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domenica 5 marzo 2017

UN FIGLIO FORSE GAY

Ho aspettato molto prima di scriverti, poi sono entrato in chat per vedere che aria tirava, ho visto che ti stimano anche se ti considerano come uno un po’ troppo vecchio per gestire una cosa del genere. Comunque ti prendono sul serio, ed è quello che mi interessa. Non sono una ragazzo ma un over 45 sposato e con figli ormai grandi (20 e 18). Mio figlio grande studia Ingegneria, ha una ragazza fissa ormai da un bel po’ e lo vedo tranquillo, il piccolo (chiamiamolo Enzo) tra finendo il penultimo anno dello scientifico ed è da un po’ tempo (almeno due anni) che ho l’impressione che stia prendendo una brutta strada. Sinceramente non lo vedo bene, è sfuggente, aggressivo, manda la scuola in rovina e non perché gli manchino le capacità, ma quasi per partito preso. Faceva molte assenze, allora con la scuola abbiamo cominciato a tenere le assenze sotto controllo e lui ha ricominciato a frequentare, ma quando ci sono i compiti in classe consegna il foglio in bianco, anche il compito di Italiano e quello di Inglese dove certo non ha problemi di nessun genere. Non ho l’impressione che tra lui e professori ci siano motivi di attrito, lui non ce l’ha con loro e loro non sanno che cosa fare. Adesso è maggiorenne e sta moltissimo tempo fuori casa, mangia fuori casa, spesso sia a pranzo che a cena, mi chiede soldi e li chiede anche alla madre che glieli dà senza dirmi nulla, ma in fondo i soldi che chiede non sono poi molti e non penso che ci compri cose strane. Io temo soprattutto i suoi amici, che non conosco e che lui si guarda bene dal farmi conoscere. In tutta questa storia c’è un solo fatto positivo, Enzo va d’accordo col fratello, che lo copre e quando vede preoccupati me o la madre cerca di minimizzare i rischi e dice che ormai Enzo è grande e che lo dobbiamo lasciare solo. Project, tu ti chiederai perché sto scrivendo a te e qui c’è bisogno di chiarire alcune cose. Enzo non ha e non ha mai avuto una ragazza, non parla di ragazze, non parla di cose del genere nemmeno col fratello, ed è strano che un ragazzo di 18 anni, che è anche un bel ragazzo, non abbia una ragazza, non dico che cerchi lui una ragazza, ma è strano che nessuna ragazza gli stia appresso. Tutto questo, lo capisco bene, non significa niente. Lui ha un suo PC ma mi sono imposto di non metterci il naso, ma penso che sarebbe comunque impossibile perché secondo me Enzo ha preso tutte le precauzioni perché questo non accada. Col grande abbiamo parlato anche di profilattici, e anche in presenza di Enzo, ma la sua reazione è stata la più totale indifferenza, e anche questo è strano. Nei suoi libri non ci sono libri che parlano di omosessualità, c’è il Ritratto di Dorian Gray, ma non lo ha nemmeno aperto. È ovvio che oggi un ragazzo gay, ammesso che lui lo sia, non avrebbe bisogno di libri che parlano di omosessualità, oggi si fa tutto in rete, ma anche qui i conti non quadrano, sta spesso sveglio fino alle ore piccole attaccato al telefonino ma sta in camera col fratello, potrebbe usare una chat solo scritta, perché non lo sento mai parlare a voce, ma non credo che una cosa del genere possa essere una grande soddisfazione. Non so dirti da dove derivano i miei sospetti che sia gay, però questa idea la vedo sempre più concreta. Non ne ho parlato né col fratello grande, né con la madre perché Enzo non tollererebbe che io facessi una cosa simile. Un giorno ho visto i suoi amici dalla finestra e ho notato che sono tutti maschi, non ci sono ragazze, e pure questo è strano. Sembrano tutti più o meno coetanei, tra loro, in quei pochi secondi in cui li ho osservati, non ci sono state forme di familiarità di nessun genere. Mi chiedo se suo fratello sappia qualcosa, ma lui insiste nel dire che non ci sono pericoli. Io penso che Enzo ce l’abbia con me per qualcosa e che tutti i comportamenti strani siano un modo di farmi vedere che mi disprezza, ma francamente con arrivo a capire perché. Non ho mai cercato di spingerlo verso le ragazze, ultimamente ho cercato di fargli capire che non poteva rischiare di perdere l’anno, mi ha risposto con sufficienza e ha continuato a fare come prima. Con la madre il rapporto è quasi nullo ed è limitato dal fatto che i soldi li chiede soprattutto a lei. L’idea che possa essere gay mi viene più da quello che non trovo nella sua vita che da quello che ci trovo, che non ha nulla che mi sembri gay, anche se non ha comunque nulla di etero. A scuola nessuno mi ha neppure vagamente accennato all’idea che possa essere gay, che poi, anche se fosse, pensi tu, Project, che potrebbe provocare tutto questo sconquasso nella sua vita? Fino ai 16 anni era bravissimo a scuola, poi le cose sono cambiate. Project, se fosse gay, io, onestamente non ne farei una tragedia, ma non sono sicuro di come potrebbe reagire la madre, penso che di facciata lo accetterebbe ma poi dentro di sé la prenderebbe malissimo, ma ti ripeto, non ho mai parlato di queste cose con mia moglie e, dai discorsi che fa, penso che riduca tutto a delle ipotetiche difficoltà incontrate negli studi, cosa che secondo me non ha alcun senso. Però, Project, io ho paura che le cose possano prendere una brutta piega nel senso che Enzo potrebbe magari finire in ambienti poco raccomandabili e si potrebbe cacciare nei pasticci, questo a parte il danno della possibile bocciatura a scuola. Non so che fare. Devo provare a rompere il muro che si è alzato tra noi? Devo cercare di parlargli in modo diretto? Ma ho paura che sia una specie di violenza. Vorrei fargli capire che per me non sarebbe un problema ma non so da dove cominciare. È vero che non ho argomenti oggettivi che mi dicano che è gay, ma me lo sento. Insomma ho paura che un fatto che non è di per sé un problema possa diventarlo proprio a causa della mia incapacità di gestire la situazione. Io ho paura che mio figlio respinga qualsiasi tentativo di dialogo sul punto specifico, come ha sempre respinto altri tentativi simili, anche se molto più generici. Quando vedo che esce e non so dove va mi prende il panico, mi viene in mente di seguirlo ma se se ne accorgesse perderei del tutto anche quel po’ di rispetto che c’è rimasto. Project, credimi, non riseco a tenermi tutte queste cose per me, ho bisogno di un confronto per capire che cosa possa essere meglio fare. Spero di ricevere presto una tua risposta e di poter magari parlare direttamente con te. Se vuoi, pubblica la mail, non so se Enzo potrà mai avere occasione di leggerla, ma forse potrà essere utile a qualcuno. Grazie ancora e a presto.
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Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post aperta sul Forum di Progetto Gay: http://progettogayforum.altervista.org/viewtopic.php?f=15&t=6005

