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domenica 2 novembre 2008

AMORE VERO GAY ETERO

Dopo la pubblicazione del post “Quando un gay si innamora di un etero” http://storiegay.spaces.live.com/blog/cns!5A60249849128BDA!948.entry , il 30/10/2008 ho ricevuto da un lettore la seguente mail:
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Ciao.... io non sono più un ragazzino.... ma mi sono perdutamente innamorato di un etero.... ma la cosa strana è che mi rende felice come non sono mai stato.
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Ho risposto in data 31/10 con la seguente mail.
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Ciao,
quello che mi dici non mi stupisce affatto. Anche a me è capitato di innamorarmi di un etero ed è stata una delle cose più belle della mia vita!
In questo link puoi trovare i post pubblicati su Progetto Gay relativi all’amore gay-etero, ma cercando nell’indice o nel motore di ricerca interno potrai trovare parecchie altre cose in proposito. Che possano esistere in alcuni casi (poco comuni) degli autentici rapporti d’amore gay-etero con una reciprocità affettiva profonda è un dato di fatto incontrovertibile. Si arriva al punto che per mantenere in vita il rapporto gay-etero il gay rinuncia a una vita tipicamente gay e l’etero a una vita tipicamente etero e si tratta di rinunce ampiamente compensate dalla intensità di un rapporto affettivo reciproco anche senza una reciprocità di interesse sessuale. Quando un rapporto del genere è accettato per quello che è, sono il primo a pensare che possa avere un valore enorme, ma spesso l’accettazione nasconde l’ipotesi che l’etero prima o poi si scopra gay e in quel caso, anche molto tardivamente, la frustrazione si fa sentire.

Proposta: Ti andrebbe di raccontare la tua storia ai lettori di Progetto Gay, ovviamente in modo anonimo e nel pieno rispetto della privacy?

Grazie in ogni caso per la tua mail. Un abbraccio.
GayProject
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In data 1° Novembre ho ricevuto la seguente mail che pubblico. Ne ringrazio di cuore l’autore. Penso che l’argomento sia particolarmente importante e sia spesso sottovalutato. I rapporti d’amore tra un gay e un etero sono rari ma quando si realizzano, proprio per il fatto che nascono contro le previsioni e gli atteggiamenti comuni, hanno un’intensità e una reciprocità affettiva che è raro trovare anche tra due gay.
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La mia storia?

ho 30 anni ed ho sempre saputo di essere gay ma non o mai voluto andare avanti per questa strada...Per questo sono stato con ragazze e mi sono anche innamorato di una ragazza con la quale sono stato 2 anni.

Non ho mai rinnegato il mio lato gay...so di esserlo e lo ho accettato.

Alla fine però mi accorgevo che il rapporto con lei era solamente una forzatura ed ho deciso di rompere...non avrei potuto darle la felicità che voleva.

Un giorno, eravamo fuori città per un week end ed un mio amico mi presenta questo ragazzo. Lo ho trovato subito simpatico ma niente di più ...per me non l'avrei neanche più ricercato al ritorno a casa. Mi chiede il numero di tel. e il contatto di msn. Da li si è inserito sempre di più nel mio gruppo anche se io non lo cercavo mai. Lui mi chiamava per uscire ...per sapere dove eravamo. La cosa mi sembrava strana perché è più giovane di me di 5 anni , è un bellissimo ragazzo ed ha un sacco di amici....Credetemi!...ha fatto di tutto per conquistare la mia amicizia ed io inizialmente lo evitavo anche.

Poi le giornate insieme diventano sempre più belle...le sue chiamate durante la giornata mi mettevano di buon umore...mi interessava qualsiasi cosa di lui...anche il racconto più banale....Piano piano me ne sono innamorato alla follia.

Mi chiama 3 volte il giorno...ci vediamo tutti i giorni...mi fa anche delle sorprese inaspettate presentandosi in posti dove non pensavo mai di trovarlo col solo intento di sorprendermi....

Io per natura amo stare con molta gente e sono molto cercato..e lui spesso nonostante il gruppo tende a isolarmi dal resto dicendo che stiamo bene solo noi...che non si accorge neanche degli altri quando è con me...Mi adora e lo dice di continuo.

Adesso sono passati due anni e la cosa non ha mai perso di intensità...anzi...siamo una cosa sola...non esisto senza di lui e viceversa.

In questo periodo è stato anche fidanzato con una ragazza ma non si è dimenticato di me...anzi....stava piu con me che con lei...e questo è servito a non farmi soffrire per il suo fidanzamento.

Non abbiamo mai litigato...neanche una volta...ridiamo e parliamo di tutto...e la cosa ci rende felici entrambi.

So per certo che non è gay....anche se ogni tanto con me ha avuto atteggiamenti equivoci....ma ho paura a parlagli...vorrei che fosse lui eventualmente ad aprirsi...anche perché non sento l'esigenza in quanto mi dà tutta la felicità che ho sempre desiderato.

Ciao

martedì 18 settembre 2007

DIFFICILE AMORE GAY SECONDA PARTE

Di nuovo ciao “sonosempreio”,
proseguo dal post precedente.
Che tu a 24 anni sappia quello che vuoi mi pare scontato, il vero problema delle storie d’amore, gay o etero o come siano, però, non è tanto sapere quello che si vuole ma il fatto che per volersi bene e per vivere un rapporto affettivo o sessuale bisogna veramente essere in due, cioè, anche se l’affermazione può sembrare banale, bisogna che si crei una reciprocità affettiva forte. In tutte le relazioni affettive o sessuali si sta bene quando esiste una reciprocità, le storie vissute da una parte sola, cioè puramente mentali, sono in realtà il veleno dell’amore. Per innamorarsi bisogna essere in due. Io stesso, che in sostanza ho vissuto solo rapporti affettivi gay etero, li ho trovati gratificanti in senso profondo perché c’era una reciprocità forte, senza sesso, e la cosa non è paradossale, ma lo scambio affettivo era reale, profondo, in qualche modo se io ho fatto il coming out nei confronti dei ragazzi ai quali volevo bene, anche loro hanno avuto con me una sincerità totale. Reciprocità non significa identici desideri o identici comportamenti, reciprocità significa interesse reciproco profondo, avere bisogno l’uno dell’altro, anche su piani diversi. Quando questo scambio affettivo profondo esiste si percepisce fortissimo il fatto che non si è più soli e la sensazione è meravigliosa. Queste cose mi hanno tirato fuori da sacche di depressione che potevano essere pericolosissime. Quando avrai un ragazzo che ti vorrà bene non ragionare mai per schemi, non ci sono “cose” che ti potranno rendere felice, l’unica felicità è nell’amare e nel sentirsi amati, qualsiasi siano le condizioni esterne, se troverai la felicità col tuo ragazzo nessuno te la potrà portare via e avrai la sensazione di volare staccato da terra. Se sarai felice sol tuo ragazzo, il luogo dove baciarvi lo troverete e non sarà poi così essenziale trovarlo. Certo, i gay hanno un ruolo marginale nella società, questo è un fatto, se ci sono le lotte per l’integrazione significa che l’integrazione non c’è e il fermo dei due ragazzi al Colosseo lo dimostra, ma rispetto a 40 anni fa abbiamo fatto una strada lunghissima. Secondo me quando ti fermi a pensare “e vieni assalito dallo sconforto più totale” questo succede non per quello che c’è intorno a te ma perché ti manca un amore vero, l’angoscia viene solo dal bisogno profondo d’amore al quale non si trova risposta. Ma
i gay hanno una morale, per loro la speranza è un obbligo: in fondo dovrai remare contro corrente, dovrai superare difficoltà di ogni genere ma sono portato a credere che il tuo sogno si realizzerà. Io ho un sogno! Diceva Luther King. E poi mi piace concludere con una citazione di Sandro Penna (un poeta omosessuale, una delle voci più pure della lirica del Novecento):Felice chi è diverso, essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso, essendo egli comune.

