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venerdì 28 gennaio 2011

SESSUALITÀ GAY E SCOPERTA TARDIVA DELLA MASTURBAZIONE

Ciao Project,
per decidermi a scriverti questa mail ci ho messo cinque mesi. Ho scoperto progetto gay ormai da due anni e mezzo, lo apro ogni volta che posso, le cose che leggo le sento molto vicine, molto mie e in particolare certi tuoi post sulla masturbazione sono stati per me veramente illuminanti. Ho quasi 22 anni sono uno studente che cerca e ha cercato sempre di impegnarsi al massimo nello studio e da quel punto di vista mi ritengo soddisfatto, ma non è dello studio che ti voglio parlare. Sono veramente molto imbarazzato a scrivere di queste cose ma voglio andare avanti. Per me la scoperta della sessualità è arrivata molto tardi, in pratica dopo i sedici anni forse addirittura a diciassette. Fino quasi a 17 anni ero molto piccolino, mi davano sempre meno anni di quelli che avevo. In primo classico mi prendevano per un ragazzo di quarta ginnasio, in pratica non avevo pulsioni sessuali e nemmeno curiosità in quel senso, praticamente non mi ponevo proprio il problema. Poi nell’estate tra il secondo e il terzo classico (sono andato a scuola un anno prima) sono radicalmente cambiato a livello fisico. Quando sono entrato in terzo classico non mi riconoscevano nemmeno, ero cresciuto molto in altezza ma ero anche ben costituito, insomma mi dicevano che ero proprio un bel ragazzo, mi cresceva una barba molto regolare che rasavo tutti i giorni e fin qui, tutto bene, ma c’erano tante altre cose, in particolare ho cominciato a provare pulsioni sessuali molto forti, andavo piuttosto frequentemente in erezione anche senza pensare a nulla e la cosa mi imbarazzava molto. A quell’epoca, in fondo pochi anni fa, non avevo nessuna idea realistica della sessualità e soprattutto non avevo alcuna esperienza della masturbazione, sembra assurdo ma è proprio così. Leggendo i post di progetto gay mi sono reso conto che per un diciottenne non conoscere per esperienza diretta che cosa sia la masturbazione è una cosa decisamente non comune, ma a me capitava esattamente questo. Anche dopo il mio sviluppo fisico, prima dell’ultimo anno del liceo, l’idea della masturbazione non mi sfiorava nemmeno. Arrivavano le polluzioni notturne ma finiva proprio tutto lì. Ho provato anche ad andare su dei siti porno etero, ma la cosa mi era in pratica del tutto indifferente, di andare su un sito gay non mi passava nemmeno per l’anticamera del cervello. Ero totalmente isolato, non avevo proprio nessuno con cui poter parlare di queste cose e comunque ero di una tale timidezza che non lo avrei fatto in nessun caso. In terzo classico ormai ero diventato un ragazzo interessante per le mie compagne di scuola ma loro a me non facevano proprio nessun effetto, tra l’altro ero l’unico ragazzo della classe, anche questa cosa mi ha condizionato molto. In pratica non avevo una sessualità, studiavo, le ragazze non mi interessavano e dei ragazzi non sapevo proprio nulla, dei gay avevo un’idea del tutto assurda, pensavo che fossero dei casi patologici fissati col sesso che, tra l’altro, non capivo nemmeno che attrattiva potesse avere. Cominciato il terzo classico la mia vita è cambiata in modo radicale, ho avuto un nuovo compagno maschio, Luca (non si chiama così), un bel ragazzo che mi è piaciuto subito, non sessualmente, perché proprio non pensavo a queste cose, ma mi stava simpatico, scherzavamo spesso e ci siamo messi al banco insieme, piano piano siamo entrati in familiarità, veniva a studiare da me e io andavo a casa sua. Gli volevo bene. Studiavamo insieme e non parlavamo mai di sesso, di tante altre cose sì ma di sesso mai. Aveva per me tante attenzioni, era prudente, quasi esitante nei miei confronti, sorrideva spessissimo, ci teneva a farmi capire che lui c’era. In pratica si era innamorato di me. Secondo lui probabilmente io avrei dovuto capirlo ma non avevo capito nulla, l’idea che un ragazzo come Luca, che io non identificavo in nessun modo come gay, si potesse innamorare di me non mi sfiorava neppure e lui non aveva il coraggio di parlare chiaro. Un giorno che si studiava insieme mi sono accorto che Luca stava almeno parzialmente in erezione e ho notato che era imbarazzato da questo fatto, gli ho detto: “Nessun problema! Capita!” ma quello che è successo dopo non me lo aspettavo assolutamente, mi chiede: “Ma tu hai capito il perché?” Gli rispondo: “No.” Ci ha messo più di un minuto ad andare avanti, poi mi ha detto: “Perché ci sei tu …” Io non ho capito quello che voleva dire e pensavo che mi stesse dicendo che ero anche io in erezione ma non era così e gli ho risposto. “No, non è vero!” Lui l’ha preso per un rifiuto nei suoi confronti e ha cominciato a stare visibilmente a disagio. Io gli ho detto: “Scusa, non ho capito, ma che volevi dire?” E mi ha risposto: “Mi sono innamorato di te.” In quel momento devo avere fatto una faccia stupita, poi gli ho detto: “Aspetta, fammi capire bene, tu ti sei innamorato di me?” Da lì abbiamo parlato tanto. Stavo proprio a mio agio, abbiamo parlato anche di sesso, io ho cercato di fargli capire che realmente gli volevo bene ma non provavo per lui quello che provava lui, cioè che non avevo mai provato coinvolgimento sessuale per lui. Voleva sapere se ero etero o gay e gli ho detto che in pratica per me il sesso era un pianeta sconosciuto, non ci volva credere, era proprio perplesso, Dopo quel giorno è cominciato un periodo di gelo fra noi, non è più venuto casa mia né ha voluto che andassi da lui. Ho cercato di spiegarmi con lui un paio di volte ma la risposta è stata netta, non credeva alle cose che gli dicevo e francamente allora neanche io capivo il senso di quello che mi diceva lui, mi mancava ma non collegavo la sua presenza al sesso. È stato allora che ho cominciato a cercare qualcosa che parlasse dei gay per cercare di capire che cosa Luca potesse provare per me ma cercavo una cosa seria perché se Luca mi faceva un discorso come quello non era certo una cosa stupida. Così sono arrivato a progetto gay. Ho trovato cose che non avevo trovato da nessun’altra parte, cose che riguardano la sessualità in termini espliciti ma cose serie. Ho letto moltissimo in particolare sulla masturbazione, così, per cercare di farmi un’idea e poi ho provato in pratica pensando a Luca e la cosa ha funzionato. Non ho provato nessuna delle impressioni di sporco o di disgustoso che avevo immaginato, in pratica avevo messo da parte moltissimi preconcetti e questo, Project, è merito tuo. Insomma ormai avevo un’idea chiara di che cosa potesse provare Luca e mettere insieme affetto e sesso non mi sembrava per niente una cosa da poco. Il giorno appresso ho preso Luca da parte superando i suoi rifiuti e gli ho detto: “Mi sono masturbato per la prima volta nella vita ieri sera pensando a te.” Lui voleva comunque lasciare perdere tutto ma gli ho fatto capire che ormai ero in grado di capire quello che stava passando lui e che “probabilmente” mi ero innamorato di lui ma che avevo bisogno di andare per gradi. Mi ha fatto segno di stare zitto e che ne avremmo parlato dopo. Ci siamo visti il pomeriggio e mi ha detto che cominciava a credere a quello che gli avevo raccontato. Beh il resto te lo puoi immaginare, adesso stiamo insieme da due anni e non cambierei la mia vita con nessun’altra al mondo. Abbiamo tantissimi problemi perché dobbiamo vivere la nostra storia in clandestinità. Stiamo facendo tanti progetti per il futuro e spero che possano realizzarsi. Questa mail vuole essere un modo per dirti grazie perché se adesso mi sento realizzato lo devo anche a te.
Ciao Project e continua così. Pubblica la mail, se vuoi.
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domenica 19 dicembre 2010

