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giovedì 26 aprile 2012

EDUCAZIONE SESSUALE GAY

Questo post è dedicato alla educazione sessuale con particolare riguardo alla educazione sessuale dei ragazzi gay. Parto da una osservazione concreta. Nel parlare quotidianamente di sessualità con ragazzi gay di tutte le età, riscontro sistematicamente i danni provocati da una educazione sessuale distorta o meglio sarebbe dire dalla totale assenza di una educazione sessuale che possa essere degna di questo nome. Ancora oggi, nel 21° secolo ormai inoltrato, i ragazzi hanno ancora delle sessualità un concetto legato a tabù di vario tipo, la sessualità è vista non come una realtà ordinaria, vissuta quotidianamente da tutti, ma come una specie di territorio nello stesso tempo affascinante e proibito al confine tra il gioco e l’affettività, un territorio che attira e nello stesso tempo intimorisce, che promette cose meravigliose ma che può provocare fortissime delusioni. Questa visione della sessualità come realtà che deve restare nascosta perché porta in sé una nota forte di trasgressione, dato che tutto quello che ha a che vedere col piacere sessuale appare intrinsecamente trasgressivo, è ancora profondamente radicata specialmente tra i ragazzi più giovani e tende piano piano ad affievolirsi con l’andare degli anni. È molto più facile parlare seriemente e senza tabù di sessualità con un ragazzo tra i 35 e i 40 anni che con un ragazzo intorno ai 20 anni che è ancora profondamente condizionato da modelli comportamentali e di interpretazione di origine esterna. Ci sono ancora oggi parecchi ragazzi ventenni che non hanno un’idea realistica di come gli altri vivano la sessualità e che, quindi, tendono a considerarsi unici e a vedere la propria sessualità come anomala o affetta da qualcosa di patologico quando di anomalo o di patologico non c’è assolutamente nulla. Aggiungo che ci sono ragazzi 20enni letteralmente terrorizzati dall’idea che qualcosa della loro sessualità possa trapelare ai loro genitori. In certi ambienti, ancora oggi, i ragazzi gay subiscono delle vere forme di violenta repressione che li induce purtroppo a fare scelte che nel tempo si dimostreranno devastanti per la loro vita affettiva e per il loro equilibrio personale. Mi capita di parlare con ragazzi di oltre 20 anni che non hanno mai avuto prima nessuna possibilità di parlare seriemente della loro sessualità. Parlare con questi ragazzi permette di capire la profondità del loro disagio e la necessità che hanno di essere rassicurati e di poter guardare il futuro con una speranza concreta. Per uscire da certi ambienti e guadagnarsi una vera autonomia ci vuole uno sforzo enorme e questi ragazzi sono spesso del tutto abbandonati a se stessi e scoraggiati in ogni loro tentativo di emanciparsi e di costruirsi una prospettiva migliore. Molto spesso le famiglie o sono assolutamente incapaci di rendersi conto delle difficoltà dei figli o sono portare a considerare prioritario che si segua il modo di vivere tradizionale per mantenere una onorabilità almeno di facciata davanti alla gente. In certi ambienti, ancora oggi, un ragazzo 20enne non può permettersi di non avere una ragazza se non vuole essere sostanzialmente emarginato. Lo stato di sofferenza provocato da queste situazioni è veramente pesante. Qui non solo non c’è una educazione sessuale alla libertà e alla responsabilità ma c’è una vera forma di violenza educativa che non propone ma impone, con forme pesantissime di ricatto mascherato, modelli coercitivi di comportamento. A questo atteggiamento impositivo si contrappone quello di completo disinteresse che è invece caratteristico di ambienti che si ritengono più aperti e liberi. Va sottolineato che, per i ragazzi, parlare seriemente di sessualità e chiarire i propri dubbi in questa materia è fondamentale e l’assenza di qualsiasi forma di confronto finisce per indurli a cercare il confronto lontano dalla dimensione del quotidiano, negli ambienti che, per l’etichetta gay che portano, appaiono i più adatti al confronto in tema di sessualità. Parlo in primo luogo della pornografia, che presenta modelli apparentemente gratificanti e semplici ma dotati di una forza di persuasione ben al di là di quella delle parole. Negli anni passati la pornografia in internet si presentava con criteri di forte aggressività e in forme molto stereotipate, l’accesso ai siti era in genere a pagamento e la presenza di dialer per addebitare all’utente spese telefoniche molto alte era un deterrente che aiutava a tenere la grande maggioranza dei ragazzi fuori da quegli ambienti. Oggi le cose sono cambiate, i siti porno gratuiti sono molti (si finanziano esclusivamente con la pubblicità a tema) e recentemente si stanno diffondendo i blog creati da singoli utenti per raccogliere foto dal web e per ri-pubblicarle, è il fenomeno del re-blogging, che