venerdì 1 febbraio 2013

NASCITA DI UNA COPPIA GAY

Ciao Project,

noi ci conosciamo già e di te mi è rimasto un ricordo molto positivo che risale più o meno a due anni fa, allora mi firmavo “amolamusica”, abbiamo scambiato alcune mail, non pochissime, e per me è stata una esperienza importante, anche se il senso l’ho capito solo dopo.
Allora mi sentivo sbandato e esitante, oggi, per mia fortuna le cose sono cambiare e in un certo senso penso di avere capito il significato vero delle cose che mi dicevi nelle mail di due anni fa.
È ormai un anno e mezzo che sto con un ragazzo, che ha sei anni meno di me, sono tanti, è vero, però da quando stiamo insieme la mia vita è cambiata, è cambiato il senso che do alla parola amore, è cambiato proprio il mio modo di essere gay. Per la prima volta a 29 anni mi sono reso conto di come possono essere forti i sentimenti tra due ragazzi e per la prima volta ho scoperto il significato di un contatto umano profondo.
Frequentavamo entrambi la nostra chiesa, io soprattutto per abitudine, lui perché probabilmente sinceramente credente. Ci siamo conosciuti perché abbiamo accompagnato entrambi un gruppo di ragazzi (14-16 anni) ad un campeggio estivo, lui allora aveva 21 anni e io 27. Già ci conoscevamo, di vista e poco più, anche prima ma in campeggio abbiamo avuto modo di parlare molto e la nostra storia d’amore sostanzialmente è cominciata lì. Ero incantato dal fascino che lui aveva sui ragazzi. Io ero più grande e i ragazzi con me non familiarizzavano troppo, ma con lui scherzavano come se lui avesse 15 anni, e lui si trovava perfettamente a suo agio in mezzo a loro.
Abbiamo cominciato a parlare un po’ la sera quando i ragazzi se ne andavano a dormire e noi restavamo con gli altri due accompagnatori a risistemare un po’ i locali comuni. Allora pensavo che Gianni fosse etero, perché tutto lo faceva pensare. Non aveva una ragazza, a quanto ne sapevo, ma in fondo era giovanissimo e aveva molte amiche con le quali era estremamente disinvolto. Gianni è un bel ragazzo, mi piaceva, ma lo consideravo come tanti altri ragazzi etero che avevo conosciuto, in pratica un mondo separato con quale non averi mai avuto nessun contatto.
I primi giorni abbiamo parlato molto della chiesa, dei ragazzi del gruppo, dello studio, del lavoro ma non abbiamo parlato della vita affettiva. Vedevo che a lui piaceva stare a parlare con me ed ero sempre io che dovevo interrompere la conversazione perché era troppo tardi e bisognava andare a letto. Il campeggio è durato in tutto dieci giorni. Alla fine eravamo diventati amici. Io pensavo che per lui il nostro rapporto fosse una bella amicizia ma niente di più. Con me era disinvolto ma niente lasciava pensare che potesse nutrire per me dei sentimenti forti.
Tornati in città abbiamo cominciato a frequentarci, prima solo attraverso il gruppo legato alla nostra chiesa e poi anche per i fatti nostri. Nelle nostre conversazioni due soli argomenti erano del tutto assenti e cioè amore e sesso. All’inizio pensavo che fosse il segno che si trattava solo di amicizia ma la cosa non aveva senso perché in genere due amici, che ormai si conoscono bene, di queste cose ne parlano eccome.
Potevo osservare però che piano piano il nostro rapporto aveva preso una dimensione di quotidianità e di spontaneità straordinaria, le cose venivano da sé, non avevamo bisogno nemmeno di metterci d’accordo ogni proposta di uno di noi sarebbe stata automaticamente accettata dall’altro. I sorrisi e il guardarsi dritto negli occhi erano diventate cose comuni e c’era anche un minimo di contatto fisico: l’abbraccio quando ci salutavamo non era solo un saluto, per invitarmi ad uscire mi prendeva per mano e qualche volta mi appoggiava la testa sulla spalla, mi ammiccava come per dire che sapeva quello che stavo per dire o per fare. Io cercavo di essere attento a non scoprimi molto, mi affascinava ma cercavo di evitare di farglielo capire ma comunque deve averlo capito ugualmente.
Ad un certo punto ha cominciato a lasciarsi andare a forme di contatto fisico più significativo, ad abbracci lunghi, improvvisi e senza motivo apparente, accompagnati da espressioni di felicità quando mi abbracciava. Più io cercavo di ritrami e di riportare le cose al livello solito più Gianni dava segno di sentirsi frustrato da quel mio modo di fare. A un certo punto, per risolvere un attimo di imbarazzo che si era creato, ha preso l’iniziativa e mi ha baciato, io sul momento ho provato a dire di no ma mi ha risposto con una sola parola: “zitto!” e siamo rimasti a baciarci per 10 minuti. Il giorno appresso mi sentivo in colpa, come se avessi approfittato di lui, gliel’ho detto ma gli leggevo negli occhi il bisogno di andare avanti allora l’ho abbracciato io, quella sera abbiamo avuto il nostro primo timidissimo rapporto sessuale. Credo che non ci sia niente di più coinvolgente dell’essere innamorati di un ragazzo e del sentire che quel ragazzo ti desidera. In pratica ho capito che cosa è la sessualità vera. Mi abbracciava fortissimo e non aveva alcuna inibizione, la sua spontaneità era totale e, stranamente per me, anche la mia spontaneità era totale.
Le cose sono andate avanti così per qualche giorno, poi mi sono tornati i soliti scrupoli e ho cominciato a tenerlo a distanza. Credo che Gianni si sia sentito completamente rifiutato e che sia stato malissimo, insisteva perché ci incontrassimo ma io volevo che tra noi non ci fosse più sesso e lo tenevo a distanza, poi abbiamo cominciato a frequentarci di nuovo ma, per un patto che avevamo fatto tra noi, senza contatto fisico. Abbiamo passato lunghissime serate a parlare e ho cominciato a conoscere Gianni dall’interno. Ero stupito del fatto che si comportasse così con me anche se io lo tenevo a distanza. Poi non ce l’ho fatta più a vederlo soffrire e abbiamo ripreso ad avere rapporti sessuali ma l’espressione non è adeguata perché in realtà il nostro era un vero fare l’amore. Per lui, il sesso era una po’ una risposta al suo bisogno di affetto era un prendere atto che quel suo bisogno di affetto contava più delle mie inibizioni e che alla fine io riuscivo a capire come si sentiva veramente. Non avevo mai pensato che il sesso potesse avere una tale capacità di tranquillizzare, di rassicurare, che potesse avere un significato affettivo così profondo.
Quando stavo con lui non provavo affatto sensi di colpa, era tutto così naturale, così bello, così pieno di sentimento che l’idea che non fosse una cosa buona neppure mi sfiorava. Qualche volta però, dopo, quando mi ritrovavo da solo, mi veniva in mente che la religione condanna queste cose e che quindi al di là delle apparenze, quello che stavamo facendo non fosse un modo di stare bene ma fosse in realtà un male, che fosse un modo di fargli del male per qualche ragione che neppure potevo capire. Provavo a dire a Gianni queste cose e mi ascoltava perplesso, eppure io sapevo che lui era credente, ma io vivevo la religione con mille scrupoli, lui invece no, la viveva come una cosa liberatoria. Mi guardava con forte senso di preoccupazione e mi chiedeva: “Ma tu pensi veramente che ci sia qualcosa di male?” E io non sapevo che cosa rispondergli e in quei momenti lo vedevo di nuovo solo nella sua solitudine, in quella solitudine alla quale io lo stavo costringendo, allora gli prendevo la mano e sentivo tutta la sua esitazione e in quel momento mi sembrava terribilmente ingiusto allontanarlo da me e allora lo abbracciavo forte.
Ho conosciuto la debolezza di Gianni, il suo bisogno d’amore, l’ho sentito vicino come non ho mi sentito nessun’altra persona e piano piano ho cominciato a mettere da parte i miei scrupoli e sono arrivato a capire che il nostro era amore vero.
Certe volte, quando leggo le cose che la gente dice dei gay, mi prende un senso di sconforto, perché adesso per me è evidente che quelle persone non capiscono affatto che cosa è l’amore gay, l’amore tra due uomini. Anche io, per molto tempo in verità, ho avuto forti dubbi sul fatto che tra due uomini potesse esistere un amore vero, probabilmente ho assimilato questo tipo di diffidenza dall’ambiente in cui vivevo e per me andare oltre non è stato affatto facile. Ho cominciato a mettere da parte certe forme di dipendenza psicologica di fronte alla religione e ho cominciato a chiedermi che cosa per me fossero il bene e il male, al di là di qualsiasi pregiudizio e ora non ho più alcun dubbio e penso che solo l’amore ha la forza di liberarci dalle nostre paure e di darci il coraggio di essere finalmente noi stessi.
Una sola paura mi resta e cioè la paura che il mio rapporto con Gianni possa finire. Non ho oggettivamente nessun elemento sul quale basare questa paura, ma il fatto è che l’amore per Gianni è diventato di fatto il pilastro della mia vita e che pensare di vivere senza di lui non avrebbe senso.
Non che nel nostro rapporto non ci siano stati momenti di incomprensione ma quando è capitato non ho mai avuto il timore che il nostro rapporto potesse finire. Questo ce lo siamo detto mille volte.
Oggi, dopo un anno e mezzo, mi sento un uomo felice. Noi non conviviamo perché la sua famiglia e la mia non sanno di noi e di comune accordo abbiamo deciso di non dire nulla, non per egoismo o per diffidenza ma perché entrambi pensiamo che i nostri genitori non capirebbero e ogni giorno ne riceviamo conferma dai discorsi che sentiamo in famiglia. Oltre a mettere in enormi difficoltà i nostri genitori, esporremmo anche il nostro rapporto a delle forti tensioni e noi vogliamo vivere tra noi nella massima serenità. Ora io ho un lavoro, ma non è un lavoro stabile e lui studia ancora, se le cose andranno avanti così, tra qualche anno (non pochissimi) potremmo essere veramente indipendenti e potremmo anche andare a vivere insieme.

I rapporti con la religione, intesa nel senso della nostra comunità, sono andati in crisi. Ovviamente in quell’ambiente nessuno sa di noi e quindi nessuno ci emarginerebbe ma siccome sappiamo qual è il modo di vedere le cose delle persone che frequentano quell’ambiente, preferiamo starne al di fuori per evitare di dover fingere una comunione di pensiero che ormai non c’è più. Però abbiamo conservato un insieme di valori legati alla religione e anche una grande speranza che Dio sia migliore degli uomini e che abbia riservato anche per noi un posto in paradiso. Non è un modo di dire, è una forma di fede che, penso, non perderemo mai.