sabato 15 settembre 2007

UN GAY VISTO DA UN ETERO

Leggendo e spigolando qua e là in questo blog mi sono molto meravigliato perché alcune cose che trovo qui corrispondono abbastanza alla mia esperienza. Premetto subito che io sono etero, però il mio punto di vista non è il punto di vista degli etero (che non esiste) ma soltanto il mio. Non sono più un ragazzo ed ho più di quarant’anni e ho moglie e figli grandi e quello che posso dire è che ci sono degli etero, e io sono uno di quelli, che nei confronti dei gay hanno una disponibilità e un’attenzione particolare, forse saranno pochi ma io almeno ci sono. Perché dico questo? La motivazione sta tutta in una relazione cominciata quasi 25 anni fa tra me e un collega dell’università che si chiama Massimo. Naturalmente racconto i fatti dal mio punto di vista che non è quello di un gay. Io quando stavo all’università non stavo passando un periodo buono sotto parecchi punti di vista, ero piuttosto depresso, rinunciatario, tutto sommato mi mancava un entusiasmo forte. A quel tempo non avevo nemmeno una ragazza e stavo solo tutta la giornata con tante malinconie per la testa, la mattina andavo a lezione, poi il pomeriggio avrei dovuto studiare ma non combinavo niente, gli esami si avvicinavano e io non combinavo niente, un giorno, adesso non mi ricordo nemmeno come è stato perché quanto una cosa può essere importante lo puoi capire solamente dopo, comunque a un certo momento ci siamo messi a studiare insieme e io l’affetto di Massimo nei miei confronti, ma devo dire l’amore perché quello era, l’ho sentito fortissimo, lui è sempre stato timidissimo ma molto schietto, i primi tempi che era in imbarazzo si sentiva molto, era in imbarazzo molto più lui di me. Onestamente, che fosse gay io all’inizio non l’avevo pensato proprio, poi a un certo punto me l’ha detto e mi ha messo in difficoltà, io di queste cose non ne capivo niente, istintivamente mi sembrava che la cosa non fosse accettabile, cioè in linea di principio non era che io non l’accettassi per questioni mie, ma mi sembrava che io non dovessi accettarla. Non so come dire, lo odiavo e lo amavo nello stesso tempo ma avevo una specie super-io che mi diceva che non gli dovevo stare vicino ma nonostante tutto gli volevo bene, perché anche per un etero non è sempre facile accettare una cosa del genere, poi mi sono venute in testa un sacco di cose stupide, tipo che se un gay sta vicino a te ci sta per una cosa sola, oppure se sei amico di un ragazzo gay sei gay pure tu, queste cose qui. Ho cercato di trovargli tutti i difetti possibili e immaginabili ma in realtà Massimo se aveva un difetto era la sincerità, certe volte proprio sconcertante. Quando mi ha detto che era gay io gli ho chiesto: “Ma perché me lo hai detto?” Ma lui non m’ha risposto e c’è rimasto male. Con lui certe volte mi sentivo in imbarazzo tremendo, certe volte stava così in difficoltà che stava zitto e non diceva una parola, io l’avrei abbracciato ma avrei fatto peggio. La mia paura più grossa era di dare a Massimo dei segnali che lui potesse interpretare come segni di disponibilità sessuale ma, spieghiamoci bene, perché io non lo volevo illudere per deluderlo dopo, non è nemmeno una questione di sesso, per paradossale che possa sembrare io con Massimo avrei anche fatto l’amore ma l’avrei fatto per lui non per me, era una cosa che non faceva parte del mio modo di essere ma l’avrei fatto lo stesso perché volevo che non si sentisse veramente solo. Io qualche avventura con qualche ragazza l’avevo vissuta e anche più che un’avventura e lo sapevo bene che il sesso è una cosa che ti può fare stare bene e il fatto che io quelle cose ce le avevo avute e ce le avrei avute anche dopo e Massimo non le avrebbe avute mai non mi piaceva affatto. Certo sono sensazioni ambigue e Massimo una cosa del genere non l’avrebbe mai accettata ma l’avevo pensata veramente. Io allora vedevo il futuro nero ma da quando ho cominciato a stare vicino a Massimo mi sono sentito importante, quando mi sorrideva il suo sorriso me lo sentivo dentro ed era una cosa balla, molto bella. Una volta ho pensato che si potesse creare un minimo di contatto fisico, che ne so, una carezza, un toccarsi la mano, una cosa del genere, poi mi sono accorto che viaggiavamo su canali diversi, c’ho provato ma l’ho messo in imbarazzo e gli ho chiesto scusa perché avevo avuto proprio l’impressione di averlo offeso. Non sapevo come comportarmi perché sapevo che Massimo si era innamorato di me e io non lo volevo fare soffrire in nessun modo ma non volevo nemmeno illuderlo di cose senza senso, volevo dirgli cose belle perché mi venivano spontanee ma senza creargli aspettative irrealistiche, i discorsi venivano sempre un po’ freddini, allora ci rimanevo male, mi sembrava di essere cattivo e per correggere il tiro gli dicevo cose bellissime, quasi delle dichiarazioni d’amore, sostanzialmente erano delle dichiarazioni d’amore ma con una premessa strana, cioè con la premessa che quelle non erano dichiarazioni d’amore. Insomma, o sbagliavo per difetto oppure per eccesso oscillavo continuamente tra il tono distaccato e il tono da innamorato. Lui mi ha sempre detto che mi voleva bene e che quindi avrebbe voluto vedermi felice con una ragazza ed era onesto quando lo diceva. Finché questi discorsi erano teorici perché io non avevo una ragazza, tutto filava liscio, perché per le chiacchiere basta la logica, ma quando io ho conosciuto Valeria, mia moglie, mi sono sentito in crisi con Massimo, mi sembrava di tradirlo anche se lui non ha mai detto una parola in negativo e anzi mi ha incoraggiato a non perdere l’occasione. Io per un po’ non sapevo se parlare a Valeria di Massimo in modo chiaro, poi ho deciso per il no. Io amo mia moglie e non saprei stare senza di lei, ma io voglio bene anche a Massimo, uso due espressioni diverse perché Massimo non l’ho mai desiderato, il sesso con lui non c’entra, ma gli voglio bene, non so perché né come, non riesco a definire una cosa del genere, adesso sono passati tanti anni e tra noi non è cambiato nulla, io ho la mia famiglia ma se Massimo mi se mi venisse a mancare mi sentirei vivo solo a metà. Queste cose io a mia moglie non le posso dire, ma non perché non le capirebbe, perché invece le capirebbe benissimo, ma non le posso dire perché sono cose della vita profonda di Massimo e appartengono solo a lui.