ha un particolare significato quando si parla di siti erotici (qui non si parla esplicitamente di pornografia ma di contenuti attinenti la sessualità anche in modo più largo, come foto di nudo o candid con qualche interesse sessuale). Il re-blogging ha portato alla creazione di siti che ormai della vecchia pornografia pesante presente su internet anni fa hanno decisamente ben poco, sono gestiti con buon gusto, alcune volte non hanno finalità commerciali e non c’è da meravigliarsi che abbiano un pubblico in progressivo aumento. Anche questi blog a tema erotico però presentano inevitabilmente modelli di comportamento. La pornografia e oggi anche il re-blogging di contenuti erotici costituiscono per parecchi ragazzi gay il modello sessuale di riferimento, in qualche modo la vera educazione sessuale. Va tenuto presente che l’approccio dei ragazzi con la pornografia è molto precoce e che in genere il primo contatto avviene tra i 13 e i 14 anni, quindi in un’età estremamente recettiva rispetto ai contenuti attinenti alla sessualità. L’uso della pornografia è strettamente connesso con la masturbazione ed è, al massimo, argomento di discussione con i coetanei, ma questo accade soprattutto per i ragazzi etero, per i quali parlare di queste cose con i loro amici è comunque possibile e non rischioso, per i ragazzi gay è invece facile rendesi conto dai discorsi degli altri ragazzi che la sessualità di quei ragazzi è un’altra ed è facile dedurne l’errata conclusione che nella propria sessualità c’è qualcosa di sbagliato. I ragazzi etero arrivano a parlare tra loro della loro sessualità, della pornografia e della masturbazione e questo consente loro di rendersi conto del loro essere come gli altri. Per un ragazzo etero i messaggi provenienti dalla pornografia sono filtrati attraverso i discorsi con gli amici ed hanno una valenza meno importante che per i ragazzi gay che su quegli argomenti non hanno una possibilità di confronto interpersonale. Aggiungo che i primi rapporti sessuali dei ragazzi etero sono in genere notevolmente più anticipati dei primi rapporti dei ragazzi gay e si presentano come una specie di patente da adulto, per i ragazzi gay invece, la masturbazione sulla base della pornografia sostituisce la sessualità vissuta con persone reali per periodi molto lunghi e finisce per consolidare i modelli offerti dalla pornografia. C’è poi un altro elemento che gioca nettamente a sfavore dei ragazzi gay. Un ragazzo etero può ammettere anche in famiglia di avere una simpatia per una ragazza e può vederla anche a casa sua, alla presenza dei genitori, che in genere vedono la cosa con occhio benevolo purché non si vada troppo oltre almeno in modo visibile. I genitori sanno bene, anche se fingono di non saperlo, che i figli e le figlie hanno una loro vita sessuale anche se giovanissimi, ma danno tutto questo per ovvio e scontato, in sostanza non se ne meraviglierebbero affatto. Per un ragazzo gay invece la sessualità è fin dall’origine qualcosa da nascondere, da tenere in una dimensione privatissima di assoluta invisibilità, relegata ai momenti in cui nessuno può intervenire. Per un ragazzo gay, le opportunità di parlare seriamente di sessualità gay sono molto ristrette almeno fino ai 18 anni, poi, anche attraverso internet si arriva, talvolta pericolosamente, a situazioni in cui è possibile parlare anche di sessualità gay, ma spesso i contesti sono i meno appropriati e sono quelli legati alle chat erotiche e ai siti di incontri in cui i discorsi sono finalizzati agli incontri e le possibilità vere di confronto serio sono decisamente ridotte. L’educazione sessuale dei ragazzi gay presenta una enorme complicazione che consiste nel fatto che, purtroppo, non esiste di fatto una società matura capace di integrare l’omosessualità, in questo senso una educazione a comportamenti liberi, che sarebbe in assoluto la più desiderabile, finirebbe per essere dannosa per lo steso ragazzo e lo metterebbe seriamente a rischio in ambienti in cui l’omofobia è ancora profondamente radicata. I discorsi sulla sessualità servono certamente a creare un confronto ma anche e soprattutto a fare diminuire l’ansia, ed evitare l’idea che la sessualità, e quella gay in particolare, sia una specie di successione di tappe obbligate. Parlare serve a sdrammatizzare, a togliersi dalla mente l’idea di “avere un problema” di essere “un po’ anomalo”, di dover per forza trovare una spiegazione a tutto, di dover interpretare qualsiasi pensiero che ci passi per la mente per scoprirne i risvolti più riposti. Parlare di sessualità serve a ridimensionare e a riportare le cose in prospettive meno emotivamente condizionate, a capire che la sessualità è una cosa complessa e che ciascuno ha i suoi tempi, i suoi ritmi e suoi condizionamenti che vanno accettati per quello che sono.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay:

