo uniformemente bruno, una faccia pallida un corpo pallido. Questa idea della varietà cominciò ad affascinarmi. E allora feci la scelta definitiva tra le mie fantasticherie: se sarei andato a dormire tra cosce bianche, o rosse, o brune. Andare a dormire sicuramente descrive l’obiettivo del metodo a dal quale ero ormai dipendente. Appena entravo nel mio letto mi abbandonavo alla costruzione di una fantasia amorosa e la conservavo quanto più a lungo possibile, finché non ero addormentato. Posso dire che non ero consapevole di eventuali eiaculazioni in queste circostanze (e fu così fino ad alcuni anni dopo, quando le provocai col mio stesso atto), ma il piacere era abbastanza acuto.
“Per tutto questo tempo ci furono incontri segreti con il mio compagno di letto di un anno prima. Ma ora avvenivano di giorno, in vari nascondigli, spogliandosi un po’ o mettendosi in mostra; il mio compagno era freddo e infastidito e respingeva qualsiasi affettuosità da parte mia, la cosa diventò per me una specie di secco rituale. Allora pensavo che l’intera faccenda non fosse che un’invenzione originale sua e mia che non ci fosse nessuna probabilità che venisse praticata da qualche altro nel mondo. Ma questa considerazione non mi tratteneva dal costruire scene d’amore con tutti coloro il cui aspetto mi attraeva. In questo periodo quasi tutti gli uomini con cui venni in contatto suscitarono almeno il mio desiderio transitorio; solo quelli piuttosto vecchi e deformi stavano al di fuori della portata dei miei desideri . Molti dei miei amori si svilupparono in chiesa, gli uomini che sedevano vicino a me erano gli oggetti della mia attenzione, e il sacerdote, il cui sermone non ascoltavo, mi fornì l’occasione per fantasticare sulle attrattive che il suo fisico avrebbe avuto per me in altre circostanze. Deve essere stato in quel momento che ho cominciato ad elaborare l’idea di una fila serrata di cosce messe una accanto all’altra, sulle quali ero steso e venivo trascinato. Io le potevo sistemare in un ordine preciso e quindi potevo immaginare me stesso trascinato dall’uno all’altro un po’ forzatamente. L’ammirazione della forza cominciava in quel momento di avere una parte definita nelle mie concezioni, ma nulla che somigliasse alla crudeltà aveva avuto per me un’attrattiva. (tranne il sogno originale della mia infanzia, che mi sembra ancora che sia incredibilmente a parte). Tra le fantasie cui allora mi dedicavo, la sensazione di venire spinto attraverso gambe di consistenza e di colore diverso era sottile e piacevole. Credo che la nota di crudeltà costruttiva che allora ne seguì, sia nata da una rivalità immaginata tra i miei amanti per il possesso di me; l’idea di essere desiderato mi portò presto bearmi nell’immaginarmi lacero e afferrato da gruppi di contendenti. Allora, a partire da questo cominciai a costruire definite scene di violenza. Ero in grado, nella fantasia, di stare in mezzo alla densità e alla tensione delle prelibatezze conglomerate insieme delle cosce che si sforzavano per trattenermi; ero in grado di immaginare almeno sei corpi che mi circondavano con un contatto appassionato. Allo stesso tempo, avevo una sensazione radicata della mia pochezza fisica in relazione alle gambe il cui contatto mi gettava in tali parossismi di delizia. Una nuova e sufficientemente ridicola invenzione prese possesso di me; mi immaginavo legato alla coscia (sempre, credo, quella destra) di un uomo su cui sceglievo, per quella volta, di concentrare i miei desideri, e di essere così “indossato” da lui durante la sua giornata di lavoro, nascosto sotto i vestiti. Non mi rendevo conto di nessuna difficoltà in relazione alla mia taglia. Il fascino della schiavitù e della costrizione era qui, di nuovo, in ascesa. Immagino che fosse a questo proposito che considerai anticipatamente la fustigazione come il delizioso culmine alle mie emozioni, la fustigazione somministrata quando il mio possessore, alla fine della sua giornata di lavoro, si spogliava per riposare.
