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venerdì 21 novembre 2014

GAY E STEREOTIPI DI ORIGINE MEDICA

Riporto qui di seguito il breve saggio che ho preposto al “Romanzo di un invertito nato” da poco pubblicato della Biblioteca di Progetto Gay:
Michel Foucault, nell’anno accademico 1974-75 e precisamente da gennaio a marzo 1975, tenne al Collège de France un corso intitolato Gli Anormali.[1]
Foucault affronta il problema degli individui pericolosi, che nel XIX secolo erano chiamati anormali e analizza largamente il fenomeno della medicalizzazione della sessualità in Francia nella seconda metà dell’800. La sessualità era diventata oggetto di studio della medicina legale e dell’antropologia criminale.
Auguste Ambroise Tardieu (1818 – 1879) medico legale e criminologo francese, presidente della Accademia Nazionale di Medicina e professore di Medicina legale all’Università di Parigi, si occupò di pedofilia, di violenza sessuale e in genere di reati di libidine. Scrisse un libro sugli attentati ai buoni costumi,[2] che tra il 1857 e il 1878 vedrà ben sei successive edizioni. Proprio in questo libro si trova una descrizione dei caratteri fisici dei pederasti (questo è il termine che usa Tardieu per indicare gli omosessuali) e in particolare delle cosiddette zie:
“La caratteristica esteriore dei pederasti
Il carattere dei pederasti, di quelli soprattutto che per passione o per calcolo cercano e attirano gli uomini, si manifesta spesso, all’esterno, nel loro modo di vestire, nella loro andatura e nei loro gusti, che riflettono in qualche modo la perversione contro natura delle loro propensioni sessuali.
Se questo non si osserva sempre, è comunque tanto frequente da meritare di essere segnalato: ed è d’altra parte risaputo da tutti quelli che sono stati messi in un certo senso a osservare un gran numero di quei pederasti ai quali si applica il nome di zie.
I capelli ricci, la pelle imbellettata, il collo scoperto, il corpo fasciato in modo da fare risaltare le forme. Le dita, le orecchie, il petto carichi di gioielli, tutta la persona che esala l’odore dei profumi più penetranti e in mano un fazzoletto, dei fiori o qualche merletto, questa è la fisionomia strana, ributtante e a buon diritto sospetta, che tradisce i pederasti. Un tratto non meno caratteristico che ho osservato cento volte, è il contrasto di questa falsa eleganza e di questo culto esteriore della persona con una sordida sporcizia che basterebbe essa sola a tenersi a distanza da questi miserabili.”[3]
Tardieu considera l’omosessuale un vero criminale dal quale ci si deve difendere, e insegna che gli omosessuali maschi passivi sono identificabili da alcune caratteristiche fisiche:
“I segni della pederastia passiva che successivamente esamineremo sono lo sviluppo eccessivo dei glutei, la deformazione imbutiforme dell’ano, il rilassamento dello sfintere, la cancellazione delle pieghe, le creste e le escrescenze che circondano l’ano, la dilatazione estrema dell’orifizio anale, l’incapacità di contenere le feci, le ulcere, le ragadi, le emorroidi, le fistole, la blenorragia rettale, la sifilide, i corpi estranei introdotti nell’ano”.[4]
Per lui gli omosessuali sono pericolosi sovvertitori dell’ordine sociale. Tardieu considera gli omosessuali “la feccia del mondo più vile” e associa sistematicamente l’omosessualità al crimine. Tradieu, lungi dall’essere un vero uomo di scienza, si dimostra succube di incredibili pregiudizi religiosi, e il suo insegnamento finirà per diffondere una radicale omofobia nella classe medica francese.
Nelle descrizioni di Tardieu il lettore del XXI secolo non faticherà a ritrovare i più comuni pregiudizi sugli omosessuali, tuttora molto diffusi.
Cesare Lombroso (1835-1909) non è da meno di Tardieu nel diffondere pregiudizi pseudo-scientifici che sono divenuti luoghi comuni: un uomo che, tra i 15 e il 17 anni, si lascia crescere i capelli, li orna con forcine o pettini, veste attillato o con abiti femminili, scopre il collo e i fianchi, si guarda allo specchio pavoneggiandosi, storpia il proprio nome al femminile, ruba un anello per indossarlo e si interessa d’arte, ha molta probabilità di diventare omosessuale. Allo stesso modo, una bambina che manifesta passione per i giochi maschili, per i vestiti da uomo, che – divenuta fanciulla – ama fumare sigari, ballare con le donne, ubriacarsi, andare a cavallo, addirittura fare a pugni, che disdegna i lavori d’ago, si masturba, vuole fare l’attrice (o la suora) mostra segni preoccupanti.
Alexandre Lacassagne (1843-1924), professore alla facoltà di medicina di Lione, si allontana dall’atavismo di Lombroso. Lacassagne sostiene che c’è una “implicazione mutua tra l’individuo che commette l’atto delittuoso e la società che lo patisce”. Lacassagne dice che se è vero che il criminale è un “microbo” che deve essere eliminato, quel microbo “non ha importanza se non trova un brodo che lo faccia crescere”.[5]
È proprio con Lacassagne che si passa dall’idea della omosessualità come vizio o come circostanza criminale all’idea della omosessualità come patologia; con lui, l’inversione sessuale diventerà una presenza frequente negli archivi di Antropologia criminale, che però, a dispetto del nome, non si limitano al mero aspetto criminologico ma allargano il discorso a situazioni di interesse clinico anche se prive di implicazioni medico legali. La denominazione Archivi di Antropologia criminale è sintetica e impropria, la denominazione completa Archives d’Anthropologie criminelle ed de psychologie normale et pathologique ne evidenzia molto meglio l’ambito almeno in parte innovativo.
Va tenuto presente che l’omosessualità nel secondo Ottocento, in Francia, non emerge attraverso altri canali e arriva alle orecchie della classe medica, in pratica, esclusivamente attraverso l’opera di medici legali e di studiosi di antropologia criminale, che se ne occupano non come tale, ma come circostanza di delitti o di comportamenti patologici emergenti nell’esercizio della psichiatria.
Nell’Ottocento l’omosessualità non congiunta con aspetti criminali o patologici, di fatto, non è minimamente conosciuta, cioè non esiste una vera sociologia della omosessualità e, proprio per questo, i modelli di personalità e di comportamento omosessuale elaborati dalla psichiatria e dell’antropologia criminale finiscono per essere impropriamente generalizzati e riferiti a tutti gli omosessuali. Nascono così gli stereotipi di origine medica sulla omosessualità, che in pratica derivano da una conoscenza dell’omosessualità relativa solo a situazioni patologiche o criminali.
La documentazione sulla omosessualità non criminale e non patologica è rarissima nel secondo Ottocento Francese e per questo i medici la ricercano e la studiano ma sempre con l’ottica deformante della patologia nascosta e della medicalizzazione della sessualità. L’idea di omosessualità come variante normale della sessualità umana è ancora lontanissima.