mercoledì 6 maggio 2009

GAY E PORNO

Dedico questo post a Marco un ragazzo 21enne che conosco da un po’ di tempo. Quando ci siamo conosciuti, a marzo, mi disse di essere arrivato su Progetto Gay digitando su Google “tenerezza gay” perché digitando solo “gay” in pratica si otteneva solo porno. Mi dice che avere scoperto Progetto Gay gli ha permesso di identificarsi con qualcosa che sente finalmente suo.


In effetti l’equazione “gay = porno” è terribilmente diffusa. Ho aperto da poco un nuovo blog http://progettogay.altervista.org ho provato a inserirlo nella directory di altervista che ha categorie prefissate e gerrchiche: società e costume / eros e sesso / gay e lesbo. Perfino su alter vista vale l’equazione “gay = eros e sesso”. Non ho inserito il nuovo blog nella directory di altervista perché la classificazione mi sembra non adeguata a Progetto Gay.


L’identificazione di gay e porno è comune nell’opinione pubblica e si basa sulla sostanziale ignoranza della realtà gay da parte del pubblico sia etero che gay. Gli etero sanno poco o nulla dei gay ma spesso anche i gay sanno poco o nulla della realtà della vita degli altri gay. Tutti, chi più chi meno, per capire che cosa significhi essere gay o anche solo per curiosità digitano “gay” su Google e leggono i risultati ma non digiterebbero la parola “etero” su Google per capire che cosa significhi essere etero. In altri termini, la sessualità etero e l’affettività etero sono talmente sotto gli occhi di tutti che non c’è alcun bisogno di cercare informazioni in proposito, nella conoscenza vera o presunta della realtà gay che non è altrettanto visibile internet e i media giocano invece un ruolo importante. Non c’è neppure bisogno di dire che la “realtà gay”, cioè la vera vita dei gay, non compare quasi mai in internet mentre ci compaiono moltissimi siti erotici gay. Non bisogna mai dimenticare che la pornografia è un business estremamente importante sotto il profilo economico. Su questa materia i dati sono incerti, se ne trovano pubblicati sul web ma la loro origine non ufficiale, legata alla stessa pornografia, li rende inattendibili. Google ha rifiutato di fornire i dati in suo possesso perfino al dipartimento di giustizia degli USA, ma chiunque ha potuto rendersi conto di quanta pornografia esista in internet. Bisogna tenere presente che i siti che offrono video porno gratis non sono la parte più consistente del fenomeno ma rappresentano solo un momento promozionale rispetto alla pornografia a pagamento che li sostiene e che costituisce la motivazione economica del fenomeno. Produrre un video porno costa pochissimo e rende moltissimo, le uniche spese consistenti sono quelle legate alla pubblicizzazione del video in un mercato in cui l’offerta è abbondantissima. L’immagine dei gay che deriva dalla pornografia è desolante e purtroppo diffusamente accreditata.


Il panorama non è meno desolante se si cerca “gay” su Wikipedia, ci si può trovare di tutto, sempre stile Wikipedia, ma certamente non ci si può trovare nulla che abbia una relazione seria con la vita dei gay e d’altra parte le enciclopedie sono il mezzo meno adatto a capire cose complesse come l’essere gay.


