domenica 5 marzo 2017
UN FIGLIO FORSE GAY
venerdì 1 febbraio 2013
NASCITA DI UNA COPPIA GAY
mercoledì 22 settembre 2010
COMING OUT SI E NO
martedì 2 giugno 2009
COMING OUT NEL MERIDIONE
Pubblico qui di seguito una mail che ho ricevuto il 2/5/2009.
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Ciao Project,
ho vent’anni, sono gay e meridionale. Ho detto tutto. A casa mia era un inferno, i miei insistevano perché mi mettessi con una ragazza o almeno mi facevano capire che sarebbe stato normale farlo perché pensavano che io non lo facessi per timore di chissà che cosa. Mi sono sentito così soffocato che ci ho provato ma mi sono sentito in trappola e non poteva andare avanti così. In più avevo un amico che mi piaceva moltissimo e che si comportava con me in modo molto disinvolto, in pratica me ne ero innamorato già da un anno ma ovviamente non potevo dire nulla. Sono arrivato a un livello di asfissia tale che a un certo punto non ce l’ho fatta più. Ho detto alla ragazza che ero gay e al ragazzo che mi ero innamorato di lui. All’inizio mi sembrava di avere fatto la cosa giusta. Lei probabilmente si era dovuta mettere con me per pressioni della sua famiglia e mi considerava più in peso che altro, lui all’apparenza aveva reagito bene, almeno i primi tempi. Per me era ovvio che una confidenza di questo genere dovesse rimanere assolutamente privata ma non è stato così. Nel tempo di un mese tutto il paese mi guardava strano anche se nessuno diceva niente. Lui era sparito e anche lei. I miei sono venuti a sapere della cosa dal pettegolezzo generale e se la sono presa a morte con me non perché sono gay ma perché mi sono messo in una situazione insostenibile e non mi sono prima consigliato con loro. Coi miei però le cose sono cambiate in modo sostanziale, in pratica mi considerano come una specie di vergogna per la famiglia anche se mi tollerano: “Noi ti vogliano bene anche se sei così!” dove quell’anche dice tutto. Ho passato un anno di inferno. Mi ero iscritto all’università ma non ho combinato nulla, avevo proprio paura di andare a lezione perché mi guardavano strano. Insomma, la faccio breve, dopo tanta insistenza sono riuscito a convincere mio padre a mandarmi a Milano da mia zia, a partire da settembre, per ricominciare l’università lì, lontano dal sud e soprattutto in un ambiente dove potrò cominciare tutto da capo. Adesso non voglio pensare all’essere gay o a cose del genere e soprattutto non ne voglio parlare con nessuno, adesso voglio studiare, voglio laurearmi. Non so se troverò mai un ragazzo ma la mia sicurezza non la voglio costruire sulle spalle di nessuno, devo essere capace di andare avanti da solo, se ci sarà un ragazzo come lo voglio io bene, ma se non ci sarà dovrò andare avanti lo stesso. E poi non voglio colorire di gay tutta la mia vita, c’è anche il lavoro che è fondamentale e che non ha nulla a che vedere con l’essere gay. Non posso pretendere che gli altri mi accettino come gay, non è una questione loro e non mi posso fare condizionare oltre dalle loro reazioni, quindi devo evitare qualsiasi riferimento a cose gay.
Project, non sai quanto mi ha aiutato il tuo Progetto Gay. Io non voglio dipendere da nessuno e meno che mai dall’idea di essere gay, lo sono, è vero, ma sono anche tante altre cose e l’essere gay deve essere una cosa mia e, se lo troverò, del ragazzo che mi vorrà bene, gli altri li voglio lasciare fuori della porta.
Adesso aspetto che arrivi settembre facendo il conto alla rovescia. Con l’università ho perso un anno ma non ne voglio perdere due!
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Se volete, potete partecipare alla discussione su questo post aperta sul forum Progetto Gay:
http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=18&t=262
lunedì 19 maggio 2008
COMING OUT SI O NO
Dedico questo post al coming out. Parlando il 9 Maggio con Maurizio, un ragazzo 22enne della provincia di Mantova, ho avuto modo di affrontare con lui il problema del coming out ma le nostre posizioni alla fine di una chat di oltre tre ore sono rimaste sostanzialmente lontane. Confesso che ci sono rimasto male. Maurizio il 12 Maggio mi ha scritto una mail estremamente diretta alla quale ho risposto lo stesso 12 Maggio. Maurizio mi ha scritto di nuovo ieri pomeriggio e mi ha autorizzato a pubblicare le tre mail.
