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lunedì 8 aprile 2019

SOLITUDINE DI UN ACCADEMICO GAY

Caro Project,
ti scrivo in un momento molto particolare in cui ho bisogno di raccontare come mi sento e quali emozioni mi porto dentro. Sono un quarantacinquenne che quando stava ormai mettendo da parte i suoi sogni d’amore, all'età di trent'anni, si è innamorato di un ventitreenne e ha vissuto con lui una bellissima storia, con alti e bassi, come tutte le storie vere, ma veramente una bellissima storia, una storia vera, appunto, anche se assolutamente fuori da tutti gli schemi. Dopo quasi 15 anni ho avuto la netta sensazione che questa relazione fosse andata in crisi, non saprei nemmeno dire per colpa di chi, perché anche io ho fatto la mia parte, e comunque parlare di colpa in queste cose non ha molto senso. Il mio ragazzo, se lo vogliamo chiamare così, perché aveva 38 anni, sembrava essersi allontanato da me, aveva avuto altre esperienze e a me sembrava che si sentisse molto più realizzato in quelle esperienze che nello stare con me. Non mi ha mai nascosto nulla, io sapevo che era alla ricerca di altre relazioni e che ne aveva bisogno. Potrà sembrare strano ma il nostro rapporto si reggeva su altri equilibri. Non abbiamo mai litigato, ma l’ho sentito allontanarsi sempre di più, poi un paio di mesi fa, è praticamente sparito e non l’ho più sentito, pensavo che avesse costruito un’altra storia e che avesse trovato la sua strada, ma una telefonata avrebbe anche potuto farmela, perché non è da lui sparire del tutto. Non sapevo che cosa pensare, mi chiedevo se avrei fatto bene a chiamarlo ma i dubbi erano tanti e così ho lasciato passare tanto tempo, poi finalmente mi sono deciso e l’ho chiamato. Abbiamo ricominciato a parlare come se quei due mesi non fossero proprio esistiti, sembrava che nel nostro rapporto non ci fosse mai stata una pausa, non gli ho chiesto del suo compagno ma dal discorso ho avuto l’impressione che fosse assolutamente solo. Si dedica ai suoi studi, perché è veramente uno scienziato, ma lascia andare tutto il resto. Nei giorni di festa non si rade, si alza tardissimo, non cucina nemmeno ed è praticamente abbandonato a se stesso. Mi chiede se mi va di andare a casa sua, io ci vado e trovo la più totale confusione, biancheria sporca dappertutto, piatti da lavare, letto in disordine, la scrivania piena di libri e di fogli di tutti i generi. Quando mi apre la porta ha la barba non rasata, i capelli arruffati e la faccia stravolta, a vederlo fa pensare a un drogato ma è drogato solo di caffè, i bicchierini di caffè sono sparsi dovunque. Mi chiede se mi va di fare sesso con lui. Gli dico: “Dopo! Adesso diamo una pulita.” Lavoriamo in due per un paio d’ore prima di dare alla casa un aspetto minimamente decente (ed è una casa piccolissima). Poi apro il frigo ed è una desolazione totale, praticamente ci sono solo avanzi vecchissimi. Nella dispensa c’è solo una scatola di fagioli, per fortuna c’è anche un po’ di pasta e una testa d’aglio in condizioni passabili. Facciamo due lavatrici, ma lui è distratto, non gli chiedo del suo ex, perché la risposta è evidente nei fatti: è di nuovo solo. Mangiamo una pasta e fagioli che però è buona e lo rimette di buon umore. Intorno alle tre del pomeriggio finiamo di pranzare, poi si mette in pedi di fronte a me, come fa quando vuole fare sesso, ma dovrei dire quando ha bisogno di fare sesso perché per lui è proprio un bisogno profondo. Io ero stanco morto e affaticato ma ho cercato di essere all'altezza della situazione. Lui voleva in tutti i modi cercare di coinvolgermi nelle sue fantasie sessuali che sono piuttosto diverse dalle mie, mi descriveva situazioni in cui si è trovato quando era ancora ragazzo, se non addirittura ragazzino, e che hanno lasciato tracce profonde dentro di lui. Il sesso con me era quasi un modo di rivivere quelle situazioni, mi chiedeva che cosa avrei fatto se mi fossi trovato in quelle situazioni, se per me erano eccitanti oppure no. Io cercavo di rispondere con la massima onestà, ma sempre col timore che le mie risposte fossero lontane da quelle che lui avrebbe voluto, vedevo il suo il suo tentativo di coinvolgermi nel suo mondo, nella sua sessualità e dovevo nello stesso tempo dire la verità e non deluderlo. Mi dice che devo cercare di andargli incontro, che devo farlo per lui, però pretende anche che io gli dica veramente quello che penso. Se fingessi si sentirebbe incoraggiato e confortato, ma prima o poi si renderebbe conto che quello che gli dico non è vero e una cosa del genere non l’accetterebbe proprio. Mi sono sempre chiesto se con gli altri suoi partner abbia mai affrontato certi discorsi ma credo che non sia mai successo. Una volta mi ha spiegato che agli altri non ha mai raccontato bugie e quando gli hanno fatto domande ha risposto dicendo la verità, ma nessuno era veramente interessato a quello che poteva passare per la sua testa. Con gli altri semplicemente ometteva gli argomenti più privati, lasciava tutto a un livello più superficiale e proprio per questo finiva col sentirsi uno che recita, perché omettere significa non considerare l’altro all'altezza di capire, non fidarsi di lui. Da me si sente accettato a un altro livello, non si sente giudicato e in effetti la cosa che in lui ho apprezzato più di qualunque altra è la tendenza spontanea a fidarsi istintivamente di me. In fondo io non mi aspetto da lui una fedeltà sessuale, forse prima o poi arriverà anche quella, probabilmente non a breve, ma non ha molta importanza, da lui mi aspetto invece il parlare chiaro, e su questo punto non è mai venuto meno. Certe volte, mesi fa, quando andavo a sentirlo quando teneva qualche conferenza, rimanevo incantato, anche se non capivo nulla di quello che diceva. Sembrava un’altra persona, era perfettamente in ordine, senza essere eccessivo in nulla. Lo vedevo assolutamente razionale, un vero scienziato, capace di un perfetto e spontaneo autocontrollo, non recitava una parte, trattava il suo pubblico quasi professionalmente, con la disinvoltura e nello stesso tempo col distacco di uno che è abituato alle relazioni sociali. Vedevo come lo trattavano con rispetto e quasi con deferenza, nonostante fossero quasi tutti più vecchi di lui, e di questo ero contento, ma sapevo che questo era solo un aspetto della sua vita, e non dei fondamentali. Dedica moltissimo tempo alla sostanza dei suoi lavori scientifici più che all'apparire, anche se l’interesse per la scienza, che gli fa passare tante notti in bianco e che ha qualcosa di ossessivo, viene probabilmente da un tono di fondo piuttosto depresso, cerca in quel modo di sfuggire a una solitudine sostanziale che lo isola a livello affettivo. Non è più giovanissimo ma è decisamente un bel ragazzo, se vogliamo dire così, perché ha ancora, soprattutto in privato, il modo di fare impulsivo e emotivo di un ragazzo, è affermato nel suo campo, è affascinante, ma dietro c’è un abisso di solitudine al quale nessuno fa caso. Io gli voglio bene e penso anche di essere importante per lui, lui dice che lo sono soltanto o quasi soltanto a livello sessuale, ma io credo che non sia così, non ama l’idea di legarsi a qualcuno, di dipendere affettivamente da qualcuno anche se di queste cose ha bisogno, non ha certo bisogno di dipendere ma di essere amato, ha bisogno di qualcuno che gli voglia bene per i suoi lati deboli. Lui sa che io non lo mollerò, che capisco quando non sta bene e che lo accetto com'è. Lui di me si fida e io mi fido di lui, non mi ha mai fatto trovare in situazioni imbarazzanti. Mi torna in mente una conferenza che tenne più o meno sei mesi fa. Prima che iniziasse, mi vide tra il pubblico e scese a salutarmi, dandomi del lei, come avrebbe salutato un luminare della scienza, quasi un premio Nobel, nessuna familiarità, solo rispetto. Ricordo che quando mi rimisi a sedere molti mi guardavano chiedendosi chi fossi. Alla fine della conferenza andai a stringergli la mano e lui mi rispose facendomi un piccolo inchino. Gli voglio bene, vorrei che fosse felice, prima pensavo che potesse essere felice con qualche altro, ma oggi comincio a pensare che forse non sarà mai felice nel vero senso della parola e che avrà comunque bisogno di essere capito e accettato con tutte le sue contraddizioni. Lui si è fidato di me come non ha fatto con nessun altro, mi ha fatto entrare nel suo mondo più intimo dove credo non sia mai entrato nessuno, non so se questo si chiama amore, ma credo di sì. La relazione che ho con lui non sarà mai una relazione standard, con una sessualità standard, sarà un mondo solo nostro, che visto dall'esterno potrebbe sembrare del tutto assurdo, se non addirittura patologico, Oggi so che non l’ho perduto e ne sono felice, ma non è una cosa da prendere alla leggera, non è una favola o un gioco con le parti già scritte, è una realtà tutta da costruire. Certe volte ho quasi paura che lui possa investire tutta la sua affettività su di me senza nemmeno rendersene conto, ho paura di non essere all'altezza, qualche volta penso pure che potrei morire molto prima di lui, sono più vecchio ed è nell'ordine delle cose. In certi momenti, molto nostri e molto intimi, sento che si scioglie totalmente, che si fa abbracciare, quasi proteggere, e sono i momenti più belli, altre volte mi mette in crisi con ragionamenti terribili o richiamandomi quando comincio a parlare a ruota libera e a ripetere le stesse cose. Certe volte mi dice che sono ipocrita ed è vero, che devo imparare a dire la verità brutale, che non devo nascondermi dietro le parole. Ho perso tanti amici ma non ho mai perso lui perché abbiamo creato quasi una simbiosi, forse si tratta proprio di questo. Non mi pongo più tante domande, mi sento semplicemente felice di stare vicino a lui anche se so che non sarà facile per niente.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=22&t=6812