SOGNI GAY E VITA ETERO

Caro Project,
da quando ho trovato progetto gay mi sento meno strano e meno solo. Ho 21 anni, mi dicono che sono un bel ragazzo, a me sembra piuttosto di essere uno come ce ne sono tanti, certo sono almeno tre o quattro anni che le ragazze mi corrono appresso, è successo specialmente questi ultimi tre anni all’università e la cosa per un verso mi fa piacere ma per l’altra mi crea molte difficoltà, da bambino mi piacevano le ragazze, le prime fantasie le ho fatte alle elementari su una mia compagna di classe, poi sono successe delle cose che penso mi abbiano creato un po’ di problemi. A 13 anni sono andato al mare l’estate con i miei genitori. Stavamo in Sicilia, in un posto molto bello e molto selvaggio, dove non c’era niente se non il mare e la macchia mediterranea quasi a perdita d’occhio, lì si è formato un gruppo di ragazzetti 13/14 anni, con loro stavo bene, erano figli di amici di famiglia e i miei mi lasciavano molto libero. Stavamo molto insieme  e si finiva spesso a parlare di sesso, naturalmente come se ne parla a quell’età. C’era una ragazzo che aveva solo un anno più di me ma sembrava molto più grande, era alto, biondo, mi piaceva molto, perché io all’epoca ero ancora grassottello e piuttosto basso per la mia età, chiamiamolo Stefano, era molto schivo e con me andava particolarmente d’accordo, certe volte ce ne andavamo al mare insieme su un canotto gonfiabile. Lui nuotava benissimo, io un po’ meno. Ho cominciato ad avere la fissa di vedere Stefano nudo, quando stava con me e parlavamo di ragazze si vedeva che aveva l’erezione, io avrei voluto toccarlo ma volevo che fosse una cosa accettata da lui. Allora gli ho detto che lui ormai era un adulto e che ce l’aveva grosso e che si vedeva, è diventato rosso come un peperone ma era contento di sentire queste cose. Ho cercato di insistere in tutti i modi e di provocarlo, alla fine gli ho chiesto di farmelo vedere, lui si schermiva ma si vedeva che la cosa lo tentava parecchio, io l’ho proprio assillato finché un giorno quando eravamo solo noi nella macchia non ha detto di sì. Quando si è  abbassato il costume mi sono sentito proprio eccitatissimo, ero riuscito a portare Stefano dove volevo e potevo vederlo così, me lo ha fatto anche toccare e qualche giorno dopo si è fatto fare anche una sega ma non ha mai voluto fare lui qualcosa a me, credo che la cosa non lo interessasse realmente e che per lui il senso fosse che mi aveva ridotto un po’ a fare lo schiavo sessuale obbligandomi a fargli quello che voleva lui. In realtà era l’esatto contrario, ma ho preferito fargli credere quello che voleva. Ma è durata pochissimo, non più di una settimana in tutto perché poi sono tornato a Milano coi miei. Lui è rimasto in Sicilia perché era di lì. Ci siamo sentiti qualche volta su msn, senza nessun riferimento a quello che era successo tra noi. Ho rivisto Stefano due anni fa, ha la ragazza e ne dice cose favolose, abbiamo parlato molto, mi ha raccontato di lui e della ragazza e di come si sente felice con lei, io gli ho raccontato una storia simile a quella che lui ha raccontato a me, quasi del tutto inventata, almeno per quanto riguarda la soddisfazione di stare con la mia ragazza. Delle cose successe in Sicilia anni prima nemmeno l’ombra. Penso che per lui siano state realmente cose di nessun peso, per me non è stato così, ho cominciato a masturbarmi pensando a Stefano ed è diventata una fissa, la vivevo bene, la parola gay non mi sfiorava nemmeno, almeno fino ai 16 anni, poi, un po’ sulla spinta dei familiari e un po’ sulla spinta degli amici ho cominciato a frequentare anche delle ragazze, una in particolare, chiamiamola Laura, all’inizio era tutto solo platonico, ma quando stavo vicino a Laura avevo l’erezione e mi imbarazzava molto e qualche volta mi si bagnava pure, ho cominciato a masturbarmi anche pensando a Laura, pensavo che Stefano me lo sarei dimenticato del tutto ma non è stato così. Quando avevo 19 anni la situazione è diventata tale che con Laura siamo arrivati