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Ciao Project,
Mi sa che lunedì sera ci sei rimasto malissimo e mi dispiace, però ci sono rimasto malissimo anch’io e ti devo dire chiaramente quello che penso. Secondo me tu non sei adatto al dialogo coi ragazzi, forse sei troppo grande, vieni da un mondo che è lontano dal nostro e soprattutto hai delle posizioni troppo rigide che qualche volta non sopporto proprio, certe volte ragioni come un prete, per te ci sono le cose assolute e poi un ragazzo si vuole sentire libero almeno quando viene in un sito gay. Dico, ma se non mi sento libero nemmeno qui allora devo stare sempre a zero? Parlo con te ma tu non mi dai una spinta positiva, mi metti sempre in guardia verso questo e quello, mi metti in testa un sacco di dubbi e non mi risolvi nessun problema. Ce l’hai un po’ l’atteggiamento da predica, tu vuoi essere paterno, ma no! Di padre me ne basta uno! Che già non sopporto nemmeno quello. Tu in effetti quello che vogliono i ragazzi non lo capisci. Noi vogliamo essere liberi, anche nel sesso, ma perché no? Con questa storia delle malattie tu vorresti che i ragazzi al sesso non ci pensassero proprio. E invece no, io ci penso eccome. Sì innamorarsi, anche, va bene, ma quando non succede che c’è di male a fare sesso anche solo per divertirsi. Mannaggia, quando l’ho detta questa cosa sembrava che ti cascasse il mondo addosso, ma che avrò detto? A me sembra ovvio che sia così a te no! E non ci capiamo. Ma la questione di fondo è un’altra. Io c’ho messo anni a decidermi al coming out, te ne parlo perché mi aspetto un ok, una spinta positiva e invece che cosa mi trovo? Una serie infinita di se, di ma e di però. Per fortuna che non mi faccio smontare da nessuno e nemmeno da te perché se no mi dovrei andare a rintanare e a vivere come i topi di fogna. Ma no! Io voglio la luce! Io voglio vivere! Se la gente della tua generazione si andava a nascondere perché non aveva le palle per farsi valere, beh, sono affari di quelli della tua generazione. Io nelle fogne ci ho vissuto troppo tempo, adesso basta! Alle cose che mi hai detto ci ho pensato, e ci avevo pensato anche da solo tante volte, ma mi sembrano tutte stronzate. Io non ho paura della gente! La vita mia me la voglio gestire come mi pare. Project! Riciclati se vuoi sopravvivere, lasciale perdere le cose vecchie e cerca di capire quello che i ragazzi vogliono veramente e soprattutto cerca di capire che siamo nel XXI secolo e che oggi non ha senso ragionare come ragionavi tu 40 anni fa. Onestamente mi dispiace se ti sei arrabbiato perché in chat mi sono dimenticato chi sei e quello che fai e poi tu sei più vecchio di mio padre e non ho il diritto di mancarti di rispetto e ti chiedo scusa. Non avercela con me, ma siamo di generazioni troppo diverse e forse non ci possiamo capire. Ti stimo come persona ma il tuo modello di vita gay, secondo me, è troppo rigido e astratto.
Maurizio
p. s. se mi rispondi mi fa piacere
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Caro Maurizio,
ti ringrazio della tua schiettezza, su tante cose penso tu abbia ragione e cercherò di fare tesoro di quello che hai detto e te lo dico con la massima sincerità, e poi, se tu avessi voluto mandarmi a quel paese avresti potuto farlo benissimo e non mi avresti scritto più. Quando hai chiuso la chat ci sono rimasto proprio male come prendere uno schiaffo in faccia. Non perché vedi le cose in modo lontano dal mio ma perché sul momento mi è sembrato che tu volessi fare di tutto per capire il contrario di quello che stavo dicendo, dando per scontato che fossero tutte e solo cose assurde e rimanenze di mentalità sorpassate. La tua ultima mail richiederebbe un commento speciale ma l’argomento che mi sta a cuore è un altro, è il tuo coming out. Hai detto che lo farai e lo hai detto quasi per stizza contro di me. Se vuoi dammi pure uno schiaffo, ma lascia perdere l’idea balorda di fare il coming out per vendetta contro qualcuno. Non è una sfida. Se mi dici che sono un vecchio che non capisce, beh, ti posso anche capire, ma per carità lascia stare l’idea del coming out che per te sarebbe la più grande sciocchezza. Non sono io che lo dico ma l’hai detto tu stesso, quello che ha detto tuo padre nei confronti di quel tuo parente, Massimo, le reazioni di fronte al film di Buzzanca, i gesti di stizza e i commenti nei confronti di Fabrizio, dopo tutto il casino che era successo a scuola e il fatto che aveva considerato folle l’idea che tu continuassi a vederlo. È vero che sono passati tre anni, però tu Fabrizio l’hai visto qualche volta solo di nascosto. E poi, per parlare di adesso, tu Andrea a casa sua non l’hai mai fatto venire proprio per evitare che tuo padre vi vedesse insieme e perché avevi paura che Andrea sentisse le cose che tuo padre dice sui gay, a livello di battuta è vero, ma di battuta molto acida. Ma credi veramente che tuo padre cambi cervello perché gli dici che sei gay? Ma non ha proprio senso! E se reagisce male (cosa praticamente certa) tu che fai? Te ne vai da casa? Ma come? Ma dove? Con quali quattrini? Oppure resti a casa e puoi capire anche in quali condizioni? Tu dici che io ti voglio fare vivere nelle fogne, ma lo capisci in che situazione ti andresti a cacciare? Secondo me no! Scusami la cattiveria, ma stai giocando al martire, al tanto peggio tanto meglio, apri gli occhi e ragiona! Io te lo dico perché sei ancora in tempo, perché, dopo, i rimpianti sono inutili! Maurizio, ho gradito moltissimo la tua mail che per me significa che qualche cosa da dirsi c’è e penso molto più di qualcosa. Te lo dico con la massima partecipazione: non fare stupidaggini! E sappi che ti vorrò bene lo stesso qualunque cosa tu faccia. Un abbraccio!