giovedì 13 settembre 2007

GAY O ETERO NON IMPORTA IO GLI VOGLIO BENE

A 27 anni che vado cercando? Ragazzino mi ci sento ancora... adesso lavoro, ma sto ancora a casa coi miei, brava gente per carità e mi dispiace pure che con loro non posso parlare chiaro, ma non posso e qualunque altra idea me la devo togliere dalla testa... insomma, come faccio a dirlo... mi sembra una cosa un po’ troppo stupida o un po’ troppo sconcia a seconda dei punti di vista... io non so a voi ma me i ragazzi dai 18 ai 21 anni mi attirano moltissimo, poi quelli più grandi sempre meno, ancora quelli della mia età li guardo, ma mi sembrano già più stagionati. I ragazzi giovani, chiamiamoli i giovani adulti, per me sono il massimo perché sono adulti ma hanno ancora qualcosa di adolescenziale, nel modo di fare, nella disponibilità affettiva, nella voglia di giocare, poi passa, è ovvio che poi passa, ma a quell’età ci sono dei ragazzi che sono proprio meravigliosi, è chiaro, non tutti, anzi, ce ne sono di quelli che non vorrei incontrare per nessuna ragione, ma quelli che dico io sono un’altra cosa. Adesso, non è che mi sento in colpa di cercare dei ragazzi più giovani di me, perché pure io non sono Matusalemme, però, che ne so, quando sto con certi di questi ragazzi mi sento in estasi. Purtroppo non ho occasione di conoscere molti ragazzi di quell’età, io ormai sono fuori dall’università, ho fatto tanto per studiare e per uscire il più presto possibile ma poi dell’università ho perso il meglio e adesso io faccio l’ingegnere e nella mia facoltà c’erano soprattutto ragazzi. Mi hanno detto che trenrt’anni fa le ragazze non c’erano proprio a ingegneria, studiare trent’anni fa mi sarebbe piaciuto moltissimo. Quando ormai stai fuori dall’università e vai a finire nel lavoro di bei ragazzi ne trovi pochi. Qui in ditta con me in pratica non c’è nessuno nemmeno passabile, nemmeno etero, tutta una mezza calzetta di vecchioni con pance enormi o di stecchini lunghi lunghi e fini fini come dei grissini torinesi, il mio capo è così. Quindi qui niente e dove posso andare a cercare qualche cosa di più gradevole? Ma come fa uno di 27 anni a mescolarsi con i ragazzi giovani? Le feste? Sì, ma quali? Da chi? Perché? E poi sarebbe tutto falso, le cose belle o nascono da sé o non esistono. Allora l’ho pensata bene, sembra una storiella pornografica ma qui di erotico non c’è gran che, un po’ di fantasia ma finisce tutto lì. Insomma ho pensato di iscrivermi a una federazione di atletica e di andarmene allo stadio a fare un po’ di sport. Adesso, che ci fosse stata una qualche intenzione malandrina di fondo non lo posso negare, perché a forza di fantasia non si conclude mai nulla e uno o le occasioni se le crea o resta solo con la fantasia, uno quando c’ha in testa una cosa del genere c’ha il cervello che cammina da sé e non si ferma più. Devo fare le visite sportive, anche qui tanto di fantasie non ci sono mancate... poi viene il giorno, entro dal medico, mi fa togliere solo la camicia e mi fa l’elettrocardiogramma, poi mi chiede se ho fatto delle analisi di recente, gli dico di no, poi mi metto in allarme e gli chiedo se c’è qualcosa che non va e lui mi dice che probabilmente sono fenomeni transitori ma sarebbe bene fare qualche accertamento, al che mi sono sentito crollare il mondo addosso, mi ha dato il tracciato e mi ha detto che dovevo andare in ospedale a fare altri accertamenti, me li ha scritti e mi ha mandato dal mio medico. Quando sono uscito ero sconvolto, non pensavo più al sesso ma a un’altra cosa che non nomino mai e che il mio unico tabù. Ho cercato di accelerare il più possibile la visita in ospedale e me l’hanno data per il lunedì successivo. Ho aspettato quattro giorni con un’ansia che mi mangiava il fegato, poi sono andato, c’era una grande sala d’attesa e parecchia gente in fila, ogni tanto passava l’infermiera a raccogliere i foglietti delle prenotazioni. A un certo punto è entrato un ragazzo di 18-19 anni, almeno così sembrava, ma era così bello che mi sono perfino dimenticato di quello che ero andato a fare lì, l’ho guardato da lontano cercando di non farmi notare, poi lui mi ha notato e mi sono sentito congelare ma lui mi ha fatto un accenno di sorriso una cosa tra il dolcissimo e il malinconico, era come se mi cadesse il mondo addosso. Il ragazzo era solo, un fatto anomalo per un ragazzo di quell’età. Ma che ci fa un ragazzo di quell’età nella sala d’aspetto del reparto di cardiologia di un ospedale? Aveva un fascio di carte e di analisi... ma forse non erano sue, potevano essere del padre... ma il padre non c’era... Mi ha preso un dubbio atroce... ma quel ragazzo stava male? Come poteva uno così stare male? Mi era presa un’angoscia quasi fisica, poi mi hanno chiamato per gli esami e sono entrato, mi hanno fatto l’ecocardio e poi la prova da sforzo, ho provato ha chiedere al dottore e mi ha detto che sembrava tutto normale e che mi avrebbero messo l’Holter per un monitoraggio delle 24 ore ma sicuramente non c’era niente di preoccupante. Sono uscito tranquillizzato, dovevo tornare l’indomani per l’Holter ma le preoccupazioni peggiori non le avevo più, poi sono ripassato per la sala d’aspetto e quel ragazzo stava ancora lì, mi sono seduto anch’io, ho letto i referti dei mie esami che non mi sembravano in realtà preoccupanti e sono rimasto lì perché volevo vedere con che faccia quella ragazzo sarebbe uscito dalla visita, era molto dopo di me e ho aspettato un sacco di tempo, quasi due ore, poi l’hanno chiamato ed è stato dentro moltissimo tempo, a me stava tornando l’angoscia, è uscito dopo quasi un’ora e gli ho chiesto: “Com’è andata?” Mi ha riposto: “Meno peggio di quello che pensavo”, gli ho chiesto: “Sei preoccupato?” e lui mi ha detto: “Se scendi giù con me ti dico”, in pratica è cominciata così, lui aveva voglia di parlare e io di ascoltarlo, lui i problemi li aveva, prendeva farmaci e doveva stare molto attento. Io dentro mi sentivo distrutto, ma perché devono succedere cose del genere? L’ho accompagnato a casa sua in macchina e siamo stati a parlare tantissimo tempo lo avrebbero operato prima o poi ma a breve scadenza forse un anno o due, poi ci siamo lasciati e mi ha dato il numero di telefono. Si chiama Dario, ha 23 anni adesso, studia come può giurisprudenza e soprattutto ha combattuto una difficilissima battaglia per sopravvivere. E’stato operato e ha superato l’operazione e se fossi finito io sotto i ferri non avrei provato un’angoscia più profonda, quando suo padre mi ha chiamato (perché poi ho fatto amicizia pure con i genitori) per dirmi che si era svegliato dopo l’operazione mi è sembrato di risorgere, la prima cosa che ho fatto è stata raccogliere tutti i quattrini che avevo in casa mandare un’offerta alle suore di Madre Teresa, un gesto che in un altro momento non avrei mai fatto, ma mi sentivo portato proprio in un’altra dimensione. Volevo ringraziare il Padre eterno perché Dario me l’aveva lasciato. Sono passati i primi giorni, i più difficili, in terapia intensiva, poi l’hanno riportato al reparto, era bello come un angelo ma bianco come un cencio, intorno a lui eravamo in tre: io, sua madre e suo padre e io mi sentivo al posto giusto, quando era più padrone di sé gli stringevo forte la mano e lui accennava un sorriso. La convalescenza è stata lunga, lunghissima, poi la ripresa è stata più decisa, adesso abbiamo cominciato a fare le prime passeggiate, un po’ si stanca ma sempre meno, i medici sono fiduciosi e anch’io. Se Dario sia gay o etero non lo so e in fondo non me ne importa niente, so solo che gli voglio bene come non ne ho mai voluto a nessuno e anche lui mi vuole bene e in fondo non c’è niente di più bello di questa reciprocità. Da lui ho imparato tante cose sulla sofferenza e sul modo di viverla, adesso mi sento molto meno stupido di prima e, in fondo, non ho nemmeno paura di quella cosa che non nomino, adesso più che avere paura della morte ho imparato ad amare la vita, e questo lo devo a Dario.

mercoledì 5 settembre 2007

QUESTI LEONI 6

QUESTI LEONI 6
ROMANZO GAY 1986
CAPITOLO 6
(I CAPITOLI SUCCESSIVI SARANNO PUBBLICATI IN QUESTO BLOG TRA POCO)

