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venerdì 8 dicembre 2017
UN RAGAZZO GAY INNAMORATO DEL SUO PROFESSORE
Ciao Project,
sono arrivato al forum http://gayprojectforum.altervista.org
attraverso un link in uno dei tuoi blog. Ti faccio i miei complimenti, perché è
un forum veramente molto ben fatto e ci si trovano molte risposte che non si
trovano altrove. È un peccato che i motori di ricerca non lo indicizzino
adeguatamente. Ho visto che il blog in Italiano, invece, è molto indicizzato,
ma per uno che non parla Italiano, avere un blog in Inglese sarebbe molto
importante. Insisti e cerca di andare avanti, prima o poi riuscirai ad avere
successo, almeno io lo spero.
Adesso vengo alla ragione di questa mail. Innanzitutto mi
chiederai perché una mail (e da un indirizzo email a tempo) e non un bel post
sul forum. La risposta a me sembra quasi ovvia. Voglio preservare al massimo la
mia privacy e ho bisogno di capire come funzionano realmente le cose prima di
fidarmi di te.
Ho quasi ventitré anni, sono uno studente di discipline
scientifiche in una grande università di una città dell’Europa del Nord, dove
vivo. Nella mia università ci sono anche associazioni gay, il clima per i gay
dichiarati è piuttosto favorevole, ma il mio problema è che io non sono
dichiarato e non voglio dichiararmi perché questo mi creerebbe qualche problema
in famiglia (e non solo) o forse più che qualche problema mi provocherebbe un
po’ di imbarazzo. Conosco tanti gay dichiarati; qui, in effetti dichiararsi non
è un problema, con parecchi di quei ragazzi vado anche d’accordo ma vorrei
cercare la mia strada in un altro modo e tra poco capirai perché.
Le associazioni gay universitarie sono posti piuttosto seri
e non ho niente contro queste cose, ma lì la sessualità diventa un fatto
sociale, un argomento di conversazione, un qualcosa che deve essere condiviso e
ci sono inevitabilmente degli standard in cui io non mi riconosco pienamente.
Cerco di spiegarmi meglio, io non mi innamoro dei miei coetanei ma di uomini
adulti, i miei colleghi di corso mi considerano etero perché con loro io ho dei
classici rapporti di amicizia come quelli tra ragazzi etero, perché i miei
colleghi di università non mi attraggono sessualmente, mentre certi miei
professori sono per me anche un interesse sessuale e ovviamente un discorso
simile, in una associazione universitaria gay, suonerebbe piuttosto strano. Ho
fatto una piccola indagine tra i ragazzi gay che conosco e non ce n’è neppure
uno che abbia interessi simili ai miei, quindi ho preferito lasciare da parte
le associazioni universitarie gay.
Non c’è bisogno di dire che mi sento molto solo, anche
perché non posso parlare con nessuno della mia vera vita. E allora me ne sto da
parte ed evito di farmi coinvolgere in modo diretto. Studio molto, ho buoni
risultati, ma purtroppo non ho una mia vita affettiva-sessuale, vivo solo di
fantasie e di proiezioni.
Lo scorso anno sono stato inserito in un gruppo di laboratorio
di sei studenti, coordinato da un professore quarantenne che non è solo
bravissimo ma anche bellissimo. Certe volte si stava in laboratorio anche per
quattro ore di seguito. Una volta abbiamo messo su un esperimento che doveva
durare per sei giorni di seguito e doveva essere monitorato senza interruzioni,
giorno e notte. I miei cinque colleghi venivano solo la mattina, io mi sono
offerto di rimanere lì e di monitorare l’esperimento e, in pratica, sono
rimasto in Istituto una settimana di seguito, giorno e notte. Il professore
veniva spesso il pomeriggio e qualche volta si tratteneva anche fin oltre la
mezzanotte. Per me, vederlo era una vera felicità, parlavamo quasi soltanto
dell’esperimento, io gli ho proposto una modifica e ho cercato di spiegargliene
le ragioni, e lui mi è stato ad ascoltare con la massima attenzione e poi ha
deciso di mettere in pratica quella modifica e la cosa mi ha fatto immensamente
piacere. Le ultime due sere, è venuto in laboratorio e ha portato con sé la
cena per lui e per me e abbiamo cenato insieme. Alla fine dell’esperimento mi
ha proposto di fare con lui una piccola pubblicazione per descrivere
l’esperimento e suoi risultati. Mi ha detto che avremmo lavorato insieme per
tre giorni e che non sarebbe stato un grosso impegno.
La pubblicazione dell’articolo col mio nome dopo quello del
professore mi ha creato una situazione di imbarazzo terribile coi miei colleghi
che mi hanno considerato un opportunista e un arrampicatore sociale, ma in
effetti anche loro avrebbero potuto partecipare in modo molto più concreto alla
gestione dell’esperimento.
Il mio rapporto col professore era ottimo, ma ovviamente,
per quanto riguardava me, non si trattava solo di una collaborazione si studio
e di ricerca, io mi ero innamorato del professore, anche se non sapevo niente
di lui. Non è sposato, questo lo so di certo. Sta spesso in giro sia in Europa
che negli USA. L’ho sempre visto girare da solo, ma non ne so più tanto. Con me
era perfettamente a suo agio, ma anche molto professionale. Nelle tante ore
passate insieme abbiamo parlato solo dell’esperimento, non c’è mai stato
nemmeno un cenno alla vita privata.
Adesso il periodo del gruppo di ricerca è finito, ogni tanto
vedo il professore che va su e giù per le scale dell’Istituto, qualche volta
vado a salutarlo nel suo ufficio e un paio di volte mi ha anche invitato a
pranzo alla mensa dell’Istituto, ma non c’è mai stato nulla che andasse di un
solo centimetro fuori dal perimetro del rapporto professionale. Sui social non
ha un profilo, io ho la sua mail, ma è quella ufficiale dell’università. Non so
che fare, Project, Io me ne sono innamorato ma ho paura di combinare guai.
Molto sinceramente penso che lui abbia del tutto rimosso la vita affettiva e
ormai si sia consacrato totalmente alla ricerca, ma io ho la vaga sensazione
che la ricerca sia solo un modo per evitare di pensare. Ho la vaga sensazione
che lui sia gay e, nonostante tutta la sua ostentata professionalità, penso di
essere per lui anche una grande tentazione. Questa sensazione l’ho avuta più
volte, non saprei nemmeno dirti una ragione precisa che mi spinge a pensarlo,
ma dei piccoli sorrisi, delle frasi cominciate in un modo e finite in un altro,
delle pause troppo lunghe e certi modi di distogliere lo sguardo mi hanno fatto
pensare. Devo essere io a fare il primo passo o devo aspettare di essere fuori
dall’università, se mai ne uscirò fuori, per fare con lui un discorso da pari a
pari? Io credo che a lui accada una po’ qualcosa di simile a quello che accade
a me, ma a parti invertite. Io sono troppo giovane per lui secondo il “modello
standard” e lui è troppo vecchio per me, ma il modello standard non detto che
debba sempre valere. Ci sono molte cose che quel modello non spiega. Certo
all’università un professore non si può compromettere con uno studente, perché
effettivamente sarebbe troppo rischioso, e mano ancora uno studente può fare la
dichiarazione d’amore a un professore.
Certe volte sono tentato di rischiare il tutto per tutto e
penso che alla fine vincerei la mia scommessa, ma non lo voglio mettere in
situazioni imbarazzanti. Ecco, io continuo ad andare avanti così. Sulla soglia
di un rapporto che potrebbe essere bellissimo, e secondo me non è solo
un’ipotesi astratta, ma sia a me che a lui manca il coraggio di fare il passo
senza ritorno, sia per opportunità che soprattutto per la paura di sentirsi
rispondere con un rifiuto. È il mio primo amore e ho paura di bruciare tutto
per la fretta.