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Ciao Project,
Oggi ero decisissimo, ci avevo pensato moltissimo, mio padre è venuto a casa prima e un discorso l’ha fatto lui a me, mi ha chiesto “Quando ce la fai conoscere?” Lui dà per scontato che sono etero e che ho una ragazza ma non ne parlo mai a casa perché non li voglio coinvolgere. Mi ha detto che ne ha parlato con mamma e che loro mi darebbero anche un appartamento “il più vicino possibile a casa nostra” perché così potremmo restare vicini. Mi sono sentito totalmente spiazzato. Io pensavo che in un modo o nell’altro avessero capito qualcosa, ma non hanno capito niente e io adesso mi trovo in una situazione da incubo. Andrea mi fa pressione, il vero motivo era lui, Project, io non volevo farlo per fare il contrario di quello che dicevi tu ma solo perché Andrea insisteva troppo, ma lui non capisce, perché per lui è stato facile e su questo io rischio di rompere con Andrea perché lui pretende da me un comportamento senza capire che per me sarebbe disastroso e a me che Andrea ragioni così in modo teorico non piace per niente. Ti posso dire che la faccenda del mio coming out probabilmente seppellirà la storia con Andrea perché certe volte non lo sopporto perché non capisce proprio i miei problemi. Mannaggia, non avrei mai pensato che la storia con Andrea potesse finire in un modo così misero, ma ormai mi sembra che la strada sia quella. Project, ti trovo stasera dopo le undici? Ho bisogno di sfogarmi un po’. Dopo la chat brutta dell’altra volta e dopo la mia mail pensavo proprio che mi avresti scaricato di netto e invece mi hai risposto, tu pensa che io di mio padre ho paura, fai il confronto e poi capisci quanto conti per me. Ti chiamo dopo le undici, anche dopo mezzanotte, ma ti chiamo oggi!
Un abbraccio.
Tuo Maurizio
Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28081369
venerdì 28 marzo 2008
COMING OUT IN CHAT
...
- Marco scrive:
ma fai discorsi un po’ strani
- Luca scrive:
perché?
- Marco scrive:
mah... non lo so... questo amico per te mi pare che conta veramente molto...
- Luca scrive:
sì effettivamente sì... ci conosciamo da anni, ci diciamo tutto...
- Marco scrive:
ma tu ce l’hai una ragazza?
- Luca scrive:
no...
- Marco scrive:
e perché no?
- Luca scrive:
beh...
- Marco scrive:
ma che significa beh?
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
oddio non sarai mica gay...
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
mannaggia mi dispiace
- Luca scrive:
che cosa ti dispiace?
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così...
- Luca scrive:
Dai, dimmi quello che pensi veramente
- Marco scrive:
mah... che ti posso dire... non è che mi sento in imbarazzo ma non mi era mai capitato prima e poi con te non me lo sarei aspettato proprio, mi dispiace, che ne so... boh... mannaggia non so che dire... però mi sento in imbarazzo... no, magari no, boh... non lo so...
- Luca scrive:
dai, parla chiaro...
- Marco scrive:
insomma io me l’aspettavo, cioè l’avevo capito subito...
- Luca scrive:
ma un secondo fa hai detto esattamente il contrario...
- Marco scrive:
no, vabbe’ che c’entra, mannaggia quanto sei suscettibile... non me ne passi una...
- Luca scrive:
oh... Marco... se vuoi chiudiamo pure subito...
- Marco scrive:
e perché?
- Luca scrive:
beh...
- Marco scrive:
ma che significa beh?
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
ma io non c’ho niente contro i gay, stiamo tra persone civili... se tu sei fatto così... che ti posso dire... ok, va bene... basta che magari non mi corri troppo appresso...
- Luca scrive:
ma l’ho mai fatto?
- Marco scrive:
no... si vede che sono uno scorfano...
- Luca scrive:
ma dai!
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così... una battuta stupida... pero, seriamente che cosa pensi di fare?
- Luca scrive:
in che senso?