Che cosa penserà allora l’utente (gay o etereo) in cerca di informazioni sulla vita dei gay? È semplice, penserà che la vita dei gay sia quella che vede rappresentata su Google o su Wikipedia, con il risultato di rafforzare l’equazione “gay = porno”, o quanto meno le equazioni apparentemente meno pericolose: “gay = strano” o “gay = gay pride”.


Lascio da parte la confusione che tutto questo ingenera negli etero, provocando omofobia e discriminazione e mi fermo sulle conseguenze tra i gay dell’equazione “gay = porno” e di altre equazioni analoghe.


Per un ragazzo il problema dell’accettazione dell’identità gay deriva non dal fatto in sé di sentirsi gay, cioè di sentire la propria sessualità orientata verso i ragazzi e non verso le ragazze, ma dall’idea che il proprio modo di vivere l’omosessualità sia anomalo o non conforme a quello comune tra i gay. In pratica non ci si accetta come gay perché non ci si identifica con l’immagine comune dei gay. Può sembrare incredibile ma anche tra i gay l’ignoranza circa le condizioni reali di vista degli altri gay è ancora oggi molto piuttosto diffusa.


Mi capita in chat di sentire ragazzi che mi dicono: “Ma non voglio andare al gay pride, non ho nessuna intenzione di andare in giro con atteggiamenti effeminati, io mi sento maschio a tutti gli effetti e non voglio essere gay!” Il che significa in pratica che questi ragazzi non negano la loro sessualità ma non si identificano con i modelli di comportamento gay che conoscono, e d’altra parte non sanno nulla della realtà del mondo gay, vedono solo la punta dell’iceberg. Quegli stessi ragazzi si stupiscono di sentire da me che i ragazzi gay non hanno in realtà nulla a che vedere con i modelli che la gente crede tipicamente gay. Una costatazione del genere per tanti ragazzi gay risulta assolutamente inedita, all’inizio suscita quasi reazioni di incredulità. Ma poi i ragazzi che sono arrivati a Progetto Gay cominciamo a conoscersi un po’, qualche scambio di messaggi sul forum e anche nella chat generale e si rompe il ghiaccio ed ecco che la realtà della vita gay si svela per quello che è, senza orpelli mediatici, senza immagini patinate e senza sovrastrutture. I ragazzi gay si dimostrano per quello che sono, cioè bravissimi ragazzi senza nessuna caratteristica di quelle che si attribuiscono in genere ai gay, con loro si parla di tutto, si scherza, piano piano si affrontano anche discorsi più seri e ci si stupisce sempre di più di quanto sia autentico e serio il vero mondo gay.


Un ragazzo è gay si innamora di altri ragazzi, questo e solo questo è il senso dell’essere gay, tutto il resto è aleatorio, il coming out è un’opzione assolutamente libera che tra l’altro i ragazzi gay vivono in ambiti molto limitati, il gay pride è una manifestazione di facciata alla quale la stragrande maggioranza dei gay, che non sono dichiarati, non parteciperebbe mai, non si notano atteggiamenti effeminati e non c’è la fissa del sesso. Vedendo tutto questo con i suoi occhi un ragazzo gay scopre finalmente il vero mondo gay, un mondo del tutto simile al proprio, un mondo in cui dominano tenerezza e desiderio di amare e di essere amati. In questo vero mondo gay, finalmente, un ragazzo gay si può identificare, si sente a casa sua e per la prima volta sperimenta un dialogo diretto con altri ragazzi gay, un dialogo fatto di rispetto e di attenzione all’altro, un dialogo vero, tutto da costruire con le incertezze tipiche di un dialogo vero. Ecco che subentra l’accettazione. Il problema sembrerebbe risolto ma non è così.