Zola e il Roman d’un inverti-né
Nel 1889 Émile Zola riceve, in forma anonima, una lunga confessione di un omosessuale italiano, un ragazzo di 23 anni di estrazione sociale molto alta. La confessione è contenuta in quattro documenti inviati a brevissima distanza uno dall’altro, un giorno o poco più. Dalla lettura di quei documenti si evince con chiarezza che il ragazzo italiano intendeva fornire a Zola lo spunto e anche la documentazione necessaria per scrivere un romanzo dedicato alla omosessualità. Zola è perplesso ma crede che il pubblico e la critica lo aggredirebbero se veramente scrivesse un tale romanzo. Inizialmente rielabora forse parzialmente il manoscritto, che poi resta però in un cassetto della sua scrivania fino al 1893, quando conosce il Dr. Georges Saint-Paul (1870-1937), un giovane medico laureatosi a Lione nel 1892, allora ventitreenne e molto interessato all’antropologia criminale, e gli consegna il manoscritto perché lo pubblichi negli Archivi di Antropologia criminale, e il testo viene effettivamente pubblicato da Saint-Paul negli Archivi nel 1895.[6]
Nel 1896 esce a Parigi nella collezione Tares et poisons, per i tipi dell’editore Georges Carré, il libro “Perversion et perversité sexuelles – Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d’un inverti-né. Le procès Wilde. La guérison et la prophylaxie de l’inversion.” del Dr. Laupts, con la prefazione di Émile Zola.[7]
Il testo del Roman d’un inverti-né era stato redatto originariamente tutto in Francese, in realtà in un Francese piuttosto approssimativo e con qualche scorrettezza ortografica. Nell’edizione a stampa, come accadeva nell’Ottocento, i brani contenenti riferimento sessuali espliciti appaiono il latino.
Il Dr. Laupts non è che uno pseudonimo del Dr. Georges Saint-Paul.
Nel paragrafo successivo riporto, tradotta da me, la prefazione di Émile Zola a Le roman d’un inverti-né, che è in realtà una lettera di risposta inviata al Dr. Laupts.
La Prefazione di Emile Zola
Dr Laupts, Lione.
Egregio Dottore,
Non trovo nulla di male, al contrario, nel fatto che voi pubblichiate Il Romanzo di un invertito, ed io sono veramente felice che voi, in quanto scienziato, possiate fare quello che un semplice scrittore come me non ha osato fare.
Quando, ormai alcuni anni fa, ho ricevuto questo documento così curioso, sono rimasto colpito dal grande interesse medico e sociale che presentava. Mi ha toccato con la sua assoluta sincerità, perché ci si sente la fiamma e quasi l’eloquenza della verità. Tenete presente che il giovane uomo che si confessa scrive in una lingua che non è la sua; e ditemi se non arriva, in certi passaggi, allo stile emozionato dei sentimenti profondamente provati ed espressi? È una confessione totale, ingenua, spontanea, che ben pochi uomini hanno osato fare, qualità che la rendono veramente preziosa da diversi punti di vista. E così, proprio quando pensavo che la pubblicazione potesse essere utile avevo avuto inizialmente il desiderio di utilizzare il manoscritto, di renderlo accessibile al pubblico in una forma che ho cercato in vano, cosa che alla fine mi ha fatto abbandonare il progetto.
Mi trovavo allora nei momenti più sgradevoli della mia battaglia letteraria, la critica mi trattava ogni giorno come un criminale, capace di tutti i vizi e di tutte le dissolutezze; e mi vedete voi in quell’epoca farmi editore responsabile di questo Romanzo di un invertito? Mi avrebbero accusato subito di avere inventato la trama di tutte le mie opere per corruzione personale. E poi sarei stato necessariamente condannato per avere visto in tutta la questione solo una bassa speculazione sugli istinti più ripugnanti. E che clamore se mi fossi permesso di dire che nessun argomento è più serio e più triste, che lì si trova una piaga molto più frequente e profonda di quanto si creda e che la cosa migliore per guarire le piaghe è studiarle, farle conoscere e prendersene cura.
Ma il caso ha voluto, mio caro dottore, che, discutendo una sera insieme, noi venimmo a parlare di questo male umano e sociale delle perversioni sessuali. E vi affidai il documento che dormiva in uno dei miei cassetti, ed ecco che il documento può alla fine venire alla luce, dalle mani di un medico, di uno scienziato, che non potrà essere accusato di cercare lo scandalo.
In un’altra lettera privata, che ho ricevuto più o meno nel medesimo periodo e che sfortunatamente non ho ritrovato, uno sfortunato mi aveva mandato il grido più acuto di dolore umano che io abbia mai udito. Si proibiva di cedere a degli amori abominevoli, e si chiedeva il perché del disprezzo di tutti, il perché dei tribunali pronti a colpirlo, se lui portava dentro di sé, nella sua carne, il disgusto per la donna e la passione per l’uomo. Mai un indemoniato, mai un corpo umano consegnato alle fatalità sconosciuta del desiderio ha urlato così spaventosamente la sua miseria. Questa lettera, me ne ricordo, mi aveva profondamente turbato e nel Romanzo di un invertito la situazione non è forse la stessa con una più felice incoscienza? Non si assiste forse a una vero caso clinico, a una esitazione, ad un mezzo errore della natura? Nulla è più tragico, secondo me, nulla ha più bisogno di un approfondimento e di un rimedio, se ne esiste uno.
Nel mistero della concezione, così oscuro, si pensa a questo? Nasce un bambino: perché un maschietto, perché una bambina? Non si sa. Ma quale complicazione di oscurità e di miseria, se la natura ha un attimo di incertezza, se il maschietto nasce a metà femminuccia e se la bambina nasce a metà maschietto! I fatti sono lì, nella vita di ogni giorno. L’incertezza può cominciare dal semplice aspetto fisico, dalle grandi linee del carattere: l’uomo effeminato, delicato, rammollito; la donna mascolina, violenta, senza tenerezza. E prosegue fino alla mostruosità costatata, l’ermafroditismo degli organi, i sentimenti e le passioni contro natura. Certo la morale e la giustizia hanno ragione ad intervenire, perché a loro tocca la difesa della pace pubblica. Ma, alla fine, con che diritto, se la volontà è in parte abolita? Non si condanna un gobbo per nascita, perché è gobbo. Perché disprezzare un uomo che agisce come una donna, se è nato per metà donna?
Naturalmente, mio caro dottore, non intendo nemmeno porre il problema. Mi accontento di indicare le ragioni che mi hanno fatto desiderare la pubblicazione del Romanzo di un invertito. Forse questo ispirerà un po’ di pietà e un po’ di equità per certi miserabili. E poi tutto quello che riguarda il sesso riguarda la stessa vita sociale. Un invertito è un disorganizzatore della famiglia, della nazione, dell’umanità. L’uomo e la donna sono certamente qua giù per fare dei bambini, ed essi uccidono la vita il giorno in cui non fanno più quello che è necessario per farne.
Médan, 25 giugno 1895.
Cordialmente vostro Émile Zola
Zola e l’omosessualità
Come vedremo seguendo il testo del Romanzo di un invertito, Zola, come aveva fatto prima di lui Balzac, accenna anche alla omosessualità nei suoi romanzi, ma quasi sempre in chiave negativa. L’influenza di Tardieu e dei suoi pregiudizi verso l’omosessualità è evidente nella Prefazione al Romanzo di un invertito. Il rischio del pubblico scandalo che Zola adduce come scusante al fatto di non aver dato seguito alle aspettative del ragazzo italiano, nasconde probabilmente dei pregiudizi molto radicati, paradossalmente anche qui di origine religiosa, che emergono dai toni sensazionalistici, dall’idea di difendere la morale e la società dagli omosessuali, distruttori di famiglie e della stessa società civile e dalla finale compassione verso quei miserabili.