- Marco scrive:
non lo so... andare da uno psicologo... vedere se si può fare qualche cosa...
- Luca scrive:
cioè?
- Marco scrive:
mah... non lo so... ma che vuoi stare così? Se c’hai problemi con le ragazze ho sentito che qualche cosa si può fare, ti puoi fare dare il viagra...
- Luca scrive:
ma tu lo sai che cos’è un gay?
- Marco scrive:
è uno che quando sta con una ragazza non gli si drizza, ma non ti devi fare condizionare da queste cose, io penso che qualche cosa si può fare... se trovi il medico giusto la risolvi e poi a puttane c’andiamo insieme... bella Luca!
- Luca scrive:
no... mi sa che non hai capito bene... io non sono impotente...
- Marco scrive:
e allora che è? Se con una donna ti si drizza tu ci stai e via... e secondo me non sei nemmeno gay... questa cosa adesso te la sei messa in testa così come una fissa... ma mi sa che è una grande stronzata...
- Luca scrive:
beh... no... io voglio stare coi ragazzi... me ne innamoro proprio...
- Marco scrive:
ma che significa? Ma non è possibile? Ma come fai? Non c’ha proprio senso... sarebbe come se io pensassi di innamorarmi di te ma è pazzesco...
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
oddio mo’ che è successo? Ti sei offeso? ...
- Luca scrive:
no... tanto al fatto che nessuno capisce un cavolo ci sono abituato...
- Marco scrive:
ma che dovrei capire, dai! Non dire stronzate! ... Te ne faccio conoscere una io che quando la vedo vado subito in tiro... quando stai là non ci resisti... Basta che la vedi che ti passano tutte le fantasie stupide... Luca, dai... sono stupide...
- Luca scrive:
mah... Se dobbiamo andare avanti così è meglio che chiudo...
- Marco scrive:
ma che... pensi veramente di essere uno di quelli... Luca!! Tu con quella caz.. di gente non c’hai niente da spartire, te lo dico io! Ma non l’hai visti che attrezzi che sono? Sono patetici...
- Luca scrive:
ti lascio, va... è meglio... ciao
- Marco scrive:
aspetta! Caz.. ! Ma dove vai! Buono! Non ti mangio mica... mannaggia quando uno vuole aiutare un amico alla fine becca solo cazzotti!
- Luca scrive:
scusa, scusa, ma non voglio essere aiutato... voglio rimanere quello che sono punto e basta!
- Marco scrive:
secondo me non sai nemmeno quello che dici... vabbe’ oh... vuoi fare così? Fallo! So’ cavoli tuoi! Ma chi te se caca più a te! Vuoi essere una merda... e allora ti trattano come una merda... è giusto no?
- Luca scrive:
Ciao
Luca chiude la chat
Marco riapre la chat
- Marco scrive:
Oh! Guai a te se mi richiudi la chat in faccia! Mi fai incazzare di brutto... ma c’hai proprio un caratteraccio... vabbe’, vuoi dire che sei gay... come ti pare a te! Vuoi essere stronzo.. Fallo!
- Luca scrive:
se ricominci spengo tutto... Marco se non c’hai manco un minimo di rispetto vattene a quel paese e basta!
- Marco scrive:
vabbe’, scusa, scusa... ma seriamente da uno psicologo perché non ci vai? Che quello ti tira fuori... - Luca scrive:
ma che cavolo dici!
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così... ma tu che cosa pensi di fare?
- Luca scrive:
ma che devo fare? Niente!
- Marco scrive:
ma se dallo psicologo non ci vai questa cosa diventa una fissazione, mentre secondo me ci stanno tante cose da fare...
- Luca scrive:
ancora?
- Marco scrive:
va bene... c’hai ragione tu... facciamo finta che c’hai ragione tu...
- Luca scrive:
Marco mi sono stufato di sentire stronzate...
- Marco scrive:
oh! pure io mi sono stufato... e quelle che hai detto tu sono molto più stronzate delle mie...
- Luca scrive:
non ne posso più... Marco basta! ... ma perché t’ho fatto questo discorso... non ne posso più... lasciami in pace!
- Marco scrive:
e no! Se no gli amici a che servono? ... a te t’è venuta in testa una stronzata e io te la devo fare passare dalla testa... tutto qua... Ma a Sandro gliel’hai detto?
- Luca scrive:
no! ... ma perché glielo dovevo dire?
- Marco scrive:
no, così... siccome pure lui mi sembra un po’ stranetto...
- Luca scrive:
ma che cavolo dici?
- Marco scrive:
Beh... io te l’ho detto... tanto tu fai sempre di testa tua...
- Luca scrive:
io l’ho detto a te e ho fatto male perché mi stai trattando in modo assurdo e manco te ne rendi conto...
- Marco scrive:
ma lo sai che Sandro pensava che ti poteva portare pure a te da quella che t’ho detto prima... a lui ce l’ho portato...