La falsità del modello gay più diffuso comporta grossi problemi soprattutto in ambito specificamente sessuale perché incide sulla strutturazione della sessualità di un ragazzo fin dalla più giovane età. La misura di tutto questo si ritrova nella dipendenza delle fantasie masturbatorie dalla pornografia. In anni precedenti la diffusione di internet, quando la pornografia era solo quella dei giornaletti porno ed era quindi di accesso molto più difficile, dato l’imbarazzo di dover chiedere all’edicola una pubblicazione porno e per di più gay, le fantasie masturbatorie dei ragazzi gay erano autonome, legate ai ricordi di situazioni sessualmente coinvolgenti vissute in passato e influenzate al massimo da discorsi fatti con altri ragazzi che tuttavia difficilmente potevano essere a tema gay. Si trattava di fantasie masturbatorie legate alla vita vissuta e, anche se non mancava comunque l’influenza dei modelli gay più accreditati dal tam tam delle chiacchiere da bar e della battute, queste cose non avevano certo l’influenza e la capacità di penetrazione che hanno i video porno. Oggi la situazione è cambiata e il primo approccio alla sessualità per moltissimi ragazzi avviene tramite la pornografia e in età molto anticipata. I modelli di comportamento derivati dalla pornografia sono assimilati facilmente e finiscono per soffocare la spontaneità sessuale. In tempi precedenti l’avvento di internet la sessualità veniva scoperta e si sviluppava in maniera spontanea e giocosa, in momenti di socializzazione collettiva e poi via via prendeva una dimensione marcatamente affettiva con la creazione di amicizie affettuose, spesso, per i ragazzi gay, rivolte a ragazzi etero e quindi essenzialmente unilaterali. La sessualità era comunque una scoperta che si realizzava proprio nel contatto affettivo di due ragazzi ed era creata sulle reali esigenze di quei ragazzi. Oggi, spesso, le cose non funzionano così. Il modello pornografico della sessualità gay è sostanzialmente anaffettivo, si tratta di solo sesso e la sessualità è presentata come un insieme di pratiche che i ragazzi ritengono tipicamente gay. Spesso l’approccio alla sessualità è imitativo e il sesso è solo una vita per sentirsi più adulti. I ragazzi attraversano spesso una fase più o meno lunga dipendenza dalla pornografia che non comincia per tutti in età adolescenziale ma può intervenire anche in età tipicamente adulta. Questa dipendenza allontana i ragazzi dall’affettività gay e praticamente collega in modo stretto la masturbazione alla pornografia privando i ragazzi della possibilità di vivere la masturbazione con fantasie legate a persone reali. La dipendenza dalla pornografia può durare a lungo, poi pian piano si supera, non per il ritorno a una vera sessualità affettiva ma per saturazione. L’abbondanza dei porno a la facilità con cui è possibile trovarli finisce per non renderli più interessanti anche perché la ripetitività ne è la caratteristica fondamentale. I ragazzi cominciano a percepire la dimensione di falsità e di recita in quello che vedono, che comincia a dimostrarsi eccessivo, poco realistico e in qualche modo poco interessante. Si comincia col fare una forte selezione e col vedere solo alcuni porno particolarmente ben scelti, spesso quelli in cui c’è una storia e non solo sesso meccanico e poi, piano piano i siti porno diventano un interesse solo saltuario.


I modelli inseriti nella mente dei ragazzi tramite la pornografia sono tuttavia difficili da eliminare e tendono a finalizzare sempre e comunque il rapporto affettivo tra due ragazzi al rapporto sessuale. I ragazzi sono spesso portati a pensare che una bella e seria amicizia con un ragazzo non sia realmente gratificante e che non sia altro che un mezzo per giungere al vero fine che è il sesso, in questo modo si perde una caratteristica essenziale del mondo gay, ossia la sua dimensione affettiva non finalizzata alla sessualità.


Parecchi ragazzi gay che conosco, quando si trovano per la prima volta ad uscire con un altro ragazzo gay non incontrato in una chat erotica o in un sito di incontri si stupiscono che si possa trascorrere un bellissimo pomeriggio anche solo andando in giro per la città e parlando. In realtà è soprattutto questa la dimensione che manca spesso ai ragazzi gay, cioè la dimensione di un’affettività gay non sessuale, di un’amicizia, di un confronto aperto con altri ragazzi, cose che non sono affatto riduttive né alternative rispetto alla sessualità ma sono una componente indispensabile della vita affettiva e della stessa sessualità.


Il mondo gay vero, quello dei ragazzi gay che vivono la loro sessualità in modo riservato, è un mondo di valori forti che, se non oscurati da falsi modelli, possono riempire la vita di soddisfazioni profondissime. Conoscere altri ragazzi, sentirli profondamente simili a sé è una cosa che dà sicurezza e che aiuta moltissimo a capire la dignità e il valore dell’essere gay.