“Fin qui la mia attrazione per l’organo riproduttivo maschile era stata lieve e vaga. Due cose a questo punto contribuirono a portare il pensiero di esso in risalto. In due o tre occasioni in cui accompagnai dei contadini alle loro occupazioni li vidi fermarsi per strada per alleviare la natura [per fare i loro bisogni]. La mia timidezza estrema per quanto riguarda tali questioni in rapporto alla mia persona trasformò questo loro comportamento in mia presenza in un oltraggio alla mia modestia. Quella visione esercitava sulla mia riservatezza la suggestione di una sollecitazione indecente verso uno la cui inclinazione era di lasciarsi andare a capofitto e in modo delirante. Restavo immobile arrossendo con gli occhi bassi finché l’atto non era finito ed ero consapevole per un periodo considerevole che balbettavo mentre parlavo e le mie facoltà mentali erano confuse. Quando riconsideravo le circostanze, esse avevano per me la stessa capacità di attrazione che la crudeltà amorosa proprio allora cominciava a esercitare sulla mia immaginazione. La mia mente segretamente abbracciava la dolcezza timorosa della sensazione di recente scoperta, circondando l’esercizio della funzione con invenzioni atroci e bizzarre di qualsiasi tipo. Per un po’ il mio intelletto si ritrasse dall’idea di accettare questo come il segreto centrale e più ardente della attrazione del sesso maschile; ma poco dopo, andando a passeggio con mio padre, l’ho visto compiere lo stesso atto; ero sopraffatto dall’emozione e riuscivo a malapena a trascinare via i piedi dal luogo o gli occhi dall’erba umida dove lui aveva depositato le acque della segretezza [dove aveva orinato]. Anche oggi, che la mia mente è da parecchio abituata alla conoscenza dei fatti della procreazione, non posso dissociarmi dal fascino da brivido che quel momento aveva per me. L’attrazione che la persona di mio padre aveva sempre esercitato su di me era ora decuplicata dalla performance cui avevo assistito (anche se io non avevo visto il pene in nessuno di questi casi).
“Per molto tempo dominarono la mia immaginazione solo gli amanti che avevo visto nell’atto che così acutamente mi aveva colpito. La mia delizia ora prese la forma dell’immaginarmi legato alle cosce della persona mentre quella funzione era in corso.
“A quei tempi dovevo avere 8 anni. Il rapporto freddo e segreto di cui ho dato conto era continuato senza insegnarmi nulla delle possibilità ardenti che avrebbe potuto suggerire; nessuna forza o crudeltà era usata su di me, nessun calore veniva profuso. E fece poca differenza che il mio compagno avesse ora scoperto l’atto della masturbazione, essa non aveva alcun significato per me, dal momento che non portava affatto al calore dell’abbraccio Il suo metodo era quello di staccarsi da me. Dovevo blandirlo dal di dietro e anche inventare storie indecenti per stimolare la sua immaginazione. Mi sentivo uno strumento disprezzato, il semplice spettatore di un atto che, se diretto verso di me con un po’ di calore, avrebbe suscitato il desiderio più vivace. In questo momento, come avevo capito già da allora, il mio compagno stava avendo conoscenza dai classici antichi. Per un certo tempo un certo fascino è derivato dal fatto che mi insegnava ad adottare un abbraccio avvolgente faccia a faccia. L’inizio della sua pubertà fu enormemente interessante per me, se fosse stato meno gelido, avrei potuto rispondere con passione alle sue carezze; ma ha sempre insistito sulla rigorosa passività da parte mia, e non mi ha spiegato nulla. Un giorno, come per darmi una piccola mancia, mi indusse ad offrirgli la mia bocca, anche se ancora non capivo affatto che risultato lo stavo aiutando a raggiungere. Una volta che si verificò l’orgasmo, l’effetto fu estremamente nauseante; dopo fu più attento. Il mio compagno si stava avvicinando alla virilità, le sue richieste divennero più frequenti, le sue pretese più umilianti.