Adesso puoi capire come mi sento e che cosa posso provare.
Io sogno il mio professore ogni notte, ma non lo sogno in cattedra ma nel mio
letto, è diventata ormai una specie di ossessione… Che devo fare, Project? Ti è
mai successo di vedere situazioni simili alla mia?
Se lo credi opportuno pubblica la mail, perché è abbastanza
neutra.
G.O.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Foum di Progetto Gay:
Read this post in English: http://gayprojectforum.altervista.org/T-a-gay-guy-in-love-with-his-professor
venerdì 18 gennaio 2008
FEDERICO AMA DAVIDE
Poco prima della mezzanotte ho letto una straordinaria mail che mi è stata inviata da Federico, in allegato c’era un file “La mia storia”. La lettura della mail e del file allegato è stata per me una delle più belle esperienze che mi siano mai capitate. Pubblico il tutto qui, immediatamente, in un post senza alcun commento, perché la mail e la storia si commentano da sé. Ringrazio Federico nel modo più affettuoso per questa straordinaria testimonianza che sarà una autentica spinta verso la vita per tantissimi ragazzi. Appena pubblicato questo post scriverò una mail a Federico perché sento il bisogno di dirgli che è un ragazzo meraviglioso che ha vissuto nel modo più bello il sogno più profondo di un ragazzo gay. Federico, dirti grazie è veramente poco, mi dai una lezione di vita. Ti voglio bene!
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Ciao gayproject ,
forse non è molto formale dare del ciao a chi non si conosce ma nel mio ciao c'è una espressione di affetto e consuetudine di chi i tuoi gesti di parole li sente molto vicini, mi presento sono Federico, ho 30 anni e da tempo ormai mi capita di leggere il tuo blog. In realtà ad essere sincero tutto il merito è solo di Francesca. Lei è una mia amica con la A maiuscola e soprattutto è una persona meravigliosa ed unica. E ' stata lei a parlarmi di te per la prima volta ne era così entusiasta! ha detto che dovevo assolutamente leggere qualcosa. Io insomma non è che sono mai stato convinto di queste cose, intendo i siti per gay, i locali per gay, tutto questo " per gay", mi è sembrato sempre un modo per ghetizzarsi da sè, per rintanarsi tramite una definizione in un mondo con regole a parte, come se ad essere uomini non si viva tutti nello stesso mondo, che poi ho sempre pensato anche questo che alla fine ognuno è diverso ed a sè stante particolare ed unico e tra un gay ed un altro c'è la stessa distanza che passa tra un etero ed un altro, giusto per continuare ad usare queste definizioni ... Insomma per riprendere, io avevo molti dubbi e pure un pò di preconcetti, adesso mi dicevo mi tocca beccarmi la solita tiri tera di luoghi comuni e tant'altro e pure il cha cha cha del gay pride e le bandiere dell'orgoglio gay, che non capisco bene perchè uno debba essere orgoglioso di un modo di essere, lo è e basta ... perchè poi alla fine si è gente normale, o sbaglio? con le proprie gioie ed aspirazioni, i propri tormenti, le proprie ambizioni, le proprie meschinità e generosità ... Ultimamente c'è un certo parlare, in certi ambienti, tra certe persone "in" (sai che risate) sul fatto che i gay sono persone sensibili, intelligenti, speciali e via coi blà blà ... ma in tutta sincerità io di gay che erano tutto l'opposto di questi ne ho conosciuti eccome, come anche di altri che erano normali o magari solo incoclusi o davvero grandi dentro (dove più importa), o chennesò ... Comunque, continuo a deviare scusami, alla fine ho ceduto alle insistenze di Francesca, perchè di lei mi fido troppo ed abbiamo letto qualcosa insieme e bhè mi sono subito dovuto ricredere appieno! Ora farti i miei complimenti mi sembra quasi riduttivo, ma ti posso dire con il cuore in mano che quando entro nel tuo blog sto bene perchè sento, lo sento davvero, che c'è del buono, del disinteressato, del pulito, del bello e tutto questo esce da te e tu lo doni gratuitamente, disinteressatamente a tutti noi. Senza conoscerti io e Francesca ti vogliamo un gran bene e se "ti sentiamo" felice o sereno lo siamo anche noi e sappiamo che grazie a te altri lo sono. Magari solo più in pace e distesi dentro anche se solo per un pò. E questo è tanto. Alla fine il motivo per cui ti regalo la mia storia è quello di poter contribuire con un piccolo gesto al tuo lavoro, alla definizione di un mondo in cui a contare sono solo le persone, gli affetti veri e tutto quello che si può e si deve donare di sè. Perchè io credo e lo credo con tutto me stesso che gli affetti, l'amore, l'amicizia vera, quelle che ci portano anche a sacrificarci, a soffrire, a compartecipare disinteressatamente degli altri sono le uniche cose che ci fanno davvero vivere e realizzare in questa breve tappa che è la nostra vita.
Ma c'è un altro motivo per cui ti scrivo perchè farlo è in fondo la mia dichiarazione di amore per Francesca, perchè se sono quello che sono, se ho attraversato il peggio senza mai sentirmi solo, se ho nonostante tutto una grande fiducia negli altri è perchè so con la certezza di un teorema che lei ci sarà sempre accanto a me a lottare per offrirmi un posto nel mondo.
Ti ringrazio per l'attenzione reale e per tutto l'affetto che so già avrai nel leggere di me,
ti saluto con un abbraccio di quelli che si danno ad un amico,
Federico ..... [ometto il cognome ma la lettera lo riporta]
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LA MIA STORIA
Era timido di una timidezza che non saprei come definire se non come un po’ strana … stava seduto più o meno sempre allo stesso posto, nelle file centrali in posizione esterna. Solo. Non so perché lo abbia notato, è stato un fatto piuttosto bizzarro se penso come ero allora … insomma io avevo un casino di amici, sì amici … ora so che erano amici per modo di dire ma al tempo io ci credevo, e con le ragazze non avevo certo problemi, non li avevo mai avuti, me ne facevo di continuo. Sono sempre stato un tipo estroverso, mi definiscono solare, certo ho un carattere forte. Mi ero iscritto a biologia perché volevo fare qualcosa per l’ambiente, ero molto agguerrito ed impegnato, anche in quello ci credevo molto. Comunque non so proprio spiegarmi il perché, ed allora meno che meno, ma ho cominciato ad osservarlo. Forse all’inizio era solo curiosità … mmh, in realtà ci credo poco, penso che già da subito fosse una sorta di fascinazione. Lo guardavo, lo scrutavo, osservavo tutto quello che faceva e soprattutto come lo faceva e mi piaceva proprio starlo a fare, tutto quello dico … ma era una cosa a cui non davo peso, del tutto innocente per dire. Lui era introvertissimo e non rivolgeva mai per primo la parola a nessuno. A biologia non c’era numero chiuso ed al primo anno era una calca della malora. Per poter avere dove sedersi bisognava appostarsi fuori dall’aula un bel po’ prima che aprissero le porte e poi stare ad aspettare anche dalle 12,30 fino alle 14,30 prima che iniziassero le lezioni. Ci si dava il turno tra noi e dato che eravamo in molti non era mai molto frequente. Lui invece che era solo doveva sciropparsi ogni giorno tutta la solfa. Quando toccava a me fare la “posta ai posti” lo beccavo sempre. Lui leggeva e studiava sempre molto quieto ed io lo stavo a guardare … così perché mi piaceva davvero farlo. Non so quando ho cominciato a pensare che fosse troppo carino ma poi quando è successo ogni volta che lo guardavo me lo andavo ripetendo tra me e me “sei proprio carino” … così pensavo e poi pure mi dicevo che razza di timidezza che ci hai, e forse non è neppure timidezza, è solo che sei strano … Un giorno ho deciso di sedermi vicino a lui, non è che l’avessi programmato o ci avessi mai pensato sopra prima l’ho fatto così, per istinto. Ho preso la fila e poi mi sono seduto lasciando uno spazio vuoto tra noi. Lo