ad avere veri rapporti sessuali, da parte mia le cose funzionavano, mi eccitava, avevo l’erezione e arrivavo anche alla fine, però vedere Laura nuda non mi dava quella sferzata di sessualità che mi sarei aspettato, quando avevo visto Stefano nudo il coinvolgimento era stato totale. Ho pensato che fosse solo dovuto al fatto che era la prima volta e che con Laura le cose sarebbero andate meglio. In sostanza il rapporto che avevo con Laura era pure soddisfacente, desideravo vederla e anche fare sesso con lei ma poi, al momento, l’entusiasmo che mi sarei aspettato non c’era ma la mia era una vera sessualità etero. Quando mi masturbavo non pensavo a Laura, qualche volta pensavo a Stefano ma non lo volevo pensare, cercavo di farlo senza pensare a nessuno, così, come una cosa solo fisica. Laura non voleva che mi masturbassi per conto mio, diceva che mi voleva tutto per lei, ma lei dava assolutamente per scontato che io mi masturbassi pensando solo a lei. Io il coraggio di dirle che non era così non l’ho avuto e ho finito per dirle che non mi masturbavo più ma che facevo solo sesso con lei. È stata la prima bugia tra noi. Non le avevo nemmeno raccontato la storia di Stefano in Sicilia, ma non era una bugia, io così la vedevo, non le avevo detto una cosa per un’altra, semplicemente non le avevo detto di un episodio che ormai mi sembrava proprio lontanissimo anche se era ben presente nella mia memoria. A vent’anni ho conosciuto un ragazzo, chiamiamolo Marco, tra l’altro un amico di Laura, cosa che mi imbarazza terribilmente, lui gioca al calcio e mi ha fatto entrare nella sua squadra. Lì per lì ho accettato ma mi sono trovato in situazioni di imbarazzo tremendo negli spogliatoi, in pratica ci sono andato una volta sola, poi mi sono inventato una tendinite e non ci sono andato più. Marco mi ha chiamato tante volte e qui sono cominciati i problemi seri perché con Marco si è creato un rapporto importante e tra l’altro Marco è un bel ragazzo e mi piace, ma non basta, all’inizio di novembre di quest’anno l’ho visto molto giù di tono e ho cercato di capire il perché, alla fine, dopo giorni e giorni di esitazione, mi ha detto che era gay ma che non lo aveva mai detto a nessuno e che pensava di essersi innamorato di me. Per me tegola in testa! Ho parlato molto con lui ma sempre passando per etero (mi sento un vigliacco per questo) e lui su questo non ha alcun dubbio perché sa di me e di Laura che gli racconta tutto, ma proprio tutto di noi, cosa che a me non è piaciuta affatto, tra l’altro lei non sa che Marco è gay. In pratica adesso sono il confidente etero di Marco e l’amante etero di Laura, non credo che mi sarei potuto trovare in una situazione più incasinata. Conoscere Marco, per me, è stato proprio andare in crisi, quando sto con lui lo abbraccerei stretto e lo bacerei per ore per fargli passare quella sua malinconia  che lo divora, credo che sarebbe la felicità per tutti e due, ma come posso fare una cosa simile? Laura si aspetta che prima o poi ci si sposi e io continuo ad avere una vita sessuale con lei che però è diventata una specie di obbligo dal quale non riesco a liberarmi e nello stesso tempo vedo Marco che quando esce con me si sente come un intruso, un tollerato da un amico etero che non lo vuole abbandonare allo sbando. Il vero guaio è che Marco racconta a Laura tutto quello che ci diciamo e lei ci tiene che noi ci frequentiamo perché non le passa nemmeno per l’anticamera del cervello che cosa potrebbe succedere. Ecco project, questi sono i casini della mia vita ma io Marco non lo voglio perdere a costo di sputtanarmi a vita davanti a tutta la città. Però credimi è proprio difficile fare un passo senza ritorno perché intorno a me ci sarebbe un terremoto, a casa mia nessuno si aspetta una cosa del genere. Insomma non so dove trovare il coraggio ma lo devo trovare, più vado avanti e peggio è.
Aspetto una tua risposta. Ciao. (se vuoi, pubblica pure questa lettera)
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sabato 19 aprile 2008