“Allo stesso tempo, la mia passione per l’amore maschile era sempre più forte. Ero in grado di costruire a partire dalla schiavitù insoddisfacente in cui ero tenuto le immagini di un abbraccio completo che prima non potevo formare per la mancanza di un sufficiente senso di contatto umano, anche se raramente immaginavo qualcuno degli atti che nell’esperienza reale mi respingevano. Un giorno, però, mi sottrassi ad un’umiliazione particolarmente ripugnante che il mio compagno aveva tentato di impormi per forza. Scoperto l’inganno, si alzò dalla posizione prona, in cui giaceva, e mi lancio otre le sue ginocchia, mi colpì violentemente. Mi sono sottomesso senza lottare, vivendo una curiosa sensazione di piacere nel bel mezzo del mio dolore. Quando ha ripetuto il suo ordine ho trovato che la sua realizzazione non era più ripugnante. Uno dei pochi ricordi piacevoli che questa intimità, che si è estesa nel corso degli anni, mi ha lasciato è quel momento di abbassamento abietto a chi, senza calore di sentimento, aveva ancora una volta avuto l’energia sufficiente per essere brutale verso di me.
“Deve essere stato da questa vicenda che l’effetto calcolato della flagellazione ha cominciato ad avere peso per me quando mi abbandonavo alla mia immaginazione. Un desiderio di essere respinto, calpestato, violato dall’oggetto della mia passione dominò il mio istinto. Anche allora – e, in effetti, fino al mio tredicesimo anno – non avevo alcuna idea del rapporto sessuale normale Sapevo vagamente che i bambini nascevano dai corpi delle donne; non conoscevo, – e quando me li dissero non ci credevo – i veri fatti della relazione coniugale. Tutto ciò che avevo sperimentato, sia nella realtà che nella fantasia, era per me così strettamente personale che non avevo nessuna idea che qualcosa di simile potesse esistere al di fuori della mia esperienza. Non avevo alcuna idea del sesso come base della vita. Anche quando sono venuto a poco a poco a capire che uomini e donne erano fatti in un modo che presupponeva un rapporto tra loro, credevo ancora che fosse una sorta di condotta dissoluta, alla quale non dovevano certamente cedere coloro che avevano pretese di rispettabilità.
“Ero arrivato però in quel periodo a una forte attrazione verso gli organi della generazione e verso tutti gli aspetti della pubertà, e la mia immaginazione si concretizzava in un fantastico culto di ogni segno di mascolinità. La mia gioia consisteva ormai nell’immaginarmi costretto a subire l’umiliazione fisica e la sottomissione al capriccio dei miei rapitori di sesso maschile, e il fatto centrale diventò lo scarico di urina dal mio amante sul mio corpo e sui miei arti, o, se ero molto affezionato a lui, lasciavo che lo facesse sulla mia faccia. Questo era seguito di solito da un castigo per metà gradevole, in cui serviva solo la mano.
“Il periodo di cui ora sto scrivendo fu quello del mio ingresso nella vita scolastica I miei amici immaginari divennero subito numerosi; tutti gli insegnanti e tutti i ragazzi al di sopra di una certa età mi attraevano, per due di loro ho avuto in più un sentimento romantico oltre all’attaccamento fisico. Infatti, da questo momento in poi non mi sono mai mancati eroi verso i quali mi abbandonavo ad una passione perfettamente separata e teneramente ideale. L’annuncio che uno era in procinto di partire mi ha sorpreso in un impeto appassionato di pianto; ma la mia riservatezza era così grande e il mio senso di isolamento così schiacciante che non feci alcuno sforzo verso l’intimità con altri ragazzi, e con uno, verso il quale provavo una devozione inesauribile, ho appena parlato per i primi tre anni, anche se lo incontravo ogni giorno. In quel periodo i temi della mia contemplazione avevano diversi metodi specifici di approccio. Così, in un caso immaginavo che ci trovassimo faccia a faccia nelle nostre camicie da notte; improvvisamente venivo spogliato della mia, venivo afferrato e portato a forza sotto la sua, e fatto pendere con i piedi staccati da terra, con tutto il mio peso sul suo organo eretto, che si inseriva tra le mie cosce; così appeso – con il mio corpo avvolto nelle pieghe della sua biancheria e il mio viso premuto sul suo cuore – subivo una punizione che continuava fino a quando non venivo buttato giù per ricevere una scarica di urina sul mio corpo prostrato. Tali immagini sembravano venire indipendentemente dalla mia volontà.