sbirciavo e lo studiavo molto attento, aveva un modo di stringere gli occhi nel concentrarsi troppo adorabile. Ho cominciato a farlo di continuo, di prendere i posti vicino a lui intendo, magari anche la fila dietro o quella davanti, meglio quella dietro così potevo osservarlo meglio. Facevo la guerra per quello … insomma mi piazzavo dietro a lui e poi costi quel che costi la fila era mia. Mi comportavo da vero stronzo, pure aggressivo ero … pensa te, per lui … Con il tempo ho iniziato ad offrirmi sempre più spesso volontario per andare a prendere i posti, dicevo che così avevo la scusa per studiare. Non mi facevo molte domande, in realtà ero solo innocentemente disperso. Poi un giorno l’ho SENTITO … stavamo tutti aggruppati là davanti e io mi ero insinuato il più vicino possibile a lui perché in quella calca era facile essere separati da una massa che poi avrei dovuto spingere e pogare manco fossi ad un concerto per raggiungere una fila vicina … si era tolto la giacca perché faceva caldo a stare ammassati così, aveva un pullover e la camicia con i due bottoni aperti … ero al suo fianco, lui si è mosso girandosi verso di me … ed ho sentito questo senso meraviglioso di calore che il suo corpo emanava … è stato un attimo, un attimo solo ma per me è cambiato tutto. Il cuore mi batteva così forte, credevo che tutti lo potessero vedere tanto mi sembrava di oscillare … si sono aperte le porte ed io come in trance dietro a lui, mi sono seduto al suo fianco e continuavo a sentirlo. Una cosa bellissima. E’ andato alle macchinette a prendersi un caffè ed io dietro come un automa, non pensavo agivo soltanto. Lui non si accorgeva di niente, pensavo che era introverso in un modo assurdo e che manco vedeva chi ci aveva attorno, gli ho chiesto se aveva da cambiarmi delle monete, ha detto “vedo, un attimo” una voce dolcissima … nel darmele ci siamo sfiorati la mano … una sensazione mai provata prima … lui è diventato rosso io di più. Ho pensato a così tanti modi per sentire di nuovo la sua voce parlarmi, per poterlo toccare … per dire rompevo le punte alle matite a bella posta per potergli chiedere il temperino, lo facevo di continuo … un vero idiota se ci penso a quanto seccante potessi essere … un giorno ha osservato che forse dovevo comprarmi matite di migliore qualità ma non era irritato, forse un po’ divertito e poi mi ha dato una sua matita, un vero cimelio. Però lui non si accorgeva di me e se non era per me non mi avrebbe mai parlato, non mi guardava neppure mai. Io ero innamorato lo capivo e la cosa mi angosciava molto, non sapevo bene che mi succedeva, cosa stavo diventando e perché, non mi riconoscevo più, non sapevo a chi poterne parlare, mi sentivo profondamente solo. Una volta nello sfioragli la gamba con la mano fingendo di cercare qualcosa nella mia sacca ho avuto una erezione … mi sono sentito una merda totale. Come quando la sera mi masturbavo pensando a lui, mi sembrava di stare rubando, era come tornare bambini con tutti quei sensi di colpa e rimozioni incredibili eppure allo stesso modo per me farlo era come una lode alla sua bellezza … insomma un gran casino e ci soffrivo troppo. A volte credevo di odiarlo, lui e quel suo maledetto starsene per i fatti suoi, quella sua assurda timidezza, quel suo non guardarmi non notarmi mai. Mi dicevo che era patetico, insopportabile, odioso e stupido ma poi mi faceva una incredibile tenerezza, guardavo il suo viso assorto e pensoso e volevo poterlo carezzare … Ho iniziato a ricercare con insistenza un continuo contatto con il suo corpo … spostavo il piede, il ginocchio, la spalla, mi muovevo in modo da poterlo toccare in qualsiasi parte, mi bastava la sensazione del suo maglione, mi sentivo peggio di un adolescente alle prime armi. E poi ho cominciato a mantenere il contatto e lui, lui non si spostava … a me batteva il cuore, ero felice. Non so quanto tempo siamo andati avanti così, con quei contatti silenziosi … per tutta la durata delle lezioni io tenevo la gamba premuta sulla sua e già così per me era il massimo. Però stavo male, insomma ero innamorato di un ragazzo, lo desideravo, perché lo desideravo davvero tanto, ed allora cosa voleva dire? Troppe paranoie. Mi sono isolato, avevo sbalzi di umore, non riuscivo a studiare, dormivo male … ero proprio angosciato … mi ha aiutato Francesca, ha visto che stavo male e mi ha fatto parlare, ci è riuscita nonostante mi sentissi una merda e mi vergognassi da morire a parlarne. Lei mi ha sostenuto, mi ha condotto, mi ha riconosciuto, mi ha compreso. Lasciava che le parlassi per ore ed ore sempre delle stesse cose, le telefonavo anche di notte a qualsiasi ora, e parlare di lui con qualcuno che capiva e che non mi ha mai chiesto il perché ma che ne parlava come se fosse la cosa più spontanea e normale che io potessi essere innamorato di un ragazzo, questo mi è stato di fondamentale aiuto. E’ stata lei a spingermi a perseverare e poi a fare il grande passo. Insomma gli ho chiesto se voleva prendere un caffè con me al bar … non sapevo ancora il suo nome … mi ha detto di sì, subito poi è diventato rosso rosso … ci siamo presentati … Davide … continuavo a sorridergli e lui arrossiva, guardava altrove ma ogni tanto mi sorrideva pure lui … pensavo fosse la persona più bella che avessi mai visto. Abbiamo chiacchierato un poco di tutto, così in generale … ero sulla luna. Il giorno dopo prima che iniziassero le lezioni abbiamo di nuovo parlato, lui sembrava un po’ meno strano. Siamo stati con le braccia appiccicate tutto il tempo, poi prima di andare gli ho sfiorato la mano … è diventato rosso ma mi ha sorriso in un modo speciale … ho pensato io Davide ti amo … Davide, Davide mi ripetevo il suo nome mille e più volte al giorno, me lo cullavo dentro … Siamo stati per una intera ora seduti su di una panchina nel giardino della facolà, Davide stava con gli occhi chiusi come se stesse prendendo il sole, io vicino a lui, stretto fintanto che si potesse fare senza che sembrasse strano o equivoco per gli altri, a sentirmelo, a respirarlo … gli ho stretto la mano … ha lasciato fare … poi si è staccato all’improvviso da me, si è alzato e guardandomi dritto negli occhi e non l’aveva mai fatto prima, mi ha detto tu, Federico mi devi lasciare stare. Non ho saputo che replicare e l’ho lasciato allontanarsi. Ed è iniziato il mio calvario. Davide non faceva altro che evitarmi. Io sceglievo la sua fila e lui si alzava e cambiava posto, lo cambiava anche se stavo soltanto in una fila vicina, è arrivato fino a non venire a prendersi più il posto. Preferiva stare seduto sui gradini piuttosto che rischiare durante le ore di attesa che io gli andassi vicino. Io non capivo e Davide non mi voleva far capire e soffrivo, soffrivo da morire … quando cercavo di parlargli lui mi bloccava ancora prima dicendomi non hai capito che non ti voglio vicino? Lo diceva in un modo orrendo, troppo freddo … ed io giuro l’ho odiato con tutto me stesso e subito dopo sentivo di amarlo e di non poter vivere senza di lui … lo so sembra assurdo, non lo conoscevo neppure eppure era proprio così. E’ arrivata l’estate … l’inferno in terra, non uscivo, non sono neppure andato in vacanza sempre chiuso in casa a studiare esami che non sarei neppure riuscito a dare a settembre. Francesca era la mia salvezza mi ha impedito di sprofondare con una invadenza forte e determinata, testarda … eppure a volte mi sembrava di stare impazzendo, non mi riconoscevo più e neppure le persone che mi stavano attorno, un po’ mentivo ma era un peso da reggere ed io non avevo molte forze residue. E’ finita anche quell’estate sono iniziate di nuovo le lezioni. Quando ho rivisto Davide mi è venuto da piangere, e sono dovuto andare a nascondermi in bagno a piangere, a dirotto … era troppo