SAN VALENTINO GAY

13 Febbraio 2006 (Vigilia di S. Valentino)
Ma che cazzo faccio? Mannaggia, domani è san Valentino… mannaggia, ma io che faccio? Mi sa che glielo dico… così, la butto lì come se dicessi una cosa qualsiasi, poi vedo come la piglia… sai, ti volevo dire una cosa… No! Ma che stronzate! Ma che gli dico una cosa del genere? … e io non sono nemmeno il pivello di primo pelo… ma dico io se mi devo sentire come un imbecille … mannaggia … va be’, gli dico una cosa un po’ più generica… che mi piace quando andiamo in giro insieme… mh… così mi sghignazza dietro e mi manda a farmi fottere… magari non lo fa… ma qui non si può tirare più la corda… o brutale e tutto subito o niente! … Ma che gli dico… cocco, mi so’ preso una cotta per te… me lo immagino Jo in una scena simile… magari mi risponde pure in modo gentile, anzi, sì, mi risponde in modo gentile ma mi manda lo stesso a farmi fottere e allora è il momento che lo meno proprio… quello è capace… e poi sul biglietto che ci scrivo, e se poi il biglietto finisce in mani sbagliate sono fregato, se lo beccano i genitori faccio proprio una figura di merda… ci vuole una cosa un po’ più neutra, tipo “Un pensierino per Jo”… mh! … Un pensierino per Jo il giorno di san Valentino! Magari glielo do dopodomani, così in modo generico… certo che a lui di fare un pensierino a me non gli passa manco per l’anticamera del cervello! … Ma dove vado? A fare l’imbecille, a fare il frocetto innamorato e il frocetto di 23 anni, quasi 24! Ma che devo fare? Vado a vedere le partite quando gioca Jo, naturalmente, forse stupidamente, non lo seguo negli spogliatoi anche se gli altri ci vanno sempre… va be’, per loro è diverso… lo chiamo quasi sempre io e lui non mi chiama mai, è vero che a quel paese non mi ci ha mai mandato… però… ma sono due anni che andiamo avanti così, certo al telefono mi piace tantissimo, non mi molla a metà… e poi ha una voce bella… sì, proprio sexy… mannaggia, mannaggia, Jo, bellissimo… ma che ti passa per la testa? Ragazze? Boh! Ne parlassi mai… ma che vuol dire? Forse non ne parli con me… ma io mica posso chiedere a Massimo… senti scusa, ma a te Jo parla mai di ragazze? … Bello! Sarebbe proprio il massimo! Però lui il culto delle ragazze in generale non ce l’ha… almeno non sembra… Mah! Che faccio? Domani è san Valentino, vado da lui e gli chiedo: Senti Jo, ma tu ce l’hai una ragazza? E che cosa fate di bello insieme? … Così torno a casa con un occhio nero… ma non è manco detto… Allora ci scrivo: Che fai di bello? Se non hai niente di meglio fatti vivo! Niente e-mail impegnative, solo una e-mail semplicissima… mi sa che così potrebbe anche andare… c’è sempre modo di buttarla sul generico e chiunque la legge non può fare elucubrazioni… mi sa che così potrebbe andare bene… Forza apri Outlook… mannaggia ma quanto tempo ci mette questo cazzo di computer… Forza! … Che palle! … Allora fichissimo83@… ma che cazzo di e-mail s’è scelto! Va be’… allora: “Che fai di bello? Se non hai niente di meglio da fare fatti vivo.” … no! Togliamo il “di meglio”… allora: “Che fai di bello? Se non hai niente da fare fatti vivo.” … e la firma che ci metto? Marco o Marko col k? No, troppo confidenziale, meglio Marco e basta… così, vai! Ecco! Inviato alle 21.37 del 13/2/2006… adesso mi resta solo da aspettare, in genere risponde… lascio il computer acceso e vediamo tra mezz’ora… un’ora è meglio… E mo’ con la penna del computer che ci faccio? Meno male che ho preso una cosa che serve pure a me… il pacchettino adesso non lo scarto, vediamo che fa lui… per scaramanzia, potrebbe anche andare bene… non è mica detto… e poi magari sta facendo anche lui le stesse elucubrazioni… sì, eh? Mi sa che a quello non gli passa nemmeno per l’anticamera, fino adesso però si è fatto pagare la pizza due volte… per la verità in tre mesi… e una volta ha pagato lui il cinema… ma ci siamo andati una volta sola e io tutto guardavo meno il film… voleva sapere che ne pensavo… mannaggia, ma che gli potevo dire? Se tu sapessi quello che pensavo durante il film! … Ma tanto magari lui penserebbe che io stavo pensando a una ragazza… o no? … Mah! Cavolo, ma quanto è brutta l’incertezza… Comunque io adesso la mia mossa l’ho fatta, adesso sta a lui, se mi risponde stasera è fatta, se no, domani mi devo portare il cellulare appresso, non si sa mai… ma mi sa che mi risponde… in genere lo ha fatto… tutte le volte che gli ho mandato una mail mi ha risposto… anche se di mail gliene ho mandate solo due e tutte e due per girargli inviti di altri… quelle due benedette pizze insieme in effetti erano perché tutta la compagnia ci aveva dato buca… però al cinema c’è venuto volentieri, è vero che gliel’ho proposto io ma lui c’è venuto volentieri… magari gli piaceva il film… solo il film… al cinema aveva spento il cellulare, quando siamo usciti l’ha riacceso e ha ricevuto quattro o cinque telefonate di fila però non mi sembravano ragazze… tutti discorsi al neutro: Ciao, Come stai? Che fai di bello? Sentiamoci! E salutami zia! … Ma insomma, ma con chi cazzo stai parlando? E’ maschio o femmina? Pareva che c’avesse un codice fatto apposta per parlare solo al neutro. Va be’, va, lasciamo perdere… Che faccio di bello? Un po’ di sesso al computer… è una bella espressione, se lo dicessi a certi che conosco mi direbbero: Ma che marpione che sei, tu bazzichi le chat! … E invece niente chat! … Va be’, lasciamo perdere i commenti e vediamo che c’è di bello in rete… 22 cigni morti di aviaria, Del Piero tornato quello degli anni magici, Emergenza gas: si ricorre alle scorte strategiche, Berlusconi, Fini, Prodi: insomma tutte cazzate!
Se volete, potete partecipare alla discussione su questa pagina di diario aperta sul Forum Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=27214562

martedì 18 dicembre 2007

DIARIO DI UN RAGAZZO GAY

Ieri pomeriggio ho ricevuto per e-mail le splendide pagine di diario che riporto qui di seguito. Anche se il post è lungo, preferisco non frammentare il discorso. Ciao ... omissis ... ti ringrazio di cuore per avermi mandato una cosa così bella. Nel leggere queste pagine mi sono commosso... e ti ringrazio anche per tante altre cose... mi hai fatto un regalo meraviglioso, segno della tua generosità.
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December-2006
[...]
Per il resto posso aggiungere che ho visto [Omissis] tipo due mesi fa per una sola sera, per poi non sentirci più fino ad oggi e probabilmente anche per il prossimo futuro. Potrebbero anche esserci delle nuove porte da aprire ma è tutto un forse, come al solito. E come al solito probabilmente rimarranno chiuse. Ma cosa ci posso fare? L’ombra non è la migliore delle condizioni per agire, o sbaglio?