Il Dr. Saint-Paul nel 1910, dopo la morte di Zola, scrive:
“La vista degli invertiti e soprattutto il loro contatto erano sgraditi a Zola. Ho parlato di loro nel mondo, mi disse un giorno, ma nello stringere loro la mano provo una repulsione istintiva, che faccio fatica a controllare. La prima volta che discutemmo di inversione sessuale, mi venne alla labbra una domanda assolutamente naturale: Perché non avete trattato dell’inversione, perché non consacrate all’inversione uno dei vostri romanzi? Varrebbe la pena di affrontare l’argomento. Zola non mi diede mai una risposta precisa. Mi dichiarò che senza dubbio non aveva mai osato.”[8]
Tuttavia esistono elementi, nell’opera stessa di Zola, che lasciano pensare che la sua posizione nei confronti della omosessualità fosse in realtà assai più ambigua e complessa di una semplice repulsione istintiva o di una valutazione di opportunità nei rapporti tra autore, pubblico e la critica.
Nel 1892 Zola pubblica il XIX volume della serie Les Rougon-Macquart, (Storia naturale e sociale di una famiglia sotto il secondo impero), col titolo La Débâcle (La Disfatta).[9] La pubblicazione precede probabilmente l’incontro tra Zola e il Dr. Sain-Paul e contiene degli elementi che lasciano pensare che effettivamente Zola avesse fatto uso del Roman d’un inverti, come suggerisce un documentato articolo di Michael Rosenfeld.[10]
Ne La Débâcle, Jean Macquart, già protagonista di La Terre, uno dei più violenti romanzi della serie dei Rougon-Macquart, dopo aver perso la moglie e appunto la terra si arruola per la campagna del 1870 col grado di caporale. I soldati lo rispettano per il suo buon senso e per il suo modo bonario di esercitare l’autorità. Le vicende ruotano intorno al crollo del secondo impero, ma affrontano anche il tema dell’amicizia amorosa, più che della omosessualità in senso stretto, nell’esercito.
Il caporale Jean Macquart, un contadino che vorrebbe una Francia in cui regnassero l’ordine e il buon senso, ha ai suoi ordini un solato, Maurice Levasseur, un borghese intellettuale che sogna la fine delle ingiustizie e la rivoluzione.
Maurice sente un’attrazione verso Jean ma dice a sé stesso che il suo caporale non lo vorrà mai perché “lui non è come me”. Tra i due si arriva ben presto agli insulti:
“sì, è proprio questo, io sono un contadino mentre voi… voi siete un signore! Ed è per questo che siete un porco! uno sporco maiale”[11]
Ma dopo Maurice offre da bere ai compagni col permesso di Jean, e quando Maurice viene ferito a un piede, Jean si prende cura di lui, e i due si riavvicinano rapidamente. Poche pagine più tardi, tra i due sembra esserci una complicità e una tenerezza molto forte:
“Maurice si abbandonò sul suo braccio e si lasciò portare come un bambino. Mai braccia di donna gli avevano così scaldato il cuore. Nel crollo di tutto, in mezzo a questa miseria estrema, col la morte in faccia, quello era per lui un delizioso conforto, nel sentire un essere che lo amava, che si prendeva cura di lui, e forse l’idea che questo cuore tutto per lui era quello di un semplice, di un contadino rimasto attaccato alla terra, di cui aveva avuto all’inizio addirittura ripugnanza, aggiungeva ora alla sua gratitudine una dolcezza infinita e l’amicizia diventava per tutti e due come una liberazione: non c’era bisogno che si baciassero, si toccavano nel profondo, erano l’uno nell’altro, per quanto differenti fossero.”[12]
Sarà poi Maurice a salvare la vita e Jean, rifiutando di abbandonarlo e mettendo a rischio la sua stessa vita:
“Maurice piangeva a grossi singhiozzi e le sue lacrime lente scorrevano sulle guance di Jean. Era lo sciogliersi del loro lungo tormento, la gioia di dirsi che il dolore stava forse per avere pietà di loro. E si stringevano in un abbraccio disperato nella fraternità di tutto quello che avevano appena sofferto insieme, e il bacio che si scambiarono allora parve loro il più dolce e il più forte della loro vita.
Un bacio come non ne avrebbero mai ricevuto da una donna, l’immortale amicizia. L’assoluta certezza che i loro cori avrebbero costituito per sempre un solo cuore. … Abbracciami, piccolo mio! E si baciarono, e come la nel bosco, durante la veglia, c’era la fondo di questo bacio la fraternità dei pericoli corsi insieme, quelle poche settimane di eroica vita comune che li aveva uniti. Possono forse separarsi due cuori quando il dono di se stessi li ha quasi fusi l’uno nell’altro? Ma il bacio scambiato sotto le tenebre degli alberi era pieno della speranza nuova che la fuga apriva loro, mentre quel bacio a quell’ora restava tremante delle angosce dell’addio. Si sarebbero rivisti un giorno? E come? In che circostanze? Nel dolore o nella gioia? … – Ti affido mio fratello, prenditi cura di lui, amalo come io lo amo!”[13]
Jean e Maurice si ritroveranno ma da pari opposte alla Comune di Parigi. Maurice, comunando, e Jean soldato dell’esercito regolare. Durante la settimana di sangue Jean colpisce a morte un comunardo e si accorge solo dopo che è Maurice. Jean tenterà di curarlo ma Maurice morirà. Le storie d’amore omosessuale in pieno Ottocento non possono che concludersi con la morte.
È pur vero che si tratta di solidarietà e di affetto tra soldati in condizioni disperate, ma dietro questa lettura, troppo suggerita per essere spontanea, se ne intravede un’altra, per lo meno plausibile, che non si accorda troppo con la figura di uno Zola omofobo tratteggiata da Saint-Jean.
Se si mette a confronto la visione della omosessualità derivata da Terdieu, da Lombroso, da Laccassagne e, almeno esplicitamente dallo stesso Zola con quella che emerge dalle Memorie di Johan Addignton Symonds, risulta evidente che nel mondo universitario inglese c’è di fatto una presenza omosessuale notevole che favorisce una cultura laica di ampio respiro, mentre il mondo accademico francese resta su posizioni di retroguardia in materia di omosessualità ispirate ancora da fortissimi pregiudizi che hanno l’apparenza della scientificità e la sostanza del dogma religioso.
È doveroso sottolineare quanti danni e quanta sofferenza abbiano prodotto e producano i pregiudizi sulla omosessualità tuttora diffusi e radicati nella classe medica. La lettura del Romanzo di un invertito nato ne fornirà al lettore la prova evidente, proprio perché, con l’ottica del XXI secolo, non vi si ritrova niente di patologico mentre, come vedremo, il Dr. Saint-Paul vi ritrova una dimensione patologica innata e innalza il protagonista ad archetipo della categoria dell’invertito feminiforme, categoria che ha finito per trasformarsi in stereotipo e per condizionare ancora oggi la valutazione comune dell’omosessualità.
____
[1] Michel Foucault: Les Anormaux – Cours au Collège de France, 1974-1975, pubblicato il 18/03/1999 nella collezione Hautes Études della Scuola degli Alti studi in scienze sociali delle Edizioni Gallimard e delle Edizioni du Seuil.
[2] Étude médico-légale sur les attentats aux mœurs.
[3] Ambroise Tardieu, Etude médico-légale sur les attentats aux mouers, JB Baillière, Parigi 1859, p. 137-138.