Angelo pensava o meglio non pensava, si sentiva trasportato, sarebbe uscito per le vie di Roma perché non riusciva a stare fermo, vagò per la casa poi si decise, uscì, la notte era tiepida, andò a viale trastevere, poi lungo il Tevere. Più volte si era fermato a guardare i ragazzi che aspettano i clienti vicino all’Anagrafe o al Virgilio... quante volte aveva pensato che caricare uno di questi ragazzi poteva essere facile... ma aveva messo da parte l’idea, perché avrebbe finito per innamorarsi. Eppure Angelo si sentiva spaventosamente vicino a quei ragazzi che magari lo avrebbero invidiato senza capirlo perché salvava la faccia e aveva una sua rispettabilità, un po’ di denaro, una casa. Quando un’auto si fermava e un ragazzo vi saliva, Angelo si sentiva come se il torace gli fosse stretto in una morsa, si identificava col cliente, un po’ sognava, sognava di possedere il corpo del ragazzo, poi si diceva che lui con quel ragazzo, sarebbe stato a parlare tutta la notte, avrebbe cercato di dimostrargli rispetto, affetto, gli avrebbe dato tutti i suoi soldi in ambio di nulla, o meglio in cambio di un sorriso e dell’anima. Quante volte era stato a fantasticare di questi dialoghi, di questi incontri, lo avrebbero preso per pazzo, ma in fondo sarebbe stato capace di amare , e non è una cosa pazzesca amare? Quella sera Angelo aveva in mente una sola persona, vedere però le solite scene al lungo Tevere lo scosse un po’. Gli passò per la mente che desiderava Marco ma che non lo amava e che, visto che Marco gli voleva bene, avrebbe dovuto parlargli chiaro, anche a costo di perderlo, amare vuol dire anche questo. Questa idea gli si fissava sempre più nella mente: dire la verità. Ma come poteva dire a Marco: sono innamorato di te? E’ difficile, troppo difficile, poteva restarci malissimo, sentirsi a disagio, poteva addirittura soffrire per anni per il ricordo di una cosa detta magari soltanto per l’assurda pretesa di dire una verità che sarebbe meglio non dire. Angelo pensava che Marco avrebbe preso prima o poi al sua strada... tanto valeva dunque non dire niente. Eppure nelle parole di Marco, Angelo aveva sentito un affetto vero e la speranza di questo affetto lo torturava come un sogno ossessivo. Angelo si chiedeva che cosa Marco si aspettasse da lui, poi tornava a pensare all’idea di dire la verità, gli sembrava l’unica cosa giusta, avrebbe risolto tutto nel modo più semplice, ma come si poteva arrivarci? Giunse a una conclusione: se Marco lo avesse trattato con freddezza sarebbe stato prudente e non gli avrebbe detto nulla, ma se avesse voluto da lui la verità, gliel’avrebbe detta in modo semplice, poteva essere l’unico modo per Angelo di sentirsi più a suo agio.
Per Marco problemi di questo genere non ne esistevano, era andato a letto felice, si sentiva amato e non si poneva troppi problemi a riguardo. Non aveva mai scherzato così, non si era mai sentito così libero, così se stesso, era contento di avere ritelefonato, si chiedeva come mai avesse aspettato tanto, era felice anche di tutti i discorsi fatti, delle frasi di Lorca che gli tornavano alla mente e del fatto che in fondo Angelo fosse stato ad aspettare la sua telefonata. La situazione non lo preoccupava più e si sentiva più libero, più sicuro di se stesso, più capace di vivere. Non era più solo con se stesso. Quello era uno strano rapporto, si sentiva amato da un altro ragazzo, ma questo non gli procurava sensazioni di disagio, Marco evitava di chiedersi che cosa lui provasse per Angelo, forse se lo chiedeva timidamente e si diceva che era un amico vero, a un amico vero si deve voler bene, e, in fondo, non aveva mai avuto un amico vero, ciò che provava per Angelo era amicizia, sì, vera amicizia. E’ veramente una cosa meravigliosa avere un amico! Puoi parlare di tutto, ti capisce, ha fiducia in te, ti rispetta, non ti dimentica. Un amico vero è veramente un tesoro, Marco si ripromise che gli avrebbe dato tutto il suo affetto, senza riserve, da amico vero, quella sera si sentiva felice. La mattina dell’indomani fu per entrambi una mattina di passaggio e di attesa. Marco arrivò con venti minuti di anticipo. Angelo aveva atteso contando le ore e Marco era uscito di casa appena gli era stato possibile, senza darsi cura dell’ora dell’appuntamento. All’ingresso di Marco nel portone e quindi nel cortile, Angelo ne era rimasto abbagliato, portava una camicia a strisce rosse, con colletto piccolo, jeans bianchi e scarpe da tennis, si era voltato a guardare la finestra di Angelo e siccome lo aveva visto gli aveva fatto un cenno con la mano. Quando Marco entrò in casa si ripeté lo stesso cerimoniale della prima visita. Si sedettero agli estremi opposti della stanza, poi Marco chiese di aprire la finestra, la aprì, girò una sedia, ci si mise a cavallo, poggiando le braccia sulla spalliera e il mento sulle braccia.
- Allora?
- Mh, sì, e adesso?
Poi Marco prese un tono più leggero, sorridendo...
- Allora che hai fatto ieri notte?
- Be’ se te lo dicessi veramente forse ci resteresti male.
- Perché, che hai fatto?
- Non mi va di parlarne.
- No, dai, parla.
- Niente, sono uscito.
- Ma era notte fonda.
- Lo so, però proprio non riuscivo a stare a casa.
- E dove sei andato?
- Niente qua intorno a fare un giro.
- E perché ci dovrei restare male? Continua.
- Senti, ti posso chiedere una cosa?
- Dai.
- Ma tu da me che cosa ti aspetti?
- Niente, non lo so, e poi non mi fare questi discorsi strani, che cosa mi dovrei aspettare? Non lo so proprio. E poi perché mi fai questa domanda?
Angelo cominciò a tamburellare con le dita sulla poltrona, avrebbe voluto sapere tante cose ma non riusciva a parlare, poi si decise.
- Senti è troppo difficile, io non riesco ad andare avanti oltre...
- Seguì un silenzio di molti secondi.
- Ma perché? Di che hai paura?
- Senti, mi dici come dovrei comportarmi con te? Certe volte vado proprio in crisi e non so che fare.
- Agisci liberamente, spontaneamente...
- Sì, sì... va be’, senti, usciamo? Andiamo da qualche parte.
- ... va be’.
Uscirono senza dire altro. Sul pianerottolo c’era una finestra con una ringhiera, Marco scavalcò la ringhiera con una gamba e fece il gesto di buttarsi giù. Angelo gli rispose ridendo.
- Ma che combini?
- No, non mi butto, ancora non siamo a questo punto.
Quel gesto era servito a rompere l’atmosfera cupa, Angelo vedeva in Marco uno che non è disposto a giocare al massacro.
Andarono all’Eur col 97, Angelo si sentiva agitato, Marco continuava a scherzare sull’autobus, faceva smorfie, dava a Angelo occhiate di intesa su una signora negra con turbante e abito a fiori.
- Ma non mi avevi detto che ti piacevano le donne abbronzate?
- Mh!
Quella battuta dava ad Angelo l’impressione di avere altri significati, si sentì ferito, gelato. Fecero un lungo giro per il parco senza scambiare parola, poi Marco interruppe il silenzio.
- Senti, ci sediamo?
- Sì.
- Ma che c’hai?
- Niente, che ci devo avere?
- Va be’! Vuoi che me ne vado?
- No.
- Ma perché fai tutti questi misteri?
- Perché ho paura di dire sciocchezze.
- Non fa niente, dille lo stesso. Senti, te la faccio io una domanda?
- Sì.
- Tu mi chiedi che cosa mi aspetto io... e tu che cosa ti aspetti da me?
- Ma non avevamo detto di lasciare perdere questi discorsi?
- No! Adesso non scappare, rispondi, guarda che con me non devi giocare, perché non è giusto.
- Senti, io mi sento particolarmente a disagio, è proprio un disagio fisico, senti, dimmelo tu: vuoi che parli chiaro fino in fondo?