July-2007
Non so perché sono entrato in questo documento, mi ha preso una voglia assurda di scrivere anche se un motivo vero non c’è. Forse perché ho appena finito di vedere “saturno contro”, film carino e triste. Mi ha fatto probabilmente riflettere, per l’ennesima volta, su quello che faccio, sulla mia vita. E come al solito mi è salita una tristezza assurda. No non tristezza, malinconia direi piuttosto. Malinconia come al solito immotivata. O forse lo è... si che lo è, è inutile che fingo che non lo sia. Forse perché ovunque si parla di amore, di gioia e di dolore che vengono dall’amore, di quanto è bello essere in due anime, di quanto è devastante il distacco, di tutte quelle che sono le propaggini del sentimento amore. E io mi “immalinconisco” perché per me il momento non c’è, non arriva mai. E anche i rapporti che ho intrecciato ultimamente non mi lasciano altro che malinconia, anzi, mi provocano quasi repulsione. Ed oggi ne ho dato l’ennesima prova, e so che non sarà l’ultima volta, e quindi la situazione non migliora. E pensare che l’anima giusta l’avevo trovata, o almeno così mi sono sentito. E l’ho capito perché mi sono sentito, ho provato sensazioni come non mi era mai capitato prima. Ma purtroppo sono un idiota, parlo parlo ma poi nulla si conclude come vorrei. E poi non penso che la cosa, nell’eventualità in cui potesse esistere, sarebbe andata molto avanti, non c’era una coincidenza come doveva esserci. Io continuo a pensarci ogni giorno, non scampo a
questa situazione, condanna. E mi sento un fallito perché se la guardo dall’altra parte, come potrebbe/dovrebbe essere (cioè se fossi etero), potrei essere l’uomo più soddisfatto, più realizzato del mondo. Almeno da un punto di vista.
Che ora come ora mi sembra il più importante. E proprio per questo mi partono quegli scleri, quella voglia di andare via, per cominciare qualcosa di nuovo. Ma come si fa? Non si fa e basta. O magari sono io che non lo faccio e basta. Guardiamo in faccia la realtà. Sono solo se quelle due o tre persone non ci sono. Se quelle due o tre persone non sono presenti. Vedi ora, questo preciso momento. Dopo aver guardato quel maledetto film, dopo aver sbloccato quel contatto, dopo aver scambiato quattro parole, ora sono qui ad ascoltare Vasco con le sue canzoni più nere, con la tastiera sulle gambe e gli occhi sullo schermo, mentre sullo schermo appaiono a poco a poco i pensieri che mi fanno stare così. Perché?
Preferirei piuttosto essere uno di quei ragazzi che vengono cacciati con infamia dalla famiglia in cui sono cresciuti. Misconosciuti. Dimenticati. E lì allora sarebbe il vero punto di non ritorno, quando sei costretto a fare, ad andare avanti, a costruire. Ri-costruire. E trovare amici come succede in quel maledetto film, qualcuno con cui condividere i momenti della vita, e anche qualcuno con cui dividere tutto invece. E mi sento un coglione, un pirla. Non basterebbero tutti gli insulti che conosco per dare un’idea chiara di quello che penso di me in questo momento. E ancora. Potrei lanciarmi in un nuovo ambiente, potrei incontrare nuove persone, potrei, potrei, potrei... leggo quello che sto scrivendo e mi incazzo ancora di più. Il “potrei” dovrebbe diventare “devo”. Ma non lo è. 21 anni nel cesso. C’è da andarsene, da cambiare aria, da rivoltare la vita come la voglio io. Parole. Solo parole purtroppo. Come faccio? Non ci sono solo io. Dovrei essere abbandonato da tutti per poter trovare la forza di farlo. Di necessità virtù. Un anno sabbatico ci vorrebbe. Sì, una specie di prova per testare su me stesso com’è. Per capire se quello che continuo a ripetermi è una realtà possibile o sono solo cazzate. Vedremo. Vedremo se riuscirò a capirlo. Poi anche il fatto che il mio fumoso supporto ormai è venuto definitivamente meno e non tornerà, fa sì che se mi metto a pensare io... anzi, fa si che io mi metta a pensare. Punto. Cazzo. Sono scappato fino a pochi mesi fa. E non posso nemmeno tornare e riprovare la strada che mi aveva così emozionato, che mi aveva dato tante sensazioni. Quella strada che ti fa sentire le farfalle nello stomaco e che ti fa passare la fame. Quella che non fa altro che collegarsi con qualunque cosa tu passi per la testa, così da sostituirvisi e titaneggiare su tutto. Che situazione. Una merda.

September-2007
Mi chiedo se sia possibile invidiare qualcuno che si trovi in una situazione difficile. Difficile a dir poco, piuttosto anzi traumatica, senza apparente soluzione, deprimente. A quanto pare sì. A me succede. Sta succedendo ora. [Omissis] è stato “scoperto” da sua madre. Non sto qui a ripetere tutte le parole che lei gli ha rivolto. Ma quando mi sono state riportate mi sono sentito quasi male. Ho cercato di capire quali sensazioni possano assalire un figlio che si senta insultare in questo modo dalla madre. Non ce l’ho fatta, non ci sono riuscito. Sono pensieri troppo brutti.
Eppure, se da un lato rabbrividisco solo ad immaginare quello che potrei dover affrontare nella stessa situazione di [Omissis], dall’altro lo vorrei. Sì, lo vorrei. So che il dispiacere, lo sconforto, la disperazione si diffonderebbero in tutta la famiglia, che non sarei più guardato con gli stessi occhi, che sarei visto come il paradigma del peccatore; ma il peggio, ne sono convinto, sarebbero solo i primi tempi. Poi a poco a poco, come ci si abitua anche davanti alla morte, tutti si “abituerebbero” a me. Al vero me. Ma forse sto idealizzando qualcosa che di ideale ha ben poco.
E poi continuo a chiedermi perché sono solo. Perché? So di vivere nell’ombra, nella menzogna, ma come posso fare diversamente? Uscirei dalla porta di casa e lo urlerei al mondo. Ma tanto non lo farò.