[4] Ambroise Tardieu, Etude médico-légale sur les attentats aux mouers, p. 142-143.
[5] Alexandre Lacassagne et l’école de Lyon , revue de science criminelle et de droit comparé 1974 no 3 p. 533-559.
[6] Enquête sur l’Inversion Sexuelle, Archives d’anthropologie Criminelle, de criminologie et de psychologie normale et pathologique, Tomo X, Lyon, Storck, Paris, Masson, 1895, p. 130-138, 228- 241, 320-325.
[7]  http://visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre … pagination
[8] Georges Saint Paul, L’homosexualité et les Types Homosexuels, Paris, Vigot Frères, 1910, p. 431.
[9] Il testo è accessibili gratuitamente ne La Bibliothèque électronique du Québec alla pagina:http://beq.ebooksgratuits.com/vents/zola-19.pdf
[10] Michael Rosenfeld, Doctorant à l’Université de Strasbourg et l’Université Catholique de Louvain. Zola et l’homosexualité, un nouveau regard], articolo accettato per la pubblicazione nella rivista Les Cahiers Naturalistes nell’ottobre 2014. La pubblicazione è attesa per l’edizione 2015 o per quella del 2016, il testo è comunque reperibile in rete.
[11] Émile Zola, La Débâcle, Œuvres Complètes, t. VI, Paris, Cercle du Livre Précieux, 1967, p. 688 et 709.
[12] Ibid, p. 790-791.
[13] Ibid, p.1013 et 1019.

lunedì 10 novembre 2014

LA PREFAZIONE DI ZOLA AL ROMANZO DI UN INVERTITO

Nell’ambito del progetto di pubblicazione del “Roman d’un inverti-né” (originale francese e traduzione italiana) ha un particolare significato la prefazione di Emile Zola all’edizione del Roman fatta da Georges Saint-Paul nel 1896. Nella “prima parte” già pubblicata ho spiega l’antefatto.
Devo dire che la lettura della prefazione di Zola, che è in realtà una lettera di risposta inviata al Dr. Laupts, pseudonimo di Saint-Paul, mi ha lasciato alquanto sconcertato. Si parte con un certo rispetto, anche se venato da un evidente sensazionalismo, per finire nella più bieca acquiescenza a stereotipi di bassissima lega. Zola non appare affatto, come aveva creduto il ragazzo 23enne che gli aveva mandato la sua autobiografia sessuale, come un eroe in grado di sfidare il mondo e di superare i pregiudizi, ma di quei pregiudizi si fa sostenitore invocando pietà e equità per quei “miserabili”. In pratica l’inquadramento dell’omosessualità e del transgenderismo come categorie dell’antropologia criminale o, ad essere generosi, della patologia psichiatrica è per Zola un dato incontrovertibile. Riporto qui di seguito la traduzione italiana della prefazione e subito appresso l’originale francese.
ITALIANO
Dr Laupts, Lione.
Egregio Dottore,
Non trovo nulla di male, al contrario, nel fatto che voi pubblichiate “Il Romanzo di un invertito”, ed io sono veramente felice che voi, in quanto scienziato, possiate fare quello che un semplice scrittore come me non ha osato fare.
Quando, ormai alcuni anni fa, ho ricevuto questo documento così curioso, sono rimasto colpito dal grande interesse medico e sociale che presentava. Mi ha toccato con la sua assoluta sincerità, perché ci si sente la fiamma e quasi l’eloquenza della verità. Tenete presente che il giovane uomo che si confessa scrive in una lingua che non è la sua; e ditemi se non arriva, in certi passaggi, allo stile emozionato dei sentimenti profondamente provati ed espressi? È una confessione totale, ingenua, spontanea, che ben pochi uomini hanno osato fare, qualità che la rendono veramente preziosa da diversi punti di vista. E così, proprio quando pensavo che la pubblicazione potesse essere utile avevo avuto inizialmente il desiderio di utilizzare il manoscritto, di renderlo accessibile al pubblico in una forma che ho cercato in vano, cosa che alla fine mi ha fatto abbandonare il progetto.
Mi trovavo allora nei momenti più sgradevoli della mia battaglia letteraria, la critica mi trattava ogni giorno come un criminale, capace di tutti i vizi e di tutte le dissolutezze; e mi vedete voi in quell’epoca farmi editore responsabile di questo “Romanzo di un invertito”? Mi avrebbero accusato subito di avere inventato la trama di tutte le mie opere per corruzione personale. E poi sarei stato necessariamente condannato per avere visto in tutta la questione solo una bassa speculazione sugli istinti più ripugnanti. E che clamore se mi fossi permesso di dire che nessun argomento è più serio e più triste, che lì si trova una piaga molto più frequente e profonda di quanto si creda e che la cosa migliore per guarire le piaghe è studiarle, farle conoscere e prendersene cura.
Ma il caso ha voluto, mio caro dottore, che, discutendo una sera insieme, noi venimmo a parlare di questo male umano e sociale delle perversioni sessuali. E vi affidai il documento che dormiva in uno dei miei cassetti, ed ecco che il documento può alla fine venire alla luce, dalle mani di un medico, di uno scienziato, che non potrà essere accusato di cercare lo scandalo.
In un’altra lettera privata, che ho ricevuto più o meno nel medesimo periodo e che sfortunatamente non ho ritrovato, uno sfortunato mi aveva mandato il grido più acuto di dolore umano che io abbia mai udito. Si proibiva di cedere a degli amori abominevoli, e si chiedeva il perché del disprezzo di tutti, il perché dei tribunali pronti a colpirlo, se lui portava dentro di sé, nella sua carne, il disgusto per la donna e la passione per l’uomo. Mai un indemoniato, mai un corpo umano consegnato alle fatalità sconosciuta del desiderio ha urlato così spaventosamente la sua miseria. Questa lettera, me ne ricordo, mi aveva profondamente turbato e nel “Romanzo di un invertito” la situazione non è forse la stessa con una più felice incoscienza? Non si assiste forse a una vero caso clinico, a una esitazione, ad un mezzo errore della natura? Nulla è più tragico, secondo me, nulla ha più bisogno di un approfondimento e di un rimedio, se ne esiste uno.
Nel mistero della concezione, così oscuro, si pensa a questo? Nasce un bambino: perché un maschietto, perché una bambina? Non si sa. Ma quale complicazione di oscurità e di miseria, se la natura ha un attimo di incertezza, se il maschietto nasce a metà femminuccia e se la bambina nasce a metà maschietto! I fatti sono lì, nella vita di ogni giorno. L’incertezza può cominciare dal semplice aspetto fisico, dalle grandi linee del carattere: l’uomo effeminato, delicato, rammollito; la donna mascolina, violenta, senza tenerezza. E prosegue fino alla mostruosità costatata, l’ermafroditismo degli organi, i sentimenti e le passioni contro natura. Certo la morale e la giustizia hanno ragione ad intervenire, perché a loro tocca la difesa della pace pubblica. Ma, alla fine, con che diritto, se la volontà è in parte abolita? Non si condanna un gobbo per nascita, perché è gobbo. Perché disprezzare un uomo che agisce come una donna, se è nato per metà donna?