bello, quei suoi capelli biondo scuri appena mossi, quei suoi profondi occhi castani, le sue manie, le sue gambe. Dio mi era mancato all’esaurimento … Allora non capii se fosse stata la pena per i miei occhi rossi o per i chili persi o per l’espressione del mio volto o se durante l’estate qualcosa fosse cambiato anche per lui ma mi venne vicino, mi salutò e mi chiese se avevo tempo che doveva parlarmi, da soli per un po’ … si, sicuro amore mio, ho pensato ma ho solo annuito. Dopo l’ora di fisica sono andato a casa sua. Abitava vicino alla facoltà in un appartamento con altri due studenti. Mi ha offerto una birra e poi siamo andati in camera sua. Fino all’ora eravamo sempre rimasti in silenzio, senza guardarci, entrambi incredibilmente impacciati ed imbarazzati, io ancora troppo dolente. Ha iniziato lui, faceva fatica, si inceppava, balbettava, mi faceva una gran tenerezza … non mi piaceva vederlo soffrire a quel modo ma se cercavo di sollevarlo anche solo un po’ con qualche parola vedevo che lui si incupiva e mi faceva segno di no con la testa, voleva parlarmi ed io dovevo solo ascoltarlo. Mi disse che era gay, lo sapeva di esserlo da quando aveva 11 anni e ci aveva sempre sofferto troppo, mi disse che si era innamorato di me fino dalla prima volta che mi aveva visto ma io ero davvero troppo per lui e poi ero sempre circondato da un sacco di ragazze che mi facevano il filo ed io ci stavo e si era pure informato (incredibile!! Lui con quella sua stra-assurda introversione?!?), e gli avevano detto che mi davo un gran da fare, insomma un puttaniere … e poi quando era iniziata quella cosa tra noi lui era convinto che fosse solo un mio gioco, uno stupido gioco per provarmi chissà che o forse solo per far passare il tempo e la noia e lui aveva troppa paura di quanto si stava innamorando di me e non ce l’ha più fatta. Era stata una scelta davvero difficile, ci aveva sofferto all’inverosimile ed ancora ci soffriva tanto eppure era giusto così ed io dovevo smetterla di fare quel gioco con lui, dovevo rispettarlo, lui ed i suoi sentimenti, mi disse “ti prego Federico”. Io non sapevo che dire, lo ascoltavo e mi sentivo sempre più confuso non capivo affatto se dovevo essere felice o disperato. Poi Davide ha smesso di parlare e se ne stava in piedi a testa bassa, zitto a guardarsi i piedi ed io pure zitto a guardarlo e non capivo, davvero. Il silenzio è diventato pesante, per davvero sembrava di sentirselo addosso. Era insopportabile. Davide mi ha guardato solo per un attimo e poi ha detto “ecco, è tutto lasciamoci così, in amicizia, anche se non c’è e non potrà mai esserci, senza rancore ma lasciamoci perdere, è meglio.” Io mi sono sentito ghiacciare, ho detto va bene, come vuoi. Mi ha accompagnato all’uscita … io l’ho guardato e gli ho chiesto se potevo abbracciarlo, si, almeno una volta … ha scosso il capo, ha detto no ma poi mi ha preso la mano … io l’ho stretto tra le braccia forte così forte, ci siamo fatti quasi male … tremava e continuava a ripetermi Federico non ferirmi, ti prego non ferirmi … io gli ho detto Davide io ti amo.
Ora è da 12 anni che stiamo insieme e da 11 che conviviamo. Io ho perso tutti miei amici e la mia famiglia non mi vuole vedere, non mi parla più, mi ha tagliato i fondi ed ho lavorato per poter finire gli studi, ci ho messo un po’ di più ma ce l’ho fatta. Ce l’abbiamo fatta sia io che Davide. Tanti sacrifici e lavori impossibili, tanta fatica ma non importa, davvero, perché ora ho nuovi amici e sono una famiglia: io e Davide. Viviamo dignitosamente seppure di precariato e se anche mi offrissero di più ma lontano da lui, io non vorrei e per lui è lo stesso. Ma per lui se me lo chiedesse lascerei tutto quanto ho ricostruito con tanta fatica e inizierei da capo, per lui. Non ho ancora capito cosa sono in realtà se gay o bisessuale o chissà che altro. Con Davide facciamo l’amore in modo appagante e completo, io lo amo con tutto me stesso, lui è la gioia della mia vita me la motiva e me la riempie. Ho conosciuto tanti ragazzi anche gay, alcuni ci hanno anche provato con me ma non mi dicono nulla, d’altra parte neppure le ragazze non le guardo più … forse è solo che sono troppo innamorato del mio Davide e gli altri non li vedo più … Comunque non mi faccio molte domande che senso ha doversi a tutti i costi imporre una etichetta? Io mi sento semplicemente come Federico che ama Davide.
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Ciao gayproject ,
forse non è molto formale dare del ciao a chi non si conosce ma nel mio ciao c'è una espressione di affetto e consuetudine di chi i tuoi gesti di parole li sente molto vicini, mi presento sono Federico, ho 30 anni e da tempo ormai mi capita di leggere il tuo blog. In realtà ad essere sincero tutto il merito è solo di Francesca. Lei è una mia amica con la A maiuscola e soprattutto è una persona meravigliosa ed unica. E ' stata lei a parlarmi di te per la prima volta ne era così entusiasta! ha detto che dovevo assolutamente leggere qualcosa. Io insomma non è che sono mai stato convinto di queste cose, intendo i siti per gay, i locali per gay, tutto questo " per gay", mi è sembrato sempre un modo per ghetizzarsi da sè, per rintanarsi tramite una definizione in un mondo con regole a parte, come se ad essere uomini non si viva tutti nello stesso mondo, che poi ho sempre pensato anche questo che alla fine ognuno è diverso ed a sè stante particolare ed unico e tra un gay ed un altro c'è la stessa distanza che passa tra un etero ed un altro, giusto per continuare ad usare queste definizioni ... Insomma per riprendere, io avevo molti dubbi e pure un pò di preconcetti, adesso mi dicevo mi tocca beccarmi la solita tiri tera di luoghi comuni e tant'altro e pure il cha cha cha del gay pride e le bandiere dell'orgoglio gay, che non capisco bene perchè uno debba essere orgoglioso di un modo di essere, lo è e basta ... perchè poi alla fine si è gente normale, o sbaglio? con le proprie gioie ed aspirazioni, i propri tormenti, le proprie ambizioni, le proprie meschinità e generosità ... Ultimamente c'è un certo parlare, in certi ambienti, tra certe persone "in" (sai che risate) sul fatto che i gay sono persone sensibili, intelligenti, speciali e via coi blà blà ... ma in tutta sincerità io di gay che erano tutto l'opposto di questi ne ho conosciuti eccome, come anche di altri che erano normali o magari solo incoclusi o davvero grandi dentro (dove più importa), o chennesò ... Comunque, continuo a deviare scusami, alla fine ho ceduto alle insistenze di Francesca, perchè di lei mi fido troppo ed abbiamo letto qualcosa insieme e bhè mi sono subito dovuto ricredere appieno! Ora farti i miei complimenti mi sembra quasi riduttivo, ma ti posso dire con il cuore in mano che quando entro nel tuo blog sto bene perchè sento, lo sento davvero, che c'è del buono, del disinteressato, del pulito, del bello e tutto questo esce da te e tu lo doni gratuitamente, disinteressatamente a tutti noi. Senza conoscerti io e Francesca ti vogliamo un gran bene e se "ti sentiamo" felice o sereno lo siamo anche noi e sappiamo che grazie a te altri lo sono. Magari solo più in pace e distesi dentro anche se solo per un pò. E questo è tanto. Alla fine il motivo per cui ti regalo la mia storia è quello di poter contribuire con un piccolo gesto al tuo lavoro, alla definizione di un mondo in cui a contare sono solo le persone, gli affetti veri e tutto quello che si può e si deve donare di sè. Perchè io credo e lo credo con tutto me stesso che gli affetti, l'amore, l'amicizia vera, quelle che ci portano anche a sacrificarci, a soffrire, a compartecipare disinteressatamente degli altri sono le uniche cose che ci fanno davvero vivere e realizzare in questa breve tappa che è la nostra vita.