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http://progettogay.gratisforum.tv/viewtopic.php?f=13&t=290

lunedì 29 ottobre 2007

LA MORALE GAY E I DANNI DEL FALSO MORALISMO

Commenti come quello di Emanuele e come quello di Salvatore (su Progetto Gay) mi riempiono di entusiasmo. Da questi commenti si vede la serietà del mondo gay vero, dei ragazzi che cercano in tutti i modi di avere una vita affettiva seria, di trovare un amore che sia veramente amore, al di là di tutte le assurdità che passano per gay ma sono solo delle volgarissime strumentalizzazioni commerciali. L’ambiente che avete ritratto e il modo come l’ave ritratto sono il segno che i ragazzi gay veri, quelli che non si vendono nemmeno per la moda o per le prime pagine dei giornali, hanno una dignità alta e non accettano di essere strumentalizzati, costi quello che costi. Da queste bellissime manifestazioni di dignità, che ammiro sinceramente, vorrei prendere l’avvio per un discorso che credo interessi tutti i gay “seri”, giovani e meno giovani, che non vogliono essere confusi con cose che loro non hanno nulla a che vedere. Che cos’è ma morale? La mia risposta è quella di un gay vecchio, che sta riscoprendo l’entusiasmo di vivere per quello in cui crede. La morale per me è la ricerca “seria”, cioè condotta senza visioni aprioristiche ma tenendo gli occhi ben aperti sulla realtà, di un modo per fare diminuire la sofferenza che c’è intorno a noi. Se potete accettare un concetto di morale di questo genere, cercate di tirarne le conseguenze, sempre tenendo gli occhi ben aperti sulla realtà. Le religioni, sostanzialmente tutte, condannano l’omosessualità, condanne in ogni caso aprioristiche. Ci tengo a dire che io ho della omosessualità un concetto elevatissimo, per me si tratta di una forma d’amore senza nessun complesso di inferiorità rispetto a nulla. La chiesa cattolica richiede che il fedele omosessuale viva in castità, non solo, ma condanna anche la masturbazione e perfino i pensieri e i desideri a sfondo sessuale. Il che significa che ai gay in sostanza viene richiesto di fare voto di castità al 100%, le altre religioni o si comportano più o meno nello stesso modo o vanno anche oltre e arrivano a condannare alla forca i gay. Io conosco tanti ragazzi gay, ebbene, pensare di imporre a questi ragazzi una forzata castità, totalmente contro natura, non è solo inumano ma deriva da una visone strumentale delle cose, è in sostanza solo un tentativo di alimentare in questi ragazzi un terribile e continuo senso di colpa per comportamenti che sono assolutamente normali e non sono altro che una vera ricerca di una forma d’amore. Che un ragazzo di 30 anni possa reprimere totalmente la propria sessualità è una cosa impossibile. Già tutto questo crea una forma di sofferenza profonda, ma le conseguenze del falso moralismo, che non vuole aprire gli occhi sulla realtà in nome di preconcetti medievali, va ben oltre. La società civile, che è civile solo fino a un certo punto, anche in Europa, anche in Italia, fa propri questi tipi di moralismo religioso, con le conseguenze che il mondo gay “vero” viene sistematicamente negato o addirittura confuso con la pedofilia, e i ragazzi gay hanno “paura” di uscire allo scoperto, paura è la parola adatta, paura delle famiglie, paura della reazione sociale, e si nascondono e vivono una vita che siccome non può andare apertamente e onestamente alla ricerca di una affettività e di una sessualità seria, finisce per degradarsi in ricerca assurda di sesso sostitutivo con tutti i rischi enormi che una cosa del genere comporta, in termini di frustrazione affettiva e anche di salute fisica. In sostanza, se fosse possibile essere gay alla luce del sole, se si potesse parlare di omosessualità a scuola, se l’argomento rappresentasse un parte significativa dei programmi “seri” della televisione, se i giornali parlassero di vita gay in modo meno ridicolo di come realmente fanno e con rispetto della verità, la pornografia diminuirebbe drasticamente e diminuirebbero drasticamente i suoi terribili effetti in termini di formazioni dei modelli di vita gay. Chi pensa che le sfilate di moda siano il paradiso dei gay probabilmente non ha la più pallida idea di che cosa sia l’affettività “vera” di un ragazzo gay che ha bisogno prima di tutto di rispetto e poi d’amore, ma d’amore vero, non di sesso stupido, che talvolta arriva ad essere sesso comprato con le luci della ribalta. Il moralismo che tende a negare l’esistenza dei gay e quindi a chiuderli nel ghetto è la peggiore forma di immoralità perché condanna decine di migliaia di ragazzi e di uomini adulti a vivere vite si serie B, senza affetti veri, in condizione di terribile solitudine affettiva alla quale inevitabilmente cercano di trovare rimedio come possono. Questo moralismo è profondamente immorale perché chiude gli occhi di fonte alla realtà della “normalità dell’essere gay” e condanna i gay a vivere una vita falsa, una doppia vita. Ci sono persone come Emanuele e come Salvatore, e credo ce ne siano tantissimi altri, che non sopportano l’idea di non esistere o di vivere una vita degradante, che di gay non ha assolutamente nulla! Il modello della vita gay non è la pornografia o l’ambiente del ghetto gay, no! La vita gay “vera” è quella che decine di migliaia di ragazzi vorrebbero realizzare, parlando dei loro sentimenti, dichiarandoli per quelli che sono, come affetti veri e seri, che meritano un rispetto totale. Emanuele e Salvatore mi hanno dato oggi una soddisfazione profondissima! Ragazzi! Riappropriamoci della nostra dignità di gay! Senza compromessi, abbiamo il sacrosanto diritto di vivere la nostra vita nel rispetto degli altri... Oggi questo blog ha fatto un colossale salto di qualità. Grazie Emanuele! Grazie Salvatore! Essere gay è una cosa di dignità altissima! E nessuno, per nessuna ragione, ci più usurpare la nostra dignità!