Project, adesso capisco il senso di tante cose che mi dicevi e mi rendo conto che erano vere!
Matteo
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mercoledì 22 settembre 2010

COMING OUT SI E NO

Caro Project,
ti ringrazio molto per la risposta e mi scuso di nuovo con te, mi rendo conto che la mia mail non era che uno stupido sfogo del momento, e per di più è giunta in un periodo in cui tu hai pensieri ben più importanti per la testa.
Questa volta non parlerò di me e delle mie paranoie, ma delle impressioni scaturite dai nostri scambi di battute in questo mese circa, nonché da ciò che ho letto sul sito.
Innanzitutto mi dispiace che tu stia attraversando una fase difficile e che ti senta lontano dal progetto.
Posso dirti che conosco ancora poco del progetto: mi sono imbattuto sul blog un mesetto fa mentre ero in ferie e mi ha subito colpito la qualità degli interventi e come alcuni di questi mi toccassero da vicino. Forte dell’anonimato di fondo che contraddistingue il tutto, ho deciso di scriverti immediatamente, senza avere chiaro chi e come si celasse dietro tutto ciò, e mi ha subito colpito la tempestività delle tue risposte.
Quello che hai realizzato è senz’altro unico e lodevole, un modo utile per affacciarsi a questo mondo per quei ragazzi che hanno bisogno di un confronto e non sanno come orientarsi. Nei ritagli di tempo ho cercato di documentarmi il più possibile sui contenuti, e ritengo che l’insieme degli interventi, le valutazioni sulla vita gay a più livelli e la notevole mole di dati statistici, sono senz’altro un tesoro di conoscenza sull’argomento che varrebbe una pubblicazione.
Da questo punto di vista credo che difficilmente tu possa aver deluso delle persone, semmai puoi averle solo aiutate (magari persino a tua insaputa e senza avere interagito con loro, ma dalla semplice lettura del materiale che hai reso disponibile). Immagino quindi che una delusione per qualcuno possa essere giunta da quello che puoi avergli detto, dalle tue posizioni e argomentazioni, che sono del tutto lecite e plausibili.
Cercherò di condividere con te l’idea che mi sono fatto.
Intanto penso che la dimensione di Progetto Gay sia per forza di cose principalmente e inevitabilmente legata a ragazzi che attraversano un periodo di difficoltà e destabilizzazione, e se si rivolgono a questo mezzo è perché hanno bisogno di aiuto e di un confronto aperto (e come primo approccio l’anonimato aiuta tantissimo), mentre per quei ragazzi realizzati, felici, in pace con se stessi e con gli altri diventa per certi versi ridondante, se non per condividere le loro impressioni ed esperienze.
Aggiungo che noi utenti costituiamo il più delle volte una sorta di “egoisti” di passaggio: spesso focalizziamo tutto solo su noi stessi, vogliamo attenzioni, vogliamo sentirci dare certe risposte che talvolta non arrivano, del tutto incuranti che dietro tutto questo c’è una persona vera e concreta, che dedica buona parte del suo tempo ad una iniziativa senza alcun fine di lucro, e che come tutti può avere i suoi alti e bassi.
Per quel che mi riguarda, in queste poche mail che ci siamo scambiati ho trovato in primo luogo una persona seria con cui parlare, sfogarmi e confrontarmi lealmente, al di là delle eventuali diversità di vedute, e per me questo ha significato davvero tanto.
Ormai è chiaro che la mia ossessione è stata, e in parte continua ad essere, questo benedetto coming out, che rappresenta in qualche modo il motivo conduttore dei miei messaggi.
Per questo motivo ho passato al vaglio l’intera rassegna relativa al coming out pubblicata sul forum, e ho notato come in vari casi tu fossi lontano dalle aspettative e dalle posizioni dei ragazzi, arrivando anche ad avere dei contrasti sull’argomento. Posso pertanto immaginare che qualche delusione da parte loro sia generata dalla tua opinione a riguardo, visto che lo disincentivi vivamente e consigli la massima prudenza.
Mi capita inoltre di vedere sottolineare la diversità di vedute provocate dal gap generazionale, ed io stesso ho capito che sei una persona adulta quando mi hai scritto “ai miei tempi, 40 anni fa”.
Mi rendo conto che la strada per un gay ai tuoi tempi fosse più tortuosa e in salita rispetto ad oggi, ma va riconosciuto che il grado di accettazione della società è senz’altro aumentato notevolmente, per quanto anche oggi spesso un gay se la passi male, specialmente in contesti di provincia.
Forse quello che capita in questi casi è che finiamo col vedere sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto: ci fissiamo e amplifichiamo le esperienze buie e negative, e finiamo col convincerci che siano sempre quelle a prevalere.
Ora, al di là della mia situazione personale (e dopo questa serie di lunghe premesse), voglio dirti come la penso in termini generali sul coming out, e per quali motivi secondo me non vada scoraggiato.
Il coming out è una buona cosa per tutti i gay (dichiarati e non), e se un sempre maggiore numero di persone lo fa ce ne possiamo solo rallegrare. Solo attraverso un costante e progressivo aumento delle persone che escono allo scoperto, scuotendo le coscienze della società civile nel suo complesso, si può raggiungere una vera accettazione, e diminuire la discriminazione. Grazie a coloro che fanno coming out nella vita di tutti i giorni (non solo nei contesti patinati), le persone si rendono sempre più conto che l’omosessualità è qualcosa di normale e diffuso, e che non è legata solo alle icone gay inflazionate dai media.
Grazie al coming out abbiamo persone dichiaratamente gay che, mettendoci la faccia, si battono per i nostri diritti. Di tutti noi, anche di quelli che ancora non si dichiarano: se un giorno decideremo di uscire allo scoperto, e magari di voler legalizzare un’eventuale unione con il nostro fidanzato (semmai arriverà in Italia!), lo dovremo a chi ci ha preceduto in tale scelta. Io ahimè non sono tra queste (ti ho reso abbondantemente partecipe delle mie ritrosie e timori), ma non posso che ammirare il coraggio e la determinazione di tali persone.
Credo che a livello sociale, il coming out diffuso e generalizzato sia l’unico modo per dare risonanza al fenomeno, per far sentire che siamo tanti e non siamo soli, e non può che dare un segnale di fiducia e di speranza a chi è tuttora vittima della paura e della vergogna. Per come la vedo io, accantonare in toto il coming out – oggi, domani e sempre – scegliendo deliberatamente di vivere buona parte della propria esistenza in segretezza e clandestinità, equivale a interiorizzare ed amplificare un sentirsi diversi, e quindi sbagliati. E senza rendercene conto il problema è e rimane in noi, a prescindere da chi ci circonda.
Una delle cose che mi ha colpito nelle tue risposte (che ho avuto modo di segnalarti) è la rassegnazione di fondo che contraddistingue il tuo pensiero. Mi riferisco in particolare a quando mi hai detto “pretendere che le cose cambino, e per di più rapidamente, è poco realistico. Le cose che scrivi sono ampiamente condivisibili ma in certi casi e in certi ambienti sembrano più utopia che realtà possibile”.
Ora mi rendo conto che tu preferisci un approccio prudenziale con i ragazzi che ti contattano, specialmente quelli più giovani, e questo passaggio è saggio e doveroso: invitarli a valutare bene il contesto e considerare ogni variabile in gioco prima di compiere una scelta irreversibile è più che auspicabile. Ma personalmente non condivido un messaggio che impone una rassegnazione tout court: così facendo la rassegnazione è prima di tutto intrinseca in noi, ancorché dettata dagli altri.
Accantonando del tutto il coming out, si infrange ogni speranza di integrazione e condivisione totale del proprio vivere. È un traguardo importante e inevitabile nella vita di un ragazzo gay, per lo meno con le persone a cui si vuole bene, e credo che prima o poi questa esigenza arrivi (anche per un tiratardi come me!).
E qui vengo alla seconda cosa che mi ha colpito delle tue risposte, e che mi ha fatto capire che esiste evidentemente un diverso sentire partendo da una situazione simile (anche se ammetto che possiedi senz'altro una giusta cognizione per sostenere ciò): tu non contempli affatto il coming out come una tappa di realizzazione e autodeterminazione della propria persona, mentre sembra possa essere solo funzionale al trovare più semplicemente un ragazzo.
Chissà, forse anche qui mi contraddistingue un modo di pensare tutto mio e bizzarro, ma per come sto percependo con malessere la mia vita, ritengo che vivere nell’ombra e nella finzione ad oltranza equivalga a procedere con il freno a mano tirato. E un prezzo lo sto pagando già adesso, lo scotto di aver condizionato la mia vita e le mie scelte ad un modo di vivere “neutrale”: anche i rimpianti hanno un prezzo.
C’è un rischio innegabile connesso al coming out, ma forse vale la pena metterlo in conto.
Come dice un autore a me caro “Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d'inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni (…) La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino. È facile sfidare quel che non comporta alcun rischio” (Sergio Bambarén).
Non tutti carburiamo e metabolizziamo allo stesso modo: ad alcuni questo momento capita prima, ad altri più tardi, ma alla fine credo proprio che la strada vada percorsa fino in fondo. Per quel che mi riguarda sono solo all’inizio :-)
Detto tutto ciò Project, voglio che tu sappia che non mi hai affatto deluso. Al contrario ho apprezzato la tua disponibilità e umanità nel dialogo, e sto considerando seriamente i tuoi consigli: sono più tranquillo e mi impegno affinché non venga assalito dall’ansia, cercando prima di tutto di essere sereno e di guardarmi intorno, anche se gli sbalzi d’umore si fanno ogni tanto sentire.
Dopo questa mail non ti scoccerò più, almeno per un po’ di tempo, e dopo quello che ci siamo detti mi impegnerò nel definire al meglio il mio percorso. Se ti va di scrivermi anche solo per fare quattro chiacchiere fallo pure.
Ti abbraccio e ti ringrazio ancora,
M.
P.S. Se ti va e ritieni che possa servire, ti autorizzo a pubblicare quest’ultima mail.
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Sotto il profilo teorico potrei sottoscrivere benissimo quello che dici. Quello che mi frena molto è la costatazione diretta e ripetuta del costo pesantissimo che il coming aut può avere nella vita dei ragazzi; è la vecchia questione se valga la pena di fare martiri per portare avanti una causa giusta. Secondo me, in queste cose, le risposte sono sempre relative e in questo più che in molti altri casi.
Project 
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martedì 2 giugno 2009

COMING OUT NEL MERIDIONE


Pubblico qui di seguito una mail che ho ricevuto il 2/5/2009.