Ma c'è un altro motivo per cui ti scrivo perchè farlo è in fondo la mia dichiarazione di amore per Francesca, perchè se sono quello che sono, se ho attraversato il peggio senza mai sentirmi solo, se ho nonostante tutto una grande fiducia negli altri è perchè so con la certezza di un teorema che lei ci sarà sempre accanto a me a lottare per offrirmi un posto nel mondo.
Ti ringrazio per l'attenzione reale e per tutto l'affetto che so già avrai nel leggere di me,
ti saluto con un abbraccio di quelli che si danno ad un amico,
Federico ..... [ometto il cognome ma la lettera lo riporta]
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LA MIA STORIA
Era timido di una timidezza che non saprei come definire se non come un po’ strana … stava seduto più o meno sempre allo stesso posto, nelle file centrali in posizione esterna. Solo. Non so perché lo abbia notato, è stato un fatto piuttosto bizzarro se penso come ero allora … insomma io avevo un casino di amici, sì amici … ora so che erano amici per modo di dire ma al tempo io ci credevo, e con le ragazze non avevo certo problemi, non li avevo mai avuti, me ne facevo di continuo. Sono sempre stato un tipo estroverso, mi definiscono solare, certo ho un carattere forte. Mi ero iscritto a biologia perché volevo fare qualcosa per l’ambiente, ero molto agguerrito ed impegnato, anche in quello ci credevo molto. Comunque non so proprio spiegarmi il perché, ed allora meno che meno, ma ho cominciato ad osservarlo. Forse all’inizio era solo curiosità … mmh, in realtà ci credo poco, penso che già da subito fosse una sorta di fascinazione. Lo guardavo, lo scrutavo, osservavo tutto quello che faceva e soprattutto come lo faceva e mi piaceva proprio starlo a fare, tutto quello dico … ma era una cosa a cui non davo peso, del tutto innocente per dire. Lui era introvertissimo e non rivolgeva mai per primo la parola a nessuno. A biologia non c’era numero chiuso ed al primo anno era una calca della malora. Per poter avere dove sedersi bisognava appostarsi fuori dall’aula un bel po’ prima che aprissero le porte e poi stare ad aspettare anche dalle 12,30 fino alle 14,30 prima che iniziassero le lezioni. Ci si dava il turno tra noi e dato che eravamo in molti non era mai molto frequente. Lui invece che era solo doveva sciropparsi ogni giorno tutta la solfa. Quando toccava a me fare la “posta ai posti” lo beccavo sempre. Lui leggeva e studiava sempre molto quieto ed io lo stavo a guardare … così perché mi piaceva davvero farlo. Non so quando ho cominciato a pensare che fosse troppo carino ma poi quando è successo ogni volta che lo guardavo me lo andavo ripetendo tra me e me “sei proprio carino” … così pensavo e poi pure mi dicevo che razza di timidezza che ci hai, e forse non è neppure timidezza, è solo che sei strano … Un giorno ho deciso di sedermi vicino a lui, non è che l’avessi programmato o ci avessi mai pensato sopra prima l’ho fatto così, per istinto. Ho preso la fila e poi mi sono seduto lasciando uno spazio vuoto tra noi. Lo sbirciavo e lo studiavo molto attento, aveva un modo di stringere gli occhi nel concentrarsi troppo adorabile. Ho cominciato a farlo di continuo, di prendere i posti vicino a lui intendo, magari anche la fila dietro o quella davanti, meglio quella dietro così potevo osservarlo meglio. Facevo la guerra per quello … insomma mi piazzavo dietro a lui e poi costi quel che costi la fila era mia. Mi comportavo da vero stronzo, pure aggressivo ero … pensa te, per lui … Con il tempo ho iniziato ad offrirmi sempre più spesso volontario per andare a prendere i posti, dicevo che così avevo la scusa per studiare. Non mi facevo molte domande, in realtà ero solo innocentemente disperso. Poi un giorno l’ho SENTITO … stavamo tutti aggruppati là davanti e io mi ero insinuato il più vicino possibile a lui perché in quella calca era facile essere separati da una massa che poi avrei dovuto spingere e pogare manco fossi ad un concerto per raggiungere una fila vicina … si era tolto la giacca perché faceva caldo a stare ammassati così, aveva un pullover e la camicia con i due bottoni aperti … ero al suo fianco, lui si è mosso girandosi verso di me … ed ho sentito questo senso meraviglioso di calore che il suo corpo emanava … è stato un attimo, un attimo solo ma per me è cambiato tutto. Il cuore mi batteva così forte, credevo che tutti lo potessero vedere tanto mi sembrava di oscillare … si sono aperte le porte ed io come in trance dietro a lui, mi sono seduto al suo fianco e continuavo a sentirlo. Una cosa bellissima. E’ andato alle macchinette a prendersi un caffè ed io dietro come un automa, non pensavo agivo soltanto. Lui non si accorgeva di niente, pensavo che era introverso in un modo assurdo e che manco vedeva chi ci aveva attorno, gli ho chiesto se aveva da cambiarmi delle monete, ha detto “vedo, un attimo” una voce dolcissima … nel darmele ci siamo sfiorati la mano … una sensazione mai provata prima … lui è diventato rosso io di più. Ho pensato a così tanti modi per sentire di nuovo la sua voce parlarmi, per poterlo toccare … per dire rompevo le punte alle matite a bella posta per potergli chiedere il temperino, lo facevo di continuo … un vero idiota se ci penso a quanto seccante potessi essere … un giorno ha osservato che forse dovevo comprarmi matite di migliore qualità ma non era irritato, forse un po’ divertito e poi mi ha dato una sua matita, un vero cimelio. Però lui non si accorgeva di me e se non era per me non mi avrebbe mai parlato, non mi guardava neppure mai. Io ero innamorato lo capivo e la cosa mi angosciava molto, non sapevo bene che mi succedeva, cosa stavo diventando e perché, non mi riconoscevo più, non sapevo a chi poterne parlare, mi sentivo profondamente solo. Una volta nello sfioragli la gamba con la mano fingendo di cercare qualcosa nella mia sacca ho avuto una erezione … mi sono sentito una merda totale. Come quando la sera mi masturbavo pensando a lui, mi sembrava di stare rubando, era come tornare bambini con tutti quei sensi di colpa e rimozioni incredibili eppure allo stesso modo per me farlo era come una lode alla sua bellezza … insomma un gran casino e ci soffrivo troppo. A volte credevo di odiarlo, lui e quel suo maledetto starsene per i fatti suoi, quella sua assurda timidezza, quel suo non guardarmi non notarmi mai. Mi dicevo che era patetico, insopportabile, odioso e stupido ma poi mi faceva una incredibile tenerezza, guardavo il suo viso assorto e pensoso e volevo poterlo carezzare … Ho iniziato a ricercare con insistenza un continuo contatto con il suo corpo … spostavo il piede, il ginocchio, la spalla, mi muovevo in modo da poterlo toccare in qualsiasi parte, mi bastava la sensazione del suo maglione, mi sentivo peggio di un adolescente alle prime armi. E poi ho cominciato a mantenere il contatto e lui, lui non si spostava … a me batteva il cuore, ero felice. Non so quanto tempo siamo andati avanti così, con