“È stato in quel momento che ho trovato un grande piacere nell’immaginare un contatto con persone che non mi piacevano, la nota prevalente di queste intimità era sempre la crudeltà, alla quale mi sottomettevo con gusto acuto. Ho scoperto, tuttavia, dalle ordinarie esperienze delle scuole che le punizioni corporali, non avevano alcun fascino per me quando erano somministrate per infrazioni scolastiche, nemmeno ricevendole dalle mani sotto le quali in altri momenti mi immaginavo compiaciuto di ricevere dolore. Mancava il rapporto necessario, se avessi percepito da parte del mio giudice qualsiasi simpatia per l’operazione, ci sarebbe stata probabilmente una risposta da parte mia. Una volta fui frustato ingiustamente; cosciente del carattere crudele della punizione invece del carattere sanzionatorio, questa fu l’unica punizione che ricevetti, che aveva in sé un elemento di gratificazione per il mio istinto. Allo stesso tempo non ho mai perdonato la mano che ha somministrato quella punizione, è l’unico caso che ricordo in me di un rancore nutrito per anni.
“Nel frattempo, in mezzo a questo caos di amore confuso e di odio, di gusto per la crudeltà e di odio per l’ingiustizia, la mia prima relazione a sfondo veramente romantico e ideale si stava sviluppando. Posso dire, di coloro ai quali ero legato da amore romantico, così come da attaccamento fisico, che sono rimasti parte immutabile della mia natura anche oggi, come lo erano vent’anni fa, quando penso a loro il sangue sgorga nel mio cervello, le mie mani tremano e sudano con un’emozione che non posso controllare. Io sono ai loro piedi, li adoro. I miei sogni su di loro erano totalmente teneri; l’idea di crudeltà non ha mai toccato la concezione che avevo di loro, ma torno a quella che è stata l’influenza principale della mia giovinezza: più grande di me di soli tre anni, era di fisico bello e atletico, con l’adolescenza che si mostrava sul suo volto, l’incerto nascere del culto per lui fu confermato da una parola di incoraggiamento gettata a me il giorno che andai a ricevere la mia prima fustigazione; senza dubbio la mia piccola faccia spaventata suscitò la sua gentile pietà. Mi sono preoccupato in seguito di fargli sapere che non avevo gridato durante la fustigazione, e credo che abbia passato parola in giro che avevo sopportato la mia punizione coraggiosamente. Avevo con lui così poco contatto che al di là del culto costante da parte mia non ricordo nulla finché, circa tre anni dopo, ricevetti da lui una specie di sollecitazione per metà scherzosa, espressa in linguaggio pulito e semplice. Così terrificante era la mia timidezza e la mia tendenza alla segretezza che anche allora non avevo alcuna idea che una familiarità del genere era abbastanza comune nelle scuole. Non ero assolutamente in grado di connettere mie sensazioni con quelle del mondo in generale o di credere che gli altri provassero sensazioni simili alle mie. In questa occasione ho semplicemente sentito che qualche spinta sagace mi era stata data per scoprire il mio segreto. Mi aveva disegnato sulle sue ginocchia; sedevo lì in silenzio, rosso in faccia e sbalordito. Non fece alcun tentativo di fare pressione su di me; avrebbe, secondo quello che pensava, detto abbastanza se io avessi scelto di rispondere in modo adeguato; al di là di questo non mi avrebbe tentato ulteriormente. Alcuni anni fa ho sentito parlare di lui come di un uomo felicemente sposato.