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Ciao Project,

ho vent’anni, sono gay e meridionale. Ho detto tutto. A casa mia era un inferno, i miei insistevano perché mi mettessi con una ragazza o almeno mi facevano capire che sarebbe stato normale farlo perché pensavano che io non lo facessi per timore di chissà che cosa. Mi sono sentito così soffocato che ci ho provato ma mi sono sentito in trappola e non poteva andare avanti così. In più avevo un amico che mi piaceva moltissimo e che si comportava con me in modo molto disinvolto, in pratica me ne ero innamorato già da un anno ma ovviamente non potevo dire nulla. Sono arrivato a un livello di asfissia tale che a un certo punto non ce l’ho fatta più. Ho detto alla ragazza che ero gay e al ragazzo che mi ero innamorato di lui. All’inizio mi sembrava di avere fatto la cosa giusta. Lei probabilmente si era dovuta mettere con me per pressioni della sua famiglia e mi considerava più in peso che altro, lui all’apparenza aveva reagito bene, almeno i primi tempi. Per me era ovvio che una confidenza di questo genere dovesse rimanere assolutamente privata ma non è stato così. Nel tempo di un mese tutto il paese mi guardava strano anche se nessuno diceva niente. Lui era sparito e anche lei. I miei sono venuti a sapere della cosa dal pettegolezzo generale e se la sono presa a morte con me non perché sono gay ma perché mi sono messo in una situazione insostenibile e non mi sono prima consigliato con loro. Coi miei però le cose sono cambiate in modo sostanziale, in pratica mi considerano come una specie di vergogna per la famiglia anche se mi tollerano: “Noi ti vogliano bene anche se sei così!” dove quell’anche dice tutto. Ho passato un anno di inferno. Mi ero iscritto all’università ma non ho combinato nulla, avevo proprio paura di andare a lezione perché mi guardavano strano. Insomma, la faccio breve, dopo tanta insistenza sono riuscito a convincere mio padre a mandarmi a Milano da mia zia, a partire da settembre, per ricominciare l’università lì, lontano dal sud e soprattutto in un ambiente dove potrò cominciare tutto da capo. Adesso non voglio pensare all’essere gay o a cose del genere e soprattutto non ne voglio parlare con nessuno, adesso voglio studiare, voglio laurearmi. Non so se troverò mai un ragazzo ma la mia sicurezza non la voglio costruire sulle spalle di nessuno, devo essere capace di andare avanti da solo, se ci sarà un ragazzo come lo voglio io bene, ma se non ci sarà dovrò andare avanti lo stesso. E poi non voglio colorire di gay tutta la mia vita, c’è anche il lavoro che è fondamentale e che non ha nulla a che vedere con l’essere gay. Non posso pretendere che gli altri mi accettino come gay, non è una questione loro e non mi posso fare condizionare oltre dalle loro reazioni, quindi devo evitare qualsiasi riferimento a cose gay.

Project, non sai quanto mi ha aiutato il tuo Progetto Gay. Io non voglio dipendere da nessuno e meno che mai dall’idea di essere gay, lo sono, è vero, ma sono anche tante altre cose e l’essere gay deve essere una cosa mia e, se lo troverò, del ragazzo che mi vorrà bene, gli altri li voglio lasciare fuori della porta.

Adesso aspetto che arrivi settembre facendo il conto alla rovescia. Con l’università ho perso un anno ma non ne voglio perdere due!

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lunedì 19 maggio 2008

COMING OUT SI O NO

Dedico questo post al coming out. Parlando il 9 Maggio con Maurizio, un ragazzo 22enne della provincia di Mantova, ho avuto modo di affrontare con lui il problema del coming out ma le nostre posizioni alla fine di una chat di oltre tre ore sono rimaste sostanzialmente lontane. Confesso che ci sono rimasto male. Maurizio il 12 Maggio mi ha scritto una mail estremamente diretta alla quale ho risposto lo stesso 12 Maggio. Maurizio mi ha scritto di nuovo ieri pomeriggio e mi ha autorizzato a pubblicare le tre mail.

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Ciao Project,

Mi sa che lunedì sera ci sei rimasto malissimo e mi dispiace, però ci sono rimasto malissimo anch’io e ti devo dire chiaramente quello che penso. Secondo me tu non sei adatto al dialogo coi ragazzi, forse sei troppo grande, vieni da un mondo che è lontano dal nostro e soprattutto hai delle posizioni troppo rigide che qualche volta non sopporto proprio, certe volte ragioni come un prete, per te ci sono le cose assolute e poi un ragazzo si vuole sentire libero almeno quando viene in un sito gay. Dico, ma se non mi sento libero nemmeno qui allora devo stare sempre a zero? Parlo con te ma tu non mi dai una spinta positiva, mi metti sempre in guardia verso questo e quello, mi metti in testa un sacco di dubbi e non mi risolvi nessun problema. Ce l’hai un po’ l’atteggiamento da predica, tu vuoi essere paterno, ma no! Di padre me ne basta uno! Che già non sopporto nemmeno quello. Tu in effetti quello che vogliono i ragazzi non lo capisci. Noi vogliamo essere liberi, anche nel sesso, ma perché no? Con questa storia delle malattie tu vorresti che i ragazzi al sesso non ci pensassero proprio. E invece no, io ci penso eccome. Sì innamorarsi, anche, va bene, ma quando non succede che c’è di male a fare sesso anche solo per divertirsi. Mannaggia, quando l’ho detta questa cosa sembrava che ti cascasse il mondo addosso, ma che avrò detto? A me sembra ovvio che sia così a te no! E non ci capiamo. Ma la questione di fondo è un’altra. Io c’ho messo anni a decidermi al coming out, te ne parlo perché mi aspetto un ok, una spinta positiva e invece che cosa mi trovo? Una serie infinita di se, di ma e di però. Per fortuna che non mi faccio smontare da nessuno e nemmeno da te perché se no mi dovrei andare a rintanare e a vivere come i topi di fogna. Ma no! Io voglio la luce! Io voglio vivere! Se la gente della tua generazione si andava a nascondere perché non aveva le palle per farsi valere, beh, sono affari di quelli della tua generazione. Io nelle fogne ci ho vissuto troppo tempo, adesso basta! Alle cose che mi hai detto ci ho pensato, e ci avevo pensato anche da solo tante volte, ma mi sembrano tutte stronzate. Io non ho paura della gente! La vita mia me la voglio gestire come mi pare. Project! Riciclati se vuoi sopravvivere, lasciale perdere le cose vecchie e cerca di capire quello che i ragazzi vogliono veramente e soprattutto cerca di capire che siamo nel XXI secolo e che oggi non ha senso ragionare come ragionavi tu 40 anni fa. Onestamente mi dispiace se ti sei arrabbiato perché in chat mi sono dimenticato chi sei e quello che fai e poi tu sei più vecchio di mio padre e non ho il diritto di mancarti di rispetto e ti chiedo scusa. Non avercela con me, ma siamo di generazioni troppo diverse e forse non ci possiamo capire. Ti stimo come persona ma il tuo modello di vita gay, secondo me, è troppo rigido e astratto.