- Luca scrive:
ma non era gay?
- Marco scrive:
beh... però lui c’è venuto... e mi sa che pure a te ti farebbe lo stesso effetto...
Luca chiude definitivamente la chat
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Se volete, potere partecipare alla discussione su questo documento aperta sul Forum di Progetto Gay:
http://progettogay.forumfree.net/?t=26507706
mercoledì 6 febbraio 2008
CHE COSA E’ IL COMING OUT?
In paesi di civiltà occidentale, come i paesi europei, gli USA o il Canada, la condizione dei gay non è legalmente discriminata ed esistono anzi norme contro le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. In questi paesi il coming out, più o meno limitato, è in sostanza realizzato da tutti i gay, per due ordini di motivi:
1) perché sentirsi accettati per quello che si è in famiglia, dagli amici, sul posto di lavoro e nei rapporti sociali è gratificante,
2) perché la ricerca di un compagno senza il coming out almeno parziale è praticamente impossibile.
1) Il coming out presenta una dimensione di rischio legata alla poca serietà o alla leggerezza della persona con la quale ci si confida, che può trasformare una confidenza che costa carissima a chi la fa in un vero segreto di Pulcinella.
2) Il coming out si attua gradualmente, cominciando col dichiararsi ad un amico del quale si ha la massima fiducia ed estendendo poi eventualmente il discorso ad altre persone in modo lento e molto meditato.
3) Spesso il coming out resta ristretto di un limitatissimo numero di amici fidati. Il coming out con i genitori è quasi sempre l’ultimo a realizzarsi. Il coming out in una dimensione sociale generale è assolutamente eccezionale.
b) Le razioni al coming out in ambiente sociale, in genere, non sono positive, le reazioni di pettegolezzo e di intromissione nella vita privata di chi si dichiara, in genere, aumentano dopo il coming out e, in ambienti dove predomina l’ignoranza, si corre il rischio dell’emarginazione e del ricevere una etichetta Gay, ritenuta spesso infamante, cosa che può comportare problemi sociali non piccoli.
lunedì 21 gennaio 2008
QUANDO I CANI AIUTANO I GAY
La seconda cosa è questa e la vedo con Davide. Lui è molto introverso e timido e con gli altri si imbarazza facilmente soprattutto quando li affronta da solo. Ma quando lui porta la nostra cagna al parco a giocare questi intoppi non ci sono più. Tra padroni di cani tutta l’attenzione, fateci caso, è focalizzata sul proprio e sugli altrui cani. Si ha un immediato e svagato argomento di dialogo e si instaurano facilmente dei rapporti umani se non almeno una bella chiacchierata. Ora non sto parlando di quelli che “usano” i cani per abbordare, e ce ne sono, parlo solo di persone che portano fuori il loro animale per piacere proprio e del cane. Anche a distanza di mesi a volte non ci si è ancora presentati e ci si individua con il nome del proprio cane. Davide torna a casa e mi dice sai il padrone di Molly mi ha raccontato, o la padrona di Winston dice …. o ancora Andrea di Sunny pensa … Io vedo chiaramente quando accompagno Davide al parco quanto lui sia a suo agio. Una volta ci hanno chiesto di chi era Nisa, la nostra cagna, e Davide ha detto Nisa è nostra. L’osservazione successiva è stata semplicemente che il ragazzo in questione si era accorto che quando Davide veniva da solo Nisa non lo sganciava mai ma di continuo tornava dopo una corsa a verificare dove stesse e si faceva fare una carezza quando eravamo assieme faceva la matta con gli altri cani e pure era disobbediente. Poi ha parlato di come anche in famiglia da lui il suo Sunny aveva un atteggiamento diverso con ogni componente. Dopo quella chiacchierata Nisa è diventata per Andrea e per altri che stavano ad ascoltare la Nisa di Davide e Federico. E scusate se come inizio è poco.
Mi piacerebbe sentire che ne pensate, che esperienze avete al riguardo su entrambi i punti e tutto quanto vi viene in mente.
Federico
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di Progetto Gay Forum]
sabato 12 gennaio 2008
ANCORA SUL COMING OUT: Venir fuori “per scelta” o “per forza di cose”
Sappiamo tutti cosa significhi infatti il termine “coming out”.
Per molti di noi rappresenta ancora un tabù, ma per altri è sinonimo di liberazione.
Beh, per me la concezione, di “coming out” è quella di poter venire allo scoperto con gente fidata, perché alle volte, se sei totalmente incompreso dai familiari come da chi ti circonda, ti senti quasi implodere qualcosa dentro, e senti così vivo il desiderio di condivisione della tua identità, che vorresti non dico dirlo esplicitamente, ma farlo almeno capire a chi vuoi bene veramente, proprio perché vorresti sentirti dire: “tranquillo, ci sono io, non sei solo e se avrai bisogno di me per un conforto, ci sarò”.