September-2007
È da una settimana, anzi di più, molto di più ormai che non faccio che pensare alla stessa cosa, ogni momento mi ritrovo sempre con il pensiero fisso sul fatto che sta per partire, che ci siamo incontrati per caso due settimane fa, che mi aveva pure detto il giorno in cui sarebbe cominciato il suo erasmus e in cui dunque avrebbe preso quell’aereo per [Omissis]. E io non me lo ricordo. E stasera mi ripresenterò come ogni settimana nel solito posto, con la segreta speranza che sia lì, sapendo lui che se mi vuole trovare quello è il posto e il giorno in cui ci sono sempre.
Ma anche se fosse così, anche se ci incontrassimo, non saprei nemmeno io cosa fare: un saluto, due battute.. e poi? “ti va di uscire ora noi due?” oppure “ che fai sta sera tardi?”... situazioni irrealizzabili. Che poi ora, se ripenso bene, sono ormai 10 mesi è più che è successo quel che è successo, che in questi mesi non abbiamo fatto altro che vederci di sfuggita un numero di volte che posso facilmente contare sulle dita di una mano, che ci siamo sentiti ancora meno. E io cosa spero allora? Di riuscire a tornare indietro a dieci mesi fa, quando non io solo mi facevo sentire, prima di rifiutare gli unici due o tre inviti ad uscire che non avrei mai dovuto rifiutare in vita mia? Sono senza speranza, sono un povero idiota. Anche se stasera ci fosse, dovrei essere assai conciato per lanciarmi in proposte come quelle di poco sopra. Comunque se ne andrebbe fra pochissimi giorni (se mai non se ne fosse già andato). Forse mi farei solo del male.
Ma la mia è una condizione pessima. Ogni volta che rivedo quella macchina blu, anche solo lo stesso modello, rischio di morire in un incidente per riuscire a vedere se alla guida c’è quella persona, e quando scopro che non c’è sto ancora peggio. Anche se ci fosse? Farei inversione ad U per inseguire quella cazzo di macchina blu? Fosse solo questo poi... ogni due per tre il pensiero si fissa sul medesimo soggetto, non posso farne a meno. Un rumore, un odore, una pettinatura che potrebbe anche lontanamente assomigliare alla sua di spalle mi causa un sobbalzo nel petto, il cuore comincia a battere come un cannone che spara raffiche di colpi. E già lo stomaco si chiude riempiendosi di farfalle. E ripenso a quando ci eravamo chiariti dopo il primo incontro, quando entrambi pensavamo che l’altro non si fosse fatto più sentire dopo quella sera perché era stata solo una serata di devasto alcolico, per cui ad entrambi non sembrava il caso di rifarsi sentire. Temevamo entrambi una brutta risposta, che non ci fosse altro dopo quella volta. E a quando aspettavo l’incontro di dieci mesi fa, quando le 10 di sera mi sembravano lontanissime e il tempo pareva non passare mai. E l’imbarazzo quando ci siamo trovati in macchina in quel parcheggio, il continuare a parlare di qualunque cosa per non cadere in un silenzio troppo imbarazzante, il suo “beh allora.. volendo... potremmo anche darci da fare...” e il mio non aspettare altro che lanciarmi sul suo corpo.
Mi consumo nel ragionare se mandargli un messaggio o meno, se farmi anche solo sentire con uno squillo. Ma è già successo che non ricevessi risposta, e non voglio starci male ancora. Non so se fosse perché aveva finito i soldi o cos’altro, ma non mi ha dato alcun segno di risposta e questo è bastato perché io non mi facessi più sentire. Sono passati mesi. Per fortuna che capitano queste occasioni di incontri fortuiti.
Mi sto deprimendo.
E intanto il tempo passa, e non so perché ora che se ne va mi sembra così impellente il bisogno di incontrarci. D’altronde sono passati mesi senza sentirci né vederci (solo per caso e per brevi momenti, e sempre con qualcun altro) e sono sopravvissuto “abbastanza bene”; allora perché sto male adesso, pensando che non ci rivedremo se non fra 10 mesi? Forse perché so che nemmeno volendo potrei organizzare un’uscita, dato che non sono un “habitué” del luogo dove sta per andarsene?
Come vorrei che leggesse queste parole. Anche se di certo una storia come la voglio io è impossibile. Siamo troppo diversi per una storia. E questo mi lascia ancora più nel panico.
Basta scrivere, mi sto facendo del male.

September-2007
Non c’era. Ho cercato, guardato ovunque, metà della serata passata in punta di piedi. Non c’era. Ora dovrei rassegnarmi. Dovrei. Ma lo so che oggi è il [omissis] settembre, che, dal momento che sono convinto che la sua partenza avverrà il [omissis] settembre, fra due giorni, qualche speranza c’è ancora. Forse invece è gia ad [Omissis] (se si scrive così). So solo una cosa ora come ora: non c’era. Ieri sera non c’era.


September-2007
L’ho fatto. Ho preso il coraggio a due mani e ho inviato il messaggio che portava con sé anche un carico di speranza. Ieri pomeriggio, alle 15.22, l’ho inviato. Non che vi abbia scritto chissà quali rivelazioni, non che gli abbia affidato la verità affinché il destinatario potesse venirne a conoscenza. Solo la speranza di ricevere una risposta. Che poi non è arrivata. So che è suo tipico di non rispondere subito ai messaggi, di metterci un bel po’ per mandare una risposta. Non so neanche cosa mi aspettavo. Forse che si facesse sentire e mi chiedesse di vederci prima che partisse. Ma ovviamente non è stato così. Ed oggi è il [omissis] settembre. Il giorno in cui la mia mente ha deciso di riporre la le ultime speranze, intestardendosi nella convinzione che oggi sarebbe stato il giorno della sua partenza. L’ultimo giorno utile quindi. Speranze ormai in frantumi sotto il peso della realtà, come si può ben immaginare. Ed io che mi ero detto “ecco, se non mi risponde ci metto una pietra sopra e vaffanculo, voltiamo pagina”. Non fosse che la stessa cosa, la stessa identica cosa me l’ero già detta mesi fa, quando, mandando un messaggio anche quella volta, mi dissi “se non mi risponde ora vuol dire che non gliene frega un cazzo di me, quindi mi comporterò di seguito”. Ma quanto sono illuso? Sono mesi ormai che non si fa sentire, che solo io (raramente) faccio squilli o invio messaggi senza ricevere risposta. Ed oggi è la fine di un’epoca nei miei sentimenti. No, non una fine: una svolta piuttosto. Perché so che non smetterò di ritornare col pensiero ad ogni istante passato insieme, ma forse ora riuscirò a farlo con la mente un po’ più lucida. Un po’ più obiettiva.
Ma ora che rileggo queste parole, mi continuo a dare del deficiente, del coglione. Squilli? Messaggi? Perché mai non ho preso in mano il telefono e composto quel maledetto numero? Il numero che ogni volta che mi capitava di vedere mi provocava un tuffo al cuore. Forse proprio per questo. O forse perché non volevo nemmeno mostrarmi invadente, pressante, con una persona la cui considerazione di me era un pensiero fisso. Anzi, È un pensiero fisso.
Che aggiungere a tutto ciò? Che l’ho sognato l’altra notte? Che era lì, di fianco a me? E che non mi importa sapere cosa stavamo facendo in quel sogno, cosa la mia mente aveva creato e rendeva quasi reale attorno a noi, ma che soltanto mi bastava sapere che eravamo assieme?