quei contatti silenziosi … per tutta la durata delle lezioni io tenevo la gamba premuta sulla sua e già così per me era il massimo. Però stavo male, insomma ero innamorato di un ragazzo, lo desideravo, perché lo desideravo davvero tanto, ed allora cosa voleva dire? Troppe paranoie. Mi sono isolato, avevo sbalzi di umore, non riuscivo a studiare, dormivo male … ero proprio angosciato … mi ha aiutato Francesca, ha visto che stavo male e mi ha fatto parlare, ci è riuscita nonostante mi sentissi una merda e mi vergognassi da morire a parlarne. Lei mi ha sostenuto, mi ha condotto, mi ha riconosciuto, mi ha compreso. Lasciava che le parlassi per ore ed ore sempre delle stesse cose, le telefonavo anche di notte a qualsiasi ora, e parlare di lui con qualcuno che capiva e che non mi ha mai chiesto il perché ma che ne parlava come se fosse la cosa più spontanea e normale che io potessi essere innamorato di un ragazzo, questo mi è stato di fondamentale aiuto. E’ stata lei a spingermi a perseverare e poi a fare il grande passo. Insomma gli ho chiesto se voleva prendere un caffè con me al bar … non sapevo ancora il suo nome … mi ha detto di sì, subito poi è diventato rosso rosso … ci siamo presentati … Davide … continuavo a sorridergli e lui arrossiva, guardava altrove ma ogni tanto mi sorrideva pure lui … pensavo fosse la persona più bella che avessi mai visto. Abbiamo chiacchierato un poco di tutto, così in generale … ero sulla luna. Il giorno dopo prima che iniziassero le lezioni abbiamo di nuovo parlato, lui sembrava un po’ meno strano. Siamo stati con le braccia appiccicate tutto il tempo, poi prima di andare gli ho sfiorato la mano … è diventato rosso ma mi ha sorriso in un modo speciale … ho pensato io Davide ti amo … Davide, Davide mi ripetevo il suo nome mille e più volte al giorno, me lo cullavo dentro … Siamo stati per una intera ora seduti su di una panchina nel giardino della facolà, Davide stava con gli occhi chiusi come se stesse prendendo il sole, io vicino a lui, stretto fintanto che si potesse fare senza che sembrasse strano o equivoco per gli altri, a sentirmelo, a respirarlo … gli ho stretto la mano … ha lasciato fare … poi si è staccato all’improvviso da me, si è alzato e guardandomi dritto negli occhi e non l’aveva mai fatto prima, mi ha detto tu, Federico mi devi lasciare stare. Non ho saputo che replicare e l’ho lasciato allontanarsi. Ed è iniziato il mio calvario. Davide non faceva altro che evitarmi. Io sceglievo la sua fila e lui si alzava e cambiava posto, lo cambiava anche se stavo soltanto in una fila vicina, è arrivato fino a non venire a prendersi più il posto. Preferiva stare seduto sui gradini piuttosto che rischiare durante le ore di attesa che io gli andassi vicino. Io non capivo e Davide non mi voleva far capire e soffrivo, soffrivo da morire … quando cercavo di parlargli lui mi bloccava ancora prima dicendomi non hai capito che non ti voglio vicino? Lo diceva in un modo orrendo, troppo freddo … ed io giuro l’ho odiato con tutto me stesso e subito dopo sentivo di amarlo e di non poter vivere senza di lui … lo so sembra assurdo, non lo conoscevo neppure eppure era proprio così. E’ arrivata l’estate … l’inferno in terra, non uscivo, non sono neppure andato in vacanza sempre chiuso in casa a studiare esami che non sarei neppure riuscito a dare a settembre. Francesca era la mia salvezza mi ha impedito di sprofondare con una invadenza forte e determinata, testarda … eppure a volte mi sembrava di stare impazzendo, non mi riconoscevo più e neppure le persone che mi stavano attorno, un po’ mentivo ma era un peso da reggere ed io non avevo molte forze residue. E’ finita anche quell’estate sono iniziate di nuovo le lezioni. Quando ho rivisto Davide mi è venuto da piangere, e sono dovuto andare a nascondermi in bagno a piangere, a dirotto … era troppo bello, quei suoi capelli biondo scuri appena mossi, quei suoi profondi occhi castani, le sue manie, le sue gambe. Dio mi era mancato all’esaurimento … Allora non capii se fosse stata la pena per i miei occhi rossi o per i chili persi o per l’espressione del mio volto o se durante l’estate qualcosa fosse cambiato anche per lui ma mi venne vicino, mi salutò e mi chiese se avevo tempo che doveva parlarmi, da soli per un po’ … si, sicuro amore mio, ho pensato ma ho solo annuito. Dopo l’ora di fisica sono andato a casa sua. Abitava vicino alla facoltà in un appartamento con altri due studenti. Mi ha offerto una birra e poi siamo andati in camera sua. Fino all’ora eravamo sempre rimasti in silenzio, senza guardarci, entrambi incredibilmente impacciati ed imbarazzati, io ancora troppo dolente. Ha iniziato lui, faceva fatica, si inceppava, balbettava, mi faceva una gran tenerezza … non mi piaceva vederlo soffrire a quel modo ma se cercavo di sollevarlo anche solo un po’ con qualche parola vedevo che lui si incupiva e mi faceva segno di no con la testa, voleva parlarmi ed io dovevo solo ascoltarlo. Mi disse che era gay, lo sapeva di esserlo da quando aveva 11 anni e ci aveva sempre sofferto troppo, mi disse che si era innamorato di me fino dalla prima volta che mi aveva visto ma io ero davvero troppo per lui e poi ero sempre circondato da un sacco di ragazze che mi facevano il filo ed io ci stavo e si era pure informato (incredibile!! Lui con quella sua stra-assurda introversione?!?), e gli avevano detto che mi davo un gran da fare, insomma un puttaniere … e poi quando era iniziata quella cosa tra noi lui era convinto che fosse solo un mio gioco, uno stupido gioco per provarmi chissà che o forse solo per far passare il tempo e la noia e lui aveva troppa paura di quanto si stava innamorando di me e non ce l’ha più fatta. Era stata una scelta davvero difficile, ci aveva sofferto all’inverosimile ed ancora ci soffriva tanto eppure era giusto così ed io dovevo smetterla di fare quel gioco con lui, dovevo rispettarlo, lui ed i suoi sentimenti, mi disse “ti prego Federico”. Io non sapevo che dire, lo ascoltavo e mi sentivo sempre più confuso non capivo affatto se dovevo essere felice o disperato. Poi Davide ha smesso di parlare e se ne stava in piedi a testa bassa, zitto a guardarsi i piedi ed io pure zitto a guardarlo e non capivo, davvero. Il silenzio è diventato pesante, per davvero sembrava di sentirselo addosso. Era insopportabile. Davide mi ha guardato solo per un attimo e poi ha detto “ecco, è tutto lasciamoci così, in amicizia, anche se non c’è e non potrà mai esserci, senza rancore ma lasciamoci perdere, è meglio.” Io mi sono sentito ghiacciare, ho detto va bene, come vuoi. Mi ha accompagnato all’uscita … io l’ho guardato e gli ho chiesto se potevo abbracciarlo, si, almeno una volta … ha scosso il capo, ha detto no ma poi mi ha preso la mano … io l’ho stretto tra le braccia forte così forte, ci siamo fatti quasi male … tremava e continuava a ripetermi Federico non ferirmi, ti prego non ferirmi … io gli ho detto Davide io ti amo.