Più o meno per alcuni di noi, o almeno per me, è questo il desiderio di dichiararsi.
Magari molti preferiscono isolare la propria condizione senza infastidire gli altri, e forse anche questa è una valutazione ottima da fare, specialmente in un mondo bigotto in cui viviamo.
Perché magari spesso e volentieri si trovano contro un muro spesso di pregiudizi e incomprensioni, difficile da abbattere.
Ma alcune volte pensi “la vita è un rischio”, e se non rischiassi almeno per così poco, allora meglio rinchiudersi in una campana di vetro e vivere in stato vegetativo-apatico.
E dunque, volente o nolente, capita che fai questa mossa, che può avere riscontri positivi o negativi, a seconda delle circostanze e delle “mosse successive”.
Per chi è troppo scrupoloso come me, il coming out può rappresentare un aumento delle proprie paure; il timore di essere scoperti da persone che non vorresti o dalle malelingue è tanto.. E alle volte le parole fanno molto più male delle azione o dei singoli gesti…
Per non barricarsi nell’isolamento più totale capita di uscire con degli amici gay, più o meno visibili negli atteggiamenti o nei modi di fare, ma per me non è un problema. Non mi reputo per nulla un macho man, non mi giudico insospettabile pur non avendo comportamenti visibili, ma non provo alcuna vergogna ad uscire con persone come me. Siamo tutti esseri umani degni di rispetto, qualsiasi cosa si pensi. Ed isolare un amico solo per i suoi modi di fare è una delle più grandi cattiverie che possano essere commesse.
Ma purtroppo capita. Come capita anche che in una sera che esci innocentemente per scambiare due parole con un amico, tu incontri mezza città (e purtroppo o per fortuna sono un volto noto soprattutto in ambiente universitario).
Capita dunque di incontrare amici che da tempo hanno mangiato la foglia e, nonostante tu non voglia, dai soddisfazione alle loro ragazze di far capire che io sono come sono, e capita anche che il passaparola comincia….
Capita che certe persone come una vecchia ragazza che mi ero forzato di frequentare tempo fa per nascondere a me stesso la mia vera identità viene avvertita a tal proposito…
E capita che ti senti un po’ il mondo contro…
A conti fatti dunque, vi ho dimostrato che coming out o meno, i nodi vengono al pettine comunque. Ma se ci relegassimo ad avere paura perennemente del giudizio altrui, condurremmo una non vita in funzione degli altri.
Io ho già 24 anni, 6 dei quali persi in un cammino difficile verso l’autoaccetazione (dai 18 anni in poi).
Se volessi concedermi un po’ di serenità, dovrei cominciare a sbattermene del giudizio altrui e pensare a me stesso…
Forse sono stato fin troppo con la testa sulle spalle.
In fin dei conti, se esco o se mai dovessi avere una storia seria, non credo di dover dare conto a chicchessia…
Concludo con un aforisma che calza a pennello:
“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili...”
Beh.. chi non ha peccato, scagli la prima pietra….
Grazie a tutti e a presto.
Sonosempreio
venerdì 11 gennaio 2008
CORAGGIO GAY E COMING OUT – ESPERIMENTI DI NORMALITA’
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In questi giorni meditavo parecchio… sulle tante cose che stanno accadendo nel blog… sulle questioni della mia vita… sono sempre un po’ stordito per così dire. Troppe cose troppo importanti che accadono tutte in uno stesso momento… ti scuotono e ti lasciano inerme.