September-2007
A parte quello che vorrei scrivere ora, quello che mi sentirei di scrivere più che altro, che non sarebbe altro se non una ripetizione di quello che ormai da settimane vado riportando ogni volta che butto giù due parole.
Quindi passo subito oltre, con la sola precisazione che, da quando ho realizzato che il suo erasmus è cominciato, mi sento un attimino meno oppresso da pensieri che conosco bene... basta leggere quanto riportato nei giorni precedenti. Ma meglio che non mi lascio andare sennò la situazione precipita di nuovo.

September-2007
Forse sono addirittura riuscito a fare un passo oltre, a compiere quel superamento che mi serviva per ricominciare un po’ a sperare. Tutto grazie alla vista di una persona praticamente sconosciuta, individuata solo perché talvolta in stazione è accaduto di incrociarsi. Ovviamente senza scambiare una parola, ma fissandosi finché non ci si incrocia e supera a vicenda. Da questo episodio, da questi pochissimi secondi è scaturita una serie di riflessioni tipiche del mio essere e del mio comportarmi. Dato per certo che se, ora come ora, continuo ad aspettare che quello che desidero mi cada addosso, io non otterrò mai nulla, conseguentemente dovrei per logica mettere in moto il corso degli eventi con un’azione positiva/attiva personale. E potrei proprio cominciare da quella persona, probabilmente componente di una banda musicale, capelli biondi biondi, mossi, occhialini da studente modello. E scende pure a [Omissis]. Per forza abiterà in zona, no?
Così, queste piccole riflessioni, questi miserrimi sogni da frocetto mi hanno riaperto un po’ le porte dell’illusione in cui mi piace sprofondare e dalla quale mi faccio avvolgere come una coperta morbida, calda. Che spesso, anzi, sempre per ora, si è trasformata in catene che mi hanno portato verso il fondo.

Novembre-2007
È strano come dallo scrivere mille volte in brevissimo tempo passo come nulla a non scrivere per oltre un mese se non di più. “Sure as the rain start to fall, yes I’ll always remember you dear...” sto ascoltando una nuova canzone appena scoperta pochi giorni. E la prima volta che l’ho sentita già mi sono sentito immerso nella musica e nelle parole in cui mi pare di potermi rispecchiare almeno in parte.
Sarà mica una voglia di sentirmi parte di qualcosa che mi piace? Sia pure una canzone?? Però è davvero bella e se potessi la canterei alla persona di cui penso proprio di essere “still crazy”. E qui riapriamo ferite profonde, come se mi piacesse scavare a fondo e crogiolarmi nel dolore che mi autoinfliggo. Ci ho pensato e mi sa che il motivo sta nel fatto che almeno così mi sembra di potergli essere ancora vicino, che anche se sono io a pensarlo forse anche lui mi pensa. Ma mi sento uno stupido illuso. Anche se so per certo che almeno all’inizio anche lui voleva che ci rivedessimo senza però avere il coraggio di fare il primo passo, come d’altronde feci io.
E dopo un periodo di relativa calma interiore, a seguito della mancata risposta ad un singolo squillo, ora mi si riaffacciano tutti quei sentimenti che a pensarci bene si erano materializzati anche prima del fatidico squillo... e infatti sto meditando di farmi sentire seppure l’eventuale messaggio dovrà arrivargli in [Omissis].
Ho pensato anche a quello che dico della gente di cui conosco le vicissitudini, che non concepisco come non si assumano gli eventuali rischi sollevando una cornetta per invitare qualcun altro ad un appuntamento. Un comportamento che critico aspramente ma che mi ritrovo a riprodurre paro paro. Sarò pirla?


Novembre-2007
Dato che a volte mi capita di scrivere interventi che poi salvo come bozze lasciandoli dimenticati poi per mesi, dato che quando passa il momento in cui li ho scritti poi non li pubblico più, ecco che almeno qui voglio lasciarli scritti, così, per eliminarli dalle bozze e metterli da un’altra parte. Qui appunto. Ed eccone uno del 12 novembre che non ricordo perché l’ho scritto ma non dovevo essere molto felice..

Ufffffffffff
e mentre fuori fa un freddo animale con il vento che sembra portare veloce con sé delle verità infinite che non riesco a cogliere nel frastuono seppure siano così a portata di mano, forse per questa canzone angosciante in sottofondo, mi è venuta la brillante idea di aggiornare un po' sta pagina. un po' il fatto che sono tappato qui con la schiena piegata su dei libri che parlano di qualcosa che in fondo non mi interessa, un po' la relativa cappa di silenzio che non può mancare in queste situazioni, mi sale una specie di scoramento che va e viene. mi distraggo con un niente, mi perdo ad osservare le mie stesse mani seppure le conosca fin nei minimi dettagli, anche se in realtà sono soltanto gli occhi ad essere rivolti ad esse. per il resto sto già pensando ad altro. la solita serie di pensieri concatenati più o meno logicamente, tra i quali spuntano e si inframmezzano dei ricordi recentissimi o passati da tempo. ricordi di giorni che ora che ci penso bene ormai sono passati da anni. il desiderio che è andato sempre più scemando di poterli rivivere. a questo punto è diventata una malattia, una cancrena lurida di pus che continuo a grattare e strofinare, nella speranza di trovarvi al di sotto del tessuto ancora sano. ma sento già l'odore penetrante di illusione e quindi, ovviamente, quello acre della delusione. e nel frattempo non ho smesso di fissare un punto indefinito sul palmo della mano. allora mi riscuoto ma lo slancio dura più o meno 30 secondi e arriva il nuovo motivo di distrazione che mi porta via, come il vento che tira fuori fa con le foglie rinsecchite per terra. per fortuna squilla il telefono e mi permette così di risentire la mia stessa voce. una cosa strana, perché rinsalda la certezza che ci sono e mi riporta un po' coi piedi per terra, via dalle speculazioni ingrate di poco prima. ma dal momento che la chiamata termina in tempo zero e mi dovrei ributtare tra quelle mille righe poco attraenti, eccomi qua, a descrivere un momento insignificante di una giornata qualunque.