Ora è da 12 anni che stiamo insieme e da 11 che conviviamo. Io ho perso tutti miei amici e la mia famiglia non mi vuole vedere, non mi parla più, mi ha tagliato i fondi ed ho lavorato per poter finire gli studi, ci ho messo un po’ di più ma ce l’ho fatta. Ce l’abbiamo fatta sia io che Davide. Tanti sacrifici e lavori impossibili, tanta fatica ma non importa, davvero, perché ora ho nuovi amici e sono una famiglia: io e Davide. Viviamo dignitosamente seppure di precariato e se anche mi offrissero di più ma lontano da lui, io non vorrei e per lui è lo stesso. Ma per lui se me lo chiedesse lascerei tutto quanto ho ricostruito con tanta fatica e inizierei da capo, per lui. Non ho ancora capito cosa sono in realtà se gay o bisessuale o chissà che altro. Con Davide facciamo l’amore in modo appagante e completo, io lo amo con tutto me stesso, lui è la gioia della mia vita me la motiva e me la riempie. Ho conosciuto tanti ragazzi anche gay, alcuni ci hanno anche provato con me ma non mi dicono nulla, d’altra parte neppure le ragazze non le guardo più … forse è solo che sono troppo innamorato del mio Davide e gli altri non li vedo più … Comunque non mi faccio molte domande che senso ha doversi a tutti i costi imporre una etichetta? Io mi sento semplicemente come Federico che ama Davide.
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lunedì 31 dicembre 2007
COME NASCE UN AMORE GAY – seconda parte
Allora riprendo da dove avevo lasciato... Uno che la sente fino a lì che pensa? Questi l’indomani vanno a letto insieme! ... E invece no! Sai che mi combina questo? ... - e dai, e che sto dicendo... - Si fa venire le crisi pazzesche, nemmeno mi dice niente... piglia e sparisce! Io lo chiamo al cellulare e non mi risponde. Gli mando una marea di sms e non mi risponde. Gli mando 20 mail al giorno e non mi risponde... ma m’ha fatto stare proprio male questo... mah lasciamo perdere! Insomma gli erano prese le crisi di coscienza... esattamente! Non è che lui non si sentisse attratto, magari se non si fosse sentito attratto ci sarebbe pure stato per punirsi... No! Lui si sentiva attratto eccome... ma la cosa proprio non riusciva a mandarla giù -“Io gay? Ma quando mai... sì una fantasia capita... ma solo quello...”- ... Diciamo che lui magari all’idea che gli piacevano i ragazzi c’aveva pure fatto l’abitudine... ma a modo suo! ... - Sì... e dai! - ... Lui i ragazzi li guardava e ai ragazzi ci pensava... ci pensava e basta! Hai capito! ... cioè, scusa eh... ma chi è che se vede un ragazzo che gli piace alla fine non si masturba fantasticandoci sopra? ... lui no! Non lo faceva mai! ... o quasi mai... quando lo faceva gli pareva che avesse ammazzato qualcuno... si andava a confessare, al prete gli diceva solo che s’era masturbato... ma che stava pensando a un ragazzo non glielo diceva mica... Adesso, quando gli succedeva, poi la cosa moriva lì... perché erano tutte cose di fantasia... ma io c’ero... insomma per tutto il tempo che abbiamo fatto il conto alla rovescia fino agli esami, in biblioteca, lui a me mi guardava solo, e pure poco, però s’era messo in mente che l’amore che provava per me non lo doveva sporcare col sesso! ... Proprio così! ... insomma lui per tutto il periodo che avevamo passato insieme, se si può dire così, prima della storia dell’abbraccio fuori dalla macchina, saranno stati una ventina di giorni almeno, non s’era mai masturbato pensando a me! Sì è così! ... Io invece... che te lo dico a fare... stavo sempre lì... ma lui pensava che così mi offendeva, che voleva dire che non mi amava veramente... insomma cazz... del genere! Vabbe’ io manco lo sapevo... e come mi poteva passare per la testa una cosa simile... Mo’ ti dico quello che era successo... perché tanto lui non te lo direbbe mai... la sera dell’abbraccio se ne torna a casa e si masturba pensando a me! ... E gli è piaciuto pure! ... e poi... - me l’ha raccontato lui, ma me l’ha raccontato serio serio -... poi si sentiva uno disonesto... non si sentiva degno di me... mannaggia, se avesse saputo quello che combinavo io! ... Vabbe’... lo vado a spettare sotto casa sua... giorno e notte eh! ... Ho pensato di tutto... che avesse avuto un incidente... magari che i genitori c’avessero visto dalla finestra... ma mai mi sarei pensato le cose come stavano veramente... Mi fa aspettare sotto casa sua due giorni e due notti intere... - poi m’ha detto che mi vedeva da dietro una finestra e lo sapeva che stavo là - ... insomma, al terzo giorno gli ho fatto pena... ha detto: “Questo se no... me lo trovo imbalsamato qua sotto” ... insomma è sceso... Io stavo in macchina al freddo, mezzo rintontito... mi bussa al vetro e mi fa cenno che vuole salire... a me non mi sembrava vero... Ho pensato: “Questo s’è deciso!” ... Ero stravolto un po’ dal sonno, un po’ dal freddo ma pure dalla felicità... Si siede, serio serio, che gli avrei spaccato la faccia... e mi dice tutte le cose che t’ho detto prima. Io pensavo: “Ma questo c’è o ci fa? Ma questo lo devono mandare proprio da qualche psicologo serio!” Lui andava avanti a raccontare con la faccia di uno che si sotterrerebbe dalla vergogna e manco mi guardava mai in faccia, non dico un sorriso, per carità. Io mi sono detto: “Ma che ci sto a fare qua con questo? ... e sono stato sotto casa sua due giorni e due notti! ... Ma io a questo lo mando dritto dritto a farsi fott...!”. E gli ho detto: “Senti a me di tutte queste stro... non me ne frega un cavolo, scendi e vattene!” Ma non voleva scendere e io mi stavo incaz... di brutto! In quel momento l’avrei menato... ma mi s’è messo a piangere e ha rivoltato completamente la frittata, m’ha detto che avrebbe fatto qualunque cosa per me, che si sentiva stupido, insomma cose così... poi se ne esce che se volevo poteva fare l’amore con me pure subito. E lo sai che gli ho detto io? “Bello mio, ma tu sei matto! ... così, dopo, se ti butti sotto al treno, la colpa è pure la mia!”... C’è rimasto male, piangeva alla disperata... allora ho messo in moto e siamo andati a fare un giro. Ti giuro, non sapevo che fare, io uno così non l’avrei mai voluto, ma mi s’era attaccato proprio e la cosa mi piaceva pure... sai che tu dici: “Questo me lo svezzo io... questo non è mai stato con nessuno”... insomma non è mica una cosa da poco... Vabbe’, ce ne andiamo fuori città io non sapevo che fare... No! ... sul serio! Io pensavo: “A questo lo violento!”... ma mica per me, per lui! Guarda che l’ho pensato veramente... però, vabbe’, dato il tipo, la reazione un po’ mi spaventava... Però io lo volevo sciogliere un pochetto... insomma siamo stati tutta la giornata in giro... Era contento eh! ... e beh! ... e poi sai che mi dice: “Sono contento perché non c’hai provato!”... L’animaccia tua! ... poi m’ha guardato e m’ha detto: “Non t’arrabbiare... oggi sono stato benissimo...” e m’ha fatto pure un sorriso, che quando sorride... beh... insomma, valeva la pena... Allora io gli chiesto: “Ma senti attratto da me?” Ha cominciato a rispondere sul filosofico e io gli ho detto. “No! Aspetta! ... voglio sapere se ti senti attratto da me sessualmente...” E’ diventato rosso come un peperone e ha detto: “... anche sessualmente... sì” ... allora gli ho detto: “E allora oggi perché non ti masturbi pensando a me...” Questa battuta finale l’ha presa malissimo, non per la cosa in sé ma perché pensava che lo stessi prendendo in giro, gli si sono fatti gli occhi rossi e m’ha detto: “Tu queste cose non le puoi capire... non ti devi permettere di prendermi in giro, io sto facendo una fatica terribile per adattarmi a te e tu neanche lo capisci!” Gli ho chiesto scusa nel modo più sincero e mi sono sentito come se gli avessi dato una coltellata a tradimento. Mi ha detto: “Le scuse non sono necessarie... lo so che mi vuoi bene.” Io in quel momento ho pensato: “Io questo lo amo! Io a questo gli dedico la vita!” Volevo chiedergli qualcosa di lui, volevo capire qualcosa di più di quelle cose “che non potevo capire” ma non era il momento... Aveva capito che gli volevo bene ma non sapevo se mi avrebbe dato un altro appuntamento, non sapevo se chiederglielo io, avevo paura di andare troppo veloce... ormai mi sarei adattato ai suoi ritmi comunque... Insomma... per tutta la strada fino a casa sua mi sono chiesto come avrei dovuto salutarlo, cioè a che livello di ... insomma se gli potevo prendere la mano o gli potevo fare una carezza. Quando siamo arrivati sotto casa sua mi sentivo congelato... lui ha fatto un gesto che non mi sarei mai aspettato, mi ha preso la mano destra tra le sue e l’ha baciata... poi mi ha detto: “Ci vediamo domani all’università...” e m’ha fatto cenno di non scendere dalla macchina.