lunedì 13 febbraio 2017

ANDY - Romanzo gay 2002

Vi comunico che, in data 13 Febbraio 2017, la Biblioteca di Progetto Gay si è arricchita di un nuovo volume: “ANDY” Romanzo Gay, scritto nel 2002.
Al momento la pubblicazione non è ancora completa, sono stati pubblicati i primi 13 capitoli (più di 400 pagine) su un totale di 24. Gli altri capitoli saranno pubblicati man mano che il lavoro di prima revisione e di formattazione di ciascun capitolo sarà completato.
Il volume si può scaricare, senza nessuna formalità e ovviamente gratuitamente, dalla Home del Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/ (nella sezione “La Biblioteca di Progetto Gay”, basta scorrere ha Home).
Sarò grato a chiunque vorrà farmi pervenire commenti (tramite Forum, o via mail, all’indirizzo reperibile sempre sulla home del Forum: “Contatta Project”), o vorrà indicarmi errori o oscurità ancora presenti nel testo.
Il romanzo racconta la vera storia d’amore di due ragazzi gay, ricostruita nelle sue dinamiche psicologiche e nella sua complessità sulla base di documenti originali (lettere e diari) e sulle testimonianze dirette dei protagonisti.
Non faccio anticipazioni per non togliere al lettore il piacere della scoperta.
Buona lettura.
Project