- Sì.
- Senti, io evito i preamboli e i giri di frase anche perché non ce la faccio proprio ad andare avanti così. Però ti prego, non ci restare male. Senti, io sono uno dell’altra sponda, ecco adesso mi sento maledettamente in imbarazzo, però di’ qualche cosa.
- Ma perché ti fai tutti questi problemi?
- Ma hai capito bene quello che ho detto?
- Sì, ho capito.
- Senti, ti posso chiedere una cosa? Però ti prego, rispondimi, senti, sei del mio mondo oppure no?
- No, non sono omosessuale, mi dispiace anche di dirlo.
- Ecco, vuoi che vado via?
- Ma perché?
- Perché penso che puoi stare meglio solo e che magari...
- Senti, non ti fare problemi.
- Senti, e poi io ho l’impressione di volerti bene, capisci, di essermi innamorato di te, in tutti i sensi, hai capito?
- Sì, ho capito, ma guarda che non ci resto male, volere bene a qualcuno è sempre una cosa bella, adesso cerca un po’ di stare calmo, io non ho paura di te, che mi volevi bene l’avevo capito, forse non così, però l’avevo capito e poi per fare un discorso come questo ci vuole un coraggio enorme, pure io a mio modo ti voglio bene, anche se in un altro modo, mica adesso meno di prima... adesso c’ho quasi l’impressione che vali di più.
- ...
- Se non ti va di parlare lascia stare, però cerca di capire una cosa, per me un minuto fa non è cambiato niente e se è ambiato qualche cosa è cambiato solo nel senso della chiarezza.
- Senti, preferiresti che tutta questa storia non ci fosse mai stata?
- No!
- Magari preferiresti stare in un altro posto...
- Guarda che se sto qui è perché ci sto bene, se no, non ci starei. Ti giuro che adesso non sto facendo complimenti.
- Mah...
- Dove andiamo?
- Ma l’avevi capito?
- Io avevo capito che non era una cosa... come le altre, quando sono stato tutti quei giorni senza telefonare forse l’ho pure pensato, a me dava fastidio che stesse bene a me, c’avevo paura, mi sembrava che avrei fatto meglio a scappare via, mi pensavo chissà che cosa e invece poi, non lo so, adesso non c’ho proprio nessun problema... Senti, ma non è che adesso ti viene in mente di sparire?
- Mah?!
- Capiscimi bene, non ti fare problemi che non esistono.
- Non esistono?
- Per me non esistono, io adesso mi sento a mio agio, anzi, probabilmente sei la persona che mi conosce meglio... io da te ho imparato tante cose, è difficile pure dire che cosa, però per me è stato importante... ma tu adesso che stai pensando?
- Mi chiedo perché mi fai questi discorsi e poi mi chiedo che ti resterà dopo dell’avere vissuto una vicenda come questa. Mi sa che ho fatto malissimo a fare questo discorso, me ne dovevo andare e basta. E adesso scusa se torno indietro ma per me è fondamentale, ma tu sei sicuro di non aver niente a che vedere col mio mondo?
- Sì, sono sicuro, però, per favore, non me lo richiedere.
- Ti dà fastidio?
- Sì... però capisci bene, mi dispiace solo perché significa che non ti posso capire fino in fondo... ma poi tu pensi che queste cose siano così fondamentali?
- Eh, credo di sì...
- Ma tu ne hai mai parlato con qualcuno?
- Sì un paio di volte... ma poi me ne sono pentito.
- E con chi ne hai parlato?
- La prima volta avevo incontrato una ragazza, abbiamo cominciato a frequentarci, io ci stavo bene, per me era un’amica, poi piano piano, le cose si sono fatte più strette, ci si, anzi, mi telefonava spesso, poi un giorno ha parlato di matrimonio e io pure se con gravissime difficoltà gliel’ho detto, dopo qualche mese si è sposata, io le ho mandato un telegramma, è andata in viaggio di nozze a Parigi e da Parigi mi ha mandato alcune cartoline, come quelle che mi mandava prima. Io penso che si sia sposata per lasciarmi libero, penso pure che mi avrebbe sposato anche solo formalmente, poi ha capito che anche questo mi avrebbe messo in imbarazzo e ha preso proprio un’altra strada. Adesso qualche volta mi telefona e mi dice delle cose bellissime, cioè, per me questa donna è una persona importane, quando mi chiama sono veramente contento, qualche volta per lei ho scritto pure qualche poesia... era una persona come si deve e mi ha voluto bene veramente.
- E allora perché non dovrei volerti bene io?
- Mh!
- Lo vedi che di questa ragazza tu hai conservato un ricordo buono, se non ci fosse stato il problema del matrimonio tu magari avresti continuato a vederla?
- Sì, certo, credo di sì, però per me era un’amica, non ne ero innamorato.
- Sì, va be’, però il fatto che lei ti voleva bene ti ha creato problemi, adesso, a parte il matrimonio? Ti ha dato fastidio sentirti amato senza provare la stessa cosa per lei?
- No... in un cero senso è stata una cosa molto bella e soprattutto molto seria anche per me.
- E la seconda volta?
- La seconda volta è stato con una donna sposata, mi è stata appresso un anno, poi siccome non riuscivo a liberarmene le ho detto come stavano le cose e lei lo è andato a riferire al marito, così si è giustificata cose se avesse fatto una buona azione tipo dame di san Vincenzo. Io ho avuto proprio una sensazione di rigetto totale... una cosa indegna, è come se uno pagasse un miliardo per comprare una caramella a una bambina stupida e viziata. Non mi va di parlarne perché è stata una cosa disgustosa.
- Ma tu ti sei innamorato mai?
- Sì, qualche volta, ma quando succede c’è solo da stare male, non solo non lo puoi dire, devi fare assolutamente fina di niente, proprio guardare dall’atra parte, crearti degli schermi, se no, ti mettono in mezzo e ti fanno a pezzi.
- Ma per te il sesso che cos’è?
- E’ una realtà che mi condiziona completamente perché tanto non deve significare niente. Ma poi il problema non è neppure questo, cioè avere rapporti sessuali con un ragazzo è facile, però è un gioco, è tutta lì l’assurdità. Certe volte mi sono trovato in situazioni in cui si poteva arrivare facilmente a cose di questo genere, ma per me non è un gioco, non è un diversivo, un gioco di sesso. Io vorrei un rapporto d’amore, il sesso mi interessa meno, cioè, non è che io su certi ragazzi non ci faccio le mie fantasie sessuali, anzi, però poi me ne vergogno quasi, più conosco un ragazzo a fondo più cala l’interesse sessuale e cresce quello affettivo...
- ma le fantasie le hai fatte anche su di me?
- Sì, specialmente i primi tempi... ti dispiace?
- No, se io posso fare le mie fantasie su una ragazza...
- Va be’, però non è la stessa cosa.
- E’ identica! Ma adesso come mi vedi?
- Ancora un po’ come prima,... è così, ma quello che mi spiazza è il modo che hai di reagire, non lo so, ma non me lo aspettavo, in un certo senso il tuo modo di fare è fuori schema.
- Mio padre c’ha un amico come te e vanno perfettamente d’accordo, pure un amico di mia sorella, un ragazzo di diciassette anni, io qualche volta c’ho parlato, non lo so, non c’ho mai avuto problemi.
- A che ora devi tornare a casa?
- C’è tempo, alle nove, ma perché? Te ne vuoi andare via?
- Un po’ me ne viene la voglia.
- ... e ieri notte che hai fatto?
- Sono andato al lungo Tevere, lì ci stanno dei ragazzi che si prostituiscono, certe volte penso a quei ragazzi, specialmente quando qualcuno li prende su, un po’ ci faccio le mie fantasie, ma soprattutto peso che mi innamorerei, magari ci starei a parlare tutta la notte... questo era ieri sera.
- Mh!
- Dai, pala, per favore, non stare zitto.
- Senti, ma tu hai mai fatto l’amore con qualcuno?
- No... e tu?