Vengo al sodo… credo di aver raggiunto una verità di fede per quanto ci riguarda in questi giorni. Ed è una cosa che è stata già spesso discussa… Ragazzi, insomma, sono sicuro al 100% che sia necessario uscire allo scoperto. Bisogna che impariamo a vivere quello che siamo alla luce del sole. Dobbiamo essere noi stessi i primi non solo a capire che non siamo topi di fogna ma ANCHE agire di conseguenza. So che Project in particolar maniera ha una visione piuttosto diversa da questa… ma ne sono assolutamente certo di quello che dico. E stavolta non sto facendo teoria: è difficile dirlo ai nostri genitori (spesso), è vero che finché abbiamo 21 anni, o 24 o giù di lì dipendiamo dalle nostre famiglie. Ma i nostri genitori non devono per forza sapere. Ben altra cosa per quanto riguarda gli amici, soprattutto per loro. I nostri amici devono essere i primi a saperlo. Avete paura che non accettino, che non capiscano… Se è così avete solo paura di non avere amici veri. Ma meglio accorgersene per tempo di queste cose. Questo vale per tutti: chi non ci accetta, chi non ci capisce semplicemente non è degno di starci vicino. Non ci sono toni di grigio in ste cose, solo bianco o nero. Ormai con la mia ex ragazza riesco addirittura a scherzare su un mio futuro ragazzo, ad esprimere a lei questo mio bisogno fortissimo. Certo sono fortunato… ma a volte le fortune bisogna anche meritarsele. L’altro giorno in piscina, nelle docce, parlavo con un mio amico del più e del meno, ma anche dei “problemi” legati alla mia omosessualità. C’era altra gente nelle docce e non ho parlato in codice o sotto voce… Ragazzi, una cosa dobbiamo capire. Abbiamo solo questa vita, ed è la nostra. Uscendo allo scoperto, uscendo dalle fogne, rischiamo di sicuro qualcosa non lo metto in dubbio. Rischiamo di passare dei momenti difficili. Ma perché, forse adesso, casi fortunati a parte, stiamo passando momenti facili? Vogliamo passare tutta la vita a nasconderci? Vogliamo passare tutta la vita a inseguire fantasmi perché tutti siamo ugualmente nascosti? Vogliamo continuare davvero a rovinarci la vita e a non viverla pienamente perché dobbiamo affrontare rischi e scottature? Secondo me il rischio maggiore è quello di rischiare di buttare nel cesso tutta la nostra vita stando nascosti. La società non cambierà mai atteggiamento nei nostri confronti, se noi stessi non gli imponiamo la nostra NORMALITA’ con l’evidenza dei fatti. Ma questa normalità non va solo teorizzata, va vissuta alla luce del sole! Prendiamoci le nostre precauzioni, non siamo avventati… ma non facciamo cazzate. Penso e ripenso al post “CIAO DISTILLATO 32 - GAY E PATOLOGIE DELLA SOLITUDINE”… la mia, la nostra risposta a tutto questo dovrebbe essere un esperimento di “normalità”.
Vi abbraccio tutti quanti
Ritter
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ho letto il tuo commento con estrema attenzione e ne sono rimasto colpitissimo. In qualche modo dici cose che sono in parte diverse da quelle che penso io, ma il fatto che tu le dica con quella determinazione mi ha messo in crisi e mi ha spinto a ripensate tutto il problema del coming out. Ci tengo a sottolineare che quello che tu dici mi sembra sicuramente la strada migliore ogni qualvolta questa strada è effettivamente percorribile. Non sono un difensore ad oltranza dell’idea di evitare il coming out quando un gesto del genere, presumibilmente, non porta a situazioni invivibili. Il coming out è una delle scelte più difficili per un ragazzo gay, che potrebbe anche essere la scelta migliore ma spesso non lo è, specialmente quando è un coming out pubblico o almeno a voce alta. E adesso mi permetto di dare sfogo ad un piccolo risentimento derivate dalla lettura del tuo commento... usi l’espressione “uscire dalla fogne” quasi ad indicare che chi non ha scelto di fare un coming out a voce alta ha scelto di vivere nelle fogne. Siccome non ho mai fatto un coming out a voce alta dovrei sentirmi uno che ha scelto di rimanere nelle fogne. Francamente questo linguaggio lascia pensare che tu veda in un coming out ad alta voce un atto di eroismo come se non dichiararsi fosse una colpa morale o una diminuzione di dignità e non una scelta prudente derivante da difficoltà ambientali valutate come insuperabili. Questa accusa (velata) di immoralità verso coloro che fanno scelte diverse francamente non la condivido perché può contribuire a far nascere in tanti ragazzi entusiasmi dei quali, specialmente in situazioni ambientali difficili, rischiano di doversi pentire amaramente. Probabilmente fai quello che fai perché ti trovi in una situazione favorevole, se è così il tuo comportamento è pienamente motivato, ma eviterei estrapolazioni a situazioni che possono essere oggettivamente e soggettivamente diversissime e insisterei sempre sulla prudenza, che deve portare all’assunzione di un scelta responsabilità nella piena consapevolezza dei rischi che dal coming out possono derivare. Riconosco comunque che il tuo commento non manca certo di inviti a pensare prima di agire e per questa ragione, salvo il riferimento alle fogne, sento di condividerlo nella sostanza. Non aggiungo altro. Ciao Ritter, credimi, leggere il tuo commento mi rianima e mi tira fuori da uno dei miei tanti momenti di scoraggiamento. Un abbraccio.