martedì 16 ottobre 2012

AMORE GAY TRA I CARRI ARMATI


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Pubblico con immenso piacere alcune pagine di diario che, attraverso minimi cenni, raccontano una storia d’amore gay nata sul campo di battaglia. Ringrazio Massimo che ha voluto inviarmela.
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10 Giugno 1940 [1], ore 21 - Oggi pomeriggio ho provato l’orgoglio di essere Italiano. Abbiamo ascoltato alla radio il discorso infiammato del Duce! Finalmente siamo in guerra! W l’Italia! Popolo Italiano, corri alle armi! E dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore! Abbiamo quasi 250.000 uomini in Libia e possiamo spazzare via gli Inglesi dall’Egitto!

Michele qualche volta non lo capisco, questo deve essere un momento di orgoglio, finalmente potremo dimostrare quanto valiamo, ma è come se lui fosse spaventato da quello che ci aspetta, dice che sarà dura, che qui in Africa siamo più forti degli Inglesi ma che arrivare ad Alessandria non sarà facile e che lo vedremo sul campo che gli Inglesi la guerra la sanno fare.

11 Giugno - Il generale Berti [2] qui ha 5 divisioni sul confine e artiglieria e carri armati, poi non capisco che paura dobbiamo avere, Balbo [3] la guerra se l’aspettava certamente e tutti dicono che si è preparato bene, però è pure vero che i carri L3 sono proprio Arrigoni [scatolette di sardine], sono carri da tre tonnellate e un carro del genere è veramente una scatoletta di sardine. Ho cercato di fare capire a Michele che gli Italiani non hanno nulla da temere dagli Inglesi, ma lui dice che gli Inglesi sono un osso duro.

12 Giugno – Oggi le scatolette di sardine si sono comportate bene, abbiamo ributtato indietro le truppe inglesi e le abbiamo inseguite fino quasi a Sidi Omar. Io non capisco perché non ci danno l’ordine di attaccare. Eravamo quasi a Sidi Omar ma ci hanno dato l’ordine di tornare indietro. Oggi Michele ha visto che sul campo di battaglia gli Italiani ci sanno fare! E l’ho visto proprio sorridere, ma anche lui non ha capito il senso del ritirarsi.

13 Giugno – Oggi il capitano ci ha spiegato che gli Inglesi a Sidi Omar hanno le autoblindo che nella sabbia si muovono molto più facilmente delle nostre scatole di sardine e che non le hanno fatte uscire per farci avvicinare e per darci poi il colpo micidiale, il comando lo ha capito e non è caduto nella trappola.

14 Giugno – Giornata di totale attesa. Il morale è alto, resto a lungo a parlare con Michele, mi piace questo ragazzo, è forte però anche gentile, lui è abruzzese e così sono gli abruzzesi. Mi ha detto che anche lui si è arruolato volontario, ma io l’ho fatto perché nel Duce ci credo e credo nei destini della Patria, ma lui in queste cose mi pare un po’ più freddo, forse, anche se avantieri era proprio contentissimo della vittoria.

15 Giugno – Un’altra giornata interminabile però ho parlato molto con Michele, comincio a pensare che abbiamo veramente molto in comune, anche se adesso dobbiamo pensare alla guerra.

16 Giugno Domenica – Finalmente il contrattacco verso Sidi Omar e abbiamo vinto! Ho provato dei brutti momenti, le autoblindo sono veramente micidiali e adattissime alla guerra nel deserto ma non abbiamo mollato e alla fine gli Inglesi si sono ritirati. Quando abbiamo fatto dietro front per tornare alla base ho visto tanti dei nostri Arrigoni in fiamme e ho avuto il terrore che Michele ci avesse lasciato la pelle. Il solo pensiero mi ha fatto stare male, ma poi ci siamo ritrovati. Effettivamente per mettere fuori combattimento un nostro L3 basta un fucilone anticarro a spalla. La sera ci siamo divertiti io e Michele, abbiamo scherzato tanto, gli ho detto che avevo avuto paura che lui fosse morto e mi ha detto che la stessa paura l’aveva avuta anche lui e che poi nelle scatole di sardine, sotto il sole si creperebbe anche se gli Inglese non ti sparassero addosso. Come siamo ridotti adesso, prima di riprendere i combattimenti dobbiamo aspettare dei rimpiazzi. Il capitano mi ha detto che abbiamo perso quasi la metà degli L3 e purtroppo anche gli uomini che ci stavano dentro. 

17 Giugno – Vuoto totale, passo la giornata con Michele a cercare di rimettere in funzione qualche scatoletta di sardine non troppo ammaccata. Sto bene con Michele, si ride, si scherza, se la guerra è questa non è poi così terribile, anche se quando penso agli uomini che sono morti oggi mi sento completamente sottosopra.