- No. C’ho qualche amica, ma una ragazza non l’ho mai avuta, non mi è mai capitato di riuscire a parlare veramente, sono state sempre delle cose un po’ così, cioè, belle, però non l’ho mai considerata una cosa veramente profonda per la vita. Non lo so, forse non saprei nemmeno dire se mi sono mai innamorato veramente oppure no, certe volte m’è sembrato, però poi... a distanza di tempo, dimentichi e svaluti.
- Mah!
- Vedi, ti può sembrare assurdo, ma ci sono un sacco di cose anche di me stesso che io non riesco a capire...
- Senti ti posso chiedere perché quel giorno stavi piangendo?
- Non lo so, pensavo a casa, a mia madre, a mio fratello... per me queste cose sono fondamentali, poi così, un momento di smarrimento, ma poi passa subito... ma tu come ci sei rimasto?
- Mi ha fatto un effetto terribile, non avevo mai visto piangere un ragazzo della tua età, mi sono sentito importante, l’impressione che ho provato era di tenerezza violenta, quasi sessuale, d’istinto ti avrei preso la mano e te l’avrei stretta forte, però non si può...
- Ho notato che non mi hai mai dato la mano.
- E’ vero, mi farebbe un effetto strano e penso che tu possa preferire evitare, hai visto che non mi siedo mai vicino a te?
- Sì, l’avevo notato, avevo notato pure come scegli le parole quando parli.
- Nei miei discorsi ordinari contano di più le cose non dette di quelle dette, la differenza tra i discorsi come i miei e quelli degli altri è che nei miei discorsi certi argomenti non compaiono mai. Tu hai letto Lorca, è lo stesso, mi piace perché in un certo senso mi somiglia, anche sotto certi punti di vista...
- Non lo sapevo, però accidenti se scrive cose belle! Be’, adesso da quello che dici capisco tante cose in più.
- Ma tu prova a leggere il libro d Pavese e poi mi dici a che cosa ti fa pensare, nonostante le apparenze per me ha un senso solo... ma poi di letteratura di questo genere ne è pieno il mondo, Narciso e Bocca d’oro di Hesse, Tonio Kröger, La morte a Venezia e le Confessioni del cavaliere d’industria di Mann, tutto Proust, tutto Gide, molto Sartre, Wilde, Witman e si può andare avanti con altri cento.
Ma tu tutte queste cose le hai lette?
- Lette è poco, direi piuttosto meditate, ci sono libri che medito tutte le sere, piano piano certe cose diventano come una religione, sono tutto nella vita, guarda che non è una cosa assurda, finisci per vivere attraverso i libri, la vita esterna è tutta una recita squallida, uno si consacra a combattere per una libertà che non vedrà mai, tu rinunci a vivere, ma raccogli libri, articoli, vai predicando criteri di tolleranza, cerchi di mettere in crisi il qualunquismo della gente sicura di sè, in una parola lavori per un domani più libero che non vedrai mai, insomma è proprio come una religione... senti, scusami, mi sento assurdo, sto facendo discorsi che tu stai a sentire per compassione... non mi va.
- Ma tu vivi da solo per questo?
- Sì, non riesco nemmeno a stare a casa con i miei, altrimenti dovrei nascondere i miei libri, non potrei nemmeno parlare al telefono. Prima andavo avanti così, adesso non ce la faccio più... senti, Marco, mi fai andare via, voglio tornare a casa, non mi va di andare in giro, voglio rientrare.
- Va be’, però ti accompagno...
- No, fammi andare via adesso.
- Ma perché fai così, guarda, non ti fare scrupoli che non è proprio il caso... ci prendiamo una cocacola?
- Andiamo
- Senti, invece, perché non mi accompagni tu? A piedi, senza metro...
Il tempo passò veloce, alle nove, prima di allontanarsi nella stazione della metro si salutarono.
- Marco..., grazie, mi hai trattato bene, mi ha messo in una condizione che non mi aspettavo...
- Zitto! Dammi la mano. Sta’ bene! Hai capito?
Marco strinse con forza la mano di Angelo guardandolo fisso negli occhi, poi scese verso la stazione. Angelo era confuso, pensava che dire la verità avrebbe risolto molti problemi ma non era accaduto così, Marco non era omosessuale a gli voleva bene ugualmente, Angelo pensò che si comportasse in quel modo per sentirsi superiore, buono, generoso, ma sentiva che non era così. Si domandò più volte se Marco potesse avergli mentito per timore di scoprirsi, questa poteva essere una speranza, ma non era in fondo una ipotesi credibile, rimase nonostante tutto nel fondo dell’anima di Angelo e sepolta sotto mille altre idee non se ne allontanò mai. Marco aveva in comune con lui almeno una verginità che lo rendeva un’anima libera e sola. Angelo desiderava contare veramente per Marco, quale che ne fosse il motivo, poteva sognare di esserne l’amante, ma non sarebbe stato meno felice se fosse divenuto l’unico amico, l’unico però, quello al quale si dona l’anima. Angelo aveva della verginità uno strano concetto, Marco, ai suoi occhi era vergine non perché non era mai stato con una donna ma perché sembrava non sentirne la necessità, in questo senso la verginità si può perdere e poi ritrovare. Angelo ricordava di essersi innamorato di Fernando, un suo compagno di scuola, in modo inatteso. A scuola Fernando andava molto dietro le ragazze, con alcune andava a letto, ma per un giorno, al mare non perdeva occasione per fare sesso con le ragazze, ma da queste cose non si sentiva implicato a livello d’amore. All’università Angelo diventò molto amico di Fernando, parlavano molto di sè, Fernando si era affezionato ad Angelo, cenavano spesso insieme in pizzeria, quando Fernando raccontava di qualche sua conquista Angelo non ci restava male, una volta Fernando andò al teatro con una sua amica, che avrebbe voluto poi fargli trascorrere la notte a casa sua, dopo il teatro Fernando telefonò ad Angelo e lo andò a trovare, gli disse che andare con quella ragazza in quel momento non lo interessava, Fernando era eterosessuale di stretta osservanza ma non era dipendente dal sesso, questo, per Angelo era verginità. Poi Fernando si innamorò e cominciò a parlare con Angelo solo della sua ragazza, Angelo capiva che il suo rapporto con Fernando era finito, Fernando aveva perso la sua verginità e non sembrava che avrebbe potuto riacquistarla di lì a poco tempo. Tutto finì da sè nel tempo di un paio di mesi.
Angelo pensava a Marco e lo vedeva capace di amare, che poi fosse amore senza sesso non aveva importanza, ciò che gli interessava era essere amato da Marco, il fatto che Marco non fosse omosessuale non distruggeva la speranza di Angelo. Marco poteva pur sempre distinguere sesso e amore. Dal canto suo Marco non sentiva nei confronti di Angelo nè rifiuto nè preclusioni, era anzi felice di non provare nessuna delle sensazioni che aveva preventivato in risposta a quella dichiarazione, tanto attesa quanto inevitabile. Quello che Marco aveva imparato indirettamente in famiglia, lo sperimentava ora da se stesso. Era felice di non sentirsi smentito e d’altra parte non aveva paura e non si sentiva in imbarazzo. Aveva trovato un amico vero! Marco provava una sensazione di incontenibile serenità, sentiva la gioia di essere amato ma si sentiva anche padrone di se stesso fino al punto di non assumere comportamenti stereotipati e di sentirsi anche per questo ancora più libero.
Quando Angelo arrivo a casa si sentiva confuso ma non depresso. Squillò il telefono.
- Ciao... come stai?
- ...
- Che stai facendo? Dai, parla!
- Vuoi sapere che sto facendo?
- Sì.
- Be’, adesso sto piangendo un pochetto.
- ...
- Adesso parla tu!
- Io ti volevo dire che stasera mi sento contento, tutto qua, e vorrei che succedesse pure a te.
- Succede eccome...
- Purtroppo c’è gente e non possiamo parlare.
- Non ti preoccupare, Marco, sei grande!
- Zitto! Adesso dimmi come stai, che devo proprio chiudere.
- Bene!
- Ciao!
- Ciao!