Naturalmente, mio caro dottore, non intendo nemmeno porre il problema. Mi accontento di indicare le ragioni che mi hanno fatto desiderare la pubblicazione del “Romanzo di un invertito”. Forse questo ispirerà un po’ di pietà e un po’ di equità per certi miserabili. E poi tutto quello che riguarda il sesso riguarda la stessa vita sociale. Un invertito è un disorganizzatore della famiglia, della nazione, dell’umanità. L’uomo e la donna sono certamente qua giù per fare dei bambini, ed essi uccidono la vita il giorno in cui non fanno più quello che è necessario per farne.
Médan, 25 giugno 1895.
Cordialmente vostro Emile Zola
FRANCESE
Au Docteur Laupts, à Lyon.
Mon cher Docteur,
Je ne trouve aucun mal, au contraire, à ce que vous publiiez “Le Roman d’un inverti”, ed je suis très eureux que vous piussiez faire, à titre de savant, ce qu’un simple écrivain comme moi n’a point osé.
Lorsque j’ai reçu, il y a des années déjà, ce document si curieux, j’ai été frappé du grand intérèt physiologique et social qu’il offrait. Il me toucha par sa sincérité absolue, car on y sent la flamme, je dirai presque l’éloquence de la vérité. Songez que le jeune home qui se confesse, écrit ici une langue qui n’est pas la sienne; et dites-moi s’il n’arrive point, en certains passages, au style ému des sentiments profondément éprouvés et traduits? C’est là une confession totale, naïve, spontanée, que bien peu d’hommes ont osé faire, qualites qui la rendent fort précieuse à plusieurs points de vue. Aussi était-ce dans la pensée que la publication pouvait en être utile que j’avais eu d’abord le désir d’utiliser le manuscrit, de le donner au public sous una forme que j’ai cherchée en vain, ce qui, finalement, m’en a fait abandonner le projet.
J’étais alors aux heures les plus rudes de ma bataille littéraire, la critique me traitait journellement en criminel, capable de tous les vices et de toutes les débauches; et me voyez-vous me faire a cette époque , l’éditeur responsable de ce “Roman d’un inverti”? D’abord on m’aurait accuse d’avoir inventé l’histoire de toutes pieces, par corruption personnelle. Ensuite j’aurais été dûment condamné pour n’avoir vu, dans l’affaire, qu’une speculation basse sur les plus répugnats instincts. Et quelle clameur, si je m’étais permis de dire qu’aucun sujet n’est plus sérieux ni plus triste, qu’il y a là une plaie beaucoup plus fréquente et profonde qu’on n’affecte de le croire, et que le mieux, pour guérir les plaies, est ancore de les étudier, de les montrer et de les soigner!
Mais le hazard a voulu, mon cher docteur, que, causant un soir ensembre, nous en vînmes à parler de ce mal humain et social des perversions sexuelles. Et je vous confiai le document qui dormait dans un de mes tiroirs, et voilà comme quoi il peut enfin voir le jour, aux mains d’un médecin, d’un savant, qu’on n’accuserà pas de chercher le scandale. J’espère bien que vous allez apporter ainsi una contribution décisive à la question des invertis-nés, mal connue et particulièrement grave.
Dans une autre lettre confidentielle, reçue vers le même temps, et que je n’ai malheureusement pas retrouvée, un malheureux m’avait envoyé le cri le plus poignat de douleur humaine que j’aie jamais entendu. Il se défendait de céder à des amours abominables, et il demandait purquoi le mépris de tous, pourquoi les tribunaux, prêts a le frapper, s’il avait apporté dans sa chair le dégoût de la femme, la passion de l’homme. Jamais possédé du démon, jamais pauvre corps humain livré aux fatalités ignorées du desir, n’à urlé si affreusement sa misère. Cette lettre, je m’en souviens, m’avait infiniment troublé, et dans le “Roman d’un inverti” le cas n’est-il pas le même, avec une inconscience plus heureuse? N’y assiste-t-on pas à un véritable cas physiologique, à une hésitation, à un demi erreur da la nature? Rien n’est plus tragique, selon moi, et rien ne réclame davantage l’enquête et le remède, s’il en est un.
Dans le mystèere de la conception, si obscur, pense-t-on a cela? Un enfant naît: pourquoi un garçon, pourquoi une fille? On l’ignore. Mais quelle complication d’obscuruté et de misère, si la nature a un moment d’incertitude, si le garçon naît à moitié fille, si la fille naît à moitié garçon! Les faits sont là, quotidiens.
L’incertitude peut commencer au simple aspetc physique, aux grandes lignes du caractère: l’homme efféminé, délicat, lâche; la femme masculine, violente, sans tendresse. Et elle va jusqu’à la monstruosité constatée , l’hermaphrodisme des organs, les sentiments et les passion contre nature. Certes, la morale et la justice ont raison d’intervenir, piusqu’elles ont la garde de la paix publique. Mais de quel droit pourtant, si la volonté est en partie abolie? On ne condamne pas un bossu de naissance, parce qu’il est bossu. Pourquoi mépriser un homme d’agir en femme, s’il est né femme à demi?
Naturellement, mon cher docteur, je n’entends pas même poser le problème. Je me contente d’indiquer les raisons qui m’ont fait souhaiter la publication du “Roman d’un inverti”. Peut- être cela inspirera-t-il un peu de pitié et un peu d’équité pour certains misérables. Et puis, tout ce qui touche au sexe touche à la vie sociale elle- même. Un inverti est un désorganisateur de la famille, de la nation, de l’humanité. L’homme et la femme ne sont certainement ici-bas que pour faire des enfants, et ils tuent la vie le jour où ils ne font plus ce qu’il faut pour en faire.
Médan, 25 juin 1895.
Cordialement à vous. Emile Zola.
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domenica 9 novembre 2014

IL ROMANZO DI UN INVERTITO NATO (prima parte)

La storia dell’omosessualità è spesso ridotta alla seconda metà del ‘900 come se l’omosessualità non fosse mai esistita prima o non fosse comunque importante capire come essa fosse vissuta. È mia intenzione, più che fare un discorso di carattere teorico, presentare “Il Romanzo di un invertito nato”, un documento di altissimo valore circa la vita di un omosessuale italiano di elevata classe sociale nella seconda metà dell’800. Ne risulterà che l’Italia e la Francia, che si sono spesso ritenute all’avanguardia in termini di libertà e di tolleranza furono in realtà molto più indietro in questo campo rispetto all’Inghilterra vittoriana rappresentata da John Addington Symonds. Ma veniamo ai fatti.
Nel 1896 esce a Parigi nella collezione Tares & poisons, per i tipi dell’editore Georges Carré, il libro “Perversion & perversité sexuelles – Une enquête médicale sur l’inversion. Notes et documents. Le roman d’un inverti-né. Le procès Wilde. La guérison et la prophylaxie de l’inversion.” del Dr. Laupts, con la prefazione di Émile Zola.  In realtà il Dr. Laupts non è che uno pseudonimo di un medico francese il Dr. Georges Saint-Paul (1870-1937), che all’atto della pubblicazione del libro aveva 26 anni, si tratta quindi di un medico giovanissimo. Saint-Paul si laurea a Lione nel 1892 e nel 1893, Zola gli affida un manoscritto da pubblicare nella sua rivista col titolo “Le Roman d’un inverti-né”, una lunga confessione che un omosessuale italiano anonimo 23enne, aveva inviato a Zola anni prima, nella speranza che Zola potesse o volesse farne un romanzo, che sarebbe stato il primo romanzo in grado di descrivere la vera vita di un omosessuale italiano. Zola non si era sentito di scrivere un romanzo su un argomento come quello spendendo il suo nome, aveva forse rielaborato parzialmente il testo che poi era finito in un cassetto in attesa di tempi migliori. Zola non trovò di meglio che passare il manoscritto a Saint-Paul che lo pubblicò. Per capire in che tipo di atmosfera culturale sia stato pubblicato il Romanzo di un invertito, basta leggere un commento di André Raffalovich, “A proposito del romanzo di un invertito e di alcuni recenti lavori sull’inversione sessuale” [“A propos du roman d’un inverti et de quelques travaux recents sur l’inversion sexuelle”], in “Archives d’Anthropologie Criminelle”, tomo X, 1895, pp. 333-336.