18 Giugno – Più parlo con Michele più mi convinco di una cosa. Potrei anche sbagliare però la sensazione è quella.

19 Giugno – Di ricognizione insieme con Michele andiamo avanti e indietro per il confine ma di Inglesi nemmeno l’ombra. A un certo punto ci troviamo vicino a un nostro carro L3 bruciato, ci avviciniamo, quello che abbiamo visto credo che non lo dimenticheremo per tutta la vita, gli uomini non sono morti sul colpo ma sono morti bruciati perché il colpo ha deformato la lamiera e i portelli non si sono aperti. Morire così deve essere terribile! La sera non abbiamo nemmeno mangiato e siamo rimasti un po’ fuori ma senza stenderci per terra perché tra scorpioni e serpenti se ti addormenti rischi di finire avvelenato.

20 Giugno – Servizio di cucina con Michele e con gli altri, giornata noiosissima, non potevo parlare seriamente con Michele perché c’erano gli altri, ma mi sa che quello che avevo pensato è proprio vero.

21 Giugno – Caldo soffocante. Ho chiesto a Michele perché si è arruolato volontario e mi ha detto che anche se c’è la guerra, forse sta meglio qui che a casa. Gli ho chiesto il perché ma è stato evasivo.

22 Giugno – Il capitano dice che i rimpiazzi tardano ad arrivare perché oltre il fronte egiziano c’è quello franco-tunisino e Balbo deve provveder a entrambi. Con Michele ormai ci capiamo al volo, in pratica ci siamo capiti, direi che oggi mi sono passati anche gli ultimi dubbi.

23 Giugno – Nessuna traccia degli Inglesi. Stiamo qui a fare nulla! Abbiamo recuperato qualche altro carro poco danneggiato. Anche il capitano non sa che dire, aspetta ordini che non arrivano. Con Michele finalmente abbiamo parlato chiaro. E adesso? Anche perché simo pure in guerra e proprio non vorrei che finisse male. La notte scorsa ho avuto gli incubi pensando agli uomini che sono morti bruciati, ne ho parlato con Michele e mi ha abbracciato per cercare di farmi stare tranquillo.

24 Giugno – Bellissima giornata con Michele, distaccati per aspettare ordini vicino Bardiah, tra noi e gli inglesi meno di 10 chilometri ma degli Inglesi nemmeno l’ombra. Facciamo il bagno in mare lasciando i vestiti sulla spiaggia, poi succedono alcune cose. Dopo un’ora siamo al campo, ma non ci sono ordini. Torniamo verso il deserto al nostro campo. È stata proprio una bellissima giornata e sono stato proprio bene.

25 Giugno- Con Michele tutto bene ma in pratica ci siamo parlati pochissimo perché sono arrivati 6 uomini di rinforzo, praticamente niente, e io li ho dovuti istruire su come si usano gli L3. Con Michele ci siamo visti solo la sera, perché lui è andato in ispezione la nelle retrovie e quindi io non ero preoccupato.

26 Giugno – Come vorrei che finisse la guerra! Prima la desideravo tanto ma mi sembra che sia durata già troppo, vorrei essere congedato domani. Così potrei tornare in Italia con Michele e potrei anche andarmene in Abruzzo.

27 Giugno – Con Michele abbiamo deciso che è meglio avere pazienza. Il capitano mi ha chiamato e mi ha detto di non dimenticare mai che siamo soldati e mi sa che ha proprio ragione.

28 Giugno – Sento alla radio una notizia incredibile è morto Italo Balbo, è rimasto ucciso mentre era di ritorno da una ricognizione in territorio egiziano. Il suo aereo è precipitato in fiamme durante un’azione di bombardamento nemica su Tobruk, cioè non al confine egiziano ma ben dentro il territorio libico, così ha detto la radio. Ma che fine assurda! Lui, un asso dell’aviazione! Il capitano dice che l’andamento della guerra dipenderà tutto da chi sostituirà Balbo. Il capitano ha capito quella cosa ma non detto nulla, oggi ha parlato solo di Balbo. Giornata splendida con Michele.

30 Giugno – sono arrivati degli uomini che erano a Tobruk quando è caduto il Savoia-Marchetti di Balbo, hanno raccontato che alle cinque e trenta del pomeriggio hanno sentito la cannonata che lì è il segnale di attacco aereo, 9 bimotori inglesi carichi di bombe, arrivano dal mare a gruppi di tre, dritti su Tobruk2, perché lì c’erano i nostri aerei da caccia. Ma i nostri decentrano tutti gli aerei in posti lontani uno dall’altro proprio per evitare che con una incursione si possano subire grossi danni. Dal porto si vedeva una enorme colonna di fumo nero. Solo quando è arrivato il terzo gruppo si è sentito qualche cannone della contraerea italiana. L’azione inglese era stata fulminea e ci aveva colto di sorpresa. I bimotori inglesi si sono allontanati controsole per evitare la contraerea. I nostri si aspettavano un’altra ondata di bombardamento. Poi hanno sentito le ambulanze correre verso Tobruk2. Poi di nuovo hanno sentito un rombo di motori d’aereo nella stessa direzione controsole verso dove si erano allontanati i bombardieri. Si aspettavano un’altra ondata di bombardamento. Gli apparecchi erano due e controsole non di distinguevano bene, a un certo punto uno ha gridato che erano italiani, erano Savoia-Marchetti 79, Ma non aveva fatto tempo a dirlo che la contraerea si era scatenata. Dal porto, dall’incrociatore San Giorgio e dai sommergibili in rada è stato un inferno. Pensavano tutti che fossero aerei inglesi, altrimenti la contraerea non avrebbe sparato, ma qualcuno aveva visto benissimo che erano 79, uno dei due arei si è allontanato verso nord, l’altro è stato colpito ed è precipitato, poi l’altro aereo è tornato rendendosi visibile ed era proprio un 79. Quello abbattuto era quello di Balbo. Balbo buttato giù dalla contraerea Italiana che aveva appena subito un bombardamento inglese senza sparare un colpo! Il colonnello è stato a sentire il racconto di quelli che stavano a Tobruk, e ha fatto una smorfia, come a dire che i conti non tornavano.