Novembre-2007
Dopo giorni di nuvole e pioggia, freddo e buio, finalmente un po’ di sole. Peccato che torni soltanto per splendere sulla terra. Sono stanco di aspettare. Rimango immobile e non succede nulla. Mi metto in movimento e non succede nulla. Esiste una terza via che non mi è nota? Non penso. E quindi dovrei solo aspettare. Aspettare. Aspettare. Quanto? Non si sa. Mi sono stancato anche di aspettare.

giovedì 8 novembre 2007

PRIMI APPROCCI GAY

Sogni? Mah! ... non lo so... forse un ragazzo come lo vorrei io, uno che mi voglia bene, certo fisicamente decente... neanche bellissimo, se è anche solo passabile va bene lo stesso, poi ci si abitua... per i bellissimi ci sono troppe distrazioni, io lo vorrei solo passabile e poi io non sono mica bellissimo, pure io sono passabile, anzi a stento passabile, un ragazzo, che ne so... della mia età, così ci si può capire meglio, ma pure più piccolo di me, un cucciolo da coccolare, ma non di tanto, di ragazzi più grandi di me me ne sono piaciuti in modo serio solo due o tre ma non lo so, forse con uno più grande ci sono altre cose, forse è lui che ti coccola, che non sarebbe mica male... che ne so... ma che devo dire, sto dicendo solo cose stupide... vabbe’ biondo con gli occhi azzurri, che poi questa storia del biondo non l’ho capita... perché mi piacciono pure i ragazzi mori, ce ne so con un sorriso che ti perfora il cervello... poi alto ma non troppo, perché io non sono altissimo, non ho capito... che devo dire?... ah quello che mi attira di più... sì, ho capito, beh... il sorriso... è inutile che fai quella faccia da deficiente! A me mi attira soprattutto il sorriso, quello ti dice se un contatto con te lo accetta... guarda, niente di porno, pure così per parlare, se con un ragazzo ti ci trovi occhi negli occhi vuol dire che dopo non scappa... è difficile... eh! lo so che è difficile... però bello, quando succede ti prende un brivido... il primo contatto è quello e tu dallo sguardo capisci tutto, proprio quello che vuole da te. Poi vedi come si muove, come si comporta... se è cafone lo archivi subito... io faccio così... e che mi metto con uno maleducato! Io lo tratto con educazione e voglio ch lui mi tratti con educazione... vabbe’, sì, sono cose formali... però contano. Dopo il primo contatto, così, a livello di sorriso, beh dopo vedi fino a che punto puoi arrivare... certo se è gay te lo chiedi, te lo chiedi sì... ma te lo chiedi solo se ti piace veramente... perché poi la storia che i gay corrono appresso a tutti, basta che sono uomini... è proprio una stron... Con qualcuno scatta proprio un feeling totale... ma sono pochissimi, con la maggior parte non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello... ma su... ma che devo dire con questo cavolo di microfono... che ho fatto io? Come che ho fatto io? ... ah... quando ci siamo conosciuti... beh... ho fatto l’imbecille... sì, cioè sono proprio uscito fuori di brocca... macché piano di battaglia, non sapevo che dire e dicevo solo str... lui mi guardava come a dire ma questo come fa a essere così stupido? Ma sai quando ti prende la ridarella che non ti controlli più, che ti piglia a dire stupidaggini un appresso all’altra... io così ho fato... provato? Macché... sì... provato... io facevo solo l’imbecille... però la cosa gli deve essere pure piaciuta, però così, ridendo ridendo con lui ci giovano un po’, lo guardavo dritto negli occhi, tanto stavamo giocando e lui non si girava dall’altra parte, poi mi sono buttato stravaccato sulla poltrona e lui tutto precisino mi guardava come se fossi pazzo e sorrideva e certe volte faceva un po’ il musetto di lepre e a me mi piace tantissimo quando fa il musetto di lepre... e poi che ne so... manco mi ricordo... ah... ecco, a un certo punto gli ho passato la mano tra i capelli, ma così veloce veloce... beh... mica lo potevo accarezzare davanti a tutti, però la mano tra i capelli gliel’ho passata e lui ha fatto finta di sottrarsi ma non l’ha fatto, poi si è ravviato i capelli e m’ha fatto una feccetta arrabbiata come a dire: Ci stai provando eh! Quello è stato forse il momento più bello, lì si capiva che un’intesa c’era... Ah... poi un’altra cosa, e questa è importante... la prima volta che ci siamo trovati da soli, quello è stato bellissimo, io mi sono accordo che di imbranati ce n’erano due, io e lui... l’imbarazzo lo potevi tagliare col coltello, avevo tanto desiderato che mi parlasse di sesso, sai quelle cose che non puoi non pensarle, e lui invece mi attacca un discorso generico di politica.... mi stava crollando il mondo... si capiva che aveva paura, che era in imbarazzo e che stava cercando una via di fuga... perché noi siamo fatti così, quando il momento buono arriva l’occasione la buttiamo via... e lui così faceva... io mi sono fatto due conti rapidissimi in testa, ho detto: questo se scappa non lo ritrovo più, qui bisogna rischiare il tutto per tutto. stava già andando verso la porta e mi stava prendendo già il panico, mi sono messo davanti alla porta per non farlo uscire... mi tremavano le gambe, poi l’ho guardato negli occhi e gli ho detto: Sei gay? ... lui s’è sentito spiazzato e m’ha detto: Tu? Gli ho detto: Io sì! e lui m’ha fatto un sorriso che non me scorderò più finché campo e ha detto: Adesso il primo passo è fatto... adesso ce la possiamo prendere più comoda... E’ stata brutale, si lo so... però così almeno le cose sono chiare, io in una schermaglia eterna, è o non è, non ci voglio finire... lo so, ho fatto un gioco pericoloso... era come puntare alla roulette perché io non lo conoscevo per niente, c’era stato solo n contatto di sguardi... se m’avesse detto: mi dispiace, io non sono gay.... che avrei fatto? E qui non è così facile la riposta, perché io ero innamorato pazzo dal primo momento e mi sa che me lo sarei tenuto pure etero... però ameno lo volevo sapere, c’è pure che lui magari non avrebbe voluto stare con me, ma io questo allora non lo calcolavo... Ma che altro ti devo dire... basta su! Grazie, basta, per oggi basta... [Intervista a Lorenzo, 22 anni, registrata il 3/1/2004]