[http://www.omofonie.it/html/marzo07_raffalovich.htm]
Il modo di trattare l’omosessualità è quello tipico dell’antropologia criminale, mentre nell’Inghilterra vittoriana l’omosessualità, ben lontana dall’essere inquadrata nell’antropologia criminale, costituiva già un fermento importantissimo per lo sviluppo di una cultura sostanzialmente laica e assai meno pseudo-scientifica e meno dogmatica di quella del continente.
Non sappiamo in concreto che cosa contenessero originariamente le confessioni dell’omosessuale italiano e non siamo in grado di dire quanto ci sia della mano di Zola nel testo del Romanzo di un invertito pubblicato nel 1892. È significativo il fatto che i brani in cui i contenuti sono più specificamente sessuali sono scritti in Latino.
Pubblicherò nei prossimi giorni (comunque in tempi brevissimi) la prefazione di Zola per il libro di Saint-Paul, dedicata alla presentazione del Romanzo di un invertito, e datata 24 giugno 1895. Leggere questa prefazione porterà molti (in particolare molti omosessuali) a capire che il giovane 23enne che aveva inviato le sue confessioni a Zola, sperando che ne facesse un romanzo, non aveva capito che Zola, laicissimo in altre cose, era, quanto alla omosessualità, spaventosamente appiattito sui pregiudizi del peggiore cattolicesimo reazionario francese.
Intendo pubblicare a puntate, man mano che il tempo me lo permetterà, il Romanzo di un invertito nel testo originale francese e in una mia traduzione italiana, in modo che la sincerità spesa in vano, se non addirittura a danno della omosessualità, da quel ragazzo 23enne possa essere tardivamente riscattata da una pubblicazione in rete e da un commento rispettoso, che mi riservo di fare al termine, dal punto di vista di un omosessuale del XX-XXI secolo.
Riporto qui di seguito la traduzione italiana della prima parte e subito appresso l’originale francese.
Nei prossimi giorni aggiungerò via via le parti successive. Al termine del lavoro, l’intero testo francese e l’intera traduzione italiana saranno pubblicate online dalla Biblioteca di Progetto Gay.
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IL ROMANZO DI UN INVERTITO-NATO
(Documento comunicato dal Sig. Emilio Zola)
1.            Indirizzato al Sig. Emilio Zola. – Antecedenti – Prima infanzia.
Signor Emilio Zola, Parigi.
È a voi, Signore, che siete il più grande romanziere dei nostri tempi, e che con l’occhio dello scienziato e dell’artista, catturate e dipingere così potentemente tutte le stranezze, tutte le vergogne, tutte le malattie che affliggono l’umanità, che io invio questi documenti umani così ricercati dai letterati della nostra epoca.
Questa confessione, che nessun direttore spirituale ha mai ascoltato dalla mia bocca, vi rivelerà un’orribile malattia dell’anima, un caso raro – se non sfortunatamente unico – che è stato studiato da scienziati della psicologia, ma che fino ad ora nessun romanziere ha osato mettere in scena in un opera letteraria.
Balzac ha scritto la “Bella dagli occhi d’oro”, ma ha appena sfiorato il vizio orribile collegato a questa storia.
[“La ragazza degli occhi dorati” è un racconto di Balzac in cui compare un amore lesbico come elemento importante della trama]
Sarrazine ama veramente Zambinella ma lo crede una donna e smette di amarlo dopo avere scoperto la verità. Non è dunque questa la situazione ben più orribile di cui voglio parlarvi oggi.
[“Sarrasine” una novella di Balzac]
Voi stesso, Signore, nel nostro stupendo La Curée, non avete fatto che toccare, nella persona del vostro Battista, uno dei più terribili vizi che disonorano l’umanità. Quell’uomo è ignobile, perché la dissolutezza alla quale si abbandona, non ha nulla a che vedere con l’amore e non è che una cosa assolutamente materiale, una questione di conformazione che i medici hanno più di una volta osservato e descritto. Tutto ciò è molto comune e molto disgustoso e non ha niente a che vedere con la confessione che vi invio e che potrà forse servirvi a qualcosa.
[“La Curée” (La Cuccaga), il secondo dei venti romanzi dei  Rougon-Macquart di Émile Zola.]
Non sono francese – anche se conosco le città più importanti della Francia e ho abitato qualche tempo a Parigi – Vi scrivo dunque senza dubbio in un modo parecchio scorretto. È molto tempo che non parlo e non scrivo in questa lingua; vogliate dunque scusare le scorrettezze e gli errori che certamente abbondano in queste pagine.
Non so se conoscete l’Italiano; se avessi potuto scrivervi in questa lingua, mi sarei certamente espresso meglio. Qui non mi occupo assolutamente di stile, ma vi dirò semplicemente quello che vi può interessare. Attraverso queste righe mal scritte scoprirete, col vostro occhio di aquila e il vostro cuore d’artista, la ferita di un’anima che un destino orribile sembra perseguitare, che si vergogna di se stessa e che certamente non troverà la pace e la felicità se non quando dormirà in questa Terra da voi così meravigliosamente descritta.
—ooo—
Ho 23 anni, Signore, e sono nato in una condizione familiare e patrimoniale abbastanza alta e indipendente. Quanto a questo, non ho nulla da desiderare. Mio padre è cattolico; si è detto deista, ma la sua religione è piuttosto una sorta di panteismo, che però lui non vuole riconoscere; – mia madre è un’ebrea convertita, ma fedele alla sua religione, benché non ne osservi che le pratiche principali. Io sono il quarto figlio nato da questo matrimonio.
Mio padre è uno dei più bei vecchi che si possano immaginare. Una testa da patriarca che attira l’attenzione anche per la strada. È stato meravigliosamente bello nella sua giovinezza e lo è ancora ad un’età piuttosto avanzata.
La nostra famiglia è originaria della Spagna ma si è stabilita in Italia da secoli. Mio padre si è sposato a diciannove anni, mia madre ne aveva diciotto ed era molto più ricca di mio padre. Si sono amati molto e si amano ancora. Mio padre ha un temperamento molto impressionabile e nervoso, artista fino alla punta delle unghie. Ha avuto una vita abbastanza avventurosa e degli alti e bassi piuttosto considerevoli; ma anche nei momenti in cui la fortuna sembrava abbandonarlo, non si è lasciato scoraggiare e ha saputo sempre ritrovare la fortuna. Ha sempre guadagnato molto e speso molto. Parecchi anni fa ha fatto una gran fortuna in Borsa ma poi ha di nuovo perso tutto. Senza essere ricco, adesso è agiato e si può circondare del lusso che ha sempre amato. Si è spostato in diverse capitali d’Europa e la sua famiglia l’ha sempre seguito. Ha poco amato la vita mondana e l’ha poco frequentata, al di là dei rapporti d’affari. Ama le arti con passione e si circonda volentieri di cose belle, di belle statue e di bei quadri. Anche quando la fortuna gli sorrideva poco, si privava quasi delle cose necessarie per comprare un bel libro o una bella acquaforte; cosa che contrariava molto mia madre, molto più economa per istinto di razza. Ama la sua famiglia con passione e farebbe tutti i sacrifici possibili per vederci felici e contenti ma ha della giornate di cattivo umore e allora, guai a chi gli si avvicina.