5 Agosto – Oggi c’è stata battaglia a Sidi Aziz, e abbiamo ributtato indietro gli Inglesi, ma non capisco perché non danno l’odine di avanzare, più aspettiamo più gli Inglesi si organizzano. Stavo con Michele su un L3 ma non è stato uno scontro difficile, penso che gli Inglesi si aspettassero un attacco in profondità e invece abbiamo avuto l’ordine di ripiegare. Di Graziani [4] non so quasi nulla, e non so se si intenda di guerra nel deserto, perché questa è una guerra molto particolare, qui i problemi sono soprattutto il caldo, la mancanza di acqua e di carburante e la sabbia che entra dappertutto al punto che i camion non funzionano più e poi non ci sono strade e i mezzi a ruote si insabbiano. Quanto tira il Ghibli non si vede nulla e la sabbia entra nei polmoni. Non vedo l’ora che finisce la guerra!

21 Agosto – Siamo stati aggregati a una brigata nuova arrivata dall’Italia con gli M11/39, sono dei carri da 11 tonnellate, non sono carri pesanti ma a me sembrano potentissimi, niente di simile agli L3. Il colonnello dei carristi ci ha detto che presto arriveranno gli M13/40 che sono molto più maneggevoli e moderni. Comunque anche l’M11 non è male, ha un cannoncino da 37 in casamatta e due mitragliatrici Breda binate in torretta. Peccato che il cannone in casamatta non è molto brandeggiabile, se fosse in una torretta mobile avrebbe l’orizzonte a 360 gradi. Comunque la corazza è di 15 millimetri quindi per sfondarla ci vuole un cannone grosso. Con Michele va tutto bene e poi adesso tutti pensano che stia per arrivare l’ordine di attacco e hanno altro da pensare.

26 Agosto – Il colonnello dice che nelle retrovie c’è molto movimento. Presto entreremo in Egitto e ci batteremo con gli Inglesi. Ci sarebbero 3 divisioni italiane e due libiche pronte a passare il confine. 

27 Agosto – Noi siamo a ridosso del confine e qui sembra tutto tranquillo, ma gli ufficiali sono in fermento, urlano che deve essere tutto pronto.

10 Settembre – Il colonnello ci ha detto che il grosso dell’armata è in arrivo. Ci mandano nelle retrovie a dare informazioni sulla viabilità. Ho visto tutta la potenza dell’esercito italiano, una massa immensa di uomini e di mezzi. 

11 Settembre – C’è molta confusione. Abbiamo cercato di fare capire che i camion fuori delle strade non potevano camminare perché si sarebbero certamente insabbiati, le strade poi non erano adatte per una fila lunghissima di mezzi pesanti. Nessuno ci dava retta. Gli ufficiali davano ordini impossibili da eseguire nel deserto, mancava un coordinamento. Abbiamo provato a fare capire che oltre confine la situazione sarebbe stata molto peggiore. Per tutta risposta ci hanno rimandato al nostro campo.

12 Settembre – Il colonnello ci ha avvisato che l’armata si stava riorganizzando prima di passare il confine. Il colonnello diceva che gli stati maggiori prima non si rendevano conto delle difficoltà sul campo ma adesso avevano dovuto fare i conti con il deserto e quindi l’attacco non sarebbe arrivato prima di una decina di giorni.

13 Settembre – Il colonnello è nero! Cinque divisioni anno avuto l’ordine di entrare immediatamente in Egitto ma a suo dire non erano in condizioni logistiche adeguate per una cosa simile. In serata anche noi riceviamo l’ordine di entrare in Egitto. Partiamo immediatamente. Noi carristi pensavamo di rimanere uniti per fare fronte contro gli Inglesi, ma dobbiamo separarci in piccoli gruppi a protezione delle truppe non corazzare.

15 Settembre – Conquistiamo il passo Halfaya.

16 Settembre - Occupiamo Sidi El Barrani.

18 Settembre – Tutta la X Armata si ferma intorno a Sidi El Barrani, avanzare verso Marsa Matruh senza approvvigionamento idrico è impossibile.
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Il diario di Antonio termina qui. Il 9 dicembre 1940 il generale O’Connor, attaccando Sidi El Barrani, dà inizio alla operazione Compass, destinata a cacciare la X Armata italiana dall’Egitto. Alla fine dell’operazione Compass la X Armata italiana è distrutta, 130.000 soldati italiani sono stati catturati dagli Inglesi, le forze britanniche tengono stabilmente la Cirenaica ed sono pronte a muovere contro la Tripolitania. Mio nonno (che era anche lui del 1920, come Antonio, l’autore del diario, e Michele) ricevette queste pagine da Antonio di cui era diventato amico. Lui aveva capito che rapporto c’era tra Antonio e Michele ma con quei ragazzi si trovava a suo agio e in pochi giorni erano diventati amici. 