CIAO EMANUELE

Ciao Emanuele,
ho letto il tuo commento di ieri sera su Progetto Gay, mettendo da parte ogni retorica posso dirti che mi ha fatto venire i brividi. Tante persone mi lasciano commenti o mi scrivono ma cose di questa intensità non ne ho mai trovate, ripeto: mai. Sarei molto felice di avere con te uno scambio di idee e spero che la cosa si realizzi nel più breve tempo possibile. Per contattarmi facilmente puoi usare la chat di Alice (C6). Il mio contatto è nel blog di “Progetto Gay”, in alto sulla colonna di sinistra, dove è scritto “contattami”, se sono al computer la scritta appare in verde. Se vorrai ti darò il mio contatto MSN, dove forse è possibile parlare in modo più tranquillo. Capisco perfettamente il senso di quello che dici e penso che nonostante tutto non sia poi una situazione così rara, ma tu hai il coraggio di guardare in faccia la realtà, cosa che gli altri preferiscono non fare. Un intervento come il tuo mi onora e mi gratifica. Desidero e spero tanto di poter avere un confronto con te. La vita vera dei ragazzi gay non è quella dei locali e delle discoteche e neanche quella delle chat e tu lo sai meglio di me. Il mio sogno è creare un momento di confronto sulla “vita vera dei gay”, perché si parli della realtà e si mettano da parte le mitologie. Con il tuo intervento mi hai dato una mano fortissima su questa strada e di questo ti sono infinitamente grato. Purtroppo oggi sono al lavoro mattina e pomeriggio (ritorno intorno alle 20.00), ma ti posso assicurare che il mio cervello passerà l’intera giornata a riflettere su quello che hai scritto e a cercare il modo più diretto e più onesto di dirti quello che penso. Dopo le 20.00 dovrei essere a casa. Se per qualunque motivo tu avessi difficoltà a usare C6 o preferissi un altro modo per metterti in contatto con me fammelo sapere con un commento oppure mandandomi due righe. Basta cliccare sul contatto gayproject e poi su “scrivimi”. Adesso devo preparami per andare al lavoro, ma vorrei tanto che tu sentissi il mio abbraccio fortissimo. Per scrivere quello che hai scritto hai avuto un coraggio enorme e cercherò in ogni modo di essere alla tua altezza. Ancora un abbraccio fortissimo.