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Scritto da : v87 11/01/2008
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Scritto da Aster 11/1/2008 (inviato via msn per problemi di posting)
martedì 8 gennaio 2008
LETTERA A UN FIGLIO GAY
Caro Aldo,
perché te ne sei andato? Non è un rimprovero, è che ci dispiace proprio tanto. Io e tua madre non ci siamo comportati bene con te e ti chiediamo scusa, perché tu sei un bravo figlio e hai fatto sempre le cose come si deve e se quelle cose ce l’hai dette, l’hai fatto per non tenerci fuori dalla vita tua e noi te ne siamo grati. Certo c’hai preso alla sprovvista, lo so che tu pensavi che ce ne fossimo accorti ma ti giuro che non era così. Tu sei stato con Manuela per anni e noi ti vedevamo felice. Credimi, né a me né a tua madre era mai passato per la mente che tu non fossi felice e meno che mai che ti sentissi a disagio. Ti avevamo visto un po’ strano nell’ultimissimo periodo, noi Stefano lo conosciamo da anni, è venuto a casa nostra tantissime volte da quando era ragazzo ma tu stavi con Manuela e che Stefano fosse così importante per te non lo potevamo proprio immaginare. Aldo, tu ci potresti dire che questa lettera te la dovevamo mandare subito e invece abbiamo aspettato tre settimane, hai ragione e anche di questo ti chiediamo scusa, ma non sapevamo che fare, non sapevamo come comportarci. Quando te ne sei andato via in quel modo ci siamo rimasti malissimo e abbiamo pure litigato, tu madre mi accusava di non avere fatto il primo passo, però non l’ha fatto nemmeno lei. Con tua sorella non sapevano che dire, lei non ti vedeva e ci vedeva agitati e voleva capire, ma non le abbiamo detto niente e le abbiamo detto che perché te ne eri andato non lo sapevamo. Non voglio cercare scuse, ci siamo comportati male e basta, ma per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Noi di quelle cose non ne capiamo niente, sappiamo solo che tu sei un bravo ragazzo e che Stefano è un bravo ragazzo. Aldo, se vuoi, siamo disposti a chiedere scusa anche a Stefano. Lo so che abbiamo detto pure davanti a lui delle cose stupide che gli hanno fatto male. Ma tu perché non ci hai preparato prima? Perché ce l’hai detto davanti a Stefano? Lo so che per te così era la cosa giusta ma noi eravamo del tutto impreparati. Aldo, noi siamo disposti a qualunque cosa ma noi non ti vogliamo perdere perché ti vogliamo bene. Io non dico che devi tornare a vivere con noi, noi non ce lo siamo meritato, è vero, però io e tua madre non riusciamo a vivere se pensiamo che tra noi e te c’è ruggine. Aldo, sono tre settimane che non ti sei fatto più sentire, prima abbiamo sperato che tu lo facessi, ma tu non lo hai fatto e abbiamo pensato che forse ti abbiamo fatto troppo male. Aldo, noi abbiamo bisogno di te. Io è tua madre non ci diamo pace. Non ci togliere il piacere di avere un figlio come te solo perché siamo stati stupidi. Dacci un’altra possibilità. Aldo, papà e mamma ti vogliono bene e tua sorella senza di te s’immalinconisce. Ci basta anche solo un cenno. Ti pensiamo in continuazione.
Mamma e Papà
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Bergamo, 28 Marzo 1980
Cari mamma e papà,
ho letto la vostra lettera. Non ce l’ho con voi. Mi aspettavo un comportamento diverso, devo essere sincero, ma non lo potevo pretendere e forse non era nemmeno logico aspettarselo. Anch’io vi voglio bene, anche se mi costa molto dirlo adesso. Stefano vorrebbe che io venissi da voi almeno una volta e verrebbe anche lui con me, ma io non me la sento. Mi sono sentito a disagio. Passerà, ma adesso non voglio tornare a casa. Mi avete scritto cose belle ma non sono quelle che pensate, io questo lo so. Io non vi odio, vi voglio bene, lo so che non potete capire, non è una colpa ma è un fatto. Per favore non scrivetemi un’altra volta, se e quando ci riuscirò mi farò vivo io.
Anche se preferisco non rivedervi (sarebbe penoso per me e per voi) vi voglio bene lo stesso. Aldo.
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Bergamo, 15 Maggio 1980
Sig. Marco e Sig.ra Milena,
sono Stefano e sto facendo una cosa che non dovrei fare e che Aldo non mi perdonerebbe. Ho letto la lettera che voi gli avete scritto e la risposta di Aldo. Lui vi ha chiesto di non scrivergli di nuovo ma ha sperato che la cosa invece succedesse ma voi non l’avete più chiamato e c’è rimasto malissimo. Ha avuto l’impressione di essere stato abbandonato mentre della vostra presenza ha disperatamente bisogno. Tanto volevo dirvi. Stefano
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[I genitori di Aldo non lo hanno comunque richiamato, la risposta dura del figlio è sta probabilmente per loro un elemento determinante. Il rapporto di Aldo con Stefano è durato meno di due anni in termini di convivenza, poi Aldo e Stefano si sono separati pur mantenendo rapporti cordiali e continuando a frequentarsi di tanto in tanto, ciascuno dei due intendeva lasciare l’altro completamente libero perché la convivenza ormai era vissuta più che atro come un vincolo. Sia Aldo che Stefano hanno cercato alternative a vari livelli e, due anni dopo, quando Aldo aveva 29 anni e Stefano 31, la loro convivenza è ripresa, senza la passionalità dei primi tempi, ma sulla base del della schiettezza e del rispetto reciproco.]