Ma la storia non finisce qui, sia Antonio che Michele furono catturati dagli inglesi e furono mandati nello stesso campo di prigionia in Scozia. Mio nonno invece finì in un campo diverso perché fu catturato più tardi. Antonio e Michele alla fine della guerra rimasero in Scozia e aprirono insieme un piccolo ristorante. Mio nonno andò a trovarli e si trattenne da loro una settimana. Antonio è morto nel 2004 e Michele nel 2006. Quando ero ragazzo, mio nonno mi raccontò per la prima volta la storia di Antonio e Michele e mi disse che dovevo avere il massimo rispetto per queste persone. Sul momento non capii che cosa volesse dire, poi, crescendo, credo di aver capito. È proprio per rispetto di queste persone che ti mando questo scritto perché tu possa farlo conoscere a chi è in grado di capire. 
Massimo
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul forum di Progetto Gay:

If you like, you can join the discussion on this post on Gay Project Forum: 
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[1] Il 10 giugno 1940 l’Italia entrò nella seconda Guerra mondiale a fianco della Germania, contro la Francia e l’Inghilterra. Mussolini pronunciò un famoso discorso dal balcone di Palazzo Venezia a Roma. Il discorso si concludeva con questa esortazione: “Popolo Italiano, corri alle armi! E dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”
[2] Comandante della X Armata italiana In Libia.
[3] Al momento della dichiarazione italiana di Guerra, il 10 giugno 1940, Italo Balbo era Governatore Generale di Libia e Comandante in capo dell’Africa Settentrionale Italiana e divenne responsabile della pianificazione dell’invasione dell’Egitto.
[4] Quando l’Italia entrò in guerra, Rodolfo Graziani era Capo di stato maggiore del Regio Esercito. Dopo la morte di Balbo (perito in un incidente per fuoco amico) il 28 giugno del 1940, Graziani prese il suo posto come Comandante in capo dell’Africa Settentrionale Italiana e come Governatore generale della Libia.

venerdì 26 marzo 2010

RACCONTAMICHISEI STORIE VERE DI AMORE GAY

Cari amici di Progetto Gay,
ieri sera mi è capitato di parlare con un ragazzo (Andrea), presentatomi da un vecchio amico di Progetto Gay, questo ragazzo ha avviato due blog che mirano a raccogliere storie d’amore tra ragazzi gay, sulla base di esperienze reali. Ho parlato con questo ragazzo e devo dire che l’attività che si propone di avviare è, per alcuni aspetti, abbastanza affine a quella di Progetto Gay, perché la finalità di fondo è quella di dire la verità sulla vita dei ragazzi gay. L’impostazione è decisamente seria e l’iniziativa potrebbe avere un seguito non indifferente. È quindi con vero piacere che pubblico la mail di Andrea, il curatore dei nuovi blog, e vi invito ad andare a vedere di che si tratta. Buona fortuna Andrea!!

Ciao project,
sono Andrea il ragazzo che si occupa del blog "Raccontami chi sei..." e come ti ho promesso ieri sera su msn ti scrivo per raccontare il progetto del mio blog così che tu possa postarlo sul tuo.

Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con un uomo a proposito di tematiche omosessuali. Lui mi ha raccontato di non riuscire nemmeno a immaginare che fra due persone dello stesso sesso potesse esistere l'amore, quello con la A maiuscola. Abbiamo discusso abbastanza e alla fine siamo arrivati alla conclusione che per lui è così impossibile pensare all'amore fra omosessuali perché mai aveva conosciuto qualcuno che effettivamente lo vivesse, che lo testimoniasse.
Questo incontro mi ha fatto riflettere molto e ho pensato che chi, come me, tale amore lo sente forte nella propria vita ha il diritto di raccontarlo, di far sentire a tutti gli altri che questo amore esiste ed è vero e sincero. Ho allora aperto un blog, si chiama "Raccontami chi sei" lo potete trovare a questi due indirizzi:

www.raccontamichisei.myblog.it
www.raccontamichisei.blogspot.com

Lo scopo del blog è quello di dare la possibilità a tutti gli omosessuali che lo vogliono di raccontare le proprie esperienze perché finalmente alle persone arrivi un'informazione vera, priva di stereotipi e luoghi comuni sull'omosessualità, ho pensato che un modo per far questo fosse il racconto scritto. Io ho iniziato a raccontare la storia di Marco, un personaggio fittizio al quale farò vivere esperienze mie e di miei conoscenti ovviamente romanzandole un po'.
Purtroppo io non sono molto bravo a scrivere e sicuramente le storie che io conosco sono solo una minima parte delle tante che esistono, è quindi necessario che chi vuole e può prenda carta e penna e cominci a scrivere, in qualsiasi forma, ma sempre rifacendosi a storie reali. Potete poi spedirmi il tutto a raccontamichisei@gmail.com e io lo pubblicherò sul blog. Se invece avete qualche idea o esperienza da raccontare ma non volete mettervi a scrivere allora mandatemela e ci penserò io a trasformarla in un racconto.
Credo che questo blog possa essere una buona opportunità per far scoprire a tutti (etero e omosessuali) che ancora non ci credono che l'amore omosessuale esiste eccome, quindi che il racconto abbia inizio!