Prende sempre decisioni estreme senza riflettere troppo e così si è attirato moltissime noie. Ha visto molto, ha viaggiato molto, ha guadagnato molto, ha speso molto. Ama con passione la lettura e da quando abbiamo una residenza fissa, si è formato una bella biblioteca. La sua intelligenza è molto sviluppata, la sua fronte è magnifica, la sua statura è media; ma lui sembra moto grande. Il signor Desbarolles che lui ha consultato a Parigi un po’ di anni fa, gli ha detto che lui è nato sotto l’influenza di Giove e di Venere e che avrebbe fatto di nuovo fortuna – cosa che si è realizzata.
Coltiva la musica con un certo successo e suona abbastanza bene il piano. Riesce nell’interpretazione della melodia ma rifiuta l’armonia. Nel tempo ha anche coltivato la pittura a olio e ad acquerello ma non se ne occupa più perché dice che tutte le volte che toccava le matite o i pennelli i suoi affari andavano male. È molto fiero della sua grande bellezza e ha molta cura della sua grande barba e dei suoi bei capelli argentati. Conserva un tenero ricordo di suo padre che, a dire di tutti quelli che lo hanno conosciuto, era uno degli uomini più belli del suo tempo e si faceva amare e rispettare da tutti quelli che lo conoscevano. È morto abbastanza giovane di mal di cuore.
Mia madre era molto bella nella sua giovinezza, benché provenisse da una famiglia molto laida e volgare. Ha sempre avuto poco spirito e io rimprovero sempre a mio padre di essersi alleato con una famiglia così laida e così poco distinta. Lui mi dice che allora era molto giovane e non capiva granché dell’importanza che bisogna dare a un matrimonio.
Guardando mia madre a cinquantacinque anni, è ancora di una taglia graziosa, anche se la sua figura si è guastata, io penso sempre alla vostra Angela di La Curée. È la stessa dolcezza, la stessa mancanza di energia, una stupefacente debolezza di carattere: – non può leggere un piccolo aneddoto sentimentale senza piangere; ha poca memoria e la sua sola scusante è la sua grande bontà. In certe cose è comunque volitiva e nessuno le può togliere dalla testa quello che lei ci ha messo.
Io penso sempre che sia una delle qualità o uno dei difetti inerenti alla razza dalla quale discende e per la quale non provo alcuna simpatia, ma proprio una segreta repulsione. Io amo comunque mia madre, ma nella mia immaginazione l’avrei desiderata diversa – sentimento di cui mi pento molto e mi rimprovero sempre.
Sono nato dieci anni dopo il mio ultimo fratello e quando il figlio più grande aveva 14 anni. La mia nascita è stata una delusione per mia madre, che sperava, dopo tre figli maschi, di avere una bambina. E comunque io ero carino e grazioso come una bambina, e mi raccontano sempre che quelli che mi vedevano  nelle braccia di mia madre coi miei bei riccioli d’oro e i miei begli occhi, dicevano sempre: “ma non è possibile che questo sia un maschietto”.
Quando mi vede, la mia balia mi dice sempre che le donne di sua conoscenza mi avevano soprannominato la Madonnina, per quanto ero grazioso e delicato. Io possiedo un mio ritratto all’età di due anni e vi possono assicurare che veramente non si possono trovare bambini più belli.
Tutta la famiglia era molto fiera di me, soprattutto mia madre. La mia intelligenza si svegliò molto presto ed ero considerato un piccolo prodigio. Allora ero solo in casa, i miei fratelli erano a pensione in una città vicina; ero molto orgoglioso del mio fascino e, per quanto fossi un bambino piccolo, arrossivo di piacere sentendo lodare la mia bellezza. Ricordo ancora i brividi di gioia e di piacere che percorrevano tutta la mia piccola persona quando uscivo con il mio piccolo abito di piqué blu ben gonfio e con alamari  blu e il mio grande cappello di paglia d’Italia.
Quando ebbi quattro anni, mi tolsero i miei vestitini per mettermi dei pantaloncini e una piccola giacchetta. Quando mi ebbero vestito da maschietto, provai una profonda vergogna. – me lo ricordo come se fosse oggi, – corsi velocemente a nascondermi e a piangere nella stanza della mia bambinaia che dovette rivestirmi ancora come una bambina. Si ride sempre ricordandosi delle grida di disperazione che feci vedendomi togliere i miei vestitini bianchi che erano la mia felicità.
Mi sembrava che mi si stesse portando via qualcosa che ero destinato a portare per sempre.
Questo fu il mio primo grande dolore.
— oOo —
LE ROMAN D’UN INVERTI-NÉ
(Document communiqué par M. Emile Zola).
1.            Adresse à M. Emile Zola. – Antécédents. – Première enfance.
Monsieur Emile Zola, Paris.
C’est à vous, Monsieur, qui êtes le plus grand romancier de notre temps, et qui avec l’oeil du savant et de l’artiste, saisissez et peignez si puissamment tous les travers, toutes les hontes, toutes  les maladies qui affligent l’humanité, que j’envoie ces documents humains  si recherchés par les lettrés de notre époque.
Cette confession, qu’aucun directeur spirituel n’a jamais appris de ma bouche, vous révèlera una affreuse maladie de l’âme, un cas rare – si non malheureusement unique –  qui a été étudié par de savants psychologues, mais que jusqu’ici aucun romancier n’a osé mettre en scène dans une oeuvre littéraire.
Balzac a écrit la “Belle aux yeux d’or”, mail il n’a fait qu’effleurer l’affreux vice qui faisait pendant à cette histoire.
 [“La ragazza degli occhi dorati” è un racconto di Balzac in cui compare un amore lesbico come elemento importante della trama]
Sarrazine aime vraiment Zambonelle, mais il le croit femme et cesse de l’aimer après avoir découvert la vétité. Ce n’est donc pas le cas bien plus horrible dont je veux vous parler aujourd’hui.
 [“Sarrasine” una novella di Balzac]
Vous-mème, Monsieur, dans votre admirable Curée, n’avez fait que toucher, dans la personne de votre Baptiste, à un des plus affreux vices qui déshonorent l’humanité. Cet homme-là est ignoble, car la débauche à laquelle il se livre, n’a rien à voir avec l’amour et n’est que chose absolument matétielle, une question de conformation que les médecins ont plus d’une fois observée et décrite. Tout cela est très commun et très dégùtant et n’a rien a faire avec la confession que je vous envoie et qui pourra peut-être vous servir à quelque chose.
 [“La Curée” (La Cuccaga), il secondo dei venti romanzi dei  Rougon-Macquart di Émile Zola.]
Je ne suis pas Français – quoique je connaisse  les plus importantes villes de la France e que j’aie mème demeuré quelque temps à Paris. – Je vous écris donc sans doute d’une façon bien incorrecte. Il y a longtemps que je ne parle ni n’écris dans cette langue; veuillez donc excuser les incorrections et les fautes qui fourmillent sans doute dans ces pages.