Maurizio

p. s. se mi rispondi mi fa piacere

_________

Caro Maurizio,

ti ringrazio della tua schiettezza, su tante cose penso tu abbia ragione e cercherò di fare tesoro di quello che hai detto e te lo dico con la massima sincerità, e poi, se tu avessi voluto mandarmi a quel paese avresti potuto farlo benissimo e non mi avresti scritto più. Quando hai chiuso la chat ci sono rimasto proprio male come prendere uno schiaffo in faccia. Non perché vedi le cose in modo lontano dal mio ma perché sul momento mi è sembrato che tu volessi fare di tutto per capire il contrario di quello che stavo dicendo, dando per scontato che fossero tutte e solo cose assurde e rimanenze di mentalità sorpassate. La tua ultima mail richiederebbe un commento speciale ma l’argomento che mi sta a cuore è un altro, è il tuo coming out. Hai detto che lo farai e lo hai detto quasi per stizza contro di me. Se vuoi dammi pure uno schiaffo, ma lascia perdere l’idea balorda di fare il coming out per vendetta contro qualcuno. Non è una sfida. Se mi dici che sono un vecchio che non capisce, beh, ti posso anche capire, ma per carità lascia stare l’idea del coming out che per te sarebbe la più grande sciocchezza. Non sono io che lo dico ma l’hai detto tu stesso, quello che ha detto tuo padre nei confronti di quel tuo parente, Massimo, le reazioni di fronte al film di Buzzanca, i gesti di stizza e i commenti nei confronti di Fabrizio, dopo tutto il casino che era successo a scuola e il fatto che aveva considerato folle l’idea che tu continuassi a vederlo. È vero che sono passati tre anni, però tu Fabrizio l’hai visto qualche volta solo di nascosto. E poi, per parlare di adesso, tu Andrea a casa sua non l’hai mai fatto venire proprio per evitare che tuo padre vi vedesse insieme e perché avevi paura che Andrea sentisse le cose che tuo padre dice sui gay, a livello di battuta è vero, ma di battuta molto acida. Ma credi veramente che tuo padre cambi cervello perché gli dici che sei gay? Ma non ha proprio senso! E se reagisce male (cosa praticamente certa) tu che fai? Te ne vai da casa? Ma come? Ma dove? Con quali quattrini? Oppure resti a casa e puoi capire anche in quali condizioni? Tu dici che io ti voglio fare vivere nelle fogne, ma lo capisci in che situazione ti andresti a cacciare? Secondo me no! Scusami la cattiveria, ma stai giocando al martire, al tanto peggio tanto meglio, apri gli occhi e ragiona! Io te lo dico perché sei ancora in tempo, perché, dopo, i rimpianti sono inutili! Maurizio, ho gradito moltissimo la tua mail che per me significa che qualche cosa da dirsi c’è e penso molto più di qualcosa. Te lo dico con la massima partecipazione: non fare stupidaggini! E sappi che ti vorrò bene lo stesso qualunque cosa tu faccia. Un abbraccio!

_________

Ciao Project,

Oggi ero decisissimo, ci avevo pensato moltissimo, mio padre è venuto a casa prima e un discorso l’ha fatto lui a me, mi ha chiesto “Quando ce la fai conoscere?” Lui dà per scontato che sono etero e che ho una ragazza ma non ne parlo mai a casa perché non li voglio coinvolgere. Mi ha detto che ne ha parlato con mamma e che loro mi darebbero anche un appartamento “il più vicino possibile a casa nostra” perché così potremmo restare vicini. Mi sono sentito totalmente spiazzato. Io pensavo che in un modo o nell’altro avessero capito qualcosa, ma non hanno capito niente e io adesso mi trovo in una situazione da incubo. Andrea mi fa pressione, il vero motivo era lui, Project, io non volevo farlo per fare il contrario di quello che dicevi tu ma solo perché Andrea insisteva troppo, ma lui non capisce, perché per lui è stato facile e su questo io rischio di rompere con Andrea perché lui pretende da me un comportamento senza capire che per me sarebbe disastroso e a me che Andrea ragioni così in modo teorico non piace per niente. Ti posso dire che la faccenda del mio coming out probabilmente seppellirà la storia con Andrea perché certe volte non lo sopporto perché non capisce proprio i miei problemi. Mannaggia, non avrei mai pensato che la storia con Andrea potesse finire in un modo così misero, ma ormai mi sembra che la strada sia quella. Project, ti trovo stasera dopo le undici? Ho bisogno di sfogarmi un po’. Dopo la chat brutta dell’altra volta e dopo la mia mail pensavo proprio che mi avresti scaricato di netto e invece mi hai risposto, tu pensa che io di mio padre ho paura, fai il confronto e poi capisci quanto conti per me. Ti chiamo dopo le undici, anche dopo mezzanotte, ma ti chiamo oggi!

Un abbraccio.

Tuo Maurizio

Se volete, potete partecipare alla discussione di questo post sul Forum di Progetto Gay: http://progettogay.forumfree.net/?t=28081369

venerdì 28 marzo 2008

COMING OUT IN CHAT

...
- Marco scrive:
ma fai discorsi un po’ strani
- Luca scrive:
perché?
- Marco scrive:
mah... non lo so... questo amico per te mi pare che conta veramente molto...
- Luca scrive:
sì effettivamente sì... ci conosciamo da anni, ci diciamo tutto...
- Marco scrive:
ma tu ce l’hai una ragazza?
- Luca scrive:
no...

- Marco scrive:
e perché no?
- Luca scrive:
beh...
- Marco scrive:
ma che significa beh?
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
oddio non sarai mica gay...
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:

mannaggia mi dispiace
- Luca scrive:
che cosa ti dispiace?
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così...
- Luca scrive:
Dai, dimmi quello che pensi veramente
- Marco scrive:
mah... che ti posso dire... non è che mi sento in imbarazzo ma non mi era mai capitato prima e poi con te non me lo sarei aspettato proprio, mi dispiace, che ne so... boh... mannaggia non so che dire... però mi sento in imbarazzo... no, magari no, boh... non lo so...
- Luca scrive:
dai, parla chiaro...
- Marco scrive:
insomma io me l’aspettavo, cioè l’avevo capito subito...

- Luca scrive:
ma un secondo fa hai detto esattamente il contrario...
- Marco scrive:
no, vabbe’ che c’entra, mannaggia quanto sei suscettibile... non me ne passi una...
- Luca scrive:
oh... Marco... se vuoi chiudiamo pure subito...
- Marco scrive:
e perché?
- Luca scrive:
beh...
- Marco scrive:
ma che significa beh?
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
ma io non c’ho niente contro i gay, stiamo tra persone civili... se tu sei fatto così... che ti posso dire... ok, va bene... basta che magari non mi corri troppo appresso...
- Luca scrive:
ma l’ho mai fatto?
- Marco scrive:
no... si vede che sono uno scorfano...
- Luca scrive:
ma dai!
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così... una battuta stupida... pero, seriamente che cosa pensi di fare?
- Luca scrive:
in che senso?
- Marco scrive:
non lo so... andare da uno psicologo... vedere se si può fare qualche cosa...
- Luca scrive:
cioè?
- Marco scrive:
mah... non lo so... ma che vuoi stare così? Se c’hai problemi con le ragazze ho sentito che qualche cosa si può fare, ti puoi fare dare il viagra...
- Luca scrive:
ma tu lo sai che cos’è un gay?
- Marco scrive:
è uno che quando sta con una ragazza non gli si drizza, ma non ti devi fare condizionare da queste cose, io penso che qualche cosa si può fare... se trovi il medico giusto la risolvi e poi a puttane c’andiamo insieme... bella Luca!
- Luca scrive:
no... mi sa che non hai capito bene... io non sono impotente...
- Marco scrive:
e allora che è? Se con una donna ti si drizza tu ci stai e via... e secondo me non sei nemmeno gay... questa cosa adesso te la sei messa in testa così come una fissa... ma mi sa che è una grande stronzata...
- Luca scrive:
beh... no... io voglio stare coi ragazzi... me ne innamoro proprio...
- Marco scrive:
ma che significa? Ma non è possibile? Ma come fai? Non c’ha proprio senso... sarebbe come se io pensassi di innamorarmi di te ma è pazzesco...
- Luca scrive:
...
- Marco scrive:
oddio mo’ che è successo? Ti sei offeso? ...
- Luca scrive:
no... tanto al fatto che nessuno capisce un cavolo ci sono abituato...
- Marco scrive:
ma che dovrei capire, dai! Non dire stronzate! ... Te ne faccio conoscere una io che quando la vedo vado subito in tiro... quando stai là non ci resisti... Basta che la vedi che ti passano tutte le fantasie stupide... Luca, dai... sono stupide...
- Luca scrive:
mah... Se dobbiamo andare avanti così è meglio che chiudo...
- Marco scrive:
ma che... pensi veramente di essere uno di quelli... Luca!! Tu con quella caz.. di gente non c’hai niente da spartire, te lo dico io! Ma non l’hai visti che attrezzi che sono? Sono patetici...
- Luca scrive:
ti lascio, va... è meglio... ciao
- Marco scrive:
aspetta! Caz.. ! Ma dove vai! Buono! Non ti mangio mica... mannaggia quando uno vuole aiutare un amico alla fine becca solo cazzotti!
- Luca scrive:
scusa, scusa, ma non voglio essere aiutato... voglio rimanere quello che sono punto e basta!
- Marco scrive:
secondo me non sai nemmeno quello che dici... vabbe’ oh... vuoi fare così? Fallo! So’ cavoli tuoi! Ma chi te se caca più a te! Vuoi essere una merda... e allora ti trattano come una merda... è giusto no?
- Luca scrive:
Ciao

Luca chiude la chat

Marco riapre la chat

- Marco scrive:
Oh! Guai a te se mi richiudi la chat in faccia! Mi fai incazzare di brutto... ma c’hai proprio un caratteraccio... vabbe’, vuoi dire che sei gay... come ti pare a te! Vuoi essere stronzo.. Fallo!
- Luca scrive:
se ricominci spengo tutto... Marco se non c’hai manco un minimo di rispetto vattene a quel paese e basta!
- Marco scrive:
vabbe’, scusa, scusa... ma seriamente da uno psicologo perché non ci vai? Che quello ti tira fuori... - Luca scrive:
ma che cavolo dici!
- Marco scrive:
beh, non lo so, dicevo così... ma tu che cosa pensi di fare?
- Luca scrive:
ma che devo fare? Niente!
- Marco scrive:
ma se dallo psicologo non ci vai questa cosa diventa una fissazione, mentre secondo me ci stanno tante cose da fare...
- Luca scrive:
ancora?
- Marco scrive:
va bene... c’hai ragione tu... facciamo finta che c’hai ragione tu...
- Luca scrive:
Marco mi sono stufato di sentire stronzate...