“Nel seguire le mie emozioni in questa direzione ho superato di gran lunga il periodo del mio sviluppo, periodo fino al quale ho dato una completa descrizione degli eventi. Avrò avuto più di 12 anni prima che la vita della scuola mi convincesse ad affrontare (come insegnato da novizi ridacchianti) l’effettività del rapporto sessuale. Allo stesso tempo ho imparato che avevo il mezzo per ottenere godimento dal mio corpo in una direzione ben precisa, che non avevo fino ad allora sospettato. Una crescente resistenza da parte mia ai suoi freddi desideri aveva portato a una rottura con il mio ex-amante; alla fine non mi aveva insegnato nulla, se non il disgusto per lui stesso. Ora trovavo insegnanti pronti a destra ea sinistra. Uno dei miei compagni di scuola mi invitò a guardarlo mente si masturbava, lo spettacolo mi lasciò del tutto indifferente, il risultato mi pareva molto meno eccitante dello scarico di urina che, fino ad allora, avevo associato con la virilità maschile. Ero così abituato alle mie meditazioni amorose solitarie che lo sforzo e l’azione necessari per questo procedimento, quando cercavo di imitarlo, sconcertavano i miei pensieri e interferivano con la concentrazione sulle mie fantasie. Non avevo mai provato il piacere che accompagna lo spasmo dell’eiaculazione, e mi sembrava che non ci fosse niente che valesse la pena di provare per quella strada. Ho desistito e sono tornato alle mie fantasticherie. Ora ero in un labirinto perfetto di promiscuità; ci dovevano essere state almeno cinquanta persone che mi attiravano in quel momento. Ho sviluppato una predilezione per l’immaginare me stesso tra due amanti, in genere uomini che erano fisicamente diversi. Era mia abitudine analizzare quanto più minuziosamente possibile quelli che mi attiravano. Per ottenere una certa intimità con quello che era sotto la superficie, studiavo con attenzione le loro mani, i polsi dove essere scomparivano (che mostravano i peli dell’avambraccio), e il collo; stimavo la dimensione comparativa degli organi riproduttivi, la struttura delle cosce e dei glutei, e quindi mi costruivo un’immagine dell’uomo nel suo complesso. Quanto più vividamente potevo fare questo, tanto più acuto era il piacere che ero in grado di ottenere dal contemplare i loro abbracci.
“Fino ad allora non ero stato assolutamente toccato da scrupoli morali. Avevo la solita acquiescenza alle credenze religiose in cui ero stato cresciuto. Non mi era entrato in testa che ci fosse qualche legge divina, in un modo o nell’altro, in merito alla lusinghe della fantasia. Dal mio tredicesimo anno lievi sentori di inquietudine cominciarono ad insinuarsi nella mia coscienza. Cominciavo forse a capire che le formule della religione, a cui avevo dato ascoltato per tutta la vita con la minor attenzione possibile, avevano qualche significato che qualche volta toccava le circostanze della mia vita. Non avevo ancora capito che il mio passato aveva predetto il mio futuro, e che le donne sarebbero state per me una repulsione invece di un’attrazione quando erano implicate cose sessuali. Avevo la piena convinzione che un giorno mi sarei sposato. Avevo anche qualche paura che, man mano che andavo verso la virilità avrei potuto cedere alle tentazioni delle prostitute. Avevo una repulsione incipiente verso un tale destino, e questo mi sembrava indicare che le emozioni morali erano al lavoro dentro di me. Una notte fui amorosamente [sessualmente] attaccato nella mia camera da letto da due domestiche. Provai un orrore acuto che io nascosi sotto il riso; la mia resistenza fu così disperata che riuscii a sfuggire solo tramite il solletico. Ero stato abituato a sedermi sulle ginocchia dei domestici, un’abitudine che avevo innocentemente conservato fin dall’infanzia; ora posso ricordare in dettaglio gli approcci che queste donne erano abituate ad usare con me. A quel tempo ero assolutamente ignaro che tutto era intenzionale.