Grazie mille per l'aiuto e la collaborazione fammi avere presto quello che vuoi che io pubblichi approposito del tuo blog.

Andrea

venerdì 20 marzo 2009

STORIA GAY A LIETO FINE

Oggi, 20 Marzo 2009, alle 17.24, mi è pervenuta una e-mail che pubblico con estremo piacere su tutti i siti di Progetto Gay. Chiedo scusa all’autore ma sono costretto, per ragioni di privacy, a omettere mezza riga del testo e a cambiare i nomi delle persone, che renderebbero potenzialmente identificabili i protagonisti.
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Ciao Project,
sono capitato sul tuo sito cercando storie di ragazzi gay un po' piccantine ed invece quello che mi colpisce sono alcuni post di belle storie che nulla hanno di erotico. Mi piace l'idea di raccontare la quotidianità della vita gay, quella vera che proviamo sulla nostra pelle tutti i giorni, con gioie e dolori.
E proprio questo mi è improvvisamente venuto voglia di fare: raccontare la mia storia e se vorrai potrai pubblicarla sul sito (lo spero). E sai perché ho voglia di raccontarla? Perché è una storia qualunque e perciò è speciale nella sua normalità. Ma soprattutto perché è una storia serena, a lieto fine. E ce n'è bisogno in questo periodo. Non per via della famigerata crisi, no, ma a causa del clima di intolleranza, paura ed oscurantismo che si respira tutti i giorni filtrato dalla tv, dai giornali da internet. Ma nella mia storia non c'è spazio, per mia enorme fortuna, per queste parole ma solo per l'amore,

Mi chiamo Marco, ho 30 anni e lavoro (omissis). Ho conosciuto l'altro protagonista di questa storia, Maurizio circa 7 anni fa. Io uscivo a pezzi dalla prima e burrascosa storia della mia vita che durava da quando avevo 18 anni. Ho scoperto presto di essere gay (14 anni) finendo tra le braccia di un compagno di classe davvero bellissimo. Altrettanto presto mi dichiaro in famiglia ricevendone in cambio dolore e disprezzo. Ma dura poco e i miei imparano lentamente ed a fatica ad accettarmi. Tra i 16 ed i 18 anni frequento locali, rispondo ad annunci (non si usava quasi per niente internet allora...) e conosco una miriade di ragazzi. Con qualcuno ci faccio anche sesso ma mi innamoro di un ragazzo molto più grande ed assolutamente incompatibile con me verso i 18. La nostra storia è un tira e molla continuo fatto di litigi ed incomprensioni ma fatto sta che dura parecchio, Poi lui mi lascia ed io mi struggo più per la paura di restare solo che per amore di lui. Nella testa mi ronza assillante una domanda: troverà qualcuno da amare? Li per lì la risposta mi sembra :no! Quanti altri gay felicemente in coppia conosci? Nessuno, mi rispondo! Mi inizio ad immaginare un futuro fatto di saune e batuage (all'epoca esistevano, ora non so...), siti internet e locali per rimediare un po' di calore. C'è chi vuole vivere così, niente di male. Ma non è quello che desidero io. Non mi do per vinto e inizio a setacciare il web alla ricerca di un "fidanzato" e mi imbatto in Maurizio. 10 anni più di me, informatico, serio ma capace di chattare per ore ricordando i manga ed i cartoni dell'infanzia. Mi attira e ci conosciamo. Niente fuoco e fiamme o amore a prima vista. Solo una sensazione: tra i tanti ragazzi che ho visto, conosciuto o con cui ho solo chattato è il primo che mi va di rivedere...Da allora siamo inseparabili. Abbiamo comprato insieme la casa dove viviamo da 4 anni e coltiviamo l'hobby per i viaggi "zaino in spalla" attraverso il Sud America (almeno questo perchè per il resto siamo diventati così pantofolai...). I nostri amici (quelli veri!!!) sanno di noi e nessuno ci ha voltato le spalle, anzi con alcuni la relazione è migliorata perché ora si può parlare con sincerità di tutto. Lui è riuscito a confessarsi anche a sua madre, fervente cattolica. Non ti dico i tentennamenti (come mi facevano stare male...) e la paura di essere rifiutato, di dover rompere con la madre che tanto ama. Ma non è andata così. Ci ha letteralmente dato la sua benedizione dando prova di grande apertura mentale. Siamo stati fortunati, è vero. e dobbiamo ringraziare lei, i miei genitori e parenti, sua sorella e suo cognato ed i nostri meravigliosi amici (Francesca ed Emanuela, Silvana, Mary, Aldo, Roberto, Elena e Giulia ecc). Tutto qua... abbiamo una vita maledettamente normale e forse noiosa. Ma è la vita che volevamo e siamo felici. Insieme.
Marco