- Marco scrive:
oh! pure io mi sono stufato... e quelle che hai detto tu sono molto più stronzate delle mie...
- Luca scrive:
non ne posso più... Marco basta! ... ma perché t’ho fatto questo discorso... non ne posso più... lasciami in pace!
- Marco scrive:
e no! Se no gli amici a che servono? ... a te t’è venuta in testa una stronzata e io te la devo fare passare dalla testa... tutto qua... Ma a Sandro gliel’hai detto?
- Luca scrive:
no! ... ma perché glielo dovevo dire?
- Marco scrive:
no, così... siccome pure lui mi sembra un po’ stranetto...
- Luca scrive:
ma che cavolo dici?
- Marco scrive:
Beh... io te l’ho detto... tanto tu fai sempre di testa tua...
- Luca scrive:
io l’ho detto a te e ho fatto male perché mi stai trattando in modo assurdo e manco te ne rendi conto...
- Marco scrive:
ma lo sai che Sandro pensava che ti poteva portare pure a te da quella che t’ho detto prima... a lui ce l’ho portato...
- Luca scrive:
ma non era gay?
- Marco scrive:
beh... però lui c’è venuto... e mi sa che pure a te ti farebbe lo stesso effetto...

Luca chiude definitivamente la chat

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Se volete, potere partecipare alla discussione su questo documento aperta sul Forum di Progetto Gay:

http://progettogay.forumfree.net/?t=26507706

mercoledì 6 febbraio 2008

CHE COSA E’ IL COMING OUT?

Quando un ragazzo gay vive la sua omosessualità senza rivelarla a nessuno si una dire con espressione inglese che è “In the closet” alla lettera dell’armadio.
“Coming out”, letteralmente “uscure fuori” è il termine inglese con il quale si indica l’azione con la quale si manifesta la propria omosessualità ad una o più persone.
Per secoli gli omosessuali sono stati costretti a vivere la loro omosessualità a livello strettamente individuale senza potersi confidare con nessuno e rinunciando quindi ad ogni possibile rapporto affettivo importante su base esplicitamente gay. Per secoli, anche in Europa, gli omosessuali sono stati mandati al rogo. Ancora oggi in diversi paesi l’omosessualità è punita con la pena di morte. In queste situazioni il coming out è rischiosissimo e in pratica non esiste.

In paesi di civiltà occidentale, come i paesi europei, gli USA o il Canada, la condizione dei gay non è legalmente discriminata ed esistono anzi norme contro le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale. In questi paesi il coming out, più o meno limitato, è in sostanza realizzato da tutti i gay, per due ordini di motivi:
1) perché sentirsi accettati per quello che si è in famiglia, dagli amici, sul posto di lavoro e nei rapporti sociali è gratificante,
2) perché la ricerca di un compagno senza il coming out almeno parziale è praticamente impossibile.
L’esperienza insegna che nella maggior parte dei casi:
1) Il coming out presenta una dimensione di rischio legata alla poca serietà o alla leggerezza della persona con la quale ci si confida, che può trasformare una confidenza che costa carissima a chi la fa in un vero segreto di Pulcinella.
2) Il coming out si attua gradualmente, cominciando col dichiararsi ad un amico del quale si ha la massima fiducia ed estendendo poi eventualmente il discorso ad altre persone in modo lento e molto meditato.
3) Spesso il coming out resta ristretto di un limitatissimo numero di amici fidati. Il coming out con i genitori è quasi sempre l’ultimo a realizzarsi. Il coming out in una dimensione sociale generale è assolutamente eccezionale.
a) Il coming out non è affatto obbligatorio e chi non lo fa può avere ottime ragioni per non farlo.
b) Le razioni al coming out in ambiente sociale, in genere, non sono positive, le reazioni di pettegolezzo e di intromissione nella vita privata di chi si dichiara, in genere, aumentano dopo il coming out e, in ambienti dove predomina l’ignoranza, si corre il rischio dell’emarginazione e del ricevere una etichetta Gay, ritenuta spesso infamante, cosa che può comportare problemi sociali non piccoli.
c) Le reazioni individuali al coming out sono molto diverse da quelle di tipo sociale. Più volte si vedono persone che condannano l’omosessualità in ambiente sociale che non manifestano alcuna forma di intolleranza in dimensione privata e hanno amici gay con i quali mantengono ottimi rapporti.
Spesso, da parte di persone eterosessuali serie, il coming out di un amico è accettato senza problemi. Comunque prima di dichiarasi è sempre bene chiedersi se valga la pena di farlo, perché si tratta di un comportamento comunque rischioso, anche se la dimensione del rischio è molto contenuta se la scelta della persona con cui confidarsi è fatta in modo ponderato.
Il coming out, per un ragazzo, è una pura formalità quando la sua omosessualità e divenuta di dominio pubblico perché resa evidente da comportamenti di quel ragazzo tenuti in modo deliberato coscientemente o anche per imprudenza.
Un ragazzo che è ritenuto socialmente eterosessuale in genere vive significativi momenti di incertezza prima di dichiararsi, perché la sua dichiarazione è autenticamente rischiosa.
In genere negli ultimi anni si è assistito ad una diminuzione dell’età del primo coming out. Per i ragazzi gay che non hanno mai avuto una vita eterosessuale questa età oscilla intono ai 16/17 anni, per quelli che provengono da esperienze eterosessuali il primo coming out è nettamente più tardivo e più problematico.
Il coming out non è affatto la scelta migliore in tutti i casi, ma le situazioni devono essere vagliate una per una.
Il coming out può aiutare a risolvere i problemi di un ragazzo gay (solitudine, ricerca di un compagno) ma può anche complicargli parecchio la vita se l’ambiente o le persone a cui si rivolge non sono all’altezza della situazione.

lunedì 21 gennaio 2008

QUANDO I CANI AIUTANO I GAY

Ieri sera ho avuto la fortuna di riuscire a parlare su msn con Gayproject. Mi ha fatto un gran bene e poi mi sono sentito molto sereno ma anche molto responsabilizzato. Ora con Francesca abbiamo deciso di portare un nostro contributo tematico al forum. Stamattina siamo andati insieme a portare a correre i nostri cani. E da lì è venuto questo spunto, anche perché ieri sera ne avevo parlato un po’ anche con Gayproject . Scivoliamo veloci via sul fatto che avere un cane è una responsabilità ed un impegno serio e sappiamo che siete troppo intelligenti per discutere di queste cose, ed eliminiamo subito il dubbio che qui si voglia parlare di avere un cane come surrogato affettivo che sia a me che sono biologo (anche se sfortunatamente al momento non lo faccio) e Frà che è veterinaria (e che per sua fortuna fa la veterinaria) ci fa un gran orrore. Un cane va trattato da cane e solo così senza umanizzarlo si può renderlo felice ed essere felici e soddisfatti pure noi. No, quello che noi volevamo dire sono altre due cose. La prima è che il doversi prendere cura di una creatura che dipende completamente da noi può essere a volte una vera e propria spinta al non rinchiuderci in noi stessi in un momento particolarmente difficile, se vogliamo una depressione che per noi gay, non mi piace molto usare questa etichetta ma almeno è sintetica, purtroppo è un evento molto frequente, perché ci costringe comunque a fuoriuscire da nostri pensieri per prestare attenzioni e cure ad un altro essere che non siamo noi o almeno anche solo ad uscire fuori casa per portare fuori il nostro cane a passeggiare e correre ed incontrare altri suoi simili per renderlo felice.
La seconda cosa è questa e la vedo con Davide. Lui è molto introverso e timido e con gli altri si imbarazza facilmente soprattutto quando li affronta da solo. Ma quando lui porta la nostra cagna al parco a giocare questi intoppi non ci sono più. Tra padroni di cani tutta l’attenzione, fateci caso, è focalizzata sul proprio e sugli altrui cani. Si ha un immediato e svagato argomento di dialogo e si instaurano facilmente dei rapporti umani se non almeno una bella chiacchierata. Ora non sto parlando di quelli che “usano” i cani per abbordare, e ce ne sono, parlo solo di persone che portano fuori il loro animale per piacere proprio e del cane. Anche a distanza di mesi a volte non ci si è ancora presentati e ci si individua con il nome del proprio cane. Davide torna a casa e mi dice sai il padrone di Molly mi ha raccontato, o la padrona di Winston dice …. o ancora Andrea di Sunny pensa … Io vedo chiaramente quando accompagno Davide al parco quanto lui sia a suo agio. Una volta ci hanno chiesto di chi era Nisa, la nostra cagna, e Davide ha detto Nisa è nostra. L’osservazione successiva è stata semplicemente che il ragazzo in questione si era accorto che quando Davide veniva da solo Nisa non lo sganciava mai ma di continuo tornava dopo una corsa a verificare dove stesse e si faceva fare una carezza quando eravamo assieme faceva la matta con gli altri cani e pure era disobbediente. Poi ha parlato di come anche in famiglia da lui il suo Sunny aveva un atteggiamento diverso con ogni componente. Dopo quella chiacchierata Nisa è diventata per Andrea e per altri che stavano ad ascoltare la Nisa di Davide e Federico. E scusate se come inizio è poco.
Mi piacerebbe sentire che ne pensate, che esperienze avete al riguardo su entrambi i punti e tutto quanto vi viene in mente.
Federico
[Potere aggiungere i vostri commenti direttamente sul blog oppure nella specifica discussione di
Progetto Gay Forum]

sabato 12 gennaio 2008

ANCORA SUL COMING OUT: Venir fuori “per scelta” o “per forza di cose”