“Ero ugualmente ignaro di cose che avevano un rapporto più stretto con i miei sentimenti. Nel passare lungo una strada laterale, una notte, fui sorpassato da un uomo che iniziò una conversazione sul tempo. Mi chiese se non avessi freddo, iniziò a passarmi la mano su e giù per la schiena, poi arrivò una domanda riguardante la fustigazione a scuola, se certe parti di me non erano doloranti, spingendosi ad un tocco indagatore. Spostai timidamente la sua mano ma non reagii malamente a quell’azione. Allora si mise ad esplorare le tasche dei miei pantaloni e io iniziai a pensare che fosse un borseggiatore, respinto in quel tentativo, tornò allo sfregamento della mia schiena. La sensazione era piacevole. Lo presi quindi per un magnaccia che volesse portarmi da una prostituta, e dato che a quel tempo avevo cominciato a rendermi conto che tali piaceri non erano di mio gusto fui felice di trovarmi a destinazione, e lo salutai bruscamente, lasciandolo in piedi pieno di stupore per il suo fallimento con uno che aveva preso le sue avances così piacevolmente . Io non riuscivo a credere che altri provassero le stesse sensazioni che provavo io. Più tardi mi resi conto della mia fuga, non senza una certa dose di rimpianto, e costruii per mio piacere un finale diverso per quell’episodio.
“Ero ormai così posseduto dall’attrazione maschile che diventai amante di tutti gli eroi di cui leggevo nei libri. Alcuni divennero così vividi per me come quelli con i quali vivevo quotidianamente a contatto. Per un po’ diventai un amante ardente di Napoleone (l’episodio della sua attesa delle nozze con la sua seconda moglie mi attrae per la sua brutalità impetuosa), di Edoardo I, e di Giulio Cesare. Mi ricordo di Carlo II per la crudeltà carezzevole di cui la mia immaginazione gli faceva dono. Giugurta fu un grande acquisto. Bothwell, Judge Jefferies, e molti cattivi della storia e dei romanzi mi affascinavano per la loro crudeltà.
“Ero diventato un adepto nella costruzione mentale necessaria per la soddisfazione dei miei desideri. Eppure fino a quel momento non avevo ancora mai visto il corpo nudo di un adulto pienamente sviluppato. Non conoscevo in che misura i peli in certi casi si sviluppano sul torso, infatti, i miei sforzi di caratterizzazione si concentravano, per la maggior parte, attorno alle cosce e agli organi genitali. In quel periodo uno dei miei compagni di scuola vide un operaio comune, che io conoscevo per nome, che faceva il bagno in un fiume con alcuni compagni; tutto il suo corpo era, stando a quanto il mio informatore mi disse, coperto di peli dalla gola al ventre. Di fronte, l’uomo era grossolano e ripugnante, ma allora cominciai a considerarlo come un bel mostro, e per molte notti abbracciai appassionatamente la sua immagine, con il viso sepolto nella folta giungla di peli che gli copriva il petto. Io ero, per la prima volta, consapevole di aver deliberatamente (e con successo) deciso di non vedere il suo volto, che era sgradevole per me. Allo stesso tempo, un altro compagno di scuola mi disse di un insegnante che faceva il bagno con i ragazzi, che i peli si mostravano al di sopra del suo costume da bagno fino all’altezza dell’ombelico. Ora cominciavo decisamente a ricostruire i corpi in dettaglio; la suggestione di una vasta pelosità mi faceva impazzire di gioia, ma rimaneva nella mia mente fortemente associata con la crudeltà; i miei amanti pelosi non si comportavano mai con me con tenerezza; tutto in questo periodo, credo, tendeva a portarmi verso la forza e la violenza come espressione della propensione ad amare. Un compagno di scuola, pochi anni più grande di me, con un crudele atteggiamento da bullo, godeva particolarmente nell’infliggermi dolore: aveva scarpe particolarmente a punta, ed era sua abitudine farmi stare con la mia schiena rivolta verso di lui mentre lui si rivolgeva a me con petting e toni carezzevoli; proprio quando le sue parole erano al massimo della dolcezza mi avrebbe dato un colpo secco con la punta dello stivale, in modo da raggiungere la parte più tenera del mio fondo schiena; il dolore era squisito; Ero consapevole che lui provava piacere sessuale (avevo visto chiari segni di questo sotto i suoi vestiti), e, anche schifandolo, dopo aver sofferto per i suoi calci, mi sarei gettato nei suoi abbracci immaginari e mi sarei lasciato andare ad una furia perfetta di abietta sottomissione. Eppure per tutto il tempo lo avrei volentieri ucciso.