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sabato 13 ottobre 2007
A CACCIA DI RAGAZZI GAY ALL'UNIVERSITA'
Ciao ragazzi, vi vorrei proporre una questione che mi starebbe molto a cuore e che vorrei tanto capire come funziona: ma come si fa a capire se un ragazzo è gay? Cioè, voglio dire, io so benissimo di essere gay ma come faccio a trovare un altro ragazzo gay? I miei compagni, quando stavo al liceo, mi hanno sempre detto che loro un gay lo avrebbero riconosciuto lontano un miglio però loro sono sempre stati convinti che io fossi etero. Chissà perché gli omosessuali la gente se li immagina sempre strani... se sono strano io in effetti non so ma io credo di essere uno normalissimo, salvo per il piccolo particolare che mi piacciono i ragazzi. Non andrei mai in giro vestito in modo eccentrico o troppo colorato, ma non per timore di essere beccato, ma perché queste cose non le capisco...Mi hanno detto, sempre gli amici miei... amici, insomma, non esageriamo, diciamo i compagni miei, che i ragazzi gay sono effeminati... ma io mi chiedo se credono ancora alla befana... Mi hanno detto che i ragazzi gay si appiccicano sempre a tutti i ragazzi... adesso, io sono gay e di questo non ho il minimo dubbio, ma non è che per questo corro appresso a tutti i ragazzi che incontro, quelli che mi piacciono potranno essere l’1% e anche meno, gli altri non mi fanno né caldo né freddo e anche a quelli che mi piacciono non mi appiccicherei mai... e poi che significa appiccicare? Significa contatto fisico? Se è così non mi attira proprio... non che non mi attiri il sesso... ma il contatto fisico “rubato” non è mai stato la mia specialità. Non è il fatto di toccare un ragazzo che conta per me ma il fatto che lui voglia farsi toccare da me e io da lui... se non c’è un contatto emotivo il reso non ha senso... Vabbe’ ma adesso non è questo è il punto... dove lo trovo io un altro ragazzo gay, io ho cominciato l’università da pochissimo... ci sono dei ragazzi da schianto e pure simpatici ma che posso fare per non prendere toppe tremende? Io cerco di osservare i loro comportamenti, quelli che civettano un po’ troppo con le ragazze li scarto, quelli che assumono atteggiamenti troppo sdolcinati li scarto lo stesso, non so se sono gay, ma se lo sono non mi interessano lo stesso... a me piacciono i ragazzi comuni e qui è pieno... non mi piacciono i capelloni, gli atteggioni, i modaioli... quelli tipo: faccio tutto io, quelli che dicono sempre io, io... e non mi piacciono nemmeno quelli sfacciati che chiacchierano di sesso con troppa facilità... quanto a come vanno vestiti... be’ non mi piacciono quelli che portano i pantaloni larghi anche perché così non si intuisce nulla, tanto avete capito, non mi piacciono quelli smutandati, come va adesso, mi piacciono i ragazzi in jeans, meglio se aderenti, ma non troppo, in jeans e camicia, che quando ti passano vicino senti proprio l’ondata del calore fisico che emanano... camicia chiara, colletto aperto, perché è più sexy... ma vanno bene anche pantaloni classici e pullover, la cravatta mi sembra un po’ snob... poi devono essere ben rasati, coi capelli non troppo lunghi, se sono corti è meglio, possibilmente con la pelle molto chiara, con i capelli biondo scuro, lisci o lievemente ondulati... mi piacciono i ragazzi con le mani grandi, forti, ben curate. Non sopporto i ragazzi trasandati, quelli che vanno in giro con le mani sporche, con e unghie nere o non tagliate e lunghe... non mi piacciono i baffi, le barbe le sopporto... quanto agli occhiali... be’ quelli fanno più intellettuale, diciamo che mi sta bene se se li mettono solo in certi momenti... perché li preferisco senza occhiali... se applico tutti questi criteri di selezione, di ragazzo che mi interessa veramente non ne resta nemmeno uno... però a questi criteri ci rinuncerei (non proprio a tutti) se il ragazzo fosse gay... Adesso però mi viene in mente un’altra cosa... io due ragazzi gay li ho conosciuti... mh! Non erano molto entusiasmanti... non erano proprio brutti ma con quelli bellissimi che vedi sui siti non c’era proprio nessun paragone possibile... io mi accontenterei di uno un po’ meglio di quei due, nemmeno tanto, ma un po’ meglio sì... va bene sapersi contentare però... se ci devo fare l’amore preferisco farlo con luce accesa e guardarlo il ragazzo con cui sto ma se è brutto mi tocca farlo a luce spenta... almeno non mi spavento... Insomma uno che attacca bottone con un ragazzo come me potrebbe essere gay? Perché di ragazzi carucci che attaccano bottone con me ce ne sono parecchi... l’ideale sarebbe vedere quando parlano di sesso... quando andavo al liceo c’era il fatto che potevo vedere come si comportavano con le ragazze, qui all’università sono molto più abbottonati e non li vedi mai all’opera e allora i dubbi ti vengono... accidenti se ti vengono. I ragazzi gay sorridono più dei ragazzi etero? Ci vorrebbe una statistica seria... I ragazzi che piacciono a me sono soprattutto gay? ... magari! Ma ho tanto l’impressione che non sia così per niente... e se fossi condannato a innamorarmi solo di ragazzi etero? ... pensa che supplizio! Vedere e non toccare... terribile! ... però mi sa che va a finire proprio così... ah! Un criterio c’è... ragazza sì/ragazza no! Cercare di andare sull’argomento e vedere come reagiscono... però un momento! Se parli troppo di ragazze e loro sono gay se ne scappano di corsa... primo comandamento: mai passare “troppo” da etero! Questa me la scrivo... poi forse un altro sistema c’è, ma non è fatto di discorsi o di osservazioni ... si tratta dello scambio di occhiate... mh! Lì sbagliarsi è più difficile, se il contatto c’è c’è, però una cosa del genere è pure pericolosissima in pratica c’è il rischio sputtanamento... rischio molto concreto e da evitare... Domani ne provo una, arrivo prima che entrino gli altri e scrivo sulla lavagna: se sei gay aggiungi una crocetta... e vediamo che cosa succede... magari è utile a livello statistico... Ma guarda tu che cosa si deve fare per non restare digiuni del tutto!
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