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sabato 19 aprile 2008

STORIE E REALTA' GAY

Ma perché tutte le storie gay che leggo sono piene di ragazzi bellissimi e disponibilissimi? Perché l’ottimismo verso il futuro è una merce così abbondante? Sono tutti giovani, tutti belli, tutti in perfetto stato fisico, tutti innamorati persi e per di più proprio della persona giusta! … Queste storie gay non sono storie ma fantasie, nessuno racconta la sua vita ma tutti si limitano a raccontare i loro sogni… anche la poesia vive di sublimazioni, ma la narrativa troppo sublimata ha uno strano sapore… è bella, se vuoi, ma irreale, in fondo si tratta solo di belle favole in cui le cose finiscono sempre bene… ma la realtà? La realtà che fine ha fatto? La realtà del quotidiano, dei sogni che rimangono sogni proibiti, dei desideri che non si realizzano, delle dichiarazioni fatte alla persona sbagliata, delle delusioni, della solitudine, dei ragazzi mezzi mezzi, gay e non, o troppo magri o troppo grassi, dei ragazzi non californiani, non palestrati, dei ragazzi qualunque di cui è piena la vita? Quando rivedo qualche vecchio film di Pasolini resto sconvolto proprio dal realismo, dalla crudezza, in qualche modo dalla verità di quello che vedo, ma oggi, nella narrativa gay, se ha un senso chiamarla così, di verità ne trovo pochissima, io stesso sento la tentazione di scrivere inventando e lanciandomi a sognare cose lontanissime dalla realtà. L’alienazione e la fuga dal reale sono divenute un rifugio costante anche per me. In internet c’è tanta narrativa a sfondo gay (ma proprio tanta) ma la dimensione realistica è costantemente messa da parte. Ho trovato un bel sito di narrativa gay con tantissime storie ma sono anche in questo caso lontanissime dal mondo reale, si tratta di un sito creato da un anziano che, evidentemente, ha fatto dell’ottimismo la sua missione, scrive cose molto belle, anche commuoventi ma, purtroppo, non realistiche, se vogliamo, propone modelli “facili” a persone giovani che avranno delle strade molto “difficili” da percorrere e che nella stragrande maggioranza dei casi si adatteranno a vivere una vita di “serie b”. Mi chiedo talvolta se l’ottimismo sistematico non sia in effetti una spia del contrario, spesso la letteratura ha un valore sostitutivo della vita reale. Ciò che mi lascia perplesso è che praticamente quasi tutta la narrativa a sfondo gay non ha nulla a che vedere con la realtà, nella vita della maggior parte dei gay di eros ce n’è veramente poco, la fuga nel mondo irreale non è di un singolo ma di tutti, sembra quasi che le favole premino più della realtà, che guardare in faccia le cose come sono sia deprimente, che, tutto sommato, nessuno voglia riflettere sulla vita che realmente fa.
E se invece scrivessi un romanzo diverso? Un romanzo reale… una storia di delusioni, di fallimenti, di vecchiaia incombente o già arrivata? Se cercassi di dire che cosa si prova e non che cosa si sogna? Un romanzo con un titolo semplice “banalità della vita quotidiana”, la storia di un vecchio depresso, deluso, un poco rincoglionito, che si droga talvolta con le letteratura ma che alla fine resta comunque nel suo buco, la storia del non concludere nulla, del lasciarsi andare senza drammi e con mille rimpianti, ma rimpianti stupidi, cose da stupidi, da delusi del mondo e della vita, che hanno passato sì qualche momento bello ma che in fondo non sono mai stati se stessi… questo romanzo sarebbe reale, coerente, non un manifesto ideologico ma un documento reale, qualcuno leggendolo potrebbe sentirsi meno solo… e sarebbe già molto, forse.
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sabato 3 novembre 2007

CIAO NOMEINCODICEVABENE?

Ciao Codice (ti chiamo così perché dire “nomeincodicevabene?” è troppo lungo e complica la formattazione) ... che ti dico? La pagina che hai commentato è una pagina autentica di diario di un ragazzo gay che l’ha scritta quando aveva più o meno 23 anni. Quando ho letto il tuo commento... all’ultima riga ho provato la sensazione di un pugno nello stomaco! Tornano i tuoi e devi chiudere la pagina! E’ una situazione molto tipica, tra l’altro comune a moltissimi ragazzi. Quasi per farti un augurio di felicità, ci tengo a dirti che l’autore di quella pagina di diario del 2001, oggi ha 29 anni e da poco più di un anno lo vedo felice col suo ragazzo, non quello cui accenna nel diario ma un ragazzo ventunenne che ha incontrato in modo del tutto casuale in ambienti lontanissimi dal mondo gay. Il loro rapporto non ha nulla a che vedere con le favole gay. I due ragazzi non sono gay dichiarati (solo pochissime persone sanno di loro e fuori dell’ambito familiare) e non possono permettersi di uscire allo scoperto perché non hanno una disponibilità economica che permetta loro di vivere in una casa propria. Alla fine dell’estate sono andato a prendere una pizza con questi due ragazzi. All’inizio c’era un certo imbarazzo perché io non sono più un ragazzo, ma poi il clima si è sciolto. Non lo dico per dire... ma erano l’immagine della felicità. Il 29enne cedeva sempre il passo al 21enne, non lo interrompeva mai, lo stava ad ascoltare come un oracolo, diceva di lui solo cose positive, in sostanza gli rinnovava una dichiarazione d’amore ad ogni momento, con un sorriso con una parola o facendo una faccia allusiva. Il 21enne sentiva l’amore dell’altro ragazzo e giocava, rideva... poi mi guardava e sorrideva anche me. Di quelle serata riporto un ricordo dolcissimo... una delle più belle immagini di vita gay che io abbia mai visto. Sai Codice, le cose possono cambiare in modo inaspettato quando meno te lo aspetti e a quei due ragazzi è successo proprio così! Un abbraccio. Grazie di averci regalato il tuo commento!