“All’età di 14 sono andato, per una volta, in una fattoria, dove mi era permesso di mescolarmi familiarmente con i braccianti, un bel gruppo di muscolosi giovani. Sono diventato un grande favorito, e, avendo maniere infantili e affettuose un bel po’ lontane dalla mia vera età, mi fu permesso di prendermi molte libertà con loro. Vivevano tutti sotto il tetto del contadino alla vecchia maniera, e la sera avevo l’abitudine di sedermi sulle loro ginocchia e di carezzarli e abbracciarli per rendere contento il mio cuore. Loro prendevano queste cose flemmaticamente; a quanto pare questo non li sorprendeva. Uno degli uomini aveva l’abitudine di ricambiare i miei abbracci e le mie carezze e una volta mi permise di mettere la mia mano sotto la camicia, ma non ci furono ulteriori libertà.
“L’evento che mi rese inquieto per la mia forzata solitudine non accadde che quando fui vicino ai 15 anni. Stavo andando verso la pubertà, e forse nella speranza che avrei potuto trovare il mio proprio sviluppo soddisfatto da un calore corrispondente, entrai di nuovo in rapporti intimi con il compagno le cui performances frigide mi avevano causato stanchezza e disgusto. Ora era un uomo, che aveva raggiunto la maggiore età. Mi mise nel suo letto mentre si spogliava e venne verso di me in perfetta nudità. In un momento eravamo l’uno nelle braccia dell’altro e la dolcezza di quel momento mi intossicò. Improvvisamente, mentre ero sdraiato sul letto, mi sentii attaccato, come pensai, da una assoluta necessità di orinare. Saltai in piedi con una scusa frettolosa, ma già il parossismo si era placato. Nessuno scarico di orina seguì per il mio sollievo, ma la necessità sembrava superata. Tornai dal mio compagno, ma il fascino dell’incontro era già finito. Il mio compagno evidentemente trovava più piacere nella mia persona di quando ero un semplice bambino, mi sentivo commosso e lusingato dal piacere che lui provava nel premere il viso contro alcune parti del mio corpo. In una seconda occasione, un giorno, sembrò che io involontariamente oltrepassassi quasi il livello della decenza, ma ancora una volta, come la prima volta, mi separai, e rimasi ignaro di ciò che avevo rasentato nella mia eccitazione. In un altro incontro, però, mi fu permesso di prolungare il mio abbraccio e di agire seguendo completamente il mio istinto. Ancora una volta sentii improvvisamente l’arrivo di qualcosa di profondamente imminente; mi feci coraggio e andai avanti arditamente. In un altro momento mi impossessai del misterioso segreto dell’energia maschile, in rapporto al quale tutti i miei anni di fantasie deliranti non erano stati se non un’attesa sulla soglia, un bussare ad una porta chiusa.