STORIA D'AMORE TRA UN GAY E UN ETERO

STORIA D’AMORE TRA UN GAY E UN ETERO

Sentite ragazzi, io ho leggiucchiato questo blog e mi piace, in qualche modo mi ci ritrovo, io ho 27 anni e di vita gay, come la chiamano oggi, cioè di associazionismo gay o di locali gay non ne so assolutamente nulla e, lo devo aggiungere, non ne voglio sapere assolutamente nulla, non è una questione di principio, penso che siano cose utili ma non le sento mie, se mi perdonate il termine mi fanno pensare ancora di più che noi gay e, dico noi gay con orgoglio, l’integrazione sociale ce la sogniamo e forse ce la sogneremo sempre. Una volta girando per internet avevo trovato un’affermazione che mi aveva colpito: “i gay saranno veramente integrati quando non ci saranno più librerie gay o sezioni gay delle librerie, ma quando i libri gay saranno esposti negli scaffali insieme a tutti gli altri”. Io credo che non ci si debba vergognare di essere gay ma che non si debba nemmeno cercare di creare un mondo a parte, perché se ci comportiamo così è ovvio che gli altri ci considerino un mondo a parte. Non voglio sognare troppo, basta dire che il mio coming out non l’ho ancora fatto e molto probabilmente non lo farò, perché onestamente avrei dei problemi grossi, specialmente con i miei genitori, ancora adesso a 27 anni, ma è così e non ci posso fare niente, però io cerco di vedere positivo, navigando per i blog ho visto che di blog gay seri ce ne sono e più di qualcuno. Io penso che tanti ragazzi che cercano di scrivere onestamente della loro vita senza vergognarsi e senza chiudersi in un ghetto facciano un’opera importante nei confronti di tanti altri che adesso magari si limitano a leggere. Intanto anche sapere che gli altri ragazzi gay esistono e che non sono tutti patiti di discoteche gay è una cosa che aiuta a crescere. Quando ho scoperto di esse gay, ormai più di 11 anni fa, c’era internet, io non sono dell’età della pietra, ma di gay c’era pochissimo e quasi tutto porno, per un verso mi attirava ma per l’altro mi faceva schifo, io non mi sentivo per niente simile a quel tipo di cose, poi le cose sono cambiate, i siti gay con trappole a pagamento come i dialer sono drasticamente diminuiti, e dico per fortuna, e si cominciato a vedere un po’ di gay erotico ma senza proprio il porno greve, e si sono visti anche siti di storie gay non necessariamente porno, storie erotiche ma già a un livello accettabile e qualche volta pure artistico, però erano tutti in Inglese. Io l’Inglese lo parlo benino e di storie gay erotiche ne ho lette tante, anche belle, anche artistiche, con qualche sottolineatura erotica di troppo per essere vere opere d’arte, ma in sostanza cose molto gradevoli, ma in Italiano? Ho letto anche qui che storie gay in Italiano se ne trovano poche ed è vero, poco e quasi tutto erotico, oppure storie emblematiche. Poi piano piano è cresciuta la febbre dei blog. Ma di blog gay seri in Italiano si vedeva poco o nulla, forse i ragazzi avevano paura, non lo so, insomma pure io ho aperto un blog ma l’ho detto agli amici e quindi non ci potevo mettere dentro contenuti gay, ne avrei potuto aprire un altro ma ero perplesso, avevo paura che mi potessero individuare, che ne so, insomma non ho aperto un blog gay. Adesso piano piano è cambiata anche la mentalità dei ragazzi gay, molti blog gay non sono legati alle associazioni, sono blog gay liberi, sono blog di tipo personale e mi piacciono moltissimo perché sono i blog di tanti normalissimi ragazzi gay. Adesso, perché possiate rendervi conto del livello di paranoia di un gay come me, pensate che un istante fa volevo scrivere “normalissimi” ragazzi gay, ma con le virgolette, il che è un controsenso perché non ci dovrebbe essere nessuna sottolineatura da fare, in fondo l’idea di non essere un ghetto se la dovrebbero mettere in testa prima i gay come me che tutti gli altri. Voi adesso mi potreste dire: “Ma dopo tutte queste chiacchiere la storia qual’è?” e avete ragione ma io non ce l’ho una storia gay da raccontare, almeno nel senso comune di questo termine, io sono uno dei tantissimo gay senza una storia tipicamente gay, fantasie a milioni, innamoramenti a senso unico a decine, cotte assolutamente unilaterali almeno due o tre al mese, ma vita gay nel senso di vita affettiva gay vera a due... beh, lì proprio niente! In queste cose mi sono sentito sempre condizionatissimo, chiamatemi stupido ma io accetterei il sesso solo se fossi veramente innamorato di un ragazzo, se no metterei proprio da parte l’idea. Ho letto in tanti posti che i gay cercano solo sesso... ma quando mai! Per me non è mai stato così, e adesso un’altra cosa contro corrente: se io dovessi scegliere tra un rapporto basato sul sesso con un ragazzo che non amo veramente, magari che mi attira pure a livello fisico ma che non amo veramente, e un’amicizia seria, magari pure con un etero, io non avrei dubbi, preferirei l’amicizia vera con un etero. Non lo dico per dire perché io ho un amico etero che amo profondamente, si chiama Gianni, non verrebbe mai a letto con me, forse al limite lo farebbe pure, ma lo farebbe per me non perché lo vuole veramente, onestamente non rinuncerei a questa amicizia per niente al mondo, un rapporto sessuale con Gianni mi manca da matti, ma è Gianni che voglio, se posso avere Gianni vicino solo senza sesso, va bene lo stesso. Se la volete leggere, adesso cerco di raccontare la mia storia, l’ho detto prima: non è una storia gay nel senso vero del termine, non saprei nemmeno come definirla. E’ un po’ più giovane di me ma non di molto, ha 24 anni. L’ho conosciuto per caso a una festa e me ne sono innamorato subito, lui ballava con le ragazze, io no, ma mi ha notato, è venuto vicino a me e si è presentato, non mi ha dato la mano, poi è andato al buffet e ha preso qualche tramezzino per me e me lo ha passato in un piattino, nel passarmi il piattino, forse inavvertitamente, ma non saprò mai se è proprio così, mi ha sfiorato leggermente la mano, io ho provato una scossa elettrica a 2000 volt, lui se n’è accorto e mi ha guardato negli occhi e ha capito tutto, io non ho detto nemmeno una parola, ero in totale imbarazzo, lui ha continuato a guardarmi negli occhi e mi ha sorriso. Ogni tanto durante la festa i nostri sguardi si sono incontrati, io avevo la frequenza cardiaca a mille perché Gianni mi piaceva moltissimo e perché avrei giurato che fosse gay e la cosa mi metteva proprio in ebollizione. Verso sera, quando la festa stava per finire mi ha chiesto un passaggio e io ho detto: ecco, ci siamo! Siamo andati via e ci siamo fermati a parlare un po’ del più e del meno, ma era ovvio che non sarebbe finita lì, onestamente a quel punto io un po’ di sesso me lo aspettavo. Lui mi ha detto: “Ti senti in imbarazzo?”, io gli ho risposto: “Sì un po’” e lui ha continuato: “Ma guarda che se dici a qualcuno che ti sei innamorato di lui gli dici una cosa bellissima”, gli ho detto: “Allora l’hai capito?” e mi ha risposto: “Sì, ma c’è un problema, io non ti portò corrispondere come vorresti tu perché non sono gay, però aspetta, anch’io posso volerti bene seriamente e credo che te ne voglio... che dici? Si può fare?”. Per un certo verso il mio mondo era crollato, per un altro verso non sapevo che cosa rispondere a una proposta che non mi aspettavo minimamente. Gianni ha continuato: “Anch’io mi sono innamorato di te, in un altro modo, però mi sono veramente innamorato di te, non mi dire di no, ti prego, non mi mettere fuori solo perché sono etero, io con te sto bene, sto bene veramente”. Io non sapevo che fare e ho finito solo per fare un grosso sorriso e per accennare di sì con la testa. Adesso non voglio dilungarmi su cose che per me hanno un valore enorme ma che, magari, a voi possono sembrare cose da nulla, in breve, da quella sera sono passati due anni e ci siamo visti quasi tutte le sere, abbiamo parlato aprendoci in modo totale, mi ha raccontato delle ragazze che ha conosciuto e di una in particolare che era quella che gli interessava di più e io gli ho detto di me, delle mie fantasie, anche di quelle sessuali una cosa mi incantato, le mie fantasie sessuali sono su Gianni, le sue sono su quella ragazza ma in fondo sono molto simili, cerchiamo le stesse cose, c’è una dolcezza di fondo nel modo di essere di Gianni che mi incanta, io credo che lui sia uno veramente felice e se lo merita e pure io sono felice perché l’ho potuto incontrare. Certe volte quando andiamo in macchina cantiamo la Marsigliese e ci commuoviamo pensando a quelli che combattono per la libertà contro la tirannia. I primissimi tempi pensavo che stesse con me per dovere morale, che ne so, per pietà, qualche cosa di simile e allora ho provato a lasciarlo e c’è rimasto malissimo, mi ha aggredito dicendo che andavo in giro a illudere le persone e che lui aveva bisogno di me e che io non capivo niente e che ragionavo non come un gay ma come uno stupido che c’ha in testa solo quattro schemi imbecilli di comportamento e si è messo a piangere. Io mi sono sentito la disperazione dentro perché lo avevo ferito in modo profondo allora gli ho preso la mano e lui ha stretto la mia fortissimo. Siamo rimasti così per un quarto d’ora. piangeva sempre più piano, poi si è girato verso di me e mi ha sorriso, ancora con gli occhi umidi e mi ha detto: “Non ci provare mai più!” e io gli ho detto: “Gianni, ti voglio bene!”