Ringraziando Project per la disponibilità, vorrei scrivere due righe sulla mia esperienza nonché sul mio modo di vedere in prima persona l’esperienza del “dichiararsi” alla comunità, a chi si conosce…
Sappiamo tutti cosa significhi infatti il termine “coming out”.
Per molti di noi rappresenta ancora un tabù, ma per altri è sinonimo di liberazione.
Beh, per me la concezione, di “coming out” è quella di poter venire allo scoperto con gente fidata, perché alle volte, se sei totalmente incompreso dai familiari come da chi ti circonda, ti senti quasi implodere qualcosa dentro, e senti così vivo il desiderio di condivisione della tua identità, che vorresti non dico dirlo esplicitamente, ma farlo almeno capire a chi vuoi bene veramente, proprio perché vorresti sentirti dire: “tranquillo, ci sono io, non sei solo e se avrai bisogno di me per un conforto, ci sarò”.
Più o meno per alcuni di noi, o almeno per me, è questo il desiderio di dichiararsi.
Magari molti preferiscono isolare la propria condizione senza infastidire gli altri, e forse anche questa è una valutazione ottima da fare, specialmente in un mondo bigotto in cui viviamo.
Perché magari spesso e volentieri si trovano contro un muro spesso di pregiudizi e incomprensioni, difficile da abbattere.
Ma alcune volte pensi “la vita è un rischio”, e se non rischiassi almeno per così poco, allora meglio rinchiudersi in una campana di vetro e vivere in stato vegetativo-apatico.
E dunque, volente o nolente, capita che fai questa mossa, che può avere riscontri positivi o negativi, a seconda delle circostanze e delle “mosse successive”.
Per chi è troppo scrupoloso come me, il coming out può rappresentare un aumento delle proprie paure; il timore di essere scoperti da persone che non vorresti o dalle malelingue è tanto.. E alle volte le parole fanno molto più male delle azione o dei singoli gesti…
Per non barricarsi nell’isolamento più totale capita di uscire con degli amici gay, più o meno visibili negli atteggiamenti o nei modi di fare, ma per me non è un problema. Non mi reputo per nulla un macho man, non mi giudico insospettabile pur non avendo comportamenti visibili, ma non provo alcuna vergogna ad uscire con persone come me. Siamo tutti esseri umani degni di rispetto, qualsiasi cosa si pensi. Ed isolare un amico solo per i suoi modi di fare è una delle più grandi cattiverie che possano essere commesse.
Ma purtroppo capita. Come capita anche che in una sera che esci innocentemente per scambiare due parole con un amico, tu incontri mezza città (e purtroppo o per fortuna sono un volto noto soprattutto in ambiente universitario).
Capita dunque di incontrare amici che da tempo hanno mangiato la foglia e, nonostante tu non voglia, dai soddisfazione alle loro ragazze di far capire che io sono come sono, e capita anche che il passaparola comincia….
Capita che certe persone come una vecchia ragazza che mi ero forzato di frequentare tempo fa per nascondere a me stesso la mia vera identità viene avvertita a tal proposito…
E capita che ti senti un po’ il mondo contro…
A conti fatti dunque, vi ho dimostrato che coming out o meno, i nodi vengono al pettine comunque. Ma se ci relegassimo ad avere paura perennemente del giudizio altrui, condurremmo una non vita in funzione degli altri.
Io ho già 24 anni, 6 dei quali persi in un cammino difficile verso l’autoaccetazione (dai 18 anni in poi).
Se volessi concedermi un po’ di serenità, dovrei cominciare a sbattermene del giudizio altrui e pensare a me stesso…
Forse sono stato fin troppo con la testa sulle spalle.
In fin dei conti, se esco o se mai dovessi avere una storia seria, non credo di dover dare conto a chicchessia…
Concludo con un aforisma che calza a pennello:
“E' sbagliato giudicare un uomo dalle persone che frequenta. Giuda, per esempio, aveva degli amici irreprensibili...”
Beh.. chi non ha peccato, scagli la prima pietra….
Grazie a tutti e a presto.
Sonosempreio

venerdì 11 gennaio 2008

CORAGGIO GAY E COMING OUT – ESPERIMENTI DI NORMALITA’

Riporto qui in un post specifico il commento di Ritter (dell'11/1/2008 al post “Prove di coppia di due ragazzi gay”), che ho intitolato:” CORAGGIO GAY E COMING OUT”. Lo faccio per dare a quel commento la massima visibilità sui motori di ricerca. Ringrazio in modo sentitissimo Ritter di un contributo di questo spessore. Alla fine del testo di Ritter aggiungo alcune mie considerazioni.
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Cari tutti, è da un po’ che non scrivo sul blog…
In questi giorni meditavo parecchio… sulle tante cose che stanno accadendo nel blog… sulle questioni della mia vita… sono sempre un po’ stordito per così dire. Troppe cose troppo importanti che accadono tutte in uno stesso momento… ti scuotono e ti lasciano inerme.
Vengo al sodo… credo di aver raggiunto una verità di fede per quanto ci riguarda in questi giorni. Ed è una cosa che è stata già spesso discussa… Ragazzi, insomma, sono sicuro al 100% che sia necessario uscire allo scoperto. Bisogna che impariamo a vivere quello che siamo alla luce del sole. Dobbiamo essere noi stessi i primi non solo a capire che non siamo topi di fogna ma ANCHE agire di conseguenza. So che Project in particolar maniera ha una visione piuttosto diversa da questa… ma ne sono assolutamente certo di quello che dico. E stavolta non sto facendo teoria: è difficile dirlo ai nostri genitori (spesso), è vero che finché abbiamo 21 anni, o 24 o giù di lì dipendiamo dalle nostre famiglie. Ma i nostri genitori non devono per forza sapere. Ben altra cosa per quanto riguarda gli amici, soprattutto per loro. I nostri amici devono essere i primi a saperlo. Avete paura che non accettino, che non capiscano… Se è così avete solo paura di non avere amici veri. Ma meglio accorgersene per tempo di queste cose. Questo vale per tutti: chi non ci accetta, chi non ci capisce semplicemente non è degno di starci vicino. Non ci sono toni di grigio in ste cose, solo bianco o nero. Ormai con la mia ex ragazza riesco addirittura a scherzare su un mio futuro ragazzo, ad esprimere a lei questo mio bisogno fortissimo. Certo sono fortunato… ma a volte le fortune bisogna anche meritarsele. L’altro giorno in piscina, nelle docce, parlavo con un mio amico del più e del meno, ma anche dei “problemi” legati alla mia omosessualità. C’era altra gente nelle docce e non ho parlato in codice o sotto voce… Ragazzi, una cosa dobbiamo capire. Abbiamo solo questa vita, ed è la nostra. Uscendo allo scoperto, uscendo dalle fogne, rischiamo di sicuro qualcosa non lo metto in dubbio. Rischiamo di passare dei momenti difficili. Ma perché, forse adesso, casi fortunati a parte, stiamo passando momenti facili? Vogliamo passare tutta la vita a nasconderci? Vogliamo passare tutta la vita a inseguire fantasmi perché tutti siamo ugualmente nascosti? Vogliamo continuare davvero a rovinarci la vita e a non viverla pienamente perché dobbiamo affrontare rischi e scottature? Secondo me il rischio maggiore è quello di rischiare di buttare nel cesso tutta la nostra vita stando nascosti. La società non cambierà mai atteggiamento nei nostri confronti, se noi stessi non gli imponiamo la nostra NORMALITA’ con l’evidenza dei fatti. Ma questa normalità non va solo teorizzata, va vissuta alla luce del sole! Prendiamoci le nostre precauzioni, non siamo avventati… ma non facciamo cazzate. Penso e ripenso al post “CIAO DISTILLATO 32 - GAY E PATOLOGIE DELLA SOLITUDINE”… la mia, la nostra risposta a tutto questo dovrebbe essere un esperimento di “normalità”.
Vi abbraccio tutti quanti
Ritter
__________
Ciao Ritter,
ho letto il tuo commento con estrema attenzione e ne sono rimasto colpitissimo. In qualche modo dici cose che sono in parte diverse da quelle che penso io, ma il fatto che tu le dica con quella determinazione mi ha messo in crisi e mi ha spinto a ripensate tutto il problema del coming out. Ci tengo a sottolineare che quello che tu dici mi sembra sicuramente la strada migliore ogni qualvolta questa strada è effettivamente percorribile. Non sono un difensore ad oltranza dell’idea di evitare il coming out quando un gesto del genere, presumibilmente, non porta a situazioni invivibili. Il coming out è una delle scelte più difficili per un ragazzo gay, che potrebbe anche essere la scelta migliore ma spesso non lo è, specialmente quando è un coming out pubblico o almeno a voce alta. E adesso mi permetto di dare sfogo ad un piccolo risentimento derivate dalla lettura del tuo commento... usi l’espressione “uscire dalla fogne” quasi ad indicare che chi non ha scelto di fare un coming out a voce alta ha scelto di vivere nelle fogne. Siccome non ho mai fatto un coming out a voce alta dovrei sentirmi uno che ha scelto di rimanere nelle fogne. Francamente questo linguaggio lascia pensare che tu veda in un coming out ad alta voce un atto di eroismo come se non dichiararsi fosse una colpa morale o una diminuzione di dignità e non una scelta prudente derivante da difficoltà ambientali valutate come insuperabili. Questa accusa (velata) di immoralità verso coloro che fanno scelte diverse francamente non la condivido perché può contribuire a far nascere in tanti ragazzi entusiasmi dei quali, specialmente in situazioni ambientali difficili, rischiano di doversi pentire amaramente. Probabilmente fai quello che fai perché ti trovi in una situazione favorevole, se è così il tuo comportamento è pienamente motivato, ma eviterei estrapolazioni a situazioni che possono essere oggettivamente e soggettivamente diversissime e insisterei sempre sulla prudenza, che deve portare all’assunzione di un scelta responsabilità nella piena consapevolezza dei rischi che dal coming out possono derivare. Riconosco comunque che il tuo commento non manca certo di inviti a pensare prima di agire e per questa ragione, salvo il riferimento alle fogne, sento di condividerlo nella sostanza. Non aggiungo altro. Ciao Ritter, credimi, leggere il tuo commento mi rianima e mi tira fuori da uno dei miei tanti momenti di scoraggiamento. Un abbraccio.
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Aggiungo le prime due risposte al commento di Ritter.
Ciao Ritter,forse hai ragione non so...ma se tu escludi dal coming out i genitori allora la tua idea mi sembra un po' contraddittoria...cioè...o lo diciamo solo a quelli che sappiamo che ci accetteranno o lo diciamo a tutti gli amici per affermare la nostra normalità...ma se facciamo come nel secondo caso ma escludendo i genitori non capisco...vorrebbe dire che gli amici devono accettarci e i genitori non necessariamente...Secondo me i genitori hanno il diritto e il dovere di prenderne atto...poi che sia difficile non lo metto in dubbio, bisogna aspettare il momento giusto...
Scritto da : v87 11/01/2008
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"Imporre la nostra normalità con l'evidenza dei fatti". Questo si direbbe intelligete. Ci ho pensato spesso anch'io: se noi stessi per primi non ci comportiamo come persone normali, se sentiamo l'esigenza di nasconderci o, in alternativa, di vivere solo per affermare la nostra diversità, allora come possiamo pensare che la gente ci veda normali? Io ora quando parlo di omosessualità dico che ho un mio caro amico gay e così almeno posso dire la mia, che è sempre meglio che dire "sì, che schifo che fanno i froci!". Un bravo ragazzo, impacciato, una persona qualsiasi. In fondo mi sento falso lo stesso, ma per ora ho scelto di fare così. Un' altra cosa: a me i gay facevano sinceramente un tantino schifo, perché vedevo solo quello che mi era dato vedere; concorderete che non è un bello spettacolo. Uno che conoscesse me, Ritter o gli altri ragazzi probabilmente si farebbe un'idea nuova e molto più "in piccolo" di cosa vuol dire gay. Non è una battaglia che sento mia, non mi va di consumarmi per combatterla, mi sono ritrovato in una situazione spiacevole che non vorrei, ma passivamente, solo portando la mia esperienza, un qualcosa di buono lo faccio, credo. Per apparire normali, occorre esserlo.
Scritto da Aster 11/1/2008 (inviato via msn per problemi di posting)