“Era inevitabile che da quel giorno la nostra intimità degenerasse in dissoluzione (anche se altre cause anticipavano questo decadimento naturale), ma non consideravo più la masturbazione una formula asciutta e faticosa. Nel mio noviziato ero scoraggiato nello scoprire quanto tempo mi ci voleva per dissociarmi dalla forma contemplativa e entrare in contatto con la forma attiva dell’autogratificazione. Ma io alla fine mi ritrovai impegnato nella ripetizione dell’atto tre volte al giorno. Più o meno nell’ultima occasione in cui incontrai il mio amico, lui mostrò un ardore eccezionale. In quell’incontro mi propose di tentare un atto che non avevo precedentemente considerato possibile, e ancora meno avevo sentito che era considerato il peggior rapporto sessuale criminale che potesse avere luogo. Ho avuto una leggera paura del dolore, ma ero disposto a gratificarlo, e per la prima volta trovai nella mia sottomissione l’unione dei due istinti amatori che prima si erano contesi il dominio su di me: l’istinto di tenerezza e l’istinto di crudeltà. La pedicatio non riuscimmo a realizzarla, ma io ricevetti un abbraccio che per la prima volta mi diede piena soddisfazione. La mia gioia era enorme; ero pieno di emozioni. Non ho parole per descrivere il fascino straordinario della carne calda e liscia su di me, e il contatto ruvido delle parti pelose. Eppure ero consapevole, anche in quel momento, che questo era solo il lato fisico del piacere, e che lui non era e mai avrebbe potuto essere colui che io avrei potuto veramente dire di amare.
“Ero adesso nel mio sedicesimo anno, e sotto l’influenza di queste e molte altre emozioni, che allora, per la prima volta, cominciando a invadermi, un senso di potere letterario e il desiderio di esprimermi attraverso canali immaginativi cominciarono a prendere piede me. Temevo che il mio lasciami andare stesse debilitando le mie facoltà (avevo cominciato a sperimentare il languore fisico e la depressione), e alcuni scrupoli religiosi, risultato della mia formazione iniziale, si impossessarono di me. Per la prima volta divenni consapevole che gli ardori che sentivo verso il mio stesso sesso erano una deviazione dell’istinto sessuale in sé e con mio grande stupore e costernazione scoprii per caso che le pratiche alle quali mi ero abbandonato erano chiaramente denunciate nella Bibbia come un abominio. Da quel momento iniziò una lotta che durò per anni. Ruppi definitivamente con il mio ex-amante, e subito dopo un lungo scontro ebbe luogo tra le influenze contrastanti che lottavano per il possesso del mio corpo. Per un po’ misi da parte il vizio della masturbazione, ma non potei liberarmi così facilmente del mio lasciarmi andare mentalmente, che era ormai quasi un sedativo essenziale per indurre il sonno. In questo momento una visita al mare, dove, per la prima volta, fui in grado di vedere degli uomini che facevano il bagno in completa nudità, apertamente, nella piena luce del giorno, mi immerse di nuovo a capofitto per un po’ di tempo in amori immaginari, e i miei scrupoli e le mie promesse furono gettate al vento. Ma, nel complesso, ero ormai entrato in una fase che, in mancanza di un termine migliore, devo descrivere come emotivamente morale. A qualunque bassezza mi avesse portato il mio lasciarmi andare, provavo un senso di falsità con me stesso; Credevo di essere un ribelle ad una legge, naturale e divina, di cui però nessun istinto era stato impiantato in me. Consideravo ancora indiscutibile la verità della religione alla quale ero stato condotto, e tutta la mia vita, ogni pensiero del mio cervello, ogni impulso del mio corpo, erano in diretto antagonismo alla volontà di Dio. A volte il desiderio fisico abbatteva queste barriere, ma praticai una notevole moderazione fisicamente, anche se non mentalmente, e feci grandi sforzi per dominare la mia avversione per le donne e l’estrema devozione per gli uomini, senza il minimo successo. Compii 30 anni, comunque, prima di trovare un compagno che mi amasse nel modo che la mia natura richiedeva. Sono una persona molto sana, e in grado di lavorare ad altissimi ritmi. In una condizione di libertà sessuale sono diventato più forte.”
_________
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:
Iscriviti a:
Post (Atom)