Je ne sais pas si vous connaissez l’italien; si j’avais pu vous écrire dans cette langue, je me serais certainement mieux exprimé. Je ne m’occupe ici nullement de style, mai je vous dirai simplement ce qui peut vous intéresser. A travers ces lignes mal écrites vous découvrirez, avec votre oeil d’aigle et votre coeur d’artiste, la plaie d’un âme qu’une fatalité horrible semble poursuivre, qui a honte d’elle-meme, et qui, certes, ne trouvera la paix et le bonheur que lorqu’elle dormira dans cette Terre par vous si merveilleusement décrite.
—ooo—
J’ai 23 ans, Monsieur, et suis né dans une situation de famille et de fortune assez haute ed indépendante. De ce còté là, je n’ai rien à désirer. Mon père est catholique; il se dit déiste, mais sa religion est plutot une sorte de panthéisme, dont il ne veut pas convenir; – Ma mère es juive convertie, mais fidèle à sa religion, quoique n’en observant que les principales pratiques. Je suis le quatriéme fils né de ce mariage.
Mon père est un des plus beaux vieillards que l’on piusse imaginer. Une tête de patriarche qui attire l’attention mème dans la rue. Il a été merveilleusement beau dans sa jeunesse et l’est encore à una age assex avancé.
Notre famille est originaire d’Espagne, mais fixée depuis des siècles en Italie. Mon père s’est marié a dix-neuf ans; ma mèere en avait dix-huit et était de beaucoup plus riche que mon père. Ils se sont beaucoup aimés et s’aiment encore. Mon père est d’un temperament très impressionnable et nerveux, artiste jusqu’au bout des ongles. Il a eu une vie assex aventureuse et des hauts et des bas assez considérables; mais même dans les moments où la fortune semblait l’abandonner, il ne s’es pas laissé décourager et a su toujours ressaisir la fortune. Il a toujours gagné beaucoup et dépensé de mème. Il y a plusieurs années il a fait una grande fortune à la Bourse, mais l’a perdue de nuveau. Sans être riche, il est à son aise maintenant et peut s’entourer d’un luxe qu’il a toujours aimé. Il a parcouru plusieurs capitales de l’Europe et sa famille l’a presque toujours suivi. Il aime peu le monde et l’a fréquenté peu, en dehors des relations d’affaires. Il aime les arts avec passion et s’entoure volontiers de belles choses, de jolies statuettes et de beaux tableaux. Meme dans les temps où la fortune lui souriait peu il se laissait manquer presque des choses nécessaires pour acheter un beau livre ou une jolie gravure; ce qui contrariait considérablement ma mère, bein plus économe par istinct de race. Il aime sa famille avec passion et ferait tous les sacrifices possibles pour nous voir heureux et contents, mais il a des jours d’humeur et alors, gare à qui s’approche de lui.
Il prend toujours des résolutions extrèmes sans beaucoup réfléchir et s’est ainsi attiré mainte ennuyeuse affair. Il a beaucoup vu, beaucoup voyagé, beaucoup gagné, beaucoup dépensé. Il aime avec passion la lecture et depuis que nous avons une résidence  fixe, il s’est formé una belle bibliothèque. Son intelligence est très dévelopée, son front magnifique, sa taille moyenne; mail il parait très grand. M. Desbarolles, qu’il a consulté il y a nombre d’années à Paris, lui dit qu’il était né sous l’influence de Jupiter et de Vénus et qu’il ferait de nouveau fortune – ce qui s’est réalisé.
Il cultive avec assez de succès la musique et joue assez bien du piano. Il réussit dans l’interprétation de la mélodie mais est rebell à l’harmonie. Dans le temps, il cultivait aussi la peinture à l’hiulle et à l’aquarelle, mais ne s’en occupe plus parce qu’il dit que sitôt qu’il touchait aux crayons et aux pinceaux ses affaires allaient mal. Il est très fier da sa grande beauté et a grand soin de sa grande barbe et de ses beaux cheveux argentés. Il garde un tendre souvenir  de son père qui, au dire de tous ceux qui l’ont connu, était un des plus beaux homes de son temps et se faisait aimer et respecter de tous ceux qui le connaissaient. Il est mort assez jeune, d’un mal au Coeur.
Ma mère fut très jolie dans sa jeunesse, quoique sortant d’une famille très laide at vulgaire. Elle a toujours eu peu d’esprit  et je reproche toujours à mon père de s’être allié a una famille si laide et avec si peu de distinction. Il me dit qu’il était très jeune alors et ne comprenait pas beaucoup l’importance qu’il faut donner à un mariage.
En regardant ma mère qui à cinquante-cinq ans, est encore d’une jolie taille, quoique sa figure soit gâtée, je pense toujours a votre Angèle da la Curée. C’est la même douceur, le même manque d’énergie, una faiblesse de caractère étonnante; –  elle ne peut lire une petite anecdote sentimentale sans pleurer; elle a peu de memoire et sa seule excuse est sa grande bonté. En de certaines choses elle est pourtant volontaire, et personne ne peut lui ôter de la tête ce qu’elle y a mis.
Je pense toujours que c’est une des qualités ou un des défauts inhérents à la race don’t elle est descendue et pour laquelle je n’éprouve aucune sympathie, mais même une secrète répulsion. J’aime pourtant ma mère, mais dans mon imagination je l’aurais désirée autrement – sentiment que je regrette beaucoup et que je me reproche toujours.
Je suis né dix ans après mon dernier frère et lorsque le fils ainé avait quatorze ans. Ma naissance fut une désolation pour ma mère, qui espérait, après trois garçons, avoir une fille.  J’étais purtant joli et mignon comme une petite fille, et l’on me raconte toujours que ceux qui me voyaient dans les bras de ma mère, avec mes belles boucles dorées et mes jolis yeux, disaient toujours: “mais ce n’est pas possible que ce soit un garçon”.
Quand elle me voit, ma nourrice me dit toujours que les femmes de sa connaissance m’avaient surnommé la petite Madone, tant j’étais mignon et délicat. Je possède mon portrait a l’âge  de deux ans et je puis vous assurer qu’on ne peut vraiment pas voir de plus bel enfant.
Toute la famille était très fière de moi, ma mère surtout. Mon intelligence s’éveilla très tôt  et je fus considéré comme un petit prodige. J’étais alors seul à la maison, mes frères étaient en pension dans une ville voisine; j’étais très fier de mon charme et, tuot petit enfant que j’étais, je rougissais de plaisir en entendant vanter ma beauté. Je me rappelle encore le frissonnement de joie et de plaisir qui parcourait toute ma petite personne quand je sortais avec ma petite robe de piqué bleu bien gonflée et à noeuds bleus et mon grand chapeau de paille d’Italie.
Lorsque j’eus quatre ans, on m’ ôta mes petites robes pour me mettre des coulottes et une petite jaquette. Quand on m’eut habillé en garcon, j’éprouvai une véritable honte. – je me le rappelle come si c’était aujourd’hui, – et je courus bien vite  me cacherer et pleurer dans la chambre  de ma bonne qui dut me r’habiller encore en fille. On rit toujours en se rappellant les cris de désespoir que je fis en me voyant enlever ces petites robes blanches qui étaient mon bonheur.
Il me semblait qua l’on m’ôtait  quelque chose que l’étais toujours destiné à potrer.
Ce fut ma première grande douleur.
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