martedì 8 gennaio 2008

LETTERA A UN FIGLIO GAY

Milano,18 Marzo 1980
Caro Aldo,
perché te ne sei andato? Non è un rimprovero, è che ci dispiace proprio tanto. Io e tua madre non ci siamo comportati bene con te e ti chiediamo scusa, perché tu sei un bravo figlio e hai fatto sempre le cose come si deve e se quelle cose ce l’hai dette, l’hai fatto per non tenerci fuori dalla vita tua e noi te ne siamo grati. Certo c’hai preso alla sprovvista, lo so che tu pensavi che ce ne fossimo accorti ma ti giuro che non era così. Tu sei stato con Manuela per anni e noi ti vedevamo felice. Credimi, né a me né a tua madre era mai passato per la mente che tu non fossi felice e meno che mai che ti sentissi a disagio. Ti avevamo visto un po’ strano nell’ultimissimo periodo, noi Stefano lo conosciamo da anni, è venuto a casa nostra tantissime volte da quando era ragazzo ma tu stavi con Manuela e che Stefano fosse così importante per te non lo potevamo proprio immaginare. Aldo, tu ci potresti dire che questa lettera te la dovevamo mandare subito e invece abbiamo aspettato tre settimane, hai ragione e anche di questo ti chiediamo scusa, ma non sapevamo che fare, non sapevamo come comportarci. Quando te ne sei andato via in quel modo ci siamo rimasti malissimo e abbiamo pure litigato, tu madre mi accusava di non avere fatto il primo passo, però non l’ha fatto nemmeno lei. Con tua sorella non sapevano che dire, lei non ti vedeva e ci vedeva agitati e voleva capire, ma non le abbiamo detto niente e le abbiamo detto che perché te ne eri andato non lo sapevamo. Non voglio cercare scuse, ci siamo comportati male e basta, ma per noi è stato un fulmine a ciel sereno. Noi di quelle cose non ne capiamo niente, sappiamo solo che tu sei un bravo ragazzo e che Stefano è un bravo ragazzo. Aldo, se vuoi, siamo disposti a chiedere scusa anche a Stefano. Lo so che abbiamo detto pure davanti a lui delle cose stupide che gli hanno fatto male. Ma tu perché non ci hai preparato prima? Perché ce l’hai detto davanti a Stefano? Lo so che per te così era la cosa giusta ma noi eravamo del tutto impreparati. Aldo, noi siamo disposti a qualunque cosa ma noi non ti vogliamo perdere perché ti vogliamo bene. Io non dico che devi tornare a vivere con noi, noi non ce lo siamo meritato, è vero, però io e tua madre non riusciamo a vivere se pensiamo che tra noi e te c’è ruggine. Aldo, sono tre settimane che non ti sei fatto più sentire, prima abbiamo sperato che tu lo facessi, ma tu non lo hai fatto e abbiamo pensato che forse ti abbiamo fatto troppo male. Aldo, noi abbiamo bisogno di te. Io è tua madre non ci diamo pace. Non ci togliere il piacere di avere un figlio come te solo perché siamo stati stupidi. Dacci un’altra possibilità. Aldo, papà e mamma ti vogliono bene e tua sorella senza di te s’immalinconisce. Ci basta anche solo un cenno. Ti pensiamo in continuazione.
Mamma e Papà
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Bergamo, 28 Marzo 1980
Cari mamma e papà,
ho letto la vostra lettera. Non ce l’ho con voi. Mi aspettavo un comportamento diverso, devo essere sincero, ma non lo potevo pretendere e forse non era nemmeno logico aspettarselo. Anch’io vi voglio bene, anche se mi costa molto dirlo adesso. Stefano vorrebbe che io venissi da voi almeno una volta e verrebbe anche lui con me, ma io non me la sento. Mi sono sentito a disagio. Passerà, ma adesso non voglio tornare a casa. Mi avete scritto cose belle ma non sono quelle che pensate, io questo lo so. Io non vi odio, vi voglio bene, lo so che non potete capire, non è una colpa ma è un fatto. Per favore non scrivetemi un’altra volta, se e quando ci riuscirò mi farò vivo io.
Anche se preferisco non rivedervi (sarebbe penoso per me e per voi) vi voglio bene lo stesso. Aldo.
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Bergamo, 15 Maggio 1980
Sig. Marco e Sig.ra Milena,
sono Stefano e sto facendo una cosa che non dovrei fare e che Aldo non mi perdonerebbe. Ho letto la lettera che voi gli avete scritto e la risposta di Aldo. Lui vi ha chiesto di non scrivergli di nuovo ma ha sperato che la cosa invece succedesse ma voi non l’avete più chiamato e c’è rimasto malissimo. Ha avuto l’impressione di essere stato abbandonato mentre della vostra presenza ha disperatamente bisogno. Tanto volevo dirvi. Stefano
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[I genitori di Aldo non lo hanno comunque richiamato, la risposta dura del figlio è sta probabilmente per loro un elemento determinante. Il rapporto di Aldo con Stefano è durato meno di due anni in termini di convivenza, poi Aldo e Stefano si sono separati pur mantenendo rapporti cordiali e continuando a frequentarsi di tanto in tanto, ciascuno dei due intendeva lasciare l’altro completamente libero perché la convivenza ormai era vissuta più che atro come un vincolo. Sia Aldo che Stefano hanno cercato alternative a vari livelli e, due anni dopo, quando Aldo aveva 29 anni e Stefano 31, la loro convivenza è ripresa, senza la passionalità dei primi tempi, ma sulla base del della schiettezza e del rispetto reciproco.]