GAY ETERO PER AMORE

GAY ETERO PER AMORE

Scusate se mi intrometto, ma io vorrei parlare di una cosa diversa cioè delle storie di amicizia tra un gay e un etero, ma in un modo un po’ particolare, non quello che pensate voi, cioè vorrei parlare dell’amicizia tra un gay e un presunto etero, ma anche detto così non si capisce niente. Nel seguito capirete esattamente quello che voglio dire... il presunto etero sono io. Lo so che in questo tipo di blog è un argomento anomalo perché certe cose possono sembrare un surrogato di una storia d’amore gay nel senso pieno del termine, però queste cose per me sono fondamentali, non a livello teorico ma proprio per me come individuo, cioè è quello che io adesso sto vivendo in modo più intenso. Io sono un ragazzo gay di 38 anni, e dire ragazzo è giocare con le parole, non sono malaccio ma in sostanza non sono il tipico principe azzurro gay, di gay ne ho conosciuti pochissimi, in pratica due, uno della mia età e uno giovanissimo, con quello della mia età, un discotecaro fuori tempo massimo, non ci siamo mai presi, io so che lui è gay perché l’ha detto, io con lui mi sono sempre comportato da etero perché con lui non vorrei mai avere nulla a che vedere, attacca certe storie sull’orgoglio gay che sono addirittura un po’ patetiche, insomma non mi piace sotto nessun punto di vista né fisicamente né a livello psicologico, l’altro, Marco, è una ragazzo giovane che ha vent’anni, non dico che mi sento il papà ma quasi, almeno un fratello maggiore, Marco mi piace, indubbiamente mi piace sotto tutti gli aspetti perché è carino e poi perché uno a vent’anni è comunque meglio di uno della mia età, anche lui ha fatto il coming out e pure in famiglia e quindi di certe cose parla liberamente perfino in famiglia, una cosa che, se ci penso, gli invidio molto anche se io il suo coraggio non ce l’ho mai avuto, siamo pure mezzi parenti e anche a casa mia sanno che è gay ma non è un problema, io come al solito, di me non ho detto nulla nemmeno a Marco, però ho dimostrato parecchie volte una certa attenzione nei sui confronti, cioè l’ho trattato molto bene, diciamo pure, l’ho coccolato un po’, gli ho detto cose gentili, l’ho apprezzato molto, lo sono stato a sentire e a Marco parlare con me piace, insomma, secondo me lui ha capito, eh sì, perché certe volte mi dice delle cose di tipo privatissimo in modo molto diretto come se fossi il suo fratello maggiore e si cerano dei momenti di intimità, almeno a livello verbale, che se io fossi etero non potrei accettare, e invece a me stanno benissimo. Che Marco si confidi con me mi gratifica e non poco ma mi mette pure in crisi profonda perché, se io fossi onesto, gli dovrei dire esplicitamente come stanno le cose e invece non lo faccio e quindi io gioco al coperto e lui no e questo non è giusto. Io mi giustifico davanti alla mia coscienza dicendomi che in fondo lui non può non avere capito ma forse, anzi ne sono praticamente certo, potrebbe veramente non avere capito e fidarsi nonostante tutto di me. Quando mi parla delle sue cose più intime io non ho mai l’impressione che lo faccia per provocare e cerco di rispondere tenendomi alla larga, perché se provassi a stringere un po’ il discorso probabilmente Marco non lo accetterebbe e ci resterebbe malissimo, e io non lo devo mettere in crisi per nessuna ragione. Cioè per mantenere un rapporto affettivo forte con Marco io devo fare l’etero. E’ paradossale ma è così. Certe volte mi mette proprio in imbarazzo perché di me si fida ciecamente. Io, diciamolo chiaro, ne sono innamorato e lo desidero in tutti i sensi ma una cosa del genere non gliela posso dire perché rischierei di distruggere il rapporto di fiducia che ha con me. E’ un rapporto che poggia su un inganno di base che io non dovrei portare avanti, ma non ho la faccia di mettere le carte in tavola. Mi parla proprio dei suoi desideri e dei ragazzi che conosce e io gli devo sempre consigliare di stare attento e di usare il preservativo. Quando glielo dico mi risponde dicendomi: “Non ti preoccupare, non mi metto nei guai! Me l’hai detto mille volte”. Una vota mi ha detto che aveva conosciuto un ragazzo di Firenze e se ne era innamorato, lo chiamava al cellulare dieci volte al giorno, quando me ne parlava gli brillavano gli occhi e mi diceva: “Io ne posso parlare solo con te” e io mi limitavo a sorridere per rassicurarlo. Col ragazzo di Firenze Marco passava interi pomeriggi in chat, quel ragazzo si chiamava Federico e praticamente io e Marco parlavano solo di Federico. Un sabato pomeriggio Marco mi chiama alle due e mi dice: “Oggi Fede ha casa libera a Firenze e mi ha detto se ci vado e io ci vorrei andare”. Io l’ho incoraggiato, ma mi ha risposto che non era proprio a Firenze ma in un posto a 25 chilometri dove non si può arrivare con il treno né con i mezzi, poi mi ha detto: “Fede non c’ha la macchina e nemmeno il motorino perché i suoi non vogliono... che dici? Mi ci puoi accompagnare?” In una situazione del genere a Marco io posso dire solo sì, perché quando un ragazzo ti chiede una cosa del genere vuol dire che tu per lui sei un punto di riferimento. Ovviamente sono passato a casa sua e siamo andati a Firenze. In macchina ho cercato di dirgli tante cose serie sull’amore, le cose più belle che so dire, che non può essere solo sesso, che voler bene a qualcuno un ragazzo o una ragazza (che io dica una cosa del genere per passare per etero è addirittura assurdo ma è quello che succede regolarmente) significa mettere da parte gli egoismi e vivere per lui o per lei, significa trovare un senso nel cercare di realizzare la felicità di un’altra persona. In macchina Marco mi stava a sentire con attenzione e apprezzava molto quello che io dicevo, gli brillavano gli occhi. Non potevo distruggere la felicità di Marco e per che cosa poi? Per metterlo in crisi mettendogli magari in mente che io volessi da lui chissà che cosa? No, non lo potevo fare. Insomma io non sapevo che cosa avrei dovuto aspettarmi né quello che avrei dovuto fare, non sapevo se Marco sarebbe rimasto anche la domenica a Firenze o se sarebbe partito il sabato in serata ma mi sembrava improbabile, comunque non ho fatto domande, siamo arrivati al paese e poi mi ha guidato lui per strade e stradette fino a destinazione, una casa persa in mezzo alla campagna. Lui non aveva detto nulla di quello che io avrei dovuto fare e allora gli ho detto che l’avrei lasciato al cancello e che lo sarei tornato a riprendere l’indomani all’ora che voleva lui, è rimasto un po’ contrariato e mi ha detto: “Ma perché? Io a Fede ho parlato di te tante volte, lui non si mette in imbarazzo... dai non fare l’orso!” Io non sapevo che dire e mi sono limitato ad aprire le braccia. Mentre stavamo parlando un ragazzo, ovviamente Federico, è venuto correndo ad aprire il cancello, era sorridente, bello come il sole e con due occhi dolcissimi, mi ha salutato baciandomi sulle guance come se mi conoscesse da sempre, Marco mi ha presentato come zio Andrea, io l’ho lasciato fare e non ho detto nulla. Volevo dire: “Io tolgo il disturbo” e rifare il discorso che avevo fatto già a Marco ma a tavola Federico aveva preparato tre posti, quindi dovevo rimanere lì. Ci siamo messi a cucinare e a scherzare tutti e tre, io mi sentivo in uno strano paradiso e mi sentivo straordinariamente a mio agio come non mi capita praticamente mai, abbiamo raccontato un sacco scemenze e dopo pranzo io pensavo che fosse ora di andarmene, e invece loro si sono seduti sul divano e io mi sono messo sulla poltrona di fronte a loro, hanno cominciato a scambiarsi qualche tenerezza, ma proprio a livello di coccole da bambini, io non sapevo che fare, poi Marco si è sdraiato e ha poggiato la testa sulle gambe di Federico e Federico mi ha detto: “Se ti dà fastidio lasciamo perdere, magari tu non sei abituato ai gay”. La battuta è venuta in modo così naturale che era ovvio che per Federico io ero etero. Ho risposto che non mi formalizzavo per questo, ma Marco si è immediatamente rimesso seduto e questo gesto mi ha fatto una tenerezza enorme, era una forma di rispetto per me. Rinunciavano a una loro libertà di comportamento gay per non offendere un “etero” come me! Veramente pazzesco! Insomma il pomeriggio è passato così, si stava benissimo i due ragazzi piano piano si sono presi qualche piccola libertà in più, mano nella mano appoggiandosi spalla a spalla. La sera ho detto che sarei andato a dormire a Firenze perché non volevo dare proprio fastidio e volevo che si sentissero liberi. Federico mi ha detto: “Senti zio (ero diventato lo zio anche di Federico), io la stanza te l’ho preparata se stai qua a noi ci fa piacere, tanto noi ce ne andiamo dall’altra parte così noi non disturbiamo te e ti lasciamo dormire, dopo qualche piccola insistenza di complimento ho accettato, dopo cena, verso le undici si sono guardati negli occhi e Fede a detto: “Noi andiamo”. Mi hanno fatto vedere la mia stanza e Fede mi ha detto che i suoi sarebbero tornati nel primo pomeriggio e quindi domenica non avremmo potuto pranzare insieme e bisogna partire prima dell’una per stare tranquilli al 100%. Per darmi la buonanotte sia Marco che Federico mi sono venuti a baciare sulla guance e Federico ha detto. “Grazie zio, non sai come mi hai fatto felice oggi”. Io ho risposto cercando di tenere un basso profilo: “Notte Federico, notte Marco!”. Quando sono stato nella mia stanza mi sono reso conto che tutta la faccenda aveva preso per me un sapore così tipicamente familiare che la dimensione erotica era praticamente sbollita da sé. Ero stato promosso a zio sul campo e dovevo comportarmi come uno zio vero. Ho pensato tantissimo a quello che avrei dovuto fare: io quei due ragazzi li amavo, per me erano cuccioli da difendere, non sentivo nessuna forma di gelosia ma una forma di pace profonda, di soddisfazione totale, mi sentivo amato come persona ed è una sensazione bellissima. Capisco che la cosa possa sembrare strana ma è esattamente così. Ero felice, mi sentivo realizzato. Avevo sempre in sottofondo l’idea che in fondo li stavo ingannando ma lo stavo facendo per loro, non per me, o forse anche per me perché una soddisfazione come quella che ho provato in quei momenti è una cosa che non ha prezzo. Ti senti appagato affettivamente a livello totale. L’indomani mattina abbiamo fatto colazione e poi siamo andati in un bosco bellissimo sopra una collina alta, poi Federico mi ha detto che era ora di rientrare, abbiamo continuato a parlare fino la cancello, quando siamo scesi Marco e Federico si sono abbracciati in un abbraccio strettissimo, erano felici anche se staccarsi da un abbraccio così non deve essere stato facile. Poi Fede mi ha baciato sulle guance e mi ha detto: “Zio, è stato un piacere conoscere uno come te, ti voglio bene!” e lo diceva seriamente, poi ce ne siamo andati. Dopo pochi minuti di silenzio Marco mi ha detto: “Non ti preoccupare, i preservativi li abbiamo usati...”, io ho detto solo: “Avete fatto bene” ma il discorso era in sostanza un modo di farmi capire che per me non c’erano segreti.

lunedì 3 settembre 2007

LA CONCEZIONE ECONOMICA DELL'AMORE

La concezione economica dell’amore
La grande e sostanziale differenza non è tra amore etero e amore gay ma tra amore e altro, e per “altro” intendo delle concezioni che a parole e secondo l’uso comune sono considerate amore ma con l’amore non hanno nulla a che vedere. Per fare capire meglio quello che intendo, vorrei partire da un’espressione comunemente usata anche dagli psicologi ossia dal cosiddetto “investimento affettivo”. Notate con quanta disinvoltura si accostino due termini che non dovrebbero avere nulla a che vedere. Quando si parla di “investimento affettivo” qualunque sia il significato specifico che si intende dare all’espressione, si finisce per suggerire comunque una logica economica dei sentimenti: un do ut des tale che l’investimento affettivo appare oculatamente scelto sulla base di un criterio di rendita affettiva. E’ il tipico: “se mi innamoro di te che cosa me ne viene in cambio?”. Talvolta i possibili vantaggi dei vari tipi di investimento affettivo sono estremamente concreti (denaro, credito sociale, utilità economicamente valutabili), altre volte si tratta di gratificazioni meno brutalmente economiche come la gratitudine o il senso di superiorità psicologica sull’altro. Prima di investire la propria affettività si fa un calcolo accurato del dare dell’avere, quasi da ragioniere, ma comunque si tratta di un investimento che di veramente affettivo ha ben poco perché la logica è quella economica. E’ ovvio che nel confronto costi-benefici un rapporto gay si presenta come disastroso, se in pratica si realizza non è certo per una questione di valutazioni di dare e avere. Analogamente possono sembrare controproducenti delle relazioni etero tra persone di livello sociale molto diverso, una delle quali ha molto da perdere, anche in questo caso se un rapporto del genere si realizza, la sua base non è il calcolo del rapporto costi-benefici. Ma il mercato dei sentimenti che cosa ha a che vedere con l’amore? Secondo me assolutamente nulla! Quando si ama e si ama veramente, che si sia gay o etero non fa alcuna differenza, non lo si fa per ottenere un utile, si ama e basta, si ama per una spinta morale ed emotiva profonda, ecco il senso della citazione di Baldwin che preferisco: “Qui non c’è niente da decidere, ma tutto da accettare”. E ribadisco in conclusione l’assunto di partenza: la differenza sostanziale non è tra amore etero e amore gay ma tra amare e non amare. Ho incontrato tante coppie etero che si amavano nel senso che io do’ a questa espressione, con generosità, con trasporto al di là di ogni calcolo, perché l’amore vero è uno solo!